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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Archive for 24 settembre 2022

Capital Group lancia Capital Learning e nomina un team dedicato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Londra. Capital Group, una tra le società d’investimento più grandi e di maggior esperienza al mondo, con un patrimonio gestito pari a oltre 2.200 miliardi di dollari*, ha annunciato oggi il lancio di Capital Learning, un servizio di formazione rivolto ai clienti istituzionali e intermediari con sede in Europa e Asia Pacifico. Capital Learning sarà diretto da Leo Niers, Head of Client Education, per l’Europa e l’Asia, mentre Kyoko Shimada entra a far parte di Capital Group in qualità di Head of Client Education per il Giappone. I due lavoreranno a stretto contatto per sviluppare questa offerta dedicata ai clienti. Avvalendosi dell’esperienza di Capital Group nel campo degli investimenti, Capital Learning permetterà di condividere con i clienti competenze e contenuti su idee e trend di investimento, oltre a fornire moduli di formazione sulla gestione delle attività. I programmi saranno adattati alle esigenze dei clienti e disponibili in diversi formati, tra cui workshop interattivi, webinar, video e podcast. Capital Learning si basa sull’esperienza di Capital Group negli Stati Uniti nel fornire percorsi di formazione e training ai clienti attraverso la piattaforma di gestione, PracticeLab®. Il team di Europa e Asia Pacifico utilizzerà questo know-how per collaborare con i clienti e aiutarli a raggiungere i loro obiettivi. Leo proviene da Franklin Templeton, dove era responsabile di un team di consulenti per la formazione in tutta l’area EMEA e dell’attuazione di una strategia di formazione interna ed esterna. Ha più di 10 anni di esperienza nella creazione e nella realizzazione di contenuti per i clienti e ha ricoperto diversi ruoli nel settore, tra cui esperienze in AXA Investment Management e PIMCO. Kyoko proviene da abrdn, dove ha ricoperto il ruolo di Head of Marketing per il Giappone e la Corea; in precedenza, è stata Head of Marketing per il Giappone presso Fidelity. Ha maturato oltre 20 anni di esperienza in marketing, digital, brand e comunicazione.

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Andiamo a votare guardando al presente e pensando al futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Enrico Cisnetto direttore di http://www.terzarepubblica.it ci ha resi partecipi di una sua approfondita riflessione sugli eventi politici odierni che riteniamo interessante per noi elettori che domani andremo a votare ma anche per chi pensa di astenersi per convincersi del contrario: “Questa campagna elettorale non solo è stata pessima nei contenuti e deprimente nella modalità, ma anche molto noiosa per via di pronostici che ne hanno reso prevedibile l’esito, come un libro giallo che svela il nome dell’assassino già alla prima pagina. Mi sbaglierò – e nel caso farò pubblica ammenda – ma ho sempre avuto l’impressione, e a maggior ragione ce l’ho oggi alla vigilia del voto, che invece il romanzaccio della politica italiana sia pronto a riservarci molte sorprese. Che usciranno direttamente dalle urne, ma anche e soprattutto da quel che accadrà subito dopo. E provare ad ipotizzarle, queste sorprese, può indurre chi ha delle certezze su cosa fare domenica (beati loro) a farsi qualche domanda, ma anche aiutare chi è ancora incerto a decidere se andare ai seggi e, nel caso, scegliere chi votare. Provo a schematizzare informazioni e ragionamenti. 1) Da quando nei giorni scorsi è scattata la cosiddetta “tagliola”, cioè la regola (assurda) che vieta la pubblicazione di sondaggi nelle ultime due settimane prima del voto, nella Roma affamata di indiscrezioni su quel che succederà è cominciata a circolare sotto traccia una quantità industriale di ricerche demoscopiche, vere e tarocche, attendibili e fasulle. Al di là del malcostume, che Antonio Polito ha giustamente fustigato sul Corriere della Sera, il fatto che i numeri riportati per ciascun partito siano significativamente diversi l’uno dall’altro, ben oltre la classica forchetta di quattro punti, la dice lunga sulla capacità divinatoria dei sondaggi. Di conseguenza, evitiamo di farcene condizionare al momento del voto. D’altra parte, non sarebbe la prima volta che le urne smentiscono le previsioni della vigilia. 2) Si continua a ragionare sulle percentuali di voto, mentre la cosa più importante è l’attribuzione dei seggi. E per effetto dei complicati marchingegni della legge elettorale, per di più con modalità di conteggio diverse tra Camera e Senato, non è detto che le due cose – percentuali e seggi – vadano di pari passo. Per esempio, un 10% concentrato territorialmente può rendere in termini di numero di parlamentari più di un 15% equamente spalmato su tutto il territorio nazionale. Questo vale soprattutto per i seggi assegnati con il sistema maggioritario (uninominale), che ammontano (escludendo dal calcolo i parlamentari eletti all’estero) a 147 deputati su 392 e a 74 senatori su 196. 3) Finora, l’ipotesi che la maggioranza assoluta dei seggi toccherà alla coalizione di destra-centro (cominciamo a chiamare le cose con il loro vero nome), sondaggi a parte, è derivata da un dato incontrovertibile, e cioè che sul fronte opposto la coalizione non c’è. Anzi, ci sono tre forze in competizione tra loro. E che, di conseguenza, la gran parte dei collegi uninominali, dove basta un voto in più per vincere, non può che andare a chi si presenta unito. 4) Nel concreto, se è vero che i 5stelle stanno recuperando una parte del consenso che sembravano aver perduto, e se è altresì fondata l’ipotesi che tale recupero si stia concentrando al Sud – cosa fondata nella misura in cui per lo più si tratta di un “voto di scambio legalizzato” derivante dai percettori del reddito di cittadinanza, appunto concentrati in alcune zone del Meridione – ne deriva che su una parte di quel 37% di seggi che sarà assegnato con l’uninominale Conte è più competitivo di quanto non si sia fin qui immaginato. A scapito del destra-centro. 5) È difficile dire con esattezza di quanti seggi stiamo parlando, ma una cosa potremmo dare per acquisita: mentre alla Camera lo spostamento non inciderà sul risultato finale, al Senato – la cui base di calcolo è regionale – l’effetto potrebbe essere significativo. Naturalmente molto dipenderà da quanto Giorgia Meloni e alleati prenderanno al proporzionale: più sarà alta la percentuale, meno servirà all’apporto della quota uninominale. Per esempio, se la somma della coalizione con il proporzionale fosse 42%, al maggioritario dovrebbe conquistare almeno il 65% dei seggi (cioè 48 su 74 al Senato) per avere la maggioranza. Ma sarebbe risicata, e quindi fragile. Mentre per essere al riparo dalle transumanze parlamentari sempre in agguato, al Senato la maggioranza deve raggiungere quota 115-120 (su 200, non contando i senatori a vita). Il che significherebbe conquistare oltre l’80% dei 74 seggi uninominali. E al Sud ci sono 31 di quei 74 collegi. Ora, la remontada di Conte, supponendo che sul piano nazionale lo attesti al 17-18% dei voti, ma concentrati da Roma in giù (nel 2018 al Sud prese il 43% dei voti e conquistò l’83% dei seggi), è difficile ma non impossibile che metta in minoranza il destra-centro (sempre di Senato stiamo parlando, ma è lì che si gioca la partita vera). Tuttavia, può anche ridurgli da comoda a ristretta la maggioranza. Con tutto quel che può significare sul piano degli equilibri parlamentari. 6) Il significato politico di una tale circostanza è evidente: Conte potrà dire di aver salvato il Movimento ormai ex grillino, potrà intestarsi il ridimensionamento (parziale o totale) del destra-centro e, consigliato dal suo amico Massimo D’Alema, potrà mettere in difficoltà Enrico Letta. Specie se il risultato del Pd dovesse rivelarsi deludente e comunque non distante da quello dei 5stelle. Questo spingerà le componenti del Pd da sempre in sintonia con Conte e che hanno maldigerito il mancato accordo elettorale con i 5stelle ad aprire un fronte di immediato raccordo politico-parlamentare con l’avvocato del popolo, costringendo Letta a scegliere tra l’abdicazione a favore di una linea politica non sua o la resa, con relative dimissioni. È presto ora per dire cosa accadrà, ma è possibile che tra le sorprese del dopo elezioni ci sia anche una frattura tra le due anime dei Democratici, con una aggregazione a sinistra (butto lì un po’ di nomi: Conte, D’Alema, Bersani, Fratoianni, Bettini, Orlando, forse Zingaretti, ma anche Landini e Santoro) e un’altra riformista che metta insieme la parte più moderata del Pd con il duo Calenda-Renzi e i tanti fuoriusciti (vedrete quanti…) da Forza Italia. Scenario che non si verificherebbe, o comunque avrebbe tempi lunghi e una gestazione molto complessa, se invece i 5stelle stessero ben sotto il 15% e il Pd ben sopra il 20%. 7) La scena del comizio unitario di Meloni, Salvini e Berlusconi nella romana piazza del Popolo non tragga in inganno. Quella del destra-centro è solo una coalizione elettorale che ha retto faticosamente alle forzature della propaganda ma che non potrà trasformarsi in una duratura coalizione politica. Lo rendono impossibile la palese diversità di vedute su quasi tutti i temi dell’agenda politica, l’incompatibilità assoluta dei due leader maggiori e l’ormai evidente inconsistenza del terzo (diciamo per ragioni anagrafiche, giusto per evitare polemiche). Ma soprattutto, a fare da discrimine c’è la posizione su Putin e il sostegno (anche militare) all’Ucraina da parte di Salvini e di Berlusconi (delirante l’ultima uscita sull’argomento), che Meloni, salvo suicidarsi prima ancora di cimentarsi al governo, non potrà avallare e che comunque troverà nel presidente della Repubblica una barriera insormontabile. Così come l’Europa non potrà non chiedere conto alla leader di FdI del suo rapporto con Orban: l’Italia nel contesto comunitario è il terzo lato dell’asse franco-tedesco, o entra nella banda di Visegrád? 8) Ma c’è un altro fattore, fin qui non considerato dagli osservatori, che agiterà le acque nel destra-centro. L’accordo sottoscritto al momento della formazione del cartello elettorale ha previsto una partizione dei seggi “sicuri” (lo so che è brutto da dirsi, ma purtroppo quella schifezza di legge elettorale che abbiamo consente, anzi implica, questa spartizione decisa a tavolino dai capi partito) basata su una previsione di rapporti di forza che probabilmente le urne non confermeranno. Nel senso che FdI avrà più voti del previsto, mentre Lega e Forza Italia meno, o forse anche decisamente meno. Ergo, Meloni risulterà sottorappresentata e gli altri due sovrarappresentati. E questo fatto non potrà che aggiungere fibrillazione a fibrillazioni, favorendo il passaggio da un fronte all’altro dei parlamentari eletti. Senza contare che, se tutto questo si verificasse, significherebbe che Salvini e Berlusconi avrebbero registrato un risultato politico deludente, e che, di conseguenza, potrebbero aprirsi due fronti sanguinosi: la resa dei conti nella Lega e la grande fuga da Forza Italia. Casino nel casino. 9) Ultimo elemento di valutazione riguarda il cosiddetto Terzo Polo. I lettori di TerzaRepubblica sanno da quanto tempo predico la necessità di un polo terzo nel senso non solo di non schierato né a destra né a sinistra, ma anche di radicale contestatore del bipolarismo italico. Dunque, per essere credibile chi si fregia di questo titolo non può diventare tale all’ultimo momento solo perché non è riuscito (poco importa di chi è la colpa) a fare gli accordi giusti con una delle due parti in gioco. Purtroppo, invece, questa è la storia del duo Calenda-Renzi, matrimonio dell’ultima ora tra due che si odiano e che faranno un’enorme fatica a restare insieme anche se avranno, come è probabile, un buon successo. Detto questo, è fallace l’obiezione che si fa comunemente circa il fatto che il consenso dato a loro è un “voto inutile”. Sia perché non essendoci più il bipolarismo viene meno l’assunto. Sia perché, per tutte le ragioni che ho esposto fin qui, è alta la probabilità che il 26 settembre ci si presenti uno scenario a dir poco complicato e che in quel contesto una forza intermedia potrà risultare preziosa. Scrivevo il 2 marzo del 2018, alla viglia delle scorse elezioni politiche: “La campagna elettorale è stata pessima. Anzi, paradossale, con i partiti che hanno fatto a gara a chi promette di più in un clima di assoluto scetticismo e generale indifferenza che ha reso quelle lusinghe inutili se non addirittura controproducenti. Lo spettacolo di liste di candidati piene di mezze figure e di dilettanti allo sbaraglio è stato a dir poco indecoroso. La sensazione più diffusa nel paese è che l’esercizio del voto, complice una legge elettorale maledetta, sia inutile…”. Quattro anni e mezzo dopo non ho da cambiare una virgola, salvo considerare che al peggio non c’è mai fine e che il passare del tempo ha aggravato la crisi del nostro sistema politico e istituzionale. Tema nodale su cui l’imbarazzante silenzio generale è stato rotto solo dalle voci di due Grandi Vecchi, entrambi presidenti emeriti della Corte Costituzionale, Giuliano Amato e Sabino Cassese: il primo ha definito la nostra “una democrazia malata, che certo non possiamo curare con l’autoritarismo”. Il secondo ha denunciato la perniciosità della legge elettorale con cui voteremo, che “ha introdotto nel nostro ordinamento una formula sbagliata che costringe le forze politiche sia a competere sia a cooperare, con i risultati schizofrenici che sono sotto gli occhi di tutti”. Capisco, cari lettori, che di fronte alla cruda verità di queste parole possiate avere la voglia, domenica, di restare a casa. Ma non risolvereste niente. Il nostro paese è in seria difficoltà, e la guerra e le sue varie conseguenze non potranno che aggravarla nei prossimi mesi. È dunque necessario sforzarsi di fare una scelta. Quale non spetta a me dirlo. Posso solo richiamare alla vostra memoria le analisi che qui vi ho offerto e consigliarvi di evitare estremisti, populisti, sovranisti-nazionalisti, giustizialisti. Si dirà: ma così non ci rimane nessuno. In effetti… Ma forse, applicando la regola del “meno peggio”, qualcosina si trova. Buon voto.”

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La Fed nel pallone

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi Come ogni anno, nell’ultima settimana di agosto l’attenzione del mondo della finanza internazionale è puntata sul seminario organizzato dalla Federal Reserve Bank di Kansas City nella cittadina di Jackson Hole tra le montagne del Wyoming. Il tema di quest’anno è “Riesaminare i vincoli su economia e politica”, per cercare di far fronte all’inflazione galoppante e alla recessione incipiente. In altre parole alla stagflazione. Dal discorso del presidente della Fed, Jerome Powell, emerge la mancanza di ammissione degli errori fatti in passato. Invece, egli avverte che, per mettere sotto controllo l’inflazione, sarà necessario uno sforzo prolungato e doloroso per le famiglie e le imprese.Egli parla di alti tassi d’interesse per un periodo più lungo, sperando che “a un certo punto sarà opportuno rallentare il ritmo degli aumenti”. Purtroppo,come sempre, gli effetti delle politiche monetarie della Fed si riverseranno su tutto il resto del mondo, in particolare sui Paesi emergenti e sull’Europa.Per capire sia la grave situazione sia la “pochezza” della visione e della politica del banchiere centrale è il caso di ricordare quanto disse nei due passati incontri di Jackson Hole. Nel 2021 si distinse per le affermazioni relative alla “temporaneità” dell’inflazione, che, secondo lui, sarebbe tornata sotto il fatidico, magico 2%. Un “wishful thinking”, un pio desiderio.Nel 2020, invece, Powell affermò che avrebbe continuato ad acquistare asset fino a ottenere progressi sostanziali quali la massima occupazione e la stabilità dei prezzi. “La mia opinione, disse, è che il test di un nuovo progresso sostanziale sia stato soddisfacente per quanto riguarda l’inflazione.”. Un altro abbaglio. Oggi il bilancio della Fed è di 9.000 miliardi di dollari, con un aumento di circa 4.800 miliardi dal Covid del 2020.Nel discorso di qualche giorno fa, egli ha spiegato la crisi in corso negli Stati Uniti affermando che “l’alta inflazione attuale è il prodotto di una forte domanda e di un’offerta limitata“. Ancora una volta l’abusata e semplicistica legge del mercato, dove domanda e offerta non trovano equilibrio. In questo modo si cercano delle spiegazioni e delle giustificazioni oggettive per coprire le politiche finanziarie “soggettive”, cioè le decisioni e i comportamenti errati e tolleranti verso le speculazioni e le innumerevoli bolle del debito.La politica del tasso zero e degli acquisti di titoli attraverso i quantitative easing hanno gonfiato a dismisura il debito pubblico e privato. Siamo in una situazione peggiore di quella del 2008, con un’incipiente crisi finanziaria con effetti globali. Infatti, tutti gli strumenti di “gestione della crisi” sono già stati utilizzati! Powell ha affermato che, dalle crisi economiche dei passati cinquanta anni, ha imparato tre lezioni. La prima è che “la banca centrale può e dovrebbe assumersi la responsabilità per raggiungere un’inflazione bassa e stabile”. Troppo ovvia. Ci mancherebbe altro. La seconda lezione riguarda il fatto che “le attese pubbliche rispetto all’inflazione futura possono giocare un ruolo importante nel tracciare il percorso dell’inflazione nel tempo”. Quando mancano i programmi e le politiche ancora una volta si ricorre alla psicologia più spicciola per rimpiazzare l’economia. Powell spera che non ci siano altri “grandi choc” e ricorda la Great Inflation del 1979 quando l’allora governatore della Fed, Paul Volcker, intervenne con alti tassi d’interesse. Dimentica, però, di dire che nel giugno 1981 il tasso era del 20%! La terza e ultima lezione sarebbe stare sul pezzo fino alla fine, a qualunque costo. Ricorda che nei 15 anni precedenti l’inizio degli anni ottanta tutti i tentativi di contenere l’inflazione fallirono. In seguito, Volcker impose “una politica monetaria molto restrittiva per un lungo periodo”. Prospettiva amara. Veramente l’ottimismo è poco. Ovviamente le tensioni geopolitiche tra gli Usa, la Cina e la Russia contribuiscono a ridurre ancora di più le speranze di affrontare insieme anche le grandi sfide economiche, finanziarie e monetarie globali. L’unico spazio operativo rimasto è il G20, che alcuni addirittura vorrebbero smantellare. Spazi enormi per l’Europa si aprono se vuole giocare a tutto campo il ruolo di “pacificatore” da un lato e dall’altro di riformatore del sistema economico, finanziario e monetario tra i Paesi del cosiddetto mondo occidentale e i Paesi degli altri continenti, a partire dalla Cina. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista (fonte: http://www.societalibera.org)

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Prima che la guerra cancelli l’uomo dalla storia

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Scrive Erasmo ne “La formazione del principe cristiano, XI°. Dell’intraprendere una guerra, 1-5”: “Platone chiamava sedizione, non guerra, quella che i Greci combattevano contro i Greci. Ma se proprio dovesse succedere, comandava che la si conducesse con la massima moderazione”. Papa Benedetto XVI° ha detto: “E’ sul rispetto di tutti che si fonda la pace”. Ed infine, Papa Francesco afferma: “Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo, prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia”. Malgrado i moniti del Pontefice e gli appelli dei cittadini che ripudiano la guerra, le armi parlano ai confini dell’Europa nella stanchezza generale e senza intravvedere soluzioni di pace. Anzi, proprio coloro che si dicono cristiani non solo ignorano gli accorati allarmi della Chiesa, ma continuano imperterriti a fornire armi nel disappunto generale della gente che, tra l’altro, fatica ad arrivare a fine mese. E’ vero, i morti non protestano: non piangono più i fanciulli falciati dalle bombe e dalle mitraglie. Quello che stupisce è che mentre Papa Francesco ci va pesante sulla necessità di finire questo bagno di sangue, i politici europei ed anglo-americani non sanno fare di meglio che partecipare con finanziamenti, tecnologie, addestramenti e via dicendo. Anzi, sembra di assistere ad una gara tra chi è più ligio agli interessi strategici delle potenze mondiali. Oggi, la doverosa fedeltà verso il Patto Atlantico si misura nella massa di fondi e di armi dati al Paese invaso, ignorando che le cause del conflitto risalgono al mancato rispetto delle minoranze prese di mira da un nazionalismo spietato. Non so se l’esito delle urne, già annunciato come se non servisse attendere i risultati, porterà a cambiamenti di linea, ma dubito che la voglia di accreditarsi farà la differenza tra il bene ed il male. Del resto, quando mai la volontà del popolo italiano è stata rispettata? Ed ancora: come mai in Italia chi perde le elezioni finisce poi per comandare? Tutti i salmi finiscono in gloria, mentre le salme vanno sottoterra. By Gianfranco Fisanotti (abstract)

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Scuola: Alunni disabili, 32mila iscritti in più nell’ultimo triennio ma lo Stato rimane fermo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Continua la crescita degli alunni disabili iscritti nelle nostre scuole. Continua l’inadeguatezza dello Stato di fronte a questo fenomeno. L’aumento di alunni con disabilità, rispetto ad un anno fa, supera infatti le 3mila unità e l’unica disposizione che il Ministero dell’Istruzione darà per fronteggiare l’aumento di bisogno di personale, sarà quella di incrementare i posti in deroga. La rivista specializzata Tuttoscuola calcolare che quest’anno le cattedre di sostegno con scadenza 30 giugno potrebbero essere anche 70mila, “portando il numero complessivo dei docenti di sostegno (in deroga e in organico di diritto) di poco sotto le 200mila unità (nello scorso anno erano stati 188.305). Intanto, ad anno scolastico iniziato, ancora non sono state fatte tutte le nomine dei docenti di sostegno: tante le famiglie in difficoltà che aspettano l’assegnazione”.Se guardiamo all’ultimo triennio nell’ultimo triennio sono aumentate del 10% le iscrizioni degli alunni con disabilità, con un incremento che supera i 32mila alunni, portando il numero complessivo di iscritti a 290.089. “Il problema – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che gli organici di diritto dei docenti di sostegno nel frattempo sono rimasti sostanzialmente invariati. L’unica differenza è l’autorizzazione delle le assunzioni in ruolo sui posti in deroga da anni e l’assegnazione di tutte le ore richieste nel PEI. E questo avviene pure a fatica, molto spesso assegnando alle scuole un numero inferiore di cattedre e di ore di sostegno rispetto alle necessità certificate”.

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Scuola: Mattarella chiede di assicurare piena dignità, prestigio e rispetto ai docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Bisogna fare in modo di “assicurare piena dignità, prestigio e rispetto” alla scuola e ai docenti: l’ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo a Grugliasco, in provincia di Torino, alla manifestazione per l’inaugurazione dell’anno scolastico. Il sindacato si trova d’accordo con il Capo dello Stato e ribadisce l’esigenza di dare seguito a questi auspici andando ad agire con celerità per via legislativa. “Caro Presidente – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, rivolgendosi a Mattarella -, concordo con quanto sostiene sugli insegnanti e la ringrazio per le parole di apprezzamento e riconoscenza rivolte al personale scolastico, in nome del popolo italiano. colgo l’occasione per ricordare che lo stesso si aspetta dal nuovo Parlamento e dal nuovo Governo ascolto, rispetto e risposte urgenti. La dignità si tutela partendo proprio dagli stipendi che sono dl ridotti alla fame, dalla lotta alle discriminazioni e alla precarietà che dovranno esser oggetto di mirati interventi del legislatore. Sugli stipendi – conclude Pacifico – bisognerà agire già in autunno andando a sottoscrivere quel rinnovo di contratto di categoria, scaduto da quasi quatto anni, negato in estate”.

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Linus – Festival del Fumetto

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Ascoli Piceno 29 settembre – 2 ottobre 2022. Ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi e giunta quest’anno alla 23esima edizione, nasce la prima edizione di LINUS – FESTIVAL DEL FUMETTO, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, che si terrà ad ASCOLI PICENO: quattro giorni ricchi di appuntamenti con proiezioni, letture, mostre, concerti, incontri con scuole primarie, medie e superiori sul tema del fumetto e dialoghi con i tanti ospiti attesi.Un omaggio a Charles M. Schulz, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, creatore dei mitici Peanuts che hanno ispirato la storica rivista italiana linus (edita da La nave di Teseo).Il progetto è vincitore dell’avviso pubblico Promozione Fumetto 2021 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Un festival che, proprio come La Milanesiana, si propone di unire al suo interno più arti, partendo dal fumetto come comune denominatore ma spaziando dal cinema alla musica, per un vero e proprio dialogo a 360° sull’evoluzione e gli sviluppi di questo genere letterario.

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Riabilitazione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Sono state pubblicate le prime linee guida di pratica clinica sulla riabilitazione cardiovascolare (CR) incentrata sulle donne elaborate dall’International Council of Cardiovascular Prevention and Rehabilitation. «Questo primo documento per la pratica clinica ha l’obiettivo di fornire una guida alla comunità di CR su come coinvolgere al meglio nei loro programmi le donne con malattie cardiovascolari (CVD), inclusi ictus e arteriopatia periferica, attraverso la programmazione e ottimizzando al contempo gli esiti (ossia mortalità, morbilità, capacità funzionale, benessere psicosociale e qualità della vita). Le principali considerazioni nelle raccomandazioni sono i costi, le implicazioni sulle risorse, la fattibilità e le preferenze del paziente» si legge sul Canadian Journal of Cardiology. Le CVD sono causa principale di morte nel sesso femminile. La loro prevalenza tra le donne è particolarmente elevata nelle regioni di Medio Oriente, Nord Africa, Europa dell’Est e Asia Centrale. Il burden di tali patologie è diminuito dal 1990 a livello globale, sebbene sia aumentato in molti paesi dell’Africa, dell’Asia e del Pacifico Occidentale. È stato dimostrato che la riabilitazione cardiovascolare, la quale rappresenta un modello ambulatoriale di assistenza secondaria, può mitigare tale burden. Le donne però hanno una probabilità minore degli uomini di frequentare questi servizi. Sono stati quindi sviluppati modelli incentrati proprio sulle donne, e cioè programmi olistici, che possano meglio coinvolgerle e ottimizzarne gli esiti. Il documento appena pubblicato contiene e descrive 15 raccomandazioni che fanno riferimento soprattutto a 3 aspetti: l’invio delle donne alla CR (2 raccomandazioni); il setting della CR, e quindi modalità di erogazione e l’ambiente; la fornitura della CR incentrata sulle donne.Gli autori sperano che tutti i programmi offrano a ogni paziente di sesso femminile il maggior numero possibile di elementi di CR incentrati sulle donne, il che potrebbe portare a un maggiore utilizzo della CR e a esiti migliori per le pazienti. «Infatti, a causa della prevalenza delle CVD nelle donne, l’attuazione di tali raccomandazioni e strumenti potrebbe comportare benefici significativi per la salute pubblica, come riduzione di mortalità, morbilità e riospedalizzazione cardiovascolare, e ottimizzare il ripristino del ruolo e la qualità della vita delle donne, oltre che diminuire i costi sanitari» concludono. (fonte Doctor33)

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Orbitopatia di Graves, impatto della chirurgia oftalmica sulla qualità della vita

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

L’orbitopatia di Graves (OG) è una patologia autoimmune che comporta proptosi, gonfiore e infiammazione dell’occhio e dei tessuti peri-orbitali. Circa il 25-50% dei pazienti con ipertiroidismo da malattia di Graves-Basedow presenta sintomi di OG, che includono sensazione di corpo estraneo e secchezza oculare, fotofobia, iperlacrimazione, diplopia, senso di peso retro-oculare (Bahn RS. N Engl J Med 2010).«L’OG si distingue in una fase infiammatoria “attiva”, valutata attraverso il “clinical activity score” (CAS), che può beneficiare dei trattamenti anti-infiammatori al fine di ridurre segni e sintomi di malattia, e una fase quiescente, in cui gli esiti della malattia sono ormai cronici e non risolvibili attraverso le terapie mediche attualmente disponibili» ricorda Jacopo Manso, UOC Endocrinologia, AOU di Padova. «La gravità di malattia, suddivisa secondo l’European Group on Graves’ Orbitopathy (EUGOGO) in “lieve”, “moderata-severa” e “molto severa” (pericolosa per la vista), viene valutata sulla base di alcuni parametri oggettivi (retrazione palpebrale, interessamento dei tessuti lassi, grado di esoftalmo, ulcerazione corneale, danno del nervo ottico) e soggettivi (grado di diplopia, impatto sulla qualità della vita, QoL)» (Bartalena L, et al. Eur J Endocrinol 2021). L’OG riduce significativamente la QoL dei pazienti, con impatto superiore a quello di malattie croniche come il diabete mellito o lo scompenso cardiaco, ed equiparabile a quello delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Gerding MN, et al. Thyroid 1997).Come atteso, gli interventi chirurgici riabilitativi globalmente hanno migliorato significativamente la QoL nei pazienti con OG, sia per quanto concerne la VF che la VA. «Analizzando i singoli tipi di intervento» osserva lo specialista «dall’analisi statistica è emerso che: a) la decompressione orbitale influenza positivamente sia la VF che laVA, con impatto maggiore sulla VA rispetto a tutte le altre procedure (standardized mean difference — SMD — +0.84, IC 95% 0.54-1.13); b) la correzione dello strabismo ha l’effetto maggiore sul miglioramento della VF (SMD +1.25, IC 95% 0.29- 2.21), senza impatto statisticamente significativo sulla VA; c) la chirurgia palpebrale ha impatto positivo sulla VA ma inferiore rispetto alla decompressione orbitale (SMD +0.38, IC 95% 0.05-0.70) e non influenza la VF».Inoltre,continua Manso, l’analisi di meta-regressione ha evidenziato una correlazione negativa statisticamente significativa (p < 0.001) tra il punteggio OG-QoL pre-operatorio e il miglioramento post-chirurgia: peggiore era la QoL preintervento, maggiore era risultato il miglioramento dopo la chirurgia riabilitativa, sia nella VA che nella VF». Questa metanalisi presenta alcune limitazioni da tenere in considerazione: è presente un grado moderato di eterogeneità statistica, che può derivare dai diversi approcci chirurgici studiati, ciascuno associato ai propri obiettivi clinici e complicanze, nonché l'uso di più tecniche differenti per uno stesso tipo di chirurgia. Un'altra spiegazione per l'eterogeneità osservata può essere la diversa percezione soggettiva della QoL tra individui appartenenti a differenti culture. Inoltre, ad eccezione di un unico studio, la metanalisi non è basata su studi controllati randomizzati.In conclusione, afferma Manso, «con questa metanalisi gli autori hanno avvalorato l'importanza della riabilitazione chirurgica nel miglioramento della QoL, prevalentemente nei pazienti con OG inattiva. Come sottolineato nelle recenti linee guida EUGOGO, è fondamentale che i pazienti con OG moderata-severa siano seguiti in Centri con esperienza e questo è particolarmente rilevante per la chirurgia oftalmologica, che deve essere eseguita da equipe esperte e dedicate. Sarà interessante valutare come la chirurgia oftalmica riabilitativa si confronterà e si posizionerà rispetto a terapie mediche innovative per l'OG, promettenti ma costose come il teprotumumab. (fonte: Doctor33) abstrac

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Piastrinopenia e trattamento anticoagulante e antiaggregante, le prime linee guida europee

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

L’Associazione Europea di Ematologia (EHA), in collaborazione con la Società Europea di Cardiologia (ESC), ha prodotto per la prima volta una linea guida scientifica che fornisce indicazioni pratiche ai medici per la gestione corretta delle terapie antitrombotiche (anticoagulanti e antiaggreganti) nei pazienti con piastrinopenia.Le terapie anticoagulanti e antiaggreganti sono salvavita e vengono assunte a lungo termine da milioni di persone nel mondo, per varie condizioni (trombosi venose, embolie polmonari, fibrillazione atriale e altre patologie cardiovascolari). Infatti, quando il numero delle piastrine nel sangue scende al di sotto di 100.000 per microlitro, il loro ruolo nella coagulazione è compromesso. Inoltre, il rischio di emorragie gravi aumenta se scendono al di sotto di 50.000 e ancor più se al di sotto di 20.000 per microlitro, con conseguenze anche letali. Ecco perché il problema per il medico sorge quando si rende necessario prescrivere o proseguire in questi pazienti una terapia per la prevenzione o il trattamento delle trombosi. I farmaci anticoagulanti, antipiastrinici e agenti fibrinolitici interferiscono infatti con la coagulazione, ed il loro effetto si somma alla carenza di piastrine, aumentando il rischio di emorragie. La popolazione oncologica, sempre più anziana, con elevato rischio di trombosi, sia venose che arteriose, e con necessità di trattamenti anticoagulanti o antiaggreganti, rappresenta un esempio emblematico, in cui è frequente l’associazione con una piastrinopenia transitoria, spesso effetto collaterale dei trattamenti chemioterapici, che danneggiano le cellule del midollo osseo responsabili di produrre le piastrine.In assenza di studi sufficientemente solidi, il compito di offrire un utile orientamento per medici di medicina generale e specialisti di tutto il mondo è stato affidato dall’EHA e dall’ESC ad alcuni esperti internazionali. Il gruppo di lavoro, formato da specialisti in emostasi e trombosi, ematologi, cardiologi, farmacisti clinici, specialisti di medicina vascolare, è stato coordinato da Anna Falanga, professore di Ematologia dell’Università di Milano Bicocca e Direttore del SIMT Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il parere degli esperti è stato ora pubblicato sulla autorevole rivista scientifica HemaSphere.”Queste indicazioni pratiche si riveleranno di utile applicazione per i medici di una vasta platea di pazienti in tutto il mondo – è l’auspicio di Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Il nostro ruolo di coordinamento, con la prof.ssa Falanga, nella loro stesura è il frutto della consolidata esperienza dei nostri medici e biologi del SIMT maturata nella gestione di una casistica molto ampia e complessa. Questo ci ha portato ad avere da sempre una particolare attenzione clinica per i temi dell’anticoagulazione e delle terapie antitrombotiche in generale, contribuendo in maniera significativa e riconosciuta al dibattito scientifico internazionale”.”L’obiettivo del trattamento deve essere quello di valutare il corretto equilibrio tra i benefici derivanti dall’uso delle terapie antitrombotiche ed i potenziali rischi emorragici – ha spiegato Anna Falanga -. Le nostre linee guida permettono al medico specialista di capire quando l’assunzione di farmaci anticoagulanti sia da proseguire, quando sia da sospendere e nel caso quali altri approcci terapeutici siano da intraprendere. L’obiettivo è quello di conciliare un livello di piastrine adeguato con la necessità di mantenere un efficace dosaggio antitrombotico e di evitare un eccessivo ricorso alla trasfusione di piastrine”. (fonte Doctor33)

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Covid-19: l’importanza del livello di antigene virale nel sangue

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Secondo quanto emerge da un nuovo studio, l’antigene nucleocapside (N) di SARS-CoV-2 nel sangue è un biomarcatore pratico e clinicamente significativo. I dati mostrano che può essere quantificato precocemente nei campioni prelevati da pazienti ricoverati e che un livello elevato si associa alla gravità di malattia polmonare e ad altri importanti esiti. «È probabile che il livello dell’antigene plasmatico rifletta la vera replicazione virale, poiché è stato associato allo stato anticorpale, al tempo trascorso in ospedale e all’esposizione alla terapia antivirale. Questi risultati suggeriscono che è necessario un approccio di medicina di precisione agli studi clinici sul COVID-19 a livello ospedaliero, con una parte sostanziale di pazienti ricoverati con infezione acuta da SARS-CoV-2 potenzialmente più propensa a beneficiare della terapia antivirale» si legge su Annals of Internal Medicine. Lo studio ha incluso 2.540 pazienti in 114 siti in 10 paesi del mondo che nell’ambito del trial TICO erano stati ricoverati entro 12 giorni dall’esordio dei sintomi e randomizzati a una terapia con uno di 5 antivirali o a un placebo. L’antigene N plasmatico è stato rilevato al momento dell’inclusione nello studio nel 95% dei partecipanti e il suo livello è stato associato alla gravità di malattia polmonare. Rispetto ai pazienti che respiravano autonomamente, il livello di antigene era più alto di oltre 3 volte in quelli che necessitavano di ventilazione non invasiva o ossigenoterapia con nasocannula ad alti flussi, e di 2,8 e 1,7 volte circa in quelli che avevano bisogno, rispettivamente, di almeno 4 litri e di un quantitativo inferiore a 4 litri di ossigeno convenzionale. Un livello di antigene al basale pari o superiore a 1.000 ng/L si associava a una probabilità maggiore di peggioramento polmonare entro il giorno 5 e a un periodo più lungo per la dimissione, a tutti i livelli di gravità della malattia. Nei pazienti con anticorpi neutralizzanti endogeni sono stati riscontrati livelli di antigene più bassi di 5 volte, anche se gli autori sottolineano che l’importanza dell’antigene plasmatico prescinde dallo stato di tali anticorpi. Inoltre, il livello di antigene era più alto negli uomini che nelle donne in tutti i livelli di gravità di malattia e più basso nei pazienti che avevano trascorso più giorni in ospedale e con una maggiore esposizione al remdesivir. «Nel complesso, questi dati supportano la conclusione che il livello di antigene plasmatico non è semplicemente un marker di danno cellulare e conseguente rilascio di antigene, ma suggerisce un processo patogeno con replicazione virale sistemica in corso» scrivono gli autori. (fonte doctor33)

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Contratto ospedalieri: il punto sui contenuti economici e normativi

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

La trattativa per il contratto dei medici ospedalieri non decolla ancora, e si tratta del contratto 2019-21, già scaduto, che prevede incrementi medi del 3,78% più risorse aggiuntive per uno 0,22%. L’ultimo contratto nazionale vigente è il 2016-18. «In busta paga ci vengono erogate due indennità di vacanza contrattuale che si sommano tra loro, siamo indietro di due contratti», riassume Giorgio Cavallero presidente Cosmed. La confederazione, che include i principali sindacati dei professionisti Ssn (Anaao Assomed, Aaroi-Emac, veterinari Fvm, Fedirets, Anmi Assomed-Sivemp Fpm, Andprosan), è inquieta. Da una parte pesa il ritardo dell’atto d’indirizzo per il contratto 2019-21: Cavallero chiede che l’atto d’indirizzo per la dirigenza sanitaria, ancora non ufficialmente noto, sia emanato prima della fine della legislatura, tra il 12 e il 25 settembre data delle elezioni. Ma aggiunge un elemento di preoccupazione: «Partiamo da un aumento che arriverà al 4,38% lordo (2% netto) ma l’inflazione è ad oggi l’8,5% netto, come si concilia l’effetto dell’inatteso picco dei costi energetici con incrementi stabiliti sull’inflazione pregressa, molto più blanda?» La domanda è rivolta ad Antonio Naddeo, presidente dell’Agenzia Aran che coordina la contrattazione pubblica con i sindacati. A fronte dello stallo del tavolo Aran-sindacati per il nuovo contratto della dirigenza, il contratto del comparto che riguarda infermieri ed altre professioni sanitarie è stato firmato in estate. Tra l’altro, come osserva Cavallero, «anche il contratto 2016-18 in alcuni ministeri non è stato esaurito. Certo, c’è l’accordo quadro, che dà il via ai contratti d’area per il nuovo triennio c’è, la contrattazione è pronta a partire, ma serve che il comitato di settore delle regioni produca gli atti d’indirizzo». Già, quattro atti, perché medici, infermieri apicali, farmacisti del Ssn seguono l’iter di tutti i funzionari inseriti per legge tra i dirigenti della Pubblica amministrazione, ma tale “cluster” a sua volta si divide in quattro aree: funzioni centrali (ministeri, forze dell’ordine, magistrati), enti locali (regioni), Sanità (Asl e ospedali), istruzione. Devono aprirsi quattro contrattazioni diverse. E con che tempi? Il presidente Aran Naddeo rassicura su due punti. Primo: il governo resta in carica per l’ordinaria amministrazione anche in campagna elettorale e il ministero dell’Economia dall’oggi al domani può ricevere, vagliare e liberare le bozze d’atto d’indirizzo, prima di tutte quella per le funzioni centrali la cui trattativa potrebbe partire per prima. Secondo: il fatto che si contratti per prima la bozza prima “liberata” non vuol dire che le altre tre funzioni debbano aspettare la fine di quella trattativa, l’intento è di portare avanti i tavoli in parallelo. Naddeo sottolinea anche che il ritardo non dipende dall’Aran, ma dal fatto che ogni volta che i sindacati non accettano lo stanziamento sui contratti i governi si sforzano di integrare la somma e l’integrazione arriva solo alla Finanziaria successiva. Come esponente del comitato di settore -è Direttore del personale- Antonio Cascio conferma che alle cifre stanziate per la trattativa di medici ed altri dirigenti sanitari (3,78%+0,22%) si aggiungono i 27 milioni riservati dal governo a medici di pronto soccorso ed urgenza e si dovrebbero sommare i 25 milioni stanziati per la redazione dei certificati d’infortunio dei pazienti e l’invio all’Inail, nonché -a rigore- i fino a 86 milioni l’anno riservati dal comma 435 all’incremento dei fondi accessori ed incrementati a loro volta fino a 18 altri milioni dal comma 435 bis, più ancora i residui rimasti nelle casse delle regioni gli anni precedenti. Nella parte normativa, il contratto rivedrebbe il sistema degli incarichi per renderlo coerente con la riforma dell’assistenza territoriale (che tra l’altro ha dettato i nuovi standard di dotazione del personale medico ed infermieristico in Case ed Ospedali di comunità) e con l’imminente decreto di riforma del DM 70 sugli standard ospedalieri. Servirebbe anche una “revisione dei ragionamenti sui fondi in modo da gestire uno spazio per l’impiego di arretrati e residui degli anni precedenti. Andrebbe infine rivisto il trattamento delle funzioni aggiuntive e andrebbe meglio compreso come gestire l’indennità di esclusività. Naddeo, in prospettiva, auspica infine una semplificazione dei testi dei contratti, troppo lunghi. Sottolinea che dopotutto, la busta paga del medico è fatta da «un tabellare nazionale, una retribuzione che compensa la posizione rivestita dal medico e le sue maggiori responsabilità, e la retribuzione di risultato. Fin qui le variazioni di salario funzionano solo verso l’alto». Chi, dirigente, dopo un periodo di apicalità è posto in posizione più bassa, «conserva la retribuzione in godimento. Questo non può funzionare per sempre. Il dirigente ha una struttura salariale commisurata al fatto che dirige ma se non dirige per lui può valere una struttura salariale diversa». Mauro Miserendino (fonte Doctor33)

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Co-somministrazione e campagna anti influenzale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Una riflessione va anche alla campagna vaccinale contro l’influenza, che partirà insieme all’arrivo delle nuove formulazioni dei vaccini contro il Covid-19, oltre a quanto finora approvato da Aifa: «Ci aspettiamo una stagione influenzale ad alta intensità» ha continuato Rezza, «con una popolazione ampiamente suscettibile, non solo perché le due passate stagioni sono state a bassa intensità, ma anche perché il virus comincerà a circolare senza le misure di contenimento che hanno caratterizzato questi anni di pandemia». Sarà allora ancora più importante l’adesione alla campagna vaccinale, che avrà una «complicazione in più»: «accanto ai vaccini anti influenzali e ai vaccini già conosciuti dalla popolazione contro il Covid-19, ce ne sono altri in arrivo contro le varianti». L’indirizzo dovrà essere quello di perseguire per entrambe le patologie «la più ampia copertura vaccinale possibile» con l’obiettivo di «proteggere dalla malattia grave»: in questa direzione, tutti i vaccini disponibili contro il Covid-19 sono «una valida scelta». Un elemento di rilievo è comunque costituito dalle modalità organizzative della campagna: «la co-somministrazione dei vaccini contro l’influenza e contro il Covid-19 ha diversi vantaggi, ma occorre anche tenere in considerazione» le percezioni della «popolazione – una parte non la gradisce – e mantenere aperte le diverse alternative». A sottolineare il valore della possibilità di scelta nell’ambito delle programmazioni vaccinali è anche Americo Cicchetti, Direttore ALTEMS: «come per i farmaci, anche per vaccini esistono soluzioni e tecnologie differenti che hanno evidenze diverse e impatti diversi. Le innovazioni tecnologiche sono molteplici, così come lo sono le campagne vaccinali, ma le valutazioni al riguardo dovrebbero iniziare a prendere in considerazioni anche gli impatti di più lungo periodo, quella serie di costi indiretti che ricadono oltre che sul piano sanitario, anche su quello sociale ed economico». Per quanto riguarda le farmacie, a rimarcarne il ruolo, in un video messaggio, è Antonio Gaudioso, capo della Segreteria tecnica del Ministro, ribadendo l’importanza di «continuare a valorizzare i farmacisti sul territorio in stretto coordinamento con i medici. Mantenere questa organizzazione sarà fondamentale per la programmazione dei prossimi mesi». D’altra parte, aggiunge Roberto Tobia, Segretario nazionale Federfarma, «in questi anni di pandemia, in farmacia sono stati effettuati i 2/3 dei tamponi oggetto dei Report ministeriali e oltre 3 milioni di vaccinazioni. La sfida del futuro sarà continuare su questa strada: la farmacia, anche grazie alle normative, è pronta».Intanto, sempre in merito alla vaccinazione, da Federarma di recente sono state emesse delle Faq per chiarire alcuni dubbi delle farmacie sul nuovo Protocollo firmato a luglio. Tra gli aspetti sottolineati nella gestione del vaccino in farmacia c’è in particolare la possibilità di utilizzare locali o strutture esterne. Secondo quanto riferisce Federfarma, “le strutture esterne, per esempio i gazebo, utilizzate dalla farmacia per somministrare vaccini e/o test diagnostici non devono avere i medesimi requisiti di idoneità igienico sanitaria dei locali della farmacia, ma comunque rispondere a parametri previsti a livello territoriale. L’art. 4, comma 2 del protocollo prevede che solamente i locali esterni alla farmacia devono possedere i medesimi requisiti di idoneità igienico sanitaria della farmacia. Nel dettaglio, il locale eÌ inteso come porzione di unitaÌ immobiliare, avente la destinazione d’uso nella categoria C/1, in regola dal punto di vista urbanistico/edilizio. Le strutture esterne possono invece essere temporanee e semovibili come container o gazebo”. By Francesca Giani -fonte Farmacista33)

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Farmacie e domicilio nella bozza di Piano nazionale vaccinale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

«La bozza del Piano ha ricevuto i pareri del Nitag, il gruppo tecnico nazionale sulle vaccinazioni» e delle Regioni, ha detto Rezza. «Si tratta ora di elaborarli nella stesura definitiva, una questione di poco. D’altra parte, è intenzione del Ministro della Salute chiudere prima della nuova Legislatura i lavori avviati». Il documento, ha aggiunto Carlo Signorelli, alla guida del Nitag, «è più flessibile del precedente: se la validità è quadriennale, il calendario è in realtà annuale, così da prevedere la possibilità di effettuare modifiche, senza aspettare la revisione del successivo Piano». Un punto importante sottolineato è che «viene formalizzata l’estensione dei luoghi di offerta vaccinale di fatto già in atto». In particolare, tra i setting previsti vengono indicate le «farmacie e il domicilio, oltre che ospedali e Rsa», mentre tra gli obiettivi da raggiungere «vengono richiamati quelli non completati del precedente documento».

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Vaccini in arrivo: ecco le novità

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

È sul tavolo del Ministro della Salute e potrebbe essere firmato a breve il Nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale 2022-2025 che, tra i vari punti, fissa gli obiettivi di copertura per il prossimo periodo e formalizza l’estensione dei luoghi di offerta vaccinale, comprendendo anche ospedali, RSA, farmacie e il domicilio. La notizia è stata data da Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria presso il Ministero della Salute, in un intervento all’evento “La gestione del paziente fragile nella nuova stagione vaccinale autunnale”, organizzato da Edra, con il contributo incondizionato di Sanofi, che si è tenuto presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico di Roma.

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Università: crescono i posti a bando per le lauree in infermieristica

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Ci sono 1.383 posti a bando in più per infermieristica nel decreto definitivo per i posti a bando per la laurea in infermieristica 2022-2023 rispetto alla definizione provvisoria del 1° luglio e dopo il decreto di agosto di deroga del ministero dell’Università alla definizione del fabbisogno. Con l’aumento (+7,7% sui posti di luglio, il +11,4% rispetto al 2021) per la prima volta si supera il muro dei 19mila posti: 19.375. Non è, tuttavia, con la quantità delle lauree che si risolve la carenza, ma con la qualità dei professionisti, che si può raggiungere solo con un cambio di passo nella formazione universitaria, con l’introduzione delle specializzazioni (universitarie) che consentiranno di avere infermieri specialisti in grado di gestire una filiera di operatori intermedi che gli infermieri possano coordinare e che a loro riferiscano e facciano capo e con un reale investimento sulla qualità formativa. Per la FNOPI, i problemi da affrontare sono tre: rispetto alla demografia, il calo di giovani che porterà inevitabilmente a una riduzione dei possibili candidati futuri; la necessità che l’attrattività della professione non sia legata a fattori socio-economici ma a sbocchi di carriera e professionali costanti; l’aumento del costo della vita, che rende le scelte dei giovani più “stanziali” nel senso che la volontà è di iscriversi alla facoltà, ma che sia nella Regione di residenza e possibilmente più vicina possibile al proprio domicilio per limitare le spese rispetto ai costi di studi fuori Regione, penalizzando le Regioni più ‘anziane’. La ricetta della FNOPI, che rappresenta gli oltre 460.000 infermieri iscritti agli ordini in Italia, il 60% della forza lavoro sanitaria del Ssn e i professionisti con il maggior rapporto assistenziale con i cittadini, prevede tre ingredienti prioritari, che la FNOPI ha già messo sul tavolo delle forze politiche in corsa per le elezioni: incremento della base contrattuale e riconoscimento economico dell’esclusività delle professioni infermieristiche; riconoscimento delle competenze specialistiche; evoluzione del percorso formativo universitario, appunto, con le specializzazioni. Senza qualità dell’assistenza, la quantità di operatori non risolve i problemi dei cittadini e del Ssn, conclude la FNOPI. Gli infermieri sono i garanti dell’assistenza: senza infermieri – qualificati – non c’è salute.

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Covid-19, milioni di morti si potevano prevenire

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Proteggere e promuovere la cooperazione tra paesi nella “preparedness” e nell’offerta di presidi di diagnosi e cura, combattere le diseguaglianze e porre più attenzione alla sicurezza quando si fa ricerca biologica: sono le richieste principali che la Lancet Covid 19 Commission porge ai paesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per prevenire altre morti evitabili da Covid-19. Per i 28 redattori del documento presentato ieri al DG OMS Tedros Ghebreyesus, la gestione della pandemia è stata un fallimento. Governi lenti, e passivi nel contrasto della disinformazione sui media, hanno prestato poca attenzione ai più vulnerabili. Si sarebbero potuti evitare milioni di morti. Tra l’altro, le morti per Covid non sono state fin qui i 6,9 milioni del conteggio ufficiale ma 17,9 milioni. Presidente della commissione della rivista e del Sustainable Development Solutions Network, Jeffrey Sachs (Columbia University) evoca «un’azione collettiva che promuova la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile, affrontando le disuguaglianze sanitarie globali e proteggendo il mondo dalle future malattie». Le nazioni del mondo devono iniziare a collaborare tra loro. I cinque pilastri – L’OMS detta cinque “pilastri” delle future politiche anti-pandemie. Primo, imparare dagli errori di governi che non si sono coordinati sui protocolli di viaggio, sul testing, sull’approvvigionamento di mascherine etc) e dai successi di alcuni paesi: l’Est Asia, che nel 2002 era stato scottato dall’epidemia di Sars, ha adottato strategie di contenimento più efficaci, con un’incidenza di morti inferiore. Secondo, agire sul contenimento dei contagi evitando il contatto tra individui infetti e non infetti. Terzo, ridurre le disuguaglianze sanitarie dentro ogni stato membro Oms. Quarto, mettere in protezione le fasce più vulnerabili. Quinto, produrre nuovi vaccini e nuove terapie. Questo innanzi tutto a livello di ogni nazione. Ma non tutti gli stati membri Oms sono in grado di fare da soli. Nei Paesi ad alto reddito, tre persone su quattro sono state vaccinate, in quelli più poveri solo una su sette. I paesi ricchi ora devono dare di più.Misure nazionali ed internazionali – Il “board” raccomanda di fare sempre riferimento all’OMS, che sulle malattie emergenti ha importanti poteri ispettivi e decisionali da utilizzare nei siti colpiti, nell’interesse del mondo intero. Chiede poi di stabilire sistemi coordinati di sorveglianza tra nazioni per predire il rischio di nuove ondate. «Cina, Stati Uniti, Unione Europea, India, Federazione Russa ed alter potenze regionali devono mettere da parte le rivalità geopolitiche per lavorare insieme». Altri target: arrivare ad un accordo pandemico globale e potenziare le International Health Regulations creando un sistema internazionale di sorveglianza e monitoraggio degli esiti e della trasmissione delle malattie infettive. Nel contempo, urge istituire nell’OMS un Global Health Board composto da elementi dei governi nazionali in rappresentanza di ciascuna delle regioni del globo, per supportare l’organizzazione nelle decisioni.Il Fondo Globale per la Salute -Tra le nazioni del mondo, quelle del G20 (tra cui l’Italia) dovrebbero infine collaborare ad un piano decennale per assicurare che in tutte le regioni del mondo si producano e si distribuiscano mezzi per il controllo della pandemia. Ciò richiede uno sforzo economico: il “board” a tal proposito evoca il varo di un Global Health Fund che finanzi la produzione di dispositivi per il controllo delle malattie da virus, l’organizzazione di sistemi di risposta alle pandemie ed il rinforzo dei presìdi di medicina territoriale in paesi a reddito medio-basso. Per il Fondo, servirebbero, si calcola, 60 miliardi di dollari annui (1% del Pil dei paesi ad alto reddito). L’obiettivo è aiutare i sistemi sanitari nazionali in difficoltà non solo in relazione alle pandemie ma a tutti i temi di sanità ad esse correlati. E serve governare la ripresa post-pandemica, per un mondo più sostenibile, che non può prescindere dal rafforzamento della cooperazione multilaterale, da finanziamenti, da investimenti in biosicurezza «e dalla solidarietà internazionale con i Paesi e le persone più vulnerabili». (fonte doctor33)

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Le infezioni/sepsi sono oggi al terzo posto tra le cause di morte neonatale nel mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Coinvolgono circa il 2,2% dei nati vivi, con una mortalità che varia dall’ 11 al 19%. Ma le gravi infezioni sono responsabili anche di elevati tassi di morbosità, che rappresentano circa il 3% di tutti i DALY (disability-adjusted life year) cioè gli anni di vita persi a causa di morbosità, mortalità e disabilità. La sepsi neonatale si presenta in due forme nosologiche, diverse per età di insorgenza, patogenesi ed eziologia: la forma precoce con esordio entro le prime 72 ore di vita, a trasmissione verticale del patogeno dalla madre prima o durante il parto e la forma tardiva, che esordisce dopo le 72 ore di vita, a trasmissione orizzontale del patogeno, quindi correlata all’assistenza dei neonati ricoverati. Nonostante gli importanti progressi tecnologici e il miglioramento del livello di cure, che hanno determinato un significativo aumento della sopravvivenza dei neonati pretermine, la sepsi rimane, ancora oggi, una patologia con una mortalità e morbosità non significativamente modificate negli ultimi anni. L’immaturità del sistema immunitario dei neonati, li rende più fragili e maggiormente esposti all’azione degli agenti patogeni. Questa suscettibilità alle infezioni è tanto più elevata quanto più il neonato è pretermine. Infatti, le forme precoci interessano l’1,4% dei nati con peso < 1500 g (circa 28 volte maggiore che nei nati a termine) con una mortalità del 34%, mentre le forme tardive interessano il 19,9%, con una mortalità del 17,1% a livello mondiale.Dati ancora più allarmanti riguardano i neonati di peso < 1000 g che presentano, per la sepsi precoce, una incidenza dell’1,8% con una mortalità del 46%, mentre per la sepsi tardiva un’incidenza del 34% con una mortalità del 17%. By Marinella Proto Pisani, Valentina Casertano e Giancarlo Panico – http://www.sin-neonatologia.it

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How Ukraine can win the war

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

As the funeral of Queen Elizabeth II approaches, we devote a special section to the role and future of the British monarchy. In Britain our cover leader reflects on the improbable success of an institution that, on the face of it, runs against the spirit of the times. Deference is dead and populism sneers at elites. In an age of meritocracy, monarchy is rooted in the unjustifiable privilege of birth. Support for the crown should have crumbled under Elizabeth. Instead, the monarchy thrived. As King Charles III begins his reign amid strife in Britain, populism in the West and a challenge to democratic systems led by China and Russia, Elizabeth’s success sheds light on how all democracies work—including republics.Outside Britain our cover assesses the astonishing progress made by Ukrainian forces in recent days, the most dramatic Russian reversal since Mr Putin abandoned his effort to seize Kyiv, the Ukrainian capital, at the end of March. Predictions in war are always risky, but the tide seems to have turned. Russia’s occupation is everywhere held in check, and Ukraine is gradually—and sometimes suddenly—rolling it back. Victory for Ukraine is not yet certain, but a path is discernible. Evicting Russia entirely from Ukraine will be hard. It will mean pushing it out of territory where it is far better dug in and organised than in Kharkiv. A general collapse of the Russian forces cannot be ruled out, but is unlikely. The West should, therefore, reinforce success, by sending more and better weapons, as well as ammunition and armoured vehicles. Zanny Minton Beddoes Editor-in-chief The Economist

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How does the British monarchy’s line of succession work?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 settembre 2022

Queen Elizabeth II preserved the mystique of Britain’s royal family by mostly keeping quiet: “never complain, never explain” went the widely repeated maxim (although it was first attributed to Benjamin Disraeli, a 19th-century prime minister). But what works to maintain the monarchy would make for lousy journalism. All of our reporting aims to elucidate the world, and each day we publish an explainer article with The Economist’s trademark analysis in a small and satisfying dose. If you’ve wondered how America calculates inflation, whether stagflation is making a comeback or what exactly makes a recession, look no further. We’ve recently looked at whether China will overtake America as the world’s largest economy, and how Ukraine’s air force is knocking out Russian radar. We’ve even done what the royals swore not to do, and explained Britain’s monarchy: how the line of succession works and what King Charles means for the Firm’s finances.Is there a topic that you would like our writers to explain? Please send your suggestions and feedback to Adam Roberts Digital editor The Economist

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