Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Governare o far governare degli estranei? Dalla lezione francese, italiana, etc…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

Un elettore su due non è andato a votare al secondo turno delle legislative francesi, grossomodo quello che è successo alle ultime parziali amministrative italiane, e alle elezioni precedenti in questo Paese e in quell’altro, etc. Prospettive: sempre in meno parteciperanno al voto. Rimedi: un po’ di pubblicità istituzionale, il partito pinco e quello pallo che fanno appello a chi non vota… magari anche con un po’ di ipocrisia perché per diversi partiti è meglio affrontare la certezza del proprio elettorato (e, in un certo senso, clienti) che non l’incognita della cosiddetta opinione pubblica. In Italia, anche quando si è avuto l’exploit del partito populista di Beppe Grillo (M5S), che è diventato il primo partito, le percentuali di partecipanti non hanno avuto particolari picchi: la metà degli elettori segue la politica e si esprime con fluttuazioni tra chi in quel momento sembra essere affidabile promessa; l’altra metà se ne frega. Da cosa nasce questa disaffezione e rifiuto? Fior fiore di analisti qualificati cercano di spiegarcelo con il distacco tra partiti ed elettorato, ma chi legge e chi capisce, ammesso che sia in grado o voglia farne tesoro, non produce risultati. “Son tutti uguali”, “non cambia nulla”, “non serve a nulla”, etc. Di questo tono le possibili motivazioni dei non-partecipanti. Che – a nostro avviso – a differenza di chi li stigmatizza come “inutili”, “parassitari”, “qualunquisti”, “buoni a tutto e a niente”, potrebbero avere un motivo di fondo comune molto politico: a che serve votare dei rappresentati che poi hanno poteri limitatissimi per attuare o modificare ciò che ci interessa? Crescono i prezzi energetici: a che serve mandare al Parlamento un rappresentante visto che poi le decisioni vengono prese a Bruxelles e, nello specifico, fino ad un certo punto? Crescono i prezzi di diversi prodotti: a che serve mandare un rappresentante in Parlamento visto che poi nello stesso se la menano per anni o, per far piacere a questa o quell’altra corporazione, fanno modifiche alle direttive di Bruxelles vanificando di fatto la concorrenza, unica in grado di far scendere i prezzi? C’è precarietà sanitaria (vedi covid): a che serve mandare un rappresentante in Parlamento visto che poi quello che possono fare lo decidono a Bruxelles, pur con la limitatezza della mancanza di una politica comune europea sanitaria? E così avanti per vari argomenti. Dove occorre sin da subito dare segnali tangibili coi quali gli elettori – europei – capiscano che non hanno di fronte un mostro burocratico incapace di affrontare anche le urgenze. Facciamo un esempio: adesione Ucraina all’Ue contro l’invasione putiniana di quel territorio. “Ci vogliono decine di anni”, “per ora sei candidato ufficiale a…”, etc etc.. Cosa si crede che possa pensare l’elettore medio europeo di questa procedura? Probabilmente un buon motivo per continuare a non dare credibilità a queste istituzioni che, così facendo, avvalorano opinioni come quella dell’ex-presidente russo Dmitri Medvedev, quando dice che, in attesa di questo ingresso ucraino, non è detto che l’Ue nel frattempo sparisca, anche per (aggiungiamo noi) per mancanza di tempestività per l’ingresso dell’Ucraina. Vincenzo Donvito Maxia Aduc

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