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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

L’inflazione martella, le banche centrali accelerano per frenare bruscamente la crescita

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte. Il dato sull’inflazione Us di giugno è risultato ancora una volta superiore alle attese, con un timido calo della componente core, sebbene inferiore alle aspettative. La componente energetica, alimentare ed affitti ha maggiormente contribuito al rialzo, visto anche il loro peso specifico sul paniere di rilevazione. Il dato di giugno ha portato ancora più in negativo i salari reali: gli average weekly real earnings a/a hanno messo a segno il quindicesimo calo consecutivo arrivando al minimo storico di -4,4%. In altri termini, la persistenza di un’inflazione elevata erode pesantemente il potere di spesa e quindi la domanda. Anche nel dato di oggi, a ben vedere, traspare qualche dato in tal senso: le tariffe aeree e quelle degli alberghi, ad esempio, hanno segnato un calo mensile dopo diversi mesi di marcati rialzi. Indici che lasciano aperta la possibilità che il cosiddetto “revenge spending” post pandemia stia iniziando a scricchiolare, sotto i colpi di un’inflazione tanto galoppante quanto martellante Il dato di oggi costringe tuttavia la Fed a tenere ritmi di manovre restrittive: gli operatori si stanno spingendo verso l’ipotesi di 100 pb di rialzo a luglio ed eventualmente 75 pb a settembre. La Bank of Canada poco fa non ci ha pensato due volte ed ha dichiarato: meglio affrettare i tempi della lotta all’inflazione con un rialzo di 100pb rispetto alle attese di 75pb. Questo comporta che, per almeno questo trimestre, si viaggerà con il vento contrario delle banche centrali del mondo ex Asia. La Fed, in particolare, è costretta ad accelerare per frenare l’emorragia inflattiva, per poter poi in prospettiva (nel 2023) spostarsi velocemente verso il tema crescita e, semmai, invertire la tendenza, ma solo quando vi sarà stato un calo significativo dell’inflazione. La Fed volutamente mira ora ad un brusco raffreddamento della crescita a partire dal mercato del lavoro, cercando di intervenire sui motori dell’effetto ricchezza Us, ossia settore immobiliare ed azionario Il QT drena un ammontare considerevole di liquidità, soprattutto da settembre in poi (95 mld$ al mese), il che significa mettere volutamente in difficoltà le aziende Us nel processo di refunding per ridurne la liquidità a disposizione utilizzata in prevalenza per foraggiare elevati pay out ratios, soprattutto buy back. La recessione profonda potrebbe essere preceduta da una recessione tecnica già questo trimestre, ma il vero impatto recessivo (in termini di marcato calo dei consumi) dovrebbe essere evidente dal quarto trimestre 2022 in poi, come evidenziato dai segnali anticipatori dei salari reali Us rispetto alle vendite al dettaglio.In questo trimestre, da tenere sempre sotto osservazione i corporate spread Us, ancora lontani da livelli compatibili con uno scenario recessivo: un loro allargamento (altamente probabile) segnalerebbe difficoltà crescenti nel funding e quindi meno buy back e, di conseguenza, meno supporto al mercato azionario. In questa fase i corporate spread tendono a funzionare come le rose piantate accanto ai vigneti: essendo le rose più sensibili, anticipano l’impatto negativo di eventuali insetti/parassiti sul vigneto, dando il tempo al viticoltore (alias investitore) di proteggerlo.

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