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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

I sindacati firmano i contratti per due milioni di dipendenti pubblici tranne che per Scuola, Università e Ricerca

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2022

Con la sottoscrizione del Ccnl anche dei lavoratori delle funzioni locali, i sindacati arrivano a firmare i contratti per oltre due milioni di dipendenti pubblici, ma continuano a lasciare sotto scacco quelli del primo settore della PA: ci riferiamo a Scuola, Università e Ricerca. Nel frattempo l’inflazione vola, diventando a due cifre, con insegnanti e personale Ata costretti ad andare avanti con lo stipendio fermo al 2018. Diventa ancora più tangibile il motivo per cui da mesi Anief chiede a gran voce la firma immediata di un contratto ponte’ per il periodo 2019/2021: avrebbe portato nelle tasche (sempre più vuote) di quasi un milione e mezzo di docenti e Ata, rispettivamente fino a 123 euro e 97 euro. A cui aggiungere tra i 2mila e i 3mila euro di arretrati.“C’è davvero da rammaricarsi – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché su 3,5 milioni di dipendenti pubblici, rimangono fuori un milione e mezzo di dipendenti dell’Istruzione e della Ricerca. Il rimpianto è alto, perché è da giugno che, in occasione della contrattazione all’Aran, il nostro sindacato avanza la proposta della firma di un contratto ‘ponte’ per la sola parte economica. Avevamo tra l’altro l’assenso anche del ministro Bianchi, solo che alcune organizzazioni sindacali negli incontri successivi hanno cambiato idea esprimendo il loro dissenso proprio al tavolo delle trattative. A questo punto, se ne riparlerà a settembre, proprio mentre divampa la polemica nella scuola per l’assegno promesso fra dieci anni Governo degli ‘affari correnti’ al docente esperto attraverso il decreto Aiuti bis. Tutto ciò, mentre l’inflazione è proiettata sopra il 10% e gli aumenti finora finanziati coprirebbe in media il 4,22% a regime dal 1° gennaio 2021: Anief è consapevole della pochezza dell’incremento contrattuale, ma trattandosi di cifre già stanziate e non integrabili ritiene che sia molto meglio assegnarle a docenti e Ata, sempre più a corto di soldi per il caro energia e del costo della vita, piuttosto – conclude il sindacalista autonomo – che lasciarle nelle casse dello Stato”.

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