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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Lavoro Domestico: Regione che vai, lavoro domestico che trovi

Posted by fidest press agency su sabato, 30 aprile 2022

Nonostante sia un fenomeno ormai diffuso su tutto lo stivale, il lavoro domestico si è adattato alle peculiarità socio-economiche del territorio, diversificandosi ed evolvendo diversamente in ciascuna area del Paese.Il lavoro domestico contribuisce complessivamente a produrre oltre un punto del PIL italiano (16,2 miliardi nel 2020) anche se tale valore non è uniforme sul territorio: in cinque regioni si concentra quasi il 60% del Valore Aggiunto (il 21,7% in Lombardia ed il 14,6% nel Lazio).La diversità deriva, evidentemente, dalla diversa concentrazione di lavoratori: se mediamente in Italia si contano 15,5 lavoratori domestici ogni 1.000 abitanti, i valori più alti si registrano in Sardegna (30,2 per 1.000 ab.), Umbria (22,7) e Lazio (22,2). Per quanto riguarda la provenienza, a livello nazionale si registra una prevalenza di lavoratori domestici stranieri (68,8%); la componente più significativa è quella dell’Est Europa che arriva a rappresentare il 38,2% dei lavoratori domestici totali. I lavoratori dell’Est Europa sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord Est dove, grazie anche alla vicinanza geografica, la percentuale arriva a toccare il 55%. I lavoratori domestici asiatici rappresentano invece il 15% dei lavoratori a livello nazionale, essi superano il 20% nelle regioni in cui è forte la presenza di colf, come il Lazio (25,8%), Sicilia (22,3%), Campania (20,9%) e Lombardia (20,4%). Sono più di 66 mila i lavoratori domestici che provengono dal Sud America e, pur rappresentando a livello nazionale il 7,2% del totale dei lavoratori, arrivano al 24% in Liguria e al 15% in Lombardia. I 57 mila lavoratori che provengono dall’Africa rappresentano il 6,2% a livello nazionale, ma raggiungono l’11,6% in Sicilia. Sebbene il lavoro domestico sia storicamente identificato con il genere femminile, nel 2020 sono oltre 114 mila i lavoratori domestici di genere maschile e rappresentano il 12,4% dei lavoratori totali. Negli anni questa componente è diminuita, ha avuto il suo picco storico nel 2012 (192 mila), probabilmente a causa della “sanatoria”, e poi è andata via via riducendosi fino al 2020, anno in cui è nuovamente aumentata. La presenza maschile è poco presente al Nord (11,3%) ed è maggiormente presente nelle regioni del Centro (12,7%) e soprattutto al Sud (14,4%). In particolare, la Sicilia registra la maggiore percentuale di uomini (22,4%), seguita dalla Campania (18,1%) e dalla Calabria (15,7%). Di contro, è decisamente minoritaria la presenza maschile nella Valle d’Aosta (6,1%). A Palermo il numero dei domestici di genere maschile arriva al 28,4%, a Messina al 26,7% ed a Napoli al 23,0%.Osservando gli scenari demografici ISTAT, la popolazione con almeno 80 anni passerà dagli attuali 4,4 milioni ad oltre 7,6 milioni nel 2050 (+73,0%), passando dal 7,4% al 14,1% della popolazione.Questo determinerà, inevitabilmente, un maggiore fabbisogno di assistenza e cura e, quindi, di lavoratori domestici, in particolare “badanti”. Le province che vedranno crescere maggiormente la popolazione over 80 saranno Caserta, Napoli, Olbia, Barletta e Cagliari, tutte con una presenza di ultraottantenni più che raddoppiata in meno di 30 anni.http://www.osservatoriolavorodomestico.it/

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