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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Archive for the ‘Confronti/Your opinions’ Category

Your opinions

La scelta dei candidati per le europee dei pentastellati non convince

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 aprile 2019

La scelta dei candidati per le europee dei pentastellati non convince. Sappiamo molto bene che non è facile selezionare le candidature per inserirle nelle liste elettorali. I Pentastellati hanno scelto di farlo con la piattaforma Rousseau ma ora ci rendiamo conto che la strada imboccata mostra molte crepe. Lo dimostrano, se non altro, i risultati conseguiti in passato con una presenza di eletti non sempre all’altezza del loro compito. Se lasciamo da parte i precedenti e concentriamo la nostra attenzione sui fatti odierni è netta l’impressione che sono stati privilegiati gli attivisti forse con la segreta speranza che possono risollevare il calo di consensi di questi ultimi mesi. Se è così l’errore è ancora più grave. In Europa si va per il cambiamento e per farlo occorrono persone preparate, qualificate e rappresentative di tutti i ceti sociali, dai giovani ai pensionati, dai lavoratori agli imprenditori. Forse sarebbe stato più selettivo chiedere ai candidati il perchè si presentano e cosa intendono fare una volta eletti. Occorre capire che da soli non si va da nessuna parte per cui la forza sta nella capacità di saper dialogare anche con chi la pensa diversamente per trovare soluzioni condivisibili perché oggi, come non mai, gli schieramenti non sono più dei monoliti e mostrano a volte sensibilità particolari che solo chi fa lo stesso mestiere in una nazione diversa può riuscire meglio degli altri a farsi comprendere. Oggi, più che mai, si sta affermando la convinzione che l’Unione europea è ad una svolta cruciale e che può mettere a repentaglio la sua stessa tenuta. Facciamo in modo che non si passi la mano, più  di quanto non sia stato già fatto, ai burocrati, agli avventurieri, agli opportunisti, ai lobbisti e anche ai cosiddetti “primi della classe” ma si rispolveri l’antico detto del primus inter pares. Solo in questo modo l’Europa saprà superare lo scoglio delle identità e per far sentire il valore dell’appartenza che non esclude il campanile ma sa armonicamente coniugarlo in una visione continentale. (Riccardo Alfonso)

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La super-tecnologia distruggerà il pianeta

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E’ l’avvertimento che ci viene da quest’ultimo disastro aereo, dove la tecnologia avanzata potrebbe aver giocato il ruolo di mandante e materiale esecutore del disastro. La vita di 157 persone è stata affidata all’imponderabile decisione di una macchina che avrebbe sostituito, anzi, impedito, l’intervento umano. Un programma, inserito in un computer, avrebbe fornito indicazioni sbagliate, impedendo l’intervento umano.Il paradosso sta nel fatto che sia il computer che il programma annesso sono opera dell’uomo, dove, però, proprio all’uomo è stata preclusa ogni possibilità di intervento, affidando le sorti dell’aereo e dei passeggeri alle risposte del computer, condizionato a rispondere solamente “si” oppure “no”, incapace di elaborazioni critiche, che sono di pertinenza dell’intelligenza umana, che però è stata, colpevolmente, esautorata.
La tecnologia sta avanzando oltre i limiti di sicurezza; quest’ultimo disastro è solo una modesta dimostrazione, ben altre ipotesi si affacciano all’orizzante e ci mostrano panorami di distruzione che nessuno prende nella dovuta considerazione.Penso a quella valigetta in mano all’uomo più potente della terra, collegata ad un avanzatissimo computer, che permetterebbe il lancio di un arsenale di testate nucleari, ognuna delle quali selezionata da una intelligenza artificiale, che potrebbe anche suggerire scelte sbagliate.Tornando al disastro aereo, sappiamo già che non emergerà alcuna responsabilità; ci sono in ballo miliardi di dollari, basti pensare alle ordinazioni per 5600 aerei del medesimo tipo che l’azienda produttrice ha già in portafoglio. Inoltre la medesima azienda ha come suo miglior cliente il Pentagono, per il quale produce aerei da guerra, anche per gli alleati, riservando al Pentagono le decisioni inerenti la fornitura di tali aerei e dei pezzi di ricambio. Quest’ultima clausola serve agli USA per mantenere la posizione di prima potenza mondiale, potendo esercitare il diritto di veto di rifornimento, per rendere inutilizzabili gli aerei in possesso di altri paesi.Il “dio denaro” domina la platea politica, sociale, tecnologica ed etica dell’intero pianeta, dove l’elemento “umano” è diventato un accessorio da consumare sull’altare del mercato consumistico, fino a quando l’intelligenza virtuale distruggerà l’intelligenza umana, ritenuta superata e, di conseguenza, inutile. (Rosario Amico Roxas)

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La vittoria del centro destra in Abruzzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Nelle regionali abruzzesi il Carroccio si afferma il primo partito e lo fa con il candidato Fdi Marco Marsilio di Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni a spese dell’alleato di governo pentastellato. Ne consegue che risulta vincente la coalizione Lega-Fdi-Fi con un sonante 48% mentre il Movimento 5 stelle non riesce a superare il 20 per cento con Sara Marcozzi (M5s). Lo segue al secondo posto Giovanni Legnini (centrosinistra) con il 31,3%. Stefano Flajani (Casapound) si attesta sullo 0,42% dei voti. Se valutiamo i risultati in base alle ultime politiche il Carroccio guadagna 50.000 voti mentre i pentastellati ne perdono duecentomila. Se poi consideriamo le regionali di 5 anni fa la perdita dei grillini si attesa sui 50.000 voti. Il centrosinistra, invece, con la sua solita furbata delle liste civiche riesce a contenere la perdita dei consensi con meno 25.000 voti rispetto alle politiche e 130.000 delle regionali del 2014. Che sia andato a votare poco più della metà degli aventi diritto non fa storia anche perché lo scostamento con le precedenti tornate risulta poco rilevante.
Vogliamo trarre da questo risultato un giudizio critico nei confronti del governo? Se lo vediamo da parte della Lega dobbiamo dire che Salvini sa essere più credibile e accattivante per l’elettorato abruzzese e si presume, con le debite proporzioni, con quello nazionale. Ma subito dopo dovremmo aggiungere che la formula politica di compromesso con un contratto di governo tra Lega e Pentastellati regge al confronto popolare perchè rimane tanta la voglia di un cambiamento, ma lo è meno con il metodo adottato da Di Maio. Da qui s’impone una seria riflessione in casa pentastellata su cosa non ha funzionato e se dobbiamo attribuirlo solo ad un deficit di comunicazione e soprattutto dal modo come le riforme, in specie quelle più qualificanti, siano state presentate e sostenute dai pentastellati. Più in generale possiamo dire che la mossa più abile, e direi vincente, di Salvini è stata quella di non rompere con Berlusconi e di riuscire a marciare con la logica dei due forni godendone la neutralità e la convergenza dei giudizi critici da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia rivolti solo contro i pentastellati. I leghisti, al massimo, vengono trattati come i compagni un po’ discoletti e irriverenti, in una cordata di amici, ma pronti a riaverli a far bisboccia insieme. E quel che è peggio dopo aver fortemente ridimensionato il successo elettorale pentastellato dello scorso anno alle politiche e di poter riaprire, di conseguenza, i giochi delle alleanze con i metodi berlusconiani. (Riccardo Alfonso Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Riparare gli oggetti rotti può aggiustare il mondo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 gennaio 2019

Avete presente la celebre strofa della canzone di Gino Paoli? A pensarci bene, descrive perfettamente l’avvio di una miriade di progetti virtuosi, innovativi e vincenti nati per l’appunto da una chiacchierata informale tra persone affini, una buona intenzione ed un’idea semplice, ma efficace.Ed è proprio così che circa un anno e mezzo fa a Bologna ha preso vita l’associazione Rusko (Riparo Uso Scambio Comunitario), ispirata anche all’esperienza estera dei Repair Cafè: momenti di incontro in cui si riparano oggetti rotti che altrimenti verrebbero gettati via. Si tratta di un’iniziativa virtuosa e dall’alto valore sociale ed ecologico che sempre più sta prendendo piede anche in Italia.Lo dimostrano, oltre alla realtà bolognese protagonista della Storia di oggi, gli “aggiustatutto volontari” che abbiamo mappato in altre parti d’Italia, come Roma e Perugia.Qualche mese fa, inoltre, abbiamo intervistato Alessandro Cagnolati, referente dei Repair Cafè in Europa, iniziativa da lui considerata tra le più concrete ed importanti contro l’economia “lineare” e lo spreco di risorse.Insomma, un esercito di smanettoni ha dichiarato guerra all’obsolescenza programmata e sta invadendo l’Europa! Noi di Italia che Cambia non possiamo che esserne felici e sperare che anche grazie al nostro racconto questa ed altre iniziative virtuose si diffondano sempre più. L’obiettivo? Aggiustare il mondo. Un pezzo alla volta.

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Portare il futuro nel dibattito politico di oggi

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

C’è chi vorrebbe costruire un “muro” per bloccare le migrazioni clandestine. C’è chi specula sui commerci facendo leva sulla manodopera a buon mercato per ridurre il costo dei beni e accaparrarsi larghe fette di mercato. C’è chi continua imperterrito ad esportare armi di distruzione di massa soprattutto nelle regioni dove la mancanza di cibo e il degrado sociale avrebbero bisogno di ben altre importazioni. Nel loro insieme creano i presupposti per distruggere l’ecosistema e non vanno oltre il contingente. Con questa logica perversa si crea una terribile eredità per le generazioni future. Su cosa potranno contare i nostri figli e nipoti? Forse e solo su un cumulo di macerie. Non vi è dubbio che una grossa fetta di responsabilità ricade sulla classe politica allorché mostra la sua incapacità di programmare il futuro depurandolo dalle tante zavorre che l’appestano. Eppure quel futuro che noi vogliamo esorcizzare, ignorandolo, incalza e alla fine ci presenterà il conto e sappiamo bene che sarà molto salato, anzi amaro come il fiele. Alla fine non avremo nemmeno la possibilità di scendere a qualche compromesso. La verità più cruda è che stiamo entrando in quella che possiamo chiamare “rivoluzione tecnologica” dove le macchine intelligenti, i robot, i droni e quanto altro incominceranno a sostituire, a partire dai lavori più modesti, l’essere umano. E allora ci siamo chiesti che fine faranno i milioni di diseredati di tutto il mondo, senza un’adeguata istruzione, al cospetto di una società che tenderà sempre più a rottamarli o, nella migliore delle ipotesi, a schiavizzarli? E’ che abbiamo fondato la nostra cultura della conoscenza e del sapere sul diritto alla vita ma senza essere conseguenti all’altro diritto che è quello del vivere. Cosa abbiamo fatto dei milioni di bambini che ogni anno abbiamo garantito il diritto alla vita e poi li facciamo morire, sovente con le loro madri, di fame, di malattie e di degrado? Cosa facciamo ai milioni di poveri di tutto il mondo che pur classificandoli dei privilegiati, perché lavorano, continuano a vivere di stenti? (Riccardo Alfonso)

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Le recenti rivolte di piazza in Francia ci fanno riflettere

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

I francesi hanno da qualche anno scoperto il vero volto del loro presidente. Un uomo arido e solo preoccupato d’ingraziarsi i potenti del mondo. E’ il parto di una classe politica, e non solo francese, che vuole conservare il suo primato a scapito dei ceti meno abbienti. Ma si può governare a prescindere?
Da ciò dovrebbero oggi trarne coscienza i governanti dei vari paesi allorché preparano le tecniche per gestire il presente senza affacciarsi dalla finestra per guardare oltre.
E’, questo, un grave errore che ci fa sfuggire dalla realtà e scava un solco tra il paese reale e i suoi governanti. E’ una pecca che si può pagare a caro prezzo poiché rendiamo possibile un altro convincimento, a mio avviso molto deviante per quanto affascinante, che è possibile fare a meno della politica rappresentata dai partiti.
E’ un’idea, devo ammetterlo, che mi affascina e sulla quale ho riflettuto a lungo, pur respingendola poiché la considero una logica estremista pericolosa e capace di provocare, alla lunga, più danni che vantaggi.
Sono, invece, propenso nel ritenere che vi possa essere un’alternativa, soprattutto in quei paesi a “democrazia incompiuta” come l’Italia, e la Francia sembra, in questo senso, voler imboccare una strada parallela, dove s’imporrebbe una “dittatura” a tempo per rimettere in sesto quelle riforme che sono sistematicamente bloccate dai veti incrociati dagli interessi contrapposti e corporativi tra le parti in causa. Una dittatura non solo di breve durata ma vincolata dalla presenza di alcuni garanti istituzionali.
Prima di tutto sbloccare i vincoli che tengono stretti alcuni soggetti alla tenuta dei loro “privilegi”. D’altra parte quando i politici parlano di larghe intese non siamo molto distanti da una soluzione capace di ricavare risultati efficaci per una più corretta gestione della cosa pubblica senza dover tenere da conto delle consorterie di varia natura che puntano al pensiero dominante di chi ha e ne vuole sempre di più. Al tempo stesso mi chiedo: ma per fare tutto questo non è sufficiente un forte consenso popolare e movimenti politici ben radicati sul territorio ma anche determinati a non subire i condizionamenti delle lobby? In linea teorica è possibile ma in pratica gli elettori subiscono troppe restrizioni e vengono distratti dalla macchina della disinformazione che non si fa scrupolo nel diffondere notizie non veritiere e tali da suscitare sentimenti di disagio esistenziale che conducono alla stessa degenerazione del sistema. Per farla breve siamo stati troppo a lungo abituati a ragionare con la pancia che non riusciamo del tutto a farlo con la testa tanto da rendere palese che ci troviamo al cospetto di una democrazia malata e capace solo di sviluppare sentimenti anarchicheggianti. (Riccardo Alfonso)

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La miopia di chi vede il presente ma non pensa al futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

In altre parole ciò che è deteriore, in Italia, dipende dal fatto che ci troviamo al cospetto di un sistema ben oliato in grado di rendere tutto difficile, se non impossibile, ciò che non fa comodo ai padroni del vapore. Intendiamo con ciò affermare che la classe politica non è oggi in grado di avere la forza sufficiente per competere alla pari con i forti interessi di categoria. Il capitalismo italiano, per esempio, si è innestato nei secoli sulle reti di rapporti familiari. Ciò crea una forma di conservatorismo economico che non permette altri sbocchi. In questo modo ritorniamo sempre al punto di partenza con l’aggiunta di un’altra manciata di leggi che tendono sempre di più a confondere il quadro normativo, già complicato per suo conto, con le sue oltre duecentomila leggi e quattrocento mila regolamenti e disposizioni regionali, provinciali e comunali. Dovremmo considerarle una naturale gerarchia delle fonti, ma non è così. La voglia di chiarire, di spiegare, di precisare, è tale e tanta che alla fine si rischia di tradire non solo lo spirito della legge, alla quale i regolamenti puntigliosamente fanno richiamo, ma di alterarla e di confonderla. Una governance, quindi, volta a imporre una direttiva senza provocare cavillosità d’ordine amministrativo e procedurale è valida, ovviamente, solo se il suo fine è questo e non altro. In tal modo gli italiani si troverebbero al cospetto di un’autorità ben individuabile, disposta ad assumere pieni poteri ma nello stesso tempo “saggia” e “avveduta” nel calarsi nelle fattispecie pratiche. Oggi, per contro, il lobbismo è imperante. Prevalgono gli interessi corporativi rispetto a quelli competitivi. Ognuno cerca di far prevalere le proprie tesi ed è, persino, disposto a fondare un movimento o un partito o una corrente o una fazione, pur d’avere la sua porzione di “audience” tra chi bivacca nei saloni del palazzo. Il risultato è la paralisi politica e istituzionale.
Ecco perché talune “democrazie” sono o sono andate o andranno in crisi. Manca per esse, a un certo punto del loro divenire, il necessario raccordo tra il mandante e il mandatario. Il rischio è evidente: ognuno delle parti usa un linguaggio incomprensibile all’altra, sino a sfociare in un’aperta diffidenza per istituti nati e gestiti soprattutto per la tutela dei cittadini. Così abbiamo un fisco non giusto ma prepotente e vessatore. Così abbiamo una giustizia terribile con i deboli e timorosa con i forti. Così abbiamo una scuola che non riesce a educare per la vita e si arrampica sulla china accidentata delle utopie. Così abbiamo un governo del paese che non sa comprendere le attese e le aspirazioni di un popolo pur avendo da esso avuto il mandato per governare. Ecco perché si parla della crisi di un sistema. Ecco perché si discetta sulle incomprensioni, sul malessere, sulla rivolta di un popolo. Questi, e mi riferisco sempre all’Italia, non è stato nemmeno educato a stare unito per comune identità culturale e geografica d’ideali.
Vi è stata, semplicemente, la pretesa d’individuare un possibile territorio quale area per costituire una specifica sovranità nazionale, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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I romani alla prese con il loro sindaco

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

Da quando la prima donna è stata eletta sindaco della città eterna i miei amici sparsi nel mondo hanno avuto un motivo in più per contattarmi e chiedermi cosa ne pensassi, ma soprattutto se fosse in grado d’affrontare la pesante eredità lasciata dai suoi colleghi maschi. In tempi più ravvicinati mi hanno stuzzicato su quelli che hanno ritenuto dei plateali insuccessi nel non aver risolto problemi quali la nettezza urbana, le buche stradali, i mezzi pubblici di trasporto urbano, la cura dei parchi e dei giardini e i vari “scoop giornalistici” sui topi che scorrazzano su cumuli d’immondizie abbandonati accanto ai cassonetti, le pecore che brucano l’erba dei siti archeologici e amenità del genere. Cosa avrei dovuto rispondere? Che fosse tutto falso? Mi son limitato ad una timida difesa sul fatto che la sindaca avesse ereditato una città in stato comatoso e che i rimedi, complice la burocrazia, richiedessero più tempo per essere realizzati. Al tempo stesso mi son chiesto dove i miei amici hanno attinto tante “lucubri” messaggi dello sfacelo romano e se non ci fosse lo zampino disfattista di una certa classe politica che marcia impettita e anacronistica sul “tanto peggio tanto meglio”. Dopo tutto molte altre grandi città del mondo non stanno meglio di Roma ma in molti casi si lavano i panni sporchi in casa. Non è che io condivida del tutto questa logica del nascondere la polvere sotto il tappeto, ma avrei preferito che dai palazzi della politica romana ci fosse la consapevolezza che il discredito profuso a piene mani rischia di lasciare una traccia indelebile sulla storia della città eterna e finisce con il pregiudicare anche il buono che potrebbe essere prodotto. Ma di là delle critiche che si possono fare, giusto o ingiuste che siano, a mio avviso la colpa più grave che imputo alla sindaca è la sua incapacità d’entrare in sintonia con i suoi amministrati. Molti la considerano un oggetto estraneo che sa amministrare e vivere i sentimenti dei romani entro le quattro mura del palazzo e non tra gente andando dove pulsa il cuore dei romani e a capire che è opportuno far sentire i problemi esistenti cercando un coinvolgimento popolare. Intendo dire che molti sono gli occhi che osservano ma molti pochi sono quelli che riescono a dialogare con gli uffici competenti per segnalare, ad esempio, i cassonetti dimenticati nella raccolta rifiuti e che traboccano, le buche stradali ecc. Questo perché manca un’interfaccia sensibile e pronta a recepire i messaggi e ad intervenire per farsi carico del disservizio e a porvi riparo. Probabilmente non è del tutto la soluzione del problema ma di certo aiuta i romani a rendersi conto che gli affanni della capitale non si risolvono con la critica asettica e talvolta ingenerosa ma con il coinvolgimento consapevole e diretto di chi vi abita. (Riccardo Alfonso)

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Le “fake news” sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 novembre 2018

Da alcuni anni a questa parte vi è stato un crescendo nella comunicazione che fa riferimento alle problematiche migratorie. Perché tanto chiasso per un evento che non è solo dei giorni nostri ma ha costellato tutta la storia dell’umanità sin dai suoi primordi? Se a questo punto ci limitiamo agli accadimenti più recenti dalle migrazioni italiane negli altri paesi europei e ad oltre oceano dello scorso secolo a quelle degli altri paesi del mondo, sia a livello regionale sia intercontinentale, le ragioni di tali esodi di massa non mutano nel tempo. Vi intersecano povertà e degrado, ridotti ambiti occupazionali e forte desiderio di trovare uno spazio vitale per la propria crescita culturale e professionale e soprattutto luoghi dove il merito possa essere riconosciuto e apprezzato unitamente a una gratificazione confacente. Ciò che come italiani, pensando alla parte sana del Paese, ci indigna considerando che dagli anni della ricostruzioni, dopo le macerie della seconda guerra mondiale, ci fosse stato, se ben indirizzati da una classe politica lungimirante, lo stimolo e la creatività appropriata per portare il Paese ad un livello di crescita degno del suo nome. Siamo stati invece avviluppati dalla spire dei facili arricchimenti, dalla voglia di crescere senza radici divenendo facile preda degli imbonitori di turno. Ora dobbiamo fare i conti con nuove povertà domestiche e importate con migrazioni alle quali non siamo in grado di garantire un valido sbocco lavorativo se non per fasce molto limitate. Il tutto tende ad aggravarsi perché negli anni delle “mucche grasse” non abbiamo saputo” far tesoro delle nostre disponibilità finanziarie per porre mano a riforme capaci di rinnovare alla radice il tessuto sociale, civile, economico e politico che avrebbe potuto porci al riparo dai rischi di possibili devianze. Ciò non è stato fatto e i problemi che avevamo ora si sono aggravati e con essi i costi per dirimerli e al tempo stesso siamo entrati alla grande nel tempo delle “vacche magre”. L’immigrazione in questo contesto ha accresciuto le nostre difficoltà anche perché sta diventando incontenibile e senza controlli sia a monte sia a valle. E quel che più ci addolora è che i nostri partner europei non sembrano rendersi conto delle nostre oggettive difficoltà e con essi, purtroppo, si aggiunge una classe politica che non riesce a tenere la barra dritta a fronte delle tempestose problematicità che ci stanno travolgendo. Non sono ancora consapevoli, e speriamo in buona fede, che le riforme sono diventate improcrastinabili ed urgenti come quelle della giustizia, del fisco, della salute, della scuola e del welfare e non è detto che costituiscano necessariamente un costo per le casse dello Stato, in specie se andranno a regime. Anzi. (Riccardo Alfonso Centro studi della Fidest)

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The “fake news” on immigration

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 novembre 2018

For some years now there has been a growth in communication that refers to migration issues. Why so much noise for an event that is not just the present day but has dotted the whole history of humanity since its inception? If at this point we limit ourselves to the most recent events from Italian migrations in other European countries and overseas of the last century to those of other countries in the world, both at regional and intercontinental levels, the reasons for such mass exodus do not change over time . Poverty and degradation, reduced occupational environments and a strong desire to find a living space for cultural and professional growth and above all places where merit can be recognized and appreciated together with suitable gratification. What, as Italians, thinking of the healthy part of the country, indignifies us considering that since the years of reconstruction, after the ruins of the Second World War, there had been, if well directed by a forward-looking political class, the stimulus and creativity appropriate to bring the country at a level of growth worthy of its name. Instead we were enveloped by the coils of easy enrichment, the desire to grow without roots, becoming easy prey for the barkers on duty. Now we have to deal with new domestic and imported poverty with migrations to which we are not able to guarantee a valid work outlet except for very limited sectors. Everything tends to worsen because in the years of “fat cows” we did not know how to build on our financial resources to take reforms capable of renewing at the root the social, civil, economic and political fabric that could have protected us from risks of possible deviations. This has not been done and the problems we have now have worsened and with them the costs to settle them and at the same time we have entered the big time in the “lean cows”. Immigration in this context has increased our difficulties also because it is becoming uncontrollable and without controls both upstream and downstream. And what pains us most is that our European partners do not seem to realize our objective difficulties and with them, unfortunately, we add a political class that can not keep the bar straight in the face of the tempestuous problems that are overwhelming us. They are not yet aware, and we hope in good faith, that they have become urgent reforms such as those of justice, tax, health, school and welfare and it is not necessarily that they constitute a cost for the coffers of the state, especially if they go to full capacity. Rather. (Riccardo Alfonso Centro studi della Fidest – fidest press agency)

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Lectio magistralis di Francesco Brioschi

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Milano 26 novembre 2018 ore 17,30 SoM Politecnico Milano Aula Magna Carassa Dadda (BL28) Campus Bovisa, via Lambruschini 4 In occasione del suo ottantesimo compleanno, la School of Management del Politecnico di Milano vuole festeggiare Francesco Brioschi, uno dei fondatori dell’Ingegneria Gestionale, il primo Direttore dell’omonimo Dipartimento e uno dei Vicepresidenti del MIP, la business school del Politecnico stesso.
Lo festeggia – alla presenza di illustri rappresentanti di alcune delle principali imprese del nostro Paese e del Rettore – con una Lectio Magistralis sul tema delle criticità e degli strumenti nel finanziamento della crescita delle imprese, argomento classico della Finanza, passione della sua vita sin da giovane e oggetto prioritario della sua attività di ricerca e di insegnamento dopo le rilevanti esperienze nell’ambito della Ricerca operativa e dell’Economia dei sistemi industriali. Lo festeggia anche con la consegna di un libro “in onore di Francesco Brioschi” – sul tema “Corporate Governance e Finanza d’Impresa” – con i contributi di chi, un po’ più giovane di età o suo allievo, ha avuto con lui importanti collaborazioni di ricerca. Aprono i lavori
Ferruccio Resta, Rettore Politecnico di Milano
Alessandro Perego, Direttore Dipartimento di Ingegneria Gestionale, Politecnico di Milano
LECTIO MAGISTRALIS: Francesco Brioschi, Emerito di Assetti proprietari e governance di impresa, Politecnico di Milano
Intervengono e dibattono: Patrizia Grieco, Presidente Enel, Presidente Comitato Corporate Governance Borsa Italiana Gianfelice Rocca, Presidente Gruppo Techint, Ingegnere gestionale ad honoremFabrizio Saccomanni, Presidente UniCredit
Coordinano: Umberto Bertelè, Emerito di Strategia di impresa, Politecnico di Milano
Sergio Mariotti, Ordinario di Economia dei sistemi industriali, Politecnico di Milano

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9° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Milano 27 (dalle ore 14,00) e 28 novembre (dalle 9,00) torna a Milano (presso il Pirelli HangarBicocca in via Chiese 2), per la nona edizione, il Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition.
Da Raj Patel, attivista, giornalista e scrittore, a Felix Finkbeiner, che con la sua organizzazione ha fatto piantare 3 miliardi di alberi in tutto il mondo, passando per l’italiano Pietro Laureano l’architetto che studia le metodologie di agricoltura tradizionali per applicarle alle più moderne tecniche di sostenibilità: sono loro alcuni degli ospiti che si alterneranno al Forum nella due giorni dedicata al cibo a 360°. Un’occasione per condividere evidenze, dati scientifici e best practice utili a raggiungere gli SDGs dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il programma dei lavori prevede:
27 novembre ore 14.10: Cerimonia di premiazione della seconda edizione del Food Sustainability Media Award, il premio giornalistico internazionale su cibo e sostenibilità
28 novembre ore 13.15: keynote di Guido Barilla, Presidente Fondazione BCFN sul tema “La roadmap di BCFN e UN SDSN per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite”
28 Novembre ore 13.45: conferenza stampa che vedrà la presenza di:
GUIDO BARILLA, Presidente della Fondazione BCFN
RICCARDO VALENTINI, Coordinatore di Su-Eatable life; Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici IPCC, premio Nobel per la pace 2007; membro dell’Advisory Board, Fondazione BCFN
LEO ABRUZZESE, Global Director of Public Policy, EIU

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Il male “oscuro” del nostro tempo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Dal XVI secolo a questa parte si è manifestato, sia pure a passi malfermi e qualche clamoroso arretramento, un particolare periodo evolutivo espresso in una civiltà che ha cercato di far emergere una nuova identità culturale, economica e sociale. A trainare la spinta vi sono stati popoli socialmente più evoluti così come è accaduto in passato con gli egiziani, gli assiro-babilonesi, gli antichi romani e gli slavi. Ma è anche vero, come osserva Spengler che: «le civiltà nascono, prosperano brevemente, decadono e muoiono». Dobbiamo forse convenire che la nostra civiltà è nella fase del declino e che una nuova si sta affacciando all’orizzonte? Ma quali potrebbero essere i segni premonitori? Nel XX secolo abbiamo accettato e anche subito l’evoluzione delle logiche capitalistiche e il suo contraltare nel comunismo di stampo sovietico e cinese. Due facce della stessa medaglia che avrebbero inteso imprimere una svolta evolutiva ai loro rispettivi sistemi se non ci fosse stato il collasso del blocco sovietico che ha provocato un nuovo rimescolamento delle carte e dalle quali ne ha tratto vantaggio il capitalismo con le sue logiche consumistiche ed edonistiche che hanno identificato il bene morale con il piacere. Probabilmente il capitalismo è riuscito meglio del marxismo a restare a galla per la sua capacità trasformistica congiunta allo sfruttamento umano cogliendo le sue debolezze: possibilità di facili arricchimenti, uso e abuso delle nuove tecnologie e via di questo passo. Ora il limite s’intravede in tutte le sue diverse contraddizioni. L’industria per prosperare e trarre sempre maggiori profitti deve allargare la sua base di consumatori ma non può più farlo perché è cresciuta la fascia di povertà e con essa la popolazione mondiale si trova a dover fare i conti con la logica di un lavoro, e non per tutti, che produce in massima parte redditi medio bassi e tali da rendere inquiete le nuove generazioni che vorrebbero tutto e subito e non tollerano più un’aspettativa dai tempi lunghi con lavori mal pagati e precari. Significa, volendo cogliere l’essenza del problema, che la crescita esponenziale della natalità, i progressi della medicina che allungano l’aspettativa di vita anche se non garantiscono una vecchiaia in buon salute, hanno reso chiaro che il capitalismo così come oggi lo concepiamo e gli stessi danni che ha creato all’ecosistema, per lo più irreversibili, impone una revisione radicale dello spirito guida che ci ha portati sino ad oggi. Da qui la convinzione che la nostra civiltà ha esaurito il suo ciclo e che necessariamente si sta profilando uno nuovo. Resta da chiedersi quanto conflittuale e drammatico potrà essere il suo passaggio prima di poter raggiungere il traguardo di una nuova civiltà. (Riccardo Alfonso)

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The “dark” evil of our time

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

From the sixteenth century to this part, a particular evolutionary period expressed in a civilization that has tried to bring out a new cultural, economic and social identity has manifested itself, albeit with unsteady steps and some resounding retreat. To drive the push there have been more socially evolved peoples as it happened in the past with the Egyptians, the Assyrians-Babylonians, the ancient Romans and the Slavs. But it is also true, as Spengler observes: “civilizations are born, thrive briefly, decay and die “. Should we perhaps agree that our civilization is in decline and that a new one is emerging on the horizon? But what could be the warning signs? In the twentieth century, we accepted and even immediately the evolution of capitalist logics and its counterpart in Soviet-Chinese communism. Two sides of the same coin that would have intended to give an evolutionary turn to their respective systems if there had not been the collapse of the Soviet bloc that has caused a new shuffling of the cards and from which capitalism has benefited with its consumerist and hedonistic logic who have identified moral good with pleasure. Probably capitalism has managed better than Marxism to stay afloat for its transformational capacity combined with human exploitation, catching up its weaknesses: possibility of easy enrichment, use and abuse of new technologies and so on. Now the limit is glimpsed in all its different contradictions. The industry to thrive and make more profits must broaden its consumer base but can no longer do so because the poverty line has grown and with it the world population is having to deal with the logic of a job, and not for everyone, which produces for the most part low average incomes and such as to make troubled the new generations who want everything immediately and no longer tolerate an expectation from long time with poorly paid and precarious jobs. It means, wanting to grasp the essence of the problem, that the exponential growth of birth rate, the progress of medicine that lengthen life expectancy even if they do not guarantee healthy old age, have made clear that capitalism as we conceive it today and the same damage that created the ecosystem, mostly irreversible, requires a radical revision of the guiding spirit that has brought us to this day. Hence the conviction that our civilization has exhausted its cycle and that a new one is necessarily emerging. It remains to be questioned how much conflictual and dramatic it may be in its passage before it can reach the goal of a new civilization. (Riccardo Alfonso)

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L’Europa comunitaria alle prese con una leadership inconsistente

Posted by fidest press agency su martedì, 6 novembre 2018

Siamo governati in Europa, e in alcuni casi anche altrove, da una classe politica mediocre e soprattutto incapace di valutare nella sua interezza i mutamenti in atto per poterli tradurre in interessi generali e non limitati a consorterie di dubbia origine. Anche ora che si stanno incrociando le spade tra i vari contendenti l’unico polverone che si è in grado di sollevare sono le polemiche sterili come è il recente caso che ha visto duramente contrapposti il ministro degli esteri lussemburghese e degli interni Matteo Salvini. Ma in questa sciocca diatriba ciò che ci ha colpiti di più sono state le giustificazioni di Asselborn che lo hanno fatto arretrare di almeno un secolo quando le nazioni contavano qualcosa solo se il loro numero di abitanti era elevato. Se fosse in buona fede, allorché afferma che gli immigrati per il paese che li ospita sono una risorsa, mi chiedo il perché non si adopera ad ospitarli in gran numero insieme a tutti i suoi colleghi, dalla Francia in testa, che si guardano bene d’aprire le loro frontiere allo “straniero”. La verità è che l’immigrazione di oggi è la conseguenza delle logiche colonialiste, post colonialiste e delle attuali inciuci con i governanti corrotti di alcuni paesi africani e del vicino oriente che hanno provocato uno sfruttamento selvaggio delle risorse energetiche e minerarie di quei paesi, impoverendoli. Ad aggravare il tutto si è aggiunto il revanscismo tedesco che non potendo scatenare una terza guerra mondiale ha giocato la carta dell’economia arricchendosi a spese delle altre nazioni e condizionandole con i loro alti debiti pubblici. Non sarebbe andata in questo modo se vi fosse stato negli anni passati una maggiore solidarietà tra gli stati e la capacità di contenere la sete di potere dei governi tedeschi, di cui la Merkel è la più accanita sostenitrice, bilanciandola con una comunità europea più forte e determinata.
L’Europa, infatti, non si costruisce sulle debolezze altrui ma si consolida attraverso un impegno comune per cercare di portare allo stesso livello di crescita e di prosperità tutti gli stati. (fonte: Centri studi Fidest)

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In nome del popolo sovrano

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Ci sarebbe molto da dire intorno a questa espressione: “In nome del popolo sovrano”. Lo affermano i giudici nelle aule dei tribunali allorché pronunciano una sentenza e lo sono i parlamentari e i governi che ne derivano nell’esercitare il potere esecutivo. A scompaginare la misura di questo assunto è l’erosione dei sistemi democratici che determina lo spostamento dell’asse dal principio di sovranità in seguito all’espansione del tardo capitalismo. A questo punto è d’obbligo chiedersi se gli elementi costitutivi dello Stato, indicati dalla costituzione, basati sul territorio che delimita i confini, il popolo come insieme di individui che vivono stabilmente sul suo territorio e l’ordinamento giuridico che realizza il principio di sovranità, possono avere ancora un senso se i confini di uno Stato diventano permeabili ai flussi migratori, monetari e alle forme culturali più superficiali come le mode e i consumi. Tale aspetto segna i prodromi per l’assunzione di un diverso ruolo della identità popolare costituita dallo spirito nazionale, dai costumi, dal linguaggio e dalla tradizione. A questo punto si può ancora parlare di popolo a fronte di un rimescolamento di etnie e in una cultura del presente che enfatizza tutte le sollecitazioni del momento dando luogo a fenomeni di massa che limitano, di fatto, il senso della continuità storica e della percezione del futuro? In questa chiave di lettura il fenomeno migratorio di massa impone un’analisi critica non più orientata da valori ma da interessi di parte e lo stesso diritto, che definisce i comportamenti e le pene per l’ordine violato, diventa “flessibile” facendo venir meno le certezze dello Stato e del diritto. Se non diventiamo consapevoli di questo predominio asservito alla cultura dei consumi e alla dipendenza politica, sociale, economica e finanziaria che ci hanno portato alla creazione di organismi con poteri sovranazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il Wto non avremo la possibilità di misurarci in qualche modo con siffatto principio ideologico dominante se non operiamo con una coscienza popolare più coesa e soprattutto informata. Ma c’è da chiedersi siamo ancora in grado di contenere quest’onda anomala limitandone gli effetti perversi? (Riccardo Alfonso)

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Oggi l’essere vecchio che senso ha?

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Oggi l’invecchiamento non dà più l’idea di un progresso verso la saggezza e la serenità, ma quella di una degradazione funzionale. Se il cadavere, il morente, il vecchio sono oramai inseriti nella categoria dello “scarto”, è perché sono considerati nient’altro che delle “macchine” fuori servizio. E’ questa visione disumanizzante del corpo che ha dato luogo a una strategia generale dello “sgombero”.
Il tutto diventa una mera operazione di mascheramento. Urbain in proposito scriveva sull’Enciclopedia Einaudi nel 1980: “Trascinato nel labirinto ospedaliero, più rassicurante per i suoi che per lui, al morente è continuamente negato la sua specificità e occultata metodicamente la differenza tra il morire e l’essere infermo”.
L’importante è nascondere sotto l’accanimento terapeutico, il sopraggiungere del nulla, far tacere la comparsa del morire con un mucchio di diagnosi incerte, mascherare insomma l’imminenza della fine mediante una tecnica di rianimazione cieca che trasforma a volte il morituro in un cadavere vivente. Il desiderio della negazione è così forte che si giunge a togliere con la forza al moribondo, uno dei diritti più naturali che ci siano: il diritto alla morte. E’ un rapporto non risolto, che l’evoluzione scientifica non solo rende più traumatico, ma non risolve in assoluto. Parodiando il detto latino: “Si vis pacem para bellum” dovremmo dire “Si vis vitam, para mortem”, se vuoi vivere veramente preparati a morire.
Qui sta realisticamente il punto e la stessa spiegazione che percorre tutto il lungo tratto dei miei scritti sino ad ora e attendono, se ancora avrò le forze per farlo, gli altri che chiudono la summa dei miei studi e delle conseguenti ricerche.
Io cerco, nonostante tutto, e avvalendomi del contributo di ricercatori e studiosi, di stimolare i miei simili verso un nuovo ordine d’idee nel quale vi sia posto alla vita come alla morte, in uguale misura. Nel loro complesso non vale la logica consumistica così come non vale il sacrificio corale e condiviso di una perdita. (Riccardo Alfonso)

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Europa 2019: la grande contrapposizione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Sono iniziate da qualche mese le grandi manovre in attesa del rinnovo del Parlamento europeo il prossimo anno. Non pochi osservatori politici vi intravedono la forte somiglianza con quanto accadde a cavallo delle due grandi guerre mondiali del XX secolo. Allora i popoli del vecchio continente si trovarono ad affrontare la contrapposizione di due grandi sistemi ideologici di tipo totalitario che avevano in comune solo lo spregio per la democrazia. I grandi assenti di allora furono il partito comunista con la sua dichiarata missione in difesa dei ceti più deboli e la cosiddetta “destra sociale” e liberale. Oggi questi sistemi li ritroviamo da una parte con l’economicismo e la sua concezione astratta della vita come ragione calcolante egoista e individualista e, dall’altra, il fondamentalismo radicale nazionalista, etnico e razzista. In tale contesa resta marginale la presenza della sinistra storica in parte edulcorata da una vena tollerante e fortemente votata ai compromessi al ribasso che nella nostra realtà quotidiana si perde dietro i tanti rivoli ideologici e demagogici e con un linguaggio che ha perso quasi del tutto il suo carisma tra le folle e il liberismo che continua a dare valori morali alla correttezza del diritto ma deprivata dal suo carisma per eccesso di intellettualismo. E’ un percorso che se continua ad essere riduttivo pone fatalmente il ruolo dell’essere umano ad un livello marginale primeggiando la crisi dei sistemi di difesa della cultura e della politica. In pratica il conflitto si radicalizza in misura fortemente involutiva tra l’essere e l’avere, tra chi ha e chi non ha. E’ così che diventa sempre più profondo il solco che divide i popoli tra la soggezione e il potere riservato ad una minoranza ristretta e dove è prioritaria una visione unilaterale della vita dietro la quale si nascondono i grandi interessi economici del mondo capitalista. E’ così che scatta la trappola con una lotta tutta di destra come in Francia tra Macron e le Pen e che alle prossime europee si ripeterà fatalmente imponendo un pensiero indiviso che nel tentativo di riformare il mondo, attraverso lo sviluppo economico, richiama l’immagine di un mondo unico nel trionfo del privilegio di pochi a danno di molti. Se andiamo con questo passo accadrà che gli elettori europei non avranno più una contrapposizione reale ma la sola scelta del meno peggio come è accaduto in Francia. (Questo è il primo di una serie di articoli sulla politica, il costume e l’Europa ad iniziativa del direttore dei Centri studi della Fidest Riccardo Alfonso)

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Il nuovo conduttore televisivo di Mediaset è Matteo Renzi

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

In questi giorni sta impazzando sulle reti televisive di Silvio Berlusconi l’anchorman di Mediaset. Per il patron Berlusconi è niente di meno che Matteo Renzi definito per tale incarico un uomo dotato di grande carisma. Ha infatti perso il referendum costituzionale e le ultime elezioni politiche portando il suo partito dal 40% alle europee, di 4 anni fa, all’attuale 18%. Che vogliamo di più? Lo abbiamo persino in Parlamento da senatore con i voti dei fiorentini e questo vuol dire, di certo, qualcosa della figura camaleontica di tale personaggio. Lo abbiamo ascoltato in un paio di suoi show dove ha rispolverato i vecchi, ma sempre ad effetto, temi anti pentastellati giusto per far capire agli ottusi elettori che hanno sbagliato voto e che ora lui è pronto a ravvederli con la benedizione del suo anfitrione che lo ospita nelle sue reti.
Si tratta sempre di questi italiani “discoletti” che non riescono ancora a capire che nolenti o volenti c’è lui e dovranno strisciare ai suoi piedi per riaverlo a palazzo Chigi, per affollare l’Italia di immigrati più e meglio di prima e così guadagnarsi l’ambita  pacca di compiacimento dei signori di Bruxelles e rendere onore al nostro paese con il suo più grande campo profughi d’Europa. Solo così quelli della Commissione Europea potranno tirare un sospiro di sollievo e tenere buoni quanti non gradiscono questa invasione senza controllo e con possibili infiltrazioni di terroristi e di malavitosi. Ma il gran vociare di questo personaggio non finisce qui. Alle sue spalle restano i grandi interessi dei vari comitati d’affari che, tra l’altro, hanno reso un pessimo servizio a quell’idea di privato che ci siamo fatta e che si basava sull’efficientismo e su servizi competitivi. In diversi casi, invece, il privato ha travalicato il suo ruolo diventando solo un sanguisuga che ha avuto il terreno fertile per compiere le sue sortite dall’incapacità dei nostri governanti di dettare regole precise e stabilire severi controlli sul loro operato nella sfera pubblica. Non si può, anzi non si deve, demonizzare, ad esempio la sanità pubblica facendo credere che è inefficiente solo perché chi deve sostenerla la depriva delle necessarie risorse per farla funzionare bene. E questo vale per molti altri casi dalla scuola ai trasporti. (Riccardo Alfonso)

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Quanto i partiti ci dicono di voler cambiare tutto

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

Se volessimo citare il primo uomo che ha soggiogato i suoi simili con la suggestiva proposta di voler cambiare tutto dovremmo tornare all’età della pietra. Da allora ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti ma la barca della speranza e dell’attesa è riuscita a tenere la barra dritta a dispetto delle acque agitate in cui si è trovata. E’ uno strano destino il nostro. Ci accontentiamo dei trenta miseri denari e per guadagnarli non ci facciamo scrupolo di tradire il nostro simile per affidarlo nelle mani del carnefice. Ma perché queste anime pie hanno bisogno di un cambiamento? Perché lo attendono con tanta ansia tanto da illudersi delle parole del primo imbonitore di turno seguendolo docilmente come nella storia del pifferaio di Hamelin? Perché la nostra mente è limitata a tal punto da deprivarsi dalla capacità che dovrebbe essere innata nel discernere il falso dal vero? Forse perché è stata tanta l’attesa e l’amarezza della disillusione che abbiamo finito con l’affidare ai posteri questa lunga attesa non volendo rinunciare a quell’ultimo barlume da un moccolo di candela. E’ che di generazione in generazioni ci prendiamo in carico questa pesante eredità ma finiamo sempre con il vanificarla non riuscendo a fare altro che a rinviarne la soluzione. Se in base a questa premessa ci caliamo nella realtà italiana potremmo spiegare meglio il grado umorale degli elettori da 25 anni a questa parte. E ci sono voluti 25 anni per arrivare a una sola conclusione: le promesse non sono mancate ma è rimasta immutata la logica gattopardesca “del tutto cambiare per nulla cambiare”. Abbiamo avuto persino partiti e movimenti nuovi o partiti che ci hanno fatto credere d’aver cambiato pelle ma hanno finito solo con il fare la fine dei pifferi di montagna che andarono a suonare e furono suonati. Ora è la volta dei pifferi giallo-verdi e che dire se non ai posteri: a voi la “facile” sentenza. (Riccardo Alfonso)

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