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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°122

Archive for the ‘Confronti/Your opinions’ Category

Your opinions

Alla ricerca dell’ultimo segreto

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2018

Il fisico Antonio Zichichi in un suo articolo apparso diversi anni fa su “Gente” si è avventurato alla ricerca dell’ultimo segreto affidandosi interamente a quelle che egli ritiene le basi “rigorosamente scientifiche”. Fu così che intese riaprire il classico vaso di Pandora dove, per lui, l’ultima parola che giace sul fondo è la ragione e non la fede. Una ragione che, a mio avviso, non riesce a decollare se non con il supporto della fede. Sono due parti non disgiungibili perché la fede non è costruita soltanto nel credere in Dio in quanto la creazione non può essere deprivata da un afflato fideistico in un programma divino. E’ una questione che può avere un suo caposaldo nel riconoscere il ruolo che la materia svolge nel cosmo, le sue funzioni e quanto altro, ma è di certo non sufficiente se si vuole sapere ancora di più. In questo caso i fisici potranno dire come è fatta la materia, ma non potranno spingersi oltre. Tanto per cominciare non ne conoscono il fine in quel soffio di spirito dov’è la vita e dove nasce la vita. Kant a tale proposito avrebbe parlato di “cosa in sé”. E’ come dire che ogni costruzione basata sull’egemonia della ragione non può terminare il suo percorso senza tenere da conto quel qualcosa d’altro non come si trattasse di una pura invenzione filosofica ma come una sorgente alle cui fonti bisogna attingere se si vuole andare oltre. (R.A.)

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Molise: vince il centro-destra

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Poco più della metà degli elettori molisani, che hanno scelto di andare a votare, hanno sostenuto con il 37% dei consensi la coalizione di centro-destra. Il Movimento 5 stelle si è attestato al secondo posto. Il grande sconfitto ancora una volta è il PD. Sembra ripetersi il risultato che ha congelato i rapporti di forza in campo nazionale. Se vogliamo trarne un qualche insegnamento possiamo dire che la forza maggioritaria, quella che diserta le urne per intenderci, resta sull’Aventino sdegnosa e indifferente perché ci sembra di comprendere non accetta i rituali della politica che fa del voto una sorta di gioco che non ha nulla a che vedere con i reali problemi del Paese. Non sono pochi, infatti, coloro che si sentono intrappolati da logiche di potere fine a se stesso ma non certo in grado di porre mano alla vera natura del disagio popolare. Una regione, quella del Molise, che ha da sempre sofferto la mancanza di lavoro costringendo molti suoi figli a cercarlo altrove, emigrando. Una regione che ha il suo tratto distintivo con i prodotti della terra ma che stenta a darne il giusto risalto nel mercato nazionale e internazionale, per insipienza della politica. Una regione che potrebbe avere il suo fiore all’occhiello nel turismo ma non trova sostegni pubblici adeguati. Una regione piccola ma laboriosa che potrebbe offrire spunti interessanti nell’artigianato e nelle sue micro imprese, ma che non riesce a dare loro uno spessore adeguato per reggere la concorrenza e a farsi apprezzare. Oggi, pragmaticamente, quelli che hanno deciso di andare a votare hanno preferito il certo, o supposto tale, del centro-destra ai grillini. Forse hanno pensato all’antico detto: chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Non vorrei pensare che il freno è stato tirato troppo bruscamente dai padri ma non dai figli e che il rispetto per chi ha è stato fatale per chi è. (Riccardo Alfonso)

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Emarginati ed emarginatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

C’è una sofferenza diffusa tra gli italiani. Lo dobbiamo ai milioni di disoccupati, in specie tra i giovani. Lo dobbiamo alle vecchie e nuove povertà dai pensionati alle famiglie monoreddito con retribuzioni modeste. Lo dobbiamo ai disagi esistenziali diffusi e alla incapacità della politica d’intercettarli e porvi riparo. E’ un sistema di governo del paese che si sta avvitando su se stesso.
E’ che ci siamo fatti carico del problema migratorio non avendo la possibilità di governarlo secondo necessità. E’ che ci siamo fatti carico delle problematiche del lavoro umiliandone i diritti senza proporre soluzioni adeguate per rilanciare la produzione industriale e ricavarne opportunità d’impiego. E’ che abbiamo bruciato preziose risorse non sciogliendo i nodi della corruzione e degli sprechi. Stiamo distruggendo i nostri gioielli di famiglia dall’assistenza universale all’istruzione in nome di una logica fondata sulla riduzione dei servizi a scapito della loro qualità. Abbiamo umiliato il risparmio e favorita la speculazione finanziaria. Abbiamo umiliato le istituzioni con il sospetto che si muovano contraria contrariis curantur.
Ora rischiamo di trasformare gli italiani in un popolo di pessimisti e di disillusi deprivati da quelle certezze che costituivano la spina dorsale del suo impegno per una società ispirata al rispetto e alla volontà di crescere come costruttori di pace e di benessere sociale. Da questo scenario si può uscire solo se avremo la forza e la determinazione di trasformarci in un collettivo capace di restituire dignità nel governo delle cose dal nostro piccolo agli affari di più ampia portata. In questo disegno non vi è più posto per i pifferai di turno, per gli interessi partigiani, per gli intrighi di palazzo. La democrazia va restituita a chi sa farne un buon uso con una saggia amministrazione della cosa pubblica. Ne avremo la forza? Proviamoci per lo meno. (Riccardo Alfonso)

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Il re nudo ovvero “in rabbia veritas”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Colto sulla via di Casacalenda, in Molise, da un lapsus freudiano Berlusconi rivela la sua reale natura. In altri termini il lapsus ha costituito un modo attraverso il quale ha dato sfogo ai suoi pensieri, che altrimenti sarebbero stati “bloccati” dalla censure. In questo modo le sue “filippiche” dovrebbero far riflettere seriamente i tanti che ancora subiscono la suggestione delle favole mediatiche. Sappiamo che il suo massimo disprezzo è per i lavoratori più umili, quelli, per intenderci, che puliscono le toilette di Mediaset. E la protesta delle “donne che le pulizie le fanno davvero” sono un segno evidente di questo disagio esistenziale messo a nudo dal suo esternalizzatore. In proposito il Movimento Cenerentola ci informa che le donne di pulizia il prossimo otto maggio manifesteranno davanti alla Camera dei Deputati partendo proprio da quell’appalto e lo fanno con dignità pur subendo proprio dentro il palazzo del “Potere” “come negli uffici, nelle scuole, negli ospedali, nei supermercati e nei centri commerciali” un trattamento salariale sempre più basso e con orari impossibili. E a rincarare la dose ci pensa Francesco Iacovone, dell’Esecutivo Nazionale Cobas, informandoci che proprio dentro le sedi parlamentari alcune lavoratrici addette alle pulizie hanno salari intorno alle 400 euro al mese. Un altro  grave lapus di Berlusconi è stato quello di spregiare il voto di quanti, e sono milioni di italiani, lo hanno abbandonato. In questo caso è mancata la sensibilità di chi, pur avendo un’opinione diversa, sa rispettare quella altrui. E questa è una lezione magistrale di democrazia che non ha saputo riconoscere. (Riccardo Alfonso)

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Regionali Molise: Una pausa di riflessione

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

Sono un molisano che vive a Roma dove si trova una nutrita comunità di miei corregionali. Seguo, come mi sembra naturale, le vicende della mia terra d’origine e vedere l’interesse mediatico che sta suscitando un evento politico che, in altri momenti, sarebbe stato circoscritto alla sua area geografica con pochi clamori, mi suscita una certa sensazione. Il ricordo va agli anni giovanili. Allora calavano dalla capitale i grossi calabri del taglio di Nenni, Almirante, Alessandro Natta, Andreotti, La Malfa e ai quali si aggiungeva modestamente il candidato locale liberale avv. Colitto. Ognuno rappresentava un partito e ognuno riceveva il mio applauso entusiasta per il loro parlare forbito e appassionato al tempo stesso. Allora la stragrande maggioranza degli elettori votava democrazia cristiana anche se il partito comunista non era da meno. Ora che dire? Da osservatore esterno e abituato, per la mia professione, a convivere con le idee altrui rispettandole, anche se le reputo fortemente diverse dalle mie, non entro nel merito degli argomenti affrontati e dibattuti dagli stessi big della politica ma mi limito ad osservare che il linguaggio adoperato mi è parso greve e di una volgarità fuori luogo. Non sono un bacchettone e sono, per altro, aduso a sentire parolacce e quanto altro per strada e da qualche mio vicino di casa e come si dice vi ho fatto il callo. Ciò non di meno lo scadimento rilevato mi fa specie soprattutto se queste parole sono profferite da una persona che ha una certa età e dovrebbe, a mio avviso, sapersi contenere. Penso ad esempio ad Andreotti che pure accusato dai suoi avversari sapeva uscirne senza abbandonarsi ad esternazioni fuori luogo. Si dirà: lui era uno statista e un uomo colto. Eppure non credo che bastino questi requisiti per fare la differenza. E’ che la rabbia e il turpiloquio e il disprezzo per l’avversario fino a dire di lui cose infamanti è un modo di fare politica in cui non mi riconosco e oso sperare che quanti fanno parte della mia generazione, e non solo, ne condividano il giudizio. Se questo mi dà tanto invito, modestamente, i miei corregionali a rifletterci nel momento in cui si andrà a votare perché oso ancora credere che chi ricopre incarichi di prestigio debba saper offrire di sé un’immagine confacente al suo ruolo e a farsi riconoscere per tale. (Riccardo Alfonso)

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Un sovrano senza corona e altro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Non manca occasione per gli italiani di ripetere il ritornello del “popolo sovrano” come se si trattasse di uno scongiuro da esercitare per convincersi che vi è ancora un lumicino di speranza in questa nostra democrazia ridotta a brandelli. Certo che se noi immaginiamo un sovrano, come i politici lo trattano, c’è poco da stare allegri. E’ senza poteri pur dandoli. E’ senza libertà, pur offrendola, è deprivata dei suoi diritti per essere soffocata dai doveri e in balia di una giustizia condannata all’impotenza. Cosa vogliamo di più per dichiarare forfè e ritirarci scornati sull’Aventino? E’ così fanno i milioni di italiani che rinunciano al voto e guardano disgustati i maneggi della politica che sistematicamente li ignora e si diverte ad imbastire perverse trame di palazzo. Ma sbagliano. E ancora sbagliano quanti credono che la sovranità è per censo e non in seguito ad un duro e tenace impegno collettivo. Dobbiamo, innanzitutto, saper distinguere i soliti imbonitori di turno da chi è saggio ed è giusto non per profitto personale ma per vocazione. Possiamo anche sbagliarci ma non perseverare nell’errore se ci emendiamo per tempo dalle nostre iniziali improvvide valutazioni. L’arma con la pallotta in canna ce la offre la stessa democrazia che significa “governo del popolo” e che si esprime con il voto, ma a patto di saperla usare a tempo debito e dopo aver saputo distinguere il grano dalla gramigna. Ed è bene rammentare che quest’ultima se non estirpata in tempo potrebbe soffocare la spiga e inaridirla. Ed è questo il vero spirito che anima il popolo sovrano per sentirsi tale di nome e di fatto. (Riccardo Alfonso)

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Il centro destra si impallina da solo

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Il tira e molla tra il centro-destra e i pentastellati lascia l’amaro in bocca. Lo dobbiamo al fatto che abbiamo dovuto sorbirci l’intraprendenza berlusconiana anche quando si pensava fosse stato messo alle corde. Niente da eccepire se si fosse trattato di una normale contesa politica e non d’interessi di parte e tenuti sotto traccia con la questione dei rapporti di forza politici e le varie sonate populiste pronte a svanire il giorno dopo del voto. Ne consegue che dal 2013 ad oggi non esiste una forza maggioritaria nel paese che possa richiamarsi alla destra o alla sinistra nel senso classico del termine ma semmai un calderone centrista dove c’è dentro di tutto e fa gola a tutti. Questo centro è il solo nel poter dire che è in grado d’esprimere una maggioranza assoluta ma stranamente è nei fatti incapace a realizzarla.
Il perché si riesce a spiegarlo solo se partiamo dall’idea che gli elettori italiani nel complesso hanno al loro interno una trasversalità fortemente pronunciata che si può sintetizzare in due distinte fazioni e tantissimi distinguo. Tanto per fare un esempio banale, ma a mio avviso illuminante, ci troviamo con il modesto pensionato che vota Forza Italia. Un partito che fa implicitamente una politica in difesa dei grandi interessi del capitale anche se non vuole darlo a vedere, in modo palese, proprio per rubare la scena a quelli che ne avrebbero la titolarità. Nel frattempo il PD che dovrebbe avere la vocazione a sinistra si è di fatto trasformato in un movimento centrista che fa l’occhiolino alla destra. In questo modo si stanno rimescolando le carte tanto che non si può più dire che ognuno, con coerenza, riesca a fare la parte che gli spetta ma tenda a predicare bene e a razzolare male, anzi malissimo. A questo punto volendo semplificare le cose possiamo dire che in realtà sono solo due le forze im campo: quelli che hanno e quelli che sono ed è un discorso così esplicito che oggi sappiamo che ci vogliono 3 miliardi e mezzo di individui per eguagliare la ricchezza delle 45 persone più lucrose del mondo. Logica vorrebbe che un numero così grande fosse in grado di condizionare tale piccola entità ed invece succede tutto il contrario. E’ il nostro male oscuro e in Italia si manifesta in tutta la sua evidenza. (Riccardo Alfonso)

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Lo “zero” in democrazia di Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

E dire che mi era simpatico quel disinvolto e intraprendente patron dei media e ancor prima “palazzinaro” milanese che era riuscito ad entrare a pieno titolo tra coloro che hanno avuto i mezzi e l’occasione di mettere la politica al proprio servizio e a convincere gli italiani che tale scelta coincidesse con l’interesse generale del paese. In seguito ha fatto di più e meglio puntando alla conquista del parlamento e di palazzo Chigi. E ci è riuscito, ovviamente, a più riprese sfruttando le debolezze dei suo compagni di viaggio: i leghisti e la destra di Fini. Quest’ultima da tempo, e già da quando era guidata da Almirante, cercava di “sdoganare” la sua “forza politica” dal pregiudizio comunista d’essere l’erede del fascismo. Ma in presenza di qualche difficoltà nel reggere la sua posizione ai vertici del potere politico, finanziario e industriale non si è fatto scrupolo di far varare decine di leggi in suo favore e a quello delle sue aziende e ad aprire la “campagna acquisti” per reclutare parlamentari disponibili a cambiare casacca per passare dalla sua parte.
Oggi ha superato se stesso. Dopo che il suo partito è passato dagli undici milioni di consensi ad appena cinque, in una manciata di anni, e aver distrutto l’oppositore storico inviando nel Pd il virus renziano è rimasto il mattatore della scena politica nazionale. Già pensa come fare per raccogliere i resti del PD come portatore d’acqua al suo mulino dopo averlo fatto con i leghisti. Su questa base ha preteso che gli altri lo considerino il salvatore della democrazia tacciando i pentastellati da avventurieri. Un altro suo pregiato pezzo d’antiquariato è stata la legge elettorale, da lui fortemente imposta, dove sono spariti i candidati e sono apparsi i simboli e gli elettori hanno votato a scatola chiusa per consentirgli d’ avere un “parlamento blindato” ovvero di fedelissimi. A questo punto dove sono finiti i valori liberali che lui dovrebbe sostenere senza riserve, come il rispetto delle leggi e i diritti umani? (Riccardo Alfonso)

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Il patto del diavolo con Salvini

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 aprile 2018

Dopo il “burlesque” dal Quirinale di Berlusconi ora sappiamo per certo, dopo tante illazioni, che il mattatore della politica italiana è sempre lui da circa 25 anni a questa parte. Ai tempi era amico di Craxi e dei comunisti post berlingueriani ed ora tiene al guinzaglio Matteo Salvini come aveva già fatto con Bossi. E’ la mossa di riserva messa in atto dopo il default elettorale studiato a tavolino nel caso che il Pd renziano fosse sceso al di sotto del 18% e la Lega avesse superato Forza Italia. In questo organigramma Salvini non costituiva un problema. Avrebbe seguito alla lettera le istruzioni del “maestro” che prevedeva necessariamente il funzionamento del Parlamento per lasciare uno sfogo ai grillini e la formazione di un governo con l’appoggio del Pd avendo al suo interno la maggioranza capace di dettare la linea politica indicata da Renzi che già aveva raggiunto un accordo in tal senso con Berlusconi. L’alternativa, per nulla temuta, sarebbe stata quella di un ritorno alle urne dove a detta dei consiglieri del centro-destra sarebbe stato possibile erodere di un paio di punti elettorali i pentastellati e di migliorare il consenso nei confronti del PD. E’ così che il rinnovamento del paese va a carte quarantotto e ritorneranno gli uomini e le donne di sempre per una nuova operazione di maquillage mediatico e nel mettere in cantiere i soliti inciuci e gli intrighi di palazzo dove chi ha, continua ad avere, e chi è, continua ad essere suonato. E il popolo sovrano? Gli spetta una sonora pernacchia. (Riccardo Alfonso)

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Il mondo è diviso in due movimenti ideologici: quello che è e quello che ha

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

Quando leggo i dati del rapporto Oxfam per il World Economic Forum 2018 lo sconforto mi lascia profondamente depresso. Abbiamo creato una società “mostruosa”.
Basta leggere questi scarni dati per avere la misura del male che ci stiamo facendo: “Le 42 persone più ricche del mondo possiedono un patrimonio pari a quello dei 3,7 miliardi di persone più povere. Nel corso del 2017, ogni due giorni una persona è diventata miliardaria, mentre il 50 per cento più povero della popolazione mondiale non ha visto aumentare neppure di un centesimo la ricchezza a sua disposizione. Il divario tra ricchi e poveri nel mondo continua ad aumentare e ha raggiunto ormai squilibri insostenibili sia da un punto di vista etico che economico. Sebbene sia vero, infatti, che il numero di persone costrette a vivere in condizioni di povertà estrema è stato dimezzato tra il 1990 e il 2010, “le disuguaglianze sono aumentate nello stesso periodo: 200 milioni di persone in più avrebbero potuto essere salvate dall’indigenza”. A questo punto non credo si possa aggiungere altro se non sopraggiungesse forte e cocente la rabbia su questo dramma che condanna senza appello la stragrande maggioranza della popolazione mondiale ad un presente e ancor più un futuro senza un briciolo di speranza per tempi migliori.
E mi chiedo: ma di che pasta siamo? E come è possibile che così pochi soggetti riescano a controllare e a condizionare tantissime persone fino a costringerle a vivere nella miseria pur facendo loro nutrire una speranza per un avvenire migliore? E’, chiaramente, una palese illusione. E’ un miraggio sotto il sole cocente del Sahara eppure sono numerosi coloro che lo credono reale.
La nota dolente è anche un’altra. E’ che la cultura è messa in ginocchio dall’ignoranza degli opportunisti che pur di conservare il loro primato non si fanno scrupolo di adottare tutte le iniziative necessarie per rendere le masse asservite ai loro poteri. Ed è così che la lotta si rende più sofisticata ed insidiosa passando, dai campi di battaglia dove il numero dei contendenti può fare la differenza, alle applicazioni tecnologiche sempre più avanzate dove il fine ultimo è quello del controllo delle menti per renderle docili ai loro voleri. In questo senso si deve prefigurare il furto di milioni di identità per assoggettarle alla dipendenza e alla cancellazione delle loro volizioni per sostituirle con quelle delle forze dominanti: O tempora, o mores! (Riccardo Alfonso)

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Politica: Il secondo giro d’incontri al Quirinale

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

L’agenda del presidente della Repubblica è fitta di appuntamenti e molti auspicano che sia la volta buona per formare un governo. In questo caso come nei precedenti i vari commentatori politici tra quelli titolati e improvvisati, per l’occasione, si sono sbizzarriti a formulare ipotesi sulle possibili alleanze e soprattutto sul ruolo che avrebbero potuto assumere i due personaggi ritenuti più “ingombranti” sulla scena politica e soprattutto sulla possibilità di determinare la soluzione o meno sulle auspicabili intese tra i partiti. Parliamo di Berlusconi e Renzi. E’ che questa tornata elettorale ha indubbiamente sparigliato le loro carte in quanto avevano previsto che forza Italia sarebbe sortita vincitrice nel confronto con la Lega e che l’alleato Renzi fosse stato in grado di portare a casa almeno il 22-24%. Pensavano, inoltre, che i pentastellati non sarebbero riusciti a superare il 29-30% dei consensi. Berlusconi e Renzi, tra l’altro, volevano dimostrare ai partner europei che avevano imbrigliato a dovere l’area populista e antieuropeista sia inglobando e condizionando la lega, sino a renderla solo un utile portatore di voti per la loro coalizione, sia isolando i pentastellati.
La reazione dei due, a caldo, è stata di un brusco irrigidimento solo attenuato dal rischio di dover ritornare nel peggiore dei modi a nuove elezioni. A questo punto la situazione può essere sbloccata solo se il “duo perdente” sa leggere i risultati nel modo giusto e con un certo pragmatismo. Per Berlusconi è più facile: basta assicurargli che non subirà danni per le sue imprese. Per Renzi la sua megalomania potrebbe provocare dei problemi. Basterebbe sperare nel suo trend negativo che sino ad oggi ha portato il PD dal 40% al 18% e alle altre suo cocenti sconfitte per colpa, a suo dire, degli italiani che non lo hanno capito, per evitare che faccia ancora danni. D’altra parte il suo “lavoro” l’ha fatto bene rottamando non solo i big del PD ma lo stesso suo partito. Non c’è che augurargli: ad maiora”. (Riccardo Alfonso)

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Politica: i rituali della politica di ieri e di oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Gli inviti a un pranzo o a cena in quel di Arcore sono diventati degli incontri che nel tempo si sono istituzionalizzati e danno l’impressione che più di una colazione di lavoro si tratti di rituale che vuole celebrare il rispetto dovuto al dominus che convoca i suoi vassalli per dettare loro le linee guida nei rapporti con i sudditi. Se è questa la percezione che si ricava ha senza dubbio ragione Di Maio nell’affermare che se Salvini non taglia questa specie di cordone ombelicale non si può pensare ad un’azione politica di rinnovamento del sistema paese. Ma rinnovare cosa e perché? E soprattutto quali sono stati i guasti che in passato hanno provocato tanti danni e determinata una diffusa sfiducia nelle istituzioni e nei partiti che in qualche modo ne sono stati complici?
E’ opinione diffusa che dopo il boom degli anni post bellici la spinta non l’abbiamo colta nella sua interezza perdendo l’occasione d’offrire agli italiani un modello di società diverso. Ci siamo, invece, ripiegati su noi stessi e abbiamo cercato solo di gestire l’esistente o al massimo operare piccoli aggiustamenti qua e là. Non dimentichiamo, ad esempio, che la disoccupazione in Italia fin dagli anni della ricostruzione è stata in gran parte assorbita con procedure anomale. Si è pensato agli ammortizzatori sociali con le assunzioni fuori quota nella pubblica amministrazione che ha fatto gonfiare artificiosamente gli organici, con la leva obbligatoria e i fuori corsi universitari che hanno ritardato l’accesso al lavoro dei giovani. Non si è pensato ai una sistemica e seria politica industriale che prescindesse dagli interessi regionali o dalle mode del tempo per comprendere ciò che occorresse fare guardando al futuro e non al contingente. E questa stagnazione ha alla fine generato dei mostri come la corruzione, gli sprechi, l’urbanizzazione selvaggia trasformando le periferie delle grandi città in ghetti o in quartieri dormitori e una mobilità interna confusa e scarsamente regolamentata. Ora è illusorio pensare che in pochi anni possiamo invertire questa tendenza. Eppure è necessario porvi mano, ma non si può fare se continuiamo a gestire il paese con chi pensa ancora che questa specie di luna di miele possa continuare in eterno. Oggi non possiamo contare sulla compiacenza internazionale come è accaduto ai tempi della guerra fredda. Oggi gli stati si difendono persino con l’autarchia e l’Italia con tutte le sue debolezze rischia di essere schiacciata del tutto. (Riccardo Alfonso)

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Professionisti e dilettanti allo sbaraglio in politica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Da quando vi è stato l’exploit dei pentastellati che nel 2013 hanno portato in parlamento un nutrito gruppo di persone per lo più inesperte negli affari di politica, i loro oppositori si sono riempiti la bocca di ironiche e persino velenose allusioni sulla loro impreparazione. Da allora ad oggi, e a dispetto delle Cassandre di turno, è spuntata una nuova classe politica che se non ci fosse stato l’apporto prezioso del movimento difficilmente avrebbe avuto la possibilità di candidarsi e ascendere alle cariche istituzionali. Diciamo si sono fatti le ossa e gli scranni possono averli scaldati alla pari dei loro dotti colleghi ma non hanno perso la passione per la conoscenza, l’approfondimento e la voglia di fare. Altre leve, in quest’ultima tornata elettorale, si sono aggiunte ai rieletti e non possiamo dire che si stanno adagiando sugli allori. Nonostante ciò i soloni della politica, che trasudano anni di frequentazioni del palazzo e ne conoscono gli angoli più riposti in specie quelli oscuri dove è possibile tramare e non per costruire l’avvenire del paese secondo “coscienza e virtù”, non mancano di lanciare strali velenosi alle reclute e a instillare nell’opinione pubblica il sospetto che sono dei dilettanti allo sbaraglio.
Io che dal 1960 in poi ho conosciuto i tempi della politica e pur non ricoprendo incarichi importanti ho avuto contatti con politici del taglio di Fanfani, Marcora, De Mita, Almirante, Berlinguer e molti altri mi sono reso conto che i loro indubbi successi personali furono anche favoriti dai loro collaboratori e più in generale da una classe politica che in massima parte veniva “addestrata” sia mediante le scuole di partito sia con la praticaccia nell’amministrare gli enti locali.
Cosa è cambiato da allora ad oggi? Senza dubbio l’afflato ideologico. Si pensava di più al partito e meno ai vantaggi personali che potevano derivarne in chiave economica e sociale. C’è stato persino chi, come Berlusconi, che manifestava, una volta passato alla politica in prima persona, una certa diffidenza, per non dire disprezzo per i “politici di carriera”. Questo, a mio avviso, lo doveva al fatto che aveva conosciuto l’aspetto meno nobile del politico, quello incline ai compromessi di bassa lega, venale e “inciuciaro”. Quello che aveva smarrita la sua carica ideologica e associava il mestiere di politico all’arrampicatore sociale con la logica del fine giustifica i mezzi per realizzare facili arricchimenti. Chi era, per lui l’elettore? Un poveraccio da infinocchiare a dovere, una specie di vuoto a perdere e solo utile per raccogliere voti e con tutte le altre sfumature del caso.
Ora se seguo lo stesso ragionamento di chi considera il politico solo un arrampicatore “economico” devo desumere che i pentastellati sono diventati per costui una sorta di mosca bianca e spiegabile unicamente con il fatto che c’è in giro tanta rabbia che si è trasformata in un voto di protesta e nulla più. Con il tempo, egli pensa, rientreranno buoni, buoni e con la coda fra le gambe all’ovile. E’ proprio così? Ho i miei dubbi. E’ che a nostra insaputa sono nati due partiti dalle ceneri dei precedenti: quello di chi è e quello del chi ha. E se pensiamo che la ricchezza dei 45 uomini più ricchi del mondo è pari a quella posseduta da 3 miliardi di persone il chi è e il chi ha si spiega benissimo. Ora confidiamo che questo nascituro cresca in fretta per presentare il conto ai cresi di turno. (Riccardo Alfonso)

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La sete di onestà degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Giorni fa ho letto sul blog delle stelle una selezione del discorso di Sandro Pertini che nello specifico faceva riferimento alla sete di onestà degli italiani. Eravamo nel giugno del 1968. Era il tempo in cui Amintore Fanfani affrontava il tema della corruzione e dei suoi tentacoli che avviluppavano il mondo politico e fu anche il cavallo di battaglia di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer i quali pensavano di porvi, in qualche modo, riparo con il “compromesso storico”. Furono uomini saggi e lungimiranti ma come i profeti del buon senso e d’innata saggezza restarono inascoltati e fu un errore grave che nemmeno la stagione di mani pulite riuscì ad emendare. Il cancro era diventato una metastasi colonizzando altri organi del tessuto sociale e istituzionale italiano. Antonio di Pietro, anni dopo lo rilevò facendoci sapere che vi è stata una legislatura del nostro parlamento dove il 30% dei suoi componenti risultava inquisito per affari poco puliti e per voti di scambio con la malavita organizzata.
Stavamo toccando il fondo e la sete degli italiani avrebbe dovuto portarci alla disidratazione acuta ed invece ci siamo ritrovati nel peggiore dei modi dimenticando la nostra aridità per inseguire il pifferaio di turno e facendoci precipitare nella logica perversa di una escalation senza precedenti.
Se andiamo ad analizzare cosa non ha funzionato, in questi ultimi anni, posso dire che l’aspetto che mi appare più evidente è il non aver saputo capire quella logica che i napoletani, maestri di antica saggezza, hanno riassunto con il detto: ‘O pesce fète d’ ‘a capa. (Il pesce puzza dalla testa) intendendo dire che il buon esempio viene da chi ci governa da palazzo Chigi al sindaco del più piccolo comune d’Italia. Ma se affidiamo tale compito lungo questa catena di comando a chi ruba, a a chi intrallazza, a chi fa scempio delle regole e persino le assoggetta ai suoi personali interessi cosa possiamo aspettarci di buono? E questa tanta decantata sete di onestà, che pure esiste, sembra proprio che abbia perso la sua carica ideale non per colpa dei politici o dei vari comitati d’affari in odore di mafia, ma da parte degli stessi italiani quando si sono recati alle urne e non hanno saputo fare i doverosi distingui tra il grano e la gramigna e hanno votato a grande maggioranza per quest’ultima. Come si dice in questi casi: chi è causa del suo male pianga se stesso. A quanto un ravvedimento?
Nel frattempo la nostra sete diventa arsura trasformandoci di fatto in un popolo di masochisti. (Riccardo Alfonso)

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L’eternità del presente: Il diritto alla parola e il dovere del silenzio

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 aprile 2018

Tutto ciò che accade nell’immensità di tutto l’Universo avviene in una unica categoria spazio-temporale rappresentata da quella unità di tempo e spazio che possiamo identificare come ETERNO PRESENTE. Per l’ennesima volta mi sono preso la briga di rileggere il “Nuovo Catechismo” della Chiesa cattolica di Roma, nel tentativo di capire ciò che finora mi ha indirizzato verso una critica su basi umanistiche, lontano dagli intellettualismi che controllano l’intera opera, approvata da Giovanni Paolo II, ma redatta dall’allora cardinale Ratzinger e imposta al pontefice in carica e all’intero Concistoro.Il 15 agosto 1997 il cardinale Ratzinger, presidente della speciale commissione incaricata di redigere il Nuovo Catechismo, consegnava al Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, il testo di tale documento, ma non per una valutazione di merito, bensì per l’approvazione, stante il circuito di potere del quale lo stesso cardinale si era circondato, e con il quale decideva scelte di fondo, in preparazione alla successione, per la quale si era adoperato per anni.
Con tale Catechismo la Chiesa non intervenne nei campi più propriamente specifici e di propria competenza, ma viene utilizzato come grimaldello per inserirsi in altri campi assolutamente estranei all’insegnamento di Cristo e spesso discordanti e contraddittori.
L’esercizio del diritto alla parola non può sovvertire il dovere al silenzio, quando l’argomento dovesse risultare estraneo al ruolo; ma quel catechismo chiariva, in tempi non sospetti, diventati sospetti con l’elezione al massimo pontificato del Cardinale Ratzinger con il nome Benedetto XVI, il vero messaggio nascosto nelle parole.Si evince, spacialmente adesso con il pontificato di Papa Francesco, con grande determinazione, come taluni passi, estremamente significativi, non rappresentano altro che la preparazione ad un preteso rinnovamento, che avrebbe perseguito con il proprio pontificato, nel quale vennero puntualmente esaltati i rinnovati ruoli che l’allora cardinale sapeva di dovere ricoprire, a sua immagine e somiglianza, una volta guadagnato il trono di Pietro.In alcuni passi del catechismo si esalta il ruolo dottrinario, totalmente privo di trascendenza, che pretende interpretare il mondo alla luce delle conoscenze scientifiche e dimensionare tali conoscenze alle capacità gnostiche dell’uomo, come quando scrive:La questione delle origini del mondo e dell’uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull’età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull’apparizione dell’uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l’intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: «Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi […]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose» (Sap 7,17-21).
Non c’è commento da fare se non la presa d’atto secondo la quale la stessa creazione verrebbe collocata nel tempo e nello spazio, come se l’Altissimo disponesse di un “orologio cosmico” che in un dato momento avrebbe segnato l’ora esatta per la creazione, perché “prima” sarebbe stato troppo presto e “dopo” sarebbe stato troppo tardi. Ma il prima e il dopo sono categorie di comodo che l’uomo si è dato per capire, per collocarsi nel tempo e nello spazio; prima di cosa o di chi? Dopo cosa o chi?La dottrina, come è espressa in queste enunciazioni del Nuovo Catechismo, non spiega, anzi confonde e conduce all’incredulità, nel suo assurdo itinerario di coniugare trascendenza ed immanenza dentro un contenitore limitatio dalle categorie umane del tempo e dello spazio. Il prima e il dopo non sono altro che la rappresentazione del passato e del futuro, dimensioni dentro le quali l’uomo regola se stesso; parliamo anche al presente, ma per comodità, per convenzione, perché il presente per l’uomo non esiste: o ancora non è, e si tratta del futuro, oppure è già stato. e allora si tratta del passato, tertium non datur.Tra la parola detta e la parola da dire, secondo la comprensione umana, trascorre uno spazio di tempo che riteniamo limitato o limitatissimo; in realtà con la parola detta e la parola da dire affrontiamo l’immensità del tempo, dove la parola detta appartiene al passato e la parola da dire si trova, ancora, nel futuro. Discutere in questi termini di Dio, del Creatore, dell’Altissimo, diventa blasfemo, perché si pretende coinvolgere la “Sapienza” dell’uomo, che sarebbe capace di comprendere la struttura del mondo, nella quale viene collocata l’idea di Dio, non più noumeno ma fenomeno. La dimensione del presente ci è ignota, perché non riusciamo a viverla; se, infatti, si potesse vivere il presente, lo si potrebbe anche dilatare o fermare.Si scontrano, dopo essersi confrontate, la fantasia, di pertinenza immanente, e la fede di pertinenza trascendente. Non c’è dubbio che il mezzo più veloce di locomozione a disposizione dell’uomo è la fantasia; più veloce della luce, capace di trasportarci anche fuori dal mondo. L’elaborazione fantastica è frutto degli impulsi del cervello, quegli impulsi che si materializzano in onde elettriche, registrabili e verificabili; attivi anche nel sonno che si popola dei sogni incontrollati. Ma le onde elettriche sono materia, lo dimostrò Einstein con il suo relativismo, e altri uomini gli conferirono il premio Nobel.Con il suo relativismo lo scienziato escluse la conoscenza proponendo un metodo, idoneo a superare le contraddizioni meccanicistiche. Einstein negò l’esistenza un “moto” assoluto, così come di un “tempo” e uno “spazio” assoluti, ovvero che questi concetti sono “relativi”.La pretesa dottrinale di voler imporre una personale considerazione come Verità conquistata, tale da generare le “radici” di un popolo, assume, così, la dimensione dell’assurdo; non si discute l’ipotesi “relativa”, perchè basta negare il relativismo, trascurando di commettere una stortura contro le dimensioni trascendentali, racchiudendo la conoscenza dentro i confini del fenomenico e legiferare nel merito.Il Dio del “prima” e del “dopo” è una invenzione da sacrestia perché concede il potere di identificare il giusto dal non giusto, il vero dal falso, valori che perdono il loro relativismo e diventano la legge da osservare.Dio steso identificò la Sua dimensione affermando a Mosè sul monte Sinai:
“Io sono Colui che sono”;
non disse “Io ero Colui che sono”
oppure “Io sono Colui che sarò”.
Il divenire, il farsi della storia non appartengono a Dio, perché Egli tutto include nella sola dimensione che gli appartiene: l’eternità del presente.Come si potrebbe mai capire tale dimensione?Come si può esercitare tale dimensione? Non lo so! Non posso saperlo! Per questo ci credo! (Rosario Amico Roxas)

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Salvini o Di Maio: E’ questo il problema?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

All’indomani del voto del 4 marzo scorso non si è fatto altro che parlare sulla carta stampata e online sul chi avrebbe potuto ascendere a Palazzo Chigi per la presidenza del consiglio. E’ stato un tambureggiare continuo di argomentazioni in pro e contro tali candidature e del come avrebbero potuto elidersi a vicenda in favore di un altro nome. In questo caso molti sguardi si sono rivolti al colle coinvolgendo il ruolo del capo dello Stato se non altro perché si tratta della figura costituzionalmente indicata per faccende di questo genere. Ma il presidente Mattarella non si è lasciato coinvolgere in questa specie di risico che avrebbe potuto fargli perdere il suo compito di giudice imparziale e quindi tace. Ci tocca attendere qualche giorno ancora per capire se si tratterà di una fumata nera o bianca o persino grigia.
Di là della necessaria dialettica politica non dimentichiamo che il paese attende non un governo qualsiasi, non un nome ma un programma, delle decisioni da assumere in campo nazionale e comunitario per rendersi interpreti di un disagio della maggioranza della popolazione e delle sue varie componenti e status sociale.
Non dimentichiamo che è un paese lacerato ed emotivamente instabile che è tentato da una parte di chiudersi a riccio nel suo piccolo mondo familiare per cercare di evitare il peggio serrando le file e chiudendo la porta di casa a doppia mandata e dall’altra di proiettarsi nell’agone politico, nel volontariato, nel sociale per cercare una via di sbocco accettabile e possibilmente condivisibile con il vicino di casa.
E con questo andazzo si matura il problema esistenziale degli italiani e ci riconduce ai primi attori Salvini e Di Maio perché ad essi è riservato un compito, che forse non ne sono del tutto consapevoli, nell’imprimere una svolta decisiva per la tenuta dello stesso sistema paese. Per farlo s’impone loro una valutazione forse dolorosa e anche cinica nel sancire la fine di un modo di governare che ha fatto il suo tempo e che si ritrova solo con una manciata di nostalgici. Quel sistema, per intenderci, che conosceva figure del taglio di Prodi, Berlusconi, D’Alema, ecc. Oggi per loro non è riservata la rottamazione ma la sommessa preghiera di mettersi da parte nell’interesse generale del Paese. Non è una questione anagrafica. E’ che non riescono a reggere il passo con i nostri tempi continuando ad interpretare un ruolo della politica rivolto all’inciucio. Forse i loro eredi continuano a non reggere del tutto il passo con gli attuali standard esistenziali ma dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo e augurarci che sappiano reggere l’impatto con il diverso che si sta maturando intorno e dentro di noi. (Riccardo Alfonso)

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La politica italiana tra il fantastico e il reale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

In questi giorni i dibattiti in televisione impazzano e i social mostrano umori e malumori tra chi vorrebbe i pentastellati assumere lo stesso atteggiamento che fu scelto nel 2013 congelando di fatto il voto ottenuto e chi si compiace delle mosse di Di Maio e lo considera uno stratega eccezionale. In pratica se restiamo in casa dei Cinque stelle ci troviamo con un elettorato “dubbioso” sulla strada migliore da scegliere e il timore più avvertito è che il loro capo politico possa essere ingoiato con il sol boccone dal pitone berlusconiano dopo averlo avvolto e stritolato con le sue spire. Non si fidano di Berlusconi. E ora vengono a sapere del suo “revival” politico nell’intento di riconquistare la scena nazionale più forte di prima come una riedizione dell’Idra di Lerna dalle innumerevoli teste che mozzate erano capaci di rinascere, duplicandosi.
E se vogliamo proprio da qui parte quell’antica maledizione che perseguita la politica italiana e che gli elettori di ieri e di oggi non riescono a percepire nella giusta misura e a porvi riparo con degli appropriati antidoti.
Il fascismo di ieri è stata la speranza, mal riposta, dal capitalismo conservatore italiano per esorcizzare l’ondata rivoluzionaria russa così come lo è stato per i loro camerati tedeschi, generando il nazismo.
Lo stesso destino è toccato negli anni post bellici della seconda guerra mondiale dove il comunismo sovietico tendeva ad attrarre ideologicamente un’Italia uscita malconcia dalla sua avventura militare e diventata sensibile al richiamo di valori sociali e civili, a lungo sopiti dal fascismo.
E la maledizione in entrambi i casi è stata quella di aver creduto alle promesse, alla speranza di un avvenire migliore e duraturo. E la delusione ci ha portati a subire il fascino dei pifferai di turno ritenendoli, in prima battuta, diversi dagli altri e capaci di garantire per lo meno i diritti acquisiti anche se venivano di continuo erosi per sostenere una classe di privilegiati.
Ora ritornando all’attualità dobbiamo constatare che l’insegnamento trascorso non sembra averci lasciato una traccia significativa e siamo pronti a correre gli stessi rischi del passato, sia pure sotto altri camuffamenti, perché è in noi inguaribile una visione della società votata secondo i valori e non secondo gli interessi partigiani. Ma ora rischiamo di ritrovarci da capo a dodici. E’ la nostra maledizione. (Riccardo Alfonso)

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Il voto alle regionali: una riflessione di carattere generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Si vota il 22 aprile prossimo. Sono interessati il Friuli, il Molise e la Valle d’Aosta. Sono tre regioni che hanno un basso numero di abitanti ma il loro voto è significativo in quanto sono le prime dopo le politiche del 4 marzo. Si vuole verificare la tenuta del centro destra e delle sue componenti, la capacità dei pentastellati di mantenere le proprie posizioni in ambito regionale e se la crisi del Pd continua ad erodere consensi. Ogni partito, in questo caso, cerca di non “compromettersi” troppo a livello nazionale con il proporre alleanze o intese che possono diventare poco chiare agli elettori e pregiudicare la stessa formazione di un governo. Proprio per questo motivo si pensa di posticipare un’eventuale affidamento dell’incarico, per la formazione dell’esecutivo, dopo il 22 aprile prossimo. Però, poi, a giugno si vota ancora alle amministrative e la storia non finisce qui se vi aggiungiamo, il prossimo anno, le elezioni europee. Se poi, a prescindere da tutti questi “tatticismi”, vogliamo valutare una linea di tendenza, che sta mostrando chiari segni di una presa di coscienza collettiva, dobbiamo riconoscere, in tale contesto, un calo non solo fisiologico dei partiti tradizionali. Una propensione, per altro, verificabile anche all’estero. In altri termini ciò che ha rappresentato per tutto il XX secolo una forte identità ideologica dei partiti da quello comunista alla destra, dal centrismo di taglio democristiano e agli stessi movimenti estremisti, sembra aver esaurito o di molto ridotta la sua carica “passionale”. Al loro posto si stanno affermando nuove identità che in un certo senso tendono a dividersi in due parti ben distinte che potremmo chiamare il partito dell’essere e quello dell’avere. O per meglio dire di chi dispone delle risorse per vivere agiatamente e chi ha poche disponibilità e vivacchia. I primi sono una minoranza e i secondi una maggioranza. Questi ultimi hanno, purtroppo, il difetto di non essersi del tutto resi conto che in democrazia valgono i numeri che la stessa minoranza non ha. Ma nonostante questa défaillance chi ha sa di poter contare sul “dio denaro” e degli effetti distorsivi che provoca nei semplici di cuore e negli ingenui di turno. Ora, a nostro avviso, sta andando a maturazione una nuova e più genuina consapevolezza e in questa “terra di mezzo” sono inevitabili molti scontri: da quello generazionale all’invadenza dei media, dalla disinformazione all’esasperazione sociale e identitaria. Non vorremmo che alla fine subentri la stanchezza e si ritorna al vecchio metodo di fare politica o si scateni una rivolta popolare. (Riccardo Alfonso)

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La pace non viaggia da sola/Peace does not travel alone

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

Dalla domenica delle palme a Pasqua siamo passati nel giro di sette giorni dal ramoscello d’ulivo al dramma del martirio e della morte di Gesù. In tutti questi giorni la parola più gettonata è stata “pace” come se avessimo voluto in qualche modo esorcizzarla immaginando che al solo citarla gli animi si acquietassero e l’umanità avrebbe ritrovato il suo “paradiso perduto”.
Non è stato così, ovviamente, e dalla striscia di Gaza alla vicina Siria e agli altri conflitti regionali e locali le vittime delle violenze pubbliche e private hanno fatto la parte del leone. Qualcuno dall’animo candido e immacolato si sarà chiesto il perché dalle parole non siamo riusciti a passare ai fatti e cerca di trovare una qualche spiegazione che riesca a salvare capra e cavoli. In effetti la spiegazione c’è e la dobbiamo interamente alle ciniche logiche del capitalismo, all’economia di mercato, all’avidità dei satrapi di turno. Lo dobbiamo all’ipocrisia e alla falsità di chi ci governa nel mondo. Ci copriamo il capo di cenere e inorridiamo al cospetto di violenze di ogni genere che fanno scempio del nostro prossimo ma non andiamo al cuore del problema per dire basta alla proliferazione delle armi di distruzione di massa sempre più sofisticate e micidiali, nel foraggiare i ras locali di strumenti di morte per guerre tribali e regionali dove il primato sta nei crimini che sono capaci causare. E noi queste creature del male siamo disposti ad accoglierle e riverirle una volta giunti nei paesi della cosiddetta democrazia compiuta.
Questa verità speculare ci mostra con crudezza i limiti di una civiltà deprivata dei suoi valori fondanti e che fa scempio dei principi che pure abbiamo fissato a nostra guida e insegnamento.
E’ un limite che misura la nostra inadeguatezza a parlare di pace senza aggettivazioni: pace e libertà, pace e giustizia, pace e rispetto per i nostri simili. Se non riusciamo ad andare oltre le nostre miserie umane la parola pare resta nuda come la verità e perde la sua stessa natura e significato. (Riccardo Alfonso)
From Palm Sunday to Easter we passed within seven days from the olive branch to the drama of martyrdom and the death of Jesus. In all these days the most popular word was “peace” as if we had somehow wanted to exorcise it by imagining that just to mention it, the spirits were acquitted and humanity would find its “lost paradise”.
This was not the case, obviously, and from the Gaza Strip to neighboring Syria and other regional and local conflicts, victims of public and private violence took the lion’s share. Someone from the candid and immaculate soul will have wondered why we could not pass from the words to the facts and try to find some explanation that can save goat and cabbage.
In fact, the explanation is there and we owe it entirely to the cynical logic of capitalism, to the market economy, to the greed of the shift satraps. We owe it to hypocrisy and to the falsity of those who govern us in the world. We cover the head of ashes and horrified in the face of violence of all kinds that make havoc of our neighbor but we do not go to the heart of the problem to say enough to proliferation of weapons of mass destruction increasingly sophisticated and deadly, in foraging the local ras of instruments of death for tribal and regional wars where the primacy lies in the crimes they are capable of causing. And we creatures of evil are ready to welcome them and to reverend them once they arrive in the countries of the so-called complete democracy.
This specular truth shows us with crudity the limits of a civilization deprived of its founding values ​​and which destroys the principles that we have also set for our guidance and teaching.
It is a limit that measures our inadequacy to speak of peace without adjectives: peace and freedom, peace and justice, peace and respect for our fellow men. If we can not go beyond our human misery, the word seems to remain naked as the truth and loses its very nature and meaning.

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I separati in casa: la coppia Salvini-Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

E’ davvero uno strano destino quello che sta vivendo in questi giorni l’ex-cavaliere. Spuntato agli onori della cronaca politica nel lontano 1994 con un colpo di reni da maestro riuscendo ad imporre agli elettori di quel tempo il MSI retto da Gianfranco Fini e a lanciarlo, con i suoi fan della prima ora, nell’avventura parlamentare e di governo sparigliando tutti gli avversari, mentre oggi è finito nelle mani di un leghista e l’abbraccio è di quelli che non si possono rifiutare sebbene non lo fa da protagonista, ma da guitto. La scena che più mi ha colpito è stata impietosamente ripresa dalla telecamera di una emittente televisiva che ci ha mostrato un volto disfatto mentre si dirigeva per l’ultimo saluto verso l’auto dove Salvini era già salito e che subito dopo è partita sgommando. Ritrovandosi solo davanti ai microfoni si è limitato a poche parole di circostanza e ad affermare che “lui si fida di Salvini”. Strane parole, davvero. Forse non si è del tutto reso conto che i tempi sono mutati e che la partita non si gioca solo nei salotti del “palazzo”, ma tra la gente e che questo popolo che pure si è fidato di lui sta sistematicamente abbandonandolo. Emergono altre figure, il paese è in ginocchio, i suoi abitanti si sentono assediati da politici inaffidabili, da promesse che non possono mantenere e da una gestione della cosa pubblica dominata da interessi personali e vanagloriosi. Penso ai 70 miliardi di euro elargiti alle banche che si sono ridotte alla bancarotta per favorire gli amici degli amici mentre milioni di italiani diventano sempre più poveri anche se hanno un lavoro. Penso a un ex presidente del consiglio che in vena di grandeur prende in affitto un aereo, a spese dello Stato, per 150 milioni di euro perché non vuol essere da meno del presidente degli Stati Uniti o dei sultani orientali con il loro oro nero. Penso anche che ci siamo ritrovati con un’Italia a due facce dove da una parte vi è una minoranza che si crede baciata dalla fortuna e si esprime con arroganza verso i più deboli e l’altra che è maggioranza ma non riesce ancora ad avere la consapevolezza della propria forza e dei numeri che potrebbe esprimere per una svolta politica significativa. Quella del 4 marzo è stato solo un timido passo in avanti ma sarebbero stati necessari molti altri, ma il tempo, si sa, è galantuomo e alla fine tutti i nodi arriveranno al pettine. (Riccardo Alfonso)

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