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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

In Italia i pazienti con tumore renale incontrano alcune difficoltà durante il loro percorso di cura

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

Per il 58% è insufficiente l’assistenza da parte della medicina territoriale mentre il 29% fatica a contattare il medico specialista. Per il 46% risulta difficile accedere agli esami di follow-up dopo le terapie, mentre il 24% ha difficoltà a compilare i documenti sanitari. Sono questi alcuni dati emersi da un sondaggio on line svolto tra 216 malati e promosso dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO). I risultati sono stati presentati durante il webinar “Tumore del Rene” che è andato in onda, nei giorni scorsi, sulla pagina Facebook della Società Scientifica. Si tratta del terzo di una serie di eventi on line che rientrano nel progetto “SIUrO Incontra Pazienti e Caregiver”. Una volta al mese gli esperti della SIUrO affrontano a 360 gradi tutti gli aspetti inerenti i tumori urologici (prevenzione, terapie, impatto sulla vita quotidiana, difficoltà burocratico-amministrative, riabilitazione). Malati, caregiver, personale medico-sanitario, nonché semplici utenti del web possono così rivolgere domande direttamente agli specialisti. “La medicina territoriale deve avere un ruolo fondamentale nella lotta a tumori complessi come quelli urologici – afferma Camillo Porta, Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università Aldo Moro di Bari e Direttore della Divisione di Oncologia Medica del Policlinico di Bari-. In particolare il Medico di Medicina Generale è la prima figura di riferimento per i pazienti e caregiver fin dalla diagnosi. “Nel nostro Paese vivono più di 144mila persone con una diagnosi di carcinoma renale – aggiunge il dott. Marco Roscigno, Dirigente Medico Unità di Urologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. I tassi di sopravvivenza a cinque e dieci anni sono in netto miglioramento grazie soprattutto all’introduzione prima delle terapie mirate e poi dei farmaci immunoterapici. L’intervento chirurgico è la principale indicazione nei pazienti con malattia non metastatica, mentre per i malati con malattia diffusa è necessario un percorso terapeutico condiviso dai vari specialisti, in cui rientrano trattamento medico, chirurgico e radioterapico. Le varie cure possono determinare degli effetti collaterali che, sempre secondo il nostro sondaggio, sono giudicati di forte impatto da tre pazienti su quattro”. “E’ una neoplasia nella quale la chemioterapia ha sempre avuto scarso utilizzo – prosegue Stefano Arcangeli, Direttore Unità di Radioterapia ASST Ospedale San Gerardo di Monza -. Per quanto riguarda la radioterapia, essa invece trova indicazione soprattutto nel trattamento di alcuni siti metastatici o per ridurre il dolore correlato alle metastasi ossee. Al momento, poi, alcuni studi stanno valutando l’efficacia di possibili combinazioni tra radioterapia e immunoterapia. I primissimi dati dimostrano che si tratta di un trattamento fattibile e sicuro, ma va ancora dimostrata la sua reale efficacia. In futuro potrebbe esserci una sempre maggiore integrazione tra queste due modalità terapeutiche”.

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