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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

GAM: Cosa comporta la ripresa del turismo per i marchi del lusso?

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2022

A cura di Swetha Ramachandran, Investment Manager e Responsabile del fondo GAM Luxury Brands Equity di GAM Investments. Nel 2020 l’industria del turismo si è fermata, nei due anni successivi sono stati fatti diversi tentativi di ripresa, ancora ostacolati dalla pandemia da Covid. Quest’estate è andata invece molto bene al turismo, in tutto il mondo, come confermato dai dati pubblicati da IATA (l’associazione internazionale per il trasporto aereo). I dati a fine agosto confermano che il traffico aereo globale è tornato al 74% circa dei livelli pre-Covid. In questo periodo le compagnie aeree statunitensi ed europee hanno registrato il massimo fattore di carico. Analogamente, secondo il barometro sul turismo mondiale dell’UNWTO (l’organizzazione del turismo mondiale delle Nazioni Unite), a fine luglio gli arrivi di turisti internazionali hanno recuperato rispetto ai livelli del 2019, soprattutto in Europa, Medio Oriente e America, mentre la ripresa è stata più contenuta in Asia Pacifico a causa dei continui lockdown per il Covid e delle interruzioni alla mobilità nel principale mercato dei viaggi, ovvero la Cina. Sulla base del barometro UNWTO, gli arrivi di turisti internazionali sono quasi triplicati da gennaio a luglio 2022 (+172%) rispetto allo stesso periodo del 2021. Il settore ha recuperato quasi il 60% rispetto ai livelli pre-pandemia. La costante ripresa riflette la domanda inespressa per i viaggi internazionali, ma dipende anche dall’allentamento delle restrizioni ai viaggi (in 86 Paesi al 19 settembre 2022 non c’erano più restrizioni per il Covid-19). Le società del lusso sono state tra le principali beneficiarie del boom dei viaggi in Europa di quest’estate. L’aumento della spesa turistica da parte degli americani in Europa ha beneficiato della volatilità della valuta; infatti, i prezzi in Europa sono mediamente più bassi del 30% rispetto agli Stati Uniti, oltre che del vantaggio del rimborso IVA che può ampliare il differenziale di prezzo sullo stesso prodotto anche del 40% tra Europa e Stati Uniti.

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