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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Perché le società dei mercati emergenti sono meglio posizionate per affrontare l’attuale turbolenza dei mercati

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2022

A cura di Sabrina Jacobs, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Per certi aspetti, i mercati emergenti si stanno dimostrando un discreto porto sicuro, non ultimo per quel che riguarda il mercato delle obbligazioni societarie. In generale, rispetto al passato, gli emittenti corporate dei paesi in via di sviluppo sono meno vulnerabili all’uscita di capitali grazie al fatto che le obbligazioni sono detenute a livello locale, hanno una leva finanziaria relativamente bassa e in linea di massima hanno sede in Paesi dai solidi fondamentali macroeconomici. Inoltre, in un momento di volatilità generale del mercato obbligazionario, i rendimenti del credito societario emergente a breve termine paiono particolarmente interessanti. Naturalmente esistono numerose differenze tra regioni e settori, per cui gli investitori devono analizzare con minuzia ogni dettaglio e avere una buona comprensione del quadro macroeconomico completo. Tuttavia, chi è in grado di svolgere bene questo lavoro può essere ampiamente ricompensato: in molti casi, i corporate bond emergenti non presentano prezzi eccessivi se comparati ai loro fondamentali, come ad esempio il rapporto tra spread e leva finanziaria. Molte società dei mercati emergenti hanno incrementato i loro margini di profitto dopo la pandemia. A sua volta, tutto ciò consente loro di assorbire meglio, tra le altre cose, i costi più elevati derivanti dall’inflazione dei prezzi delle materie prime. Prendiamo come esempio le aziende siderurgiche in India. Il settore è stato uno dei più colpiti dall’aumento dei costi delle materie prime e dalle più recenti imposte sulle esportazioni. Tuttavia, grazie all’aumento degli utili successivo alla pandemia, chi opera sul mercato domestico è stato in grado di assorbire una riduzione del 6% dei margini di profitto (media a 12 mesi pari al 21% nel primo trimestre rispetto al picco del 27% dello scorso anno). Per gli investitori obbligazionari, questo dato rappresenta ancora un buon margine di sicurezza. Inoltre, se è vero che l’aumento dei costi di produzione potrebbe portare a un aumento della leva finanziaria, è vero anche che negli ultimi anni i grandi produttori indiani dell’acciaio hanno tendenzialmente assistito a un deleveraging. Allo stesso modo, anche la maggior parte degli esportatori di materie prime ha vissuto un momento positivo. Le società dei mercati emergenti beneficiano anche di mercati finanziari domestici sempre più maturi. Affidandosi meno a fonti di capitale estere, i piani di investimento delle aziende emergenti sono meno sensibili alla volubilità della finanza globale e possono quindi essere più stabili rispetto al passato; inoltre, le fonti interne di finanziamento tendono a essere più flessibili. Man mano che questi Paesi crescevano in termini di ricchezza, il loro settore bancario migliorava nel fornire servizi a risparmiatori nazionali dalle esigenze sempre più sofisticate. In aggiunta a tutto questo, i bilanci del settore bancario domestico si sono consolidati dopo la pandemia di COVID, consentendo alle banche di ricominciare a erogare attivamente crediti. Pertanto, diverse società, in particolare in Indonesia, Filippine e India, hanno progressivamente riacquistato il loro debito denominato in dollari e si sono rifinanziate ricorrendo a prestiti bancari più vantaggiosi prezzati in valuta locale. Questo passaggio è stato accelerato dall’apprezzamento del dollaro e dal rialzo dei tassi d’interesse statunitensi, che hanno aumentato il costo dei finanziamenti in dollari; l’onere per queste passività ha così contribuito a spingere le società verso gli istituti di credito nazionali. Un esempio: sostenute da un credito di buona qualità e in miglioramento, le banche indiane sono state propense a concedere crediti; i loro portafogli di prestiti sono di conseguenza cresciuti di circa il 12-15% durante la prima metà del 2022. Gli investitori esperti sanno quanto sia importante scegliere il momento giusto per entrare a mercato. Al pari di altre asset class, il debito dei mercati emergenti è stato infatti messo a dura prova nell’ultimo anno. Nel complesso, nonostante i segnali di stabilizzazione, a settembre erano stati registrati disinvestimenti complessivi per 62 miliardi di dollari, un quarto dei quali, si stima, nel mercato del credito. Il calo della domanda e la volatilità del mercato hanno fatto sì che l’offerta lorda di debito societario dei mercati emergenti crollasse a 196 miliardi di dollari entro la fine di settembre 2022, contro i 450 miliardi di dollari nello stesso periodo del 2021. Tuttavia, le società dei mercati emergenti sono relativamente immuni dalle attuali oscillazioni del mercato del reddito fisso. Molte aziende hanno sfruttato i tassi storicamente bassi degli ultimi anni per prolungare le scadenze del loro debito. Non esiste quindi il pericolo di non ottenere finanziamenti a breve termine, soprattutto per le aziende emergenti ad alto rendimento, che, per il 2023, hanno in scadenza appena 85 miliardi di dollari, 95 miliardi nel 2024 e 100 miliardi di dollari nell’anno successivo.

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