Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Fusione San Paolo e San Carlo: al momento non c’è nulla di concreto

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Milano. In Commissione regionale Sanità e politiche sociali è stato ascoltato l’Assessore al Welfare Giulio Gallera, venuto a illustrare le intenzioni della Giunta regionale sul progetto di costruzione del nuovo presidio ospedaliero della A.S.S.T. Santi Paolo e Carlo di Milano.
Il Consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Gregorio Mammì, ha così commentato le risultanze dell’incontro con l’Assessore: “Alla fine i nodi vengono al pettine.
Dopo mesi di sontuosi proclami da parte dell’assessorato sulle testate giornalistiche, nonché di nostre richieste di accesso agli atti volte a consultare progetti, accordi di programma e tutte le carte relative alla costruzione del nuovo polo ospedaliero Santi Paolo e Carlo, l’Assessore è dovuto uscire allo scoperto. Il risultato?
Al momento non c’è nessuna determinazione formale, né è stato siglato alcun accordo di programma; vi è, semplicemente, la volontà politica interna alla Giunta di iniziare l’opera. Il che non significa, necessariamente, che si tratti di un’idea fallimentare; magari può anche essere apprezzabile. Ma questo lo si potrebbe evincere solo a seguito di opportuni ed esaustivi studi di fattibilità, di analisi costi-benefici, di consultazioni con gli Enti e gli operatori interessati; certamente inopportuna, quindi, è stata la narrazione di questi mesi, che ha presentato il progetto come già bello e pronto, solo in attesa di realizzazione. Invece, se soltanto di idea si tratta, risulta fine a se stessa la celebrazione propagandistica sbandierata in questi mesi sui giornali.
L’impressione che si ha, come al solito, è quella di una politica interessata a ottenere un facile e immediato consenso, piuttosto che volta ad affrontare le problematiche con serietà per offrire le dovute soluzioni. Mi auguro, quantomeno, che la maggioranza di governo regionale provveda al più presto a concretizzare queste semplici dichiarazioni di intenti, passando dalle parole ai fatti, svolgendo le necessarie valutazioni preliminari per poi attuare le soluzioni più rispondenti ai bisogni sanitari della popolazione”.

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Triplicata in cinque anni la capitalizzazione di mercato AIM

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Come rilevato dall’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, in soli cinque anni è raddoppiato il numero di società AIM (da 57 nel 2014 a 113 nel 2019), triplicata la capitalizzazione di mercato (passando da 2,0 mld di euro nel 2014 a 6,8 mld di euro nel 2019), mentre la capitalizzazione media è cresciuta del 37% (da 27 mln di euro a 37 mln di euro) e – parallelamente – è aumentata la dimensione media (calcolata sulla base dei ricavi) delle società (da 28 mln di euro a 40 mln di euro), con una costante diversificazione settoriale.
Nello stesso arco temporale, è cresciuto il numero di investitori istituzionali (dai 63 nel 2014 ai 108 nel 2018), così come la quota di investimento detenuta dagli internazionali, che è passata dal 39% a un significativo 52%, mentre è aumentato anche il flottante medio post IPO (dal 24% al 30%).
I dati sono stati illustrati presso la sede di Milano dello Studio legale DLA Piper – il principale studio legale internazionale presente in Italia – nel corso di un evento, realizzato in collaborazione con PMI Capital – la prima digital platform SME Growth Market riservata agli Investitori di AIM Italia, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI – sul tema “Sviluppo e quotazione delle PMI. Il ruolo degli incentivi fiscali per la crescita” con lo scopo di analizzare e valutare le cosiddette misure di finanza per la crescita, stimolando e rendendo così più attraente il processo di quotazione delle PMI.
Ai lavori – aperti dai saluti di Antonio Tomassini (DLA Piper) – hanno partecipato: Anna Luigia Cazzato (Direzione Centrale Agenzia delle Entrate), Anna Lambiase (IR Top Consulting), Barbara Lunghi (Borsa Italiana), Alessio Rocchi (Integrae SIM), Francesco Aleandri (DLA Piper), Antonio Longo (DLA Piper), Antonio Martino (DLA Piper) e Christian Montinari (DLA Piper).
Presente in oltre 40 paesi, DLA Piper è uno dei più importanti studi legali al mondo. In Italia, DLA Piper conta oltre 240 professionisti ed ha sede a Milano e Roma. Da molti anni in vetta alle principali classifiche legali italiane e internazionali, lo Studio in Italia si distingue per un servizio multidisciplinare, caratterizzato da un approccio settoriale al business e da competenze professionali locali specifiche supportate da un contesto internazionale.
PMI CAPITAL, SME Growth platform AIM Italia, è la piattaforma riservata a investitori istituzionali e professionali e ad aziende che vogliono quotarsi sul mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI. La piattaforma è un HUB verticale su AIM con multipli di mercato, dati finanziari, analisi e informazioni su tutte le società quotate per decisioni di investimento informate. Rappresenta uno strumento per la finanza delle PMI che si inquadra nelle azioni del Governo su PIR e sugli incentivi alla quotazione.

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Case vacanza: in crescita il giro d’affari

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Non si arresta la fortuna del comparto delle case vacanza che chiude anche il 2018 con un bilancio a segno positivo. CaseVacanza.it, sito leader in Italia per il settore, ha infatti calcolato che durante l’anno scorso il giro di affari degli affitti brevi è stato di oltre 105 milioni di euro, +5% rispetto al 2017.Resta stabile il prezzo medio dei soggiorni, che durano circa 8 giorni per una spesa di 890 euro, considerando una casa vacanze per quattro persone. E non si arresta il gradimento degli stranieri per questa formula: basti pensare che in appena un anno la percentuale di visitatori stranieri che hanno prenotato in case vacanza del nostro Paese risulta in crescita del 30%.Sale inoltre il numero di quote rosa che si occupano del business, con un 47% che quasi pareggia la percentuale dei proprietari di sesso maschile. E il settore delle case vacanza rimane un ambito molto gradito dalle giovani generazioni: se l’età media dei gestori è di appena 42 anni, il 30% è composto da under 30.Sperando che la notizia sia di vostro interesse e possa trovare spazio sulla vostra testata, alleghiamo la relativa nota stampa e rimaniamo a disposizione per ogni necessità di approfondimento.

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Prepariamoci a una stretta creditizia

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

Analisi di Anton Eser, CIO di Legal & General IM Per il 2019, la questione fondamentale è in che modo il restringimento delle condizioni finanziarie avrà un impatto sulle società fortemente indebitate e se questo aumenterà il rischio di recessione.L’anno scorso, all’incirca in questo periodo, parlavamo del quantitative tightening e di come il ritirarsi dell’ondata di liquidità avrebbe potuto rivelare problemi strutturali associati all’eccessivo indebitamento, a dati demografici in peggioramento e alla scarsa produttività – andando dunque a gravare sui mercati.Le prime “vittime” sono state i mercati emergenti, che hanno sofferto a causa di un dollaro più forte e di rendimenti obbligazionari più elevati. Successivamente, sono state colpite le emittenti europee, estremamente sensibili al diminuire dell’acquisto di asset da parte della Banca Centrale Europea (BCE): una crescita in rallentamento e un contesto politico fragile creano un mix di condizioni difficile da affrontare senza un solido supporto della banca centrale. Gli asset domestici degli Stati Uniti, stimolati dai tagli delle tasse del presidente Donald Trump, hanno avuto un periodo positivo nella prima parte dell’anno, con l’indice S&P 500 vicino ai massimi e gli spread creditizi molto ristretti fino a ottobre. Ma questa forza relativa è drammaticamente svanita in seguito.Nel lungo termine, gli sviluppi tecnologici potrebbero compensare parzialmente il freno all’economia proveniente dall’eccesso di debito e dai deboli trend demografici. Nel breve termine, invece, le grandi emittenti corporate che rimarranno indietro rispetto a questi cambiamenti tecnologici potranno, a nostro parere, essere particolarmente vulnerabili al quantitative tightening.Queste imprese hanno avuto generalmente successo negli ultimi anni, utilizzando la leva a basso costo per ridurre i costi di finanziamento, riacquistare azioni e mantenere la redditività. Ma ora affrontano condizioni di finanziamento più difficili, un rallentamento della crescita economica e il restringimento della liquidità. Negli ultimi anni, sono anche avvenute alcune operazioni di M&A di notevoli dimensioni; in questo contesto la stessa mole dei bilanci aziendali può costituire una fonte di preoccupazione. Il modello di business viene messo alla prova e le agenzie di rating cominciano a diventare impazienti.Anche il settore high yield sarà sensibile al rallentamento della crescita economica. Tuttavia, mentre le dimensioni del mercato delle obbligazioni high yield sono rimaste piuttosto stabili, quello dei leveraged loans si è gonfiato negli ultimi tre anni ed è diventato dal nostro punto di vista molto meno affidabile a livello creditizio. Con l’economia americana in rallentamento, l’aumento dei costi di finanziamento e i prezzi già su livelli adeguati, questa asset class (il cui stato di salute ha già iniziato a declinare) potrebbe risentire molto della minor liquidità in circolazione.
In sintesi, a nostro avviso la prossima fase di recessione sarà più simile a quella causata dalle difficoltà del settore corporate nel 2001-2002, in particolare riguardo la qualità del credito, rispetto alla crisi bancaria del 2007-2008, incentrata sull’eccesso di esposizione ai prodotti a leva nei bilanci delle istituzioni finanziarie.
Gli eventi geopolitici, dal populismo europeo alla guerra commerciale, hanno generato una cacofonia di opinioni nel 2018. Anche se il vero fattore chiave del mercato attuale continua ad essere la contrazione delle condizioni di liquidità, e non queste questioni che hanno ampio spazio sulle prime pagine dei giornali, è pur vero che rimangono un elemento a cui gli investitori prestano attenzione. Di conseguenza, sviluppi positivi in questo senso potrebbero portare a periodi di relativa calma, ma d’altra parte ciò incoraggerebbe le banche centrali a mantenere le politiche restrittive.Ulteriori sconvolgimenti geopolitici, invece, potrebbero portare a notevoli dislocazioni dei prezzi, spingendo investitori e market maker a una ritirata di massa. Questo potrebbe essere il momento di utilizzare la liquidità del portafoglio per raccogliere potenziali occasioni.
I tassi di interesse dovrebbero restare molto bassi in Europa, Giappone e Regno Unito, a causa della debole crescita economica. Negli USA, il rallentamento della crescita dovrebbe mettere un limite ai rendimenti a lungo termine, portando a un ulteriore appiattimento della curva. Ma a mano a mano che cresceranno le preoccupazioni per la crescita, ci aspettiamo che la curva dei Treasuries americani torni ad inclinarsi.
Considerati il restringimento della liquidità e il rafforzamento dei rischi di crescita al ribasso, crediamo sia opportuno un approccio prudente all’esposizione azionaria. È probabile che anche il mercato del credito rimanga sotto pressione, ma potrebbero esserci delle buone opportunità per investire in emittenti in discreta salute.Ci sono ovvi rischi di ribasso per la sterlina e gli asset britannici sensibili alla crescita, ma le valutazioni in gran parte incorporano già questi rischi, rispetto a 12 mesi fa.Le commodities risentirebbero di eventuali battute d’arresto della crescita economica, ma un nuovo programma di stimolo da parte della Cina potrebbe avere forte impatto positivo.Nel contesto appena descritto, siamo concentrati nella gestione del rischio per raggiungere obiettivi finanziari di lungo termine. Nel frattempo, continuiamo a integrare fattori ambientali, sociali e di governance nei nostri processi di investimento, poiché riteniamo che, così facendo, possiamo contribuire a mitigare un’ampia gamma di rischi per gli investitori, oltre a quelli posti dalle prospettive macroeconomiche. (in abstract)

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Crescita del mercato biologico in Europa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

I dati forniti da FiBL e Ami Roma sulla crescita del mercato biologico in Europa (+ 11% per un fatturato di 37,3 miliardi di euro) – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – confermano l’esigenza di investire in politiche alimentari sane e genuine, nonché l’urgenza di una Politica Agricola Comune in grado di raccogliere le istanze che vengono da una cittadinanza comunitaria evidentemente molto più attenta a ciò di cui si nutre.E’ giunto il momento – conclude Tiso – in cui l’Unione Europea comprenda che è nelle pratiche sostenibili e agroecologiche che va ricercavo il vero progresso del settore agroalimentare, e non, come è invece avvenuto fino ad oggi, nella tutela delle multinazionali e delle produzioni agricole realizzate con metodi intensivi.Come Confeuro – conclude il presidente nazionale – ci auguriamo che la prossima Pac possa essere l’occasione giusta per realizzare quei cambiamenti tanto auspicati; ma che poi, esaurita la retorica, finiscono sepolti sotto gli interessi delle multinazionali.

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Nasce l’Associazione Blockchain Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 febbraio 2019

Milano martedì 26 febbraio alle ore 14:30 presso l’Auditorium Piero Calamandrei di La Scala (Via Correggio 43, Milano) durante un incontro promosso dall’Associazione Blockchain Italia e La Scala Società tra Avvocati, organizzato con Unione Fiduciaria, vedrà intervenire docenti universitari, operatori del settore e liberi professionisti, tra i quali Francesco Rampone, Presidente dell’Associazione Blockchain Italia e of Counsel di La Scala Società tra Avvocati, e Sabrina Galmarini, Partner di La Scala, che illustreranno aspetti pratici e potenziali applicazioni dei moderni sistemi di pagamento.
L’Associazione Blockchain Italia, fondata da numerosi professionisti – ha tra i suoi promotori anche La Scala Società tra Avvocati, Spindox Digital Soul, Innova4 e Garnell – si propone di studiare, attraverso un approccio multidisciplinare e inclusivo, le implicazioni economiche, legali, tecnologiche e sociali delle tecnologie blockchain, incoraggiandone l’applicazione e lo sviluppo all’interno di un quadro normativo e sociale favorevole. Ciò nella convinzione che la tecnologia blockchain avrà un enorme impatto sulla società, modificando radicalmente il rapporto tra istituzioni e cittadini, tra imprese e consumatori, con ricadute su questioni fondamentali come la partecipazione democratica, la libertà di stampa, la trasparenza delle istituzioni, la difesa dell’ambiente, il rapporto tra nazioni e popoli, l’equa e razionale distribuzione delle risorse. Queste tecnologie hanno un grande potenziale e, allo stesso tempo, pongono sfide di carattere politico, filosofico e legale.
(fonte: Comunicato stampa di Sabrina Galmarini, partner di La Scala Società tra Avvocati, e di Francesco Rampone, Presidente dell’Associazione Blockchain Italia e of Counsel di La Scala Società tra Avvocati).

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Produttività zero e recessione

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Recessione tecnica, recessione economica, crisi economica. Troppe definizioni e poche decisioni, quando, invece, in Italia necessiterebbe un programma concreto di rilancio dell’economia, fatto d’investimenti, di lavori pubblici, d’incentivi per la modernizzazione e l’occupazione. In situazioni di emergenza, sarebbe necessario un accordo bipartisan per lo sviluppo, come ha saputo fare, anche con molte difficoltà, la Germania. In casa nostra, purtroppo, ieri come oggi, si preferisce “gufare”, “tifare” per il fallimento dell’altro, facendo perdere tutti, soprattutto il Paese. L’ultima cosa di cui si ha bisogno sono le pagelle delle agenzie private di rating e del poco affidabile Fondo Monetario Internazionale.
Gli analisti e la stampa internazionale, come al solito, puntano il dito sul nostro alto debito pubblico e sui ritardi delle cosiddette riforme strutturali dell’economia italiana. Temono che una successiva contrazione economica possa avere delle conseguenze sull’intero sistema.
Secondo noi, una delle debolezze più preoccupanti, da correggere con urgenza, è la bassa produttività dell’economia italiana.
Dal 2000 il nostro sistema non ha registrato alcun aumento della produttività!
Si ha tale aumento quando, attraverso nuove tecnologie e innovazioni, si produce di più con la stessa mano d’opera. La crescita della produttività è il motore della competitività di ogni sistema.
Occorre dire, in verità, che le nostre imprese sono state comunque capaci di mantenere un elevato grado di competitività, sfruttando l’innata creatività scientifica e imprenditoriale e mantenendo, nonostante tutto, la bilancia commerciale positiva, sostenuta da un export che dal 2009 è cresciuto del 25%. Nel medio periodo, però, la scarsità dell’innovazione e della modernizzazione non regge il confronto con gli altri paesi che investono, e molto, nelle nuove tecnologie.
La mancata crescita della produttività non è, comunque, imputabile solo all’alto indebitamento pubblico. Il Giappone, per esempio, ha un gigantesco rapporto debito/pil del 237% ma è il primo paese al mondo, prima degli Usa e della Germania, per la crescita della produttività.
Non si può, quindi, imputare l’entrata in “recessione tecnica” soltanto all’effetto di fattori esterni, quali la contrazione economica cinese e tedesca. Nemmeno a certi retaggi del passato, come i disastri della grande crisi finanziaria ed economica del 2008.
Ciò detto, ovviamente la nostra economia soffre più degli altri quando le citate “locomotive” frenano.
Nel 2017 l’’export di soli beni, senza i servizi, dell’Italia verso gli altri paesi europei è stato di 250 miliardi di euro, pari al 55% di tutte le nostre esportazioni. La Germania ha, invece, esportato in Europa beni per 750 miliardi: detiene il 22,4% di tutto il commercio infra Ue, mentre la quota italiana è appena del 7,4%. L’Italia mantiene la quinta posizione, dietro anche all’Olanda, alla Francia e al Belgio.
Il più grande surplus nel commercio interno all’Ue (export meno import) è detenuto dall’Olanda con ben 200 miliardi di euro. Mentre l’Italia nel 2017 ha avuto un surplus di oltre 8 miliardi, la Francia e la Gran Bretagna, invece, hanno registrato un deficit nel commercio di beni con gli altri paesi europei rispettivamente di 107 e 110 miliardi di euro. Sono dati, questi ultimi, per certi versi sorprendenti.
L’Eurostat prevede una momentanea contrazione dell’economia europea. Senz’altro la causa principale è legata all’altalenante guerra dei dazi che Trump ha lanciato contro la Cina e l’Ue. La Germania, in particolare, soffre degli scandali, originati negli Usa, contro le emissioni di gas e dei dazi americani sull’import di auto tedesche.
Negli anni passati, l’Europa, in primis la Germania, ha beneficiato della politica cinese di modernizzazione. La Cina è il più grande mercato di macchinari tedeschi di vario tipo. La flessione della crescita cinese in corso va, quindi, a impattare l’export tedesco e comunitario.
Non possiamo, quindi, negare i rischi di crescenti difficoltà per la nostra economia. Anche perché si deve tener presente che l’Italia, a differenza di altri paesi europei, non ha ancora recuperato la perdita di pil provocata dalla grande crisi globale del 2008. E’ ancora di circa il 4% sotto il livello pre crisi. Anche gli investimenti, pubblici e privati, sono sotto del 19,2%. In dieci anni, poi, gli investimenti pubblici sono scesi dal 3% all’1,9% del pil. I consumi delle famiglie e il loro reddito disponibile sono inferiori rispettivamente dell’1,9% e dell’8,8% rispetto a dieci anni fa.
L’ingresso dell’Italia in una fase di recessione ha già fatto sentire il suo segno negativo anche sulla borsa, in particolare sui titoli bancari. Si teme che la decrescita possa generare nel sistema bancario nuovi crediti deteriorati e rallentare lo smaltimento dello stock in sofferenza. A fine 2017 i suddetti crediti deteriorati ammontavano ancora a 264 miliardi di euro, pari al 17,6% del totale. E ciò avviene mentre la Bce sta riducendo il quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli di Stato, che finora ha aiutato a sostenere i debiti pubblici sul mercato.
Con la recessione il governo, a corto di munizioni, potrebbe essere tentato di aumentare il debito, sempre più caro e meno gestibile, o di aumentare la pressione fiscale. Occorre evitare di rincorrere la spirale negativa e, invece, è importante mettere in campo azioni anticicliche di sostegno agli investimenti, all’innovazione e al lavoro. Bisognerebbe far ripartire, senza perdere ulteriore tempo, tutti i cantieri e gli investimenti, anche privati, già decisi e finanziati. Sostenere i consumi è importante ma non sufficiente a rimettere in moto un’economia in recessione. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia Paolo Raimondi economista)

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Riforma PAC. Greenpeace: “bisogna tutelare ambiente e piccole aziende agricole”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

«Gli allevamenti intensivi sono un problema per il clima e per l’ambiente e spingono le aziende agricole di piccola dimensione fuori dal mercato, come dimostrato dal nostro rapporto ‘Soldi in pasto agli allevamenti intensivi’. Con il voto di oggi i deputati europei propongono alcuni passi concreti per cambiare l’attuale sistema della Politica Agricola Comune (PAC). Anche la Commissione Agricoltura Ue dovrà seguire una direzione analoga per proteggere il Pianeta e aiutare le piccole aziende agricole». A dichiararlo Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dopo che la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo si è espressa a favore di una maggior protezione dell’ambiente e del benessere degli animali nell’ambito della nuova PAC (2012-2027).Gli eurodeputati hanno votato oggi per limitare i finanziamenti alle aziende zootecniche che superano una determinata densità negli allevamenti e per fissare obiettivi chiari per ridurre la densità complessiva. La Commissione Ambiente ha votato, inoltre, per bloccare i sussidi ai grandi allevamenti intensivi che non rispettano i principi di base del benessere animale e ha proposto di aumentare i finanziamenti riservati alle misure di salvaguardia per il clima e l’ambiente.«La direzione è quella giusta – commenta Ferrario – ma mancano ancora alcuni elementi cruciali per il necessario cambio di rotta della Politica Agricola Comune: destinare i fondi pubblici per sostenere e accompagnare agricoltori e allevatori verso una produzione basata su metodi ecologici, ridurre la quantità complessiva di animali allevati, aumentare la qualità, preservare l’ambiente e garantire il sostentamento di agricoltori e comunità rurali, e non solo di pochi attori industriali. Se si fosse agito in questo senso già da prima, i pastori sardi che oggi lottano per la loro sopravvivenza avrebbero avuto un strumento in più di salvaguardia», conclude Ferrario.La Commissione Agricoltura europea si esprimerà nel merito il 6 o 7 marzo e ad aprile la riforma dalla PAC dovrebbe essere discussa nella plenaria del Parlamento Ue.

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Nuovi FortiGate Next-Generation Firewall di Fortinet

Posted by fidest press agency su domenica, 17 febbraio 2019

Fortinet® (NASDAQ: FTNT), leader mondiale nelle soluzioni di cybersicurezza integrate e automatizzate, ha annunciato i suoi nuovi FortiGate Next-Generation Firewall (NGFW) ad alte prestazioni con le serie FortiGate 3600E, FortiGate 3400E, FortiGate 600E e FortiGate 400E, che consentono alle aziende di implementare la segmentazione Intent-based all’interno della propria infrastruttura di sicurezza. L’Intent-based Segmentation consente alle organizzazioni di ottenere un controllo granulare degli accessi, una valutazione continua dell’affidabilità, visibilità end-to-end e protezione automatica dalle minacce. Oltre a fornire la segmentazione Intent-based, FortiGate 3600E offre protezione dalle minacce da 30Gbps e prestazioni di SSL inspection da 34Gbps. FortiGate 3400E offre una protezione dalle minacce da 23Gbps e prestazioni di SSL inspection da 30Gbps.
FortiGate ha ottenuto da parte degli NSS Labs una serie di valutazioni “Recommended” nei group test dei Next-Generation Firewall, date le prestazioni elevate di SSL inspection con il minimo impatto sulle performance, tra gli altri parametri di valutazione.
La combinazione della crescita aziendale, dei workload che migrano verso molteplici cloud e dell’aumento degli attacchi informatici rende difficile per le organizzazioni riuscire a mantenere una solida architettura di sicurezza che applichi efficacemente policy di sicurezza coerenti attraverso tutti gli ambienti di rete. Disporre di reti flat, con un singolo punto di enforcement aggrava ulteriormente questo problema, rendendo più semplice per i criminali informatici entrare nella rete. Una volta entrati, diventano parte della “zona fidata”, potendo diffondere rapidamente le minacce lateralmente. È estremamente difficile individuare e contenere questi criminali informatici mentre si addentrano più in profondità nella rete, con conseguenti rischi a cascata e la sottrazione di dati preziosi.
Poiché le strategie di sicurezza esistenti non riescono a tenere il passo con un complesso panorama di sicurezza, le organizzazioni cercano una protezione predittiva e adattativa che prevenga la diffusione delle minacce attraverso la rete. Con l’Intent-based Segmentation, le organizzazioni ottengono una sicurezza adattiva segmentando in modo intelligente le risorse IT in base agli obiettivi aziendali, come ad esempio la conformità, avendo più punti di applicazione. La protezione adattiva si ottiene implementando un controllo capillare degli accessi basato su livelli di fiducia variabili e sicurezza avanzata ad alte prestazioni.
“La segmentazione sta diventando fondamentale come l’applicazione di patch nei sistemi vulnerabili. L’Intent-based Segmentation allinea gli obiettivi di business con i cambiamenti dell’infrastruttura e separa dinamicamente l’infrastruttura per proteggere utenti, dati e sistemi. Elemento fondamentale della segmentazione Intent-based è il NGFW a elevate prestazioni. Le nuove serie FortiGate 3400E e 3600E offrono protezione dalle minacce leader del settore e performance di SSL inspection che consentono ai clienti di sviluppare un’architettura end-to-end olistica.” ha commentato John Maddison, EVP of products and solutions di Fortinet.Fortinet facilita l’adozione da parte delle organizzazioni dell’Intent-based Segmentation con l’introduzione dei nuovi FortiGate NGFW ad alte prestazioni, che includono le soluzioni FortiGate 3600E, FortiGate 3400E, FortiGate 600E e FortiGate 400E. Come parte del Security Fabric di Fortinet, i nuovi NGFW FortiGate offrono alle organizzazioni policy di sicurezza integrate e coerenti in modalità on-premise e cloud. Basati su Security Processor Unit (SPU) personalizzati, i nuovi NGFW FortiGate offrono visibilità completa e protezione avanzata dalle minacce senza incidere sulle prestazioni.

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“Una nuova era per le infrastrutture”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

A cura di Ingrid Edmund, Gestore di portafoglio senior, investimenti in infrastrutture di Columbia Threadneedle Investments. Gli investitori si stanno buttando sugli attivi infrastrutturali con un entusiasmo mai visto in passato. Al momento della redazione del presente articolo, sembra che gli investimenti in infrastrutture non quotate siano in procinto di segnare un record per il 2018.1
Qual è il motivo? Gli attivi infrastrutturali sono in grado di offrire rendimenti relativamente elevati, che gli investitori con esigenze di reddito regolare, quali compagnie assicurative e fondi pensione, fanno fatica a ottenere nell’attuale contesto di tassi d’interesse persistentemente bassi.
Agli investitori si stanno presentando numerose opportunità, poiché il settore privato va a colmare la carenza di finanziamenti lasciata dai governi. Secondo la Commissione europea, in Europa, dove investiamo, occorrono 2.000 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture entro il 2020 per mantenere la competitività. In un periodo di ristrettezze, si tratta di un conto che la maggior parte dei governi molto semplicemente non può permettersi di pagare.Le infrastrutture europee necessitano di rinnovamento, ma con modalità sostenibili nel lungo periodo. Ad esempio, i porti vengono ammodernati per migliorare la funzionalità delle catene produttive, così che le merci possano viaggiare nel mondo in maniera efficiente. Questi adeguamenti migliorano le capacità dei porti, garantendo ai clienti migliori servizi. All’opposto, l’imposizione di un nuovo e più rigido tetto sul tenore di zolfo nel carburante marittimo rischia di abbattere i ricavi per i porti, in quanto è possibile che gli spedizionieri si impuntino maggiormente sui prezzi. Uno scenario in continua evoluzione significa che gli investitori in infrastrutture devono valutare con attenzione le opportunità e le sfide.Sotto molti aspetti, questa crescente enfasi sulla sostenibilità e sulle nuove tecnologie apre la strada a una nuova era per l’investimento in infrastrutture. Gli investitori non sono mai stati così attenti alle questioni ambientali, sociali e di governance (ESG). A nostro parere gli aspetti ESG e l’investimento in infrastrutture sono un’accoppiata vincente. Gran parte del patrimonio infrastrutturale europeo necessita di ammodernamento per garantirne la sostenibilità.Quando investiamo nelle infrastrutture, crediamo che sia importante adottare un approccio lungimirante, intraprendendo progetti sostenibili e responsabili sotto il profilo ecologico, ed essere pronti ad apportare miglioramenti continui. In ultima analisi, ciò si tradurrà in rendimenti superiori e rischi ridotti, poiché l’intervento del mondo politico e delle autorità è molto meno probabile.
Il 2019 si prospetta come un altro anno di straordinaria crescita per le infrastrutture, all’alba di una nuova era trainata dalle innovazioni tecnologiche e dalla crescente importanza della sostenibilità.In un’ottica di investimento, riteniamo che sia fondamentale operare una selezione oculata di opportunità. Anziché unirci alla schiera di concorrenti impazienti di partecipare a mega collocamenti di alto profilo, siamo più interessati al mercato di fascia media, dove abbondano opportunità spesso più convenienti in termini di valore e concorrenza.Il tema della sostenibilità sta acquisendo sempre più importanza. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’enorme crescita nel campo delle infrastrutture per energie rinnovabili, specialmente parchi fotovoltaici ed eolici. Il cambiamento ha luogo a un ritmo talmente repentino che le reti elettriche non riescono necessariamente a tenere il passo, pertanto è facile che nascano sempre più opportunità in quest’area, di pari passo con l’evoluzione del settore. Circa il 30% degli investimenti in infrastrutture riguarda fonti energetiche rinnovabili.2 Si sente molto parlare di città intelligenti. Quando diventeranno una realtà, saranno alimentate da infrastrutture sofisticate e altamente tecnologiche.
In linea di massima la distribuzione dell’energia sta diventando più efficiente. Il teleriscaldamento, ad esempio, ha sempre fatto affidamento sull’alimentazione a gas o diesel, ma oggi si stanno diffondendo fonti alternative, come l’acqua e l’idrogeno, al pari del riscaldamento a biomassa. Il graduale ammodernamento di questi sistemi creerà nuove opportunità per gli investitori.Il ruolo delle tecnologie nell’aumento dell’efficienza infrastrutturale è anch’esso destinato a crescere nel 2019. Ad esempio, per le società idriche ora è sufficiente perlustrare un’area con un apposito scanner per individuare eventuali perdite, mentre in passato sarebbe stato necessario scavare per localizzare il problema.
Secondo un’opinione ampiamente diffusa, il settore delle infrastrutture sarebbe stabile e prevedibile. Tuttavia, ciò è vero solo a condizione di poter contare su una gestione impeccabile. Il mondo delle infrastrutture è sospinto da una miriade di fattori di rendimento e, analogamente, può risentire di svariati elementi di rischio.I potenziali rendimenti in questo campo possono risentire anche dei cambiamenti a livello politico e normativo. Ad esempio, l’Organizzazione marittima internazionale ha introdotto un tetto dello 0,5% sullo zolfo, che tutte le navi dovranno osservare entro il 2020. Questa novità avrà conseguenze radicali sulle modalità di alimentazione delle navi, ma anche sulle spedizioni e sul commercio in senso più ampio.Guardando al 2019, per gli investitori sarà più importante che mai adottare un approccio lungimirante ed essere pronti a seguire da vicino le evoluzioni politiche e normative. I proprietari di attivi a lunga scadenza impegnati nel campo della sostenibilità avranno molte più probabilità di avere voce in capitolo dinanzi alle autorità e ai governi rispetto a chi insegue unicamente il profitto immediato.

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Economie emergenti: mercati e settori più promettenti nel 2019 secondo Atradius

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Bulgaria, Vietnam, Indonesia, Marocco e Perù: questi i Paesi che nel 2019 offriranno le migliori opportunità di sviluppo commerciale agli esportatori. Nello specifico, in questi Paesi, i settori caratterizzati da un maggiore potenziale di crescita della domanda saranno i beni di consumo durevoli, i generi alimentari, le costruzioni e le infrastrutture.E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’analisi condotta da Atradius – tra i gruppi leader nel mondo nell’assicurazione dei crediti commerciali, cauzioni e servizi di recupero crediti in Italia ed all’estero – che evidenzia un trend economico di forte crescita nei Paesi summenzionati, in controtendenza rispetto al clima di incertezza della maggior parte dei mercati emergenti.Buone opportunità per gli esportatori internazionali, compresi quelli italiani, in particolare nei settori dei beni di consumo durevoli e degli alimenti e bevande, vengono offerte dalla Bulgaria che vedrà una crescita del PIL del 3,5% quest’anno, in netta controtendenza rispetto alla contrazione economica che ha colpito l’Europa Orientale. Opportunità di sviluppo commerciale nel mercato bulgaro sono attese anche nei settori chimico e meccanico, che beneficiano delle sovvenzioni dell’Unione Europea e del sostegno del governo locale. Anche il settore agricolo, tradizionalmente uno dei settori principali del mercato bulgaro, registrerà una crescita della produzione, il che stimola la domanda d’importazione di fertilizzanti dall’estero.
Nel Sud-Est asiatico, buone prospettive di crescita commerciale per l’export sono offerte dal Vietnam (crescita del Pil prevista +6,7% nel 2019) nei settori tessile (+5% nel 2019), grazie alla forte diversificazione dei mercati di sbocco al di fuori della Cina (penalizzata dalle tensioni commerciali con gli Usa), degli alimenti e bevande e nel settore chimico, in particolare il segmento carburanti. La domanda alimentare è motore di crescita anche in Indonesia che mostra prospettive promettenti nei settori dei beni di consumo durevoli, ed in quello degli alimenti e bevande. A mostrare un trend positivo è anche la domanda nel settore chimico, spinto dall’esplosione dell’e-commerce, nelle infrastrutture e nel settore dei macchinari.
In America Latina, importanti opportunità di crescita sono attese nel settore dell’industria primaria del Perù (PIL +4% nel 2019), dove l’aumento della pesca delle acciughe e una maggiore produzione di idrocarburi faranno da traino alla crescita del settore. Lo sviluppo del comparto minerario inoltre alimenta la crescita del settore costruzioni e grandi opere, e nei settori alimenti e bevande e dei beni durevoli di consumo che, supportati da un’ampio mercato interno e dall’elevata fiducia dei consumatori, rivelano un’alto potenziale di crescita.
Tra i Paesi MENA, il Marocco è in corsa con una previsione di crescita del PIL del + 3,3% nel 2019, ed è pronto ad offrire promettenti opportunità di crescita per l’export nel settore manifatturiero, in particoloare nel comparto dell’industria automobilistica. A sostenere la buona performance del Paese anche il settore del turismo, grazie all’alto livello delle infrastrutture, e quello dell’energia rinnovabile, che sta registrando una forte crescita in seguito all’obiettivo del governo di aumentare la quota al 42% entro il 2020.

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“Indonesia, una buona opportunità nei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Analisi di Alberto Boquin, Research Analyst di Brandywine Global (gruppo Legg Mason). Ad oggi ci sono una manciata di mercati emergenti i cui bond decennali in valuta locale rendono attorno all’8-9%: Messico, Russia, Brasile, Sud Africa, Turchia e Indonesia. Messico e Turchia sono ancora alle prese con le pressioni inflazionistiche che nel 2018 hanno costretto le loro banche centrali a politiche più restrittive. Brasile e Sud Africa hanno appena eletto una nuova leadership che ancora non ha messo mano ai problemi di sostenibilità dei bilanci pubblici. La Russia, dal canto suo, è ancora a rischio di sanzioni.Ma che dire dell’Indonesia? L’inflazione è sotto il livello obiettivo, il profilo di rischio è robustamente investment grade, e a livello geopolitico non si intravedono grandi problemi. Due le possibilità: o c’è un’anomalia di prezzo, o ci sta sfuggendo qualche fattore importante.Di seguito elencheremo tre preoccupazioni dei mercati riguardo questo paese emergente, spiegando perché riteniamo siano – probabilmente – eccessive. È vero, il deficit del conto delle partite correnti si è ampliato da -1.7% a -2.7%, e non è più coperto totalmente dagli investimenti diretti dall’estero. Tuttavia, crediamo ci sia la possibilità che torni a restringersi. Gli sforzi del governo per rallentare gli investimenti infrastrutturali stanno finalmente portando risultati, portando ad una diminuzione delle importazioni di beni strumentali. E la bilancia dei servizi dovrebbe cominciare a reagire all’indebolimento del tasso di cambio. Le esportazioni hanno sofferto per la minor domanda dalla Cina e per il calo dei prezzi delle commodities, ma entrambi questi fattori sono destinati ad un’inversione nel 2019. Un deficit delle partite correnti più ristretto potrebbe facilmente essere finanziato da flussi in entrata nel mercato del debito locale.
Il 2018 è stato un anno in cui il restringimento quantitativo della Fed ha messo sotto i riflettori l’indebitamento estero dei paesi emergenti. Certo, l’Indonesia non ha la stessa vulnerabilità di Turchia o Argentina, ma lo scarso sviluppo dei suoi mercati dei capitali ha portato le aziende locali a cercare credito nei mercati internazionali del dollaro, pur avendo spesso ritorni in rupie. Quando la rupia ha cominciato ad indebolirsi, le aziende si sono affrettate a coprire la loro esposizione al rischio di cambio, creando un effetto valanga sulla valuta.Una reazione proattiva basata su rialzi dei tassi e su un programma di copertura del dollaro dovrebbe aiutare ad alleviare queste pressioni. Vale la pena inoltre notare che gli indicatori di vulnerabilità legati al debito e alle riserve, anche se peggiori rispetto ad altri paesi della regione, sono tutt’altro che elevati a confronto con gli altri paesi emergenti.
L’Indonesia è una democrazia relativamente giovane, e ad aprile – per la prima volta nella storia recente – le elezioni presidenziali e parlamentari si terranno contemporaneamente. Dopo la tornata elettorale di Jakarta del 2017 le questioni religiose hanno avuto un ruolo crescente nella politica domestica. Non mancheranno di certo le tensioni, essendo l’Indonesia uno dei paesi al mondo con maggior diversità etnica e religiosa, ma crediamo che la rielezione di Jokowi sia molto probabile.Il suo aver saputo portare crescita economica e un miglioramento dell’amministrazione si è tradotto in tassi di consenso ancora piuttosto alti. Visto il suo impegno riformista, gli investitori accoglieranno con favore un secondo mandato per Jokowi. Basta guardare come il paese sia passato rapidamente dal 120esimo posto al 73esimo nella classifica annuale “Doing Business” della Banca Mondiale, che analizza la “facilità di fare impresa” in ogni paese.
Insomma: come per ogni mercato emergente, investire in Indonesia comporta dei rischi, ma sotto molti aspetti il peggio dovrebbe essere passato. Un miglioramento delle partite correnti, una miglior copertura delle passività esterne delle aziende e una conferma dell’attuale leadership politica dovrebbero portare a un miglioramento dei rendimenti nel 2019.

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Bankitalia: debito pubblico a 2.316,7 miliardi

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Dopo il primato comunicato a gennaio, il debito pubblico scende leggermente, da 2.345.363 a 2.316,697 miliardi. “Siamo abituati a questi continui sali scendi, a dati altalenanti. Il punto è che il debito non ha iniziato quel percorso di discesa che sarebbe necessario, considerato che gli interessi sul debito sono pagati dagli italiani con le tasse” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dato che in Italia, secondo l’ultimo dato ufficiale Istat contenuto nell’Annuario statistico italiano, ci sono 25.494 mila famiglie, è come se ognuna avesse il conto corrente in rosso per 90 mila euro, 90.872 euro per la precisione. Un buon padre di famiglia sarebbe disperato” prosegue Dona. “Se consideriamo la popolazione residente, pari al 1° gennaio 2018 a 60.483.973 unità, è come se ogni italiano avesse un debito di 38 mila e 302 euro” conclude Dona.

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DLA Piper e Pwc per Cantel Medical nell’acquisizione di Omnia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Cantel Medical Corp. (NYSE: CMD), società quotata alla Borsa di New York, con una capitalizzazione pari a circa 3,4 miliardi di dollari e leader a livello mondiale nel campo della fornitura di prodotti dedicati alla prevenzione delle infezioni e ai servizi per le industrie medicali e dentali, ha annunciato di aver perfezionato l’acquisizione di Omnia S.r.l. (già Omnia S.p.A.) società italiana leader nel campo odontoiatrico e chirurgico-dentale, a capo di un gruppo con controllate in Italia, Spagna, Grecia e Stati Uniti.
Omnia offre un’ampia gamma di servizi, suture chirurgiche, linee di irrigazione, kit di procedure personalizzate, con particolare attenzione all’allestimento della sala operatoria e alla prevenzione della cross contamination. I prodotti di Omnia sono utilizzati in molteplici procedure chirurgiche, tra cui la chirurgia maxillo-facciale, la parodontologia, le protesi dentarie e la chirurgia generale.L’acquisizione di Omnia consentirà a Cantel di combinare il portafoglio prodotti e la rete commerciale di alta qualità di Omnia con le proprie soluzioni esistenti in Europa, garantendo ai clienti un’offerta più completa. Inoltre l’integrazione permetterà a Cantel di creare le basi future per lo sviluppo a livello globale dell’attività nel settore dentale.
DLA Piper, con un team multi-giurisdizionale guidato dal partner Alessandro Piermanni, coadiuvato dall’associate Sira Franzini e da Silvana Bonazzi, trainee, ha rappresentato Cantel in tutti i vari aspetti legali dell’acquisizione, dalla fase di due diligence alla predisposizione e negoziazione dei testi contrattuali. PwC ha assistito Cantel nell’acquisizione con attività di Due Diligence Finanziaria, guidata da Giuseppe Rana (partner responsabile US Desk di PwC Deals) e Federico Manassero, e Due Diligence Fiscale, guidata dal partner di PwC TLS Alessandro Di Stefano e da Giuseppe Falduto. I venditori sono stati assistiti dallo Studio Mangano, in particolare da Piero Luigi Mangano, Francesca Martinolli e Massimo Corradi.

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A tutto packaging per India e Brasile con Colines

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Colines, che è tra i primi cinque player al mondo con riferimento al livello tecnologico nel comparto dei macchinari per l’estrusione di materie plastiche, rafforza il presidio sui mercati emergenti ad alto potenziale, grazie a due nuove operazioni del valore complessivo di 2,2 milioni di euro con SACE SIMEST, il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP.Queste operazioni confermano e consolidano la partnership con SACE SIMEST, già al fianco di Colines per commesse in mercati quali Arabia Saudita, Ecuador e Svizzera. Grazie al Polo SACE SIMEST, la società novarese ha la possibilità di associare alla propria offerta commerciale un pacchetto finanziario sempre più di interesse per la propria clientela. Inoltre, l’azienda ha beneficiato anche del supporto degli uffici internazionali di SACE SIMEST a Mumbai e Sao Paulo, che da diversi anni sono a sostegno delle imprese italiane nei due Paesi. Nella propria attività di progettazione e costruzione, Colines può vantare una presenza sul territorio italiano segnata da cinque stabilimenti di produzione, cui vanno aggiunte la sede operativa negli USA e i servizi commerciali e di assistenza nelle aree mondiali di diretto interesse.“La possibilità di rafforzare la nostra presenza – spiega il CEO di Colines, Eraldo Peccetti – in mercati come quello indiano e brasiliano, per noi altamente strategici al pari di quello statunitense, su cui abbiamo ampliato sensibilmente il nostro volume d’affari negli ultimi tempi, è per noi un aspetto fondamentale nell’ottica di un processo di crescita dell’azienda che è iniziato da tempo e che vogliamo proseguire nei prossimi anni. Per noi SACE SIMEST è un partner prezioso per crescere sui mercati internazionali”.
Attiva dal 1973, Colines è specializzata nella realizzazione e commercializzazione di macchinari per la produzione di materiali plastici quali pellicole per film medicale e barriera per alimenti, film estensibili, lastre da packaging destinati ai converters, i quali poi realizzano il prodotto finito per i grandi brand del settore automotive, logistica, grafica, edilizia e affini. Colines ha dimostrato nel tempo grande capacità innovativa, qualità testimoniata anche dai numerosi brevetti attivi. Nell’arco di quarant’anni di attività, l’azienda ha saputo trasformarsi da impresa familiare a grande realtà vocata all’export, riconosciuta a livello internazionale come un’eccellenza nel proprio settore. Ha visto crescere il suo giro d’affari da 25 a 42 milioni di euro negli ultimi quattro anni, con un incremento del 68%, e per l’esercizio in corso l’obiettivo è fissato a 60 milioni di euro, con l’export che vale circa il 98% del fatturato.
Nel 2018 è rientrata nella classifica delle “1000 companies to inspire Europe” stilata dal London Stock Exchange Group per segnalare le PMI più dinamiche e in crescita a livello continentale che hanno il potenziale per trasformare l’economia europea e offrire importanti opportunità alle nuove generazioni.

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Dimension Data Italia nomina il nuovo Direttore Commerciale

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Milano. Dimension Data affida a Marco Capuzzello l’incarico di nuovo Direttore Commerciale per la filiale italiana. Riportando direttamente al Managing Director, Emanuele Balistreri, Marco Capuzzello avrà il compito di guidare lo sviluppo e l’espansione di Dimension Data in Italia, per raggiungere gli obiettivi di business prefissati, contribuendo ad accelerare la digital transformation interna e dei propri clienti. “Il mio ingresso in Dimension Data rappresenta un’ulteriore sfida professionale che raccolgo con molto entusiasmo,” ha spiegato Marco Capuzzello. “L’obiettivo del mio team sarà rendere sempre più rilevante il valore offerto ai clienti accompagnandoli nel processo di trasformazione digitale e aiutandoli a delineare una strategia IT di successo e sostenibile.”
Con una laurea in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Milano ed esperienze anche a livello globale presso i più grandi player di mercato quali IBM, Dun & Bradstreet, HP ed Hitachi, Marco Capuzzello vanta più di 20 anni di esperienza nel comparto delle vendite e una conoscenza del mercato IT a livello internazionale maturata attraverso incarichi di crescente responsabilità. Prima di accettare questa nuova sfida, Marco ha precedentemente ricoperto il ruolo di Head of Enterprise Sales di Hitachi Vantara, Head of Enterprise Sales di Hitachi Data Systems e prima ancora, Sales Director and ITO Strategic Emerging Services Lead di HP Enterprise Services.
Fondata nel 1983, oggi Dimension Data è un leader globale da 8 miliardi di dollari nella progettazione, gestione e ottimizzazione degli attuali ambienti tecnologici mutevoli per consentire ai propri clienti di sfruttare i dati dell’era digitale, trasformarli in informazioni e ottenere una visione chiara.Con sede a Johannesburg e 28.000 dipendenti in 47 paesi, Dimension Data riunisce la migliore tecnologia al mondo offerta dai leader di mercato e dagli innovatori di nicchia – dai servizi di consulenza, tecnologici e di supporto fino a servizi completamente gestiti. Dimension Data è un membro di NTT Group
Dimension Data Italia nomina il nuovo Direttore Commerciale

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Dario Maggioni entra in banca Finnat

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Dario Maggioni entra a far parte del team di private banking di Banca Finnat, uno dei maggiori operatori di Piazza Affari, specializzato nella prestazione di servizi di investimento rivolti al Private Banking e alla clientela istituzionale e corporate.
In Banca Finnat Maggioni va a ricoprire il ruolo di Consulente all’interno della Direzione Commerciale.Con l’ingresso di Maggioni si consolida ancora di più la strategia di sviluppo del private banking di Banca Finnat nel nord Italia, dopo l’arrivo lo scorso anno di Daniele Piccolo (oggi responsabile del private banking nel nord Italia) e Simone Bordoni (direttore del Family Office nel nord Italia).Dario Maggioni è laureato all’Università di Statale e ha un Master in SDA Bocconi in Banking & Finance, ha iniziato la sua carriera presso l’ufficio cambi e derivati in Banca Commerciale Italiana. Successivamente ha iniziato la sua professione nel private banking in Banca Popolare di Verona, BCC Carate Brianza ed infine in Banca Cesare Ponti.Banca Finnat è quotata al segmento Star di Borsa Italiana ed è fra le realtà bancarie più solide con un Cet 1 Capital Ratio del 29,7%. La Banca ha un’ampia articolazione di servizi in grado di fornire alla clientela di alta gamma una risposta completa e professionale alle loro necessità.

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“Il dietro-front della FED”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

A cura di Andrea Delitala, Head of Investment Advisory.Il nuovo ritmo impresso alla politica monetaria da parte della Fed, incentrato intorno al concetto di “pazienza”, ha ridato slancio ai mercati dopo un 2018 che sarà archiviato come uno dei peggiori anni della storia recente in termini di performance. Peggiore anche rispetto al 2008, in cui almeno i bond core avevano offerto protezione.Riguardo al 2019, la visione di Pictet Asset Management sui vari elementi che hanno rappresentato i timori del mercato è più costruttiva rispetto al consensus: dalla guerra commerciale al rischio di recessione, dagli errori di comunicazione della Fed (corretti completamente nel corso della riunione del Fomc del 30 gennaio), alla hard Brexit e Italexit. Siamo dunque più propensi ad investire trovando oggi nelle valutazioni una migliore remunerazione per il rischio rispetto a gran parte dell’anno passato.
La strategia di investimento: i bond. A fine 2018 le aspettative di inflazione sono rientrate in maniera clamorosa e drammatica a causa del rischio di recessione che il mercato ha incorporato in maniera esagerata. Guardando avanti, ci aspettiamo stabilità nei tassi reali, una coda inflazionistica tipica di fine ciclo, e quindi un rialzo (non rapido, non preoccupante) dei tassi nominali. Nel caso in cui questo rialzo riguardasse la componente delle aspettative di inflazione, sarebbe il meno dannoso per gli asset rischiosi. Quindi sulla parte obbligazionaria il valore non c’è ancora: siamo tornati al 2,75% e non c’è motivo di investire nei nominali. Meglio rivolgere l’attenzione ai bond indicizzati all’inflazione, la cui quota abbiamo incrementato tra dicembre e gennaio.
Asset rischiosi. Un secondo elemento da considerare è la valutazione degli asset rischiosi. La riduzione della liquidità che la Fed sta realizzando ha avuto un impatto importante su questo tipo di asset in termini di contrazione dei multipli. Riteniamo di avere davanti a noi ancora almeno sei mesi in cui l’azione della Fed certamente alimenterà un vento contrario alla liquidità, pur nell’attesa di una correzione del ritmo di drenaggio. La protezione già eretta dal mercato, tuttavia, rende plausibile una stabilità nel rapporto P/E. Gli utili attesi sono stati alla base della correzione di fine 2018, generata da timori eccessivi di recessione: la traiettoria di crescita degli utili negli Usa è stata rivista già notevolmente al ribasso (da 11% a 7%); è possibile che la riduzione delle stime prosegua fino a una previsione di crescita pari a zero nel 2019. In Europa, ci attendiamo che i danni siano più contenuti, anche perché il Vecchio Continente non ha sperimentato tutta l’euforia precedente che ha caratterizzato l’andamento dei mercati americani. Pictet Asset Management continua ad aspettarsi che i tassi procedano sul sentiero della stabilizzazione, con quelli Usa a lungo termine previsti fra 2,75% e 3% per fine anno. In questo scenario, riteniamo verosimile un premio di rischio vicino a 3,5%. Questo ci porta ad individuare un rapporto Prezzo/Utili di ca 15,5-16 per l’Indice S&P500 [1/(2,75%+3,5%)], non molto al di sopra del valore corrente. Dunque, pur sposando una visione tutt’altro che pessimista sull’economia, non intravediamo forti rally degli indici azionari: i ritorni dovrebbero mantenersi su livelli contenuti, rigorosamente a una cifra, il che richiederà scelte tattiche.
La correlazione tra azioni e obbligazioni US mostra shock evidenti in corrispondenza degli interventi delle banche centrali, in occasione sia del QE (Quantitative Easing) che del QT ovvero Quantitative Tightening (si veda il cosiddetto “Taper Tantrum”, provocato da Bernanke nel maggio 2013), la qual cosa rende impossibile proteggere il portafoglio attraverso l’utilizzo delle obbligazioni. La normalizzazione delle politiche monetarie in atto richiede che la costruzione di un portafoglio non possa basarsi sui paradigmi tradizionali, ma che sia soggetta ad adattamenti continui, frutto dello studio dei nuovi regimi di correlazione: ci muoviamo in un mondo diverso, caratterizzato da un nuovo regime.
Tassi. Il primo errore di comunicazione era avvenuto a inizio ottobre quando, rispondendo a braccio a una domanda posta da un’intervistatrice, Powell aveva affermato che i tassi fossero ancora piuttosto lontani dal livello neutrale, lasciando intendere che la Fed avrebbe proseguito nella strada dei rialzi progressivi fino al raggiungimento del Neutral rate, e anche oltre. In un quadro di crescita in rallentamento, la reazione emotiva dei mercati, i quali nel frattempo si muovevano nella convinzione che al contrario il tasso neutrale fosse invece prossimo, non si è fatta attendere: reazione che sui listini si è tradotta in alcuni episodi di violenta volatilità. Dal canto suo Powell, già in occasione di discorso tenuto a fine novembre a NY, durante il Club degli economisti[1] , aveva ammorbidito la precedente posizione precisando che, non conoscendo la collocazione precisa del tasso di equilibrio (che è comunemente accettato nel range tra 2,5 e 3,5%) ma sapendo di entrare nell’intervallo che lo contiene, sarebbe stato opportuno rallentare il passo dei rialzi.
Liquidità. Nel corso della riunione del 30 gennaio, la FED ha ufficializzato il cambio di approccio alla normalizzazione del bilancio: da “pilota automatico” a “flessibilità”, cedendo di fatto alle pressioni del mercato, il quale non ha esitato a incorporare nei prezzi questa svolta dovish. Nel corso del 2018 la Fed ha aumentato gradualmente il ritmo di riassorbimento della liquidità che, da ottobre, si è stabilizzato sui 50 miliardi di dollari al mese, ossia 600 miliardi di dollari all’anno. Si tratta di un ritmo elevato, difficilmente sostenibile da parte di un’economia in rallentamento e che potrebbe provocare un credit crunch. In base ad alcuni studi della Fed sul QE, si può ipotizzare che 100 miliardi di drenaggio della liquidità equivalgano a un aumento dei tassi di 10 punti base, aumento che produrrebbe un impatto negativo pari allo 0,1% sul Pil dell’anno successivo. Dunque, 600 miliardi di liquidità sottratta all’economia potrebbero ridurre il Pil Usa di circa lo 0,6% nel 2019/20.
Stimiamo che entro marzo la Banca Centrale Usa potrebbe comunicare ulteriori dettagli della politica di riduzione del bilancio, o meglio, una revisione delle guidance sul bilancio. Nell’ipotesi che il punto di arrivo del bilancio Fed fosse fissato a 3,500 miliardi di euro, 400 in meno degli attuali, entro fine 2019 si raggiungerebbe il traguardo (oppure ad inizio 2020 se si rallentasse il ritmo del QT), e la pressione sulle valutazioni si attenuerebbe, con la possibilità di performance azionarie pur sempre ad una cifra, data anche l’attesa continuazione della contrazione degli utili, ma più verosimilmente positive.

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Sviluppo ferroviario e nuove tecnologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

«Il dibattito sulla realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione non deve mettere in discussione la necessità che l’Italia sviluppi adeguatamente la propria rete di trasporto su ferro. Che si sia favorevoli o meno a un’opera nello specifico, che si voglia lasciare ogni decisione al Governo o che si punti a un coinvolgimento diretto dei cittadini, tutti i soggetti politici e istituzionali in causa devono chiarire inequivocabilmente che, sia per ciò che riguarda le merci sia sul fronte passeggeri, intendono andare in direzione di un sostanziale ammodernamento infrastrutturale, di un salto di qualità nell’offerta di servizi e di una maggiore sostenibilità ambientale».Lo dichiara Sandro Simoncini, ingegnere e urbanista.«I dibattiti e le questioni di principio sono importanti, ma bisogna considerare anche operatività e pragmatismo. Nei mesi in cui in Italia la polemica sul Tav Torino-Lione entrava nel vivo e veniva nominata la commissione di esperti chiamata a fornire l’analisi costi-benefici sull’infrastruttura, altrove il trasporto ferroviario stava entrando in un’altra dimensione. Dallo scorso settembre, in Bassa Sassonia, sono in servizio i primi convogli commerciali con locomotore a idrogeno: un treno in grado di trasportare 300 passeggeri per 1.000 chilometri ad una velocità di 140 all’ora.Un mezzo di trasporto che non produce particolato, anidride carbonica o altri gas serra e che non fa nemmeno rumore. Un’ottima alternativa alle locomotive diesel utilizzate nelle tratte non elettrificate, che ad esempio nel nostro Paese sono circa un quarto del totale e sfiorano i 5.000 chilometri di estensione. Contestualmente si stanno studiando sistemi efficaci per ottenere l’idrogeno necessario ad alimentare i treni da fonti energetiche rinnovabili. Ecco – conclude Simoncini – sarebbe il caso che anche in Italia si sviluppasse una dialettica più incline a fornire risposte e alternative che non basata su semplici pregiudiziali ideologiche».

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Crescono le vendite di vetture aziendali a noleggio usate

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 febbraio 2019

​Nei primi 9 mesi del 2018 sono state vendute oltre 120mila vetture usate ex noleggio a lungo termine. Panda, 500L, Grande Punto, Golf e Qasqai le auto più gettonate. Oltre al consolidato canale dei concessionari, sempre più privati oggi si affidano a questa soluzione, che si rivela conveniente per chi vuole mantenere la proprietà del mezzo, scegliendo comunque un usato sicuro, con un’età media di tre anni, diesel o benzina, correttamente tagliandato e mantenuto presso officine autorizzate, a prezzi competitivi.
Sono questi le principali evidenze che emergono dall’analisi sulle vendite di veicoli usati condotta da ANIASA​, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità. Nei primi 9 mesi dello scorso anno sono state 120mila le vetture vendute dagli operatori di noleggio lungo termine. A questo dato si sommano i veicoli usati commercializzati dalle società di noleggio a breve termine che ogni anno immettono sul mercato decine di migliaia di vetture con pochi mesi di vita alle spalle. La ricerca sulla vendita dell’usato, certificato da agenzie specializzate, mostra come oggi tre auto su quattro provenienti dal noleggio long term siano vendute a commercianti (concessionari e rivenditori). Il ricorso a questo canale consente ai noleggiatori di collocare rapidamente le vetture usate presenti nei piazzali, con prezzi di vendita più contenuti.
Resta significativo il numero di vetture acquistate direttamente dalla clientela privata, ben 8.800 nei primi 9 mesi dello scorso anno, il 7% del totale. La restante parte viene venduta ad aziende o all’estero. “​Oggi le direttrici di sviluppo di questo business, sempre più rivolto ai privati​”, evidenzia Massimiliano Archiapatti – Presidente ANIASA, “​si muovono in due direzioni solo apparentemente in contraddizione tra loro: da una parte, un’offerta sempre più completa, multimediale e interattiva di informazioni, immagini e video sulla vettura in vendita e sulla sua precedente vita aziendale, disponibili anche su smartphone o con apposite APP; dall’altra, l’apertura sempre più frequente di outlet o punti vendita fisici, spesso collocati presso poli attrattivi strategici, dove i clienti possono osservare e toccare con mano l’offerta​”. “​Da anni siamo impegnati​”, conclude Archiapatti, “​nel far riflettere il legislatore sulla necessità di svecchiare il nostro vetusto parco auto circolante attraverso misure economicamente sostenibili anche per i possessori di vetture ante Euro3; una soluzione efficace potrebbe essere rappresentata proprio dalla defiscalizzazione parziale dell’acquisto dell’usato Euro5 o Euro6​”. Le ragioni del crescente successo dell’offerta di usato ex noleggio risiedono soprattutto nella garanzia del prodotto, molto appetibile da privati e rivenditori, in quanto a condizioni economiche vantaggiose ci si assicura un veicolo perfettamente manutenuto secondo tagliandi indicati dalla casa costruttrice ed effettuati presso officine autorizzate, garantiti per 12 mesi come previsto dalla normativa comunitaria; spesso è prevista anche un’estensione di garanzia di altri 12 o addirittura 36 mesi proposta dall’azienda di noleggio (che offre anche la possibilità di un finanziamento presso primari istituti di credito). Tutto con piena certezza sul reale chilometraggio percorso, mettendo il cliente al riparo da possibili truffe.

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