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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Salone Mobile: “finanziamenti vadano a PMI e non a multinazionali”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

salone mobile anna russosalone mobile1 anna russo.jpgMilano. “Ieri sono stato al Salone del Mobile con Luigi Di Maio, Alessandra Pesce, Alberto Bonisoli e Stefano Buffagni, un appuntamento importante per Milano e per tutto il Paese, che racconta al mondo l’eccellenza italiana nel settore del design, dell’arredo, dell’artigianalità, della lavorazione e della trasformazione dei materiali. In questo contesto Lombardia è il motore del comparto, con i suoi 7 miliardi di giro d’affari, con le sue 10.126 imprese e con il suo volume di export (Rapporto Federlegnoarredo 2017). E’ fantastico parlare con chi rende grande nel mondo il nome dell’Italia e della nostra regione. Non dimentichiamoci che questi numeri sono il prodotto della piccola e media impresa, tradizione del nostro territorio. A noi spetta il compito di sostenerla il più possibile evitando, solo per fare un esempio, che i finanziamenti pubblici finiscano sempre nelle tasche delle multinazionali. Questo sistema deve cambiare, dobbiamo premiare soprattutto le Pmi. Ci batteremo severamente in Consiglio Regionale su questo tema. Abbiamo un tessuto di piccole e medie imprese che il mondo ci invidia e che rappresenta il cuore pulsante di questa regione, non solo nel settore dell’arredo: lavoriamo perché possa esprimersi al meglio delle sue possibilità”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, nel corso della visita al Salone del Mobile di Milano. (foto: anna russo copyright)

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Effetto Peltzman sui mercati finanziari: perché è insensato avere obbligazioni corporate in portafoglio

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Nel 1975 fu foriero di un enorme dibattito un articolo pubblicato sul “Journal of Political Economy” dal famoso economista Sam Peltzman dal titolo “The Effects of Automobile Safety Regulation” (https://www.jstor.org/stable/1830396?seq=1#page_scan_tab_contents). In quel periodo storico furono introdotte una serie di regole per il settore automobilistico volte ad aumentare la sicurezza delle automobili, installando vari dispositivi. Questi, naturalmente, aumentano notevolmente il costo delle auto. La domanda, di conseguenza, era se questi costi fossero utili a produrre una riduzione nel numero di morti sulle autostrade. Apparentemente sembra una domanda dalla risposta scontata. E’ chiaro che un dispositivo che rende più sicura un’auto ridurrà il numero di morti, ma questa è una visione semplicistica. Gli studi di Peltzman dimostrarono che le cose non stanno così.
Nelle immediate vicinanze dell’introduzione dei nuovi dispositivi di sicurezza si riscontravano effetti positivi, ma dopo poco tempo, il numero di morti ritornava al livello precedente o addirittura aumentava. Come si può comprendere, questo studio scatenò un enorme dibattito, con letteralmente centinaia di essi che confutavano questi dati, ma la maggior parte li confermava. Gli articoli che contestavano la tesi di Peltzman sostenevano in genere che lo studio non prendeva in considerazione alcuni ambiti particolari (tipo gli effetti sulla sicurezza nelle città, in specifiche categorie di automobilisti, ecc.).
L’effetto Peltzman è ormai considerato quasi universalmente effettivo anche in conseguenza di alcuni studi abbastanza recenti fatti nell’ambiente delle corse automobilistiche in USA, i quali hanno dimostrato come invariabilmente, ad ogni aumento delle regole per la sicurezza, nelle gare sono aumentati gli incidenti e le conseguenze negative degli stessi.
Cosa accade? Perché “aumentare gli strumenti e le norme di sicurezza” nei casi migliori non aumenta la sicurezza e nei casi peggiori produce gli effetti opposti?
La ragione è semplice: le persone si sentono più sicure grazie a questi strumenti e semplicemente si assumono più rischi e, nel caso delle auto, vanno più velocemente. Se è vero che il mezzo è più sicuro, l’utilizzo dello stesso è più sprovveduto ed il combinato disposto non produce niente di buono. Nei mercati finanziari stiamo vivendo una situazione simile, in particolare nel campo delle obbligazioni corporate. Gli acquisti delle banche centrali hanno prodotto un certo “apparente” livello di sicurezza di questi strumenti finanziari. Per molto tempo sono saliti di prezzo e godono di una certa “narrativa” in base alla quale, “fino a quando la banca centrale li compra non c’è problema”.
L’effetto di questa apparente sicurezza (unito anche alla crescente fame di rendimenti degli investitori) ha prodotto un generale aumento del livello di rischio dei portafogli finanziari degli investitori. Lo stesso è avvenuto nel mondo azionario. All’inizio di quest’anno, la narrativa largamente prevalente nel mondo degli intermediari finanziari era che gli investitori dovessero avere molto azionario in portafoglio, perché l’obbligazionario ormai non aveva più rendimento e le azioni erano comunque “sicure” grazie all’economia che va bene, al taglio delle tasse di Trump, ecc. ecc. ecc.Adesso iniziamo a vedere, almeno per la parte azionaria, che le cose non stanno esattamente così. Non possiamo sapere se i prezzi raggiunti dalle azioni negli ultimi giorni di Gennaio 2018 rappresentino o meno il massimo di questo ciclo azionario. Certamente i mesi di Febbraio e Marzo non sono stati positivi per le borse mondiali e la narrazione che si ascolta su questo settore sta piano piano cambiando. Sulle obbligazioni corporate ancora non si abbiamo vissuto un periodo simile a quello accaduto a fine Gennaio 2018 nell’azionario, ma vi sono pochi dubbi che ciò accadrà. Non sappiamo quando, ma è evidente che quello sia un settore in piena “bolla”, nel senso che i prezzi di quelle obbligazioni non hanno alcuna logica. Praticamente non incorporano alcun rischio emittente e questo è insensato perché gli emittenti aziendali hanno logicamente tassi di default più elevati delle obbligazioni governative, e non appena l’economia inizierà a rallentare, la BCE interromperà gli acquisti, il mercato farà un bagno di realtà. Quanto tempo ci vorrà perché questo accada? Possono servire un paio di trimestri o forse anche un paio d’anni. I mercati finanziari sono impossibili da prevedere, ma qual è il rendimento aggiuntivo che questa tipologia di investimenti fornisce al portafoglio? Praticamente insignificante. Ha senso correre il rischio di trovarci con il cerino in mano per avere uno zero-virgola in più all’anno?
Senza avere la pretesa di fare alcuna previsione sui mercati finanziari, avere obbligazioni corporate euro in portafoglio, in questo momento, è qualcosa di contrario al buonsenso. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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“L’aumento dei rendimenti obbligazionari prefigura un rincaro delle materie prime”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

(A cura di David Donora, Head of Commodities, Columbia Threadneedle Investments) Ci è voluto tempo, ma gli investitori si stanno abituando all’idea che i rendimenti obbligazionari globali sono in aumento. Ciò ha provocato una raffica di analisi sulla possibile reazione dei mercati azionari e del reddito fisso al repricing delle obbligazioni. Una minore attenzione è stata rivolta al potenziale impatto dell’aumento dei rendimenti e dei tassi d’interesse sui prezzi delle materie prime.Che i rendimenti dei titoli di Stato siano in rialzo non è in discussione, specialmente negli Stati Uniti. Gli aumenti dei tassi effettuati dalla Federal Reserve a partire dal 2015 hanno lentamente innalzato i rendimenti del debito pubblico statunitense. Questa tendenza viene adesso rafforzata dall’operato dell’amministrazione USA. A fronte della crescente chiarezza riguardo alla scarsa prudenza della Casa Bianca sul fronte dei conti pubblici, gli investitori globali stanno rivalutando il rischio delle obbligazioni statunitensi, con ricadute sull’inflazione, sul dollaro e sui mercati azionari.Nell’universo delle materie prime, l’aumento dei rendimenti obbligazionari renderà più oneroso l’indebitamento per i produttori. Di conseguenza, i nuovi progetti risulteranno meno appetibili e la risposta dell’offerta al rincaro delle materie prime in futuro potrebbe essere gravemente limitata. Tuttavia, un potenziale grattacapo per i produttori di commodity potrebbe rivelarsi un’opportunità per gli investitori. Il rialzo dei rendimenti contribuirà a rafforzare le limitazioni già favorevoli dal lato dell’offerta, il che potrebbe determinare un rincaro delle commodity superiore alle attese.Le scorte nei mercati delle materie prime sono già diminuite notevolmente, in quanto i produttori evidenziano un’insolita disciplina in questa fase del ciclo. A nostro avviso, al di fuori dei mercati obbligazionari vi sono tre fattori chiave che potrebbero accentuare le limitazioni dal lato dell’offerta.
Uno di questi è la Cina, il maggior consumatore mondiale di risorse naturali, che ha imposto vincoli all’offerta di molte commodity, nello specifico carbone, acciaio e alluminio, per ragioni ambientali. L’azione concertata delle autorità cinesi ha già avuto l’effetto di innalzare i prezzi di carbone, minerale di ferro e metalli di base, con un impatto positivo sul settore dei materiali.Alla fine del 2016, l’OPEC e i russi hanno stretto un’alleanza che ha ridotto la produzione petrolifera mondiale immessa sul mercato di 1,8 milioni di barili al giorno (bg). Di nuovo, si tratta di una situazione senza precedenti. Negli ultimi 40 anni i tentativi fatti dall’OPEC di ottenere la cooperazione della Russia sui tagli all’offerta erano sempre stati vani.
L’esperienza del periodo di oltre un anno appena trascorso dimostra che stavolta è diverso. L’OPEC e la Russia hanno iniziato a ridurre la produzione alla fine del 2016 e, alla luce di quanto avvenuto nel 2017, è probabile che manterranno il mercato in equilibrio anche nel 2018. Il coordinamento tra i due appare decisamente solido.
Il settore delle materie prime non ha mai dimostrato tanta disciplina nel limitare la nuova produzione a fronte della stabilizzazione o persino dell’aumento dei prezzi. Questo rigore giunge in una fase in cui la crescita globale sincronizzata dei mercati emergenti e sviluppati sostiene la domanda delle principali materie prime. Semmai, si assiste a un’accelerazione della domanda nei mercati emergenti, dove l’indebolimento del dollaro ha favorito l’aumento dell’indebitamento, la crescita e gli investimenti.Permangono tuttavia aree di incertezza e potenziale volatilità. I dazi su acciaio e alluminio annunciati dall’amministrazione statunitense non hanno avuto di per sé ricadute significative sui prezzi delle commodity nel medio termine. La situazione è destinata a cambiare a fronte delle ritorsioni e della guerra commerciale innescata dalle misure protezionistiche americane.

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Portugal Telecom – Oi Brasil: le emittenti olandesi del Gruppo votano il concordato

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 aprile 2018

Gli altri titoli del Gruppo non appartengono alle procedure olandesi e i loro portatori non devono fare alcunché.Le assemblee per ciascun titolo si terranno tutte a Londra il prossimo 2 maggio. Possono partecipare i detentori dei titoli alla “record date” di lunedì 16 aprile.
Si può votare SI oppure NO al Recuperação Judicial, oppure chiedere il certificato per partecipare personalmente all’assemblea.In pratica, il voto in Olanda segue il voto in Brasile. Se in Olanda il concordato fosse bocciato, la procedura in Brasile non andrebbe avanti. I giochi appaiono abbastanza chiusi perché gli istituzionali sono a favore e voteranno in massa per il concordato.Possono partecipare tutti i portatori dei titoli sopra indicati alla data del 16 aprile, che abbiano oppure non abbiano eseguito la procedura in Brasile.
Partecipare non è obbligatorio. Non lo è nemmeno per chi ha fatto individualizzare il proprio credito presso la Corte di Rio de Janeiro.Gli obbligazionisti che sono stati inseriti nel Recuperação Judicial brasiliano che volessero votare il concordato in Olanda (sempre che siano in possesso di titoli olandesi), devono necessariamente votare a favore e devono anche indicare il proprio numero di protocollo rilasciato dalla Corte di Rio de Janeiro.I tempi sono parecchio stretti. Le pochissime banche che hanno avvisato i clienti domandano risposte tra il 20 ed il 26 aprile. Gli obbligazionisti interessati devono pertanto attivarsi immediatamente. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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“Un anno potenzialmente favorevole per le obbligazioni asiatiche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

A cura di Clifford Lau, Head of Fixed Income, Columbia Threadneedle Investments. In contrasto con l’inasprimento monetario negli Stati Uniti e con il rallentamento del quantitative easing nell’Unione europea, le banche centrali asiatiche mantengono attualmente una politica monetaria accomodante. Da un punto di vista macro, ciò dà sostegno ai mercati obbligazionari asiatici.In questo contesto stabile, il reddito fisso asiatico offre potenzialmente ricche opportunità per il 2018. Tra i temi chiave figurano: il premio di rendimento delle obbligazioni asiatiche, il miglioramento della solidità delle aziende, il progresso dei mercati di frontiera e il vigore delle valute del continente.Tuttavia, nel 2018 sarà importante adottare un approccio più selettivo che nel 2017. I rischi d’inflazione sono in aumento in tutto il mondo a causa del rialzo dei prezzi di generi alimentari ed energia. In Asia l’inflazione appare ancora gestibile, ma anche qui si registrano rischi crescenti. La situazione è in netto contrasto con il 2017, quando le banche centrali locali hanno ridotto i tassi d’interesse a fronte dell’attenuazione delle pressioni inflazionistiche.
L’aumento dei consumi, la diffusione della tecnologia e la crescente urbanizzazione in Asia sono temi positivi per gli investitori obbligazionari. In generale, l’Asia rimane su una traiettoria di rapido sviluppo che favorisce il miglioramento degli standard di vita e l’arricchimento dei nuclei famigliari, incrementando le opzioni di spesa e modificando le preferenze dei consumatori. L’investimento in obbligazioni di società con un’esposizione a questi temi importanti può generare rendimenti interessanti per gli obbligazionisti.Il tema dei consumi è caratterizzato da un miglioramento della qualità della vita, da un aumento delle opportunità di viaggio e di svago, da maggiori acquisti di prodotti di moda e di abbigliamento, da una domanda più sostenuta di servizi finanziari e da livelli più elevati di credito al consumo. L’innovazione tecnologica coinvolge produttori di hardware e software e operatori dell’e-commerce, con un’espansione degli ecosistemi digitali e l’integrazione regionale tramite attività economiche condivise. Tra le caratteristiche della rapida urbanizzazione in corso si annoverano la conversione da carbone a gas, la nascita di una “Silicon Valley” nella Shenzhen Greater Bay Area e l’emergere di grandi società immobiliari a livello regionale.
Inoltre, vi sono importanti iniziative promosse dalle autorità che contribuiranno a definire la traiettoria economica dell’Asia e a generare opportunità per gli investitori globali. In Cina queste iniziative comprendono la Belt & Road Initiative, la riduzione dell’indebitamento aziendale e l’esportazione della capacità inutilizzata. Nel resto della regione, le più importanti sono la ricapitalizzazione delle banche indiane e le opportunità transfrontaliere per le società del Sudest asiatico nell’ambito della Comunità economica dell’ASEAN.Lo scorso anno i titoli di Stato asiatici hanno attratto gli investitori globali che erano alla ricerca di un rendimento incrementale, e le loro valutazioni, al pari dei loro fondamentali sottostanti, rimangono appetibili rispetto a quelli del reddito fisso core dei mercati sviluppati. Nello specifico, le prospettive d’inflazione favorevoli della regione sostengono le obbligazioni a duration lunga, ad esempio dell’Indonesia.
Le emissioni sovrane dei mercati di frontiera asiatici offrono attualmente un premio di rendimento ancora più elevato. Da una prospettiva macroeconomica, questi mercati includono economie con fondamentali positivi quali: l’adesione alle linee guida dell’FMI (Sri Lanka), ricadute positive del rialzo dei prezzi delle materie prime (Mongolia) e l’attenuazione del rischio politico (Pakistan).
Molte società asiatiche hanno annunciato una crescita vigorosa degli utili nel 2017 e dovrebbero fare lo stesso quest’anno. La robusta domanda interna, l’aumento dei volumi delle esportazioni (con buona pace delle tensioni commerciali tra USA e Cina), l’uso efficace dell’e-commerce per incrementare le vendite e ridurre i costi, e il supporto logistico fornito dallo sviluppo delle infrastrutture contribuiscono tutti ad accrescere la redditività. Il miglioramento della solidità aziendale dovrebbe essere sostenuto dall’ulteriore riduzione dell’indebitamento, che potenzia la copertura degli interessi e i profili di liquidità.Gli spread delle obbligazioni investment grade asiatiche rispetto alle omologhe statunitensi potrebbero subire un’ulteriore compressione (nonostante i livelli storicamente ridotti), specialmente sulla scia dell’indebolimento dei fondamentali societari negli Stati Uniti. Lo spread per unità di leva in Asia, a 146 punti base (pb), è più interessante rispetto a quello delle obbligazioni corporate investment grade dei mercati sviluppati, che offrono appena 40-50 pb, ed è indicativo del profilo di rischio-rendimento molto più favorevole della regione. Le recenti operazioni di allungamento delle scadenze hanno inoltre ridimensionato i rischi di rifinanziamento a fronte dell’aumento dei tassi d’interesse statunitensi.Le obbligazioni societarie high yield asiatiche si presentano generalmente solide, anche se i fondamentali sono più robusti al di fuori del settore immobiliare e di quello minerario, dove registrano nondimeno un miglioramento grazie all’aumento dei contratti di vendita stipulati nel primo e dei rincari delle materie prime nel secondo. Il tasso d’insolvenza è pari al 2%, contro la media del 2,4% dei mercati emergenti, e il segmento high yield asiatico resta relativamente sottovalutato con un minor rischio di duration in un contesto globale.
L’andamento dei tassi di cambio rimarrà una determinante fondamentale della performance dei mercati obbligazionari locali asiatici. Lo scorso anno molte banche centrali regionali hanno adottato politiche accomodanti in risposta all’inflazione modesta; le valute beneficiavano della vulnerabilità del dollaro USA ed erano ulteriormente sostenute dalla solidità dei saldi esterni. La situazione nel 2018 sarà probabilmente più sfumata. Gli investitori si concentreranno verosimilmente sui mercati obbligazionari locali di paesi con prospettive d’inflazione moderate e tassi d’interesse reali più elevati rispetto agli omologhi regionali, con significative riserve di valuta estera da usare come contrafforte contro la volatilità dei tassi di cambio e una crescita economica sostenibile rafforzata da sistemi politici stabili.Più in generale, la rapida crescita del PIL in quasi tutti i paesi asiatici dovrebbe sostenere le divise locali. Solo l’Indonesia è in leggero ritardo sulla base dei dati relativi all’indice PMI.
Gli investitori devono operare in chiave selettiva in tutti i segmenti dei mercati obbligazionari asiatici, individuando quelli che dovrebbero prosperare nell’attuale scenario macroeconomico. Riteniamo opportuno evitare alcuni settori, come quello delle telecomunicazioni indiano, dove la concorrenza spietata minaccia di spingere al ribasso i margini. Permangono inoltre pericoli sul fronte geopolitico, in particolare il rischio di un intervento armato nella penisola coreana e la minaccia di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.Tuttavia, la crescente presenza di investitori asiatici sta rafforzando i mercati obbligazionari della regione. Le sottoscrizioni di nuove emissioni e la performance del mercato secondario sono molto meno dipendenti dagli asset manager statunitensi ed europei rispetto ad alcuni anni fa. Un ruolo importante è svolto anche dalle società di wealth management in espansione e dalle compagnie assicurative regionali. I loro specifici requisiti di portafoglio aggiungono nuove spessore ai mercati.Per ottenere rendimenti positivi e regolari dagli investimenti occorre un approccio flessibile e diversificato all’investimento in Asia che dia agli investitori la possibilità di generare alfa nell’arco del ciclo economico.

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Verifone raggiunge un accordo per l’acquisizione da parte di Francisco Partners

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

SAN JOSE, California e SAN FRANCISCO, California – Verifone Systems, Inc. (NYSE: PAY) (“Verifone” o la “Società”), leader mondiale nelle soluzioni di pagamento e commerciali, e Francisco Partners, una delle più importanti società di private equity focalizzate sulla tecnologia, hanno annunciato di aver concluso un accordo definitivo in base al quale un gruppo di investitori guidato da Francisco Partners, tra cui British Columbia Investment Management Corporation (“BCI”), acquisirà Verifone per 23.04 dollari per azione, per un corrispettivo complessivo di circa 3,4 miliardi di dollari, comprensivo dell’indebitamento netto di Verifone.In base ai termini dell’accordo, gli azionisti di Verifone riceveranno 23,04 dollari in contanti per ciascuna azione ordinaria di Verifone detenuta, segnando un sovrapprezzo di circa il 54% rispetto al prezzo di chiusura dell’azione della Società – pari a 15,00 dollari – del 9 aprile 2018. Il Consiglio di Amministrazione di Verifone ha approvato all’unanimità l’accordo definitivo e raccomanda ai soci di Verifone di votare a favore dell’operazione. Una volta completata l’operazione, Verifone diventerà quindi una società privata.
L’operazione non è soggetta a condizioni di finanziamento e si prevede che si concluda nel corso del terzo trimestre del 2018, subordinatamente alle consuete condizioni di chiusura, tra cui il ricevimento delle approvazioni degli azionisti e delle autorità di vigilanza. L’accordo di fusione prevede un periodo di “go-shop”, che consente al Consiglio di Amministrazione e ai consulenti di Verifone di avviare, sollecitare, incoraggiare e potenzialmente avviare trattative con le parti che presenteranno proposte alternative di acquisizione entro il 24 maggio 2018. Non vi può essere alcuna garanzia che tale processo si traduca in una proposta superiore e Verifone non intende divulgare gli sviluppi relativi al processo di sollecitazione a meno che e fino a quando il Consiglio non adotti una decisione che richieda un’ulteriore informativa.Qatalyst Partners è consulente finanziario di Verifone e Sullivan & Cromwell LLP è consulente legale di Verifone. Credit Suisse, Barclays e Royal Bank of Canada svolgono il ruolo di consulenti finanziari e Kirkland & Ellis LLP quello di consulenti legali del gruppo di investitori Francisco. CreditoAnche Suisse, Barclays e Royal Bank of Canada hanno fornito un finanziamento del debito impegnato per l’operazione.

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Le Smart Cities globali genereranno un mercato di oltre 2 trilioni di dollari entro il 2025

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Gli esperti di Frost & Sullivan prevedono che entro il 2050 oltre l’80% della popolazione dei paesi sviluppati vivrà in città. Nei paesi in via di sviluppo questa cifra dovrebbe superare il 60%. La creazione di città intelligenti consente una transizione graduale verso l’urbanizzazione e i progressi tecnologici aiuteranno le amministrazioni ad ottimizzare le risorse per fornire il massimo valore alla popolazione, inteso sia come valore finanziario che come risparmio in termini di tempo o miglioramento della qualità della vita.
“L’Intelligenza Artificiale è stata l’area dell’innovazione tecnologica più finanziata negli ultimi due anni, con grandi investimenti provenienti da società, ma anche aziende indipendenti, di venture capital” spiega Jillian Walker, Principal Consultant del gruppo Visionary Innovation di Frost & Sullivan.Le città intelligenti creeranno enormi opportunità di business con un valore di mercato superiore a 2 trilioni di dollari entro il 2025.
IA, assistenza sanitaria personalizzata, robotica, sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS), generazione distribuita di energia e altre cinque tecnologie saranno i capisaldi tecnologici delle città intelligenti del futuro.
La regione Asia-Pacifico registrerà la crescita più rapida nel settore dell’energia intelligente entro il 2025. In Asia oltre il 50% delle città intelligenti si troverà in Cina. I relativi progetti genereranno 320 miliardi di dollari per l’economia cinese entro il 2025.
Il Nordamerica sta riguadagnando terreno velocemente, con molte città di secondo livello, come Denver e Portland, impegnate nel costruire il loro portafoglio di città intelligenti.
Il mercato nordamericano globale degli edifici intelligenti, che include il valore totale di sensori, sistemi, hardware, control e software intelligenti venduti, raggiungerà i 5.74 miliardi di dollari nel 2020.
L’Europa registrerà complessivamente il maggior numero di investimenti in progetti per le città intelligenti, considerato l’impegno mostrato dalla Commissione Europea per promuovere queste iniziative.Il mercato europeo dell’e-hailing, centrale per le città che sviluppano soluzioni di mobilità intelligente, attualmente genera ricavi pari a 50 miliardi di dollari e dovrebbe raggiungere i 120 miliardi entro il 2025.
In America Latina, le città che stanno sviluppando attivamente iniziative per la nascita di città intelligenti sono: Mexico City, Guadalajara, Bogotá, Santiago, Buenos Aires e Rio de Janeiro. In Brasile, i progetti per le città intelligenti genereranno entro il 2021 quasi il 20% dei ricavi dell’IoT complessivi che ammontano a 3.2 miliardi di dollari.“Attualmente la maggior parte dei modelli di città intelligente fornisce soluzioni in silos e non sono interconnessi. Il futuro si muove verso soluzioni integrate che collegano tutte le verticali in un’unica piattaforma. L’IoT sta già preparando la strada per la realizzazione di soluzioni di questo tipo” aggiunge Vijay Narayanan, Senior Research Analyst del settore Visionary Innovation di Frost & Sullivan.

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Richieste mutui: Crescono le domande da parte delle fasce di popolazione più giovani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

Il mese di marzo vede una nuova contrazione (-8,4%) del numero di richiesta di nuovi mutui e surroghe (vere e proprie istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi online) da parte delle famiglie italiane, dato che porta la performance cumulata nel primo trimestre dell’anno ad un calo complessivo del -8,9%, rispetto allo stesso periodo del 2017.
Tuttavia, tale flessione è più contenuta rispetto a quanto rilevato nei 3 trimestri precedenti essendosi ormai consolidata la frenata delle surroghe, fenomeno iniziato oltre un anno fa a seguito del progressivo ridursi del bacino potenziale di mutuatari per i quali l’operazione di rottamazione del finanziamento è ancora economicamente conveniente.
Di seguito sono riportate in forma grafica le variazioni mensili in valori ponderati (cioè al netto dell’effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi) su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF che raccoglie i dati relativi a oltre 85 milioni di posizioni creditizie.Alla flessione del numero di richieste si contrappone, però, una crescita dell’importo medio richiesto, che nei primi tre mesi del 2018 fa segnare un confortante +1,7%, portando il valore medio a 126.025 Euro. Anche in questo caso il dato è influenzato dalla minor incidenza delle surroghe, che per natura presentano un importo medio inferiore a quello dei nuovi mutui.
Nello specifico, l’importo richiesto nel mese di marzo si è attestato a 126.256 Euro, leggermente al di sopra del valore rilevato nel corrispondente mese del 2017 (+0,5%).
Andando ad analizzare la distribuzione delle richieste, nei primi tre mesi dell’anno si osserva uno spostamento graduale dalla classe di importo inferiore ai 75.000 Euro verso quelle al di sopra dei 150.00 Euro.Per quanto riguarda invece la distribuzione delle richieste di nuovi mutui e surroghe per classe di durata, nel I trimestre si registra uno slittamento verso le fasce comprese tra i 16 e i 30 anni (+3,3 punti percentuali) a cui corrisponde una parallela contrazione della classe compresa tra i 10 e 15 anni (-3,1 punti percentuali rispetto al 2017).
Le richieste di mutuo di durata inferiore ai 5 anni (tipicamente associate alle surroghe) mantengono una posizione marginale e in ulteriore riduzione di -0,8 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
L’analisi prodotta da CRIF sulla distribuzione per età del richiedente, infine, conferma che ancora una volta è la fascia d’età compresa tra i 35 e i 44 anni ad essere quella maggiormente rappresentata, con una quota pari al 34,5% del totale.Si osserva, però, un aumento delle richieste da parte delle fasce di età più giovani di popolazione, con quella compresa tra i 25 e i 34 anni che cresce di +1,2 punti percentuali rispetto al I trimestre 2017.
“In uno scenario del mercato immobiliare che sta manifestando segnali di recupero sul fronte delle compravendite (l’unico indicatore che sta languendo è quello dei prezzi degli immobili usati, ancora in calo, mentre le case di nuova costruzione hanno già intrapreso un percorso di recupero), le aziende di credito stanno sviluppando prodotti sempre più vicini alle reali esigenze e capacità dei consumatori, basati sulle peculiarità territoriali in termini di potenzialità e caratteristiche socio-demografiche – conclude Capecchi -. Al contempo rimane opportuna la corretta valutazione degli immobili e del rischio di credito associato alla richiesta del finanziamento per garantire un sano sviluppo del mercato, tanto per le aziende di credito quanto per le famiglie in termini di affidamento responsabile”.

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Menzione d’onore per CaosContract di OIL Design Lab al Red Dot Award

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Il Red Dot Award è uno dei premi per i prodotti di design più ambito al mondo, considerato, a tutti gli effetti, l’oscar del design. Il premio si avvale di una giuria formata da esperti di design a livello internazionale e rappresenta un obiettivo di sicuro prestigio per designer e aziende. L’edizione 2018 ha visto tra i protagonisti CaosContract, il sistema di lampade a sospensione disegnato da OIL Design Lab e prodotto da Sforzin Illuminazione. CaosContract si è aggiudicato la menzione d’onore, riconosciuta dai giudici ai prodotti meglio pensati e caratterizzati da soluzioni di design innovative.
Il premio, riconosciuto a livello internazionale, rappresenta un’etichetta per il design di eccellenza; i prodotti premiati vengono esposti ai Red Dot Design Museum di Essen, Singapore e Taipei.
Ed è proprio ad Essen che il prossimo 9 luglio si terrà la premiazione e la serata di gala che permetterà di conoscere meglio i prodotti, i designer e le aziende vincitrici.
“Il Red Dot Design Museum è tra più i grandi musei di design contemporaneo – commenta Giacomo Sicuro, fondatore di OIL Design Lab insieme ad André Straja e Lenka Lodo – ed è un onore sapere che CaosContract troverà posto accanto ai capolavori di design di tutto il mondo. Credo che i giudici abbiano apprezzato la linea pulita e la leggerezza di questo sistema armonioso di lampade a led”.“La nostra collaborazione con OIL Design Lab. – racconta Marco Sforzin, titolare dell’azienda Sforzin Illuminazione – si è rivelata sin da subito di forte impatto innovativo e questo riconoscimento è per noi conferma e motivazione. CaosContract è un sistema estremamente dinamico e versatile. Pochi elementi: un cavo, un tubo, la luce; uniti in maniera tanto semplice quanto intuitiva”.

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Nasce Alpsndown.com

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Alpsndown.com è il nuovo progetto di Visitait Srl, lanciato ufficialmente nel marzo 2018. Nuovo logo, nuovo sito web e nuova strategia di comunicazione sono le componenti principali del progetto che, pur mantenendo il focus sulle esperienze outdoor e il cuore dell’attività in Friuli Venezia Giulia, sceglie di allargare la propria zona di influenza al territorio che si estende dalle Alpi al Mare Adriatico. L’avventura “senza confini” diventa quindi la protagonista assoluta e viene proposta ai turisti e alle persone del luogo come mezzo tramite il quale scoprire posti nascosti e autentici, immersi nella natura incontaminata e lontano dai principali flussi turistici.“Alpsndown.com rappresenta la naturale evoluzione del precedente portale, Visitait.it. L’esperienza nel settore, lo sviluppo degli strumenti tecnologici e una rete di professionisti altamente qualificati, ci hanno permesso di fare questo notevole passo avanti.” – afferma Anna Dreolini, Responsabile Marketing di Visitait Srl, che continua – “I trend dimostrano che il turismo attivo sta crescendo in modo esponenziale; Il viaggiatore non è più un semplice “spettatore” ma assume a tutti gli effetti il ruolo di “attore” e, tramite l’esplorazione, la scoperta e la conoscenza diretta del luogo che sta visitando, arricchisce il proprio bagaglio culturale ed esperienziale. Internet è uno strumento indispensabile per questa tipologia di viaggi: online si possono valutare e confrontare le diverse offerte, ricevere tutte le informazioni di cui si necessita e prenotare in autonomia la propria vacanza.”“Ed è proprio questo il contesto in cui si inserisce l’attività di Alpsndown.com. Il nostro obiettivo è di diventare il punto di riferimento per chi vuole immergersi totalmente in questi luoghi incantevoli.” – continua Federico Crosato, Responsabile Vendite dell’azienda – “Paesaggi innevati, cavità naturali, colline coltivate a vigneti sono il paradiso per gli appassionati di attività all’aria aperta come lo sleddog, le escursioni in fat bike o in quad, i voli in mongolfiera e in ultraleggero e molto altro. Attorno alla prenotazione di ogni singola attività poi si sviluppa un intero network turistico che coinvolge la ristorazione, le strutture ricettive e le attività commerciali.”Passando agli aspetti più tecnici, il portale non è un semplice e-commerce di vendita di coupon, ma un vero e proprio sistema di prenotazione che mette in collegamento il viaggiatore con le esperte guide del territorio. Due anni di esperienza hanno inoltre portato a una profonda conoscenza delle caratteristiche che il nuovo sito doveva avere e a una migliorata user experience studiata interamente sui feedback dei clienti: inserimento di filtri ben visibili in home page, informazioni sintetiche ma molto dettagliate su ciascuna scheda attività, raggruppamento delle attività in categorie, pulsanti di contatto più visibili. Rispetto a Visitait.it, Alpsndown.com contiene diverse sezioni aggiuntive dedicate ai consigli per i viaggiatori: cosa mettere in valigia quando si sta per partire per una vacanza avventurosa, interviste alle guide, articoli dedicati alla preparazione per le attività proposte sul portale.
Da marzo 2018, inoltre, l’azienda ha aderito al progetto “Factory” dedicato ai giovani soci di Banca TER e avuto l’opportunità di trasferire la propria sede operativa nel cuore di Udine, all’interno del prestigioso Palazzo Moretti in Piazzale XXVI luglio. Gli spazi della “Factory” sono condivisi da 10 start-up friulane con il fine di creare interscambi di idee, opportunità di collaborazione, spunti per nuove potenzialità di business e costruire dei veri e propri network.

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Andamento crediti deteriorati

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

L’analisi svolta da CRIF sull’andamento del rischio di credito di imprese e famiglie italiane che nel 2017 si è stabilizzato dopo oltre 13 trimestri consecutivi di forte decelerazione, raggiungendo livelli inferiori a quelli del periodo pre-crisi. Nello specifico si osserva che il tasso di default delle imprese a dicembre 2017 si è stabilizzato al 3.9%, rispetto alla rilevazione di dicembre 2015, quando era risultato pari al 5.8%, e lontanissimo dal picco della fine del 2009, nella fase più acuta della crisi, quando aveva raggiunto il 7.9%. Molto più contenuta la volatilità del rischio delle famiglie italiane, tradizionalmente più prudenti nel ricorso al credito e storicamente protette da saggi di risparmio elevati: il tasso di default è sceso dal 2.3% di dicembre 2015 all’1.7% di dicembre 2017, anche in questo caso su livelli decisamente più contenuti rispetto al 3.5% registrato sempre alla fine del 2009. Per il prossimo biennio, CRIF Credit Solutions stima che, secondo lo scenario di complessivo miglioramento dello stato generale dell’economia delineato dall’EBA, il rischio delle imprese si stabilizzerà su un sentiero di normalità attestandosi intorno al 4% fino alla fine del 2019. Considerando invece per ipotesi uno scenario fortemente sfavorevole, la rischiosità potrà aumentare fino al 5.8%, ritornando ai livelli conosciuti nella crisi più recente. Per quanto riguarda le famiglie, invece, CRIF prevede una normalizzazione della dinamica del tasso di default intorno all’1.6% fino alla fine del 2019 ma, in presenza di condizioni economiche molto avverse, il trend del default potrà accelerare risalendo fino al 2.2%.

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Vem Solutions S.p.A. acquisisce il 70% delle quote della società Helian S.r.l.

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Vem Solutions S.p.A., società del Gruppo Viasat che progetta e realizza piattaforme hardware, firmware e software per il supporto e l’erogazione di servizi telematici, IoT e Big Data, comunica di aver acquisito il 70% delle quote della società Helian S.r.l., società con sede in Abruzzo, specializzata in soluzioni hardware e software per la sicurezza e la circolazione stradale, creatrice dello Street Control, nonché soluzioni dedicate al monitoraggio territoriale ed ambientale tramite Wireless Sensor Network.“L’obiettivo di questa acquisizione – commenta Marco Annoni, CEO di Vem Solutions S.p.A. – rientra nel più ampio piano strategico del Gruppo che riguarda, tra le altre cose, anche lo sviluppo di soluzioni innovative ed evolute in ambito telematico che, attraverso il miglioramento della mobilità, traccino il percorso verso smart cities sostenibili.” “La volontà del Gruppo Viasat – dichiara il Presidente, Domenico Petrone – è di creare una forte sinergia fra le due Società e, connettendo la piattaforma telematica di Helian a quelle del Gruppo, di realizzare soluzioni integrate utili per il monitoraggio della mobilità nel territorio che consentiranno alle pubbliche amministrazioni di avere un maggior controllo sul parco auto urbano. A partire – prosegue il Presidente – dalla copertura assicurativa delle auto, ma anche il verificare tutto quanto connesso al territorio e al trasporto come il congestionamento delle strade, il rilevamento della qualità dell’aria, la gestione dei parcheggi, la quantità di emissioni provenienti dalle aree industriali, il monitoraggio delle infrastrutture, lo spostamento delle sostanze pericolose, il rilevamento delle strade ad elevata rischiosità di sinistro, il monitoraggio delle zone boschive, e altre innovazioni che hanno in comune la sicurezza del cittadino e del territorio.” “Le tecnologie di Helian – ci dice l’Amministratore Delegato, Gianluca Di Francesco – sono una soluzione semplice ad un complesso problema che oggi rappresenta la sicurezza stradale. Secondo l’ANIA, infatti, sarebbero circa 2,9 milioni di veicoli, pari al 6,7% del totale, le auto che circolano sul territorio italiano senza assicurazione, e un veicolo su quattro, circa 13milioni, non è in regola. Il rischio per il cittadino è molto alto, considerando che un eventuale sinistro con un’auto non assicurata potrebbe implicare l’incapacità della parte responsabile di risarcire i danni economici provocati. La sinergia industriale fra due Società come Helian e il Gruppo Viasat darà vita a nuove piattaforme di sicurezza e monitoraggio delle nostre città sempre più connesse e digitali per rendere sempre più agevoli e vivibili le stesse.”L’operazione di acquisizione è stata seguita dalle società di consulenza Nash Advisory e dallo studio RSM Studio Palea Lauri Gerla, in qualità di advisor finanziari, dai legali Luca Pecoraro e Massimo Di Rocco, nonché dalle società Wave S.r.l. ed EY. Chi è Helian S.r.l. Società con sede in Abruzzo specializzata nel proporre piattaforme abilitanti per la gestione della sicurezza e del degrado urbano. Sviluppa soluzioni dedicate al monitoraggio territoriale ed ambientale tramite WSN (wireless sensor network) ed è ideatrice dello Street Control sistema veicolare di controllo e sanzionamento in mobilità.Chi è Viasat Group. Gruppo europeo specializzato nella progettazione, produzione e distribuzione di prodotti e servizi telematici e IOT (Internet of Things) per l’assicurazione, la gestione della flotta e le industrie dei Big Data. È presente attraverso le sue filiali e distributori in oltre 50 paesi in Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina. Gestisce, a livello internazionale, circa 700.000 mezzi satellizzati, 5.8 milioni di persone connesse (App, dispositivi indossabili, workforce management), 25 città collegate con sistemi di trasporto intelligente e 8.000 edifici, contando oltre 600 professionisti.

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La Design Week spinge i prezzi degli affitti brevi al 75% in più rispetto a quelli mediamente richiesti a Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Milano. Si avvicina la settimana milanese del design, l’evento internazionale capace di trasformare un’intera città grazie a un mix di eventi, design e cultura. Sono oltre quattrocentomila i professionisti del settore che, insieme ai tanti turisti provenienti da ogni parte del mondo, ogni anno raggiungono la città meneghina facendo registrare il “tutto esaurito”.
Un’opportunità per chi decide di dare in affitto un appartamento, come testimonia la rilevazione del Centro Studi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare. Da un lato si registra il nuovo record di domanda che assorbe ben oltre il 90% dell’offerta totale di abitazioni messe in affitto in questo periodo. Dall’altro il canone di locazione medio per un’abitazione con 4 posti letto nelle zone più interessate dalla manifestazione è di 1.100 euro a settimana, il 75% in più rispetto ad altri periodi dell’anno, ma con valori che possono crescere del +186% in via Stendhal e del +131% in via Tortona. Un business che ha alimentato il mercato milanese delle seconde case uso investimento, con una crescita globale, sia di abitazioni nuove che usate, nel 2017 del +25% rispetto all’anno precedente.Tra le zone della “design week” è Brera quella con i canoni più elevati: per affittare un appartamento sono necessari in media 1.400 euro a settimana, un importo del +43,1% rispetto ad altri periodi dell’anno. Seguono le zone di Garibaldi / Porta Volta con 1.175 euro (+77,8%) e l’Isola con 1.035 euro (+61,2%). Più “economiche” Porta Romana con circa 990 euro (+66,9%) e Lambrate con 850 euro (+108,2%).Per quanto riguarda le singole vie, per chi ha maggiore disponibilità può orientarsi verso Foro Bonaparte (1.600 euro), via Tortona e via Pontaccio (entrambe 1.500 euro) mentre, per chi non vuole rinunciare alla settimana milanese ma non ha un’alta disponibilità economica, può orientarsi verso via Forcella in zona Tortona (770 euro), via Oslavia (750 euro) o via Massimiano in zona Lambrate (650 euro).“Solo fino a due o tre anni fa alcune selezionate zone di Milano, tipicamente legate all’industria del mobile, venivano interessate dal boom degli affitti brevi legati al Salone», spiega Alessandro Ghisolfi, responsabile del centro studi di AbitareCo. «Il successo degli eventi legati al Fuori Salone, disseminati ormai in tutta la città, hanno fatto crescere l’interesse dei visitatori praticamente per tutti i quartieri di Milano tra cui spiccano Porta Romana, Lambrate, Repubblica, Porta Venezia e Porta Volta. In queste aree risulta sempre più difficile trovare una sistemazione a prezzi ragionevoli nella settimana del Mobile”.

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Procedure digitali più semplici all’interno del Mercato Unico dell’UE

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Questo strumento online multilingue consente una cooperazione più rapida, agevole ed efficiente tra le autorità nei diversi paesi dell’UE, migliorando di conseguenza la vita dei cittadini europei. Dal 2008 ha reso possibili oltre 110 000 scambi di informazioni tra le autorità, su questioni come la prestazione di servizi, le domande di tessera professionale europea (EPC) e il riconoscimento delle qualifiche professionali.Prima di una conferenza organizzata oggi dalla Commissione, la Commissaria responsabile per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI Elżbieta Bieńkowska ha dichiarato: “Un mercato unico efficiente è fondamentale per la crescita e la prosperità nell’UE. Dobbiamo sfruttare al meglio le nuove tecnologie digitali per accelerare le procedure amministrative e ridurre gli oneri. L’IMI ha svolto un ruolo essenziale in questo senso negli ultimi 10 anni e negli ultimi due si è rivelato un fattore fondamentale per il successo dell’EPC. Potrebbe servire anche da piattaforma di sostegno per nuovi strumenti innovativi, come la carta elettronica europea dei servizi (e-Card), finalizzati ad agevolare gli spostamenti dei prestatori di servizi nell’Unione.”
Introdotta nel gennaio 2016, la tessera professionale europea è disponibile per cinque professioni molto mobili (infermieri responsabili dell’assistenza generale, farmacisti, fisioterapisti, guide alpine e agenti immobiliari), per coloro che desiderano lavorare in un altro Stato membro.Il meccanismo di allerta richiede ai Paesi dell’UE di avvisarsi l’un l’altro tramite l’IMI in merito ai professionisti nei settori della sanità o dell’istruzione dei minori soggetti a un divieto o a una restrizione all’esercizio della professione in un dato paese dell’UE. La valutazione dimostra che l’EPC e il meccanismo di allerta hanno ulteriormente rafforzato la sicurezza della mobilità professionale e hanno apportato valore aggiunto rispetto ai processi di riconoscimento tradizionali. Anche i riscontri delle parti interessate hanno confermato che il meccanismo di allerta rafforza la cooperazione e la fiducia tra le autorità nazionali per quanto riguarda la sicurezza della mobilità professionale.

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L’export lombardo tra dazi, Trump e instabilità geopolitica

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

L’effetto Trump sui mercati internazionali, il possibile rischio di guerre commerciali e l’aumento di episodi di violenza politica. Come possono le aziende bergamasche affrontare le complessità del nuovo scenario globale, cogliendo le grandi occasioni che export e internazionalizzazione possono offrire? Quali le geografie su cui puntare? È da queste domande che ha preso le mosse oggi a Bergamo (presso il Centro Congressi Giovanni XXIII) il convegno “L’export lombardo tra dazi, Trump e instabilità geopolitica” organizzato in collaborazione con Confindustria Bergamo da SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, per presentare la Country Risk Map 2018.Al centro dell’evento, le testimonianze delle aziende protagoniste dell’export bergamasco – Serioplast, GFM, Brembana & Rolle – che si sono confrontate con gli esperti di SACE SIMEST sulle strategie per affrontare i mercati internazionali.Con oltre 120 miliardi di beni venduti all’estero nel 2017, la Lombardia è la prima regione italiana esportatrice, rappresenta da sola oltre un quarto dell’export nazionale e ha saputo beneficiare della crescita globale in ripresa, realizzando un balzo del 7,5%. L’export è prevalentemente concentrato verso i Paesi dell’area Ue e ha ancora ampio margini di diversificazione verso nuove destinazioni con profili di rischio più elevati e grande potenziale di business: tra queste, la Country Risk Map rileva ad esempio la Cina, il Messico, gli Emirati Arabi Uniti e l’India.“Le imprese lombarde hanno da tempo avviato un percorso di sviluppo all’estero di successo, convinte che export e internazionalizzazione siano leve imprescindibili per la crescita e la competitività – ha dichiarato Alessandro Decio, Amministratore Delegato di SACE –. Consapevoli del forte potenziale di questo territorio, siamo vicini alle eccellenze produttive lombarde, e in particolare a quelle bergamasche, che attraverso il nostro punto di contatto presso Confindustria Bergamo, potranno conoscere tutte le soluzioni offerte da SACE SIMEST e cogliere le migliori opportunità provenienti sia dai mercati avanzati già consolidati sia da quelli emergenti”.“Per continuare ad essere competitivi in un mondo in cui le barriere stanno aumentando, occorre puntare non solo sull’export ma anche sulla produzione all’estero, affiancando il Made in Italy con il Made with Italy – ha dichiarato Salvatore Rebecchini Presidente di SIMEST –. In campo internazionale, le imprese bergamasche sono da sempre particolarmente attive. Dall’inizio dell’attività SIMEST ha sostenuto 42 investimenti diretti all’estero promossi da aziende di questa provincia, per un totale investito di oltre 37 milioni di euro Inoltre i finanziamenti per l’internazionalizzazione sono stati oltre 120 per un totale erogato di 81 milioni euro. Il nostro obiettivo è di accrescere il volume delle nostre operazioni sfruttando sempre meglio le sinergie con SACE”.”Siamo orgogliosi di aver ospitato a Bergamo per la prima volta il Roadshow SACE SIMEST nell’ambito di una collaborazione ormai consolidata. Confindustria Bergamo ha aperto nel 2014 un SACE Point nella propria sede, seguito dall’apertura dello sportello SIMEST nel 2016. Un funzionario SACE/SIMEST è presente una volta a settimana o a chiamata, a seconda delle necessità delle aziende associate. A questa attività si aggiungono i numerosi incontri, convegni e tavoli tecnici organizzati con la collaborazione di SACE – ha dichiarato Aniello Aliberti, Vice Presidente di Confindustria Bergamo con delega al Credito, al Fisco di Impresa e all’Internazionalizzazione –. In una provincia come la nostra, fortemente votata all’export, è fondamentale poter contare su strumenti efficaci, tarati sulle reali esigenze delle imprese. Mi riferisco, per esempio, alla possibilità della copertura assicurativa singola o all’emissione di garanzie e cauzioni in tempi rapidi. Il crescente interesse delle nostre imprese verso SACE e SIMEST conferma che siamo nella giusta direzione e che ci sono spazi per un’ulteriore crescita della collaborazione”.Solo nell’ultimo anno, il Polo SACE SIMEST ha servito 5.700 aziende lombarde, in prevalenza PMI, mobilitando oltre 3,6 miliardi di euro di risorse a sostegno di export e investimenti all’estero.

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IREX Annual Report 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Roma 18 aprile 2018 – ore 9.00 Auditorium GSE – Viale Maresciallo Pilsudski, 92 Torna a Roma il tradizionale appuntamento con l’Irex Annual Report, il rapporto annuale curato da Althesys sulle tendenze e le strategie del comparto delle rinnovabili, che da un decennio fornisce il quadro più ampio e dettagliato disponibile in Italia sul settore e analizza gli investimenti, la situazione internazionale e gli scenari energetici futuri.
Dopo i saluti del Presidente del GSE Francesco Sperandini, Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, presenterà il rapporto 2018 dal titolo “L’evoluzione del settore elettrico tra nuovi modelli di business e policy nazionali”. Seguirà una serie di tavole rotonde moderate da Giancarlo Loquenzi, giornalista RAI.La prima sarà dedicata a “Le strategie delle imprese: dal rinnovamento ai nuovi investimenti al 2030”. Ne discutono Marco Peruzzi e2i Energie Speciali, Toni Volpe Falck Renewables, Eugenio De Blasio Green Arrow, Diego Percopo EF Solare Italia, Giuseppe De Beni Italgen.Poi “Innovazione tra mercato e regole, quale futuro?”. Ne discutono Paolo Giachino CVA, Michele Scandellari Seci Energia, Carlo Pignoloni Enel Green Power, Pietro Tittoni Erg, Paolo Grossi Innogy.In conclusione, “Oltre la SEN, dalla teoria alla pratica: come?”. Ne discutono Simone Togni ANEV, Piero Gattoni Consorzio italiano Biogas, Francesco Sperandini GSE, Simone Mori Elettricità Futura, Fabio Bulgarelli Terna.

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Rischio svendita dei nostri titoli di Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

“Ai continui avvertimenti inviati nei giorni scorsi dai maggiori gestori di fondi internazionali sul rischio svendita dei nostri titoli di Stato, per effetto del rischio che si possa formare un governo Lega – Movimento 5 Stelle, oggi si è aggiunto anche il report redatto dalla direzione Ricerche e Studi di Intesa Sanpaolo, che ha lanciato l’allarme su possibili pressioni da parte delle agenzie di rating e dei mercati finanziari, già prima del 2019, nel caso l’Italia abbandonasse il “sentiero stretto” del rigore.Nel suo Focus sull’Italia, il centro studi di Banca Intesa, oltre a sottolineare la necessità di presentare subito in Parlamento il quadro tendenziale del Documento di Economia e Finanze, in attesa che il programmatico venga scritto dal futuro Esecutivo, suggerisce che le previsioni macroeconomiche e l’evoluzione del quadro di finanza pubblica del DEF dovrebbero risultare poco variate rispetto alle previsioni contenute nella Nota di Aggiornamento al DEF dello scorso Settembre, in maniera da proseguire sulla strada del risanamento dei conti pubblici. L’obiettivo finale deve essere quello del pareggio di bilancio strutturale, che dovrebbe essere raggiunto nel 2020, condizione necessaria per poter iniziare a ridurre sostanzialmente il nostro debito pubblico. Il risultato è ormai a portata di mano se però, ricorda lo studio, si evita di aggirare i vincoli di finanza pubblica, come vorrebbero fare gli economisti della Lega e del Movimento 5 Stelle. Una tale eventualità esporrebbe il nostro paese a uno scontro aperto con la Commissione Europea e un maggior deficit allontanerebbe i nostri conti pubblici dalle regole UE in maniera significativa, condannandoci alle sanzioni europee che potrebbero scattare già l’anno prossimo.
Lo studio afferma anche che non è solo delle conseguenze europee che il nuovo governo si dovrebbe preoccupare, quanto della pressione derivante dalle agenzie di rating e dagli investitori, che vedrebbero malissimo l’abbandono della disciplina fiscale, considerando che nel 2019 il Tesoro dovrà collocare sul mercato 45 miliardi di offerta netta, in un contesto in cui il contributo di famiglie e banche, per motivi diversi, non potrà che essere nullo o negativo. In pratica, il debito pubblico dovrà essere acquistato dagli investitori esteri per un importo stimato tra i 50 e i 60 miliardi di euro nel 2018 e più di 60 miliardi nel 2019. Per questi motivi, è bene non scherzare con il fuoco e mantenere la reputazione di un paese che tiene alla riduzione del suo debito. Altrimenti, l’emissione dei titoli di Stato avverrà a rendimenti molto più alti di quelli attuali, dal momento che gli investitori li valuterebbero più rischiosi, con conseguenze molto negative sulla spesa per interessi e, quindi, sul deficit”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputati di Forza Italia.

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GEFCO: positivi risultati nel 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

GEFCO, operatore globale di servizi complessi di supply chain industriale e leader europeo nella logistica dei veicoli finiti, che ha riportato una positiva performance nell’anno 2017. Fatturato in crescita del 5,1% a 4,4 miliardi di euro (rispetto ai 4,2 miliardi di euro del 2016) EBITDA in crescita del 16% a 201 miliardi di euro I ricavi del Gruppo sono aumentati dell’8,1% grazie all’acquisizione di importanti clienti sia nel settore automotive (Jaguar-Land Rover, Volkswagen, Tesla, Audi, Volvo, Renault-Nissan, Carglass e London Electric Vehicles) che in altri settori quali food, retail e fashion (Amazon, Baron de Rotschild, Kiabi, LC Waikiki e L’Oréal), energia (Gazprom Neft-Supply), aerospazio (Safran), produzione industriale (Severstal), Life Sciences e farmaceutico (Fresenius, Procter and Gamble)La crescita dell’EBITA è sostenuta dall’aumento del profitto lordo, una positiva performance di tutte le divisioni e un buon controllo dei costi. La divisione Overland ha riscontrato buona performance grazie a un piano di miglioramento che ha generato profitto grazie alla riorganizzazione del network e all’ottimizzazione dei costi.
La divisione Freight Forwarding grazie a un piano di miglioramento ha conseguito profitti grazie ad una forte crescita dei nuovi clienti e alla specializzazione delle rotte commerciali
Lo stato patrimoniale di Gruppo è solido.
Luc Nadal, Presidente del Consiglio di Direzione di GEFCO commenta: «Il 2017 è stato un altro grande anno per GEFCO, caratterizzato dalla crescita sia dei ricavi che della profittabilità, a testimonianza della forza della nostro offerta ai clienti e il nostro impegno nel conseguire eccellenza operativa. La nostra strategia consegue una costante crescita, come dimostrato dalla crescita dei ricavi dai Market Clients di oltre l’8% rispetto all’anno precedente. Il nostro programma di eccellenza operativa, iniziato nel 2014, ha consentito un cambio di rotta per le divisioni storicamente meno forti, raggiugendo l’obiettivo di riportare in profitto i business Overland e Freight Forwarding”.

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Greenpeace a Nestlè: Servono piani più ambiziosi sulla plastica usa e getta

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Nestlé, azienda leader mondiale del settore alimenti e bevande, ha pubblicato oggi i propri piani per affrontare la crescente crisi globale dell’inquinamento da plastica. Questi non includono misure chiare e concrete volte a ridurre, ed eliminare gradualmente, gli imballaggi e i contenitori in plastica monouso. L’azienda considera sufficientemente “ambizioso” rendere tutti gli imballaggi completamente riciclabili o riutilizzabili entro il 2025 e aumentare la percentuale di plastica riciclata negli imballaggi.”Le dichiarazioni odierne di Nestlé sugli imballaggi in plastica includono alcuni elementi di greenwashing con cui l’azienda svizzera non affronta concretamente la crisi globale dell’inquinamento da plastica che essa stessa ha contribuito a generare. Il piano di Nestlé non va verso la riduzione della plastica monouso, rischiando di stabilire uno standard di basso livello per l’intero settore” dichiara Graham Forbes, responsabile della campagna oceani di Greenpeace. “Una società delle dimensioni di Nestlé dovrebbe ridurre – e gradualmente eliminare – l’impiego di plastica usa e getta, consapevole del fatto che il riciclo della plastica non basta a proteggere i mari del Pianeta” conclude Forbes.
Greenpeace ha recentemente lanciato una petizione a livello globale (no-plastica.greenpeace.it) per chiedere ai grandi marchi mondiali, tra cui Nestlé, di affrontare concretamente il problema dell’inquinamento da plastica riducendo il ricorso a contenitori e imballaggi monouso. La necessità di un’azione urgente e concreta volta alla riduzione dell’utilizzo di plastica monouso da parte dell’azienda svizzera è confermata dai recenti risultati di un’attività di pulizia e audit, effettuata lungo le coste di Freedom Island nelle Filippine, in cui è emerso che gli imballaggi dei prodotti a marchio Nestlé costituivano la parte preponderante dei rifiuti in plastica presenti. I risultati sono stati confermati anche nel corso di altre attività di pulizia e audit effettuati in altre nazioni nel corso del 2017.

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Moving Up: nuovi investimenti per crescere nella qualità

Posted by fidest press agency su sabato, 14 aprile 2018

Moving Up, la società specializzata in processi strategici di digitalizzazione per l’Editoria tradizionale e Clienti professionali, annuncia l’ingresso di nuove risorse preposte al potenziamento dell’offerta in ambito DOOH e dei servizi dedicati allo sviluppo di progetti digitali per l’outdoor advertising.A darne l’annuncio Marco Valenti, Ceo&Founder della società italiana che in meno di due anni è giunta ad occupare quasi il 60% del mercato DOOH nazionale e che ha in previsione di aggiungere un’ulteriore quota percentuale entro fine anno.Tra le novità in casa Moving Up, l’ingresso di nuove risorse incaricate di sostenerne la crescita tramite attività mirate a rinforzare il profilo della media company nel digital advertising.
Dopo l’ampliamento del team sales, entra nel team dedicato allo sviluppo di soluzioni tecnologiche per la digital transformation diretto da Vivian Ceresero, Chief Operations Officer, anche Daniele Aloisio con il ruolo di Head of DOOH, professionista esperto nella gestione di progetti digitali cresciuto in importanti realtà romane e milanesi, che avrà il compito di contribuire all’implementazione delle già esistenti piattaforme proprietarie di Moving Up così come alla costruzione di nuovi strumenti dedicati al digital out of home.
“E’ per me fonte di immenso stimolo poter contribuire alla crescita e sviluppo tecnologico di un intero mercato grazie ad una realtà come Moving Up che sta scrivendo sin da oggi le prime pagine dell’Outdoor in chiave digitale e programmatica” afferma Daniele Aloisio all’indomani delle sua nomina.Altre sono le novità in arrivo che si inseriscono nel piano di sviluppo di Marco Valenti, che ha in previsione di aggiungere un’ulteriore quota di mercato del 20% entro l’anno. “La crescita costante mese su mese di Moving Up nel comparto del digital out of home richiede oggi una strutturazione interna articolata in grado di affiancare i nostri Partner, Clienti e le aziende che a noi si vorranno rivolgere nel prossimo futuro con competenze sia commerciali che IT approfondite” dichiara Marco Valenti, Ceo&Founder di Moving Up.“La naturale propensione di Moving Up verso l’innovazione e la capacità di rendere concreti ed efficaci i progetti digitali tramite l’adozione o la creazione di tecnologie dedicate alle vetrine outdoor sono aspetti fondamentali a cui abbiamo dato e daremo sempre alta attenzione” afferma Vivian Ceresero, Chief Operations Officer di Moving Up. “Sono certa che Daniele insieme ai professionisti del team Operations che stanno credendo nel progetto di Moving Up – ndr Lorenzo Caputi e Irma Robbiati, rispettivamente Programmatic Specialist e Trafficker – potremo sviluppare soluzioni realmente rispondenti alle attese dei nostri clienti, degli Editori e del mercato in generale ponendosi in linea se non addirittura anticipando tempi e tendenze”.

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