Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°87

Archive for 28 dicembre 2022

Teatro Belli presenta: Il mio brillante divorzio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Roma dal 30 dicembre all’8 gennaio 2023 piazza Santa Apollonia, 11a torna in scena lo spettacolo di Geraldine Aron diretto da Carlo Emilio Lerici. Come si fa a sopravvivere con ironia ad un divorzio e come si fa a reinventarsi la vita, da single, a cinquant’anni? Ce lo racconta Angela (Francesca Bianco), la protagonista di questa commedia brillante. La vicenda prende inizio quando Max (soprannominato Palla da Biliardo), ha da poco lasciato Angela per una giovane amante argentina. Come se non bastasse anche sua figlia se ne è andata di casa, per andare a vivere con il fidanzato. Ma prima di andarsene le ha rivelato che le scappatelle del marito andavano avanti ormai da parecchio tempo, e che lei era l’unica a non saperlo. Rimasta sola, con l’unica compagnia del suo cane Jack, Angela deve imparare a fare i conti con la sua nuova condizione di “single involontaria”. Alternando la rabbia nei confronti del marito traditore, attimi di gioia per la libertà ritrovata, la speranza per un’eventuale riconciliazione e la riluttanza nel firmare le carte per il divorzio, Angela ci fa ridere e commuovere mentre racconta le sue avventure per ricostruire la propria vita; dalla help line telefonica per aspiranti suicidi alla visita in un sexy shop, passando per appuntamenti con uomini improbabili e pacchetti vacanze per single. Il tutto accompagnato dai fuochi d’artificio che scandiscono il passare del tempo. Una trama semplice, ma assai frequente nella vita di molte donne, che si cala con leggerezza nei temi della solitudine, di come un genitore debba affrontare la separazione dai propri figli diventati grandi e di come una donna, che si è sempre vista come moglie e madre, improvvisamente debba ricostruire una propria dimensione personale, libera da questi ruoli tradizionali. Un racconto al femminile che molto ci dice di come la società vede le donne singles, contornato da voci e personaggi della vita di Angela, in parte interpretati dalla stessa Angela e in parte presenti nei video con i quali la stessa Angela dialoga. orario spettacoli 30 dicembre e 6 gennaio ore 21.00 1 e 8 gennaio ore 17.30 7 gennaio ore 19.00 Prezzi: Interi € 20,00 – Ridotti € 15,00 Serata speciale Capodanno doppio spettacolo ORE 19.00 € 30,00 per un rinfresco con gli attori a fine spettacolo, prima di andare a fare il cenone ORE 22.00 € 50,00 per festeggiare insieme la mezzanotte con brindisi, lenticchie e cotechino.www.teatrobelli.it

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Teatro: Qualcuno m’aiuti! (io non v’ho detto niente!)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Roma Da giovedì 5 a domenica 8 gennaio 2023 Presso OFF/OFF Theatre, in Via Giulia, 20 ORARI SPETTACOLI: dal martedì al sabato alle ore 21.00, la domenica alle ore 17.00. l’OFF/OFF Theatre accoglie per la prima volta Andrea Rivera, protagonista del suo nuovo spettacolo di Teatro Canzone, dal titolo “Qualcuno m’aiuti! (io non v’ho detto niente!)”. L’ultimo testo satirico e tragicomico in cui Rivera interpreta un uomo di mezza età a confronto con il suo psichiatra, con un copione che cambia ogni sera, a seconda degli interlocutori a cui l’attore e autore si rivolge.“Qualcuno m’aiuti! (io non v’ho detto niente!)”, è la storia di un uomo di mezza età che si reca, non molto convinto, per la prima volta da uno psichiatra. Tra giochi di parole satiriche, inaspettate improvvisazioni sceniche e canzoni (i suoi sogni onirici), il protagonista passa un’ora e un quarto nello studio dello specialista. Lì i ruoli di medico-paziente spesso si ribaltano e sono assunti in alternanza dal pubblico stesso, talvolta paziente, talvolta medico. Verità pura o semplice scrittura teatrale? In ogni replica dello spettacolo il copione spesso cambia, poiché il neo paziente è convinto di poter confidare, in diversi incontri con lo psichiatra, il suo passato e la sua reale quotidianità tragicomica. L’uomo e l’attore sono coinvolti nell’attesa, beckettianamente inutile, che… “qualcuno, finalmente, li possa aiutare!”. Costo Biglietti: Intero 30€; Ridotto Over 65 20€; Ridotto Under35 15€ Dal martedì al sabato h.21,00 – Domenica h.17,00 Info e Prenotazioni: +39 06.89239515 dalle h. 16.00 Prevendita On Line: http://www.vivaticket.it

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Sondaggio: i desideri degli italiani per il 2023

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Il desiderio più grande degli italiani per il 2023 è quello di investire su se stessi, con corsi di formazione e corsi di aggiornamento per il miglioramento personale. È quanto ha messo alla luce un sondaggio realizzato da Vorrei.it, piattaforma digitale specializzata in servizi per l’immobiliare.Il sondaggio ha chiesto ad oltre millecinquecento italiani di rispondere ad una semplice domanda: “Che cosa vorresti realizzare nel 2023?”. Oltre il 35% degli italiani intervistati ha espresso il desiderio di voler investire su di sé, scegliendo di mettere al primo posto la propria persona dedicando tempo e denaro alla propria formazione.Dopo il primo desiderio, gli italiani hanno espresso la volontà di concludere il percorso di studi intrapreso, con il 18.6%, e di cambiare casa con oltre il 16.7% degli intervistati.Successivamente troviamo il bisogno di cambiare lavoro (15.7%), di andare a vivere all’estero con il 10.8%. Infine il 3.2% degli intervistati vorrebbe cambiare il proprio partner nel corso del 2023.“La scelta di investire su se stessi, per aumentare le proprie conoscenze dimostra quanto le persone siano sempre più consapevoli che oggi sia necessario continuare a formarsi a qualunque età”, ha commentato il sondaggio Ivan Laffranchi, fondatore di Vorrei.it.

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La natura come risorsa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

A cura di Stephanie Maier, Global Head of Sustainable and Impact Investment di GAM. La natura diventa sempre più importante per gli investitori. Ciò dipende sia dal riconoscimento delle “crisi globali interconnesse dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità” che dall’importanza di “proteggere, conservare e ripristinare natura ed ecosistemi per ottenere risultati sul fronte del contenimento e dell’adattamento ai cambiamenti climatici”. Alla COP27 si è discusso di oceani, foreste e agricoltura. La portata della perdita di biodiversità in corso, a un ritmo che non accadeva dall’ultima estinzione di massa, segnala che ci troviamo di fronte a un rischio sistemico. Nel momento in cui scriviamo non si è ancora conclusa la COP15 sulla Convenzione sulla diversità biologica che ha luogo a Montreal, in Canada a dicembre. Si spera che la COP15 trovi un accordo sui principali obiettivi da raggiungere entro il 2030, tra cui la tutela della terra e del mare su scala globale, la prevenzione o la riduzione dell’introduzione delle specie aliene e l’utilizzo di approcci basati sugli ecosistemi per contribuire al contenimento e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Tale accordo potrebbe rappresentare la versione per la natura degli Accordi di Parigi sul clima.

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GAM: guardiamo alla COP 28

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

A cura di Stephanie Maier, Global Head of Sustainable and Impact Investment di GAM. L’applicazione del Regolamento UE sull’informativa sulla sostenibilità nei servizi finanziari (SFDR) e della Tassonomia correlata è proseguita nel 2022, con l’introduzione del “livello 2” (standard tecnici RTS) che prevede la divulgazione di informazioni più specifiche, tra cui la valutazione degli effetti negativi sui fattori di sostenibilità (l’impatto delle decisioni e della consulenza di investimento che producono effetti molto negativi sui fattori di sostenibilità). A partire da gennaio 2023 verranno pubblicati i primi rapporti periodici (modelli che riguardano le caratteristiche sociali e/o ambientali a livello del fondo, gli effetti negativi sui fattori di sostenibilità e gli investimenti sostenibili se rilevanti) per i fondi “Articolo 8” e “Articolo 9”. Abbinate alle variazioni della direttiva MIFID II introdotte ad agosto che prevedono l’integrazione delle preferenze di sostenibilità nella valutazione di adeguatezza, tali norme miglioreranno l’informativa sul profilo di sostenibilità di fondi diversi.Potrebbero esserci altre variazioni man mano che la regolamentazione amplia l’ambito di applicazione, dalle informative alle denominazioni, dato che le autorità cercano di fare chiarezza e portare coerenza. L’ESMA nell’UE, l’FCA nel Regno Unito e la SEC negli Stati Uniti hanno emesso nuove linee guida e proposte per la denominazione dei fondi e relativi requisiti. Ciò porterà verosimilmente a cambiamenti non solo nella denominazione dei fondi e nella loro classificazione ma, in qualche caso, anche negli approcci di investimento. Le ripercussioni delle tassonomie aumenteranno: dopo la Tassonomia UE ci sono altre 30 tassonomie a livello globale in via di sviluppo o applicazione. Per quanto la maggior parte si fondi sugli stessi principi, indubbiamente le tassonomie nazionali devono considerare il contesto politico specifico e incanalare i finanziamenti in base al fabbisogno di quell’economia, che il focus sia sull’economia verde o sulla transizione. Man mano che le tassonomie si espandono e la reportistica correlata migliora, ci saranno maggiori ripercussioni anche sulle decisioni di investimento. Indubbiamente la diffusione di modelli, codici identificativi e tassonomie comporterà problemi applicativi, ma ci saranno probabilmente cambiamenti importanti nel modo e negli strumenti in cui saranno investiti i capitali.Dopo gli accordi inadeguati presi a fine novembre alla COP27 in Egitto, l’attenzione ora si rivolge al programma della COP28. Mentre la COP27 non ha fatto molto per accelerare la risposta politica per il contenimento dei rischi climatici, è aumentato l’impegno per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Il principale successo della COP27 è stato l’accordo “per costituire un fondo per rispondere alle perdite e ai danni” al fine di aiutare i Paesi più vulnerabili a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Era un tema controverso da tempo e, anche se mancano ancora i dettagli dell’accordo, si è fatto un passo avanti importante. Al G7 che si è svolto in parallelo, l’Indonesia e l’International Partner Group (che comprende, tra l’altro, il Giappone, gli Stati Uniti, l’Unione Europea e il Regno Unito) hanno rilasciato una dichiarazione condivisa sul piano Indonesia Just Energy Transition Plan per accelerare l’uso dell’energia rinnovabile e ridurre il carbone.Gli scarsi risultati della COP27 ci spingono a rivolgere l’attenzione alla COP28. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha già indetto un summit sul clima nel 2023, prima delle COP28, per affrontare il divario di “ambizione”, tra le intenzioni e gli interventi concreti, per mantenere l’innalzamento delle temperature globali entro 1,5°C. La prossima COP che si terrà negli Emirati Arabi Uniti farà il punto sui progressi fatti e probabilmente evidenzierà tale divario, attirando ulteriormente l’attenzione sulla finanza per il clima.Mentre il conflitto in Ucraina continua, l’inflazione resta persistentemente elevata e la crisi energetica prosegue, l’accelerazione della transizione verso un’economia net zero è una priorità per i governi. Gli Stati Uniti hanno introdotto un pacchetto consistente, con l’Inflation Reduction Act che punta sulle nuove tecnologie e sull’introduzione dei veicoli elettrici e delle energie rinnovabili, mentre altri governi sono alla ricerca di soluzioni meno costose. La necessità di gestire il costo sociale e le implicazioni della transizione net zero diventerà sempre più rilevante.Per gli investitori, la transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio, oltre alla necessità di adattarsi alla nuova realtà, continua a essere al centro del panorama d’investimento. Tuttavia, se non venissero introdotti i provvedimenti adeguati e venissero ignorate le questioni sociali, aumenterebbe la probabilità di una transizione disomogenea.

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Dalla metatesi ai primi corsi e sperimentazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Da gennaio il metaverso entrerà nella vita quotidiana degli studenti dell’Unicusano, arrivando a coinvolgere fino a 300 studenti. Per la prima volta in Italia non sarà quindi utilizzato soltanto per scrivere tesi, ma anche per seguire lezioni, applicare le proprie conoscenze nei laboratori didattici, lavorare in team a progetti di ricerca nazionali e internazionali. E proprio dal punto di vista internazionale l’ateneo telematico si sta facendo portavoce di un nuovo approccio alla didattica che sfrutti fino in fondo le potenzialità del metaverso, dialogando serratamente con tutte le realtà aderenti ad Athena, rete di università europee nate da un’idea del Presidente francese Macron. Così, mentre in queste settimane l’Unione Europea è intenta a scrivere il nuovo regolamento globale per il metaverso, l’Unicusano anticipa le istituzioni disegnando un futuro a forte trazione digitale.Uno dei progetti di punta a cui studenti e ricercatori dell’Università Cusano stanno lavorando da mesi è legato al mondo dei droni che, secondo le previsioni di stakeholder e Unione Europea, popoleranno i nostri cieli dal 2030. Grazie quindi alla tecnologia e al metaverso, potranno anche da remoto studiare – ed eventualmente correggere – i dati sui rumori prodotti dalle pale. Rumori che, per gli enti preposti all’aviazione come Enav, dovranno essere minimi così da ridurre l’inquinamento acustico.Nella vision dei docenti Unicusano non ci saranno limiti all’utilizzo del metaverso, soprattutto in ambito “Sicurezza” come formare un ingegnere nucleare ad agire in una centrale in situazioni critiche oppure far simulare a un progettista edile vie di fuga in un fabbricato con incendio in atto oppure apprendere le tecniche di preparazione chimica o biologica divenendo consapevoli dei relativi rischi, di manipolazione di virus, di agenti o gas tossici per analisi chimiche. Proprio perché le applicazioni del metaverso sono potenzialmente infinite, l’Unicusano è pronta a coinvolgere inizialmente fra i 5 e i 20 studenti che, secondo le stime dell’ateneo telematico, potrebbero ben presto lievitare fino a 300. Rimodulando, di fatto, la tipologia di lezione. Se fino a ieri, infatti, gli studenti potevano seguire un corso a distanza tramite video caricato online – senza poter effettivamente interagire con il docente – nel metaverso non sarà più così. Nella realtà aumentata saranno create delle stanze, dei portali che permetteranno al corsista di poter approfondire, real time, alcuni aspetti o tematiche del modulo. “È un po’ come quando uno naviga su Internet e si selezionano delle voci per approfondire – spiega Pietro Oliva, docente di Fisica all’Università Cusano – A breve ci sarà la possibilità di interazione con strumenti reali: ad esempio in una lezione nell’ambito metallurgico dove si parla di leghe, lo studente potrà accedere in un portale dedicato dove troverà la possibilità di eseguire dei test per la caratterizzazione meccanica su provini reali, ottenendo dati reali su cui esercitarsi”. Un mondo tutto da esplorare su cui l’Unicusano scommetterà a partire dai suoi laboratori e dalle facoltà di Fisica, Ingegneria e Psicologia.

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Università e lavoro: il 43% degli studenti trova occupazione nel digitale e nell’innovazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Nel 2022 quasi la metà dei giovani ha ottenuto una posizione lavorativa nei settori del digitale e dell’innovazione: si tratta del 43% e rappresenta la fetta più importante della torta occupazionale. Un po’ distaccate, a livello di percentuali d’impiego, seguono le aree: istruzione, scrittura (anche in ambito giornalistico o di comunicazione) e traduzione, 14%; risorse umane e management, 12%; marketing e vendite, 12%; attivismo (mondo no-profit, difesa dei diritti umani) e ricerca, 11%; amministrazione (accounting), economia e finanza, 8%. Sono, queste, le statistiche 2022 sugli sbocchi occupazionali dei giovani, elaborate dal Centro di Avviamento alla Carriera della John Cabot University (JCU) di Roma. Nello specifico, i dati riguardano sia gli studenti dei percorsi di laurea triennale sia i neolaureati e i giovani col master. L’età compresa è perlopiù tra i 20 e i 25 anni. Nel 2019, cioè nel periodo ante Covid, le tre principali aree di impiego risultavano: digitale e innovazione, 24,9%; amministrazione, economia e finanza, 18,7%; attivismo e ricerca, 18,3%. Negli ultimi tre anni, quindi, le opportunità occupazionali relative al comparto digitale sono quasi raddoppiate.Il Centro di Avviamento alla Carriera della John Cabot University organizza tre Career Fair l’anno e conta 748 aziende partner (erano 650 prima del Covid), nazionali e internazionali, a coprire tutti i settori. Durante questi appuntamenti i giovani incontrano direttamente i responsabili delle assunzioni delle imprese, potendo effettuare anche più colloqui nel corso della stessa mattinata. Nel 2022, l’86% dei giovani (quindi circa nove su dieci) ha ottenuto una posizione lavorativa nel corso dei Career Fair o al termine di un colloquio seguito a una candidatura inviata dal Centro di Avviamento alla Carriera. Prima del Covid la percentuale era del 76%, a significare una tendenza in decisa crescita.«I lavori mutano di continuo e negli anni a venire continueranno a variare con maggiore velocità. Per gli studenti risultano sempre più importanti le soft skills, cioè le competenze morbide o trasversali, che permettono un positivo adattamento ai cambiamenti inevitabili delle prospettive occupazionali», ha spiegato Antonella Salvatore, docente di Marketing e direttrice del Centro di Avviamento alla Carriera della JCU. http://www.johncabot.edu/

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“Dopo il divieto di frequentare le università, prosegue la follia islamista in Afghanistan”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

“È stato fatto divieto alle donne che lavorano per le ong di operare sul territorio afghano. Questo divieto di fatto mette in enorme difficoltà il lavoro umanitario che le organizzazioni non governative svolgono nei confronti della popolazione, soprattutto nei confronti di donne e bambini. Unicef riferisce che rischia la paralisi dell’erogazione dei servizi essenziali nei settori della salute, della nutrizione, dell’istruzione e della protezione dell’infanzia per 19 milioni di persone, di cui 10 milioni bambini. Occorre mettere un freno a queste sistematiche e sempre più arroganti violazioni dei diritti umani del regime talebano. Non volteremo le spalle al popolo afghano ed alle donne ed ai bambini schiacciate dalla disumana furia integralista”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia, Sarà Kelany.

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Long-Covid pediatrico, ecco quanto è frequente e i sintomi più diffusi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Mentre i sintomi e i meccanismi del long-COVID sono stati ampiamente studiati nella popolazione adulta, le informazioni sulla prevalenza e sulla diagnosi del Long-Covid nelle popolazioni pediatriche rimangono poco chiare. La scarsità può essere in parte spiegata da sfide metodologiche, come l’assenza di una definizione ufficiale standardizzata per la definizione di questa patologia tra i bambini fino ad ora. In un recente studio, pubblicato su Nature Communications, i ricercatori hanno analizzato bambini e adolescenti di età compresa tra sei mesi e 17 anni per valutare i fattori di rischio e la prevalenza dei sintomi persistenti della sindrome post-Covid-19. Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato i dati di uno studio di coorte prospettico in corso chiamato SEROCoV-KIDS a Ginevra, in Svizzera, che valuta longitudinalmente gli impatti sulla salute e sullo sviluppo della pandemia di Covid-19 nei bambini e negli adolescenti. Il gruppo di ricerca ha esplorato la prevalenza dei sintomi post-COVID nella popolazione pediatrica utilizzando una prospettiva sierologica confrontando i minorenni positivi con una coorte di controllo non infetta per formare una diagnosi standardizzata della sindrome.La valutazione si è basata sulla raccolta di campioni di sangue per testare gli anticorpi contro la nucleoproteina SARS-CoV-2 e un questionario online compilato dal genitore o dal tutore legale, che valutava la salute e lo sviluppo dei figli.I dati includevano anche informazioni su fattori sociodemografici come sesso, età, situazione finanziaria della famiglia e livello di istruzione dei genitori. Gli anticorpi anti-nucleoproteina sono stati scelti per differenziare tra le risposte immunitarie suscitate dalle infezioni e quelle suscitate dalla vaccinazione poiché i vaccini approvati durante il periodo di studio comprendevano vaccini a mRNA che generavano solo anticorpi anti-proteinaspike.I risultati hanno evidenziato come la prevalenza aggiustata per sesso ed età dei sintomi persistenti tra i bambini sieropositivi è stata del 9,1%. L’età, le condizioni di salute croniche sottostanti come l’asma e lo stato socioeconomico inferiore erano importanti fattori di rischio della sindrome post-COVID. Nel complesso, i risultati hanno indicato che la popolazione adolescenziale è a maggior rischio di sviluppare la sindrome post-COVID, con lo stato socioeconomico e le condizioni di salute croniche che sono altri fattori di rischio.I sintomi post-COVID predominanti includevano dolore addominale, anosmia, difficoltà di concentrazione, dolori muscolari, mal di testa, difficoltà respiratorie e costipazione. Inoltre, la maggiore probabilità che i bambini provenienti da un contesto socioeconomico inferiore manifestassero sintomi post-COVID indica una maggiore suscettibilità alla SARS-CoV-2, una maggiore incidenza di comorbidità e una diversa aderenza alla campagna vaccinale in base allo stato socioeconomico.L’inclusione di casi COVID-19 asintomatici o lievemente sintomatici ha portato probabilmente a una stima inferiore della prevalenza della sindrome post-COVID rispetto ad altri studi che hanno analizzato solo campioni RT-PCR positivi sintomatici.Sebbene i risultati indichino già una maggiore prevalenza di sintomi post-COVID negli adolescenti, gli autori si aspettano che il valore sia in realtà più elevato poiché gli adolescenti sono generalmente meno disponibili con i genitori in merito ai loro problemi di salute. L’elevata prevalenza di sintomi post-COVID tra gli adolescenti è preoccupante poiché potrebbe esacerbare gli impatti già dannosi della pandemia di COVID-19 su questa fascia d’età. (fonte Doctor33)

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Lotta al melanoma metastatico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

I risultati di due recenti studi dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) offrono importanti opportunità diagnostiche e terapeutiche per la lotta al melanoma metastatico. Nel primo articolo pubblicato sulla rivista Theranostics, i ricercatori hanno dimostrato che specifici microRNA circolanti (miR-579-3p e miR-4488) potrebbero essere utilizzati come biomarcatori per valutare la risposta dei pazienti alla terapia antitumorale. Nello studio i ricercatori hanno osservato che il melanoma diventa resistente alle cure quando si libera di determinati miRNA e si arricchisce di altre molecole di questo tipo. I microRNA sono molecole molto piccole e stabili, e per questo si possono facilmente estrarre e misurare nel sangue dei pazienti. Anche per queste caratteristiche, se validati in più ampi studi clinici, possono essere utilizzati come biomarcatori di biopsia liquida, in maniera semplice ed economica. Le tecniche per questo tipo di analisi sono molto simili a quelle impiegate nei cosiddetti tamponi molecolari per stabilire la presenza di materiale genetico del virus SARS-CoV-2. Il secondo articolo, pubblicato sulla rivista Oncogene, vede come protagonisti due altri microRNA (miR-199-5p e miR-204-5p) che, incapsulati in nanoparticelle lipidiche e trasportati nelle cellule tumorali, potrebbero agire come farmaci. In particolare, potrebbero aiutare a superare la resistenza a terapie mirate contro la mutazione BRAF, spesso responsabile dello sviluppo del melanoma. Le nanotecnologie, basate su vettori lipidici, si sono rivelate cruciali nella lotta al Covid19, dato che sono state utilizzate per fabbricare i vaccini a RNA. Oggi le tecnologie impiegate per prevenire la malattia Covid sono studiate per combattere i tumori. I due importanti studi sono stati coordinati dal direttore scientifico IRE Gennaro Ciliberto e sono stati svolti in collaborazione con il gruppo di ricerca diretto da Rita Mancini, del dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare della Sapienza Università di Roma, e con quello diretto da Paolo Ascierto presso l’IRCCS Fondazione Giovanni Pascale di Napoli. Entrambe le ricerche sono state sostenute da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro. Il melanoma è il cancro più aggressivo della pelle. In Italia si stimano circa 7.300 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 6.700 tra le donne. L’incidenza è in crescita ed è raddoppiata negli ultimi 10 anni. Fino a pochi anni fa la forma metastatica era ritenuta una malattia difficilmente curabile, ma di recente si sono registrati importanti progressi contro questo tipo di tumore. Le attuali terapie per il melanoma sono oggi principalmente di due tipi: l’immunoterapia con gli anticorpi inibitori dei checkpoint immunitari e le terapie a bersaglio molecolare con farmaci inibitori delle chinasi. In particolare, il gruppo diretto da Gennaro Ciliberto ha dimostrato che alcuni fra i microRNA studiati sono rilevabili nel sangue dei pazienti con melanoma e sono in grado di indicare lo sviluppo di resistenza alla terapia.

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Tiroidectomia per DTC a basso rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

I vantaggi derivanti dall’uso sistematico della terapia radiometabolica (RAI) nel paziente con carcinoma differenziato della tiroide (DTC) a basso rischio sottoposto a tiroidectomia totale risultano controversi. L’argomento è stato di recente affrontato dallo studio ESTIMABL2 randomizzato controllato di fase 3b. Questi i criteri di inclusione, riporta Marco Castellana, SC ASL BA, DSS 12, Poliambulatorio di Monopoli e ASL Taranto, DSS 6, Poliambulatorio di San Marzano: almeno 18 anni sottoposti a tiroidectomia totale (con o senza dissezione linfonodale) con diagnosi di DTC (papillare, follicolare, cellule di Hürthle); TNM: pT1a multi-focale (con diametro di ciascuna lesione ≤ 1 cm e somma del diametro maggiore delle lesioni ≤ 2 cm) oppure pT1b (> 1 cm e ≤ 2 cm); N0 (nessuna evidenza di interessamento dei linfonodi loco-regionali) o Nx (interessamento non noto in assenza di dissezione linfonodale); assenza di estensione extra-tiroidea. Criteri di esclusione: istotipi ad alto rischio (tall-cell, clear-cell, columnar-cell, sclerosante diffuso; poco differenziato). Bracci dello studio: braccio RAI (1.1 GBq = 30 mCi, in corso di terapia con LT4 dopo stimolo con rhTSH) versus braccio no-RAI. «Eventi registrati durante lo studio» specifica Castellana: «1) eventi funzionali: nel braccio RAI, captazione al di fuori del letto tiroideo alwhole-body scanning(WBS) osingle-photon-emission computed tomography (SPECT), con successiva RAI o chirurgia aggiuntiva; 2) eventi strutturali: in entrambi i bracci, linfonodi sospetti o massa tiroidea con esame citologico maligno o tireoglobulina (Tg) su eluato > 10 ng/mL; 3) eventi biologici: elevati livelli di Tg o Ab anti-Tg: a) in entrambi i bracci: in assenza di Ab un solo riscontro di Tg > 5 ng/mL o Ab superiore al limite superiore dell’intervallo di normalità o incremento Ab > 50% a distanza di 6 mesi; b) nel braccio RAI: in assenza di Ab due riscontri consecutivi a distanza di 6 mesi di Tg > 1 ng/mL; c) nel braccio no-RAI: in assenza di Ab due riscontri consecutivi a distanza di 6 mesi di Tg > 2 ng/mL».Questi gli obiettivi dello studio: «1) primario: non inferiorità in termini di percentuale di pazienti senza eventi funzionali, strutturali o biologici nei successivi 3 anni. La non inferiorità veniva definita come differenza tra i bracci < 5%; 2) secondari: qualità di vita, ansia, paura di recidiva, malattia delle ghiandole lacrimali e salivari». Sono stati inclusi 776 pazienti, di cui 730 con dati disponibili a 3 anni dalla randomizzazione. Questi i risultati, riportati da Castellana: «1) pazienti senza evento: 95.6% (IC 95% 93-97.5) nel braccio no-RAI vs 95.9% (IC 95% 93.3-97.7) nel braccio RAI; differenza tra i bracci -0.3% (IC 90% da -2.7 a +2.2), risultato che ha definito la non inferiorità tra le due strategie; 2) eventi registrati: in 16/367 pazienti (4.4%) nel braccio no-RAI vs 15/363 (4.1%) nel braccio RAI;eventi funzionali o strutturali in 8 pazienti ed eventi biologici in 23 pazienti; trattamenti successivi (RAI e/o chirurgia) eseguiti in 4 pazienti del braccio no-RAI e 10 pazienti del braccio RAI; 3) simili per tutti gli obiettivi secondari».«In pazienti con DTC pT1N0/Nx a basso rischio sottoposti a tiroidectomia totale lo studio ESTIMABL2 dimostra che una strategia di follow-up che non preveda RAI è non inferiore rispetto all'ablazione del residuo tiroideo mediante RAI 1.1 GBq (30 mCi)» osserva Castellana.«La prevalenza di eventi funzionali, strutturali o biologici nel periodo di osservazione di 3 anni è bassa in entrambi i bracci, in linea con i criteri di inclusione (basso rischio).Il principale limite dello studio è la breve durata del follow-up (3 anni). Lo studio si inserisce in un contesto clinicamente rilevante e con evidenze di qualità limitata. Le linee guida ATA 2015 suggeriscono di non considerare in modo sistematico la RAI in pazienti con DTC a basso rischio sottoposti a tiroidectomia totale. Tuttavia, questa indicazione si basa su una raccomandazione debole con bassa qualità di evidenza, nonostante il 50-70% dei tumori della tiroide siano classificati come pT1 e il 65-75% come N0/Nx (Haugen BR, et al. Thyroid 2016). La disponibilità di uno studio randomizzato controllato permette di basare questa decisione su evidenze più solide, permettendo una riduzione dell'utilizzo del RAI con maggior confidenza e un maggior risparmio in termini di giorni di assenza dal lavoro e costi sanitari» conclude Castellana. (fonte: Doctor33)

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Non c’è giustizia e uguaglianza senza efficiente Servizio sanitario pubblico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Il governo ha reagito al voto di fiducia ottenuto due giorni prima di Natale alla Camera dei deputati con molta soddisfazione, sottolineando come la manovra approvata vada incontro ai ceti più deboli del Paese. In realtà, non è così. L’aumento delle pensioni minime a 600 euro mensili per gli ultra 75enni e gli aiuti erogati alle famiglie meno abbienti per il pagamento delle bollette di luce e gas non riescono a garantire una vera eguaglianza sostanziale tra i cittadini.Rimane infatti scoperto il settore nevralgico del diritto a curarsi anche delle persone con modeste o nulle possibilità economiche. E questo diritto può essere garantito soltanto finanziando adeguatamente il SSN, che da tempo fa acqua e crea profonde ingiustizie. Certamente, la situazione attuale non è colpa di questo governo, ma è intollerabile che esso non abbia dato, nella manovra approvata alla Camera il 23 dicembre, l’attenzione imprescindibile che merita.Infatti, ad esempio, i due miliardi aggiunti al Fondo sanitario nazionale, tanto sbandierati, sono destinati in gran parte alle bollette, non ai servizi né al personale in grande difficoltà. Niente finanziamenti per le assunzioni, il che si ripercuoterà sulla qualità e la sicurezza delle cure.Vediamo un po’ nel dettaglio la situazione, senza pretesa di esaurire l’argomento. Medici di base – sono sempre di meno. Si parla di una carenza in tutto il Paese di ben 6000 medici (2). Tanto che a quelli che sono stati assunti negli ultimi anni è stato dato in carico un numero enorme di pazienti, molti di più di quelli che avevano i medici di base andati a mano a mano in pensione. Una controprova di questa realtà la si riscontra nel fatto che sempre più pazienti vanno a intasare i Pronto soccorso, proprio perché non si sentono soddisfatti del responso del loro medico di base.I Pronto Soccorso sono, a loro volta, carenti di personale (ne mancherebbero 4500 – 2) . E’ un problema, di cui si sente parlare sempre più spesso nei media. I posti contemplati dalla normativa sono già pochi e, da un anno, almeno il 50% di essi non viene coperto, perché non ci sono medici disponibili. Si parla di una vera e propria fuga dai Pronto Soccorso – per i turni massacranti, dovuti alla carenza di organico, per una scarsa retribuzione rispetto ai colleghi europei e una limitata possibilità di fare carriera. Oltre che il timore, purtroppo non infondato, specialmente in certe zone del nostro Paese, di essere aggrediti o dai pazienti stessi o dai loro parenti. Infine, nei reparti ospedalieri, si parla di una carenza di 10 mila medici. E poi c’è il tasto altrettanto dolente degli esami e delle visite specialistiche, con appuntamenti non di sette giorni, ma di sette mesi e anche oltre. Ma se una persona ha un disturbo preoccupante, per il quale il medico di base chiede una visita specialistica o un accertamento (dalla semplice radiografia a una risonanza magnetica), è lecito farla aspettare così tanto? Dov’è l’uguaglianza dei cittadini nella sanità? Come si realizza in questo delicatissimo settore l’impegno della Repubblica “a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale”? Infatti, è proprio qui che si allarga a dismisura la forbice tra abbienti e meno/non abbienti. Chi può pagare di tasca sua le visite, gli esami, addirittura il ricovero in cliniche private, ma anche le medicine, spesso molto costose e non passate dal SSN, si cura e ha maggiori possibilità di guarire, mentre chi ha un reddito medio/basso non può sperare di curarsi come si deve, si tiene la malattia, si sente abbandonato, si lascia andare. Ma la disperazione, che ne consegue, immetterà un altro veleno letale nella nostra società. By Albert: http://www.aduc.it

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Spina bifida fetale, ecco vantaggi e svantaggi delle tecniche chirurgiche oggi disponibili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Gli studi sulla fisiopatologia della spina bifida aperta (OSB) hanno mostrato l’importanza di evitare il danno secondario che il midollo spinale subisce durante l’esposizione a traumi fisici e sostanze chimiche irritanti contenute all’interno del liquido amniotico.Nell’ultimo decennio sono stati proposti vari approcci chirurgici per la correzione intrauterina della spina bifida fetale aperta con varianti della classica tecnica di isterotomia, volta a ridurre l’invasività materna e nel tentativo di preservare i benefici fetali del trattamento.Lo scopo dello studio, pubblicato su Italian Journal of Obstetrics and Gynecology, è stato quello di rivedere i dati disponibili letteratura riguardante le tecniche chirurgiche per la riparazione dell’OSB fetale, analizzandone i risultati, i benefici e svantaggi riguardanti gli esiti chirurgici, le complicanze materno-fetali e ostetriche con particolare interesse alla prematurità. Un totale di 20 studi ha soddisfatto i criteri di inclusione. Dodici di essi si occupavano di approccio aperto e otto manoscritti riportavano la riparazione intrauterina dell’OSB mediante fetoscopia.I due approcci principali (aperto e fetoscopico) presentano diverse varianti chirurgiche secondo alla proposta di diversi gruppi. Data l’assenza di studi randomizzati e dati sugli esiti a lungo termine, oggi non è possibile sostenere la superiorità di una tecnica sull’altra. Attualmente, le tecniche fetoscopiche mostrano la minimizzazione delle complicanze materne, ma le tecniche in aperto hanno i migliori risultati fetali e per il neonato. Dati i vantaggi che la riparazione prenatale della MMC conferisce agli esiti neonatali, è, quindi, doveroso continuare a studiare l’approccio migliore, anche seguendo gli esiti cognitivi e funzionali postnatali a lungo termine. Alla luce dell’attuale letteratura disponibile e della loro esperienza personale, i ricercatori ritengono che lo sviluppo della tecnica della mini-isterotomia possa essere la via più promettente e appropriata. Infatti, per la loro esperienza clinica, attualmente i maggiori benefici neurologici ottenuti con la chirurgia fetale aperta (che sono l’obiettivo primario del trattamento prenatale) stanno ancora superando i benefici materni delle tecniche fetoscopiche. Saranno, tuttavia, necessari studi controllati randomizzati che coinvolgono tecniche standardizzate per confermare questa impressione. Probabilmente, concludono, entrambe le tecniche principali (aperta e fetoscopica) sono equivalenti, ma destinate ad essere usate con indicazioni diversificate in base alle specificità di ciascun caso clinico.Alla luce delle varie tecniche chirurgiche descritte i ricercatori credono che un punto critico per lo sviluppo della ricerca nel campo della spina bifida fetale sia la standardizzazione dei protocolli di counseling rispetto alle varie opzioni disponibili e gli esiti clinici attesi. Questo in Italia, infatti, spesso non avviene e le pazienti non sono adeguatamente informate per fare una scelta davvero libera a seguito di una diagnosi di OSB. (Fonte Doctor33)

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In libreria torna il commissario Acquaviva con “Extrema ratio”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

E’ l’ultimo giallo di Giuseppe Esposito ambientato nella Salerno degli anni Venti. Edito da Stamperia del Valentino. Nella Salerno del 1923 è ambientato l’ultimo giallo di Giuseppe Esposito “Extrema ratio”. In libreria per Stamperia del Valentino, pagg 390, euro 24. Il fascismo è al governo del Paese da poco più di un anno, ma sui territori e nelle città la conquista e il consolidamento del suo potere è ancora in atto. Anche a Salerno è in corso una lotta intestina tra le due anime del PNF. Da un lato i rivoluzionari duri e puri alla Padovani e dall’altra i pragmatici, favorevoli a cooptare nelle file del partito la vecchia classe dirigente liberale. A capo della prima fazione è il fiduciario politico provinciale Matteo Accardi, il capo dei suoi avversari è l’avvocato Mario Jannelli. In questo clima già infuocato scoppia il caso dell’omicidio della Crestarella a Vietri. Lì viene trovato il cadavere di una giovane donna, sgozzata e, dalle prime indagini emerge il sospetto che il fiduciario provinciale possa essere coinvolto nella vicenda. Il caso rischia di diventare eminentemente politico e viene cavalcato dagli avversari di Accardi. In queste condizioni così difficili il commissario Acquaviva è chiamato ad investigare. Grazie alle sue doti di investigatore di grande esperienza riuscirà anche stavolta ad arrivare alla verità, che sarà, come spesso accade inaspettata. Editore dal 2002, Paolo Izzo, alter-ego della Stamperia del Valentino, gestisce con estremo rigore le scelte editoriali della sua “creatura”. Il risultato è un catalogo di alto profilo sia nell’ambito della cultura napoletana, che in quello della produzione di stampo umanistico, esoterico e storico. Collana: Giallo Valentino Autori: Giuseppe Esposito Titolo: Extrema ratio Prezzo: € 24,00 Pagine: 390

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Presepe Vivente l’Aquila

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

“Fratelli d’Italia lotta da sempre per il recupero e la conservazione delle tradizioni, pagine che raccontano la nostra storia e la nostra identità. Il Presepe è il simbolo della nostra civiltà, è la nostra Cristianità che viene trasmessa nel tempo, è la nostra cultura e la conservazione di quello che siamo stati e che saremo. Nell’umiltà del Presepe, possiamo diventare anche noi testimoni di amore, bontà e pace. Sono tante le realtà nella nostra Nazione che vivono il Natale con rappresentazioni artistiche che raccontano la Natività. Nei piccoli centri, nelle aree interne della nostra Nazione queste tradizioni godono di fervida salute, come ad esempio in Abruzzo e a l’Aquila dove quest’anno spegneremo 50 candeline. Insieme alla mia Comunità, ormai da 50 anni, di padre in figlio tramandiamo questa incedibile Storia. La nostra è una bellissima fiaba costruita dall’associazione culturale ‘Come a Betlemme’: in un anfiteatro naturale nella frazione di Pianola, nella città dell’Aquila, 300 figuranti ogni anno da ormai 50 anni danno vita alla rappresentazione della storia della Natività, un modo diverso per trascorrere il Natale”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Guido Liris.

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Oltre 100 sacerdoti e religiose rapiti, arrestati o uccisi nel 2022

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Almeno 12 sacerdoti e cinque religiose sono stati assassinati durante il 2022 mentre svolgevano la loro missione. La Nigeria è uno dei Paesi in cui servire la Chiesa implica maggiori rischi, ma anche la Cina e il Nicaragua hanno fatto registrare molti casi di vessazioni. Secondo le informazioni raccolte dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), la Nigeria, con quattro sacerdoti uccisi, è stato il Paese con il maggior numero di vittime. Tra gli altri assassinati mentre svolgevano i loro doveri pastorali vi sono tre sacerdoti brutalmente uccisi in Messico da membri dei cartelli della droga e due fucilati nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo.Le cinque religiose missionarie assassinate nel 2022 sono suor Luisa Dell’Orto, ad Haiti, a giugno; suor Mary Daniel Abut e suor Regina Roba, in Sud Sudan, ad agosto; suor Maria de Coppi, in Mozambico, a settembre; suor Marie-Sylvie Vakatsuraki, uccisa a ottobre nella Repubblica Democratica del Congo.Nello stesso anno un totale di 42 sacerdoti sono stati rapiti in diversi Paesi, di cui 36 sono stati rilasciati. Tre dei rapiti in Nigeria sono stati assassinati e ACS non ha potuto ottenere informazioni sullo stato di due dei sacerdoti nigeriani rapiti nel 2022. Ancora ignota la sorte del missionario tedesco padre Hans-Joachim Lohre, partner di progetto di ACS, rapito a novembre in Mali. Due sacerdoti rapiti nel 2019, don Joel Yougbaré, del Burkina Faso, e don John Shekwolo, della Nigeria, risultano ancora dispersi, portando a cinque il numero totale dei sacerdoti dispersi.La Nigeria è il Paese in cui si sono verificati più rapimenti, con un totale di 28 nel 2022. Tre sono stati rapiti a dicembre, ma il mese peggiore è stato luglio, con sette rapimenti. Segue il Camerun, con sei sequestri, cinque dei quali sono stati rapiti contemporaneamente, a settembre, e rilasciati cinque settimane dopo. Haiti è diventato uno dei luoghi più violenti dell’America centrale. Cinque sacerdoti sono stati rapiti da banditi, anche se da allora sono stati tutti rilasciati. Etiopia, Filippine e Mali hanno avuto un sacerdote rapito ciascuno, tutti rilasciati, a eccezione di padre Hans-Joachim Lohre in Mali.La Nigeria annovera anche la stragrande maggioranza delle religiose rapite nel 2022, con sette casi. Una è stata rapita in Burkina Faso, mentre un’altra suora è stata sequestrata in Camerun, insieme ai cinque sacerdoti già citati. Fortunatamente, tutte queste suore sono state successivamente rilasciate.Almeno 32 ecclesiastici sono stati inoltre detenuti, presumibilmente come mezzo di intimidazione e coercizione. I casi più recenti riguardano quattro sacerdoti della Chiesa greco-cattolica ucraina che lavorano nell’Ucraina occupata dai russi e che sono stati arrestati nel corso delle loro attività pastorali. Due di questi sono stati poi rilasciati e “deportati” in territorio ucraino, ma altri due restano in stato di custodia e potrebbero essere accusati di terrorismo. C’è il timore che possano essere torturati in prigione.Il Nicaragua è un Paese che desta gravi preoccupazioni. Undici membri del clero sono stati arrestati o detenuti durante l’attuale persecuzione del governo ai danni della Chiesa cattolica. Questi includono almeno due seminaristi, un diacono, un vescovo e sette sacerdoti. Il 10 gennaio il vescovo nicaraguense Rolando Alvarez, attualmente agli arresti domiciliari, dovrà comparire in tribunale con l’accusa di “minaccia all’integrità nazionale”. Un altro caso recente riguarda l’incarcerazione di un vescovo e di due sacerdoti in Eritrea. Sono passati due mesi dal loro arresto, senza spiegazioni da parte delle autorità. Quasi impossibile conoscere il numero di sacerdoti e vescovi cattolici detenuti in Cina durante il 2022. Secondo le informazioni raccolte da ACS, i chierici della Chiesa sotterranea vengono ripetutamente rapiti dalle autorità per qualche tempo per costringerli a unirsi alla Chiesa approvata dallo Stato. Un esempio è stata la scomparsa di almeno 10 sacerdoti, tutti appartenenti alla comunità sotterranea di Baoding (Hebei), tra gennaio e maggio 2022. Oltre a questi casi, un sacerdote è stato arrestato in Myanmar durante le proteste contro il regime, e diverse suore e due diaconi sono stati arrestati in Etiopia durante il conflitto del Tigray alla fine del 2021, ma rilasciati nel 2022.ACS invita tutti i Paesi coinvolti a garantire la sicurezza e la libertà di sacerdoti, religiose e altri agenti pastorali che lavorano per servire i più bisognosi. La fondazione pontificia chiede anche ad amici e benefattori di pregare per coloro che rimangono in cattività, così come per le comunità e le famiglie di coloro che hanno perso la vita.

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Nei delfini arenati trovati i marcatori dell’Alzheimer

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

L’Alzheimer potrebbe essere la causa degli spiaggiamenti di almeno tre specie di delfino, e forse più, ma sicuro che in tre sono stati identificati i marcatori della malattia degenerativa. La scoperta è stata fatta da un team di ricercatori dell’Università di Glasgow, di St Andrews ed Edimburgo e del Moredun Research Institute in Scozia. L’insolita scoperta si basa su test post mortem eseguiti su 22 balene dentate, o odontoceti, in cui sono stati rilevati cambiamenti cerebrali chiave associati alla malattia di Alzheimer umana. I cetacei presi in esame si sono spiaggiati sulle coste scozzesi, e un delfino dal becco bianco, un tursiope e un pilota con pinne lunghe avevano i marcatori dell’Alzheimer. Tra questi marcatori, identificati sui delfini, sono nei livelli anormali della proteina beta-amiloide accumulati in placche che interrompono i neuroni nel cervello, e nella presenza di un’altra proteina, chiamata tau, raccolta in grovigli all’interno dei neuroni, infine come terzo marcatore è stato riscontrato un accumulo di cellule gliali che causano l’infiammazione del cervello. Gli stessi identici marcatori presenti negli esseri umani ammalati di Alzheimer. Sinora, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la malattia di Alzheimer, al contrario di altre forme degenerative, non era mai stata trovata in specie diverse dall’uomo. Lo studio è stato pubblicato sull’European Journal of Neuroscience.

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Demenza, le variazioni del peso corporeo nella mezza età possono prevederne il rischio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

L’andamento del peso corporeo nell’arco della vita può predire la futura comparsa di demenza, almeno secondo quanto conclude un articolo pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia e firmato dai ricercatori della Boston University in collaborazione con il Peking Union Medical College.«A causa del numero globale di ammalati, attualmente stimato a 55 milioni ma previsto in aumento entro il 2050, la demenza è uno scottante argomento di salute pubblica globale» esordisce Jinlei Li, primo nome della ricerca, aggiungendo che l’indice di massa corporea (BMI), usato come misura dell’obesità, è stato associato a un aumentato rischio di demenza, ma che tale correlazione resta oggetto di dibattito. «Sebbene vi sia accordo sul fatto che il declino del BMI correli con un aumento delle probabilità di sviluppare demenza, abbiamo ipotizzato che gli individui il cui BMI aumenta nella mezza età per diminuire negli anni successivi abbiano maggiori probabilità di ammalarsi» scrivono gli autori, che per verificare l’ipotesi hanno analizzato i dati del Framingham Heart Study iniziato nel 1971, incrociando le valutazioni del BMI registrate ogni 2-4 anni con i tassi di demenza incidente raccolti in quattro decenni. E confrontando diversi modelli di peso (stabilità, incremento, riduzione) tra chi aveva ricevuto o no una diagnosi di demenza, i ricercatori hanno identificato un sottogruppo di pazienti con un BMI in aumento seguito da un calo, entrambi verificatisi nella mezza età, in cui l’associazione BMI-demenza era particolarmente significativa. «Se un costante aumento di peso, comune quando si invecchia, è seguito da una inaspettata perdita di peso dopo la mezza età, potrebbe essere utile consultare il proprio medico e individuarne il motivo» riprende Li. E conclude: «La demenza non è necessariamente inevitabile, e il monitoraggio di indicatori di rischio di facile rilevazione come il peso corporeo potrebbe offrire un’opportunità di diagnosi e intervento precoce in grado di modificare la storia naturale della malattia». (fonte Doctor33)

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L’impegno di Francesco Rocca anche nel settore dell’agricoltura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Il candidato del centrodestra a presidente della Regione Lazio, è forte e chiaro. Trasparenza e taglio della burocrazia sono mezzi preziosi per giungere finalmente a redigere piani condivisi con tutti gli imprenditori del settore, con coloro che davvero conoscono il territorio ma sono in attesa da anni di un confronto, di un rilancio che non arriva, mentre dall’assessorato regionale si registra un altro fallimento con il ‘Piano di sviluppo rurale’. Un documento ancora una volta redatto senza un preventivo confronto con gli operatori, senza interventi che puntino a soddisfare le esigenze di tutte le categorie in campo. Rocca coglie nel segno, perché è soltanto conoscendo e accompagnando il sistema di tutte le imprese e di tutti i lavoratori ai vari livelli che si possono raggiungere risultati positivi per le famiglie, le aziende, creando occupazione e benessere per l’intera comunità del Lazio, scrigno di produzioni e di attività importanti che attendono però ancora una piena e adeguata valorizzazione”. Lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, responsabile del dipartimento Agricoltura della Lega Lazio.

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President Joe Biden calls this the “decisive decade”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 dicembre 2022

Yet the label scarcely captures the moment—the start of a post-post-cold-war epoch in which the American-shaped world order may be violently undone by Russia and China. “Great-power competition” is too tame amid Russia’s destruction of Ukraine; the “new cold war” too reductive given the West’s complex economic interdependence with China. Russia’s invasion of Ukraine has shattered the norm, established after the second world war, that borders should not be changed by force. It has revived the spectre of nuclear war for the first time since the end of the cold war, with a twist: Vladimir Putin, Russia’s president, has wielded the threat of nukes not as a last resort but as an opening gambit to shield his war of aggression. Russia, though, represents only the “acute” problem, as America sees things. The greater threat to the world order—what the Pentagon calls its “pacing” challenge—comes from China, the only country with the potential to dethrone America as the world’s pre-eminent power. China’s armed forces are expanding rapidly. It already has the largest navy in the world, the third-largest air force, a thick array of missiles and the means to wage war in space and cyberspace. What if the friendship “with no limits” between Russia and China turns into an actual alliance? Right now there is little evidence of China helping Russia’s war. But the Eurasian autocracies regularly hold military exercises, and some senior American officials think the two are bound to draw closer. As China builds up its nuclear arsenal to perhaps 1,500 warheads by 2035—approaching the size of the American and Russian arsenals—the United States will have to learn the novel art of three-way nuclear deterrence. That, in turn, may lead to a new arms race, particularly if the New start treaty, which limits American and Russian nukes, expires in early 2026 without a follow-on accord. The transformation is taking place at a time when America’s relative weight in the global economy has declined. Over the past century America’s gdp has been much greater than that of its rivals—Germany and Japan in the second world war, the Soviet Union and China in the cold war. These days, though, China’s gdp is not far behind America’s (and already exceeds it when measured at purchasing-power parity). American defence spending, though gargantuan in absolute terms, has been close to historical lows as a share of gdp. That is starting to change, after Congress voted on December 23rd to approve an increase in defence spending substantially larger than Mr Biden had requested.(font: The Economist)

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