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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

“Performance di mercato: due fattori in primo piano”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

columbia threadneedle investmentsA cura di Toby Nangle, Responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset, EMEA, e Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. La performance dei mercati finanziari può essere interpretata in larga misura alla luce di due fattori: il livello potenziale dei flussi di cassa futuri derivanti dalla detenzione di un attivo e il tasso di sconto a essi applicato. Gli sviluppi dell’economia mondiale influiscono sia sui livelli dei flussi di cassa (come i dividendi azionari, i riacquisti di azioni proprie o la probabilità di pagamento delle cedole delle obbligazioni societarie) sia sulle condizioni finanziarie. Nel 2018 questi fattori si sono mossi in direzioni opposte.
Guardando ai mercati, l’ottimo andamento dell’economia è stato accompagnato da una sovraperformance delle azioni statunitensi. Tuttavia, una più attenta analisi rivela che, sebbene nel complesso le società quotate negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone abbiano beneficiato per tutto l’anno di revisioni al rialzo dei ricavi e degli utili, questa dinamica è stata particolarmente pronunciata per le aziende statunitensi operanti nei settori tecnologico e della salute. Ciò è stato osservato parallelamente all’attuazione di politiche commerciali protezionistiche unilaterali. Il dinamismo dell’economia europea rispetto ad altre regioni è all’origine del nostro giudizio stabilmente positivo nei confronti delle azioni del Vecchio Continente (Regno Unito escluso). Tuttavia, dopo un andamento sostenuto per tutto il 2017, quest’anno l’economia ha fatto un passo indietro sulla scia degli sviluppi in Italia e dell’incertezza sul fronte del commercio globale. Nelle ultime settimane, però, i dati sugli utili sono stati favorevoli e le revisioni al rialzo degli analisti hanno interessato tutti i settori del mercato europeo (Regno Unito escluso), e principalmente l’energia. I salari hanno iniziato ad aumentare, ma è probabile che ciò dia impulso a un circolo virtuoso di risanamento economico ancora alle fasi iniziali dopo la crisi del debito sovrano dell’Eurozona, che ha destabilizzato la ripresa dell’Europa dalla crisi finanziaria globale di 10 anni fa.Le imprese europee lamentano una carenza di manodopera, ma anche di capitali e di beni strumentali, il che preannuncia un contesto più favorevole per la spesa per investimenti e l’attività di investimento. Scorgiamo inoltre segnali positivi in Germania, dove i dati sulla produzione manifatturiera hanno raggiunto il punto di minimo e si registra un’accelerazione della domanda interna.I nostri portafogli azionari europei sono nel complesso neutrali sull’Italia, ma nutriamo seri timori sul modo in cui sarà gestita la prossima recessione, alla luce del maggiore indebitamento del paese. Tra l’altro, i portafogli europei sottopesano il valore rispetto alla crescita di qualità, seppur in misura minore rispetto agli ultimi anni. La posizione settoriale più ampia è il sovrappeso sui titoli industriali rispetto a quelli finanziari, per trarre beneficio dall’espansione ciclica. Nel contesto di crescita economica da noi previsto gli utili bancari potrebbero aumentare rapidamente, ma non è chiaro se ogni impulso al reddito dovrà fare i conti con rinnovate pressioni regolamentari verso il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali o la distribuzione di capitale ad altri soggetti coinvolti.
Nel frattempo, in Giappone prosegue la ripresa di lungo periodo e finora le insidie politiche sono state evitate, mentre i cambiamenti strutturali continuano a pieno ritmo. Più che un fattore di stimolo, l’esposizione alla crescita della domanda cinese è divenuta fonte di preoccupazione, e il Giappone è stato tutt’altro che immune dal deprezzamento che ha colpito altri mercati asiatici. Il nostro scenario di riferimento per l’Asia (Giappone escluso) prevede fondamentali persistentemente solidi che giustificano prospettive favorevoli per le azioni, ma questa analisi ha risentito notevolmente degli interventi protezionistici di Washington. Riteniamo che la netta flessione delle valutazioni osservata quest’anno rappresenti un deprezzamento del mercato più che una misura del crollo che potrebbero subire gli utili futuri.Soffermandoci più specificamente sulle condizioni finanziarie, abbiamo assistito a un calo delle valutazioni piuttosto pronunciato in tutti i mercati azionari. Questa dinamica ha coinciso con un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e con il progressivo innalzamento dei tassi d’interesse USA a opera della Federal Reserve. Nonostante l’incremento dei rendimenti, continuiamo a diffidare dei titoli di Stato. Secondo le nostre stime, la capacità inutilizzata nell’economia statunitense è ridotta, di conseguenza è improbabile che la Fed rallenti il suo processo di inasprimento nel prossimo futuro. Inoltre, i tentativi di invertire la globalizzazione reintrodurranno strozzature dal lato dell’offerta di beni e servizi che non promettono nulla di buono per il trade off tra crescita e inflazione.
Al di fuori degli Stati Uniti, i rendimenti delle obbligazioni europee sono troppo bassi rispetto alle stime del tasso neutrale e attualmente nei portafogli obbligazionari ciò si traduce in una maggiore presenza dei titoli di Stato USA rispetto a quelli europei. Le prospettive dei Gilt dipendono dall’esito della Brexit e non vi sono certezze sull’andamento dei loro rendimenti nei diversi scenari potenziali dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. I premi al rischio di credito appaiono ragionevoli e in linea con le medie di lungo periodo. Sebbene il volume del debito corporate sia molto elevato in termini storici, attualmente anche il parametro creditizio più importante, ossia la copertura degli oneri finanziari, è nettamente maggiore.
Quest’anno abbiamo assistito a continue revisioni al rialzo delle stime relative agli utili e ai ricavi in tutti i mercati sviluppati, dal momento che le prospettive economiche non hanno risentito del protezionismo. Abbiamo osservato gli interventi della Cina sul fronte della politica monetaria e fiscale finalizzati a compensare l’impatto negativo dei dazi doganali statunitensi. Inoltre, l’aumento dei tassi di sconto nei mercati azionari, dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie ha penalizzato gli investitori che cercavano rifugio negli attivi “sicuri” con i rendimenti più contenuti, ma esposti all’incremento sincronizzato dei tassi di sconto.I mercati finanziari appaiono fragili, ma la protezione offerta dagli attivi “sicuri” sembra destinata a rimanere illusoria. Continuiamo quindi a privilegiare le azioni, gli immobili e le materie prime, tenendo gli occhi bene aperti. In ambito azionario privilegiamo i mercati che evidenziano un’espansione degli utili sottovalutata in aree geografiche che dovrebbero beneficiare della crescita economica globale persistentemente sostenuta. (immagine: columbia threadneedle investments)

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Le sfide finanziarie per uno sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

di Donato Speroni (in sintesi) Quanti soldi ci vogliono per salvare il mondo? Non si tratta di una domanda balzana: le scelte di sviluppo sostenibile comportano un rilevante impegno finanziario, sia da parte dei governi e degli altri soggetti pubblici, sia da parte delle imprese private. Si tratta di investimenti necessari per prevenire i danni che deriverebbero dalla “tempesta perfetta” di un Pianeta non sostenibile: l’allarme lanciato nel 2009 dal capo dei consulenti scientifici del governo inglese John Beddington, che per primo parlò di perfect storm entro il 2030, è stato rilanciato in questi giorni dal responsabile del Programma alimentare mondiale David Beasley da Roma in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.
È probabilmente impossibile fare un calcolo complessivo dei costi di un mondo sostenibile, ma si comincia a fare luce su alcuni degli addendi, a cominciare dalla prevenzione del cambiamento climatico, grazie a tre fatti concomitanti: la pubblicazione del rapporto speciale dell’Ipcc sugli interventi necessari per rimanere nell’ambito di 1,5 gradi centigradi di aumento, il premio Nobel conferito all’economista William Nordhaus (assieme a un altro economista, Paul Romer) per i suoi studi sugli effetti economici del cambiamento climatico, e il vertice di Bali dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20, l’11 e 12 ottobre. Diciamo subito che le diagnosi non sono convergenti, come ha sottolineato sul sito Inpiù l’economista Pia Saraceno. A Bali si è discusso di “sviluppo sostenibile” sulla base di un rapporto del Fondo monetario, concentrando però l’attenzionesui rischi per la sostenibilità dello sviluppo rappresentati dalla prosecuzione di tensioni per il moltiplicarsi di barriere tariffarie, dai rischi politici, dall’instabilità finanziaria, ecc.
e si è accennato solo di sfuggita al cambiamento climatico.
L’impact investing, cioè la raccolta di danaro per investimenti a impatto positivo sulla società e sull’ambiente (definita anche “finanza etica”) avrà sicuramente uno sviluppo significativo e l’Economist segnala i primi casi di strumenti finanziari elaborati dai money manager di concerto con organizzazioni non profit, con il lancio di fondi di investimento che raccolgono azioni di aziende con un buon record sociale. Il primo titolo emesso con questa logica è attento alle relazioni razziali, con azioni scelte col consenso del Naacp, l’associazione Usa che si occupa del progresso dei neri; il secondo guarda al female empowerment e con un portafoglio selezionato col concorso del Ywca, l’associazione delle donne cristiane.Chi beneficerà dell’impact investing? Le imprese che potranno dimostrare un buon record di azioni a favore della sostenibilità. In Italia sono obbligate alla “rendicontazione non finanziaria”, che è in pratica un bilancio di sostenibilità, tutte le imprese che hanno più di 500 dipendenti. Nei giorni scorsi è stato presentato uno studio di Kpmg Advisory, dal quale risulta che 205 società hanno elaborato le dichiarazioni non finanziarie. Di queste, il 59% è al primo anno di reporting di sostenibilità. In 26 si sono dotate di Piani di sostenibilità strutturati, mentre 61 aziende (il 31% di quelle analizzate) citano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.Bisogna però far sì che l’impact investing vada anche a favore delle imprese di minori dimensioni, che sono la realtà prevalente nell’apparato produttivo italiano. Nel Rapporto AsviS 2018 si afferma a questo proposito la necessità di ampliare il campo di applicazione della normativa sulla rendicontazione non finanziaria, includendo aziende dei settori della distribuzione e delle utility, società partecipate dallo Stato, imprese di medie dimensioni e quelle attive in settori ad alto impatto ambientale, incoraggiando la compilazione di un bilancio integrato, che illustri la comunicazione finanziaria e non finanziaria in un unico documento. (fonte asvis)

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Open Banking: principale piattaforma internazionale per i depositi a risparmio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

Amburgo, 16 ottobre 2018 – Deposit Solutions, pioniere dell’Open Banking e principale piattaforma internazionale per i depositi a risparmio, è entrata a far parte del World Economic Forum Center di San Francisco con focus sulla Quarta Rivoluzione Industriale. Il Centro collabora con primarie aziende, governi, società civile ed esperti di tutto il mondo con l’ambizione di supportare la definizione della governance della Quarta Rivoluzione Industriale. Deposit Solutions, che ha appena chiuso un nuovo round di investimento da 100 milioni di dollari, è la prima società Fintech europea a diventare membro di questo hub globale.Con la sua piattaforma di Open Banking, Deposit Solutions ha introdotto un’importante innovazione nel settore bancario retail. Infatti, il modello Banking-as-a-Service di Deposit Solutions per i depositi consente alle banche sia di accedere ai depositi dei clienti di altri partner senza dover implementare alcuna infrastruttura proprietaria, sia di offrire ai propri clienti una selezione di depositi di terze parti. A loro volta, i clienti delle banche possono accedere facilmente alle migliori offerte di deposito e massimizzare i loro risparmi, senza dover aprire nuovi conti bancari. Deposit Solutions sta creando un mercato internazionale per il risparmio che avvantaggia banche, risparmiatori e sistema finanziario in generale, eliminando le inefficienze nella catena del valore.
Deposit Solutions è una società FinTech riconosciuta a livello mondiale e una piattaforma Open Banking per i depositi.La sua tecnologia proprietaria Open Banking fornisce un’infrastruttura per il mercato dei depositi globale, stimato in circa $ 50 trilioni, che avvantaggia banche e risparmiatori allo stesso tempo che sta trasformando. Deposit Solutions oggi collega oltre 70 banche dislocate in 16 Paesi e opera attraverso i Points-of-Sale B2C proprietari (ZINSPILOT e SAVEDO) che offrono direttamente ai risparmiatori le offerte di deposito delle banche partner.

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LoJack avvia un arbitrato contro il Gruppo Viasat sull’acquisizione del Grupo Detector

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

LoJack®, società interamente controllata da CalAmp (Nasdaq: CAMP) e leader nel recupero di veicoli rubati e nei servizi innovativi all’automotive, ha annunciato oggi di aver avviato un arbitrato per violazione del contratto contro la società italiana Viasat Group SpA e la società spagnola Grupo Detector.
Lo scorso 27 settembre il Gruppo Viasat aveva annunciato pubblicamente di aver acquisito il 100% dell’azienda spagnola Grupo Detector. Tuttavia, LoJack aveva diritti contrattuali preesistenti per acquisire determinati asset di Detector. Per esercitare tali diritti, LoJack ha avviato un procedimento arbitrale nello Stato del Massachusetts secondo quanto previsto dalle regole di commercio della American Arbitration Association relative a violazioni contrattuali, interferenze con un contratto, interferenze con un potenziale vantaggio economico e altre pretese legali ed eque per il recupero di danni materiali che saranno dimostrati nel procedimento arbitrale.
LoJack e LoJack Italia, sono controllate al 100% da CalAmp (Nasdaq: CAMP). LoJack è stato il leader di mercato nel recupero di veicoli rubati negli ultimi 30 anni, aiutando oltre 9 milioni di persone a proteggere i loro beni e veicoli dal furto. Oggi, insieme a CalAmp, fornisce soluzioni e servizi telematici innovativi in ​​tutto il mondo per una crescente gamma di aziende e consumatori. LoJack è attivo in Italia da 10 anni e sta attraversando una fase di forte crescita con oltre 214.000 abbonati a software e servizi. LoJack Italia sta creando un nuovo livello di valore per i mercati automobilistico, assicurativo e noleggio auto e per i loro clienti finali, attraverso soluzioni innovative facilmente accessibili. Per maggiori informazioni, visita lojack.it.
CalAmp è un pioniere della telematica che guida la trasformazione in un’economia globale connessa. Aiutiamo a reinventare le aziende e migliorare la vita in tutto il mondo con soluzioni tecnologiche che semplificano le implementazioni IoT complesse e portano l’intelligenza al limite. Le nostre applicazioni software, servizi cloud flessibili e dispositivi intelligenti raccolgono e valutano i dati business-critical provenienti da beni mobili, merci, aziende, città e persone. Lo chiamiamo The New How, che alimenta un’interazione IoT autonoma, facilitando un processo decisionale efficiente, ottimizzando l’utilizzo delle risorse e migliorando la sicurezza stradale. CalAmp ha sede a Irvine, in California, Stati Uniti ed è quotata in borsa dal 1983. Per ulteriori informazioni su CalAmp, visita calamp.com, o LinkedIn, Facebook, Twitter, YouTube or CalAmp Blog. Per ulteriori informazioni su LoJack, visita lojack.com, o Twitter, Facebook or LoJack Blog.

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Banche: Riforma penalizza soci

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

“Con la riforma delle banche di credito cooperativo, pronta a partire dall’inizio del nuovo anno, sembrerebbe che i soci cooperatori non potranno né cedere le loro quote, né esercitare il diritto di recesso diventando di fatto ostaggi delle nuove banche”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi commentando la nuova norma “ritenuta da giuristi autorevoli incostituzionale”.
“Un’assurdità è diventata possibile – continua il senatore de Bertoldi – e i cittadini italiani, soci delle banche di credito cooperativo, stanno perdendo il loro diritto di vendere le quote rappresentative in qualità di proprietari delle banche. Sono circa 1,3 milioni di italiani che stanno per essere espropriati, per legge e senza indennizzo, della quota capitale che hanno deciso di affidare alla propria banca”.”Il governo sta sottovalutando le conseguenze di questa riforma ed è per questo che ho presentato apposita interrogazione parlamentare chiedendo al ministro dell’economia e delle finanze di esaminare attentamente le criticità e gli effetti derivanti dall’articolo 2 comma 1 della legge 49/2016 che genera questo problema arrecando gravi danni ai soci delle bcc. È necessario trovare una soluzione alternativa e rivedere l’intero impianto normativo della riforma delle bcc altrimenti da fine anno, quando la norma sarà in vigore, si rischia di stravolgere le finalità storiche del sistema del credito cooperativo” conclude il senatore FdI.

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“Investire sulle infrastrutture idriche del nostro Paese”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Significa non solo garantire a tutti accesso universale all’acqua, ma anche stimolare la crescita economica in termini di occupazione e ricchezza prodotta e migliorare la qualità ambientale”. Lo ha detto oggi Alessandro Marangoni, coordinatore di Top Utility e Water Strategy, il think tank sull’idrico italiano, nel suo intervento al convegno su “Infrastrutture idriche, un patrimonio da valorizzare” che si è tenuto a Bologna Fiere nell’ambito di AccadueO.“A differenza di quanto avviene in altri Paesi, il dibattito in Italia è focalizzato da oltre un decennio sulla contrapposizione pubblico-privato, quando dovrebbe concentrarsi sui problemi veri che sottopongono il nostro Paese a pesanti sanzioni da parte della Corte di giustizia UE per i ritardi nella depurazione e nelle fognature. Per colmare i nostri ritardi occorre investire in manutenzione, nuovi impianti e reti, considerando che oltre un quarto delle infrastrutture ha più di 50 anni. Dobbiamo alimentare quel trend crescente di investimenti innescato dall’avvio della regolazione indipendente, da quando l’Autorità ha preso la competenza sul sistema idrico”. L’economista, citando i dati sulle utility idriche, ha ricordato che sulla scia della regolazione dell’Authority negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa degli investimenti: solo per le maggiori 30 imprese, gli investimenti nel settore valgono lo 0,1% del PIL; nel Nord Italia se ne sono registrati nel 2017 quasi 600 milioni di euro (+15,7% sull’anno precedente), meglio ancora nel Centro Italia, dove si sono avuti i livelli più alti rispetto al valore della produzione (32%) e anche le aziende del Meridione hanno fatto segnare investimenti in linea con quelli delle imprese del Nord.Negli ultimi anni le utility idriche hanno tuttavia già cambiato le proprie strategie, avviando un processo di trasformazione, in particolare di M&A, ben dimostrato dai dati del Top Utility: i migliori risultati sono quelli delle aziende di maggiori dimensioni, che risultano più efficienti ed efficaci nell’erogazione dei servizi. Lo confermano anche i dati sulle performance in termini di perdite di rete, che sono migliori proprio tra le utility con le dimensioni maggiori.Dalla discussione è emerso tra l’altro che il problema italiano, vista anche la assai diffusa presenza di soci pubblici, non è quello di contrapporre governance pubblica o privata, ma di saper gestire impianti e reti in maniera efficiente, in modo tale da assicurare da un lato sicurezza ai cittadini nelle forniture anche nei periodi più siccitosi, e dall’altro alle aziende di investire sugli asset per non perdere, tra l’altro, quasi il 40% del fatturato a causa di perdite di rete.

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Accordo SACE – Etihad Credit Insurance

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

In occasione del secondo Business Forum Italo-Arabo, SACE, l’agenzia di credito all’esportazione del Gruppo CDP, ed Ethiad Credit Insurance (ECI) hanno firmato un accordo di collaborazione finalizzato a rafforzare le opportunità di business tra i due Paesi.
La seconda edizione del Forum, che vede gli Emirati Arabi Uniti arrivare a Roma come Paese ospite, ha riunito rappresentati del Governo e Dirigenti di alto livello di entrambi i Paesi per trattare temi di interesse comune, incoraggiare potenziali partnership e facilitare lo scambio di informazioni e le opportunità di business tra Italia ed Emirati Arabi Uniti.
La firma dell’accordo è avvenuta presso la sede del Ministero dello sviluppo economico, alla presenza del Ministro Luigi Di Maio, il Sultano bin Saeed Al Mansoori, Ministro dell’Economia degli EAU e Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione di ECI, e di Saed Al Awadhi, Amministratore Delegato del Dubai Export and Development Corporation e Presidente del Comitato Esecutivo di ECI. Grazie a questo accordo, firmato da Alessandro Decio e Massimo Falcioni, Amministratori Delegati rispettivamente di SACE ed ECI, le due agenzie di credito all’esportazione si impegnano a rafforzare il rapporto di collaborazione tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti, attraverso la condivisione reciproca di competenze e il sostegno alle opportunità di business tra i due Paesi.Uno degli scopi principali dell’intesa è quello di intensificare gli scambi commerciali tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti, focalizzandosi sull’Industria Halal attraverso soluzioni assicurativo-finanziarie coerenti con i principi della finanza islamica (Shariah-compliant).Inoltre, SACE ed ECI creeranno una Task Force dedicata, collaborando su sette diversi filoni di attività: assicurazioni, riassicurazioni e recupero crediti; condivisione di competenze; programmi di formazione tecnica; soluzioni assicurativo-finanziarie coerenti con la finanza islamica; promozione degli scambi (attraverso eventi, workshop, B2B); programmi di investimenti e di internazionalizzazione; sostegno alle PMI.
Il volume degli scambi tra i due Paesi ha superato i 6 miliardi di euro nel 2017. È cresciuto l’import di prodotti dall’EAU verso l’Italia, e gli Emirati Arabi Uniti sono stati i primi nell’area MENA per l’export italiano dei settori agricolo e alimentari e bevande. Altri settori ad alto potenziale per attività di business includono alluminio e acciaio, ceramica, energie rinnovabili, meccanica, trattamento dei rifiuti, tecnologie industriali, infrastrutture e costruzioni, industria alberghiera, moda e gioielli, agroalimentare e bevande.

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Prospettive del factoring alla luce dell’innovazione tecnologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Milano, 22 ottobre 2018 Unicredit Tower Hall – Via F.lli Castiglioni, 12. L’era fintech è iniziata anche per il mercato del factoring e in generale della monetizzazione delle fatture e dei crediti commerciali delle aziende. Nuove realtà, molte ancora allo stadio di start up, entrano nel settore offrendo soluzioni totalmente digitali. Alla luce dell’innovazione tecnologica che vede anche in Italia il rapido sviluppo del business dell’invoice financing, quali sono le prospettive del factoring, il cui giro d’affari vale oggi circa il 13% del Pil? La risposta viene data da un workshop organizzato con il Politecnico di Milano da Assifact, l’Associazione italiana per il factoring che riunisce gli operatori del settore, nel corso del quale vengono presentati i risultati della prima ricerca sulle prospettive di sviluppo dell’industria del factoring in chiave fintech. L’appuntamento è per il 22 ottobre prossimo a Milano, nella Unicredit Tower Hall di via F.lli Castiglioni 12, con inizio dei lavori alle ore 16.45. Viene disegnata per la prima volta la mappa delle start up di invoice fintech attive in Italia e vengono analizzati i modelli di sviluppo del business, l’evoluzione della tecnologia e gli aspetti regolamentari e contrattuali. Segue una tavola rotonda che rappresenta il punto di partenza di un percorso di conoscenza reciproca e confronto che coinvolge gli operatori tradizionali e le nuove realtà che si affacciano sul settore (a seguire il programma).Il nuovo business dell’invoice finance si sviluppa con piattaforme digitali attraverso le quali le aziende possono monetizzare i loro crediti cedendoli ad investitori professionali. La tecnologia agevola lo scambio informativo fra le parti e consente l’automatizzazione dei processi, incrementando l’efficienza e la velocità nella gestione del rapporto con la clientela. Agli operatori e ai servizi tradizionali si affiancano così nuovi operatori emergenti e nuovi prodotti, la cui struttura sfrutta le funzionalità delle nuove tecnologie. Le soglie minime di ingresso si riducono: anche le aziende di minori dimensioni possono accedere al vantaggio economico e operativo delle soluzioni al servizio del capitale circolante, ampliando così il bacino di utenza.

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Aste: in cinque anni raddoppiate le ricerche ma non decollano le compravendite

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Nonostante gli anni peggiori dell’ultima crisi economica siano stati archiviati, quello delle aste immobiliari è un mercato che racconta ancora la difficoltà che ha vissuto il nostro Paese: in cinque anni infatti l’offerta è cresciuta del 23%. Ma cosa è successo alla domanda? Secondo un’analisi di Immobiliare.it, le ricerche di immobili all’asta sono raddoppiate negli ultimi cinque anni ma stentano a tradursi in compravendite effettive, lasciando così quello delle aste un mercato dalle opportunità mancate.
L’utente vive quello delle aste come un mercato difficilmente accessibile da cittadino privato. Lo dimostrano i risultati di una recente indagine di Immobiliare.it su oltre 2.000 utenti, che nel 34% dei casi hanno dichiarato di percepire questo segmento come appannaggio degli operatori professionali. La preoccupazione del 31% dei rispondenti, poi, riguarda le tempistiche di sgombero dell’immobile, nonostante la recente normativa abbia fissato il limite dei sei mesi.La casa tipo all’asta in Italia ha una superficie media di 102 metri quadrati e un costo pari a 192.000 euro. Se a livello nazionale comprare con questa formula consente di tagliare il 31% del prezzo medio, ci sono città dove il potenziale risparmio è ancora maggiore. Si tratta di Milano e Bologna, dove lo sconto arriva al 44% rispetto al prezzo al metro quadro degli immobili residenziali in città. Supera il 30% di sconto quello che è possibile ottenere a Bari e Firenze.Guardando invece alle regioni, le prime tre in cui si rilevano sconti maggiori sul prezzo medio sono Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, con tagli medi che arrivano al 40% dei costi al metro quadro.

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I millennials? Una generazione rivoluzionaria e pronta al cambiamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Gig Economy (ovvero il modello economico basato sul lavoro indipendente, libero e temporaneo) e Job Hopping (ovvero l’attitudine a “saltare da un lavoro all’altro”) sono state un po’ le parole d’ordine che costellavano il nuovo approccio dei millennials al mondo del lavoro. Qualcosa è cambiato. Anche in seguito alla situazione attuale evidenziata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che registra un drastico calo (del 53% circa) delle retribuzioni dei lavoratori della Gig Economy negli ultimi cinque anni, sembra che i millennials stiano rileggendo il loro approccio alla luce di un deciso pragmatismo. Pur mantenendo una inossidabile fiducia nel futuro: il 74% degli intervistati è convinto che il mercato del lavoro migliorerà. Ultraconnessi e con una visione olistica del lavoro: per i millennials sarà la tecnologia a restituire umanità alla ricerca di un’occupazione.
Proprio perché il loro habitat naturale è digitale, anche la ricerca di un impiego, per il 77% degli intervistati, parte da un dispositivo mobile. Immediato e diretto, il mobile recruitment permette di aprire direttamente un contatto dialettico con il potenziale datore di lavoro e spoglia l’intero processo da quei rituali obsoleti e burocratici legati all’invio di curriculum, attese infinite e freddi colloqui “da copione”. I giovani del terzo millennio concepiscono il lavoro come un naturale proseguimento di quel cammino di crescita intrapreso tra i banchi di scuola, al punto che, per il 65%, l’esperienza aziendale viene messa davanti, come valore, anche al conseguimento di un diploma universitario. E da essa si aspettano molto: l’85 % degli intervistati privilegia un ambiente di lavoro fertile e stimolante a condizioni retributive vantaggiose e, in generale, pensa che le soft skills non siano un aspetto collaterale, ma che contino quanto le competenze tecniche.
Una generazione pronta a “tirarsi su le maniche” da subito e guardando al lungo periodo.
Il progetto che i Millennials sentono l’urgenza di realizzare è quello di una vita indipendente e non più ancorata al supporto della famiglia d’origine. Per questo ritengono molto importante la stabilità economica (il 52%) e la crescita professionale. Priorità non necessariamente legate all’esigenza di formare un nuovo nucleo famigliare (citata come obiettivo solo dal 10% degli intervistati). L’aspetto però forse più inatteso, è che i giovani lavoratori sono oggi consapevoli che tutto ciò è poco compatibile con il “nomadismo professionale”. Per questo il 72% dichiara di voler restare nella stessa azienda per più di cinque anni. Al contrario, un percorso di carriera ancorato al job hopping (ovvero cambiare lavoro più o meno ogni sei mesi) interessa solo al 14% della popolazione sondata. Infine, pur tenendo in grande considerazione valori come work-life balance, flessibilità e smart working, i millennials cercano un contratto full-time (63%) e, possibilmente, stabile.
Un ritorno al futuro? Sembrerebbe di sì. La percezione del mondo professionale di quella classe di popolazione che, entro il 2020, rappresenterà più della metà della forza lavoro a livello globale non ha rinunciato al sogno della modernità e agli impulsi rivoluzionari della cultura digitale iper-connessa, in continuo movimento e “always -on”. Però, crescendo, i millennials, stanno focalizzando meglio il proprio progetto professionale e di vita. Hanno vissuto sulla propria pelle la “grande crisi” degli ultimi dieci anni e hanno capito l’importanza di contestualizzare tale progetto all’interno di un quadro socioeconomico che forse si evolve a una velocità diversa da quella dei loro sogni e delle loro aspirazioni iniziali. E dato che, quella dei millennials, è una generazione incline al cambiamento (perché è cresciuta in un mondo che negli ultimi 30 anni ha subito una trasformazione maggiore di quella registrata nel corso di un secolo intero), non ha paura di cambiare idea. Anche se significa recuperare, pur rileggendoli con la grammatica contemporanea, alcuni valori chiave di chi li ha preceduti. http://www.cornerjob.com

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Mercato elettrico italiano: come sarà in futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Milano, 16 ottobre 2018 – ore 9.30 Palazzo Turati – Camera di Commercio Via Meravigli 9/B Gli obiettivi di decarbonizzazione, con l’aumento della quota da rinnovabili al 2030, porteranno una trasformazione del mercato elettrico senza precedenti. Al centro di questo cambiamento profondo ci saranno la tecnologia e la digitalizzazione, che stanno già provocando un ripensamento dei modelli di business e creando nuove opportunità. Per accompagnare il mercato elettrico futuro, nasce l’esigenza di definire un nuovo market design con un quadro regolatorio adeguato che possa ridurre, per esempio, i rischi di volatilità dei prezzi. I maggiori player di settore e gli operatori si confronteranno sui cambiamenti in atto.Nel corso dell’incontro Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, farà il punto su “Il mercato elettrico italiano, tra policy e strategie industriali”.Queste alcune evidenze:
– Le tecnologie rinnovabili ridurranno i costi per i consumatori;
– La sovracapacità derivante dal termoelettrico è solo un ricordo;
– Dopo un lungo periodo di ribassi, i prezzi sono risaliti bruscamente.
La presentazione dello studio sarà seguita dagli interventi di Stefano Besseghini, Arera, e Andrea Peruzy, Acquirente Unico, e da due tavole rotonde con attori del settore. “Comprendere il mercato per investire” Interverranno: Angelo Leonelli, ERG; Carlo Pignoloni, Enel Green Power; Marco Margheri, Edison; Luca Matrone, Intesa S.Paolo; Michele Scandellari, SECI Energia.
“Mercato elettrico, quali scenari, quali prezzi?”
Interverranno: Marco Bruseschi, Consorzi Energia Confindustria; Stefano Cavriani, Ego Trade; Dario Gallanti, Danske Commodities; Simone Lo Nostro, Sorgenia; Giuseppe Pastorino AICEP; Francesco Benvenuto, Falck Renewables.

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Innovazione e tecnologia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

Dalla tracciabilità elettronica e le applicazioni digitali ed IoT per la trasformazione brassicola ai biomateriali, passando per il monitoraggio ambientale attraverso la modellistica, il drone e i sistemi digitali per l’’irrigazione di precisione. Queste e molte altre innovazioni vengono presentate dal CREA al Maker Faire, il più importante salone internazionale delle innovazioni tecnologiche, che si svolge a Roma dal 12 al 14 ottobre. Il CREA ha, infatti, raccolto la sfida tecnologica dell’agricoltura 4.0 per far fronte alle esigenze di un consumatore sempre più esigente ed attento alla qualità dei prodotti e alla tutela dell’ambiente. Proprio per questo i ricercatori saranno a disposizione per rispondere alle domande e alle curiosità dei visitatori, illustrando i prototipi open-source presenti nello spazio espositivo e realizzati negli ultimi anni per i settori agro-alimentare e forestale. Per garantire una maggiore trasparenza e accesso alle informazioni e, conseguentemente, accrescere la consapevolezza del consumatore nelle scelte d’acquisto, è stato realizzato un sistema modulare per la tracciabilità elettronica tramite tecnologie open-source e smartphone adattabile a diversi scopi. Tale sistema consente di immagazzinare una grande mole di informazioni, la maggior parte delle quali acquisite in maniera automatizzata, seguendo e tracciando il prodotto lungo tutto il percorso della filiera. Per definire, inoltre, la qualità dei prodotti è stato realizzato un nastro trasportatore dotato di sensori per la selezione, il riconoscimento e la qualificazione dei prodotti agro-alimentari e forestali. Tale dispositivo analizza i prodotti grazie all’acquisizione di informazioni e dati fino a 70 parametri diversi (colore, forma, spettro). È inoltre presente anche un impianto pilota ad alta accuratezza sensorizzato per la produzione di birra, lo sviluppo di nuovi prodotti derivati da fermentazione, di nuove ricette di birre e il test di ingredienti nuovi/modificati. L’impianto è interamente controllabile con applicazione via smartphone in remoto e consente il logging automatico e storicizzazione dei dati per fini analitici. In termini di sostenibilità ambientale Il CREA sta operando su diversi fronti. In un’ottica di economia circolare, infatti, sta impiegando le biomasse vegetali come bioraffinerie utilizzando scarti di frutta e biomassa vegetale, per ottenere complessi biologicamente attivi da impiegare in vari settori, dalla cosmesi al settore alimentare, ma anche biomateriali innovativi ad alto contenuto tecnologico come bioplastiche, biofilm edibili, materiali per sensoristica e per l’agricoltura, sia per la coltivazione che per la difesa fitosanitaria, utilizzando processi di sintesi solvent-free ed ecocompatibili. Non solo. Lo stato di salute delle piante viene rilevato e misurato in relazione all’inquinamento atmosferico attraverso l’uso di droni. Questo può aiutare a comprendere eventuali fattori di stress prima che si manifestino danni visibili e suggerire le giuste quantità di acqua da somministrare alle colture. Infine grazie ai modelli di simulazione applicati ai sistemi agricoli si posso ottenere scenari che ricostruiscano ad esempio l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produttività delle colture agrarie o l’impatto di patogeni fungini a partire dai cambiamenti climatici.«È con grande soddisfazione, ma anche con una punta di orgoglio – ha dichiarato Salvatore Parlato, Presidente del CREA – che partecipiamo ad una kermesse internazionale di questa portata. Ancora una volta l’agroalimentare si dimostra un settore in grado di richiedere e offrire sempre di più innovazione e competitività. Le ricerche e le innovazioni messe in campo e che oggi sono qui esposte rappresentano la dimostrazione concreta del grande lavoro che il CREA sta facendo in tal senso». «L’innovazione in agricoltura – ha dichiarato Alessandra Pesce, Sottosegretario di stato delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo – rappresenta innegabilmente una vera sfida che ci consente di cogliere le opportunità offerte dal digitale. L’agricoltura di precisione, infatti, si impone sempre più per la funzione strategica che esercita per il nostro Paese, in termini di competitività e di attrattività. L’innovazione per essere realmente efficace deve puntare sulle specificità locali dei diversi territori e delle loro vocazioni».

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Regime forfetario e sistemi equivalenti in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

Fra le misure inserite nel Documento di economia e finanza (Def) al centro del dibattito nazionale c’è l’introduzione dal 2019 della flat tax con un’aliquota ridotta al 15% per l’imposta sui redditi di impresa corrispondenti agli utili destinati all’acquisto di beni strumentali e alle nuove assunzioni. Il Governo sta pensando anche di estendere l’aliquota al regime forfetario delle Partite Iva con un volume d’affari fino a 65mila euro. Ma come funziona il regime contabile forfetario attuale? E in Europa ci sono esperienze imitabili? A queste domande risponde la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro con l’approfondimento del 12 ottobre 2018, in cui analizza la disciplina italiana comparandola ai sistemi di tassazione vigenti in altri Paesi europei (Francia, Irlanda, Russia, Romania, Ungheria, Bulgaria), che applicano la flat tax o, in alcuni casi, metodologie forfetarie di determinazione del reddito comparabili al c.d. regime forfetario italiano.La disciplina italiana prevede un’aliquota ordinaria del 15% sul reddito determinato forfetariamente se non si conseguono ricavi o compensi eccedenti i limiti individuati in funzione dell’attività svolta, che oscillano tra 25.000 e 50.000 euro. Considerati i vantaggi in termini di semplificazione offerti dal regime forfetario ai contribuenti, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, nel corso delle audizioni parlamentari, ha proposto di allineare il regime con gli istituti esistenti negli Stati europei analizzati nell’approfondimento, innalzando le soglie dei ricavi e dei compensi che ne consentono l’applicazione e modificando i relativi coefficienti di redditività.

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Allarme bomba debiti negli Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

Il decennale anniversario del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers, che ha dato il via alla più grande crisi finanziaria ed economica della storia, è appena stato celebrato come un semplice “fatto del passato”. Per molti è un evento da dimenticare, per alcuni qualcosa su cui riflettere e da cui imparare. Secondo noi, invece, dovrebbe essere il momento per guardare con maggiore attenzione alla realtà odierna. Sono troppi i segnali, purtroppo ignorati nelle sedi competenti, dei crescenti rischi di una nuova e più grave crisi globale. Non si tratta di pessimismo. Occorre avere la lucidità di capire quanto sta accadendo e la volontà di non ripetere gli stessi errori di omissione del passato. L’attenta e precisa analisi del The New York Post, pubblicata il 23 settembre scorso, ci rivela che il debito aggregato mondiale ha raggiunto la vetta di 247.000 miliardi di dollari. Nel 2008 era di 177.000 miliardi di dollari. Già il titolo dell’importante giornale è eloquente e preoccupante: ”Ci potrebbe essere un crac finanziario prima della fine del mandato di Trump”. L’analisi evidenzia in particolare la situazione degli Usa. In dieci anni il debito pubblico americano è più che raddoppiato. Ha raggiunto il picco di 21.000 miliardi e potrebbe determinare una brusca frenata dell’attuale pretesa ripresa economica. Secondo il Congressional Budget Office, quest’anno Washington dovrà sborsare 390 miliardi di dollari soltanto per pagare gli interessi sul debito pubblico. Si stima che in un decennio tale quota annuale potrebbe essere di 900 miliardi di dollari, superando l’enorme budget militare. Il debito delle famiglie americane ha raggiunto i 13.300 miliardi di dollari. Ciò è dovuto al fatto che le ipoteche immobiliari sono pari a 9.000 miliardi, superando il livello del 2008. I debiti fatti per finanziare i prestiti agli studenti sono passati dai 611 miliardi del 2008 ai 1.500 di oggi. Quelli per l’acquisto di auto sono cresciuti moltissimo fino a 1.250 miliardi. Anche il debito totale sulle carte di credito è ritornato ai livelli di dieci anni fa. Si teme che il finanziamento dei prestiti per gli studenti, che in tre anni dovrebbero raggiungere i 2.000 miliardi di dollari, possa diventare il detonatore della prossima crisi. Si ricordi che la bolla dei mutui subprime, che fu una delle principali cause del crac, nel marzo 2007 era pari a circa 1.300 miliardi di dollari. L’aumento del debito aggregato negli Usa è l’inevitabile conseguenza della politica dei tassi d’interesse zero e dell’immissione di massiccia liquidità attraverso il quantitative easing. Adesso la Federal Reserve sta cambiando rotta e aumenta i tassi. Occorrerà vedere gli effetti sul mercato azionario di Wall Street, che è nel frattempo cresciuto a dismisura. Anche nelle economie emergenti gli effetti sono, purtroppo, già visibili e hanno generato fughe di capitali che stanno destabilizzando vari paesi, tra cui l’Argentina, l’Indonesia e la Turchia.
Anche lo shadow banking è cresciuto enormemente: si è passati dai 28.000 miliardi del 2010 ai 45.000 di oggi.Sheila Bair, ex presidente della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), l’importantissima agenzia governativa che fornisce la garanzia pubblica ai risparmi dei cittadini, torna a paventare rischi di nuove crisi. “Siamo in una bolla”, e aggiunge che in una tale situazione è assurdo che le regole e i requisiti di capitale delle banche siano stati annacquati. Non è vero, afferma, che le bolle sono riconoscibili soltanto in retrospettiva, cioè dopo che sono scoppiate. Non è possibile indicare solo il momento dello scoppio. Ma la politica della Fed ha fatto di tutto per sostenere la crescita della bolla finanziaria. Altri moniti sono venuti da ex capi di governo, come l’inglese Gordon Brown, al potere a Londra allo scoppio della grande crisi, che evidenziano che si sta camminando ciecamente verso un futuro crac. Anche Jean-Claude Trichet, governatore della Bce dal 2003 al 2011, vede nella crescita del debito il pericolo di una nuova grande crisi. Ancora una volta riteniamo che non si possa sfuggire all’impellente necessità di sedersi intorno al tavolo per definire una nuova Bretton Woods, una nuova architettura condivisa che regoli il sistema economico, finanziario e monetario internazionale. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Tutti potranno essere produttori e venditori di energia, grazie alla blockchain

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

In futuro tutti potranno essere produttori e venditori di energia, grazie alla blockchain, che si affaccia anche nel settore energetico, aprendo nuovi scenari e possibilità per i consumatori anche grazie a una gestione più sicura della distribuzione. Del rapporto tra futuro del mercato energetico e blockchain si sta discutendo durante la World Energy Week di Milano. Secondo un’indagine realizzata dal WEC in collaborazione con PwC, nonostante le interessanti potenzialità, l’85% degli addetti del settore crede che non ci siano ancora i presupposti per un impatto commerciale tangibile nel breve periodo. L’indagine, dal titolo “Is blockchain in energy driving an evolution or a revolution?” ha preso in esame le risposte di 39 tra leader globali del settore dell’energia, autorità di controllo e think tank attivi nel campo.
I principali ostacoli verso un’applicazione diffusa della blockchain nel settore energetico nell’immediato futuro, restano principalmente lo scetticismo dei consumatori, la mancanza di un quadro normativo abilitante e un chiaro modello di business. Nonostante quanto emerso dal report – l’Italia si sta già impegnando per l’implementazione delle tecnologie blockchain a partire dal bando indetto dal Mise per 30 esperti di alto livello che studieranno la strategia nazionale sulle tecnologie basate sulla blockchain.Dalla ricerca, discussa nel corso della World Energy Week, è emerso che un altro intralcio è costituito dalla “pigrizia” dell’utente medio, restio a rivestire un ruolo attivo e più incline a mantenere le proprie abitudini. Accendere l’interruttore e pagare la bolletta elettrica a fine mese, restano le preoccupazioni principali del consumatore, accanto alla tendenza a restare fedele al proprio fornitore, a scapito di un eventuale risparmio. Un esempio è costituito dalla Gran Bretagna dove, con l’apertura del mercato, il 60% dei consumatori ha preferito rimanere con il proprio fornitore, nonostante paghi 300 sterline in più all’anno. Resta poi la poca fiducia verso un sistema non ancora regolamentato. Senza la specificazione di parametri preliminari, come la definizione stessa di consumatore, il mercato dell’energia legato alla blockchain non potrà svilupparsi velocemente.Alla World Energy Week, è arrivato oggi, anche il ministro russo dell’Energia Alexander Novak, a suggellare un protocollo d’intenti tra WEC Italia e WEC Russia per una collaborazione tra i due Paesi siglato lo scorso mese di luglio.

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Western Union inaugura i trasferimenti digitali per tutte le destinazioni del mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

The Western Union Company, società leader nelle movimentazioni transfrontaliere di denaro in valuta plurima, ha annunciato oggi il proprio ingresso nel settore multimiliardario dei trasferimenti di denaro in dollari tra conti bancari per il segmento dei consumatori, rendendo possibili i trasferimenti digitali di importi elevati dal Regno Unito al resto del mondo.
I consumatori del Regno Unito potranno ora inviare fino a 50.000 £ tramite i propri smartphone da wu.com o dall’app mobile Western Union®, trasferendo direttamente il denaro dal proprio conto ad altri conti bancari dislocati in vari Paesi del mondo.Negli ultimi anni, Western Union ha subito una straordinaria trasformazione digitale, promuovendo una strategia digitale multistrato che consente ai clienti di dare il via alle proprie transazioni dal cellulare, tramite app o browser di rete. Oggi, l’attività digitale di Western Union segnala una costante crescita a due cifre, con ben il 70% delle transazioni digitali avviate da dispositivi mobili. I consistenti investimenti della società in termini di controlli di conformità in tempo reale ed espansione della propria rete di pagamenti bancari a miliardi di conti hanno reso finalmente possibili ai consumatori trasferimenti di denaro di importo elevato, per ora soltanto dal Regno Unito, ma a breve anche da altri importanti Paesi che ricorrono spesso ai trasferimenti di denaro.“Con l’inaugurazione di questo servizio abbiamo aggiunto un’altra pietra miliare al nostro sogno di voler soddisfare le diverse esigenze di trasferimento di denaro dei nostri clienti, molti dei quali sono cittadini del mondo con patrimoni e attività in vari Paesi”, ha dichiarato Graham Baker, responsabile nazionale per il Regno Unito dei trasferimenti globali di denaro per Western Union.

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Blue Invest in the Mediterranean 2019

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Malta 24 January 2019. Following a similar approach to that of the May 2018 Blue Invest event, promoting investment in an innovative blue economy, we aim to mobilise private sector investment capital and lending. The blue economy has significant potential for sustainable growth and job creation, particularly around the Mediterranean Sea basin. Investment capital, both public and private, can play a significant role in developing this economic potential. Through this event, we want to increase the engagement of the financial community with the blue economy, and to stimulate investment interest in marine and maritime sectors. In addition, the event will indirectly support the implementation of cooperation initiatives amongst Mediterranean countries in the context of the UfM Blue Economy Forum, the WestMED Initiative , and the EUSAIR. The European Commission (DG Maritime Affairs and Fisheries) is developing a strategy to promote innovation and mobilize investment in the blue economy. Among the initiatives undertaken, the European Commission has created a pipeline of projects, which have the potential to be bankable and viable. In this regard, the European Commission, with the support of an external consultant, is analyzing, enhancing and improving this pipeline.By filling in the questionnaire for pitching at Blue Invest in the Mediterranean 2019, applicants agree that the information they provide will be used to complement the ongoing work of the European Commission on the project pipeline and that the information provided will be included in the pipeline database.

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Nel DEF il problema della casa semplicemente non c’è

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

Anche nel Documento sulla manovra economica per il 2019 non ci sono segnali di inversione di tendenza sulla questione abitativa. Come già nel Contratto di Governo tra Di Maio e Salvini, anche nel DEF il problema della casa semplicemente non c’è. E’ vero che nella finanziaria di quest’anno si torna a parlare di investimenti pubblici, dopo decenni di tagli e di privatizzazioni, ma sul fronte degli alloggi per le fasce più deboli continua a non esserci niente. Anzi, si continuerà a “valorizzare” il patrimonio immobiliare pubblico, cioè a venderlo per fare cassa, esattamente come hanno fatto in questi anni gli altri governi di centrodestra e di centrosinistra.Possibile che quando si parla di investimenti pubblici non venga in mente di investire nell’edilizia economica e popolare, che costituisce l’unica grande opera che in tutto il paese è sentita come urgente e che non troverà mai l’opposizione di nessuna comunità locale? Possibile che i tre milioni di famiglie che l’ISTAT censisce in sofferenza alloggiativa non rappresentino un problema sul quale intervenire?
La risposta purtroppo sta nella approvazione unanime del Decreto Salvini che non solo si accanisce contro i migranti ma colpisce con pesanti sanzioni penali chi lotta per difendere il diritto alla casa come i diritti dei lavoratori.
Per chi vive il problema della casa il DEF appena pubblicato e il Decreto Salvini sull’immigrazione sono le due facce della stessa medaglia: nessuna risposta concreta e repressione contro chi lotta.

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Pace bancaria sui crediti deteriorati per famiglie e imprese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

“Liberare dalla schiavitù del debito oltre un milione di soggetti con evidenti conseguenze positive sul tessuto sociale e produttivo del Paese, su famiglie e imprese, chiudendo una triste pagina della crisi finanziaria e bancaria che ha colpito spesso proprio i più deboli”.
A dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, primo firmatario di una proposta di legge di FdI, che come spiega lui stesso riguarda ” realizza una sorta di “pace bancaria” che giova a tutti i soggetti coinvolti, ponendo peraltro un freno alle speculazioni che caratterizzano i NPL, cioè i crediti la cui riscossione è diventata incerta da parte delle banche”. Nello specifico la proposta di legge “vuole consentire ai soggetti debitori in sofferenza, ma che hanno ancora la possibilità di rimettersi in gioco, di poter estinguere il proprio debito a un prezzo ragionevole, facendo al contempo conseguire al creditore cessionario comunque un giusto profitto”.
“Naturalmente – continua il senatore Urso – devono ricorrere determinati presupposti: i crediti ceduti devono essere frutto delle crisi economiche e bancarie degli ultimi anni (per cui devono essere classificati come deteriorati tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2018); non devono essere superiori a 25 milioni e potranno essere estinti mediante pagamento di un importo pari al prezzo di acquisto della posizione debitoria da parte della società cessionaria, maggiorato di una data percentuale”.
“Attraverso questa legge – conclude il senatore di FdI – si offre l’opportunità soprattutto a famiglie e piccoli imprenditori di liberarsi da una pesante zavorra finanziaria e bancaria e così poter contribuire al rilancio dei consumi e degli investimenti con positive ricadute sul sistema economico-produttivo nazionale”.

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Nicolaus saluta la stagione 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

E’ stato un risultato ancora una volta in crescita: il fatturato totale segna, infatti, un ottimo +10%. Osservando da vicino i dati si rilevano incrementi del 12% sull’Italia e del 5% per la Grecia e la Spagna che fanno prospettare una chiusura dell’anno con circa 84 milioni di euro.La positività dei risultati è stata resa possibile anche grazie agli sforzi messi in campo l’inverno scorso, con importanti investimenti in tecnologia e nel processo di digitalizzazione dell’azienda, che hanno consentito soprattutto al dipartimento vendite di sede e agli agenti sul territorio di poter monitorare meglio le performances e seguire le agenzie di viaggi con più cura e continuità. Questo ulteriore miglioramento nell’analisi dei dati e nel rapporto con le ADV ha permesso all’azienda di centrare gli obiettivi prefissati. “L’estate che si è appena conclusa si è rivelata essere una stagione particolare per tutto il mercato, che ha visto, tra gli altri fattori di discontinuità con il passato e la ripresa dei mercati del Nord Africa e per il futuro saranno quindi necessarie nuove riflessioni e valutazioni sulle destinazioni di medio raggio. Il mercato ritornerà, con molta probabilità, a essere “globale”. Ci sarà una maggiore scelta di prodotto e per emergere sarà sempre più necessario avere un’identità di prodotto chiara, che punti alla qualità con un tocco di innovazione, ma senza perdere di vista i principali fattori chiave di una vacanza apprezzata dalla clientela: cortesia, qualità dei servizi sino al dettaglio, accoglienza. Per ciò che concerne il nostro bilancio, legato al mare Italia, La Sardegna, la Sicilia e La Puglia hanno dato grandi soddisfazioni anche quest’anno e la Calabria si è confermata una destinazione importante, non solo per il traffico del centro-sud Italia, grazie ai suoi grandi e moderni resort. Basilicata e Campania si sono confermate, come ogni anno, scelte sicure per le famiglie”, commenta Gaetano Stea, Direttore Commerciale.
I numeri legati alla scorsa estate mettono in evidenza un altro dato di grande interesse che testimonia la fiducia accordata dal mercato al marchio Nicolaus: la percentuale dei repeaters ha, infatti, superato il 30%, su 150.000 clienti e oltre 1.300.000 presenze, di cui 40.000 con pacchetto volo e oltre 10.000 con pacchetti nave. Grande soddisfazione proviene anche dai feedback di post-soggiorno con un elevato tasso di alto gradimento che supera la media del 95%.
Il focus per l’estate 2019 continuerà a essere sul Mare Italia e sull’offerta per il target famiglia, che manterrà la sua centralità nell’ambito del business legato al format Nicolaus Club. L’operatore punterà ancora di più sulla ricerca inerente alla qualità nei servizi, rafforzando ulteriormente la partnership con la proprietà delle strutture. “La nuova stagione ci vedrà sicuramente impegnati in un’operazione di clean-up e selezione di prodotto, per perfezionare la nostra proposta al mercato su criteri di qualità in linea con le aspettative del cliente e con il brand Nicolaus. Saranno, infatti, operate nella stagione 2019 delle scelte di prodotto che punteranno a rafforzare e consolidare la coerenza del marchio”, conclude Roberto Pagliara, Presidente.

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