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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Indennità di 600 euro anche a favore dei liberi professionisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

“Il governo ci ha dato ascolto. I 600 euro saranno erogati anche a favore dei liberi professionisti più in difficoltà iscritti a casse private. In questo modo si è iniziato a restituire pari dignità ai liberi professionisti rispetto alla platea complessiva dei lavoratori con partita iva”. Queste le parole del Presidente di Fondazione Inarcassa, Egidio Comodo, che commenta il decreto adottato dal ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, che regola il funzionamento del “Fondo per il reddito di ultima istanza” di cui all’articolo 44 del decreto “Cura Italia”. “Fin dal primo decreto legge adottato dal governo – prosegue il Presidente Comodo – Fondazione Inarcassa aveva lamentato l’esclusione, ingiusta e discriminatoria, dei liberi professionisti iscritti a casse di previdenza private tra i soggetti beneficiari dell’indennità di 600 euro, valevole al momento per il solo mese di marzo. E’ uno dei punti che abbiamo sottolineato nella memoria trasmessa alla Commissione Bilancio del Senato, dove è tuttora all’esame il Disegno di Legge di conversione del DL Cura Italia. E’ una misura che giudichiamo giusta anche se non sufficiente, ma ora occorre una riflessione sui criteri troppo restrittivi di accesso all’indennità e sull’entità delle poche risorse messe in campo per una platea di 2,3 milioni di Professionisti. Non possiamo permetterci ora di creare un’ulteriore frattura all’interno della categoria dei liberi professionisti, cioè tra coloro che avranno diritto all’indennità e coloro che, invece, ne saranno esclusi. Tutta la categoria sta attraversando una fase decisamente critica – aggiunge il Presidente – e le conseguenze purtroppo si vedranno nei mesi a venire. Lo abbiamo detto all’inizio dello scoppio della pandemia, e ora ci troviamo a doverlo ripetere ancora una volta. Non sappiamo se avremo nuovi incarichi di lavoro, siamo costretti a ridurre i nostri sopralluoghi ai pochi cantieri ancora aperti a causa delle limitazioni alla circolazione su tutto il territorio nazionale, siamo preoccupati di incorrere in sanzioni perché non potremo rispettare i tempi di consegna dei lavori previsti nei contratti. I 600 euro sono una soluzione momentanea e minima, tuttavia necessaria per poter affrontare l’emergenza, ma di certo non idonea per ripartire dopo. Senza occasioni di lavoro, infatti, i liberi professionisti non avranno la possibilità di pagare né imposte né contributi, oltre a non avere le risorse necessarie per la sopravvivenza. Ora ci aspettiamo che il governo adotti misure ben più corpose già a partire dal prossimo decreto di aprile. Occorrono forti investimenti in infrastrutture strategiche e un serio processo di sburocratizzazione” ha concluso il presidente Comodo.

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Risultati finanziari SMA Solar Technology AG

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Sma Solar Technology si conferma leader di mercato e chiude anche il 2019 con un importante risultato, che la vede come primo produttore di inverter in termini di quote di mercato.L’azienda, infatti, ha reso noti i risultati finanziari dell’anno scorso e i primi andamenti del’anno in corso. Nel 2019 SMA Solar Technology AG (SMA/FWB: S92) ha venduto inverter per una potenza complessiva di circa 11,4 GW. Le vendite sono aumentate di circa il 35% rispetto all’anno precedente (2018: 8,5 GW) e il fatturato del gruppo è aumentato del 20%, per un totale di 915,1 milioni di Euro (2018: 760,9 milioni di Euro). L’aumento di fatturato va ricondotto, in particolare, all’andamento molto positivo degli affari nei segmenti Home Solutions e Large Scale & Project Solutions, segmenti dove SMA ha riconquistato quote di mercato e generato un fatturato maggiore rispetto all’anno precedente nei mercati di Germania e USA, in particolare, ma anche in nuovi mercati. Ha registrato, inoltre, un margine operativo lordo (EBITDA) nettamente migliore, pari a 34,2 milioni di Euro (margine EBITDA: 3,7%; 2018: –69,1 milioni di Euro, –9,1%).Il risultato del Gruppo è stato di –8,6 milioni di Euro (2018: –175,5 milioni di Euro). Il risultato per azione è stato quindi pari a –0,25 Euro (2018: –5,06 Euro). Con 303 milioni di Euro la liquidità netta si è mantenuta pressoché invariata (31.12.2018: 305,5 milioni di Euro) e rimane a livelli elevati. Con un Equity Ratio del 37,6% (31.12.2018: 42,9%) a fine 2019, SMA presenta una solida struttura di bilancio. L’azienda dispone, inoltre, di una linea di credito di 100 milioni di Euro presso banche nazionali.“Grazie alle misure di ristrutturazione e di riduzione dei costi attuate con successo dall’azienda, a un orientamento alla clientela ancora maggiore e ad attività di distribuzione mirate, l’anno scorso SMA ha registrato un sensibile miglioramento di vendite, fatturato e risultato”, dichiara il CEO, Jürgen Reinert. “Abbiamo raggiunto traguardi importanti sia nel nostro core business che nei settori del futuro. Tra questi segnaliamo il più grande ordine mai commissionato alla nostra azienda, ossia la fornitura di 595 Medium Voltage Power Station con una potenza nominale di 2,2 GW a un grande distributore statunitense; abbiamo inoltre rafforzato la nostra leadership nel mercato dei sistemi di stoccaggio e ampliato di circa il 30% il nostro portafoglio gestito nel settore dei servizi di gestione e manutenzione dei grandi impianti fotovoltaici.“ Nonostante la crisi del coronavirus, il consiglio di amministrazione di SMA conferma le previsioni di fatturato e risultati per l’esercizio 2020 pubblicate il 7 febbraio 2020, con un aumento del fatturato, che dovrebbe collocarsi fra 1 miliardo e 1,1 miliardi di Euro. SMA vanta un buon posizionamento, che le consente di conquistare quote di mercato anche nelle attuali circostanze. Il Consiglio di Amministrazione ha, inoltre, pianificato l’implementazione di ulteriori misure per la riduzione dei costi. In questo contesto, il Consiglio di Amministrazione dell’azienda prevede anche un’ulteriore crescita in termini di EBITDA, tra i 50 e gli 80 milioni di Euro. “Finora il Coronavirus ha avuto solo ripercussioni marginali sugli affari di SMA. Gli ordini in entrata e il fatturato continuano a crescere dall’inizio dell’anno e siamo riusciti a contenere al minimo le difficoltà di fornitura attraverso una gestione proattiva”, afferma Jürgen Reinert. “SMA si è concentrata tempestivamente sulla prevenzione e ha adottato da subito misure appropriate come il divieto di viaggi, il telelavoro e, ove possibile, l’adeguamento dei processi di produzione. In questo modo garantiamo la prosecuzione quasi normale delle attività, proteggendo al contempo la salute dei nostri dipendenti. Naturalmente dobbiamo continuare a monitorare attentamente gli sviluppi della situazione in relazione al Coronavirus ed essere pronti a reagire in modo flessibile. Riteniamo comunque che SMA sia pronta a reagire in modo appropriato a ogni possibile sviluppo.”

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Stop alle autorizzazioni da parte dell’agenzia delle dogane

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

“La Determinazione Direttoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) del 26 marzo scorso ci coglie di sorpresa. Nel momento peggiore per il Paese dal secondo dopoguerra, la possiamo considerare una disposizione quanto meno discutibile”. E’ il commento del presidente della Commissione Dogane di Assologistica, Stefano Morelli, alla decisione dell’Agenzia di non concedere alcuna autorizzazione – in merito a decisioni rilasciate mediante Customs Decisions System, autorizzazioni AEO e dello Status di esportatore autorizzato, nonché alle autorizzazioni di proroga dei termini di ri-esportazione di merci vincolate ai Carnet ATA – fino al termine dell’emergenza Covid-19
“Nel contesto della tecnologia digitale dove quasi tutte le attività non di produzione possono essere svolte in remoto, il contenuto della determinazione è quanto meno fuori tempo; le nuove disposizioni non permetteranno al tessuto produttivo nazionale di ricorrere a strumenti fondamentali per poter continuare ad essere attivo, competitivo sui mercati internazionali e di conseguenza prepararsi in anticipo, non appena terminata l’emergenza. Senza dimenticare che in questo modo l’ADM sta venendo meno alla sua missione, sancita all’art. 2 dello Statuto della stessa, che recita: L’Agenzia favorisce la crescita economica dell’Italia, facilitando la circolazione delle merci negli scambi internazionali”, afferma ancora Morelli.

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Bcc: 10 milioni di euro di pronta liquidità a imprese, artigiani, commercianti e partite Iva

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Fronteggiare tempestivamente il fabbisogno di liquidità delle imprese e collaborare a garantirne la continuità produttiva. Con questi due obiettivi primari, la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate mette a disposizione un primo plafond di 10 milioni di euro per prestiti a tassi e condizioni agevolate per le aziende socie e clienti. «E se ce ne sarà bisogno siamo pronti ad aumentare lo stanziamento, perché l’impatto del danno del Coronavirus sull’economia dipende strettamente dalla quantità di soldi che verranno destinati per il sostegno dell’economia reale -dice Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate-. La crisi che stiamo vivendo ha colpito contemporaneamente sia la domanda sia l’offerta di beni e servizi: le nostre imprese soffrono e ormai tutti, anche le famiglie, hanno chiaro che stiamo vivendo una fase di emergenza economica. Il nostro ruolo di banca locale ci impone di attuare iniziative di concreto sostegno al territorio, oltre naturalmente a favorire tutte le procedure e le misure stabilite dai decreti del governo, come la moratoria sui mutui».I finanziamenti a breve termine verranno erogati come mutui chirografari, senza spese di istruttoria, a tassi e condizioni agevolate, per un importo singolo massimo di 250mila euro, con una durata fino a 18 mesi (inclusi i primi 6, se richiesti, di pre ammortamento). «Per richiedere il prestito vanno presentate l’autocertificazione di aver subito danni derivanti dall’emergenza sanitaria e il prospetto delle spese da sostenere -spiega Carlo Crugnola, direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate-. Per i finanziamenti fino a 50mila euro abbiamo istituito un iter di delibera istantanea, mentre gli importi più alti dovranno prevedere spese giustificate per il 70% del totale richiesto. Inoltre, oltre alle spese di istruttoria sono state azzerate quelle di incasso della rata». «Come sempre, e non solo nei momenti di difficoltà, abbiamo facilmente creato la rete nel nostro territorio per supportare la nostra azione di iniezione di liquidità -chiosa il presidente della Bcc, Roberto Scazzosi-. In particolare, per agevolare l’accesso al credito abbiamo raggiunto intese con i vari Confidi del territorio».«Da questa crisi se ne esce solo facendo rete e cooperando, ognuno per il suo ruolo, per sostenere e far ripartire l’economia -commenta Andrea Bianchi, direttore di Confidi Systema!-. Per questo abbiamo deciso di supportare le misure adottate dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Per noi questo territorio è importante, nel 2019 abbiamo avuto una crescita del 20% dei finanziamenti garantiti, aiutando oltre 130 imprese, soprattutto Pmi, nel 94% dei casi con fatturato inferiore a 5 milioni di euro. Insieme vogliamo rivolgere il nostro supporto oggi proprio a queste realtà per garantire loro un nuovo futuro domani».

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Acquisizione leader automotive italiana Prima Sole Components_Batz

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

San Paolo, Brasile, 30 marzo 2020 – Guarnera Advogados, studio legale internazionale italo-brasiliano, ha assistito la società automotive italiana Prima Sole Components (PSC) nell’acquisizione della branch brasiliana del Gruppo spagnolo Batz, leader nella fornitura di componenti per il mercato automobilistico.L’acquisizione, frutto di una complessa trattativa risoltasi con il signing nel mese di dicembre 2019, consolida la presenza di Prima Sole Components nel settore dei componenti in plastica per auto, moto ed elettrodomestici e rafforza la posizione della società come riferimento nel mercato internazionale.Guarnera Advogados ha agito con i propri team M&A, composti dall’Avvocato Giacomo Guarnera, Socio Fondatore, Anna Lucia Gonçalves e Marco Aurelio Cunha. Per la parte relativa alla due diligence, ha operato la GSA Advice, con il Dott. Wagner Rapace.“Quest’acquisizione conferma l’interesse e la vitalità dell’imprenditoria italiana per il Brasile ed è un segnale ancora più importante di positività in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo in queste settimane a seguito della crisi da Covid-19” – commenta l’Avvocato Giacomo Guarnera, Socio Fondatore della Guarnera Advogados – “soprattutto perché viene dal Paese più duramente colpito, ma che ha sempre dimostrato di avere la forza, lo spirito e la creatività per potersi rialzare ed essere da esempio per tutti.”
Prima Sole Components è attiva, a livello nazionale e internazionale, nella produzione di componenti e sistemi in materiali plastici e termoplastici per automotive (Truck, Veicoli commerciali ed Agriculture), motorbike e appliances, attraverso cinque business unit. In particolare, la società realizza i propri mezzi di produzione, progetta e ingegnerizza i sistemi di assemblaggio e montaggio dei componenti utilizzati dal cliente industriale.Il Gruppo Prima Sole consolida, quindi, la sua presenza in Brasile, dopo l’avvio delle attività nel Paese nel 2015, con la costituzione di PSMM, società per la produzione di componenti in plastica per il settore automotive, con sede a Gojana nello Stato del Pernabuco, detenuta in modo paritetico da Prima Sole Components e da FCA e fornitrice della fabbrica modello FCA di Goiania Pernambuco.

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L’Europa ancora divisa sulla risposta alla crisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Commento a cura di Michele Morra, Portfolio Manager Moneyfarm. Si è concluso con un nulla di fatto l’ultimo Consiglio Europeo della scorsa settimana chiamato a discutere di misure nelle prossime settimane. L’incontro tra i capi di governo, che viene descritto come drammatico e intenso, ha manifestato le divisioni interne al blocco e si è concluso senza nessuna novità sostanziale. I leader si sono divisi sia sugli strumenti di mutualizzazione del debito, sia sull’utilizzo del fondo di stabilità. Al Consiglio di venerdì è seguita una coda di polemiche a mezzo stampa che hanno riguardato i vertici UE e alcuni capi di Governo, un dibattito a distanza in cui si è detto tutto e il contrario di tutto e che ha avuto il solo effetto di aumentare la confusione. Il tutto accadeva mentre il Congresso degli Stati Uniti approvava a tempo di record nel fine settimana una misura di politica fiscale di proporzioni mai viste. Il grosso delle risposte alla crisi sono dunque, per adesso, demandate ai singoli stati. L’Unione Europea non è riuscita nell’immediato a produrre una risposta coordinata a livello di blocco, rimandando ogni decisione alle prossime settimane, a fronte delle azioni decise che sono state prese dalla Cina, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Quale sarà la risposta dell’Europa alla crisi? Nell’attuale contesto politico, la politica fiscale (ovvero i Governi) è chiamata a intervenire in un processo che si articola in diversi fasi:
Fase 1: Emergenza
Fase 2: Stimolo per ripartire
Fase 3: Sostegno agli asset finanziari e ai settori che eventualmente ne avranno bisogno
Fase 4: Ristrutturazione dei debiti pubblici per garantire stabilità dell’Euro (più nel medio termine, con modalità ancora da definire).
La risposta dell’Europa, fino a questo momento è stata confusa. Per quanto riguarda la gestione dell’emergenza nell’immediato, oltre a misure di portata limitata da parte delle istituzioni Ue, ci sono voluti giorni per sancire la fine del patto di stabilità. Una volta sospeso, gli stati sono intervenuti come hanno potuto, mettendo sul tavolo dotazioni diverse. Si è creata una netta divisione tra governi che sono intervenuti in maniera più massiccia per sostenere l’economia durante la crisi e governi che invece hanno dovuto guardare al portafoglio, non avendo la garanzia di poter poi mobilitare abbastanza risorse durante la fase della ripresa. Questo ritardo potrebbe star già creando dei danni evitabili alle filiere. A causa della frammentazione dei sistemi di welfare si fa anche fatica a misurare l’efficacia delle misure che sono state messe in piedi in questa fase, dove l’economia resta congelata.Guardando oltre, per far fronte a una crisi senza precedenti sarà necessario che le misure fiscali, possibilmente coordinate, centrino la fase due, la fase tre (con la probabilità di una crisi finanziaria che cresce) e anche la fase quattro, per trovare un equilibrio equo e sostenibile per risolvere finalmente tutti i problemi di governance e divergenza economica che sono restati nascosti sotto il tappeto negli ultimi anni.
Vale la pena sottolineare che le misure poste in essere dalle banche centrali non hanno calmato i mercati negli scorsi mesi, ma a seguito dell’annuncio del patto fiscale hanno registrato un incremento di più del 15% in 3 giorni. Ciò vuol dire che in questo momento i mercati guardano più alle misure fiscali che a quelle monetarie.Abbiamo visto che i limiti del QE agli acquisti di bond sono stati rilassati, permettendo di conseguenza alla Bce di acquistare asset con maggiore scadenza e un numero maggiore di bond a livello di singolo paese, ma la politica monetaria non basta. Sono necessarie misure di politica fiscale che lavorino insieme alle misure di politica monetaria: la reazione dei mercati alle dichiarazioni di Christine Lagarde mostra che in questo momento l’Eurozona è particolarmente sotto osservazione. Se guardiamo agli USA, oltre al taglio dei tassi annunciato dalla Fed e al rinnovato quantitative easing, il Congresso ha approvato un piano di 2 trilioni di dollari, pari a circa il 10% del Pil americano. La misura è ancor più rilevante dello stimolo messo in atto nel febbraio 2009.
Al netto dei limiti di natura politica, il piano dell’Eurogruppo di offrire linee di credito tramite il Mes fino al 2% del Pil agli stati che lo richiedono potrebbe essere un supporto non sufficiente. Anche rimuovendo il tetto del 2%, i 410 miliardi di Euro del Mes (circa il 3.4% del Pil Europeo) sarebbero comunque insufficienti. Storicamente molte crisi sono state un punto di svolta per l’assetto politico e sociale degli stati che le hanno subite. Il COVID-19 è una minaccia alla salute delle persone e al benessere economico e come molte crisi pone di fronte a decisioni potenzialmente rivoluzionarie. Le crisi comportano un’amplificazione degli effetti e una catalizzazione dei processi in essere. La risposta Europea alla fase due del Coronavirus potrebbe essere binaria e portare a un potenziamento del sistema sanitario, politico ed economico. Rivoluzionare in questo contesto potrebbe significare una unificazione della politica fiscale e un riassetto della governance, alla maggiore centralizzazione degli interessi e a una leadership di conseguenza più efficace. Nello scenario opposto, invece, affrontare la crisi in mancanza di solidarietà e di leadership potrebbe portare all’involuzione di un progetto paralizzato dalle proprie contraddizioni. (in sintesi)

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La pandemia e l’obbligo delle riforme

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

By Mario Lettieri già sottosegretario all’economia e Paolo Raimondi economista. Non covid-bond, chiamamoli Eurobond. Sono, del resto gli strumenti più importanti e virtuosi che l’Unione europea deve per un lungo periodo mettere in campo, in dimensioni notevoli e appropriate per il rilancio del sistema produttivo e industriale europeo che è stato, di fatto, in gran parte fermato dalla pandemia.. Dopo che i rigidi parametri di austerità sono saltati dappertutto, anche nelle case dei più duri rigoristi, siamo travolti da un turbinio di centinaia, di migliaia di miliardi di euro e di dollari che i governi e le banche centrali dicono di voler disporre per affrontare l’emergenza. L’Unione europea ha sospeso il Patto di stabilità lasciando i governi liberi di decidere i loro interventi di sostegno all’economia e ai cittadini. Dai Paesi del G20, con gli Stati Uniti in testa, dovrebbero arrivare 5.000 miliardi di dollari di sostegni alle economie. A loro volta le banche centrali, oltre ai tassi di interesse a zero, hanno annunciato enormi iniezioni di liquidità nel sistema. La Bce metterebbe 870 miliardi di euro, equivalente al 7,3% del pil della zona euro, per comprare dal settore bancario titoli di stato e abs (titoli legati a traballanti asset sottostanti). La Federal Reserve, a sua volta, si dice pronta a garantire liquidità illimitata con lo stesso intento. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha affermato che “con le nostre operazioni di finanziamento stiamo mettendo a disposizioni fino a 3.000 miliardi di euro di liquidità”.Governi e banche centrali, inoltre, sottolineano che, se la situazione lo richiedesse, gli interventi potrebbero essere ampliati. Lo stesso si sta facendo in tutti gli altri Paesi del mondo, Cina compresa. A questo punto riteniamo che sia necessario fare un po’ di chiarezza proprio sul fronte economico e finanziario. Per bloccare la circolazione del contagio del virus è stato deciso di fermare le attività di importanti settori economici, E’ certamente doveroso che i governi facciano tutto ciò che è necessario, dal punto di vista organizzativo e finanziario, per sostenere economicamente le popolazioni costrette a stare in casa ed evitare che le imprese di tutte le dimensioni falliscano per ragioni che evidentemente non sono solo economiche. La quantificazione del sostegno sarà variabile rispetto alla durata dell’emergenza e alla dimensione dell’impatto economico nelle singole realtà nazionali.Cosa diversa è la politica monetaria annunciata dalle banche centrali. Esse hanno proposto nuovamente le stesse misure decise per far fronte alla Grande Crisi del 2008: acquistare obbligazioni pubbliche e altri titoli di più dubbio valore in loro possesso con la promessa che le banche beneficiarie facciano rifluire la liquidità verso gli investimenti produttivi e facciano prestiti alle famiglie e in particolare alle Pmi per supportarne le produzioni e i consumi. L’esperienza del passato decennio, purtroppo, ci dice che queste promesse non sono state mantenute. Al contrario, gli interventi delle banche centrali sono serviti soprattutto a stabilizzare situazioni compromesse delle banche too big to fail. Questa volta esse “non appaiono” come quelle che chiedono di essere salvate. Tutto passa, s’intende, sotto l’emergenza provocata dal coronavirus.Oggi, e lo abbiamo più volte ripetuto anche sulle pagine di questo giornale, il sistema bancario e in particolare quello ancora più potente e nebuloso dello shadow banking si trovano globalmente in una situazione molto più rischiosa di un decennio fa. Basti un dato per comprenderne la gravità: il debito pubblico e privato globale (senza il settore finanziario) è salito al 250 % del pil mondiale. Era del 200% nel 2008. Il gestore di questa enorme e complessa disponibilità finanziaria è ovviamente l’attuale sistema finanziario.Noi sosteniamo che sia arrivato il momento che gli Stati intervengano e non siano passivi spettatori, ma attivi e responsabili decisori. Se si è deciso che centinaia di milioni di persone restino chiuse in casa, che le fabbriche debbano fermarsi e che persino le chiese sospendano le loro funzioni, non è tollerabile che i mercati continuino ad avere mano libera come se non fosse successo assolutamente niente. Del resto, essi non sono i nuovi dei dell’Olimpo che possono decidere delle sorti del pianeta.Occorre che lo Stato intervenga nei mercati. Perché non bloccarli quando sono in preda ad un’irrazionalità incontrollata e speculativa? Che senso ha vedere le borse perdere il 10-15% in pochi minuti e poi affermare che deve essere così in quanto lo dice la legge suprema, “divina”, del liberismo economico? La domanda da porsi è quanto mai inquietante: è più importante la vita delle persone, delle imprese e l’economia reale oppure la finanza e il suo mercato?
Non si tratta di mettere alla berlina le banche. Anzi, il sistema creditizio è essenziale per il funzionamento dell’economia, dei commerci e delle nazioni. Ecco perché adesso occorre guidare la finanza verso una sua profonda revisione.
Lasciare mano libera ancora una volta alla finanza speculativa e continuare a operare as usual sarebbe esiziale e significherebbe ripetere lo stesso errore compiuto dieci anni fa. E’ il momento che gli Stati impongano unitariamente una forma di “amministrazione controllata” sull’intero sistema bancario e finanziario, nel quale salvare la componente sana e liquidare quella malata e speculativa. Perciò è inevitabile la separazione tra le banche commerciali e quelle d’investimento. I risparmi delle famiglie e i depositi delle imprese non dovranno più essere usati o messi a garanzia di operazioni speculative di tutti i tipi, a cominciare dai derivati finanziari otc.O gli Stati interverranno oppure il sistema, il mercato con le sue pseudo regole attuali, presto o tardi provocherà altre catastrofi economiche e sociali. Di solito, dopo le grandi catastrofi o le terribili pandemie non si ritorna alle pratiche del passato, ma ci si impegna a riformare le legislazioni e il modus operandi ritenuti errati e dannosi.

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“Giornate solidali”, la banca etica che aiuta chi aiuta l’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2020

Creata appositamente per i lavoratori dell’Enel impossibilitati a svolgere le attività in Smart Working e che pur restando a casa sono disponibili a servire il Paese con la loro professionalità.Questa è la risposta solidale e responsabile del sindacato nel momento più grave dell’emergenza sanitaria che da mesi sta colpendo le famiglie e bloccando l’economia.“Il nostro accordo è un esperimento-modello per l’intera collettività nazionale” – ha dichiarato il Segretario generale della Flaei-Cisl, Salvatore Mancuso, al termine di una proficua e approfondita fase di incontri e di trattative con l’Enel, che ha coinvolto anche le altre due Federazioni di settore della Cgil e della Uil.“L’azienda – ha spiegato Mancuso – verserà in questa banca “Giornate Solidali” circa 30.000 giornate che corrispondono al numero dei Dipendenti Enel-Italia; le lavoratrici e i lavoratori potranno “versare” volontariamente una o più giornate. E la stessa cosa faranno i dirigenti dell’azienda, dai quali ci aspettiamo una “donazione” più generosa”.“Anche in pieno contagio del Coronavirus l’Italia – ha concluso Mancuso – il comparto elettrico non può fermarsi, è strategico per l’Italia e ha tante risorse interne da utilizzare per il bene comune. I destinatari della nostra iniziativa sono in gran parte quei lavoratori che non riusciranno a conciliare la permanenza a casa nei prossimi due mesi, ma dovranno assicurare continuità del servizio”.

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Coronavirus e tutela dei propri risparmi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

I discorsi su quantitative easing, Ltro, e dei vari stimoli che “erano finiti ma non erano finiti” sono stati di colpo superati dall’emergenza economica -e non solo- in corso, facendo sì che tutti abbiano compreso come i tassi di interesse a breve termine continueranno ad essere molto bassi, come bassa è la remunerazione dei depositi, a zero o giù di lì. Un fattore molto sentito in Italia, dove da sempre vi è una elevata propensione alla liquidità, tornata ora a rappresentare la metà degli attivi finanziari (e sono dati che non tengono ancora conto dell’effetto Covid-19): un livello pari a quello registrato alla metà degli anni ’80 del secolo scorso, prima del boom del risparmio gestito.Una categoria sempre molto gettonata nonostante le basse remunerazioni è quella dei conti deposito, i quali offrono una remunerazione bassa ma che consente quantomeno di fronteggiare il tasso di inflazione, mantenendo il valore del deposito in termini di potere di acquisto. Ne è passato di tempo da quando, all’arrivo in Italia del primo conto deposito (Conto Arancio), l’intero settore reagì con vere e proprie campagne mediatiche di comunicazione scorretta, adombrando rischi inesistenti per spaventare i clienti. Oramai non vi è istituto che non proponga conti deposito, e le offerte sono centinaia. Quale scegliere? E’ importante monitorare le varie offerte, perché cambiano spesso e perché tra i vari istituti si riscontrano differenze anche dello 0,5% ed oltre sulla stessa scadenza temporale. Inoltre, i nuovi nomi che arrivano sul mercato tendono ad offrire qualcosa in più alla clientela, ad esempio accollandosi l’onere dell’imposta di bollo, in tal modo elevando dello 0,2% il rendimento netto. Un fattore, quest’ultimo, di cui tenere conto nelle scelte.Riguardo la sicurezza, i conti deposito sono tutti uguali in virtù della normativa sui dissesti bancari, nel senso che ciascun depositante è coperto fino a centomila euro, cifra che tiene conto di tutti i rapporti di deposito presso lo stesso istituto. Per importi maggiori la regola è diversificare tra più banche.Anche con le banche considerate “traballanti” si può essere al sicuro, perché il Decreto Legislativo 659 del 4 dicembre 1996 di recepimento della Direttiva 94/19/CEE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi all’articolo 4 recita: “i depositi per i quali il depositante ha ottenuto dalla banca, a titolo individuale, tassi e condizioni che hanno concorso a deteriorare la situazione finanziaria della banca”. In sostanza, la norma vuole evitare che soggetti consapevoli di conseguire un guadagno maggiore di quanto normalmente spetterebbe possano speculare sulla banca in difficoltà, sicuri dell’intervento del Fondo di Garanzia a proprio favore. Ma se si aderisce ad offerte di carattere generale e non personalizzate, non si corrono rischi.Da quattro anni esiste poi una particolare forma aggiuntiva di protezione dei depositi. Si tratta dei cosiddetti saldi temporanei elevati, vale a dire importi superiori a centomila euro per i quali, a fronte delle esigenze sociali ad essi legati, la legge prevede una tutela rafforzata. Nella pratica, il limite di centomila euro non si applica, nei nove mesi successivi all’accredito o al momento in cui divengono disponibili, ai depositi di persone fisiche aventi ad oggetto importi derivanti da operazioni relative al trasferimento o alla costituzione di diritti reali su unità immobiliari adibite ad abitazione, divorzio, pensionamento, scioglimento del rapporto di lavoro, invalidità o morte, pagamento di prestazioni assicurative, di risarcimenti o di indennizzi, in relazione a danni considerati dalla legge come reati contro la persona o per ingiusta detenzione. La disposizione nasce dall’articolo 1, comma 6 del D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 30 che ha introdotto nel Testo Unico Bancario
l’articolo 96-bis.1 dove è previsto quanto sopra descritto e che è stato recepito dallo Statuto del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi all’articolo 33, comma 16. La norma tende ad evitare che un depositante venga colpito dal dissesto per depositi che hanno origine da eventi importanti come quelli indicati. La copertura superiore a centmila euro vale solo per nove mesi dal deposito o dell’intervenuta disponibilità di quelle somme. Scaduti i nove mesi, queste sono trattate come tutte le altre e il limite torna a centomila euro complessivi. Si può quindi approfittarne, ricorrendone le condizioni, facendo però molta attenzione ai tempi di permanenza delle somme sul conto. (Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Investimenti e risorse in Italia: U.E. matrigna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

Roma – «Non è possibile iniziare un percorso di ricostruzione post-coronavirus, che ci farà rientrare in 20 anni dagli investimenti, con l’ombra di un commissariamento. Il Mes non ci garantisce di procedere senza i problemi contabili delle vecchie regole del Patto stabilità. «Il commissario Ue Valdis Dombrovskis ha tenuto a precisare che appena possibile torneremmo al Patto così com’è. È inaccettabile. Mario Draghi ha detto che in tempi di guerra non si pensa al debito. Sacrosanto. Ma allora dobbiamo avere la rassicurazione che non stiamo sospendendo le regole per soli due-tre anni e poi ci ritroveremo la Troika in casa». Lo dice il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un’intervista a La Stampa.Rispondendo ad una domanda sull’aumento dei miliardi a garanzia delle leve finanziarie di Cdp, prosegue «la politica deve scegliere come utilizzare bene le leve per sostenere le aziende italiane con strumenti che hanno moltiplicatori importanti, usati in tutto il mondo. Dobbiamo avere tutti in testa che le imprese hanno bisogno di liquidità. Ora». E sulle aziende strategiche «è necessario dotarsi di una struttura per la golden power a tutela dei nostri asset. Non è escluso che vengano presi a modello strutture già esistenti in altri Paesi europei».

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Coronavirus: 18.600 titoli in meno e circa 40milioni di copie stampate in meno nel 2020

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 aprile 2020

18.600 titoli pubblicati in meno in un anno, 39,3 milioni di copie che non saranno stampate, 2.500 titoli che non saranno tradotti. Sono solo le prime evidenze dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE) sull’impatto che l’emergenza Covid-19 avrà in prospettiva 2020 sull’intera editoria italiana.“Una ricaduta -spiega il presidente di AIE Ricardo Franco Levi – che rende il settore del libro una delle prime vittime economiche dell’emergenza Coronavirus, al pari del mondo dello spettacolo, del cinema e dell’audiovisivo. Siamo allo stremo. Per questo chiediamo al governo di intervenire per sostenere l’intera filiera con strumenti di emergenza analoghi a quelli previsti per questi settori, perché non possiamo permetterci un Paese senza teatri e senza sale cinematografiche, ma neppure senza librerie, editori, promotori, distributori di libri, traduttori”.“Oggi – prosegue Levi – la filiera del libro rischia di essere stravolta e fortemente ridimensionata: la chiusura delle librerie fisiche ha privato gli editori del canale principale di vendita; le difficoltà di approvvigionamento delle librerie online stanno ulteriormente aggravando questa situazione. Non possiamo permettercelo: se si andasse verso la crisi più nera per il libro, il danno culturale all’intero Paese sarebbe gravissimo. Di qui la necessità di misure immediate d’emergenza e di interventi più specifici, come il credito d’imposta sulla carta, più sul medio – lungo periodo”.Dall’inizio della crisi sanitaria, AIE, consapevole degli effetti devastanti delle misure di contenimento del virus sul mondo del libro, ha avviato una newsletter quotidiana per informare gli editori su ogni decisione pubblica che potesse impattare sul loro lavoro e ha avviato un Osservatorio, che si ripete con cadenza settimanale, che ne monitorasse le difficoltà: in base a quanto emerge al 20 marzo, il 61% degli editori ha già fatto ricorso alla cassa integrazione o la sta programmando. L’Osservatorio rileva inoltre che già al 20 marzo gli editori hanno pesantemente rivisto i piani editoriali per il 2020, riducendo del 25% le novità in uscita. E l’88% degli editori esprime grande preoccupazione per la sorte delle sue attività.

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Coronavirus: proseguono le speculazioni sui prezzi in tutta Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Continuiamo a ricevere allarmanti segnalazioni da parte di utenti che, nei negozi e nei supermercati, rilevano notevoli e ingiustificati aumenti dei prezzi. Dai prodotti alimentari, ai prodotti per l’igiene e la cura della persona, ai detergenti per la casa: molti prezzi, con atteggiamento spregiudicato e ingiustificabile, vengono ritoccati al rialzo. Un comportamento che sta dilagando in tutto il Paese, per cui chiediamo una attenta vigilanza al Mise, alle Forze dell’Ordine e all’Antitrust. Si tratta dell’ennesima, intollerabile, speculazione che scaturisce dall’emergenza coronavirus, dopo quelle già segnalate relative a gel disinfettanti per le mani, alcool, mascherine, guanti, falsi test e vaccini. È necessario che le autorità preposte intervengano con urgenza per contrastare e stroncare queste gravi speculazioni a danno dei cittadini, impossibilitati, in ottemperanza a quanto disposto dal Governo, a spostarsi sul territorio in cerca di punti vendita che applichino prezzi più convenienti. Non è mai il momento di lucrare, ma questo lo è meno che mai. E chi lo fa proprio in questo momento, a nostro avviso, dovrà essere punito con sanzioni più severe e rigide di quelle normalmente adottate.

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Come cambiare la comunicazione aziendale

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

«I social media sono un luogo dove le persone vanno primariamente a parlare di ciò che gli accade nella loro vita privata, soprattutto con le persone che contano per loro. Le aziende sono sempre state un ospite necessario, e non sempre felicemente invitato, perché mentre tutti abbiamo i nostri interessi lavorativi, nessuno va sui social media per consumare intenzionalmente la pubblicità -spiegano Marino Pessina e Chiara Porta, Ceo e direttore responsabile dell’agenzia di comunicazione giornalistica Eo Ipso (www.eoipso.it)-. In questo momento le tradizionali strategie aziendali messe in atto sui social rischiano di essere inadeguate. Alla luce della situazione attuale, le aziende che già utilizzano regolarmente i social devono apportare profonde modifiche al linguaggio usuale e quelle che tendono a ignorare o utilizzare poco i social hanno la necessità di creare una conversazione con il pubblico, sfruttando l’intero ecosistema digitale e tutte le diverse tessere all’interno di ciascuna piattaforma. Stare zitti in attesa che tutto passi non aiuterà, servirà solo a farvi scomparire a poco a poco. Comunicare, quindi, ma farlo con uno scopo. Promuovendo al contempo un senso di sostegno, comunità e riconoscimento di ciò che il mondo sta vivendo in questo momento».Si lotta per sopravvivere, anche se si è chiusi. La domanda che tutte le aziende si dovrebbero porre in questo momento per impostare una strategia di comunicazione sui social è: “Come posso usare la mia presenza sui social media per supportare la mia comunità?” L’obiettivo non è quello di promuovere la propria attività, ma di offrire leadership e supporto durante questo periodo senza precedenti. Questa è un’opportunità fenomenale per creare connessioni significative. Un’opportunità che, lo speriamo vivamente, non si ripeta più in questo modo.

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Istat: a marzo crolla fiducia consumatori

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Secondo i dati Istat resi noti oggi, a marzo scende la fiducia dei consumatori da 110,9 a 101.”L’Effetto Coronavirus ha determinato un crollo della fiducia dei consumatori senza precedenti. Mai, dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel gennaio 2015, si era avuta una caduta così ampia, pari a 9,9 punti percentuali” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Battuto il precedente record, registrato nell’aprile 2012, quando ai tempi delle stangate del Governo Monti ci fu un calo di 7,3 punti” prosegue Dona.”Una diminuzione inevitabile, considerato che si tratta di una situazione d’emergenza che non ha precedenti storici, da dopo la Seconda Guerra Mondiale in avanti. Il punto è se nel mese di aprile ci sarà una ripresa o un’ulteriore discesa, perché allora il crollo della fiducia potrebbe tradursi in un ulteriore peggioramento delle già precarie condizioni reali del Paese” conclude Dona.

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Fatturato record per Deutsche Post DHL

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Il Gruppo Deutsche Post DHL, una delle realtà più importanti nel settore della logistica, ha chiuso il 2019 con una crescita del 2,9% sul fatturato rispetto al 2018. Con la pubblicazione del rapporto annuale, vengono quindi confermati i dati preliminari già pubblicati a fine febbraio. Tutte le cinque divisioni del Gruppo hanno contribuito a raggiungere un fatturato di 63,3 miliardi di euro, registrando un utile operativo (EBIT) pari a 4,1 miliardi di euro, il 30,5% in più rispetto all’anno precedente. Le divisioni DHL hanno generato un utile operativo totale di 3,4 miliardi di euro. Ad oggi, le conseguenze del coronavirus stanno influenzando l’andamento del Gruppo, ma gli obiettivi annuali del 2020 sono confermati e ne escludono gli effetti.In un contesto di mercato difficile, le divisioni Global Forwarding e Freight hanno registrato un aumento del fatturato dell’1% rispetto al 2018, raggiungendo i 15,1 miliardi di euro. Lo sviluppo del mercato globale del trasporto aereo di merci si è però indebolito a partire dal secondo trimestre del 2019 e anche il trasporto merci via mare e via terra ha perso lo slancio iniziale con l’avanzare dell’anno.DHL Global Forwarding e Freight sono comunque riuscite a migliorare sensibilmente il bilancio grazie all’attuazione di misure specifiche volte ad aumentare l’efficienza dei costi. In questo modo, l’utile di esercizio è aumentato del 17,9% rispetto all’anno precedente, raggiungendo complessivamente i 521 milioni di euro.

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La Cciaa rilascia il certificato di “forza maggiore” per l’estero

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

La Camera di Commercio di Pordenone-Udine rilascia alle imprese che ne facciano richiesta i certificati di sussistenza di cause di forza maggiore, ossia documenti che permettono alle aziende di rappresentare alle controparti estere eventuali impedimenti nell’esecuzione di obblighi contrattuali, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Il via libera è arrivato con una recentissima circolare del Mise. Le imprese interessate di entrambi i territori di Pordenone e Udine (sono molte quelle che chiedono informazioni agli uffici a riguardo) possono mandare la richiesta senza necessità di recarsi in Cciaa, ma semplicemente inviando una mail a commercioestero@ud.camcom.it, dichiarando di aver sospeso l’attività in seguito al Dpcm del 22 marzo e ottenere sempre via mail l’attestazione camerale da poter inoltrare ai clienti.

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Via libera ai primi 400 mila euro per le imprese

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

La giunta ha varato il “Bando per il credito straordinario Covid” per abbattere le spese sostenute per le commissioni di garanzia sui finanziamenti richiesti dalle imprese per far fronte alle difficoltà del momento. La giunta della Camera di Commercio di Pordenone-Udine vara il “Bando credito straordinario Covid”. Per sostenere le imprese favorendo l’accesso al credito, in collaborazione con i Consorzi Garanzia Fidi, l’ente ha dunque dato il via libera, nella seduta di oggi pomeriggio (venerdì 27 marzo) a un primo stanziamento di urgenza di 400 mila euro. L’intervento economico viene garantito tramite l’abbattimento delle commissioni di garanzia rilasciate da Confidi o fondi pubblici di garanzia che le aziende richiedano per ottenere un credito straordinario necessario ad affrontare l’emergenza.L’agevolazione concedibile per ciascuna impresa consiste in un contributo a fondo perduto, in conto capitale nella percentuale del 100%, delle spese sostenute. Il contributo massimo è pari a mille euro per richiedente. Le domande saranno presentabili a partire dal 31 marzo e fino al 31 luglio.“Si tratta di piccoli contributi, ma sono subito a disposizione delle imprese e speriamo possano essere d’aiuto – ha spiegato il presidente Giovanni Da Pozzo –. Ci siamo adoperati, assieme agli uffici, per rendere più agevole possibile la presentazione delle domande da parte delle imprese, semplificando al massimo il carico burocratico”. Le aziende dovranno infatti presentare solo le delibere di ottenimento del finanziamento e della garanzia, con l’attestazione del pagamento. Il bando sarà pubblicato nei prossimi giorni e il plafond è stato ricavato in via urgenza grazie alla revisione di alcune poste del bilancio camerale e a risparmi di spesa. “In giunta abbiamo fatto questo primo passo, ma sicuramente ne seguiranno altri nelle prossime settimane – ha confermato Da Pozzo –: siamo di fronte a una situazione eccezionale e di grandissima complessità, ma saremo in prima linea. Siamo tutti impegnati, assieme al nostro personale, per riorganizzare il lavoro in modo da essere di maggior servizio possibile alle imprese che si rivolgeranno a noi, anche rendendo rapide tutte le liquidazioni”.

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Economia e salute: Quando usciremo dalla paralisi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Commento a cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager Moneyfarm in abstract. Se ci fosse ancora bisogno di un’ulteriore conferma è giunta dai dati PMI europei (https://www.markiteconomics.com/ Public/Release/PressReleases), che sono scesi a livelli piú bassi da oltre 20 anni, ossia da quando esistono questi indici. Il ‘flash’ IHS Markit Eurozone Composite PM si è attestato a marzo a 31.4, crollando dal 51.6 e facendo registrare il più grande calo mensile da quando vengono effettuate le rilevazioni. Negli Stati Uniti le richieste per i sussidi di disoccupazione, un proxy dell’andamento del mercato del lavoro, hanno superato i 3 milioni, una cifra record che aiuta a dare un senso su quelli che sono stati gli effetti, almeno temporanei, di questa crisi sul mercato del lavoro. Non c’è più, quindi, nessun dubbio: siamo ufficialmente in recessione. Quello su cui ora si interrogano gli analisti è quanto possa essere significativa questa recessione. Le previsioni si muovono all’interno di un ventaglio piuttosto ampio, che riflette l’incertezza che esiste in questo momento riguardo all’affidabilità dei dati in un contesto che muta così velocemente. Le più negative arrivano a toccare picchi del -30%, una contrazione senza precedenti. D’altronde un dato del genere non stupisce, con l’economia globale virtualmente congelata e oltre un terzo della popolazione mondiale in quarantena.
Tornando alle notizie e ai dati, nonostante il conforto limitato che ci offrono in questo momento, lavorano per confermare la tesi prevalente: il secondo trimestre sarà caratterizzato da una profonda recessione che sarà ampiamente recuperata nella seconda metà dell’anno, quando l’attività economica riprenderà. Questa è anche la visione che condividiamo, come Moneyfarm, in questo momento. La situazione in cui viviamo è del tutto eccezionale e per capirla dobbiamo dimenticare il modo naturale in cui valutiamo una spirale recessiva. Normalmente quando avviene una recessione la crisi si trasmette dai consumi e dagli investimenti, alla profittabilità delle aziende, poi sul mercato del lavoro e sui prezzi, finché la spirale non si inverte. La politica – in questi casi – può intervenire con scelte anticicliche per invertire la dinamica recessiva.
Un fattore positivo, è che questo tipo di problematiche non riguarda tutti i settori allo stesso modo. C’è una parte dell’economia che subisce questa situazione in modo più grave: immaginiamo i trasporti che sono bloccati per decreto o il settore turistico, che probabilmente resterà in crisi per un periodo più lungo degli altri settori. D’altra parte, ci sono altri settori, come quelli dell’economia digitale e SaaS, che possono continuare a operare senza problemi: non solo, si avvantaggiano di un contesto dove miliardi di persone sono chiuse a casa o devono lavorare da remoto.
In questa situazione, senza precedenti nella storia (quanto di più simile abbiamo avuto sono stati i periodi di guerra), l’azione della politica deve orientarsi in quattro fasi:
· la prima sono gli interventi per garantire che le filiere non collassino durante questo periodo di sospensioni. Tutti gli Stati si sono mossi in ordine sparso, chi con più risorse (come gli Usa, la Germania e il Regno Unito), chi con risorse più limitate. In questo senso ci sembra di poter dire che, generalmente, le risorse in campo per sopravvivere in una situazione di economia congelata, almeno per i prossimi mesi. Nel breve termine l’obiettivo è quello di mantenere il sistema liquido e limitare i danni durante la quarantena.
· La seconda fase sarà, invece, il sostegno alla crescita: in questo senso abbiamo già visto gli stati con più capacità muoversi, ma resta l’incognita della coordinazione internazionale, soprattutto in Europa dove per il momento la capacità di azione sembra pagare le divisioni tra Paesi. Siamo tuttavia convinti che anche l’Europa riuscirà a partorire qualcosa di positivo, messa di fronte a una questione di questa portata.
· La terza partita è quella della gestioni degli sbilanciamenti: possibili crisi finanziarie, strascichi su alcuni settori (come quello dell’aviazione o quello turistico). Per ovvi motivi questa ci sembra a oggi la principale fonte di rischio a ribasso, ancora è difficile valutare la portata degli sbilanciamenti e quali e quante saranno le geografie e le filiere coinvolte.
· Questo tema sarà, probabilmente, accompagnato da una situazione di più lungo periodo di gestione della liquidità, di controllo di possibili spinte inflazionistiche e di ristrutturazione dei debiti pubblici, in quello che potrebbe configurarsi come un nuovo equilibrio finanziario globale da costruire nel prossimo decennio.Per trovare una nota positiva, le valutazioni di medio periodo e il premio per il rischio delle asset class azionarie è estremamente vantaggioso in questo momento: un’opportunità molto interessante per entrare sul mercato con le giuste tempistiche, un’opportunità che dovrà essere colta dagli investitori in un futuro prossimo.
Il vero catalizzatore positivo sarà il controllo della crisi sanitaria: ma anche qui dobbiamo metterci d’accordo su cosa intendiamo. La domanda che i Paesi si devono porre e la cui soluzione, secondo noi, potrebbe essere a portata, non è quella di contenere e sconfiggere la malattia, ma come verranno messi in piedi sistemi e salvaguardie per garantire all’economia di ripartire in attesa di ricercare una cura. In questo senso sembrano incoraggianti i progressi che si sono fatti, solo in poche settimane, riguardo la riorganizzazione dei sistemi sanitari, l‘utilizzo delle tecnologie per i test e i tamponi.Certo il fatto che la comunità scientifica, in questo momento, sia divisa su molti aspetti non aiuta a ottenere un orizzonte realistico, ma abbiamo la sensazione che ogni giorni si aggiungono nuovi elementi di conoscenza e che, se sicuramente è troppo presto per dire che intravediamo la luce, le nebbie dell’incertezza sembrano cominciare a dipanarsi.

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Pandemia e ripresa delle produzioni strategiche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

In un’intervista al Candido, Rampelli rilancia la centralità dello Stato e la necessità di ripensare il liberismo. “Se circolano liberamente su tutto il pianeta uomini e merci, è impensabile che non circolino virus e batteri. L’abbattimento delle barriere mette in libera comunicazione nazioni con diverse abitudini alimentari, igieniche, sanitarie e conseguentemente è indispensabile aggiornare i propri sistemi di protezione. Ora lo dicono anche illustri virologi, 20 giorni fa lo dicevano solo i presunti ‘razzisti…’”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che, in un’intervista al Candido, traccia le nuove sfide della destra alla luce della crisi sanitaria ed economica scaturita con la pandemia. “È del tutto evidente che d’ora in avanti – ha aggiunto – ammesso e non concesso che il mondo globalizzato sia il nostro destino ineludibile, il dato sanitario dovrà essere il baricentro intorno al quale costruire la società, per garantire la tutela della salute e della vita di persone e famiglie.Sicuramente la crisi sanitaria, così come quella economica che ne consegue, hanno fornito un’altra dimostrazione dell’assoluta necessità di riprendere il controllo diretto – a livello nazionale – delle produzioni strategiche. Priorità che noi sosteniamo da sempre. Il fatto che nella nostra nazione, nel pieno di una pandemia, non esistano mascherine perché devono essere prodotte a pochi centesimi da bambini sfruttati nei capannoni industriali di Shangai è inaccettabile. In alcune filiere dobbiamo essere autosufficienti e tutte le produzioni strategiche devono restare a casa nostra. Non è ammissibile delegare la realizzazione di respiratori artificiali o di altri dispositivi salvavita, alla Germania piuttosto che agli Stati Uniti. La reazione algida che queste nazioni – ma più in generale l’Europa e tutto il blocco Occidentale – hanno mostrato nei confronti dell’Italia nel drammatico momento che attraversa sono un altro indicatore che deve orientare un diverso modo di gestire le proprie relazioni europee e internazionali. L’emergenza sanitaria, insomma, ci aiuta a rimettere in moto la nostra capacità produttiva e a rimettere in ordine le nostre priorità abbandonando stupidi approcci fideistici.Si tratta dell’unico aspetto positivo di una catastrofe senza precedenti”.“Il libero mercato non è assenza di regole, non contempla la concorrenza sleale, non rivendica la pratica del saccheggio del capitale umano e ambientale. Va fermata questa deriva nichilista asservita al più bieco materialismo e restituito un ruolo agli Stati, unici a poter equilibrate il dominio planetario di poche multinazionali nelle quali è concentrata oltre la metà della ricchezza del mondo.In Italia, per esempio non possono giustificarsi operazioni come quella di autostrade – tanto per calarci nella realtà concreta del nostro tempo – in cui i costi delle opere di costruzione della rete sono gravati sullo Stato (cioè sui cittadini), mentre i ricavi sono finiti tutti nelle casse dei concessionari con inaccettabili profitti miliardari con l’aggravante dell’invito e dell’irresponsabilità”. “Sono sicuro che su questi principi di buon senso – ha concluso Rampelli – si possa facilmente trovare una sintonia con tutto il centrodestra, anche quella parte che si ispira a un liberalismo illuminato e non sfrenato, sostenibile e solidale”.

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Preoccupano le ipotesi sulla semplificazione del codice degli appalti

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

“Le misure urgenti che i Governi stanno giustamente adottando in questo difficilissimo momento di emergenza non devono preludere a passi indietro sul fronte ambientale. Al contrario, serve proseguire con decisione verso il Green Deal europeo e italiano, rafforzando la tutela di ecosistemi e biodiversità, anche a garanzia della nostra salute”.
Lo afferma la Lipu-BirdLife Italia dopo aver appreso che sarebbe allo studio la sospensione del Codice Appalti al fine di velocizzare l’assegnazione di tutti gli appalti pubblici, superando le rigidità strutturali nel settore dell’edilizia e nelle opere pubbliche. Preoccupano inoltre, allo stesso modo, le dichiarazioni di Hernest Dorfmann, europarlamentare altoatesino dell’Epp, che chiede di rimandare all’autunno il Green deal e la strategia Farm2Fork, in campo agricolo, prevista per fine aprile.“E’ ormai chiaro che la nostra impronta sul Pianeta ha avuto un ruolo determinante nell’origine della pandemia che stiamo vivendo – afferma Claudio Celada, direttore Area conservazione natura della Lipu – La distruzione degli habitat primigeni e il commercio di specie selvatiche favoriscono il passaggio di patogeni dalle specie selvatiche all’uomo, il cosiddetto Spillover, mettendo nel contempo a nudo, come nel caso del Covid-19, il modello economico dominante, che ha mostrato tutta la sua fragilità e inadeguatezza di fronte a questa emergenza”.“Stiamo pagando un durissimo prezzo in vite umane e sofferenza – prosegue Celada – ma abbiamo finalmente capito cosa può accadere se non ci si prende cura del nostro ambiente. Sarebbe dunque un grave errore se, per il rilancio di un’economia che non può più reggere, si aprisse a un nuovo attacco al territorio mediante la semplificazione della concessione degli appalti, o non si proseguisse speditamente con i percorsi del Green deal europeo e italiano, del Farm2Fork e della Convenzione per la Diversità Biologica, anche per dare forza ai segnali positivi che stanno emergendo, come il divieto da parte della Cina di vendita degli animali selvatici ai mercati.“Oggi il primo obiettivo è salvare vite umane e superare l’emergenza. Dopo questa gravissima fase occorrerà davvero partire con una rivoluzione ambientale, salvaguardando la filiera di produzione e approvvigionamento di cibo, dicendo addio ad un’agricoltura che dissipa le risorse naturali come acqua, suolo e biodiversità, e che avvelena l’ambiente. E ciò ad iniziare dalla futura Pac, incanalando gli investimenti verso modelli di economia sostenibile e dando una speciale attenzione agli ecosistemi, che sono la più grande e preziosa infrastruttura che abbiamo.“Il ritorno alla normalità – conclude Celada – con l’enorme impegno economico e politico che verrà messo in atto, sia all’insegna non del ‘tutto come prima’, ma del ‘tutto molto meglio di prima’.

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