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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Donald Trump ha il potere di rinnovare il consiglio della Fed

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 aprile 2017

Federal ReserveGli investitori danno per certo che la Federal Reserve statunitense diventerà più intransigente con l’accelerazione della crescita USA – soprattutto se le politiche proposte dal Presidente Trump innescheranno un boom economico. Ma quello di cui non tengono conto è il potere del Presidente di modificare la composizione del consiglio della Fed in base ai suoi scopi politici. Una Fed a misura di Trump potrebbe adottare un approccio decisamente più morbido nei confronti dell’inflazione rispetto alla linea tenuta dalla banca centrale dagli anni ‘70.
Dopo le dimissioni di Daniel Tarullo, valide dal 5 aprile, Trump ha ora il compito di riempire tre delle sette poltrone del consiglio della Fed. Un numero che potrebbe salire a cinque entro metà 2018, quando scadranno i mandati del presidente e del suo vice. Trump non è mai stato un fan di Janet Yellen, che probabilmente lascerà la banca centrale insieme al suo fidato vice Stanley Fischer qualora i due non venissero riconfermati.
Non è cosa da poco. L’organo che stabilisce la linea della Fed, il Federal Open Market Committee (FOMC), è composto dai sette governatori del Federal Reserve Board, dal presidente della Fed di New York e da quattro degli 11 presidenti delle altre Federal Reserve Bank, a rotazione. Anche se un gruppetto scelto da Trump rappresenterebbe una minoranza all’interno del FOMC, non bisogna sottovalutare l’influenza che il presidente della Fed ha sempre avuto nel definire la politica della banca. Se già il dissenso di un membro della Fed rispetto al pensiero del presidente fa scalpore, è facile immaginare quale shock provocherebbe una decisione contraria al parere del numero uno.
Dunque, che tipo di Fed vorrebbe Trump? Il magnate ha già espresso il suo disappunto per le misure non ortodosse della banca centrale che hanno mantenuto i tassi di interesse prossimi allo zero per gran parte del gli ultimi 10 anni. E spesso viene associato a falchi come l’economista John Taylor, che ha più volte criticato il quantitative easing. Tuttavia è importante ricordare che in cima alla lista delle priorità di Trump c’è la crescita economica che vuole favorire fornendo un vantaggio competitivo alle aziende USA rispetto a quelle estere tramite la riduzione delle imposte societarie, il sostegno agli esportatori e l’incremento della spesa pubblica nelle infrastrutture. Di certo non vorrebbe scontrarsi con una politica monetaria avversa. Inoltre, la debolezza del dollaro, probabile conseguenza di una linea monetaria meno rigida, contribuirebbe a spostare la domanda interna dai prodotti importati a quelli locali anche senza la controversa “border tax”, la tassa che la nuova amministrazione USA vorrebbe imporre sulle importazioni.D’altro canto, il rialzo dell’inflazione non è assolutamente inammissibile per l’establishment economico. Di recente, gli economisti della Fed e i membri del Brookings Institution hanno dichiarato che l’autorità monetaria potrebbe ragionevolmente accettare un’inflazione superiore al target del 2%. Nello specifico, il Presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari ha preso le distanze dall’inasprimento di marzo, sostenendo che alzare i tassi quando l’inflazione di fondo è al di sotto del target significa che la banca centrale “considera la soglia del 2% come un tetto piuttosto che un obiettivo… Non trovo giusto parlare di target e agire come se fosse un tetto.” Anziché alzare il target, la Fed potrebbe benissimo asserire di voler mantenere l’inflazione al 2%, ma per tutto il ciclo economico. Dopo anni di inflazione sottotono, un simile orientamento consentirebbe un lungo periodo di inflazione elevata. In alternativa, la Fed potrebbe abbracciare un nuovo regime di “obiettivo di inflazione flessibile”, in modo da riuscire ad ampliare il range di inflazione accettabile senza abbandonare l’impegno di raggiungere il target nel lungo periodo.
Ovviamente, ogni minima percezione di politicizzazione della Fed scatenerebbe ondate di sdegno. L’indipendenza dell’autorità monetaria è un principio macroeconomico irrinunciabile, ma non è garantito – e i membri della Fed lo sanno. Durante il Monetary Policy Forum di New York a inizio marzo, Stanley Fischer ha affermato che la Fed sarebbe rimasta indipendente “sino a che non prenderemo una decisione veramente sbagliata per l’economia.”Ma le nostre analisi suggeriscono che l’indipendenza della Fed è già in bilico. (Da Steve Donzé, Senior Macro Strategist di Pictet Asset Management)

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Il Gruppo Chiesi chiude il 2016 con il fatturato in crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

Duomo_e_Battistero_di_ParmaParma. Chiesi Farmaceutici ha chiuso il 2016 con un trend positivo sia in termini di fatturato, che ha raggiunto 1.571 milioni di euro, crescendo di +7,0% rispetto al 2015 (+9,6% a tassi di cambio costanti), sia a livello finanziario con EBITDA pari a 448 milioni di euro (+8.2% sul 2015). Il fatto che la multinazionale goda di grande salute è dato anche da un’ulteriore crescita degli investimenti in Ricerca e Sviluppo (+12,5% rispetto al 2015), che hanno superato il 21% delle vendite totali, raggiungendo i 340 mio nel 2016. Il gruppo conta all’attivo 51 progetti di ricerca. L’organico aziendale ha ormai superato i 4.800 dipendenti: centralità delle persone, passione, spirito imprenditoriale e dialogo multiculturale sono i valori su cui l’azienda continua a fondare il suo sviluppo nei prossimi anni.
La dimensione internazionale del Gruppo è a tutt’oggi confermata dalle vendite internazionali, che nel 2016 hanno generato l’83% del fatturato. Per quanto riguarda l’Europa, le filiali hanno mostrato un incremento complessivo del 4,9% in termini di fatturato che ha raggiunto per la prima volta il miliardo di euro. Due le acquisizioni da segnalare nella regione Europa: Atopix Therapeutics Limited, un’azienda britannica focalizzata sulle biotecnologie che sviluppa trattamenti in fase clinica per l’asma che potenzia la pipeline di Chiesi nell’ambito delle patologie respiratorie, in particolare per le malattie infiammatorie respiratorie eosinofiliche e, per Chiesi Spagna, l’acquisizione dal Gruppo Zambon di Lipograsil, una gamma di integratori alimentari per il controllo del peso a base di ingredienti vegetali e micronutrienti, posizionandosi in un segmento chiave dell’area OTC spagnola con un prodotto forte e già consolidato nel mercato. Inoltre Chiesi Italia, la filiale italiana del Gruppo Chiesi, ha concluso un accordo con la Marco Antonetto Farmaceutici per la distribuzione del listino, in qualità di concessionari esclusivi di vendita, per l’Italia, che conta alcuni marchi rilevanti nel panorama consumer healthcare, quali Digestivo Antonetto, Euchessina e Lievito Sohn.
E’ stato inoltre raggiunto un accordo con la società americana The Medicines Company per l’acquisizione dei diritti di commercializzazione a livello mondiale di 2 prodotti ospedalieri Kengreal®, Cleviprex®, e quelli per il mercato USA di Argatroban® per iniezione. Kengreal®, Cleviprex®, già lanciati sul mercato americano e in alcuni paesi europei, contribuiranno a completare il portafoglio prodotti nell’ambito dello specialty care.I mercati emergenti, nonostante le oscillazioni valutarie che hanno inevitabilmente condizionato la crescita economica del gruppo, hanno comunque vissuto una crescita ragguardevole: è il caso di Brasile, Turchia, Cina, Pakistan e Messico che sono cresciuti nel complesso dell’14,5% – in valuta locale.

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Cover Store apre in Spagna

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

coverstore.pngCover Store apre il primo Store monomarca spagnolo A Benidorm Alicante. Lo spazio, di 15 mq2 si trova nel polo pedonale dello shopping in Calle Gambe 1.
Il concept espositivo è firmato Coverstore ed è finalizzato a orientare il consumatore finale all’interno degli store offrendo la possibilità per chiunque entri di toccare e provare cover e accessori attraverso Flash tematici proposti sulle diverse linee di prodotto che oggi compongono il catalogo: non solo cover (con le oltre 300 referenze grafiche oltre alle licenze con Chupa- Chups, Warner Bross, Juventus, Turner), ma anche le collezioni business (lo strumento più importante ed efficace in termini di comunicazione 3.0. E l’idea piace), accessori fashion come il Power-Bank, la cover con batteria integrata (Cover -Recharge), la 3 Ports USB car Charger,le Earphone e molto altro.L’apertura spagnola di Benidorm a cui seguiranno nello stesso mese in Italia quelle di Alassio e Bergamo costituiscono un passo fondamentale nel processo di espansione commerciale dell’azienda a livello globale. Da quasi 3 anni Cover Store ha dato avvio ad un progetto commerciale fortemente incentrato sul retail monomarca. Oggi Cover Store conta in Italia 90 punti vendita, 20 shop in shop, e sfiora i 5 milioni di follower sui social network; i dipendenti hanno raggiunto le 150 unità e il fatturato è passato dai 500 mila euro del 2014 a 5 milioni di euro che, in base alle previsioni, nel 2017 dovrebbero raddoppiare. Bonmart Cover appartiene a Bonmart Lithium Business Group, il gruppo guidato da David Bonache e Elias Sisin, i pionieri e attuali delegati nello sviluppo del marchio Equivalenza in Spagna e Italia, i quali hanno portato in alto il marchio in breve tempo, sviluppando un potente lavoro di espansione. Bonmart Cover appartiene a Bonmart Lithium Business Group, il gruppo guidato da David Bonache e Elias Sisin, i pionieri e attuali delegati nello sviluppo del marchio Equivalenza in Spagna e Italia, i quali hanno portato in alto il marchio in breve tempo, sviluppando un potente lavoro di espansione.
Attualmente il Gruppo Bonmart Lithium si pone un nuovo obiettivo in cui prevede di aprire 150 punti vendita Cover Store in 3 anni. Si tratta di un grande progetto nel quale il Gruppo si trova pienamente a proprio agio, consapevole del know-how acquisito grazie ai successi raggiunti in passato. (foto: coverstore)

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Business Beyond Borders matchmaking event

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

Cape TownCape Town (South Africa) The 17th edition of African Utility Week will take place from 16 to 18 May, 2017, and will host thousands of business from all over the world looking to trade and grow. The main sectors covered within African Utility Week are products and services for the power, water and waste management utilities industry: power generation, T&D, metering, clean technology, finance, reliability, water supply or energy efficiency Business Beyond Borders (BBB) is a European Commission initiative to help EU businesses, in particular Small and Medium Enterprises (SMEs) and Clusters, operate internationally with the ultimate goal of increasing economic growth within and outside Europe. A series of matchmaking events are being organised to bring together SMEs and representatives from relevant clusters, with potential trading partners from Europe and abroad with the aim of assisting businesses to access new international markets.After a first successful matchmaking session at the Genera fair, which took place in the beginning of March in Madrid, BBB turns its attention to the biggest trade fair on the African continent. Hosting thousands of visitors each other, AUW is known for a strong representation of EU companies at the event, hosting national pavilions for Denmark, the Netherlands, Germany, France, Belgium and Czech Republic.Welcoming the upcoming BBB event, Commissioner Karmenu Vella said “By helping EU green SMEs operate internationally and by promoting green partnerships in target sectors, this Business Beyond Borders (BBB) matchmaking event at African Utility Week will help preserve our natural resources, promote clean energy and drive growth through a circular economy.” Thanks to the large network of partners and support entities, a unique package is being made available to businesses across the world in the water and power utility sector wishing to take part in AUW as members of the Business Beyond Borders delegation:
Business meetings perfectly matching each BBB delegate needs and preferences
Access to five technical sessions in the strategic conference, one of which organised by EREF specifically on hydropower. A convenient matchmaking area at the heart of the trade fair, with free access to the side conferences during the fair Access to an international and well placed worldwide network, including several EU-funded support schemes. Possibility to present your company and technology in the “Demo zone” stage. Possibility to participate in the Project and Country Spotlight sessions to access the newest project opportunities on the African continent Professional assistance on the spot to make the participation tailored to the needs of each BBB delegate Post event assistance and survey, to support the BBB delegates even after the participation in the event.

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Effetto dirompente della Brexit sulle imprese europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

londra

The Bridges Not Walls movement drop a banner reading “Bridges Not Walls’ from Tower Bridge in London to coincide with banner drops all over the UK sending a clear message to Donald Trump the 45th president of the United States to build bridges not walls on the day of his inauguration. (photo by Andrew Aitchison)

Londra. Una recente indagine di Willis Towers Watson rivela che circa i due terzi (59%) delle imprese europee con interessi nel Regno Unito vede la Brexit come “ennesimo momento di discontinuità” piuttosto che come una “sfida fondamentale” il 26% degli intervistati, inoltre, dichiara di aver timori al riguardo per il proprio business.La survey, che ha coinvolto circa 100 dirigenti HR europei, appartenenti principalmente a grosse multinazionali, evidenzia inoltre preoccupazioni relative al recruitment, alla retention, alle retribuzioni e ai benefits dei talenti di cui necessita il Regno Unito.
I risultati dell’indagine arrivano in un momento cruciale della Brexit, il governo del Regno Unito ha invocato l’articolo 50 e lo scorso 29 marzo sono iniziati i negoziati formali per lasciare l’UE.Edoardo Cesarini, Amministratore Delegato di Legacy Towers Watson, Willis Towers Watson, commenta: “La Brexit è una questione cruciale per le imprese che hanno forti interessi economici nel Paese ma piuttosto che essere vista come una sfida è percepita come un disagio. Questa relativa fiducia è incoraggiante per la pianificazione e la crescita, ma molte aziende sono chiaramente preoccupate su come mantenere nel Regno Unito personale qualificato e su come attrare e ricompensare i talenti provenienti dal resto dell’Unione Europea”.Più di un terzo (36%) degli intervistati ha dichiarato che le imprese per cui lavorano sono più preoccupate riguardo l’attrarre e trattenere nel Regno Unito cittadini europei con competenze specifiche. Una percentuale simile (31%) sta attualmente affrontando il un problema della mobilità del personale di alto livello tra il Regno Unito e l’Unione Europea e il 29% evidenzia come sia più di una priorità per tutto il resto dei dipendenti.
Inoltre, da quando c’è stato il referendum, il 24% delle imprese ha già valutato la tipologia delle competenze e il numero del personale minimo necessario nel Regno Unito, mentre il 29% lo sta facendo o ha intenzione di farlo entro i prossimi tre mesi.Edoardo Cesarini aggiunge: “Le imprese sono preoccupate per gli ostacoli alle competenze che potranno essere messi in atto nel post-Brexit e stanno facendo il punto della situazione. Molti hanno indicato la mobilità del personale come un problema, sia per le posizioni manageriali senior che per ruoli specialistici.“L’ansia di mantenere personale non britannico è già palpabile. L’abbassamento del valore della sterlina ha avuto come conseguenza retribuzioni meno attraenti. Di fronte a questo, alcune aziende stanno cercando di affrontare la questione aumentando la retribuzione e gli incentivi”.Dall’indagine è emerso inoltre che uno su cinque degli intervistati (20%) ha ammesso che la questione della retribuzione nel Regno Unito è diventata più di un problema per i non residenti nel Regno Unito. Allo stesso modo, quando gli viene chiesto se hanno fatto delle variazioni al costo della vita per gli expatriate, il 15% dichiara di averle fatte o di averle progettate per realizzarle entro i prossimi tre mesi, il 16% ha dichiarato di prendere in considerazione la questione.Per maggiori informazioni: willistowerswatson.com

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Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Appointment of new President & General Manager of ThermiGen, an Almirall company

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

barcellonaBarcelona. Almirall, S.A., the global pharmaceutical company based in Barcelona, announced today the appointment of Vladimir Paul-Blanc to the position of President & General Manager of ThermiGen, LLC, starting May 1st. He will report directly to the Executive Vice-president of Commercial Strategy of Almirall, Alfonso Ugarte, and he will be responsible for all general management responsibilities for the Thermi business globally. He will also be in charge of driving the company’s achievement of short and long term revenues and profitability goals through global operations, marketing, sales, and coordination of business development activities.With over 13 years’ experience, Vladimir is an accomplished executive, specialised in the aesthetic energy device field. With an A.B. Biology degree from Brown University and a participant of Johns Hopkins University School of Arts and Sciences-Biotechnology Post-Bac Sciences Program, he has strong expertise in relevant positions, including general management, with full P&L responsibility and business development, being of particular relevance his last position at Solta Medical (the aesthetics energy device division of Valeant Pharmaceuticals), where he was the General Manager for more than two years.He will be replacing both Paul Herchman (CEO) and Kevin O’Brien (President), who will move on to new non-executive roles as Global Strategic Advisors to the Thermi Board.
Vladimir Paul-Blanc commented “I couldn’t be more excited to join Almirall and work with the Thermi organization. The entire leadership team has done an extremely impressive job establishing Thermi products in the aesthetic energy-based devices category. I look forward to joining the team immediately and contributing to future growth and success”.In February 2016, Almirall closed the acquisition of ThermiGen, LLC, entering the Aesthetic market and gaining a commercial platform with significant growth potential in multiple indications, as well as unique radio-frequency technology solutions for Aesthetics Dermatology and Plastic Surgery. With the appointment of the new President & General Manager of ThermiGen, Almirall continues positioning itself to be a leading company in this area in the medium term.

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Le imprese puntuali nei pagamenti in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

marco pretiLa Danimarca, con l’86,5% di imprese puntuali nei pagamenti commerciali, è il Paese più virtuoso d’Europa. Seguono, per completare le prime tre posizioni, la Germania con l’81,7% di pagamenti puntuali e l’Ungheria con una percentuale del 55,4%. Performance negative invece per le imprese rumene, in fondo alla classifica europea, con il 55,7% di ritardi gravi, seguita da Grecia, con il 29,8% di pagamenti oltre i trenta giorni di ritardo, e da Polonia e Portogallo. Nel corso del 2016, il Regno Unito mostra dei miglioramenti nelle abitudini di pagamento rispetto al 2015, con una crescita dei pagatori puntuali e una riduzione dei ritardi gravi a quota 9,5%.All’interno dello scenario l’Italia si posiziona in 12esima posizione sulle 19 nazioni europee analizzate, con una percentuale di pagamenti virtuosi del 35,6%. Peggio del nostro Paese hanno fatto solo la Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania con il 17,6%. Anche per quanto riguarda l’andamento dei ritardi gravi, con una quota del 12,3%, l’Italia si posiziona nella parte bassa del ranking europeo. E’ quanto emerge dallo Studio Pagamenti 2017 realizzato da CRIBIS, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha analizzato a fine 2016 i comportamenti di pagamento di 30 Paesi nel mondo, di cui diciannove europei. Dopo Danimarca, Germania e Ungheria, la speciale classifica delle imprese più puntuali d’Europa vede l’Olanda (53,6%), Spagna (51,1%), Turchia (51%), Repubblica Ceca (44,7%), Slovenia (43,7%), Polonia (43,5%), Francia (40,1%), Belgio (37,9%), Italia (35,6%), Grecia (32,4%), Regno Unito (30,4%), Irlanda (27,5%), Finlandia (26,8%), Bulgaria (23,7%), Portogallo (19,5%) e Romania (17,6%).
Analizzando i risultati emersi dallo Studio Pagamenti, l’Italia in tema di ritardi gravi si posiziona in quattordicesima posizione con una percentuale di cattivi pagatori pari al 12,3%. Peggio hanno fatto solo Turchia (12,7%), Portogallo (19,1%), Polonia (22,5%), Grecia (29,8%) e Romania (55,7%). Nonostante un calo dei ritardi gravi del 13% rispetto ad un anno fa, i dati italiani dimostrano ancora un importante ritardo rispetto ai Paesi come la Danimarca (0,4%), la Germania (0,7%), Spagna (7,6%) o Francia (8,1%). “I ritardi oltre i 30 giorni sono uno dei principali indicatori dello stato di salute di un’impresa e identificano bene la situazione economica dei diversi paesi. Ne emergono imprese in difficoltà come ad esempio quelle rumene, greche, portoghesi o polacche e realtà solide come la Germania o la Danimarca che esibiscono ritardi gravi quasi nulli. Un recente studio di Dun & Bradstreet sui trend dei fallimenti in 38 paesi, il 2017 Global Bankruptcy Report, mostra un generale miglioramento, con ben 26 paesi che vedono un trend più positivo. Un buon segnale per il tessuto imprenditoriale italiano che ha l’export nel suo DNA.”Lo scenario italiano è in miglioramento. Le nostre ultime rilevazioni mostrano come i ritardi oltre il mese di ritardo siano in costante diminuzione, ben il 13% rispetto al 2015. C’è però ancora molto lavoro da fare per migliorare le proprie performance di pagamento”, commenta Marco Preti, Amministratore Delegato CRIBIS. “ Negli ultimi anni i mercati si sono allargati e le aziende italiane sono uscite dai confini dell’Unione Europea per sfruttare le nuove opportunità, trovandosi così ad affrontare mercati molto più complessi come quello asiatico. In questo contesto le aziende cercano nuovi partner e clienti con cui stringere partnership di lungo termine. Ma molte di queste aziende si affacciano per la prima volta in nuovi contesti e avere rapporti commerciali con nuove aziende estere significa spesso rapportarsi con dinamiche differenti. E’ diventato dunque sempre più strategico verificare come un’azienda paga i suoi fornitori per conoscere il suo reale stato di salute come controparte ed evitare cattive sorprese come i mancati pagamenti”, conclude Preti. (foto: marco preti)

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A Varese come nella Silicon Valley

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

eoloPasti e momenti di relax diventano un altro modo di fare rete» Un parco “aziendale” dove camminare o fermarsi a sorseggiare un tè, frutta fresca disponibile ad ogni piano e docce per sciacquarsi e cambiarsi dopo un’oretta di jogging: non succede solo nelle company hi-tech della Silicon Valley, ma anche in provincia di Varese. Per la precisione in EOLO, azienda di telecomunicazioni con 300 dipendenti a Busto Arsizio. Alla base della filosofia aziendale, infatti, c’è l’attenzione per la salute e per l’ambiente. «Occuparsi di telecomunicazioni non vuol dire soltanto dedicarsi a tecnologia e innovazione: significa vivere a stretto contatto con il territorio e le persone, e imparare ad averne rispetto. A partire dai dipendenti dell’azienda che da sempre vivono in un’atmosfera green» commenta il Ceo di EOLO Luca SpadaL’ultima iniziativa è stata la realizzazione di EOLO garden: un’area di 930mq, inaugurata a ottobre 2016 e ora nel pieno splendore primaverile, dove sotto le fronde di querce, tigli, ginko e frassino ci sono cinque aree relax e due grandi tavoli. Questo spazio è a disposizione di tutti i dipendenti ed è un luogo di aggregazione, collaborazione e riflessione. Anche il ristorante aziendale è curato nei minimi dettagli: il cuoco ogni giorno prepara nella cucina allestita in EOLO cibi pronti per essere consumati. Ma a disposizione dei dipendenti c’è anche una “area del fresco” dove ciascuno può prepararsi in autonomia una ricca insalata E il momento dei pasti diventa anche un’occasione per sviluppare la collaborazione: «Una volta al mese o in occasioni particolari viene organizzata una colazione a tema dove tutti si ritrovano per un momento di condivisione e di socializzazione, al di fuori della quotidianità e dell’ufficio –spiega sempre Luca Spada–. È un altro modo di fare rete».
eolo1EOLO è anche “sport friendly”. Molti dipendenti, oltre all’amministratore delegato Luca Spada, praticano la corsa in pausa pranzo. Per questo in azienda sono stati allestiti alcuni spogliatoi con docce per potersi preparare allo sport e cambiarsi per poi tornare al lavoro. Massima attenzione anche alla nutrizione. Cesti di frutta fresca e di stagione sono a disposizione dei dipendenti e i distributori automatici contengono anche prodotti biologici e salutari. A ogni piano è presente un distributore per l’acqua naturale, frizzante e calda. Ai dipendenti sono state regalate delle borracce e tazze per il tè personalizzate con il proprio nome, in modo da minimizzare gli sprechi di plastica e incentivare il riuso.L’ambiente è infatti un tema centrale in EOLO. La raccolta differenziata è ormai buona prassi in tutti gli uffici e si fa un consumo attento della carta. Le nuove stampanti di EOLO sono “intelligenti” ed evitano gli sprechi di fogli: la stampa lanciata dal dipendente esce solo quando la persona si trova davanti alla macchina, ed è certo quindi che ritirerà il foglio. «In EOLO si stampa solo quando è davvero necessario –spiega sempre Luca Spada– e in questo modo nessun foglio sarà dimenticato nella stampante». (foto: eolo)

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Prestiti: il 31% di chi li chiede ha meno di 35 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

prestitiNell’ultimo anno gli italiani hanno fatto spesso ricorso al credito al consumo, anche, ma non solo, perché spinti dagli incentivi fiscali confermati dal governo e gli importi delle loro richieste sono aumentate, rispetto ai primi tre mesi del 2016 del 9,3%. Secondo i dati dell’Osservatorio congiunto condotto da Prestiti.it e Facile.it (https://www.facile.it/prestiti-personali.html) che ha analizzato un panel di oltre 34.000 richieste di finanziamento presentate fra il 1 gennaio ed il 30 marzo 2017, se nel primo trimestre 2016 chi cercava di ottenere un finanziamento puntava a poco più di 11.000 euro, oggi la richiesta media è appena inferiore ai 12.150 euro.
Fra le richieste di prestito personale per le quali il firmatario specifica anche la finalità di utilizzo, la fetta più consistente è rappresentata dal mondo della casa che, unendo i prestiti chiesti per ristrutturazione a quelli legati all’arredo arriva al 26,92% del totale. Secondo posto per il settore automobilistico; in questo caso l’acquisto di un veicolo, sia esso nuovo o usato, raccoglie il 23,10% del totale richieste. Terzo posto per il consolidamento dei debiti che, con il 19,02% del totale, supera di un soffio le richieste di liquidità (18,96%).
L’osservatorio ha evidenziato anche come, sempre rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno sia aumentato il tempo necessario a restituire i finanziamenti; oggi chi chiede un prestito mira a dilazionare il pagamento in 69 rate (poco meno di 6 anni), mentre erano 65 un anno fa.
Un dato estremamente interessante, fra quelli emersi dall’analisi, è relativo al profilo del richiedente; il 74% di chi compila le richieste è uomo, il 26% donna. Se fra i due sotto campioni l’età anagrafica non è troppo dissimile, saltano agli occhi invece importanti differenze sia in termini di stipendio medio, sia di importi che si cerca di ottenere; gli uomini che vogliono un prestito personale hanno uno stipendio mediamente superiore del 12% rispetto alle donne e questo gli consente di puntare a cifre superiori (12.600 euro per gli uomini, 10.855 euro per le donne).
Ancora più importante, in termini di lettura sociale del fenomeno, il dato legato all’età; la maggiore percentuale delle richieste, il 31,06% del totale è legato a consumatori che non hanno ancora compiuto i 35 anni; a seguire (30,83%) la fascia 35 – 45 anni e quella fra i 45 ed i 55 anni (21,16%)
«La richiesta di prestiti da parte dei giovani», ha spiegato Mario Parteli, responsabile Business Unit prestiti di Facile.it, «va intesa come un segnale di fiducia. I cresciuti livelli occupazionali li spingono a vedere il futuro in termini più rosei del passato e questo gli consente di non vivere con timore l’impegno di un prestito, soprattutto se legato ad elementi di indipendenza come la casa o un’auto di proprietà».
Analizzando i dati su base regionale, le cifre più cospicue sono state richieste in Trentino Alto Adige (con 13.428 euro), Basilicata (12.843) e Puglia (12.810), mentre la Liguria è quella in cui si registrano quelle più basse (11.259 euro). La Sardegna, con 72 rate, è la regione con i piani di restituzione più lunghi, Friuli Venezia Giulia e Liguria, con 66 mensilità, quelle in cui i prestiti durano di meno. (foto. prestiti)

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Conti pubblici: in autunno una manovra da 45 miliardi?

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

Palazzo chigi1Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Dato che il Documento di economia e finanza del governo e le dichiarazioni tanto vuote quanto contraddittorie del ministro Padoan non consentono di capire in che direzione vada l’economia italiana, proviamo a spiegarlo noi.Poiché non accadrà, come vorrebbe l’esecutivo, che la Commissione europea riveda le regole del cosiddetto ‘braccio preventivo’ a partita già cominciata né che la polvere messa sotto il tappeto da Renzi e Padoan venga ancora una volta sottratta dall’aspirapolvere della cosiddetta ‘flessibilità’ europea, che altro non è che spesa in deficit, ecco i conti veri, fuori dall’ipocrisia e dagli imbrogli. Per rispettare gli impegni già presi e siglati con l’Ue, infatti, il governo deve portare nel 2018 il rapporto deficit/Pil all’1,2% dal 2,1% del 2017: una correzione da 0,9% punti di Pil, pari a circa 15 miliardi.A questi bisogna aggiungere la tanto sbandierata cancellazione delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’Iva dal primo gennaio 2018, per ulteriori 19,5 miliardi che il ministro Padoan non è ancora in grado di dire dove andrà a trovare; e ancora 10-15 miliardi per: 1) il rinnovo del contratto del pubblico impiego (almeno 3 miliardi), 2) l’alleggerimento delle aliquote Irpef (3-4 miliardi), 3) il taglio del cuneo fiscale (3-4 miliardi), 4) le sempre presenti spese indifferibili (es. rifinanziamento missioni militari).Se davvero il governo vuole fare tutto questo, siamo oltre i 45 miliardi di manovra. Ma volutamente Padoan rinvia il dettaglio dei numeri e delle misure per il finanziamento delle promesse sue e di Gentiloni, cercando di confondere quanto più possibile le acque, prendendo in giro gli italiani e l’Europa”.

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Leasing di veicoli privati: Il passaggio dalla proprietà all’utilizzo trasforma il mercato europeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 aprile 2017

leasing.jpgUn passaggio dinamico dalla proprietà all’utilizzo dei veicoli ha posto le basi per una crescita a due cifre, anno su anno, del mercato europeo del leasing di veicoli privati. La crescita è favorita dalla domanda dei clienti di soluzioni di mobilità flessibili e facili da usare. Le case automobilistiche (OEM), le società di leasing, i broker e le aziende finanziarie devono concentrarsi su soluzioni sostenibili che offrono valore ai clienti facendo allo stesso tempo crescere i profitti e la diffusione nel mercato.
Lo studio “Europe Private Vehicle Leasing Market Strategic Analysis”, parte del programma in abbonamento Automotive & Transportation Growth Partnership Subscription di Frost & Sullivan, fornisce approfondimenti sul mercato dei leasing dei veicoli privati per i veicoli commerciali leggeri in Europa. La ricerca si focalizza sul panorama competitivo, i profili dei finanziatori e le tendenze della distribuzione.
“L’innovazione dei prodotti e i progressi tecnologici come la telematica e la diagnostica di bordo offriranno opportunità da sfruttare ai fornitori e creeranno nuove opportunità di business per la crescita”, afferma Abishek Narayanan, analista di Frost & Sullivan.
Nel mercato dei leasing di veicoli privati sono previsti forte concorrenza, frammentazione e consolidamento, ora che entrano nel mercato operatori più piccoli, le società di leasing aziendali espandono i propri portafogli per includere i veicoli privati e si registrano fusioni e acquisizioni.
Dal punto di vista regionale, sono previsti elevati tassi di crescita in tutto il Benelux, nei paesi nordici e in Francia. Mentre la Germania si è assicurata il maggior numero di nuovi contratti nel 2015, la Spagna ha assistito a un aumento dei prezzi delle auto, che ha costretto i clienti a cercare modalità alternative ai veicoli di proprietà. La Svizzera ha delle forti vendite al dettaglio e un’elevata diffusione dei contratti di leasing privati.
Altre opportunità e tendenze di crescita sono:
Nel 2015, i contratti di leasing privati venduti hanno rappresentato il 10,6% del totale delle vendite al dettaglio. Nonostante il segmento dei leasing privati sia in crescita, i modelli di acquisto di prestito e noleggio dominano il mercato dei finanziamenti al dettaglio. I canali di distribuzione indiretti hanno una maggiore flessibilità nella scelta dei propri partner di collaborazione e possono offrire contratti di leasing a prezzi competitivi. L’atteso calo dei prezzi delle auto usate, unito all’aumento della domanda di remarketing creerà nuove opportunità di mercato.
Le case automobilistiche saranno in testa nell’offerta di leasing privati.
“La domanda da parte dei clienti al dettaglio, come ad esempio Generazione Y, pensionati, professionisti e imprenditori, in termini di opzioni di mobilità economicamente convenienti, a prezzi accessibili e confortevoli, è in aumento”, osserva Narayanan. “Le soluzioni future, per esempio il car sharing, il noleggio peer-to-peer e il leasing frazionario, saranno influenzati dalla consapevolezza delle preferenze relative ai prodotti e all’utilizzo.” (foto. leasing)

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Economia: Il governo mette la “polvere” sotto il tappeto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

ministero-finanzeSulle privatizzazioni “Non hanno fatto nulla, nel frattempo hanno portato al collasso il sistema bancario. In questi 1.200 giorni sono stati indecisi a tutto, hanno solo aumentato la spesa pubblica (20 miliardi buttati per il Jobs act e 10 per le “mance” degli 80 euro) per comprarsi il consenso, alla Achille Lauro, e gli è andata anche male: non hanno ridotto le tasse, hanno perso anche il referendum, e l`Europa ne ha le scatole piene”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da Avvenire.”La ghigliottina Ue – ha aggiunto – è già caricata. Intanto come assaggio siamo già costretti a questa manovrina da due decimali. Ma in autunno l`Italia dovrà non solo onorare la clausola di salvaguardia per quasi 20 miliardi, ma anche ridurre il deficit di quasi un punto, all`1.2%, il che vuol dire altri 16 miliardi. Se aggiungiamo le promesse sulla riduzione dell`Irpef, sul contratto del pubblico impiego, sul taglio del cuneo fiscale, si arriva a una manovra da 35-40 miliardi, fra maggiori tasse, dirette o indirette, o minori spese. O, come dice Padoan a mezza voce, col taglio delle spese fiscali”. Insomma, per Brunetta “aumenteranno le tasse. Se tagli detrazioni e deduzioni l’effetto è lo stesso. Il Def con le sue 912 pagine non doveva solo dire come sta l`economia italiana, ma anche indicare come raggiungere gli obiettivi di bilancio. Così invece Padoan prende in giro gli italiani, ma innanzitutto sé stesso. E ai mercati, o alla Ue, non piace essere presi in giro. Con gravi rischi per le aste sul nostro debito, da settembre”. E questa per Brunetta è strategia “meramente elettorale: mettere la polvere sotto il tappeto”.

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Più fondi per i clandestini e meno ai terremotati e ai poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 aprile 2017

fabio_rampelli_daticamera“Lo stanziamento di 4 mld e 600 mln per l’immigrazione clandestina, presente solo per il 2017 nel Def e destinato all’accoglienza nei centri gestiti da coop rosse e bianche, è inverosimile e inaccettabile. Diventa un vero e proprio scandalo se rapportato con quanto previsto per i terremotati e i poveri. A costoro nel 2017, circa 12 mln di connazionali contro poche centinaia di migliaia di richiedenti asilo, sarà riservato meno della metà. La somma di un 1 mld 200 mln per i poveri e di 600 mln per la ricostruzione pubblica e privata delle aree del terremoto fa 1 mld e 800 mln per tutto il 2017. Un business mascherato con la solidarietà che punisce ancora una volta gli italiani più bisognosi. La sinistra ormai ha perso la ragione. Se il governo affrontasse con stessa lena ed eguali finanziamenti le questioni citate i problemi dei terremotati e quelli dei poveri sarebbero risolti nel giro di pochi mesi”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Nei borghi più belli d’Italia prezzi immobiliari più alti del doppio rispetto alla media nazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

LaiguegliaIl Ministero dei Beni Culturali ha definito il 2017 come l’anno dei borghi e la spinta alla promozione di questi particolari angoli d’Italia sta avendo un importante successo, non solo per l’aumento dei flussi turistici ma anche da un punto di vista immobiliare. Secondo un’analisi di Immobiliare.it, infatti, comprare casa in alcuni di questi borghi può costare cifre addirittura più alte del doppio rispetto alla media nazionale.
Laigueglia, in provincia di Savona, è il borgo più caro d’Italia con un prezzo medio richiesto per gli immobili pari a 5.071 euro al metro quadro. In confronto al dato nazionale le case di Laigueglia costano mediamente il 161% in più.
Non si allontana di molto Sperlonga: qui il prezzo medio rilevato è di 4.676 euro al metro quadro, il 141% in più rispetto alla media nazionale e il 119% in più rispetto a quanto si richiede nell’intera provincia di Latina.
La riviera ligure è senz’altro la più popolata da quelli che sono i borghi più belli e cari d’Italia, contando in classifica anche Vernazza, Cervo, Noli, Moneglia e Seborga.
Il mare è sicuramente un plusvalore, tanto che la fa da padrone fra i panorami dei borghi più cari: due si trovano nelle principali isole e sono Cefalù e Carloforte. Ma non mancano la montagna, con la provincia di Bolzano che ospita ben tre dei borghi in classifica, e le località di lago (Tremezzina e Gardone Riviera). (foto: Laigueglia)

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La separazione bancaria approda alla Camera

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

camera deputati2La Commissione Finanze della Camera ha iniziato la discussione sulle proposte di legge relative alla separazione tra banche ordinarie e banche d’affari. Le varie proposte sono accomunate dalla medesima finalità fondamentale, la salvaguardia e la tutela del risparmio dei cittadini. In generale le banche che svolgono attività di “commercio in proprio” di strumenti finanziari non dovrebbero svolgere anche le attività di raccolta del risparmio tra il pubblico né effettuare l’esercizio del credito.
In alcune proposte opportunamente si fa riferimento alla legge Glass-Steagall che venne introdotta negli Usa dal presidente Roosevelt nel 1933 per combattere la speculazione e impedire l’utilizzo del risparmio delle famiglie in operazioni ad alto rischio da parte delle banche. Il tema della separazione è diventato da tempo oggetto di discussione a livello mondiale, ma in Italia si è imposto soprattutto dopo il gennaio 2016 quando i governi europei, anche il nostro, hanno sottoscritto l’obbligo di applicare il “bail in” in caso di dissesti bancari. Per coprire i buchi dei fallimenti bancari la nuova norma impone di rivalersi sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositi oltre i 100.000 euro . E’ il passo obbligato dopo l’approvazione del decreto legge relativo alle “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”. C’è da sperare che la Camera concluda in tempi brevi l’iter legislativo del provvedimento in questione.
Intanto i dati riguardanti la salute del sistema bancario, evidenziati dalla Banca d’Italia, devono far riflettere. Si evince che il 70% delle sofferenze bancarie, pari a 140 miliardi di euro su un totale di 210, è in mano al 3% dei debitori! Il che significa che il restante 97% dei debitori detiene solo il 30% delle sofferenze bancarie.
Non possono essere, quindi, le famiglie e le pmi a pagare per le sofferenze succitate. I responsabili sono i grandi gruppi e le grandi imprese. E’ chiaro che le sofferenze sono state determinate dai prestiti facilmente concessi a chi evidentemente ex ante non era degno di credito. Continuiamo a ritenere indispensabile il puntuale accertamento delle responsabilità specifiche degli amministratori e del management delle singole banche.
Le perdite accumulate dalle cinque banche a rischio fallimento, in primis il Monte dei Paschi di Siena, sfiorano i 20 miliardi di euro, quasi pari a una manovra finanziaria. Purtroppo si calcola che dal 2013 i risparmiatori abbiano perso almeno 30 miliardi dei loro risparmi, più di 10 miliardi sarebbero stati persi solo dai 200 mila azionisti delle due banche popolari venete. Rispetto al problema delle sofferenze il governo e le autorità sembrano navigare ancora a vista. Secondo noi, bisognerebbe considerare le esperienze altrui. In Germania, per esempio, nel caso della Erste Abwicklungsanstalt, l’agenzia centrale creata per far fronte alle sofferenze bancarie tedesche, lo Stato ha recuperato quasi tutti i 246 miliardi di non performing loans. Berlino non solo ha fatto una rigorosa analisi delle cause ma ha anche accertato le responsabilità. Naturalmente sono state realizzate le opportune politiche per la crescita dell’economia reale.
Si ricordi che, dopo l’esplosione della crisi finanziaria globale, per stabilizzare i relativi sistemi bancari nazionali, la Germania spese 238 miliardi, la Spagna 52 e gli Stati Uniti 426. Purtroppo l’Italia non si attivò in merito prima dell’entrata del bail in. In conclusione si può affermare che, eliminate le varie degenerazioni, il sistema bancario italiano non sarebbe in pessime condizioni. Infatti il livello degli impieghi sul totale degli attivi, cioè i prestiti che le banche fanno sul totale delle loro attività, è quasi del 70%, mentre in Germania sarebbe del 56%. Inoltre i livelli dei derivati in Italia, sul totale degli attivi, sono meno del 10% a fronte di una media Ue del 20%, mentre in Germania essi arrivano al 34%.   L’argomento della separazione bancaria e della difesa del risparmio è troppo importante perché diventi materia per un ulteriore scontro elettorale ed ideologico. Potrebbe invece diventare un campo di fruttuosa cooperazione, mostrando che il bene comune è superiore agli interessi partitici o di bottega. Sarebbe anche un modo concreto per mostrare che in Italia vi sono anche degli statisti e non solo dei politicanti. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Ddl concorrenza: Calenda, cosa da gestire non prudenza

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

calenda-carloIl ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha dichiarato oggi, in risposta a Matteo Orfini, che la fine della maggior tutela nel mercato elettrico è una cosa da gestire con grandissima prudenza perché riguarda 23 milioni di consumatori e proprio per questo ha fatto inserire una nuova data di entrata in vigore.
“Non basta. Il punto va tolto. Anche se giugno 2019 è certo meglio del 2018, non è accettabile che il libero mercato si faccia sulle tasche e sulla pelle di 23 milioni di consumatori. L’articolo va soppresso definitivamente. E’ il principio che è sbagliato! Prima si creano le condizioni per un’effettiva concorrenza e poi si elimina il mercato tutelato, non viceversa!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre, va tolta la condizione capestro, secondo la quale chi non sceglierà nel frattempo il nuovo fornitore del mercato libero, finirà nel servizio di salvaguardia, pagando così il 20/30% in più rispetto a quanto paga finora. Un sopruso bello e buono!” conclude Dona.

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Risicoltura: eccellenza italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

irrigazione riso2“La promessa di sperimentare l’etichettatura di origine per il riso, così come le altre azioni proposte dal Ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina, a tutela del reddito dei produttori agricoli di riso, rappresentano soltanto un primo passo avanti. Credo che per salvare la produzione italiana di riso dalla concorrenza, a volte sleale del sudest asiatico, servano decisamente anche altri interventi. Non basta fare nuove proposte, ma occorre far valere la propria voce in Europa e portare a casa dei risultati concreti. Gli stessi risultati richiesti a gran voce, questa mattina, dai 500 risicoltori lombardi giunti a Roma per protestare contro l’import di riso dall’estero e la mancanza di un’etichetta d’origine”. Così Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera e coordinatrice lombarda, che aggiunge: “Lo scorso 30 marzo ho presentato un’interpellanza proprio al Ministro Martina, perché penso che la risicoltura italiana sia un’eccellenza che non merita di essere svenduta. Adesso che il Governo, finalmente, si è svegliato spero si realizzino presto azioni concrete per salvaguardare e valorizzare il made in Italy e le nostre produzioni”.

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Conti pubblici e la “manovrina” del governo

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

palazzo-chigi“Il governo è stato costretto a fare la manovrina perché l’Europa ha detto: ‘attenzione, siete fuori con i numeri, rientrate’. Questo vuol dire che se si fa la manovrina i conti non vanno bene. E per riequilibrarli o si taglia la spesa, cioè minori benefici per i cittadini, o si aumentano le tasse, oppure tutti e due. In realtà il governo ha voluto fare la manovrina assieme al Def per fare confusione, per metterla in secondo piano rispetto al libro dei sogni che è il Def”. Lo ha detto a Zapping (Rai Radio1) Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Il governo ha voluto nascondere la manovrina per nascondere che gli italiani, dal prossimo mese, dovranno sborsare 3,4 miliardi di euro. È un grande imbroglio”, ha concluso l’esponente azzurro.

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La “flessibilità” del governo Renzi

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

“Il governo Renzi ha usato la flessibilità che l’Europa gli ha concesso malamente. Gli 80 euro sono costati 10 miliardi di euro e questa mancia non è servita a niente perché la gente aveva paura e non ha aumentato i consumi e il reddito non è cresciuto. Il Jobs Act è costato altri 20 miliardi di euro di sgravi per le assunzioni che non hanno portato una sola assunzione in più. Se questi 30 miliardi di euro, cioè la flessibilità che ci aveva dato l’Europa, fossero stati utilizzati non per fare consenso ma per incentivare gli investimenti pubblici e quelli privati molto probabilmente il reddito sarebbe cresciuto di più, sarebbe cresciuta la buona occupazione e anche i consumi”. Lo ha detto a Zapping (Rai Radio1) Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “La politica economica di Renzi e Gentiloni è stata totalmente sbagliata. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la gente ha paura, c’è disoccupazione, non vanno bene i consumi e l’Europa ci bacchetto. I 30 mld di flessibilità che l’Europa ci aveva dato sono stati buttati via”, ha concluso Brunetta.

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