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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Taxi: evitare una criticità sociale stralciando l’articolo 10 del DL concorrenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2022

Come tutti sappiamo, l’indispensabile trasporto pubblico dei taxi è amministrato da un ente pubblico. Infatti, la tariffa è impostata dagli enti locali su parametri volti a garantire un servizio regolare, calmierando al contempo il reddito del tassista. Non solo, hanno l’obbligo di prestazione con destinazione sull’intero territorio comunale e comprensoriale, rendendo obbligatoria ogni corsa, anche quella che risultasse svantaggiosa economicamente. Inoltre, vi è da ricordare che il D.L. n. 59/2010 “Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno” che esclude i taxi dai contesti di libero mercato in virtù della funzione di SERVIZIO PUBBLICO svolto da lavoratori autonomi senza oneri per lo Stato e in un regime “tutelato per l’utenza”. L’equilibrio delle licenze in servizio è governato utilmente dai comuni in funzione di una serie di valutazioni al fine di evitare che l’incremento della domanda possa determinare un vantaggio per il tassista, andando a discapito del servizio. Ulteriormente, l’organizzazione degli orari di lavoro è articolata su 24 ore per assicurarne la disponibilità in ogni fascia oraria, anche durante la pandemia Covid19: un’attività notturna e diurna, rischiosa (non poche le uccisioni e aggressioni ai tassisti uomini e donne) e stressante per i tempi di attesa sotto il sole e/o le intemperie. Oltre tutto, i tassisti non possono decidere di sospendere l’attività senza incorrere in denunce penali, proprio perché la loro attività è considerata servizio pubblico. I tassisti sono altresì sottoposti alla fiscalità verificata dall’Agenzia delle Entrate, contribuendo in maniera proporzionale al benessere collettivo: ciò non vale per le multinazionali, che in regime di liberalizzazione delle licenze conquisterebbero tutto il mercato, in palese contrasto con i principi della Costituzione e con le leggi antitrust. In aggiunta va ricordato che, i tassisti hanno subito e subiscono: una significativa riduzione delle corse per la pandemia e per le sanzioni alla Russia che hanno visto che i turisti russi disertare l’Italia, alle spese che devono affrontare per le manutenzioni dei veicoli (dovute anche a strade dissestate), la concorrenza di bici e monopattini elettrici, il pagamento dei parcheggi assegnati (privi anche di gabinetto autopulente), il micidiale aumento dei carburanti che non è calmierato dalla detassazione sul costo dei carburanti, tassazione arrivata a gravare per il 60% del costo di un rifornimento, ricambio dei veicoli (sempre più cari). Nonostante quanto sopra, il governo, con il ddl Concorrenza, crea le premesse per trasformare i tassisti in disoccupati, aumentando così la criticità sociale a carico della collettività. Al contrario, la logica vorrebbe che il governo cancellasse l’articolo 10 del DL concorrenza che riguarda i tassisti, facendo rimanere di competenza di ogni singolo sindaco la regolamentazione del settore trasporto taxi. Altre proposte sarebbero palliativi, che oltretutto favorirebbero una guerra tra poveri, disservizi ai cittadini e l’entrata di società private che conquisterebbero rapidamente il mercato grazie a contratti di lavoro da schiavi. Saranno così eliminati i piccoli imprenditori che hanno investito decine di migliaia di euro per il trasferimento della licenza sia per l’acquisto del veicolo. Ovviamente ai tassisti, circa 40.000 in Italia l’organizzarsi in un Coordinamento Tassisti, al di fuori delle tante sigle, per essere informati e agire rapidamente con lo scopo di ottenere lo stralcio dell’articolo 10 del DL concorrenza. ByPier Luigi Ciolli http://www.nuovedirezioni.it

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