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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°185

Presentato il Libro bianco 2022 “Tumore alla prostata. Stato dell’arte e nuove prospettive”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2022

Ad iniziativa di Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, volume realizzato grazie all’impegno di esperti di primo piano e grazie al sostegno della Fondazione per la Formazione Oncologica. Il tumore della prostata, come noto, è uno dei più importanti problemi nell’ambito della salute dell’uomo, costituendo il 19% di tutti i tumori diagnosticati nella popolazione maschile e contando ogni anno in Italia circa 37.000 nuove diagnosi. La sua incidenza è aumentata nel tempo, da un lato per il progressivo invecchiamento della popolazione e, dall’altro, per l’introduzione del PSA, il dosaggio del cosiddetto “antigene prostatico specifico”, che può facilitare l’individuazione di questa forma di tumore. Fortunatamente, si registra in parallelo una continua riduzione della mortalità, favorita anche dall’aumento della diagnosi precoce. Fino al 40% delle nuove diagnosi è costituito da tumori clinicamente insignificanti. Per evitare il sovratrattamento di lesioni indolenti, risparmiando al paziente inutili tossicità e alla comunità inutili costi, si adotta oggi un paradigma chiamato Sorveglianza Attiva, nato negli anni Novanta e riconosciuto ormai da tutte le linee guida internazionali. «È un monitoraggio sistematico per pazienti con diagnosi di adenocarcinoma della prostata in classe di rischio bassa, che prevede uno schema predefinito di controlli che include anche la pronta attivazione di un trattamento curativo qualora gli esami di monitoraggio evidenzino la comparsa di un tumore clinicamente significativo. Gli studi clinici ne confermano efficacia, sicurezza e una buona qualità della vita» spiega Riccardo Valdagni, Direttore SC Radioterapia Oncologica e Responsabile Programma Prostata, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano, dove per la prima volta questo approccio è stato applicato nell’ambito del progetto PRIAS (Prostate Cancer Research International Active Surveillance) Italia.Si passa poi alla chirurgia, che «rappresenta un trattamento di scelta per la neoplasia prostatica organo-confinata, indicata per pazienti con neoplasia a rischio intermedio che abbiano un’aspettativa di vita superiore ai 10 anni, ma che trova indicazione anche in pazienti con neoplasia a rischio elevato o localmente avanzata, nei cui casi la chirurgia può essere seguita da trattamento radioterapico e medico in un’ottica multimodale», sintetizza Bernardo Rocco, Direttore UOC di Urologia, ASST Santi Paolo e Carlo, Milano.Vengono esaminate le terapie mediche, fino alle strategie e alle tecnologie più innovative, come la radiomica, i classificatori genomici, l’immunoterapia e la radioterapia di precisione. «L’evoluzione tecnologica degli ultimi due decenni e la sempre maggiore attenzione verso il paziente e la sua malattia hanno permesso alla radioterapia di divenire un trattamento di riferimento per la cura delle neoplasie della prostata. Inoltre, grandi sforzi di ricerca sono stati compiuti per individuare fattori genetici che rendono un individuo più sensibile alla radiazione: l’inclusione di queste caratteristiche in modelli predittivi permetterà di ottimizzare i trattamenti. Inoltre, l’evoluzione tecnologica degli ultimi due decenni e la sempre maggiore attenzione verso il paziente e la sua malattia hanno permesso alla radioterapia di divenire un trattamento di riferimento per la cura delle neoplasie della prostata», spiega Noris Chiorda della SC Radioterapia Oncologica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano.Un capitolo è dedicato agli aspetti psicologici del tumore alla prostata, correlati al vissuto di malattia nonché agli effetti collaterali delle terapie e dei trattamenti che minano la qualità di vita dei pazienti, interferendo con il funzionamento sessuale, urinario e intestinale. «Il tumore alla prostata non è solo una malattia del corpo, ma colpisce l’identità maschile più intima dell’uomo. Indipendentemente dalla tipologia d’intervento o dalla persistenza degli effetti collaterali, i pazienti con cancro alla prostata sperimentano un senso di perdita: delle proprie funzioni, del proprio sé, della connessione con l’altro e di controllo» ricorda Chiara Marzorati, psicologa e psicoterapeuta, Divisione di Psiconcologia, IRCSS Istituto europeo di oncologia, Milano. Ai contributi scientifici segue, quindi, la testimonianza di Europa Uomo, la prima e principale rete di informazione e supporto per il tumore alla prostata in Italia ed Europa. «Durante e dopo le cure, Europa Uomo sostiene gli uomini tramite un gruppo di auto-aiuto, con attività supportivo-espressive coordinate da uno psicologo, attività di riabilitazione motoria guidate da un personal trainer, incontri con gli specialisti del settore e attività socioculturali. Da non dimenticare, i Venerdì di Europa Uomo che si propongono di tutelare e migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie, aiutandoli a creare una nuova rete sociale di supporto», conclude Maria Laura De Cristofaro, Presidente Europa Uomo Italia.

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