Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for the ‘Confronti/Your opinions’ Category

Your opinions

Sentirsi uguali ed esserlo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Allorchè parliamo di democrazia dobbiamo anche chiederci quali sono i suoi contenuti distintivi e come misura i suoi successi e le sue sconfitte. A mio avviso è l’uguaglianza delle condizioni, in quanto sono alla base della libertà e della dignità della persona. E ancora per assicurarne il benessere, la crescita economica, la capacità di dare senso alla propria vita e la pienezza delle loro cittadinanza contro i rischi sempre in agguato di nuove sudditanze. E’ un cammino della società che non è solo insito nella vita politica ma si connatura nella società civile facendo nascere sentimenti ed usanze virtuose. E’ una virtù che identifico in un rapporto tra le persone più franco, solidale, partecipato al cospetto degli eventi della vita e in tutte le sue sfaccettature.
Esserlo modificando il proverbio pessimistico, derivato dall’Asinaria di Plauto “homo homini lupus” in “homo homini amicus” e creandone, ovviamente, l’identikit nella fattispecie pratica, nella vita quotidiana.
Il primo passo, a mio avviso, è quello di ridurre la diseguaglianza sociale accrescendo il sistema della tutela attraverso l’assicurazione dei diritti sociali oltre che di quelli politici ed individuali. Segue il rapporto tra utilitarismo e giustizia. Come dice John Rawls, lo stesso senso comune ci spinge a credere che “ogni membro della società possieda una inviolabilità fondata sulla giustizia o, come asseriscono alcuni, sul diritto naturale nel quale il benessere di qualsiasi altro individuo non può prevalere.” E’ un agire che deve assicurare la capacità di dare espressività concreta della dignità della persona altrimenti l’idea viene lasciata necessariamente astratta.
In tutto questo si connatura la società civile che non è semplicemente un qualcosa di residuale rispetto alla politica ma rappresenta, di per sé, una realtà ricca, articolata, differenziata che comprenda, tra l’altro, mondi vitali come la famiglia, insieme a organizzazioni legate a interessi come l’impresa. Il fine ultimo è nella sua logica conclusione: “Contribuire a rafforzare istituzioni indebolite dagli imponenti cambiamenti in atto, assicurare al lavoro, nelle sue nuove forme, una nuova legittimazione, la capacità di essere criterio di cittadinanza contro i rischi di precarietà se non di povertà di fasce crescenti di popolazione, reintrodurre tensione morale nella vita politica così come in quella economica.” (Riccardo Alfonso)

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Il pensiero sociale cattolico a cavallo tra il XX e il XXI secolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Secondo Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa il ruolo dei cristiani in Europa si può sintetizzare in tre punti di riferimento. Attraverso tali rapporti è possibile articolare una riflessione. Il primo aspetto riguarda la crisi della mediazione maritainiana. Si è partiti alla ricerca di un consenso universale e condiviso basandosi sulle appartenenze e scelte di fede e per la ricerca di basi universali condivise ma non ha retto per una oggettiva difficoltà realizzativa. Lo stesso accade per il secondo riferimento non avendo, il mondo cattolico, da questo punto di vista, articolato una risposta creativa. L’ultimo elemento parte dalla mediazione “wilsoniana” per la creazione di una istituzione sovranazionale che potesse garantire il mantenimento della pace. “Questa è un’idea tipica del pensiero sociale cristiano. La conclusione che si trae è che oggi è molto difficile che nel mondo occidentale si possa raggiungere un livello di consenso universale sui valori. Ci sono difficoltà antropologiche nella visione dell’uomo, nel rapporto tra tecnologia e vivente, sui confini del vivente, sulla natura del rapporto corpo e anima. Sono visioni difficilmente riconducibili ad un tratto comune. La stessa concezione occidentale dei diritti non è accettata da parti importanti del mondo. Questo tema è stato certamente reso urgente dalla esplosione etnica e dall’evoluzione demografica incontrollata e che rende critici, se non drammatici, i conseguenti flussi migratori. Gli stessi diritti prevedono uguaglianza ed equa ripartizione delle risorse e qui le Chiese, intese come tutte le professioni religiose del mondo, hanno fallito miseramente. E’ che non abbiamo più tempo e mezzi per alimentare la spesa pubblica e per mediare i conflitti sociali. E per essere chiari sino in fondo non è possibile continuare ad insegnare ai poveri la rassegnazione per un mondo migliore di là della vita. E’ una dottrina che non regge alla prova dei fatti. Per porvi riparo finché siamo in tempo, ma ce ne resta ben poco, è necessario produrre dei progetti sociali e politici ma che abbiano una valenza razionale, ampia anche per il paese e non solo per chi condivide la stessa fede. (Riccardo Alfonso)

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Il discorso di Conte al Senato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ho colto l’occasione offertami dai media per ascoltare integralmente il discorso tenuto dal presidente del consiglio Giuseppe Conte al Senato. Non vorrei essere irriguardoso ma devo sinceramente ammettere che mi ha annoiato. Troppo serioso, troppo notarile, poco comunicativo e alquanto allusivo che, per i non addetti ai lavoro, dice poco o nulla. Forse perché ho sempre apprezzato un’oratoria di tipo diverso, più passionale, più partecipata, più diretta tanto da coinvolgere emotivamente l’ascoltatore. Penso ai politici del passato da Almirante a Nenni da Andreotti a Fanfani. Vi era anche il tipo “professorale” espresso da Aldo Moro e da altri tant’è che furono stimati per la loro dottrina ma non pienamente compresi dal grosso pubblico. Ciò che forse il prof. Conte ha poco valutato è che l’ascoltatore alla fine non ha preferito seguirlo ma si è rifatto al commento del cronista televisivo di turno e degli opinionisti della carta stampata che non sempre offrono un’interpretazione autentica.
E qui entriamo in un aspetto che, per chi parla in pubblico e sa di poter avere una platea di milioni di persone, non deve essere sottovalutato. Lo sapevano bene gli oratori del taglio di Andreotti che si facevano ascoltare con le loro ironiche battute sugli avversari e che non avevano bisogno di parole taglienti per metterli alla gogna. E mi riferisco, soprattutto, all’ironia bonaria del genere di chi dice alla domestica che si è lasciata sfuggire di mano il vassoio pieno di tazze: “Ma brava, hai fatto un bel lavoro.” Ma la mia riflessione si fa ancora più amara se considero che in Italia non abbiamo un vero leader e che ci dobbiamo accontentare di “capi popolo” alla Masaniello capaci al massimo di sollevare emotivamente le piazze ma non di presentare un progetto di ampio respiro e proiettato nel futuro e al tempo stesso compreso e condiviso dal popolo. Sono i classici politici che evocano i problemi esistenti ma si guardano bene dal risolverli dalla radice. Vivono il presente ma non riescono ad andare oltre il proprio naso. Non scendo nei dettagli per non farla troppo lunga ma lascio al lettore riflettere sull’argomento. (Riccardo Alfonso)

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Il consenso che forma la volontà degli elettori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Stando agli eventi di questi ultimi anni, in tema di affari di politica, si ha netta l’impressione che la democrazia stia perdendo significato. L’humus profondo è dato dall’atteggiamento del corpo elettorale nel suo insieme e dal modo come percepisce i segnali che provengono da fatti e circostanze della vita che in qualche modo riguardano la politica e il suo modo di porsi al cospetto di tali circostanze. A volte sono paure che sanno d’antico come quella delle immigrazioni, le scorrerie dei barbari e le violenze che si accompagnavano e sembrano riaffacciarsi crudamente da qualche fatto di cronaca nera che coinvolge uno straniero.
Questi stati d’animo hanno una loro valenza se alla fine esprimono un consenso o un dissenso in chiave elettorale. Gli esperti lo definiscono in vario modo come consenso interiorizzato, che si fonda sui valori, in consenso accordo, che si fonda sugli interessi, consenso conformità che nell’indifferenza accetta di seguire il comportamento della maggioranza e consenso di necessità che è condizionato dalla paura. In quest’ultimo caso noi ci troviamo nella stessa condizione di chi alle grida manzoniane dell’untore va a caccia delle “streghe”. Risveglia in noi un sentimento irrazionale incontrollato e incontrollabile che in chiave politica significa esprimere un consenso senza riserve per chi sa attizzare il fuoco da sotto la brace con l’aggiunta di un ciocco.
La domanda che ci giunge spontanea è come si può uscire da questo circolo vizioso se non altro per evitare una nuova forma di “cesarismo”? A mio avviso occorrono iniezioni di certezze a partire dal sistema giudiziario che oggi si vorrebbe, per essere credibile nella percezione popolare, in un iter processuale in tempi brevi e con pene certe e non edulcorate da condoni e prescrizioni. Certezze anche nelle piccole cose come il rispetto del codice della strada.
Vi è poi, non secondo a nessuno, un aspetto culturale per una maggiore consapevolezza della natura e delle condizioni storiche delle diverse culture contro ogni utopia che tende a voler costruire un “mondo unico” attraverso uno sviluppo economico imposto dal di fuori. (Riccardo Alfonso)

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Diversamente politici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Scriveva Rosario Amico Roxas: “Non basta il voto degli elettori per fare di persone dotate di buona volontà anche dei buoni politici. La loro vocazione di servire la democrazia si scontra frontalmente con l’imposizione del capo che non tratta, non discute, non collabora, e non permette che si possa trattare, discutere, collaborare. Una filippica che Rosario aveva, nel 2013, rivolta ai grillini e che “stranamente a dirsi” si poteva rivolgere al PD versione 2018. Oggi, a dire il vero, ci troviamo con un atteggiamento del Pd diametralmente opposto solo perché, a mio avviso, sono unicamente interessati a catturare i voti grillini di sinistra dopo che Salvini ha fatto il pieno con la destra pentastellata.
Ebbi già modo nel 2013 di parlare del Movimento Cinque stelle e vi intravidi la possibilità che potesse funzionare da grimaldello per aprire la porta e farvi entrare aria nuova. Aggiunsi, tuttavia, che per essere completo il successo il movimento avrebbe dovuto ottenere almeno il 39% dei consensi. Non è stato così allora è non lo è oggi a maggior ragione dopo aver perduto sei milioni di consensi. Me ne rammarico perché lo schiaffo ricevuto dai partiti non è stato da K0 e ora non si fanno scrupolo nell’adottare i soliti sistemi di corruzione, di seduzione, di disinformazione. Per quanto si possa dire male di Di Maio egli è stato il solo capace di renderci consapevoli di quello che siamo e che potremmo non essere se solo lo volessimo. Qui parliamo di quanto gli italiani hanno votato la coalizione ispirata e voluta da Berlusconi completamente dimentichi di ciò che è stato e continua a essere e dei danni che ha provocato con i suoi Governi. Qui parliamo di un altro quinto degli italiani, o giù di lì, che ha votato il Pd dimentico che è stato il partito responsabile dell’ascesa di Berlusconi, di averlo favorito non affrontando la legge sul conflitto d’interessi e sui tanti processi che se non hanno avuto la loro naturale conclusione lo si deve alle diverse leggi ad personam che gli hanno permesso di stravolgere il sistema giudiziario italiano. Non dimentichiamo, inoltre, che il PD durante tutta la recente campagna elettorale, come lo è stato nel 2013, ha mostrato poca propensione ad “aggredire” l’area del centro-destra. Questa volta, al gioco a due tra il politico buono (leggasi Berlusconi) e il politico castigamatti Salvini la risposta è stata sterile e poco convinta. Si percepiva quasi la voglia di favorire Berlusconi e di portarlo a governare di nuovo il paese come se nulla fosse e in subordine alla riesumazione del patto del Nazareno. E ora ci meravigliamo che almeno una fetta degli italiani abbia avuto la consapevolezza che esisteva ed esiste una sola forza capace di spezzare questi inciuci e d’offrire agli italiani un’alternativa scompaginando gli orditi di palazzo oltre alla speranza di un ravvedimento di Salvini e dei leghisti? Per quanto possa sembrare surreale a taluni il successo, sia pure non assoluto dei grillini nel 2018, esso è diventato la sola e unica speranza degli italiani, di quelli, per intenderci, come Rosario, che credono nei valori della democrazia, della giustizia e della libertà. Vi è forse un’alternativa diversa? Non credo e semmai in peggio. Sic stantibus rebus. (Riccardo Alfonso)

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Politica: Non è più tempo di discussioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Ci risiamo. Dopo aver digerito non sempre bene i risultati elettorali ora il passatempo dei nostri “esperti” dalla politica alla filosofia, dalla sociologia al pettegolezzo sembrano concentrati sui passi che i nuovi leader compiranno e come intendono risolvere gli aspetti più urgenti del nostro vivere quotidiano. Da più disparate parti i talk-show, infatti, impazzano con discussioni di ogni genere ora sul tema d’attualità sulla formazione del nuovo governo e sul ritorno alle urne e quando, sul conflitto d’interessi, sulla riforma della giustizia, sulla legge elettorale e la riduzione del numero dei parlamentari, ora sulla riforma del lavoro e via di questo passo. Non bastano per questi amatori delle tavole rotonde i tanti bla bla che per decenni abbiamo dovuto sorbire sulle riforme preannunciate, quasi realizzate salvo un nulla di fatto all’ultima ora. E’ tempo di concretizzare e non di parlare al vento. Il sistema Italia ha in nuce tutte le potenzialità possibili e immaginabili per darsi una nuova figura di sé. Ciò che manca è la volontà politica. Ciò che manca è l’impegno parlamentare a realizzare e non ad anticipare il bene e a razzolare male tra le pieghe delle commissioni, dei rinvii, degli approfondimenti ecc. Basterebbe stabilire per regolamento parlamentare che tutte le proposte di legge dei suoi membri venissero esaminate dalle apposite commissioni entro sessanta giorni e votate o rinviate in aula per l’esame generale e il relativo voto. Diamoci una mossa se vogliamo realisticamente imprimere una svolta al paese e non lasciamo che la nuova speranza per un cambiamento radicale sul modo come interagire tra i cittadini e le istituzione non si trasformi come in passato in un mero esercizio tautologico. (Riccardo Alfonso)

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M5S e le sue “due anime”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

In questi giorni si stanno intensificando gli inviti al movimento perché assecondi la formazione di un governo con il Pd. Il dibattito pare abbia coinvolto anche gli iscritti e i simpatizzanti e per quello che ci è dato di sapere attraverso una serie di e-mail inviate sul blog di Grillo e Di Maio. Credo, a questo riguardo, sia importante una precisazione. Grillo non è un fanatico moralista che vuole disfarsi dei signori della politica che da 20 anni si sono crogiolati con i loro inciuci. Ne avrebbe buon diritto, ovviamente. Il suo obiettivo è di mettere gli elettori italiani davanti alle loro responsabilità. Se ancora si vota il Pdl di Berlusconi e il Pd di Zingaretti e ancora prima di Renzi questo significa che l’animo conciliante degli italiani si traduce in una forma di masochismo poiché finiamo di farci male da soli. Occorre che il sistema imploda e metta a nudo le rispettive responsabilità e si faccia piazza pulita di un sistema partitico, padronale, che è andato in corto circuito ma stranamente a dirsi è proprio il popolo degli elettori a non accorgersene. D’altra parte non giriamoci tanto intorno. Pd e Pdl si sarebbero di certo messi d’accordo se non ci fosse stato nel mezzo la forza elettorale significativa del M5S e il voto a sorpresa dei Leghisti. D’altra parte è poco credibile l’appello di fare il governo in fretta perché la casa brucia come se non lo sapessero da almeno dieci anni a questa parte. E quelli che avrebbero dovuto cambiare le cose dov’erano? A cercare oggi, come in passato, ancora una volta di spartirsi le poltrone. (Riccardo Alfonso)

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Dall’uomo qualunque al M5S e le “sirene” salviniane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 agosto 2019

Esiste un precedente di movimento che volle proporsi all’attenzione degli italiani in chiave antipartitica. Si chiamò “Fronte dell’uomo qualunque” e partì nel 1944 con l’omonimo settimanale diretto dal suo fondatore Guglielmo Giannini. Il motto che lo ispirava era: “non ci rompete più le scatole.” Ebbe una tiratura media di 800.000 copie. Si trasformò, subito dopo, in partito e nelle prime elezioni del 1946 raccolse il 5,3% dei consensi popolari con trenta deputati che parteciparono all’Assemblea costituente. Fu un movimento-partito che si sciolse come neve al sole e che chiuse la sua parabola politica nel 1953. Se vogliamo, sia pure in una stringata sintesi, spiegare la sua fine ingloriosa lo dobbiamo attribuire all’errore che Giannini commise alleandosi in modo scomposto ora con un partito ora con un altro. Per quanto non sia possibile fare un paragone con l’attuale movimento “antipartitico” di Grillo-Di Maio sia per ragioni storiche, sia per il bacino elettorale dell’Uomo Qualunque (proprietari terrieri) una ragione la trovo là dove il “qualunquismo” s’infranse quando intese ricercare un punto di riferimento con gli stessi partiti con i quali intendeva distinguersi. Dico tutto questo, tuttavia, per spiegare, ammesso che ce ne fosse bisogno, che oggi l’errore grave dei partiti tradizionali sta proprio nella loro incapacità di rispondere realisticamente alle attese della società civile e se non riescono a rinnovarsi al proprio interno occorre che dall’esterno qualcuno dia loro la sveglia e questa si chiama “consenso elettorale alternativo”. Ora sono proprio questi partiti ancorati al passato che credono d’imbrigliare il Movimento cinque stelle con la stessa tecnica dei loro “antenati” ovvero facendoli diventare una loro costola. E’ ciò che devono capire soprattutto gli eletti che oggi siedono sugli scranni parlamentari e il popolo che li ha votati e il consenso che ora tende a diradarsi. (Riccardo Alfonso)

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Libertà e sicurezza: sono conciliabili?

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

Sono due termini che alcuni ritengono conflittuali tra loro. Non è, infatti, infrequente il caso di chi è disposto a barattare la sua libertà per un po’ di sicurezza. Alla fine del percorso si corre il rischio che si violino anche i più elementari diritti della persona. D’altra parte la difesa della libertà significa porre dei limiti all’azione del governo. Per Angelo Panebianco la strada è “allora quella che passa attraverso una maggiore consapevolezza della natura e delle condizioni storiche delle diverse culture contro ogni utopia che tende a voler costruire un “mondo unico”. Si tratta di saper scegliere un percorso “virtuoso” per una politica che sviluppi la libertà dei cittadini nel momento stesso in cui ne garantisce la sicurezza”. E, manco a dirlo, tutto questo deve mettere in gioco un processo culturale volto a coinvolgere, necessariamente, la scuola a tutti i livelli e gradi di istruzione. Sono i prodromi di un insegnamento che parta dalla ferma convinzione, da instillare nelle nuove generazioni, che la democrazia non si difende e non si porta con le armi. E’ questa, e non altra, la nuova cultura del progresso per respingere tanto i fondamentalismi quanto le deviazioni totalitarie delle democrazie. Non dimentichiamo che la democrazia è critica e concorrenziale. E’ azione creativa rivolta al futuro. Si stimola e si rinforza anche quando si toccano i più elementari diritti degli individui e le condizioni della loro libertà perché se ne fa baluardo e se ne rende garante. (Riccardo Alfonso)

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L’uomo è condannato a un movimento continuo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

Ma giunto al più alto livello la sua intenzione di volervi restare stabilmente si inserisce un qualcosa che lo turba e lo spinge a compiere passi retrogradi. L’esempio dell’Eden in cui vissero Eva e Adamo lo ha dimostrato. Essi, per un eccesso di sicurezza, finirono con il perdere tutto, tranne l’amore.
E’ questo il filo d’Arianna, figlia del mitico re di Creta Minosse e di Pasifae che salva Teseo che si era avventurato nel labirinto per uccidere il Minotauro. E’ un filo d’amore. E’ quello che permette all’eroe di ritrovare la via del ritorno.
Sono storie simboliche, forse semplicemente spettacolari, ma tanto confacenti alla natura stessa dell’essere umano che si ritrova sempre con lo stesso ricorrente tema: quello del sentimento più puro che sprona all’azione, alla ricerca, alla bellezza e ci aiuta a capire la vita e ancor più la morte.
E’ tutto questo solo sentimento? Forse. Il sentimento, tuttavia, non inganna mai. Non coglie e non afferma che un rapporto, e questo non è un’apparenza ingannatrice. Esso non delude, per quanto primitivo può apparire.
E’ invincibile, universale e ci conduce sulle esistenze e le realtà e le annuncia con evidenza manifesta. Allora può servire di base a un giudizio assoluto e necessario. E’ la coscienza dell’esistente e delle esistenze.
L’attenzione che diamo a una cosa è sempre proporzionata all’interesse che essa c’ispira o alla forza di volontà che vi mettiamo. Quando questi due principi dell’attenzione si concentrano su un determinato oggetto, allora soltanto essa raggiunge il suo più alto grado di forza. In una passione, nulla ci sfugge di ciò che con essa ha rapporto, vicino o lontano che sia. I senza anima o gli uomini deboli di carattere, che, di fatto, non s’interessano di nulla, non sono suscettibili d’attenzione, o almeno di una valida attenzione. Per loro è necessario ritornare a vivere per assaporare ciò che hanno perso nelle vite precedenti. Sono i Teseo senza la loro Arianna. (Riccardo Alfonso)

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Quando Salvini fa “paura” invocando i “pieni poteri”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

In questo vociare della politica e dei politicanti un punto fermo in tutto ciò sembra esserci: il tempo delle ideologie non è tramontato. Giustamente Carlo Mongardini faceva osservare: “Sono cambiate le forme e le caratteristiche delle ideologie, oggi più sociali che politiche, che contribuiscono alla segmentazione della società e al sostegno dei cosiddetti poteri sociali.” In altri termini si ha l’impressione di trovarci a sostenere la contrapposizione di sistemi ideologici a fronte del declino di quelli democratici e il conseguente indebolirsi dei “sistemi di protezione” costituiti dalla cultura e dalla politica. Significa pure che siamo passati troppo in fretta da una cultura contadina con spazi significativi limitati nella vita quotidiana a quella della globalizzazione generando problemi, incertezze e timori che prima non esistevano. Per dirla con Freud la “pressione della realtà” sviluppa la diffusione dell’insicurezza e delle paure. E la politica, mancandole la presa ideologica, si impadronisce di questo stato d’animo popolare e facendovi emergere l’incompiutezza della stessa democrazia. E dalle sue stesse sfaccettature nascono altre tendenze come i fondamentalismi religiosi, nazionalistici, razziali, ecc. fondati sulla paura e sul terrore. La paura, per altro, è un vecchio strumento di governo che torna utile quando si indeboliscono i “principi di legittimità” che regolano i rapporti tra governanti e governati. E’ naturale, quindi, pensare, stando alle parole di Freud, che l’uomo moderno è sempre disposto a barattare la sua libertà con un po’ di sicurezza. E i “poteri” invocati da Salvini, nella fattispecie, si fondono proprio sull’idea che solo acquisendo più potere si possa garantire la sicurezza collettiva. Poca importa, a questo punto, che si violano anche i più elementari diritti della persona. E’ il fine che giustifica i mezzi. (Riccardo Alfonso)

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La Lega di Matteo Salvini ha tradito gli italiani e il Governo del Cambiamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Godeva del sostegno del 60% dei cittadini, precipitando il Paese nel caos in pieno agosto e rischiando di provocare danni innumerevoli: dall’aumento dell’IVA, al blocco della riforma della Giustizia e delle leggi sull’acqua pubblica, sul salario minimo o per salvare il nostro mare.Salterà anche il lavoro della Commissione d’inchiesta sugli affidi che avrebbe dovuto restituire giustizia alle famiglie coinvolte nel “Caso Bibbiano” e, in questa settimana di dolore in cui ricorre l’anniversario del crollo del Ponte Morandi, è triste ricordare che questa decisione scellerata farà saltare anche la revoca delle concessioni ad Autostrade.
È stata probabilmente proprio la necessità di preservare i potenti di sempre, la vera causa di una crisi innescata da chi, oltre a preservare gli interessi dei Benetton, doveva scongiurare che si arrivasse all’ultimo voto utile sulla riforma portata avanti dal MoVimento 5 Stelle per tagliare ben 345 parlamentari e altrettante poltrone di amici degli amici.Il MoVimento 5 Stelle ha tenuto la barra dritta: prima il taglio dei parlamentari e poi torniamo al voto subito e senza problemi. Salvini messo alle corde prima si è detto sfavorevole (ad una riforma che la stessa Lega ha votato favorevolmente per ben tre volte), poi dopo essere stato contestato in piazza, incalzato dal MoVimento e dai suoi stessi sostenitori che stanno abbandonando in massa la sua pagina Facebook, martedì in Senato si è detto favorevole a tagliare le 345 poltrone. Peccato che fosse un bluff, la “mossa della disperazione”: se la Lega sfiducerà il Governo il 20 agosto, infatti, le attività parlamentari si bloccheranno e salterà il voto sul taglio dei parlamentari previsto per il 22 agosto. Insomma solo un altro tentativo di prendere in giro gli italiani. Cosa aspettarsi d’altronde da chi, nell’ultima settimana, ha annunciato di voler votare contro il suo stesso Governo e quindi anche contro se stesso. Salvini infatti, nonostante gli annunci, non ha ancora neanche rassegnato le dimissioni da ministro del Governo che intende sfiduciare.
La verità è che Salvini ha tradito gli italiani, ha gettato la maschera ed è tornato subito ad Arcore dall’amico di sempre Silvio Berlusconi. A difendere i cittadini italiani rimane ancora una volta soltanto il MoVimento 5 Stelle. Saremo al fianco del Presidente Conte in aula e accetteremo le decisioni del Presidente della Repubblica, l’unico a poter decidere come e quando si va al voto.

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La diffusione delle paure e lo sviluppo delle tendenze totalitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Un mio illustre maestro mi faceva notare che tutti i fattori che alimentano la diffusione delle paure e lo sviluppo delle tendenze totalitarie finiscono con il provocare il declino dei sistemi democratici. E soggiungeva: “Dobbiamo renderci conto che l’individuo nel mondo occidentale subisce l’indebolirsi di quei “sistemi di protezione” costituiti dalla cultura e dalla politica e in particolare subisce lo svilirsi della funzione dello Stato.”
Se poi ci caliamo nella realtà italiana le tendenze mi appaiono illuminanti. Una paura, ovviamente, che si fonda sulla mancanza di certezze. Se avessimo, ad esempio, un sistema capace di dirimere le varie controversie sia in sede civile, penale e amministrativa in tempi brevi e comminando sanzioni e pene certe e definitive potremmo tranquillizzare i cittadini sulla possibilità che siano ben protetti. Non solo. Quante volte mi sento dire dei furti in casa, degli scippi, dei borseggi dei raggiri truffaldini e che, una volta denunciati, non succede nulla. La pratica nel giro di qualche giorno viene archiviata. In questo frangente chiunque ha la netta sensazione di essere ignorato come per dire è poca cosa e che non abbiamo tempo per indagare. Proprio per questo motivo facemmo una proposta che meritò quanto la esponemmo, agli addetti ai lavori, solo una un’alzata di ciglio ma nulla di più. Noi avevamo messo a punto un progetto nel quale avevamo pensato di coinvolgere le associazioni d’arma: carabinieri, finanzieri, poliziotti. Il loro compito, svolto su base volontaria, sarebbe stato quello di raccogliere le denunce per i piccoli reati, catalogarli, analizzarli, cercare impronte e quanto altro e inserirli in un database per compararli con gli altri casi a livello locale e nazionale. In ogni caso si sarebbe trattato di un lavoro a “tavolino” e di supporto agli inquirenti ma sotto il profilo psicologico di grande importanza in quanto la vittima non si sarebbe sentita trascurata dallo Stato. A questo punto mi sorge un dubbio: Non è che la paura fa comodo a chi pensa di farne l’uso indicato dal mio mentore? (Riccardo Alfonso)

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Why do we talk so much about the events that affected the 20th century?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

And we do this above all by focusing our attention on the Second World War, which we can consider the most destructive and full of victims with its 50 million deaths. Because from that moment we have marked our future indelibly. We have uncovered an atrocities that has no equal and the killing of six million Jews is to prove it. But there is also the stimulus to progress, laying the foundations for an unprecedented scientific, industrial, pharmacological and technological research. We saved lives with the therapeutic evolution of medicine and killed them by making weapons of mass destruction. We have given hope to the oppressed peoples and have enslaved them with false hopes. We have improved our living conditions by enslaving technology to progress and we have made it regress with poverty and misery. The world population has grown out of proportion, guaranteeing the right to life and we have made it die by denying it the right to live. All this doing and undoing has increased in many of us the thirst for power, selfishness, self-giving, easy enrichment. We created monsters exalting them and making martyrs and heroes into a minority, debasing their moral charge. We have done everything and the opposite of everything with profit logic, acceptable from an ethical point of view, but distorted in the moments in which we have enslaved them to the interests of part in the logic “Mors tua vita mea”. (Riccardo Alfonso)

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Perché parliamo tanto degli eventi che hanno interessato il XX secolo?

Posted by fidest press agency su sabato, 17 agosto 2019

E lo facciamo soprattutto incentrando la nostra attenzione sulla seconda guerra mondiale che possiamo considerare la più distruttiva e carica di vittime con i suoi 50 milioni di morti. Perché da quel momento abbiamo segnato il nostro futuro indelebilmente. Abbiamo messo a nudo una atrocità che non ha eguali e l’uccisione di sei milioni di ebrei lo sta a dimostrare. Ma vi è anche lo stimolo al progresso gettando le basi di una ricerca scientifica, industriale, farmacologica e tecnologica senza precedenti. Abbiamo salvato vite umane con le evoluzioni terapeutiche della medicina e le abbiamo uccise fabbricando armi di distruzione di massa. Abbiamo dato una speranza ai popoli oppressi e li abbiamo asserviti con le false speranze. Abbiamo migliorato le nostre condizioni di vita asservendo la tecnologia al progresso e le abbiamo fatto regredire con la povertà e la miseria. La popolazione mondiale è cresciuta a dismisura garantendo il diritto alla vita e l’abbiamo fatta morire negandole il diritto a vivere. Tutto questo fare e disfare ha accresciuto in molti di noi la sete di potere, gli egoismi, gli arrivismi, i facili arricchimenti. Abbiamo creato dei mostri esaltandoli e reso minoranza i martiri e gli eroi svilendone la loro carica morale. Abbiamo fatto tutto e il contrario di tutto con logiche di profitto, accettabili sotto il profilo etico, ma snaturate nel momenti in cui le abbiamo asservite agli interessi di parte nella logica “Mors tua vita mea”. (Riccardo Alfonso)
Why do we talk so much about the events that affected the 20th century?
And we do this above all by focusing our attention on the Second World War, which we can consider the most destructive and full of victims with its 50 million deaths. Because from that moment we have marked our future indelibly. We have uncovered an atrocities that has no equal and the killing of six million Jews is to prove it. But there is also the stimulus to progress, laying the foundations for an unprecedented scientific, industrial, pharmacological and technological research. We saved lives with the therapeutic evolution of medicine and killed them by making weapons of mass destruction. We have given hope to the oppressed peoples and have enslaved them with false hopes. We have improved our living conditions by enslaving technology to progress and we have made it regress with poverty and misery. The world population has grown out of proportion, guaranteeing the right to life and we have made it die by denying it the right to live. All this doing and undoing has increased in many of us the thirst for power, selfishness, self-giving, easy enrichment. We created monsters exalting them and making martyrs and heroes into a minority, debasing their moral charge. We have done everything and the opposite of everything with profit logic, acceptable from an ethical point of view, but distorted in the moments in which we have enslaved them to the interests of part in the logic “Mors tua vita mea”. (Riccardo Alfonso)

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Quando la cronaca si fa storia

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Da 55 anni faccio il cronista e in questa veste mi è capitato di essere testimone di rivolte e ho raccolto le testimonianze dei sopravvissuti. Mi capita ora di leggere sui libri di storia eventi che ho vissuto ora in presa diretta ed ora desunta da accadimenti che hanno fatto parte, nel bene e nel male, del mio tempo o giù di lì. Poteva essere quanto accaduto a mio padre che si è visto catapultato in due guerre mondiali da militare di carriera. Ricordo che mi parlava della vita di trincea nella prima guerra mondiale e nella successiva dello sbarco a Durazzo con il suo reggimento in Albania per poi raggiungere Elbassan. Lo faceva tralasciando gli aspetti più cruenti considerato che il racconto era diretto ad un bambino di otto anni. In seguito, da me sollecitato, mi spiegò molte altre cose, di quelle che non si trovano nei libri di storia e che cercai d’approfondire con altre letture e dalla visione film che riportavano, sia pure romanzate, le fasi più cruciali di guerre terribili. Se ora mi soffermo ad evidenziare tali circostanze lo faccio per informare chi non ha avuto modo, per sua fortuna o per ragioni anagrafiche o perché vive in un paese che non ha conosciuto la guerra come la Svizzera, di conoscere il lato oscuro dell’essere umano, la sua barbarie ma anche la testimonianza di chi riusciva a riscattare l’altra faccia, quella del bene e della solidarietà nel momento che si affrontavano grandi sofferenze e rinunce proprie e altrui.
Durante l’ultima guerra mondiale ho sofferto la fame ed ero con mia madre e mia nonna inferma a letto mentre mio padre era sul fronte. Posso capire i giovanissimi che si trovano nelle mie stesse condizioni di allora anche se presumo siano in condizioni di gran lunga peggiori. Perché la guerra tende a fare più vittime civili che fra i militari, essendo combattuta tra le strade delle piccole e grandi città, nelle case e nei cortili e con armi sempre più sofisticate e laceranti.
Ho pensato di riprodurre ampi stralci dei miei racconti sulla guerra, dei motivi che l’hanno originata per portare, sia pure nel mio piccolo, una testimonianza di ciò che significa essere sotto un bombardamento, tra le case sventrate e i morti nelle strade e i feriti che con un filo di voce si lamentano e altri che gridano per attirare l’attenzione dei pochi soccorritori. Uno scenario apocalittico dipeso dalla follia di un uomo e dei suoi accoliti, per sete di potere e fame di gloria. Di gloria? Si proprio così. E’ l’aspetto più folle di tutto questo scenario degli orrori. (Riccardo Alfonso)

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Capitalismo e erosione dei sistemi democratici

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 agosto 2019

Abbiamo sempre pensato che non ci fosse conflittualità tra il capitalismo ed i sistemi democratici entro i quali esprimono il loro agire, ma non è così. E’ che il capitalismo come oggi lo viviamo tende sempre di più a mostrare il volto negazionista o per lo meno insofferenza sugli elementi costitutivi degli stati nazionali fondati su precise premesse sociali, culturali e giuridiche. Questa discrasia tende a rimettere in discussione gli stessi elementi costitutivi dello Stato a partire dal territorio, la sovranità popolare e l’ordinamento giuridico. Ciò significa che i confini tendono a diventare permeabili ai flussi migratori, monetari e alle forme culturali più superficiali come le mode e i consumi attraverso la comunicazione globale. A ben considerare non sarebbe un male se il fine fosse quello di un’equa ripartizione delle risorse, per una drastica riduzione dei conflitti e nel dare una certa omogeneità attraverso la comunicazione globale alle forme più superficiali di cultura e soprattutto alla cultura dei consumi. Ma così non è, purtroppo. In questa fattispecie il popolo perderebbe la sua identità culturale dando vita a fenomeni di massa che limitano il senso della continuità storica e della percezione del futuro. Si perderebbero le certezze del dettato costituzionale non più orientato da valori ma da interessi di parte. Resta da chiederci se mai è possibile una democrazia, come noi la conosciamo, senza Stato? Affidata agli interessi e alle fluttuazioni di poteri sociali non sottoposti a limiti e deprivate di valori? Sarebbe, senza dubbio, una svolta involutiva come sta già accadendo negli Stati Uniti, dove l’assistenza sanitaria è garantita solo ai possessori di un reddito. Diventerebbe una sudditanza delle culture nazionali e delle qualità condivise nella tradizione e nei costumi di un Popolo nella sua identità di Nazione. (Riccardo Alfonso)

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La visione del potere

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 agosto 2019

Il titolo l’ho preso dall’omonimo libro di Gaetano Mosca e Guglielmo Ferrero. E’ stato un punto di partenza per una mia riflessione sull’evoluzione delle istituzioni democratiche che la letteratura sociologica del XX secolo ci ha dato testimonianza lasciandoci intravedere la possibilità di una sua realizzazione. E’ stato un sogno dei nostri padri e ora che figli siamo mi rendo conto che è stata e continua ad essere un’impresa molto ardua. Da cosa possa dipendere questa mancata trasformazione della democrazia è difficile a sapersi. Per Pareto là dove si mettono in moto forze centripete vi fanno da contraltare forze centrifughe e disgregatrici. Può bastarci questa spiegazione? Da parte mia no. Credo che dipenda dal cattivo uso che abbiamo fatto delle novazioni messe in campo. Penso ai processi che ci hanno portato al mondo globalizzato, al libero commercio e ad uno sviluppo economico non più concepibile in ambiti nazionali.
A questo riguardo i cultori della materia ci hanno spiegato che il problema sta negli stessi principi della democrazia “in quanto devono essere totalmente ripensati e ricostruiti venendo a mancare i due contraenti del patto di dominio: non essendoci un popolo “transnazionale” e una classe politica o una espressione di rappresentanza sostanziale ed effettiva di realtà sociali che vadano al di là del mondo degli interessi.” Cosa s’intende dire con ciò? Che è relativamente facile creare accordi e istituzioni concernenti gli interessi economici mentre è molto difficile renderli compatibili. E i conflitti in atto nell’Unione europea lo stanno a dimostrare, e non solo. Vedasi la guerra dei dazi tra Usa e Cina. Noi da una parte abbiamo puntato ad un allargamento dei mercati liberalizzando il transito delle merci e potenziato le concentrazioni industriali e finanziarie per diffondere su larga scala l’economicismo come principio ideologico dominante dall’altra non siamo stati capaci di superare i confini degli stati nazionali e delle singole culture.
Ma abbiamo fatto di peggio. Ci siamo serviti della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, del Wto per trasformali per ciò che non dovrebbero essere ovvero in organismi politici. (Riccardo Alfonso)

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Al voto, al voto: Salvini ha messo il piede sull’acceleratore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Questa crisi, per mesi evocata prima sottovoce e poi “urlata” e ora posta come la più urgente delle soluzioni, non mi convince. Dovremmo dire, chiosando una battuta di un politico di altri tempi: a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. E il pensiero in questo caso va al mattatore di turno che vuole sfruttare il vento che tira dalla sua parte per raccogliere il massimo dei consensi elettorali ma non intende dirlo apertamente e allora si rifugia sulla necessità di stringere i tempi per evitare che il nuovo governo, che già sa guidato dall’interessato, gli permetterà di evitare l’aumento dell’Iva e di fare nel contempo una finanziaria con un abbassamento delle tasse per tutti. Sa anche che se la sua accelerazione non sortisce l’effetto desiderato potrà addebitare la responsabilità ai suoi avversari di ieri e ai nuovi di oggi (leggasi pentastellati). Sembra un calcolo studiato a tavolino già qualche anno fa quando Salvini ha portato dalla sua il movimento con il capo politico Di Maio più per ridimensionarlo, e c’è riuscito molto bene, che per fare le riforme che da tempo il paese richiede anche se qualcuna importante è passata, sia pure sotto traccia. Ora la nuova mossa di Renzi torna a vantaggio di Salvini come lo è stata in passato con il netto rifiuto ad una coalizione PD – movimento cinque stelle.
Da tutto ciò emerge una riflessione di più ampio respiro che dovrebbe farci riflettere. Tanto per cominciare perché non ci accorgiamo, noi elettori, che vi sono politici che non pensano ai valori, che pur dicono di professare, ma solo agli interessi di parte e soprattutto personali? Si stanno divertendo a nostre spese come se a muovere i pezzi degli scacchi non fossero uomini e donne e dentro questo “carniere” vi sono giovani e anziani e gente che lavora e cerca un lavoro, che fa i salti mortali per arrivare a fine mese e si vede intorno persone solo interessate a fare promesse che sanno di non mantenere e a gabellare anche quelli che in buona fede credono ancora in qualcosa.
Eppure la politica è importante. E’ nevralgica in democrazia. E’ insostituibile e chi cerca di svilirla dovrebbe finire alla gogna e non permettergli di continuare ad essere il pifferaio di turno. Occorre svegliarsi o è ancora la stagione dei letarghi? Staremo a vedere. (Riccardo Alfonso)

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Historia magistra vitae

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

La locuzione latina, è tratta da una frase più ampia nell’opera “De Oratore” di Cicerone. È una descrizione che Cicerone dà della storia, affermandone la fondamentale importanza per la sua funzione ammaestratrice. Oggi dopo oltre 2000 anni da quelle parole mi chiedo se ha ancora senso conservare e coltivare la memoria del passato rinfrescandola, di tanto in tanto, dopo gli studi fatti da studente. Ricordo che avevo in uggia quei passi della storia che il maestro prima e il professore poi mi imponevano di imparare a memoria dai nomi dei sette re di Roma agli imperatori del sacro romano impero alle guerre d’indipendenza che hanno costellato tutto il XIX secolo. Eppure oggi sono riconoscente della loro insistenza se non altro perché mi hanno offerto più di un’occasione per un approfondimento e una riflessione di merito. Oggi la mia libreria composta da oltre 3500 volumi almeno un centinaio di essi parla di storia. In questo lungo percorso che ci avvicina all’uomo antico, al suo affanno evolutivo, alla sua ricerca del vero significato della vita, ai suoi conflitti spirituali che sovente si confondevano con un amaro primato della forza in luogo della ragione e della tolleranza e ancora più dell’amore per il prossimo e la stessa natura, ho imparato una cosa che ritengo fondamentale: a convivere con le idee altrui, a cercare di comprenderle anche se non le condivido. Ho imparato ad essere paziente nel ricercare senza clamori e intolleranze di alcun genere a speculare sulle ragioni della diversità perché ritenevo che il mio essere nel giusto non potevo considerarlo assoluto ma suscettibile di un continuo esame critico, e confidavo che gli altri, che non la pensavano come me, facessero altrettanto. Questo modo di procedere ha finito con il dare un senso al mio presente e a guardare negli occhi dei giovani quella speranza per un futuro migliore a dispetto dei loro padri e nonni, per la loro incapacità di trasmetterla concretamente. (Riccardo Alfonso)

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