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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Pussy Riot: Russia contro

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

Punk is not dead. Questa frase rimbalza da anni di bocca in orecchio con fare carbonaro. In tanti si divertono a constatare che lo spirito ribelle che nella seconda metà degli anni Settanta prese il sopravvento e conquistò le prime pagine dei giornali è ancora vivo e sentito. Il punk è tra noi. Ma non è solo un fenomeno musicale o di costume. Oggi che la posta è ben più alta, questa è una delle forme ufficiali del dissenso. Specie in Russia. Quando le Pussy Riot decisero di inscenare la loro preghiera irriverente “Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! […] Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista”, occuparono la cattedrale di Cristo Salvatore, il tempio dell’ortodossia moscovita, a pochi metri dal Cremlino. Suonarono e filmarono per un minuto e una manciata di secondi quella performance che le avrebbe rese celebri, condannate per “teppismo e istigazione all’odio religioso” e carcerate nei tristemente famosi campi di rieducazione. I gulag. “Teppismo e istigazione all’odio religioso”. Ci sarebbe da sorridere per l’anacronismo di questa accusa, se non sapessimo con cosa abbiamo a che fare. Qualunque capo di accusa è il pretesto per sbarazzarsi di oppositori, attivisti, semplici pensatori che non si assoggettino al pensiero unico che è imperativo da quelle parti.Desideri una vita normale? Magari una vita agra, difficile, come vivono milioni di persone in Russia oggi, ma pur sempre lontano dalla galera? Baratti il tuo silenzio con la libertà. È quel che la cosiddetta “maggioranza silenziosa”, ha imparato a praticare. D’altronde che in Russia sia “proibito parlare”, l’aveva scritto (è addirittura il titolo di un suo libro) Anna Politkovskaija, la grande giornalista assassinata nel 2006. Il 7 ottobre, giorno del compleanno di Putin. Mai regalo di compleanno fu più macabro di questo. Anna pubblicava i suoi articoli per la Novaija Gazeta, il quotidiano indipendente diretto da Dmitrij Andreevič Muratov, Premio Nobel per la pace nel 2021. Il giornale oggi è stato costretto alla chiusura, a causa di leggi liberticide emanate proprio allo scopo di mettere a tacere le voci scomode al regime. Ci racconta di Anna e Dmitrij, Galia Ackerman, che di Anna fu traduttrice e amica intima, fu proprio Anna che le presentò Muratov ai tempi della seconda guerra cecena. Tutto si tiene, come una sottile catena che cerca di resistere ai soprusi di un regime autocratico che con gli anni i politologi hanno preso a chiamare democratura, una dittatura travestita da democrazia. Nadežda Tolokonnikova, artista e attivista, membro delle Pussy Riot, scrisse delle lettere al filosofo Slavoij Žižek in cui raccontava le condizioni terribili cui vengono sottoposte le detenute, costrette a lavorare tra le 16 e le 17 ore, con una pausa notturna di 3-4 ore, e un giorno libero ogni 8 settimane. Inoltre testimonia che in caso di lamentela o protesta sono frequenti le punizioni corporali. La pena è estesa, collettiva, in modo che il detenuto che ha protestato venga odiato dai suoi compagni. Inoltre, se vogliono, le autorità possono colpire volutamente parti sensibili dei prigionieri, come per esempio i reni. Oppure, a piacimento, tenere un prigioniero esposto alle intemperie senza vestiti sufficienti a proteggerlo, in modo che il corpo si debiliti e si ammali. La detenzione assume caratteri inumani e di mera prevaricazione come testimoniato anche da Amnesty International. Dopo essere stato avvelenato su un aereo, come fu per Anna Politkovskaija mentre si recava a Bezlan, Alexei Navalnij, attivista, ex oppositore di Putin, è sopravvissuto. Dopo essere stato curato in Germania, nonostante fosse certo di essere arrestato, ha sfidato le autorità russe ed è tornato a Mosca. Dove in seguito a un processo farsa è stato condannato a nove anni, dopo i due già trascorsi in detenzione preventiva.Ol’ga Alexandrovna Sedakova, la maggiore poetessa russa vivente. Considerata l’erede della grande Anna Achmatova, è stata arrestata giovanissima, internata in un ospedale psichiatrico, torturata con farmaci ed elettroshock, nel tentativo, vano, di impedirle di pensare e scrivere in maniera indipendente. Ma le sue poesie hanno circolato sotto forma di samizdat, le autoproduzioni clandestine che ai tempi dell’URSS consentivano la diffusione della letteratura contro. Oggi Ol’ga Sedakova ancora opera e pubblica, tra mille difficoltà.E infine Victoria Lomasko, artista e fumettista russa in esilio. Che ha dovuto imparare a far stare tutte le sue cose in due valigie e dopo diverse minacce e ostacoli burocratici ha dovuto lasciare la sua Russia per vivere in Europa. Lontano dalla sua famiglia, dai suoi amici.Sono testimonianze, quelle che proponiamo. Ritratti di personalità diverse e indipendenti, tutte non schierate con il regime, senza ambiguità alcuna, e che per questo pagano lo scotto della loro scelta. È solo un piccolo contributo, per ringraziare queste persone, che rispettiamo e apprezziamo proprio perché sappiamo che il cammino per difendere una pluralità di sguardi, di posizioni, non è comodo né scontato, ma rimane pur sempre necessario. Indispensabile. Dall’editoriale di Igort Illustrazione di copertina di Alice Iuri, pp. 120, 6 euro

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