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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Giustizia: Tra garantisti e giustizialisti. Un excursus storico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

Oggi, il concetto di detenzione, inteso come limitazione della libertà per chi contravviene alle regole della società e arreca danno agli altri, si è sovente contrapposto con il garantismo a tutto campo che tende a sua volta a stemperare le conseguenze della pena sino a vanificarla, in certi casi. Possiamo quindi asserire che le tendenze dell’uomo contemporaneo è ondivago tra garantismo e giustizialismo. C’è chi vuole una giustizia che educhi, e chi ritiene sia solo duramente repressiva. La giustizia, alla fine, se non si sceglie una strada ben definita, rischia di procedere in senso alternato rendendo un cattivo servizio alla società poiché si possono colpire con più durezza gli innocenti, in un procedimento indiziario, mentre i delinquenti abituali e recidivi possono godere i vantaggi del garantismo. In Italia si sono aggiunti, in maniera drammatica il sovraffollamento delle carceri e la lentezza dei procedimenti con tre gradi di giudizio e che sovente determinano la prescrizione del reato. E dire che siamo passati, in poco più di un secolo, da un estremo all’altro nel trattamento di un imputato. Per gli antichi la confessione è la più perfetta delle prove (confessio est regina probationum) tant’è che si praticò nelle questure e nelle prigioni l’interrogatorio di 3° grado. Era un termine tipico della terminologia popolare per intenderlo come un sistema di crudeli tormenti corporali inflitti a individui di cui si vuole strappare una confessione. Così possiamo dedurre le varie forme d’interrogatorio da quello di 1° grado, che si attiene alle disposi-zioni giuridiche e penali che lo riguardano a quello di 2° grado in cui entra in gioco un livello di tormento più morale, psicologico e psichico che materiale. Si tratta di continui interrogatori per più ore, mentre il soggetto è accecato da luci molto forti e sono poste domande trabocchetto ben congegnate dopo un incalzare fitto di altre domande e pretesa di risposte immediate. Resta comunque oltre la legalità l’interrogatorio di 3° grado che consentiva, in altri tempi, la tortura e che oggi, sia pure raramente, viene adottato da qualche polizia. Dagli Elleni all’ateniese Socrate (436-338 a.C.) “si partiva dal presupposto che, per sapere la verità, nulla fosse più sicuro del tormento”. Demostene e, in seguito i romani, ne approvarono i principi e la lex Julia ne sancì, per evitarne gli abusi, le modalità e le forme con leggi ben definite. Un tribunale stabiliva se un imputato doveva o meno es-sere sottoposto alla tortura dopo aver esaminato il suo caso attentamente. Tito Livio e Cicerone però non la pensavano allo stesso modo; per loro mentire sotto la tortura significava sfuggire ai tormenti. Preferivano morire affermando il falso piuttosto che soffrire il dolore. Dai romani ai barbari la tortura si affermò come sistema crudele di repressione non solo del crimine, ma del nemico politico e, nell’età del Rinascimento giuridico, si adottò per motivi discutibilmente religiosi con la “sacra inquisizione”. Era diventata una valvola di sicurezza alla defettibilità dell’organizzazione preventiva e repressiva della polizia. Perché il giudice potesse condannare con la piena confessione del reo egli passava con la minaccia “territio verbalis”, alla “territio realis” in cui era condotto alla camera del supplizio affinché si riuscisse ad estorcere la verità. Se questi due tentativi erano vani si stabiliva il sistema di tortura nei gradi voluti dalla sentenza alla presenza di un giudice, un cancelliere e un medico. La tortura terminava con la confessione del reo e dopo ventiquattro ore convalidata di nuovo da questi. Se era ritrattata la tortura riprendeva inesorabilmente. La rivoluzione francese riuscì a spazzare via per sempre questa eredità medioevale chiudendo ufficialmente una storia dolorosa che così a lungo tormentò i nostri avi. Oggi, ancora una volta, e sotto forme più “scientificamente” rifinite ritorna agli onori della cronaca il paventato “interrogatorio di terzo grado” facendo dell’uomo lo strumento di una forza che si richiama alla selvaggia legge del passato ed in nome di una giustizia che si chiama guerra, sterminio, crudeltà e non è altro, in definitiva, che miseria e debolezza.

Una Risposta a “Giustizia: Tra garantisti e giustizialisti. Un excursus storico”

  1. […] oggi sia assolutamente necessario dare risposte concrete, e subito. Per far rinascere la speranza. Giustizia: Tra garantisti e giustizialisti. Un excursus storico La situazione […]

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