Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Avaaz e la legge europea sui servizi digitali

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

(Digital Services Act) La vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager ha sostenuto la richiesta Avaaz per un “Accordo di Parigi per Internet”. E’ rimasta tanto convinta che il commissario europeo Thierry Breton, il giorno dopo l’incontro con gli esponenti di Avaaz, è andato a parlarne in televisione! Per oltre quattro anni, Avaaz – insieme a una grandissima coalizione di società civile – è stato in prima linea in questa lotta per proteggere i cittadini e la democrazia. Tutto è iniziato giusto 4 anni fa, nel 2018: la disinformazione stava già facendo gravi danni alle democrazie e i contenuti d’odio venivano usati come un’arma in tutto il mondo. Ad aprile di quell’anno, abbiamo lanciato un primo appello globale per “aggiustare Facebook” e regolamentare le grandi aziende tecnologiche. Oltre 1 milione di persone si sono unite a quell’appello, ed è stato invaso Washington e Bruxelles con oltre cento sagome di cartone raffiguranti il proprietario di Facebook, Mark Zuckerberg. L’immagine è arrivata sui media di tutto il mondo, a partire dalla prima pagina del New York Times. Avaaz è andata nella Silicon Valley per incontrare i massimi dirigenti di Facebook, Twitter e Google, cercando di convincerli a fare qualcosa. Ma ci hanno addirittura banditi da alcuni dei loro uffici e abbiamo dovuto fare le riunioni nel parcheggio! Era chiaro che le aziende non avevano intenzione di affrontare seriamente il problema. Bisognava cambiare le leggi che le regolavano. Nel 2019, molti politici dell’UE non avevano ancora capito davvero il problema. L’idea che l’enorme viralità della disinformazione stesse producendo un grave danno alle democrazie era contestata. E senza prove, le istituzioni non avrebbero agito. Così, gli avaaziani ispirati da un progetto in Lituania, hanno assunto dei ricercatori che sono diventati gli “elfi” per indagare sui “troll” di Internet e dimostrare l’entità del problema della disinformazione, e in particolare l’impatto che stava avendo in Europa. I 30 “elfi”, lavorando in una sala operativa a Bruxelles, scoprì ciò che 30mila dipendenti di Facebook e il loro team di esperti sembrava essersi perso: reti enormi che usavano di account falsi e pagine non autentiche, per diffondere disinformazione e odio in tutta Europa prima delle elezioni. A seguito di tale indagine, Facebook ha eliminato reti che potevano raggiungere circa 3 MILIARDI (!!!!) di visualizzazioni in un solo anno!! Avvicinandosi le elezioni, i principali politici, giornalisti ed esperti di sicurezza dell’UE si recavano, quasi ogni giorno, nella sala operativa di Avaaz per raccogliere informazioni e resoconti. Il nostro lavoro ha fatto notizia in tutto il mondo, allertando milioni di europei della minaccia della disinformazione proprio prima delle elezioni. Addirittura Facebook ci ha ringraziato pubblicamente! Quindi, lavorando con esperti di social media, professori universitari e legislatori, sono state sviluppate proposte basate sulla ricerca, per ripulire i social media proteggendo al contempo la libertà di parola: Disintossicare l’algoritmo. Impedire alle piattaforme di rendere costantemente virale la disinformazione e i contenuti dannosi solo per tenerci attaccati allo schermo Introdurre la rettifica social. Informare ogni utente esposto a disinformazione, mostrando rettifiche controllate da fact-checker indipendenti direttamente quando accedono ai loro profili social. La rivista TIME l’ha definita una “nuova proposta radicale che potrebbe frenare le fake news sui social media” Ma con il diffondersi di un nuovo virus emerso a Wuhan e le elezioni americane alle porte, non era stato ancora visto il peggior effetto della disinformazione. E allora gli avaaziani non si sono fermati. Con un’altra indagine hanno mostrato come l’algoritmo stesso di Facebook fosse diventato una minaccia globale per la salute pubblica. Hanno reso noto tali scoperte su tutti i media e le abbiamo presentate direttamente alle autorità dell’UE e degli Stati Uniti. Ecco cosa farà la legge quando entrerà in vigore: Disintossicare l’algoritmo → piattaforme online, come Facebook, dovranno assumersi la responsabilità dei danni che causano alle nostre società, ad esempio del modo in cui i loro sistemi facilitano la diffusione di disinformazione, messaggi d’odio e contenuti tossici su Internet. Aprire la scatola nera → consentirà a revisori indipendenti, ricercatori e società civile di mettere sotto la lente di ingrandimento le loro azioni e scoprire gli illeciti. Forti sanzioni → le piattaforme saranno soggette a multe fino al 6% del loro profitto globale se non rispettano le regole (avete capito bene, parliamo di miliardi di euro!) Un passo avanti verso l’eliminazione delle pubblicità traccianti → sarà proibito l’utilizzo di dati sulle nostre convinzioni politiche o il nostro orientamento sessuale per indirizzarci con annunci pubblicitari e sarà totalmente vietato l’uso di dati per mostrare pubblicità ai bambini. Questo è un enorme passo avanti per il futuro di Internet e della democrazia.

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