Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Catella: Sustainability funds gain ground with investors

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

catellaThe new Catella Market Tracker “Sustainability funds in the real-estate industry – focus on Europe” analyzed the market for sustainable real-estate funds: the results indicate a clear focus of investors on Germany, Switzerland and Austria.The process of transformation of the finance industry shaped by sustainable investment aspects is gaining pace. There are two characteristics that define sustainable: an investment approach based on management of finance products, and the property level, i.e. a focus on the lifecycle of the properties in the case of real estate.“At present, the fund volume of all sustainable real-estate funds is approx. EUR 2.73 billion. This seems to be a lot at first glance, but compared to the entire European market of approx. EUR 11.04 trillion, this segment remains a niche category”, says Dr. Thomas Beyerle, Head of Group Research at Catella. “We were able to identify a total of 9 real-estate funds that are managed according to the basic standards of sustainability”, continues Beyerle.It becomes apparent that the European market primarily focuses on the so-called DACH regions (Germany, Austria and Switzerland). Switzerland in particular plays a leading role. “In Switzerland, real-estate funds make up 20% of the sustainable investment market. Germany has a slightly lower share, 17%. In Austria, sustainable real-estate funds currently account for only 1.7%. However, we expect this number to increase in the near future”, state the Catella analysts. By 2018, Catella forecasts a fund volume for sustainable property funds of EUR 3.2 billion.The topic of sustainability has become a firm investment criterion in portfolio management. Sustainable pension and equity products remain the most popular asset classes. However, the market for sustainable real-estate funds is increasing and still has considerable untapped potential.The complete Catella Market Tracker “Sustainability funds in the real-estate industry – focus on Europe” is available at http://www.catella.com/research.

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SACE e SIMEST in prima linea con AEFI per l’internazionalizzazione delle Fiere italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

accordoSACE e SIMEST, che insieme costituiscono il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, hanno siglato un protocollo di intesa con AEFI- Associazione Esposizione e Fiere Italiane, finalizzato a identificare delle aree di comune intervento per promuovere e favorire il processo di internazionalizzazione delle Fiere e delle imprese italiane.
L’accordo è stato presentato oggi presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Sono intervenuti Benedetto Della Vedova, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, Ettore Riello, Presidente AEFI-Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, Beniamino Quintieri, Presidente SACE, Salvatore Rebecchini, Presidente SIMEST e Pietro Piccinetti, Coordinatore Commissione Internazionalizzazione AEFI.“In uno scenario come quello attuale, ricco di rischi ma anche di opportunità, è necessario che le aziende elaborino un piano strategico per incrementare la propria visibilità e awareness. In questa pianificazione, uno degli strumenti più efficaci – ha dichiarato Beniamino Quintieri, Presidente di SACE – è l’attività fieristica che, nonostante l’era digitale che stiamo vivendo, rimane un asset strategico imprescindibile, tanto per le grandi aziendi che per le PMI. L’accordo di oggi conferma la capacità di SACE di rispondere concretamente alle esigenze di chi, come AEFI, ogni giorno valorizza e supporta il Made in Italy e di tutte quelle imprese che sono pronte a mostrare l’eccellenza italiana in tutto il Mondo”.“SIMEST già da tempo ha riconosciuto nel sistema fieristico un elemento qualificante di politica industriale italiana per supportare la proiezione estera ed il radicamento territoriale delle PMI italiane – ha dichiarato Salvatore Rebecchini Presidente SIMEST – Supportare le Fiere italiane nel loro processo di internazionalizzazione è un target che SIMEST persegue da anni partecipando come socio di minoranza qualificata alle j.v. realizzate dalle Fiere italiane all’estero, facilitando a condizioni competitive il rafforzamento patrimoniale delle Fiere stesse. L’accordo di oggi ci permetterà anche di pensare alla possibilità di nuovi strumenti dedicati che possano ancora meglio adattarsi alle esigenze del settore”.L’accordo – che avrà durata annuale e rinnovabile – lancerà diverse attività dedicate agli associati AEFI, tra cui l’avvio di un tavolo di confronto strumentale a porre in essere iniziative volte a supportare e aumentare l’internazionalità delle fiere italiane. Nel dettaglio, verranno organizzati workshop e webinar di in-formazione per presentare alle aziende le soluzioni SACE e SIMEST per crescere sui mercati globali. Inoltre, l’accordo prevede la realizzazione di sinergie fra AEFI, SACE e SIMEST per sostenere il settore fieristico e per affiancare le eccellenze italiane che vi partecipano. (foto: accordo)

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Richieste di prestiti da parte delle aziende italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

soldi-pubbliciLe richieste di valutazione e rivalutazione dei crediti presentate dalle imprese italiane riportano una lieve flessione, pari a -0,8%, rispetto allo stesso periodo del 2016. Entrando maggiormente nel dettaglio, i primi sei mesi dell’anno in corso hanno visto, a paragone con lo stesso periodo del 2016, un calo dei prestiti richiesti dalle Imprese individuali (-0,2%) più lieve rispetto a quello delle Società di capitali (-1,6%).Dato altrettanto significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF è rappresentato dal calo dell’importo medio richiesto: nel I semestre dell’anno, infatti, nell’aggregato di imprese individuali e società di capitali si è attestato a 76.500 Euro, con un calo del -3,7% rispetto allo stesso semestre del 2016. Nel dettaglio, le Imprese individuali hanno mediamente richiesto 34.263 Euro, facendo segnare una crescita del +2,4% che non riesce a compensare il calo del -4,1% degli importi richiesti dalle Società di capitali, che si attestano a 105.520 Euro.

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Un’economia globale forte porta a prezzi più elevati nel 2018 per i servizi di viaggio

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

viaggiatoriSecondo la quarta edizione annuale del Global Travel Forecast, i prezzi dei servizi di viaggio potranno aumentare in modo significativo nel prossimo anno, raggiungendo in alcuni settori rialzi vicini al 4% a livello globale. Carlson Wagonlit Travel (CWT), leader globale specializzato nella gestione dei viaggi d’affari e di meeting ed eventi, e GBTA Foundation, divisione specializzata in ricerca e formazione di Global Business Travel Association, hanno pubblicato il Global Travel Forecast 2018. Lo studio rileva in media a livello globale un aumento del 3,5% nelle tariffe aeree e del 3,7% in quelle hotel, mentre i prezzi dei trasporti via terra (come taxi, treni e autobus) dovrebbero aumentare dello 0,6% – molto meno rispetto all’aumento dell’inflazione che per il 2018 è prevista al 3%. «L’innalzamento dei prezzi è dovuto a un’economia più stabile e alla crescita della domanda – afferma Kurt Ekert, president e CEO di Carlson Wagonlit Travel -. I dati del Forecast dovrebbero essere considerati come indicatori di riferimento per capire come il settore si muoverà a livello globale nel 2018, dato che prevediamo un aumento della spesa». «Rischi di natura geopolitica, incertezza dei mercati emergenti, scenari politici in continuo cambiamento sia in Europa che negli Stati Uniti sono fattori che inducono, oggi più di ieri, i professionisti del settore viaggi a fare ancora più attenzione nel preparare i loro budget per la spesa travel – sottolinea Jeanne Liu, vice president, Research, di GBTA Foundation -. Per una gestione ottimale delle trasferte sarà necessario un controllo maggiore sia dei rischi a livello geopolitico sia del contesto altamente mutevole dei fornitori, così da adattare in modo flessibile le strategie alle esigenze del mercato quando necessario».L’incremento nel prezzo dei biglietti aerei deriva dall’aumento del costo del greggio, nonostante ci si aspetti che le compagnie aeree aumentino la propria capacità del 6% nel 2018. A complicare ulteriormente il pricing dei biglietti aerei è anche la crescente segmentazione delle tariffe base applicata dalle grandi compagnie. I viaggiatori infatti hanno ormai la possibilità di scegliere tra tariffe base molto restrittive in economy oppure diversi tipi di tariffe con servizi aggiuntivi, ovviamente con opzioni di servizi e prezzi che variano a seconda della compagnia.
Nell’area EMEA, il trasporto aereo è atteso in crescita, con prezzi che potranno raggiungere il 7,1% in Est Europa e il 5,5% in Europa occidentale. Tuttavia, i prezzi in Medio Oriente e Africa potrebbero aumentare solo del 3%, poiché persistono minacce alla sicurezza e l’industria oil & gas è ancora in fase di recupero. Le fluttuazioni della valuta in Europa potrebbero, inoltre, influenzare i costi dei biglietti aerei nel 2018. In Est Europa, invece, si potranno registrare gli aumenti di prezzo più consistenti dell’intera area, trainati dalla World Cup 2018 che si terrà la prossima estate in Russia e dalla scarsa competizione nel mercato. In Asia Pacifico è atteso nel 2018 un aumento del 2,8% con una domanda domestica in crescita, specialmente in Cina e India. Tuttavia, man mano che le economie in Asia si rafforzano, risulta sempre più evidente la debolezza delle infrastrutture locali, specialmente gli aeroporti. In America Latina e Caraibi le tariffe potrebbero essere soggette a leggeri cambiamenti, aumentando in media solo dello 0,3%. Le compagnie aeree infatti hanno aumentato la loro capacità in misura limitata. Ma un’analisi più approfondita evidenzia che i voli in Sudamerica verranno aumentati del 20% entro il 2019. Le compagnie low cost sono ben posizionate per quest’area, data la bassa diffusione nella regione. Inoltre l’introduzione nelle flotte di nuovi velivoli più efficienti permetterà un abbassamento dei costi operativi nel 2018.
In Nord America si potrebbe assistere a un aumento dei prezzi di un modesto 2,3%. A causa della possibilità di restrizioni di viaggio sempre più forti, il numero di voli in arrivo negli USA si è già notevolmente ridotto. Si prevede che le compagnie aeree canadesi si muoveranno in modo aggressivo a seguito dell’ingresso di nuovi player sul mercato e dell’aumento di capacità di circa l’11% nel 2017 e 12% nel 2018. Poiché il mercato è rimasto abbastanza stabile nella prima parte del 2017, la competizione tra le compagnie si giocherà sulle “branded fares” piuttosto che su quelle “bundled” o alla tipologia del vettore.
I prezzi degli hotel nell’area EMEA potrebbero aumentare del 6,6% nell’Est Europa, del 6,3% nell’Europa Occidentale, ma solo dello 0,6% in Medio Oriente e Africa. In Norvegia si potrebbero registrare gli aumenti più significativi dell’area, con un incremento del 14%, mentre le tariffe in Russia potrebbero aumentare fino all’11,9% grazie alla crescita della domanda dovuto alla Summer World Cup 2018.
In Asia Pacifico i prezzi degli hotel potrebbero in media aumentare del 3,5%, spinti dalle forti economie dei Paesi dell’area e dal conseguente aumento della domanda. Le differenze all’interno dell’area sono però assai rilevanti: in Giappone è infatti previsto un calo del 4,1% mentre in Nuova Zelanda le tariffe potrebbero aumentare fino al 9,8%.
I buyer devono aspettarsi negoziazioni più sfidanti con le catene alberghiere protagoniste di recenti fusioni, specialmente in aree con volumi elevati, quali Bangkok, Pechino, Shanghai e Singapore.
In America Latina i prezzi degli hotel potrebbero diminuire dell’1,2%, con forti cali in Brasile (-8,7%) e Argentina (-2,7%). In Perù e Cile le tariffe sono invece attese in crescita rispettivamente del 7,7% e del 5,5%. I buyer possono attendersi efficienze operative nel 2018 grazie all’acquisto da parte delle grandi catene degli hotel indipendenti e al conseguente aggiornamento dei sistemi di gestione. In tutta l’area è previsto un aumento dell’offerta alberghiera, grazie a 449.500 nuove camere in costruzione tra il 2016 e il 2025 – un aumento del 57% rispetto al dato attuale. Per quanto riguarda la Sharing Economy, gli alloggi di questa tipologia non sono ancora molto utilizzati in ambito business, a causa di preoccupazioni sulla sicurezza delle strutture.
Le tariffe per il trasporto via terra sono attese in aumento solo del 0,6% nel 2018 (ma del 5,5% entro il 2022). Gli esperti del settore prevedono il raggiungimento di un record di vendite di auto nuove nei prossimi 5 anni, accrescendo così il costo unitario delle auto appartenenti alle flotte aziendali. Il costo delle auto usate dovrebbe invece dimezzarsi, influenzando il valore residuo delle auto a noleggio. Inoltre, i regolamenti, stabiliti da ogni mercato, relativi alle emissioni di CO2 e i prezzi del greggio in aumento stanno spingendo i fornitori ad ampliare la disponibilità di auto a noleggio ecologiche.
Per quanto riguarda più nello specifico l’Italia, i buyer potranno attendersi un aumento per le tariffe aeree (in media il 6%). Il valore più elevato riguarda le tratte domestiche in classe Economy (+7,1%), seguono le tratte intercontinentali sia in Economy che in Business (6,1%), mentre quelle continentali si fermano al +5,6% per l’economy e al +4,9% per la business.Per le tariffe alberghiere sono attesi rialzi in media del 6%, con valori abbastanza omogenei tra le categorie (+5,9% per gli hotel up-scale, +6,2% per quelli di fascia media). Per il trasporto via terra i prezzi sono previsti stabili, in linea con le performance degli altri grandi mercati europei.

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Mercati azionari: follia collettiva in arrivo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 luglio 2017

borsaDal recupero dei mercati azionari avviati alla fine del 2016 osserviamo un clima che ci ricorda molto il periodo 1998/99 (che è stato anche il periodo nel quale chi scrive si affacciava al mondo della finanza).
La storia non si ripete mai in modo uguale, ma siamo convinti che certi modelli di comportamento tendano a ripresentarsi. Crediamo che i mercati finanziari si muovano per trend e cicli. Lo schema delle bolle finanziarie, inoltre, presenta spesso dei tratti in comune. I mercati azionari mondiali (ogni mercato presenta qualche specificità, ma si può fare un discorso che li accomuna) hanno visto l’ultima grande crisi nel 2007/2009.
Dalla prima metà del 2009 è partito un lunghissimo “bull market” (in gergo si usa questa espressione per indicare una fase sostanzialmente ascendente dei prezzi delle azioni) che ha visto una prima battuta di arresto significativa nel 2011. In genere i bull market hanno una durata media intorno ai 4-5 anni (ma la dispersione dalla media può essere molto grande) e presentano sempre una battuta d’arresto intermedia nella quale i prezzi delle azioni scendo anche più del 15%, ma non arrivano mai a perdite superiori al 30% (sopra questo livello si parla di interruzione del bull market ed avvio di un bear market). Nel 2015 c’è stato il secondo picco di questo bull market azionario dal quale è partita una seconda correzione terminata, appunto, nel 2016. Le valutazioni delle azioni dopo 6 anni di mercato azionario crescente erano già nel 2015 decisamente elevate. Alcuni (compreso chi scrive) si aspettavano la fine del bull market, una correzione molto pesante (intorno al 30% o superiore) e poi l’inizio di un nuovo ciclo azionario. Così non è stato. La correzione c’è stata, anche superiore al 20% in alcuni mercati importanti come quelli europei (in USA molto meno), ma non sufficiente a determinare l’inversione della fase positiva. E’ ripartita un’altra gamba di rialzo, la terza, che solo in queste ultime settimane sta mostrando qualche segno di stanchezza. I prezzi delle azioni, in particolare in USA, sono ormai decisamente sopravvalutati ed una correzione anche superiore al 30% li porterebbe in una fascia di normalità, non di eccessiva sottovalutazione.
Quello che non si è visto, però, in questa lunghissima fase di crescita dei mercati azionari è il periodo di “euforia irrazionale”, una sorta di follia collettiva che travolge una fetta importante degli investitori in una “corsa all’oro” che presuppone una crescita inarrestabile delle azioni. L’impressione (importante sottolineare che si tratta solo di intuizioni, non esistono regole per prevedere queste cose) è che il contesto finanziario sia perfetto affinché scoppi un periodo di qualche trimestre di follia collettiva sui mercati azionari che li spinga a prezzi ancora più irragionevoli.
Un periodo nel quale le persone al bar parleranno delle azioni che hanno sottoscritto in banca magari in fase di IPO. Non è affatto detto che i lunghi periodi di bull market finiscano con una fase di crescita parabolica, di euforia irrazionale, ma sicuramente è molto più facile che queste cose accadano dopo un lungo periodo di bull market, quando il ricordo delle grandi crisi è più attenuato. L’attuale ciclo positivo dei mercati azionari è il terzo più lungo di sempre e fra pochissimi mesi diventerà il secondo ciclo più lungo di sempre. Il primo è stato quello terminato nel 2000 ed iniziato nel 1991. Gli ingredienti, dicevamo, sembrano essere tutti presenti, tutti eccetto uno: manca una grande storia collettiva. Grandi invenzioni come la ferrovia, le radiocomunicazioni, internet sono perfette per innescare questi periodi di follia collettiva nei mercati azionari. Quello che serve è una storia catalizzatrice che possa far pensare che “questa volta è diverso”, che le valutazioni delle azioni date in passato non sono più valide perché… e s’inserisce la storia del momento.
Le auto elettriche e/o l’intelligenza artificiale (come la guida automatica, ma ci sono tante nuove tecnologie nel campo dell’IA estremamente promettenti) potrebbero essere due “storie” perfette per innescare una fase di follia collettiva nel mercato azionario, ma – per quel poco che né sappiamo – queste tecnologie non sono ancora immediatamente a disposizione della grande massa di consumatori. Potrebbe darsi che questo ciclo azionario non solo diventi il secondo più lungo di sempre, ma che duri ancora fino a diventare il più lungo di sempre e termini nel 2018/2019 con una nuova bolla spinta da una tecnologia che rivoluzionerà veramente la nostra vita (così come è accaduto per le altre grandi innovazioni che crearono, all’inizio, una bolla finanziaria) e spingerà i prezzi delle azioni a livelli assolutamente folli, decisamente più irragionevoli di quelli attuali.
Sia chiaro che si tratta solo di intuizioni, non ci sono regole per prevedere le bolle finanziarie (ed in mercati finanziari in genere). Si tratta di uno scenario che ha una probabilità di realizzarsi ancora minoritaria (proprio per l’assenza dell’elemento centrale), ma che potrebbe diventare lo scenario base nel momento in cui vedessimo i media iniziare a creare questo elemento mancante: la storia collettiva in grado di “giustificare” la follia. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Conti pubblici: legge di bilancio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 luglio 2017

ministero-finanzeDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “La Legge di Bilancio del prossimo ottobre parte già con un buco da almeno 8 miliardi di euro per effetto delle errate previsioni del Tesoro sul gettito della ‘voluntary disclosure’, dell’APE, della inesistente azione di spending review e delle mancate privatizzazioni.Sulla ‘voluntary disclosure’, il Ministero dell’Economia aveva quantificato entrate per 1,6 miliardi, prevedendo 27mila domande da parte dei contribuenti che avrebbero dovuto riportare in Italia i capitali detenuti all’estero. Ebbene, stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore, a soli 15 giorni dalla chiusura del termine per la presentazione delle domande, il numero di istanze presentate ammonta soltanto a 6mila. Avanti di questo passo, il flop costerà più di 1 miliardo.Anche sul fronte dell’APE si sta aprendo uno scenario catastrofico, con un buco da 2 miliardi di euro che si creerà se il Tesoro non coprirà al più presto il cumulo contributivo previsto dalla Legge di Stabilità per i professionisti che vantano contributi a gestioni previdenziali oltre che all’Inps.Stando ai calcoli dell’Associazione degli enti privatizzati, migliaia di potenziali beneficiari del cumulo contributivo rischiano di ritrovarsi a terra, dal momento che la copertura finanziaria stanziata per l’anno dai ministeri del Lavoro e dell’Economia non arriva neppure a 100 milioni di euro. Sembra incredibile ma la dimensione dell’errore di previsione è proprio questa.Nessun risparmio, infine, si realizzerà in termini di revisione della spesa pubblica. Come recentemente certificato dalla Corte dei Conti: ‘Dalla spending review non c’è stato contenimento della spesa totale’. Altro buco di bilancio, quindi, in questo caso di difficile quantificazione.Enorme anche il buco generato dalle mancate privatizzazioni, che, come indicato nel DEF 2017, avrebbero dovuto garantire entrate pari allo 0,3% del Pil (circa 5 miliardi l’anno) nel quadriennio 2017-2020. Invece, i proventi, fino a questo momento, sono stati pari a zero. Che fine hanno fatto le cessioni di quote in Poste Italiane e la vendita sul mercato di Trenitalia tanto sbandierata dal Governo?Inutile che il ministro Padoan continui ad andare in pellegrinaggio a Bruxelles ad elemosinare sconti sul deficit quando, tradendo la fiducia delle istituzioni europee, ha ‘truccato’ il bilancio dello Stato, non mantenendo le promesse scritte nel programma economico presentato in primavera alla Commissione Ue.Se a tutto ciò si aggiungono i 15 miliardi che servono per evitare che scattino le clausole di salvaguardia, vale a dire l’aumento dell’Iva, altri 3-4 miliardi per finanziare le cosiddette “spese indifferibili” (come, per esempio, le missioni all’estero) e 5-10 miliardi ancora per le promesse del governo (come, per esempio, il taglio del cuneo fiscale). Un totale che si attesta fra i 30 e i 35, certamente non nelle disponibilità del governo.I conti pubblici italiani stanno correndo verso il baratro, come certificato dal record di debito pubblico appena stimato dall’ISTAT. Aver nascosto la polvere sotto il tappeto con del maquillage contabile non salverà il ministro Padoan dalle sue responsabilità, quando l’entità del dissesto dei conti pubblici uscirà il prossimo ottobre in tutta la sua gravità”.

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Renzi: Più deficit per la ripresa

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

draghiQuando la politica (chiamiamola così) si fa con gli annunci estemporanei e slogan, il rischio di combinare guai è altissimo. Ne è un esempio l’ultima uscita di Matteo Renzi in tema di deficit pubblico, anche se prospettata per il suo ritorno (?) a palazzo Chigi anziché per il presente. Dice il segretario del Pd, in un libro dal nome improprio (“Avanti”) ora uscito, che occorre tornare al patto di Maastricht, e quindi prospetta un quinquennio di deficit corrente a ridosso della soglia del 3% per poter consolidare il rilancio dell’economia italiana. E pazienza se questo significa il tradimento degli impegni europei assunti con il Fiscal compact, e la conseguente apertura di una procedura d’infrazione. Diciamo subito che la proposta – pur in assenza di un’analisi che avrebbe dovuto precederla e sostanziarla, e pur essendone chiare le finalità strumentali, politiche ed elettorali – è perfettamente legittima. Ma con altrettanta nettezza, diciamo che non solo è doppiamente sbagliata, ma anche assai pericolosa. Partiamo proprio dal rischio che essa contiene, figlio di una clamorosa contraddizione. Renzi, da Presidente del Consiglio, ha sbandierato ai quattro venti una ripresa che non c’era, e che per quel poco che si è manifestata, è stata interamente frutto della politica monetaria della Bce di Draghi e della congiuntura internazionale, tant’è che è stata, ed è, tutta basata sull’export. Da quando ha lasciato palazzo Chigi, ha smesso con quello stucchevole ritornello – solo per non fare un (presunto) favore a Gentiloni – e ora, proprio quando la ripresa comincia ad essere un pochino più robusta, ci viene a dire che occorre ben altro, lui che ha bollato come “benaltristi”, oltre che come “gufi”, tutti coloro – noi tra questi – che si permettevano di obiettare che la politica economica del suo governo, basata su bonus che si sperava si traducessero in consumi, non dava frutti e non era quella giusta. Ma questa contraddizione sarebbe nient’altro che fastidiosa se non fosse che è potenzialmente assai infida. Perché sottende l’idea che la “crisi italiana” dipenda da fattori esogeni, come appunto gli orientamenti europei, e non già dalle politiche (e dalle non scelte) nazionali, e che non sia preesistente e prescindente rispetto alla grandi crisi mondiale del 2008 e alla recessione che ne è seguita. Sarebbe dunque ora che la politica e l’intera classe dirigente, si impegnassero in un lavoro di analisi puntuale delle origini distintive del nostro declino – prima di tutto ammettendone una volta per tutte l’esistenza – per poi declinare un piano rifondativo del Paese su cui basare alleanze e contrapposizioni politiche, finalmente scevre da motivazioni strumentali, ideologiche o peggio personalistiche, come è stato dal 1994 in poi. Finora solo il piano Calenda per una nuova rifondazione del nostro capitalismo sulla base delle sfide della grandi rivoluzioni tecnologiche in atto, ha seguito questa logica. Ma quello è un tassello di un puzzle ben più complesso, di cui non se ne vede traccia.Detto questo, all’Italia serve o no fare maggior deficit? Certo che sì, i lettori più affezionati sanno che sono anni che lo sosteniamo. La nostra non è una crisi congiunturale, ma strutturale, e come tale non può essere affrontata senza una dose massiccia di investimenti pubblici. Tanto più nell’ottica sia della rifondazione capitalistica di cui abbiamo detto, sia per soddisfare l’imprescindibile modernizzazione infrastrutturale (materiale e immateriale) di un paese troppo vetusto per immaginare di riuscire a tenere il ritmo di crescita dei paesi competitor, europei e non. Dunque, viva la proposta di Renzi e pazienza per le sue contraddizioni? Manco per idea. Intanto perché non bastano certo quei 30 miliardi in cinque anni che Renzi immagina di avere a disposizione grazie alla sua “trasgressione”. Mettersi dalla parte del torto – perché noi italiani il Fiscal compact mica lo abbiamo contestato: è stato approvato e tradotto in vincolo costituzionale senza che Renzi e il su partito abbiano speso una parola di diniego – per una cifra del tutto insufficiente è come farsi dare l’ergastolo per aver rapinato una vecchietta sull’autobus. Un errore sesquipedale. Tanto vale continuare ad elemosinare la cosiddetta “flessibilità”, cioè un po’ di sconto sui tempi di rientro verso il deficit zero, come abbiamo fatto in questi anni. È poco dignitoso, lo abbiamo sempre denunciato, ma meno peggio che rompere con Bruxelles per poco di più.Il secondo motivo per cui la “via Renzi alla crescita” non va bene è proprio legato all’inopportunità di una rottura in Europa in questa fase storica. Prima di tutto perché saremo l’ultimo paese importante ad avere elezioni politiche e l’unico in cui il rischio che i movimenti populistici e sovranisti prendano il sopravvento è alto, forse maggiore del suo contrario. Dunque, ora più che mai abbiamo bisogno dell’Europa e di alleanze con i più forti. Stare fuori dal ricostituendo asse franco-tedesco o, peggio, rischiare il cartellino rosso muovendoci sulla base della presunzione che tanto “siamo troppo grandi per essere messi fuori”, sarebbe esiziale. Certo che le rigidità europee sono un vincolo, spesso stupido, ma per combatterle occorre avere idee alternative forti e credibilità politica, istituzionale ed economica. Qualità che non si possiedono se si è il paese della spesa pubblica assistenziale e delle intemerate alla Renzi contro l’Europa per puri fini elettorali (senza nemmeno il lucro). Altrove chi avesse portato il proprio paese ad uno scontro epico su riforme costituzionali presentate come rivoluzionarie e lo avesse perso, non avrebbe più voce. Da noi si costituisce – ancora una volta – come lo spartiacque della politica, l’alfa e l’omega delle sorti nazionali. E non esita ad usare il paese come scudo per predisporre una campagna elettorale che, stante le premesse, sarà all’insegna dello scontro con Bruxelles, indicata come nemico da battere. Ma c’è, infine, anche un terzo motivo per cui la proposta Renzi è da respingere: non dice come sarà utilizzato quel tesoretto che vorrebbe costituire dribblando gli obblighi europei. Perché un conto è se quelle risorse vengono utilizzate per insistere sullo schema già fallito “+soldi=+consumi=+pil” o genericamente per un abbattimento delle tasse – che per essere efficace richiede somme ben più grandi – a parità di tutte le altre condizioni, o se invece sono messe al servizio di un progetto di rinascita con forti investimenti (anche) pubblici.Ma un grande piano di stampo liberal-keynesiano – di cui qui abbiamo delineato da tempo i contorni – richiede deficit almeno al 5-6%, e quindi va ben oltre la provocazione bullesca del segretario del Pd. E per reggere una simile forzatura, non solo nei rapporti con la Ue ma anche in termini di tenuta del nostro sistema economico, specie sui mercati finanziari (leggi spread), essa non può non essere accompagnata da un rigorosissimo piano di rientro del debito che vada ben oltre il miglioramento virtuoso del rapporto debito-pil per via dell’incremento del prodotto. Occorre, cioè, un piano di abbattimento una tantum dello stock di debito, attraverso una valorizzazione finanziaria del patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare, sia dello Stato che degli enti locali. Insomma, qualcosa di ben più sofisticato delle provocazioni fatte per guadagnare la scena mediatica e alimentare la paranoia (mai sopita) di elezioni autunnali anticipate. (by Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Bankitalia: nuovo record debito, sale a 2.278 miliardi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca-ditaliaNuovo record storico del debito pubblico italiano, che a maggio sale a 2.278,9 miliardi, battendo il precedente primato di aprile (2.270,6), che a sua volta aveva battuto il record di marzo (2.260,2). “Considerato che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva promesso che il debito si sarebbe stabilizzato nel 2015 e poi sarebbe sceso nel 2016, direi che ha sbagliato previsioni per solo due anni, come minimo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“La verità è che, per quanto il ministro consideri la questione del record del debito una cosa veramente noiosa, l’Italia, se vuole davvero ridiscutere il fiscal compact con l’Europa, dovrebbe mostrare perlomeno un’inversione del debito in valore assoluto, specie se ci considera che la pacchia del QE sta per finire e che tra pochi mesi ci sarà un’impennata dell’onere del debito pubblico. Altrimenti non si può avere né la credibilità nè l’autorevolezza per affrontare l’argomento” conclude Dona.

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Proposta Renzi sul deficit troppo rischiosa per l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

cottarelli“L’Italia ha un debito così alto che credo sia rischioso indebitarsi ulteriormente e non credo neanche che possa servire a far ripartire l’economia italiana, vista l’incertezza legata al futuro della finanza pubblica.” Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, intervistato da Sebastiano Barisoni a Focus Economia su Radio 24, commenta così la proposta di Renzi di portare il deficit dell’Italia al 2.9% per 5 anni e spiega: “Abbiamo un debito molto elevato, trovare come via d’uscita per l’economia italiana un ulteriore indebitamento, a me sembra un po’ rischioso. Non mi sembra la soluzione ai problemi dell’economia italiana. Se fossimo un paese con un debito più basso sarebbe una cosa diversa. Ci sono paesi che hanno spazio fiscale come la Germania che anzi non spendono abbastanza, potrebbero avere un deficit più alto”.
“In aggiunta – ha concluso Cottarelli – per ridurre il rapporto debito /pil la storia ci dimostra che non basta far crescere il denominatore, ossia il pil ma deve ridursi anche il numeratore ossia il debito. Per non parlare – ha concluso Cottarelli – del fatto che con un deficit al 2,9% qualunque shock economico inatteso anche di matrice esterna ci porterebbe oltre quella soglia con un immediata reazione dei mercati finanziari”

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Riduzione debito pubblico: la richiesta dell’U.E. all’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

european commission“Leggendo con attenzione la lettera inviata al Tesoro dal vice-presidente della Commissione Europea Dombrovskis e dal commissario Moscovici, in risposta alla richiesta italiana di ottenere una riduzione dell’impegno necessario per correggere i disastrati conti pubblici italiani, appare evidente che Bruxelles non ha concesso in alcun modo quello sconto di cui ha scritto in termini trionfalistici la stampa”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Dopo l’arrivo della missiva, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan hanno esultato, parlando di ‘buone notizie’ e di concessione di uno sconto da 9 miliardi di euro che permetterebbe al Governo di ridurre lo sforzo di risanamento indicato nel DEF dello scorso maggio. Invece, la lettera non contiene alcun riferimento a questo famoso ‘sconto’. Non una percentuale, non un numero. Nulla di tutto ciò. Solo un generico riconoscimento alla ‘proficua collaborazione’ tra Governo italiano e Commissione Europea e un retorico riconoscimento che lo sforzo di risanamento dei conti pubblici non deve andare a detrimento del più ampio obiettivo di crescita. Mantra che la Commissione Europea ripete in ogni occasione a tutti gli stati membri, non solo all’Italia.Quello che, invece, il Governo non ha detto e la stampa non ha scritto è che la Commissione ha ricordato senza mezzi termini che le sue raccomandazioni 2017 richiedono che ‘l’Italia persegua un sostanziale sforzo fiscale per il 2018’ e che ‘il governo italiano deve assicurare un significativo miglioramento della spesa primaria netta come indicato nelle previsioni economiche d’autunno 2017 della Commissione’.Sempre nella lettera, la Commissione ha ricordato che l’Italia è tenuta ad ‘assicurare la discesa del rapporto debito/PIL’. E proprio quest’ultimo è il punto che non rende credibile l’entusiasmo del Governo: concedere uno sconto, in termini di deficit, pari a 9 miliardi, significherebbe far aumentare ulteriormente il debito pubblico in rapporto al Pil, situazione che l’Italia, al contrario, è tenuta a combattere. Sconto del deficit e riduzione del debito non sono due obiettivi raggiungibili simultaneamente. Uno esclude l’altro. E’ la semplice matematica dei conti. Che la Commissione sia disposta ad accettare un ulteriore aumento del debito italiano è qualcosa di non credibile, anche perché si porrebbe in contrasto con le regole del Fiscal Compact.Più che aspettare sconti da Bruxelles come la manna dal cielo, il Governo italiano farebbe meglio a pensare ai buchi di bilancio che le sue politiche economiche hanno già prodotto, a partire da quello generato dalla voluntary disclosure bis, una delle tante misure ‘anti-evasione’ sbandierate per aumentare le entrate, in questo caso 1,6 miliardi di euro, ma che finora ha prodotto un gettito quasi pari a zero, per l’assenza di domande di adesione da parte dei contribuenti. Il che equivale ad un aumento di deficit che andrà sanato nella prossima Legge di Bilancio. Per non parlare dei tagli ai ministeri inseriti nella manovra correttiva appena votata e di cui nessuno conosce i dettagli. Una mancata riduzione della spesa pubblica che si rifletterà anch’essa sull’aumento del deficit pubblico”, conclude Brunetta.

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E’ finita la crisi delle banche?

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

banca-ditaliaIl ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dichiara che “il peggio è alle spalle”, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, afferma che l’allarme è passato, ma la ristrutturazione è incompleta e che occorre ridurre i costi (prepensionamenti? E a carico di chi?), governare efficientemente e attivare operazioni di aggregazione (il riferimento è alle banche di credito operativo che operano sul “territorio” e che saranno il prossimo problema). Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (ABI), Antonio Patuelli dichiara che gli interventi del Governo “hanno eliminato i rischi sistemici dal mondo bancario”; ci verrebbe da chiedere perché quei rischi sistemici non sono stati evitati o limitati, in primis, dall’ABI stesso. Patuelli si lamenta dei requisiti minimi di fondi propri e altre passività soggette a bail-in (MREL), cioè della capacità delle banche di disporre di risorse per assorbire le perdite. A noi sembra più che ragionevole per evitare quel che già è accaduto. D’altronde basterebbe ricordare l’art.47 della Costituzione che recita: La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Era sufficiente applicare questa norma della nostra Carta. E’ stato fatto? Ci sovviene qualche dubbio. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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Tecnologie energetiche

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

energia1La domanda di energia efficiente e sostenibile si sta intensificando in seguito all’aumento globale degli standard di vita, della digitalizzazione e della crescita economica. I progressi tecnologici nelle piattaforme di gestione, le soluzioni di automazione e di controllo, le soluzioni di gestione energetica degli edifici, l’estrazione di petrolio da giacimenti sigillati (“tight oil”) e le micro reti stanno cambiando i paradigmi tradizionali nel settore dell’energia, rendendolo più intelligente e più rispettoso dell’ambiente. Infatti, tutte le micro reti sono destinate ad aiutare il settore a passare da una struttura di rete elettrica centralizzata a un modello più decentrato. “Top Technologies in Energy and Utilities, 2017” fa parte del programma TechVision (Sustainable Energy) Growth Partnership Subscription di Frost & Sullivan. Lo studio analizza le principali tecnologie che avranno un impatto significativo sull’efficienza del settore energetico nei prossimi cinque anni. Alcune di esse sono: batterie al litio, sistemi di gestione delle batterie, recupero avanzato del petrolio, micro reti, recupero del calore di scarto, estrazione di tight oil, produzione di energia distribuita, tecnologie per l’energia eolica offshore, celle a combustibile e ciclo combinato di gassificazione integrata. “A causa della proliferazione delle tecnologie intelligenti, quasi tutte le soluzioni energetiche sul mercato si avvalgono di soluzioni di comunicazione più veloci e di un migliore rilevamento e controllo”, osserva Guhan Sriram R V, analista del gruppo TechVision di Frost & Sullivan. “Le soluzioni per le energie rinnovabili, nonostante tutti i miglioramenti nei livelli di efficienza, devono fare ancora molta strada prima di diventare una fonte primaria di energia.”La crescente consapevolezza verso l’adozione di soluzioni distribuite per l’energia come le micro reti e il maggiore interesse per i veicoli elettrici sta favorendo rapidi sviluppi nelle soluzioni rilevanti, come le piattaforme di gestione dell’energia e le batterie al litio. Tuttavia, ogni tecnologia energetica comporta sfide inerenti alla conformità alle normative o alle scappatoie tecniche.“Le tecnologie focalizzate sul decentramento della rete centrale stanno combattendo contro questioni normative legate allo scambio monetario e di energia elettrica. È necessario impostare una serie comune di normative relative al monitoraggio prima che queste soluzioni possano essere implementate su larga scala”, osserva Sriram. “Analogamente, gli sviluppatori tecnologici devono anche risolvere sfide tecniche come la formazione di dendriti nelle soluzioni di accumulo di energia, come le batterie al litio, e la bassa efficienza nel recupero termoelettrico del calore di scarto.” Un’altra sfida per la sicurezza energetica è rappresentata dalla volatilità dei mercati petroliferi globali e dalla fluttuazione dei prezzi internazionali del petrolio greggio. I paesi di tutto il mondo stanno pertanto esplorando fonti alternative di combustibile, come il gas naturale e le energie rinnovabili. Si prevede che la regione Asia-Pacifico, guidata dalla Cina, continuerà ad effettuare notevoli investimenti nel settore delle energie rinnovabili, in particolare solare ed eolica. L’Europa è in testa nel ​​settore dell’energia eolica offshore. Nonostante un lieve rallentamento, si prevede che questa tendenza continuerà e che i paesi della regione APAC avranno un ruolo chiave nei prossimi cinque anni nel settore eolico offshore.Il programma globale TechVision di Frost & Sullivan è focalizzato sull’innovazione, il cambiamento e la convergenza delle tecnologie e fornisce una serie di avvisi sulle nuove opportunità e il monitoraggio delle tecnologie in tempo reale, oltre a servizi di consulenza per la crescita. La sua offerta più rilevante, il programma ETS (Emerging Technologies Service), identifica e valuta le più importanti tecnologie emergenti a livello globale con un potenziale di applicazione a breve termine. Una caratteristica unica del programma ETS è la selezione annuale delle 50 più importanti tecnologie in grado di generare scenari di convergenza, rivoluzionare il panorama dell’innovazione e trainare la crescita trasformazionale. link: http://ifrost.frost.com/TechVision_Demo.

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Catella advised in the forward-funding sale of approx. 19,000 sq.m. residential development project in Copenhagen

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

catella5Catella Corporate Finance acted as exclusive financial advisor to MT Højgaard in the forward-funding sale of an approx. 19,000 sq.m. residential development project in the Copenhagen harbor area.MT Højgaard, one of the leading construction and development companies in Scandinavia, has agreed with the German real estate investor Patrizia to transact and develop the residential project “Project ACMV” located at A.C. Meyers Vænge at Teglholmen in Copenhagen’s South Harbor.“As one of the most active investors in Copenhagen, Patrizia continues to demonstrate trust in the long-term growth of Copenhagen, and we are pleased to have found a solution to this interesting development project that is attractive for both MT Højgaard and Patrizia”, says Jesper Bo Hansen, Head of Corporate Finance at Catella.The transaction was structured through a forward-funding model, where Patrizia has acquired the project, and will act as owner during the construction phase. MT Højgaard will as turnkey contractor deliver the project to Patrizia in stages during 2019.
The development project consists of approx. 19,000 sq.m., including 120 residential apartments and 56 residential townhouses as well as common areas, green spaces and a few commercial units.“We appreciate the trust and the mandate given to Catella by MT Højgaard. Copenhagen, and particularly the Copenhagen Harbor, is in a process of change; former trade and urban industrial areas are being transformed into vibrant residential neighborhoods. This, too, goes for Copenhagen’s South Harbor, whose growth is being stimulated further by the expansion of the Copenhagen subway”, says Jesper Bo Hansen, Head of Corporate Finance at Catella.

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Debito pubblico, banca d’Italia e la “maschera” di Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 luglio 2017

Banca d'Italia«I freddi numeri dell’economia smascherano ancora una volta le menzogne di Renzi e del Pd: nuovo record per il debito pubblico, 2279 miliardi di euro, più 34 miliardi in un solo anno, che si sommano ai 200 miliardi di debito prodotto dal Governo Renzi. Dove sono finiti questi soldi, visto che è aumentato il numero di poveri in Italia e le tasse non sono diminuite? Ovviamente a finanziare le marchette elettorali, i regali fatti a banchieri e lobbisti amici e l’invasione dell’Italia con la politica dell’accoglienza. Fare peggio di così era praticamente impossibile. Che dite, alle prossime elezioni ci saranno ancora degli italiani disposti a dare fiducia alla sinistra?». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Bilancio, Giunta Roma approva assestamento di Bilancio 2017-2019

Posted by fidest press agency su sabato, 15 luglio 2017

virginia raggiRoma Una manovra da 132 milioni di euro tra parte corrente e in conto capitale, che stanzia maggiori risorse per trasporti, servizi sociali, interventi infrastrutturali come la progettazione del Ponte dei Congressi e l’abbattimento del tratto della Tangenziale est davanti alla stazione Tiburtina, la manutenzione delle scuole e degli immobili di edilizia popolare, l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, il verde e le bonifiche di discariche abusive, la sicurezza urbana. È quanto prevede la delibera di assestamento di Bilancio 2017-2019 adottata dalla Giunta Capitolina e che ora verrà sottoposta all’approvazione dell’Assemblea Capitolina.
Ammontano a circa 76 milioni di euro le maggiori entrate correnti, considerando sia quelle a destinazione vincolata che quelle senza vincolo di destinazione. Al di là dei circa 37 milioni di euro di spese vincolate, si prevedono maggiori spese correnti per più di 35 milioni di euro, con un saldo positivo di 4 milioni di euro destinato alla parte investimenti. All’aumento di fondi a disposizione concorrono anche gli oltre 26 milioni di euro di economie di spesa segnalate dalla strutture capitoline, a seguito degli esiti del monitoraggio delle entrate accertate e degli impegni di spesa, fortemente voluto dall’Assessorato al Bilancio.
A queste somme si aggiungono gli oltre 56 milioni di entrate in conto capitale destinati alle spese per investimenti.
Le voci più significative per le quali viene aumentata la spesa riguardano:
Mobilità e trasporti: 30,9 milioni Contributo per l’integrazione del contratto dei lavoratori e del contratto di servizio di Roma Tpl (20 milioni), stanziamento per rimodulazione quadri economici per lavori Linea Metro B1 (7 milioni), risorse necessarie per estinzione procedure contenziose in atto relative a nodo Termini (2,8 milioni), progettazione opere Pums (890 mila euro), implementazione piano bus turistici (840 mila euro) prolungamento filovia linea 90 tra piazza Porta Pia e via Volturno (298 mila euro);
Lavori pubblici: 12,4 milioni. Demolizione tratto sopraelevato Tangenziale Est stazione Tiburtina (9,9 milioni), manutenzione straordinaria strade (1,5 milioni), progettazione definitiva Ponte dei Congressi (900 mila euro), impianti fotovoltaici in scuole ed edifici comunali (100 mila euro);
Scuola: 11,9 milioni Restauro ex istituto “Angelo Mai” (5 milioni); riqualificazione ed efficientamento energetico scuole “Alberto Sordi”, “Gramsci”, “Pinelli”, “Raffaello”, via Mattia Battistini, via Taggia e “Ida Del Vecchio” (4,5 milioni), completamento scuola dell’infanzia via Pier delle Vigne (703 mila euro), acquisto arredi scolastici (382 mila euro), manutenzione scuola materna “Amato” (350 mila euro), manutenzione scuola “Mazzacurati” (250 mila euro), ripristino e riqualificazione scuola “Di Donato” (200 mila euro), finanziamento Viaggio della memoria (200 mila euro), acquisto piccoli elettrodomestici per asili nido (185 mila euro), progetti interventi di sicurezza (150 mila euro);
Ambiente e rifiuti: 5,3 milioni. Manutenzione verde bagni pubblici, piste ciclabili, derattizzazioni e disinfestazioni (4,8 milioni), bonifica urgente micro-discariche abusive (500 mila euro); Manutenzione patrimonio pubblico e edilizia popolare: 3,2 milioni Manutenzione immobili via Petra (795 mila euro) e via Galilei (735 mila euro), adeguamento impianti termici con contabilizzatori (700 mila euro), programma housing sociale Pietralata (570 mila euro), manutenzione straordinaria immobili Erp (348 mila euro);
Servizi sociali: 2,9 milioni Viene rideterminato il fabbisogno finanziario di alcuni Municipi per i servizi a favore di anziani (Saisa) e minorenni in famiglia (Sismif), in modo da ridurre le liste di attesa in misura adeguata alla media delle altre strutture territoriali;
Sicurezza urbana: 500 mila euro Nuovi impianti di videosorveglianza;
Eventi culturali nelle periferie: 150 mila euro Vengono rimodulate le risorse a favore dei Municipi per la realizzazione di eventi culturali.

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Per le Aziende conoscere il cliente è fondamentale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

pirellone-milanoMilano. Le aziende credono di conoscere i loro clienti, ma non è vero o non li conoscono abbastanza. In realtà, infatti, il 42% dei consumatori non si sente né ascoltato né compreso, come emerge da una recente ricerca internazionale realizzata da ResearchScape per Talend. La survey ha indagato su un campione di 1094 consumatori dai 18 anni in avanti, di 4 nazioni diverse, con interviste on line avviate in marzo 2017. Lo scopo dello studio era di capire tra l’altro il comportamento dei consumatori per influenzare le loro decisioni di acquisto e migliorare il servizio clienti, con lo scopo ultimo di aumentare i fatturati e creare fidelizzazione a fronte di una tendenza all’infedeltà ai brand, al calo dei consumi e a scelte sempre più autonome.
Di quanto sia necessario oggi conoscere meglio i propri clienti e delle tecnologie disponibili, si è discusso nel corso di una tavola rotonda dal titolo “La Centralità del cliente: metodi per un dialogo diretto ed efficace”.
Hanno partecipato al confronto: Angela Perego, SDA Bocconi School of Management, Alberto Bruno, Amministratore unico di BRAL, distributore Perfetti Van Melle (confetteria); Alfonso Marra, AD di Klompan International (multinazionale dei tessuti tecnici da lavoro), Carlo Scarbolo, Business Analysis e CRM di Cattolica Assicurazioni, Matteo Rivolta, Presidente e AD di RIFRA Milano (arredi), Michele Pagani, AD, CRO e General Manager di Serralunga (arredi) e Bernard Cantournet, che propone BES, una nuova metodologia di ricerca di mercato cross channel, che utilizza un algoritmo proprietario e un nuovo approccio visual e raggiunge i soggetti con strumenti multipiattaforma.
Il messaggio complessivo emerso dal workshop è stato quindi incentrato sulla necessità di cambiare i paradigmi di analisi dei consumatori, esplorando nuove strade per sviluppare il necessario dialogo confidenziale con il proprio cliente.
“La raccolta e l’analisi dei dati deve essere velocissima – insiste Angela Perego – per permettere all’impresa d’interagire con il suo mercato di riferimento attraverso proposte collegate al comportamento attuale dei clienti”.
“Sfide importanti – sottolinea Angela Perego – determinate dal fatto che non è più l’azienda a guidare gli acquisti del consumatore, ma è il cliente a decidere quando, se e come comprare”. Anche nel B2B si sente l’esigenza di una relazione costante con l’end-user: “C’è distonia tra canale commerciale e produttore, che non sa nulla del mercato a cui rivolge l’offerta – dice Michele Pagani di Serralunga, azienda del settore arredo che conta € 30 mld di fatturato in Italia -. Per questo occorre mettere in comune quello che si sa del cliente con un CRM dotato dei campi necessari secondo una strategia commerciale evoluta e personalizzata. Per aumentare i ricavi la conoscenza del consumatore finale è fondamentale”.
Per Alfonso Marra di Klopman, azienda manifatturiera che produce tessuto tecnico per l’abbigliamento da lavoro e che utilizza le survey di BES, “il passaggio, per la nostra azienda, dal monopolio al regime di concorrenza ci ha spinto a creare differenziazione competitiva sviluppando la comunicazione non solo col cliente diretto B2B, ma anche con il brand che adotterà la divisa, ovvero l’end-user. Un processo conoscitivo molto complesso, ma siamo arrivati ad un livello soddisfacente.” Sempre nel B2B un originale punto di vista lo porta Matteo Rivolta, Presidente e CEO di RIFRA Milano: “A guidare le nostre scelte di mercato non è il singolo cliente bensì la concorrenza. Questa strategia aziendale è data dal fatto che produciamo prodotti innovativi sui quali quindi eventuali clienti non potrebbero esprimere richieste. Proprio per questo motivo, la comunicazione on e off line è mirata non ai prodotti ma al brand, per creare una relazione di fiducia continuativa”.
“Anche l’esperienza di BES conferma i dati della ricerca, – conclude il CEO di BES, Bernard Cantournet -. Oggi le aziende sostengono di voler conoscere bene il cliente, cercano risposte sui social e con i Big Data, ma non fanno la cosa più semplice che è chiedergli direttamente cosa vuole, chi è, cosa si aspetta. La comunicazione monodirezionale azienda-cliente è una strategia superata. I clienti non sono più dei soggetti passivi da spingere all’acquisto, ma chiedono di essere ascoltati attivamente dai brand così come dalle istituzioni. I tradizionali metodi di intervista dei consumatori, però, risultano spesso inefficienti e rischiano di diventare addirittura controproducenti, se riportano in azienda una visione parziale e faziosa della realtà. In un contesto economico mutevole, dato da una concorrenza esasperata, da un ridotto potere d’acquisto e da una tecnologia pervasiva, serve innovazione anche nel settore delle indagini di mercato. I nuovi strumenti basati sulla Business Intelligence e sugli algoritmi permettono di instaurare un dialogo con i soggetti come se ci si trovasse a prendere un caffè con ognuno di loro. Questo è quanto offre il Metodo BES Sapere, Comprendere, Decidere, già applicato con successo in diverse aziende come la rivista ‘L’Impresa’ – Gruppo Il Sole 24 Ore, la onlus ‘Rondine’, nota come Cittadella della pace, Klopman International, Assicurazioni Generali, IPSEN Innovation for patient care, VITEC Group, BNP Paribas e Carrefour. (foto: Bernard Cantournet)

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Banche e il “pasticcio” istituzionalizzato

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 luglio 2017

montecitorio

“Ovviamente voteremo ‘no’ alla centesima fiducia del governo Renzi-Gentiloni, questa volta sul decreto di salvataggio delle due banche venete. Certamente si doveva intervenire, ma non in questo modo. Lo si è fatto tardi, male, e a pagare saranno i contribuenti, senza nessuno a giustificarsi davanti alla magistratura per quello che è successo”.Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti in Sala stampa a Montecitorio.“Chi ha rubato? Chi ha portato via i soldi? Chi dei banchieri – ha proseguito – si è comportato in maniera scorretta? Chi doveva vigilare, perché non lo ha fatto? È possibile tutto questo?Opacità. Nessuna trasparenza, improntitudine. Padoan incapace e indecente rispetto ai rapporti con il Parlamento e all’opinione pubblica. Quindi, un pessimo decreto, una pessima prova da parte del governo.Noi abbiamo detto che saremmo stati responsabili, ma non conniventi, lo ribadiamo. Dietro questo decreto del salvataggio delle banche venete c’è molta oscurità, la Commissione parlamentare d’inchiesta avrà molto da lavorare anche su questo capitolo”, ha concluso l’esponente azzurro.

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Banche: Si chiede trasparenza, verità e giustizia. I ritardi inspiegabili

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

quirinaleRoma. Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Con tutto il rispetto che si deve all’ufficio stampa del Quirinale, ricordiamo a noi stessi che, da Costituzione, la decorrenza dei trenta giorni per la promulgazione di una legge ha inizio dall’approvazione della stessa da parte del Parlamento e non dalla data nella quale il provvedimento arriva agli uffici del Colle. La legge sull’istituzione della Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario italiano è stata approvata definitivamente il 21 giugno, trasmessa lo stesso giorno dalla Camera dei deputati alla Presidenza del Consiglio, e francamente non compete al sottoscritto occuparsi di quando la stessa sia arrivata al Quirinale, cosa tra l’altro irrilevante per la nostra Carta.L’ufficio stampa del Quirinale ci informa che la legge in questione non è stata esaminata nei giorni tra il 26 giugno e il 3 luglio ‘quando il presidente della Repubblica si trovava in visita di Stato in Canada’. Forse che gli uffici del Quirinale non lavorano ai numerosi dossier in esame quando il presidente Mattarella non si trova a Roma? Vengono per caso sospese tutte le attività del Colle? Conosciamo la rettitudine e la lodevole scrupolosità del presidente Sergio Mattarella e infatti non ci ha sorpreso la solerzia e l’immediatezza con la quale lo scorso 25 giugno, poche ore dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto sul salvataggio delle banche venete, ha firmato, nonostante la notevole complessità tecnico-giuridica, il provvedimento del governo, pubblicato in Gazzetta il giorno stesso. Ma la stessa solerzia e la stessa lodevole e scrupolosa immediatezza ce la saremmo aspettata anche in relazione alla legge che istituisce la Commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano, che seppur delicata dal punto di vista politico, si presenta tecnicamente assai meno complessa.Al di là delle legittime prerogative del Quirinale e di questi burocratici fraintendimenti, nel Paese c’è un grande allarme sociale in relazione alle banche e alla crisi del nostro sistema creditizio. I cittadini chiedono trasparenza, verità e giustizia. Il Parlamento, con ritardo, ha dimostrato di voler dare risposte. Siamo intimamente certi che lo stesso obiettivo sia condiviso dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.Ad ogni modo auspichiamo che la legge in questione venga promulgata ad horas, che la Commissione parlamentare d’inchiesta venga istituita nel più breve tempo possibile, e che si lavori sin dal mese di agosto per far sì che il suo operato non sia vanificato dalla scadenza naturale della legislatura”.

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Il futuro delle finanze dell’UE

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 luglio 2017

europeIl gruppo di esperti indipendenti sulla politica di coesione ha presentato oggi la propria relazione finale per un quadro dei fondi UE semplificato dopo il 2020. Benché i risultati della politica di coesione dell’Unione siano indubbiamente positivi, l’attuale molteplicità di norme non sempre rende la vita facile agli enti locali che si occupano della gestione dei fondi dell’UE o alle imprese che desiderano richiedere un finanziamento dell’UE. La semplificazione è dunque fondamentale e la Commissione europea dovrebbe valutare come facilitare ulteriormente l’accesso ai fondi europei nel quadro di bilancio post 2020.È questo il messaggio principale che il gruppo ad alto livello sulla semplificazione si propone di far confluire nel dibattito sul futuro delle finanze dell’UE, avviato dalla Commissione il 28 giugno con un documento di riflessione dedicato, l’ultimo di una serie di cinque documenti di riflessione pubblicati a seguito della presentazione del Libro bianco della Commissione sul futuro dell’Europa il 1° marzo.
Günther H. Oettinger, Commissario responsabile per il Bilancio e le risorse umane, ha dichiarato: “I cittadini si aspettano che l’UE faccia di più, ma il bilancio dell’UE è in calo. Per risolvere questo problema dobbiamo mettere a frutto ogni euro speso. E regole più semplici aiutano a spendere meglio.” Corina Creţu, Commissaria responsabile per la Politica regionale, ha dichiarato: “Poche regole semplici si traducono in risultati migliori e meno errori. Concentriamoci su ciò che conta: migliorare la vita dei cittadini in tutta Europa.” Marianne Thyssen, Commissaria responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori, ha affermato: “Sfruttando tutte le opportunità di semplificazione sarà possibile risparmiare tempo e denaro, che potranno essere utilizzati invece per promuovere la convergenza sociale in tutta Europa.”
Il Presidente del gruppo ad alto livello Siim Kallas ha dichiarato: “Semplificare l’accesso ai fondi di coesione dell’UE e le modalità per impiegarli contribuirà certamente ad avvicinare i cittadini all’Unione.” Secondo il gruppo la struttura attuale delle norme è efficace, ma è necessario fare un po’ di ordine. Il regime di gestione concorrente dovrebbe essere mantenuto per garantire la fiducia reciproca e l’appropriazione degli obiettivi comuni in materia di crescita e occupazione. Ma le norme più semplici sono quelle il cui numero è limitato: il gruppo suggerisce quali contenuti sopprimere o ridurre drasticamente. Bisognerebbe armonizzare le norme dei diversi fondi e strumenti dell’UE per quanto riguarda gli aiuti di Stato, gli appalti pubblici e i metodi di rimborso dei costi, in modo da agevolare le sinergie e consentire ai beneficiari di presentare domanda presso diverse fonti di finanziamento dell’UE per uno stesso progetto. Se si applicassero ad esempio le stesse regole nel quadro della politica di coesione e del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), si agevolerebbe l’accesso al sostegno per le piccole imprese. Dovrebbe essere messo a disposizione degli Stati membri e delle regioni un quadro ancora più semplice, a condizione che soddisfino alcuni criteri: sistemi di gestione e di controllo affidabili, cofinanziamento nazionale rilevante per incentivare una gestione sana della spesa, identificazione delle principali riforme strutturali da attuare ed enfasi su un numero limitato di settori prioritari per produrre risultati.
Il gruppo suggerisce dunque di limitare le norme dell’UE alle priorità strategiche di investimento e ai principi di spesa. I finanziamenti dell’UE sarebbero erogati tramite i meccanismi amministrativi nazionali esistenti e l’attività di audit della Commissione sarebbe limitata. Lo Stato membro e la Commissione si accorderebbero sulle riforme strutturali da realizzare e sui risultati concreti che danno diritto ai rimborsi.
La semplificazione si è già dimostrata uno strumento molto valido: il Commissario Oettinger ha presentato oggi tre relazioni sull’esecuzione del bilancio dell’UE per l’esercizio 2016. Uno degli insegnamenti che se ne possono trarre è che le norme dell’UE semplificate favoriscono l’utilizzo efficace e corretto dei fondi UE da parte delle autorità locali, degli agricoltori e delle imprese. Nella stessa ottica, nel settembre 2016 la Commissione ha proposto di semplificare le regole in base alle quali gli Stati membri e gli altri beneficiari ricevono i finanziamenti dell’UE.
La Commissione europea ha istituito il gruppo ad alto livello nel 2015 allo scopo di individuare le opportunità per eliminare le inutili complessità delle norme della politica di coesione, in vista sia della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, a cui il gruppo ha contribuito in misura significativa, sia della riflessione sul quadro di bilancio post 2020. Il Presidente del gruppo ad alto livello, Siim Kallas, è stato Vicepresidente della Commissione europea responsabile per gli Affari amministrativi, l’audit e la lotta antifrode e responsabile per i Trasporti. Oltre alle conoscenze acquisite sui fondi dell’UE, i mandati esercitati da Siim Kallas come Primo ministro e Ministro delle Finanze dell’Estonia gli hanno consentito di sviluppare una prospettiva unica su come abbinare al meglio il sostegno finanziario dell’UE alle riforme sul terreno per realizzare la crescita economica. I dodici membri del gruppo ad alto livello rappresentano le autorità nazionali e regionali e il settore privato. Hanno tutti esperienza personale nella gestione dei fondi dell’UE e idee innovative per riformare il sistema.

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Banche venete: Camera vota fiducia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

camera deputatiLa Camera ha votato la fiducia sul decreto relativo alle banche venete. “Ennesima occasione perduta. E’ incredibile, in particolare, che, nonostante l’ampio consenso registrato in commissione Finanze della Camera, non si siano nemmeno votati gli emendamenti, peraltro della maggioranza, che miravano ad ampliare la platea di chi poteva accedere al ristoro forfettario e prevedevano l’interdizione dai pubblici uffici e dagli uffici direttivi delle persone giuridiche per i manager riconosciuti responsabili dei dissesti finanziari” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Quanto agli azionisti, ci si continua a dimenticare che non sono furbetti del quartierino, persone che hanno consapevolmente acquistato prodotti rischiosi credendo di poter far soldi, ma risparmiatori innocenti, ingannati, vittime di illeciti” conclude Dona.

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