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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Covid-19, ecco come la salute cardiovascolare è peggiorata con la pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Secondo i risultati di una metanalisi pubblicata sull’European Heart Journal, la pandemia di COVID-19 ha prodotto un sostanziale danno a carico della salute cardiovascolare globale con tassi di gravità più o meno accentuati a seconda del reddito del Paese interessato.«In altri termini, gli ospedali di tutto il mondo hanno registrato un calo del 22% dei ricoveri di persone colpite da un infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), in cui una delle coronarie è completamente ostruita. Viceversa, è diminuito del 34% il numero dei ricoverati per infarto senza sopraslivellamento del tratto ST (NSTEMI), provocato da un’ostruzione coronarica parziale» spiega Ramesh Nadarajah del Leeds Institute for Cardiovascular and Metabolic Medicine all’Università di Leeds (Regno Unito) e primo firmatario del lavoro, sottolineando che il calo dei pazienti non dipende da una riduzione dell’incidenza di attacchi cardiaci, bensì da un minor numero di persone che si recano in ospedale per essere curate. Affluenza tanto minore quanto più basso è il reddito degli Stati colpiti dalla pandemia.«Le precedenti revisioni sistematiche dell’impatto della pandemia di COVID-19 sulla salute cardiovascolare hanno fornito una panoramica incompleta, in quanto alcune mirate ai ricoveri e altre a condizioni cardiache specifiche» afferma l’autore, che assieme ai colleghi ha provato a quantificare globalmente gli effetti cardiovascolari della pandemia sugli accessi ospedalieri, sul trattamento e sulla prognosi in termini di regione geografica, reddito nazionale e decorso temporale della pandemia. «La terapia in caso di infarto è l’angioplastica, e in molti paesi a basso e medio reddito si è verificato un netto calo di tali procedure, attuate solo nel 73% dei casi di STEMI e nel 69% dei casi di NSTEMI» riprende Nadarajah. Ma non solo: a livello globale si è registrato un calo del 34% delle operazioni cardiochirurgiche. E ancora, rispetto al periodo pre-pandemia sono stati posizionati poco più del 51% dei dispositivi impiantabili. Infine, tra i ricoverati negli ospedali di tutto il mondo per infarto o scompenso cardiaco, il numero di decessi è aumentato del 17%.«A tale proposito è importante sottolineare che gli studi svolti nel Regno Unito durante la fase iniziale della pandemia hanno rivelato un effetto di spostamento dei decessi: un numero maggiore di persone moriva per eventi coronarici acuti a casa, con una percentuale del 31% invece dell’atteso 24%» concludono gli autori, secondo i quali l’impatto del COVID sulla salute cardiovascolare globale avrà ricadute per diversi anni.

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