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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Taglio del gas, a rischio la tenuta socio-economica dell’Italia per i prossimi 3 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 16 agosto 2022

Uno studio dell’Unicusano, Roma Tre e altre università straniere ha dimostrato la stretta correlazione fra consumi energetici e PIL nel breve periodo: con il taglio del 15% prospettato dal Consiglio Europeo, l’Italia potrebbe veder svanita la ripresa economica. Una risposta potrebbe arrivare da nucleare e fonti rinnovabili. Per i prossimi tre anni potrebbe essere a rischio la ripresa economica dell’Italia. Se fosse approvata la decisione del Consiglio Europeo sul taglio dei consumi energetici, soprattutto di gas, per il nostro Paese si allontanerebbe la possibilità di un’uscita dalla crisi attuale. Con pesanti ricadute sul tessuto economico e sociale. Lo studio dell’Unicusano ha dimostrato la relazione bidirezionale tra consumo di energia e crescita economica per l’Italia in una serie temporale molto lunga: dal 1926 al 2008.Sempre secondo l’indagine dell’Unicusano, “nel lungo periodo è forte il flusso causale che va dal PIL ai consumi energetici: in quest’ottica qualsiasi politica di risparmio energetico – come l’aumento delle tariffe – di fronte a una politica di efficientamento energetico, non dovrebbe avere un impatto negativo sulla crescita economica”. Partendo quindi dalle due variabili “Consumo di Energia” e “PIL reale” e analizzandone le reciproche influenze in un arco di tempo così lungo, il team di professori universitari ha gettato le basi per riuscire un domani a prevedere i valori futuri del PIL reale. “Dimostrati gli effetti dei consumi energetici sulla crescita del PIL – continuano i professori– possiamo affermare che una politica volta alla riduzione del consumo di gas potrebbe generare una riduzione del PIL dell’Italia che va da 2,61–2,85 anni a un massimo di 3,5 anni. Quindi, una riduzione di gas – così come prospettato dal Consiglio UE – avrà quasi sicuramente un effetto avverso sulla ripresa economica del nostro Paese che verrà scontata nei prossimi anni”. La risposta, secondo gli economisti, potrebbe arrivare dalle fonti rinnovabili e dall’energia nucleare. “Le fonti rinnovabili oggi sono in grado di produrre poca quantità di energia, sono ancora legate a eventi imprevedibili e dipendono dalle condizioni metereologiche. È importante perciò investire su di esse per potenziarle e intraprendere un graduale svincolamento da gas, petrolio e carbone. In questo, è importante rilevare l’urgente bisogno del ritorno dell’Italia al nucleare, come dimostreremo in un nostro studio di prossima pubblicazione”.

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