Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

La situazione carceraria italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 agosto 2022

Da anni, oramai, non si fa altro che parlare di sovraffollamento degli istituti di pena, di suicidi, di rivolte e di aggressioni e tutte le volte la politica si limita alle promesse e tali rimangono salvo riesumarle in presenza di nuove situazioni critiche. Eppure, i segnali di un aggravamento della situazione è sotto i nostri occhi. I professionisti del settore hanno a più riprese invocata un’attenta vigilanza sul fenomeno dei suicidi e a difendere l’istituzione della figura del Garante per i diritti dei detenuti. Da fonte Migra apprendiamo che quanto concerne le celle dei detenuti è stato rilevato che: L’89,40% dei detenuti non ha la doccia. Il 69,31% non ha l’acqua calda. Il 60,00% delle detenute non ha il bidet. Il 12,80% dei detenuti vive in celle dove il bagno è collocato vicino al letto, e non in un vano separato. Il 29,30% dei detenuti non possono accendere le luci all’interno della propria cella in quanto gli interruttori sono posti all’esterno. Ogni detenuto costa alla collettività, mediamente, 120 euro il giorno. Tutto questo ha reso quasi obbligatorio ricorrere all’istituto dell’indulto, al quale si è ciclicamente ricorsi più volte nella storia della Repubblica, per intraprendere (si spera) una strada che porti l’Italia ad approntare modifiche strutturali serie per evitare di dover pagare l’ennesima sanzione alla Comunità Europea e un debito morale verso l’ONU e il mondo intero. A questo punto sarebbe troppo semplice e riduttivo comporre la crisi del sistema carcerario identificando i motivi al suo interno. È vero invece che il problema della criminalità si propone come problema politico complessivo, per cui s’impone una scelta fondamentale: quella cioè di individuare come corsia di favore, nella riforma del sistema carcerario, la lotta alle grandi organizzazioni criminali, come lotta per la democrazia e l’esercizio dei diritti civili; e i diritti civili di dignità della persona e di possibilità di recupero devono essere riaffermati in questa ottica, soprattutto nel carcere. Si è inoltre compreso come uno degli strumenti più efficaci per decongestionare le carceri sia costituito dal trattamento in ambiente libero del condannato. I fattori che consentono questo livello di sperimentazioni sono vari ma che potrei riassumere in questi punti essenziali: una maggiore disponibilità degli organismi preposti istituzionalmente alla sorveglianza degli istituti di pena; la maturazione culturale e comportamentale di larghe fasce di detenuti che hanno saputo porsi in modo propositivo nei confronti delle istituzioni; la partecipazione della comunità esterna favorita dalla disponibilità della magistratura di sorveglianza; la partecipazione attiva degli operatori penitenziari dell’istituto e soprattutto quella degli agenti di custodia in grado di supplire a notevoli carichi di lavoro. Dobbiamo convincerci, in buona sostanza, che i rinvii non spostano solo i problemi ma li aggravano. (Riccardo Alfonso)

Una Risposta a “La situazione carceraria italiana”

  1. […] Il Coordinamento Carcere Due Palazzi di Padova (v. in calce realtà che aderiscono) esprime profonda preoccupazione per la situazione delle carceri italiane. Il numero impressionante e in continuo aumento di suicidi (uno anche nella Casa di Reclusione di Padova pochi giorni fa) è uno dei sintomi del disagio in cui vive la popolazione detenuta, un disagio profondo, aggravato da due anni e mezzo di pandemia: ricordiamo che il covid ha interrotto/ridotto i contatti con i familiari, interrotto per lunghi mesi le attività scolastiche, culturali, sportive, insomma le relazioni umane. In questi giorni voci autorevoli si sono levate per chiedere interventi concreti e immediati per alleviare la sofferenza e l’angoscia in particolare di quella parte della popolazione detenuta più fragile e priva di speranze per il futuro. Il coordinamento aderisce all’appello ‘Una telefonata ti può salvare la vita’ rivolto da don David Maria Riboldi, cappellano del carcere di Busto Arsizio, alla Ministra Cartabia e al Capo del DAP Carlo Renoldi affinché sia concesso il telefono nelle celle, come già avviene in altri paesi dell’Europa. Registriamo tra i detenuti anche una profonda delusione per la mancata approvazione della liberazione anticipata come “compensazione” per la doppia sofferenza vissuta durante la pandemia. Chiediamo: * liberalizzazione delle telefonate, come possibilità di ritrovare nei legami famigliari la forza di andare avanti nei momenti della disperazione * liberazione anticipata speciale per Covid Come operatori, a titolo diverso attivi nelle carceri, pensiamo che oggi sia assolutamente necessario dare risposte concrete, e subito. Per far rinascere la speranza. Giustizia: Tra garantisti e giustizialisti. Un excursus storico La situazione carceraria italiana […]

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