Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 35 n°84

Commento macro Amchor: Usa ed UE, con l’inflazione sotto controllo si allontana la recessione. Cina e Sudest asiatico in rimbalzo

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2023

A cura di Alvaro Sanmartin, Chief Economist, Amchor. Sebbene i rischi rimangano rilevanti, iniziamo il 2023 con una prospettiva ragionevolmente costruttiva per l’economia globale. Riteniamo che negli Stati Uniti e nell’Eurozona sussistano le condizioni giuste affinché una politica monetaria moderatamente restrittiva possa tenere sotto controllo l’inflazione senza generare una recessione, tanto meno una recessione grave.Nel caso degli Stati Uniti, gli ultimi dati macroeconomici suggeriscono che si stanno già ottenendo risultati tangibili in termini di correzione dell’eccesso di domanda e che questo, a sua volta, comincia a tradursi in un certo allentamento delle pressioni su prezzi e salari. È inoltre positivo notare che le aspettative di inflazione a breve termine hanno iniziato a moderarsi nell’ultimo periodo.È dunque altamente probabile che la Fed sia vicina a concludere il processo di rialzo dei tassi, aprendo così la porta a quello che potrebbe essere un atterraggio morbido per l’economia statunitense nel 2023.Passando all’Eurozona, riteniamo che la crescita a breve termine continuerà a sorprendere al rialzo grazie al calo dei prezzi delle materie prime, una situazione di bilancio sana per famiglie e imprese, una politica fiscale chiaramente espansiva e una sensibile accelerazione dei salari.In quest’ottica, nelle prossime settimane presteremo particolare attenzione a due aspetti: i negoziati sui salari (per verificare che i salari non accelerino oltre il limite, a nostro avviso gestibile, del 4-5% entro il 2023) e, appunto, la politica fiscale (per verificare se nel corso dell’anno in corso sia possibile evitare eccessive distorsioni pro-cicliche).Comunque sia, l’Eurozona ha un importante vantaggio nell’affrontare l’attuale situazione di forte pressione inflazionistica: il fatto che per molti anni l’inflazione sia stata ben sotto controllo nel nostro continente sta contribuendo a mantenere ragionevolmente ancorate le aspettative di inflazione a medio e lungo termine. Con due conseguenze: i sindacati sono piuttosto cauti nelle loro richieste salariali e le aziende, in generale, non cercano di sfruttare l’attuale forza della domanda per aumentare in modo aggressivo i propri margini aziendali. Per quanto riguarda la Cina, l’attività economica dovrebbe accelerare in modo significativo e potrebbe raggiungere tassi di crescita ben superiori al 5% nel 2023 grazie al rimbalzo dell’attività post-Covid e a politiche fiscali e monetarie fortemente espansive. Insieme alla Cina, i Paesi del Sud-Est asiatico quest’anno saranno probabilmente tra i migliori in termini di crescita economica: qui, infatti, la completa eliminazione delle restrizioni legate alla pandemia è avvenuta in tempi relativamente recenti e l’orientamento di politica monetaria è meno restrittivo di quello di Stati Uniti ed Europa. A fronte di questo quadro macroeconomico, nonostante il nostro scenario di “atterraggio morbido” per l’economia statunitense, le valutazioni delle azioni USA non ci sembrano particolarmente interessanti. Per contro, i mercati azionari di Cina, Sud-Est asiatico ed Europa presentano, a nostro avviso, prospettive di rischio/rendimento ragionevolmente interessanti. A livello settoriale, grazie alla valutazione e al contesto di tassi d’interesse strutturalmente più elevati in cui probabilmente ci muoveremo nei prossimi anni, ci piace particolarmente il settore bancario europeo.Nel caso del Giappone, riteniamo abbastanza probabile che nella prima metà del 2023 la Bank of Japan (BoJ) sarà costretta ad adottare ulteriori misure di allentamento nella sua politica di controllo della curva, il che potrebbe portare a un ulteriore spostamento verso l’alto della curva giapponese.La conferma di un tetto all’inflazione negli Stati Uniti infine aprirebbe le porte a un interessante profilo di rischio-rendimento per le valute emergenti, soprattutto asiatiche. Allo stesso tempo, livelli di dollaro pari a 1,07-1,10 euro renderebbero il biglietto verde ragionevolmente interessante come copertura per le esposizioni ad attività rischiose nell’Eurozona. Lo yen, dal canto suo, potrebbe beneficiare di eventuali nuove misure di standardizzazione della politica monetaria da parte della BOJ quest’anno e, in questo senso, sarebbe anche in una buona posizione per servire da copertura contro gli shock negativi che potrebbero colpire l’economia globale. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: