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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Banche centrali, banche e liquidità

Posted by fidest press agency su martedì, 20 agosto 2019

E’ in atto una nuova espansione monetaria. La Federal Reserve ha abbassato a fine luglio il tasso di sconto al 2,25%. Entro la fine dell’anno si prevedono nuovi ribassi. Molti temono che, a differenza del 2007 quando il tasso di sconto era del 5,25%, la Fed, in caso di una nuova crisi, potrebbe avere minori spazi di manovra. Il suo bilancio è cresciuto dai mille miliardi di dollari del 2007 ai 4.500 miliardi odierni. Il 55% dell’ammontare sarebbe costituito da asset backed security (abs), titoli spesso ad alto rischio.
La Banca centrale europea ha annunciato che a settembre si potrebbero attivare nuove forme di Quantitative easing . Dal 2005, soprattutto dopo la Grande Crisi del 2008, la Bce ha quintuplicato il suo bilancio comprando dalle varie banche titoli sia pubblici sia privati in loro possesso.
La domanda cruciale resta sempre la stessa: questa nuova liquidità arriverà veramente ai settori produttivi? Vi saranno prestiti e investimenti oppure, invece, acquisti di titoli del debito pubblico e altri più rischiosi, “parcheggiando”, di fatto, la nuova liquidità nel sistema bancario? E’ ben noto che tutte le grandi banche americane ed europee sono esposte a forti stress e a possibili instabilità, in particolare per la loro attività con i derivati finanziari anche di tipo speculativo. Al riguardo vi è una fortissima compenetrazione tra le banche americane e quelle europee. Ovviamente, se l’economia reale è in difficoltà, è inevitabile che il sistema bancario e gli stessi bilanci degli Stati ne soffrano.
Uno dei problemi più seri, come riporta anche la Barclays Bank inglese, è che a livello mondiale circa 12.000 miliardi di dollari di obbligazioni private e pubbliche hanno un tasso d’interesse negativo. Principalmente in Giappone e in Europa, dove il tasso d’interesse per il Bund decennale è sotto il – 0,5%. Circa la metà delle obbligazioni pubbliche europee, cioè 4.400 miliardi di euro, hanno un tasso negativo. Anche il 20% delle obbligazioni delle imprese private europee.
E’ una situazione del tutto inedita e foriera d’instabilità, tanto che molti investitori potrebbero essere tentati a cercare altri guadagni più remunerativi ma anche più rischiosi.
Negli Usa i problemi del sistema bancario incominciano a “intrecciarsi” con le crescenti difficoltà del sistema industriale. Difficoltà dovute non solo agli effetti della guerra dei dazi e dello scontro tecnologico con la Cina e con l’Europa. Se paragonati con il 2018, i profitti delle imprese produttrici di beni sono in caduta. In una forbice si va dal – 4% per i beni di consumo durevoli al -18% per i produttori di materiali. Il settore delle “imprese industriali” registra un meno 12% di profitto.
Si prevede che nel 2019 le imprese americane riacquisteranno sul mercato le loro azioni per circa 1.000 miliardi di dollari. Tale somma sembra superiore alla loro disponibilità di liquidità. Il che vuol dire che molte di queste operazioni di riacquisto saranno fatte attraverso nuovi indebitamenti.
In Europa le generali difficoltà del settore bancario sono ben evidenziate dalla situazione della Deutsche Bank, che nel secondo trimestre del 2019 ha registrato una perdita di ben 3,15 miliardi di euro, 2,94 dei quali solo nel cosiddetto settore investment.
Adesso, ma in ritardo, la DB vorrebbe abbandonare questo ramo di attività più rischioso. La decisione, però, è osteggiata dal fondo d’investimento statunitense Cerberus, che detiene il 3% delle azione e che, al contrario, vorrebbe che il settore derivati crescesse. Il portafoglio derivati di DB, al suo valore nozionale, è già di 48.000 miliardi di euro, il più alto al mondo. Per capire, 24 volte il debito pubblico tedesco,
Intanto DB vorrebbe cedere alla francese BNP Paribas 150 miliardi di attività legate agli hedge funds. La banca di Parigi, però, non sta molto meglio di quella tedesca. Il rapporto tra capitale sociale e debito di Deutsche Bank è del 36%, quello di BNP Paribas è del 41%.
Come sottolineato più volte su questo giornale, DB deve, inoltre, far fronte a gravi problemi legali negli Usa, dove la sua filiale potrebbe essere stata coinvolta in vaste operazioni di riciclaggio di denaro in Estonia. Il Dipartimento della Giustizia Usa indaga anche sul fatto che la Deutsche Bank, insieme alla Goldman Sachs americana, possano aver violato le leggi anti-riciclaggio per attività svolte per conto del fondo statale malese 1Malaysia Development Berhad. Dati e situazioni non rosei, preoccupanti, che ripropongono l’urgenza di riconsiderare le politiche dei dazi e di rivisitare le regole della finanza. (di Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Castelli: “L’Italia ha bisogno di un piano nazionale di interventi”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

Roma. “Purtroppo è sempre la solita storia: non lo capisci fino a che non ci passi. Ora che anche i numeri della Germania traballano, anche lì si rispolverano antiche e ottime ricette:gli investimenti pubblici per far ripartire l’economia. Questa è stata la direttrice di un anno e mezzo di governo; abbiamo sbloccato 50 miliardi di investimenti solo al Cipe e molti altri in altri settori. E ne abbiamo programmati decide nei settori strategici.Ma soprattutto gli investimenti pubblici sono la base della prossima manovra, cui stiamo lavorando. Tra i temi che anche i tedeschi guardano c’è l’edilizia pubblica. Come il nostro “Piano Casa Mia”. Il piano, messo a punto insieme a Marco Pellegrini, prevede interventi di ricostruzione e recupero di edifici o ex aree industriali dismesse.
L’Italia ha bisogno di un piano nazionale di interventi, aggiuntivo rispetto alle competenze regionali, che punti a ricostruire e riqualificare edilizia vecchia e inefficiente dal punto di vista energetico. Noi ci siamo! E sono convinta che ci siano i margini per trattare con Bruxelles affinché questi investimenti siano esclusi dai vincoli di bilancio”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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La salute si tutela anche facendo attenzione alla sicurezza informatica

Posted by fidest press agency su domenica, 18 agosto 2019

Lignano Sabbiadoro (Ud) lunedì 19 agosto. L’incontro si svolge al Beach Aurora, lungomare Alberto Kechler 18/A – località Lignano Pineta, Lignano Sabbiadoro con inizio alle 18.30. Al termine è previsto un aperitivo per incontrare i relatori in modo informale. La partecipazione è libera.
All’incontro moderato dal giornalista e responsabile editoriale Nordest di Eo Ipso Carlo Tomaso Parmegiani, interverranno Manuel Cacitti, amministratore delegato di Karmasec Srl, società di consulenza specializzata nella sicurezza in ambito IT; Michele Bava, data protection officer dell’Irccs Burlo Garofolo di Trieste; Riccardo Furlanetto, socio e responsabile commerciale di Zulu Medical Srl.
È un concetto con cui strutture sanitarie, istituzioni e cittadini devono, sempre di più, fare i conti: perché l’uso della tecnologia in ambito medico genera non solo un enorme potenziale di miglioramento per le cure, ma anche grandi rischi per la sicurezza dei dati. Tanto che la sanità è uno dei settori più bersagliati dai pirati della Rete (secondo l’ultimo rapporto Clusit il 10% degli attacchi nel 2018 si è concentrato in questo ambito). Lunedì 19 agosto, al Beach Aurora di Lignano Sabbiadoro (UD) – località Lignano Pineta, nell’ambito di Economia sotto l’Ombrellone si parlerà proprio di “Dati sensibili in sanità e sicurezza informatica”: esperti provenienti sia dal mondo IT, sia da quello della sanità, racconteranno un aspetto che di cui i pazienti sono spesso poco consapevoli, ma che in realtà rappresenta un’importante garanzia a tutela della loro salute.
La nona edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi ed ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG. Main sponsor: Greenway Group; sponsor: Ombrellificio Ramberti, IS Copy Trieste, Dvs, Glp, Confindustria Udine, Zulu Medical, RealComm e Karmasec; sponsor tecnici: Fondazione Villa Russiz, Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno e Hotel Ristorante President.

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Riso: prezzi in calo nel secondo trimestre del 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Secondo trimestre dell’anno all’insegna dei ribassi per i prezzi del riso scambiato nel mercato italiano. I cali hanno riguardato praticamente tutte le varietà di risone – ovvero il riso greggio – quotate nei listini delle Camere di Commercio, risentendo di uno scenario di mercato segnato da scambi limitati. Poche le eccezioni osservate nel trimestre, tra cui i rialzi registrati per il Roma, il S. Andrea e il Selenio. Selenio che ha chiuso l’annata 2018/19 raggiungendo la soglia dei 500 €/t, ai massimi storici. Sono alcuni dei dati contenuti nell’analisi trimestrale sul mercato risicolo realizzata dalla Camera di Commercio di Pavia in collaborazione con BMTI.A circa due mesi dal nuovo raccolto, e con prospettive di un possibile ritardo nelle operazioni di raccolta, si può tracciare intanto un bilancio sull’andamento dei prezzi nell’attuale annata commerciale. In particolare, il confronto con l’annata 2017/18 mostra rialzi per la quasi totalità delle varietà di risone quotate nei listini camerali. Tra i risoni del gruppo Tondi spicca il Selenio, il cui prezzo medio nell’attuale campagna 2018/19 registra un incremento del +63%. Prezzi in crescita anche per alcune delle principali varietà da consumo interno, con un +41% per l’Arborio-Volano, un +39% per il Carnaroli, un +32% per il Roma e un +30% per il S. Andrea. Meno accentuato l’aumento per gli Indica, le cosiddette varietà da esportazione, con un +11% rispetto alla precedente annata registrato per il Thaibonnet. Estendendo il confronto alle annate precedenti, lo scenario appare però decisamente meno roseo. Confrontando il prezzo medio rilevato nell’annata 2018/19 con la media delle cinque annate precedenti, è infatti il segno “meno” a prevalere, soprattutto per alcune delle classiche varietà da risotto, con un -13% per il Carnaroli, un -9% per l’Arborio e un -6% per il Roma.Intanto, sul fronte del commercio estero, i primi mesi del 2019 hanno registrato una forte ripresa delle importazioni italiane. Dopo la frenata avvenuta nel 2018, i volumi importati dall’Italia di riso greggio, riso semigreggio, riso lavorato e rotture di riso hanno messo a segno nei primi quattro mesi del 2019 un balzo del +62% rispetto allo stesso periodo del 2018. Una dinamica diametralmente opposta a quella registrata per l’export, con le spedizioni di riso dirette all’estero in calo del 5% su base annua. http://web.bmti.it/flex/risone

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Sintesi del panorama economico ed esame dell’economia globale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Contributo a cura di Adrien Pichoud, portfolio manager and Chief Economist at SYZ AM. Le banche centrali si sono infine arrese agli sviluppi negativi sempre più numerosi e ai crescenti rischi di ribasso. Alla luce di una crescita globale in rallentamento combinata con una debole inflazione, un calo delle aspettative, tensioni geopolitiche in ascesa e un prolungato impatto delle tensioni commerciali, Washington, Francoforte e Tokyo sono tutte giunte alla stessa conclusione: allentare concretamente la politica monetaria. Il presidente della BCE e il Consiglio della Fed hanno entrambi comunicato di prevedere un taglio dei tassi a breve termine nei prossimi mesi, mentre il governatore della Banca del Giappone ha indicato una certa flessibilità (al ribasso) sul fronte dei rendimenti a lungo termine.
Questa svolta simultanea delle banche centrali è ovviamente connessa al rallentamento generalizzato dell’attività che interessa sia le economie sviluppate sia quelle emergenti. Smentendo le aspettative di una ripresa, soprattutto in Europa e Cina, la dinamica della crescita globale è rimasta fragile e continua a perdere vigore, con i recenti indicatori che puntano a una battuta d’arresto persino negli Stati Uniti. Tuttavia, per il momento la solida domanda interna in gran parte delle economie avanzate impedisce loro di sprofondare in recessione e ha finora scongiurato un allentamento della politica monetaria da parte delle banche centrali. Il declino dell’inflazione attesa e reale, che soprattutto nell’eurozona ha minacciato ulteriormente gli obiettivi delle banche centrali, peraltro già mancati, è stato probabilmente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’impatto di un allentamento monetario sui tassi d’inflazione resta però incerto. Tuttavia, fintanto che le dinamiche associate a crescita e inflazione permangono depresse, le banche centrali avranno motivo di procedere in tal senso e mantenere un approccio molto accomodante, quanto meno per cercare di preservare la propria credibilità. Il persistente rallentamento della crescita nelle economie sviluppate e le costanti tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti sembrano infine aver minato la promettente dinamica osservata negli scorsi mesi in molti paesi dei ME. L’intera economia globale sta perdendo colpi, salvo poche eccezioni…
Le dinamiche dell’inflazione permangono in generale fiacche e non sono state favorite dalla recente flessione dei prezzi del petrolio, che peserà sull’inflazione complessiva. Aspetto più allarmante per le banche centrali, sono diminuite anche le stime di inflazione sul medio termine. Il mondo si sta sempre più “giapponesizzando”…
Oltre alla svolta accomodante delle banche centrali nei paesi sviluppati, spettacolare e oggetto di ampia copertura mediatica, anche le banche centrali dei ME stanno gradualmente ammorbidendo le rispettive politiche monetarie. Questo avviene in un contesto segnato da crescita e inflazione fragili, a cui si aggiunge un dollaro statunitense che ha smesso di apprezzarsi.
Il rallentamento della crescita in atto dallo scorso anno non ha risparmiato nessuna delle maggiori economie sviluppate. Anche se gli indici del settore manifatturiero sembrano essersi stabilizzati in Europa, rimangono su livelli alquanto depressi, facendo riaffiorare il rischio che tale debolezza ciclica contagi infine l’economia interna trainata dai consumi, finora resistente. Anche negli Stati Uniti sono emersi segni di tendenze analoghe, con una convergenza verso il basso degli indici manifatturieri, che si allineano ai già modesti valori nel resto del mondo, ma anche una crescita dell’occupazione più debole e una fiducia delle famiglie in calo. È indubbio che questi fenomeni siano in parte imputabili all’esaurimento degli stimoli fiscali presenti nel 2018. Tuttavia, la scarsa crescita globale e le incertezze sul versante commerciale esercitano anche pressioni ribassiste sul ciclo economico. Questo vale anche per il Giappone, dove il settore esterno è penalizzato dalla mediocre crescita cinese, le inquietudini commerciali e l’apprezzamento dello yen, mentre sull’economia interna incombe la minaccia dell’aumento dell’IVA previsto a ottobre. Anche i paesi produttori di materie prime, come l’Australia o il Canada, patiscono la minore domanda globale (e soprattutto cinese).
In modo analogo all’eurozona, le speranze di una ripresa dell’economia cinese, apparse nel corso del primo trimestre, sono state disattese. Le costanti e addirittura crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti non hanno inciso soltanto sul settore manifatturiero trainato dalle esportazioni, ma anche sui consumi interni. Di conseguenza, la crescita del PIL si è mantenuta su un livello minimo da decenni, con funeste ripercussioni a catena su altre economie del Sud-est asiatico quali Corea o Taiwan. L’incertezza politica rappresenta un ulteriore ostacolo per le dinamiche della crescita in alcune grandi economie emergenti, dove si sono di recente tenute le elezioni e in cui l’attuazione delle riforme è fondamentale per la stabilità sul lungo termine. È il caso del Brasile, dove la riforma delle pensioni è ancora in sospeso, del Sudafrica o del Messico, paesi sui quali pesano le vicissitudini rispettivamente di Eskom e Pemex, e della Turchia, chiamata a fare giochi di prestigio per stabilizzare la lira e conservare in tal modo l’accesso ai mercati dei capitali globali, senza far mancare un sufficiente sostegno interno al presidente. L’andamento dei prezzi del petrolio ha frenato la dinamica della crescita in Russia. Tuttavia, dato che l’inflazione sembra essere anch’essa calata, la banca centrale può infine allentare la sua posizione finora alquanto restrittiva.
Preferiamo il dollaro statunitense all’euro, malgrado le valutazioni più elevate del biglietto verde, poiché offre previsioni di crescita più rosee e un differenziale di rendimento ancora positivo. Per quanto riguarda lo yen giapponese, il cui giudizio è di “lieve propensione”, la nostra stima della valuta continua a essere favorevole rispetto al franco svizzero, la cui natura di bene rifugio è stata minata dall’orientamento accomodante in termini di politica monetaria assunto dalla Banca nazionale svizzera. Manteniamo infine una “lieve propensione” per l’oro, data la sua caratteristica di diversificazione in un contesto di avversione al rischio. http://www.syzassetmanagement.com

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Ansfisa: la sicurezza di strade, ponti e ferrovie affidata a un’agenzia fantasma

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

È fermo in mezzo al guado l’ANSFISA (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali), organismo che dovrebbe far proprie competenze del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti in materia di sicurezza di ferrovie, strade e viadotti. Molti i dubbi già espressi dall’Unione Sindacale di Base sul rischio che la “pezza sia peggiore del buco”. Non c’è garanzia che una grossa agenzia, concepita sull’onda dei criteri emergenziali (decreto Genova art. 12 D.L. 109/18) e con modalità di costituzione degli organici molto dubbie, possa svolgere meglio le funzioni sulla sicurezza e sul controllo delle infrastrutture ferroviarie e stradali, che vengono sottratte al Ministero e che certamente avevano necessità di essere riorganizzate e potenziate. Lo stesso direttore generale indicato dal ministro Toninelli, l’ingegner Alfredo Principio Mortellaro, ha denunciato nel mese scorso di essere ostacolato nel suo lavoro da non meglio precisate resistenze nella costituzione dell’agenzia, la quale dovrebbe annoverare a regime ben seicento unità. Negli ultimi giorni, con sei mesi di ritardo, Toninelli si è affrettato a presentare le bozze di Regolamento e Statuto della costituenda agenzia inviandole al vaglio del Consiglio di Stato. La USB PI ha già evidenziato al Governo ed agli organismi di controllo alcune gravi incongruenze e sovrapposizioni di competenze, che possono avere riflessi negativi sulle delicate materie, soprattutto con riferimento alle funzioni in capo allo Stato di controllo, investigazione e prevenzione degli incidenti e sulla sicurezza ferroviaria e stradale.

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Per benzina imposte pari al 63,78%: tradita promessa di ridurre accise

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Secondo Figisc Confcommercio, i prezzi medi della benzina sono inferiori a quello dello scorso anno e nella prossima settimana i prezzi si abbasseranno di 2 cent al litro.”Previsioni a parte, confermiamo che il pieno è meno caro dello scorso anno. Purtroppo, però, è più caro di due anni fa, ossia del 5 agosto 2017″ afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se, infatti, oggi un pieno di benzina di 50 litri, come dice Confcommercio, costa 79,62 euro, contro gli 81,44 di un anno fa, è anche vero che nel 2017 lo pagavamo 74,86 euro, risparmiando 4,76 euro a pieno, ossia 114,24 euro all’anno, considerando due pieni al mese” prosegue Dona.”Il punto vero, comunque, polemiche a parte, è che gli italiani pagano ancora troppe imposte sui carburanti. Tra accise ed Iva, raggiungono il 63,78% per la benzina ed il 59,78% per il gasolio per auto, decisamente troppo” aggiunge Dona.”Tra le promesse tradite di questo Governo, la mancata riduzione delle accise” conclude Dona.Nel contratto di Governo, infatti, era scritto: “Intendiamo inoltre eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”.

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Chiomenti con Emera nell’acquisto della partecipazione di Leonardo in Eurotech

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Chiomenti ha agito al fianco di Emera, già secondo azionista di Eurotech S.p.A., nell’acquisito dal primo azionista, Leonardo S.p.A., di una ulteriore partecipazione pari all’11,08% del capitale sociale di Eurotech S.p.A., società multinazionale quotata nel segmento STAR di Borsa Italiana S.p.A. e specializzata nella progettazione e realizzazione di schede e moduli embedded, edge computer, HPEC e soluzioni per l’Internet of Things.
Emera è una holding di partecipazioni, costituita nell’ambito di un club deal, organizzato da Scm Sim. Raccoglie al proprio interno figure quali Aldo e Beppe Fumagalli (già proprietari del Gruppo Candy Hoover) e i gruppi Bluenergy e Mitica. Con tale acquisto, Emera diventa il primo azionista di Eurotech.Per Chiomenti ha operato un team guidato dai soci Antonio Sascaro e Italo De Santis, insieme agli avvocati Maria Carmela Falcone, Maria Vittoria Marchiolo, Aglaia Albano e Gabriele Lo Monaco.

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Cresce il valore degli acquisti online di prodotti di cosmetica

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Salendo del 21% nel 2018 rispetto all’anno precedente e facendo registrare un ritmo di crescita in linea con quello dell’intero eCommerce italiano, sfiorando i 390 mln euro.
Anche gli acquirenti online di prodotti di cosmetica sono cresciuti in media del 21% negli ultimi tre anni, raggiungendo i 6,4 milioni di individui nel 2018, 3,8 milioni dei quali sono acquirenti abituali (ovvero, hanno acquistato più di una volta un prodotto di cosmetica negli ultimi sei mesi).Per quanto concerne il valore degli acquisti online di cosmetica, la crescita si incrementa più velocemente (+31% medio Y/Y negli ultimi tre anni) del numero di acquirenti online e questo mostra come stia aumentando la spesa media per acquirente, guidata dall’aumento della frequenza degli acquisti.Il valore dell’acquistato eCommerce sul totale degli ordini (online + offline) è molto variabile in funzione della categoria di prodotto: si va dal 2% del trucco viso, al 6% dei Profumi fino all’11% dei prodotti per il trucco delle mani.Aumenta sempre più la concentrazione del mercato e pochi merchant dominano la scena: se nel 2015 i top 10 merchant della cosmetica online facevano registrare il 73% degli acquisti, nel 2018 la percentuale è cresciuta fino a toccare l’83%. Il peso dei retailer tradizionali è più forte nell’eCommerce di Cosmetica rispetto all’eCommerce di tutti i prodotti: per ogni acquisto online di un prodotto di cosmetica presso un retailer tradizionale se ne registrano 3,5 dagli eRetailer. Lo stesso rapporto nell’intero eCommerce di prodotti è pari al 6,3 nel 2018. La dinamica rilevata nel 2018 porta stimare per l’intero 2019 acquisti online per un valore di circa 470 M€.

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Barometro CRIF delle richieste di mutui e prestiti in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Il mese di luglio appena concluso ha messo in evidenza un rallentamento delle richieste sia per quanto riguarda i mutui sia per i prestiti, rilevando il numero di interrogazioni più contenuto in termini assoluti dall’inizio dell’anno. Se il confronto con il corrispondente mese del 2018 vede una variazione positiva per i prestiti, dovuto anche allo stallo che il comparto aveva fatto segnare rispetto agli anni precedenti, relativamente alle richieste di mutui e surroghe si rileva, invece, un ulteriore calo del -8,0%. Dopo alcuni anni caratterizzati da una crescita sostenuta, al marcato ridimensionamento di surroghe e sostituzioni si accompagna infatti un rallentamento delle richieste di nuovi mutui di acquisto.È paradossale che questo rallentamento della domanda di prestiti e mutui avvenga quando il tasso di default (ovvero l’indice di rischio di credito di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 3 o più rate nell’ultimo anno di rilevazione) del credito al dettaglio (quindi mutui immobiliari e credito al consumo) è ulteriormente sceso arrivando ad attestarsi all’1.7%. Nello specifico, per i mutui immobiliari il tasso di default si è attestato all’1,3%, addirittura al di sotto del livello pre-crisi.Va qui sottolineato che uno dei fattori in grado di sostenere la propensione a richiedere credito è rappresentato dalla concreta possibilità di vederselo erogato; è quindi fondamentale che le informazioni relative all’affidabilità del richiedente e alla sostenibilità del finanziamento rispetto al budget familiare siano disponibili con l’ampiezza necessaria.

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La finanza sui media

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Jean Pierrre Mustier, amministratore delegato di Unicredit, nell’ultimo mese è stato citato oltre 728 volte sui mezzi di informazione italiani, più del doppio rispetto all’ad di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo (262) e il triplo rispetto al ceo di Intesa San Paolo Carlo Messina (207). A mettere in evidenza questi dati è il monitoraggio svolto da Mediamonitor.it su oltre 1.500 fonti d’informazione fra carta stampata (quotidiani nazionali, locali e periodici), siti di quotidiani, principali radio, tv e blog, utilizzando tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da oltre 30 anni nella fornitura di soluzioni per la gestione dei contenuti provenienti dal parlato.Mediamonitor.it ha stilato la classifica degli amministratori delegati dei primi 15 gruppi bancari italiani (per raccolta diretta) più menzionati sui mezzi di informazione negli ultimi 30 giorni. A spingere sui media l’amministratore delegato di Unicredit, prima della presentazione della semestrale, è anche la notizia della cessione della quota di partecipazione in Fineco. Di Fabrizio Palermo si è parlato, tra l’altro, in relazione alla presentazione del piano industriale di Cassa Depositi e Prestiti, che ha destinato circa 200 miliardi di euro allo sviluppo sostenibile dell’Italia. Carlo Messina, invece, è stato protagonista delle cronache finanziarie per il buon andamento dei conti della banca da lui guidata.Marco Morelli (Banca MPS) ha totalizzato 167 menzioni sui media nazionali, posizionandosi al quarto posto della graduatoria di Mediamonitor.it. L’amministratore delegato della banca senese, in relazione alla cessione di una quota di crediti deteriorati (NPL) a Cerberus, ha dichiarato che entro fine anno la banca cederà ulteriori 2 miliardi di euro. I mezzi di informazione italiani hanno puntato la loro attenzione anche su Victor Messiah (5° in classifica), consigliere delegato di Ubi Banca, che è stato nominato 142 volte non solo in occasione della presentazione dei dati semestrali dell’istituto da lui guidato ma anche per essersi espresso positivamente sul salvataggio di Carige. Nella top ten stilata da Mediamonitor.it c’è anche Giuseppe Castagna (74 citazioni) di Banco BPM, che di recente ha rinnovato la partnership con il Milan, in qualità di major partner e official bank sponsor della squadra milanese. A seguire Alberto Nagel (69) di Mediobanca, che parlando della situazione del Paese ha sottolineato come gli investitori sono, e nel futuro lo saranno sempre di più, attenti a che l’Italia rispetti i principali parametri macroeconomici.Più defilato in classifica Alessandro Vandelli (Bper Banca), che secondo le rilevazioni di Mediamonitor.it ha raccolto 67 citazioni anche in relazione all’acquisizione di Unipol Banca. Chiudono la top ten dei ceo bancari più presenti sui media Paolo Molesini di Banca Fideuram (56) e Andrea Munari di BNL (35).

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Inchiesta Altroconsumo su prezzi benzina

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Prosegue l’esodo estivo, con giornate di intenso traffico verso le principali località di villeggiatura italiane. Anche il prossimo weekend si preannuncia da “bollino nero” per le autostrade italiane. Quando si parla di viaggi in auto, tra gli aspetti cruciali c’è il prezzo della benzina, uno dei tasselli che contribuisce alle spese per le vacanze estive e che grava, in generale, sulle tasche dei consumatori. Ecco perché Altroconsumo – utilizzando i dati dell’Osservatorio Prezzi Carburanti del Mise, Ministero dello Sviluppo Economico – ha condotto un’inchiesta (che sarà pubblicata su Inchieste di settembre) analizzando i prezzi della benzina praticati da 1.100 distributori in 6 città italiane per capire quali siano le scelte più convenienti quando parliamo di carburante, scelte che possono arrivare a far risparmiare 672 euro l’anno (considerando 2 pieni al mese, da 50 litri ciascuno). Altroconsumo ha preso in esame i prezzi medi dichiarati nelle seguenti città: Milano e Roma, le due più grandi città italiane; Trieste in quanto città transfrontaliera prossima a due Paesi – Croazia e Slovenia – con prezzi sensibilmente più bassi dell’Italia; Palermo e Cagliari, due città vicine ad importanti raffinerie e che quindi dovrebbero beneficiare di un accesso ai rifornimenti più rapido e, almeno in teoria, avere prezzi più bassi; Perugia, perché – al contrario – è una città interna e fuori mano. Risultati a sorpresa: Perugia la città con prezzi medi più bassi, più convenienti i self service e i centri commerciali mentre a Palermo e Cagliari ci sono i prezzi più alti. Le differenze tra città però non sono particolarmente ampie: la variazione di prezzo non arriva infatti al 6% (per il gasolio al 7%).
Utilizzando il self service rispetto al servito si può risparmiare tra il 5 e il 10%, ma questo non significa che il prezzo self di un distributore non possa essere più alto al prezzo servito di un altro. L’analisi di Altroconsumo denota l’inefficienza della rete distributiva italiana
Analizzando i dati forniti dalla Commissione Europea si riscontra che in Italia il prezzo della benzina e gasolio è tra i più alti con 13-15 centesimi in più a litro rispetto alla media comunitaria. Oltre ai limiti della rete distributiva, sul prezzo italiano influiscono soprattutto le accise: su 10 euro spesi, 6,30 sono di tasse (nel caso del diesel 5,90 euro).Nel nostro Paese il fisco trattiene (sempre su 10 euro) 1,60 euro in più rispetto alla media europea, in percentuale il 17% in più sulla benzina e il 21% in più sul diesel. Oltre alle accise, però, c’è anche l’Iva che viene applicata non solo sul prezzo del carburante, ma anche sulle accise stesse.

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Bce: politica monetaria accomodante anche con Lagarde

Posted by fidest press agency su domenica, 11 agosto 2019

Il consiglio direttivo della Bce “ha posto in risalto la necessità di un orientamento di politica monetaria altamente accomodante per un prolungato periodo di tempo”.”Bene, la speranza è che la politica monetaria accomodante sia confermata anche dopo il cambio al vertice tra Draghi e Lagarde” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”E’ fondamentale, per il nostro Paese, così altamente indebitato e a rischio costante di una procedura d’infrazione, che riprenda il Qe. Nel Bollettino si attesta che è bastato che la Commissione europea decidesse di non avviare una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo per far diminuire i differenziali sui titoli di Stato italiani di 77 punti base. Un dato sul quale il Governo Conte dovrebbe riflettere” conclude Dona.

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Guerra commerciale USA-Cina: come investire?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Lignano Sabbiadoro (UD) La guerra dei dazi esplosa fra Stati Uniti e Cina, e che, probabilmente, a nessuno dei due contendenti conviene vincere al punto da “schiantare” l’avversario, sta pesantemente influenzando le prospettive economiche generali e gli andamenti delle borse mondiali. L’Europa e gli altri Paesi sono costretti ad agire da comprimari con danni per qualcuno (l’Europa) e, forse, vantaggi per qualcun altro (India e Paesi emergenti). A parlare di questo scenario, durante la seconda puntata della nona edizione di Economia sotto l’ombrellone svoltasi al Beach Aurora di Lignano Pineta sul tema “Investire al tempo dei dazi”, sono stati il consulente finanziario e private banker Mario Fumei, il responsabile Private Udine e Pordenone di Banca Monte dei Paschi di Siena, Vincenzo Marotta e il consigliere delegato di Copernico Sim, Gianluca Scelzo, moderati dal giornalista Carlo Tomaso Parmegiani.Nel corso dell’incontro i relatori hanno cercato di analizzare quali potranno essere gli sviluppi e i rischi futuri, provando a dare qualche indicazione di scenario utile a orientare gli investimenti nei prossimi anni, fermo restando il fatto che in un mondo economico-finanziario che si fa di giorno in giorno più complesso, rimane fondamentale evitare il “fai da te” e il trading quotidiano in autonomia, con il quale tanti italiani si stanno facendo male, e affidarsi agli esperti per la gestione dei propri portafogli.
«L’Italia – ha sostenuto Fumei – sta vivendo un periodo di relativa tranquillità sul fronte dello spread, ma l’impressione è che ciò accada perché al momento i rischi finanziari nel mondo sono altri e, quindi, gli operatori si siano concentrati su altre questioni. Il serio rischio, però, è che quando i nodi della prossima finanziaria verranno al pettine e il forte squilibrio della nostra economia si evidenzierà nuovamente, lo spread possa tornare a salire notevolmente. L’Europa, dal canto suo, in questa battaglia economica finanziaria mondiale ha le armi spuntate perché ha già i tassi negativi e non ha una velocità di decisione e la politica unitaria che possono mettere in campo Washington e Pechino. Tuttavia – ha continuato – le aziende europee quotate oggi sono sottostimate rispetto a quelle americane e, quindi, sull’azionario forse oggi vale la pena di investire in Europa. Inoltre, bisogna stare attenti, perché negli Usa c’è il rischio di una possibile esplosione di una bolla del debito dovuta al fatto che molte aziende negli anni scorsi hanno riacquistato azioni proprie a debito. In questa situazione – ha concluso –, gli italiani sono investitori che non amano il rischio, ma l’obbligazionario non rende, l’immobiliare nemmeno, se non in rasi casi, rimangono, quindi, l’azionario, soprattutto di alcune aree, e le materie prime. Premesso che è sempre meglio affidarsi agli esperti, suggerirei di guardare con attenzione a piani di accumulo sui mercati emergenti dove oggi si concentra il 70% della crescita mondiale».
Secondo Marotta, il prossimo passaggio europeo con l’assunzione delle rispettive cariche di Ursula von der Leyen (presidenza della Commissione Europea) e Cristine Lagarde (Bce) potrebbe portare a un nuovo e più deciso interventismo europeo in economia e a una forte azione di mediazione fra i due grandi contendenti Cina e Usa. «In questo momento – ha, poi, spiegato – circa il 70% degli asset obbligazionari planetari danno rendimento negativo a 10 anni e i titoli italiani sono fra i pochi che danno ancora un minimo rendimento positivo. Certamente, oggi, non paga lasciare i soldi in conto e bisogna trovare soluzioni alternative di investimento. Penso che si debba guardare con interesse al Giappone che, avendo una dinamica demografica simile a quella italiana, ha fatto importanti riforme e oggi ha un’economia che sta uscendo da lunghi anni di crisi. Certamente, c’è, poi, bisogno che gli italiani, se vogliono avere rendimenti, si abituino a rischiare, con prudenza, un pochino di più e, allora, i piccoli Paesi emergenti, come Vietnam, Indonesia, ecc., (che prenderanno beneficio dallo spostamento delle aziende occidentali e, in particolare, Usa che stanno lasciando la Cina), possono essere interessanti».«In Europa – ha detto senza mezzi termini, Scelzo – siamo talmente impegnati a litigare fra un Paese e l’altro, sui migranti e sui confini, che non ci accorgiamo che l’economia va avanti e noi, tutti insieme, stiamo rimanendo indietro. L’Europa dovrebbe essere uno Stato, ma in realtà è composta da tanti Stati con idee completamente diverse e non ha fatto nessuna riforma strutturale seria negli ultimi vent’anni. Continuando così, conteremo sempre meno a livello globale. Gli Usa, invece, oltre a rischiare una bolla del debito, sono di nuovo in una pericolosa bolla immobiliare, con i valori immobiliari che salgono ininterrottamente da 11 anni come mai prima nella storia. Lo spread italiano è tranquillo, ma è solo apparenza perché, comunque, ciascun italiano, neonati e centenari compresi, ha 39mila euro di debito pubblico sulle spalle e, prima poi, questo nodo la cui soluzione continuiamo a rimandare, dovrà necessariamente venire al pettine. In questa situazione, investire non è una scelta facile. Personalmente – ha continuato il consigliere delegato di Copernico Sim –, vista la demografia estremamente negativa del nostro Paese e le tasse di successione così basse che dovranno essere, prima o poi, necessariamente alzate considerevolmente, eviterei l’immobiliare ovunque in Italia tranne che a Milano centro e nei centri delle quattro/cinque città turisticamente più attraenti. Per investire, penserei a una forte diversificazione, ragionando bene sugli obiettivi e i tempi che si hanno a disposizione, ma in linea di massima al momento punterei sui Paesi emergenti e su alcuni beni e settori rifugio, come l’oro, ma non fisico quanto piuttosto in gestito da investitori professionali, o come il settore farmaceutico».
Com’è nata la guerra dei dazi tra USA e Cina – Tutto prende il via con la crescita, in rallentamento, ma ancora inarrestabile, dell’economia cinese le cui principali 129 aziende, per la prima volta secondo l’indice Forbes, hanno superato per capitalizzazione totale le prime 121 aziende americane, e dalla politica, solo apparentemente dolce, della Cina che negli ultimi decenni con un’azione sotterranea e silenziosa sta cercando di conquistare i gangli vitali dei Paesi economicamente sviluppati e non. Una predominanza economica che, probabilmente nei prossimi decenni, sarà sostenuta dal fatto che la Cina possiede oltre un terzo del debito pubblico americano, è il Paese di gran lunga più ricco delle preziosissime “terre rare” e con i suoi 1,3 miliardi di abitanti ha una forza vitale e propulsiva sconosciuta a tutti gli altri. Uno strapotere al quale Trump sta tentando di reagire con i dazi per salvaguardare il primato economico Usa, ma ottenendo spesso effetti scarsi o controproducenti e pesantissime e immediate contro-reazioni cinesi come la netta svalutazione dello Renminbi (noto anche come Yuan) di ieri (la prima dopo 11 Anni). Fatto che potrebbe portare a una progressiva svalutazione del dollaro e a possibili effetti sull’Euro. Nel complesso un intricato insieme di provvedimenti e reazioni economico-politiche che rendono sempre più difficile per gli operatori finanziari decifrare il possibile equilibrio internazionale futuro e, quindi, anche gli andamenti economici e borsistici.
La nona edizione di Economia sotto l’Ombrellone è organizzata da Eo Ipso – comunicazione ed eventi ed ha il patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro e Turismo FVG. Main sponsor: Greenway Group; sponsor: Ombrellificio Ramberti, IS Copy Trieste, Dvs, Glp, Confindustria Udine, Zulu Medical, RealComm e Karmasec; sponsor tecnici: Fondazione Villa Russiz, Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno e Hotel Ristorante President.

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Energia: criticità del settore

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

I risultati del Rapporto Call Center e del Rapporto Reclami sono, almeno in parte, positivi ma mettono anche in luce persistenti criticità nel settore energia. L’attività di monitoraggio è sicuramente importante, tuttavia per la natura stessa del nostro ruolo, ci sentiamo in diritto e in dovere di rivendicare un confronto nel merito con l’Autorità che fino a questo momento è mancato. Le Associazioni dei Consumatori svolgono ogni giorno un minuzioso e fondamentale lavoro di tutela del cittadino e sono in prima fila per la difesa dei diritti degli utenti: proprio per questo auspichiamo che a settembre la ripresa delle attività istituzionali segni un cambio di passo su questo fronte e si apra, finalmente, un dialogo che riteniamo assolutamente necessario. A tale proposito riteniamo opportuno evidenziare che se per i contratti non richiesti la percentuale delle contestazioni è rimasta stabile è anche per merito dell’attività congiunta delle Associazioni dei Consumatori e delle maggiori aziende del settore, che hanno sottoscritto protocolli per facilitare la risoluzione delle controversie. La conciliazione, sia essa presso l’Arera o paritetica, è fondamentale per i cittadini e, tra l’altro, costituisce una buona pratica nata in Italia nata dal rapporto tra le Associazioni dei Consumatori e le aziende ora adottata in tutta Europa. Il dato del 66% relativo agli accordi raggiunti è positivo ma parziale: positivo perché dimostra che in molti casi la controversia si conclude con un accordo che porta soddisfazione al cittadino, parziale perché non fotografa del tutto la situazione reale. A tale proposito è infatti necessario precisare che nei casi in cui la conciliazione viene inoltrata da un’Associazione, la percentuale di accordo addirittura supera il 70% mentre se l’istanza viene presentata da un professionista oltre il 70% delle controversie si conclude invece con un mancato accordo. Numeri, questi, che dimostrano ancora una volta la centralità e l’importanza del ruolo delle Associazioni.Altra questione in sospeso, che riguarda tuttavia il legislatore, è l’Albo Nazionale dei Venditori di cui da anni chiediamo l’istituzione. Nei Report di Arera sono state prese in considerazione le aziende con oltre 50mila clienti: ciò significa lasciare fuori qualche centinaio di società più piccole, che spesso sono anche le più aggressive dal punto di vista commerciale. Continuiamo quindi a sostenere la necessità di creare un Albo come strumento di garanzia e di tutela del consumatore.Ultimo ma non meno rilevante elemento è quel 92% di clienti che risultano poco o per nulla informati sull’argomento: si tratta di una percentuale che conferma l’assoluta necessità di una campagna istituzionale che come Federconsumatori invochiamo tempo e che informi e promuova la conciliazione presso i cittadini.

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Pianeta Terra: vivere oltre le nostre possibilità

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

A cura del team di gestione del fondo Pictet-Global Environmental Opportunities (GEO) di Pictet Asset Management. In meno di sette mesi, gli esseri umani hanno consumato tutte le risorse del Pianeta Terra per il 2019. Il nostro modello quantifica l’impatto ambientale delle attività umane e delle principali aziende mondiali.Il 29 luglio è una data che tutti dovremmo segnare nel diario del 2019. Perché è il Giorno del sovrasfruttamento delle risorse della Terra, il giorno in cui gli esseri umani hanno consumato le risorse naturali del pianeta disponibili per un anno, come legname, pesce, acqua e minerali. Per il resto dell’anno, attingeremo alle risorse delle future generazioni e nel far questo produrremo rifiuti come emissioni di biossido di carbonio.
Il dato preoccupante è che il Giorno di sovrasfruttamento, calcolato dalla società non-profit Global Footprint Network (GFN), cade sempre con maggior anticipo a partire dagli anni ’70 quando, per la prima volta nella storia, la domanda di risorse da parte dell’umanità è aumentata oltre quanto la natura è in grado di sopportare. La ricerca di Pictet Asset Management dipinge un quadro analogamente preoccupante. Mostra che l’attività umana e i rifiuti che produce stanno generando cambiamenti potenzialmente irreversibili per l’ecosistema del pianeta. La nostra analisi, basata su di uno strumento di misurazione della bio-capacità chiamato Quadro dei Confini Planetari (PB), quantifica il consumo di risorse e le emissioni di scarico di oltre 100 settori che compongono l’economia globale. Sviluppato dallo Stockholm Resilience Centre, il modello valuta lo stato dell’ecosistema rispetto a nove parametri ambientali – che comprendono l’utilizzo idrico, del suolo e la riduzione dello strato di ozono, tra gli altri – per definire lo “spazio operativo sicuro” all’interno del quale dovrebbero svolgersi le attività umane.Attualmente, già cinque di questi confini sono stati superati. Consideriamo ad esempio il flusso biochimico di azoto e fosforo, ad esempio. L’azoto e il fosforo sono macronutrienti utilizzati in modo estensivo come fertilizzanti. Gli allevamenti intensivi, l’attività industriale e la crescita della popolazione hanno aumentato il quantitativo dei macronutrienti nei fiumi e negli oceani a livelli pericolosi, scatenando lo sviluppo eccessivo delle alghe. Questo è un problema, in quanto le alghe riducono l’ossigeno presente nell’acqua, causando la morte delle piante acquatiche e dei pesci secondo un processo noto come eutrofizzazione. Gli scienziati ritengono che le aree marine rimaste senza ossigeno, o “zone morte”, siano quadruplicate dagli anni ’50, minacciando gli ecosistemi marini in tutto il mondo.La nostra analisi a livello settoriale indica che i rifiuti biochimici vengono rilasciati ad un ritmo superiore del 40% a quanto l’ambiente può gestire. Tuttavia, la situazione non è poi così drammatica. Ci sono segnali che indicano che gli sforzi per arrestare i danni ambientali – che siano provvedimenti politici o nuove tecnologie innovative per affrontare il degrado ecologico – stanno iniziando a dare i loro frutti.
Secondo GFN, dagli anni ’70 al 2014, il Giorno del sovrasfruttamento delle risorse è caduto con anticipo di tre giorni in media. Da allora, tuttavia, il ritmo è rallentato a meno di un giorno l’anno. Il nostro modello offre anche motivi per essere ottimisti. Mostra che alcuni dei settori legati alle attività forestali e altri settori ambientali stanno riuscendo a ridurre il quantitativo dei rifiuti biochimici che producono, aiutati da tecnologie innovative in ambiti quali il controllo dell’inquinamento.Queste società svolgono un ruolo importante nel contribuire a ripagare il nostro “debito” ambientale e vivere entro le nostre possibilità.

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Consip: pubblicato il secondo Rapporto di sostenibilità

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Oltre 12 miliardi di euro di acquisti – di cui 5 miliardi con contenuto “sostenibile” – sugli strumenti di e-procurement Consip, con vantaggi in termini di risparmio, efficienza, semplificazione e rapidità delle procedure. È il dato principale che emerge dal Rapporto di sostenibilità Consip 2018, che evidenzia anche:
· più di 700mila contratti dematerializzati attraverso la piattaforma elettronica, pari a 566 milioni di pagine non stampate e oltre 4.600 tonnellate di CO2 non immesse nell’ambiente
· oltre 800mila TEP (Tonnellate Equivalenti Petrolio), pari a 2 milioni di tonnellate di CO2 risparmiate per interventi di efficientamento energetico negli ultimi 10 anni
oltre 100mila imprese abilitate agli strumenti di e-procurement, di cui il 99% Micro, Piccole e Medie Imprese che hanno realizzato un fatturato per quasi 4 miliardi di euro (Mepa)
· un tasso di soddisfazione sull’utilizzo degli strumenti di oltre il 90% per le amministrazioni e di oltre l’80% per le imprese.
Affiancando il Bilancio economico-finanziario, il Rapporto racconta l’identità, il modo di lavorare, i risultati e le sfide dell’azienda, dando conto degli effetti sociali, ambientali ed economici generati da iniziative e progetti. Quattro gli ambiti in cui sono forniti indicatori numerici e fattuali:
1) la creazione di valore per il Paese, tramite la riqualificazione della spesa, la capacità di innovare, l’attenzione agli aspetti sostenibili e il contributo all’economia circolare
2) la capacità di ascolto dei principali interlocutori, pubbliche amministrazioni, imprese e tutti i soggetti istituzionali coinvolti
3) il rispetto delle regole e il continuo perfezionamento del modello di governance, controllo e sicurezza, per assicurare etica e integrità di comportamenti e attività
4) la centralità delle persone che con competenza, professionalità, esperienza e responsabilità rappresentano la chiave del successo aziendale.
Il Rapporto, elaborato tenendo conto del contributo ai 17 Sustainable Development Goals dell’Agenda ONU 2030, ha ricevuto l’attestazione del Global Reporting Index (standard internazionale per la rendicontazione sostenibile).

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Il volume d’affari dei dottori commercialisti

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

In Italia nel 2018 circa 64mila dottori commercialisti hanno dichiarato un volume d’affari di 7,3 miliardi di euro, di cui 5,9 miliardi riferito agli uomini e 1,4 miliardi alle donne, in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. In aumento anche il reddito totale dei dottori commercialisti dichiarato nel 2018, riferiti al 2017, che ha superato i 4,1 miliardi di euro (+ 2,1% rispetto all’anno precedente), di cui quasi 3,3 miliardi appartenente agli uomini e oltre 852 milioni alle donne. Questi sono alcuni dei dati emersi dal Reputational Report 2018 realizzato dalla Cassa Dottori Commercialisti (CNPADC) e giunto quest’anno alla sua seconda edizione.Il reddito medio del dottore commercialista dichiarato nel 2018, riferito al 2017, è lievemente aumentato, passando da 64.000 a 64.300 euro, così come il volume d’affari medio, cresciuto da 113.500 a 114.400 euro. Se gli uomini hanno guadagnato nettamente più delle donne, queste ultime hanno fatto registrare incrementi maggiori sia nel reddito che nel giro d’affari. Volendo fare, infatti, una distinzione, il reddito delle professioniste passa da 40.100 a 40.800 euro e il volume di affari da 65.600 a € 66.900 euro, con un incremento pari, rispettivamente all’1,75% e all’1,98%. Percentuali decisamente superiori rispetto a quelle dei colleghi, il cui reddito passa da 75.500 a € 75.700 euro e il volume di affari da 136.400 a 137.400 euro, rispettivamente +0,26% e +0,73%. E’ confermata la tendenza a una crescita maggiore dei dati reddituali delle donne (dal 2009 al 2018 +8,2% per i redditi contro un +0,9% degli uomini e +9% contro un +2,9% per i volumi d’affari), anche se le differenze rimangono ancora evidenti.Erano 68.552 i dottori commercialisti iscritti a CNPADC al 31 dicembre 2018, di cui 46.263 uomini e 22.289 donne: un dato che conferma un trend di crescita costante, con una variazione totale del 2% rispetto all’anno precedente.
Entrando nel dettaglio del Reputational Report, con oltre 111 mila euro è il Trentino – Alto Adige la regione dove si è registrato il maggior reddito medio dei dottori commercialisti (che corrisponde anche al volume d’affari medio più alto, pari a 208mila euro), seguita da Lombardia con più di 103 mila euro di reddito medio e un volume d’affari di quasi 190mila euro, e Piemonte con un reddito medio di quasi 80 mila euro e 147mila euro di volume d’affari.
Dal punto di vista territoriale la regione che presenta il maggior numero di Iscritti è la Lombardia, con 12.372, seguita dal Lazio (7.652) e Campania (7.047). L’Emilia Romagna è la regione con la maggiore presenza femminile (40,2% del totale), seguita da Basilicata (39,7%) e Sardegna. Il Molise è la regione con l’età media più bassa, pari a 46,6 anni, la Liguria quella con l’età più alta, pari a 50,5.E’ la Toscana la regione con il rapporto più alto tra iscritto e imprese del territorio, con una media di 84 società per ogni professionista. Sono invece appena 47 le imprese per iscritto in Calabria, che registra il rapporto più basso, a fronte di una media nazionale di 64 imprese per ogni professionista. A sostegno dei genitori di figli portatori di handicap o malattie invalidanti sono stati elargiti circa 3 milioni e 400mila euro mentre il supporto delle borse di studio agli associati e ai loro figli si è tradotto in oltre 1 milione e 250mila euro, e oltre 600mila euro a favore degli orfani.

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I piani di digital transformation

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

London, UK. Secondo il 2019 Digital Means Business Report rilasciato da NTT Ltd. solo l’11% delle organizzazioni sono realmente soddisfatte dei responsabili della trasformazione digitale, sebbene tre quarti di esse abbiano già intrapreso il percorso di trasformazione.
Le organizzazioni di tutto il mondo stanno apprezzando i vantaggi della trasformazione digitale ma è ancora forte la convinzione che questa evoluzione richieda cambiamenti radicali e di vasta portata per raggiungere il fine ultimo. Questo scenario, se combinato con la mancanza di una leadership fortemente orientata alla trasformazione e di un’attenzione sul cambiamento della mentalità sta rallentando molte aziende:Circa il 71% delle aziende, all’inizio del proprio percorso di trasformazione, è ancora convinto che una completa ristrutturazione del business e dei modelli operativi siano il presupposto della trasformazione digitale.Solamente il 49% degli intervistati crede che il proprio gruppo dirigente abbia le competenze adeguate per gestire l’attuazione della trasformazione digitale.L’assenza di executive sponsorship emerge tra i principali ostacoli per il successo trasformativo.Questa carenza evidenzia la necessità per i manager di cambiare la loro visione, creare un ambiente differente e stabilire nuove priorità comportamentali e nuovi indicatori di prestazioni per indirizzare un approccio alla trasformazione più proattivo, tattico e incrementale.Emerge dalla ricerca una diretta correlazione tra la maturità digitale e la capacità di concretizzare costantemente la trasformazione digitale in valore tangibile. Anche qui, si rileva una carenza percettibile di allineamento tra i team IT e il business:Solo il 29% delle organizzazioni sta interpretando la trasformazione digitale come sforzo collaborativo tra il business e l’IT.Se il 42% degli intervistati afferma che il business e l’IT stanno adempiendo ai loro compiti in modo più integrato, supportato in parte dall’introduzione della figura del Chief Digital Officer, solamente il 12% si dichiara pienamente soddisfatto dell’effettiva esecuzione della pianificazione.Circa la metà (49%) dei progetti di digital transformation sono ancora guidati dall’IT Wayne Speechly, VP of Advanced Competencies, NTT Ltd ha commentato: “Le organizzazioni stanno ancora cercando di capire come modellare il proprio business per gettare le basi di un futuro connesso. Il digitale crea le opportunità per generare un valore costante che deriva dalle iniziative di trasformazione all’interno di tutto il business. Le aziende dovrebbero focalizzarsi meno sul perfezionamento di un imponente piano digitale e attuare maggiormente misure ponderate e iterative nel percorso trasformativo per creare valore e garantire la chiarezza necessaria per intraprendere i passi successivi. Sotto molti aspetti, il peggior nemico per un’organizzazione è l’organizzazione stessa. Per questo motivo, ogni cambiamento deve essere supportato da una leadership pragmatica e consapevole del fatto che in prima persona dovrà abbracciare il cambiamento.”La ricerca ha visto coinvolti più di 1.150 executive, di 15 paesi tra Nord America, Europa, Medio Oriente & Africa e Asia Pacifica, e appartenenti a 11 settori di mercato. I risultati che ne derivano forniscono preziose informazioni su come questi leader percepiscono le opportunità di business generate dalla trasformazione digitale, le sfide nell’offerta sperimentate nella realizzazione della strategia trasformativa e il valore raggiunto.E’ possibile scaricare l’executive guide del 2019 Digital Means Business Report presso sito web dedicato.

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LGIM annuncia forti risultati per il primo semestre 2019

Posted by fidest press agency su sabato, 10 agosto 2019

Legal & General Investment Management (LGIM) ha annunciato oggi forti risultati finanziari per i primi sei mesi dell’anno (fino al 30 giugno 2019). Afflussi esterni netti di €69.0 miliardi (£60,3 miliardi ; primo semestre 2018: €16.6 miliardi ; £14,6 miliardi), tra cui afflussi importanti da clienti asiatici nelle strategie Index, hanno contribuito fortemente alla crescita delle masse gestite che, con un incremento del 15%, hanno raggiunto €1268 miliardi (£1135 miliardi) nel primo semestre 2019 (primo semestre 2018: €1113 miliardi; £985 miliardi).LGIM ha continuato a beneficiare delle tendenze globali nel risparmio previdenziale e dei cambiamenti strutturali della domanda nel settore dell’asset management. Ciò ha beneficiato l’ampia gamma di prodotti e competenze offerte dalla società, tra cui gli index fund, la gestione attiva, i multi-asset e gli alternativi, basati anche su di un attento approccio ESG. Il forte allineamento strategico e verso il cliente di Legal & General rimarrà il motore per la crescita di LGIM.La societa’ continua a crescere nel Regno Unito, che fino ad oggi ha rappresentato la base del successo dell’azienda. LGIM è uno dei principali attori nelle soluzioni di riduzione del rischio delle pensioni Defined Benefit per le istituzioni globali ed e’ leader di mercato nelle pensioni Defined Contribution (DC) nel Regno Unito, con un patrimonio totale di €96.5 miliardi (£86,4 miliardi; (primo semestre 2018: €72.3 miliardi; £64.0 miliardi). Per il futuro LGIM sta pianificando l’ampliamento della sua proposta DC e un’ulteriore espansione nei mercati internazionali.A livello internazionale, le masse gestite di LGIM sono cresciute del 50% e si collocano a €383 miliardi (£343 miliardi; primo semestre 2018: €259.1 miliardi ; £229.3 miliardi). Ciò è dovuto principalmente alla sottoscrizione di un mandato passivo di €42 miliardi (£37 miliardi) con il Fondo Pensione di Investimento Giapponese (Japan Investment Pension Fund), che ha creato le basi a lungo termine per la crescita futura dell’azienda in Giappone e nell’intera regione. Ha inoltre posizionato LGIM fra i primi tre gestori non domestici nel mercato pensionistico istituzionale giapponese.
LGIM continuerà a investire nelle attivita commerciali in cui prevede una crescita o in cui l’automazione e la semplificazione genereranno leva operativa ed efficienza. In primo piano vi sono il miglioramento dell’esperienza digitale dei clienti, l’ottimizzazione delle piattaforme di investimento e l’utilizzo dell’analisi dei dati.
Commentando i risultati, Michelle Scrimgeour, CEO di LGIM da luglio di quest’anno, ha affermato: “Questi risultati riflettono un buon primo semestre dell’anno per LGIM. Nella mia posizione di CEO continuero’ a lavorare per migliorare cio’ che ritengo siano delle fondamenta solide.“Abbiamo continuato a fare grandi passi avanti nella crescita del nostro business internazionale e abbiamo ottenuto alcune vittorie importatanti, in particolare attraverso la sottoscrizione del mandato con il fondo di investimento per le pensioni del governo giapponese.
LGIM è firmataria dell’UNPRI dal 2010. Nel 2019 l’azienda ha ricevuto cinque ratings A+ e due ratings A nelle sette categorie valutate dall’UNPRI.Per accedere al rapporto di valutazione UNPRI 2019 per LGIM: http://www.lgim.com/uk/en/capabilities/corporate-governance/stewardship-and-integration/

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