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Covid: frena la discesa dei casi con i ricoveri stabili

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2022

La curva dei casi di Covid-19 frena la sua discesa in Italia e il rallentamento riguarda la maggior parte delle province, probabilmente legato ai maggiori contatti tra le persone in occasione delle vacanze. Stabili anche i ricoveri in area medica e nelle terapie intensive nella settimana dal 26 luglio al 2 agosto negli ospedali della rete sentinella della Fiaso, dopo la diminuzione del -2% registrata la scorsa settimana. Resta bassa la percentuale di occupazione delle rianimazioni: 4,4% del totale dei pazienti Covid. Sul fronte delle cure, intanto, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato il via libera all’utilizzo dell’anticorpo monoclonale Evusheld (tixagevimab e cilgavimab) nel trattamento precoce di soggetti con infezione da SARS-CoV-2 a rischio di una forma grave di COVID-19. Finora il medicinale era disponibile solo per la profilassi pre-esposizione in soggetti ad alto rischio. Con questo ampliamento, l’Aifa rende disponibile «un’opzione terapeutica per via intramuscolare per i soggetti nei quali la prescrizione dei farmaci antivirali e degli anticorpi monoclonali autorizzati è considerata inappropriata dal punto di vista clinico e/o epidemiologico, in relazione alla circolazione delle varianti virali», si legge in una nota dell’agenzia. La decisione anticipa la valutazione dell’Agenzia europea del farmaco Ema, che sarà completata a settembre 2022. Sul fronte delle cure, da un maxi-studio multicentrico israeliano pubblicato su ‘Jama Network Open’ e condotto su 29.611 operatori sanitari, è emerso che la quarta dose di vaccino protegge di più dal covid. Il lavoro scientifico ha valutato l’impatto del secondo booster di Pfizer/BioNTech sul tasso di infezioni ‘breakthrough’ (cioè in persone vaccinate) in epoca Omicron. È emerso che la percentuale di infezioni breakthrough è stata del 6,9% fra le persone vaccinate con 4 dosi, mentre è risultata più alta – cioè del 19,8% – nei vaccinati con 3 dosi. Questi dati, concludono gli autori, suggeriscono che una quarta dose di vaccino è stata efficace nel prevenire contagi Covid negli operatori sanitari, contribuendo a mantenere le funzioni del sistema sanitario durante la pandemia, durante l’ondata Omicron. Secondo i dati Fiso, circa il 95% dei ricoverati vaccinati nelle intensive e il 77% in reparti ordinari sono immunizzati da oltre sei mesi e l’età media dei pazienti vaccinati in area medica è di 76 anni e scende a 66 nelle rianimazioni. «C’è quindi un chiaro ritardo di tale fascia della popolazione nel sottoporsi alla quarta dose, che espone i soggetti fragili e gli over 60 alle conseguenze più gravi della malattia da Covid», osserva la Fiaso, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere. Nei reparti ordinari ci sono stati 21 nuovi ingressi. Si tratta di pazienti «con Covid», il cui ricovero è stato determinato da altre patologie ma che sono risultati positivi al tampone. L’incidenza di questi pazienti con COVID è salita questa settimana del +7,5% nei ricoveri ordinari e complessivamente questa categoria rappresenta il 58% del totale dei pazienti Covid presenti negli ospedali oggetto della rilevazione.Non solo danni economici e problemi di salute a lungo termine per chi ha avuto Covid-19. La pandemia rischia di lasciarci in eredità anche una società più violenta, caratterizzata da una maggiore aggressività individuale. «Stiamo approfondendo con una ricerca ad hoc il fenomeno. E i primi dati indicano che senza dubbio nel post Covid nella società si osserva una maggiore violenza». Lo anticipa all’Adnkronos Salute Armando Piccinni, direttore dell’Osservatorio sulla salute mentale in Italia e presidente della Fondazione Brf per la ricerca in psichiatria e neuroscienze, in base ai primi risultati di uno studio in corso sul Long Covid, messo a punto dalla Fondazione. «I primi dati indicano che l’aggressività fuori casa e all’interno della famiglia cresce notevolmente. Nella nostra ricerca stiamo cercando di evidenziare quali sono gli elementi che permangono maggiormente nei pazienti dopo il Covid. E abbiamo scoperto che nervosismo, aggressività, irritabilità sono tra gli items più evidenziati nel post infezione, sono alla ‘vetta’ dei disturbi post Covid. Un elemento individuale che si ripercuote nel sociale», dice Piccinni. «L’assistenza per la salute mentale deve essere una rete a cui debbono collaborare tutti, costituita da: assistenti sociali, medici di famiglia, pediatri di libera scelta, farmacisti. Ma anche figure sociali di riferimento non legate all’assistenza socio-sanitaria, come ad esempio i parroci che hanno spesso una chiara idea della situazione del quartiere in cui operano e che possono segnalare e sostenere. Ben vengano, in quest’ottica, accordi istituzionalmente regolati con i diversi operatori socio-sanitari del territorio», conclude Piccinni. (fonte Doctor33)

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