Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Archive for 5 ottobre 2022

Torna a Como Miniartextil

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Como Dal 16 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023 torna Miniartextil la manifestazione italiana dedicata alla Fiber Art internazionale che per la sua 31° edizione ha scelto come titolo Rosa Alchemico, un invito a nuove forme di positività ed energia, un inno a un colore che trasmette un’idea di libertà pacifica che, unita al concetto quanto mai attuale di alchimia e mescolanza, appare la combinazione perfetta per liberare nuove idee.Ospitata per questa edizione negli spazi della settecentesca Villa Olmo, Miniartextil vede la partecipazione di nomi internazionali per la prima volta a Como, come Marinella Senatore, artista internazionale reduce dal Festival Alliance des Corps la cui pratica è caratterizzata da una forte partecipazione collettiva, o Jacopo Benassi già presente con i suoi lavori alla Tate di Londra e al Palais De Tokyo di Parigi, collaboratore di registi come Paolo Sorrentino, Daniele Ciprì, Asia Argento, Maurizio Maggiani che rivisiterà completamente il Teatrino di Villa Olmo. E ancora, Emma Talbot e Igshaan Adams, entrambi presenti all’ultima edizione della Biennale di Venezia, Teresa Antignani con il suo appassionato lavoro di denuncia per quanto accade nella Terra dei Fuochi, Ruben Montini che, come scrive Eugenio Viola, “conduce un attacco frontale agli stereotipi eteronormativi legati al sesso, all’orientamento sessuale e alle cosiddette identità di genere”. In mostra anche Gabriella Benedini, Raul Gabriel, Manuel Ameztoy, Jaime Poblete, Pae White con un’opera realizzata per la mostra a Villa Olmo in collaborazione con la Galleria Kaufmann-Repetto, Veronica Bisesti, Angela Ricci Lucchi e il grande Maestro Luigi Ontani.Tra i 234 progetti di minitessili giunti da tutto il mondo la giuria – composta da Mimmo Totaro, Vicepresidente dell’associazione ARTE&ARTE, dal critico, curatore e storico dell’arte Paolo Bolpagni e dal critico e curatore Sergio Gaddi – ha scelto 54 opere che meglio hanno interpretato il tema.Da questa edizione il premio per l’opera migliore – quest’anno assegnato a Danielle Pèan Le Roux per Black rose with gold pearl – viene intitolato alla memoria di Nazzarena Bortolaso, co-fondatrice insieme a Mimmo Totaro della manifestazione e scomparsa lo scorso aprile; sempre a lei, verrà anche dedicato un omaggio speciale, nel corso della manifestazione.

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GAM: Politiche fiscali, una nuova variabile per le decisioni di politica monetaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR. Per il governo di Liz Truss la luna di miele che tutti i governi appena insediati hanno con la pubblica opinione è finita molto presto e in maniera burrascosa. Motivo del malcontento è stata la “mini-manovra” fiscale, in fase di aggiustamento in queste ore, che avrebbe ridotto le aliquote contributive alle fasce della popolazione più ricche alimentando ulteriormente la corsa dei prezzi.In termini generali sono almeno due le fonti di preoccupazione dei mercati: 1. il riavvolgimento del nastro delle politiche monetarie non è mai indolore, i rialzi non sono terminati, le banche centrali proseguono con determinazione la lotta all’inflazione, le ultime proiezioni della Fed mostrano livelli di 4,5%-4,75% alla fine del 2023; 2. i governi intervengono con misure espansive per attenuare i costi del caro energia, insopportabili per famiglie e imprese, ma lo fanno in un contesto di debito già alto, di inflazione e di stretta monetaria. Il crollo della sterlina all’annuncio di una manovra così impegnativa è stato plastico esempio delle preoccupazioni sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. Il crollo della sterlina e l’impennata dei rendimenti domestici hanno mandato in crisi di liquidità anche gli schemi previdenziali che, per far fronte alle richieste dei margini “mark-to-market”, hanno venduto le obbligazioni più liquide, amplificando così il disordine del mercato. La reazione dei mercati e la crisi di liquidità dei fondi pensione hanno costretto la Bank of England, ad intervenire acquistando titoli della Corona per 65 miliardi di sterline. A dispetto dell’inflazione al 10% la Bank of England si trova a dover stampare moneta per difendere i risparmi degli inglesi e le loro pensioni, nel prossimo futuro sono probabili ulteriori inasprimenti delle condizioni finanziarie. Nella stessa settimana in cui la sterlina consumava la sua discesa agli inferi dei minimi storici, il governo tedesco annunciava un piano “monstre” di 200 miliardi per sostenere le imprese e attenuare il rallentamento dell’attività economica. Avendo capacità fiscale, il governo tedesco ha preferito non attendere e non rischiare. Anche a costo delle diffuse critiche di mancato coordinamento con gli altri paesi europei. La manovra tedesca è stata criticata anche in Italia ma non dimentichiamo che la tenuta dell’economia tedesca riguarda in modo diretto la salute del nostro sistema produttivo. Anche a Roma si insedierà a breve un nuovo governo ma la somiglianza con Londra finisce qui, lo spread oltre quota 250 non è stato causato dall’esito delle elezioni che, ampiamente pronosticato, non è stata una sorpresa per nessuno. Il terremoto ha avuto il suo epicentro a Londra, ha esteso le sue onde sismiche all’intero settore obbligazionario e ai titoli italiani che, nelle fasi di vendita, pagano il pegno della loro elevata liquidità. L’appuntamento dei mercati con l’Italia è semmai spostato più avanti, al momento in cui verrà annunciata la formazione di governo e le personalità che occuperanno i ministeri più delicati. Infine, una annotazione cronachistica. Il 30 settembre 1981 il rendimento del decennale americano raggiungeva il massimo storico di 15,84%, i tassi della Federal Reserve erano attorno al 17%, l’inflazione al 12 e la struttura per scadenze piatta, il Treasury a sei mesi rendeva circa 0,5% meno delle scadenze più lunghe. (abstract fonte: http://www.verinieassociati.com)

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Robeco: previsioni per il settore obbligazionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

A cura di James Stuttard, Head of Global Macro team e Portfolio Manager di Robeco. Con l’avvicinarsi del 2023, i temi non solo non sono cambiati, ma si sono intensificati. Le speranze del mercato, secondo cui la Fed avrebbe terminato la politica di inasprimento in autunno, sono state stroncate dal presidente della Fed Powell a Jackson Hole.Per la costruzione del portafoglio, continuiamo a distinguere tra i vantaggi della curva dei rendimenti e quelli delle strategie di duration.Per essere redditizi con le operazioni di duration elevata, è necessario individuare due fattori chiave: le prospettive cicliche per la crescita e le prospettive secolari per l’inflazione. Tuttavia, per le curve dei rendimenti, le prospettive cicliche svolgono la maggior parte del lavoro. Riteniamo che i dati abbiano una maggiore visibilità sulle prospettive di crescita ciclica rispetto alle prospettive secolari di inflazione.Su quest’ultimo punto, le domande rimangono senza risposta: gli aumenti salariali porteranno a effetti secondari (si veda il recente accordo con i ferrovieri olandesi per un aumento salariale del 9,25%) o la distruzione della domanda vedrà un forte calo dei prezzi (si veda il calo del 30% dei prezzi del petrolio da marzo)? Quale delle due situazioni sarà dominante? D’altro canto, l’utilizzo del contesto storico per identificare i casi in cui le curve dei rendimenti si sono invertite in modo eccessivo, fino al punto in cui le prospettive della curva sono risultate asimmetriche, rimane, a nostro avviso, un approccio molto più vantaggioso in termini di rischio/rendimento.Le curve dei rendimenti hanno un’inversione media ciclica nel corso del tempo, sia che si tratti di regimi di inflazione elevata (ad esempio 1965-82), di periodi di moderazione dell’inflazione (dal 1982 alla metà degli anni Novanta) o di bassa inflazione (dalla metà degli anni Novanta al 2020). Ciò significa che le curve dei rendimenti eccessivamente invertite finiscono per dis-invertirsi e tornare a inclinarsi.Come abbiamo detto lo scorso trimestre, non riteniamo che la recessione sia ancora prezzata negli spread high yield. Da allora, i mercati del credito hanno tentato un rally estivo a luglio e inizio agosto, con la speranza di una Fed accomodante in autunno. Ciò ci è sembrato fuori luogo e abbiamo approfittato del rally per alleggerirci. Da metà agosto gli spread hanno iniziato ad allargarsi.In prospettiva, le speranze di un’inversione di tendenza ci sembrano eccessivamente ottimistiche, date le prospettive di politica monetaria e il margine relativamente limitato che vediamo per una politica fiscale che cambi le carte in tavola. Solo gli spread swap sull’euro si trovano a livelli di recessione o di crisi.Negli ultimi 50 anni, ogni singolo picco recessivo degli spread creditizi è stato preceduto da un picco dei rendimenti dei titoli di Stato, di solito di molti mesi o addirittura anni. Non crediamo che questa volta sarà diverso. Ci aspettiamo di assistere a due picchi: prima i rendimenti dei titoli di Stato e poi gli spread creditizi. Il problema è che il divario potrebbe essere di diversi mesi, e forse di molti punti base, più in là nel tempo. (abstract Fonte: http://www.verinieassociati.com)

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Inflazione, crescita e politiche fiscali ultra-espansive

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm. Nel mercato obbligazionario, la volatilità rimane estremamente elevata, incidendo potenzialmente sul recente rally dei rendimenti di Treasury, BTP e Gilt. Nonostante i mercati stiano facendo i conti con un’inflazione persistente e le conseguenti politiche monetarie restrittive, ci sono diverse sfide aperte per le Banche Centrali. Negli Stati Uniti, dove la crescita economica rimane robusta, la Fed può controllare meglio le pressioni inflazionistiche tramite restrizioni monetarie. Ne consegue che, finché l’obiettivo della Fed di portare l’inflazione sotto controllo non sarà raggiunto, i mercati continueranno a cambiare previsioni di rialzo dei tassi. In zona Euro, invece, i timori principali sono legati alla minaccia dell’impatto che l’inflazione guidata dalla scarsitá di offerta potrà avere sulla crescita economica e questo pone la BCE di fronte a scelte complesse. Infine, la scorsa settimana il Regno Unito si è trovato a fare i conti, oltre che con il complicato contesto economico e finanziario globale, anche con le problematiche legate all’annuncio della politica fiscale ultra-espansiva del nuovo governo di Liz Truss. A seguito della notizia, la Bank of England (BoE) è dovuta scendere in campo annunciando acquisti temporanei dei Gilt a lunga scadenza per placare l’enorme vendita sui mercati azionari e obbligazionari. Una mossa che è stata ben accolta dai mercati, anche se i Gilt continuano a pagare un premio al rischio impensabile solo alcune settimane fa.Per i prossimi anni negli Stati Uniti si stima una crescita reale debole ma comunque positiva, nonostante la Fed abbia reso ormai chiaro di essere disposta a sacrificare la crescita economica pur di combattere l’inflazione. A seguito dei 12 rialzi avvenuti finora, i mercati prezzano in totale 5 ulteriori rialzi dei tassi da 25 punti base, di cui almeno 4 entro la fine dell’anno. Solo a metà dell’anno prossimo i numeri sul mercato del lavoro e sull’indice dei prezzi ci diranno se la Fed potrà allentare il percorso restrittivo. La debolezza di tali dati potrebbe paradossalmente rivelarsi una boccata d’aria per gli indici azionari globali. In Europa gli effetti dei rischi geopolitici ed economici sembrano piú preponderanti che Oltreoceano. Sul mercato obbligazionario abbiamo assistito a uno dei trimestri peggiori degli ultimi anni, con l’obbligazionario governativo in perdita a livello globale. Ha retto meglio, invece, il mercato del credito a basso merito creditizio, soprattutto grazie alla duration generalmente piú corta. Da qui alla fine dell’anno ci aspettiamo un’elevata volatilità dei tassi finché le pressioni inflattive non rientreranno sotto controllo, mentre sul fronte del credito è preferibile spostarsi verso rating più elevati per limitare il rischio spread. Per quanto riguarda le opportunità sui rendimenti dei bond, la parte lunga della curva potrebbe sovraperformare qualora le Banche Centrali fossero costrette a interrompere i cicli di rialzi. Restano, tuttavia, diversi fattori da considerare: la volatilità rimane troppo elevata e le curve sono generalmente piatte. Per questo motivo Moneyfarm preferisce un approccio conservativo alla duration, sebbene comincino a delinearsi alcuni spunti per l’allungamento delle scadenze. Fondamentale, a nostro avviso, mantenere una percentuale di obbligazionario nei portafogli per garantire un equilibrio rispetto all’andamento della componente azionaria. Il rallentamento dei mercati azionari risulta in linea con i cicli economici al ribasso a cui abbiamo assistito in passato. Possiamo aspettarci un mercato più stabile anche in un contesto di tassi a breve in salita, ma solo quando saranno prezzate le probabilità di rialzo e l’inflazione sarà più contenuta.Alla luce dello scenario sopra descritto, abbiamo adottato una strategia improntata alla riorganizzazione geografica delle nostre posizioni. In particolare, abbiamo ridotto l’esposizione all’azionario e high-yield europeo verso posizioni più globali. Nell’azionario prediligiamo USA e Giappone, mentre nell’obbligazionario abbiamo aumentato le posizioni USA.

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Mese dell’educazione finanziaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Per la sua quarta partecipazione al “Mese dell’educazione finanziaria”, l’iniziativa promossa dal Comitato della programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la Cassa Dottori Commercialisti sceglie di “salire in cattedra”, per sensibilizzare gli studenti degli Istituti superiori di tutta Italia sull’importanza di un futuro previdenziale sostenibile. “La Cassa torna a scuola – Lavoro e futuro: conoscere i percorsi e i meccanismi previdenziali”, questo il nome dell’iniziativa che porterà i Consiglieri di Amministrazione della Cassa a condurre delle vere e proprie lezioni ai ragazzi che frequentano le loro scuole di provenienza, per parlare dell’evoluzione del contesto lavorativo e professionale e della risposta che gli strumenti e i meccanismi della previdenza e del welfare possono offrire ai lavoratori e ai professionisti di domani. Cinque gli appuntamenti previsti nel corso del mese, a partire dal 7 ottobre, con l’incontro a Monza, presso il Collegio Villoresi San Giuseppe. A seguire, il 18 ottobre, sarà la volta dell’Istituto tecnico economico R.Piria-G.Ferraris/A.Da Empoli di Reggio Calabria, mentre il 20 ottobre si terrà l’incontro con il Collegio Canova dei Padri Cavanis di Possagno (TV). Le ultime due date saranno invece il 24 ottobre a Napoli, con i ragazzi dell’ISIS Enrico De Nicola e il 28 ottobre a Bari, presso il liceo scientifico Arcangelo Scacchi.

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Agricoltura e alimentazione. Un Pomo d’Oro per il futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Pomo d’oro per la sua tonalità dorata, pomme d’amour per i francesi e apple of love per i britannici, per le credute virtù afrodisiache. E’ il pomodoro, un frutto proveniente dall’America centro-meridionale, importato in Europa a metà del 1500 dai conquistadores spagnoli. Fu usato semplicemente come pianta ornamentale perché ritenuto nocivo e soltanto dal XVII secolo ebbe un uso alimentare. Lo conosciamo per il suo colore rosso intenso, ma ci sono varietà gialle, viola, bianche, rosa e verdi. Oggi il pomodoro è diffuso globalmente. E’ elemento base della dieta mediterranea, costituente principale di sughi e salse, è ricco di acqua (94%), poco calorico, contiene vitamine e soprattutto il licopene, una sostanza con proprietà antiossidanti che si associa alla riduzione di alcune forme tumorali della prostata e del collo dell’utero. Oltre che in fitoterapia le qualità del pomodoro sono utilizzate anche nella cosmesi.A differenza di quanto comunemente si crede, il pomodoro è un frutto ed è quello maggiormente coltivato nel mondo con 181 milioni di tonnellate annue e un valore industriale di 190 miliardi. I maggiori produttori sono Cina, India e Turchia (2020). Cambiamenti climatici, siccità, malattie e parassiti possono abbatterne drasticamente. Senza attendere centinaia di anni per avere pomodori mutati, per rispondere alle diverse condizioni ambientali, si può progredire con una metodologia che interviene sul genoma senza interferire con l’insieme del patrimonio genetico. Negli ultimi anni sono state elaborate nuove tecniche, dette genoma editing, che permettono di cambiare singoli geni del codice genetico della pianta per migliorarla. Questa tecnologia è stata impiegata per aumentare la resistenza ai parassiti (virus, batteri, funghi). Gli stress come siccità, inondazioni, calore e raffreddamento comportano rischi elevati in uno scenario di cambiamenti climatici. Le tecniche tradizionali di coltivazione hanno notevolmente aumentato la resa ma, con la crescente domanda di cibo, sono necessari nuovi approcci per migliorare ulteriormente la produzione agricola. In tal senso, e la tecnologia del genoma editing è la più promettente. Uno studio della Johns Hopkins University (Usa), pubblicato sulla rivista scientifica Cell, ha individuato il modo per aumentare la produttività del pomodoro, utilizzando proprio la tecnica del genoma editing. Oltre alla produzione alimentare, il pomodoro è stato oggetto di particolare attenzione per le possibili applicazioni mediche. Recentemente uno studio italo-britannico, pubblicato sulla rivista Nature Plants, ha riportato di aver ottenuto un pomodoro in grado di accumulare il precursore della vitamina D, della quale è carente circa metà della popolazione europea. In Giappone coltivano un pomodoro con una maggiore produzione di un amminoacido (Gaba) indicato per favorire la calma e il sonno, utile quindi per gli ipertesi. Purtroppo, nell’Unione europea si dibatte ancora se le piante ottenute con il genoma editing – che non presuppone l’inserimento di Dna estraneo mediante geni provenienti da altre specie – siano considerate oppure no organismi geneticamente modificati (Ogm) la cui coltivazione è, ancora, proibita in alcuni paesi e fortemente limitata in altri.(Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 30 settembre 2022) By Primo Mastrantoni, Aduc

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Alvaro Lario alla guida del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Alvaro Lario, esperto di finanza per lo sviluppo assumerà sabato la guida del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Agricolo, con il mandato urgente di combattere a livello mondiale la povertà e la fame tra i poveri delle aree rurali, impegnati a fronteggiare il cambiamento climatico e l’insicurezza alimentare che ne minacciano la sopravvivenza. Lario, di nazionalità spagnola, responsabile finanziario dell’IFAD dal 2018, ha guidato gli sforzi del Fondo per mobilitare investimenti da parte del settore privato volti a rafforzare la resilienza di milioni di piccoli agricoltori e comunità rurali, tra i più colpiti dagli shock globali. Lario mantiene l’impegno dell’IFAD di raddoppiare il proprio impatto sulle comunità rurali povere entro il 2030. In parte, questo verrà ottenuto facendo dell’adattamento al cambiamento climatico una delle priorità del Fondo. I piccoli agricoltori poveri producono un terzo degli alimenti mondiali, ma ricevono meno del due per cento dei finanziamenti per il clima e sono i meno preparati ad adattarsi a condizioni mutevoli, come siccità, eventi atmosferici estremi e perdita dei raccolti.L’IFAD, agenzia specializzata delle Nazioni Unite e al tempo stesso istituzione finanziaria internazionale, è l’unica agenzia di sviluppo globale che si occupa esclusivamente di trasformare l’agricoltura, le economie rurali e i sistemi alimentari rendendoli più inclusivi, produttivi, resilienti e sostenibili. Da quando ha iniziato a operare, nel 1978, il Fondo ha investito oltre 23 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati, di cui hanno beneficiato oltre mezzo miliardo di persone, per finanziare progetti che aumentano la sicurezza e la produzione alimentare, migliorano la qualità dell’alimentazione e rafforzano la resilienza delle comunità rurali più povere ed emarginate al mondo.Nel 2020, in qualità di responsabile finanziario dell’IFAD e vicepresidente associato per le operazioni finanziarie, Lario si è impegnato a mobilitare maggiori risorse per il Fondo ricorrendo a investimenti da parte del settore privato.Sotto la sua amministrazione, l’IFAD è diventato il primo Fondo delle Nazioni Unite a ottenere un rating di credito pubblico. Quel rating creditizio AA+, assegnato dall’agenzia Fitch, ha permesso all’IFAD di mobilitare investimenti dal settore privato, con due emissioni obbligazionarie iniziali nel 2022, del valore complessivo di 150 milioni di dollari, e altre in arrivo.Lario assumerà l’incarico il 1° ottobre, per un mandato di quattro anni, succedendo a Gilbert F. Houngbo, ex primo ministro del Togo, che ha assunto l’incarico di direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite. Lario ha conseguito un dottorato in economia finanziaria presso l’Università Complutense di Madrid, nella sua nativa Spagna, e un master in finanza presso la Princeton University. Prima di arrivare all’IFAD, si è occupato di sviluppo dei mercati dei capitali locali e di investimenti nei mercati emergenti presso l’International Finance Corporation del gruppo della Banca Mondiale, oltre a ricoprire vari ruoli nel settore privato della gestione patrimoniale e nel mondo accademico.

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Il caro energia è diventato insostenibile per gli agricoltori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

E mette a rischio la stessa sicurezza alimentare del Paese – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Su questo tema si sono spese troppe parole, ma finora si è agito poco. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli aumenti dei costi per i coltivatori superano in alcuni casi il 500%. A questi incrementi va aggiunto quello del gasolio e dei prodotti fitosanitari, saliti di oltre il 250%.Considerate le sue proporzioni Il problema non riguarda soltanto l’agricoltura, in quanto ha ormai assunto rilevanza strategica nazionale ed esige un intervento all’altezza – continua Tiso. Vanno valutate per questo tutte le proposte in campo, compresa quella di introdurre un price cap per contenere gli aumenti, come proposto dal ministro Cingolani.Più a lungo resterà inascoltato il grido d’allarme degli agricoltori, più difficile sarà porre rimedio alla crisi in corso. Bisogna agire prima che le aziende agricole siano costrette a chiudere o a sospendere le loro attività, con l’obiettivo di mantenere attiva la filiera agroalimentare ed evitare l’abbandono dei terreni o la perdita dei raccolti. Le risorse investite ora per costruire una rete di sicurezza per gli agricoltori produrranno effetti benefici nel medio e lungo termine, e consentiranno al nostro Paese di attraversare la tempesta riducendo al minimo i danni.

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Salute mentale per le donne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Bergamo Lunedì 10 ottobre, all’orario fissato per l’appuntamento, le donne iscritte dovranno presentarsi all’ambulatorio interdipartimentale del Matteo Rota in via Garibaldi 13/15 a Bergamo per sottoporsi a test psicologici, che saranno valutati dagli specialisti del Dipartimento di Salute mentale del Papa Giovanni XXIII. Se dai questionari emergeranno segnali che riconducano a una possibile rischio di condizione ansioso/depressiva, la donna sarà ricontattata per un successivo consulto psicologico di approfondimento gratuito al fine di fornire eventuali indicazioni terapeutiche. Da diversi anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) segnala la depressione fra le principali cause di disabilità nel mondo, sia in termini di qualità della vita, che di perdita di produttività (giornate di lavoro perse all’anno), che come fattore di rischio di mortalità. La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato il quadro, con un aumento di incidenza dei disturbi ansioso/depressivi, negli ultimi tre anni, del 30%. Si stima che in Italia, attualmente, più di 3,5 milioni di individui di tutte le età, soffrano di depressione, con una prevalenza sulla popolazione generale del 5,5%.

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ANCODIS: Solidarietà alle comunità scolastiche offese da atti vandalici e tentativi di furti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

L’Associazione Nazionale Collaboratori dei Dirigenti Scolastici – nell’apprendere le reiterate aggressioni subite dagli IC Falcone e Giuliana Saladino di Palermo, con gravi atti vandalici, tentativi di intimidazione e furti – esprime solidarietà e vicinanza ai DS Daniela Lo Verde e Giusto Catania, al personale e, soprattutto, agli alunni che sono VITTIME innocenti di questi gravi e vergognosi oltraggi. Si tratta di attacchi perpetrati da delinquenti – spesso anche minori – privi di ogni sensibilità ed attenzione che purtroppo si ripetono nel tempo e mettono ancora più in ginocchio le scuole che operano in territori difficili nei quali la scuola rappresenta l’unico agente di socializzazione, culturale e, per molti alunni, educativo. In tante provincie italiane – da nord a sud – avvengono queste azioni delinquenziali che recano un grave danno alle comunità scolastiche condizionando soprattutto le opportunità formative progettate e messe faticosamente in campo. Nella nostra Associazione siamo molti, anzi moltissimi, i collaboratori dei ds che possono raccontare di un’aggressione subita dalla loro I.S.! Non possiamo non urlare da tutta Italia la nostra indignazione: togliere un computer, uno strumento didattico ad una scuola, violare gli ambienti didattici significa negare una prospettiva di crescita umana e culturale alle nostre giovani generazioni soprattutto ma non solo in quei territori più sfortunati dove – occorre riconoscere – operano con grande spirito di servizio e senso del dovere donne e uomini che si spendono per dare un futuro diverso ai loro alunni e per essere un punto di riferimento per le famiglie e il territorio. Occorre presidiare culturalmente tutte le scuole ponendo la massima attenzione alla loro tutela e al tempestivo ritorno alla normalità dopo un evento delittuoso. Lo Stato e le Istituzioni locali non devono abbandonare queste cellule vitali senza le quali quartieri e territori rischiano di restare nella luce della temporanea, apparente e ipocrita attenzione o, cosa ancor più grave, cadere nel buio dell’indifferenza.ANCODIS ripropone ancora una volta di istituire nel calendario scolastico nazionale la GIORNATA A DIFESA DELLA SCUOLA contro ogni attacco violento subito nelle diverse forme ad opera di criminali privi di ogni scrupolo etico e morale. Per ANCODIS Rosolino Cicero

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Scuola: Sostegno, troppo precariato e ore negate ai disabili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Il sostegno agli alunni disabili continua ad essere caratterizzato dalla carenza di insegnanti specializzati in organico: questo comporta la negazione del diritto allo studio degli alunni più bisognosi di attenzione: a ricordarlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il sindacato che si è fatto promotore di “una denuncia al Comitato europeo per i diritti sociali tre anni fa e sta continuando a rispondere alle osservazioni dello Stato italiano, perché il problema del sostegno ancora oggi rimane inascoltato”. Durante un’intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista autonomo ha detto che questo accade perché la metà degli organici è su posti in deroga, nonostante il numero degli alunni con disabilità certificata sia aumentato. “Oggi ci ritroviamo in Sicilia più di 11 mila posti in deroga e 13mila posti in organico di diritto, ma questa è la fotografia di un Paese dove il diritto all’inclusione è ancora negato”, sottolinea Pacifico, ricordando “abbiamo solamente 100mila insegnanti di ruolo su posti di sostegno – ricorda il sindacalista – e ne abbiamo altri 90 mila che sono chiamati su posti in deroga” con scadenza contratto al mese di giugno di ogni anno.

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Oncologia e assistenza domiciliare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

In Italia meno del 70% (68,7%) delle Oncologie può contare sull’assistenza domiciliare e più della metà delle strutture (52%) è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. La ‘fotografia’ dello stato dell’Oncologia nel nostro Paese vede anche progressi importanti rispetto al passato. I servizi di supporto psicologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (87,3%), anche se solo la metà è dotata di uno psicologo “dedicato” ai pazienti oncologici. Il 95% ha l’anatomia patologica, l’81% una nutrizione clinica di riferimento e il 70% un laboratorio di biologia molecolare di riferimento. Sono significativi i passi in avanti nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dalle reti oncologiche ben 1.240 documenti. I dati emergono dalla “Carta dei servizi dell’oncologia italiana – Libro Bianco 2022”, presentato in conferenza stampa al XXIV Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si apre oggi a Roma. Nel nostro Paese sono attive 323 Oncologie. L’88% è dotato di Day Hospital, il 65% dell’Ambulatorio, il 58% del reparto di Degenza ordinaria. “L’oncologia è un cardine del Servizio Sanitario Nazionale, ma deve essere sostenuta con misure strutturali – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM -. Chiediamo al Governo, che entrerà in carica nelle prossime settimane, e al nuovo Ministro della Salute di inserire in agenda, tra i primi obiettivi da realizzare, un reale potenziamento dell’oncologia, con un’attenzione a 360 gradi, dall’assistenza domiciliare alla ricerca clinica. Senza dimenticare la prevenzione, visto che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili, in particolare sugli stili di vita. Gli oncologi, da tempo, hanno sviluppato una particolare sensibilità verso le tematiche di governo della spesa e di appropriatezza. L’utilizzo dei farmaci biosimilari in oncologia può determinare risparmi di circa il 20%, permettendo di riallocare risorse a sostegno dell’accesso a terapie innovative”. “Ogni anno, in Italia, sono 377.000 le nuove diagnosi di cancro. La sopravvivenza a un quinquennio si attesta al 65% nelle donne e al 59% negli uomini, rispetto al 63% e al 54% della rilevazione precedente aggiornata al 2015. Terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l’immunoncologia, permettono in molti casi di cronicizzare la malattia in fase avanzata o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma la qualità e la sostenibilità del sistema si garantiscono soprattutto con politiche di sostegno alla ricerca, che permette di sviluppare farmaci innovativi. Ogni anno circa 35mila pazienti in Italia sono arruolati in studi clinici. L’oncologia del nostro Paese, se adeguatamente supportata dalle Istituzioni, può affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale. Offriamo questi temi di discussione al prossimo Governo, perché il confronto non è più rinviabile”. Oltre alla ricerca, l’altra importante questione, ancora irrisolta, riguarda il potenziamento del territorio e la necessità di investire nell’assistenza oncologica domiciliare. Si stima che oltre il 30% delle persone colpite da cancro possa essere seguito sul territorio. “Ma ancora troppi pazienti, in Italia, si spostano per centinaia di chilometri alla ricerca del ‘trattamento migliore’. Incidono la distanza tra casa e luogo dove si ricevono le cure e le spese di trasporto da sostenere – sottolinea Massimo Di Maio, Segretario Nazionale AIOM -. E questo non solo nei casi estremi di migrazione sanitaria da Sud a Nord. I problemi possono nascere per raggiungere dalla provincia i centri specialistici nelle grandi città. Insomma, una serie di determinanti, sui quali vogliamo sensibilizzare le Istituzioni, che possono mettere in campo politiche di cambiamento per investire di più sul territorio e sull’assistenza domiciliare, anche creando un’integrazione fra oncologia e medicina di famiglia. Vanno implementati anche i gruppi di cure simultanee, perché il 36% dei centri ne è ancora privo. Un’integrazione precoce nel percorso di cura di interventi di supporto, in un’ottica di cure simultanee, ha un impatto positivo sulla qualità e quantità di vita del paziente e sui risultati attesi con le terapie”.

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Tumore del polmone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Età compresa fra 55 e 75 anni, fuma un pacchetto di sigarette al giorno da più di 30 anni o è un forte fumatore che ha smesso da meno di 15 anni. È l’identikit del candidato per l’inserimento nel programma ministeriale RISP (Rete Italiana Screening Polmonare). Il reclutamento inizia in questi giorni, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 7300 persone (7324), monitorandole periodicamente con la tomografia computerizzata del torace a basso dosaggio (Low-Dose Computed Tomography, LDCT). Ogni anno, in Italia, 32.800 cittadini (circa l’80% dei casi) ricevono la diagnosi di tumore del polmone in fase avanzata, quando la malattia non è operabile e la prognosi è peggiore. Studi clinici hanno dimostrato che l’utilizzo della TAC spirale a basso dosaggio può ridurre di circa il 20% la mortalità per questa neoplasia nei forti fumatori. Si tratta di un progetto pilota, il primo di questo tipo in Italia, avviato per porre le basi per l’inserimento dello screening polmonare all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), alla stregua dei programmi di prevenzione secondaria del cancro mammario, colorettale e cervicale. Il tumore del polmone è responsabile del maggior numero di decessi oncologici in Italia, 34.000 nel 2021. Circa il 60%, pari a 20.400 morti, riguarda i forti fumatori. “Sono numeri allarmanti che ci impongono di agire quanto prima contro quello che resta il big killer – afferma Saverio Cinieri, Presidente Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. La TAC a basso dosaggio costituisce una promettente strategia salvavita, ma ad oggi non rientra ancora nella pratica clinica e nei programmi di prevenzione secondaria rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale. Ci auguriamo che RISP contribuisca a un cambiamento culturale. La Commissione Europea, pochi giorni fa, ha lanciato una nuova iniziativa volta a rafforzare la prevenzione e facilitare la diagnosi precoce dei tumori. Una delle patologie per cui è prevista un’intensificazione dei controlli preventivi è proprio il carcinoma polmonare e l’Unione Europea nei prossimi mesi emanerà una direttiva ad hoc. I sistemi sanitari nazionali saranno chiamati a partecipare attivamente all’avvio di programmi di screening strutturati per il tumore del polmone negli individui a rischio. RISP rappresenta il primo passo in questa direzione”. “Non va sottovalutato l’impatto economico della malattia, pari, nel nostro Paese, a circa 2,5 miliardi di euro ogni anno, considerando sia i costi diretti sanitari che quelli indiretti e sociali – continua il Presidente Cinieri -. Anticipare la diagnosi, grazie allo screening, significa aumentare il numero di persone che possono rientrare al lavoro, riducendo i costi socio-economici dovuti alla perdita di produttività e garantendo risparmi al sistema grazie al minor numero di ospedalizzazioni”. Nel 2020, in Italia, sono state stimate circa 41.000 nuove diagnosi di cancro del polmone. La sopravvivenza a 5 anni è pari al 16% negli uomini e al 23% nelle donne. (abstract)

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Piano di rilancio del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

Roma, 11 ottobre 2022 – Ore 10.00 – 13.30 Sala Capitolare, Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minervapresso il Senato della Repubblica – Piazza della Minerva 38. Il Rapporto rivaluta l’impatto delle “patologie” pregresse che compromettono lo “stato di salute” del Servizio Sanitario Nazionale (imponente definanziamento pubblico, “incompiuta” dei nuovi LEA, inadeguata governance Stato-Regioni) e analizza i rischi di quelle emergenti, alla luce di due incontestabili certezze. Innanzitutto la pandemia – oltre a non aver mollato la presa – ha ulteriormente indebolito il SSN con effetti a medio-lungo termine: ritardi nell’erogazione di prestazioni ordinarie con impatto sulle liste di attesa, emergenza di nuovi bisogni di salute, depauperamento e demotivazione del capitale umano. In secondo luogo, lo stato di salute del SSN dovrà inevitabilmente fare i conti con un ulteriore “fattore ambientale” di portata globale, ovvero la crisi energetica ed economica. Il Rapporto analizza inoltre le criticità che possono ostacolare riforme e progetti del PNRR al fine di predisporre le adeguate contromisure per centrare i due obiettivi chiave: ridurre le diseguaglianze regionali e ottenere il massimo ritorno di salute dalle risorse investite.

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Pd: Rojc, ridiscutere tutto ma partito non è morto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

“Bene che Letta abbia aperto le porte al congresso per una nuova ripartenza e chieda di ridiscutere tutto. Siamo la prima forza di opposizione, il secondo partito in Italia, quello che a parte FdI ha perso meno voti in assoluto e in percentuale: non siamo affatto morti. Io non mi sono iscritta pochi anni fa al Pd per fargli il funerale”. Lo dichiara la senatrice Tatjana Rojc, commentando la lettera agli iscritti del segretario nazionale Enrico Letta. “Senza alleanze e con l’attuale legge elettorale – osserva la senatrice – la sconfitta è più che certa, ma le cause sono ben più profonde”.Per Rojc “essere all’opposizione ci farà bene, ci darà un impegno per cui serviranno idee, prospettiva e grande coesione. Ritroviamo noi stessi e il nostro popolo, i nomi e le cariche verranno di conseguenza”.

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Papa Francesco ci invita a fare una rivoluzione pacifica. Ma che significa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

di Donato Speroni Se non avete niente da dire, almeno fate chiasso! Papa Francesco non parla mai a caso, anche quando parla a braccio, ed è molto chiaro il suo messaggio ai giovani economisti, imprenditori e attivisti sociali under 35 provenienti da oltre cento Paesi di tutto il mondo al meeting internazionale “Economy of Francesco”. Che non è “l’economia di Jorge Mario Bergoglio”, ma un richiamo alla visione del Santo di Assisi. In questo spirito ha sottoscritto con loro un “Patto per l’economia”. Quel “se non avete niente da dire” significa che per fare una rivoluzione non è necessario avere una mappa completa di come costruire la società di domani, ma è importante, intanto, denunciare l’insostenibilità di quella attuale. Scrive Carlo Canetti sul sito AssisiMia: È un invito alla ribellione sana e pacifica contro un sistema economico che sprezza il futuro. Nessun politico in Italia, né di sinistra né di destra, ha mai avuto il coraggio di rivolgersi in maniera così ficcante e diretta ai giovani e a chi vive in condizione di povertà e subordinazione sociale. È un messaggio di sfiducia in chi governa e in chi detiene il potere. In questo contesto “L’economia di Francesco” è prima di tutto un progetto globale che lavora all’elaborazione di un modello alternativo al neocapitalismo: che promuove la solidarietà, la cura del prossimo, il rispetto del Creato, la tutela dell’ambiente, l’abitudine al riciclo e al riutilizzo. Rifiuta la mentalità dello scarto, della competizione spregiudicata. Rigetta il concetto di confine, inteso come muro di separazione fra le persone e i popoli. La dimensione pacifista del messaggio del Papa sta tutta nel concetto di fratellanza (“Fratelli tutti”) che al tempo stesso è l’antidoto più potente alle smanie di sopraffazione e di sovranismo. Non c’è un qualcuno che viene prima di un altro. Ci sono i popoli fratelli che convivono in un mondo in cui i ponti prevaricano gli sbarramenti. Ma ci possiamo permettere questa rivoluzione? Nella sua bella trasmissione “Una giornata particolare” su La 7, Aldo Cazzullo ha raccontato l’incontro di San Francesco con Papa Innocenzo III nel suo fastoso palazzo in Laterano, per ottenere dal Pontefice l’approvazione della regola dei Frati minori, basata sulla povertà assoluta. Dapprima il Papa invitò sprezzantemente quell’omino scalzo e vestito di stracci e i suoi compagni ad andare a predicare ai porci. San Francesco, si racconta, obbedì ma tornò dal porcile chiedendo nuovamente udienza. A quel punto Innocenzo ebbe una folgorazione. Di fronte alla minaccia degli eretici che contestavano il soglio pontificio criticando la Chiesa romana per le sue ricchezze, la rivoluzione pacifica di San Francesco era un modo non di distruggere, ma di sostenere la Chiesa. L’analogia può essere ardita, ma anche la rivoluzione pacifica predicata da questo Francesco, ottocento anni dopo, non vuole distruggere il nostro sistema economico e sociale. Chiede invece di apportare quelle profonde modifiche indispensabili perché l’umanità possa sopravvivere. Nessuno è veramente in grado di immaginare un futuro scenario che garantisca una vita decente per otto miliardi di “fratelli”, ma ci sono tanti comportamenti importanti da attuare subito per andare nella direzione giusta. E non in silenzio, ma “facendo chiasso”, come ben sanno anche i ragazzi dei Fridays for future. Se faremo il nostro dovere, la Provvidenza o il progresso tecnologico forse faranno il resto. (abstract: fonte Asvis asvisitalia)

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Il governo dell’occidente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

di Vincenzo Olita. A dar retta ai leader politici di minoranza una loro affermazione avrebbe significato un massiccio mutamento della società, con la soddisfazione di bisogni e necessità, dello stesso tenore le garanzie della maggioranza: insomma, un corale preavviso di felicità. Allora, un’inevitabile retorica s’impone: ma dove erano finora? Esattamente dove sono, con le stesse capacità, intuizioni strategiche, visioni del mondo ma, soprattutto, con gli stessi vincoli, dipendenze culturali, subordinazioni economiche-politiche, assoggettamenti e sottomissioni anche psicologiche verso potentati globali. Fino alla svolta del secolo avremmo parlato di commistione tra politica e poteri forti, quando la prima s’interfacciava dialetticamente con la grande industria, i suoi interessi e i suoi sottoprodotti, come l’informazione cartacea, con le convinzioni Vaticane, con gli USA e le sue utilità planetarie. Un intreccio in larga parte superato, la Chiesa vive di relativismo, non più di certezze, il capitalismo industriale è surclassato dal globalismo finanziario, l’informazione protesa solo nella sua servizievole funzionalità alla politica, tutti per un consolidato sovranismo dell’europeismo burocratico: prosegue la visione imperiale USA indebolita, però, anche dalle trasformazioni al suo interno. Già, il mutamento delle governance, una costante nella storia dell’umanità, che con il trascorrere dei secoli è sempre meno palese, trasparente e soprattutto comprensibile. Benjamin Disraeli, Primo ministro del Regno Unito dal 1874 al 1880, già diceva: Il mondo è governato da tutt’altre persone che neppure immaginano coloro il cui occhio non giunge dietro le quinte. Club esclusivi tra chi persegue obiettivi ed interessi comuni sono stati caratteristica della storia dell’Umanità. Tralasciando Mondo antico e Medio Evo, la nascita della Massoneria, nel primo ventennio del ‘700, è il primo rilevante esempio di una struttura esclusiva tesa al cambiamento di specifiche articolazioni della Società. Nel 1954 l’Occidente su iniziativa di David Rockefeller vide la nascita del Gruppo Bilderberg il cui interesse inizialmente era per la strategia militare, oggi per geopolitica e tecnologia. Nel 1973 nasce la commissione Trilaterale, circa 400 membri americani, giapponesi e europei, su iniziativa dello stesso David Rockefeller, già presidente della Chase Manhattan Bank. Il club si occupa particolarmente di governo ed istituzioni globali, di commercio internazionale, energia, clima. Una rilevante attenzione viene riservata da ambedue i club all’integrazione europea. Non a caso il Trattato di Lisbona del 2007 che istituì la Comunità europea, fu fondamentalmente istruito, nelle sue linee generali, in ambito Trilaterale. Mario Monti, Enrico Letta, Mario Draghi, John Philip Elkann, sono tra i nomi italiani che ricorrono in questi club, poi le banche Goldman Sachs, Barclays e naturalmente la J. P. Morgan che ha visto nella sua dirigenza e consulenza proprio Monti, Prodi e Draghi. Certamente non è un caso che nella seconda repubblica i Presidenti del Consiglio non solo devono essere membri di esclusivi club ma anche provenienti dal board o dalla consulenza della banca d’affari americana. I curricula dei politici del dopoguerra non fanno potere, la residenza del potere è cambiata, non è più nei ministeri incapaci di parlare del futuro o nella miriade di strutture, sovrastrutture e inutilità, spesso in conflitto tra loro, ma tutte protese a gestire quotidianità senza orizzonti, pronti a mobilitarsi per la prossima competizione elettorale. Il potere, intendendo capacità e strumenti per la costruzione del futuro, non è più nel Parlamento esautorato nella funzione primaria di fucina di idee ed elaboratore di visioni. Parlamento: una residenza triste in cui non vi è entusiasmo né gioia per una politica politicante funzionale ed utile solo al chiacchiericcio da lavanderia della nostra informazione. Con il XXI secolo il pianeta, nel suo versante occidentale, ha visto l’affermazione di un élite finanziaria in larga parte statunitense che disponendo di colossali risorse, i primi venti patrimoni equivalgono al Pil italiano, partendo dal presupposto di dover implementare la loro missione, quella di orientare visioni del mondo, stili di vita, la società nel suo complesso e il futuro della stessa Umanità, hanno ritenuto di dover operare, in particolare attraverso la filantropia, per influenzare quotidianità, rapporti sociali, politiche governative e strutture statali per il disegno di un nuovo mondo globalizzato e dal pensiero unico. E’ quello che Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum di Davos, ha chiamato la Grande Narrazione in cui avverte: “I politici sono incapaci di offrire governi rappresentativi ed efficienti, noi come essere umani continuiamo ad avere la possibilità di dare forma al mondo che vorremmo”. È l’effettivo Manifesto del Forum, finanziato da circa un migliaio di soggetti tra multinazionali, banche d’affari e fondazioni delle famiglie tra le più abbienti del pianeta. Un concentramento del gotha economico-finanziario che periodicamente s’interfaccia con i vertici politici e dove prendono corpo e si propagano globalmente politiche, orientamenti e indicazioni. Ridotta ad asse di trasmissione la politica dell’Occidente ha un ruolo ripetitivo della progettualità altrui, progettualità che presuppone tre priorità: un mondo più resiliente, più inclusivo, più verde. Resilienza, divenuta irritante parola d’ordine, vuol significare che ad ogni crisi si accompagna un’opportunità, quindi, se tutto è resilienza, ogni crisi può presupporre una falsa speranza e per le nostre illusioni già si lavora ad un Consiglio mondiale della resilienza. Per Schwab, poi, non dobbiamo evitare i rischi perché benefici per le società affinché possano progredire e prosperare. Per alcuni aspetti potrebbe sembrare un chiacchiericcio planetario che ha surclassato il chiacchiericcio domestico, ma il Forum vede il coinvolgimento di troppi qualificati decisori per essere derubricato ad un’agorà culturale. Il cammino intrapreso disegna un triste scenario per l’Umanità, almeno per quella occidentale, il Grande Reset per cui lavora Schwab, avviato e favorito con il Covid -19, ci riserva una predisposizione alla felice accoglienza per crisi e rischi, un asfissiante martellamento sulla transizione ecologica, entusiasmante solo per gli studenti e i loro scioperi per il clima del venerdì che riducono la loro settimana a quattro giorni. Con la Quarta rivoluzione industriale annunciata da Davos, in cui robotica, intelligenza artificiale, veicoli autonomi, biotecnologia, ci assicurano un mondo più inclusivo e sostenibile, dove le stesse distanze tra ambienti fisici e biologici tenderanno al decremento. Siamo alla tecnologia per il miglioramento biologico della specie, siamo sul cammino del Transumanesimo. “Non avrai nulla e sarai felice”, anticipa Schwab ai prossimi cittadini del mondo indirizzati verso il veganesimo e il consumo di carne sintetica, e sì, la governance mondiale necessita di un controllo sociale che si va affermando in virtù di una falsa amorevolezza di chi prospetta un mondo migliore anche favorendo una malthusiana riduzione della popolazione. Una ristretta élite finanziaria, in sintonia con organismi sovranazionali, pensiamo all’Agenda 2030 dell’ONU, al WTO – Organizzazione Mondiale del Commercio, all’OMS, al FMI, alla Commissione europea – con banche d’affari, l’informazione globale, le big-tech, ambienti politici e statuali, in virtù di una percezione della propria onnipotenza associa una riconsiderazione di un degenerato capitalismo planetario al futuro delle genti il cui destino terreno non è più nelle mani né di Dio né del tradizionale Cesare. A Davos si elaborano progetti e ci si adopera per il disegno del mondo migliore. Per lo stesso obiettivo, una strategica e diffusa operatività viene espressa dai guru della finanza, dai padroni delle big-tech, dai controllori delle piattaforme digitali, dalle Fondazioni di famose dinastie. Warren Buffett, Mark Zurkerberg di Facebook, Jeff Bezos di Amazon, Tim Cook di Apple, la dirigenza di Google, George Soros, le Fondazioni Bill & Melinda Gates, Ford, Bloomberg, Rockefeller, Walt Disney, Rothschild e la Open Society Foundations, dello stesso Soros, che il 16 settembre 1992 con un attacco finanziario costrinse la lira ad uscire dallo SME, si adoperano, quotidianamente, per l’affermazione di un patologico cosmopolitismo ammantato di un relativismo teso al superamento della tradizione anche con la cultura della cancellazione. Soros, in particolare, lavora per una Società Aperta, malintesa interpretazione della fondamentale concezione di Karl Popper, che nella visione globalista, è il contenitore in cui si allentano i legami di comunità e gli stessi rapporti umani: coniugi, parentele, amicizie ed altri vincoli saranno, semplicemente, sostituibili. Dalla persona ad isolati atomi: questo il traguardo che si auspica per l’Umanità con la capacità finanziaria di miliardi di dollari ammantata di una veste filantropica. Centinaia di ONG influenzano e condizionano, in svariati settori, governi, parti politiche, istituzioni, dall’OMS all’ONU con le sue diramazioni. In questo quadro, ad esempio, si inscrive la minore rilevanza nell’insegnamento delle materie tradizionali a favore di competenze non cognitive, introdotte anche nella scuola italiana con una legge dello scorso gennaio, votata all’unanimità, e la valutazione espressa da una commissione ONU che, sulla spinta globalista, ha sancito il lavoro domestico delle donne come forma di schiavitù. Sempre la Open Society Foundations ha finanziato in 5 anni una Fondazione di Gesuiti con 1,700 ml di dollari ed altre organizzazioni progressiste cattoliche con il dichiarato intento di far uscire la Chiesa dal Medioevo; così come è attivissima nel sostenere l’emigrazione dal nord Africa attraverso sostanziali contributi di mezzi e personale. Stati e confini, infatti, non avranno cittadinanza nella Società Aperta. A vario titolo, OSF interviene in 120 Paesi dove interessi e visioni della finanza globale incidono nella quotidianità delle Genti e della politica. Nella legislatura 2014-19, Soros ammise l’affidabilità di 226 Eurodeputati su 705. Nessuna meraviglia, allora, se l’elezione di Macron fu supportata da Goldman-Sachs 2.145 Ml, Soros 2.365 Ml Rothschild 976 mila per complessivi 5.486 Ml di dollari. La filantropia sorosiana non ha trascurato il finanziamento alla tenera Greta Tintin Thunberg e più modestamente alle Sardine bolognesi, ma la vera attenzione in Italia è per la ex pannelliana Emma Bonino e il suo strumento politico +Europa, che ben s’interfaccia con l’europeismo della Commissione europea e culturalmente con Davos. Dai finanziamenti al Centro Europeo per la legge e la Giustizia, in collaborazione con la Fondazione di Bill Gates, al Consiglio d’Europa, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, alla Corte Penale Internazionale si deduce il livello di penetrazione della finanza globalista nelle istituzioni giudiziarie europee. Personaggi politici e mezzi di comunicazione di rilevanza mondiale, come quelli supportati da Bill Gates (BBC, NBC, CNN, Financial Times, The Guardian, Der Spiegel, Le Monde, El Pais) al Washington Post di Jeff Bezos, al New York Times di Gregg Sulzberger, ai domestici Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX degli Agnelli, sono gli strumenti indispensabili alla persuasione e al coinvolgimento di massa tramite il politicamente corretto, in nome e per conto del reset e della mondialista Società Aperta. La filantropia finanziaria si concretizza poi su sempre interessati interventi: ad esempio, nella Banca Mondiale, nelle agenzie dell’ONU come Unesco, UNCHR e Unicef, in Save the Children, nel supporto a svariate Università. Per i cortesi padroni del caos e le loro possenti risorse è agevole stravolgere, in particolare, la cultura dell’Occidente e adoperarsi per il grande Reset. In mancanza di reazioni, di opposizione e di una presa d’atto, per la prima volta nella storia, andiamo incontro ad una società con larghe dipendenze in cui non si avvertono né tiranni né padroni. Il cammino è verso un orizzonte atomistico in cui il Leviatano di Thomas Hobbes annullerà libertà, responsabilità e proprietà individuali, a meno che, la nostra eresia, elevando un canto nuovo, ci consenta di abbandonare vecchi e sterili lamenti per una liturgia politica che appartiene, ormai, solo al mondo di ieri. By Vincenzo Olita Direttore Società Libera

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Ora siamo alle prese con la destra al potere e con la speranza di un reale cambiamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

By Enrico Cisnetto. Soltanto gli stolti, gli autolesionisti e gli affetti da ideologite acuta possono augurarsi che il prossimo governo Meloni fallisca. Chi ama l’Italia e non nutre alcuna animosità preconcetta deve sinceramente sperare che il primo governo di destra dal dopoguerra ad oggi sappia affrontare la difficilissima congiuntura che stiamo vivendo e che ci toccherà vivere, peggiorata, nei prossimi mesi. E anche che, nel farlo, riesca anche a risolvere qualcuno dei tanti problemi strutturali che il Paese si trascina da decenni. Peraltro, i primi passi della leader di Fratelli d’Italia, improntati alla cautela e alla sobrietà e accompagnati dalla utilissima evocazione del “senso di responsabilità”, fanno ben sperare. Inoltre, il mandato elettorale è pieno, sia sotto il profilo numerico che quello politico, non fosse altro per la sonora sconfitta degli avversari, non a caso arrivati al capolinea della loro contraddittoria storia. Per questo appaiono fuori luogo tanto la retorica antifascista che trasuda dai salotti intellò, televisivi e non, quanto l’indignazione preventiva che ha trovato il suo apogeo nell’occupazione del liceo Manzoni di Milano per contestare un governo che ancora non c’è.Detto questo, ci sono molti limiti sia nella vittoria del destra-centro (come d’ora in avanti va chiamato il vecchio centro-destra) che nella prospettiva che essa ha aperto. Sarebbe bene che non venga considerato un atto di disfattismo analizzarli. Anzi, chi dovrebbe tenerne conto nell’impostare la sua azione è proprio Giorgia Meloni. Il primo limite è racchiuso nei numeri elettorali e nella loro traduzione in seggi. Rispetto 2018, la coalizione vincente ha preso 300 mila voti in meno, sicuramente ascrivibili all’aumento di ben 9 punti percentuali del numero degli astenuti (ma sono pur sempre cittadini che non sono stati convinti ad andare alle urne e votare il destra-centro). Questo porta la coalizione ad assommare solo il 26% dei consensi sul totale degli aventi diritto al voto. Partire con una dotazione di un italiano su quattro non rappresenta una gran base sociale per governare con forza il Paese.Inoltre, non può e non deve sfuggire ad un’analisi rigorosa del voto il fattore “nuovismo”. Cioè il fatto che con la crescente volatilità del consenso elettorale, figlia dello scontento per i risultati ottenuti in cambio da ogni partito già testato alla prova del governo, nei cittadini è andata accentuandosi la tendenza a provare leader e forze politiche “vergini”. O vissute come tali. È stato così per Berlusconi, Prodi, Renzi, Grillo, Salvini. Salvo disamorarsi subito dopo averli provati nel cimento del governo. Una parte cospicua del bottino elettorale di Meloni e di FdI ha questa caratteristica. Non averlo a mente sarebbe per i beneficiati un grave errore, perché significherebbe avere in mano già il biglietto di ritorno prima ancora di aver fatto il viaggio di andata. Insomma, essere consapevoli che un conto è vincere le elezioni e un conto è governare – concetto che nel vecchio centro-destra faticava a entrare in testa – sarebbe già un punto di partenza importante perché potrebbe indurre ad innescare un virtuoso processo di legittimazione reciproca tra destra e sinistra. La cui mancanza è una delle grandi tare del sistema politico che si è formato dal 1994 in poi e uno dei principali generatori della più pericolosa delle tossine populiste, cioè l’anti-politica. In termini di seggi, poi, salvo eventuali riconteggi il destra-centro può contare su un margine di 34 deputati alla Camera (235 rispetto alla soglia di maggioranza di 201), che allo stato delle cose appare tranquillizzante. A palazzo Madama tale margine è invece solo di 8 senatori (la quota di maggioranza è 104 e non di 101 come si dice erroneamente, perché vanno calcolati anche i senatori a vita), uno scarto non del tutto rassicurante. Anche perché, oltre alle solite transumanze, c’è da considerare che proprio tra i senatori si pescheranno diversi membri sia per il governo che per altri ruoli istituzionali, abbassando così il numero dei votanti appartenenti alla maggioranza.Poi c’è il limite, di cui la premier in pectore è pienamente consapevole, derivante dal fatto che la coalizione vincente è un cartello elettorale e non una solida alleanza politica. Sarebbe noioso far qui l’elenco delle mille divergenze, anche su temi cruciali come quelli delle relazioni internazionali e della politica estera, che distinguono le forze politiche di maggioranza, e ancor più delle differenze caratteriali dei loro leader che finiscono per metterli ferocemente in contrapposizione. Nulla di sotterraneo. Tutto è emerso alla luce del sole, durante la campagna elettorale e subito dopo il voto. D’altronde, questo è il tratto che accomuna la vicenda politica italiana da Berlusconi in poi: per chi va al governo i problemi più gravi sono quelli di casa e i nemici peggiori sono gli amici. Per Meloni il più evidente si chiama Salvini, ma non è l’unico.Già dalla scelta dei presidenti di Camera e Senato, dalla formazione e dalla guida delle Commissioni e dall’attribuzione degli incarichi parlamentari, se ne avrà un assaggio. E si capirà di quale stoffa è fatto il pragmatismo della prossima premier, di cui è indubbiamente dotata. Per esempio, ripristinare la vecchia e sana prassi dell’attribuire una delle due camere all’opposizione, sarebbe un atto di saggezza politica davvero apprezzabile. A maggior ragione il banco di prova sarà la formazione dell’esecutivo, esercizio su cui è facile prevedere si scaricheranno tutte le tensioni e le contraddizioni che attraversano il destra-centro, così come toccherà capire se ci sarà, e in quale direzione, l’assestamento di un sistema politico da tempo malato terminale e che le elezioni non hanno certo guarito. Meloni è consapevole di avere a disposizione una classe dirigente mediocre e di dover soddisfare forti aspettative interne e internazionali. Per questo pare intenzionata a gestire con il Quirinale – e magari raccogliendo qualche consiglio di Draghi – le nomine ministeriali più delicate, così come sembra orientata a dire di no a nomi vecchi e impresentabili delle nomenclature, anche del suo partito. Di sicuro dalla composizione dell’esecutivo discenderà il primo giudizio dei mercati (per ora sospeso, ma lo spread arrivato quasi a 260 punti non è tranquillizzante) e delle cancellerie occidentali. Subito dopo saranno la manovra di bilancio e le scelte più immediate su crisi energetica e inflazione, da cui discendono il grado di probabilità (alto) e l’intensità (finora moderata) della recessione che potrebbe colpirci a cavallo dell’anno, a dirci se Meloni e il suo governo sapranno superare indenni il percorso a ostacoli che hanno di fronte. Di certo Bruxelles starà con gli occhi puntati su Roma. Sia perché non potrà permettersi di avere uno dei paesi fondatori che guarda più all’Ungheria di Orban e al cartello di Visegrad (pur in disfacimento) che al tradizionale asse franco-tedesco, specie in questa fase di recrudescenza della guerra scatenata dalla Russia. Sia perché avendo a suo tempo fatto del Next Generation Ue una scommessa sulla capacità dell’Italia di affrontare finalmente i suoi atavici problemi strutturali, non potrà permettere che le risorse del Pnrr vadano sprecate o spese per altri fini. Ma anche da parte di Washington ci sarà grande attenzione, specie se le prossime mosse di Putin dovessero mettere l’Italia di fronte a scelte di campo nette, senza margini di ambiguità.Difficile fare pronostici. Il nuovo governo potrebbe effettivamente durare sei mesi – come ripete ossessivamente Calenda, sbagliando perché non è questo che ci si aspetta dal Terzo Polo – se le spinte centrifughe dentro la maggioranza si faranno pesanti (occhio che la smania di Berlusconi di recitare il ruolo del garante della coalizione rischia di rivelarsi più un problema che un aiuto). O anche se il peso dell’inesperienza della Meloni e dei suoi, e dei retaggi del loro passato, si dovesse rivelare maggiore di quello dell’entusiasmo e del realismo, che certo non le mancano. Oppure, viceversa, potrebbe consolidarsi e avanzare nel corso della legislatura, trovando paradossalmente nella epocalità dei problemi che si troverà ad affrontare più un vantaggio che uno svantaggio. Ripeto, le prime mosse saranno decisive. Da esse si capirà se lo sguardo del governo e del nuovo assetto politico sarà rivolto a quella parte del Paese che è in grado di portarlo fuori dal declino se solo gli sarà assicurata più libertà e meno vincoli. O se, al contrario, si penserà che occorrano massicce dosi di statalismo e sovranismo per affrontare i problemi. Forse sarà bene che Giorgia Meloni, tra un toto-ministri e l’altro, si legga il discorso pronunciato poche ore fa da Tim Cook, numero uno della Apple, ricevendo una laurea Honoris causa all’università Federico II di Napoli: “siamo di fronte a problemi immensi, ma vince chi fa innovazione”. (fonte: http://www.terzarepubblica.it

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What to read to understand Xi Jinping

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

In a couple of weeks Xi Jinping will be handed an unusual third five-year term running China’s communist party. In effect he is taking over as the country’s permanent leader. That’s not something to celebrate. Under the mysterious Mr Xi China has grown ever more authoritarian at home and assertive abroad. Yet few know much about him. We’ve just launched an eight-part podcast series that seeks to uncover the man and a new China newsletter, Drum Tower. The teams behind them, whose members pored over every book they could find about Mr Xi, have picked out five they’d recommend as the best introduction to him, as part of our “Economist reads” series. It’s a great starting point to understanding someone who is, arguably, now the most powerful man on Earth. I’d recommend some other delights from the series, including a piece on what to read to follow in the footsteps of brilliant travel writers (all of them women), one on the works of the prolific novelist Hilary Mantel, and another on the essential books to read to understand Italy. Happy reading. By Adam Roberts Digital editor The Economist

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Un autre regard sur le monde

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

De nombreux experts se sont trompés sur ce qui allait se passer en Ukraine. Ce qui donne encore plus de sens à notre projet. Cette Lettre en est l’une des déclinaisons. Au fil des prochains mois, l’Observatoire Géostratégique de Genève compte apporter son propre éclairage sur les événements qui établissent de nouveaux rapports de force à travers le monde, en développant une capacité d’analyse fondée sur un très large réseau d’experts répartis au sein de l’espace francophone. Notre objectif : croiser les points de vue pour offrir une vision moins ethnocentrée et plus ouverte. Parce que les concepts de guerre hybride et asymétrique ont asséché le champ de l’information objective, il nous a paru nécessaire d’engager un travail de fond. Alors que les algorithmes des réseaux sociaux s’emploient à former des groupes de pensée uniformes, notre Observatoire est engagé dans une démarche totalement opposée qui vise, au contraire, à se faire rencontrer et dialoguer ceux qui ne partagent pas les mêmes opinions. Notre Observatoire vient intégrer un tissu déjà dense d’organisations existantes. Nous y apportons juste une foi nouvelle en l’avenir, une ambition certaine et une grande souplesse d’organisation pour avancer vite, au rythme des enjeux qui se présentent à nous tous.

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