Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Stipendi medici, aumenti a chi lavora di più

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2022

L’assistenza del servizio sanitario va assicurata a tutti, il pubblico non deve perdere colpi. Ma siccome ci vuole tempo per formare i nuovi specialisti, nei 2-3 anni difficili che ci aspettano occorre rivalutare gli stipendi di tutto il personale. A partire dai medici che passano più ore in corsia. Lo afferma il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolineando come sul Fondo sanitario nel 2024 saranno 4,4 miliardi in più rispetto al 2022 e si potrà ragionare di altri aumenti. Intanto, la Finanziaria adesso ha ampliato da 90 a 200 milioni il fondo per gli aumenti ai reparti di emergenza, pronto soccorso, pneumologia, e di questi 140 milioni vanno al personale del comparto e 60 ai medici ed agli altri dirigenti. Non è tutto. Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up dà il benvenuto, con le dovute cautele, all’articolo 62 della Manovra ad una previsione di aumento che per 3,2 milioni di dipendenti pubblici -Ssn incluso- consiste in una indennità pari all’1,5% dello stipendio da erogarsi per le 13 mensilità. «Si tratta di 20 o al massimo 30 euro ma va dato riscontro al nuovo Governo di avere smosso in qualche modo le acque». Ben altra cosa il tema dei nuovi contratti, «la copertura integrale costerebbe al complesso della Pubblica amministrazione circa 16 miliardi». E proprio sul fronte contratti i sindacati non sono contenti. L’atto di indirizzo di quello della dirigenza per il 2019-21 non è ancora stato bollinato e la trattativa non parte. Il ministro Schillaci non ha ricevuto le controparti. Che manifesteranno il 15 dicembre riunite nell’intersindacale: Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Cgil. Cimo Fesmed invita lo stato a spendere sulla sanità come farebbe una “madre di famiglia” e a richiedere all’Europa il prestito oneroso di 37 miliardi previsti dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), «ultimo appiglio a cui il SSN può aggrapparsi prima di sprofondare». A livello regionale si segnalano le prime insofferenze. Nel Lazio, l’Intersindacale che manifesta a Roma il 15 denuncia negli ospedali sia carenze di personale, specie in reparti Covid, sia ritardi nella convocazione dei collegi tecnici per il passaggio di fascia dell’indennità di esclusività e nell’erogazione del residuo delle retribuzioni di risultato 2020 (a luglio 2022 erogata solo in parte!) e 2021. In Abruzzo l’intersindacale medica guidata da Walter Palumbo formula una serie di richieste, tra cui la possibilità per le regioni di superare i tetti al personale fissati dalle Finanziarie (livelli di spesa 2018 aumentati del 15%) anche con misure nuove. Come quella adottata dalla Calabria che ha deciso di retribuire 100 euro l’ora le prestazioni aggiuntive dei medici di Ps e dei reparti con carenze. Proprio dall’opzione di rimuovere il tetto al personale, che del resto le confederazioni caldeggiano da 4 anni, parte Andrea Filippi segretario nazionale Fp Cgil medici e dirigenti Ssn nella sua analisi. «Noi non crediamo che non ci siano risorse da investire sulle aziende pubbliche e sul personale, pensiamo che da anni ci sia la strategia di definanziare la sanità pubblica per favorire il privato. Lo fa anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziando nuove strutture ma non dettagliando con quale personale riempirle. Noi crediamo che si dovesse e ora più che mai si debba investire sull’offerta del SSN partendo proprio dallo sblocco dei tetti per il personale senza il quale le Regioni non ce la fanno a sostenere i servizi sanitari. Ovviamente, accanto alla copertura del deficit originato dalla pandemia e dei vaccini, uniche risposte date dalla Finanziaria, bisogna dare alle Regioni fondi ad hoc e vincolarle a quella spesa, in particolare all’incremento del numero di contratti specialistici oltre che allo sblocco del numero chiuso all’accesso a Scienze infermieristiche».Filippi lamenta poi come i contratti non si sblocchino. «Un ministro che volesse premiare il personale convocherebbe le parti sociali, tratterebbe il contratto 2019-21 scaduto da un anno, e metterebbe risorse sul contratto 2022-24; invece vediamo introdurre in Finanziaria una strana indennità che di poco supera quella di vacanza contrattuale, come se si volessero porre le premesse per azzerare stagioni contrattuali pregresse o di qui in avanti. Si vuole andare di nuovo al blocco dei contratti? Ci preoccupa, in questo contesto, che il Ministro voglia premiare chi già lavora con fondi aggiuntivi: gli ricordo che in tutti i servizi i medici lavorano già molto di più delle 38 ore settimanali, i professionisti ogni anno accumulano un extra-orario medio di 200 ore che poi viene azzerato senza essere retribuito e ferie non godute. Vogliamo introdurre il lavoro a cottimo mortificando le competenze gestionali dei medici o smantellare la direttiva europea sugli orari di lavoro e sui riposi di 11 ore? Ci preoccupa infine il ripensamento di Schillaci e del sottosegretario Marcello Gemmato alle Case di Comunità: l’intento di chi le ha pensate è corretto, meno corretto è stato non pensare di finanziare il personale nel PNRR, non vorremmo si buttasse via tutto. Si torni piuttosto a ragionare sui contratti riconoscendo il valore del lavoro e si recuperi il valore delle relazioni». (fsonte Doctor33)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: