Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Archive for the ‘Confronti/Your and my opinions’ Category

Your and my opinions

La psicologia del profondo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2020

È una disciplina che ha avuto il suo imprimatur nel celebre trattato di psicologia di Wilhelm Wundt edito nel 1900 con i tipi delle Edizioni Clausen. Secondo l’autore la psicologia ufficiale consiste soprattutto in una analisi a grandi linee dell’ “io” che ha come componenti essenziali la volontà, l’attenzione e la memoria. Mancava il problema dell’inconscio. L’ “Unbewusst” della successiva psicanalisi anche se una minoranza di scienziati isolati, come il geniale Teodoro Fechner ed Enrico Weber avevano studiato le soglie di “sensibilità” facendo eco al precedente filosofo e matematico tedesco Goffredo Liebniz che aveva parlato di “percezioni minime”. Per John Eccles: “L’io cosciente è assolutamente diverso del cervello e mi riferisco condividendola, all’asserzione di Sperry, secondo cui le nuove idee da lui sviluppate, restituiscono alla mente la sua antica posizione di privilegio sulla materia. Resto così nell’imbarazzante condizione di sapere che il cervello si sia associato alla mente autocosciente nel corso dello sviluppo evolutivo.” “In tutti questi eventi, – per Sergio Bernardi, psicologo e antropologo culturale, – e progressi della ricerca psicologica del profondo poi si può notare chiaramente un crescendo successivo verso una meta, un discorso ininterrotto che va da James, passa attraverso Freud, poi a Jung, attraverso la Gestaltpsychologie e alle sue applicazioni, si riflette sulla nuova antropologia culturale, sino alle formidabili successive scoperte neurologiche di Eccles e Pribram, e fino ad arrivare alla psicologia transpersonale odierna.” (Riccardo Alfonso)

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Rapporto tra l’islamismo e la civiltà occidentale

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Se non conosciamo l’islamismo di ieri è arduo poter comprendere quello odierno. Nel XIX secolo l’islamismo appariva come un vecchio corpo, quasi pietrificato, portatore di una religione in declino e ridotto a sopravvivere a sé stesso perpetuandosi in popoli privi di indipendenza e asserviti al colonialismo. Solo una fiammella resisteva memore della sua civiltà passata. Un focherello che era alimentato dalle classi pensanti, dall’intelligenza del mondo dell’Islam. Questo tenace revival seppe acquistare sempre più forza e determinazione e fu ben rappresentato dal libro di Bernard Lewis nella versione italiana in “L’Europa infedele e barbara”. L’intellighenzia araba si sentiva schiacciata dall’espansione coloniale dell’Occidente, a spese dell’Islam, tanto da sentirsi sollecitati dall’esigenza del suo ammodernamento. La spinta venne dal poeta indiano Iqbàl e il pensatore Amir Alì e in Egitto da Mohamed Abduh che fu uno dei più nobili nomi del pensiero religioso egiziano moderno e poi da Rashì Rida. Se passiamo al XX secolo dobbiamo registrare, accanto ad una spinta modernista, un ritorno all’Islam medioevale che possiamo definire come l’integralismo e il fondamentalismo. Come è potuto avvenire? Probabilmente dalla stessa crisi dell’Occidente. Ci siamo imbattuti in un secolo con due grandi guerre mondiali e altre regionali che hanno finito con il dissolvere e sbriciolare i valori tradizionali della cultura occidentale coinvolgendo lo stesso cristianesimo e facendogli perdere credibilità agli occhi dell’Islam. Ciò nonostante, il dialogo tra cristiani ed islamisti continua anche se da parte di questi ultimi rimane un pregiudizio difficilmente superabile. Resta, pur da questo mutato quadro un sottofondo costituito da una crisi di fiducia che è ancor più messo alla prova oggigiorno da profondi motivi politici ed economici e che può indurci a credere ad un illusorio avvicinamento puramente di superficie. È triste pensarlo ma il XXI secolo non sembra offrire motivi di novità per farci credere che si possa raggiungere un qualche risultato positivo con il lento passare del tempo. (Riccardo Alfonso)

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Come si diventa docenti di sostegno nella scuola italiana?

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Una lettrice mi scrive: “io ho superato le prove preselettive ma non ho saputo il voto. Ho fatto lo scritto e aspetto i risultati. L’anno scorso non sono stata ammessa agli scritti con punteggio 26,5 e 25 vedi te!!! Quindi come al solito giungiamo sempre alla stessa conclusione”. Questa giovane donna è partita giorni fa da Erice un comune in provincia di Trapani per andare ad Aosta e da lì le hanno detto che doveva raggiungere Treviso dove in un paese della provincia avrebbe potuto aspirare ad un posto. Non sono ben addentro alle segrete cose che maturano nelle stanze del “Palazzo” ma mi chiedo quanti giovani e probabilmente anche meno giovani si stanno sobbarcando anche economicamente, in questi giorni, viaggi per l’Italia come se non esistesse quella emergenza sanitaria che si chiama Covid-19. E’ naturale chiedersi cosa e chi permette che ciò accada senza cercare di porvi mano con fermezza. Ho sempre saputo che da anni la scuola italiana naviga a vista e non sto qui ad affondare il bisturi sulle “malefatte di Gogol” ma credo che questa calamità epidemica oggi ci faccia vedere con crudezza quanto male abbiamo fatto alla società e al sistema paese trascurando settori come quello dell’istruzione e della salute di così vitale importanza e che oggi, nonostante le toppe che vi mettiamo, qua e là, rivelano una crisi profonda di cui dovrebbero farsene carico tutte le forze politiche raggiungendo la consapevolezza che non esistono priorità in assoluto ma una ragione come l’ha spiegata magistralmente Menenio Agrippa, nel suo apologo, dove tutti sono importanti nel ruolo che svolgono e tutti sono necessari per offrire alla comunità la propria ragione d’essere e di vivere. E sino ad oggi, purtroppo, in Italia e anche nel mondo stiamo facendo esattamente il contrario. Quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra? (Riccardo Alfonso)

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Da “L’ultima frontiera” all’iperspazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Da “L’ultima frontiera” all’iperspazio“L’ultima frontiera” è stato uno dei miei primi libri, nel 1968, e ora sono a quota 120 di cui un centinaio pubblicato online su Amazon ma su argomenti tra i più disparati. Vi ho annotato, in questo mio scritto, uno dei momenti più drammatici per l’umanità con le deflagrazioni atomiche avvenute sul finire della Seconda guerra mondiale nelle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Colsi, per quell’evento, la meraviglia dell’opinione pubblica per ricerche e studi sulla fisica nucleare in gran parte ignoti al grosso pubblico e feci notare come l’istruzione scolastica segnava al riguardo un ritardo cognitivo di almeno trent’anni. Questo differimento oggi è ridotto ma non annullato anche se la fantascienza ha saputo disegnare una modernità che per molti tratti ha anticipato la realizzazione di ricerche e studi che i nostri padri ritenevano una frontiera difficilmente superabile in concreto. Ma anche in questa circostanza la scuola ha mostrato, nelle sue conoscenze, un ritardo significativo. Lo abbiamo notato con la recente pandemia da Covid-19 quando si è deciso d’adottare nelle scuole l’insegnamento a distanza con diversi docenti impreparati e discenti pronti ad insegnare loro le varie metodiche informatiche. Ma se restringo il campo agli universi fisici e biologici di Fantappiè degli anni Quaranta, dello scorso secolo, molti aspetti rimangono tutt’oggi nella zona grigia degli studi scolastici medio-superiori. Non vi è stata, in pratica, una continuità logica in tempo reale nel seguire il pensiero evolutivo in campo gravitazionale da Newton ad Einstein dove, come sostiene Ruffini, ad ogni corpo di massa M la “sfera gravitazionale” di Schwarzschild provoca un campo gravitazionale degenere. All’interno di questa sfera si ha un’inversione tra “spazio e tempo” generando un universo del tutto diverso da quello esterno. Questa sfera gravitazionale ci permette, al cospetto di una grande massa stellare, di provocare un collasso gravitazionale ripiegandosi su sé stessa tanto da diventare un buco nero ovvero un campo gravitazionale così intenso da impedire alla luce di uscire. A questo punto i pareri degli scienziati sono controversi. C’è chi sostiene che la materia, una volta assorbita dal buco nero, scompare nel nulla e altri che tale assorbimento raggiunge una densità limite dopo di che si trasforma in un buco bianco e la materia assorbita viene espulsa violentemente per rigenerare la materia dell’universo. Così entriamo nella logica degli iperspazi per affrontare, su nuove basi, alcuni problemi posti dalla moderna astrofisica, microfisica e cosmologia. (Riccardo Alfonso)

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Perché considero il Movimento 5Stelle il movimento politico più futuribile?

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2020

Non è la mia una partigianeria ma il frutto di un ragionamento, discutibile per quanto si voglia, ma che considero al passo con i tempi e mi spiego. Oggi si parla tanto della crisi “ideologica” dei cosiddetti partiti tradizionali ed anche di quelli “padronali” che oggigiorno sembrano andare di moda. Vedasi Berlusconi, Renzi, Giovanni Toti, Bruno Tabacci, Fitto, Parisi e altri. Sono tutti degni di nota ma non è questo l’aspetto importante. In siffatto contesto i partiti che conosciamo, e tuttora in auge, con molti o pochi consensi nel loro carniere, rappresentano una fetta della società sempre più caratterizzata da interessi corporativi più per accordi elettorali che per intimo convincimento. Per contro la lotta politica, e non solo, si sta radicalizzando in due fondamentali fazioni: quelli che sono e quelli che hanno. Quelli che dispongono di risorse economiche piccole o grandi che siano e gli altri, e sono purtroppo la maggioranza nel mondo, che vivono di espedienti, e non certo per una loro libera scelta, ma più delle volte hanno dalla loro parte la cultura se non l’istruzione, il sapere ma non la conoscenza. E se ora dopo questo preambolo vogliamo ritornare ai Pentastellati il suo movimento ha attratto quella cospicua parte dell’opinione pubblica italiana, nello specifico, che ha pensato alla politica come ad una forma di rottura con i vecchi schemi, le alleanze di convenienza, i comitati d’affari per ottenere finanziamenti sottobanco e via di questo passo. Per dirla generosamente è una partitocrazia a mezzo servizio tra difesa degli interessi generali e quelli “particolari”. Sta ora ai pentastellati della prima e dell’ultima ora comprendere l’attuale travaglio esistenziale che si nutre di uomini e di donne ma va spiegato, compreso e accettato a prescindere perché la partita in gioco non deve far soccombere chi è maggioranza ma non ha i mezzi per farsi sentire come vorrebbe e ne ha diritto. (Riccardo Alfonso)

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Cosa serve all’Italia per innovarsi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Potrei riassumere il concetto in due sole parole: “comportamenti reali”. Se parliamo di giustizia dobbiamo essere credibili nell’indagare, nel giudicare, nell’assolvere e nel comminare pene. Se parliamo di intermodalità intesa come una metodologia di trasferimento delle merci che utilizza “unità di carico” standardizzate (in genere container) dobbiamo creare le condizioni per spostarle facilmente con nave, camion o treno nei suoi percorsi interni ed esterni. E ciò significa che dovremmo aprire subito dei cantieri per estendere la Tav ove manca, migliorare i percorsi stradali e autostradali e potenziare l’uso dei percorsi marittimi, lascustre e fluviali. Se parliamo di comunicazione dobbiamo incrementare l’uso in tutte le aree del Paese dei telefoni cellulari, della rete Internet e del GPS. Queste infrastrutture sono diventate al tempo stesso una risorsa strategica e critica se pensiamo alla sua protezione e sicurezza. Se parliamo di salute dobbiamo potenziare la medicina del territorio e quella pubblica rendendo accessibile e in tempo reale a tutti l’assistenza universale partendo dal presupposto che prevenire è meglio che curare anche in termini economici. Se parliamo di istruzione dobbiamo convincerci che essa è fondamentale per l’avvenire dei nostri figlio e per il nostro livello culturale anche in tema occupazionale. Se parliamo di agricoltura essa va difesa non solo sotto l’aspetto delle coltivazioni ma anche in quello distributivo partendo da una filiera corta. Se parliamo di ambiente dobbiamo pensare a renderlo ospitale e al tempo stesso dovremmo apprezzare i vecchi borghi dal punto di vista della rivalutazione delle abitazioni dismesse, del ripopolamento e delle diversificazioni produttive artigianali ed agricole. Dobbiamo, in definitiva spezzare i vecchi schemi della conservazione per guardare ad una comunità che sappia riconoscersi con le cose da fare ancorandole all’importanza che esse assumono per migliorare la nostra qualità di vita. (Riccardo Alfonso)

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Le “fake news” all’italiana impazzano inquinando i media

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Riprendo con una certa amarezza l’articolo di spalla del direttore Marco Travaglio de “Il Fatto quotidiano” di oggi sul caso dello stipendio del presidente dell’Inps Tridico. Dopo giorni di insinuazioni e di polemiche, prima sui media e poi in ambito politico, veniamo a sapere che è stata una bufala innescata proprio da taluni quotidiani tra i più noti e seguiti in Italia. La puntuale e precisa ricostruzione dei fatti da parte di Travaglio non lascia dubbi in proposito: “Ma ai “giornalisti” che mentono sapendo di mentire e si arrampicano sui vetri pur di tenere il non-scandalo sulle prime pagine, sulle rassegne stampa e sui social”, cosa dovremmo dire? Che non fanno più informazione, ma rastrellamenti. Pensano proprio che la gente sia tanto giuggiolona da bersi questo genere di accuse generate solo per coloro che ritengono porti il marchio d’infamia dell’essere in qualche modo vicini ai Pentastellati? Ci hanno provato con Conte, con Bonafede, con la Raggi e la Muraro, con Di Maio, l’Azzolina e ora con l’ultimo arrivato, in ordine di tempo, Tridico. E sono state, alla prova dei fatti, tutte balle. Ma l’aspetto che reputo più inquietante e pericoloso sta nel fatto che stiamo sistematicamente avvelenando l’ambiente in cui viviamo con il malsano tentativo di far nascere atroci dubbi nell’opinione pubblica e che alla fine la si vuole così disorientata dal fare di tutta l’erba un fascio tanto da non credere a nessuno anche se emerge qualcosa di buono. È forse una spinta all’autoritarismo? Alla dittatura? Non credo a tanto anche se i segni ci sono. Vorrei, a questo punto, fare un appello a tutti i politici da qualsivoglia schieramento si posizionano perché riportino sui giusti binari le rispettive diversità ideologiche e non si lascino sedurre dai fuochi fatui di polemiche chiaramente strumentali. L’Italia non è un mercatino delle meraviglie nelle mani dell’imbonitore di turno ma un Paese dalle forti tradizioni culturali e civili e che merita d’essere trattato per quello che è e non per quello che le varie partigianerie vorrebbero. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia del cambiamento dietro la bandiera Pentastellata

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Il Recovery fund con i suoi duecento e passa miliardi disponibili all’uso stanno agitando le segreterie politiche di maggioranza e di opposizione poste, come sono, sotto pressione dai vari settori economici, sindacati e società civile. Tutti vorrebbero una fetta da gestire in proprio e non sempre per fini indirizzati agli interessi generali del Paese. La domanda, a questo punto, che ci chiediamo, è se abbiamo una classe politica, nel suo insieme, in grado di reggere il peso di una scelta di campo che sappia guardare senza tentennamenti al futuro dell’Italia fatto di persone in primis e non da interessi corporativi e settoriali che non riescono a guardare oltre il proprio naso. La prima domanda che dovremmo porci è quali strumenti dobbiamo attivare per offrire al sistema paese un cambiamento in grado di rispondere alle nuove sfide tecnologiche in atto e in tale contesto rendere i beni prodotti competitivi in un mercato globalizzato dove spesso si esportano manufatti scadenti con la logica dell’usa e getta e con una classe lavoratrice ghettizzata. Dobbiamo anche capire sino a quando le tecnologie informatiche, robotiche et similia incideranno sulla forza lavoro in termini d’impieghi, di remunerazioni per i lavoratori e di profitti per la aziende. E il tutto va anche inquadrato in ciò che può offrirci l’adozione di un modello neoliberista fondato sulla dottrina economica che tende a ridurre l’influenza dello Stato sull’economia lasciando che le forze del mercato, guidate dalle regole della concorrenza, disciplinino l’equilibrio del sistema economico oggi, per altro, succube da chi usa la libertà senza regole per agire irresponsabilmente e sono soggetti di grande potere che operano all’interno dei mercati servendosi di strumenti operativi ad hoc come le multinazionali, e non solo. La sfida quindi si interfaccia con grossi interessi e da procacciatori d’affari senza scrupoli tanto da saper tenere, all’occorrenza, sotto scacco matto l’intera classe politica di un Paese. Ciò ci fa comprendere l’importanza di tenere alto lo scudo politico se vogliamo realmente sostenere gli interessi generali di una nazione e farla prosperare. E in questo contesto i Pentastellati possono giocare una partita importante diventando di nome e di fatto lo spirito critico del sistema paese perché lo hanno nel loro Dna, a dispetto di chi vi rema contro anche nel suo interno. (Riccardo Alfonso)

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Pentastellati: È una storia che si ripete?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2020

Negli anni che seguirono la fine della Seconda guerra mondiale spuntò un movimento che catalizzò l’attenzione della nascente classe politica italiana emersa dalla lotta partigiana, dopo gli anni bui del fascismo, e che passò alla storia con il nome di “L’Uomo qualunque” dall’omonimo settimanale fondato e diretto a Roma Il 27 dicembre 1944 da Guglielmo Giannini e che nel maggio 1945 superò le 800 mila copie. E proprio sull’onda di questo successo editoriale che Giannini si convinse sull’opportunità di trasformarlo in movimento politico e di tentare la via elettorale. Detto fatto il 7 novembre successivo pubblicò il programma del Fronte dell’Uomo Qualunque il cui motto era “non ci rompete più le scatole”. Sulla scorta di questo precedente e soprattutto del suo dissolvimento nel giro di pochi anni passando dal 5,3% dei voti alle elezioni politiche del 1946, potendo così contare su 30 deputati all’Assemblea costituente, al 3,8% del 1948. Azzardai in proposito dopo il primo successo elettorale Pentastellato con un corposo 25%, partendo praticamente da zero, una riflessione sulla sua tenuta ritenendo necessario che si tenesse alla larga dalle alleanze con gli altri partiti che aveva, per altro, severamente criticato non per fare antipolitica, come Giannini, ma per una questione morale. Ed ironia della sorte non fu la caduta dei consensi a giocare un brutto tiro ai pentastellati bensì il suo maggiore successo alle successive elezioni politiche con il suo 32%. S’infilò in un vicolo cieco dove era impossibile andare avanti da solo ed era impensabile tornare indietro. Finì con l’allearsi prima con un partito di destra e poi con uno di sinistra e, quel che è peggio, la base non ne condivise le scelte facendo calare in modo sensibile il consenso elettorale tanto che è di questi giorni ho avuto modo di leggere la dichiarazione dell’on.le Francesco Lollobrigida di Fratelli d’Italia, oggi l’unico partito in crescita, che reputa il Movimento 5Stelle vicino all’estinzione. Non credo in questa diagnosi infausta ma sulla necessità ed anche l’urgenza di una revisione critica e la costruzione di un modello politico rinnovato ideologicamente e culturalmente. Bisogna, innanzitutto, comprendere che il movimento creato da Grillo e da Casaleggio è nato e continua, nella sua ragione d’essere, avendo catturato il consenso di chi crede nella politica scremata dai compromessi al ribasso di una classe dirigente non sempre sensibile alle istanze di rinnovamento del Paese e dei suoi fondamentali culturali. Ma per restare una proposta di governance credibile deve saper costruire una ideologia che sappia offrire al suo popolo un diverso modo di testare la propria presenza perché in Italia di gente onesta ve ne è tanta ma ha un forte bisogno di certezze e di convinte e ragionate scelte nella vita economica e sociale del Paese. Ma soprattutto di esempi virtuosi a livello istituzionale. (Riccardo Alfonso)

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Anteprima stampa della mostra Napoli Liberty

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

Napoli. Mercoledì 23 settembre 2020, alle ore 11.30, si terrà alle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, la conferenza e anteprima stampa della mostra Napoli Liberty. N’aria ‘e primmavera, a cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca, con l’allestimento di Lucia Anna Iovieno.
Con più di settanta opere, tra dipinti, sculture, gioielli e manifatture varie, la mostra, aperta al pubblico dal 24 settembre 2020 al 24 gennaio 2021, mette in luce la diffusione dello stile modernista e i caratteri originali dell’arte a Napoli nel periodo che va dal 1889 al 1915.
È obbligatorio indossare la mascherina e mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro per tutto il tempo di permanenza nella sede museale.È prevista la misurazione della temperatura con termoscanner e non sarà ammesso l’accesso nel caso lo strumento rilevasse una temperatura uguale o superiore a 37.5.

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Dichiarazione Vice Ministro Castelli sul Referendum

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

La quarta proiezione sul referendum per i tagli alla rappresentanza parlamentare danno un netto vantaggio dei si portandolo al 68,1%. Riportiamo, in proposito, la seguente dichiarazione di Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze: “Senza di noi questo risultato sarebbe stato impossibile. Portare i cittadini nelle Istituzioni vuol dire riportare le loro istanze al centro dell’azione politica. Ogni giorno, su ogni tema. Stiamo cambiando il Paese!” E quella del Pd dove si sottolinea la soddisfazione del segretario Zingaretti per la validità della scelta fatta da parte degli elettori. Ma vi è anche la sollecitazione ad andare avanti con le riforme che devono completare il quadro complessivo nel contesto del nuovo assetto istituzionale del Paese “non reputando insoddisfacente il solo taglio dei parlamentari”.

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Oggi la vita da chi viene difesa?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Il tutto parte, come si sa, allorché il gamete materno si unisce a quello paterno. Da questa anfimissi nasce una vita nuova. E da questa vita spuntano i problemi esistenziali. Se il diritto alla vita è assicurato lo è anche quello al vivere? Ma se l’essere umano è celebrato come l’infinitesima particola di Dio perché il suo cammino deve essere costellata da infinite difficoltà? Mi si dice per metterlo alla prova. E qui rilevo la prima contraddizione. Non è Dio colui che ha sconfitto il tempo? Ciò significa che egli già sa come gli umani si comportano dal primo vagito all’ultimo respiro. E ancora si obietta: la sofferenza non è altro che un apologo sulla ricerca di Dio. Ma le mie perplessità continuano a frullarmi in testa. Perché, mi chiedo, la sapienza deve giungere all’uomo dopo difficoltà estreme, cammini tortuosi, speranze e disillusioni? Perché noi viventi siamo indotti ad affrontare una lotta incessante e un desiderio illimitato e sfrenato di conquistare posizioni preminenti anche a costo di schiavizzare persone singole, o addirittura intere popolazioni? E tutto questo perché? Forse per sentirci dire che la realtà va oltre la vita? Il pagano Epicuro dichiarava con cinico distacco che “quando ci sono io non c’è la morte, e quando c’è la morte non ci sono io”. Dopo secoli gli fa il verso un cardinale spagnolo del Cinquecento che fece scolpire sul suo sepolcro nella basilica di Santa Sabina sull’Aventino: “Ut moriens viveret, vixit ut morituruus” (Per morire vivo, visse e morì). Così la “meditatio mortis” diventa un inno alla vita, ma una vita che incomincia dopo la morte. Non per niente il cristiano sogna le delizie del Paradiso dantesco e il musulmano nel regno dei beati con una moltitudine di vergini che l’attendono. E allora perché siamo qui se il nostro regno è altrove? (Riccardo Alfonso)

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Campionato mondiale di motonautica

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Baveno 30 Settembre – 04 Ottobre 2020. È l’Italia che riparte di slancio, quella che ha scelto di promuovere, sulle splendide sponde del lago Maggiore, a Baveno, il Campionato del Mondo UIM Classe 3D di motonautica, assegnato ed organizzato dalla Federazione Italiana Motonautica (FIM).Due i pilastri di questa coraggiosa avventura, scelti dalla FIM, per portare per la prima volta nell’incantevole cornice di Baveno, i migliori piloti internazionali ed italiani, a dispetto del Covid: da un lato gli organizzatori locali, Ovest Destination, società di eventi guidata da Gianfranco Ercolano; dall’altra, dalla famiglia Zacchera, punto di riferimento per l’hotellerie di eccellenza, che in qualità di main sponsor riaprirà le stanze del Grand Hotel Dino – chiuso da Gennaio – per ospitare in tutta sicurezza atleti, vip e visitatori.Il Campionato del Mondo UIM Classe 3D si svilupperà in un unico evento interamente ospitato presso il Grand Hotel Dino e composto da tre gare nei cinque giorni dal 30 settembre a domenica 4 ottobre, giornata in cui sarà titolato il Campione del Mondo 2020. L’Evento Mondiale sarà arricchito con alcune altre Prove Internazionali e Nazionali del Campionato Italiano FIM, con ulteriori gare delle Classi:
Endurance Gruppo B;
Honda Offshore;
Formula Junior Elite.
Saranno oltre 20 in totale gli equipaggi che si affronteranno davanti alla terrazza del Dino nelle cinque giornate di gara per la gioia di appassionati e tifosi.
La serata di sabato 3 ottobre avrà luogo la Cena di Gala dell’evento, il cui incasso sarà devoluto totalmente a “La Chiave della Vita”, un’associazione no profit del territorio del Lago Maggiore e del Verbano Cusio Ossola – VCO, che sostiene la lotta alle malattie in ambito pediatrico.

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C’est la guerre, qui corresponde a la fête

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

È un’affermazione scritta provocatoriamente dallo scrittore, sociologo, antropologo e critico letterario francese Roger Caillois ma che fa riflettere. Penso ai soldati ben inquadrati che marciavano lungo le vie della mia città ed io bimbetto, tenuto per mano dalla mamma, che esternavo la mia gioia nel vederli. Era uno spettacolo tra applausi, lacrime di commozione di donne e di uomini che si lasciavano andare ad una espressione d’orgoglio e anche di tenerezza per quei baldi giovani che andavano alla guerra e forse a morire o a ritornare lacerati nelle carni o abbruttiti dalla prigionia. Solo qualche anno dopo potei avere la consapevolezza di quanto fosse spaventosa la realtà quando per le stesse vie dove a prendere il posto della festa si sparava e si uccideva e noi eravamo chiusi in casa terrorizzati.
Tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa ed invece no. Sembra che le guerre siano generate dalla voglia perversa di scaricare energie compresse e il letterato non è da meno nel farle esplodere. Nietzsche definiva sé stesso “lo sterminatore par excellence” e sognava una comunità di uomini dominati dall’idea del “nichilismo attivo”, della “violenza distruttiva” e del “piacere stesso di sterminare”.
Persino il filosofo Pierre Teilhard de Chardin, sebbene entusiasticamente convinto del futuro trionfare del cosmo, si vede costretto a parlare di una “crisi organica dell’evoluzione” che si annuncia e si prepara “sotto l’inquietudine moderna”. A suo avviso non avremo più nelle fabbriche gli scioperi spontanei o organizzati dalle varie sigle sindacali ma quelli della “Noosfera” dove avremo un mondo che rifiuta sé stesso, perché riesce a vedere tramite la riflessione. Ecco il pericolo.” E i segni premonitori li avvertiamo già: decadimento della realtà, esistenza assurda, nausea. Ci si ostina ad essere ingannati e di conseguenza, come osserva Kierkegaard, ad essere “più saggi di chi non è ingannato” anche perché chi ride non ha ancora ricevuto la terribile notizia. (Riccardo Alfonso)

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La questione educativa in Italia e nel mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In molti la considerano una vera e propria emergenza. È senza dubbio un grande problema politico e globale. È che i discorsi sui diritti e sui doveri rimangono nell’astratto se non riescono a mettere in moto un processo educativo sempre più urgente. Le difficoltà non mancano, ovviamente. Educare la persona umana è stato sempre molto arduo anche per colpa delle influenze subite e rilanciate dai pedagoghi di ogni età e stagione. Spesso si è esposti a rischi e fallimenti anche se si opera con tutta la buona volontà possibile. Ad aggravare la situazione vi sono gli abbandoni educativi o le guerre o le difficoltà legate al consumismo che allontanano i giovani dalla scuola. Ma si aggiungono vari altri fattori sui fini dell’educazione che vanno ad incidere sulla cristallizzazione del dibattito sui valori di un’etica pubblica delle norme costruite sul diritto positivo e morale procedurale.
E il dibattito è tale da far risultare sempre più marginale nella cultura la questione pedagogica. Non dimentichiamo, per altro, che viviamo in una società caratterizzata dal primato del contratto e dall’eclissi della solidarietà in cui la proiezione verso il domani è scarsa. Non a caso, possiamo dire, gli scrittori politici contemporanei destinano scarsissima attenzione al problema educativo: sono filosofi, esperti di etica, economisti, politici non pedagogisti. La stessa pedagogia liberale ritiene che l’essere umano non abbia bisogno di educazione, poiché è in grado di educare da solo se stesso. Vi fa il paio l’enorme abbondanza di sapere frammentario e dal torrente di notizie che si precipitano sul soggetto, disorientandolo. (Riccardo Alfonso)

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La famiglia ha un futuro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo innanzitutto chiederci cosa intendiamo per famiglia. Oggi si formano e si dissolvono per una serie complessa di ragioni che vanno dalle reciproche convenienze di natura logistica che per l’intimo convincimento dello stare insieme con il collante del sentimento, del sesso, dalla voglia di genitorialità e non ultimo per affinità elettive. Ma non tutti pensano che questa unione vada suggellata con un matrimonio civile o religioso che sia. In ogni modo si sta insieme anche se si vive da separati in casa o si raggiunge un compromesso con la propria coscienza dividendosi tra il letto coniugale e quello dell’amante. Nonostante tutti questi scrolloni diciamo che l’istituto familiare a tutt’oggi resiste all’usura del tempo e alla dispersione delle passioni.
Forse lo stare insieme continua ad avere valide ragioni anche di natura sociale per via dei figli e nell’assicurare loro una casa protetta rispetto ad una società sempre più asociale e malevola. Ma nonostante tutte queste premesse di segno positivo resta il dubbio che la famiglia possa ritagliarsi un futuro. Molto dipende dal modello di società che avremo modo di riservare se non negli anni a venire sicuramente tra qualche secolo. Lo dobbiamo, probabilmente allo sviluppo delle tecnologie, all’ingegneria genetica e al “colore delle stelle”. (Riccardo Alfonso)

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Alle radici della nostra cultura

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

È come trovarci al cospetto di un albero millenario, come lo è l’antico pino bristlecone con i suoi 4841 anni di età, vecchio ma non domo che continua a far crescere le sue foglie e i suoi rami attingendo la sua linfa dalle radici che sono ben piantate nel terreno sottostante. Il tratto vetusto è dentro la corteccia. È inserito come se fosse una sorta di filo d’Arianna che parte dall’estremo punto di una radice per fissarsi lungo la venatura delle foglie che, a loro volta, cadendo ritornano all’origine. È così che il ciclo si completa. E l’albero crescendo vedrà le stagioni scorrere impetuose come di un torrente in piena e l’essere umano, della cui cultura è precettore, che si abbevera a quelle acque turbolente ma capaci di acquetare la sua sete di sapere. È così che l’uomo moderno riscoprì la cultura romana e greca e l’arte attraverso l’intreccio dei rami di quest’albero millenario. Così fu che Copernico riscoprì l’astronomia “contro tutto quanto si crede e s’insegna nelle scuole”. E soggiunse: “lessi tutti i filosofi, dei quali potei procurarmi le opere, e appresi da Cicerone che il filosofo pitagorico Niceta conosceva la terra circolante intorno al sole e con lui Plutarco, Aristarco di Samo, Heraclide Pontico e Filolao di Croton. Ma costoro da chi lo seppero? Forse dagli egizi che precedettero la cultura Hellenica? E poi ancora andando a ritroso ci ritroviamo, in luogo del vetusto albero, al cospetto di un esile ramoscello tenace nel resistere alle intemperie del tempo e forte nel crescere per diventare un albero monumentale, che è poi una parola che deriva dal latino ‘monere’, ovvero ‘ricordare’.
E tutto questo preambolo oggi mi serve per salutare i discenti ed i loro pedagoghi che continuano la tradizione della conoscenza dalle aule scolastiche, dai loro nuovi banchi monoposto e alcuni ancora con il volto semi nascosto dalle mascherine per cercare di contrastare l’insidia di un virus diventato per l’umanità pandemico.
Per dire che bisogna tenere duro perché la forza dell’umanità oggi più che mai si ripone nella cultura che non solo ci fa apprezzare la bellezza e la grandezza di un albero antico ma ci rende consapevoli di essere gli eredi di un impegno corale che è riuscito ad attivare la nostra sensibilità artistica, poetica, letteraria e a farci comprendere il valore di una sapienza che è cresciuta con noi e che non va dispersa ma amata e rinforzata con le nuove sfide cognitive che ci attendono. (Riccardo Alfonso)

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La riduzione dei parlamentari ha un senso?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Quando i padri costituenti stabilirono il numero, nei due rami del Parlamento, dei loro rappresentanti il loro calcolo fu condizionato dalla necessità di ridare alle istituzioni rappresentative un forte collegamento popolare. Giustamente, anni dopo, l’on.le Nilde Jotti lo spiegò nell’intento di rafforzare in modo significativo il rapporto tra gli elettori e gli eletti. Solo nel 1970 il voto popolare ebbe una ulteriore rappresentanza, per altro già prevista dalla Costituzione ma rimasta sulla carta per anni, con la realizzazione dei consigli regionali elettivi con i loro statuti e le loro autonomie. Ciò avrebbe dovuto aprire, sin d’allora, il dibattito tra i partiti per il ridimensionamento del numero dei parlamentari essendo stato il loro ruolo controbilanciato a livello regionale. Ma ciò non è stato sino al tentativo odierno. E qui ci imbattiamo conuna grossa contraddizione. Nel voto parlamentare vi è stata la quasi unanimità nel convenire sulla necessità di una cura dimagrante della loro compagine rappresentativa salvo poi rimangiarsi tale intendimento in presenza del referendum confermativo. Come si può spiegare questo voltafaccia? È una questione di poltrone? È il timore che la governance centrale diventi succube delle spinte localistiche? Forse. Ma la preoccupazione più grande è che si abbia una classe politica timorosa che le forze sociali e la coscienza morale del popolo prendano il sopravvento rafforzando la vigilanza di tutta la società. E la vigilanza e il buon governo parte dal territorio se vogliamo avere meno voltagabbana in parlamento e indecorosi inciuci partitici. (Riccardo Alfonso)

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La vecchiaia è una condizione da sconfiggere con la morte?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Mentre pensiamo a quale potrà essere la nostra esistenza tra cento o mille anni, mi chiedo quale risposta noi diamo al presente e come ci poniamo, per essere credibili, con la nostra struttura fisica e rapporto con la natura oggi. Allan Larson direttore generale della Commissione Europea afferma che “l’invecchiamento attivo è la chiave per risolvere questo problema, attraverso un contributo dei cittadini alla società in termini di capacità, piuttosto che di cronologia. Essi dovranno adattarsi lavorando più a lungo, andando in pensione più tardi, in modo più graduale e mantenendosi attivi dopo il pensionamento, impegnandosi in attività che servono a favorire il mantenimento di buone condizioni di salute”.
Tutti questi aspetti costituiscono una sfida ai concetti classici in base ai quali si prendono in considerazione i problemi degli anziani, anche nel mercato del lavoro. La tendenza normale è quella di identificare questa categoria di persone come un problema, con caratteristiche omogenee, per il quale si creano programmi speciali. Il fatto di categorizzare ci porta a pensare che vi sia un problema, per cui sia le persone che le politiche, poste in atto, hanno un carattere di marginalizzazione e di separazione.
L’orientamento non è sostenibile in termini economici, poiché la percentuale di dipendenza è molto variabile. Inoltre, la partecipazione è un aspetto centrale della vita delle persone e dell’impegno dei cittadini, per i quali una posizione diversa, dal proposto, non è sostenibile nemmeno in termini sociali.” Ma cosa vuol significare, in punti pratici, l’invecchiamento attivo? I segni più importanti e le risposte più qualificanti potrebbero essere i seguenti:
Migliorare le competenze, la motivazione e la mobilità dei lavoratori più anziani.
Porre in atto le prassi migliori per garantire un sostegno all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e alla diffusione delle conoscenze. Adattare il posto di lavoro ad una forza lavoro in via d’invecchiamento, attraverso cambiamenti delle regole e delle prassi occupazionali. Migliorare l’ambiente di lavoro in modo da ridurre al minimo l’erosione dell’occupabilità e da consentire una più lunga vita lavorativa.
Porre in atto politiche occupazionali mirate a facilitare l’accesso dei lavoratori in corso d’invecchiamento a forme più adatte e più flessibili di attività professionale.
Adottare atteggiamenti e prassi che impediscano di porre fuori del mercato del lavoro i più anziani. Ciò consentirà alla società di trarre vantaggio dal potenziale degli anziani in misura superiore a quanto avviene oggi.
L’obiettivo, al quale tutte le parti in causa si devono sentire impegnate, governo, imprese, lavoratori, è quello di consentire ai lavoratori di tutte le età di mantenersi più a lungo in attività.
È un discorso che è conseguente alla realtà che viviamo. D’altra parte, che senso può avere andare in pensione oggi 5-10 anni prima dei nostri nonni, quando siamo in condizioni di salute notevolmente migliori? In generale abbiamo condizioni di lavoro più comode ed è probabile che viviamo 6-8 anni di più. Questa scelta non sarebbe forse diversa se i lavoratori più anziani avessero vere e proprie opportunità di rimanere attivi più a lungo, qualora fossero fatti gli investimenti adeguati per garantirne l’occupabilità e si attuassero i cambiamenti opportuni del posto di lavoro e nel mercato del lavoro, oltre a mettere a punto i progetti pensionistici? È una riflessione duplice insita nel mio ragionamen-to. La prima è che s’invecchia in migliori condizioni di salute e la seconda è che i datori di lavoro, i sindacati e i lavoratori si stanno concentrando troppo sui programmi pensionistici invece di farlo sui necessari cambiamenti nella gestione stessa dell’età.
D’altra parte, nelle stesse grandi aziende, sia pubbliche sia private, vi sono lavori che possono essere agevolmente svolti da giovani e altri da demandare agli anziani perché più sedentari e più ripetitivi e richiedenti minore partecipazione intellettuale e rapidità di esecuzione. È un discorso che vale a tutti i livelli d’impegno. Può andare bene dai lavori generici a quelli specialistici. Significa anche che lavorare, aiuta l’organismo a stare bene e a tenersi in esercizio non solo fisico ma anche mentale. E’, se vogliamo, la prima terapia che suggeriamo agli anziani per tenersi in forma. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo del terzo giorno e la nascita della biologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

Mi riferisco al terzo giorno della creazione in cui Dio disse: “Sulla terra asciutta nascano le erbe, le piante con i loro semi.” E la biologia, dovremmo soggiungere, è stata la longa manus di questo miracolo della natura scoprendo la molecola dell’Adn altrimenti detto acido desossiribomucleico che spiega la vita di tutti i viventi, dall’erba all’uomo attraverso le piante e tutti gli animali con formule diverse e specifiche, cioè irripetibili e non trasferibili dall’una all’altra specie. Così il biologo è diventato un esploratore del terzo giorno. E potremmo soggiungere come ha scritto Luigi Gedda che il biologo è altresì lo scienziato del Paradiso quando Adamo è stato incaricato di dare a ciascun essere un nome qualificando ogni specie vivente come farà poi Linneo e gli altri scienziati, trovando nuove specie e nelle specie nuove variabilità, la scienza insomma.
Le due proposizioni sono unite dall’idea della vita e dal modo come riconoscerla e coltivarla e prosperano solo se sono collegati dall’amore che si nutre per esse. La stessa difesa della vita ci insegna che non è sufficiente favorirne la nascita ma nel permettere che la sua crescita e la sua maturità si evolva in un ambiente ospitale e la scienza può fare molto se la si mette al servizio dell’umanità per migliorare il suo tenor di vita, nessuno escluso. È il senso che diamo alle cose e le riconosciamo e rispettiamo nella nostra quotidianità. (Riccardo Alfonso)

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