Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Archive for the ‘Confronti/Your opinions’ Category

Your opinions

L’Italia e gli equilibri geopolitici

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2020

Di tanto in tanto il cronista politico pone alla nostra attenzione la tendenza di Matteo Salvini di assecondare le “trame” di Putin nei confronti dell’Italia, ventre molle dell’Unione europea e sul punto di far traballare quest’ultima con tutte le sue contraddizioni. Sull’altro versante opera Luigi Di Maio, enfant prodige dei pentastellati e al secolo ministro degli esteri, che non nasconde le sue simpatie per i cinesi e il suo leader carismatico Xi Jinping, dallo sguardo dolce e amabile.
Due leader indubbiamente prestigiosi e autorevoli entro e fuori le mura dei loro palazzi. Lo stesso cronista, forse in termini più velati, ci fa notare che l’Europa comunitaria non gode degli stessi qualificanti attributi da parte dei suoi leader. E un’Europa debole, divisa e litigiosa avrebbe un bisogno vitale di una guida sicura e determinata anche a costo di perdere qualche pezzo della sua collana.
Se scendiamo nel dettaglio l’esclusione della Russia da una comunità Europea che vada dal Portogallo e fino ai confini asiatici della Federazione russa ci sembra innaturale. Tanto vale, avevamo tempo addietro argomentato in proposito, sdoppiare l’Europa in due distinte entità. Quella che ci interessa come Italiani dovrebbe riguardare i paesi che dalla sponda europea a quella africana e asiatica si affacciano sul Mediterraneo. Solo con la Federazione russa e con il silenzio assenso dei cinesi sarebbe possibile mettere in cantiere questo progetto.
Al tempo stesso non possiamo pensare ad alleanze come quella che fa capo alla Nato che hanno riguardato un momento storico che non esiste più. Noi dobbiamo ragionare su un futuro diverso da quello paventato dai nostri padri. Non possiamo guerreggiare per destabilizzare sotto l’effetto delle bombe interi paesi e trasformare nazioni come l’Irak, la Siria e la Libia in un cumulo di macerie fumanti.
Dobbiamo recuperare e rivitalizzare quelle parti del mondo sofferenti perché, con sette miliardi di abitanti e che nel 2050 arriveranno a nove miliardi, ciò che ci manca è proprio lo spazio vitale e una riorganizzazione delle risorse per evitare ciò che in parte sta già accadendo con milioni di persone che muoiono di fame e di malattie. Per non dire altro. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Lettera aperta al presidente Conte: Vox clamantis in deserto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2020

Ho scritto molte parole al vento e queste rischiano di fare la stessa fine, ma ci provo. Durante le mie revocazioni storiche ho evidenziato la mancata occasione offerta all’Italia, nel secondo dopo guerra, di fare un salto di qualità. Ora mi rendo conto che esiste una seconda opportunità per rigenerare il sistema Paese. Per anni abbiamo teorizzato sul rinnovamento, sulle promesse e sui piccolissimi passi fatti sino ad ora, ma ci è mancata la consapevolezza, e subito dopo la determinazione, che l’Italia per imprimere una svolta decisiva ha bisogno d’avere chiare le idee per il suo futuro. Parto da una riflessione che ha per oggetto la “globalizzazione”. È il totem della nostra contemporaneità. In suo nome sono stati creati dei mercati che hanno attratto le imprese che potevano guadagnare con una manodopera a bassissimo costo e con produzioni qualitativamente mediocri e con la logica dell’usa e getta. E mi sono chiesto: quale potrebbe essere l’alternativa? E la risposta l’ho trovata pensando ad una governance efficiente, una intermodalità nei trasporti (strade, aeroporti, vie marittime lagunari e fluviali) che consenta rapidità nel trasferimento delle produzioni e una eccellente rete informatica e tecnologica che copra l’intero territorio nazionale. Alla base di tutto questo si deve prevedere una giustizia, nel penale e nel civile, che soddisfi la rapidità decisoria con l’efficacia delle norme e una burocrazia che non si emenda con minori controlli ma con la loro qualità e pragmatismo. Il tutto, ovviamente, non può prescindere, da un agire politico che tenga conto che oggi il fattore tempo non ci permette indugi perché non sarebbero compresi dall’opinione pubblica e, in ultima analisi, dagli elettori. In altri termini non è più il tempo di convegni, dibattiti, riunioni. Ne abbiamo avuti abbastanza. Non è il tempo della posa della prima pietra ma delle chiavi in mano per aprire la nuova casa. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Pentastellati: Avviso ai naviganti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 giugno 2020

Da qualche anno a questa parte il movimento registra una intensificazione degli attacchi indiscriminati volti a metterlo in cattiva luce nella segreta speranza di cancellarlo definitivamente dalla scena politica italiana. A questo punto è bene ricordare a tutti i pentastellati iscritti al movimento e ai simpatizzanti che è necessario stringere le fila per riprendere il filo che si è sfilacciato tra gli aderenti della prima ora e i nuovi venuti. Il loro comune denominatore è sempre lo stesso: Cinque stelle è nato dalla voglia di restituire alla politica il suo primato senza partigianerie, sistemi correntizi, intrighi di varia natura, tra corrotti e corruttori. È stata e continua ad essere un’impresa difficile e se è stata avvertita qualche falla lo dobbiamo al fatto che non è stato sempre possibile scremare il buono dal cattivo. Se continuiamo ad assistere a quanto accade tra gli addetti ai lavori della giustizia, delle politiche sociali e migratorie ci accorgiamo che sono molti coloro che predicano bene ma altrettanto numerosi sono quelli che razzolano male. E bisogna anche capire che il Movimento può essere sé stesso solo se dalle urne esce un consenso maggioritario che gli consenta di governare da solo. In caso contrario i suoi possibili alleati lo costringeranno a dei compromessi. Ciò non vuol dire, ovviamente, cedere sui valori fondanti il movimento.
Dobbiamo, altresì, mettere in conto che oggi siamo dominati dal “demone della fretta” e vorremmo tutto e subito, ma non dobbiamo dimenticare che per almeno trent’anni siamo rimasti ingessati da una politica che non è riuscita a fare una sola riforma degna di questo nome. Ora potremmo, finalmente, farcela ma, purtroppo il partito del Bogianen (non ti muovere) è ancora molto forte. Ecco perché i Pentastellati hanno una ragione in più per esistere e radicarsi nella coscienza degli italiani. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Le opposizioni attendono al varco il governo per riforme condivise

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2020

Il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha scritto su Facebook: «Ora che è finito l’evento esclusivo di dieci giorni a Villa Pamphilj, aspettiamo di ricevere dal Governo il documento che ha realizzato per rilanciare l’economia italiana. Saremo ben lieti di discutere con il Governo di cose concrete, partendo proprio dalle proposte che avrà messo nero su bianco su un documento. Confidiamo che non saremo invitati a Palazzo Chigi solo per un tè coi biscottini prima che il Governo si sia chiarito le idee sul da farsi».
Questo breve comunicato è pervenuto in redazione qualche ora fa ed è stato già catturato dai media nei loro dibattiti d’opinione con politici, imprenditori e giornalisti. Da parte nostra ci è parso di leggere tra le righe una nota critica nei confronti dell’esecutivo e che proviamo a riassumere così: Il governo per farsi un’idea su ciò che accade in Italia ha dovuto mettere in piedi una convention a più voci sulla società civile mentre noi, che il programma per la rinascita del Paese lo abbiamo già pronto, nero su bianco, non abbiamo bisogno di perdere altro tempo. Cosa significa in pratica? Che non ne sortirà nulla di buono perché ognuno resterà nelle sue posizioni in quanto sono due le visioni che vorremmo concretizzare per un’Italia che deve uscire dal pantano in cui si trova. Ma è per noi una condizione di stallo che non possiamo più permetterci. Per troppo tempo abbiamo avuto un paese ingessato e incapace, colpevole in primis la classe politica, ma non solo, di non avere un’idea del futuro che ci attende e che la globalizzazione e la corsa sfrenata di alcuni Stati all’accaparramento delle risorse energetiche mondiali hanno reso sempre più conflittuale. La verità è che per uscire dalle secche dobbiamo immaginare un’Italia tecnologicamente avanzata, con una rete intermodale integrata e potenziata, con filiere produttive corte saltando passaggi spesso eccessivi e farraginosi, una giustizia che abbia come principale obiettivo d’essere rapida e risolutiva, sia nel civile sia nel penale, una sanità dove si privilegi l’assistenza territoriale e una scuola profondamente riformata. Sul piano sociale devono essere perseguiti i due diritti fondamentali che è quello della vita e del vivere. Per farlo i politici devono mettere da parte i loro interessi di bottega, di natura elettorale e alla ricerca di facili consensi, e mostrarsi monolitici nel contrastare le spinte corporative e gli interessi di parte. Giorgia Meloni è una donna che ha in sé un pragmatismo che le fa onore e siamo convinti saprà farne un buon uso per scrivere una nuova pagina nella storia tanto tormentata dell’Italia anche se le sirene intorno a lei suonano in maniera tanto assordante da stordirla. Questa è una partita che forse non darà, in chiave elettoralistica, risultati clamorosi per chi li cerca facili e immediati, ma avrà sicuramente un impatto positivo per quegli italiani che riescono a vedere al di là del proprio naso. Riflettete, gente. Riflettete. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Freud critica la religione per un semplice pregiudizio?

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

Dice Oscar Pfister che ha ben conosciuto Freud: “Le critiche di Freud alla religione non sono nuove, inoltre, nonostante il suo proclamato ateismo, la sua opera, destinata ad alleviare le cure degli uomini, fa di lui un uomo implicitamente religioso”. Freud si vanta nelle sue note autobiografiche non di non aver ricevuto nessuna precisa educazione da piccolo e, quindi, di non avere pregiudizi e preconcetti che secondo il suo giudizio, indeboliscono quindi l’intelligenza e la comprensione dei fatti in questo campo.
Non dobbiamo, comunque, dimenticare l’importanza, che indirettamente nella sua formazione, in specie nell’età infantile, può aver giocato la cultura ebraica hassidica galiziana nella quale la sua famiglia per decenni aveva vissuto. Scrive ancora Maryse Choiry “Freud è stato così ateo come ha detto? L’ha detto troppo. Egli stesso ci ha insegnato a diffidare delle asserzioni assolute. Il tutto quello che è esagerato è insignificante di Talleyrand si traduce nel linguaggio psicoanalitico in tutto quello che è esagerato, contiene un elemento contrario. Freud non è stato piuttosto ambivalente nei confronti della religione? Egli vuole troppo convincermi perché io sia convinto. Quando dimentica di essere ateo, gli avviene talora di scrivere una pagina mistica suggestiva”.
Freud con molta probabilità pensava alla religione nella sua duplice configurazione di atto di fede e di religiosità espressa nei rituali. La prima proviene dall’io profondo e la seconda dalle suggestioni e le emotività che ci accompagnano nel nostro cammino esistenziale. In difetto non si potrebbe spiegare altrimenti la sua contraddittorietà in dichiarazioni quali: “Io sono il diavolo che apre la strada, dopo verrà Dio. Il diavolo apre sempre la strada a Dio” e ancora “Se io pure con le mie interpretazioni ho ucciso Dio negandolo, nelle mie scoperte scientifiche c’è invece la premessa per farlo risorgere e riemergere dopo alla visione e alla constatazione degli uomini”. Come un antico profeta ebraico, Freud sembra dire quindi: “Altri tempi verranno”. Una dimostrazione di questa dualità è riscontrabile nelle accuse di Freud alle imposizioni dogmatiche della religione e alle sue ossessive irrazionali ritualità. È quindi la forma e non alla sostanza che s’incentra la critica. In Freud tracce di questo interesse trapelano spesso in osservazioni e considerazioni che si possono riconoscere qua e là nelle sue opere. Alla fine, si potrebbe sostenere che tutto il sistema psicologico nel profondo di Freud è anche un travestimento profano del sacro. È lo stesso Freud, infatti, a sostenere come la Kabbala non è altro che il linguaggio manifesto e condizionato e quindi derivato da un altro profondo inconscio linguaggio. Anche Jung, a questo riguardo, vedeva nelle formulazioni scientifiche di Freud aspetti di teologia mascherata. La nostra eredità spirituale è indubbia. Vi può essere, semmai, una forma di sensibilità diversa tra un soggetto e l’altro che può rendere stridente il rap-porto tra fede e pratica religiosa con i suoi rituali e i suoi dogmi.
Ciò significa, per dirla con Lassalle allorché ci parlava del Buddhismo Zen, “Che non basta scoprire la verità liberatrice assoluta per mezzo del pensiero dialettico, e di credervi basandosi sulla trasmissione per via orale: al contrario essa va raggiunta per intuizione o esperienza interiore personale. A questa intuizione si accede mediante lo Zazen o meditazione Zen. Il mondo che si rivela nell’illuminazione. Si definisce, quindi, “mondo dell’identità”, in opposizione al “mondo delle differenze”. Secondo la dottrina buddhista questo mondo non ha realtà, ma è solo illusione”. L’origine della religione sostanzialmente nell’ipotesi di Freud coincide con il complesso di Edipo. Ma commenta Charles Hainchelin in “Le origines de la religion»: «Freud in questo campo si appoggia su una ipotesi di Robertson Smith e egli ha molto utilizzato i lavori di Frazer relativi alla leggenda della morte di Dio-Padre e del Figlio. Il guaio è che questa ipotesi, e pertanto le teorie che sono fondate su di essa, non è confermata dai fatti. Un complesso come quello di Edipo non potrebbe, in effetti, datare che da una fase già avanzata dello sviluppo sociale, che d’altra parte determinerebbe un’insolubile contraddizione, perché con la promiscuità primitiva, poi il matrimonio per gruppi, il padre era sconosciuto. Il passaggio dalla poligamia alla monogamia, che sembra supporre la tesi di “Totem e tabù” è assai recente: esso è in generale legato all’apparizione della proprietà privata che contribuì a dissolvere la famiglia consanguinea. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La democrazia in Italia alle prese con la nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Se per democrazia intendiamo una forma di governo costituita tramite rappresentanti liberamente eletti, in forma diretta o rappresentativa con il filtro parlamentare, dobbiamo chiederci se l’attuale cambiamento della società, divenuta complessa e frammentata dalla crisi dei tradizionali partiti di massa, possa ancora giustificare questo modello di governance.
La nostra storia politica è iniziata con la Costituzione del 1948 che dopo il ventennio fascista ha aperto la strada ad una “democrazia compromissoria” per poi passare, nel 1993, all’evoluzione bipolare basata su coalizioni alternative che annunciano al corpo elettorale il rispettivo candidato alla Presidenza del Consiglio.
Ciò impone la logica delle coalizioni per raggiungere la maggioranza parlamentare per la formazione di un Governo. Questa formula ha in un certo qual modo funzionato sino alle politiche del 2018. Da allora ad oggi tutto è stato rimesso in discussione, diciamo in maniera più marcata ma anche dirompente, con la rottura delle alleanze pre-elettorali tra i movimenti politici e la formazione di coalizioni “variabili” rimescolando la posizione di alleati e oppositori tra loro.
Tutto questo cosa vuole significare? Che abbiamo perso la capacità di proporre una forma di governo statale in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti? Sembra proprio di sì. Ma come siamo arrivati a scompaginare il tutto? Probabilmente questo deficit dipende dalla mancata caratterizzazione del sistema politico e della cultura politica. Ora la detenzione del potere si traduce nel formare e disfare governi basandosi su un “parlamentarismo maggioritario” non più attraverso lo scontro fra due coalizioni alternative ma al loro interno scompaginandosi tra loro. E l’elettore a questo punto come può fare le sue scelte se persino i programmi elettorali sono inattendibili? Sembra proprio che ci stiamo avviando verso la fine della democrazia e non solo in Italia. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

L’essere umano sta vivendo la sua contemporaneità in modo confuso e anche contraddittorio. Questo perché vi è stata nell’arco degli ultimi 70 anni una improvvisa accelerazione “temporale” nei modi di vivere e di relazionarsi con il prossimo, dai propri simili alla natura. Se ci limitassimo a considerare solo il mondo della comunicazione ci accorgiamo d’essere impreparati al discernimento delle informazioni che ci vengono segnalate in quanto non tutte sono veritiere ma facciamo fatica ad analizzarle logicamente. Partivamo da certezze consolidate come la patria, la famiglia, le istituzioni come valori fondanti per poi vederli dissacrati, resi privi di senso e in questo rimescolamento abbiamo smarrito i classici punti di riferimento intellettuali, culturali, sociali e civili.
Così messi al cospetto, quasi brutalmente, ad eventi improvvisi, di una certa gravità, come il covid-19 ci siamo accorti della nostra fragilità cognitiva a fronte di notizie che non potevano essere accettate sic et simpliciter ma attentamente analizzate per evitare il rischio che fossero, di là dalla fonte di provenienza, delle fake news. E ancora di chi potevamo fidarci? In specie dopo anni di martellante dissacrazione dei nostri “totem” istituzionali: parlamento, politici, amministratori e scientifici e che dovremmo esorcizzare sul modo come recepiamo i messaggi e li rilanciamo alle persone che ci ascoltano. Di certo non facciamo un buon uso della nostra intelligenza se lasciamo che la nostra mente si impigrisca sul pour parler degli usuali imbonitori di turno, ora per stanchezza, ora per pigrizia ora per accettazione supina alle ideologie aberranti o dei consueti pifferai. Dovremmo, invece, recuperare quel salto di qualità intellettuale che forse abbiamo disatteso per via del nostro lavoro stressante, degli incombenti impegni familiari e dalla voglia di vivere delegando agli altri la gestione del nostro vivere in comunità. Oggi è un lusso che non possiamo permetterci senza doverlo pagare ad un prezzo proibitivo. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Mente e cervello nella ricerca di una propria identità nel magma della spritualità

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Grandi ricercatori e sperimentatori, come Sperry, hanno portato il problema delle funzioni diverse e specifiche della parte destra e di quella sinistra del cervello, presupponendo possibili varie fasi nella stessa storia con evoluzioni e involuzioni psicologiche. Basterà pensare alle ipotesi affacciate da uno studioso di Princeton, come il prof. James Jyanes in alcune particolari possibili interpretazioni: la parte destra del cervello e la sua funzione intuitiva e artistica e la parte del cervello sinistra che rappresenterebbe soprattutto l’aspetto pratico. Varie sarebbero le vicende della mente nei diversi periodi vissuti dall’umanità. Ma essenzialmente problemi che vanno ancora più lontano, non possiamo dimenticare che sono stati posti da grandi neurologi, come il premio Nobel John Eccles e dall’altro grande neurologo Karl Pribram. Altro aspetto da rilevare è che lo stesso Freud ammetteva che mente e cervello erano aspetti distinti, senza naturalmente approfondire neurologicamente la ricerca e la problematica. In tutti i modi K. Gustav Jung era andato oltre, su questo argomento e ne aveva tratto le conseguenze.
Penso, inoltre, alla sessualità e al suo “aspetto spirituale”. Un magistrale insegnamento, in questo senso, ci viene dall’Oriente. Da migliaia di anni le religioni orientali hanno collegato l’aspetto religioso alla sessualità. Basta, a tale proposito, alle sculture di molti templi di quelle regioni. Identiche tracce sono reperibili nella Chiesa paleocristiana e persino nella medievale. Lo stesso simbolismo sessuale si richiama nell’alchimia. Del resto, ne era ben consapevole Platone intendendo la sessualità come parte dell’eros. Ma allora se Freud concepisce il fatto sessuale come autenticamente valido e creativo, se vissuto nell’ambito di quell’ontologia che Platone chiamava eros, che cosa ne dobbiamo dedurre? Secondo Freud, la sessualità nei primi anni di vita in taluni è sublimata in alte dosi, mentre in altre persone è sublimata poco o nulla. La sublimazione significa ottenere soddisfazione per questa pulsione manifestandola semplicemente in livelli più alti di quello abituale e biologico. Ma allora se Freud ammette che taluni, come i santi autentici, possano veramente sublimare a livello altissimo, realizzando quindi aspetti di amore superiore per gli altri, come si concilia tutto questo con certe pagine negative su questo argomento, di libri come “Totem e tabù” e “Al di là del principio di piacere” o “Il disagio nella società contemporanea” e così via? Il fatto è che implicitamente Freud con il discorso sul livello autonomo dell’arte, sul sesso compreso nell’eros, come la concepisce Platone e quello sui mistici, ammette l’esistenza di altri livelli di là di quelli semplicemente pulsionali. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Leave a Comment »

Freud e la religione

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

A questo punto non sarei del tutto esaustivo se trascurassi ciò che la religione ha rappresentato per l’essere umano nella storia di tutti i tempi e che Freud arriva a finire che si tratta di un’alienazione quando si spostano e si proiettano paure e speranze in un aldilà fantastico e astratto. È un modo di allontanarsi dalla realtà. Come prima di lui Schopenhauer e Nietzsche, e come il dott. Laurence avrebbe fatto dopo di lui, Freud interpreta l’essenza conoscitiva della religione come dislocazione del sentimento emotivo nei confronti dell’autorità. Oltre a far risalire la religione a sentimenti infantili di dipendenza, Freud l’accusava di essere una preoccupazione fondamentalmente femminile. Gli interessava far risalire il pathos dell’uomo religioso, che è costretto come una donna, all’obbedienza incondizionata. Essere religiosi, nel modo inteso da Freud, significa essere passivi, docili, dipendenti, cioè manifestare dei tratti tipicamente femminili. La religione, secondo Freud, nasce dal fomentare un sempre crescente “senso di colpa”. “Quando una tendenza istintiva è repressa, disse Freud in “Il disagio nella civiltà”, i suoi elementi libidici si trasformano in sintomi e le parti aggressive in senso di colpa”. Di tanto in tanto i clan celebrano delle feste religiose, durante le quali i membri della famiglia totemica riproducono con danze rituali i momenti caratteristici del loro totem.
Scrive Kereny: “Lo scopo di Freud era precisamente quello di soddisfare l’uomo irreligioso che pure s’interroga sul fenomeno, così difficile da comprendere, delle religioni, e questo era appunto il caso dello stesso Frazer e di Freud. Ma la storia dell’umanità non presenta né l’evoluzione “magia-religione-scienza” che Frazer pretendeva, né un modello puro ed incontaminato, sicché Frazer fu costretto a costruire con semplificazioni assai più spinte di quelle alle quali ricorre Bachofen nella sua teoria sull’evoluzione della famiglia”. Per Kereny: “Freud non vide, come non lo notò Frazer, che i loro modelli per l’origine della religione, che avrebbero dovuto spiegare addirittura il grande sacrificio del Cristianesimo, equivalgono a generalizzare a tutta l’umanità, una nevrosi preistorica”.
Un altro elemento che Freud non colse, perché gli mancava la visione d’insieme necessaria, è che una religione totemistica con tutti i suoi contrassegni caratteristici, totem, tabù ed esogamia, non è dimostrabile in nessuno dei popoli che ebbero parte, in un qualche periodo nel maturare della nostra civiltà occidentale caratterizzata dall’evoluzione, né presso gli indogermani né presso i mesopotamici, e neppure presso gli egizi. E neppure presso gli israeliti. Sia Schopenhauer sia Freud davano per scontata l’assurdità della credenza religiosa agli occhi degli uomini razionali. Oggetto della discussione è semplicemente il problema se la fede sia necessaria per controllare la maggioranza non illuminata, oppure se il valore della religione, che è comunque in declino, se non sia stato sopravvalutato e non costituisca, in realtà, una forza che contrasta con le finalità illuministiche: ragione, progresso, effettivo miglioramento dell’umanità. Il ragionamento del Demofilo di Schopenhauer è molto simile a quello dell’interlocutore di Freud in “L’avvenire di un’illusione”. Il Demofilo dice: “Non hai idea di quanto sia sciocca la maggior parte della gente”. Il “Dialogo” di Schopenhauer uscì nel 1851, quello di Freud nel 1928. Così commenta Jacquard: “Freud pensa che la religione non possa essere altro che una fase necessaria nell’evoluzione umana, fase paragonabile all’adolescenza”. Freud ha affermato nelle sue analisi, che vietando l’uso delle facoltà critiche in una particolare direzione, si determina un abbassamento generale dell’acume critico del soggetto, danneggiando le capacità razionali.
Freud ammette, d’altra parte volentieri, che le sue “speculazioni” non hanno parte integrante del sistema analitico. Ciò vuol dire che è possibile usare la metodologia (psicoanalitica) anche al servizio dell’opinione opposta. È quello che farà Oscar Pfister nel libro “L’illusione di un avvenire”.
Ma Freud non è il solo né il primo ad avanzare l’idea di un’anima collettiva. Lo sostennero sia Durkeim, della scuola sociologica francese, sia Wundt. Commenta in proposito Fromm: “oltre che un’illusione, dice Freud in sostanza, la religione è un pericolo, perché tende a santificare certe cattive istituzioni umane con cui si è sempre alleata. La religione, inoltre, tende a impoverire l’intelligenza, insegnando a credere a un’illusione e proibendo il pensiero critico”. Non c’è dubbio che, come asserisce Jung, inflazionare in questo modo la portata del complesso di Edipo sul piano della cultura e dell’inconscio collettivo, può significare tendere ad eliminare quel fattore religioso che ha tanta parte nei livelli più alti della personalità umana.
Da parte mia sono convinto che il fattore religioso sin dai primordi della vita ma ancor più nel momento in cui il primo essere umano ha alzato gli occhi alle stelle vi sia stato, nel comune sentire, un avvertimento religioso. Fu il primo desiderio per capire ciò che eravamo manifestamente in tutti i nostri comportamenti. In qualche modo ci richiamavano a una particolare “religiosità”. Non certo a caso i recenti studi comparati dell’antropologia culturale relativi alle simbologie superiori delle èlite del grande sciamanesimo arcaico, risultanti dai graffiti preistorici, tutti analoghi nei tre continenti antichi e studiati da Eliade, da Leroi-Gouhran, da Marsach e dalle loro scuole rivelano un concetto religioso profondamente avvertito e immaginifico nelle sue rappresentazioni murarie. Lo stesso dicasi per i cosiddetti fossili viventi culturali delle epoche arcaiche. Il loro “sentire e udire” cosmico è espresso dai simboli superiori delle grotte e da cui discendono tutte le tradizioni che ritroviamo nei millenni successivi. Inoltre, i grandi problemi delle origini si sono fatti molto più complicati riguardo varie fasi che si affacciano, man mano che si accrescono gli studi neurologici. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La fede e il creato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Da queste sia pure sommarie indicazioni possiamo renderci conto che le manifestazioni religiose delle tre Chiese monoteiste (cristiana, ebraica e islamica) sono fondamentalmente improntate alla pace e alla concordia a dispetto delle diversità e dei contrasti che si manifestano nelle piazze e negli odi che si covano davanti ai tanti eventi che le opposte fazioni traducono in fatti concreti con lutti e violenze d’ogni genere. Resta, quindi, la vergogna più grande e l’umiliazione più cocente quando si trova proprio nel pregare, e la preghiera è un grandissimo atto d’amore, il germe dell’odio. Le due cose scoprono le nostre ambiguità. Diventa anche per l’uomo, che appartiene alla nostra contemporaneità, un aspetto sconcertante. Come si può pregare esprimendo con ciò un gesto d’amore per noi stessi e per i nostri simili e impugnare, qualche minuto dopo, un’arma per uccidere? Come si possono violare i luoghi sacri provocando stragi immani?
Come si può mentire tanto spudoratamente sino al punto di negare l’evidenza e di farlo davanti alle leggi della Fede prima ancora di quelle umane?
Sono tutti interrogativi che ci coinvolgono nella stessa misura e ci sollecitano risposte adeguate. Sono i riscontri che ancora una volta l’uomo del presente non riuscirà a darsi perché sono il frutto maturo di una civiltà che non ci appartiene e, purtroppo, per nostra scelta.
Manca ancora quel ritrovarci nell’unità, dalle ceneri delle nostre diversità, in quel disegno divino la cui traccia noi avvertiamo forse in misura scomposta e vaga, ma che sentiamo, nel nostro intimo, come fine ultimo di tutte le cose.
Non vi è, d’altra parte, una ragione che non sia possibile spiegare ritrovando una logica nel nostro cammino sulla Terra, attraverso le generazioni, mediante l’uso e l’abuso dell’ingegno. Nel bene e nel male noi stiamo sperimentando più modelli di società. Noi stiamo saggiando la nostra capacità di vivere, in comunità, e di crescere insieme nel migliore dei modi e lo facciamo anche percorrendo la strada della sua negazione sostanziale. Vi possono essere, lungo questo percorso, degli arretramenti, dei passi falsi, degli errori di valutazione, delle ideologie liberatorie che alla fine si rivelano aberranti, ma non è, in ogni caso, il momento per coglierci impreparati. E’, invece, il fine ultimo a giustificare e ad assorbire il nostro procedere malfermo. La vita è come un foglio di carta bianca sul quale, con un pennarello, si schizza un disegno. Se l’opera non riesce, con la morte appallottoliamo il foglio e ne usiamo un altro ed è, di nuovo, vita. Ricordando il tratto più felice lo riportiamo nel nuovo impegno e così riprendiamo il cammino. Non tutto, quindi, è cancellato e riproposto ex novo. Noi, semmai, facciamo tesoro degli antichi insegnamenti. Traiamo da essi i simboli e i messaggi per procedere più spediti, ma anche per avvertire i pericoli e le insidie possibili ereditate da chi ci ha preceduto e che ha saputo evitare e trarne, a nostra volta, insegnamento. Questi passaggi, che hanno richiesto la presenza e l’impegno di centinaia, o meglio, di migliaia di generazioni, ci hanno spinto a frazionare i problemi, a suddividerli in tante sottospecie. Così come accade oggi con i numerosi p.c., che sono messi in parallelo e poi suddivisi in piccoli gruppi ai quali sono assegnati parte di un “compito”, lo stesso accade all’interno delle comunità viventi e per quelle precedenti e sarà altrettanto per le venienti. Man mano che le parti del problema sono risolte si definisce gradualmente anche la figura d’insieme. Sta ora da chiederci cosa mai apparirà alla fine. Possiamo sin d’ora essere certi almeno di una cosa. L’homo non sarà più aeconomicus, o giuridico, o filosofico o religioso, ma sarà universale: homo novus. Non vi sarà posto per il particolare, per l’opera incompiuta. Il nostro destino è nella realizzazione piena e assoluta dell’unità nell’universalità. Solo in questo modo sarà possibile racchiudere tutta la saggezza e la prudenza fattibile, i completi valori e i precetti individuabili. Forse alla fine ritorneremo sul luogo da dove siamo venuti o ci spingeremo pellegrini tra le stelle del firmamento e ci confonderemo tra loro. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“The world demands more democracy not less”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

These are the words of the President of the European Parliament David Sassoli uttered days ago and which I take up again with a reflection because I am convinced that we have erected a simulacrum around certain words emptying them, in practice, of their real meaning. In this case, it is clear, not by those who pronounced them but by those who should make daily use of them in their political and institutional actions. This makes me say that there are two distinct, and sometimes incommunicable, languages ​​if we think about what Europe is and what we would like it to be. Let’s not forget that the idea of ​​a united Europe had for the constituent fathers a first important goal: to provide for a safe conduct to avoid the onset of other world wars that would have their trigger in Europe in the future. But we have not dealt with individual states and their aftertaste. Germany, for example, which caused two world wars and lost them, now seems to be making up for it with its financial and industrial power and wanting to claim to be democratic in the logic of primus inter pares but in practice by staggering its meaning to remain “primus” without “pares”. Today we are experiencing this behavioral disconnect even more as we are experiencing a season of radical changes in society that has become complex and fragmented with the consequent crisis of traditional mass parties and their ability to represent well-defined sectors of society itself. At this point we should say that the word “democracy” remains but at what price? We debased and humiliated it, making us lose the vision of a form of government capable of ensuring stability, decision-making efficiency, clear functioning of the political responsibility of the rulers and of the same role of stimulation and pragmatism of the oppositions. At this point, I ask myself, should we continue to talk about democracy without ridiculing it? (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

“Il mondo chiede più democrazia non meno”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Sono le parole del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli pronunciate giorni fa e che riprendo con una riflessione perché sono convinto che abbiamo eretto un simulacro intorno a talune parole svuotandole, in pratica, del loro reale significato. In questo caso, sia chiaro, non da chi le ha pronunciate ma da chi dovrebbe farne un uso quotidiano nel suo agire politico ed istituzionale. Ciò mi fa dire che esistono due linguaggi distinti, e a volte incomunicabili, se pensiamo a cosa è l’Europa e cosa vorremmo che fosse. Non dimentichiamo che l’idea di un’Europa unita aveva per i padri costituenti un primo importante obiettivo: provvedersi di un salvacondotto per evitare in futuro lo scatenarsi di altre guerre mondiali che avessero il proprio innesco in Europa. Ma non abbiamo fatto i conti con i singoli stati e i loro retrogusti. La Germania, ad esempio, che ha provocato due guerre mondiali perdendole, ora sembra rifarsi con il suo potere finanziario ed industriale e volendo avere la pretesa di considerarsi democratica nella logica del primus inter pares ma in pratica sfalsandone il significato per restare “primus” senza “pares”. Oggi questo scollamento comportamentale lo avvertiamo ancora di più in quanto stiamo vivendo una stagione di cambiamenti radicali della società che è divenuta complessa e frammentata con la conseguente crisi dei tradizionali partiti di massa e della loro capacità di rappresentare settori ben definiti della stessa società. A questo punto dovremmo dire che la parola “democrazia” resta ma a quale prezzo? L’abbiamo svilita ed umiliata facendoci perdere la visione di una forma di governo in grado di assicurare stabilità, efficienza decisionale, chiaro funzionamento della responsabilità politica dei governanti e dello stesso ruolo di stimolo e di pragmatismo delle opposizioni. A questo punto, mi chiedo, dobbiamo continuare a parlare di democrazia senza ridicolizzarla? (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Guardare l’Islam senza preconcetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

Per quanto sia stato già scritto e altri pronti a farlo sull’islamismo da credenti ed anche da oppositori, c’è ancora molto spazio per ospitare in questo crogiuolo gli ignoranti che si celano dietro i luoghi comuni e i preconcetti per ovviare il loro deficit di conoscenza. Pensiamo, quindi, di colmare questo vuoto, a ciò che ha originato l’attuale unità culturale islamica.
La carica di califfo, ossia di capo dell’Islam, fu contesa tra due grandi famiglie, quella degli Omniadi e quella degli Alidi, finché si giunse a una scissione del corpo islamico in due grandi parti con conseguenze di grandissima portata anche per la definizione della fede. Il partito degli Alidi diede forma all’eresia sciita (Shi!a) la quale col tempo assimilò ed elaborò ideologie di varia provenienza, estranee all’Islam originario. Così ebbe origine l’unità culturale islamica e che si espresse anche come un sistema di leggi, fomentando l’azione di giureconsulti che si svolse parallelamente all’azione teologica vera e propria, talvolta addirittura intralciandone il passo.
Ancora una volta questo passaggio, tra le diverse caratterizzazioni formali della stessa matrice fideistica, denota il tentativo della “tribù” di distinguersi dalle altre sotto il profilo religioso e che, nell’insieme, è valso a tenerle unite e distinte all’esterno nei confronti delle altre religioni. Ciò, ovviamente, a prescindere dalle forme interpretative particolari così com’è avvenuto nel mondo Cristiano.
Le questioni teologiche più dibattute furono: il libero arbitrio, che nell’ortodossia fu parzialmente negato in favore della predestinazione; la validità delle leggi naturali e delle spiegazioni razionali riguardo ai principi islamici. Più per contrasto alle elaborazioni giuridiche e teologiche, che non contro i principi generali dell’Islam, che di per sé è già completa dedizione a Dio, sorgono le formazioni mistiche islamiche. I mistici islamici detti sufi, donde sufismo, si ritiravano dal mondo per dedicarsi alla contemplazione di Dio, mediante ascesi e mortificazioni. Attorno a loro, in qualche modo, si polarizzava la religiosità del popolo, in un alone di stima e venerazione.
Considerati come santi, se ne venerarono le tombe; e, come maestri, si formarono attorno a loro gruppi di discepoli che, dal sec. XIII, diedero luogo a veri e propri ordini monastici. Nel fenomeno generale del misticismo va compresa l’azione di quei santoni, noti col nome di dervisci, che raggiungevano l’estasi mediante danze estenuanti, musiche, auto ferimenti, e ripetizione meccanica di formule sacre. Al misticismo pratico si deve aggiungere il misticismo filosofico o teologico, e soprattutto quello poetico, che ha germinato una letteratura i cui influssi, quale espressione assoluta di religiosità, sono rinvenibili a tutti i livelli e in ogni particolare indirizzo della religione. Il tratto distintivo, a mio avviso, di tutto ciò è nel voler tenere il sistema politico strettamente connesso a quello religioso. È una svolta che ha degli indubbi vantaggi pratici e possiamo agevolmente identificarli in varia misura. L’insegnamento del Corano dirige tutto l’orientamento politico del mondo musulmano e gli impone le sue norme. I due concetti più interessanti sono quelli della guerra santa e del califfato. La guerra santa (gihad) è l’elemento dinamico della storia islamica; suo tramite si realizzarono l’impero islamico, l’espansione della fede sino a confini lontanissimi, la diffusione della civiltà arabo-islamica in molte parti del mondo. La gihad è considerata dai musulmani come il sesto pilastro della fede da aggiungere ai cinque fondamentali; ma, a differenza di questi, non costituisce un dovere personale per ogni credente, bensì un dovere collettivo: il precetto si può ritenere adempiuto quando tutta la comunità, o almeno una parte di essa, s’impegna valorosamente in una guerra contro gli infedeli.
Il “dar” al-islam (territorio dell’Islam) è il luogo appartenente ai seguaci della vera fede; tutto intorno si stende il dar al-harb (territorio di guerra) che, dove fosse possibile, sarebbe doveroso trasformare in dar al-islam.
I nemici che si convertono alla fede islamica sono accolti nella comunità dei fedeli; sugli altri si esercita o la conquista per forza o quella per trattato. In questo secondo caso, i popoli del Libro (ebrei e cristiani) sono protetti, pagando un’imposta fondiaria; più tardi, questa concessione si allargherà anche agli idolatri. I protetti conservano il possesso della terra e il diritto di praticare il loro culto. La comunità musulmana, considerata un tutto unico, è retta da un khalifa o imam (califfo), che è il successore o meglio il vicario di Maometto, non già nell’insegnamento religioso (che il Corano esaurisce), bensì nell’esercizio di funzioni politiche e giudiziarie, ambito nel quale la sua autorità è illimitata.
Il diritto comprende la Sheriah (legge religiosa) regolatrice del comportamento esterno del fedele verso Allah, verso sé stesso e verso il prossimo; il fiqh’, comprensivo del diritto delle persone, familiare, successorio, patrimoniale, giudiziario e penale, locale con un’appendice riguardante il rituale religioso (giuramenti, voti, animali per il sacrificio, cibi e bevande, leciti e illeciti, vesti e costumanze da evitare). Autore di questo diritto fu Maometto, che dopo la sua emigrazione (egira) dalla Mecca a Medina (622), provvide di volta in volta a dettare le norme necessarie alla vita sociale del sorgente gruppo dei nuovi credenti: norme di carattere giuridico, ma sempre emanazione della sua missione di profeta di Allah, portanti il segno della parola di Dio, di cui egli aveva raccolto la rivelazione. L’osservanza della legge non era solo un dovere civile, ma anche religioso e il potere legislativo non era compito del sovrano ma dei dottori (ulama, preti della legge). Su questi presupposti si fondava il principio cuius religio eius lex, la confessione religiosa ciò determinava la personalità del diritto. Il diritto musulmano non conosce confini di Stato, ma si applica, unico e identico, ovunque esista una comunità musulmana. In questa dilatazione a confini esclusivamente religiosi ca-dono i concetti di nazione e di cittadino. Per gli individui d’altra religione, conviventi con i musulmani, la legge islamica imponeva a costoro il rispetto dei diritti dei fedeli musulmani adeguando la libertà di professare la loro fede religiosa e di agire in conformità di questa. Di qui le numerose giurisdizioni confessionali esistenti nel mondo musulmano. Il principio coranico della fratellanza faceva tutti i musulmani uguali davanti alla legge; solo gli schiavi subivano qualche restrizione, ma erano frequenti le raccomandazioni per la loro liberazione. Nei processi sulle formalità, ridotte al minimo indispensabile, prevaleva la benevolenza e si ricercava con insistenza l’intenzione con cui l’individuo aveva agito e su quella ci si basava per giudicare. Pure nei contratti, tutti bonae fidei, prevaleva la preoccupazione morale: era rigorosamente vietata l’usura ed erano favorite le fondazioni pie. Elementi costitutivi di questo diritto erano le consuetudini vigenti prima di Maometto fra le popolazioni cittadine dell’Arabia nord-occidentale e le modifiche e innova-zioni da lui apportate: si trattava però di un materiale inorganico, per cui se ne fece presto una sistemazione che a cinquant’anni dalla morte del Profeta appare già realizzata per quanto riguarda gli elementi fondamentali. (Da Lezioni di cultura religiosa del Centro Studi Fidest)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , | 1 Comment »

Islamismo immerso in una miscela di laicismo e religiosità

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 maggio 2020

La rapida espansione dell’islamismo lo mise in contatto con concezioni nuove, (ideologie greco-romane e persiane), e i dottori musulmani cercarono nell’insegnamento e negli atti di Maometto gli elementi per ridurre nello spirito musulmano norme e consuetudini di questi popoli: per esempio, il trattamento riservato dal Profeta agli ebrei fu preso a base della posizione giuridica fatta ai sudditi non musulmani per la proprietà fondiaria e i tributi. Insegnanti e interpreti del diritto erano i dottori, i quali, senza alcun carattere ufficiale, raccoglievano attorno a religiosi e diventavano dei veri capiscuola. I più insigni, fra loro, fondarono scuole, molte delle quali scomparvero in breve tempo, lasciando spazio, nell’ambito dell’ortodossia, a quattro principali:
1. hanafita, fondata da Aby Hanifah (m. 767) e fiorente nell’Asia centrale fra le popolazioni turco-tartare;
2. malikita, fondata da Malik ibn Anas (m. 795), diffusasi nell’Africa settentrionale, nella Mauritania e nel Sudan;
3. schafeita, fondata da Muhammad ash-Shafi’i (767-820), la cui zona d’influenza si localizzò in Somalia, Etiopia, Ciad, Kenya, Tanganica e nel delta egiziano;
4. hambalita, fondata da Ahmed Ibn Hanbal (780-855) che fiorì nell’Iraq centrale e meridionale, in Siria, nell’Arabia centrale.
Fra gli eterodossi, le maggiori scuole furono:
 gia’fari, probabilmente dovuta a Gia’far as-Sadiq (m. 765), riconosciuta dagli sciiti imamiti e ismailiti della Siria, dell’India, dell’Iraq, del Libano e della Persia;
 zaidita, attribuita a Zaid ibn ‘All e diffusa nello Yemen centr.;
 ibadita, risalente ad ‘Abd Allah ibn Ibbd e fio-rente in Algeria, Tunisia, Zanzibar.
Le differenze, fra le varie scuole sunnite (od ortodosse, dipendono dal periodo in cui si formarono.
Non intaccano la vera sostanza dell’ortodossia, al punto che è ammesso che il seguace di una scuola possa, in una particolare questione, seguire l’insegnamento di un’altra. In particolare, si può affermare che la differenza principale sta nel metodo seguito dalle varie scuole e l’osservazione vale anche per quelle eterodosse. Il califfo e i sovrani musulmani minori erano stati estranei a tutto il movimento delle scuole, limitandosi a scegliere una piuttosto che un’altra per i loro territori (scelta d’altronde determinata dalla presenza in parte cospicua dei seguaci di una scuola fra i propri sudditi) e nel dettare istruzioni ai qadi per la casistica lasciata libera dai dottori.
Solo in età moderna quest’ambito si è notevolmente esteso nei contatti sempre più complessi con il resto del mondo: sono così decadute le norme per il sistema fiscale, la legge del taglione, le pene stabilite dal Corano per il foro interno.
Essendo pertinenza del sovrano tutta l’amministrazione della giustizia, con l’allontanarsi nel tempo dalle fonti originarie, anche nel campo legislativo si creò una doppia giurisdizione, l’una lasciata al sovrano, per le questioni che non richiedevano approfondimenti specifici, mentre le altre erano attribuite al qadi per ciò che concerne il diritto di famiglia, il successorio e lo stato delle persone.
L’esempio fu seguito anche dall’Egitto e, con varianti, in Tunisia, nel Marocco, nella Siria, nel Libano e in Pale-stina. Con l’istituzione della Repubblica in Turchia, il diritto musulmano fu abolito (1926). La forza della tradizione musulmana invece è ancora molto efficace tra i Beduini, i So-mali, i Cabili dell’Algeria e i Berberi del Marocco.
L’introduzione della Costituzione in Egitto (1923), nell’Iraq (1924) e in Siria (1930) ha privato del diritto di legiferare i dottori musulmani a vantaggio dei Parlamenti. In Iran, dove la Costituzione laica si era avuta nel 1906, una forte opposizione ha costretto nel 1979 alla fuga lo scià e si è costituita una Repubblica che ha ripristinato integralmente il diritto islamico.
Tutti questi tentativi andati in porto o realizzati a metà o respinti totalmente com’è il caso citato in Iran rappresentano le varie facce non della Fede islamica, che re-sta fondamentalmente unitaria di là delle sue sfumature, anche se in certi casi sono ragguardevoli, come quelle espresse dai fondamentalisti, ma dal tentativo di conciliare un rapporto più diretto e coerente con il resto del mondo.
Si tratta, in buona sostanza, di capire se l’Islamismo ha una sua valenza storica capace di proiettarsi nel futuro o di restare ancorata al passato riverberandosi in un presente senza soluzione di continuità. Va inteso anche in un altro modo. Quale religione può meglio identificarsi con il nostro modello di vita se essa, nel suo insieme, non ha esaurito il compito assegnato e se al suo posto debba esprimersi un nuovo concetto di Fede che nella sua universalità è in grado di racchiuderle unitariamente.
Non vi è dubbio che un simile futuro ci sembra remoto se ci accostiamo alla realtà dei nostri giorni e assistiamo ai rancori viscerali che dividono gli ebrei dai musulmani, i cattolici dagli ortodossi della Chiesa russa e dagli stessi protestanti e, costoro, nei loro diversi indirizzi. Ed è ancora un divenire vago e impreciso se restiamo condizionati da un laicismo che facilmente trasborda nell’ateismo, nella ricerca di valori caduchi e in una materialità costruita sulle nostre debolezze e non nella fermezza d’intenti e di propositi. D’altra parte, non sembra che il passato possa aiutarci molto a capire se lo blindiamo, con le nostre chiusure ideologiche, e lo strumentalizziamo sulla base delle convenienze più immediate.Ci manca un respiro pieno e totalizzante, una voglia di crescere e di superare le antiche barriere e quelle nuove dettate dai nostri egoismi. (Da Lezioni di cultura religiosa del Centro Studi Fidest)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | 1 Comment »

Islam: Siamo entrati nel mese di ramadan

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2020

E’ una pratica rituale tipica ad ogni forma di religione. Si inserisce nei cosiddetti cinque pilastri della fede:
1. la professione di fede
2. il versamento della decima alla comunità
3. l’esecuzione delle cinque preghiere giornaliere
4. il digiuno del mese di ramadan
5. il pellegrinaggio alla Mecca.
La preghiera è un’espressione della dedizione a Dio; è un’affermazione dell’Islam di portata cosmica: cinque volte il giorno, alla stessa ora, con gli stessi gesti, e rivolti nella stessa direzione (La Mecca), tutti coloro che praticano l’Islam (muslim, musulmano) confermano l’esistenza di Dio e la loro presenza come corpo mistico indivisibile.
Il venerdì, è il giorno sacro scelto da Maometto per distinguersi dagli ebrei celebranti il sabato e dai cristiani la domenica. Si prega collettivamente nella moschea: la funzione, introdotta da una predica, per essere valida deve essere celebrata alla presenza di almeno quaranta uomini. Il digiuno, accompagnato dall’astinenza sessuale, distingue il mese sacro di ramadan, come quello che fonda l’anno (e il mondo). Il ramadan è il mese in cui Dio ha inviato la rivelazione al Profeta, e pertanto va distinto con un comportamento ritualizzato.
Al riguardo si ricorda che digiuno e astinenza sessuale non vanno intesi tanto come rinunce in onore di Dio, quanto come rovesciamento dell’ordine usuale; difatti il divieto di mangiare e di avere rapporti sessuali vale soltanto per le ore diurne, mentre di notte tutto è permesso, come a significare che l’attività mondana, normalmente svolta di giorno, in questo periodo eccezionale si svolge di notte.
Il pellegrinaggio alla Mecca, che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita, è la continuazione, in chiave islamica, di un antico culto pagano che si prestava a una pietra nera racchiusa in una costruzione cubica (Ka’ba) della città. Proprio a questo culto La Mecca doveva la sua importanza religiosa nel mondo arabo preislamico e, d’altra parte, proprio quest’importanza fu decisiva per la nascita e il primo sviluppo dell’islamismo.
Sono tutti significati religiosi che oscillano dai loro tratti distintivi di una fede che cerca, attraverso i teologi, di ritrovare la sua posizione storica, e, la necessità che le popolazioni arabe emergano accomunate da un comune ideale di vita e che non si disperdano e si confondano con le altre etnie. Solo in questo modo è stato possibile conservare intatta la loro identità etnica e diventare, all’occorrenza, dei conquistatori ed anche di subire le conquiste degli altri senza mescolarsi agli invasori e restare condizionati dai missionari portatori di altre religioni. Un altro aspetto che li ha preservati da possibili integrazioni è stato quello di far dipendere gli affari civili ai valori religiosi. La dogmatica si richiama a tre fonti: il Corano (rive-lazione esplicita), la Sunnah o la tradizione sul comportamento di Maometto (rivelazione implicita) e il consenso della comunità. La formula più nota che sintetizza la credenza islamica è la shahadah: “Non vi è altro Dio al di fuori di Dio e Maometto è il suo Profeta”. Tra Dio e gli uomini agiscono quali esseri intermedi gli angeli che Dio ha formato di luce; non hanno sesso e trascorrono il tempo nella lode di Dio in Cielo. È un angelo, e precisamente Gabriele, che ha avuto il compito di trasmettere a Maometto la rivelazione divina. Il diavolo (Iblis) è un angelo decaduto per non aver voluto adorare Adamo. Di derivazione pagana è la credenza in certi spiriti, detti ginn. Nel campo d’azione profetica, si fa una distinzione tra profeti e inviati: i primi hanno avuto il compito di conservare il vero culto e i secondi quello di trasmettere la rivelazione.
Maometto è l’ultimo Profeta-Inviato di una serie che nel Corano è di 25 ma che, secondo la tradizione, raggiunge la cifra di 124.000. Maometto, quale ultimo e definitivo Profeta-Inviato, è detto, nel Corano stesso, Khatam (Suggello). Gesù Cristo è interpretato come un Inviato. La credenza nell’immortalità dell’anima è fondamentale; a essa consegue una rappresentazione dell’aldilà come Paradiso (Giannah o Firdaus) e come Inferno o Geenna, a cui si è destinati secondo i meriti conseguiti in vita.
L’escatologia si completa con l’idea di una fine del mondo e di un Giudizio universale. Credenze, a volte soltanto collaterali, ma sicuramente diverse, distinguono le varie sette eterodosse. Di particolare sviluppo sono le credenze nell’imam e nel mahdi. Sono brevi cenni ma ritengo sufficienti per significare quanto vicino possa essere lo stesso tratto di cammino che ci conduce all’identificazione di una religione che è assimilabile alle altre, anche nei suoi rituali e nel trascendente. Perché non asserire che Maometto è il fratello arabo di Cristo? Perché non affermare che Buddha è il fratello asiatico sia di Maometto sia di Cristo?
Può sembrarci tanto sconvolgente o blasfemo? Non credo se ci riteniamo diretti discendenti del primo uomo che, in assoluto, s’identifica con la sintesi delle nostre pas-sioni ed anche dei distinguo. Dato che con l’Islam nasce non soltanto una religione ma una completa unità culturale, con dimensioni, pertanto, anche socio-politiche (oltre che artistiche, letterarie, ecc.), non fa meraviglia che il suo sviluppo sia condizionato da rivalità e lotte politiche, nelle quali il problema del potere temporale coincideva con quello spirituale. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

La gestione della salute tra pubblico e privato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

La salute, a questo punto, diventa non più un aspetto privato ma, per i suoi risvolti sociali, si colloca tra gli interessi primari dello Stato. Il suo obiettivo consiste allora nella promozione e nella protezione della salute attraverso un programma di sviluppo di azione a livello di comunità che, assunto nel suo insieme, consenta una riduzione delle malattie e della mortalità causate dai fattori che ho in precedenza illustrati. Ma sarà lo stesso per la sanità privata? In generale possiamo dire che le linee d’indirizzo sono le seguenti:
• Riduzione dei fattori di rischio delle malattie non trasmissibili che derivano dall’alimentazione scorretta;
• Aumento nella popolazione della consapevolezza del ruolo dell’alimentazione e dell’attività fisica a partire dalle scuole, nelle varie forme di associazionismo e nel lavoro obbligando il datore di lavoro di tutelare la salute dei propri dipendenti;
• Monitoraggio scientifico dei dati e sviluppo dell’attività di ricerca.
Significa, quindi, che la promozione della salute va perseguita costruendo una cultura pubblica volta a tutelarla in ogni manifestazione della vita civile, dalla famiglia, alla scuola, dal lavoro, alla condizione di pensionato. In questo senso vanno creati ambienti di vita e di lavoro favorevoli per ridurre tutti quei fattori di rischio che tendono ad instaurare patologie croniche e invalidanti (malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, alcuni tipi di tumore), che sono l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’obesità, la sedentarietà, l’abitudine al fumo e alla scarsa attività fisica. È questa una tematica caratterizzata da forte valenza sociale e civi-le, in quanto rispetto ad altre malattie anche più gravi, più problematiche e di più elevato impatto quantitativo, gli infortuni e le malattie professionali costituiscono accadimenti evitabili solo se tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti assumono le responsabilità loro proprie.
Non vi è dubbio che una più ampia rete d’assistenza e di tutela della salute richiede maggiori risorse ma esse possono anche essere ricercate con opportune economie di gestione tese a ridurre se non a eliminare del tutto gli sperperi, la malasanità, la duplicazione di analisi e forme di accertamenti, e visite specialistiche superflue. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Crescita mondiale della popolazione e insostenibilità dello sviluppo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Questi termini di crescita si scontreranno inevitabilmente, alla fine, con l’insostenibilità dello sviluppo. E’, infatti, difficile da pensare che già gli attuali due miliardi di “poveri” che oggi sopravvivono con un potere di acquisto pari ad un dollaro al giorno rinuncino a moltiplicare il loro livello di vita almeno per tre, quattro o anche sei volte.
A tutto questo va ad aggiungersi una popolazione mondiale sempre più “malata” in specie nelle fasce meno abbienti. Già oggi l’11 per cento delle malattie presenti in tutto il mondo e un terzo (35 per cento) delle morti di bambini sono dovuti alla malnutrizione materna e infantile. Da un lato la mancanza di sostanze essenziali per la salute come le vitamine e i minerali, dall’altro consumo eccessivo di cibi troppo grassi che può sfociare in obesità e diabete. Queste e altre scioccanti statistiche sono state pubblicate in un inserto speciale della rivista ‘The Lancet’ dedicato proprio a questo argomento, messo a punto da esperti della Johns Hopkins (Baltimora, Usa) e dell’Aga Khan University (Karachi, Pakistan). Le stime dei ricercatori parlano di oltre due milioni di morti nel 2005 dovute a restrizioni alimentari subite fin nel pancione materno, soprattutto nelle popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito. Anche il 21 per cento delle disabilità nei bambini sotto i cinque anni sembra riconducibile allo stesso motivo. Le carenze di vitamine e di zinco sono responsabili rispettivamente di 600 mila e 400 mila decessi, e insieme del 9 per cento delle disabilità infantili in tutto il mondo. Anche lo scarso ricorso all’allattamento al seno ha portato, sempre nel 2005 – secondo i calcoli degli esperti – a 1,4 milioni di morti fra i bambini e 44 milioni di casi di disabilità sotto i cinque anni d’età. Questo vuol dire che per le popolazioni “depresse” la capacità d’assorbimento delle risorse materiali è crescente, giacché è logico presumere che, in parallelo con la crescita, si associ l’aspirazione a una migliore alimentazione, a più congruo vestiario, a più adeguate abitazioni, più spazio per vivere, più beni capitali a disposizione per mettere a frutto il proprio lavoro quali potrebbero essere: cereali e carni, lana fibre e pelli, legname, cemento, ferro, minerali, metalli ed energia. Dobbiamo quindi convenire che lo sviluppo del mondo povero avverrà con un tasso molto elevato d’utilizzo di risorse non rinnovabili.
Vi farà il paio, ovviamente, il mondo ricco, nonostante la dematerializzazione del prodotto, perché nel frattempo la popolazione continuerà, sia pure a un ritmo più lento del passato, a crescere oltre a dover risollevare lo standard degli attuali 320 milioni di poveri che vivono nella stessa casa della “prosperità” e che vanno ad aggiungersi a centinaia di milioni delle altre regioni terrestri. Questo dover consumare, in misura sempre crescente, le risorse non rinnovabili (materie prime, spazio, cibo) ci imporrà la necessità di ricercare forme alternative utilizzando al posto di quelle che diventano scarse e crescono di prezzo, altre materie prime più abbondanti e meno costose. Siamo, per dirla tutta, alla logica dei succedanei, ma vi è un limite in tutto ciò.
Abbiamo in proposito già fatto molto raddoppiando, ad esempio, la produzione dei cereali. Ci siamo riusciti, attraverso un aumento della produttività della terra (selezione della specie, migliori tecniche, maggiori input di fertilizzanti). Ora non credo si possa fare di più senza dover distruggere le foreste naturali, i corpi acquiferi, le praterie, le aree costiere ecc. Abbiamo sempre collegato la crescita della popolazione al progresso scientifico, oggi lo stesso sviluppo ci spinge verso la tendenza opposta. Questo è un motivo più che sufficiente per ricercare sinergie e non certo per trasformare il Sud in una pattumiera per i rifiuti del Nord.
Tali aspetti vanno a intersecarsi, fatalmente, con una natalità maggiore in alcune regioni, ma con una minore senescenza, in un prolungamento della vita, nelle altre, ma con minori nascite e le regole della conservazione degli uni andranno a scontrarsi con quelle degli altri che intendono aprirsi nuovi spazi. Insieme essi possono generare nuovi conflitti e, questa volta, sul piano generazionale e della preservazione dell’ecosistema e per l’utilizzo delle fonti energetiche vitali.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni e di molte altre, che potrei citare, mi sembra chiaro che si debba anche parlare di costi considerato che i bisogni sono crescenti e le risorse diventano sempre più esigue.
D’altra parte, si sta chiudendo un ciclo collegato alla “rivoluzione industriale” dove maggiore manodopera, più qualificazione professionale, più ricerca scientifica rappresentavano lo stimolo più forte per uno sviluppo robusto e duraturo.
Ora ci troviamo in una fase successiva ma, quel che è peggio, non ne avvertiamo la consapevolezza in specie a livello di governanti e della stessa classe manageriale e del mondo finanziario.
Due, a mio avviso, sono gli aspetti che segnano una radicale svolta rispetto al recente passato: l’avvento della tecnologia informatica e l’allungamento della vita che si aggiunge all’aumento della natalità nelle aree più depresse del pianeta.
Sono circostanze che meriterebbero un’attenta riflessione poiché il loro impatto è di per sé rivoluzionario per il suo modo d’incidere in profondità nei costumi e nelle tradizioni dei popoli e delle nazioni. Vanno ad aggiungersi, come elementi di disturbo, le logiche capitalistiche che abbiamo assorbito ed esaltate con una forma di consumismo che ha privilegiato il carrierismo, il potere attraverso la ricchezza o l’agiatezza, il disprezzo per i poveri o i titolari di redditi modesti. Non si è trattato, purtroppo, solo di effetti che hanno interessato la sfera privata in quanto è stato perseguito lo stesso obiettivo da parte dello Stato nella ridistribuzione delle entrate fiscali. Sono stati in massima parte privilegiati i contributi alle imprese sia con erogazioni a fondo perduto sia attraverso una minore pressione fiscale o con sconti per le spese previdenziali e assistenziali nei riguardi dei lavoratori e che erano a carico delle imprese. Ne ha sofferto in primo luogo il welfare ma soprattutto il sistema sanitario che si è trovato a dover coprire, invia prioritaria, le falle derivanti dall’aumento delle morbilità generale (per l’incidenza dell’infortunistica stradale, per cause di lavoro stressante, per l’inquinamento ambientale e per la ridotta qualità degli alimenti) oltre a quella derivante dall’invecchiamento della popolazione che ha fatto scattare livelli di malattie un tempo più contenute e alle insidie virali.
In tutto questo si avverte uno stacco tra i bisogni di salute dei cittadini e la capacità del servizio sanitario di farvi fronte anche se in taluni Stati si sta meglio e in altri si peggiora o si resta sotto gli standard minimali. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Dai ricchi più ricchi ai poveri più poveri, dalla medicina al sociale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Finché ci faremo condizionare da queste posizioni divergenti, non si potrà assicurare al genere umano, nonostante i progressi della medicina, un avvenire sicuro e, ovviamente, in buona salute. È un aspetto che, per quanto mi appare ovvio e persino superfluo doverlo ribattere, va di continuo sottolineato proprio perché una larga fetta della classe dirigente dei paesi più evoluti si lascia facilmente sedurre dalle sirene dei facili profitti e sovente si finge d’ignorare che qualcuno alla fine debba pagarne il prezzo in vite umane. L’assistenza sanitaria, e la prevenzione che si collega, dovrebbe, per contro, avere la precedenza, su ogni altro progetto umano. Non vi è dubbio, infatti, che il mantenimento dello stato di salute in condizioni ottimali resti la risposta più adeguata per assicurare alle future generazioni un avvenire più tranquillo. È una scelta di campo ovvia per quanto diamo l’impressione che non sia del tutto scontata con i nostri comportamenti contraddittori. Il pianeta terra ha molte risorse ed anche una grande capacità di recupero ma occorre tempo perché le ferite che le provochiamo possano rimarginarsi. Prudenza vorrebbe che non ci lasciassimo sedurre del “tutto e subito” e coltivassimo il nostro campicello dei desideri cum grano salis.
Sull’origine della vita sulla terra e sul destino che potrà esserci, in un futuro più o meno lontano, noi possiamo formulare solo delle ipotesi e non di sicuro delle certezze. Tra queste formulazioni vi potrà essere quella che è la più plausibile per il nostro punto di vista e per le conoscenze scientifiche che disponiamo, ma non è detto che questo punto di vantaggio costituisca un titolo per porre fine la disputa e appagarci. Tutt’altro.
Analisi e psicanalisi, psicosintesi e sinderesi, ritrovano i nostri atti distribuiti non soltanto lungo il pentagramma classico attraverso cui si modula, per varie frequenze, la moralità; trovano note, elementi, frammenti al di qua e di là dalle righe.
Scopriamo in tal modo che la nostra libertà reale subisce una serie di vincoli, tanto più complessi quanto più scendiamo nei livelli della corporeità o della natura cosmo logicamente intesa. Nel medesimo tempo scopriamo che la nostra libertà si fa tanto più consapevole quanto più ci avviciniamo alle alte frequenze dello spirito: come disse Aurelio Agostino in quel suo famoso aforisma “ama et fac quod vis”. Dobbiamo, quindi, credere per ritagliarci un futuro migliore e sapere da esso trarre il giusto insegnamento che ci fa distinguere il caduco dall’eterno. Molte speranze sono state riposte associando il progresso ottenuto, in questi ultimi anni, alla svolta temporale che ci offre il giro di boa del ventesimo secolo introducendoci nel ventunesimo. Non si tratta, ovviamente, di una questione per la quale gli esseri umani potevano soprassedere nel secolo decorso, ma è reso urgente nell’attuale. Il problema che si prospetta è un altro.
Noi, troppo a lungo, abbiamo esitato nel riservare l’attenzione necessaria alla tutela della salute individuale e collettiva. L’errore più grave è che abbiamo alterato la scala dei valori, dando priorità ai succedanei, e non a quelli veri e autentici. Ci siamo avvitati intorno alle logiche del consumismo e ai suoi apparentamenti più coinvolgenti, ma anche più precari. Abbiamo trasformato l’essere umano in una macchina per fare soldi, per ottenere una posizione di prestigio nel mondo, per avere successo, per dominare e abbiamo, nonostante tutto, fatto finta di non accorgerci che è stato pagato un prezzo che, per quanto riguarda i diretti interessati, non si è rivelato subito ma che si è espresso con maggiore rapidità ed anche visibilità in quella parte dei nostri simili che abbiamo considerato, con non poca arroganza, dei perdenti. La salute è stata uno dei punti più deboli del nostro modello di società. Si è arrivati al punto da non volerla assicurare a chi non ha la possibilità di pagarla lautamente. Pensiamo al sistema sanitario esistente negli U.S.A. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Tra medici, medicine, palliativi ed espedienti vari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Per condurre una vita sana non dobbiamo dimenticare che molto dipende dal nostro stile di vita a partire dalla cura del corpo e dai cibi che ingeriamo e le reazioni che essi possono provocare una volta digeriti, assorbiti e metabolizzati. Più in generale possiamo dire che esiste un rapporto profondo tra le più intime strutture, che ci hanno generato, e le varie interazioni con gli elementi della natura che vi ruotano attorno in varie forme e il genere di rapporti che vi instauriamo. È anche un naturale aggregato alla “medicina dello spirito”. Dagli alchimisti ai moderni laboratori di ricerca, dagli stregoni agli stessi rituali religiosi, dagli esperti di fitofarmaci e quanto altro, ci imbattiamo in un proliferare di “pozioni” medicamentose volte a lenire la sofferenza a debellare un male e persino a procurarci qualche danno in più.
Cominciamo a chiederci ciò che ci procura più disagi a partire da un’alimentazione sregolata che ci fa eccedere per un certo tipo di nutrimento e meno in altri, per un modo di vivere che ci costringe a mangiare di “volata” un panino nel bar sotto l’ufficio ecc.
Le conseguenze possono essere le più varie e non è detto che il rapporto è matematico ed è espresso in tempo reale tra causa ed effetto. Talvolta il danno che ci procuriamo con un’alimentazione congiunta a un modo di vivere dissennato, può venire dopo mesi ed anche anni e nel frattempo ci illudiamo di credere alla nostra “inossidabilità”: mangiamo di tutto, beviamo di tutto, facciamo follie e il nostro organismo sembra non risentirne. Ma su tutto è necessario assumere una consapevolezza. Il corpo umano è una struttura complessa. E proprio per questo non possiamo affidarci al caso in specie per chi predilige i “si dice” delle solite “comari” che, con molta disinvoltura e per qualsiasi acciacco, si improvvisano terapeute e specialiste in medicina.
Va inoltre posta molta attenzione per le scienze e le discipline tradizionali dell’India e della Cina, sull’uso delle piante medicinali e sulle pratiche fisiche, l’agopuntura, la pranoterapia ecc. Non dubito della loro efficacia, per il trattamento di determinate malattie, ma va, tuttavia, non trascurato il fatto importante che non sempre chi le prescrive è all’altezza della situazione. Proprio per evitare questa incompetenza terapeutica l’Unione Induista Italiana ha istituito un centro di cultura indiana per offrire la possibilità di studiare le scienze e le discipline tradizionali dell’India, tra cui Ayurveda, Yoga, Jyotisa (astrologia), Sanscrito, Danza e Canto. Hanno, in proposito, avviato degli appositi corsi, della durata di un anno, e ai partecipanti meritevoli è rilasciato un attestato di frequenza. Seguono poi i corsi d’aggiornamento. L’iniziativa è volta a dare una preparazione base che consente di impiegare quest’antica scienza come terapia naturopatica alternativa di prevenzione e cura della salute. I docenti sono tutti medici e specialisti ayurvedici provenienti dagli U.S.A. e dall’India. Questa esperienza, come molte altre, mi fa meglio comprendere il rapporto esistente tra i prodotti della natura e la loro capacità, assumendoli in determinate dosi, e per produrre sul nostro organismo determinati effetti. Lo stesso si può dire per la terapia fisica e quanto altro. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I miracoli compiuti dalle difese immunitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2020

Man mano che la ricerca “affila le armi” noi ci rendiamo conto che il nostro corpo è ben protetto, nonostante i veleni che di continuo introduciamo e che non riguardano solo i cibi e l’aria che respiriamo ma anche talune medicine per il loro uso continuo e abuso. Un esempio tipico è emerso in un Convegno organizzato dal Centro studi della Fidest per la tutela della salute. Si tratta di un particolare tipo di globuli bianchi, i linfociti CD8, i quali, in presenza del virus dell’aids, lo bloccano, anche se l’infezione è in fase avanzata.
L’argomento è stato già trattato, e approfondito, da uno studio pubblicato dalla rivista Proceeding of the National Accademy of Science e compiuto dai ricercatori americani guidati da Michael Greenberg. Questa circostanza non è isolata. Diverse altre malattie gravi sono presenti con i loro virus e batteri nell’organismo e non solo umano.
Ci pensano, in proposito, diverse famiglie di linfociti. Dai già citati CD8 ai CD4 e ad altri tenuti sotto osservazione, ma non sono, a tutt’oggi, tutti identificati. Sembra quasi di capire che vi possono essere dei virus capaci di scatenare una vera e propria epidemia che può colpire più generazioni.
Quanto a neutralizzare questi terribili avversari, ci pensano i soliti anticorpi ma a volte le loro difese o sono poco tempestive o inadeguate e si rende necessario sostenerle con i vaccini. Lo stesso sta accadendo con il nostro attuale nemico il Covid-19. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »