Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Risparmi, banche. Le riforme importanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2022

Un contenzioso con una banca è all’ordine del giorno di qualunque correntista. E siccome le banche sopravvissute a falcidie, fallimenti, recuperi politici et similia, sono dei colossi, quando minacciamo al nostro istituto di andar via se non risolvono i problemi che sono sorti … non gliene frega nulla. Sembra quasi che il mercato non esista per loro, eppure sono in prima linea nel metterci i bastoni fra le ruote per qualunque cambiamento che non rientri nel loro business. E se un utente pronuncia la mitica frase “ti faccio causa”, ha riscontro con un muro di indifferenza, tanto le cause sono spesso più costose della soluzione economica del problema, ci vogliono anni ed anni perché si arrivi a qualche decisione (anche perché le banche quando perdono fanno sempre ricorso per scoraggiare il ricorrente).Ecco che la Banca d’Italia ha inventato da anni l’Arbitro Bancario Finanziario (Abf), organismo abbastanza efficiente, tempestivo e attento alle istanze degli utenti. Ma c’è un “ma” grosso quanto una casa sull’Abf: quando decide, la banca che viene ritenuta colpevole può rifiutarsi di accettare il responso. Il “grande” provvedimento che l’Abf prende è di iscriverla in un elenco di banche che non accettano la decisione… e tutto finisce lì. L’utente a quel punto può solo rivolgersi al giudice ordinario e intraprendere una costosa e lunga causa. Insomma, se non si trova una banca disponibile a risolvere il problema subito (magari dopo una raccomandata A/R di diffida) o che accetti il responso dell’Abf, per il nostro utente la prospettiva è pessima: se non si tratta di questioni di molti soldi (o di – raro – principio) lascia perdere. Tra i tanti provvedimenti che il nostro Governo e Parlamento stanno prendendo in questo periodo, avranno considerazione per questa riforma non marginale del procedimento extragiudiziale tramite Arbitro Bancario?Il contante, nonostante gli incentivi del governo a farlo circolare più del passato, non nasce dal nulla (gli stipendi non vengono pagati in contanti) ma da un rapporto che l’utente ha con una banca, rapporto sempre più costoso e problematico dove, l’indispensabilità del servizio reso, sembra non essere incentivo a che le banche facciano meglio e con meno costi… ma proprio il contrario. Deve l’utente essere lasciato in balia di una “giustizia a singhiozzo”, con i responsi che valgono solo se la parte soccombente li accetta? E’ bene ricordare che altre Autorità (per esempio Energia/Arera e Tlc/Agcom), quando emettono un provvedimento, quest’ultimo ha valore come sentenza giudiziale. Perché non deve essere altrettanto con le nostre banche? Perché si dà la giusta importanza a servizi essenziali come energia e telecomunicazioni e non altrettanto per i risparmi… ché – non crediamo di eccedere – sono più importanti degli altri? Vincenzo Donvito Maxia

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