Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

La crescita del Pil dipende molto dalla partecipazione femminile all’economia

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

«Mentre il governo rossogiallo boccia tutte le proposte presentate da Fratelli d’Italia alla manovra per sostenere l’occupazione femminile e la conciliazione vita-lavoro, il governatore della Banca d’Italia Visco dice giustamente che la crescita del Pil italiano dipende molto dalla partecipazione femminile all’economia. I dati italiani sull’occupazione fanno riflettere: nella nostra Nazione c’è un tasso di occupazione del 60% mentre la media europea è del 70% e l’obiettivo della UE è arrivare al 75%. È possibile invertire questo trend solo se si lavora per mettere le donne nelle condizioni di non dover scegliere tra famiglia e lavoro. Serve una rivoluzione del welfare che metta al centro la famiglia e i suoi interessi: Fdl la chiede da tempo e continuerà a battersi per raggiungere questo obiettivo». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Un’alleanza strategica per salvare l’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

In un’intervista, il segretario della CGIL reclama un’alleanza strategica “per impedire che il paese si sbricioli sotto i colpi di un processo di deindustrializzazione” attraverso “una convergenza su obiettivi condivisi con il pieno coinvolgimento di tutti gli azionisti dell’azienda”. Il sindacato sembra svegliarsi dopo decenni di torpore e trova il vuoto politico attorno a sé. In pieno di una crisi del sistema produttivo che è tutt’uno con la conseguente debolezza della posizione internazionale dell’Italia. E’ completamente assente un partito del lavoro, dei lavoratori e degli imprenditori, che solo il sindacato riprendendo il modello della formazione del laburismo inglese può riuscire ad aggregare in una alleanza repubblicana e nazionale. Critica Sociale ha dato voce direttamente – nelle scorse settimana – agli operai dell’ILVA con un’Inchiesta condotta da un proprio inviato a Taranto presso gli stabilimenti. Le dichiarazioni degli operai riportate sono coperte da nomi di fantasia come richiesto espressamente dagli intervistati. Nessuna fiducia nella Mittal e in come è impostata la trattativa dal Governo. Oggi un operaio dell’ex ILVA che ha preso parte alla mobilitazione delle aziende in crisi, nella intervista alla Critica afferma che per i lavoratori l’unico riferimento di garanzia, in questa situazione è il Presidente della Repubblica, Mattarella.

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Banche: Qualche buona notizia

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

L’agenzia di valutazione, Moody’s, ha cambiato l’outlook sulle banche italiane da negativo a stabile. L’outlook è la previsione sull’andamento della qualità dei titoli obbligazionari nel medio-lungo termine. Vale a dire che le banche italiane sono più affidabili, perché hanno fatto pulizia nei bilanci di una parte consistente dei crediti deteriorati, cioè quelli (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Insomma, va meglio. E’ una buona notizia. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Victor presenta il Lloyd’s Syndicate 2288

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

Victor Insurance Holdings, la più grande Managing General Underwriter (MGU) a livello mondiale, annuncia l’approvazione da parte di Lloyd’s, specialista nel mercato assicurativo, alla costituzione del Victor Syndicate 2288. Le sottoscrizioni partiranno dal 1° gennaio 2020, con una capacità di 57 milioni di sterline a fronte di un business plan di 100 milioni di dollari.Managing Agent di Victor Syndicate 2288 sarà Asta, che fornirà la supervisione della sottoscrizione ed supporto operativo. Victor Syndicate 2288 affiancherà infatti Victor nella sottoscrizione dei rami Danni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Italia e nei Paesi Bassi. Il syndicate offrirà inoltre ai soci di capitale la possibilità di partecipare ai rischi sottoscritti dai suoi centri di Boulder (Colorado, USA), Londra (Regno Unito), Rotterdam (Paesi Bassi) e Milano in Italia.“Abbiamo una lunga storia di collaborazione con Lloyd’s, in qualità di fornitori di copertura, e siamo lieti di estendere la nostra relazione strategica in un mercato così vitale. L’approccio orientato al digitale di Lloyd’s si sposa perfettamente con l’innovazione tecnologica di Victor, oltre che con i nostri piani di espansione internazionale” ha dichiarato Anthony Stevens, Presidente di Victor International.

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Rischio di chiusura dello stabilimento di Martignacco

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

“Il piano di ristrutturazione annunciato da Safilo, con tagli pesantissimi al personale e con il rischio di chiusura dello stabilimento di Martignacco, non può che essere accolto con grande preoccupazione. Per l’importanza dell’azienda, che fino a pochi anni fa rappresentava un fiore all’occhiello della nostra imprenditoria e del Made in Italy, ma soprattutto per le ricadute occupazionali è indispensabile quanto prima che il ministro Patuanelli apra un tavolo di confronto a livello nazionale con i vari soggetti coinvolti. La vicenda Safilo non è, soprattutto per il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, meno importante e strategica della vertenza Whirpool o Ilva, o Alitalia e quindi va affrontata con il massimo dell’attenzione. Su questo Fratelli d’Italia non farà venire meno la sua voce e il suo impegno”. Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani.

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Manovra. FdI Senato: Approvati emendamenti su bollette pazze e truffe online

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

“Due buone notizie per i consumatori e le famiglie italiane grazie agli emendamenti di Fratelli d’Italia alla legge di Bilancio approvati in Senato, che mettono fine al triste fenomeno degli importi non dovuti da parte dei gestori di servizi pubblici essenziali, e che puntano a contrastare più efficacemente le truffe online in ambito finanziario. Riguardo l’emendamento delle ‘bollette pazze’ si stabilisce il diritto dell’utente ad ottenere oltre al rimborso delle somme eventualmente versate, anche il pagamento di una penale pari al 10 per cento dell’ammontare contestato e non dovuto e, comunque, per un importo non inferiore a 100 euro. Le modalità di rimborso sono scelte dall’utente che potrà optare per lo storno nelle fatturazioni successive o per un apposito versamento, entro un termine in ogni caso non superiore a 15 giorni dall’accertamento o dal riscontro positivo alla dichiarazione autonomamente trasmessa dall’utente. Il secondo emendamento approvato fa, invece, riferimento all’altrettanto delicato tema delle truffe online riguardanti la vendita di prodotti finanziari, senza prospetti, l’attività pubblicitaria di offerte abusive al pubblico e il trading a valere su prodotti derivati con leva finanziaria superiore ai limiti autorizzati da ESMA. Si tratta di prodotti ad altissimo rischio finanziario spesso offerti e venduti a persone ignare delle reali criticità. Grazie al nostro emendamento la Consob avrà il potere di chiedere direttamente ai fornitori di connettività alla rete internet l’inibizione dei siti web mediante i quali sono svolte queste attività illecite. Questo potere consentirà agevolmente di bloccare in Italia l’accesso ai siti web, senza dover fare affidamento sulla collaborazione dei provider che ospitano i singoli siti web. Possiamo quindi affermare con orgoglio che da oggi il portafoglio e i risparmi delle famiglie italiane sono più al sicuro”. Lo dichiara in una nota il gruppo di Fratelli d’Italia al Senato.

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Boehringer Ingelheim annuncia l’apertura delle candidature a BVDzero Case Award 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

Boehringer Ingelheim, tra le prime aziende al mondo nel settore della salute animale, annuncia l’apertura del bando per partecipare all’edizione 2020 del BVDzero Case Award, un’iniziativa biennale con cui Boehringer Ingelheim conferma il suo storico impegno nel promuovere la salute e il benessere degli animali d’allevamento.L’azienda assegnerà premi per un valore complessivo di 15.000 euro ai migliori 10 casi clinici presentati. L’iniziativa è aperta a qualsiasi soggetto che nel settore dei bovini (da carne e da latte) opera in uno dei seguenti ambiti (a titolo esemplificativo e non esaustivo): ricerca, diagnostica, scienze animali, pratica, medicina e produzione veterinaria, allevamento bovino, salute e benessere animale. Trovate qui l’elenco dei vincitori dell’edizione 2018 con i relativi importi assegnati.
Con i BVDzero Case Award, Boehringer Ingelheim punta ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza della presenza della Diarrea Virale Bovina (BVD) nelle mandrie, con l’obiettivo di ridurne la prevalenza.“La Diarrea Virale Bovina è una delle malattie virali più diffuse nei bovini, in grado di minare seriamente la salute animale, con gravi danni economici per gli allevatori. Il nostro obiettivo è sovvertire lo status quo, realizzando un cambio di paradigma nel controllo di questa malattia a livello mondiale” ha spiegato Steve Williams, Responsabile Mondiale Unità Strategica del Business Bovini/Ruminanti di Boehringer Ingelheim.
La cerimonia di premiazione avverrà in occasione della Conferenza Stampa BVDzero, che si terrà il 5 maggio 2020. I vincitori saranno scelti dal Comitato BVDZero, composto da esperti indipendenti di chiara fama nel campo della salute bovina.Potete trovare maggiori informazioni visitando il sito BVDzero. http://www.boehringer-ingelheim.com/animal-health/overview

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“Get Brexit done” Boris Johnson si aggiudica le elezioni. Possibili impatti

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Tre anni fa, in un fine settimana di inizio estate, Boris Johnson viveva una lacerante indecisione. A poche settimane dal referendum che avrebbe deciso le sorti della Brexit, ancora non si era espresso: ma il voto era ormai vicino, ed era tempo di prendere una decisione, che sarebbe stata resa pubblica in un editoriale sul Daily Telegraph, uno dei più influenti giornali conservatori. Così, per schiarirsi le idee, Johnson decise di scrivere due articoli: uno nel quale sosteneva la necessità di restare nell’UE e un altro nel quale sposava la causa della Brexit, l’articolo che poi decise di pubblicare.La scelta che Johnson prese durante quel fine settimana ha condizionato la politica e la storia recente della Gran Bretagna e dell’Unione Europea. Il suo contributo è stato, secondo molti osservatori, cruciale nel condizionare il referendum sulla Brexit, soluzione che era osteggiata dal suo stesso partito. Per spiegare il voltafaccia al suo rivale e compagno di scuola David Cameron scelse un’immagine di Rudyard Kipling: “Scusami, la Brexit finirà schiacciata come una rana sotto un erpice. Ma questa era la scelta che dovevo fare…”. A tre anni dal referendum, sotto un erpice sono invece finite moltissime delle convenzioni della politica britannica, la cui geografia è uscita sconvolta dalle ultime elezioni. David Cameron non è più in politica e il partito Conservatore, riorganizzato da Johnson intorno a una agenda concentrata sulla Brexit, ha stravinto un’elezione trionfando in molte zone del Paese storicamente di sostegno ai laburisti. L’etoniano Johnson ha conteso al socialista Corbyn i voti della “working class” in moltissime località che non avevano un rappresentante conservatore anche da 50 o 70 anni.
Il Partito Laburista, che ha subito la peggiore sconfitta degli ultimi trent’anni, ha pagato gli errori strategici nel posizionarsi rispetto alla questione politica più importante per gli elettori. Al contrario Johnson è riuscito a polarizzare il voto delle persone favorevoli alla Brexit e il desiderio – condiviso da coloro che avevano votato “leave”, ma non solo – di chiudere il più presto possibile la questione, dopo tre anni di stallo e crisi. Boris Johnson è riuscito nel capolavoro politico di non farsi associare con la gestione della crisi politica e istituzionale da parte del suo partito sotto la guida di Theresa May e di presentarsi come l’uomo in grado di risolvere lo stallo, spostando la piattaforma del suo partito verso una forma inedita di nazionalismo. “Chiudiamo la Brexit” questo è stato il mantra che ha ripetuto come un’ossessione.
Ma possiamo considerare veramente chiusa la questione? Probabilmente no. L’unica certezza è che la Brexit avverrà veramente e che la maggioranza a Westminster ha i margini e la compattezza per gestire il processo politico senza più ripensamenti. Boris, galvanizzato da una vittoria più ampia delle aspettative, ha parlato di “un mandato chiaro” e ha fatto trapelare l’intenzione di procedere a tappe forzate per rispettare la deadline di dicembre. L’accordo che Johnson ha siglato con l’Unione Europea, tuttavia, è di fatto un modo per rimandare alcune delle questioni più rilevanti da un punto di vista economico, politico e finanziario. Le parti in causa avranno ora fino a dicembre 2020 per definire i propri rapporti. Questo particolare è ovviamente di grande rilevanza nel valutare l’impatto della Brexit sui mercati nel medio termine:
1. È possibile che nei prossimi mesi alcune catene del valore subiranno le conseguenze dell’incertezza legata al negoziato ed eventualmente di nuove regole. Non bisogna inoltre sottovalutare la sfida operativa e logistica che la Brexit pone sulle amministrazioni pubbliche, per continuare a garantire una circolazione senza intoppi delle merci.
2. In questo momento è impossibile escludere la possibilità di una “Brexit dura”, ovvero una Brexit senza accordo commerciale: un’eventualità che probabilmente si rifletterebbe in senso negativo sul mercato.
3. Questa incertezza è legata a un processo politico e negoziale che vivrà di varie fasi. È prematuro in questo momento prevedere quale sarà la nuova postura delle parti.
In definitiva è ragionevole immaginare che la “fase 2” della Brexit resterà un potenziale fattore di mercato almeno per un altro anno. Ci possiamo aspettare che il tema comincerà ad assumere maggiore rilevanza man mano che la scadenza di dicembre si avvicina senza che le parti abbiano definito un accordo. Tuttavia. è plausibile che il risultato elettorale possa agevolare l’apertura di una nuova fase nel rapporto tra UK e UE: eliminando complessità del processo politico. Boris Johnson è ora forte di un chiaro mandato, mentre l’Unione Europea potrebbe assumere un atteggiamento più benevolo ora che la possibilità di invertire il processo Brexit è affievolita. D’altra parte, Johnson non ha mai avuto mano libera per spiegare che tipo di Brexit desiderasse veramente, oscillando tra posizioni più morbide e più oltranziste a seconda dell’opportunità politica, ora finalmente avrà la possibilità di chiarificare meglio la sua agenda. Sicuramente il risultato elettorale rimanda eventuali criticità e sarà importante valutare come le parti approcceranno il negoziato.C’è poi la questione del confine Nord Irlandese. Stando all’accordo che Johnson dovrebbe approvare, si dovrebbe risolvere la questione stabilire un confine non intrusivo nel Mar d’Irlanda. Va da sé che questa operazione presenta più di una criticità. Per citare un documento del ministero dell’Interno britannico pubblicato dal Financial Times, sarà una sfida “strategica, politica e operativa”.Più in generale, il successo dei partiti nazionalista in Scozia e nell’Irlanda del Nord sta a testimoniare che il progetto unitario e unitarista di Johnson (One Nation Conservative Party) ha più di qualche ostacolo: l’Inghilterra sembra oggi aver preso una direzione marcatamente diversa dal resto dell’Unione. Per ovviare a queste difficoltà Johnson metterà mano al portafoglio, allargando i cordoni della spesa pubblica: nel medio termine è da valutare l’effetto sugli spread per l’obbligazionario governativo, anche se un ritorno alla spesa potrebbe avere un effetto positivo sulla crescita.Nel breve periodo, il Pound e il FTSE hanno celebrato con un mini-rally (anche perché è scongiurato l’aumento della tassa sui profitti presentato dai Laburisti). Guardando al futuro, la situazione oltre manica merita di continuare a essere guardata con attenzione. E considereremo tutti questi aspetti quando si tratta di valutare il nostro posizionamento su azionario e bond governativi britannici, che resta comunque limitato.

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Elezioni UK: commenti flash di Investec AM

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Commento di John Stopford, Portfolio manager del Global Multi-Asset Income Fund di Investec AM. Prevediamo un ulteriore recupero della sterlina e delle azioni domestiche inglesi con il calo dell’incertezza e la rimozione del rischio di coda di politiche non favorevoli al mercato ̶ sebbene buona parte di questo sia già prezzato, visti i sondaggi prima delle elezioni. L’incertezza politica del Regno Unito si è manifestata in investimenti deboli da parte delle imprese, che hanno contribuito negativamente alla crescita del PIL per cinque degli ultimi otto trimestri e un mercato immobiliare modesto, con i prezzi delle case che non sono riusciti a tenere il passo con l’inflazione. La vittoria dei conservatori ha fornito una certa chiarezza economica per il breve termine, poiché il Regno Unito lascerà finalmente l’UE e gli investimenti netti del settore pubblico torneranno a livelli storicamente elevati. Crediamo che i mercati inizieranno a prepararsi per una crescita di Boris Johnson. Ciò tenderebbe a sostenere i rendimenti dei titoli di Stato (il Regno Unito è uno dei mercati dei titoli di Stato più costosi che copriamo) e una sterlina più forte. Tuttavia, riteniamo che il rally sarà limitato, perché c’è la possibilità di una rapida transizione post-Brexit verso un’ulteriore incertezza sulle future relazioni commerciali del Regno Unito con l’UE.Per limitare l’impatto dell’incertezza elettorale sul portafoglio, il Global Multi-Asset Income Fund è posizionato con un peso relativamente basso sugli asset domestici del Regno Unito e sulla sterlina.
Commento di Ken Hsia, Portfolio manager dello European Equity Fund di Investec AM. Una maggioranza dei conservatori era diventata sempre più realtà con l’avvicinarsi delle elezioni favorendo così un rafforzamento graduale della sterlina. Sicuramente questo esito elettorale riduce le incertezze ma è anche vero che restano da stabilire i termini finali della Brexit e di un qualsiasi accordo commerciale con l’UE. Pertanto, mentre ci aspettiamo un rimbalzo importante da quelle società che si riferiscono al mercato domestico e che avevano abbassato i propri prezzi per essere più competitivi sui mercati europei, non ci aspettiamo un impatto immediato sulle entrate o gli investimenti delle società britanniche.
Manteniamo un posizionamento di portafoglio neutrale rispetto alla Brexit. Gran parte della nostra esposizione al Regno Unito riguarda le società multinazionali che traggono la maggior parte dei loro ricavi all’estero, anche se deteniamo Lloyds Bank e il gruppo edilizio Berkeley Group. Riteniamo che entrambi i titoli rappresentino asset di qualità scambiati con uno sconto che dovrebbe beneficiare della riduzione dell’incertezza economica.

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Imprese: Istat, 4 su 10 hanno connessione a internet veloce

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

Secondo l’Istat, le imprese con almeno 10 addetti che accedono a internet con connessioni veloci sono il 41%, ma solo il 13,8% ha connessioni con almeno 100 Mbps. Solo il 13,7%, poi, effettua vendite on line.”Numeri decisamente insufficienti. L’E-commerce è l’unica forma distributiva a registrare incrementi stabili a due cifre. L’ultimo dato Istat, relativo ad ottobre, segna un +16,6%. Non effettuare vendite on line, quindi, significa non essere all’altezza delle richieste del mercato e dei consumatori” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Rispetto alle connessioni internet veloci, invece, è spesso la nostra rete infrastrutturale a non essere all’altezza rispetto alle richieste delle imprese e delle famiglie. In particolare, ancora troppo poche le commessioni FTTH, che sono quelle che garantiscono una velocità maggiore e l’arrivo della fibra ottica fino alla presa telefonica dentro l’impresa” prosegue Dona.
L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Agcom, gli accessi alla rete fissa in rame sono ancora superiori al 50%. Nel periodo giugno 2015 – giugno 2019 gli accessi tramite tecnologia FTTC sono cresciuti di +6,52 milioni di unità, mentre quelli FTTH di appena +720 mila. (Ufficio stampa: 338/4031534 (Mauro Antonelli)

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Regus: Flex Economy, 254 miliardi di dollari alle economie locali

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

La crescente migrazione di luoghi e spazi di lavoro flessibili in aree al di fuori delle principali città metropolitane sta dando vita a quella che potremmo definire come “flex economy”. Un fenomeno che, nel prossimo decennio, potrebbe contribuire per oltre 254 miliardi di dollari alle economie locali. È quanto emerge dal primo studio mai condotto sugli spazi di lavoro nelle aree extra-urbane e nelle città di provincia. L’analisi, commissionata da Regus a un team di economisti indipendenti, ha preso in esame 19 Paesi (tra cui l’Italia), approfondendo l’impatto economico e sociale degli spazi di lavoro flessibili nelle città di provincia e nelle aree suburbane.La crescita economica a livello locale è in gran parte guidata dalla presenza di grandi aziende, sempre più inclini ad adottare politiche di lavoro flessibile e ad abbandonare il vincolo di un’unica sede centrale, a favore di spazi di lavoro flessibili al di fuori dei grandi hub metropolitani. Oltre a consentire ai dipendenti di lavorare più vicino a casa, aumentare la produttività e risparmiare, ciò determina risvolti importanti anche a livello dell’economia locale.Nei 19 Paesi analizzati, l’inaugurazione di uno spazio di lavoro flessibile porta mediamente allo sviluppo di 218 posti di lavoro. Una cifra che comprende i lavori temporanei della fase di allestimento, i ruoli permanenti legati alla gestione del centro (reception, manutenzione, pulizia ecc.) e i posti di lavoro legati all’occupazione dello spazio da parte delle diverse aziende.La cifra può variare nei diversi Paesi, in base alla dimensione media degli spazi, alle normative e ai fattori culturali. In Germania, ad esempio, un’alta densità di scrivanie è mal tollerata. Il Giappone, invece, è la nazione in cui un singolo centro ospita il più alto numero di postazioni di lavoro in assoluto: 274. In Italia, si stima che ogni qual volta si apre uno spazio di lavoro flessibile i posti di lavoro che vengono a crearsi siano 200. Di questi, 110 sono a diretto beneficio dei residenti dell’area o della città che ospita lo spazio.Oltre alla creazione di posti di lavoro, i benefici per le aree locali derivanti dal lavoro flessibile si traducono anche in un aumento del Valore Aggiunto Lordo (VAL), la misura del valore di beni e servizi prodotti in un’area. Si stima che uno spazio di lavoro flessibile medio generi 16,47 milioni di dollari ogni anno, con un’iniezione media di 9,63 milioni di dollari a livello dell’economia locale (legati in parte alle necessità di aziende e dipendenti, in parte alle migliori possibilità di carriera e guadagno per residenti e aziende dell’area).In Italia i valori si attestano su livelli grossomodo in linea con la media, pari a 15,23 milioni di dollari per anno, di cui 8,24 milioni di dollari “trattenuti” a livello locale. Gli Stati Uniti registrano il valore di VAL più alto, con 18,88 milioni di dollari immessi a livello locale per singolo spazio.Oltre all’impatto finanziario diretto, gli spazi di lavoro flessibile generano anche benefici “sociali”, sia per i lavoratori, sia per la regione che li ospita. Tra questi, la riduzione del tempo dedicato agli spostamenti, con 7.416 ore di pendolarismo mediamente risparmiate all’anno. In Italia, la cifra si attesta a 6.735 ore. Gli americani, nuovamente, spiccano per il massimo beneficio, “salvando” 10.892 ore all’anno.Un ufficio ubicato in un’area facile da raggiungere, inoltre, ha anche altri vantaggi a livello sociale giacché offre opportunità occupazionali anche a chi altrimenti avrebbe difficoltà o non sarebbe in grado di recarsi in un ufficio. Si pensi per esempio a persone diversamente abili o a chi ha responsabilità di assistenza.Oltre a valutare l’impatto dei singoli spazi, lo studio ha anche esaminato il potenziale di qui a 10 anni per ciascun mercato, tenendo conto degli attuali trend di sviluppo degli spazi di lavoro flessibile, dei cambiamenti demografici, tecnologici e nelle pratiche aziendali. Si stima che la “flex economy” possa generare 3 milioni di posti di lavoro – l’equivalente di una città come Buenos Aires – con un’iniezione di valore aggiunto lordo a livello locale pari a 254 miliardi di dollari.Per l’Italia, la preview è di oltre 110.000 persone impiegate negli spazi di lavoro flessibili locali, con un valore aggiunto lordo per anno stimato in 8.678 miliardi di dollari, di cui circa 4.512 “trattenuti” dalle economie periferiche.

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Agricoltura: Fondi UE a rischio

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2019

I dati diffusi di recente dall’Ismea e dalla Rete rurale nazionale dimostrano che la macchina amministrativa del nostro Paese non riesce a cogliere le opportunità offerte dall’Europa e, in alcuni casi, rischia di diventare parte del problema – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Per via dell’inefficienza amministrativa di diverse regioni, l’Italia potrebbe essere infatti costretta a restituire a Bruxelles fondi agricoli per un valore di 444 milioni di euro.La scadenza del 31 dicembre è ormai dietro l’angolo. Oltre tale data rischiamo di perdere i fondi europei senza averli mai utilizzati – prosegue Tiso. Si tratta di risorse vitali per l’agricoltura italiana, che oltre ai cambiamenti climatici e alla vulnerabilità idrogeologica del nostro territorio, trova troppo spesso un ostacolo inaspettato in una burocrazia che non sa dare il giusto supporto alle nostre imprese. In special modo a quelle che più ne hanno bisogno, cioè le medie e le piccole. Tra le regioni che hanno accumulato maggiore ritardo ci sono Puglia, Liguria, Abruzzo, Basilicata, Campania e Sicilia, mentre sono soltanto undici quelle che hanno scongiurato il disimpegno dei fondi. Nel frattempo, le imprese agromeccaniche attendono ancora il via libera per accedere ai bandi per l’innovazione, mentre la Banca europea per gli investimenti e il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea hanno concluso un accordo per finanziare con 200 milioni le Pmi in Italia, con una quota del 25% riservata alle aziende agricole.
Se da un lato occorre lavorare affinché la nuova Pac risponda ai veri bisogni dell’agricoltura europea e italiana, dall’altro è essenziale non sprecare le risorse che l’Unione europea stanzia a nostro favore. Il nostro Paese è chiamato a mostrare la stessa efficacia che richiede alle istituzioni europee.

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La Finanza diventa social

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Nasce T.I.E. – The Intermonte Eye – il nuovo brand di Intermonte dedicato ai consulenti finanziari e ai private banker. Un’innovativa soluzione, digitale e taylor made, che mette a disposizione un servizio informativo professionale, indipendente e autorevole, attraverso l’offerta di contenuti e outlook esclusivi sui mercati finanziari e sui prodotti di investimento.L’entrata in vigore di MIFID II sta creando innumerevoli sfide per il mondo della consulenza finanziaria. Nata con l’obiettivo di migliorare la trasparenza dei mercati finanziari, la normativa porterà a mutamenti significativi nel rapporto fra consulente e risparmiatore. Gli stessi risparmiatori sentono, oggi come non mai, l’urgenza di potenziare le proprie competenze in ambito finanziario. Il ruolo del consulente, quale primario vettore di educazione finanziaria capace di mettere il cliente nelle condizioni di fare scelte consapevoli, diventa quindi sempre più centrale.La nascita di T.I.E. si inserisce proprio in questo contesto in cui sta crescendo, in modo esponenziale, il bisogno per consulenti e private bankers di accedere in modo rapido e immediato non tanto a semplici news, già abbondantemente disponibili su vari media, ma a informazioni esclusive e a valore aggiunto selezionate appositamente per loro. Il consulente può essere così ulteriormente supportato nella fase di strutturazione e di efficiente allocazione del portafoglio dei propri clienti in base al loro profilo rischio/rendimento.
T.I.E. ha l’obiettivo di creare una community di professionisti del risparmio altamente fidelizzata, a cui offrire un servizio loro riservato con contenuti e analisi facilmente fruibili anche in mobilità. Il tutto sarà accessibile grazie ad un’App e un sito internet (https://tie.intermonte.it/). T.I.E è presente anche su Linkedin (https://www.linkedin.com/showcase/t.i.e.-the-intermonte-eye/about/) con una intensa attività editoriale. Chi entrerà a far parte della community avrà accesso a notizie puntuali e a contenuti originali in materia di analisi dei mercati e di soluzioni di investimento. T.I.E vuole essere uno spazio digitale dedicato al confronto e scambio di idee sia fra i consulenti stessi della community sia con i professionisti di Intermonte.

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Una compagnia navale di spedizioni tra le 10 principali aziende inquinanti in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Sono i risultati del report del network Transport & Environment reso pubblico oggi, che dimostra come il trasporto marittimo europeo abbia notevoli emissioni di CO2 e deve contribuire come tutti i settori alla riduzione delle emissioni climalteranti ed alla decarbonizzazione dei trasporti.Secondo lo studio di T&E sono circa 11 milioni le tonnellate di CO2 emesse nel corso dell’anno dalla compagnia di spedizioni marittime Mediterranean Shipping Com-pany (MSC), secondo i dati ufficiali sulle emissioni. La sua flotta di container che tra-sporta merci e beni di consumo, che vanno dall’elettronica e frutta fresca a vestiti e giocattoli, figura tra i principali 10 aziende inquinanti a livello europeo. La classifica delle imprese più “fossili” è occupata da centrali a carbone e dalla compagnia aerea low-cost Ryanair – al decimo posto. È questa la sintesi dello studio di Transport & Environment (T&E): il rapporto lanciato oggi, lunedì 9 dicembre 2019, mostra che MSC sarebbe l’ottavo emittente più pesante se il settore marittimo facesse parte del sistema di scambio di quote ETS di emissioni dell’UE.Nel complesso il trasporto marittimo lo scorso anno, con le navi container da e verso l’Europa, ha emesso oltre 139 milioni di tonnellate di CO2: questo significa che se il settore del trasporto marittimo fosse un paese, sarebbe l’ottavo inquinatore più grande dell’Unione Europea.E fatto ancora più grave e’ che la navigazione, sia per le merci che per le grandi navi da crociera, è l’unico settore senza obbligo di riduzione delle emissioni di CO2 e non paga per il suo inquinamento da carbonio.Inoltre il settore marittimo è esonerato dal diritto della UE dal pagamento di tasse sul suo combustibile, che si traduce in una sovvenzione effettiva del valore di 24 miliardi di euro all’anno, come ha stimato il rapporto di T&E.Questi numeri dimostrano il peso ambientale negativo per le emissioni di CO2 del trasporto marittimo e gli ingiustificati privilegi di cui gode il settore che non viene indotto a cambiare, a ridurre le emissioni ed a contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti.
La nuova Presidente della Commissione Europea si è impegnata a portare le emissioni dei trasporti marittimi internazionali nel sistema di scambio delle emissioni del blocco (ETS) per contribuire a rendere l’Europa neutrale in termini di emissioni di carbonio. T&E ritiene che questo sia un primo passo essenziale per frenare l’impatto sul clima del settore. Tuttavia, saranno necessarie ulteriori misure, tra cui uno stan-dard di CO2 che le navi potranno emettere durante il funzionamento, per accelerare l’utilizzo di carburanti e tecnologie a zero emissioni di carbonio nel settore marittimo.Secondo la responsabile di T&E per l’Italia, Veronica Aneris, “non è più possibile continuare ad ignorare l’impatto ambientale delle navi. È tempo, per il settore marittimo, di fare la sua giusta parte nella mitigazione del cambiamento climatico. I governi nazionali devono supportare l’impegno annunciato dalla Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, e dal Parlamento UE, a portare le emissioni climalteranti delle navi all’interno del sistema ETS per rendere possibile il raggiungi-mento dell’Accordo di Parigi sul clima.”

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Tutela e la valorizzazione del prodotto editoriale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

La Federazione degli editori di giornali ha da tempo assunto tra le sue priorità la tutela e la valorizzazione del prodotto editoriale per contrastare i sempre più pervasivi fenomeni di pirateria digitale, come ricordato anche oggi da alcuni organi di stampa.Le nuove opportunità e modalità di diffusione e fruizione dei contenuti editoriali in Rete hanno, infatti, creato un terreno particolarmente propizio ad abusi od usi non autorizzati dei prodotti dell’editoria.Negli ultimi anni, questo trend crescente si caratterizza per una gradualità del fenomeno pirateria che va dall’utilizzo di rassegne stampa online realizzate e diffuse senza l’autorizzazione dei titolari dei diritti fino all’illecita diffusione dei contenuti editoriali anche attraverso le piattaforme social e le applicazioni telefoniche o di messaggistica istantanea.Gli editori italiani confidano in un deciso intervento delle autorità amministrative e giudiziarie preposte alla tutela del prodotto editoriale e dell’industria dell’informazione, per garantire libertà di stampa e pluralismo informativo, pilastri fondamentali della democrazia.
È necessario, poi, attraverso l’impegno di tutti, far comprendere che i contenuti di qualità prodotti grazie all’investimento di ingenti risorse, economiche e professionali da parte delle imprese editoriali non possono essere sfruttati liberamente né fruiti al di fuori di ogni contesto di legalità, se non a rischio di possibili sanzioni.

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Berlin Packaging conclude l’acquisizione di Novio Packaging

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

CHICAGO. Berlin Packaging ha annunciato oggi di aver completato l’acquisizione di Novio Packaging Group B.V., un fornitore di packaging in plastica con sede nei Paesi Bassi, specializzato nei segmenti della cura personale, della farmaceutica, dei prodotti alimentari e dell’alimentazione sportiva. Con l’ingresso di Novio Packaging nel novero delle compagnie europee di Berlin Packaging, che comprendono Bruni Glass, leader nei contenitori speciali in vetro, Bruni Erben, fornitore di spicco nell’ambito delle chiusure, e altre quattro aziende acquisite nel 2019, il gruppo si afferma come il primo fornitore di packaging del continente per tutti i mercati e i settori. Berlin Packaging ha annunciato l’accordo definitivo per l’acquisizione di Novio Packaging il 29 ottobre 2019.
Con l’acquisizione, le aziende chiuderanno il 2019 con un fatturato annuo di oltre 1,5 miliardi di dollari, oltre 130 tra punti vendita e magazzini in Nordamerica e in Europa e un portfolio di oltre 40.000 contenitori e chiusure in vetro, plastica e metallo.
I clienti di Novio ora potranno avvalersi dell’esperienza nei contenitori speciali in vetro di Berlin Packaging, dei suoi servizi per l’incremento del fatturato e dei suoi eccellenti centri di design dislocati in due continenti, mentre i clienti di Berlin Packaging potranno contare sulla forte presenza di Novio Packaging nel Nord dell’Europa, sulla sua ampia offerta di prodotti in plastica e sulla sua significativa esperienza in segmenti chiave del mercato. “Avendo alle spalle quattro acquisizioni europee e quattro integrazioni portate a termine con successo nel 2019, siamo certi che l’acquisizione di Novio Packaging porterà nuovi vantaggi per i clienti, i fornitori e i dipendenti”, ha affermato Paolo Recrosio, Amministratore delegato di Bruni Glass, a Berlin Packaging Company. “Ci sono tantissime sinergie tra le nostre splendide aziende, e sappiamo che il processo di integrazione avverrà senza intoppi”.“Proprio come per la nostra società, le ottime performance di Novio Packaging testimoniano la creatività delle loro soluzioni, l’efficacia della loro filiera e la centralità di un eccezionale servizio clienti”, ha dichiarato Michael Grebe, Presidente esecutivo del Consiglio di amministrazione di Berlin Packaging. “Unendo le forze delle nostre aziende, questa acquisizione ci aiuta a raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi di crescita e consolida la nostra posizione di principale fornitore di packaging rigido in due continenti in grado di vantare l’offerta più ampia e la maggiore attenzione al cliente.”.“Siamo entusiasti di entrare a far parte della famiglia Berlin Packaging e di collaborare con i nostri nuovi colleghi. Siamo fieri di ciò che abbiamo costruito, e sappiamo che questa nuova partnership offrirà numerose nuove opportunità ai clienti, ai fornitori e ai dipendenti”, hanno commentato Erik Trum e Marck Jansen, fondatori e direttori generali di Novio Packaging.
Tutti i dipendenti e tutte le strutture resteranno operativi. La dirigenza di Novio Packaging, compresi Jansen e Trum, rimarrà in carica.

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Il gruppo Marcegaglia ha acquisito dal gruppo russo Evraz SA

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Lo ha fatto attraverso la sua controllata Marcegaglia Plates, il 100% del capitale di Evraz Palini & Bertoli di San Giorgio di Nogaro (Udine), 108 dipendenti e 216 milioni di fatturato, specializzata nella produzione di lamiere da treno con oltre 400 mila tonnellate di acciaio lavorate ogni anno.
Con la nuova acquisizione, che si inserisce nel piano di rafforzamento del gruppo metalsiderurgico mantovano, Marcegaglia Plates darà vita a un nuovo polo industriale in grado di trasformare con 200 addetti 1 milione di tonnellate d’acciaio l’anno, per un controvalore superiore ai 500 milioni di euro.La società acquisita, che ha preso il nome di Marcegaglia Palini & Bertoli, potrà beneficiare grazie alla nuova proprietà, oltre che di investimenti volti a potenziare la sua struttura produttiva, anche di importanti sinergie operative e commerciali. La transazione, che ha consentito a un’azienda italiana di ritornare a essere da russa ancora italiana, è stata perfezionata sulla base di un “entreprise value” di 40 milioni di euro e si è avvalsa del supporto degli advisor e degli studi legali VTB Bank/LCA (per Marcegaglia) e Credit Agricole/DLA Piper (per Evraz).
Il gruppo metalsiderurgico Marcegaglia, leader globale nella trasformazione dell’acciaio con 5,8 milioni di tonnellate lavorate ogni anno, opera con circa 6.500 dipendenti e 25 stabilimenti sparsi nel mondo, dove produce ogni giorno 5.500 chilometri di manufatti in acciaio inossidabile e al carbonio per oltre 15.000 clienti. Nel 2018 il fatturato delle proprie attività core business (95%) e diversificate (5%) ha superato i 5,3 miliardi di euro con un Ebitda di 411 milioni (386 milioni di euro riferibili a Marcegaglia Steel). Fondato nel 1959 da Steno Marcegaglia, ha il suo quartier generale a Gazoldo degli Ippoliti (Mantova) ed è interamente controllato dall’omonima famiglia mantovana: con Antonio Marcegaglia, presidente, ed Emma Marcegaglia, vice presidente, ai vertici del sodalizio, di cui sono anche ad.
Strutturato in due principali holding di controllo delle sue varie unità societarie, Marcegaglia Steel (cui fanno capo le attività di core business) e Marcegaglia Investments (per le attività diversificate), il gruppo è presente in un variegato novero di settori industriali che, insieme a quello primario dell’acciaio, comprendono inoltre le costruzioni, la cantieristica edile, i prodotti domestici ed elettrodomestici, l’elettromeccanica, il turismo e l’immobiliare. Nel 2019 il gruppo Marcegaglia ha lanciato un piano di investimenti di circa 600 milioni di euro nei prossimi cinque anni per potenziare le attività dei principali stabilimenti della sua filiera produttiva in Italia e in Europa.

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Tecnologia e gestione del business: la School of Management del Politecnico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Milano tra le 3 migliori scuole di Università “tecniche” in Europa secondo il Financial Times.I ranking 2019 editi dal Financial Times e dedicati al mondo delle business school europee posizionano la Scuola milanese tra le prime 50 in assoluto (45) su un totale delle top 95, e sul podio se la si confronta con le altre appartenenti ad Atenei focalizzati su innovazione e ingegneria. Meglio solo Imperial College (UK) e Aalto University (Finlandia). I prodotti in classifica vanno dall’MBA all’EMBA,al Master of Science in Ingegneria Gestionale, ai programmi per le imprese e i professionisti
Affiancare ai corsi di management, economia e finanza l’apprendimento di competenze ingegneristiche e tecniche, indispensabili per comprendere e gestire con successo la trasformazione digitale nelle imprese. E’ questo “orientamento” a contraddistinguere le business school legate a Università con un focus tecnologico come la School of Management del Politecnico di Milano, posizionato tra le prime 3 in Europa con le stesse caratteristiche secondo il Financial Times, che ha pubblicato i consueti ranking annuali sulle 95 migliori scuole di business europee.Per l’undicesimo anno in classifica, la School of Management del Politecnico di Milano regge bene il confronto con il resto d’Europa anche nella classifica generale, dove compare al 45esimo posto con cinque linee di prodotto. Si va dai “classici” MBA full time ed Executive EMBA al Master of Science in Ingegneria gestionale, a un’ampia e innovativa offerta di programmi ad hoc per le imprese e per il mercato Open di manager e professionisti, con una marcata impronta tecnologica sia nei contenuti, sia nella forma: sempre più corsi infatti sono fruibili in distance learning grazie allo sviluppo di specifiche piattaforme informatiche che permettono di gestire la formazione in maniera flessibile e attenta alle esigenze dell’utente.
L’FT European Ranking 2019 valuta i migliori programmi di MBA, Executive MBA, master of science, corsi a catalogo e su commessa. I parametri che determinano il posizionamento in classifica sono numerosi, tra cui l’opinione che gli stessi diplomati hanno dei docenti e del prodotto formativo, la retribuzione o l’avanzamento di carriera che si raggiungono dopo avere frequentato il master e l’esposizione internazionale della Scuola.La School of Management del Politecnico di Milano è composta dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale e dal MIP, la business school dell’Ateneo milanese. “Da anni abbiamo puntato sull’internazionalizzazione dei corsi e sulle competenze legate alla trasformazione digitale, che sarà la principale sfida per le nostre aziende, perché un buon manager dovrà essere un esperto nella gestione dell’innovazione”, commentano Alessandro Perego e Andrea Sianesi, rispettivamente Direttore del Dipartimento e Dean di MIP.

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Fondi Europei – Castelli, “Lavoriamo per evitare che vengano persi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

Roma “Gentile Direttore, il contributo del prof. Francesco Marone, dal titolo “Troppi fondi europei non spesi”, che avete ospitato pone l’accento su un tema assolutamente importante: l’utilizzo – o per meglio dire il mancato utilizzo – dei Fondi europei da parte delle nostre Regioni. Un contributo che evidenzia una carenza cronica del nostro Paese, che ancora non ha imparato a spendere bene le risorse assegnate da Bruxelles. Vicini alla scadenza della programmazione 2014-2020, abbiamo speso meno del 25% dei fondi, che pure ammontano complessivamente a 75,2 miliardi, tra strutturali e di investimento.
Considerato che le criticità maggiori sono focalizzate sul rispetto dei tempi e sugli obiettivi da raggiungere, in questa Legislatura, insieme alle strutture del MEF e alla Ragioneria, abbiamo lavorato affinché i finanziamenti dall’Europa non venissero persi, bensì si concentrassero su pochi obiettivi infrastrutturali di ampio respiro. Un lavoro in tal senso lo stiamo portando avanti con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ANPAL, Regioni e con Asstel, l’Associazione che rappresenta la filiera delle telecomunicazioni, per lo sviluppo di un progetto propedeutico n piano nazionale per utilizzare le risorse dei Fondi europei a sostegno delle azioni formative delle aziende della Filiera in materia di nuova occupazione, riconversione/riqualificazione dell’occupazione esistente sia nell’ambito della Programmazione comunitaria 2014/2020, sia nella prospettiva della Programmazione comunitaria 2021/2027.
Nelle prossime settimane, dopo alcuni approfondimenti richiesti dalle Regioni, e previa l’informativa del Ministero del Lavoro e la proposizione di una convenzione quadro, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie Autonome di Trento e Bolzano, dovrebbe approvare il testo di un “Protocollo di Intesa per la promozione di interventi finalizzati a favorire l’occupazione nel quadro dei processi di trasformazione digitale delle imprese della filiera delle telecomunicazioni”, da sottoscrivere tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Regioni\Provincie Autonome. Attraverso tale protocollo si vogliono, nello specifico, mettere in campo progetti formativi connessi a programmi di riorganizzazione aziendale, crisi aziendali accompagnati dall’utilizzo di ammortizzatori sociali, oppure progetti formativi connessi all’aggiornamento delle competenze in chiave digitale, per anticipare situazioni di tensione occupazionale che si potrebbero creare.Questa iniziativa assume particolare rilevanza se si considera che il mondo delle telecomunicazioni, come giustamente si evidenziava nel fondo di ieri, si avvia ad una nuova rivoluzione tecnologica, determinata dall’introduzione della tecnologia 5G, e questo ovviamente avrà importanti ricadute anche sulla necessità di impiegare personale adeguatamente formato. Fatta salva la competenza esclusiva delle Regioni in materia di formazione, che ovviamente non viene messa in discussione, una rapida approvazione del predetto protocollo ci porterebbe a sviluppare interventi volti a garantire, attraverso l’impiego di Fondi europei non ancora spesi, un supporto all’occupazione di una filiera ad alto cambiamento di competenze dovuto alle nuove tecnologie e ai processi di digitalizzazione. Abbiamo poco tempo, dobbiamo lavorare tutti assieme per non sprecare questa opportunità. Come Governo ce la stiamo mettendo tutta, e sono certa che non mancherà l’apporto di Regioni e Provincie Autonome”. Così Laura Castelli, Vice ministro dell’Economia e delle Finanze, in una lettera al Corriere del Mezzogiorno, Napoli e Campania.

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Tredicesime e il loro uso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 dicembre 2019

A breve saranno accreditate sui conti di lavoratori e pensionati le tredicesime, il cui ammontare complessivo si attesta quest’anno a circa 38,5 miliardi di Euro.Si tratta di un momento di ossigeno che consentirà alle famiglie di respirare e di dedicarsi, seppure con un atteggiamento ancora piuttosto contenuto, agli acquisti di Natale.Come ogni anno non mancheranno, però, le scadenze di dicembre. Gran parte dell’importo delle tredicesime sarà eroso dalle spese per rate di prestiti, mutui, affitti, assicurazioni, tasse, bollette e, non ultime, le visite mediche. La maggiore disponibilità economica, unita alle lunghe liste di attesa della sanità pubblica, spingono molte famiglie a rimandare a questo momento dell’anno controlli, visite specialistiche e appuntamenti con il dentista.Secondo lo studio dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dei 38,8 miliardi del monte tredicesime il 9,8% sarà destinato a visite e prestazioni mediche, acquisto di occhiali da visita, anticipi per apparecchi acustici o comunque in spese attinenti all’ambito sanitario.
Per quanto riguarda le voci che eroderanno in misura maggiore le tredicesime degli italiani spicca, in testa, quella relativa a prestiti, mutui e affitti, la cui incidenza si conferma al 23,1%. Seguono, in forte crescita, i costi di bollette e utenze, a cui sarà destinato il 22,20% dell’importo totale (lo scorso anno tale percentuale si fermava al 21,7%).Al terzo posto troviamo la voce relativa alle tasse, che assorbiranno il 19,95% degli importi incassati con le tredicesime.Nelle tasche delle famiglie, da destinare a regali, pranzi, cenoni ed eventuali viaggi, rimarrà appena il 10,35% dell’ammontare delle tredicesime, pari a 3,98 miliardi di Euro. Di questi, nel dettaglio, 2,66 appartengono ai lavoratori e 1,32 ai pensionati.

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