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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Archive for 21 giugno 2022

Prezzi grano tenero nazionali mostrano segnali di flessione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Dopo i rialzi dei mesi scorsi e nonostante le incognite che permangono nello scenario mondale, i prezzi dei grani teneri nazionali hanno mostrato dei segnali di flessione al termine dell’annata 2021/2022. Sui ribassi, oltre alla frenata delle quotazioni sulle principali piazze europee di fine maggio, hanno inciso anche le precipitazioni del Nord Italia, che hanno parzialmente attenuato i timori di una contrazione delle rese del nuovo raccolto dovute alla siccità dei mesi scorsi. I listini rimangono, però, elevati. L’analisi mensile realizzata da BMTI sui dati delle Camere di commercio e delle Borse Merci mostra che il grano tenero destinato alla panificazione ha chiuso l’annata, nella prima settimana di giugno, appena sopra i 390 €/t, +66% rispetto alla chiusura dell’annata precedente e +21% dallo scoppio del conflitto russo-ucraino. Restano elevati anche i prezzi all’ingrosso della farina, +56% rispetto a maggio 2021.Anche al Matif di Parigi, piazza di riferimento a livello continentale per le contrattazioni di cereali, le quotazioni dei futures del grano tenero hanno perso, tra il 23 maggio e il 10 giugno, quasi 40 €/t, portandosi sui 392 €/t e mantenendo un rialzo dell’84% rispetto a dodici mesi prima. Rimane, però, una notevole incertezza sull’andamento nelle prossime settimane: da un lato, esiste l’attesa di un accordo che consenta lo sblocco delle esportazioni del grano ucraino, dall’altro i timori che persistono sui prossimi raccolti, in Europa centro occidentale soprattutto, a causa delle alte temperature e della carenza idrica. Se per il grano tenero la raccolta deve ancora entrare nel vivo e non ci sono ancora quotazioni ufficiali del nuovo raccolto, giungono intanto dalle Borse Merci le prime quotazioni del nuovo raccolto di orzo italiano, che la Commissione Europea nelle sue stime di inizio giugno ha previsto su 1,1 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2021). A Milano il prezzo d’esordio dell’annata 2022/2023 dell’orzo nazionale (varietà pesante) si è attestato sui 315-325 €/t, superiore del 62% rispetto ad un anno fa ma in calo del 17% rispetto ai prezzi su cui si era la chiusa la campagna 2021/2022.

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Il valore delle competenze trasversali nell’attuale mercato del lavoro: riconoscerle, apprenderle e valorizzarle

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT, ad aprile 2022 si è registrato un calo nel numero di occupati/e, rispetto al mese precedente, e una crescita di quello delle persone inattive. In particolare è emerso come l’occupazione sia diminuita dello 0,1%, pari a -12mila unità, per le donne, gli autonomi e le persone di età compresa tra i 35 e i 49 anni. Specularmente all’occupazione, si osserva un calo nel numero di persone in cerca di lavoro dello 0,8%, pari a -17mila unità rispetto a marzo, soprattutto tra gli uomini, gli under35 e gli ultracinquantenni. L’aumento del numero di persone inattive tra i 15 e i 64 anni, che si attesta sullo 0,3% (pari a +34mila unità), coinvolge entrambi i sessi e tutte le classi di età. Il tasso di inattività sale al 34,6% (+0,1 punti). Questa fotografia ci aiuta a capire come la fascia compresa tra i 35 e i 49 anni e quella di ultracinquantenni siano tra le più esposte al rischio di inoccupazione. Un aspetto che ancora oggi non viene adeguatamente considerato e che invece rappresenta un’importante risorsa nel mercato del lavoro, è il riconoscimento e la valorizzazione di quanto sia stato appreso e utilizzato nel corso della propria vita a livello personale e professionale. Sempre di più, infatti, le competenze trasversali, quali saper comunicare, lavorare in gruppo, prendere decisioni, assumere rischi, ecc…rappresentano il vero valore aggiunto per affermarsi nel lavoro e nella società. Il progetto, attraverso la professionalizzazione del personale che opera nei servizi di validazione e orientamento, intende aumentarne l’efficacia e la capacità di raggiungere soggetti adulti prevalentemente disoccupati o non impiegati, quali beneficiari diretti del processo di riconoscimento e validazione, così da consentire loro maggiori e migliori opportunità professionali e di impiego. Il fine ultimo è quello di raggiungere il medesimo grado di consapevolezza e azione sul tema a livello europeo assicurando il riconoscimento di un giusto ruolo nella società e nel lavoro alle persone coinvolte.Il primo meeting internazionale di questo progetto pioneristico si è tenuto in Italia, a Perugia, lo scorso maggio. La due giorni organizzata in forma di apprendimento tra pari è stata un importante momento di scambio e confronto sulle buone pratiche messe in atto in Europa, per quanto riguarda la valutazione e validazione delle competenze cosiddette trasversali così da rafforzare il dialogo e il confronto a livello europeo tra i diversi paesi, riducendo le differenze e favorendo le condizioni per un effettivo mercato del lavoro transnazionale, anche al fine di accrescere l’occupazione.La sperimentazione di approcci innovativi per il riconoscimento degli apprendimenti non formali ed informali, acquisiti dalle persone lungo l’arco della propria vita è, infatti, agli albori ed è per questo che gli spazi di confronto come quelli previsti dal progetto TRANSVAL-EU, sono indispensabili a chi si occupa di formazione per adulti, di orientamento al lavoro e di politiche attive per il lavoro.Il ruolo di professionisti e professioniste è, dunque, fondamentale in quanto consente di sollecitare la capacità nelle persone di riconoscere che tali competenze possono essere utilizzate in qualsiasi ambito lavorativo, proprio perché non tecniche, ma anche nella sfera personale. Le competenze trasversali di cui parliamo riguardano infatti l’ambito della comunicazione, della relazione interpersonale, della presa di decisioni, della definizione delle priorità nell’organizzazione di vita e del lavoro.

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Tasso di occupazione dei laureati dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

E’ a uno e cinque anni dal conseguimento del titolo si conferma più alto della media nazionale, ed è in crescita rispetto al dato del 2021. Molto alto (al 91,1%) anche il grado di soddisfazione complessivo rispetto all’esperienza universitaria. A dirlo è il Rapporto 2022 sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati presentato oggi dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati ha analizzato 660 mila laureati, di 76 università, di primo e secondo livello del 2020, 2018 e 2016 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. I laureati nel 2021 dell’Università di Parma coinvolti nel XXIV Rapporto sul Profilo dei laureati sono 5.533. Si tratta di 3.098 di primo livello, 1.866 magistrali biennali e 554 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre-riforma. Il 49,6% dei laureati proviene da fuori regione, più del doppio del dato nazionale (23,8%); in particolare è il 45,3% tra i triennali e il 56,8% tra i magistrali biennali. È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico, linguistico, …) il 70,4% dei laureati: è il 64,5% per il primo livello e il 74,0% per i magistrali biennali. Possiede un diploma tecnico il 23,5% dei laureati: è il 27,9% per il primo livello e il 20,9% per i magistrali biennali. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale. Età, regolarità e voto di laurea: 25,5 anni l’età media alla laurea, il 67,6% termina l’università in corso; 102,6 il voto medio di laurea L’età media alla laurea è 25,5 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,3 anni per i laureati di primo livello e di 26,9 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore.Il 67,6% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 66,2% tra i triennali e il 74,5% tra i magistrali biennali. Il voto medio di laurea è 102,6 su 110: 99,7 per i laureati di primo livello e 106,9 per i magistrali biennali. Il 77,3% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi: è l’81,8% tra i laureati di primo livello e il 77,3% tra i magistrali biennali (valore, quest’ultimo, che cresce al 90,2% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel triennio). Ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) il 7,6% dei laureati: il 4,7% per i triennali e il 9,8% per magistrali biennali (quota, quest’ultima, che sale al 15,4% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel triennio). Il 65,6% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 67,7% tra i laureati di primo livello e il 66,5% tra i magistrali biennali.Il 90,3% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’87,0% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, l’88,7% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Più in generale, il 91,1% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso. E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 74,1% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 7,7% si iscriverebbe nuovamente allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

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Scuola Riforma reclutamento e formazione ma con scarse risorse

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Sarebbero pochi i fondi messi a disposizione dal Mef per evitare il dimezzamento della carta docente e al corpo insegnante, che nel volgere di alcuni anni perderà circa 10.000 posti di potenziamento, già previsti dal Decreto Legge n. 36 inserito nel Pnnr ed ora al vaglio delle commissioni Istruzione e Affari Costituzionali del Senato. Le forze politiche hanno chiesto oltre 450 milioni di euro per modificare la parte relativa alla scuola del decreto PNRR 2, ma, secondo quanto segnala Italia Oggi, dal Mef pare siano arrivate rassicurazioni solo per 16 milioni, una cifra decisamente bassa, probabilmente necessari solo ad evitare il taglio della carta docente e soltanto per il 2022”. Inoltre, “fumata nera anche per il finanziamento volto a coprire gli aumenti ai docenti che parteciperanno alla formazione incentivata. Servirebbero 380 milioni di euro per evitare il taglio di oltre 11mila cattedre, troppo per il Ministero dell’Economia. Bisognerà attendere, dunque, la prossima Legge di Bilancio, ma, ripete il ministro Daniele Franco, dovrà esserci la volontà politica per compensare i tagli previsti. Difficilmente, però, questo sarà possibile con il decreto PNRR 2, il cui varo è atteso entro il 29 giugno”. Anief ritiene che si stia dimostrando poco incisiva l’azione che si sta producendo per evitare l’approvazione del provvedimento normativo che andrebbe a rendere ancora più complicata l’immissione in ruolo del personale docente e renderebbe discriminatoria, oltre che svolta in orari inappropriati, la formazione degli insegnanti di ruolo. Il sindacato torna dunque ad esortare le commissioni Affari Costituzionali e Istruzione pubblica, beni culturali del Senato a valutare con attenzione le 300 richieste di modifica presentate, di cui 50 da Anief.

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Scuola: Supplente per tre anni privato di 3.600 euro in busta paga

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Anche il giudice del lavoro del tribunale di Treviso non ha avuto dubbi: la retribuzione professionale docenti non può essere negati ai supplenti, quindi i circa 164 euro al mese negati in busta paga vanno assegnati con tanto di interessi. La decisione è arrivata con sentenza, datata 4 giugno, sul ricorso prodotto dai legali Anief in difesa di una docente campana in servizio in Veneto, abilitata all’insegnamento, che “durante gli anni scolastici 2017- 2018, 2018- 2019 e 2019- 2020 fino all’8 Aprile 2020 non aveva percepito la retribuzione professionale docenti (euro 164,00 lordi mensili)”. Esaminando il “servizio prestato per gli anni 2017-2018, 2018-2019 e 2019-2020 fino all’8 Aprile 2020”, il giudice ha quindi condannato “il Ministero dell’Istruzione al pagamento delle relative differenze retributive da quantificarsi in euro 3612,74 oltre interessi legali dalle singole scadenze al saldo effettivo” e lo stesso “Ministero resistente alla rifusione delle spese di lite in favore della ricorrente che liquida in € 1.000,00 per compensi di avvocato, oltre rimborso forfettario del 15%, IVA e CPA, come per legge, oltre al contributo unificato, con distrazione in favore dei procuratori della ricorrente dichiaratisi anticipatari”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che “produrre ricorso in tribunale per la mancata assegnazione di questa ‘voce’ stipendiale vale anche per chi è entrato di ruolo e pure per amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, ai quali viene negata la Cia. Per questo riteniamo di dovere invitare tutti i lavoratori della scuola a cui è stato negato il diritto alla riscossione di RPD e CIA mensili, come pure ai supplenti “Covid” nell’ultimo biennio, a verificare la loro posizione, anche utilizzando il nostro calcolatore gratuito on line, così da quantificare la somma esatta da recuperare attraverso il ricorso e valutare se è il caso o meno di rivolgersi al giudice”.

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A scuola 1 prof su 4 è precario

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Boom di lavoratori precari, come non succedeva da 45 anni. Secondo le rilevazioni dell’INPS, nel 2021 in Italia sono stati superati infatti i 3 milioni di lavoratori dei settori privati e pubblici con contratto a termine, cioè i precari. Non accadeva dal 1977. Uno dei settori a più alto tasso di precarizzazione? La scuola statale nel 2021, con oltre 212mila precari con contratto a tempo determinato, annuale o fino al 30 giugno, detiene il 7% di quei 3 milioni. I numeri di quella che si delinea come una situazione sempre più preoccupante che incide sulla stabilizzazione dell’intero sistema nell’analisi di Tuttoscuola.In riferimento alla situazione degli organici del 2020-21, quei 212mila precari rappresentano il 25% di tutti i docenti in cattedra, vale a dire un docente ogni quattro. Ma diventano addirittura 1 su 3 al Nord Ovest (dove arrivano a quasi uno su due alla scuola secondaria di I grado).Scorrendo i dati ufficiali riportati sul portale unico del Ministero dell’istruzione, Tuttoscuola constata (si veda tabella sotto) che nel 2015-16 il numero dei docenti precari era meno della metà di quello del 2020-21 e rappresentava il 13,8% di tutti i docenti in cattedra.Il numero dei precari è andato aumentando anno dopo anno e, nonostante un incremento dei posti con l’organico potenziato, la loro incidenza rispetto a tutti i docenti in cattedra, è cresciuta vertiginosamente, con valori percentuali quasi raddoppiati nell’arco di sei anni. In termini assoluti e percentuali il livello di precariato conseguito rappresenta un punto di criticità che non ha nulla di fisiologico e che richiede interventi eccezionali e straordinari non più rinviabili. Per quanto riguarda i singoli settori, è la scuola secondaria di I grado a registrare tassi elevati di precarietà con un valore medio nazionale del 32% che sale al 45,6% nelle regioni del Nord Ovest, del 39,7% in quelle del Nord Est, e del 34,2% in quelle del Centro.Situazione moderatamente meno precaria nelle Isole (21,7%) e nelle regioni del Sud (18,9%).Anche il II grado della secondaria (media nazionale del 27,7%) registra nelle regioni del Nord Ovest le percentuali più elevate di docenti precari (36,7%), seguite dal Nord Est (33,8%) e dal Centro (30,6%).Più stabili le cattedre del Mezzogiorno rispettivamente con il 21,1% di precari nelle Isole e con il 18,5% nel Sud. Nella primaria e nella scuola dell’infanzia le percentuali di precariato sono più contenute (rispettivamente del 20,5% e del 16,4%), anche se si conferma un divario di incidenza tra Nord e Centro da una parte e regioni del Mezzogiorno dall’altra. La ridotta disponibilità di posti incide probabilmente sull’anzianità dei docenti, al punto che nella scuola dell’infanzia si registra l’età anagrafica media più elevata.

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Le PMI abbracciano i social media, ma c’è spazio per un’ulteriore digitalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Per accelerare la digital transformation è fondamentale incrementare gli investimenti dedicati alla tecnologia. Secondo quanto dichiarato dalle imprese, il 60% alloca meno di 10.000 euro l’anno per le dotazioni digitali (escludendo le spese per l’hardware), da 10.000 a 20.000 euro nel 30% dei casi. Una forte spinta all’innovazione riguarda solo l’8% delle PMI, che investe oltre 30.000 euro l’anno.Gran parte di questi investimenti in tecnologia vengono però dedicati alla gestione digitalizzata dei documenti, nel 70% dei casi, ai social media per il 62%, quindi in generale a voci “necessarie” più che strategiche. A seguire, gli investimenti vengono destinati all’e-Government e alle interazioni online con le PA (51% delle aziende), alla cybersecurity (50% delle PMI, quindi solo 1 azienda su 2, nonostante gli attacchi informatici siano aumentati lo scorso anno) e alle tecnologie cloud (40% degli intervistati). I social media sono anche considerati dal 64% delle aziende gli strumenti digitali più utili.Va meglio invece con la presenza in rete delle aziende: il 98% delle PMI ha infatti almeno un canale di comunicazione digitale, come un sito aziendale, un’app o un profilo social. In particolare il 96% ha un sito o un’app aziendale, e il 68% un profilo social, che però vengono utilizzati prevalentemente per far conoscere il proprio brand e i propri servizi piuttosto che per le transazioni con i clienti e per attività orientate alla loro fidelizzazione. Probabilmente è per questa ragione che il canale social più utilizzato dalle PMI è Facebook (91%), seguito da Instagram (36%), mentre Linkedin si ferma al 28%, e YouTube rimane ancora periferico (4%). Permane però ancora un 11% di imprese prive di un sito Internet. Quasi un’azienda su due (44%) ha invece fatto investimenti in campagne digital (es. display, banner, pubblicità su motori di ricerca, video in stream), e per oltre due terzi (36%) si tratta di un’esperienza recente, fatta negli ultimi 2 anni, mentre un ulteriore 13% è interessato a fare comunicazione digital.Digitize PMI permette alle aziende di accedere a specifici corsi, come quelli sviluppati da player partner come Talent Garden per organizzare il lavoro da remoto.

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Un nuovo test di attivazione delle cellule T per la rilevazione dell’immunità cellulare specifica per il SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Con oltre 460 milioni di casi a livello mondiale, di cui 6 milioni hanno avuto esito fatale, finora, la pandemia di COVID-19 da SARS-CoV-2 si è dimostrata essere una crisi sanitaria globale. In questo scenario preoccupante, ancora più notevole è lo sforzo senza precedenti compiuto dalla comunità scientifica internazionale, che ha portato – in tempi record – alla disponibilità di vaccini basati su mRNA e vettori virali. Con oltre 10 miliardi di dosi totali di vaccino somministrate in tutto il mondo, le campagne di vaccinazione hanno già iniziato ad attenuare questa crisi globale. Per massimizzare gli effetti del vaccino, sarà necessario valutare in modo sistematico e monitorare il più ampiamente possibile l’efficacia e la durata della protezione immunitaria.Un team di scienziati-medici di fama internazionale ha recentemente pubblicato su Nature Biotechnology un documento su questo tema, descrivendo l’efficacia e la sensibilità di un nuovo tipo di test per rilevare l’immunità cellulare al SARS-CoV-2.La ricerca, effettuata in sinergia con SYNLAB, uno dei principali fornitori mondiali di servizi diagnostici di laboratorio, ha sfruttato la tecnologia di Hyris, il rivoluzionario Hyris SystemT.Pertanto, secondo lo studio, la misurazione della risposta delle cellule T rappresenta un nuovo, rivoluzionario approccio alla lotta contro il SARS-CoV-2. Grazie ai linfociti T reattivi, un individuo negativo a un test anticorpale potrebbe ancora essere protetto.Questo nuovo studio dimostra quindi l’importanza di un approccio PCR quantitativo al test delle cellule T, grazie allo sforzo congiunto di SYNLAB, uno dei principali network internazionali di fornitori di diagnostica medica, e Hyris, azienda biotecnologica globale dedicata all’analisi genetica.La rapida disponibilità di vaccini contro il SARS-CoV-2 a un’ampia percentuale della popolazione suggerisce che dovrebbero essere valutati nuovi approcci alla misurazione della durata della risposta immunitaria e alla potenziale necessità di booster vaccinali. Questo studio potrebbe rivelarsi una soluzione chiave per supportare ulteriormente la comunità scientifica nello svolgere un ruolo strategico per affrontare questa nuova sfida globale.

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Ipertensione, efficacia della berberina

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

L’ipertensione è il più comune fattore di rischio per la malattia cardiovascolare. Quando si raccomanda la prescrizione di una terapia farmacologica, data l’asintomacità di questa condizione fisiopatologica, i pazienti sono indotti a ricorrere inizialmente a rimedi di origine naturale. Fra questi è molto impiegato la berberina, un alcaloide vegetale che è stato usato nella medicina orientale per millenni per curare diversi disturbi, comprese le malattie cardiovascolari e i loro fattori di rischio. Gli autori di questo lavoro sono andati quindi a verificare quali dati erano disponibili su questa pratica di automedicazione e quali erano gli effetti ad aggi dimostrati. La revisione è stata condotta seguendo il protocollo PRISMA-P, e riportata secondo la relativa dichiarazione PRISMA. Il framework PICO è stato utilizzato per definire l’ambito della revisione e per arrivare a una strategia di ricerca nel database. La ricerca è stata eseguita sui database Medline, CINAHL, AMED, Embase e Cochrane Library attraverso le piattaforme EBSCOhost e Ovid. Al termine della ricerca, cinque studi randomizzati controllati e due studi controllati non randomizzati sono stati inclusi per un totale di 614 partecipanti. Tutti gli studi hanno fornito dati sulla pressione sanguigna, ma nessuno ha misurato gli eventi cardiovascolari o gli eventi avversi a lungo termine. Il gruppo di studi era altamente eterogeneo in termini di intervento sperimentale, intervento di confronto, durata del follow-up, diagnosi dei partecipanti e impostazione. L’eterogeneità ha impedito una meta-analisi significativa; tuttavia è emerso che la berberina più amlodipina non è risultata significativamente migliore della sola amlodipina nel ridurre la pressione sistolica e diastolica; rispetto alla metformina, la berberina ha fornito un effetto di riduzione moderato statisticamente significativo sulla pressione arteriosa sistolica (-11,87 [-16,64, -7,10] mmHg). Un nutraceutico contenente berberina come uno dei suoi ingredienti è risultato significativamente efficace nel ridurre la pressione sanguigna rispetto al placebo (-11,80 [-18,73, -4,87] mmHg sistolico e -11,10 [-15,17, -7,43] mmHg diastolico), ed efficace anche in un altro studio rispetto ai consigli dietetici (-3,40 [-5,48, -1,32] mmHg per la pressione arteriosa sistolica ambulatoriale nelle 24 ore), tuttavia, in questo caso, tali effetti non possano essere attribuiti in modo univoco alla sola berberina. Un primo studio, che ha impiegato l’estratto di erbe Chunghyul-dan, che contiene berberina, ha mostrato un significativo effetto di grado moderato rispetto a nessun trattamento, sulla pressione arteriosa sistolica ambulatoriale nelle 24 ore (-7,34 [-13,14, -1,54] mmHg), non confermato in un altro studio che impiegava una maggiore dose e durata del trattamento più lunga, di tale estratto; peraltro, anche in questo caso, gli effetti non possono essere attribuiti alla sola berberina. Gli autori hanno quindi concluso che le prove sull’effetto della berberina sulla pressione sanguigna sono limitate, di bassa qualità e in definitiva inconcludenti. Fonte Farmacista33

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Le PMI italiane sulla via della digital transformation

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Durante la pandemia, aziende e professionisti hanno continuato a operare soprattutto grazie allo smart working, una modalità di lavoro ben poco utilizzata prima della crisi. Secondo lo studio American Express/BVA Doxa, tra il 54% delle PMI intervistate che hanno dichiarato di utilizzare lo smart working, il 48% ha iniziato ad utilizzare questa modalità per via della epidemia, mentre solo il 6% del campione aveva già programmato di implementare il lavoro agile prima della crisi. Accanto alla massiccia adozione dello smart working, il 52% delle aziende ha rivisto anche i processi interni finalizzati alla digital transformation, mostrando così una forte propensione ad un cambio di passo verso il digitale, mentre il 37% ha aderito a nuovi servizi dedicati al networking per stabilire contatti che aiuterebbero a supportare il proprio business, percentuale, quest’ultima, che ha un grande margine di miglioramento. Due terzi delle aziende dichiara infatti di non far parte di nessun consorzio o rete di imprese ed in particolare appare bassissimo il collegamento con i consorzi di ricerca scientifica e tecnologica, che riguarda solo il 5% delle PMI.Anche l’utilizzo dell’e-Commerce risulta al momento contenuto, nonostante il 48% degli intervistati (il dato sale per le aziende manifatturiere e agricole) abbia dichiarato di svolgere attività di export e che il 19% sia intenzionato a farlo in futuro. Infatti, solo il 17% delle aziende italiane fa ricorso al commercio elettronico; 2 aziende su 10 sono però interessate ad implementare il commercio online, e il dato raddoppia se si considerano le aziende operanti nel commercio.

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Covid-19, ecco come la salute cardiovascolare è peggiorata con la pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Secondo i risultati di una metanalisi pubblicata sull’European Heart Journal, la pandemia di COVID-19 ha prodotto un sostanziale danno a carico della salute cardiovascolare globale con tassi di gravità più o meno accentuati a seconda del reddito del Paese interessato.«In altri termini, gli ospedali di tutto il mondo hanno registrato un calo del 22% dei ricoveri di persone colpite da un infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), in cui una delle coronarie è completamente ostruita. Viceversa, è diminuito del 34% il numero dei ricoverati per infarto senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI), provocato da un’ostruzione coronarica parziale» spiega Ramesh Nadarajah del Leeds Institute for Cardiovascular and Metabolic Medicine all’Università di Leeds (Regno Unito) e primo firmatario del lavoro, sottolineando che il calo dei pazienti non dipende da una riduzione dell’incidenza di attacchi cardiaci, bensì da un minor numero di persone che si recano in ospedale per essere curate. Affluenza tanto minore quanto più basso è il reddito degli Stati colpiti dalla pandemia.«Le precedenti revisioni sistematiche dell’impatto della pandemia di COVID-19 sulla salute cardiovascolare hanno fornito una panoramica incompleta, in quanto alcune mirate ai ricoveri e altre a condizioni cardiache specifiche» afferma l’autore, che assieme ai colleghi ha provato a quantificare globalmente gli effetti cardiovascolari della pandemia sugli accessi ospedalieri, sul trattamento e sulla prognosi in termini di regione geografica, reddito nazionale e decorso temporale della pandemia. «La terapia in caso di infarto è l’angioplastica, e in molti paesi a basso e medio reddito si è verificato un netto calo di tali procedure, attuate solo nel 73% dei casi di STEMI e nel 69% dei casi di NSTEMI» riprende Nadarajah. Ma non solo: a livello globale si è registrato un calo del 34% delle operazioni cardiochirurgiche. E ancora, rispetto al periodo pre-pandemia sono stati posizionati poco più del 51% dei dispositivi impiantabili. Infine, tra i ricoverati negli ospedali di tutto il mondo per infarto o scompenso cardiaco, il numero di decessi è aumentato del 17%.«A tale proposito è importante sottolineare che gli studi svolti nel Regno Unito durante la fase iniziale della pandemia hanno rivelato un effetto di spostamento dei decessi: un numero maggiore di persone moriva per eventi coronarici acuti a casa, con una percentuale del 31% invece dell’atteso 24%» concludono gli autori, secondo i quali l’impatto del COVID sulla salute cardiovascolare globale avrà ricadute per diversi anni.

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Sanità pubblica, firmato contratto per 550mila sanitari

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Rinnovato il contratto di lavoro dei circa 550mila dipendenti della Sanità pubblica del Servizio sanitario nazionale. È stata infatti sottoscritta nella tarda serata di ieri l’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori del comparto sanità, dagli infermieri ai radiologi al personale amministrativo, oltre, tra gli altri, a ostetriche e ricercatori. Il primo risultato raggiunto, affermano i sindacati, è un riconoscimento sul fronte economico: l’aumento minimo medio lordo mensile è infatti di 90 euro, ma sono anche previste specifiche indennità di categoria. Il contratto ha una vigenza 2019/2021 e interessa precisamente 545 mila lavoratrici e lavoratori. L’accordo è stato firmato da Aran e dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials, Nursind e Nursing Up che esprimono “grande soddisfazione per un risultato importante e atteso da tempo”. Con questo rinnovo, “a fronte delle risorse stanziate dal governo – affermano i sindacati – riconosciamo salario, diritti e tutele a lavoratrici e lavoratori che in questi anni difficili hanno affrontato l’emergenza pandemica garantendo la tenuta del Servizio sanitario e la salute dei cittadini. Il contratto rappresenta un punto di partenza per un effettivo rilancio del Servizio sanitario, che dovrà passare adesso da maggiori risorse e da assunzioni stabili”.Varie le novità, oltre agli aumenti economici. Il contratto prevederà pure ‘incarichi di posizione elevati’ con bonus di indennità da 10 a 20mila euro. Tali posizioni saranno assegnate tramite concorso pubblico. Questi i punti principali del nuovo contratto: Riforma dell’ordinamento professionale e nuovo sistema di classificazione (“una rivoluzione – spiega la Fp Cgil – che semplifica il sistema delle responsabilità e delle competenze per Sanitari, Sociosanitari, Tecnici Amministrativi, Arpa, Irccs e Izs”); nuovo sistema degli incarichi (“per dare maggiore valorizzazione delle professionalità espresse dai lavoratori”); differenziali stipendiali (“in sostituzione del precedente modello delle fasce, ciò consente di valorizzare l’esperienza e di aumentare il valore economico stipendiale”); miglioramento e qualificazione del sistema indennitario e rafforzamento delle relazioni sindacali (“con lo spostamento di materie significative in contrattazione anche di secondo livello”); regolamentato il ricorso al lavoro agile e lavoro da remoto nelle sue articolazioni e migliorate sensibilmente le modalità di fruizione di permessi e congedi (“previsti dal Ccnl e da disposizioni di legge”). “Un gran bel risultato: 545mila lavoratrici e lavoratori del comparto sanità avranno finalmente il nuovo contratto. La firma dell’intesa è arrivata stanotte con il consenso di tutte le organizzazioni sindacali. L’accordo accresce diritti e tutele e porta un meritato incremento retributivo per tutto il personale del comparto. In particolare, per i circa 270mila infermieri, c’è una valorizzazione con aumenti tra i 146 e i 170 euro al mese. È un passo avanti importante che indica la direzione giusta. Grazie a tutti coloro che sia per la parte pubblica sia in rappresentanza dei lavoratori hanno incessantemente lavorato all’accordo” ha scritto su Facebook il ministro della Salute Roberto Speranza. “Il personale sanitario è la nostra risorsa più preziosa per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Non dobbiamo dimenticarlo mai”, aggiunge il ministro. (fonte doctor33)

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Anticoagulanti orali diretti a dose ridotta

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Esistono due terapie a base di anticoagulanti diretti (DOAC) a dosaggio ridotto: l’aggiustamento della dose e il trattamento a bassa intensità. Il primo, indicato nella fibrillazione atriale (FA), non andrebbe utilizzato per il trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) acuto. Viceversa, i DOAC a bassa intensità possono essere utilizzati per la prevenzione primaria o secondaria della TEV seguendo indicazioni studiate e approvate.Ecco quanto conclude uno studio di revisione su efficacia e sicurezza degli anticoagulanti orali diretti a dose ridotta, da cui emerge la necessità di allineare la pratica clinica quotidiana agli studi finora svolti su sicurezza ed efficacia dei DOAC. Gli autori dello studio, pubblicato su JAMA Cardiology, hanno esaminato i trial clinici randomizzati (RCT) riportati in letteratura medica per valutare se l’uso di DOAC a dose ridotta nella pratica clinica fosse allineato con i loro risultati. Tra le 4191 pubblicazioni esaminate, sono stati identificati 35 RCT che utilizzavano DOAC a dosaggio aggiustato: dabigatran, apixaban, rivaroxaban ed edoxaban. Di questi 35, 29 erano correlati alla prevenzione dell’ictus nella FA, con risultati di efficacia e sicurezza simili a quelli ottenuti per i DOAC a dose piena.«A nostra conoscenza dabigatran, apixaban e rivaroxaban non sono stati studiati come terapia a dose aggiustata nel trattamento del TEV acuto» spiega il primo autore Behnood Bikdeli, cardiologo al Brigham and Women’s Hospital di Boston. Viceversa, in 37 RCT sono stati usati DOAC a bassa intensità, indicati nella cura a lungo termine del TEV (apixaban e rivaroxaban),in prevenzione primaria negli interventi chirurgici ortopedici (dabigatran, apixaban e rivaroxaban), nei pazienti oncologici ad alto rischio ambulatoriale (apixaban e rivaroxaban) o ( post-dimissione), nei pazienti medici ad alto rischio (rivaroxaban), nella malattia vascolare aterosclerotica stabile, o dopo una recente rivascolarizzazione per malattia arteriosa periferica in associazione con aspirina (rivaroxaban).«Esistono lievi variazioni tra le indicazioni date dalle diverse autorità regolatorie per quanto riguarda i criteri di adeguamento della dose dei DOAC, ma i dati provenienti da ampi registri indicano che i DOAC a dose ridotta sono stati utilizzati solo occasionalmente per scenari clinici diversi da quelli raccomandati» conclude Bikdeli. (fonte Doctor33)

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Farmaci antinfiammatori, scoperto nuovo meccanismo d’azione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Un gruppo di farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans), tra cui l’indometacina e l’ibuprofene, presenza anche una modalità d’azione diversa da quella finora conosciuta che agisce su una proteina chiamata fattore 2 correlato al fattore nucleare eritroide 2 (NRF2) che, tra le sue molte azioni, innesca processi antinfiammatori nel corpo. Lo rileva uno studio pubblicato su Immunity.”È interessante che alcuni Fans usati molto di frequente dai pazienti, abbiano anche una modalità d’azione diversa da quella nota in precedenza – afferma Anna Eisenstein, della Yale School of Medicine, Stati Uniti, autrice principale dello studio. I risultati potrebbero avere un impatto sul modo in cui viene trattata l’infiammazione e su come vengono utilizzati questi farmaci. Per esempio, diversi studi clinici stanno valutando se i Fans attivatori di NRF2 siano efficaci nel trattamento di malattie infiammatorie come il morbo di Alzheimer, l’asma e vari tipi di cancro. Inoltre, tutti i Fans potrebbero essere prescritti in modo più efficace in futuro, utilizzando i Fans che attivano NRF2 e quelli che non attivano NRF2 a seconda del tipo di malattia e dei potenziali benefici. I risultati potrebbero anche indicare applicazioni completamente nuove per i Fans, dato che NRF2 controlla un gran numero di geni coinvolti in un’ampia gamma di processi, tra cui il metabolismo, la risposta immunitaria e l’infiammazione, oltre a essere implicato nell’invecchiamento, nella longevità e nella riduzione dello stress cellulare. Gli esperti stanno ora esaminando alcuni degli effetti dermatologici dei farmaci, come eruzioni cutanee, riacutizzazione di orticaria e peggioramento delle allergie, e se questi siano mediati da NRF2. “Il fatto che NRF2 abbia così tanti ruoli suggerisce che i Fans potrebbero avere altri effetti, benefici o negativi, che non abbiamo ancora riscontrato. La nostra scoperta, tuttavia, ha ancora bisogno di ulteriori conferme negli esseri umani” concludono gli autori. (fonte Farmacista33)

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Covid-19, come prepararsi all’autunno. Il decalogo per affrontare il virus

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Mentre sale l’incidenza dei casi di Covid-19 a livello nazionale si iniziano a considerare quali strategie utilizzare per affrontare l’autunno. Il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, convinto che il virus endemico non debba spaventare ha delineato un decalogo per costruire oggi un piano anti-Covid per anticipare le mosse del virus a ottobre. Ecco i dieci punti: 1) Il virus responsabile del Covid è ormai con noi e almeno per adesso non ci lascerà. Ma un eventuale aumento dei casi non deve allarmare; 2) Le varianti non devono spaventarci: vanno individuate, isolate e studiate; 3) Occorre avere al più presto vaccini anti-Covid e terapie antivirali e monoclonali aggiornati alle varianti; 4) Non si può più perdere tempo ma da subito e finalmente si deve programmare un piano d’azione per l’autunno. Facciamo come le formichine operose e non sprechiamo tempo; 5) Il piano d’azione deve mettere in sicurezza innanzitutto le scuole, i trasporti e i luoghi della socialità. Ogni scuola deve essere dotata di impianti di ventilazione meccanica moderni, così come teatri e cinema”. 6) “Oggi abbiamo armi efficaci contro la malattia, dai monoclonali agli antivirali. Sappiamo contrastarla; 7) La chiave per convivere con il virus è prevenire, prevenire e prevenire. Anticipare è la strada giusta basta interventi tampone, pur giusti e utili ma servono interventi strutturali e di sistema; 8) La sanità non potrà mai da sola risolvere problematiche che ormai richiedono una visione sindemica e interventi multidisciplinari che investono diverse responsabilità e poteri, da quelli centrali ai governi regionali e cittadini; 9) La scienza, le istituzioni e la politica siano unite, serve una visione universale della lotta alle infezioni emergenti e riemergenti; 10) Serve un impegno maggiore per vaccinare i Paesi poveri, non possiamo lasciarli soli nella lotta al Covid. L’invito pressante del Papa è anche il nostro invito e sia il nostro impegno”. (fonte Doctor33)

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La geotermia fra le rinnovabili maggiormente innovative

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

La necessità di allontanarsi sempre più dalle fonti fossili a favore delle rinnovabili, costituisce l’obiettivo principale tra quelli fissati nell’agenda 2030 dell’ONU e fatti propri dalla Commissione Europea nel Green Deal, da cui poi sono derivate le iniziative del Next Generation UE. Azioni condivise da tutti i componenti della Piattaforma, vale a dire Enti che a vario titolo si occupano di geotermia come: ENEA, CNR, ISPRA, GSE, RSE, ITACA e le Associazioni che operano in questo ambito (AICARR, ANIGhp, ANIM, ANIPA, ANISIG, IAH, AIRU, FINCO, UGI, COSVIG, Ass.ne Acque Sotterranee), che hanno partecipato agli Stati Generali della Geotermia con un comune obiettivo finale, quello della decarbonizzazione. All’evento è intervenuto, tra gli altri, il Ministro dell’Energia Roberto Cingolani, che si è soffermato a lungo sul fatto che “la decarbonizzazione costituisce un obiettivo facilmente raggiungibile entro il 2030 per il 55% rispetto al 1990”, precisando come “le richieste di nuovi allacci da energie rinnovabili pervenute al 31 maggio 2022 siano state pari a circa 5.6 Gigawatt/ora”. “È necessario – ha proseguito Cingolani – operare su due diverse direzioni, quella di diversificare il più possibile l’approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili e quello di accelerare maggiormente le procedure; non è pensabile concentrarsi solo ed esclusivamente su una delle risorse trascurandone altre, anche perché l’Italia è un Paese geologicamente, morfologicamente e geograficamente assai vario, che offre diverse opportunità di approvvigionamento energetico in maniera non omogenea”.Il calore interno della terra quindi, si candida come importante fonte di energia del futuro che concorrerà entro 2030 al raggiungimento della soglia dei 230 Terawatt/ora da rinnovabili che, secondo il Ministro Cingolani, costituisce la soglia oltre la quale “è possibile iniziare a parlare di mobilità elettrica e di elettrificazione industriale”.Il programma passa ovviamente per un importante impegno economico pari a complessivi 360 miliardi di euro, suddivisi in 230 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e del Piano Complementare, da impiegare entro il 2026, e 130 miliardi di euro per i fondi strutturali europei della programmazione 2021-2027 ed il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), utilizzabili anche oltre la scadenza del 2026 fissata per il PNRR.

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La dignità e i diritti di ogni rifugiato non possono essere ignorati

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Ogni persona ha il diritto fondamentale di chiedere e ottenere asilo e nella Giornata Mondiale del Rifugiato 2022 Caritas Internationalis leva la propria voce ed esprime preoccupazione per la mancanza di solidarietà internazionale nell’accogliere i rifugiati e i richiedenti asilo senza discriminazioni. Le richieste di sicurezza e di una vita dignitosa per i rifugiati sono rimaste per lo più inascoltate.Nei primi mesi del 2022, più di 100 milioni di persone sono state forzatamente sfollate in tutto il mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze o violazioni dei diritti umani e disastri climatici, registrando i livelli più alti di sfollamento mai osservati. Oggi vediamo anche come questi fattori diventino concause degli spostamenti e non possano essere considerati separatamente. Nel periodo 2019-2021, più di 8.436 migranti, compresi i richiedenti asilo, hanno perso la vita e 5.534 migranti sono scomparsi durante il viaggio. Inoltre, la sicurezza, la dignità e i diritti umani dei richiedenti asilo sono a rischio, a causa di accordi che hanno creato muri fisici e legali attraverso l’esternalizzazione dei controlli alle frontiere regionali e dei processi di asilo esternalizzati. Attraverso i corridoi umanitari, i membri della Confederazione Caritas di Europa, Medio Oriente e Africa hanno assistito, insieme ad altre organizzazioni religiose, i richiedenti asilo vulnerabili in fuga da conflitti e violenze, affinché raggiungessero destinazioni sicure e comunità accoglienti dove poter ricominciare la propria vita. Hanno sostenuto il salvataggio e lo sbarco sicuro e protetto delle persone a rischio di vita nel Mediterraneo e in tutto il mondo. Attraverso queste azioni, la Confederazione Caritas è al fianco dei rifugiati e dei richiedenti asilo per salvare le loro vite e alimentare una cultura di incontro, non discriminazione e condivisione. Garantire a tutti i rifugiati e ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi di base, alla formazione professionale e alle opportunità di lavoro sia nei Paesi di transito che in quelli di destinazione, senza alcuna discriminazione, è fondamentale per ripristinare la loro dignità e la loro aspirazione a una vita serena. Questo è evidente nel lavoro dedicato del personale e dei volontari Caritas che, sulla scia dello scoppio della guerra in Ucraina, erano pronti alle frontiere per sostenere le migliaia di persone vulnerabili in fuga alla ricerca di sicurezza nei Paesi vicini. La Caritas è anche al fianco di coloro che sono costretti a vivere per lunghi periodi in contesti precari come i campi profughi. Caritas Sud Sudan e Caritas Uganda sono particolarmente attive nei campi profughi e IDP con programmi educativi e la distribuzione di pezzi di terra ai rifugiati che vivono nei campi, in collaborazione con l’UNHCR, per consentire loro di ricominciare a vivere del proprio lavoro. In Giordania, dove attualmente risiede l’83% dei rifugiati siriani, la Caritas sta lavorando in collaborazione con il Governo per trovare soluzioni umanitarie sostenibili per alleviare i fardelli affrontati da milioni di uomini, donne e bambini vittime della guerra.È importante tenere davanti ai nostri occhi il volto, la storia e il dolore di ogni persona colpita da conflitti e violenze, che fugge dalla propria casa per cercare sicurezza. Pertanto, Caritas Internationalis desidera ricordare in questa Giornata Mondiale del Rifugiato che ognuno ha il diritto fondamentale di chiedere e ottenere asilo dalle persecuzioni in altri Paesi, come sancito dall’articolo 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e in linea con la Convenzione del 1951.

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Special edition: What to read this summer

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Welcome to the first edition of “Summer reads”, a newsletter that celebrates the season. We’ll return to our regular coronavirus newsletter next weekend, but if you like this special edition, keep an eye out for regular instalments throughout the summer. In this newsletter I’ll share stories from The Economist, both recent and classic, that I’ve most enjoyed reading as our days warm up. Highlighted below are just a few of those that I’ll keep adding daily to our new collection of Summer reads. Dive right in here.What makes summer so special? For Fitzgerald’s narrator in “The Great Gatsby”, Nick Carraway, it held the conviction that life could begin over again. It is days that expand wondrously, heavy naps, baking heat in some places and, elsewhere, fat beads of warm rain. (In yet others, it is winter: my line-up won’t forget those of you for whom big jumpers and hot chocolate are top of mind. Start with the man trying to save the Winter Olympics on a warming planet.) No sandy beach near you? No sweat. Be transported to another place with my pick of stories from 1843, our sister magazine, or stretch out—deck chair or grassy patch advised—with our “Gentle distractions”. A particular favourite of mine this week casts light on the long and tangled history of California’s eucalyptus trees. This summer’s best breezy reads and poolside paperbacks will clamour for your attention. Indulge (I certainly will). But don’t shy away from a more demanding read. In “Food for thought”, you’ll find Special reports and essays that uncover everything from the lifelike qualities of atoms to the mysterious substance pushing our universe apart. Play around with our just-published interactive story on AI and another on what Spotify songs tell us about the decline of English.In “The Economist reads”, a new series, our journalists recommend the best books to get up to speed on a subject, from Vladimir Putin to cooking. As France goes to the polls this weekend, our Paris bureau chief shares seven books to help you make sense of the country today. I’m the US Digital Editor, based in New York. Write to me from your part of the world and tell me which articles you’re reading this season, and why. I’ll share a selection of them in future newsletters. I look forward to reading them all. Font: Stephanie Studer US Digital Editor The Economist

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We have two covers this week. In most of our editions we focus on the reinvention of globalisation

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

After the go-go 1990s and 2000s the pace of economic integration stalled in the 2010s, as firms grappled with the aftershocks of a financial crisis, a populist revolt against open borders and President Donald Trump’s trade war. No one knew if globalisation faced a blip or extinction. Now the pandemic and war in Ukraine have triggered a once-in-a-generation reimagining of global capitalism. Everywhere you look, supply chains are being transformed, from the $9trn in inventories, stockpiled as insurance against shortages and inflation, to the fight for workers as global firms shift from China into Vietnam. This new kind of globalisation is about security, not efficiency: it prioritises doing business with people you can rely on, in countries your government is friendly with. It could descend into protectionism, big government and worsening inflation. Alternatively, if firms and politicians show restraint, it could change the world economy for the better, keeping the benefits of openness while improving resilience.In our Latin American edition we consider the region’s vicious circle of economic stagnation and popular frustration, and the warning this offers to the West. The kind of polarised choice facing voters in this weekend’s presidential run-off in Colombia has become worryingly familiar in Latin American elections. There no longer seem to be many takers for the moderation, compromise and gradual reform needed to become prosperous and peaceful. That matters not just to Latin America, but to the world. Despite everything, the region remains largely democratic and should be a natural ally of the West. But its economies have suffered a decade of stagnation or slow growth. Its people, especially the young, have become frustrated by their lack of opportunity. They have turned this anger against their politicians, who are widely seen as corrupt and self-serving, and have been unable to agree on the reforms needed to make Latin America’s economies more efficient. The consolidation of democracy used to be seen as a one-way street. But Latin America shows that democracies can easily decay—and that is a warning for democrats everywhere. Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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Caritas Internationalis on World Refugee Day: the dignity and rights of every displaced cannot be ignored

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Every person has the fundamental right to seek and enjoy asylum, and on World Refugee Day 2022, Caritas Internationalis is raising its voice and expressing concern about the lack of international solidarity in welcoming refugees and asylum seekers without discrimination. The calls for safety and for a life in dignity for the refugees has mostly remained unheard, and Caritas Internationalis will not be deaf to the cry of the poor of our world or be silent about their plight and their resilience in rebuilding their lives.In the first months of 2022, more than 100 million people were forcibly displaced worldwide due to persecution, conflict, violence or human rights violations, and climate disasters, the highest levels of displacement on record. Today we see also how these factors become co-causes of displacements and cannot be considered separately. From 2019-to 2021, more than 8,436 migrants, including asylum seekers, have lost their lives, and 5,534 migrants have gone missing in transit. In addition, the safety, dignity, and human rights of asylum seekers are at risk due to agreements that created physical and legal walls through the externalisation of regional border controls and outsourced asylum processes. Through the Humanitarian Corridors, European, Middle East, and African Caritas Confederation Members have assisted, jointly with other faith-based organizations, vulnerable asylum seekers fleeing from conflicts and violence to reach safe destinations and welcoming communities where they can restart their lives. They have advocated for rescue and safe and secure disembarkation of people at risk of their lives in the Mediterranean and all across the world. Through these actions, Caritas Confederation stands with refugees and asylum seekers to save their lives and nurture a culture of encounter, non-discrimination and sharing. Providing all refugees and asylum seekers with access to basic services, vocational training and work opportunities both in the countries of transit and of destination, without any discrimination, is key to restore their dignity and their aspiration for a peaceful life. This is evident in the dedicated work of Caritas staff and volunteers who, in the wake of the outbreak of war in Ukraine, were ready at the borders to support the thousands of vulnerable people fleeing in search of safety in neighboring countries. Caritas also stands by those who find themselves obliged to live for long periods in precarious settings like refugee camps. Caritas South Sudan and Caritas Uganda are particularly active in refugee and IDPs camps with educational programs and distribution of pieces of land to refugees living in camps, in collaboration with UNHCR, to allow them to restart living from their work. In Jordan, where 83% of Syrian refugees currently reside, Caritas are working in collaboration with the government to find sustainable humanitarian solutions to alleviate the burdens faced by millions of men, women and children who are victims of war. It is important to keep before our eyes the face, story and pain of each person affected by conflicts and violence, fleeing their home to seek safety. Therefore, Caritas Internationalis wishes to recall on this World Refugee Day the fundamental right of everyone to seek and enjoy asylum from persecution in other countries, as enshrined in article 14 of the Universal Declaration of Human Rights and in line with the 1951 Convention.

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