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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 235

Archive for the ‘Confronti/Your opinions’ Category

Your opinions

Immigration: the Lega battle horse

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

The question starts on the basis of the statistical report of popular consents to the League for its policy of denial of reception. A question that in some circles tries to exorcise by sticking to the “magic” word of populism. In reality, the speech takes us further. For at least four years, in this regard, our leaders, in terms of hospitality, have chosen a very uneven path, mainly due to methods that have shown they are incapable of having a perspective view of the problem. In the end all the nodes arrived at the comb and showed the unsustainability of the system adopted. And the inversion of course is today, without a doubt, traumatic for all the parties involved. Let’s not forget the magnitude of this “tragedy”: in four years more than half a million “fugitives” have landed on the Italian coast, desperate and anxious to find an outlet that would allow them to lead a less precarious life. We rescued them with humanity and solidarity, beyond the imaginable, because it was especially the poor Italians who broke their frugal food with the stranger and showed them the meaning of our hospitality. But this first step, linked to the emergency, did not have adequate support from the institutions and their “distractions” have in practice nullified the theme of reception and then focus on the final integration. The goal was that, even if not explicitly stated, of wanting to divert them as soon as possible elsewhere, beyond our borders. The move did not succeed because if we want to be clever the others are not stupid. And so we find ourselves with a mass of dispossessed that we can no longer manage and with the aggravating circumstance of making them slaves again of those who unscrupulously exploits them and reproduces the same miseries that they left in their countries of origin. And yet the state has guilty left to sharpen the same relationship between immigrants and natives. Now we wonder we really wanted the Lega di Salvini to understand the mess in which we hunted? And yet we can define them as good or naive or worse yet the governments that preceded the current in wanting to accommodate many without wanting to offer them a possible outlet for hospitality but also work? They say it’s Europe’s fault and they put their mind in peace. Is this perhaps the way to govern? Let us also say that those who cause their illness weep themselves if they were not arid people and that their tear ducts have become atrophied. (Riccardo Alfonso)

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Immigrazione: il cavallo di battaglia della Lega

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

La domanda parte sulla base del rapporto statistico dei consensi popolari alla Lega per la sua politica di negazione all’accoglienza. Un interrogativo che in certi ambienti si cerca d’esorcizzare attaccandosi alla parola “magica” del populismo. In realtà il discorso ci porta più lontano. Da almeno quattro anni, a questa parte, i nostri governanti, in tema di accoglienza, hanno scelto un percorso oltremodo accidentato dovuto soprattutto a metodi che hanno mostrato d’essere incapaci d’avere una visione in prospettiva del problema. Alla fine tutti i nodi sono arrivati al pettine e hanno mostrato l’insostenibilità del sistema adottato. E l’inversione di rotta è oggi, senza dubbio, traumatica per tutte le parti in causa. Non dimentichiamo l’entità di questa “tragedia”: in quattro anni sono sbarcati sulle coste italiane oltre mezzo milioni di “fuggitivi”, disperati e ansiosi di trovare uno sbocco che permettesse loro di condurre una vita meno precaria. Li abbiamo soccorsi con umanità e solidarietà, al di là dell’immaginabile, perché sono stati soprattutto i poveri italiani a spezzare il loro frugale cibo con il forestiero e a mostrargli il senso della nostra ospitalità. Ma questo primo passo, legato all’emergenza, non ha avuto un adeguato supporto dalle istituzioni e le loro “distrazioni” hanno in pratica vanificato il tema dell’accoglienza per poi puntare su quello finale dell’integrazione. L’obiettivo era quello, anche se non esplicitamente dichiarato, di volerli dirottarli al più presto altrove, di là dei nostri confini. La mossa non ci è riuscita perché se noi vogliamo fare i furbi gli altri non sono stupidi. E così ci ritroviamo con una massa di diseredati che non riusciamo più a gestire e con l’aggravante di renderli nuovamente schiavi di chi senza scrupoli li sfrutta e riproduce le stesse miserie che hanno lasciato nei loro paesi d’origine. E ancora lo stato ha colpevolmente lasciato fare acuendo lo stesso rapporto tra immigrati e autoctoni. Ora ci chiediamo ci voleva proprio la Lega di Salvini per capire l’impiccio in cui ci siamo cacciati? E ancora possiamo definirli dei buoni o degli ingenui o peggio ancora i governi che hanno preceduto l’attuale nel voler ospitare tanti senza voler offrire loro un possibile sbocco di accoglienza ma anche lavorativo? Dicono che è colpa dell’Europa e si mettono l’animo in pace. E’ forse questo il modo di governare? Diciamo pure che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non si trattasse di gente arida e che i loro dotti lacrimali si sono atrofizzati. (Riccardo Alfonso)

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Immigrants: rescue, reception, integration

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

On the immigration issue we played a dirty game that in a few years has cost us uncontrolled arrivals for hundreds of thousands of people and tens of billions euros practically thrown to the wind. If we find ourselves in a country that is loyal to the rules we should open a parliamentary inquiry to ascertain responsibilities and identify the guilty by strictly prosecuting them civilly, criminally and patrimonially. There are so many disasters that we are obliged to witness, and we have not failed to transform Italy into the largest refugee camp in Europe with the indifference of the Community authorities if not their connivance. But the most serious aspect is still another and here we really talk about the cynicism of that part of the political class that embarked on this adventure not having prepared in due time adequate instruments of reception and integration. And today the joke is added to the bad news. The same authors of this collapse allow themselves to be scandalized if we close the ports as if they did not know that the responsibility derives from having put the country in disarray by creating crumbling reception facilities away light years from a minimum reception and encouraging the exploitation of a manpower with jobs in black and forcing them to live in the slums without assistance and depriving them of all rights. In the end they are tearing their clothes and accusing the current rulers of racism. But where were they when thousands of immigrants disembarked along the Italian coast, especially in Sicily, and allowed these poor people to be ghettoized and exploited in an indecent manner? (Riccardo Alfonso)

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Immigrati: soccorso, accoglienza, integrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Sulla questione immigrazione abbiamo giocato una partita sporca che nel giro di pochi anni ci è costata arrivi incontrollati per centinaia di migliaia di persone e decine di miliardi praticamente buttati al vento. Se ci trovassimo in un paese ligio alle regole dovremmo aprire un inchiesta parlamentare per accertare le responsabilità e individuare i colpevoli perseguendoli severamente civilmente, penalmente e patrimonialmente. I disastri che siamo costretti ad assistere sono davvero tanti e poco ci è mancato nel trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa con l’indifferenza delle autorità comunitarie se non la loro connivenza. Ma l’aspetto più grave è ancora un altro e qui davvero parliamo di cinismo di quella parte della classe politica che si è imbarcata in questa avventura non avendo predisposto a tempo debito adeguati strumenti di accoglienza e di integrazione. E allo scorno oggi si aggiunge la beffa. Gli stessi autori di questo sfacelo si permettono di scandalizzarsi se chiudiamo i porti come se non sapessero che la responsabilità deriva dall’aver messo il paese allo sbando creando delle strutture d’accoglienza fatiscenti lontani anni luce da un minimo di accoglienza e favorendo lo sfruttamento di una manodopera con lavori in nero e obbligandoli a vivere nelle bidonville senza assistenza e privandoli di ogni diritto. Alla fine sono loro a stracciarsi le vesti e ad accusare gli attuali governanti di razzismo. Ma loro dov’erano allorché a migliaia gli immigrati sbarcavano lungo le coste italiane, soprattutto in Sicilia, e lasciavano che questi poveracci venissero ghettizzati e sfruttati in maniera indecente? (Riccardo Alfonso)

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Cosa accade se a guidare un gregge non è un pastore?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 giugno 2018

Sembra sia stato questo l’interrogativo che si è posto un noto “tecnico” prestato alla politica. Al che mi viene di rispondergli: perché le pecore non possono farlo? E subito dopo: se per gregge di pecore si allude al popolo non penso che il paragone possa reggere a meno che non vi sia la presunzione che l’umanità si divida necessariamente in due ceti: il suddito a cui non è dato di pensare e il dominus che pensa per lui. In questo caso che senso ha parlare di democrazia e delle stesse istituzioni democratiche? Questo pensiero senza dubbio è molto antico se i nostri antenati hanno cercato di risolverlo in vario modo e persino creando dei pesi e dei contrappesi a livello di “vertici” come nell’antico Egitto tra il faraone e la casta sacerdotale. Ciò non di meno nei governati vi è latente la tendenza a ribellarsi alla pressione e alle imposizioni del potere. E quando il livello diventa “critico” scattano reazioni anarchicheggianti che si traducono nella vita politica dei paesi occidentali in una vera e propria crisi di identità. Ma se questa è, in linea generale, la base del nostro ragionamento e ci caliamo nella realtà italiana, anche se ci limitiamo a considerare solo gli eventi più recenti, ci rendiamo conto che la prima significativa svolta l’abbiamo avuta con l’exploit del Movimento cinque stelle che ha ottenuto il 25% del consenso popolare. Era chiaramente un voto di protesta che il “dominus” di allora non rilevò in tutta la sua ampiezza e consistenza archiviandolo come il solingo belato di una pecora. Se avesse in quel preciso momento tenuto in debito conto il segnale, per quanto significativo, forse avrebbe cercato un antidoto appropriato per evitare ciò che è risultato nelle politiche di cinque anni dopo. E ora la protesta è diventata forza di governo tra i leghisti e i pentastellati che hanno pescato nella stessa mangiatoia del malumore popolare. Ma cosa vuole questo popolo di scontenti se non di essere governati con saggezza e lungimiranza? A questo punto restando al paragone del gregge non credo che alle pecore interessi chi le guidi se non per avere la certezza di essere amministrate con scelte consapevoli e condivise e non per essere tosate dall’alba alla sera e a pascolare in un deserto. Dopo tutto non si governa in nome del popolo? (Riccardo Alfonso)

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Elezioni amministrative in Italia e una riflessione di più ampio respiro

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Questa tornata elettorale che ha visto coinvolti sette milioni di elettori, ma solo la metà è andata a votare, ha confermato grosso modo l’orientamento della vigilia. Tanto per cominciare non è andata bene sia ai pentastellati sia alla sinistra che in alcuni casi (vedasi Trapani) si è presentata sotto “mentite spoglie” ovvero con liste civiche tanto per ingannare gli elettori. Si è confermata la tenuta e anche il successo, in alcuni casi, dei leghisti oltre le previsioni e ciò, a nostro avviso, dimostra il malessere di un certo elettorato per le politiche migratorie e del territorio condotte dalla precedenti amministrazioni. D’altra parte l’atteggiamento dell’ultima ora di Salvini nei confronti di Malta che aveva rifiutato di accogliere una nave con un carico di profughi e affermando che dovesse attraccare in un porto italiano ha trovato favorevoli molti elettori. Ciò, di là del fatto in sé, mostra una certa tendenza a farsi governare da personalità forti e decise se poi lo siano solo di facciata non sembra rilevante. Ora, però, la risposta più eloquente spetta all’attuale governo e l’invito di tanti è che smetta di “bombardarci” di slogan e si metta all’opera perché il paese non ha tempo da perdere e i problemi irrisolti sono tanti e oltremodo tignosi e non provengono solo dalla situazione italiana. Proprio dal recente meeting del G7 una circostanza è apparsa chiara ed è stata espressa anche con una certa brutalità dallo stesso Trump: la liberalizzazione del commercio mondiale ha oramai fatto il suo tempo. L’Italia, in particolare, sta risentendo fortemente delle continue dislocazioni dei plessi industriali a vantaggio di Paesi, anche nell’ambito della stessa comunità, per motivi di natura economica (minore costo della manodopera, vantaggi fiscali, contributi statali sottobanco, migliore rete trasporti, ecc.). Tutto questo è insostenibile e la logica dei “dazi”, per quanto in linea di principio detestabile, è l’unica possibile per frenare tali esodi. Si pensi alla rinuncia di Marchionne di trasferire una parte della produzione automobilistica nel Messico per ragioni fiscali e costo della manodopera. Lo ha fatto perché Trump aveva in mano un’arma che altrove si teme d’usare. E si sa che una pistola scarica non fa paura a nessuno. E’, a nostro avviso, un primo passo per restituire credibilità all’Europa degli stati che penalizza i popoli ma altro ci sarebbe da dire e soprattutto da aggiungere senza indugi e politiche dilatorie. (Riccardo Alfonso)

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Administrative elections in Italy and a broader reflection

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

This election which involved seven million voters, but only half went to vote, roughly confirmed the orientation of the voters. For a start it did not go well either to the pentastellati or the left that in some cases (see Trapani) was presented under “disguised” or with civic lists just to deceive the voters. The resilience and also the success, in some cases, of the Northern League over the predictions was confirmed and this, in our opinion, shows the malaise of a certain electorate for the migration and territory policies conducted by the previous administrations. On the other hand, the attitude of Salvini’s last hour towards Malta, which had refused to welcome a ship carrying a refugee ship and stating that it should dock in an Italian port, has found many voters in favor. This, apart from the fact itself, shows a certain tendency to be governed by strong and decisive personalities, if they are only a facade, it does not seem relevant. Now, however, the most eloquent answer is up to the current government and the invitation of many is that stop “bombarding” slogans and get to work because the country has no time to waste and the unresolved problems are many and very tignous and they do not come only from the Italian situation. Just from the recent meeting of the G7 a circumstance appeared clear and was also expressed with a certain brutality by Trump himself: the liberalization of world trade has now made its time. Italy, in particular, is strongly affected by the continuous dislocations of industrial plexuses to the benefit of countries, even within the same community, for reasons of an economic nature (lower labor costs, tax benefits, state subsidies under the counter, better transport network , etc.). All this is unsustainable and the logic of “duties”, although in principle detestable, is the only possible way to curb these exodus. Let’s think of the renunciation of Marchionne to transfer a part of the automobile production in Mexico for tax and labor costs. He did it because Trump was holding a weapon that he was afraid to use elsewhere. And we know that a gun is not scared to anyone. It is, in our opinion, a first step to restore credibility to the Europe of the states that penalizes peoples but there is more to say and above all to add without delay and dilatory policies. (Riccardo Alfonso)

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Il vertice di Singapore tra Kim e Trump

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

L’isola di Sentosa oggi è al centro dell’interesse mondiale perchè ha tutte le premesse per diventare qualcosa di più della sede per il meeting tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. Vi giganteggia l’ombra del vertice dell’organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) che si tiene a Qingdao e che per gli stati che vi fanno parte, compresi la Cina e la Russia, il loro peso vanifica quello del G7 del Canada facendolo diventare un meeting tra vecchie signore. Lo ha ben compreso Trump e questo significa che l’asse della spinta trainante della politica e dell’economia mondiale si sta inesorabilmente spostando in Asia e che la vecchia Europa è destinata ad esercitare una presenza sempre più marginale nei rapporti internazionali. Lo stesso auspicato incontro tra Trump e Putin potrebbe gettare le basi con un’allenza che li porti ad aprire il discorso su un rapporto di forza più rispondente alla potenza espressa dai paesi cosiddetti emergenti e che oggi mostrano la loro capacità di stabilire nuovi equilibri mondiali e di tenere salda la barra di comando sottoponendo al loro diretto controllo tutti i paesi dell’area dall’India al Pakistan, dalla Siria all’Iran anche per costituire un fronte comune per la lotta al terrorismo. In questa chiave di lettura molte cose potrebbero diventare obsolete come la Nato. E’ bene che i leader europei ci pensino per tempo prima di restare travolti dal nuovo vento che viene dall’Est ma anche dall’Ovest e forse anche dal Sud.

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G7 and the new geopolitical, social, economic and financial balances

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

The recent meeting of the G7 seen with the magnifying glass of the national media, due to the debut of the new president of the council Giuseppe Conte, leaves us perplexed on how the theme was developed as the importance of the event certainly did not concern, however appreciable, the figure of our president of the council but the dramatic turn that is taking what was considered a stabilized relationship of strength among the countries that continue to consider themselves the Deus ex machina on the world stage. Instead, reality seems to start on a different path and there is no worse blind than those who do not want to see. If at this point we consider, with pragmatism, when it is happening around us we have to take note that a new world order is being consolidated, which sees on the horizon the appearance of other subjects such as Russia, China and India whose economic force and political influence have opened up new scenarios by tarnishing those represented up to now by Community Europe, the US, Canada and Australia. Not only. Although it may seem absurd it was precisely the globalization that inflicted the mortal blow on that part of the world that calls itself “West”. Or better to say to a globalized model that frees the exchange of goods and production but without solving the logic of unit prices of products that reverberate on one hand the low cost of labor and technology and on the other the reckless Western response in the pursuing the reduction or non-adjustment of wages to the cost of living and work protection that, among other things, limits the purchasing power and favors goods imported from countries where the standard of living is much lower. At this point Trump has the merit of having taken, as they say, the bull by the horns and embarked on a path that we should have already taken. And we do not hypocritically try to get scandalized. Even in the 27 EU countries wage differences cause companies to move from one country to another. It would not happen if a company is imposed on those companies, which want to return goods produced elsewhere. So let’s stop feeling diminished if our prime minister has a hand on less than the so-called “greats of the earth” and think of those who are becoming truly such as Putin, Xi Jinping and Ram Nath Kovind. They are not in the G7 but their countries are worth much more on the world stage. (Riccardo Alfonso)

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G7 e i nuovi equilibri geopolitici, sociali, economici e finanziari

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

Il recente meeting del G7 visto con la lente d’ingrandimento dei media nazionali, per via del debutto del neo presidente del consiglio Giuseppe Conte, ci lascia perplessi sul come il tema sia stato sviluppato in quanto l’importanza dell’evento non riguardava di certo, per quanto apprezzabile, la figura del nostro presidente del consiglio ma la svolta drammatica che sta assumendo quello che si riteneva un rapporto di forza stabilizzato tra i paesi che continuano a considerarsi il Deus ex machina sulla scena mondiale. La realtà invece sembra incamminarsi su una strada diversa e non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere. Se a questo punto consideriamo, con pragmatismo, quando sta accadendo intorno a noi dobbiamo prendere atto che è in via di consolidamento un nuovo assetto mondiale che vede all’orizzonte la comparsa di altri soggetti quali la Russia, la Cina e l’India la cui forza economica e influenza politica hanno aperto nuovi scenari appannando quelli rappresentati sino ad oggi dall’Europa comunitaria, dagli Usa dal Canada e dall’Australia. Non solo. Per quanto possa sembrare assurdo è stata proprio la globalizzazione a infliggere il colpo mortale a quella parte del mondo che si definisce “occidente”. O per meglio dire ad un modello globalizzato che rende libero lo scambio di merci e di produzioni ma senza risolvere la logica dei prezzi unitari dei prodotti che riverberano da una parte il basso costo della manodopera e delle tecnologie e dall’altra la sconsiderata risposta occidentale nella rincorsa alla riduzione o mancato adeguamento dei salari al costo della vita e delle tutele sul lavoro che, tra l’altro, limitano il potere d’acquisto e favoriscono le merci importate dai paesi dove il tenore di vita è grandemente più basso. A questo punto Trump ha il merito d’aver preso, come si suole dire, il toro per le corna e intrapreso un percorso che già da tempo avremmo dovuto imboccare. E non cerchiamo ipocritamente di scandalizzarci. Persino nei 27 paesi dell’Ue le differenze salariali provocano i trasferimenti delle aziende da un paese all’altro. Non accadrebbe se a quelle imprese, che vogliono far rientrare le merci prodotte altrove, venga imposto un dazio. E allora smettiamola al sentirci diminuiti se il nostro presidente del consiglio ha stretto una mano di meno ai cosiddetti “grandi della terra” e pensiamo a quelli che stanno diventando davvero tali come Putin, Xi Jinping e Ram Nath Kovind. Non sono nel G7 ma i loro paesi valgono molto di più sulla scena mondiale. (Riccardo Alfonso)

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L’essere soli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Sembra un paradosso. Ora che siamo in tanti nel mondo la solitudine dell’essere umano si sta cronicizzando, non è più un’eccezione ma se non proprio una regola, mostra segni evidenti sia pure con sfumature diverse. E’ una solitudine non solo individuale ma di coppia. Quanti anziani hanno ridotto se non perso il contatto con i loro figli e nipoti? Vivono da soli e devono far fronte ai problemi quotidiani con la debolezza delle loro forze, tra dolori articolari e patologie di varia natura. La borsa della spesa diventa sempre più pesante e il carrello si trascina a fatica. Ma ciò non è il solo aspetto che è diventato un fardello esclusivo dell’anziano. Anche tra i giovani la solitudine vi fa capolino in specie tra chi non riesce a trovare un lavoro stabile. Essa si esprime in vari modi. Si può vivere in famiglia e sentirsi soli con i propri problemi esistenziali e di comunicazione con l’esterno. Si possono avere conoscenti ma non amici. Si possono avere rapporti fugaci con l’altro sesso ma non costanti e fondati su progetti per una solida vita in comune. Li vediamo, questi giovani, frequentare da soli i luoghi di culto, bazzicare nei locali pubblici, ritrovarsi nelle biblioteche e anche tra i banchi di scuola e nelle aree universitarie. Talvolta fanno comunella con un branco ma senza molta convinzione e corrono il rischio di fare scelte sbagliate che li fanno ricadere nella loro solitudine caricandosi di un’esperienza ancora più amara. E poi vi è un’altra faccia della solitudine che vuole essere esorcizzata cercando un’attrazione sessuale contrabbandata con il sentimento. E da qui ne escono ancora più solinghi e amareggiati. Il rischio possibile, se non cadono in depressione, è che possono anche avvitarsi ad una deriva pericolosa che li porta a logiche estremiste e anarchicheggianti e di aberrazione culturale. E questo fa tutt’uno con il crollo delle identità delle democrazie occidentali e non. E qui diventa un aspetto che una classe politica al passo con i tempi non può ignorare e deve farsene carico con adeguati interventi. (Prima parte. Segue: E’ possibile sconfiggere la solitudine?) (Riccardo Alfonso)

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La parabola berlusconiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

Il “politico” Berlusconi è spuntato nella costellazione italiana circa un quarto di secolo fa. Ebbe una intuizione, o gliela suggerirono i soliti “ignoti”, di sdoganare il partito che fu di Almirante e in odore di fascismo e inviso alla sinistra fino al punto, anni addietro, di far cadere miseramente, il governo Tambroni (un monocolore Dc con il sostegno esterno del MSI). L’attuale ex-cavaliere aveva delle simpatie con i socialisti di Craxi ma ciò non lo distolse dallo stipulare un patto con la destra di Fini (erede di Almirante). Ora, stranamente, si meraviglia che il suo “pupillo” Matteo Salvini segretario della Lega e la stessa Giorgia Meloni, sia pure con qualche distinguo, hanno scelto di convivere con i pentastellati di Di Maio e compagni, pur riconoscendosi di destra. Cosa vuol dire, si chiede qualcuno? Siamo forse obbligati a dimenticare, citando i fatti più recenti, l’alleanza di Forza Italia con il Pd sancito con patto del Nazareno e con l’appoggio al Presidente del Consiglio Enrico Letta e al suo successore Matteo Renzi? Dati questi precedenti avremmo potuto pensare anche ad un governo Renzi Berlusconi se il voto degli italiani non avesse spaiato il duetto amoroso. Potremmo aggiungere, con un pizzico di ironia, che a pensar male si fa peccato ma spesso s’indovina. E’ che oggi il padrone di Villa San Martino, in quel di Arcore, sembra abbia tanta voglia d’esorcizzare lo spartiacque, che si è creato tra un modo di governare la cosa pubblica, stile XX secolo, e il nuovo che avanza, sia pure con qualche sgambetto di troppo da par suo, proprio da quella vecchia guardia che fa a pugni con l’anagrafe e mentalmente si è fermata alla logica degli inciuci. Se ne faccia una ragione. Non è nemmeno una questione anagrafica. E’ che i tempi sono mutati e la politica con essi, almeno si spera, ma quel che è certo senza Berlusconi, in ogni caso. (Riccardo Alfonso)

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Veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

“Si dice che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia messo il veto sulla nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, se questa notizia fosse confermata avrebbe dell’incredibile. Perché la verità è che non esiste alcuna norma della Costituzione italiana che consente al Presidente della Repubblica di rifiutarsi di nominare un Ministro solamente perché non ne condivide le idee. E se questo veto fosse confermato sarebbe drammaticamente evidente che il Presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere e dunque Fratelli d’Italia nel caso in cui questo veto impedisca la formazione del nuovo Governo chiederà al Parlamento italiano la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica per alto tradimento a norma dell’articolo 90 della Costituzione perché di gente che fa gli interessi delle nazioni straniere e non degli italiani ne abbiamo vista fin troppa”. Lo ha detto in un video su Facebook il Presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Impeachment per Mattarella?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Ieri sera abbiamo dovuto prendere atto del fallimento del contratto di programma tra i pentastellati e i leghisti per un dissenso su un nome da parte del presidente della repubblica. E qui siamo di fronte alla prima anomalia poiché i contraenti rappresentano la maggioranza parlamentare. E allora? ci si chiede. Era proprio necessario che il presidente della Repubblica si mettesse di traverso per un nome indigesto al colle? La percezione che emerge è che si tratti per Mattarella di un clamoroso flop anche perché se il paese attende d’essere governato e sono stati trovati i numeri in parlamento questa condizione di stallo appare innaturale e difficilmente digeribile dall’opinione pubblica. E la domanda che segue è conseguenziale. Ha il presidente rispettato, come afferma, il dettato costituzionale o è andato oltre il suo compito violando le stesse regole che a sua volta cita a suo sostegno? Da qui parte la riflessione dei pentastellati sull’opportunità o meno di mettere in stato d’accusa il Presidente anche se i passaggi sono laboriosi e lunghi e la parola finale non spetta al parlamento bensì alla Corte Costituzionale e il che vuol dire il luogo di provenienza di Mattarella. Il sospetto, quindi, è che non se ne faccia nulla. Resta il vulnus con un governo del Presidente privo del consenso popolare, capace di suscitare un dissenso crescente nell’opinione pubblica e una lacerazione che rischia d’indebolire ulteriormente il rispetto per le istituzioni già in caduta libera nel sentire popolare. Del resto il timore da parte del colle che si arrivi per strade trasverse all’uscita del paese dall’euro non è suffragata dai fatti. Il prof. Savona l’aveva messa in conto come una provocazione per indurre le autorità europee ad accettare un dialogo costruttivo sulla riforma dei trattati e che è auspicato da tutte le forze politiche oggi rappresentate in parlamento e nella società civile.

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L’Europa dei burocrati e delle prime donne

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Le esternazioni di questi giorni da parte di alcuni autorevoli personaggi della “famiglia” europea, vedasi la Francia e la stessa Germania, offrono un’immagine di una Europa deformata e deformante. Ai tempi di re Artù si pensava a un primus inter pares «primo tra uguali» e che il vocabolario Treccani definisce: “Espressione usata con riferimento a chi, tra persone di pari dignità o posizione gerarchica, è considerato il capo per la funzione che esercita o per altri motivi di preminenza”. E qui il primo grave errore poiché abbiamo sbagliato nell’identificarci con il “primus”: Non lo è stato il Parlamento europeo o la stessa commissione europea ma dietro le quinte vi sono sempre loro: i grandi gruppi di interessi economici e soprattutto finanziari.
Se poi passiamo a dare un senso all’espressione: “Europa dei burocrati” possiamo immaginarci una Unione che ha ingabbiato il suo edificio con impalcature che provvedessero a tenerla in un perfetto stato di conservazione. Alla fine si è scoperto che tali ponteggi sono diventati con il tempo parte integrante del fabbricato e ne hanno appesantita la visione e anche il modo di accedervi. E’ questo il risultato di una burocrazia che può avere dei meriti ma non li lascia trasparire come dovrebbe perché è prevalso il suo lato più deteriore che tende a condizionare la stessa autonomia di giudizio dei politici che vi soggiornano.
Per quanto riguarda le “prime donne” lo constatiamo di continuo con gli incontri bilaterali Francia e Germania e le loro sfere d’influenza con gli altri paesi dell’unione tanto che ci ritroviamo con alleanze fatte su interessi condivisi, ma ristretti, a danno di altri e che quest’ultimi sono posti nella condizione o di accettare, sia pure mugugnando, o di opporsi con il rischio di essere isolati e ricattati, ma non certo aiutati se si trovano in difficoltà.
Ma come è stato possibile, c’è da chiedersi, arrivare a questo punto? Ovvero con un progetto unitario così importante, e persino provvidenziale per un’Europa che voglia porsi allo stesso livello delle grandi potenze mondiali e vederselo, invece, sgranare tra le mani in modo così pietoso? E’ perché siamo partiti con i buoni propositi e ci siamo trovati con forti conflitti d’interesse dove l’euromoneta non è servita per unire ma per provocare la sudditanza di alcuni stati nei confronti di altri. A mio avviso se vogliamo uscire da questa impasse non ci resta che rifondare l’Europa partendo dal presupposto che ne esistono due ben distinte e con interessi conflittuali tra loro. E se vogliamo farle convivere sotto lo stesso tetto è necessario mettere da parte le prime donne e spingersi verso una ridistribuzione delle risorse e un aiuto reale a quei paesi che risultano con uno sviluppo più ritardato così come è avvenuto tra le due Germani dopo la caduta del muro di Berlino. Il resto sono sole chiacchiere. (Riccardo Alfonso)

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Il declino del PD: E’ nel suo Dna?

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2018

Per comprendere meglio cosa sta accadendo in casa Pd è necessario fare qualche passo indietro e riandare al tempo in cui è stato capace, per ben due volte, di far cadere il governo Prodi per le sue faide interne e nel lasciare che gli desse una mano il suo alleato di sinistra. Nello stesso tempo rimangono gli interrogativi di sempre: Perché ha evitato di fare una legge sul conflitto d’interesse? Perché ha mancato di mostrare la grinta necessaria nelle elezioni del 2013 facendosi quasi raggiungere dal centro destra pur avendo in partenza quasi dieci punti di distacco? Perché non ha fatto le riforme che oggi dichiara di voler porre mano quando aveva i numeri e era al governo? E ci riferiamo a quelle “vere” e non fasulle come la “buona scuola”. Perché ha ignorato il malessere del paese assecondando il governo Monti che ci ha imposto una cura da cavallo senza una contropartita per la crescita? Perché si continua a dipendere dai poteri forti europei dove è evidente il conflitto d’interessi con la Germania con la quale siamo in concorrenza per l’esportazione di analoghi prodotti? Perché proseguiamo nell’ignorare i reali problemi che non ci consentono di far funzionare una giustizia al passo con i tempi e insistiamo nell’ospitare gli immigrati sino a trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa? E i perché potrebbero continuare all’infinito in quanto mostra di cercare rimedi per la sua leadership più adatti per un funerale che per la sua guarigione. E la ciliegina sulla torta, si fa per dire, è stata messa allorquando Di Maio ha offerto al Pd un contratto per governare insieme ai pentastellati e ne ha ricevuto un gran rifiuto. E ora si scandalizza che lo stesso movimento abbia trovato un alleato diverso anche se tra mille tentennamenti e lo condanna all’oblio? Si dice che chi è causa del suo mal pianga se stesso se non fosse che le lacrime ci accomunano nella consapevolezza che stiamo perdendo un pezzo di storia politica che avremmo voluto volentieri evitare e coinvolge gli stessi valori della democrazia intesa nel suo piano nobile. (Riccardo Alfonso)

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Politica italiana: In Savona “veritas”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

Per quanto ci è dato di sapere il “peccato che non prevede assoluzioni” del prof. Paolo Savona già ministro ed economista di valore è quello di aver scritto un libro dove tra le altre cose si dicono “verità” forse spiacevoli (veritas odium parit) sulla leadership tedesca, in ambito comunitario, che sono, per altro, riposte nei pensieri di molti italiani per non parlare del comune sentire mondiale. D’altra parte non si può costruire una comunità di popoli senza annettervi quella identità di vedute e di appartenenza che non richiedono necessariamente dei distingui o dei primati, semmai si può essere “primus inter pares” ma per questa funzione vi è già una “commissione europea” che dovrebbe coprire tale ruolo. A questo punto la posizione del Presidente Mattarella diventa insostenibile. Non dimentichiamo che da alcuni anni a questa parte abbiamo demonizzato non poche istituzioni a partire da quelle rappresentative del parlamento e persino della Corte costituzionale e ora ci manca solo che dentro questo primato ci vada a finire proprio il massimo organo di rappresentatività istituzionale. Nello stesso tempo andiamo a risvegliare negli italiani sentimenti anti-tedeschi che pensavamo appartenessero solo al passato. D’altra parte cosa si dice di tanto esecrabile se non il fatto che il sistema di governo della Comunità europea è da rivedere perché non si può andare avanti in questo modo in un contesto di politica internazionale dove le decisioni vanno prese con forza e determinazione e non a tante voci come accade oggi e lo costatiamo con le sanzioni contro la Russia, la guerra dei dazi degli statunitensi e le nostre ambiguità sulle guerre regionali nel vicino oriente e alla stessa difesa dei confini europei da politiche migratorie che hanno trasformato l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. All’inerzia delle istituzioni europee forse ci vuole un elettrochoc, una cura da cavallo e forse ci giunge provvidenziale l’anatema di Savona per scuotere i più tentennanti. (Riccardo Alfonso)

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Il padre, il figlio e l’asino

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

Abbiamo fatto riferimento in un nostro precedente articolo, a proposito del rifiuto renziano ad un’alleanza con i pentastellati, alla famosissima fiaba di Esopo della volpe e l’uva. La volpe tentò più volpe di raggiungere un grappolo d’uva ma non riuscendovi disse che era troppo acerba. Ora mi sovviene un’altra storia, che fa al mio caso, prendendo lo spunto dalle tantissime critiche che sono state scritte e rilanciate sul social a proposito del contratto di governo pentastellati-lega.
Mi riferisco a quella del “padre, del figlio e dell’asino” e il giudizio dei passanti sempre negativo se il padre andava il groppa all’asinello per alleviare la fatica del percorso lasciando a piedi il figlio e per contro se avveniva il contrario l’immancabile commento era: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito”. Se poi entrambi montavano in sella all’asino questo diventava un piccolo ed esile animale che doveva sopportare il peso di due persone. Ma se l’asino veniva liberato, dal figlio e dal padre, da tale carico gli asini diventavano due “mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi.” Alla fine i due viaggiatori con il loro asinello smisero di ascoltare i critici e continuarono a fare come erano soliti. D’altra parte le critiche che i pentastellati hanno dovuto subire da alcuni anni a questa parte sono state sproporzionalmente feroci e ingiuste e figurarsi ora che sono arrivati nella stanza dei bottoni se i loro critici potevano perdersi questa ghiotta occasione. Non dico che sono perfetti. La perfezione non è di questo mondo. Stanno, nel loro piccolo, cercando solo di portare avanti un impegno che i precedenti governi hanno disatteso e ci vorrà del tempo perché si possano vedere i risultati per risollevarci dallo sfacelo lasciato.
L’Italia in queste cose ha perso più di un’occasione. La prima a mio avviso è stata al tempo che è seguita la fine della seconda guerra mondiale. Gli anni della ricostruzione e del boom industriale dovevano essere consolidati e non sfruttati per fini personali. La corruzione, infatti, richiamata dallo stesso Amintore Fanfani in un’assise congressuale del suo partito negli anni sessanta e colta nella sua gravità sia da Berlinguer sia da Aldo Moro, non fu sconfitta ma semmai pianificata nel modo peggiore. Giunsero gli anni di mani pulite e nutrimmo la speranza di un rinsavimento. E ora ci stanno provando in due ad usare la fionda di Davide per opporsi alla lancia di Golia. Ci riusciranno? (Riccardo Alfonso)

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Giocare a poker con un baro

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

E’ stata la chiusa dell’articolo di spalla scritto qualche giorno fa dal direttore de “Il Fatto” Marco Travaglio. L’argomento trattato ha riguardato l’insolito balletto politico tra intese e smentite che ha visto in primo piano l’attivismo del capo politico pentastellato Luigi Di Maio nel tentativo di gestire delle alleanze con gli altri partiti e nello specifico il Pd e la Lega di Salvini per la formazione di un governo. E a proposito del PD va detto che nel 2013 abbiamo dovuto prendere atto della indisponibilità di 5Stelle nei confronti dei democratici per dar vita a un governo oggi ce lo ritroviamo “pimpante” sulla strada opposta. E’ che la situazione da allora è mutata profondamente. Da queste ultime elezioni abbiamo non uno ma due vincitori: La Lega in virtù di una coalizione di centro destra con il 37% delle preferenze e il Movimento 5Stelle che pur viaggiando da solo ha conseguito il 32% dei consensi dal precedente 25%. Entrambi non avendo la maggioranza assoluta si sono resi conto che la strada da imboccare era a due corsie: o ritornare a votare o tentare un’intesa almeno sui programmi. Scartata l’ipotesi di un governo PD-5Stelle per l’opposizione netta del suo leader ombra e onnipresente Matteo Renzi che si dice deluso dal fatto che non avrebbe potuto fare un’alleanza con il Centro destra (senza la Lega), perché i numeri non lo favorivano, (ricordate la favola della volpe e dell’uva?) restava sul tappeto l’unica alternativa possibile: accordarsi con la Lega. E si badi bene, non con Forza Italia per via di un certo signore chiamato Berlusconi uomo troppo impegnato ad avere il piede in tantissime staffe e soprattutto significativamente legato ad un passato che si vuole dimenticare, ma con Salvini vincitore all’interno del Centro destra del braccio di ferro con l’ex-cavaliere. E ora ritorniamo all’idea del baro citato da Travaglio. Chi alla luce delle ultime vicende e conoscendo i personaggi sa che pensando male si fa peccato ma spesso non si sbaglia? D’altra parte di là dei numeri in parlamento sui quali si appoggiano i “i giallo verdi” di Salvini e Di Maio questo governo, che sembra voler convolare a nozze, nasce debole perché ha troppi potenti nemici che gli stanno scavando la fossa. E il timore che qualcuno stia giocando “sporco” per indebolire l’unico Movimento che ha le mani pulite e per questo fa paura agli inciuciari di turno (unione europea compresa) per poi ritornare al voto tra qualche anno volendo dimostrare che i pentastellati sono incapaci di governare è un qualcosa che non si può escludere. (Riccardo Alfonso)

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L’Europa che vorrei

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 maggio 2018

dossier europa parte primaIn questi giorni si stanno intersecando i problemi di caratura politica interna con quelli collegabili con la nostra appartenenza alla comunità europea. Da notare in questa circostanza il malessere crescente nell’opinione pubblica, non solo italiana, per una Europa che è cresciuta troppo all’ombra dei potentati economici e affaristici di alcuni Stati a danno di altri e si è fatta beffa delle difficoltà emergenti dei popoli. Nonostante i buoni propositi di alcuni leader politici questa forbice tra ciò che si vorrebbe essere e ciò che si è si sta allargando sempre di più a danno, manco a dirlo, dei ceti più deboli. Questa tendenza sovranista che rende alcuni stati europei alquanto tossici ai palati della gente e fa spuntare antichi contrasti e prevaricazioni, che avremmo voluto seppelliti per sempre, rende una pessimo servizio all’idea che forse ci è persino congeniale con una Europa unita e coesa dal Portogalli agli Urali e dal Nord al sud sino alla Turchia e ad Israele sia pure “invadendo”, geograficamente parlando, il vicino oriente.
Dovremmo quindi gettare la spugna e rassegnarsi all’idea di nazione nei propri e ristretti ambiti territoriali e guardare gli altri di traverso? Non credo, sia pure con qualche lacrimuccia di troppo, che, ai giorni nostri, questa opzione è praticabile se abbiamo aperto, nel frattempo, una strada che ci porta alla globalizzazione dei commerci, delle produzioni industriali e della stessa manodopera. Alla fine ci rendiamo conto che non è tanto l’aspetto dello stare insieme o divisi che ci porta al nocciolo delle questioni dirimenti ma semmai dalla mancanza di regole certe e applicate con intelligenza poiché non possiamo stare alla mercé degli umori borsistici, dello spread, delle migrazioni senza controlli, dei “capricci” isolazionisti delle centrali del capitale e di quanti vi lucrano attorno e delle perverse politiche delle multinazionali. Se vogliamo, per ciò che ci riguarda più da vicino, un’Europa dei popoli dobbiamo costruirla a nostra misura e non a quella dove prevalgono gli interessi corporativi che non potranno ne ora e ne mai essere conciliabili con l’idea stessa di democrazia compiuta che pure, tra tante difficoltà, resta un caposaldo della nostra civiltà. Incominciamo con il dare più potere al Parlamento europeo consentendogli di nominare direttamente un esecutivo ora gestito dalla Commissione europea più frutto d’intese tra stati cosiddetti “guida” che germinato di una volontà politica nata da un voto elettorale. E questo dovrebbe essere solo l’inizio per poi passare alle politiche unitarie del lavoro, delle produzioni industriali, de commerci, della sicurezza, degli esteri ecc. Devono essere omogenee e non concorrenziali e prevaricanti per un finale che non privilegi taluni interessi nazionali a scapito di altri. L’Europa non si misura con le parole ma con i fatti. Non si misura con il primato degli interessi corporativi ma con una volontà coesa. Questa è l’Europa dei popoli ma se la vogliamo diversa allora l’Europa comunitaria diventa un brutto sogno ed è meglio risvegliarci con altre idee e propositi. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi di politica e di economia della Fidest)

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