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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Incertezza sui mercati: venti di recessione in arrivo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm. Prosegue il clima di incertezza sui mercati e le previsioni macroeconomiche sono tutt’altro che rosee: gli economisti stanno rivedendo al ribasso le stime sulla crescita e al rialzo quelle sull’inflazione. Con inflazione e costo delle materie prime in ascesa e crescita in calo (anche se, per ora, in territorio positivo), le famiglie sono destinate a perdere potere d’acquisto e a dover intaccare i propri risparmi per far fronte alle spese contingenti. Come riflesso della combinazione delle misure di sostegno al reddito e restrizioni alla spesa pro-capite, anche l’andamento del “revolving credit” ha registrato un calo durante la pandemia, mentre adesso, con le riaperture dell’economia statunitense, sta riprendendo a salire. Con l’aumento dei tassi di interesse, tornerà ad aumentare anche il costo del debito, finora rimasto ad un livello relativamente basso.Per dare una risposta a questa domanda, occorre partire dal quadro macroeconomico, che nel mese di maggio ha continuato a stabilizzarsi al ribasso. La crescita del Pil è rimasta in terreno positivo, ma nel corso dell’anno è progressivamente scesa, anche a causa della crisi geopolitica e delle sue conseguenze economiche. Al contempo, però, l’inflazione è salita in modo costante, passando dal 3% al 6,4%. Stando ai numeri siamo dunque lontani dal pericolo della stagflazione (quando cioè la crescita economica diventa negativa), ma il contesto economico attuale rappresenta comunque una sfida. Gli economisti stimano al 30% la probabilità di recessione per gli Stati Uniti e l’Eurozona, dove il rischio principale resta il costo elevato di materie prime ed energia.Una nota positiva potrebbe arrivare dalla riapertura dei più importanti hub economici cinesi, che potrebbe far ripartire la catena di approvvigionamento globale e allentare gli attuali colli di bottiglia. Lato Italia, gli ultimi dati statistici evidenziano come l’import di prodotti cinesi sia aumentato dai 2,9 miliardi di gennaio 2021 ai 4,7 miliardi di euro a gennaio 2022 (38 miliardi nell’intero 2021), segno di come la nostra dipendenza dalla Cina sia addirittura aumentata. Secondo gli analisti, questa situazione è destinata a durare per tutto il 2022, con rischio di turbative nelle forniture dalla Cina nel breve periodo, che potrebbero venir meno nel 2023. Le incognite rimangono molte: i dati macroeconomici non forniscono segnali univoci e la spada di Damocle della politica monetaria continua a pendere sulle valutazioni azionarie e obbligazionarie. Riteniamo però che la domanda dei consumatori sia abbastanza resiliente, nonostante l’elevata inflazione, grazie anche ad un livello relativamente elevato di risparmi, destinati quindi ad una graduale riduzione.Nonostante i forti numeri sull’inflazione, riteniamo che il rischio più elevato sia rappresentato dal possibile rallentamento dell’economia nel medio termine, pertanto l’obbligazionario più sicuro dovrebbe avere ancora un ruolo nel portafoglio, possibilmente privilegiando scadenze intermedie. In pochi mesi è altamente probabile che l’Eurozona esca dall’era dei tassi negativi e il cambiamento sarà talmente radicale da richiedere tempo prima che gli investitori possano correttamente prezzare il nuovo contesto. Allungando l’orizzonte temporale, sia azionario che obbligazionario presentano alte probabilità di registrare rendimenti reali e nominali positivi nel medio/lungo termine quindi, a nostro parere, non è consigliabile ridurre troppo le esposizioni, in quanto la storia insegna che il rimbalzo può essere molto veloce e difficile da cogliere.

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