Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for the ‘Confronti/Your and my opinions’ Category

Your and my opinions

Dichiarazione Vice Ministro Castelli sul Referendum

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

La quarta proiezione sul referendum per i tagli alla rappresentanza parlamentare danno un netto vantaggio dei si portandolo al 68,1%. Riportiamo, in proposito, la seguente dichiarazione di Laura Castelli, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze: “Senza di noi questo risultato sarebbe stato impossibile. Portare i cittadini nelle Istituzioni vuol dire riportare le loro istanze al centro dell’azione politica. Ogni giorno, su ogni tema. Stiamo cambiando il Paese!” E quella del Pd dove si sottolinea la soddisfazione del segretario Zingaretti per la validità della scelta fatta da parte degli elettori. Ma vi è anche la sollecitazione ad andare avanti con le riforme che devono completare il quadro complessivo nel contesto del nuovo assetto istituzionale del Paese “non reputando insoddisfacente il solo taglio dei parlamentari”.

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Oggi la vita da chi viene difesa?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Il tutto parte, come si sa, allorché il gamete materno si unisce a quello paterno. Da questa anfimissi nasce una vita nuova. E da questa vita spuntano i problemi esistenziali. Se il diritto alla vita è assicurato lo è anche quello al vivere? Ma se l’essere umano è celebrato come l’infinitesima particola di Dio perché il suo cammino deve essere costellata da infinite difficoltà? Mi si dice per metterlo alla prova. E qui rilevo la prima contraddizione. Non è Dio colui che ha sconfitto il tempo? Ciò significa che egli già sa come gli umani si comportano dal primo vagito all’ultimo respiro. E ancora si obietta: la sofferenza non è altro che un apologo sulla ricerca di Dio. Ma le mie perplessità continuano a frullarmi in testa. Perché, mi chiedo, la sapienza deve giungere all’uomo dopo difficoltà estreme, cammini tortuosi, speranze e disillusioni? Perché noi viventi siamo indotti ad affrontare una lotta incessante e un desiderio illimitato e sfrenato di conquistare posizioni preminenti anche a costo di schiavizzare persone singole, o addirittura intere popolazioni? E tutto questo perché? Forse per sentirci dire che la realtà va oltre la vita? Il pagano Epicuro dichiarava con cinico distacco che “quando ci sono io non c’è la morte, e quando c’è la morte non ci sono io”. Dopo secoli gli fa il verso un cardinale spagnolo del Cinquecento che fece scolpire sul suo sepolcro nella basilica di Santa Sabina sull’Aventino: “Ut moriens viveret, vixit ut morituruus” (Per morire vivo, visse e morì). Così la “meditatio mortis” diventa un inno alla vita, ma una vita che incomincia dopo la morte. Non per niente il cristiano sogna le delizie del Paradiso dantesco e il musulmano nel regno dei beati con una moltitudine di vergini che l’attendono. E allora perché siamo qui se il nostro regno è altrove? (Riccardo Alfonso)

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Campionato mondiale di motonautica

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Baveno 30 Settembre – 04 Ottobre 2020. È l’Italia che riparte di slancio, quella che ha scelto di promuovere, sulle splendide sponde del lago Maggiore, a Baveno, il Campionato del Mondo UIM Classe 3D di motonautica, assegnato ed organizzato dalla Federazione Italiana Motonautica (FIM).Due i pilastri di questa coraggiosa avventura, scelti dalla FIM, per portare per la prima volta nell’incantevole cornice di Baveno, i migliori piloti internazionali ed italiani, a dispetto del Covid: da un lato gli organizzatori locali, Ovest Destination, società di eventi guidata da Gianfranco Ercolano; dall’altra, dalla famiglia Zacchera, punto di riferimento per l’hotellerie di eccellenza, che in qualità di main sponsor riaprirà le stanze del Grand Hotel Dino – chiuso da Gennaio – per ospitare in tutta sicurezza atleti, vip e visitatori.Il Campionato del Mondo UIM Classe 3D si svilupperà in un unico evento interamente ospitato presso il Grand Hotel Dino e composto da tre gare nei cinque giorni dal 30 settembre a domenica 4 ottobre, giornata in cui sarà titolato il Campione del Mondo 2020. L’Evento Mondiale sarà arricchito con alcune altre Prove Internazionali e Nazionali del Campionato Italiano FIM, con ulteriori gare delle Classi:
Endurance Gruppo B;
Honda Offshore;
Formula Junior Elite.
Saranno oltre 20 in totale gli equipaggi che si affronteranno davanti alla terrazza del Dino nelle cinque giornate di gara per la gioia di appassionati e tifosi.
La serata di sabato 3 ottobre avrà luogo la Cena di Gala dell’evento, il cui incasso sarà devoluto totalmente a “La Chiave della Vita”, un’associazione no profit del territorio del Lago Maggiore e del Verbano Cusio Ossola – VCO, che sostiene la lotta alle malattie in ambito pediatrico.

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C’est la guerre, qui corresponde a la fête

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

È un’affermazione scritta provocatoriamente dallo scrittore, sociologo, antropologo e critico letterario francese Roger Caillois ma che fa riflettere. Penso ai soldati ben inquadrati che marciavano lungo le vie della mia città ed io bimbetto, tenuto per mano dalla mamma, che esternavo la mia gioia nel vederli. Era uno spettacolo tra applausi, lacrime di commozione di donne e di uomini che si lasciavano andare ad una espressione d’orgoglio e anche di tenerezza per quei baldi giovani che andavano alla guerra e forse a morire o a ritornare lacerati nelle carni o abbruttiti dalla prigionia. Solo qualche anno dopo potei avere la consapevolezza di quanto fosse spaventosa la realtà quando per le stesse vie dove a prendere il posto della festa si sparava e si uccideva e noi eravamo chiusi in casa terrorizzati.
Tutto questo dovrebbe insegnarci qualcosa ed invece no. Sembra che le guerre siano generate dalla voglia perversa di scaricare energie compresse e il letterato non è da meno nel farle esplodere. Nietzsche definiva sé stesso “lo sterminatore par excellence” e sognava una comunità di uomini dominati dall’idea del “nichilismo attivo”, della “violenza distruttiva” e del “piacere stesso di sterminare”.
Persino il filosofo Pierre Teilhard de Chardin, sebbene entusiasticamente convinto del futuro trionfare del cosmo, si vede costretto a parlare di una “crisi organica dell’evoluzione” che si annuncia e si prepara “sotto l’inquietudine moderna”. A suo avviso non avremo più nelle fabbriche gli scioperi spontanei o organizzati dalle varie sigle sindacali ma quelli della “Noosfera” dove avremo un mondo che rifiuta sé stesso, perché riesce a vedere tramite la riflessione. Ecco il pericolo.” E i segni premonitori li avvertiamo già: decadimento della realtà, esistenza assurda, nausea. Ci si ostina ad essere ingannati e di conseguenza, come osserva Kierkegaard, ad essere “più saggi di chi non è ingannato” anche perché chi ride non ha ancora ricevuto la terribile notizia. (Riccardo Alfonso)

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La questione educativa in Italia e nel mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In molti la considerano una vera e propria emergenza. È senza dubbio un grande problema politico e globale. È che i discorsi sui diritti e sui doveri rimangono nell’astratto se non riescono a mettere in moto un processo educativo sempre più urgente. Le difficoltà non mancano, ovviamente. Educare la persona umana è stato sempre molto arduo anche per colpa delle influenze subite e rilanciate dai pedagoghi di ogni età e stagione. Spesso si è esposti a rischi e fallimenti anche se si opera con tutta la buona volontà possibile. Ad aggravare la situazione vi sono gli abbandoni educativi o le guerre o le difficoltà legate al consumismo che allontanano i giovani dalla scuola. Ma si aggiungono vari altri fattori sui fini dell’educazione che vanno ad incidere sulla cristallizzazione del dibattito sui valori di un’etica pubblica delle norme costruite sul diritto positivo e morale procedurale.
E il dibattito è tale da far risultare sempre più marginale nella cultura la questione pedagogica. Non dimentichiamo, per altro, che viviamo in una società caratterizzata dal primato del contratto e dall’eclissi della solidarietà in cui la proiezione verso il domani è scarsa. Non a caso, possiamo dire, gli scrittori politici contemporanei destinano scarsissima attenzione al problema educativo: sono filosofi, esperti di etica, economisti, politici non pedagogisti. La stessa pedagogia liberale ritiene che l’essere umano non abbia bisogno di educazione, poiché è in grado di educare da solo se stesso. Vi fa il paio l’enorme abbondanza di sapere frammentario e dal torrente di notizie che si precipitano sul soggetto, disorientandolo. (Riccardo Alfonso)

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La famiglia ha un futuro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Per rispondere a questo interrogativo dobbiamo innanzitutto chiederci cosa intendiamo per famiglia. Oggi si formano e si dissolvono per una serie complessa di ragioni che vanno dalle reciproche convenienze di natura logistica che per l’intimo convincimento dello stare insieme con il collante del sentimento, del sesso, dalla voglia di genitorialità e non ultimo per affinità elettive. Ma non tutti pensano che questa unione vada suggellata con un matrimonio civile o religioso che sia. In ogni modo si sta insieme anche se si vive da separati in casa o si raggiunge un compromesso con la propria coscienza dividendosi tra il letto coniugale e quello dell’amante. Nonostante tutti questi scrolloni diciamo che l’istituto familiare a tutt’oggi resiste all’usura del tempo e alla dispersione delle passioni.
Forse lo stare insieme continua ad avere valide ragioni anche di natura sociale per via dei figli e nell’assicurare loro una casa protetta rispetto ad una società sempre più asociale e malevola. Ma nonostante tutte queste premesse di segno positivo resta il dubbio che la famiglia possa ritagliarsi un futuro. Molto dipende dal modello di società che avremo modo di riservare se non negli anni a venire sicuramente tra qualche secolo. Lo dobbiamo, probabilmente allo sviluppo delle tecnologie, all’ingegneria genetica e al “colore delle stelle”. (Riccardo Alfonso)

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Alle radici della nostra cultura

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

È come trovarci al cospetto di un albero millenario, come lo è l’antico pino bristlecone con i suoi 4841 anni di età, vecchio ma non domo che continua a far crescere le sue foglie e i suoi rami attingendo la sua linfa dalle radici che sono ben piantate nel terreno sottostante. Il tratto vetusto è dentro la corteccia. È inserito come se fosse una sorta di filo d’Arianna che parte dall’estremo punto di una radice per fissarsi lungo la venatura delle foglie che, a loro volta, cadendo ritornano all’origine. È così che il ciclo si completa. E l’albero crescendo vedrà le stagioni scorrere impetuose come di un torrente in piena e l’essere umano, della cui cultura è precettore, che si abbevera a quelle acque turbolente ma capaci di acquetare la sua sete di sapere. È così che l’uomo moderno riscoprì la cultura romana e greca e l’arte attraverso l’intreccio dei rami di quest’albero millenario. Così fu che Copernico riscoprì l’astronomia “contro tutto quanto si crede e s’insegna nelle scuole”. E soggiunse: “lessi tutti i filosofi, dei quali potei procurarmi le opere, e appresi da Cicerone che il filosofo pitagorico Niceta conosceva la terra circolante intorno al sole e con lui Plutarco, Aristarco di Samo, Heraclide Pontico e Filolao di Croton. Ma costoro da chi lo seppero? Forse dagli egizi che precedettero la cultura Hellenica? E poi ancora andando a ritroso ci ritroviamo, in luogo del vetusto albero, al cospetto di un esile ramoscello tenace nel resistere alle intemperie del tempo e forte nel crescere per diventare un albero monumentale, che è poi una parola che deriva dal latino ‘monere’, ovvero ‘ricordare’.
E tutto questo preambolo oggi mi serve per salutare i discenti ed i loro pedagoghi che continuano la tradizione della conoscenza dalle aule scolastiche, dai loro nuovi banchi monoposto e alcuni ancora con il volto semi nascosto dalle mascherine per cercare di contrastare l’insidia di un virus diventato per l’umanità pandemico.
Per dire che bisogna tenere duro perché la forza dell’umanità oggi più che mai si ripone nella cultura che non solo ci fa apprezzare la bellezza e la grandezza di un albero antico ma ci rende consapevoli di essere gli eredi di un impegno corale che è riuscito ad attivare la nostra sensibilità artistica, poetica, letteraria e a farci comprendere il valore di una sapienza che è cresciuta con noi e che non va dispersa ma amata e rinforzata con le nuove sfide cognitive che ci attendono. (Riccardo Alfonso)

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La riduzione dei parlamentari ha un senso?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Quando i padri costituenti stabilirono il numero, nei due rami del Parlamento, dei loro rappresentanti il loro calcolo fu condizionato dalla necessità di ridare alle istituzioni rappresentative un forte collegamento popolare. Giustamente, anni dopo, l’on.le Nilde Jotti lo spiegò nell’intento di rafforzare in modo significativo il rapporto tra gli elettori e gli eletti. Solo nel 1970 il voto popolare ebbe una ulteriore rappresentanza, per altro già prevista dalla Costituzione ma rimasta sulla carta per anni, con la realizzazione dei consigli regionali elettivi con i loro statuti e le loro autonomie. Ciò avrebbe dovuto aprire, sin d’allora, il dibattito tra i partiti per il ridimensionamento del numero dei parlamentari essendo stato il loro ruolo controbilanciato a livello regionale. Ma ciò non è stato sino al tentativo odierno. E qui ci imbattiamo conuna grossa contraddizione. Nel voto parlamentare vi è stata la quasi unanimità nel convenire sulla necessità di una cura dimagrante della loro compagine rappresentativa salvo poi rimangiarsi tale intendimento in presenza del referendum confermativo. Come si può spiegare questo voltafaccia? È una questione di poltrone? È il timore che la governance centrale diventi succube delle spinte localistiche? Forse. Ma la preoccupazione più grande è che si abbia una classe politica timorosa che le forze sociali e la coscienza morale del popolo prendano il sopravvento rafforzando la vigilanza di tutta la società. E la vigilanza e il buon governo parte dal territorio se vogliamo avere meno voltagabbana in parlamento e indecorosi inciuci partitici. (Riccardo Alfonso)

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La vecchiaia è una condizione da sconfiggere con la morte?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Mentre pensiamo a quale potrà essere la nostra esistenza tra cento o mille anni, mi chiedo quale risposta noi diamo al presente e come ci poniamo, per essere credibili, con la nostra struttura fisica e rapporto con la natura oggi. Allan Larson direttore generale della Commissione Europea afferma che “l’invecchiamento attivo è la chiave per risolvere questo problema, attraverso un contributo dei cittadini alla società in termini di capacità, piuttosto che di cronologia. Essi dovranno adattarsi lavorando più a lungo, andando in pensione più tardi, in modo più graduale e mantenendosi attivi dopo il pensionamento, impegnandosi in attività che servono a favorire il mantenimento di buone condizioni di salute”.
Tutti questi aspetti costituiscono una sfida ai concetti classici in base ai quali si prendono in considerazione i problemi degli anziani, anche nel mercato del lavoro. La tendenza normale è quella di identificare questa categoria di persone come un problema, con caratteristiche omogenee, per il quale si creano programmi speciali. Il fatto di categorizzare ci porta a pensare che vi sia un problema, per cui sia le persone che le politiche, poste in atto, hanno un carattere di marginalizzazione e di separazione.
L’orientamento non è sostenibile in termini economici, poiché la percentuale di dipendenza è molto variabile. Inoltre, la partecipazione è un aspetto centrale della vita delle persone e dell’impegno dei cittadini, per i quali una posizione diversa, dal proposto, non è sostenibile nemmeno in termini sociali.” Ma cosa vuol significare, in punti pratici, l’invecchiamento attivo? I segni più importanti e le risposte più qualificanti potrebbero essere i seguenti:
Migliorare le competenze, la motivazione e la mobilità dei lavoratori più anziani.
Porre in atto le prassi migliori per garantire un sostegno all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e alla diffusione delle conoscenze. Adattare il posto di lavoro ad una forza lavoro in via d’invecchiamento, attraverso cambiamenti delle regole e delle prassi occupazionali. Migliorare l’ambiente di lavoro in modo da ridurre al minimo l’erosione dell’occupabilità e da consentire una più lunga vita lavorativa.
Porre in atto politiche occupazionali mirate a facilitare l’accesso dei lavoratori in corso d’invecchiamento a forme più adatte e più flessibili di attività professionale.
Adottare atteggiamenti e prassi che impediscano di porre fuori del mercato del lavoro i più anziani. Ciò consentirà alla società di trarre vantaggio dal potenziale degli anziani in misura superiore a quanto avviene oggi.
L’obiettivo, al quale tutte le parti in causa si devono sentire impegnate, governo, imprese, lavoratori, è quello di consentire ai lavoratori di tutte le età di mantenersi più a lungo in attività.
È un discorso che è conseguente alla realtà che viviamo. D’altra parte, che senso può avere andare in pensione oggi 5-10 anni prima dei nostri nonni, quando siamo in condizioni di salute notevolmente migliori? In generale abbiamo condizioni di lavoro più comode ed è probabile che viviamo 6-8 anni di più. Questa scelta non sarebbe forse diversa se i lavoratori più anziani avessero vere e proprie opportunità di rimanere attivi più a lungo, qualora fossero fatti gli investimenti adeguati per garantirne l’occupabilità e si attuassero i cambiamenti opportuni del posto di lavoro e nel mercato del lavoro, oltre a mettere a punto i progetti pensionistici? È una riflessione duplice insita nel mio ragionamen-to. La prima è che s’invecchia in migliori condizioni di salute e la seconda è che i datori di lavoro, i sindacati e i lavoratori si stanno concentrando troppo sui programmi pensionistici invece di farlo sui necessari cambiamenti nella gestione stessa dell’età.
D’altra parte, nelle stesse grandi aziende, sia pubbliche sia private, vi sono lavori che possono essere agevolmente svolti da giovani e altri da demandare agli anziani perché più sedentari e più ripetitivi e richiedenti minore partecipazione intellettuale e rapidità di esecuzione. È un discorso che vale a tutti i livelli d’impegno. Può andare bene dai lavori generici a quelli specialistici. Significa anche che lavorare, aiuta l’organismo a stare bene e a tenersi in esercizio non solo fisico ma anche mentale. E’, se vogliamo, la prima terapia che suggeriamo agli anziani per tenersi in forma. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo del terzo giorno e la nascita della biologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

Mi riferisco al terzo giorno della creazione in cui Dio disse: “Sulla terra asciutta nascano le erbe, le piante con i loro semi.” E la biologia, dovremmo soggiungere, è stata la longa manus di questo miracolo della natura scoprendo la molecola dell’Adn altrimenti detto acido desossiribomucleico che spiega la vita di tutti i viventi, dall’erba all’uomo attraverso le piante e tutti gli animali con formule diverse e specifiche, cioè irripetibili e non trasferibili dall’una all’altra specie. Così il biologo è diventato un esploratore del terzo giorno. E potremmo soggiungere come ha scritto Luigi Gedda che il biologo è altresì lo scienziato del Paradiso quando Adamo è stato incaricato di dare a ciascun essere un nome qualificando ogni specie vivente come farà poi Linneo e gli altri scienziati, trovando nuove specie e nelle specie nuove variabilità, la scienza insomma.
Le due proposizioni sono unite dall’idea della vita e dal modo come riconoscerla e coltivarla e prosperano solo se sono collegati dall’amore che si nutre per esse. La stessa difesa della vita ci insegna che non è sufficiente favorirne la nascita ma nel permettere che la sua crescita e la sua maturità si evolva in un ambiente ospitale e la scienza può fare molto se la si mette al servizio dell’umanità per migliorare il suo tenor di vita, nessuno escluso. È il senso che diamo alle cose e le riconosciamo e rispettiamo nella nostra quotidianità. (Riccardo Alfonso)

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L’Italia e le sue repubbliche

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Quante volte abbiamo sentito parlare soprattutto dai politici italiani di “Prima, Seconda, Terza e in questi giorni di Quarta Repubblica?” Ora c’è persino la possibilità che mentre sto scrivendo qualcuno incominci a parlare di “Quinta repubblica”. Di certo sappiamo che la prima è arrivata con la caduta del fascismo e la fine della Seconda guerra mondiale. Poi, se proprio vogliamo considerare un altro importante passaggio, dobbiamo arrivare al 1994 con la stagione di “mani pulite”, il dissolvimento della D.C. e l’avvento di una nuova stagione di politici e partiti. Un altro passo significativo dobbiamo collocarlo nel 2008 con la caduta del governo Prodi che portò alla XVI legislatura Silvio Berlusconi con il suo nuovo PDL e la sua alleanza con il partito di Gianfranco Fini nato dalle ceneri del Movimento Sociale Italiano di cui era cofondatore Giorgio Almirante. In questo modo dopo tanti anni fu tolta la pregiudiziale fascista ad un partito al quale era stato impedito aderire all’esecutivo del Governo Tambroni nel 1960. Il passaggio fu tanto significativo se si pensa che Fini fu eletto presidente della Camera dei deputati al posto del leader di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti. E siamo arrivati a quota tre. La quarta repubblica, di cui si parla ai giorni nostri, deriva, probabilmente, dalla nascita o per altri versi il consolidamento di partiti come la Lega Nord che da espressione regionale è diventato nazionale, dal Movimento Cinque Stelle che ha avuto il suo exploit nelle politiche del 2018 raggiungendo il 32% dei consensi elettorali, dal nuovo modello di destra espresso da Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia e anche con il consolidarsi di formazioni “personali”, dopo quella di Berlusconi, con Renzi di “Italia viva” e di Carlo Calenda con “Azione”, nati entrambi dalla costola del P.D. Alla sinistra “storica” sono rimaste le briciole da Pierluigi Bersani con il Leu a Rifondazione Comunista di Bertinotti e altri.
Tutte queste “Repubbliche” sono state considerate, dagli altri paesi europei, nello specifico, delle anomalie e lo spiega bene Guido Gonnella: “La diversità italiana consisteva nel fatto che mentre negli altri paesi le alternative di governo avvenivano nella libertà, in Italia il rischio era che, in caso di vittoria comunista, l’alternativa di governo diventasse un’alternativa alla libertà.” E tale convincimento era così ben radicato che anche dopo la caduta del muro di Berlino e il disfacimento dell’URSS, Berlusconi nel 1994 e anche negli anni seguenti non fece cadere la pregiudiziale anticomunista e che tuttora pesa nelle scelte politiche italiane anche se si sta decolorando. A mio avviso la Quinta repubblica l’avremo il giorno in cui il voto degli italiani sarà veramente libero dai vari condizionamenti emotivi e non si lascerà sedurre dagli immancabili pifferai di turno che promettono il paradiso e ci portano all’inferno. (Riccardo Alfonso)

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Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

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Le meraviglie del mondo vivente dalla lettura del DNA

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

L’aspetto è anche più esteso di quanto non si possa immaginare. Il sequenziamento del DNA industriale dei batteri produttori di metano e d’archeobatteri, realizzatori d’idrogeno, potrebbe portarci al raggiungimento d’importanti risorse per l’industria. Per gli animali pluricellulari si tratta di capire il delicato meccanismo che permette le interazioni del genoma con il complesso sistema della cellula. Si parte dallo zigote (una cellula indifferenziata e totipotente) e si procede alla formazione di migliaia di cellule organizzate in tessuti diversi tra di loro: sistema nervoso, apparato riproduttivo, intestinale ecc.
Questo processo, sia pure in forme e modalità diverse, è presente sia negli organismi, così detti inferiori, sia superiori. Pensiamo, ad esempio, al caenorhabditis elegans, un verme lungo appena un millimetro e che ha avuto il primato d’essere sequenziato per primo. Si compone di sole 959 cellule e il suo ciclo vitale si compie in appena tre settimane. Ci avviciniamo, quindi, a una conoscenza molto “intima” della nostra struttura genetica e che origina la vita. Si tratta di quel meccanismo che, moltiplicando le sue dotazioni primarie, ci porta alla formazione di un essere vivente e sino alla composizione del genere umano.
Ma la vita è già nella cellula, è già nel suo DNA, nei suoi geni. Essa proviene da dove? È palpabile? È possibile identificarla e renderla visibile in qualche modo sia pure attraverso un occhio elettronico?
Questo è il punto che ci separa dalla piena conoscenza. Questa è la sfida che ci resta e non è cosa da poco.
Eccoci, quindi, giunti nel cuore del problema. Dobbiamo partire dall’idea di aver messo insieme due entità diverse. Una d’ordine fisico e l’altra no. L’ordine fisico ci permette di attivare la sequenza di onde radio che trasportano il mio messaggio, ma questo, a sua volta, resta vincolato da un altro ordine che possiamo chiamare “logico”. La risposta è data dallo stesso grado evolutivo che ci permette di crescere culturalmente e con tutte le sue derivate d’ordine scientifico e tecnologico. Potremmo identificarci con quell’astronauta che è partito dalla terra, è penetrato nell’atmosfera, nella ionosfera, nella stratosfera, per poi emergere nell’esosfera, in altre parole nello spazio infinito, e ritrovarci a sgranare gli occhi al cospetto delle nuove meraviglie che ci circondano, ma ciò non significa che abbiamo fatto un passo in più nella conoscenza del meccanismo che ha prodotto tutto ciò che di nuovo stiamo osservando. La terza scala, quella delineata dall’informatica, dalla cibernetica, dalla logica ci ha portati per successivi passaggi in un orizzonte che non è più fisico ma metafisico. Così come per l’astronauta l’orizzonte non è più terrestre, non è più aereo ma è fotonico: l’orizzonte stesso della luce. Fin qui l’epistemologia duale, fedele alla corretta coniugazione dei due termini. Quei due termini che già comparvero nella metafisica antica yiè, morphè, materia e forma. Quei due termini che oggi si riaffacciano sotto diversa configurazione, pur tuttavia sempre nell’ordine di due principi distinti e congiunti: l’uno attivo e l’altro passivo, l’uno formante e l’altro formato. Così a tutti i livelli: materia e energia, lunghezza d’onda e frequenza; medium e messaggio; corpo e anima; spazio e iperspazio; fisica e metafisica. A questo punto il tentativo di discendere, ridurre l’anima al corpo, il pensiero al cervello, lo spirito alla materia è un po’ come ridurci al sempliciotto della strada che chiede agli astronauti: “Che aria tira lassù? Lassù ci piove? Ci avete l’ombrello? (Riccardo Alfonso)

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La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

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La visione leopardiana del mondo e la sua concezione della vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Fin da quando ho avuto il mio primo approccio con la poesia leopardiana e il sofferto mondo dell’autore ho cercato di comprendere il fascino e il mistero del cosmo volgendo, come lui, lo sguardo verso il lontano scintillare delle stelle. È stato scritto in proposito: “Non c’è mai stato poeta senza Dio, quale comunemente viene ritenuto il Leopardi, che abbia tanto tenuto gli occhi rivolti verso il cielo, ad indagarvi la ragione profonda dell’essere eterno e della “flebile vita umana”. Lo ha, probabilmente, affascinato l’immensità e il silenzio, nel continuo fluire del tempo, e tormentato il significato del verbo espresso dal brillare delle stelle e del tacito silenzio della luna. In questa trasfigurazione del pensiero Leopardi veste il metafisico con un manto di stelle e una fantastica miriade di mondi disseminati nell’infinità dell’etere. Non a torto è stato definito il poeta dell’immensità stellare ma anche degli “ameni errori” che da sempre hanno acceso la fantasia degli uomini. In lui vi riverberano “Le luminose facelle del cielo e una segreta nostalgia per le mitiche invenzioni del mondo antico.” Nella stessa composizione poetica “Piccoli idilli” già il termine usato dal poeta non vuol significare una teocritea, o arcadica contemplazione di una bellezza paesistica, bensì “la visione stupita e dolorosa di uno spazio infinito, di un paese metafisico, una visione pensosa e religiosa che prende forma per un’improvvisa comparazione del limite del nostro temporale di fronte alle imperscrutabili ragioni dell’essere.” In questo contesto è paradigmatico l’esempio dell’ “Infinito” dove il poeta si rivolge inizialmente al contingente: “l’ermo colle”, la siepe, lo stormire del vento fra le piante per poi planare nella sua visione metafisica con “gli “interminati spazi”, i “sovrumani silenzi”, la “profondissima quiete”, “l’eterno” e le “morte stagioni” dove le Muse donano al poeta un ramo d’alloro come simbolo della sua vocazione poetica. È una visione che nasce proprio dal contrasto fra il limite del contingente e l’infinito silenzio dell’essere eterno e che già ritroviamo nei Pensée di Pascal ne “Le silence des espaces eterneles m’effraie”. La sua proposta esprime il valore immutabile dell’Essere di fronte al limite esistenziale dell’uomo, di fronte alla sua flebile voce che si perde negli abissi del tempo. Ed è proprio nel rapporto fra la dolorosa coscienza del limite e la cifra misteriosa dell’Infinito si inserisce la chiave decisiva per penetrare nel profondo della poetica leopardiana. (Riccardo Alfonso)

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L’universo femminile ed i rapporti di coppia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Il ruolo della donna nella società ha subito modifiche sostanziali in un lasso di tempo relativamente breve. Bastò, ad esempio, che nel XVII secolo Elena Corner si addottorasse in filosofia all’università di Padova per provocare l’ira del cardinale Gregorio Barbarigo che la giudicò una pretesa insana. E questo pregiudizio, sia pure edulcorato nel corso degli anni, lo ritroviamo nelle teorie freudiane tanto che nel 1926 Karen Horney lo accusò di essere poco obiettivo nell’analisi della personalità femminile. Da questo background culturale incline al maschilismo la donna ha dovuto superare un confronto non facile e non di rado apertamente conflittuale con l’altro sesso. Sono danni incalcolabili provocati attraverso secoli di oscurantismo e spesso ripresi ed enfatizzati dalle rappresentanti storiche del femminismo, da Betty Friedan (La mistica della femminilità) a Kate Millett, a Germaine Greer e Schulamith Firestone autrice della “Dialettica dei sessi”.
Molti psicoanalisti partono dalla difficoltà della donna, durante il suo sviluppo, nel dover cambiare il primo oggetto d’amore, e cioè la madre, con l’altro, il padre, ed inoltre di abbandonare in tutto o in parte i suoi interessi e le sue zone erogene esterne (clitoride) per rivolgersi all’interno (vagina). Non solo. Ha dovuto abbandonare la sua primitiva fase di attività per divenire passivo-ricettiva, femminile e creativa. Ma è proprio nelle problematiche coniugali che si misurano le influenze di carattere edipico e preedipico a complicare o a minare alle basi la vita di coppia. È dovuto, con una certa frequenza, ad aspetti nevrotici che inducono sia l’uomo che la donna a trasferire sul rispettivo coniuge imago paterne o materne con la riattivazione dei complessi di colpa e di conflitti edipici o anche preedipici. Questi meccanismi tendono, nella coppia, a svolgersi in maniera del tutto inconscia con ricadute emotive che a volte debordano nella sfera sessuale con cariche di aggressività che per essere controllate richiedono un’adeguata terapia. Ma uno dei momenti nodali della vita femminile sono caratterizzati da una confusione di “piacere-dolore e lo riscontriamo nelle mestruazioni, nella deflorazione, nella gravidanza, nel parto, ecc. Sono tutte sensazioni assai intense ed indelebili. Alcuni psicoanalisti ne parlano come di un “masochismo essenziale” femminile, ma non sono, alla prova dei fatti, credibili. La donna affronta con fierezza tali eventi considerandoli liberi e necessari. Il lato più fragile della donna, semmai, è nelle sue complesse situazioni personali: sta nel timore di perdere la propria bellezza, la paura di perdere il compagno e via di questo passo. La spingono ad un inconscio rifiuto per il proprio corpo, per la propria condizione e che comprende la stessa sua femminilità. Alla fine, dovremmo convenire che la conflittualità di genere va per lo più ricercata nel modo come le due parti interagiscono e non si lasciano condizionare dagli stereotipi del passato. (Riccardo Alfonso)

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Comprendere la politica dal punto di vista laico e confessionale

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

È un discorso che io faccio in primo luogo pensando agli italiani, ma potrei estenderlo agevolmente agli altri popoli del mondo. Riprendo, a tale riguardo, un passaggio del libro scritto dal sacerdote Pio Parisi nel suo libro: “La coscienza Politica” scritto nel 1975. Le sue parole, pur meditate molti anni fa, osservando gli avvenimenti che ruotavano intorno alla Democrazia Cristiana, sembrano ora acquistare una straordinaria attualità.
Il tema che mi sembra egli prediligesse, su tutti, è su cosa la fede dà alla politica. “Se la fede – egli osserva – è un’esperienza totale è chiaro che essa investe completamente la politica. La fede investe la politica dando un significato nuovo a tutte le realtà di cui la politica s’interessa, da quelle economiche alle giuridiche e culturali; un significato nuovo per l’intelligenza ma anche per il cuore, che si accosterà con nuovo slancio a queste realtà, e per l’azione.
Come potrebbe l’azione politica non essere permeata e intimamente modificata dalla fede, quando la fede stessa penetra l’intelligenza e il sentimento nel momento in cui si compie l’analisi su cui si fonda l’azione politica? In tal modo non si corre il rischio di cadere nell’integrismo? Non di certo giacché è proprio la fede la più forte garanzia contro tale andazzo.
Vi è un primato che supera ogni azione umana. La fede, di conseguenza, dà alla politica la possibilità di una lettura pienamente serena e seria di quel che succede e quindi dà possibilità di un vero orientamento in mezzo alle più complesse vicende umane.
La fede, soprattutto, ci illumina sul valore e sulla centralità d’ogni persona umana, sulla falsità d’ogni violenza e strumentalizzazione, da qualunque parte è operata, nei confronti del più ignorato degli uomini.” Per contro la politica da sola non genera fede, ma chi ha fede cresce in essa impegnandosi nella politica. La politica, semmai, può aiutare la fede a crescere nella conoscenza della grandezza di Dio. La politica, infatti, stimola l’attenzione a tutti e la considerazione dell’umanità come un tutto; fornisce tanti elementi per cogliere la complessità e il rapido divenire delle vicende umane: è spesso un’esperienza viva della miseria umana, materiale e morale; dà la possibilità d’individuare grandi potenzialità nei singoli e nella società. La politica può essere, infatti, un’ampia e intensa esperienza dei condizionamenti naturali e sociali, quelli del tempo, del peccato, della morte. Per chi non ha fede la politica può essere una via per raggiungerla. Facendo sinceramente politica ci si affeziona sempre più all’uomo e desiderare per lui una salvezza che sia di là di quella che l’uomo da solo può trovare; ci si affeziona all’amore e se ne cerca una sorgente inesauribile: ci si affeziona all’efficacia e si ricerca il divino. A questo punto noi comprendiamo, sino in fondo, la ragione che a cavallo tra il XIX e il XX secolo ci ha portato alla vocazione politica di un Gioberti e di uno Sturzo e di altri. Occorre, altresì, essere molto chiari con se stessi e con gli altri: se ci s’impegna insieme, in conformità a scelte di valori culturali e morali, bisogna rinunciare a servirsi di questa convergenza per operazioni di potere. Nel momento in cui una comune iniziativa culturale o morale è concepita come alleanza di potere, essa è isterilita, distorta negata. Ci si può aiutare a servire e ci si può aiutare ad asservire; ma i due modi si escludono a vicenda. È il momento che la coscienza civile e religiosa degli italiani riconosca i valori di sempre e s’identifichi con essi. Questa nostra coscienza politica va acquistata quotidianamente nella misura dell’impegno a osservare, a riflettere, a realizzare la sintesi fra diverse tendenze separate e contrapposte, ad aprire il proprio animo, agli altri e agli eventi, a convertire la propria vita, liberandosi, per quanto è possibile, dall’egoismo. Ed è un atto d’egoismo procedere uniti nella fede e separati in politica di là del ragionevole e del comprensibile. Dopo di tutto ci appare un non senso identificare due distinte anime tra chi opera in conformità al suo Credo e chi lo mette da parte, sia pure diligentemente, per lasciare il posto al significato laico della politica. (Riccardo Alfonso)

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Curare le malattie e la dipendenza dalla variabile economica

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Significa anche migliorare la qualità della vita e renderla più longeva. Già di per sé potrebbe diventare una condizione “destabilizzante” per quanto benefica ed esaltante possa apparire.
Dobbiamo, purtroppo, partire dal presupposto che non tutti potranno beneficiare dei progressi della scienza e chi lo potrà fare, determinerà inevitabilmente una selezione della specie. Sarà, ed è inevitabile, chi ha maggiori risorse economiche, di uno status sociale più avanzato e vive in società evolute. Quanti potranno essere oggi nel mondo? Trecento, quattrocento milioni? E gli altri che fine faranno? È un interrogativo che ci lascia molto perplessi su ciò che significa progresso, nel senso più ampio della parola, per la sua capacità di rendersi reale in ogni parte del mondo. Se non si raggiunge questa condizione esistenziale e molto diffusa noi corriamo il rischio di degenerare l’intero sistema e di offrire il fianco ad una lotta brutale e sanguinaria tra chi può ed ha e tra chi non può e non ha. Da una parte vi sarà l’individuo e dall’altra il numero. Per un verso crescerà la voglia di progredire e dall’altro s’instaurerà la propensione alla distruzione. La risposta più saggia potrebbe essere quella d’ancorare il progresso alla sua diffusione e alla possibilità di renderlo accessibile a tutti. Sta qui la forza culturale, che va proposta, e che i politici possono rendere più efficace e credibile perché i nemici dell’uomo non vengono dal progresso ma dal modo come taluni riescono ad asservirlo ai propri interessi. Ci vuole, a questo punto, un controllore credibile e autorevole e super partes che ci faccia da garante. (Riccardo Alfonso)

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Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più. Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

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Il lavoro come scelta di vita

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Sovente mi capita di leggere i vari discorsi che ruotano intorno all’età lavorativa e al tempo per andare in pensione. E poi mi guardo intorno. Vedo il pensionato seduto sulla panchina dei giardinetti sotto casa o in animate concioni con un gruppetto di suoi simili per strada o al bar, in chiesa a biascicare qualche preghiera o a fare la spesa a portare a spasso i nipoti e a sfaccendare a casa. Ma anche ad affollare gli ambulatori medici, a sentirsi ammalato e bisognoso di farmaci di ogni tipo. Alla fine, mi chiedo: Ho conosciuto più di un collega attivissimo in ufficio sino al giorno del pensionamento e a vantarsi di essere stato sempre in salute e rivederlo qualche anno dopo l’ombra di sé stesso, abulico e malfermo sulle gambe. Altri, invece, li ho trovati “rigenerati” e ho scoperto che si sono ritagliati un nuovo lavoro anche se a volte a titolo gratuito. E ho “scoperto” anche un altro aspetto interessante. Essi, per lo più, hanno fatto parte di quella generazione che era alla ricerca di un lavoro, uno qualsiasi per vivere e costruirsi una famiglia e avere dei figli. Non hanno scelto, quindi, un lavoro congeniale alle proprie aspettative ma il primo che il mercato offriva loro, ma non l’hanno amato, ma subito. La pensione a questo punto è diventata l’occasione per fare quella scelta che era mancata in gioventù. Alla fine, mi sono chiesto se l’attuale logica lavorativa e ancor prima l’apprendimento scolastico non siano state delle circostanze devianti sul sentiero delle proprie inclinazioni intellettuali. Penso, ad esempio, al calciatore professionista che a 40 anni deve necessariamente appendere al chiodo i suoi scarpini per sentirsi “un pensionato” ma che potrebbe essere persino “giovane” per altri impieghi. Quanti lavori possono essere la stessa cosa magari a 50 o 55 anni?
Su questa falsariga abbiamo mai considerato un diverso approccio lavorativo con la possibilità di adattare il lavoro all’età e alle proprie inclinazioni? Se lo avessimo fatto non saremmo qui a perderci in lunghe discussioni sull’età pensionabile e quel che ne segue. (Riccardo Alfonso)

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