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Inflazione: questa volta potrebbe essere diversa da quella del recente passato

Posted by fidest press agency su domenica, 20 marzo 2022

Negli Stati Uniti, l’inflazione ha viaggiato su una media dell’1,7% annuo durante gli anni 2010, mentre si è mantenuta intorno al 2,5% nel decennio precedente. Una bassa inflazione e una politica monetaria accomodante hanno sostenuto un mercato rialzista insolitamente longevo per le azioni, rendimenti in calo per le obbligazioni e una forte correlazione negativa tra le due asset class. In quel contesto, i portafogli azionari e obbligazionari hanno generato rendimenti reali positivi piuttosto solidi. Tuttavia, per i prossimi dieci anni l’inflazione dovrebbe essere più vicina all’esperienza degli anni 2000 rispetto a quella degli anni 2010, e forse più alta. I principali driver sono rappresentati dall’allentamento monetario e fiscale aggressivo e dai prezzi elevati dell’energia, che erano in aumento anche prima del conflitto in Ucraina. Tutto questo è aggravato da fattori a lungo termine come l’aumento della spesa per gli investimenti green, una maggiore crescita della popolazione in età lavorativa negli Stati Uniti, per non parlare del trionfo del populismo politico in diversi paesi, che ha incoraggiato una maggiore spesa pubblica, un rafforzamento di quella per la difesa e filiere a maggior intensità di capitale. In altre parole, il mondo post-pandemia potrebbe presentare un regime di inflazione diverso da quello che si è visto nel recente passato. Alcuni aspetti di quella che potremmo definire come la risposta convenzionale all’inflazione, a livello di portafoglio, hanno perfettamente senso. Le obbligazioni sovrane negli Stati Uniti e in Europa hanno un prezzo elevato, generano rendimenti nominali fissi e potrebbero non mantenere il loro valore in un ambiente inflazionistico dati i prezzi attuali. Tuttavia, le obbligazioni sovrane in Asia potrebbero essere interessanti considerata l’inflazione più bassa e i rendimenti iniziali più elevati. Infine, le valute, siano esse beneficiarie del prezzo delle materie prime o valute di una nazione creditrice, rappresentano un’opportunità trascurata, quando in realtà offrono sia opportunità di diversificazione sia di rendimento. Infine, in un mondo caratterizzato da una maggiore volatilità dell’inflazione e da valutazioni iniziali elevate, le banche centrali rimarranno un fattore chiave per la liquidità e quindi per i rendimenti degli asset negli anni a venire. La nuova linea degli istituti centrali prevede che metteranno il piede sull’acceleratore più a lungo quando non avranno raggiunto i loro target, ma tenderanno invece a frenare più velocemente quando li avranno raggiunti. Questo implica che un’asset allocation statica potrebbe diventare sempre meno funzionale, mentre potrebbe diventare necessaria un’asset allocation dinamica.

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