Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Archive for the ‘Confronti/Your and my opinions’ Category

Your and my opinions

Quando la libertà diventa un peso

Posted by fidest press agency su martedì, 24 Maggio 2022

Mussolini nel marzo del 1923, da solo cinque mesi capo del governo, affermava: “Quando un gruppo o un partito è al potere esso ha l’obbligo di fortificarsi e di difendersi contro tutti. La verità palese è che oggi gli uomini sono forse stanchi di libertà.” Questa stanchezza dovrebbe in qualche modo giustificare le dittature di destra dal fascismo al Nazismo al franchismo spagnolo e quella comunista del socialismo reale? E oggi l’oligarchia di Putin. (dal libro di Riccardo Alfonso: Novecento. Storie del nostro tempo”)

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A proposito della Guerra scatenata da Putin nel cuore dell’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 Maggio 2022

Renato Serra così riassunse il comune sentire di quel tempo (eravamo nel lontano 1918): “La guerra non cambia niente.” Non migliora, non redime, non cancella, per sé sola. Non fa miracoli. Non paga i debiti. Non lava i peccati. […] Essa non cambia i valori artistici e non li crea. Non cambia nulla nell’universo morale. E anche nell’ordine delle cose, anche nel campo della sua azione diretta… Che cosa è che cambierà su questa terra stanca, dopo che avrà bevuto il sangue di tanta strage. “Quando i morti e i feriti, i torturati e gli abbandonati dormiranno insieme sotto le zolle e l’erba sopra sarà tenera lucida nuova, piena di silenzio e di lusso al sole di primavera che è sempre la stessa?” (dal libro di Riccardo Alfonso: Novecento. Storie del nostro tempo”)

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Riccardo Alfonso, a publicist, born in Campobasso, lives in Rome

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2022

Director in charge of the “Fidest” press agency. With the types of Fidest he has published extensive series of essays in Italian and foreign periodicals. A hundred of his books are on Amazon. He received the 1982 Culture Award of the Presidency of the Council of Ministers – non-fiction section – for his text “The Last Frontier” (Editrice Zephyr of Rome). He wrote a monograph on the origins of the Vercelli laborer movement entitled: “The humble sons of the earth” and later, in the same vein, “Mondine in risaia”, “The land of the fathers”, “The land of sons”. He is the author of an “English Grammar” and “History of painters and Theater” (in two volumes) and Medicine online. He has written three Dossiers on Europe. On the characters of our time he wrote “Il dictatore” (The story of Mino Pecorelli that is intertwined with that of Andreotti), Gaddafi and more generally “The evolution and history of life”, “The dates that make history”, “The observer”, “The anthropophagus”, “The price of progress”, “The Second World War” “From the news to history”, “Twentieth century stories of our time”. Extensive was the production of essays: “The human factor and the logic of employment”, “The laboratory of the last frontier”, “The step of the chameleon”, “The pendulum”, “The thought, the things, the future” ” My never ending story “,” The mystique of faith “,” The mystique of evolution ” On medicine he wrote: “The prostate”, “The mystique of well-being (in two volumes),” Medicine conjugated to the social “,” The biological adventure “,” The evolution and history of life “, 12 volumes of “Medicine on line” and six volumes of “Social medicine”. Various other volumes concern the “initiatory science and the esoteric intertwining” (two volumes), “thoughts in free output”, “Beyond life”, “Memories”, “Lives of illustrious men”, “I write”, The seven cavalieri dello spazio “and then all the editorials published as Fidest launches (about two thousand) And in the end he can consider himself a ghost writer for all the works that have been commissioned to him by various authors.

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Russia e Ucraina e non solo: La sfida energetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

E’ una delle grandi variabili che sono destinate a guidare il gioco economico e politico del ventunesimo secolo. Il cambio di millennio coincide con una corsa dei prezzi del petrolio. A livello globale, i combustibili fossili resteranno la fonte di energia dominante fino al 2030, a meno che non intervengano netti cambi di consumo e forti avanzamenti tecnologici. Secondo il rapporto Iea, soddisfare la crescente fame di energia del mondo richiede grandi investimenti nelle infrastrutture energetiche. L’energia non fa eccezione al nesso che lega pace e libertà economica: non è dunque per moralismo, ma per ragioni puramente economiche, che si può affermare ciò che è ovvio, ossia che un mondo pacifico è anche un mondo in cui è maggiore la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. E’ quanto, tra l’altro, ho scritto nel 2000 in un mio libro “L’Osservatore” e oggi appaiono tristemente profetiche con quella che considero la prima “guerra” in Ucraina che si combatte per la conquista delle fonti energetiche. In questo caso si tratta della Russia nei confronti dell’Europa occidentale, nello specifico, dove l’industria risente fortemente la sua dipendenza dalle risorse energetiche della Federazione Russa e costoro dalla mancanza di un valido supporto tecnologico che non possiede ma cerca d’ottenerlo con l’uso delle armi. Ma la partita non è sola quella giocata nel vecchio continente. Nel mezzo ci sono la Cina, da una parte, e gli Stati Uniti dall’altra. Ecco perchè la lotta si fa dura. Vi potrà essere anche una tregua ma la partita finale vedrà un solo vincitore o nella migliore ipotesi i due contendenti più gettonati che si spartiranno il mondo in due aree d’influenza: Stati Uniti e Cina. (Riccardo Alfonso)

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La pace dei popoli e quella di chi ci governa

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Da quando l’esercito russo ha invaso l’Ucraina, senza una ragione e con brutalità, in molti paesi del mondo la gente è scesa nelle piazze per invocare la pace. Ma sono state manifestazioni sterili nel senso che non hanno spostato di un millimetro l’arroganza dell’aggressore. E’ stata la cruda presa di coscienza di chi scende in piazza per una ragione valida ma non riesce per nulla a tacitare la volontà genocida di un tiranno. E allora che fare? Immagino una risposta diversa. Cosa accadrebbe se milioni di pacifisti armati solo di ramoscelli d’ulivo e guidati da una figura carismatica come potrebbe essere il Santo Padre varcassero i confini ucraini per dirigersi nelle zone dove infiamma la battaglia? E mettendosi davanti ai carri armati formano una barriera. Non credo a questo punto che gli aggressori sarebbero capaci di sparare a zero con i loro cannoni e far crepitare le armi di cui sono dotati. Suppongo che solo in questo modo i pacifisti e gli uomini e le donne di buona volontà potrebbero farsi rispettare e ottenere il risultato che ora invocano nelle piazze di tutto il mondo. (Riccardo Alfonso)

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The peace of peoples and that of those who govern us

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

Since the Russian army invaded Ukraine, for no reason and with brutality, in many countries of the world people have taken to the streets to call for peace. But they were sterile manifestations in the sense that they did not move the arrogance of the aggressor by an inch. It was the raw awareness of those who take to the streets for a valid reason but cannot at all silence the genocidal will of a tyrant. So what to do? I imagine a different answer. What would happen if millions of pacifists armed only with olive branches and led by a charismatic figure such as the Holy Father could be, crossed the Ukrainian borders to head to the areas where the battle is inflamed? And by standing in front of the tanks they form a barrier. I do not believe at this point that the attackers would be able to shoot at zero with their cannons and crackle the weapons they are equipped with. I suppose that only in this way could peacemakers and men and women of good will be able to be respected and achieve the result they are now calling for in the squares of the whole world. (By Riccardo Alfonso)

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Un bambino di sei anni ha chiesto a suo padre: Perché la guerra?

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2022

Quel bambino è vissuto a Pistoia durante la seconda guerra mondiale e suo padre, dopo una breve licenza, stava ritornando al fronte. Era una storia italiana ma è stata anche europea e mondiale. Da allora l’Europa ha avuto solo un altro evento drammatico che ha interessato la penisola balcanica dopo lo sfaldamento della Jugoslavia. Ora, però, la posta si è alzata con milioni di profughi e migliaia di civili uccisi dai bombardamenti e altrettanti se non di più di feriti. E non si può fermarla se non a condizioni capestro da parte dell’invasore. Ed è ancora di più se si pensa che l’aggressore è una potenza nucleare tra le prime al mondo e minaccia di farne uso se i paesi occidentali non la lasciano con le mani libere di sterminare questo popolo. Ma sono davvero due popoli che si odiano tanto? No. Come avvenne nella Germania in guerra contro il mondo. Fu un uomo solo a determinarne le sorti: Adolf Hitler. Oggi si chiama Vladimir Vladimirovič Putin. E, ironia della sorte, il primo fu un nazista e il secondo si è inventata la storiella di voler combattere i nazisti ucraini che a loro volta pagarono, durante la seconda guerra mondiale, un caro prezzo proprio in seguito all’occupazione nazista con morti e distruzioni di ogni genere. Allora l’Armata Rossa arrivò in Ucraina per liberare dalla tirannia nazista un popolo disperato. Ora i figli e i nipoti che militano nell’Armata Rossa hanno percorso le stesse strade, ma non con gli identici propositi liberatori. Lo fanno per una guerra di conquista violando la libera scelta di quel popolo di restare autonomo e indipendente. Qualcuno dice, anche in Italia: tanto vale arrendersi. Ma la storia, gli rispondiamo, non insegna proprio nulla? Pure negli anni trenta dello scorso secolo la pensarono allo stesso modo quando le truppe tedesche invasero le nazioni confinanti e alla fine ci siamo ritrovati in una delle più sanguinose guerre mondiali che il mondo abbia duvuto affrontare. Putin bisognava fermarlo prima. Ora mi chiedo se non sia già troppo tardi. Chi la sa lunga ci rammenta un detto latino: Si vis pacem para bellum. (Riccardo Alfonso)

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A six-year-old boy asked his father: Why the war?

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2022

That child lived in Pistoia (Italy) during the Second World War and his father, after a short leave, was returning to the front. It was an Italian story but it was also a European and global one. Since then, Europe has had only one other dramatic event that has affected the Balkan peninsula after the breakup of Yugoslavia. Now, however, the stakes have risen with millions of refugees and thousands of civilians killed by bombing and just as many if not more injured. And it cannot be stopped except under halter conditions by the invader. And it is even more so if we consider that the aggressor is a nuclear power among the first in the world and threatens to use it if Western countries do not leave it with their hands free to exterminate this people. But are they really two peoples who hate each other so much? No. As it happened in Germany in the war against the world. It was one man alone who determined its fate: Adolf Hitler. Today he is called Vladimir Vladimirovich Putin. And, ironically, the first was a Nazi and the second invented the story of wanting to fight the Ukrainian Nazi who in turn paid a high price during the Second World War following the Nazi occupation with deaths and destruction of all kinds. Then the Red Army arrived in Ukraine to free a desperate people from Nazi tyranny. Now the children and grandchildren who serve in the Russian Army have traveled the same roads, but not with the same liberating intentions. They do it for a war of conquest violating the free choice of that people to remain autonomous and independent. Someone says, even in Italy: we might as well give up. But history, we reply, does not teach anything at all? Even in the thirties of the last century they felt the same way when German troops invaded neighboring nations and in the end we found ourselves in one of the bloodiest world wars the world has had to face. Putin had to stop him first. Now I wonder if it’s already too late. Those who know a lot reminds us of a Latin saying: Si vis pacem para bellum. (Riccardo Alfonso)

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Putin l’uomo e la storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 febbraio 2022

La recente decisione di Putin di ordinare l’occupazione militare dell’Ucraina lo pone di fatto al giudizio dei suoi contemporanei in modo severo e probabilmente più di quanto non se lo aspettasse. Diciamo che la sua impopolarità è diventata popolare in ogni angolo della terra. Il perché lo deve per aver messo a nudo in maniera “tragica” i limiti di entrambe le governance mondiali che fondano i loro principi sulla guida e il governo dei popoli e i loro rapporti d’interdipendenza strutturali e settoriali. Da una parte vi è il sistema a democrazia compiuta dove le decisioni passano attraverso vari filtri che richiedono tempo e che alla fine del percorso possono variare, accettare o rifiutare in toto le iniziative proposte dalla parte avversa. Sull’altro versante vi è un solo uomo a decidere, e lo può fare in tempo reale, anche se concede ai suoi consiglieri d’esprimere una loro opinione ma che non la considera, in ultima analisi, vincolante. E Putin rientra proprio, nell’immaginario collettivo, in quest’ultima casella. Tant’è che i commentatori politici nell’evidenziare la differenza nel caso ucraino hanno rispolverato una vecchia locuzione latina tratta dalle Storie di Tito Livio: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur” e che significa: “mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata.” In pratica vuol dire, riportandoci ai fatti odierni, che mentre Putin agisce gli Stati Uniti e i suoi alleati europei continuano a discutere e a non decidere il da farsi. Da qui si ha netta l’impressione che le democrazie occidentali hanno un serio problema al loro interno che li pone in una luce ambigua rispetto alle logiche dei nostri tempi dove le decisioni vanno prese rapidamente. Questo prevede, per evitare errori gravi e irreversibili, che la leadership sia assunta da un saggio e capace di trovare una sintesi che sappia guardare oltre il contingente. In caso contrario, come lo stesso Putin ha evidenziato, potremmo trovarci improvvisamente sull’orlo della terza guerra mondiale e in questo caso con l’uso dei belligeranti di armi d’ultima generazione: atomiche, chimiche e biologiche. (Riccardo Alfonso)

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Il bla, bla delle parole che di fatto ci negano un nuovo modello di sviluppo

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

È storia di questi giorni, ma è stata storia che si ripete a ogni generazione, quella di parlare di un “nuovo modello di sviluppo”. Non pochi sono coloro che si sono guardati bene dallo spiegarci con chiarezza cosa s’intende dire concretamente e, soprattutto, quali conseguenze possono derivarne per l’uomo che lavora, per la famiglia e per i ceti più deboli. È come dire che siamo insoddisfatti del modo come viviamo e vorremmo qualcosa d’altro, ma il passo che dobbiamo compiere mette in gioco molti interessi consolidati e che alla prova dei fatti non vorremmo rinunciarci. È questo l’effettivo nodo gordiano che non riusciamo a sciogliere e c’induce a gestire l’esistente guardando l’oltre solo con il pensiero. Finché non ci chiariamo le idee, e siamo con esse conseguenti, rischiamo di definirci con le parole ma non con i fatti. In tali condizioni una maggiore cautela sarebbe di rigore. “Io non nego – precisa Ferrarotti – che il concetto di partecipazione abbia lontane implicazioni di ordine filosofico e religioso”. “Inoltre mi sembra che non si possa prescindere dalla situazione economica e politica in cui versiamo”. “Non è per niente il caso di gridare allo scandalo, perché tutto è ridotto alla politica”. Al contrario. Si tratta invece di capire se la politica è cosa troppo importante per lasciarla, in esclusiva, nelle mani dei professionisti politici. “E questa presa di coscienza avrà la sua ragione d’essere se sarà assunta coralmente, se l’uomo della strada se ne farà carico, se riuscirà a coglierne il senso e a comprenderne l’importanza”. (Riccardo Alfonso)

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Le ragioni del degrado ambientale

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

“Il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici che si trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il creato.” È un problema grave se consideriamo che le diverse forme di vita interagiscano con l’atmosfera e gli oceani nella regolazione del clima, per ripulire l’acqua dagli inquinamenti e nel mantenere un bilanciamento microbico e controllare gli agenti patogeni dannosi. Tutti questi fremiti esistenziali richiedono, per Franco Fornari, un’analisi più accurata delle cause. Mi chiedo, a questo punto, se anche lo stimolo verso la ricerca tecnologica, gli studi scientifici e le scoperte che ne sono derivate, non siano anch’esse una risposta alla paura della morte che spesso, se non sempre, condiziona l’essere umano sia per cercare di capire cosa lo attende di là della vita sia per volerla penetrare sollevando, anzitempo, il velo per dominarla ed esorcizzarla. La riflessione che abbiamo espunto da Fornari in due suoi libri: “Psicanalisi della situazione atomica” (Ed. Rizzoli) e “Psicanalisi della guerra” (ed. Feltrinelli) sembra andare in questo senso. È un tema, per altro, che non si discosta di molto dal capire l’origine della violenza e dei modi anche subdoli in cui si appalesa. (Riccardo Alfonso dal libro “Il pendolo” Edizioni Fidest)

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L’ansia di costruire l’effimero

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

L’essere umano sembra restare abbacinato dalle meravigliose scoperte che la scienza ha fatto per penetrare la natura e sembra rassegnato a pagarne un prezzo altissimo asservendo l’ambiente, che lo circonda, ai suoi personali interessi. Tutto questo spiegamento di forze conquistatrici “dell’industria umana”, quest’ansia trasformatrice per costruire l’effimero, sulle ceneri del creato, è diventato una spinta compulsiva per una corsa verso il niente e null’altro. Annota Nicole: “Se sono stati così numerosi gli uomini che hanno chiuso gli occhi, così a lungo, davanti alla sfida ecologica, forse é perché la minaccia mondiale obbliga ciascuno alla coerenza e al realismo responsabili della saggezza e dell’amore”. “Amore vero per sé, amore vero per i propri figli e per la propria discendenza, amore vero per la natura, per il Pianeta e per tutti i suoi esseri viventi, amore vero per quel genio umano che ha esercitato come lo merita, in favore della vita e non con barbarie.” E soggiunge, in altra parte del suo libro: “Oggi, l’uomo “mondano” fa fatica a svegliarsi dal suo sogno, ad aprire gli occhi davanti ad una resistenza imprevista”. “Questa resistenza non proviene da teorie morali, né dalla violenza avversa, ma dalla vulnerabilità stessa della sua preda”. “I limiti della terra, della natura, della materia, si oppongono, molto umilmente, all’illimitato della sua volontà di potenza”. “Una potenza che non costruisce, ma distrugge, fa terra bruciata intorno a sé e oltre”. Abbiamo trascurato, “ribelli, increduli, desiderosi di godere, e di credere infinita la nostra preda e ora, siamo posti con crudezza al cospetto della vera natura del nostro essere e del nostro divenire”. Non vorrei pensare che il male profondo, che corrode l’umanità, debba riassumersi con le parole di San Basilio di Cesarea, quando esclama: “L’uomo è un animale la cui vocazione è divenire Dio.” Questa voglia di potenza e di dominio sulla natura e sui propri simili non potrà sortire, alla fine, che la distruzione della sua aberrazione ideologica. (Riccardo Alfonso dal libro “Il pendolo” Edizioni Fidest)

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La distruzione dell’ecosistema sa di antico

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Se mettiamo un campo a coltura intensiva, se seghiamo gli alberi più del dovuto, se continuiamo a costruire megalopoli, noi finiamo con l’annullare gli ecosistemi causando la distruzione degli habitat naturali e le specie che vi vivono sono condannate all’estinzione. Se ciò accade in dimensioni modeste la natura riesce a sopportare il vulnus. Ma se procediamo con le grandi opere, senza porci un confine, il danno finisce con lo sfuggire al controllo ambientale. Questo decadimento è diventato più evidente negli ultimi due secoli e ha dimostrato i limiti oltre i quali noi mettiamo in gioco tutto, non solo per le generazioni presenti, ma soprattutto per quelle future. Lo scriveva a Madame de Grignan Madame de Sévigné già nel 1680, allorché annotava: “Ieri sono andata Buron e ne sono ritornata la sera; sono stata sul punto di piangere vedendo la degradazione di quella terra. C’erano i boschi più belli del mondo, mio figlio in occasione del suo ultimo viaggio, gli ha inferto gli ultimi colpi di scure. Inoltre, ha voluto vendere un boschetto di squisita bellezza; tutto questo è deplorevole. Ne ha ricavato ottocento scudi, e un mese dopo non aveva più un centesimo. È impossibile comprendere quello che fa.” Nel suo recente libro “Verde come la speranza” (San Paolo edizioni) Nicole Ėchivard fa sentire forte il suo messaggio ecologista. Si richiama allo stesso stupore che in passato ha visto la distruzione sistematica dell’ecosistema. Ancora una volta cita Madame de Sévigné allorché scrive: “Tutte queste driadi afflitte che vidi ieri, questi vecchi fauni che non sanno più dove nascondersi, tutti questi corvi antichi che dimorano da duecento anni nell’orrore di questo bosco, queste civette che nell’oscurità annunciavano con i loro gridi funesti le disgrazie di tutti gli uomini, tutto questo ieri elevò dei lamenti che mi ferirono il cuore, e chissà, forse qualcosa di queste vecchie querce ha anche parlato. “Una folle cupidigia ha rotto l’incanto”. (Riccardo Alfonso dal libro “Il pendolo” Edizioni Fidest)

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Libro: Il pendolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 ottobre 2021

E con quel “forse” continua a oscillare il nostro pendolo interiore sulla “malattia dello stupore d’esistere” come l’ha definita William James. E in esso l’alternanza ci porta da una parte la “nausea” di Sartre e dall’altra la figura d’Innocent Smith, il personaggio del racconto esistenziale “Manalive”, di Chesterton, che è talmente esilarato dal privilegio di esistere che passa il tempo a inventare strani modi per stupirsi del fatto che sia lui sia il mondo sono qualcosa. Questo voler uscire dalla “nausea” è anche un problema dei nostri tempi e tende a farsi sempre più pressante. Il sostegno, probabilmente, di una cultura tramandata nel tempo è ciò che da corpo a una speranza, per un futuro meno gravido d’incognite, e rende meno insopportabile il nostro presente. Una cultura che forse non ci spiega del tutto la ragione per la quale vi sono uomini che emergono sopra gli altri, per quanto siano in pochi, e degli altri, e sono la gran massa, che restano ai margini. Costoro sono le comparse, in altre parole piccole pedine, quasi invisibili, che ogni tanto esplodono o sono fatte deflagrare ad arte per darci ora una rivoluzione, ora un genocidio, ora una guerra terribilmente distruttiva. Si vive intorno a queste cose e si resta a esse vincolate dimenticando che esistono altri valori, altri sistemi per misurare la forza del nostro essere e del nostro divenire. Dobbiamo, altresì, togliere dalla nostra mente le tracce del cattivo insegnamento ed anche di quello onesto portato a esaltare in buona fede, la falsità e l’inganno degli altri. (dal libro “Il pendolo” di Riccardo Alfonso Edizioni Fidest)

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Il filo-arabismo italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

Molti ritengono, e noi siamo tra costoro, che l’amicizia italo araba abbia radici che trovano la loro ragione d’essere intorno agli anni cinquanta. In quel periodo, a livello internazionale, vi era da una parte l’Unione Sovietica intenzionata a esercitare un suo ruolo egemone sull’area medio orientale e, dall’altra, gli Stati Uniti decisi a contrastarla. Due sono, uno per parte, gli aspetti che richiamano tale circostanza. Il primo è dell’aprile del 1955 quando il quotidiano Izvestija pubblicò un comunicato del Ministero degli esteri in cui si manifestava l’intenzione dell’Urss di sviluppare rapporti più stretti con i paesi del Medio Oriente. Alla fine del mese di settembre fu reso pubblico l’accordo tra Egitto e unione Sovietica per la fornitura di armi. Sull’altro versate Eisenhower scrisse nelle sue memorie, a proposito della risoluzione americana sul Medio Oriente: “Con essa eravamo riusciti ad ottenere il consenso del Congresso alla decisione governativa di fermare la marcia dell’Unione Sovietica verso il Mediterraneo, verso il canale di Suez, gli oleodotti e verso i pozzi sotterranei di petrolio che alimentano le case e fabbriche dell’Europa occidentale.” Entro questa logica si muoveva l’Italia per indicare al mondo arabo una terza via di alleanze tra l’occidente e l’oriente. Inizialmente gli Stati Uniti videro con favore tale iniziativa: “Italy had a great deal of experience with the Arabs”, ma ben presto si accorse che la disinvolta azione dell’Eni e l’attivismo di Mattei toccavano, nei loro interessi, le società petrolifere statunitensi. Da qui si tentò in tutte le maniera di “oscurare” l’opera filoaraba italiana a vantaggio della dottrina Eisenhower che prevedeva interventi diretti americani nella regione, allora con la scusante dell’anticomunismo ed ora del terrorismo arabo. Ma l’Italia continuò nella sua strada di buone relazioni con il mondo arabo ed anzi ne acquistò meriti per via del fastidio che arrecava al potente alleato americano. Ora se una certa parte degli arabi è severamente critica con l’Italia lo dobbiamo al fatto che l’attuale governo è avvertito troppo schierato dalla parte americana e dal suo ruolo considerato più ostile nei loro confronti. Tutto questo rischia di rallentare il nostro processo di riavvicinamento e proprio in una fase molto delicata nei rapporti oriente-occidente e con la mina vagante dell’integralismo religioso panarabo dopo il “risveglio” afghano. (Riccardo Alfonso)

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Paesi ricchi e disagio sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2021

La fatica e l’attività sono figlie predilette della necessità. Il popolo che necessita di vivere e di propagarsi sa stimolare energie favolose e creare fonti di ricchezza che a tutta prima sembrerebbero inaccessibili. Per misurare il valore fisico, morale e intellettuale di un popolo basta guardare le risorse che sa scoprire attorno a sé e in sé quando gli ostacoli gli tolgono o gli offuscano la prosecuzione del suo cammino verso il progresso. Sono crisi che in tutti i tempi hanno attraversato le nazioni, i popoli e le razze. Esse possono temprare la vita fisica di un uomo se è consapevole di una prospettiva che gli permetta di vivere con serenità. Se volgiamo il nostro sguardo al passato credo che molto della straordinaria e rapida potenza della Roma repubblicana prima, e imperiale dopo, fu dovuto alla guerra instancabile che dovette a lungo combattere prima con le popolazioni laziali, e quindi latine, e poi campane, sannite e via di questo passo. Finché durò la severità dei costumi repubblicani, tanto da Catone rimpianta, nessuna forza parve potesse abbattere il vessillo romuleo. E il decadimento cominciò quando la molle civiltà greca e le effeminate civiltà orientali penetrarono e corruppero la città di Lucrezia, di Camillo, di Fabrizio e di Bruto. Ricca e sicura sembrò la Roma imperiale in cui la natura elargì a piene mani tesori naturali di vegetazioni, acque, coste e un clima temperato. A ciò si aggiunse la fama di conquistatori, di protettori e di ricchi tenutari. Eppure, non fu sufficiente per tenere unito saldamente un così grande impero. Una delle cause fu senza dubbio la perdita del collante sociale con un popolo di plebei sempre più impoverito e una ricchezza riservata a pochi eletti. Fu una lezione che non riuscimmo a farne tesoro e ancora oggi ci ritroviamo con gli stessi problemi con paesi ricchi il cui benessere invece di essere diffuso resta nelle mani di pochi. A pagarne, come al solito, sono le classi meno abbienti e fa specie osservare, da una parte, un’opulenza sfacciata e arrogante e, dall’altra, una povertà estrema che s’ingrossa sempre di più. (Riccardo Alfonso)

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La felicità nelle grandi e piccole cose

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2021

L’anima è superiore al corpo e secondo il lume della ragione la sua felicità o infelicità non ha motivo di dipendenza. Ma l’esperienza ci insegna che noi dobbiamo anche sopportare che ci taglino un braccio senza dolore.Gli stoici seguendo le false idee della loro filosofia chimerica, s’immaginano di essere saggi e felici e che occorra solo pensare alla virtù e all’indipendenza per diventare felici e indipendenti. Il buon senso e l’esperienza ci dicono, invece, che il miglior modo per non dolerci per una puntura è di non pungersi. Gli stoici invece dicono: “Pungete e io con la forza della mia anima e l’aiuto della mia filosofia mi separerò dal mio corpo in modo da non sentire il dolore della puntura.” In questo modo si ritiene che il dolore non fosse un male tant’è che dall’espressione del suo viso e dal contegno impassibili di tutto il resto del suo corpo la sua filosofia lo rende invulnerabile. Se affrontiamo il tema da un altro punto di vista ritengo che un grande contributo alla comune felicità è dato da tutto ciò che non è solo maggiormente utile, ma semplicemente utile. In proposito Malebranche così argomentava: “Come mai avviene che uomini ragionevoli si dedicano tanto fortemente alla scienza astronomica e accettano, per contro, errori grossolani al riguardo della verità sui corpi sublunari? È così che gli uomini si lasciano abbagliare da una falsa idea di grandezza che li lusinga e li agita e tanto che la loro immaginazione ne resta colpita. L’effetto è tale che la ragione ne rimane accecata.”Ma questa può considerarsi felicità se ad esempio ci ingolfiamo in studi inutili? Direi, piuttosto, che la felicità è nella conoscenza anche se il campo di osservazione appare a molti solo uno spreco di tempo. Felice è, a mio avviso, colui che non vive dell’opinione altrui e non segue chi nega l’importanza delle scienze poco importanti perché è consapevole che la conoscenza dell’uomo è grande solo se non si pone dei limiti. Nessuna scienza astratta è vana se da essa si sa cogliere l’essenza della vita. Un quadro, un marmo, un libro sono veramente apprezzabili se manifestano energie che non conoscevamo o che ancora non avevamo messo in azione. (Riccardo Alfonso)

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Gocce di saggezza antica: La libertà umana secondo Schelling

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2021

La connessione del concetto di libertà con la veduta complessiva del mondo rimane pur sempre l’oggetto di una inchiesta necessaria senza la cui soluzione, vacillando il concetto stesso di libertà, la filosofia perderebbe il suo valore guida. Questo sembra essere il grande problema verso la conoscenza dal più basso sino al più alto grado. Cavarsi d’impaccio rinnegando la ragione, somiglia piuttosto a una fuga che a una vittoria. L’unico possibile sistema della ragione è il panteismo, e questo è inevitabilmente pessimismo. Quando per un sistema si è trovato il nome giusto, il resto viene da sé e si è dispensati dalla fatica di ricercare più esattamente ciò che ha in proprio. Anche l’ignorante può, appena gli si da quel mezzo, servirsene per giudicare le opere più meditate. Nondimeno nel fare una così straordinaria affermazione, quel che importa è determinare più precisamente il concetto. Si potrebbe, infatti, non negare che se il panteismo non designasse altro che la dottrina della immanenza delle cose di Dio, si dovrebbe riferire a questa dottrina ogni veduta della ragione in un certo senso. Il senso, però, fa qui la distinzione. Che si possa ammettere il senso fatalistico è innegabile. I più, se fossero sinceri, confesserebbero che, nel modo come sono rappresentate le loro organizzazioni le libertà individuali siano in contraddizione con quasi tutte le qualità di un essere supremo, per esempio con l’onnipotenza. Con la libertà si viene ad affermare, accanto e fuori della potenza divina, un influsso secondo il suo principio incondizionato che è indispensabile in base a quei concetti. Come il sole nel firmamento estingue tutti gli splendori celesti, così e ancor più l’infinita potenza su ogni altra finita. La casualità assoluto nell’essere uno lascia agli altri solo una pas-sività incondizionata. Si aggiunge la dipendenza di tutti gli esseri mondani da Dio, e che anche la loro persistenza è sempre una sola rinnovata creazione, in cui l’essere finito è prodotto, non come una generalità indeterminata, ma come questo essere determinato, simbo-lo, con certi e non altri pensieri e atti. Dire che Dio tenga indietro la sua onnipotenza affinché l’uomo possa operare, o che egli conceda la libertà, non spiega nulla. Se Dio ritirasse per un istante la potenza l’uomo cesserebbe di essere. (Riccardo Alfonso)

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Se la verità dorme la menzogna signoreggia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Lichtwehr ci narra l’origine della favola con il seguente aneddoto: “Un giorno – era l’ultimo dell’età dell’oro – la Menzogna sorprese la Verità addormentata, la spogliò della sua veste bianca la indossò e divenne subito la dea della terra. Sedotte tutte le genti dal falso splendore, in pochi giorni si videro decadute dalla prima innocenza rinunciarono, quindi, a ogni saggezza e a ogni probità. La Verità fu scacciata e misconosciuta e fu reso alla Menzogna, che aveva preso il nome di quella, il culto che a quella era dovuto. Tutto ciò che la verità diceva era considerata fandonia e tutto ciò che faceva era ritenuto una stravaganza. Se la Verità protestava, le si rideva in faccia, se supplicata era considerata un’importuna. Essa batteva invano di porta in porta e quando si presentava per entrare, le gridavano di proseguire oltre. Vi fu anche chi osò d’incolparla di libertinaggio per la sua nudità. E a lei che fuggiva le gridò: “Ritirati, disgraziata, non troverai qui certo facile modo di esercitare i tuoi fascini.” La Verità proseguì la corsa spaventata. Madida di pianto si rifugiò e si nascose in un deserto. Ma era appena giunta che trovò in una siepe le sue vesti logore che la Menzogna aveva lasciato. Non esitò a indossarle e con quelle vesti rimase sempre Verità, si, ma rivestita dalle apparenze della menzogna. In quel camuffamento riapparve tra gli uomini, i quali l’accolsero con piacere e quelli che prima si erano scandalizzati per la sua nudità l’accolsero in casa propria e la salutarono con il nome di Favola, un nome che da quel giorno essa volle assumere.” A conti fatti cos’è la favola? O meglio la vera favola? E’ una verità necessariamente camuffata di Menzogna per ammaestrare alla virtù e al bene l’uomo. E ancora una volta ci pensa il Fénelon a offrirci un esempio di favola dimostratrice facendo agire con rara sapienza il lupo e il montone. “Parecchi montoni – scrive – si ritenevano in sicurezza nel loro parco: i cani dormivano e il pastore, all’ombra di un grande olmo, si divertiva sonando la zampogna insieme con i pastori suoi vicini. Un lupo famelico si aggirava nei pressi. Un piccolo montone, senza esperienza e che nulla aveva fino allora veduto attaccò discorso con il lupo. “Che venite a cercare qui?” gli chiese. “L’erba tenera e fiorita” rispose il lupo e soggiunse: “Voi sapete che nulla è più dolce quanto pascolare in un verde prato punteggiato di fiori per placare la fame e spegnere la sete nel limpido ruscello. Io ho trovato qui tutto ciò che desideravo. Che posso pretendere di meglio? Io amo la filosofia che insegna a contentarci di poco.” “E’ dunque vero – rispose il montone – che voi non mangiate la carne degli animali e che un poco d’erba soddisfa il vostro appetito? Se così è viviamo insieme e pascoliamo insieme.” Non appena il piccolo montone lascia il parco per il prato, il sobrio lupo lo assale, lo sbrana e lo divora.” Nel commento Fénelon ammonisce: “Diffidate delle belle parole di chi si vanta di essere virtuoso. Giudicate non dalle loro proteste di virtù ma dalle loro azioni.” Il Fénelon rappresenta nel lupo il finto virtuoso e nell’inesperto montone l’animo semplice e trasparente che soccombe dinanzi alla scaltrezza del suo interlocutore. La colpa è forse del lupo scaltro che divora o del montone credulo che si lascia divorare? La risposta è difficile. Di lupi e di montoni è piena la vita sociale e se sono quasi sempre i primi a trionfare sui secondi è così vero che in proposito si suole dire che “chi si fa agnello il lupo lo divora”. Dobbiamo quindi evitare di farci agnelli e cercare quanto più possibile di riconoscere il lupo sin dalle sue prime battute. D’altronde sarebbe inutile condannare il lupo solo perché trae profitto della credulità dell’agnello. Si potrebbe osservare a questo punto che il lupo dà prova di viltà perché non si misura con forze uguali. Non parteggio certo con chi sostiene d’essere del più forte il diritto di vita e di morte, nei confronti del più debole, perché non vedo con simpatia che il forte debba debilitarsi con il debole. Sta di fatto che nella società vi sono lupi e agnelli e la brutta fine, purtroppo, la fanno sempre gli agnelli. (Riccardo Alfonso)

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Non omnis moriar

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Questo monito è un fervido incitamento come quello che stimola a una morale sopravvivenza o, almeno, al desiderio di una morale sopravvivenza. Non voglio morire del tutto ripete tra sé chi guarda la vita come fecondo campo di lotta nel quale tanto più si vince quanto più si combatte. È se vogliamo, la molla che stimola a vivere nonostante le possibili avversità che incombono e ci possono opprimere sino a portarci alla disperazione e alla rinuncia della stessa vita. Non solo. Vogliamo sentirci detentori di un messaggio che vada oltre il proprio tempo. In proposito Cicerone argomentava: “Terribile è la morte a coloro, per i quali, insieme alla vita, tutto si estingue, non a quelli, di cui sopravvive al mondo la lode.” E di che altro è fatta la lode che sopravvive se non del bene operato nella vita? Né va inteso per bene la so-la azione di un vivere onesto o di un sentimento altruistico per cui continuamente abbiamo agito beneficando. No. È bene e sommo bene la nobiltà dell’ideale di cui siamo portatori, che abbiamo nutrito con fervore e per cui la vita ha assunto nella nostra coscienza un valore che abbiamo saputo manifestare o nell’espressione dell’arte, o nelle speculazioni della scienza, o nella tenacia dello studio, o nella perseveranza di una virtù sempre mantenendoci conformi ai voleri di quelle etiche superiori che sono i cieli sereni della vita morale. In ciò consiste la vera continuazione della vita “poiché a noi si nega vivere lungamente – osserva Cicerone – lasciamo almeno qualcosa che faccia testimonianza dell’essere noi vissuti.” (Riccardo Alfonso)

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