Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

Archive for the ‘Confronti/Your opinions’ Category

Your opinions

Il sorriso e la risata

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

risate-di-gioia_1Tanto il sorriso che la risata sono espressioni “positive” che stanno a significare un, sia pur breve, stato di compiacimento, ma quante differenze tra un sorriso spontaneo e una risata forzata come manifestazione di piaggeria e servilismo anche intellettuale. Il sorriso nasce sulle labbra, ma si manifesta negli occhi con tutta una gamma di espressioni che vanno dalla gratitudine al compiacimento, dalla serenità alla condiscendenza; il sorriso non può mai essere falso o falsato, essendo una manifestazione interamente e solo spontanea che dona senza attendere di essere corrisposto. Ben diversa è la risata, specialmente quando viene sollecitata come segno di approvazione e consenso; è la risata che il potente, non conoscendo l’arte di stimolare un sorriso, si adagia nella banalità di stimolare la risata, prontamente eseguita, come uno spartito obbligatorio, dai “plaudatores” che hanno scoperto la nuovissima professione che consiste nel compiacere il potente per ottenerne le prebende. I mezzi per sollecitare la risata sono molteplici e vanno dal “cucù settete” che vuole dimostrare alla platea una confidenza con altro potente, ma che tenta di nascondere il proprio convincimento di latente superiorità; poi c’è la barzelletta che non sempre riesce ad essere originale, ma non importa, i plaudatores di prima si sbellicheranno anche se non l’avranno capita. Basti dire che i sovrani della risata sono i pagliacci del circo, che pateticamente ripetono le medesime battute e i medesimi gesti per ottenere un applauso e una risata, sempre meno convinta; c’è del tragico in quei pagliacci, costretti a far ridere anche quando la depressione li sovrasta. Stimolare il sorriso di un bambino è certamente, il miglior dono che gli si possa fare, perché dentro quel sorriso si affaccia la sensibilità innocente che non sa esprimersi se non con quel sorriso che include tutti i sentimenti. Chi fa ridere per ottenere compiacimento, non sarà mai capace di stimolare un sorriso… si tratta di un dono che non ha prezzo e non è barattabile. (Rosario Amico Roxas)

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Quando si parla di scuole di giornalismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

GiornalistiLa domanda che dobbiamo porci in primo luogo è cosa rappresenta nell’immaginario collettivo la figura del giornalista. E’ forse quella del commentatore televisivo? E forse dell’inviato speciale nelle zone di guerra o sui luoghi dove si sono verificati fatti calamitosi di una certa gravità? E’ la figura del giornalismo “parlato” o di quello che scrive? Di quello del cronista che ci “fotografa” i drammi ed anche i momenti lieti della nostra esistenza o dell’opinionista, dell’editorialista, del critico, del giornalista sportivo? Sono tutte facce dello stesso prisma. Ma sullo sfondo aleggia un altra realtà dovuta al fatto che il prodotto giornalistico diventa sempre più commerciale. La stessa notizia, per certi versi, lo è quando si fa dello scandalismo per attirare l’attenzione dei potenziali lettori. Chi scrive e chi legge oggi per il solo piacere di conoscere con chiarezza ed obiettività i momenti storici che ci attraversano? Ben pochi, probabilmente. E lo dobbiamo soprattutto al fatto che il vero padrone del giornale è l’editore e la sua linea politica. Se facciamo un esempio estremo per rendere meglio il concetto ed immaginiamo un giornalista fortemente politicizzato a destra che cerca lavoro in un quotidiano o un periodico di sinistra, come potrà mai conciliare le proprie idee con quelle dei suoi nuovi “padroni”? Da ciò dovremmo far derivare lo stesso concetto di obiettività informativa di cui è naturale depositaria ogni scuola di giornalismo che si rispetti. Ci accorgiamo, a questo punto, che gli stessi fatti possono avere un taglio descrittivo differenziato e che esso deriva soprattutto dalla nostra stessa formazione culturale. E’ bene capire anzitempo queste cose, e molte altre ancora, prima di avviarsi ad una professione che potrebbe trasformarsi in una cocente delusione. (fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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I mutamenti della storia ed il ruolo della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

Pio nonoIn un articolo apparso in questi giorni sul mensile “Quaderni di cultura religiosa” (edizioni Fidest) si fa il punto dei passaggi epocali che hanno impresso una significativa svolta alla Chiesa cattolica. In questo contesto è notevole l’impronta lasciata dalla politica riformista di Pio IX. Egli, appena asceso al soglio pontificio ebbe chiara la visione dell’esigenza di assecondare alcune spinte riformistiche e costituzionali, guardano, addirittura, con favore, alle ipotesi di un federalismo, o come giustamente sottolinea Andreotti, all’idea di un’unione doganale, che avrebbe dovuto favorire rapporti di amicizia e collaborazione tra i vari Stati della penisola. Eppure questi buoni e ragionevoli propositi subirono una brusca frenata. Perché? Dobbiamo supporre che si tratti del riflesso di circostanze e avvenimenti, che vanno dall’assassinio di Pellegrino Rossi, alla repubblica romana, alla fuga a Gaeta, sino a Porta Pia. “Ma al di là di questi episodi, scrive Claudio Leonardi su Avvenire, si tratta anche di una valutazione di più ampio respiro. Era chiaro che un coinvolgimento della Santa Sede nei contrasti tra il Piemonte e l’Austria rischiava di far perdere alla Chiesa il suo ruolo sopranazionale e universale, mettendola in urto con potenze europee di antica tradizione cattolica. In secondo luogo, Pio IX si rese conto che il ruolo egemone del Piemonte rischiava di portare la Chiesa in una posizione subordinata. Questa preoccupazione è presente, del resto, anche in altri sovrani degli Stati italiani. Quanto alla Chiesa, occorreva ricercare gli strumenti più idonei per farla uscire indenne e se possibile rafforzata dall’uragano delle rivoluzioni mazional-liberali, mantenendo intatta la sua funzione di guida e la sua autorità morale di fronte ai cattolici di tutto il mondo. (fonte: quaderni Fidest di cultura religiosa)

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La metafisica religiosa della sofferenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

arte buddistaCi riferiamo sia alle tradizioni biblico-monoteistiche sia alla mistica della sofferenza nelle tradizioni dell’Estremo Oriente, soprattutto in quella buddista e che oramai trova sempre più seguaci anche nel mondo postmoderno occidentale dove è stata proclamata la “morte di Dio”. Questa mistica orientale della sofferenza si basa sull’idea che tutte le differenze che creano sofferenza sono solo apparenze. Ma anche un modo per chiudersi in se stessi, mentre la mistica della sofferenza delle tradizioni biblico-monoteistiche si richiama all’imperativo categorico dello svegliarsi ed aprire, quindi, gli occhi in contrapposizione della mistica degli occhi chiusi, per percepire la sofferenza altrui, per guardare e per sapere. E’ una sfida a tutto campo che comporta nuove questioni, più profonde implicazioni per il mondo della politica come per il mondo della religione e per il loro rapporto reciproco.(Quaderni di cultura religiosa della Fidest)

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La città della ragione e la città della Fede

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

padre pioDa anni – scrive un autore di molti saggi – mancavo da S. Giovanni Rotondo ed ora che ci sono ritornato la delusione è forte. Non sono, di certo, le folle a sconcertarmi, quanto l’idea di una religione fondata sul tornaconto. Mi riferisco, in particolare, a quella mercificazione del sentimento attraverso le immagini vendute sulle bancarelle, sulle suggestioni ad effetto dei soliti mistificatori da cortile, sulla idea di un luogo di miracoli da sfornare alla prima occasione. Il tutto ci allontana dal richiamo della Fede, dalla ricerca di una riflessione nel nostro intimo che si affaccia in un’oasi di pace e di serenità tra le mura di un convento, tra i silenzi di un luogo sacro, tra gli odori della cera che brucia e degli incensi durante una messa che si celebra. E’ l’amarezza di chi ha vissuto, tramite il proprio genitore e da bimbetto, l’esperienza “magica” di un incontro con colui che oggi è salito agli onori degli altari. Quel frate brusco ma anche affettuoso, che parlava in dialetto e che si scherniva dall’abbraccio a volte soffocante delle folle, aveva più il passo pesante di un uomo che vive nella sofferenza e nel martirio, che non quello eroico ed esaltante di un personaggio, così come lo avremmo voluto nel nostro immaginario collettivo. Di Lui sono stati scritti decine di libri eppure non sembra possibile che si possano dire tante cose per chi per decenni è vissuto nell’area limitata di un convento, tra la cella e la chiesa annessa. Tutti quelli che lo hanno visto ed oggi, per ragioni anagrafiche, si assottigliano sempre di più, hanno avuto la consapevolezza, di là delle suggestioni emotive del momento, di essersi imbattuti in un uomo semplice, che ci indicava vie semplici e persino ovvie e ci spronava, innanzitutto, ad avere fede in noi stessi come per dire che il vero miracolo non era estraneo alla nostra natura e non dovevamo cercarlo al di fuori di essa. Bastava credere. Basta avere Fede. E la fede è un sentimento strettamente personale che si può condividere solo con chi si misura con noi con uguale forza. Proprio per questo motivo la mia speranza è che un domani io possa ritrovare anche a San Giovanni Rotondo i due elementi fondanti della ragione e della fede e senza che la ragione si perda nell’interesse e la fede si smarrisca nel feticismo e nel misticismo di maniera. (Quaderni di cultura religiosa della Fidest)

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La crescita della produttività nel mondo del lavoro

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

opportunita-lavoroE’ un aspetto che se non affrontato con la necessaria cautela rischia d’essere interpretato male. Oggi nella vulgata popolare si è soliti associare “produttività” al lavoro più intensivo e quindi una sorta di sfruttamento delle capacità lavorative di un determinato soggetto. Ci dà quasi l’impressione che vogliamo spremere il limone sino all’ultima goccia per poi buttarlo nella spazzatura. In effetti siamo molto lontani, diremmo anni luce, da questo modo di impostare la questione. Per noi “produttività” significa un modo intelligente di utilizzare il tempo che va dal lavoro vero e proprio a quello libero. Pensiamo, tanto per fare un esempio, a quanto impiega una persona per recarsi, in una grande città, al lavoro sia se prende un mezzo pubblico o utilizza la propria macchina o se adotta una soluzione integrata tra i due. Diciamo che, stando alla media, i suoi tempi di percorrenza tra andata e ritorno possono essere di un’ora e mezza. Un’ora e mezza spesa nel peggiore dei modi nell’aria inquinata da varie esalazioni, viaggiando in aree affollate e innervositi dai possibili ritardi dovuti alle attese e alla lentezza dei mezzi utilizzati. Alla fine si arriva sul luogo del lavoro sufficientemente stressati e lo stesso dicasi di ritorno a casa alla fine della giornata lavorativa. Se pensiamo che almeno il 15% di queste persone potrebbero evitare questa faticaccia, ma non le mettiamo nelle condizioni di poterlo fare, la circostanza ci rende perplessi, per non dire altro. Come? Utilizzando i vantaggi, offerti dall’innovazione tecnologica, che ci permetterebbe di estendere il luogo di lavoro alla propria abitazione, ovunque si trovi con il telelavoro o per meglio dire l’homeworking. Questa, per noi, è crescita di produttività perché ci affranca da percorsi faticosi e ci permette un recupero in condizioni ottime per tutti, ivi compresi quell’85% che deve ancora spendere la propria ora e mezza di viaggio ma che, tutto sommato, si ritrova con un meno 15% di compagni di viaggio. (fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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L’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

garanzia giovaniL’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica. Sono i due punti che delimitano un segmento e verso i quali si concentrano per lo più gli atteggiamenti dei giovani verso la politica. Tutto questo lo dobbiamo, forse, alla mancanza di un migliore assimilazione della storia. Diversamente si avrebbe più coscienza del fatto che la politica non è astrattezza. Vive nella nostra quotidianità e si alimenta di passioni e di conflitti che noi o altri generano nel bene e nel male. Il problema è semmai quello di riscoprire nel modo giusto la politica. Il disagio attuale proviene dalla incapacità di “rappresentare” un qualcosa agli occhi del cittadino senza dover, in pari tempo, reclinare il capo per aver esaurito la sua spinta innovativa. Da qui nascono le nuove espressioni, come quelle dei movimenti, che svolgono una funzione surrogatoria di un ruolo che gli altri non hanno saputo o voluto svolgere correttamente e coerentemente. Affermava, tra l’altro, padre Pintacuda, nel suo libro “Breve corso di politica” (Rizzoli): “La strada per sottrarre la politica alla condizione subalterna di strumento dei partiti è quella di renderla capace di governare le città e di farle diventare vivibili per i cittadini.” Diventa un agire pratico, una sorta di rivisitazione della politica in funzione del modello di città attraverso i millenni di storia dell’umanità: la città Stato dei greci, le due città di S. Paolo, la città dell’Umanesimo e del Rinascimento. Le città di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro. “La città del sole” di Tommaso Campanella, la città ideale di Félanon, la città perfetta di Leibnitz per il quale l’esercizio del potere e l’azione di governo devono essere conformi all’ordine etico. In Marx abbiamo l’utopia di una società ideale. Qui non si tratta, sia chiaro, di restituire lo scettro al principe ma di restituire il potere alla comunità coinvolgendola nelle decisioni e rendendola partecipe al governo. Se non vi è comprensione dei rispettivi ruoli e degli ideali che agitano le menti ed i popoli, nessun progresso può essere dato al primato della politica e al suo divenire nella storia dell’umanità. (fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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Storia dell’Italia mafiosa

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

MAFIAE’ il titolo di un interessante libro scritto da Isaia Sales ed edito da Rubbettino ma con un sottotitolo a mio avviso ancora più emblematico: “Perché le mafie hanno avuto successo”. E’ un argomento diventato d’attualità in questi giorni per la morte di un mafioso considerato nel suo ambiente “il capo dei capi”. Vi è stata anche una fiction televisiva in più puntate che ha ripercorso la vita e le “imprese” di Riina sino alla sua cattura. Oggi per merito del tam tam mediatico, che nelle ultime 48 ore dalla sua morte è stato martellante, abbiamo avuto l’opportunità di rinfrescarci la memoria sui tanti fattacci del passato e gli eccellenti delitti che hanno avuto la sua firma e che lo hanno trasformato un un supereroe del male. Si è voluto soprattutto insistere sul fatto che i tanti misteri sulle connivenze dei politici fossero stati sepolti con il personaggio. Niente di più falso, ovviamente. Dobbiamo convincerci che nessuna organizzazione criminale avrebbe potuto sopravvivere e prosperare così a lungo, come lo è la mafia, se non fosse stata essa stessa uno Stato con il suo teritorio, il suo esercito e le sue regole. Riina, quindi, come tutti i suoi precessori e quelli che lo seguiranno, pur essendo il capo di una simile congrega, è stato il collegamento naturale e il braccio armato per quella risma di politici e di uomini d’affari che sguazzavano nel marcio e nutrivano gli stessi interessi mafiosi nel mondo degli affari. Tutte persone che non si facevano scrupolo di disporre omicidi eccellenti e spedizioni punitive pur di liberarsi di avversari scomodi e che minacciavano i loro interessi criminali e la loro sete di potere. Per loro Riina era un uomo prezioso e che meritava la massima considerazione perché sapeva ben interpretare il ruolo omertoso del mafioso di “razza” e a tenere sotto il suo rigido controllo i suoi collaboratori e se sgarravano non si faceva scrupolo di eliminarli. Ora c’è chi si preoccupa sul nome del suo successore. E’ anche questo un non senso. Chiunque lo sarà avrà bisogno dello Stato per governare e prosperare e saprà ricambiare con i soliti mandanti i favori di sempre.

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I misteri d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

toto-riinaGiornali, TG., talk e organi di informazione di varia estrazione riempiono le loro prima pagine con quella che viene presentata come la notizia del giorno: la morte di Totò Riina, il noto “capo dei capi” che stava scontando i 26 ergastoli che gli sono stati comminati, con sentenze passate in giudicato.
Un leit motif accomuna i più svariati organi di stampa, ed è l’errore nel quale cadono tutti, quando affermano che con la morte Riina avrebbe portato con se i misteri e i segreti d’Italia.
Errore gravissimo, che suona come una assoluzione “urbi et orbi” per tutti i fiancheggiatori del criminale che erano, sono e saranno ancora al corrente di quei segreti e quei misteri che sono, ma solo in parte, dentro la bara; e non mi riferisco alla manovalanza criminale di killer a pagamento, piccoli spaccciatori, picchiatori che sollecitano il pagamento del “pizzo”. Mi riferisco a quei tanti “signori” in doppio petto che frequentano i salotti buoni della politica, dell’economia, dell’imprenditoria e dell’alta finanza.
Le sedi istituzionali del sistema democratico, dai consigli comunali a quelli regionali, per arrivare, a piè pari, al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati, sono pieni di personaggi legati o collegati alle varie mafie, e sono i principali divulgatori dell’affermazione secondo la quale “Riina avrebbe portato con le i misteri d’Italia”. Questi figuri sono in prima linea a sostenere tale erronea impostazione, come se una cappa di piombo coprisse parecchi decenni di malefatte restituendo loro la verginità perduta, accollando al solo Riina le stragi perpetrate, la gestione mafiosa del potere, le connivenze assurde tra malaffare e politica, mafia e alta finanza.Le istituzioni, secondo questi fiancheggiatori più o meno occulti, dovrebbero tirare un sospiro di sollievo e rallentare l’azione di controllo e di indagine, perché i misteri italiani giacciono in una bara, assolvendo i complici che “nulla sapevano”. Questo è il momento di intensificare le indagini perché la mafia indotta si sentirà al disopra dei sospetti, e allenterà il controllo, fornendo elementi in grado di sferrare un attacco decisivo e definitivo a questo fenomeno che mortifica la Sicilia e l’Italia. (Rosario Amico Roxas)

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Democrazia? ma mi faccia il piacere…

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

democraziavinceDa alcuni anni, oramai, avvertiamo degli scricchiolii nei sistemi istituzionali delle cosiddette “democrazie avanzate” e ora ci stiamo rendendo conto che di recente è stata impressa, al riguardo, una forte accelerazione. Da che cosa l’avvertiamo? Ci scrive Fausto Carratù partendo dalla crisi sistemica della fidelizzazione al voto: “Nel paese democratico per eccellenza, vota il 50-60% degli statunitensi. In Europa primeggia la Germania col 70%, seguita da Gran Bretagna (65%) e Russia (60%). Poi troviamo la Francia, col non esaltante 55% e, l’ormai deprimente Italia, dove, dagli anni Settanta, quando si moltiplicarono i partitini, l’affluenza è scesa dal 93% al 72% del 2013. Nelle amministrative del 2017 lo spettacolo scivola nell’allarmante: eccetto Padova e Rieti, con un 50-55% appena decente. Nel resto d’Italia tutti sono ben al di sotto del 50% (46% complessivo), con Taranto e Como sotto il 35% e Trapani addirittura sotto il 27%!!!”
“Se al voto – soggiunge – ormai va la metà del demos o ancora meno, che fine fa la tanto decantata democrazia? dal demos al demi-demos? e poi? mini-demos? nanodemos? picodemos? oligocrazia e uomini soli al comando?”
Conveniamo altresì con Fausto Carratù che “l’aspetto più preoccupante della diserzione civica è costituito dal fatto che i voti di chi diserta le urne sarebbero probabilmente i voti più significativi e utili, perché meno interessati, mentre i voti che fuoriescono dalle urne sono quelli delle immense clientele politiche, degli amici non solo dei 945 parlamentari che verranno eletti, ma della sterminata massa di candidati che trovate scritti nelle pletoriche liste elettorali. In questo senso è significativo che in Italia, nonostante che la Costituzione definisca la partecipazione al voto come un dovere; poi non esistano leggi che diano concretezza ad un simile obbligo”.
Il dubbio a questo punto si fa atroce. Se la conclusione di Carratù è che non vanno a votare soprattutto quelli che potrebbero garantire meglio dei votanti la tenuta della democrazia vuol dire che esiste una volontà politica a demonizzare l’intero sistema, a partire dal discredito continuo delle istituzioni, attraverso i loro rappresentanti, tanto da creare il convincimento che tutto è marcio e non ci sia più nulla da fare e bastano pochi esempi di malaffare per mettere una perversa ipoteca su tutto e su tutti. (Riccardo Alfonso)

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La sinistra ha trovato il suo leader?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

aula senatoI partiti che si richiamano alla sinistra in Italia sono una galassia formata da tanti pianeti e satelliti ma senza una stella che irradi luce e calore. Quante candidature sono state avanzate e quante altre rinviate al mittente? Tante, troppe. E’ tempo di capire che parlare di sinistra oggi sa di obsoleto. Gli elettori oggi in massima parte non riescono a riconoscersi in quest’area. Ciò non vuol dire che l’ideologia che ad essi si richiama sia tramontata. Tutt’altro. E’ che ha cambiato nome e raccoglie idealmente miliardi di esseri umani sul fronte della lotta per una società egualitaria, per un diritto sia per la vita sia per vivere. Non si può più tollerare che ogni anno milioni di bambini muoiono di fame o per mancanza di assistenza sanitaria per ragioni economiche, non si può più tollerare che le ricadute xenofobe abbiano diritto di cittadinanza, non si può più tollerare che la corsa indiscriminata agli armamenti distragga risorse per l’umanità e generi guerre e distruzioni immani. Qui il confronto diventa epocale tra chi è e chi ha e non si può più pensare che una qualche decina di milioni di persone finisca con il condizionare ed umiliare miliardi di propri simili per il colore della pelle, per il luogo dove sono nati, per la modestia del loro lavoro, per l’appartenenza religiosa in luogo di un’altra e per i propri natali. Se la sinistra in Italia riesce a capire tutto questo e a rendersi conto che, rispetto alle altre ideologie, ha tutte le carte in regola per chiamarsi paladina degli emarginati, allora la sua guida non può che rispecchiare chi nella vita ha lottato, dimostrandolo giorno dopo giorno, per tracciare la strada maestra di una battaglia essenzialmente culturale perché non si può essere servi e un Giuda dai trenta denari del padrone di turno per sentirsi realizzato. (Riccardo Alfonso direttore centri studi politici ed economici della Fidest)

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Astensionismo alias antipolitica?

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 novembre 2017

ostiaDalle ultime elezioni politiche ad oggi abbiamo avuto, a mio avviso, due particolari momenti che vorrei focalizzare in questa circostanza: l’exploit dei grillini che è diventato da solo il primo partito a livello nazionale e il successo elettorale del PD alle europee raggiungendo il 40% dei consensi. Si è detto e ripetuto che Cinque stelle ha incassato un successo come conseguenza della rabbia che la gente aveva in corpo e la delusione provocata dal partito di riferimento per le riforme promesse e non fatte. Tra questi due momenti è apparso nel firmamento politico del PD una figura nuova e le speranze dei frustrati si sono rinfocolate, salvo poi ricadere nella depressione nel constatare che era un fuoco fatuo. Siamo così giunti a nostri giorni con due test indicativi degli umori popolari con le regionali di Sicilia e le amministrative di Ostia. A questo punto appare evidente che è di nuovo mutato l’umore della gente. Cresce la delusione per il Movimento cinque stelle ma resta la sfiducia per gli altri partiti facendo ingrossare l’assenteismo elettorale. Non vi è dubbio che un prezzo molto alto i grillini lo hanno pagato non avendo avuto un adeguato supporto mediatico che ha finito con l’esaltare i loro errori e ignorare i loro meriti. Penso al pasticciaccio di Palermo, alla poca incisiva azione dell’amministrazione romana e alle acque agitate nei gruppi parlamentari. Se a questo punto diamo per scontato il declino del PD, dove è molto chiaro a tutti che l’attuale segretario è stato messo a quel posto per dare il ben servito al suo stesso partito, e la capacità del centro-destra di sapersi coalizzare anche a dispetto delle rispettive e profonde divergenze di programmi e di leadership, il gioco appare incentrato solo su due competitor. Significa però tenere congelata quella parte degli scontenti che si rifugia nell’astensionismo. Che ne facciamo? Sarebbe un errore, di là dei tatticismi dei due contendenti, ignorarli e allora chi sarà capace di risvegliare il loro interesse e stimolarli a riprendere il dialogo politico? Noi come Centro Studi politici e sociali della Fidest abbiamo un’idea e ne riparleremo. (Riccardo Alfonso)

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Dalla Sicilia ad Ostia vince il partito astensionista

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 novembre 2017

porto palermoUn dato è certo: l’astensionismo ha fatto la parte del leone sia in Sicilia sia ad Ostia. Sull’altro fronte il dato più eclatante è che il PD sotto la guida dello “sfascia carrozze” è calato di molto e se non vi è stato un tracollo lo deve in Sicilia a Micari, rettore dell’Università di Palermo, una indubbia figura di prestigio, e ad Ostia dall’impegno personale e del vasto seguito che ha sempre goduto Athos De Luca. Non è agevole pensare che da qui alle politiche del prossimo anno qualcosa possa cambiare in un senso o nell’altro anche se l’astensionismo potrebbe essere contenuto ma non certo sconfitto. Questo perché è forte il malessere nel nostro paese. E non è certo una soluzione quella di rispolverare le vecchie glorie ma senza un progetto politico e programmatico serio dove emerga chiaro che la nostra società non è divisa, come un tempo, da tante espressioni partitiche ma da una sola realtà tra chi ha e chi è. Non si possono più accettare le sistematiche demonizzazioni delle istituzioni dalla giustizia al Quirinale e alla Corte Costituzionale per favorire interessi di parte che, tra l’altro, non agevolano lo sviluppo del paese ma concorrono fortemente a favorire facili guadagni e speculazioni di ogni genere. Questa logica del tutto distruggere per nulla costruire è avvertita fortemente nel nostro Paese e il timore che proprio il movimento come 5 stelle che, sino ad oggi, ha dato una speranza finisca anch’esso nel tritacarne dei fomentatori e calunniatori di professione che fanno di tutto per minarne la credibilità e finisca con il favorire quanti con l’arma dell’astensionismo pensano di tacitare il dissenso. Potrebbe diventare un rischio serio per la tenuta della nostra stessa democrazia o di quella che ne resta. (Riccardo Alfonso)

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La società dei diritti esiste ancora?

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

01 Aldo Moro, 2010, acrilico su tela, cm. 60x50La seconda metà dello scorso secolo ha maturato in Italia un tempo pieno di tensioni ma anche provvido di successi sul piano dei diritti dei lavoratori e sull’evoluzione dei costumi. Un po’ meno, purtroppo, sul piano culturale e politico. I primi scricchiolii furono avvertiti da politici del taglio di Fanfani, Moro, Berlinguer quando posero in rilievo la questione morale e il rischio della degenerazione della corruzione e del malaffare a partire dagli appartenenti ai partiti, all’associazionismo e al mondo degli affari. Vi concorse, probabilmente, la congiuntura internazionale che intese allentare le maglie dei controlli e delle censure dovendo reggere da una parte e dall’altra l’urto dei due blocchi contrapposti: Urss e capitalismo occidentale. Il dopo è storia dei nostri giorni. I governi che da allora si sono succeduti non hanno saputo porre mano alla creazione di un sistema di contenimento del rilassamento dei costumi preferendo gestire l’esistente e concorrendo persino ad aggravare la stagione dei corrotti, corruttori e corrompibili dando loro l’impressione di essere immuni ai rigori della legge e di avere l’opportunità di prendersi beffa dell’opinione pubblica rallentando i suoi rigori morali. Così accade che se colti sul fatto ci sarebbe stata sempre la salvifica prescrizione favorita dalla cronica lentezza dell’iter giudiziario scremato su tre livelli di pareri. Così stanno cadendo uno dopo l’altro i valori della coesione sociale, di una società egualitaria, del rispetto per la legalità, della tutela dei ceti più deboli e dei comportamenti virtuosi. A questo punto non si può governare un paese perché mancano le certezze sul piano delle garanzie individuali e collettive e le stesse istituzioni hanno perso il rispetto che ad esse è dovuto per l’incapacità di chi le gestisce di farsene un garante in obiettività e fermezza e, soprattutto, nel tenersi al di sopra degli interessi di parte. E qui non è in gioco solo la stagione dei diritti ma la stessa democrazia. (Riccardo Alfonso)

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Il presidente della repubblica ha firmato la legge elettorale

Posted by fidest press agency su domenica, 5 novembre 2017

quirinaleI numerosi appelli di una parte delle opposizioni che invitavano il presidente della repubblica a rinviare alle camere la legge elettorale per quelle parti incostituzionali che contiene sono caduti nel vuoto. C’è ancora qualcuno che si sorprende che possa essere accaduto pensando che Mattarella è un esperto in leggi elettorali ed è stato un giudice costituzionale. Da parte nostra come cronisti e conoscitori della vita politica italiana la circostanza non ci sorprende. Ci rammarica, semmai, il fatto che sono le istituzione a pagare il prezzo più alto in fatto di credibilità. Lo ha fatto di recente la Corte Costituzionale con la questione pensionati mettendo da parte le ragioni di diritto per una supposta ragione di stato che riguarda il bilancio pubblico. A tale proposito in quanti ci siamo chiesti: ma come ancora una volta i pensionati devono salvare i conti della finanziaria mentre il governo con nonchalance con trenta miliardi di euro ha coperto gli ammanchi bancari provocati da amministratori di pochi scrupoli e con complicità più o meno occulte tra taluni politici e dirigenti pubblici addetti alla sorveglianza? E ancora: si continuano a fare leggi permissive che consentono ai grandi evasori, ai corruttori e ai dissipatori di professione, per mancanza di adeguati controlli, di accumulare una perdita d’introiti nelle casse pubbliche di oltre trecento miliardi e si arriva ad erogare solo pochi spiccioli per quei milioni di italiani ridotti in miseria, a ridurre le risorse per mantenere le spese sanitarie a livelli accettabili ma preferendo costringere milioni di altri italiani a rinunciare all’assistenza sanitaria universale, e via di questo passo. Quando si usano due pesi e due misure soprattutto per colpire i ceti più deboli come si fa a credere nelle istituzioni e innanzitutto nella correttezza e obiettività di giudizio dei suoi rappresentanti? (Riccardo Alfonso)

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Elezioni siciliane: Le promesse non scadono!

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

urne-voteIl rinnovo del parlamento siciliano ha offerto un indecoroso spettacolo di qualunquismo, nel quale sono emersi tutti i difetti del traffichini della politica. Non trovo nessuno spunto per salvare il salvabile e indicare un politico credibile, sul quale riporre la fiducia. Abbiamo vissuto una tragicommedia dove tutti si sono sentiti primattori, pur recitando un meschino copione trito e ritrito, fatto di promesse, anticipazioni, progetti, programmi, tutti ai limiti della farsa. Berlusconi è emerso in mezzo a quel ciarpame di nullità; è emerso senza neanche capire di essere caduto nel ridicolo. L’attontunenne ex-tutto si è reso conto di non avere più nulla da dire, così ha ripreso il vecchio e stantio copione che gli valse, or sono 25 anni, una vittoria di Pirro, con penosa sconfitta dell’intera nazione.
“Se è andata bene 25 anni or sono, non vedo perché non deve andare bene oggi”, così deve avere elucubrato, rileggendo i fasti passati, traditi e annegati nel gran mare del più becero populismo.
Ha elencato alla lettera le promesse già fatte per risanare la Sicilia: Ponte sullo Stretto, Casinò a Taormina, ammodernamento delle ferrovie con l’alta velocità, abolizione del bollo auto per la prima macchina, completamento dell’autostrata Salerno Reggio Calabria, abbattimento del carico fiscale, aumento del minimo della pensione e facezie varie alle quali nessuno ha posto la benchè minina fiducia.
Ci viene da chiederli perché nessuno di questi provvedimenti è stato realizzato nel malaugurato periodo dei suoi allori politici? Delle sue ferventi attività, la storia ci tramanda solamente la solennità delle sue cene eleganti, con il sottofondo musicale del Bunga-Bunga. (Rosario Amico Roxas)

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Le violenze verbali e la logica della visibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 novembre 2017

violenza_stadi_2Se mi rifaccio all’ultimo episodio in ordine di tempo che ho avuto modo di conoscere per virtù “mediatiche” in quanto è stato ripreso alla grande a livello nazionale dove un certo Angelo Parisi ha profferito una grave minaccia verbale nei confronti del deputato Ettore Rosato reo di aver data la sua paternità alla legge elettorale oggi passata alla storia come Rosatellum, in latino maccheronico essendo uno stile molto a la page nei quartieri alti della politica, devo convenire con la vittima che è stato un modo di rendersi discernibile decisamente riprovevole. Chiarito questo punto segue un’altra amara riflessione sullo scadimento del linguaggio che molti adottano più per rendersi visibili che per preavvisare il destinatario di una volontà criminale. Atti che per altre vie trascendono in violenze urbane sebbene a volte deprivate da una matrice politica, xenofoba o altro, ma espresse solo ed esclusivamente per attirare l’attenzione dei media e farvi convergere le luci della ribalta. A questo punto andrebbe fatta una riflessione più attenta sull’origine di questa tendenza che a livello mondiale procura vittime innocenti e barbarie d’ogni genere e soprattutto domandarci il perché si è arrivati a tanto. La verità è che non riusciamo più a convivere con le idee altrui perché questa convivenza è stata resa conflittuale, prevaricatrice e intollerante. E’ una profonda crisi si identità su ciò che si è e ciò che si ha e che tende sempre di più a creare non un solco ma una voragine tra le due entità. E’ il momento di correre ai ripari prima che sia troppo tardi e i politici dovrebbero essere i primi a farlo guardando di più ai bisogni della gente e meno agli interessi di parte. (Riccardo Alfonso)

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Le democrazie in crisi: storie del XXI secolo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

roma-fori-imperialiIl travaglio vissuto dalle generazioni che si sono avvicendate nel XX secolo ha avuto un solo intendimento: quello di cercare una strada nuova per dare alla democrazia il suo sbocco naturale di là delle terribili intromissioni dei vari totalitarismi e preservarla in futuro dai rischi incombenti. Ora che siamo entrati a pieno titolo nel XXI secolo ci stiamo rendendo conto che quella speranza attesa si sta miseramente sbriciolando. E’ che il sistema di dominio portato avanti per regolare le sorti del pianeta sta drammaticamente attestando i suoi limiti mentre non si intravede ancora una alternativa rivolta a preservare la democrazia. Siamo al cospetto di una rottura delle società profonda e brutale che non solo colpisce i paesi già a rischio involutivo, sul piano dei valori che possiamo chiamare libertà, giustizia, uguaglianza sociale, ecc., ma estende la sua trama perversa anche in comunità dove tale difesa è stata consolidata nel tempo o si riteneva che lo fosse.
Abbiamo fallito nella nostra vocazione dello stare insieme stuzzicando il regionalismo e il separatismo.
Abbiamo fallito ricercando la panacea nel capitalismo ma senza aver trovato l’antidoto alle sue distorsioni a partire dal consumismo, dalle logiche del possesso cinico e spregiudicato e dallo sfruttamento delle risorse umane.
Abbiamo fallito cercando nell’insegnamento di Marx un comunismo dal volto umano ma lo abbiamo trovato incapace di proporsi come lo strumento risolutore dei nostri traumi esistenziali.
Abbiamo fallito volendo rappresentare una democrazia che sapesse conciliare i diritti con i doveri del popolo sovrano smorzando le potenziali conflittualità.
Abbiamo fallito invocando una società di giusti come sta accadendo in Italia dove una Corte Costituzionale non difende il diritto degli offesi ma le esigenze della finanza pubblica sebbene tale raffigurazione è nei fatti fallace. (Riccardo Alfonso)

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Pensionati: A quale santo devono rivolgersi?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

pensionatiTempi duri si prospettano per i pensionati. Di là della recente sentenza costituzionale, dove non è emerso il diritto ma solo l’esigenza della finanza pubblica, dobbiamo tenere da conto il clima che si sta instaurando nei confronti di chi lascia il lavoro e per una certa mentalità diventa un “corpo morto” che non merita spenderci risorse a partire dall’assistenza sanitaria oltre, ovviamente, alla “perequazione” delle rendite pensionistiche. Ma c’è anche di più. Si parla della necessità di adeguare le vecchie pensioni al sistema contributivo mentre ora lo sono con il sistema retributivo: Cosa significa? Che si sta allestendo il terreno a una riduzione della pensione intorno al 30% in barba alle norme che vietano la retroattività. E i pensionati cosa fanno? Poco o nulla intimoriti dalla grancassa istituzionale che li circuisce con l’idea che si hanno poche risorse e che è necessario stabilire delle priorità per stimolare la ripresa economica, volano per ridurre la disoccupazione in specie giovanile. Niente di più falso. le risorse ci sono e come, a prescindere. Pensiamo ai trenta miliardi di euro spesi per risollevare le banche che hanno buttato letteralmente al vento tantissimi miliardi per favorire gli amici degli amici e che ora si godono al sole delle Maldive il mal tolto sicuri che non saranno perseguiti dalle leggi perché continuano a godere di protezioni governative. E poi vi è il “malloppo” più vistoso dei trecento miliardi di euro tra evasioni, sprechi e quanto altro che il governo si guarda bene di porci mano per non “irritare” i grossi evasori e i vari faccendieri.
Sono gli stessi che vogliono una giustizia che non funziona con processi che prima della sentenza definitiva vi fanno passare anche oltre dieci anni per ottenere, alla fine del tunnel, la prescrizione.
E oggi abbiamo la ciliegina sulla torta con una legge elettorale fatta apposta per mandare in parlamento gente fidata e obbediente ai voleri del “capo”. Così i 20 milioni di anziani potranno essere maltrattati a piacimento, i tre milioni di disoccupati potranno continuare con i precari, i sotto pagati, il lavoro nero di altri milioni di italiani a vivere senza diritti nella povertà imposta dalle stesse persone che hanno votato nella speranza illusoria di un cambiamento. Hanno ascoltato le sirene e ora ne pagano il prezzo. (Riccardo Alfonso)

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Risorse umane e sfruttamento

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

la-costituzione-della-repubblica-italianaSe fermiamo la nostra attenzione ai soli fatti di casa nostra e partiamo dal secondo dopo guerra nel XX secolo possiamo assistere a due momenti storici particolarmente interessanti dal punto di vista politico e sociale. Siamo partiti dagli anni della ricostruzione e dagli aiuti americani con il piano Marshall alla stagione dei diritti, complice la congiuntura politica internazionale, con la guerra fredda tra i due blocchi imperiali: il comunismo di stampo sovietico e il capitalismo di matrice statunitense. Dal 1990 in poi con la caduta del muro di Berlino la sensazione che ebbe una parte dei politici italiani è che l’andazzo perseguito negli passati poteva continuare, ma si sbagliavano. I nostri “protettori” di un tempo ritirarono le credenziali e da qui partì una resa dei conti con i magistrati di “mani pulite” e le confessioni dei “pentiti”. Caddero le teste illustri della politica da Forlani a Craxi e lo stesso Andreotti per anni fu incalzato dalla magistratura sia umbra sia siciliana. Si aprì a questo punto una voragine politica che sarebbe rimasta drammaticamente tale se non ci fosse stata la “geniale intuizione” di un imprenditore che sino allora si era servito della politica per interposta persona e che ora riteneva necessario, per salvaguardare le sue imprese, d’entrare in prima persona nell’agone politico. Così iniziò un ventennio sia pure con alterne vicende dove il danno maggiore fu provocato con l’indebolire le istituzioni: parlamento, magistratura, amministrazioni locali e i suoi strumenti: fisco, scuola, welfare. Sul piano sociale si è passati dalla stagione dei diritti a quella delle “umiliazioni” per i lavoratori e i pensionati rendendo più precario il lavoro e tartassando il sistema pensionistico. Ora siamo arrivati alla negazione di fatto del diritto al voto con una legge elettorale fatta per confondere le idee agli elettori e rendere più debole il sistema di governo democratico del paese. E’ la fine della democrazia? (Riccardo Alfonso)

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