Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

ESG e istituzionali: la gestione attiva può migliorare la sostenibilità del portafoglio mantenendo un elevato profilo rischio/rendimento?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

A cura di Marco Ghilotti, Senior Manager Institutional Clients e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager QUEST Global Equities, Pictet Asset Management. Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello attuale, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Ne consegue che qualsiasi cashflow proveniente da una acquisizione o da un progetto di un’impresa ricompresa nel benchmark ha, per l’azionista, un valore attuale superiore a quello che avrebbe se l’azienda non fosse inclusa in un benchmark. Lo stesso fenomeno di amplificazione si osserva nella valutazione di fusioni e acquisizioni, spin-off e IPO. Se ciò fosse confermato, capovolgerebbe il risultato standard della finanza aziendale secondo cui il valore di un investimento è indipendente dall’entità che lo valuta. Alcuni manager attivi potrebbero non volere o essere invitati a non deviare troppo dall’indice, per evitare risultati difficilmente spiegabili; nell’ottica di una adeguata diversificazione, un manager attivo che pensasse, per qualsiasi ragione, che le aziende Apple, Tesla o Microsoft siano le migliori opportunità, ma non riflesse nelle valutazioni di mercato, difficilmente potrà far fruttare quell’intuizione rispetto all’indice, a meno che non acquisti una quantità eccessivamente importante di quelle stesse azioni.Con il passare del tempo, la “moda passiva” ha accumulato rischi sistemici amplificati e ha reso gli investitori attivi una buona fonte di diversificazione, in particolare contro selloff futuri. Nel tempo, infatti, il rischio di concentrazione si materializza in un’instabilità sistemica realmente messa alla prova dal rallentamento del ciclo economico. Rialzo dei tassi, inflazione ai massimi storici degli ultimi quaranta anni e inversione della correlazione tra obbligazioni e azioni stanno mettendo a dura prova i paradigmi di investimento consolidati nei primi decenni del terzo millennio.Tra le strategie utilizzate spiccano l’integrazione ESG (25.000 miliardi) e il negative screening (15.000 miliardi). Se guardiamo però ai tassi composti di crescita, l’integrazione dal 2016 è aumentata del 25% su base annua, mentre il negative screening è rimasto fermo (0%).Se è vero che l’esclusione può essere considerata già una forma di engagement e di selezione attiva, in fase di costruzione di portafoglio gli investitori non potranno più affidarsi esclusivamente a esposizioni tradizionali al beta per ottenere rendimenti accettabili. Per quanto attiene gli investitori istituzionali italiani, la pandemia ha avuto un ulteriore impatto sulla sensibilità agli aspetti ESG. Il mercato, infatti, considera sempre di più gli impatti sociali e ambientali dei prodotti finanziari e degli approcci di investimento, oltre alle performance finanziarie. Secondo la terza indagine “Esg ed Sri, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”, i gestori hanno dichiarato di voler investire maggiormente in quest’ambito attraverso i fondi d’investimento alternativi (il 91% dichiara che aumenterà l’esposizione), ma anche con fondi d’investimento tradizionali (34%), Fia immobiliari (20%) ed Etf (20%).Il 56% degli enti ha dichiarato di adottare una politica d’investimento sostenibile. Al momento i dati sulla ripartizione tra attivo e passivo non sono noti, in particolare per quanto riguarda la componente azionaria dei portafogli istituzionali, ma è ragionevole stimare che l’approccio passivo abbia superato quello attivo e sia in continua crescita. Ne risulta che, di fronte a un periodo particolarmente complesso come quello iniziato nel 2022 e molto probabilmente destinato a proseguire nel 2023, la componente di selezione ESG si deve necessariamente accompagnare ad un ulteriore filtro “attivo” di valutazione degli asset di rischio. Crescita dell’inflazione, andamento del settore delle commodity, rischi geopolitici e protrarsi del conflitto in Ucraina, senza dimenticare il persistente rischio legato della pandemia, sono solo alcune delle variabili che stanno sempre più entrando in gioco in questo scorcio d’anno.È pertanto interessante notare la tendenza in corso verso la costruzione di portafogli che assumono la configurazione, ove possibile e permesso agli investitori istituzionali, degli endowment internazionali. Come detto, sarà necessario assumere maggiori rischi privilegiando la ricerca dell’alfa, più che del beta. (abstract by http://www.bc-communication.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: