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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Tutti gli uomini del Presidente: investire nella Cina di Xi Jinping

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2022

A cura di Lan Wang Simond, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Dal suo ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2001, il Paese ha raddoppiato il suo PIL pro capite ogni otto anni, triplicato la spesa per ricerca e sviluppo ed è diventato leader mondiale nella tecnologia ambientale, 5G e intelligenza artificiale. C’è quindi una concreta possibilità che diventi la principale economia globale entro la fine del decennio. Tutto ciò non sarebbe stato, probabilmente, possibile senza la sua squadra di riformatori, che ha svolto un ruolo di primo piano nella trasformazione del Paese. Gli avvenimenti più recenti, però, suggeriscono che potrebbe essere necessario rivedere le aspettative: la seconda economia più grande al mondo sembra ora avere in mente un percorso diverso. Disinvestire è un’opzione allettante: molti investitori potrebbero giungere alla conclusione che, con una gestione dell’economia sempre più centralizzata e sempre meno trasparente, in futuro la volatilità dei mercati finanziari cinesi sarà ritenuta troppo elevata, indipendentemente dai rendimenti che potrebbero generare. Inoltre, la probabile estensione delle politiche che di recente hanno frenato la crescita (strette normative su grandi società ad alta redditività e controllo inefficace del mercato immobiliare in difficoltà) non è certamente una ricetta per gli investimenti di successo. Resta poi aperta la questione su come e quando Pechino deciderà di archiviare la politica zero-Covid. Ma esiste un’alternativa all’uscita dalla Cina. La strada più sensata per gli investitori potrebbe essere quella di allineare le proprie partecipazioni alle priorità a lungo termine del governo cinese. Questa è la nostra posizione di default, in quanto riteniamo che la Cina sia troppo estesa e troppo profondamente radicata nel sistema economico-finanziario globale per poter essere ignorata. In pratica, si tratterebbe di allocale il capitale nelle società che operano in settori ritenuti strategici da Pechino. In cima alla lista si trova il settore dell’energia pulita, il cui sviluppo è considerato prioritario dal governo. Gli analisti prevedono che, nei prossimi anni, la crescita degli utili tra le aziende operanti nel settore delle energie rinnovabili supererà di gran lunga quella della maggior parte delle altre aziende. È inoltre significativo il fatto che il presidente Xi abbia utilizzato la platea del Congresso del Partito Comunista per ribadire l’impegno della Cina a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2060. Un altro settore che offre un buon potenziale di investimento è la sanità, nel quale la Cina sta diventando rapidamente competitiva. Dalle università del Paese escono ogni anno circa 4,7 milioni di ingegneri e questo rappresenta senza dubbio un grande vantaggio nello sviluppo di tecnologie complesse, come la biotecnologia, le scienze biologiche e la chirurgia robotica. Inoltre, se il governo riuscisse a spostare il baricentro dell’economia dalle esportazioni ai consumi interni, i tempi potrebbero rivelarsi eccezionalmente fertili per le società cinesi di beni di consumo e del settore finanziario. A complicare ulteriormente le cose si aggiunge la scarsità di dati affidabili. Da quando Xi è al potere, la Cina ha ridotto di circa tre quarti il numero delle statistiche economiche pubblicate, il che rende necessario per gli investitori una comprensione molto più approfondita della politica cinese, impresa estremamente complessa per chi non dispone di risorse sul campo.Ad ogni modo, è altrettanto chiaro che la Cina non può sperare di raggiungere i suoi obiettivi senza capitale estero. Il suo crescente deficit fiscale (attualmente pari a 1.000 miliardi di dollari) e le sue ambizioni industriali sono un forte incentivo a tenere aperta la porta agli investimenti internazionali. Gli investitori esteri, quindi, vedranno ancora emergere nuove opportunità. Ciò significa che la Cina (le sue azioni, le sue obbligazioni e la sua valuta) dovrebbe rimanere una costante di ogni portafoglio di investimento globale. (abstract fonte: http://www.bc-communication.it

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