Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

USA: una strana recessione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 settembre 2022

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm.A partire da quest’estate, una delle questioni che ha più appassionato investitori, addetti ai lavori e politici è stata stabilire se l’economia americana sia effettivamente entrata in recessione. La questione è della massima importanza se si considera che l’America è il primo mercato nel quale si concentrano gli investimenti italiani.In base alla regola secondo cui si entra in recessione dopo “due trimestri consecutivi nei quali l’economia fa segnare livelli di crescita negativi”, gli Stati Uniti sarebbero entrati in recessione all’inizio dell’estate 2022. Tuttavia, secondo molti economisti, un approccio meramente basato sul dato di crescita del Pil non sarebbe appropriato, mentre una recessione scatterebbe nel caso di un peggioramento significativo, duraturo e diffuso dell’economia e, in questo caso, difficilmente si potrebbe argomentare che l’economia americana sia entrata in una fase di contrazione.Ci sono, per esempio, segnali estremamente positivi che vengono dal mercato del lavoro, che continua a registrare piena occupazione e crescita nominale dei salari. Il Pil nominale è in crescita, anche se risulta leggermente in calo se si considera l’effetto dell’inflazione. Nell’ultimo trimestre le aziende quotate hanno continuato a registrare utili in crescita (anche se in rallentamento) e il commercio mondiale cresce. Addirittura in Europa, nonostante la crisi energetica, i mercati continuano ad aspettarsi utili in rialzo, i consumi delle famiglie reggono e anche alcuni indicatori di sentiment come l’ISM manufacturing indicator fanno registrare dati tutto sommato positivi. Tuttavia, osservando i dati a maggiore frequenza, si trovano anche degli indicatori che evidenziano come gli Stati Uniti possano ancora evitare una recessione. Un ruolo fondamentale, probabilmente cruciale, lo avrà la capacità delle banche centrali di contrastare l’inflazione in modo non traumatico (cd “atterraggio leggero”). I tassi di interesse hanno iniziato a salire (e dovrebbero aumentare ulteriormente), ed è ragionevole sostenere che l’economia non ne abbia ancora risentito a pieno. In primo luogo, come abbiamo spiegato, i dati macro dagli Stati Uniti non sono ancora allarmanti, come emerge dal grafico seguente, che mostra le indagini ISM per il settore manifatturiero e dei servizi. È anche ragionevole sostenere che l’economia stia iniziando a reagire a una politica monetaria più restrittiva. Di solito sono necessari diversi trimestri prima che l’impatto dei tassi più alti si faccia strada nell’economia reale. Ma stiamo iniziando già ad apprezzare tutto sommato l’impatto sulle aspettative di inflazione, con il dato di agosto che non ha invertito il trend al ribasso delle aspettative di inflazione a un anno. (abstract)

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