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Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Prezzi: Istat, inflazione +1%, ma resta raddoppio

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

L’Istat non conferma i dati preliminari dell’inflazione di maggio, che sale dell’1%, dal +1,1% stimato.”Resta una brutta notizia. Anche se l’inflazione scende leggermente rispetto alla stima iniziale, si conferma il raddoppio dei prezzi rispetto ad aprile e l’impennata del carrello della spesa, che dopo essere triplicati da +0,4 di marzo a +1,2 di aprile, proseguono la loro corsa attestandosi a +1,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli significa avere una maggior spesa annua complessiva di 391 euro, 131 euro per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, la stangata è di 360 euro, 121 destinati alle compere di tutti i giorni. Mentre per la famiglia media da 2,4 componenti, l’incremento dei prezzi si traduce, in termini di aumento del costo della vita, in 303 euro in più nei dodici mesi, 102 euro per il carrello della spesa” conclude Dona.
Resi noti i dati relativi all’inflazione dei capoluoghi di regione e delle regioni, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato il podio dei capoluoghi più cari d’Italia (cfr tabella n. 1) e la classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2), in termini di aumento del costo della vita.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr. tabella n. 1), in testa alla graduatoria dei capoluoghi più cari, in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, con il picco dell’inflazione, 1,8%, equivalente, per una famiglia da 4 componenti, ad una spesa supplementare su base annua di 1007 euro (767 per la famiglia tipo Istat da 2,4 componenti), contro una media per l’Italia di 386 euro (303 per la famiglia tipo). Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi dell’1,3% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia di 4 persone, pari a 664 euro (410 per la famiglia media Istat), terza Bologna, dove l’inflazione dell’1,2% comporta un aggravio annuo di spesa di 576 euro (482 per la famiglia tipo).In testa alla classifica delle regioni più costose (cfr. tabella n. 2), in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l’inflazione dell’1,6% significa, per una famiglia di 4 persone, una batosta pari a 865 euro su base annua (590 per la famiglia media Istat). Segue la Lombardia, dove l’incremento dei prezzi pari all’1,2% implica un’impennata del costo della vita pari a 565 euro (438 per una famiglia media), terza la Toscana, dove l’inflazione dell’1,1% genera una spesa annua supplementare di 502 euro (372 per la famiglia tipo).

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Fintech e Factoring: Evento alla Triennale di Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2018

Milano 20 giugno 2018 ore 10 Triennale di Milano, Viale Alemagna n. 6 Le nuove tecnologie che cambiano profondamente processi e relazioni con la clientela nel sistema finanziario irrompono anche nel factoring, un settore vitale per l’economia produttiva che vale in Italia il 13% del Pil. La rivoluzione fintech, che apre nuove prospettive e già offre soluzioni operative per le attività e i servizi finanziari a sostegno del capitale circolante delle imprese, sarà al centro del dibattito nella giornata in cui Assifact, l’associazione che riunisce tutti i player del settore, celebrerà il proprio Trentennale.
“Factoring e Fintech” è il titolo della tavola rotonda in programma alle ore 11. Per il factoring il fintech rappresenta un’opportunità o una minaccia? Quali nuovi protagonisti stanno innovando il settore e come? In che modo si può assicurare un corretto bilanciamento fra sostegno allo sviluppo tecnologico, stabilità e concorrenza nel settore del factoring? Stimolati da Alessandro Carretta, Professore ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, Università di Roma Tor Vergata e Segretario Generale di Assifact, risponderanno a questi interrogativi i docenti ed esperti Federico Caniato, Giorgio De Nova, Claudia Perri e Cristiana Schena, il past president di Assifact Rony Hamaui e il direttore della sede milanese di Bankitalia Giuseppe Sopranzetti.

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Bce: taglia bond a 15 mld/mese fino dicembre, poi stop

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

La Banca Centrale Europea ridurrà gli acquisti di titoli fatti attraverso il Qe a 15 miliardi al mese da ottobre a dicembre, per poi portarli a zero da gennaio in poi.”Una brutta notizia. L’Italia ora è nei guai. Nonostante lo slittamento da settembre a dicembre, la riduzione a 15 mld rischia di avere effetti immediati sullo spread” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Pagheremo il fatto di non aver saputo approfittare del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. Ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito. Un punto in più di tasso di interesse, quindi, equivale ad una mini manovra da 4 miliardi” conclude Dona.

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I pannelli solari potranno presto coprire milioni di tetti in tutta Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

Ciò permetterà ai cittadini di diventare parte attiva nella transizione a un sistema di energia rinnovabile, grazie all’accordo raggiunto ieri in seno all’Unione europea.I governi europei hanno però frenato gli sforzi del Parlamento per aumentare il peso delle rinnovabili nel sistema energetico europeo, prevedendo un aggiornamento degli obiettivi di crescita delle fonti pulite nel 2023 e rigettando importanti misure di garanzia contro gli effetti nocivi delle bionergie e dei biocarburanti.“Questo accordo riconosce per la prima volta il diritto dei cittadini di partecipare alla rivoluzione energetica in Europa e abbatte alcune grandi barriere che frenano la lotta al cambiamento climatico. Tutto ciò garantisce alle persone e alle comunità un maggiore controllo sull’energia che utilizzano, mettendole in condizione di partecipare alla crescita delle rinnovabili e di sfidare i colossi del settore energetico in tutto il continente. L’obiettivo di crescita delle rinnovabili fissato al 32 per cento è però troppo basso e permette alle grandi compagnie energetiche di restare ancorate ai combustibili fossili o a tecnologie rivelatesi false soluzioni rispetto al cambiamento climatico” afferma Sebastian Mang, consulente energia di Greenpeace Ue.L’accordo tra il Parlamento europeo e i governi europei garantisce ai cittadini dell’Unione, alle autorità locali, ai piccoli imprenditori e alle cooperative il diritto di produrre, consumare, immagazzinare e vendere l’energia rinnovabile autoprodotta, senza essere per questo soggetti a sanzioni fiscali o oneri burocratici eccessivi. L’accordo mette al bando misure sanzionatorie che alcuni Paesi hanno introdotto per impedire ai propri cittadini di partecipare alla transizione energetica. In Romania, ad esempio, ai cittadini che vogliano vendere in rete l’energia che producono viene richiesto di fondare un’impresa e di corrispondere specifici requisiti fiscali. In Spagna, la “sun tax” impedisce la produzione diffusa di energia rinnovabile attraverso un sistema di tariffe onerose e ostacoli burocratici. La fine di queste misure vessatorie è stata una delle richieste centrali del Parlamento europeo nella negoziazione con gli stati membri.Per la prima volta, la legge europea riconosce il ruolo giocato dalle cooperative energetiche nella transizione energetica, rendendo più semplice per le persone realizzare i loro progetti nel campo delle rinnovabili e garantendo loro tutele contro il dominio dei mercati da parte delle grandi compagnie. Come dimostrato in un recente studio, i progetti gestiti dalle cooperative energetiche garantiscono alle economie locali guadagni otto volte superiori rispetto a progetti analoghi, gestiti però da una grande utility.
Per Greenpeace l’obiettivo di crescita minima per l’energia rinnovabile al 32 percento entro il 2030 è inadeguato per prevenire gli effetti dannosi del cambiamento climatico. L’accordo raggiunto ieri consentirà inoltre ai Paesi e alle imprese di continuare a classificare come rinnovabili alcune bioenergie non sostenibili, spianando la strada all’abbattimento di altri alberi e alla deforestazione di foreste pluviali per la produzione di biocarburante che alimenterà centrali elettriche, stabilimenti industriali e autoveicoli. I negoziatori hanno convenuto di congelare ai livelli attuali l’utilizzo dei biocarburanti che maggiormente danneggiano la biodiversità, come l’olio di palma e di eliminarne l’uso entro il 2030, ponendo fine all’attuale obbligo per i Paesi membri dell’Unione di includere i biocarburanti ottenuti da colture nel loro mix energetico per il settore trasporti.

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Bce: annuncio della fine del QE, nell’attesa che l’Italia confermi l’impegno sul bilancio

Posted by fidest press agency su domenica, 17 giugno 2018

A cura di Fabio Castaldi e Marco Piersimoni, entrambi Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Come anticipato da diversi membri del direttorio ECB la settimana passata, la comunicazione sulle modalità e sul termine del programma di QE è stata annunciata oggi da parte della Bce di Mario Draghi. Nonostante i dati macro non abbiano offerto certezze nelle settimane recenti – fiacche la fiducia delle imprese e dei consumatori in Europa, in calo gli ordini industriali tedeschi, di poco migliori i numeri sull’inflazione – l’istituto di Francoforte non ha ritenuto necessario concedersi un ulteriore mese di attesa, per analizzare i dati di giugno e luglio per valutare se il rallentamento osservato nella prima parte del 2018 sia stato superato o meno. Il programma di QE avrà termine a fine 2018 con acquisti mensili da ottobre a dicembre ridotti a 15 miliardi. La forward guidance offerta dal governatore Mario Draghi rimane tuttavia prudente: cautela sull’evoluzione delle variabili macroeconomiche – inflazione e crescita – che richiedono un progresso e una robustezza sostenibile prima che si inizi a procedere alla normalizzazione dei tassi d’interesse che non è prevista prima della fine dell’estate del 2019.
Tuttavia, al di là dei toni dovish del governatore Mario Draghi, è chiaro che la Bce non farà sconti ad alcun Paese indisciplinato sul fronte fiscale. Le parole a fine maggio di Vítor Constâncio, numero due uscente dell’istituto di Francoforte, sono emblematiche: Constâncio ha ricordato allo Speigel che la strada ufficiale per ottenere il supporto dell’Europa è l’Outright Monetary Transactions (Omt), il programma di acquisto dei titoli di stato sul mercato secondario che funziona da scudo anti-spread e che è vincolato all’intervento della Troika e all’accettazione di un programma di aggiustamento dei conti pubblici. Un messaggio stentoreo per il futuro dell’Italia, al quale il numero due della Bce ha rivolto l’invito a rileggere le regole del gioco. Alla BCE non può e non deve essere chiesto di intervenire in soccorso di mercati in difficoltà, laddove tale “disordine” sia motivato da intenzioni e dichiarazioni politiche che siano palesemente in contrasto con le regole sottoscritte dai tutti i paesi membri dell’area Euro.Peraltro, nonostante l’espressione non piaccia a molti politici, i mercati stessi inducono alla disciplina: il drammatico allargamento dello spread non passa inosservato anche ai politici e allarma anche chi pretende che la politica nazionale non debba essere dettata dalla finanza. Tanto più che l’Italia deve collocare ogni due settimane importi rilevanti di titoli di stato sul mercato primario e gli investitori devono trovare conforto in dichiarazioni politiche che non facciano presagire misure estreme che possano mettere in discussione le prospettive dell’Italia nell’Euro. Non appare casuale, in questo contesto, l’intervista rilasciata alla stampa lo scorso fine settimana dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che dalla colonne del Corriere https://www.corriere.it/economia/18_giugno_09/tria-economia-italiana-forte-ora-meno-deficit-piu-investimenti-c77cb4dc-6c24-11e8-8d9c-84247469dc85.shtml, si è impegnato sull’euro e sul bilancio pubblico.Lo stesso Di Maio lascia trapelare che il governo inizierà a lavorare su quelle politiche a costo zero – la legge sulla legittima difesa, i flussi migratori, l’abolizione dei vitalizi – che i mercati non hanno ragione di temere. È invece verosimile che i nodi vengano al pettine in autunno – con la legge di bilancio – se la scelta del governo sarà quella di spingere quei punti del programma che richiedano un finanziamento in deficit eccessivo: nell’ordine, neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, riforma delle pensioni, reddito di cittadinanza e infine la flat tax. L’obiettivo di un deficit/Pil al 2,9% prospettato da Matteo Salvini appare, al momento, non credibile, a meno di non fare previsioni di crescita del PIL irrealisticamente elevate. La legge finanziaria è dunque la linea del Piave per capire se l’Italia potrà ritrovare stabilità politica in Europa e sui mercati finanziari, rientrando – pur con dei margini di flessibilità – nei ranghi della disciplina fiscale o, viceversa, se si arriverà allo scontro con Bruxelles. Ipotesi quest’ultima che non conviene a nessuno e che non conviene, soprattutto, all’Italia.L’Italia rimane però, al momento, protagonista in negativo sui mercati finanziari.Per avere una misura del malfunzionamento del mercato possiamo fare ricorso a due numeri:Il differenziale denaro-lettera sul benchmark BTP a 2 anni, è passato dai 2cts di inizio maggio a 40 cts delle fasi più drammatiche della crisi per attestarsi, attualmente, intorno ai 15-20 centesimi; la volatilità del future sul Btp 2 anni è passata, nello stesso periodo, dallo 0,5% a oltre il 20% per attestarsi ora intorno al 10%, livello ancora drammaticamente elevato.Il ritorno a un regime di volatilità sano e di liquidità normale del mercato obbligazionario italiano passa per il ritorno della fiducia degli investitori nei fondamentali non tanto economici – che appaiono ragionevolmente solidi e in progresso – ma quanto politici del nostro paese. La crisi è stata innescata da una precisa scelta politica e dalle intenzioni espresse dal governo, questo elemento deve essere rimosso in maniera convincente per ridurre lo spread in maniera sostenibile e riportare liquidità e ordine al mercato secondario dei bond.

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Le aziende devono prepararsi già ora per la sostituzione dell’Eonia e dell’Euribor

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Londra. Le istituzioni finanziarie devono cominciare a prepararsi fin d’ora per la transizione dall’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) e dall’Eonia (Euro Overnight Index Average), se vogliono evitare di incorrere in un aumento dei costi e dei rischi. Lo sostiene un nuovo studio della società di consulenza Oliver Wyman, intitolato “A Tale of Two Benchmarks: The Future of Euro Interest Rates”.L’Euribor e l’Eonia sono tassi di vitale importanza per l’eurozona: vengono utilizzati infatti come riferimento per oltre 175 trilioni di dollari di prodotti finanziari all’ingrosso e al dettaglio, tra cui i mutui a lungo termine in Finlandia, Spagna e Italia. Entrambi sono però destinati ad essere sostituiti, o comunque trasformati, poiché non soddisfano i requisiti previsti dal recente Regolamento dell’Unione Europea sugli indici di riferimento (Benchmarks Regulation – BMR).“I preparativi per la migrazione dal LIBOR, l’equivalente dell’Euribor per il dollaro USA e per altre valute importanti, sono già in corso” spiega Claudio Torcellan, partner Oliver Wyman. “Tuttavia, si parla molto meno dell’Euribor e dell’Eonia, nonostante i tempi di transizione siano molto più stretti. Le aziende devono agire ora e prepararsi. Si stima che la transizione potrebbe costare oltre 100 milioni di dollari per alcune società: tergiversare farà solo aumentare i costi e amplificherà i rischi finanziari, operativi e reputazionali.”Il report analizza come l’Euribor potrebbe essere riformato per consentire – nel migliore dei casi – una transizione senza intoppi, ma restano dubbi sulla fattibilità di questa soluzione ottimale entro il termine previsto, il 1 °gennaio 2020. Visto il volume di affari coinvolto, le istituzioni finanziarie dovrebbero avere almeno un piano B per la riforma dell’Euribor.Non ci saranno invece tentativi di riforma per l’Eonia: sarà dunque sicuramente necessario passare ad un altro tasso di riferimento entro gennaio 2020. Ad oggi, però, un tasso di riferimento overnight alternativo all’Eonia ancora non c’è, anche se la BCE sta lavorando su ESTER (Euro Short-Term Rate), che pianifica di lanciare prima del 2020. (fonte: http://www.oliverwyman.com)

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La svolta in “rosa” per l’ortofrutta biologica di Canova

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Cesena. Canova la società specializzata in ortofrutta biologica del gruppo Apofruit ha vissuto, nell’ultimo anno, una straordinaria accelerazione raggiungendo i 100 milioni di fatturato. Una crescita dovuta, senza dubbio all’attenzione al biologico dei consumatori italiani ed europei ma anche alla capacità di produrre bio di alta qualità grazie al network di produttori distribuiti sull’intero territorio nazionale.La società, licenziataria esclusiva del marchio Almaverde Bio, interpreta, con la sua gamma, le esigenze dei consumatori, sempre alla ricerca di innovazione di prodotto, di salubrità e freschezza. Ed è in tale contesto che si colloca un’importante scelta dei vertici dell’azienda che ha portato, in un settore finora prettamente maschile, alla presenza, in forte incremento negli ultimi mesi, di tante figure femminili, in ruoli chiave per l’azienda.Sono ben sei le donne di Canova nell’ufficio commerciale dedicate sia al mercato interno sia a quello estero sia all’area programmazione. Sono tre donne su quattro dipendenti totali a lavorare nell’ufficio qualità; sono sei donne su otto dipendenti nell’ufficio amministrativo; sono ben dodici le donne in segreteria commerciale con un rapporto lavorativo a tempo determinato ma considerata area vivaio per i futuri passaggi di ruolo.Dal controllo qualità, all’ufficio commerciale Italia ed estero a tanti altri ruoli determinanti, sono principalmente le figure femminili a gestire le complesse attività di un’azienda che ha registrato incrementi a doppia cifra in termini di fatturato ma anche di volumi di ortofrutta prodotti con 40.000 tonnellate nel 2017 ed una gamma che ha superato le 120 referenze.L’attenzione al consumatore che tanto caratterizza l’offerta di Canova non potrà che crescere ulteriormente grazie ad una presenza femminile così importante.Una scelta decisamente all’avanguardia quella di Canova, se si considera che secondo una recente indagine del CSO Italy realizzata per l’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta, emerge che il 69% della forza lavoro nella filiera ortofrutta è femminile con punte del 79% tra i lavoratori stagionali. Le donne però sono principalmente impiegate nei magazzini e nelle fasi di lavorazione (83%) e solo lo 0,6% ha incarichi direzionali.La situazione sta cambiando grazie anche alle scelte di aziende come Canova che mostrano di credere al valore aggiunto femminile nell’ortofrutta di qualità.

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Assalzoo: Mangimistica, nel 2017 settore in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Il valore della produzione italiana di mangimi per l’alimentazione animale nel 2017 si è mantenuta sopra l’importante soglia dei 6 miliardi di euro, con un aumento di quasi l’1% rispetto all’anno precedente (6,020 miliardi di euro nel 2016). È questo, insieme alla consistenza produttiva, uno dei dati principali presentati oggi a Roma da Assalzoo, l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici, nel corso della sessione pubblica dell’Assemblea annuale.I dati del comparto – Gli indicatori economici del settore mangimistico evidenziano ancora una volta un settore segnato dalla crescita, tanto dei volumi produttivi, quanto dei ricavi complessivi. Si tratta di un movimento all’insù che replica, a grandi linee, quello messo a segno nel suo complesso dall’intera economia italiana.Entrando nel dettaglio numerico, il mercato degli alimenti zootecnici italiano ha generato un valore 6,080 miliardi di euro (contro i 6,020 miliardi di euro del 2016). Intorno all’un per cento l’aumento dei prezzi di produzione e quello relativo al costo del lavoro. Continua la crescita degli investimenti fissi, che toccano quest’anno l’importante soglia dei cento milioni di euro.Stabile un dato essenziale per un settore radicato nella società italiana quale è il numero degli addetti: si confermano 8500 le persone, escluso l’indotto, che lavorano nel settore mangimistico. “È una grande soddisfazione – sottolinea Alberto Allodi, presidente di Assalzoo – per chi rappresenta questo settore presentare dei dati in crescita che dimostrano con chiarezza come la mangimistica italiana sia un settore industriale sano e innovativo. Questi segni positivi hanno ancora maggiore rilevanza, perché si concretizzano in un contesto generale altamente sfidante. Tra i dati, elaborati dall’ufficio economico dell’associazione vorrei evidenziare l’aumento degli investimenti. Gli imprenditori sanno che il futuro dell’impresa è nella capacità di guardare lontano e sapere investire nell’innovazione. Il dato di crescita, che ha raggiunto la cifra tonda dei 100 milioni, indica proprio la lungimiranza dei nostri associati”. http://www.mangimiealimenti.it

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Italy’s public debt: Fragile growth, new government’s programme raise questions on sustainability

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

At 131.8% of GDP as of Q4 2017, Italy’s public debt remains 32pp above Q4 2007 levels and the second-highest in the euro area after Greece’s. Italy’s debt ratio has remained stubbornly high since 2014 despite sustained economic recovery and above-potential growth of 1.0% and 1.6% respectively in 2016 and 2017.“This speaks to the scale of challenges in bringing about meaningful debt reduction,” notes Scope analyst Dennis Shen.
Difficulties in reducing public sector leverage partially reflect successively neutral to expansionary government budgets, including in 2018, with weaker than anticipated structural deficit adjustments. Moreover, EU bank bail-in rules have been bypassed owing to domestic concerns, resulting in the use of government monies to conduct bank rescues. The fact that Italy’s debt-to-GDP has not dropped to date despite peak economic growth raises questions on the long-term trajectory of debt, in view of inevitable pressures in an economic downturn.The formation of the Five Star Movement-Lega government clouds the outlook for macroeconomic and fiscal policies. The coalition’s programme—pledging to scrap a 2019 VAT hike and reverse 2011’s pension reform—would place a strain on debt, even if only a modest slice of the more than EUR 100bn (greater than 5.8% of GDP) package were implemented. Italy’s fiscal space is restricted owing both to elevated debt and fragile nominal growth, noting inflation of just 1.1% in May and Scope’s estimate of Italy’s medium-term annual growth potential of a modest 0.75%.In Scope’s view, the IMF’s baseline for a gradual decline in Italy’s debt ratio to 116.6% by 2023 is optimistic, as this assumes primary surpluses rising from 1.5% in 2017 to 3.6% by 2022-23. If, for example, primary surpluses were instead held constant at 2017 levels of 1.5% of GDP from 2019 onward, the debt ratio falls only to 125% of GDP. Moreover, in a “stressed” case, in which Scope assesses the impact on Italy’s public-sector balance sheet under conditions of a global economic shock (with the effect of two years of recession in Italy and associated deterioration in the fiscal balance) alongside a simultaneous spike in market financing rates, the debt ratio rises well above 145% of GDP.On 8 June, Scope affirmed Italy’s sovereign rating of A- but revised the Outlook to Negative from Stable. This reflected i) alterations in the Italian political landscape raising questions over the will and capacity of current and future governments to resolve Italy’s significant structural challenges, and ii) the programme of this singular government in challenging pre-existing debt sustainability concerns.Scope observes, however, that Italy’s A- sovereign ratings remain underpinned by euro area membership, Italy’s systemic importance (holding Europe’s largest debt stock) and support from European institutions in adverse scenarios, a relatively long 6.9-year average debt maturity, moderate levels of private debt and implicit government liabilities, and the country’s large, diversified economy (2017 nominal GDP: EUR 1.72tn).

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Philips acquisisce Remote Diagnostic Technologies

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Amsterdam, Paesi Bassi – Royal Philips (NYSE: PHG, AEX: PHIA), azienda leader globale nel settore dell’Health Technology, ha annunciato oggi di aver acquisito Remote Diagnostic Technologies (RDT), uno dei principali innovatori nel Regno Unito di soluzioni avanzate per il mercato pre-ospedaliero nel campo del monitoraggio, terapia cardiaca e gestione dei dati. Il portfolio completo di soluzioni connesse per l’assistenza in situazioni di emergenza di RDT è complementare all’offerta di Philips, rafforzandone così la posizione di leadership nel settore dell’emergenza e rianimazione che vale oggi 1,4 miliardi di Euro. Inoltre, RDT potenzierà le opportunità di Philips in termini di innovazione, con l’obiettivo di guidare sempre più la trasformazione digitale e penetrare nuovi mercati. I dettagli finanziari della transazione non sono stati divulgati. Philips offre già una gamma di prodotti per la terapia e il monitoraggio a supporto dei medici di pronto soccorso, delle strutture ospedaliere e degli operatori sanitari che intervengono direttamente nelle situazioni di emergenza. L’attuale offerta include defibrillatori automatici esterni (DAE), soluzioni di rianimazione avanzata che includono i monitor e soluzioni di gestione dei dati. RDT completerà tale offerta con una gamma di prodotti per le ambulanze e per gli operatori di primo soccorso, che comprende Tempus ALS, un monitor e defibrillatore modularizzato che offre eccezionali funzionalità in un formato più piccolo, più leggero e più flessibile. RDT produce anche monitor estremamente solidi, ma leggerissimi, dotati di sistemi di telecomunicazione che consentono agli operatori di comunicare tra loro.
I servizi medici di emergenza sono dedicati a fornire assistenza pre-ospedaliera immediata in casi gravi, compresa la stabilizzazione primaria del paziente sulla scena di intervento e trattamento medico e il trasporto all’ospedale. Di conseguenza sono parte essenziale del percorso dei pazienti e sono un punto cruciale per salvare loro la vita, evitando ulteriori complicazioni danni e facilitando il processo di guarigione.

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.311,7 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Nuovo record storico del debito pubblico italiano, che ad aprile sale a 2.311,7 miliardi. “Considerato che in Italia, secondo gli ultimi dati Istat, ci sono 25.386.000 famiglie, è come se ogni famiglia avesse 91 mila euro di debito, 91.062 euro per la precisione” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un dato decisamente preoccupante, specie se si considera che a fine anno la Bce smetterà di acquistare titoli di Stato. Ci siamo comportati come le cicale, invece che come le formiche: non abbiamo approfittato del QE e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto. E ora che i tassi di interesse saliranno, gli italiani si troveranno a pagare una mini manovra da 4 mld per ogni punto in più di tasso di interesse, visto che ogni anno vanno in scadenza 400 miliardi di debito” conclude Dona.

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Invitalia fa squadra con Microsoft per la trasformazione digitale dell’Agenzia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Invitalia e Microsoft hanno siglato un protocollo d’intesa finalizzato alla trasformazione digitale dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo: l’obiettivo è semplificare i processi interni e migliorare la qualità e la rapidità dei servizi per la concessione degli incentivi alle imprese. Invitalia potrà avvalersi della consulenza strategica di Microsoft per rinnovare la propria infrastruttura tecnologica e adottare nuove tecnologie di Cloud Computing e Intelligenza Artificiale per ottimizzare l’iter di valutazione ed erogazione dei finanziamenti nel segno di una maggiore rapidità e sicurezza. L’obiettivo è permettere agli utenti di interagire più facilmente con la piattaforma informatica dell’Agenzia per richiedere le agevolazioni, conoscere in tempo reale lo status della propria domanda di finanziamento – ad esempio attraverso app dedicate – e per partecipare agli eventi nei quali Invitalia orienta i potenziali beneficiari e spiega il funzionamento degli incentivi.
Inoltre una maggiore attenzione alla gestione e analisi di Big Data consentirà a Invitalia un’elaborazione più efficace delle informazioni e una maggiore proattività nell’individuare i target più adatti ai singoli incentivi.Nell’ambito del protocollo d’intesa, Invitalia e Microsoft creeranno insieme un Digital Lab, ovvero un centro di competenza per realizzare su cloud una piattaforma utile per l’Agenzia per svolgere azione di scouting sui territori ed eseguire analisi capaci di valutare la qualità e l’impatto delle misure adottate. A tal fine Microsoft metterà a disposizione i propri esperti e digital advisor per definire le strategie necessarie a sviluppare nuovi servizi, avviare test tecnici e creare progetti pilota. Contestualmente i tecnici di Invitalia avranno l’opportunità di frequentare percorsi di formazione professionale e vivere delle vere e proprie full immersion nel mondo della tecnologia nei centri Microsoft di Bruxelles, Redmond o Milano.Invitalia avrà inoltre la possibilità di sfruttare moderne soluzioni di collaborazione, sistemi gestionali e CRM come Microsoft 365 e Dynamics 365 e di far leva sulla piattaforma cloud Microsoft Azure, beneficiando dei tool di analisi, degli strumenti di machine learning e delle funzionalità di Artificial Intelligence integrate, con il vantaggio di godere di un’infrastruttura scalabile per gestire in modo flessibile i picchi legati alle campagne per gli incentivi, come già accaduto nel caso di Resto al Sud, l’incentivo per i giovani del Mezzogiorno che vogliono mettersi in proprio.

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Trend positivo per “El Super Grissin de Milan” di Vitavigor

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Nel 2017 ha registrato un aumento del 4% del fatturato, permettendo all’azienda milanese protagonista del mercato dei sostituivi del pane, in Italia e nel mondo, di toccare quota 5 milioni di euro di introiti. Sorridono quindi i conti dell’azienda, nata nel 1958 a Milano per volere di Giuseppe Bigiogera, che quest’anno celebra il 60° anniversario dalla fondazione. Una crescita che nel corso dell’ultimo esercizio commerciale ha riguardato le performance dell’azienda anche nel canale catering (+3%) e grossisti (+3%), con importanti risvolti a livello di espansione delle reti commerciali e dei contatti coi buyer, anche grazie alla partecipazione all’ultima edizione del Cibus, oltre che del business legato alle private label. La crescita s’inserisce nel più ampio trend che vede un aumento delle vendite dei pani industriali, con un giro d’affari di oltre 1,3 miliardi di euro e una crescita dei pani secchi a volume (+2,4%) e a valore (+3,1%) rispetto all’anno scorso. I grissini Vitavigor sono distribuiti in Italia e in oltre 30 paesi del mondo, tra cui Francia, Spagna, Giappone, Australia e Canada, dai quali dipende il 35% del fatturato. “Siamo orgogliosi di questi importanti risultati frutto del sapere e dei valori tramandati di generazione in generazione dalla mia famiglia, che ci hanno permesso di arrivare a produrre ben 7 tonnellate di grissini al giorno – afferma Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor – Un successo determinato soprattutto dalla fiducia che i clienti ripongono nei nostri grissini, da sempre prodotti con ingredienti di altissima qualità, che nascono dal perfetto equilibrio tra abilità manuale e nuove tecnologie. Ma non ci fermiamo qui: dopo aver intrapreso nel 2016 il processo di restyling dell’immagine aziendale, il nostro obbiettivo ora è quello di rinnovare alcuni impianti produttivi nel nostro stabilimento di Cinisello Balsamo con l’obiettivo di aumentare l’automazione e gli attuali 21 dipendenti, specialmente nell’ufficio marketing, settore nel quale stiamo investendo risorse importanti. Il nostro fine è quello di aumentare la quota di mercato, con particolare attenzione ai consumi “fuori casa” sia nel canale catering e Ho.Re.Ca, sia nella GDO, incrementando allo stesso tempo i clienti attraverso l’intensificazione della rete commerciale”.Tra le linee che hanno registrato una maggiore crescita percentuale nelle vendite vi sono l’Hospitality Fashion (grissini lunghi in formato da ristorazione e catering), con un +44% nel 2017 rispetto al 2016, dato in controtendenza rispetto all’andamento non ottimale del mercato, le Mini Piattelle (+20%), i mini-snack Happy Vi (+12%), in meno di un anno con una performance superiore alla media del comparto, e i grissini in formato 125g in astuccio della linea The Box (+11%). Previsto per il back to school 2018 invece il lancio di Vitastick, la nuova linea di grissini e snack studiata da Vitavigor e Disney che vuole offrire una merenda sana e al contempo gustosa adatta a tutti.

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44° edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Milano 20 Giugno 2018 Ore 9.30 Palazzo Turati – Sala Conferenze Via Meravigli 9b In occasione dell’evento si terrà la tavola rotonda: “Credito alle famiglie e protezione Evoluzione del mercato e dell’offerta nel nuovo contesto normativo IDD”.

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L’innovazione friulana si afferma in Cina

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Grande interesse per l’offerta economica innovativa delle imprese friulane in Cina, dove si trova in questi giorni una delegazione formata da una decina di aziende del territorio per la missione-studio organizzata dalla Camera di Commercio e da Confindustria Udine, in collegamento con le attività avviate dalla Regione Fvg. Con i presidenti Giovanni Da Pozzo e Anna Mareschi Danieli, nel viaggio d’affari ci sono Engen Meccanica con Cristina Mattiussi, il Gruppo Luci rappresentato da Jacopo Luci, Meccanotecnica con Nicola Collino, Mechanics srl con Giulio Fornasiere, Quin con Fabio Valgimigli, Saitel con Dino Feragotto, Serrametal con Giuseppe Vesca e The Next con Kevin Feragotto.«L’obiettivo di questa visita ricca di appuntamenti con le massime istituzioni e realtà economiche di Pechino e Shanghai – ha commentato il presidente Da Pozzo – è conoscere un territorio in cui si stanno creando sempre più spazi di azione, con un focus puntuale sul digitale, in una sinergia fra il programma di Impresa 4.0 e il progetto Made in Cihina 2025, lanciato nel 2015, che punta a trasformare la “fabbrica del mondo” cinese in una fucina di innovazione, di produzioni automatizzate ad alto valore aggiunto e tecnologie produttive avanzate. In questi primi incontri sono rimasto particolarmente colpito dall’apertura e dall’interesse verso le nostre piccole e medie industrie, che possono esprimere qui un grande potenziale soprattutto per le capacità di innovazione, professionalità, ecologia, qualità».
Come ha evidenziato anche la presidente Mareschi Danieli «con il piano Made in China 2025, la Cina passa dalla produzione di massa a bassa qualità a quelle tecnologicamente innovative. Cosa fare? Collaborare, perché è una grande opportunità, investendo in ricerca e innovazione per essere sempre un passo avanti a loro. La nuova economia con il Programma Made in China 2025 aprirà le porte a molteplici opportunità bidirezionali tra i due Paesi. La Cina si sta aprendo al mercato globale: su questo dobbiamo concentrarci per cogliere subito ogni opportunità per le imprese italiane di svilupparsi in Cina. Il tutto, in un’ottica win win per sviluppare una manifattura sostenibile. La missione in corso, per quanto riguarda Confindustria Udine, ha proprio questo obiettivo: accompagnare ed accreditare le nostre aziende nei confronti di qualificati interlocutori istituzionali e imprenditoriali cinesi».Il programma della delegazione friulana in Cina, reso possibile dalla collaborazione col sistema Italia in Cina, in primis l’Agenzia Ice, è fitto di incontri: gli imprenditori hanno partecipato a un approfondimento sulle specificità del business in Cina, anche dal punto di vista della tutela della proprietà industriale, degli investimenti, delle peculiarità doganali e della business etiquette, con un particolare focus sul sistema ricerca e sviluppo cinese, e hanno quindi cominciato gli incontri istituzionali. Innanzitutto alla China Chamber of Commerce for Machineries and Electronics, dove hanno conosciuto anche imprese cinesi, quindi alla China Chamber of International Commmerce e China Machine Tool and Toolbuilder’s Association. Dopo di che, una nutrita serie di visite ad aziende locali, tra Pechino e Tianjin. Giovedì il trasferimento a Shanghai, dove proseguiranno, con la collaborazione di Danieli China, gli approfondimenti con le principali autorità economiche e dell’innovazione e le visite aziendali, con particolare attesa per quella al Parco Industriale e al Data Centre. La visita a Shanghai è stata studiata anche come anticipazione edizione di China InternatImport Expo (CIIE), che si terrà dal 5 al 10 novembre nel padiglione Italia al National Exhibitioand Convention Center di Shanghai. Sarò un vero e proprio expo legato alle importazioni di tecnologia, beni e servizi delle aziende cinesi e l’Italia ha aderito incaricando l’Ice Agenzia di seguire l’organizzazione delle presenze italiane. Sarò un vero e proprio expo legato alle importazioni di tecnologia, beni e servizi delle aziende cinesi e l’Italia ha aderito incaricando l’Ice Agenzia di seguire l’organizzazione delle presenze italiane.

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“Fed si mostrerà meno falco di quanto molti credano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

Commento di John Bellows, portfolio manager di Western Asset (gruppo Legg Mason) sul meeting della Fed. La Fed si sta avvicinando ad un livello dei tassi considerato “neutrale”, e ciò potrebbe portare ad un cambiamento di strategia. In questo meeting è probabile che il FOMC – oltre a rialzare i tassi – modifichi la sua forward guidance, cancellando ad esempio l’affermazione sul fatto che i tassi resteranno al di sotto del livello previsto nel lungo periodo. Anche la descrizione della politica monetaria potrebbe venir ridimensionata da “accomodante” a “moderatamente accomodante”. Questi cambiamenti sarebbero un prendere atto che, dopo tre anni e sette rialzi dei tassi, la politica monetaria è molto più vicina ad un livello neutrale. È un segnale importante, che potrebbe presagire un cambiamento d’approccio da parte del FOMC. Ogni rialzo “oltre” il livello neutrale, infatti, non potrebbe più essere giustificato come parte della normalizzazione: dovrà invece rappresentare una risposta ai dati economici. Giunta alla neutralità, la Fed dovrà essere ancora più attenta alle sue dichiarazioni sulle future politiche monetarie.A giudicare dai prezzi, i mercati sembrano credere che il prossimo anno la politica monetaria della Fed andrà oltre la neutralità. Dopo quello di questo meeting, il mercato sta prezzando altri tre rialzi da qui a fine 2019: ciò porterebbe i tassi Fed Funds oltre il 2,75%. Si tenga a mente che John Williams ha dichiarato recentemente che a suo parere la “neutralità” sarebbe attorno al 2,5%. E colpisce ancora di più il fatto che il tasso quinquennale previsto tra cinque anni si attesti oggi al 3,15%: insomma, il mercato si aspetta 5 anni in cui il tasso medio venga mantenuto ben oltre la neutralità. Sarebbe una prolungata fase di restringimento, come mai avvenuto prima nella storia della Fed. Ci sono stati periodi di politiche restrittive, certo, ma mai per 5 anni consecutivi. Per giustificare un simile andamento dei tassi ci vorrebbe uno scenario di inflazione molto diverso da quello attuale.Le argomentazioni a favore di una politica restrittiva sono poco chiare, e non è affatto scontato che la Fed decida di restringere la politica monetaria oltre la neutralità. Negli Stati Uniti la crescita ha accelerato, dopo un Q1 leggermente al di sotto delle aspettative, e il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,3% rispetto al meeting di maggio. La crescita dovrebbe rimanere solida quest’anno, grazie anche allo stimolo fiscale, ma non è chiaro se la dinamica di crescita sottostante sia cambiata, e ci sono buone ragioni per dubitare che sia così. Cosa ancor più importante, lo scenario dell’inflazione sembra molto lontano dall’essere minaccioso. La misura dell’inflazione preferita dalla Fed è ancora al di sotto dell’obiettivo del 2%, e la crescita dei salari resta a sua volta sotto il 3%. I rischi al ribasso per l’inflazione rimangono significativi, come hanno dimostrato i 5 anni di inflazione inferiore agli obiettivi negli USA, per non parlare della bassa inflazione in Europa e Giappone. A meno che il rischio di inflazione in aumento non diventi più serio, la Fed potrebbe decidere di mantenere una politica più o meno neutrale, per non mettere i bastoni fra le ruote alla ripresa economica in corso.
Il messaggio più importante di questo meeting riguarderà dunque le intenzioni della Fed una volta raggiunta la neutralità. Il rialzo dei tassi infatti è ampiamente previsto e non sorprenderà nessuno. La cosa più importante, invece, sarà il modo in cui il FOMC descriverà le sue intenzioni programmatiche ora che i tassi si avvicinano ad un livello neutrale. Come detto, i mercati sembrano aspettarsi che la Fed andrà oltre la neutralità, portando poi avanti per diversi anni una politica restrittiva. A nostro parere invece, a meno che lo scenario dell’inflazione non cambi radicalmente, la Fed non sentirà il bisogno di andare oltre il livello neutrale. Se la Fed si mostrerà cauta da questo punto di vista, molti operatori di mercato potrebbero restare sopresi. Sarebbe infatti il segnale che la Fed non è così “falco” come molti avevano temuto.

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L’export italiano non arresta la sua crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 giugno 2018

È un futuro di crescita e opportunità, nonostante le incertezze, quello che attende l’export italiano nei prossimi quattro anni. Forte della profonda evoluzione realizzata negli ultimi dieci anni e dell’eccellente performance del 2017, l’export italiano ha tutto il potenziale per non arrestare la sua crescita e cogliere le opportunità offerte dai mercati esteri anche in un contesto oggettivamente complesso.Questo è il quadro delineato da “Keep Calm & Made in Italy”, l’ultimo Rapporto Export del Polo SACE SIMEST, presentato oggi a Milano.Lo Studio, che include le previsioni 2018-2021 sull’andamento delle esportazioni italiane per Paesi e settori e fornisce approfondimenti sui fenomeni globali a maggiore impatto, prospetta un quadro di vigile ottimismo per le nostre imprese esportatrici e dedica un approfondimento al settore infrastrutturale, elemento chiave per rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia.“La performance brillante delle esportazioni italiane nel 2017 non è un successo isolato, ma è la conferma della forza del nostro export, che dalla crisi del 2008 è stato in grado di riadattarsi, migliorare la qualità, aumentare la specializzazione e orientarsi sempre più verso mercati a maggior potenziale – ha dichiarato il Presidente di SACE, Beniamino Quintieri –. Per il 2018 prevediamo una crescita delle esportazioni italiane del 5,8%, un trend positivo che continuerà anche del triennio successivo a un tasso medio annuo del 4,5%: vero e proprio ‘patrimonio nazionale’, l’export continuerà a offrire un contributo decisivo alla crescita del Paese”.“L’incertezza e la volatilità che caratterizzano i mercati in questo momento storico sono importanti, ma dobbiamo abituarci a considerarle come la nuova normalità – ha spiegato Roberta Marracino, Direttore Area Studi e Comunicazione di SACE -. Sono fattori di complessità che devono essere affrontati senza cadere in allarmismi e senza perdere di vista le opportunità esistenti nei mercati esteri e le priorità per coglierle. Tra queste gli investimenti in infrastrutture, soprattutto in ambito portuale, marittimo e del trasporto intermodale, indispensabili per un’economia che basa più del 30% del proprio PIL sull’export e che potrebbero consentirci di recuperare ogni anno 70 miliardi di euro di export”.

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Confagricoltura Campania, export agricolo al +5,4% nel 2017: si può fare di più

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

“E’ possibile investire ancora per rafforzare ulteriormente le esportazioni delle imprese agricole della Campania, ottimizzando l’utilizzazione del Programma di sviluppo rurale della Campania 2014 – 2020” E’ questa la prima nota di commento di Fabrizio Marzano, presidente di Confagricoltura Campania al dato Istat sulle esportazioni agricole e zootecniche della Campania nel2017 – in crescita del 5,4% rispetto al 2016 – e reso noto oggi a Napoli dal Nucleo di ricerca economica di Banca d’Italia, nel corso della presentazione del rapporto “L’economia della Campania” predisposto dalla sede regionale dell’istituto centrale di emissione.
In un quadro di complessivo miglioramento dell’economia regionale nel 2017 e, in prospettiva, nell’anno in corso, le esportazionidel settore agricolo nel 2017 hanno raggiunto il valore di 484 milioni di euro, e già nel 2016 la crescita si era attestata all’ 8% sull’anno precedente.
“Occorre tenere conto che il 2017 per l’agricoltura in Campania, come in altre regioni, è stato caratterizzato da ingenti perdite a causa della siccità, il che rende il dato in crescita rispetto a questa annata agraria ancora più prezioso ed indicativo di una realtà dinamica, in grado di mantenere ed accrescere quote di mercato sui mercati esteri – aggiunge Marzano.
Per Marzano, infine, è possibile però fare ancora di meglio:”Occorre trovare nel Psr Campania – 1812,5 milioni di euro di budget da spendere entro il 2023 – tutte le risorse necessarie per rafforzare ulteriormente questa voce, così come un buon contributo alla crescita dell’economia regionale potrà venire negli anni a venire dall’ulteriore sviluppo del turismo.”

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Investec Asset Management amplia il team italiano con Elena Mainini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Investec Asset Management, società globale di risparmio gestito con attivi in gestione pari a oltre 146 miliardi di dollari statunitensi, amplia il team italiano con l’ingresso di Elena Mainini nel ruolo di Sales Associate.Nel suo nuovo incarico, Mainini affiancherà il team locale, coordinato dal Country Head Gianluca Maione, fornendo il proprio sostegno nello sviluppo delle strategie di business, nell’analisi di mercato e nella gestione delle esigenze della clientela italiana in crescita.La nomina è un’ulteriore conferma dello sviluppo di Investec Asset Management in Italia e del suo continuo impegno verso il mercato. Nell’ultimo anno e mezzo, la società, infatti, ha quadruplicato le masse in gestione in Italia.Mainini proviene da AIPB (Associazione Italiana Private Banking), dove ha seguito progetti di ricerca quantitativa e qualitativa sul settore Private e le attività di comunicazione dell’Associazione.Laureata in Scienze statistiche, attuariali ed economiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 2012, Mainini collabora con l’Ateneo come assistente del corso di Statistica.
Investec Asset Management è un gestore specializzato di investimenti che offre una serie di prodotti di alta qualità a investitori istituzionali e privati. La società è stata costituita nel 1991 e da start-up si è in seguito sviluppata fino a diventare un’azienda internazionale che gestisce oltre 146 miliardi di dollari americani* per clienti terzi. A partire dalle radici in Sudafrica, la società si è rafforzata fino ad acquisire oggi una posizione che le permette di servire con orgoglio una base sempre più ampia di clienti internazionali in America, Regno Unito ed Europa Continentale, Asia, Medio Oriente, Australia e Africa. La società, che conta oltre 190 professionisti dell’investimento, persegue la creazione di una collaborazione vantaggiosa tra clienti, azionisti e dipendenti, cercando di superare le aspettative dei clienti, sia in termini di servizio che di performance.

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I futuri investitori italiani sul podio della Fund Management Challenge 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Si è conclusa la settima edizione della Fund Management Challenge (FMC), la competizione di equity fund management che coinvolge gli studenti di 14 università italiane, organizzata con il supporto di FactSet, UBS ETF, Deloitte, CFA Institute, Hammer Partners e con il sostegno di Borsa Italiana. Il 27 giugno si terrà a Milano la cerimonia di premiazione delle tre squadre con la migliore performance. La classifica della FMC 2018 vede in testa le squadre:
1) Padova Equity Trading – Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”
2) Koko Asset Management – Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche
3) Team LUISS – LUISS Guido Carli – Dipartimento di Impresa e Management
Grazie al sostegno degli sponsor ufficiali, la Fund Management Challenge è una competizione altamente professionalizzante per gli studenti partecipanti, che gareggiano in un contesto che simula le condizioni reali tipiche dell’investimento istituzionale e sviluppano così le competenze individuali e di gruppo necessarie per raggiungere elevati standard di gestione di portafoglio. I partecipanti hanno l’obbligo di spiegare le ragioni delle proprie scelte d’investimento e di impegnarsi ad applicare il codice di deontologia professionale di CFA.
Il valore formativo aggiunto di questa competizione consiste nella messa in pratica delle conoscenze teoriche acquisite durante il percorso accademico degli studenti. La FMC costituisce dunque un vero e proprio ponte tra università e mondo del lavoro, grazie al contatto con professionisti finanziari di lunga esperienza presso primarie aziende di gestione del risparmio. CFA Society Italy segue con interesse le carriere brillanti degli oltre cinquecento ex studenti che hanno partecipato alla competizione dalla prima edizione fino a quella celebrata l’anno scorso.Giancarlo Sandrin, CFA, Presidente di CFASI: “Anche quest’anno siamo orgogliosi dei risultati ottenuti nella Fund Management Challenge. Università di prestigio, aziende autorevoli e professionisti di rilievo hanno dato vita ad un progetto che apre le porte ai giovani che si avvicinano al mondo del lavoro. Riteniamo che i brillanti giovani universitari che hanno aderito alla FMC siano la scommessa per un futuro migliore più consapevole del valore della cultura finanziaria.” Dorin Agache, Senior Consultant – Southern Europe IM Consulting FactSet, ha sottolineato che “Quest’anno abbiamo notato un maggiore coinvolgimento da parte degli studenti nell’utilizzo della nostra piattaforma FactSet. E’ emerso che, più delle precedenti edizioni, i ragazzi abbiano saputo collegare i principi teorici con gli aspetti pratici del lavoro di analisi macroeconomica, charting e fundamental analysis. Ci auguriamo che le competenze sviluppate durante la competizione possano facilitare l’ingresso nel mondo di lavoro dei mercati finanziari. In bocca al lupo a tutte le squadre che hanno preso parte alla FMC e complimenti al team vincitore dell’Università di Padova.” “Per UBS ETF è molto importante continuare a collaborare con CFA Society Italy e aver supportato la FMC per il quinto anno consecutivo. Gli elevati standard etici e di qualità che gli studenti devono applicare, il supporto di professionisti della finanza diplomati CFA e il materiale didattico utilizzato sono elementi che abbiamo a cuore per la formazione delle future generazioni di investitori.” Ha dichiarato Francesco Branda, Head UBS ETF Italy di UBS Asset Management.

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