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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Investire nei mercati emergenti: rischi e opportunità in Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

Commento a cura di Antonella Manganelli, AD e Responsabile Investimenti di Payden&Rygel Italia. Ungheria: (finalmente) la mossa giusta? Dopo la richiesta della Commissione Europea di tagliare 7,5 miliardi di euro di fondi UE all’Ungheria per via dell’incapacità del Paese di trovare un accordo con l’Unione sul suo Piano di Ripresa e Resilienza (RRF), l’Ungheria rischia di perdere il 70% di questi fondi qualora l’UE non dovesse accettare il piano entro la fine dell’anno. Una perdita di finanziamenti di tale portata potrebbe essere disastrosa per l’Ungheria in un anno di per sé complicato come si prospetta il 2023, già segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia che ha spinto il disavanzo commerciale in territorio negativo, portando a un notevole deterioramento delle partite correnti. Questa mancanza di alternative di finanziamento potrebbe avere dei risvolti inaspettatamente positivi: le autorità ungheresi si sono dette infatti disposte ad affrontare le questioni sollevate dalla CE attuando i cambiamenti richiesti attraverso una legislazione che dovrebbe entrare in vigore a breve. Le preoccupazioni rispetto alla situazione economica della Polonia riguardano anzitutto la politica monetaria. La Banca Nazionale di Polonia (NBP) sembra quasi pronta per una pausa nel ciclo di rialzi, con un probabile tasso terminale del 7% (contro l’attuale tasso di riferimento del 6,75%) e dal confronto con le autorità monetarie polacche è emerso un chiaro spostamento del focus dall’inflazione alla crescita. Un allentamento fiscale prematuro introdurrebbe, di conseguenza, rischi significativi di aumento del deficit di bilancio, che potrebbe essere solo parzialmente compensato da un aumento delle entrate a causa dell’inflazione. Il timore è che l’allentamento fiscale, a fronte di un mercato del lavoro resiliente, sia una ricetta per aumentare l’inflazione, e non per ridurla.Inoltre, i rapporti tra Polonia e Unione europea si sono nuovamente deteriorati. In Polonia il Piano di Ripresa e Resilienza è stato approvato all’inizio dell’anno dopo mesi di negoziati e ritardi, ma sembra improbabile che i fondi effettivi saranno erogati fino alla fine del 2023. L’erogazione dei fondi da parte dell’UE sarà subordinata al raggiungimento dei risultati richiesti al sistema giudiziario polacco, mentre, dal canto suo, la politica interna sembra ostacolare l’adempimento di queste condizioni, piuttosto che agevolarlo. Il rischio per la Polonia è, se non quello della perdita dei finanziamenti come nel caso dell’Ungheria, di un ritardo nell’erogazione dei fondi, che, pur non avendo un impatto diretto sul bilancio, costringerebbe comunque il governo a finanziare i progetti in corso in un momento in cui il costo del denaro è aumentato in maniera sostanziale. Cattive notizie sui fondi dell’Unione Europea rappresenterebbero indubbiamente un problema anche per gli investitori. Repubblica Ceca: la meno preoccupante delle tre, ma i rischi rimangono. A settembre, le autorità ceche hanno lanciato un messaggio rassicurante: difficilmente il gas naturale rappresenterà un problema per l’economia manifatturiera del Paese. Per ora l’approccio equilibrato della politica monetaria sembra coerente con i dati economici: la crescita rallenta, così come rallentano i salari e i prestiti in valuta locale. La diminuzione di mutui e prestiti al consumo rispetto allo scorso anno sembra coerente con le aspettative di una recessione tecnica nella seconda metà di quest’anno. Alla luce di queste considerazioni, abbiamo modificato il nostro posizionamento sul mercato locale in Polonia e Repubblica Ceca. Riteniamo inopportuna la svolta dovish della NBP, in quanto permangono forti pressioni sui prezzi, dati economici misti e rischi di allentamento fiscale, che, in base alle nostre previsioni, peserebbero sia sui tassi sia sulla valuta locale. Mentre la nostra strategia prevedeva già di sottopesare la duration e di essere corti sullo zloty polacco, abbiamo aumentato il sottopeso sulla duration per riflettere questo rischio.In Repubblica Ceca, abbiamo chiuso il nostro short sulla corona, ritenendo che la valuta rimarrà forte, data la capacità di intervento della CNB, mentre le considerazioni sul carry hanno confermato la nostra decisione. Infine, abbiamo mantenuto la nostra esposizione sul mercato locale ungherese, con l’opinione che i problemi tra Ungheria e Unione Europea saranno, in ultima analisi, risolti. (abstract by Payden & Rygel)

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