Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Archive for 24 marzo 2022

Masterclass in fisica delle particelle all’Università di Parma

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Parma 25 marzo. L’appuntamento è in programma al Campus Scienze e Tecnologie dell’Università di Parma. Studentesse e studenti delle scuole superiori potranno fare esperienza diretta della fisica delle particelle e di come funzionano le ricerche del CERN di Ginevra. Le Masterclass sono coordinate a livello nazionale dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e organizzate in Emilia-Romagna dalle sezioni INFN di Bologna, Ferrara e Parma in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, l’Università degli Studi di Ferrara e l’Università di Parma. L’iniziativa, giunta alla 18° edizione, fa parte delle Masterclass internazionali organizzate da IPPOG (International Particle Physics Outreach Group) e, in Italia, dall’INFN. Le Masterclass si svolgono contemporaneamente in 60 diversi paesi, coinvolgono oltre 200 tra i più prestigiosi enti di ricerca e università del mondo e più di 13.000 studenti delle scuole secondarie di II grado. Per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare quest’anno sono presenti le sezioni di Bari, Bologna, Cagliari, Cosenza, Ferrara, Firenze, Genova, Lecce, Milano Bicocca, Milano, Napoli, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Pisa, Sapienza Università di Roma, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Salerno, Torino, Trieste, Trento e Udine, e i Laboratori Nazionali di Frascati (LNF).

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Taglio tasse sui carburanti: “E gli incentivi premieranno i più ricchi”

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Il taglio dei costi alla pompa del carburante deciso dai governi della UE premierà in massima parte gli automobilisti più ricchi, principali beneficiari di un’operazione dal costo complessivo di 8,6 miliardi di euro. Lo rende noto uno studio curato da Transport & Environment (T&E). La spesa prevista per l’Italia ammonta finora a 978 milioni di euro ed è la quarta più alta d’Europa dopo quelle stimate per Francia (3 miliardi), Polonia (1,4) e Paesi Bassi (1,36). In media, segnala l’analisi, i consumatori che rientrano nella classe di reddito più alto riceveranno un “premio 8 volte superiore rispetto ai più poveri”. A fronte di queste cifre, suggerisce quindi T&E, i Paesi UE dovrebbero seguire una strategia diversa tassando le importazioni di petrolio dalla Russia per finanziare la spesa sociale e promuovere la sicurezza energetica del Continente. “Nonostante affermino di stare dalla parte dell’Ucraina, i governi UE non intendono tassare il petrolio russo scegliendo, per contro, di finanziarlo con quasi 9 miliardi di euro e di scaricare il peso dell’operazione sui contribuenti”, dichiara Veronica Aneris, Direttrice per l’Italia di Transport & Environment. “Per aiutare le persone in difficoltà esistono soluzioni migliori come ad esempio l’imposizione di dazi o tasse sul greggio proveniente dalla Russia. Invece di sovvenzionare gli automobilisti più ricchi, il sostegno potrebbe essere distribuito più equamente alle famiglie che ne hanno effettivamente bisogno”. All’origine della discrepanza che premia il 10% di automobilisti più benestanti – sottolinea il rapporto – c’è la loro propensione a utilizzare, spesso da soli, auto più lussuose, spaziose e che consumano più carburante. Secondo le stime, ad esempio, un taglio dei costi pari a 15 centesimi al litro si traduce in 6 mesi in un risparmio di 300 euro per un conducente di un modello BMW X5 contro i soli 85 euro calcolati per chi guida una Citroën C3. Coloro che utilizzano il trasporto pubblico, al tempo stesso, non ricevono alcun beneficio. Al momento i governi europei non hanno ancora preso alcuna misura per ridurre gli acquisti di petrolio nel Continente preferendo concentrarsi sul taglio delle tasse. Eppure, ricorda T&E, un recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ha rilevato come l’implementazione di dieci azioni strategiche da parte delle economie avanzate si tradurrebbe in un calo della domanda globale pari a 2,7 milioni di barili al giorno. Una quantità equivalente al consumo di tutte le automobili presenti in Cina. L’imposizione di una tassa, contemporaneamente, porterebbe ulteriori benefici: secondo le stime, un’imposta di 25 dollari al barile sul greggio russo garantirebbe alla UE un gettito annuale di 27 miliardi. La Russia, da parte sua, sarebbe costretta ad adeguarsi non avendo alternative sul breve termine rispetto alla vendita sul mercato europeo.

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La Climate Survey di Robeco

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Per il secondo anno consecutivo, Robeco ha pubblicato la sua indagine annuale sul modo in cui gli investitori stanno affrontando le opportunità e i rischi associati al cambiamento climatico. L’indagine copre 300 dei maggiori investitori istituzionali e wholesale del mondo provenienti da Europa, Nord America e Asia-Pacifico, che hanno nell’insieme circa 23.700 miliardi di dollari di masse in gestione.Stando alla Global Climate Survey 2022 di Robeco, condotta da CoreData Research, gli investitori ritengono che il cambiamento climatico sia la sfida ESG più urgente da affrontare. Per tre quarti degli investitori (75%), il cambiamento climatico è un fattore centrale o significativo per le politiche d’investimento, percentuale in forte aumento rispetto a due anni fa (34%). Intanto, l’impegno per il Net Zero è diventato mainstream. Quasi la metà degli investitori si è impegnata pubblicamente a rendere i propri portafogli neutrali rispetto al carbonio entro il 2050, oppure è intenta ad assumersi un simile impegno. In Nord America solo l’11% degli investitori si è attivato per ridurre a zero le emissioni di carbonio, in ritardo rispetto ai colleghi di Europa (40%) e Asia-Pacific (31%).Tra i risultati dell’indagine, degna di nota è la spiccata propensione degli investitori a disinvestire dalle società di petrolio e gas che ancora usano i combustibili fossili (dall’11% al 22% nel giro di due anni).Un altro risultato chiave della Climate Survey 2022 è la forte volontà di produrre un impatto sul mondo reale, come dimostra innanzitutto il ricorso a investimenti tematici sul fronte della sostenibilità (ad esempio in ambito di energia rinnovabile o di tecnologia green). Quasi tre quarti degli investitori (70%) ricorrono all’investimento tematico, anche in questo in caso con l’Europa e l’Asia-Pacific davanti al Nord America. Rilevante è anche la crescita dell’azionariato attivo (engagement e voto compresi), che il 73% degli intervistati cita come fattore centrale o significativo per le politiche di investimento (rispetto al 54% di un anno fa). Se è vero che questo trend è forte soprattutto in Europa (si è passati dall’81% al 90% nel giro di due anni), è comunque presente anche in Nord America (dal 60% al 68%) e in Asia-Pacific (dall’80% al 82%). Tra i temi di engagement ambientale percepiti come più urgenti per i prossimi due/tre anni figurano la neutralità delle emissioni di CO2, la riduzione dei rifiuti a livello globale, l’arresto della deforestazione e la protezione della biodiversità.La consapevolezza degli investitori sulla biodiversità cresce rapidamente e la percentuale che la ritiene un fattore importante per le politiche di investimento è più che raddoppiata (dal 19% di due anni fa al 41% di oggi). Stando al 50% degli intervistati, però, l’implementazione rimane complessa, per la mancanza di dati di ricerca, di rating e di informazioni aziendali sulla biodiversità. Inoltre, il 43% ritiene che la carenza di strategie e di prodotti di investimento adeguati sia d’ostacolo a chi vuole prendere sul serio la biodiversità, mentre il 46% lamenta una domanda insufficiente da parte degli investitori finali.

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La crisi in Ucraina: cosa c’è in gioco per gli investitori?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Arun Sai, Senior Multi Asset Strategist e Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. L’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe il 24 febbraio è uno dei più grandi traumi geopolitici di questa generazione.Finora, la reazione del mercato è stata moderata, con l’eccezione di un balzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Un danno significativo è stato comunque subito dagli investitori stranieri e nazionali in Russia: l’economia e i mercati finanziari russi sono stati paralizzati da sanzioni e altri divieti sull’attività commerciale. Le attività europee hanno sofferto in misura relativamente modesta: le azioni, in calo dall’inizio dell’’invasione, trattano a sconto rispetto al benchmark globale, mentre l’euro si è indebolito sino a essere scambiato allo sconto più elevato rispetto al valore equo dal 2002.Gli eventi in Ucraina si sono aggiunti ai rischi di “stagflazione” che stavano già affiorando prima dell’invasione. Le proiezioni di crescita erano già state ridotte, mentre le previsioni sull’inflazione venivano riviste al rialzo.Chiaramente, il rischio più grande nel breve termine è un picco inflazionistico innescato da interruzioni dell’offerta di petrolio e gas russi, che porterebbe a una significativa perdita di slancio economico e, potenzialmente, a una recessione.La nostra analisi indica che ogni volta che il prezzo del petrolio è salito del 50% sopra alla media, come ora, è seguita una recessione. Anche se il mondo dipende meno dal petrolio rispetto a una generazione fa, il greggio costituisce ancora una parte sostanziale del PIL mondiale, alimenta le aspettative inflazionistiche e, di conseguenza, la fiducia dei consumatori.L’impatto di questi traumi non si distribuirà in modo uniforme a livello globale. Ad esempio, la dipendenza dell’eurozona dalle importazioni di energia dalla Russia (da cui proviene il 40% del gas consumato dalla regione) la rende particolarmente vulnerabile.Allo stesso tempo, i grandi deficit di bilancio del settore pubblico e gli elevati tassi di inflazione lasciano poco o nessuno spazio di manovra per ulteriori stimoli fiscali o monetari da parte delle principali economie mondiali. Il mercato si aspetta tuttora un rialzo dei tassi di interesse statunitensi per circa 150 punti base quest’anno. Per quanto riguarda l’eurozona, il mercato sta scontando due rialzi dei tassi nel corso dell’anno. E sebbene non sia possibile escludere del tutto un intervento della Banca Centrale Europea a sostegno dell’eurozona, ci vorrebbe una forte recessione o un aumento degli spread sui titoli di Stato italiani oltre i 250 punti base per spingere la BCE a erogare nuovi stimoli.Tuttavia, anche se i rischi sono chiaramente aumentati, è importante sottolineare che gli shock geopolitici tendono a essere di breve durata. In genere, una crisi come un conflitto militare innesca un calo azionario del 10% in un periodo compreso tra uno e due mesi; questa ondata di vendite lascia poi il posto a un forte rally non appena inizia a delinearsi una soluzione.Lo scenario peggiore è quello in cui il conflitto si allarga, coinvolgendo la NATO in modo più esplicito. L’Occidente metterebbe in atto un blocco commerciale completo; la Russia risponderebbe tagliando le forniture di energia. Il risultato sarebbe una recessione globale che vedrebbe una contrazione del 4% dell’economia dell’eurozona e la crescita statunitense scivolare a un mero 0,5%. L’impatto della crisi sull’economia europea andrebbe oltre gli effetti secondari, colpendo la produzione industriale per via della carenza o del razionamento della fornitura energetica. Le azioni potrebbero perdere fino al 30%, mentre gli utili societari calerebbero del 25%. I rendimenti dei Treasury USA a dieci anni scenderebbero allo 0,8%. In definitiva, si manifesterebbe una classica recessione per cui gli investitori cercherebbero protezione, dando il via a un rally di titoli di Stato, titoli difensivi e oro. (abstract by https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/03/la-crisi-in-ucraina-cosa-c-e-in-gioco-per-gli-investitori#PAM_Section_2

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Banche europee, la Russia è una sfida per le azioni più che per il credito

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

A cura di Romain Miginiac, CFA, Head of Research per le strategie Credit Opportunities di GAM Investments. Nonostante l’incertezza geopolitica attuale e le preoccupazioni per le sanzioni senza precedenti contro la Russia, il settore bancario europeo va avanti. L’esposizione alle controparti russe, a nostro avviso, è relativamente contenuta e la propensione delle banche a concedere prestiti in Russia è diminuita significativamente dal 2014. Anche se dovesse materializzarsi un evento di coda – un totale azzeramento delle esposizioni russe delle banche – i livelli di solvibilità non sarebbero minacciati, e le riserve di capitale rimarrebbero probabilmente solide. Dato che i regolatori e le autorità di vigilanza stanno monitorando strettamente le banche, il tono della narrativa circa i dividendi degli azionisti per gli emittenti colpiti ha iniziato a spostarsi verso un approccio conservativo. Ciò sembra confermare la teoria degli azionisti che subiscono la perdita, mentre le cedole degli Additional Tier 1 (AT1) verrebbero probabilmente colpite solo se i coefficienti di capitale scendessero al di sotto dei requisiti – uno scenario che non è in discussione. Il debito subordinato delle banche può probabilmente offrire valutazioni interessanti, gli investitori beneficiano di un carry elevato in un settore resiliente, con un potenziale rialzo dei prezzi. L’esposizione complessiva delle banche di tutto il mondo verso la Russia è bassa, pari a 121 miliardi di dollari, di cui circa 80 miliardi di dollari per le banche europee – irrilevante nel contesto di circa 50 mila miliardi di euro di asset per il settore bancario europeo. La situazione attuale ci ricorda che gli azionisti probabilmente subiranno nuovamente delle perdite e che gli obbligazionisti sono a rischio solo se è minacciata la solvibilità. I regolatori e le autorità di vigilanza hanno monitorato da vicino la situazione e hanno mantenuto un dialogo quasi continuo con le banche fortemente esposte. Di conseguenza, le banche sono state preventivamente conservative, prendendo la strada della conservazione del capitale a spese delle distribuzioni agli azionisti. RBI ha annunciato la cancellazione del dividendo annuale, mentre UniCredit ha congelato (e potenzialmente ridimensionato) il suo buy-back di azioni da 2,6 miliardi di euro, in attesa degli sviluppi sulla situazione in Russia. D’altra parte, RBI ha dichiarato in una recente call di non vedere la possibilità di uno scenario in cui le cedole AT1 verrebbero cancellate. La modesta vulnerabilità del settore bancario europeo nei confronti dell’incertezza legata alla Russia e la mancanza di outlier per far saltare la stabilità finanziaria è probabilmente ancora una volta un segno che le banche sono potenzialmente uno dei settori più forti. L’elevata volatilità e il sentiment negativo hanno pesato sulle valutazioni – portando, a nostro avviso, a interessanti opportunità. Con gli spread sulle convertibili contingenti (CoCos) AT1 delle banche europee intorno ai 450 punti base – quasi 200 punti base in più rispetto ai livelli pre-Covid-19 – gli investitori possono beneficiare di un elevato carry in un settore solido, combinato con un potenziale rialzo dovuto a una ripresa dei prezzi nel caso la situazione si sblocchi. Abstract by verinieassociati.com

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Report sull’andamento del segmento italiano delle mid-small cap realizzato da Intermonte per il mese di marzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Del report segnaliamo una sintesi delle principali evidenze emerse: il newsflow negativo innescato dalla guerra in Ucraina ha aggiunto un’incertezza geopolitica senza precedenti a uno scenario macro già scosso dai timori di stagflazione. La situazione di elevata volatilità dei mercati, se prolungata, potrà impattare negativamente le mid/small cap, in quanto asset relativamente più rischiosi. La performance relativamente migliore delle mid/small cap si spiega, in parte, con un migliore mix settoriale, in parte con una maggiore inerzia nel riequilibrare i portafogli meno liquidi. Durante la reporting season, l’approccio del mercato è rimasto cauto, soprattutto sui nomi esposti a Russia/Ucraina o soggetti a maggiori rischi di margin squeeze, mentre le principali reazioni positive si sono registrate per le società operanti nei settori digitale e rinnovabili, che hanno parzialmente recuperato il de-rating registrato a febbraio. A lungo termine, le nostre ipotesi si basano sulle aspettative che l’interesse per questo prodotto rimanga abbastanza elevato grazie al vantaggio fiscale e, dal punto di vista del distributore, al fatto che possa contare sull’impegno a lungo termine dell’investitore. Tuttavia, nel breve termine, la volatilità e l’incertezza dei mercati potrebbero compromettere la capacità di raccogliere nuovi afflussi e le nostre previsioni di afflussi per il 2022 saranno probabilmente impegnative. L’imminente pubblicazione degli afflussi di febbraio dovrebbe aiutare a guidare una rivalutazione delle nostre stime. Fonte: bc-communication.it

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In libreria «Il dominio della Congrega»

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

È in libreria «Il dominio della Congrega», un “urban fantasy” dello scrittore Fabio Barbonaglia. Il libro, primo volume di una saga (a breve saranno dati alle stampe gli altri volumi) è il racconto avvincente e immaginifico di avventure travolgenti che vedono come protagonista principale il giovane Cassian Larbon, un sedicenne che scopre brutalmente il mondo della Congrega di cui egli stesso fa inconsapevolmente parte. Inizierà così la sua fuga attraverso l’Europa e il viaggio in cui scoprirà nuove e inimmaginabili realtà che lo porteranno a trovare se stesso.La trama si sviluppa su più fronti paralleli, raccontando le storie dei co-protagonisti, le cui vicende si intrecciano e si separano fra loro dando vita ad un racconto complesso e avvincente. A Praga, Denizer Cerny, ladro gentiluomo di professione, entrerà in possesso di un artefatto dai misteriosi poteri. Justine Thompson, ispettore londinese incaricata dell’indagine sul furto di un’antica statua, scoprirà una nuova realtà oltre ogni immaginazione. Deomor, conosciuto come “il boia”, assassino leale al servizio del Granduca stesso, dovrà riguadagnare l’onore perduto.Nel romanzo, l’uso sapiente del cliffhanger cattura il lettore e rende la storia avvincente. La trilogia ideata da Fabio Barbonaglia proseguirà con i successivi volumi, attualmente in via di pubblicazione.Fabio Barbonaglia è un ingegnere esperto di sistemi di gestione qualità, ambiente e sicurezza. Appassionato di fantasy e vorace lettore, nonché ideatore di avventure per giochi di ruolo ispirati all’universo fantastico, è oggi autore di romanzi fantasy.

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La conversione di padre Gemelli a 100 anni dalla fondazione dell’Università Cattolica

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Ci sono alcuni momenti nella vita che segnano delle tappe fondamentali, che condizionano tutta l’esistenza. È il caso di Edoardo Gemelli, giovane e promettente scienziato, già vicino alle idee del positivismo e del socialismo, che all’età di venticinque anni sposa la fede cattolica entrando nell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco. Una decisione sofferta, che apre un doloroso conflitto familiare e che provoca uno scandalo, amplificato dagli articoli sulla stampa del tempo: il suo viene definito il «suicidio di un’intelligenza», frutto di una mente instabile. La scelta di abbracciare la fede cattolica prendendo i voti e diventando frate Agostino, avvenuta nel Giovedì Santo della Pasqua del 1903, viene ripercorsa da Luciano Pazzaglia, già ordinario di Storia dell’educazione presso l’Università Cattolica e direttore dell’Archivio per la storia dell’educazione in Italia, nel volume “La conversione di Gemelli. Da Edoardo a frate Agostino”, che esce con i tipi di Morcelliana (176 pagine, 16 €), tra le numerose iniziative che festeggiano il centenario della fondazione dell’Università Cattolica. Reticente, come è noto, nel fornire notizie su quella che era stata la sua esperienza personale di conversione “quella di Gemelli fu una conversione che giunse a conclusione di una profonda e lenta maturazione e sotto l’influsso di diverse circostanze: dall’insoddisfazione per la precedente mentalità acquisita durante gli anni universitari all’incontro con per­sone e uomini che, in maniera indistinta ma continua, contribuirono a far emergere in lui il bisogno di dare alla propria vita un nuovo orien­tamento, fino al momento in cui, al di fuori di ogni evenienza esterna, egli si sentì attraversare da una sorta di «propulsione» che lo spingeva ad affidarsi a Dio” scrive Pazzaglia nella Premessa. La ricerca, documentata con lettere indirizzate al giovane Edoardo da parte di personalità come Ludovico Necchi e don Giandomenico Pini – continua l’autore – consente “di fissare, in modo puntuale e documentato, i vari momenti del processo attraverso cui Gemelli per­venne alla sua decisione di convertirsi e di farsi frate. Ma, soprattutto, esse si rivestono di particolare significato, poiché consentono di pene­trare il suo travaglio interiore e di registrare i contrastanti sentimenti che il giovane Edoardo visse, prima d’essere raggiunto definitivamente dalla grazia: sentimenti di colpa e amarezza nel dover confessare a se stesso gli errori della vita precedente, ma al contempo sentimenti di pace e gioiosa speranza in un futuro di unione con Dio”. L’innovativo studio si snoda a partire dall’ambiente familiare al periodo scolastico e presso l’Università di Pavia, passando attraverso gli influssi dei docenti del Seminario pavese e dell’incontro con don Giandomenico Pini, fino al momento della conversione e della vocazione religiosa. Viene approfondito il conflitto con la famiglia, con il conseguente ricatto degli affetti e il richiamo alle responsabilità, fino all’ultimo tentativo di sottrarre Edoardo ai voti e finalmente la professione dei primi voti semplici di povertà, castità e obbedienza nel 1904.Un profilo inedito e sconosciuto, persino intimo, del fondatore dell’Università Cattolica, che ne esalta l’umanità e l’inquietudine di fronte a una scelta radicale e piena d’amore.

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L’attualità delle idee di Giordano Bruno in un romanzo di Anna Maddalena Belcaro

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

C’è un omicidio commesso quattro secoli anni fa, di cui sono noti i mandanti e gli esecutori, che ancora grida vendetta. È quello del filosofo Giordano Bruno, arso nel rogo di Campo de’ Fiori, a Roma, il 17 febbraio 1600. A vendicarlo idealmente, con una straordinaria invenzione letteraria, è Anna Maddalena Belcaro nel bel romanzo Giordano Bruno e la ruota delle vicissitudini. Avventure filosofiche (Ianieri edizioni).Anna Maddalena Belcaro, dirigente scolastica di Spoltore (PE), laureata in Lingue e in Filosofia, già docente all’estero, collabora con la rivista “Scuola e Didattica”. Dopo Effetto Spinoza (Ianieri, 2020) l’autrice torna a raccontare le idee e l’avventura di un geniale pensatore, scrivendo un finale diverso da quello che tutti conosciamo. Il libro valica i confini del romanzo filosofico per inserirsi nel filone della letteratura escatologica.In omaggio all’estensore de L’infinito, universo e mondi, l’autrice ambienta le vicende narrate in una dimensione “altra”, il pianeta delle seconde occasioni, e le colloca in un tempo parallelo, dal 17 febbraio 1600 in poi. Particolarmente suggestiva e intrigante è la descrizione dei luoghi. Guglie rocciose alte anche mille metri, forre e gole profonde scavate da acque impetuose, ricoperte da una vegetazione selvaggia e lussureggiante, come in un dipinto del fiammingo Tobias Verlaecht.Sulla cima spianata di una guglia sorge il villaggio di Achedjar, raggiungibile solo da scale impervie a filo di roccia. Una cittadella ispirata alla Città del Sole di Tommaso Campanella, riveduta e corretta, costruita secondo criteri urbanistici di razionalità geometrica, semplicità e bellezza.Ad Achedjar convergono, per un singolare incrocio di destini, il Dio Ermes Mercurio (che, dopo il rogo di Campo de’ Fiori, abbandona la Terra), lo stesso Giordano Bruno e gli inquisitori Roberto Bellarmino, Paolo Isaresi e Ippolito Beccaria.L’arrivo degli inquisitori altera l’equilibrio della comunità e diffonde il virus della verità imposta per fede e dell’intolleranza. «Le loro credenze – scrive l’autrice – avrebbero aggruppato gli uomini su linee definite di comportamento, che non potevano essere messe in discussione. La fede era l’antitesi della prova e del ragionamento. Gli uomini razionali e riflessivi dovevano tornare nell’ombra, o, meglio, essere perseguitati, annientati, fatti scomparire nelle foreste profonde, in modo tale che la Verità e la Giustizia potessero trionfare con le loro regole e la loro supremazia». Lo scontro ingaggiato tra il santo inquisitore e il filosofo dell’infinito, sotto gli occhi di Ermes Mercurio, è un déjà vu. Ma stavolta l’esito spiazza il lettore.Giordano Bruno e la ruota delle vicissitudini è uno stimolante viaggio alla scoperta di un pensatore vigoroso e attuale, che assestò un colpo mortale alla concezione finita dell’universo e inaugurò la lotta del pensiero moderno contro il principio di autorità e la tradizione dogmatica. Considerato il momento storico in cui il volume ha visto la luce, tra restrizioni personali, pensiero unico e demonizzazione acritica del dissenso, le sue parole suonano oggi come una critica e un monito verso la società attuale.

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Perché le donne aspettano 8 anni per una diagnosi di endometriosi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Verrebbe da chiedersi solo perché, forse perché la risposta non è per nulla facile. Per dare voce a quante soffrono di endometriosi, il marchio di benessere intimo INTIMINA se da un lato ripropone la campagna di sensibilizzazione “The Wait” (con un video “provocatorio” di bambine di 8 anni che recitano le esperienze lunghe 8 anni di molte donne), dall’altro vuole mostrare come cambia la percezione di questa malattia da chi è direttamente coinvolto e da chi deve dare consigli.Coinvolte nell’intervista, la ginecologa per INTIMINA Manuela FARRIS, e ROBERTA la donna che ha prestato la sua storia alla voce delle bambine nel video “The Wait”. Ha 39 anni e da 3 anni è madre di un bambino, ma non dimentica la fatica che ha fatto (e gli oltre 10 anni da un medico all’altro) per arrivare a una diagnosi e poi alla chirurgia. Fondata nel 2009, Intimina è la linea completa di prodotti a marchio svedese per il benessere intimo delle donne. Con tre gamme di cure (Mestruale, Rinforzo del pavimento pelvico e Benessere femminile), Intimina ha prodotti per donne di tutte le età. Ogni prodotto è realizzato con materiali di alta qualità sicuri per il corpo ed è stato progettato e testato con il supporto di un gruppo mondiale di consulenti medici e ginecologi.

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Un corso di laurea per dare un futuro alle nostre montagne

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Edolo (BS) Tra tutti i territori coinvolti maggiormente dai cambiamenti climatici, quelli montani sono probabilmente tra i più delicati e a rischio. Scioglimento dei ghiacciai, riduzione delle precipitazioni nevose, innalzamento delle temperature, aumento degli eventi meteorologici estremi sono sfide fondamentali per il futuro – sociale ma anche economico – delle popolazioni che in quelle aree vivono e più in generale dell’intero sistema Paese. Ecco perché, per preparare i nuovi professionisti della montagna, rendendoli capaci di valorizzarne le specificità, è nato un nuovo Corso di Laurea Magistrale in Valorization and Sustainable Development of Mountain Areas. A proporlo è UNIMONT, il Polo dell’Università degli Studi di Milano nelle Alpi. Il programma punta ad offrire a ragazze e ragazzi un approccio innovativo, sistemico, ed interdisciplinare alla realtà locale e nello studio delle sue potenzialità in ottica internazionale.Caratterizzato dalla presenza esclusiva di lezioni in lingua inglese, il corso di laurea si svolge interamente nella sede universitaria di Edolo, un piccolo comune montano con meno di 5.000 abitanti situato nel cuore della Val Camonica. Una scelta tutt’altro che casuale – spiegano i promotori – evidenziando come la particolare collocazione territoriale costituisca un indubbio punto di forza. Il corso di laurea intende trasmettere le competenze necessarie per garantire lo sviluppo economico sostenibile del territorio nelle sue dimensioni più varie come il settore turistico, il sistema delle filiere corte locali tradizionali e l’innovazione industriale nei comparti agroalimentare, medicinale/salutistico, nutraceutico, cosmetico, manifatturiero biotecnologico ed energetico da fonti rinnovabili. Il programma delle lezioni interessa le aree agro-ambientali e forestali, storico- geografiche, giuridiche ed economiche specifiche delle montagne. Con un’attenzione particolare ad aspetti chiave come marketing e comunicazione digitale.Specializzato nello studio e nell’analisi delle complessità locali, il Centro Universitario di eccellenza “Università della Montagna” nasce dalla collaborazione tra gli enti territoriali – Comune di Edolo, Consorzio dei Comuni B.I.M. di Valle Camonica, Provincia di Brescia, Unione dei Comuni Alpi Orobie Bresciane e Comunità Montana di Valle Camonica – e l’Università degli Studi di Milano. Dal 2006, la sede di Edolo ospita anche il “Centro di Studi Applicati per la Gestione Sostenibile e la Difesa della Montagna (Ge.S.Di.Mont.)” che si impegna a coordinare e sviluppare le attività di ricerca scientifica applicata al territorio nel suo insieme.

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Vaccini Covid-19. Effetti collaterali, Ema: inserire nuove avvertenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

Nella riunione di marzo del Comitato di farmacovigilanza Prac dell’Agenzia Europea del farmaco (Ema) sono stati presi in esame nuove segnalazioni di effetti collaterali del vaccino Johnson&Johnson (episodi di vasculite dei piccoli vasi con manifestazioni cutanee) e del vaccino Moderna (sindrome di perdita capillare) per il quali è stato raccomandato l’inserimento di nuove avvertenze nelle informazioni sul prodotto. È quanto riporta una nota ufficiale dell’Ema, rilanciata anche dall’Aifa. Per Janssen (Johnson&Johnson) si è raccomandato di aggiungere alle informazioni di prodotto, come “possibile effetto collaterale di frequenza sconosciuta”, la vasculite dei piccoli vasi con manifestazioni cutanee. In particolare, si tratta di un’infiammazione dei vasi sanguigni della pelle – spiega l’ente regolatorio – che può provocare un’eruzione cutanea con puntini rossi o macchie, segni puntiformi sotto la superficie della pelle e lividi. Può essere causata da infezioni virali o batteriche, nonché da medicinali e vaccini. Invece, per quel che riguarda il vaccino Moderna (Spikevax), il Comitato si è raccomandato di aggiungere alle informazioni di prodotto un’avvertenza per le riacutizzazioni della sindrome da perdita capillare (CLS). La CLS – sottolinea l’ente regolatorio europeo – è una condizione estremamente rara e grave che provoca perdite di liquidi dai piccoli vasi sanguigni, i capillari, provocando rapido gonfiore delle braccia e delle gambe, improvviso aumento di peso, sensazione di svenimento, ispessimento del sangue, bassi livelli ematici di albumina (un importante proteine​​del sangue) e bassa pressione sanguigna. Questa sindrome è spesso correlata a infezioni virali, alcuni tumori del sangue, malattie infiammatorie e alcuni trattamenti farmacologici. Per l’ente regolatorio gli operatori sanitari devono essere a conoscenza dei sintomi della CLS e del possibile rischio nelle persone con pregressi clinici della sindrome. Il Comitato – scrive nella nota – consiglia a questi pazienti di consultare il proprio medico curante durante la pianificazione vaccinale. In totale sono stati esaminati 55 casi segnalati di CLS: 11 con Spikevax su circa 559 milioni di dosi somministrate e 44 con Comirnaty, con circa 2 miliardi di dosi inoculate. (abstract) By Cristoforo Zervos

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Covid-19: con Omicron più reinfezioni. Ecco chi è più a rischio

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

La curva dei contagi da Covid in Italia è tornata a salire, ma l’aspetto che più preoccupa riguarda il rischio di reinfezione. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi segnalati è pari a 3,2%, stabile rispetto alla settimana precedente (3,3%). Lo evidenzia il Report esteso dell’Istituto superiore di Sanità in cui si sottolinea che «l’analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021 (data considerata di riferimento per l’inizio della diffusione della variante Omicron), evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezione». Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, evidenzia all’Adnkronos Salute che «è molto probabile, parliamo di dati osservazionali che andranno confermati dall’Istituto superiore di sanità, che la protezione data dal vaccino possa scendere al 20% con Omicron 2, anche dopo la terza dose. Questo ci potrebbe anche spiegare il perché di tante reinfezioni che osserviamo, dopo il booster o anche dopo aver fatto la malattia». La reinfezione si sta verificando, in particolare, nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi di Covid-19 fra i 90 e i 210 giorni precedenti; nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni; nelle femmine rispetto ai maschi (verosimilmente per la maggior presenza di donne in ambito scolastico dove viene effettuata una intensa attività di screening e per funzione di caregiver in ambito famigliare); nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni. «Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce di età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio, rispetto alle fasce d’età superiore ai 60 anni», scrive l’Iss nel suo rapporto. Anche più rischi tra gli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione. In totale, riferisce l’Iss, dal 24 agosto 2021 al 16 marzo 2022 sono stati segnalati 264.634 casi di reinfezione, pari al 3% del totale dei casi notificati.Secondo molti esperti, l’aumento è dovuto principalmente alla diffusione di sottovarianti della omicron di cui una, chiamata BA.2, molto contagiosa. «Ciascuna variante ha potenzialmente dentro di sé una capacità di infettare differente che può essere maggiore o minore – spiega sul ‘Corriere della Sera’ Mario Clerici, immunologo dell’Università Statale di Milano – Il punto è che ciascuna variante cerca di eludere gli anticorpi e molti si stanno contagiando con Omicron pur essendo vaccinati, perché tutti i vaccini in uso si basano sul virus di Wuhan che circolava due anni fa in Cina». Un altro fattore che può influire sulle reinfezioni riguarda la quantità di anticorpi che le varianti riescono a far produrre alla persona che poi guarisce. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica CELL mostra che le reinfezioni di Omicron inducono una risposta anticorpale minore di un decimo rispetto a quanto faceva Delta e minore di un terzo di quanto faccia un booster di un vaccino. I ricercatori spiegano che questo significherebbe «una protezione ridotta contro la reinfezione o l’infezione da varianti future». Chi si infetta con Omicron, quindi, è in genere meno protetto da futuri contagi. «Predire da questi dati che Omicron conferisca una protezione minore nei confronti di eventuali varianti e infezioni è difficile – osserva comunque Clerici – È impossibile dire come saranno le prossime varianti e sono numeri che derivano da studi in vitro poco applicabili alla realtà». (fonte Doctor33)

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Covid-19: i corticosteroidi per via inalatoria influiscono sui ricoveri ospedalieri

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 marzo 2022

I corticosteroidi somministrati per via inalatoria orale, riducendo l’infiammazione polmonare, potrebbero ridurre il ricovero in ospedale e velocizzare la risoluzione dei sintomi nei pazienti Covid-19. Alcune osservazioni hanno mostrato che le persone con asma bronchiale e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) avevano meno probabilità di essere ricoverate in ospedale per COVID-19, il che si ipotizza sia dovuto alla terapia di routine con corticosteroidi per via inalatoria in quelle persone. Ora una review pubblicata su Cochrane cerca di fare il punto sulle conoscenze disponibili.I ricercatori hanno trovato 3 studi clinici randomizzati (Rct) validi (numero sufficiente di pazienti e presenza di un gruppo di controllo) per pazienti con Covid lieve per un totale di 2171 pazienti coinvolti. Sono stati trovati 10 studi in corso che includono pazienti o asintomatici o con malattia da moderata a grave, ma non ancora concluseti. Gli studi hanno analizzato partecipanti per lo più di età superiore ai 50 anni e con altri problemi medici, il 52% di loro erano donne, di cui 1057 hanno ricevuto corticosteroidi per via inalatoria.I risultati di questi studi indicano che probabilmente i corticosteroidi per via inalatoria, in particolare budesonide e ciclesonide, riducono il rischio che le persone infette dal Sars-CoV-2 vadano in ospedale o muoiano.I corticosteroidi inalatori, inoltre, possono ridurre il numero di giorni in cui le persone hanno sintomi da Covid-19 lievi entro 14 giorni. In particolare nelle persone trattate solo con le cure convenzionali la mortalità è stato circa 9 ogni 1000 (0,9%) infettati, mentre in quelli in cui sono stati aggiunti corticosteroidi questa è scesa a 6 (0,6%). Riguardo la durata dei sintomi si è vista una riduzione da 12 a 8 giorni con una scomparsa di tutti i sintomi entro 14 giorni che passa da 465 persone ogni 1000 casi a 553 ogni 1000 casi confrontando non trattai contrattati con i farmaci inalatori. Nei pazienti Covid-19 trattati con i corticosteroidi non si sono rilevati effetti avversi particolarmente diversi rispetto a quelli con cure standard.I ricercatori sottolineano come spesso i medici di base abbiano familiarità con questo tipo di trattamenti e questi risultati, che mostrano una lieve ma probabile differenza nel risultato clinico, possano aiutarli meglio nel valutare questa opportunità nei pazienti Covid-19 con sintomi lievi. Notano, d’altronde, che ci sono molti altri studi clinici in corso e che quindi dovranno aggiornare le loro conoscenze quando questi studi saranno conclusi per valutare l’incidenza reale di questi farmaci inalatori nel trattamento della Covid-19. (fonte Doctor33)

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