Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Politica trasformismo e interessi individuali

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 novembre 2022

di Vincenzo Olita. Il trasformismo come significato politico lo si incontra nello scontro tra Montagnardi e Girondini nell’Assemblea parlamentare scaturita dalla Rivoluzione francese. In Italia trova cittadinanza nel gergo politico a partire dal 1882 quando il governo di Agostino Depretis si adoperò per allargare la maggioranza parlamentare con l’ingresso di rappresentanti della Destra. Il 24 marzo del 1900 Gabriele D’Annunzio attraversava l’emiciclo di Montecitorio abbandonando i banchi della Destra Storica, nelle cui liste era stato eletto nel 1887, al gridodi là i morti vado verso la vita, per poi sedere tra quelli dell’Estrema Sinistra. Trasformismo? No! Un moto di ribellione, verso la politica parlamentare della Destra, di un uomo che sarà interventista, futurista, legionario a capo dell’impresa di Fiume, promulgatore della Carta del Carnaro, fascista e poi no. Insomma, se il Vate costruisce la sua vita, secondo la sua ben precisa visione del mondo, il trasformismo di Depretis e il Connubio di Cavour trovano invece spessore e finalità politiche nella necessità di modernizzare il Paese. Possiamo trarre equivalenti considerazioni dal prosieguo storico? Certamente No! Il giolittismo si mosse tra arditi tatticismi e diffuse clientele, tralasciando il ventennio fascista e le prime undici legislature repubblicane, dal 1994, cioè dall’inizio di quella che maldestramente viene definita seconda repubblica, si è avuto un incremento esponenziale della migrazione parlamentare; nell’appena conclusa XVIII legislatura sono stati 306 i cambi di casacca, quasi 1/3 dell’intero corpo assembleare ( a fronte dei 39e 40, solo alla Camera, nella X e XI legislatura divenuti subito 124 nella XII 1994-96). Il trasformismo parlamentare si era trasformato da ragionamenti politici, quasi sempre di gruppo, utili a raggiungere obiettivi, disegni e strategie politiche, a scelte men che meno strategiche funzionali per obiettivi e disegni privati. Il potere per il potere? Ancora una volta NO! Siamo solo al particolare per il particolare. Quanta lontananza con il trasformismo storico, quanta distanza da Cavour, Giolitti e D’Annunzio. Altro che la nobiltà della politica, siamo alla salvaguardia del tornaconto, siamo al gattopardismo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”; altro che interesse nazionale: per non compromettere i vecchi privilegi occorre mostrarsi come nuovi e immacolati. Ecco il trasformismo contemporaneo, quello dell’illusoria seconda repubblica, praticato e consumato in tutti gli schieramenti senza tema di sconfessione o vergogna, di perdita di dignità ed onore. Da manuale, l’operazione apolitica in fine legislatura condotta dal fu on. Di Maio, da manuale per furbizia, apolitica per contenuti e finalità. All’apparenza e momentaneamente più riuscita lamigrazione delle due ex ministre di Forza Italia che, ancora una volta, dimostra l’incapacità berlusconiana nella selezione della propria dirigenza, più volte sottolineata da Società Libera in questi anni. Da manuale di politologia, per come si costruisce e si alimenta una presenza politica senza essere politica, di un incolore ma attento e navigato personaggio del jet set milanese. Parliamo della signora Letizia Brichetto detta Moratti, un trentennale fallimento politico, inteso come contenuto nobile del termine, dovuto ancora una volta all’inadeguatezza berlusconiana nella composizione di una classe politica. Dall’insipienza come presidente Rai dal 1994 al 96, la si ricorda solo per alcune lottizzazioni, a Ministro dell’Istruzione per 5 anni dove ha ingolfato la scuola di burocrazia e oscurato lo studio della geografia. Dal 2006 al 2011 Sindaco di Milano, nel 2009 scelse Giuseppe Sala come direttore generale del Comune, il futuro sindaco compagno, trasformismo? NO! Appetenza. Una sindacatura punteggiata da inchieste giudiziarie, tra l’altro, condannata dalla Corte dei Conti a risarcire lo stesso Comune. Del tutto sbiadito il suo quinquennio che non ebbe seguito perché sconfitta da Giuliano Pisapia, circostanza in cui non fu supportata neppure da frange liberali. Superfluo continuare, utile solo a rafforzare l’apolitica immagine, secondi i nostri canoni, di un personaggio che per tre decenni, tanto ha avuto dalla sua parte politica, ricambiandola con contenuti del tutto inesplorati. Super valutata dal duo Gianni e Pinotto che l’accolgono nella loro formazione, dall’ensemble meneghino, un altro miracolato dalla politica Mario Monti ha dichiarato che dovunque andata la Moratti si è distinta(sic). Altro che società civile, sarà proprio la saggezza del Popolo Minuto checontribuirà altramonto del sogno, il buon senso, l’idem sentire che lontano dal politichese, ha compreso che non si barattano tre decenni di appartenenza con il diniego di una poltrona. Non siamo sul terreno della politica e neppure su quello del trasformismo, siamo alla capitalizzazione di una rendita e, purtroppo, ad un ulteriore quinquennio di sonnolenza dell’istituzione regionale. Intanto la transumanza morattiana attraversando il cortile di palazzo Lombardia avrà sussurrato: di là gli ingrati, vado verso il mio futur ancor radioso. (abstract) Vincenzo Olita Direttore http://www.societalibera.org

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