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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Famiglie italiane, l’inflazione fa più paura della guerra

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2022

A un mese e mezzo dall’inizio del conflitto in Ucraina, che nelle preoccupazioni degli italiani ha sostituito totalmente la pandemia, restano molto forti i timori dei capifamiglia per le ricadute economiche della guerra, anche se in quattro settimane i “molto allarmati” sono passati dal 69,6% al 43%. Non è affatto diminuita invece l’apprensione per l’inflazione, che angoscia il 44,5% delle famiglie, mentre un altro 54% si dice “abbastanza preoccupato”. Nonostante questo, oltre il 70% ritiene che sia un dovere accogliere con generosità i profughi. Ci si attende dunque un lungo periodo di instabilità geopolitica, con ripercussioni importanti sul nostro Paese e risvolti negativi per i prezzi e i consumi: per il 43,1% degli italiani le sanzioni e le restrizioni al commercio con la Russia (valutate con favore dal 63%, nonostante le ripercussioni sull’Italia) porteranno un ulteriore aumento dei prezzi e nei prossimi mesi il 62,5% crede di dover ridurre i consumi, a fronte di una minore capacità di risparmio (63,2%). Addirittura una famiglia su due (53,9%) prevede una diminuzione nell’uso dell’auto. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra fine marzo e inizio aprile del Termometro Italia, indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team, la società di ricerca del Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19 e che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni) in funzione di area geografica, tipologia familiare e professione della principale fonte di reddito.Proprio per evitare ricatti e tariffe-capestro, ben il 78% ritiene che si debba aumentare la produzione italiana di gas per raggiungere l’indipendenza energetica e il 67,5% è favorevole alla riduzione delle importazioni da Russia e Paesi inaffidabili, anche se ciò dovesse comportare sacrifici e razionamenti. Prevale largamente (71,4%) l’idea che la transizione verde debba essere gestita gradualmente, in modo da non bloccare lo sviluppo economico, ma senza alcun ritorno agli idrocarburi, anzi, puntando decisamente sulle fonti rinnovabili (66,5%). Anche sulle aspettative a medio e lungo termine il futuro non è roseo: 8 famiglie su 10 prevedono che i prossimi mesi saranno difficili, 1 su 4 teme addirittura di dover rinunciare a bisogni primari. Né si vedono miglioramenti a un anno: due terzi degli intervistati, al contrario, si attendono addirittura un peggioramento nella condizione economica del Paese, in netto aumento rispetto a un mese fa, e il 41,3% ha previsioni fosche anche sul futuro della propria famiglia, il 23,5% per la propria posizione lavorativa (dato stabile da gennaio). In questo contesto il fronte pandemico non può che passare in secondo piano, anche se – complice l’ennesimo aumento dei contagi – è in calo la percentuale di ottimisti, oggi “solo” il 36,4% contro il 50,7% di fine febbraio, quando il 41,5% degli intervistati si aspettava un ritorno alla normalità entro la fine dell’anno, il 23,6% già con l’arrivo dell’estate. Tuttavia, appena il 15,7% delle famiglie si dice veramente preoccupato per il Covid19 e il 44% crede che si tornerà a viaggiare come prima della pandemia.

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