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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Morbo di Alzheimer, un esame del sangue potrebbe migliorare la diagnosi precoce

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

Secondo uno studio pubblicato su Cell Metabolism e firmato dai ricercatori dell’Università di California a San Diego, un esame del sangue può identificare il rischio di sviluppare precocemente il morbo di Alzheimer, aumentando le possibilità di ritardare o alleviare i sintomi con l’adozione di uno stile di vita sano che preveda l’esercizio fisico, una dieta povera di grassi e l’impegno sociale.«Da precedenti ricerche era emersa la convinzione che gli integratori contenenti serina, prodotta dal gene PHGDH, potessero contribuire a combattere l’Alzheimer» esordisce il primo autore Sheng Zhong professore di bioingegneria all’Università di California, che assieme ai colleghi ha scoperto una maggiore espressione di PHGDH negli individui con Alzheimer. Cosa che potrebbe condizionare un’eccessiva produzione di serina nel tessuto cerebrale. «Oltre a indicare la possibilità di predire precocemente la malattia, i nostri risultati suggeriscono che l’integrazione alimentare con serina, l’aminoacido prodotto dal gene PHGDH, non sarebbe di alcun beneficio dati i suoi livelli cerebrali già elevati» scrivono gli autori. Già due anni fa Zhong e colleghi avevano ipotizzato, sempre su Cell Metabolism, che il PHGDH potesse essere un biomarcatore per l’Alzheimer. Risultati che hanno stimolato ulteriori ricerche. Così gli autori hanno analizzato le informazioni genetiche estratte dal tessuto cerebrale post mortem di individui anziani scoprendo un aumento significativo dell’enzima PHGDH sia nei pazienti con Alzheimer sia negli individui senza alterazioni cognitive circa due anni prima che fosse diagnosticata la malattia.Ma non solo: come nei modelli murini testati in laboratorio, i livelli di espressione di PHGDH sono maggiori quanto più avanzata è la malattia. «Il fatto che il livello di espressione di questo gene sia direttamente correlato alle capacità cognitive e alla gravità della patologia di una persona è un risultato alquanto stimolante. Essere in grado di quantificare queste due complesse metriche con una singola misura molecolare potrebbe rendere molto più semplici la diagnosi e il monitoraggio della progressione dell’Alzheimer» conclude Zhong. (fonte Doctor33)

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