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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Legge di Bilancio e Partite iva: occhio alle trappole del regime forfettario

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2022

Sebbene non sia ancora stata approvata in via definitiva, la nuova Legge di Bilancio 2023 sta facendo tirare un sospiro di sollievo ai tanti forfettari che si trovano nell’indecisione tra il restare nel regime agevolato oppure passare a quello ordinario. Nel testo circolato fino a ora, infatti, è contenuta la conferma della Flat Tax al 15% per gli autonomi, già esistente, ma con un’aggiustatura: la soglia di ricavi o compensi che permettono il forfait sale da 65 mila a 85 mila euro. Considerato che oggi tre partite iva su cinque sono forfettarie, l’innalzamento del tetto del fatturato a 85mila euro potrebbe risolvere il dilemma a quasi un milione di italiani.Per coloro che erano stati costretti a passare al regime ordinario negli anni scorsi, con questo innalzamento della soglia si profila dunque la possibilità di rientrare in quello forfettario. Un’opzione allettante ma che nasconde alcuni rischi, non sempre così evidenti, che è necessario valutare. La normativa impone di effettuare opportune rettifiche a sfavore di tutti quei beni e servizi non ancora ceduti o non ancora utilizzati al 31/12/2022 se dal 1 Gennaio 2023 si vuole aderire al regime forfettario, regime nel quale l’iva diventa del tutto indetraibile. In altre parole, la rettifica iva deve essere eseguita sui beni strumentali non del tutto ammortizzati al 31/12/2022, rimanenze di magazzino e servizi non ancora utilizzati. Rispetto ai beni ammortizzabili (macchinari ed attrezzature per esempio) la rettifica va eseguita soltanto se non sono trascorsi i 4 anni successivi a quelli della loro entrata in funzione. Ai fini della rettifica però, non si tiene conto di quei beni che hanno avuto un costo inferiore a € 516,46 e che vengono ammortizzati solitamente in un anno. In altre parole se ricevessimo una fattura da Google per 1000 euro, il giorno 16 del mese successivo dovremmo versare in Italia 220 euro di iva su tale servizio ricevuto. Le nuove regole, che partiranno dal 1 gennaio 2023, prevedono un’altra novità significativa: il limite di “sforamento“ a 100mila euro. In pratica, chi sceglie il regime forfettario al 15% lo vedrà applicato fino agli 85 mila euro, ma se supererà i 100 mila euro, sarà immediatamente ricollocato nel regime ordinario, già in corso d’anno. Il regime forfettario consiste nell’applicazione di un’aliquota di tassazione fissa su ricavi e compensi: al 5% per le start up e al 15% per le altre partite Iva. Per calcolare quante tasse si pagano, bisogna moltiplicare l’importo fatturato per l’aliquota fiscale del 5% o 15% e successivamente moltiplicare per il coefficiente di redditività. Se nel 2023 si prevede di fatturare meno di 85mila euro, il forfettario dovrebbe essere la prima scelta. Alcune condizioni da valutare per scegliere questa strada sono: Prima esperienza da lavoratore autonomo per cui in forfettario i costi per consulenza e per adempimenti burocratici sono minimi e si riduce dunque il rischio; Assenza di costi inerenti il business o assoluta marginalità degli stessi; Bassa incidenza degli acquisti di servizi dall’estero sui quali diventa obbligatorio il versamento dell’iva in Italia su tutte le fatture ricevute con il meccanismo del reverse charge; Se invece ci si trova in queste condizioni, si può valutare di restare o passare al regime ordinario: Elevata incidenza di costi fissi nel proprio modello di business che in regime forfettario sarebbero completamente indeducibili; Assunzione di personale dipendente che per un datore di lavoro in forfettario rappresentano un motivo di fuoriuscita dal regime agevolato se i costi superassero i 20 mila euro annui; Risicati margini unitari di guadagno sul venduto, ad esempio per i commercianti che non potendo scaricare i costi sulle merci acquistate, si vedrebbero penalizzati da una tassazione che impatta soltanto sui ricavi lordi e non sugli utili. Se si prevede già di sforare gli 85 mila euro di fatturato, con il nuovo meccanismo di perdita del regime agevolato in corso d’anno, potrebbe essere utile partire fin da subito con il regime ordinario; Se si intende fare business con altre persone e costituire una società, il forfettario non sarebbe applicabile. Esempio pratico Maria è una consulente marketing che nel 2022 ha fatturato 70.000 Euro. Con la nuova normativa sul regime forfettario, nel 2023 dovrebbe poter usufruire ancora del regime agevolato dato l’innalzamento del tetto dei ricavi. Non avendo costi fissi, personale dipendente, utenze, e lavorando come freelance spesso o da casa o presso la sede del committente, se fosse una partita iva appena aperta, si troverebbe a dover pagare imposte per 2730 € e contributi INPS per 14321 €. (abstract)

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