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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

L’Italia tra digitalizzazione e intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

Rome Business School, parte di Planeta Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta, ha pubblicato la ricerca “L’Italia tra digitalizzazione e intelligenza artificiale. Il ruolo del PNRR nel costruire l’Italia del futuro”. Lo studio, a cura di Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca della Rome Business School, Francesco Amendola, Program Director dello Specialized Master in Data Science e dell’Executive Master in Data Science e William Carbone, Program Director del Professional Master in Artificial Intelligence, fa un’analisi dell’asse strategico di digitalizzazione e innovazione del PNRR, con particolare focus sullo stato di avanzamento dell’Italia nell’IA. La ricerca evidenzia l’arretratezza tecnologica dell’Italia, i passi avanti fatti, e il forte contrasto dato dall’essere oggi un Paese tra i primi a livello internazionale per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.Il settore dell’IA è in piena espansione a livello globale, ricevendo circa 93,5 miliardi di dollari di investimenti privati nel 2021, più del doppio degli investimenti privati totali nel 2020. Si prevede che la dimensione del mercato globale dell’IA crescerà ad un tasso del 42,2% nel periodo 2020-2027. Secondo l’Osservatorio del MIP, in Italia il mercato dell’AI è cresciuto del +27% nel 2021, raggiungendo quota 380 milioni di euro, un valore raddoppiato in appena due anni.Attualmente, le università italiane offrono più di 200 curricula in IA distribuiti e non solo, l’Italia nel 2021 ha lanciato uno dei più grandi e ambiziosi dottorati in intelligenza artificiale a livello mondiale chiamato Dottorato Nazionale in “Intelligenza Artificiale”. Inoltre, ospita diverse infrastrutture di ricerca di alto livello, è uno dei membri fondatori della Global Partnership on Artificial Intelligence (GPAI) e i ricercatori italiani partecipano a tutte le principali reti di ricerca internazionali sull’IA, comprese le reti UE più prestigiose, come CLAIRE ed ELLIS. Ci sono comunque diversi punti di debolezza quali: frammentarietà della ricerca, insufficiente attrazione di talenti, significativo divario di genere (solo il 19% dei ricercatori di IA sono donne), e limitata capacità brevettuale.William Carbone, autore della ricerca, afferma che: “grazie all’IA, varie aziende potrebbero diventare società orientate alla scoperta, creando un’organizzazione la cui cultura è definita da una sperimentazione rigorosa, applicata anche ai propri processi interni, così da far parte integrante della loro strategia e delle iniziative di business”. Rispetto ai 27 stati UE, l’Italia, è al 17º posto per “fattori abilitanti della trasformazione digitale”, al 18º per digitalizzazione della PA, 23º per digitalizzazione e addirittura 25º per diffusione delle competenze digitali. In testa alla classifica delle economie digitali più avanzate dell’UE si trovano Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, mentre Romania, Bulgaria sono i fanalini di coda. L’Unione mira a che entro il 2030 l’80% dei cittadini possieda competenze digitali di base, ma dal 2015 si è registrato un tasso di crescita annuo pari solamente allo 0,9%. Per raggiungere l’obiettivo dell’80% fissato per il 2030, questo tasso di crescita deve triplicare. La trasformazione digitale, più che un obiettivo, è un percorso. Il PNRR si propone di ridurre e risolvere tramite investimenti mirati il gap digitale sia tra l’Italia e gli altri Stati europei, sia tra le stesse regioni italiane. Nonostante i molteplici ostacoli, l’Italia sta mano a mano realizzando gli obiettivi digitali e di sviluppo prefissati. Bisogna comunque riconoscere i limiti del PNRR, le criticità in formazione digitale dei cittadini e le forti differenze tra regioni, problematiche da azzerare e appianare il prima possibile per poter compiere correttamente questa trasformazione digitale, e poter finalmente riconoscere poi un Paese più moderno, evoluto e agile. Vedendo l’andamento positivo in ambito IA, gli autori della ricerca consigliano di rafforzare la base di ricerca sull’IA e i finanziamenti associati, promuovere misure per trattenere e attrarre talenti, migliorare il processo di trasferimento tecnologico e aumentare l’adozione dell’IA tra le imprese e la pubblica amministrazione, favorire la creazione di imprese innovative e aumentare gli investimenti, in quanto come affermato da William Carbone: “il potenziale dell’IA risiede nella creazione di un approccio più sistematico, integrando l’IA nelle organizzazioni che perseguono l’innovazione”.

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