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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Italia hub energetico? Se ne parlò 42 anni fa

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2023

By Agostino Spataro. In questi giorni di visite, un po’affrettate in verità, del presidente del Consiglio on. Meloni prima ad Algeri e poi in Libia si è riparlato, dopo 42 anni, di Hub energetico italiano da creare in cooperazione con alcuni Paesi africani produttori di gas naturale (Algeria, Libia e altri) per rifornire, diversificando le fonti, oltre che il mercato italiano anche di quelli di alcuni Paesi europei, Specie in campo energetico una cosa è il dire, l’annunciare, ben altra cosa é il fare. A partire dalla realtà attuale che evidenzia una seria riduzione della fornitura ricontrattata (in aumento) dal governo Draghi con l’Algeria e dalla estrema precarietà della situazione interna, politica e militare, in cui si dibatte la Libia del dopo Gheddafi. Il futuro della Libia è tutto da progettare e realizzare. E l’Italia, che in passato seppe costruire (a partire dagli anni ’70, con Aldo Moro ministro degli esteri) un sistema di relazioni assai proficuo di pace e di cooperazione economica e d’altro tipo, nella contingenza attuale, caratterizzata da nuovi, importanti attori internazionale (Turchia, Russia, Egitto, ecc), che spazio, che ruolo potrà avere? Non sappiamo quanta preparazione, studi, ipotesi operative, finanziamenti siano stati preventivati, accantonati per realizzare un obiettivo così ambizioso, annunciato a ripetizione. Staremo a vedere. In ogni caso, sarebbe opportuno che Parlamento e opinione pubblica venissero adeguatamente informati e magare potessero esprimere la loro opinione in merito, nelle forme possibili. Se ho scritto “dopo 42 anni” è perché solo nel 1981 si parlò, in sede politica e parlamentare, di un ruolo dell’Italia, a partire dal metanodotto italo-algerino, per un piano di forniture multinazionali provenienti da diversi Paesi africani produttori e/o titolari di grandi risorse metanifere. In primo luogo, allora, si si pensava a una cooperazione triangolare Italia, Algeria, Nigeria. In tal senso, quello che oggi si chiama Hub lo proponemmo noi parlamentari del Pci, sulla base di diverse iniziative e contatti politici e diplomatici che trovarono espressione in una interpellanza, del 20 febbraio 1981, di cui fu primo firmatario l’on. Fernando di Giulio, presidente del Gruppo Pci alla Camera dei Deputati, seguito da un gruppo di deputati comunisti, fra cui il sottoscritto che già mi ero occupato, con successo e per conto del Pci, unitamente ad altri parlamentari Dc e Psi, della realizzazione del gasdotto Algeria, Tunisia, Italia. Dal testo dell’interpellanza si possono rilevare (ai punti D e 3), le nostre richieste e proposte al governo dell’epoca per avviare i necessari contatti al fine di giungere ad una intesa con i sopracitati Paesi africani per incrementare l’importazione gasiera e candidare l’Italia a centro di raccolta e di distribuzione verso i paesi europei. Insomma l’hub di cui oggi si parla. L’iniziativa non ebbe seguito per la pavidità del governo che subì le pressioni di alcuni Paesi amici quali gli Usa (per motivi geostrategici) e la Francia che era fortemente interessata a sviluppare una propria politica di approvvigionamento, per rifornire il mercato nazionale e, addirittura, alcune aree del nord ovest italiano. A proposito degli annunci di oggi, come siamo messi con questi Paesi amici? Con questa nota non si vuole rivendicare alcunché, solo ricordare al governo e anche alle forze di opposizione (specie a quelle che si considerano eredi del Pci) che esiste un patrimonio di buone relazioni fra Italia, Algeria e Libia, sia in campo energetico che in altri, costruite, passo dopo passo, con l’azione (anche bilaterale) del Pci che- come si può rilevare da documenti politici e parlamentari- diede un notevole contributo alla politica di buon vicinato con i Paesi del Maghreb arabo e più in generale alla politica mediterranea dell’Italia. Oggi il contesto geopolitico ed economico è mutato (in peggio). Soprattutto la Libia e diversi altri Paesi africani sono in preda a crisi interne assai gravi e complesse. Tuttavia c’è ancora spazio per sviluppare grandi progetti di cooperazione reciprocamente vantaggiosa, nei quali si deve accordare una reciprocità di vantaggio a favore dei partner africani. Anche per favorire lo sviluppo socio-economico di questi Paesi e così ridimensionare i processi migratori irregolari che continuano a puntare sull’Italia, come punto di approdo verso l’Europa. L’immigrazione, infatti, non si contiene soltanto con misure restrittive, ma principalmente con politiche, nazionali e soprattutto europee, mirate allo sviluppo economico e dei servizi dei Paesi d’origine. Per far valere, sul serio, il diritto a non emigrare! Oggi si parla di “piano Mattei”. Ma che cosa è in concreto? In conclusione. Il problema che oggi si pone non solo quello di richiamare il governo ad un’azione meglio coordinata e armonizzata (in primis con l’Europa e naturalmente con i Paesi africani interessati), ma anche l’attenzione delle opposizioni che dovrebbero agire per correggere le incongruenze governative e proporre- se ne hanno- più valide ipotesi alternative. Peccato che la “sinistra “attuale non rivendica (forse la sconosce!) questa importante eredità proveniente dal Pci il quale, oltre a intrattenere ottimi rapporti con Algeria e Libia e in generale con il mondo arabo, fu protagonista dall’opposizione, insieme alle principali forze di governo (buona parte della Dc e una certa parte del Psi) della elaborazione e attuazione di una politica mediterranea dell’Italia che diede frutti notevoli sul piano delle relazioni economiche e commerciali e della stabilità e della pace in tutto il Mediterraneo centro-occidentale. (Agostino Spataro)

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Pil: Istat, nel IV trimestre -0,1% su III trim.

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2023

Secondo l’Istat, nel quarto trimestre del 2022 il prodotto interno lordo (Pil) è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e aumentato dell’1,7% in termini tendenziali.”Dato negativo, per quanto atteso. Che si profilasse lo spettro della recessione era evidente, dopo il calo della produzione industriale di novembre. Il problema è se il Governo è in grado di invertire subito la rotta” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Purtroppo temiamo che la manovra, troppo prudente e poco incisiva, non possa dare quella spinta alla crescita che servirebbe al Paese. Ogni intervento era misurato con il bilancino e non in grado di risollevare le sorti nè delle industrie, né dei lavoratori né delle famiglie. Così non si esce da questa stagflazione” conclude Dona.

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Benzina: Gdf, 2500 controlli a gennaio, 989 violazioni prezzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Nel solo mese di gennaio la Gdf ha eseguito 2.518 interventi, contestando 989 violazioni alla disciplina prezzi, di cui 341 per mancata esposizione e/o difformità dei prezzi praticati rispetto a quelli indicati e 648 per omessa comunicazione al ministero.”Dati gravissimi. Il fatto che il 39,3% dei benzinai sia stato multato, nonostante a gennaio fossero sotto osservazione, attesta l’ampia diffusione delle irregolarità. Insomma, il fatto che, come abbiamo sempre sostenuto, a gennaio non abbiano speculato sul rialzo dei prezzi, dovuto invece al Governo Meloni, non vuol dire che la categoria sia da assolvere” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ecco perché rasenta il ridicolo che ora il Governo, invece di triplicarle, abbassi le multe per chi non comunica i prezzi al ministero o li espone difformi, passando dai vigenti 516 euro a 200 euro. Un premio invece di una punizione. Quanto alla sospensione dell’attività, è diventata una chimera visto che ora potrà avvenire solo dopo 4 omesse comunicazioni settimanali nell’arco di 60 giorni e non più dopo tre violazioni senza limiti temporali anche non consecutivi, come era nella formulazione del decreto n. 5 pubblicata in Gazzetta” conclude Dona.

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Schroders – Beni rifugio e recessione in USA: è tempo di corsa all’oro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

A cura di James Luke, Fund Manager, Metals, Schroders. Da tempo i mercati finanziari prevedono una recessione negli Stati Uniti. Un segnale chiaro è l’inversione della curva dei rendimenti degli Stati Uniti, che significa che i tassi di interesse a lungo termine sono inferiori a quelli a breve termine. Un segnale tipico che indica che la recessione prima o poi arriverà. I dati molto deboli del Manufacturing Index dell’Institute of Supply Management (ISM) statunitense, pubblicati un paio di settimane fa, suggeriscono che potrebbe arrivare molto presto. Gli investitori dovrebbero quindi valutare le proprie allocazioni nelle diverse asset class. Partiamo dall’oro e, anche se il passato non è sempre una guida affidabile per il futuro, analizziamo il suo andamento e quello delle azioni aurifere durante i precedenti periodi di recessione negli Stati Uniti. Guardando al passato, abbiamo visto che l’oro tende ad avere buone performance in termini assoluti e relativi durante le recessioni statunitensi; i titoli azionari auriferi hanno fatto ancora meglio. Osservando i rendimenti da sei mesi prima dell’inizio di una recessione a sei mesi dopo la sua fine, l’oro ha registrato un rendimento medio del 28% e ha sovraperformato l’S&P 500 del 37%. Le azioni aurifere hanno battuto questa tendenza e hanno generato rendimenti medi del 61%, sovraperformando del 69%. Ogni ciclo è diverso e chiaramente il ciclo economico statunitense non è l’unico fattore che influenza il mercato dell’oro. In particolare, abbiamo osservato che quando le risposte politiche agli Stati Uniti sono state particolarmente accomodanti, la performance del prezzo dell’oro è stata più esplosiva. Riteniamo ci siano ottime chance che anche le risposte politiche alle future recessioni statunitensi saranno altamente accomodanti, con un ritorno al sostegno combinato, fiscale e monetario. Questo perché i policymaker potrebbero vedere nei livelli di debito aggregato estremamente elevati e negli ampi deficit un rischio molto alto che una recessione si trasformi in qualcosa di ancora più serio. Oltre alle performance tipicamente interessanti durante le recessioni, vorremmo sottolineare altri due motivi per avere una visione positiva dell’oro e dei titoli auriferi. In primo luogo, ci sono previsioni di miglioramento, nel 2023, per il contesto operativo generale per tali titoli. Di certo, è improbabile che possa rivelarsi difficile come nel 2022. L’anno scorso, i margini di profitto dei produttori d’oro sono stati compressi dall’aumento dei costi (petrolio, acciaio, manodopera) e dal calo dei prezzi dell’oro. Questo ha portato le azioni dei produttori d’oro a sottoperformare il lingotto (almeno in termini di dollari). Quest’anno, con il rafforzamento dei prezzi dell’oro, i margini potrebbero tornare a crescere. Sul fronte dei costi, alcune aree stanno già registrando un vero e proprio calo. Nei settori più resistenti al cambiamento, come la manodopera, ci aspettiamo un rallentamento dell’aumento dei costi dopo i forti aumenti registrati in seguito alla pandemia, in particolare in Nord America e Australia. In secondo luogo, i titoli azionari dei produttori d’oro restano a buon mercato in un’ottica di lungo periodo e gli investitori sono ancora estremamente sotto-posizionati.

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Mutui variabili: con nuovo rialzo dei tassi, possibili rincari fino a 197 euro in poco più di 12 mesi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Milano. Le rate dei mutui a tasso variabile sono destinate a crescere nuovamente; secondo le simulazioni di Facile.it, se il 2 febbraio la BCE dovesse confermare un nuovo incremento dei tassi di 50 punti base, la rata di un finanziamento medio* potrebbe salire nei prossimi mesi di quasi 35 euro. In poco più di un anno, quindi, il mutuatario si troverebbe a pagare una rata più pesante di oltre 195 euro, vale a dire circa il 43% in più rispetto a quella iniziale. Le simulazioni. Ipotizzando un rialzo dell’Euribor di 50 punti base, la rata arriverebbe a 653 euro. Per l’analisi Facile.it ha preso in esame un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022, analizzando come è cresciuta la rata dal momento della stipula e come potrebbe ulteriormente salire nei prossimi mesi a seguito del rialzo dei tassi da parte della BCE. Il tasso (Tan) di partenza sottoscritto a gennaio 2022 e usato nell’analisi è pari a 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. A partire dalla seconda metà dello scorso anno, a causa dei quattro aumenti del costo del denaro decisi dalla Banca Centrale Europea, la rata ha iniziato a salire considerevolmente arrivando, a gennaio 2023, a 619 euro e, come detto, se la BCE decidesse di aumentare i tassi di altri 50 punti base e l’Euribor crescesse in modo analogo, la rata mensile del mutuatario arriverebbe nei prossimi mesi addirittura a circa 653 euro, vale a dire 197 euro in più rispetto a gennaio 2022 (+43,2%). La corsa dei tassi potrebbe non fermarsi con l’annuncio di febbraio: guardando alle aspettative di mercato (Futures sugli Euribor), gli esperti prevedono che l’Euribor a 3 mesi cresca ancora arrivando a giugno 2023 intorno a 3,4%: se le previsioni fossero corrette, la rata del mutuatario preso in esame arriverebbe a ben 711 euro, 255 euro in più rispetto a quella sottoscritta a gennaio 2022.

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Work-life balance: le aziende italiane ancora lontane dall’obiettivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Le aziende possono utilizzare la data analysis per impiegare il personale in modo intelligente, efficiente e produttivo, tenendo conto della pianificazione, delle capacità e delle competenze disponibili e degli obiettivi professionali. A che punto sono le aziende italiane in realtà? Una ricerca di SD Worx, il principale fornitore europeo di servizi HR, mostra come la pianificazione della forza lavoro possa essere un fattore di crescita per le organizzazioni.Con una connessione reciproca tra i propri sistemi HR, le aziende possono fare un uso più smart dei dati disponibili e diventare sempre più agili. In questo modo, sono in grado di rispondere meglio al fatto che i dipendenti di oggi apprezzano un orario di lavoro flessibile che si adatti alla loro vita personale. In Italia, il 42% dei dipendenti sceglie un’azienda in base ai tempi e agli orari di lavoro e alla flessibilità. In Europa, invece, la percentuale sale al 47%. La ricerca di un lavoro che permetta di coniugare al meglio i propri bisogni è sicuramente una priorità per i dipendenti, ma le aziende stanno ancora lavorando su questo aspetto. In Italia solo il 21% dei dipendenti ritiene che la propria organizzazione stia cercando di migliorare il proprio work-life balance attraverso una maggiore flessibilità del lavoro in termini di tempo e luogo. Il 59% invece, afferma che ciò non è ancora tra i principali obiettivi pianificati dall’azienda.

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Bollette? Prezzi calmierati fino a 70/80% consumi Unc: rischio stangata per tutti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

Sulle bollette Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, ha spiegato che il meccanismo allo studio del Governo prevede che la bolletta venga divisa in due parti: da un lato una tranche di consumi con un prezzo protetto (il 70-80% del consumo annuo stimato sulla base dell’anno precedente), mentre l’eccedenza sarebbe ancora al prezzo di mercato.”Rischio stangata per tutti! E’ di tutta evidenza che se per prezzo protetto si intende che gli sconti attualmente vigenti, ossia annullamento degli oneri di sistema e Iva sul gas al 5%, saranno confermati solo sul 70/80% dei consumi, mentre per il restante 20/30 sarà ripristinato il prezzo pieno, allora vuol dire che il Governo, con la scusa del risparmio energetico, intende aumentare le tasse a tutti gli italiani sulle bollette di luce e gas” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Considerato, infatti, che il 2022 è stato l’anno più caldo di sempre e che i riscaldamenti sono rimasti accesi per 15 giorni in meno e per 1 ora in meno al giorno, nessuno sarà in grado di scendere con i consumi rispetto all’anno precedente, men che meno per il 20 o addirittura per il 30 per cento. Anche perché con questi prezzi lunari i consumatori hanno già ridotto all’osso tutti i loro consumi” conclude Vignola.

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GAM: Nel 2023 Digital 4.0 e sicurezza informatica guideranno il settore Tech”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

A cura di Mark Hawtin, Investment Director, Disruptive Growth Equities di GAM. Da tempo abbiamo rilevato che, sebbene le azioni growth siano in grado di realizzare buone performance nelle fasi di rialzo dei tassi, generalmente riportano scarse performance quando l’andamento dei tassi è più incerto, come è accaduto per buona parte del 2022. In questo periodo abbiamo cercato soprattutto di contenere i rischi monitorando l’andamento del mercato e riducendo la duration. Il forte incremento dei rendimenti obbligazionari nel corso dell’anno e le profonde oscillazioni nei mercati azionari e valutari segnalano che probabilmente i mercati si sono già in buona parte adeguati al nuovo contesto dei tassi. In considerazione della maggiore visibilità sull’andamento dei tassi di interesse negli Stati Uniti, il mercato dovrebbe tornare a concentrarsi sui fondamentali. Siamo convinti che le prospettive restino estremamente positive per il segmento disruptive e per il processo di digitalizzazione in corso. Il divario tra vincitori e vinti si amplierà ulteriormente, pertanto si potrà generare più alpha se si sapranno scegliere le società vincenti. Nel 2023 continueremo a concentrarci sulle principali opportunità in campo tecnologico in grado di sfidare le imprese consolidate nell’ambito di Digital 4.0 che, secondo noi, resta un tema importante. Nel segmento della connettività, i timori di un calo della domanda e gli squilibri tra domanda e offerta hanno alimentato la volatilità nei semiconduttori. Nel 2023 emergerà però il potenziale di rialzo di alcuni titoli che abbiamo selezionato, man mano che tali squilibri si stabilizzeranno. Il metaverso e la sua adozione sono stati oggetto di ampio dibattito, dato che si trova ancora nelle sue fasi iniziali. Se, da una parte, crediamo che l’adozione del metaverso sia un tema a più lungo termine, dall’altra siamo convinti che la generazione del flusso di cassa attraverso le tecnologie infrastrutturali del metaverso, come ARVR e blockchain, sarà un vantaggio nel breve periodo. Ciò conferma le nostre prospettive positive nel lungo periodo, ma prudenti nel breve termine per via delle oscillazioni del sentiment. La sicurezza informatica resta un’opportunità di investimento attiva e in crescita; i consumatori devono proteggere la privacy online, le reti casalinghe e i loro dispositivi. Noi andiamo alla ricerca delle società che offrono opportunità di cross selling per essere sempre più connessi online. È stato un anno difficile per la Cina ma continuiamo a monitorare la situazione. Storicamente abbiamo generato un rendimento elevato in Cina e le tendenze macro attuali favoriscono i mercati azionari laddove le valutazioni sono ancora inferiori ai dati storici. Puntiamo inoltre sui titoli di qualità del settore Internet di consumo per le valutazioni interessanti e con una traiettoria degli utili visibile, mentre i grandi operatori del segmento e-commerce continuano a penetrare il mercato e a incrementare la redditività. La ricerca continuerà dunque a concentrarsi sulle migliori opportunità in tale ambito.

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PGIM Fixed Income: Cosa attendersi dal meeting della BoE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

A cura di Katharine Neiss, Chief European Economist di PGIM Fixed Income. La Banca d’Inghilterra (BoE) continua a essere sospinta in direzioni opposte. In un contesto di scioperi diffusi sulle retribuzioni e di crescita dei salari del settore privato ai massimi storici, la BoE si sentirà costretta a perseverare nell’adozione di toni da falco, secondo i quali le condizioni finanziarie devono essere ulteriormente inasprite per contenere le pressioni inflazionistiche. Tale narrativa si presenta in un momento importante, in quanto il Regno Unito si avvia verso il periodo chiave di liquidazione dei salari dei primi mesi dell’anno. Ciò lascia presagire un ulteriore rialzo dei tassi di interesse di 50 punti base nella prossima riunione del MPC, portando il tasso di riferimento al 4%.Tuttavia, segnali indicano che il consumatore britannico sia sottoposto a una reale pressione. Il sentiment dei consumatori si è deteriorato a gennaio e rimane più basso rispetto al periodo peggiore della pandemia o della crisi finanziaria globale. Le vendite al dettaglio hanno subito una contrazione in tutti i mesi del 2022, tranne uno. Anche in un mercato del lavoro rigido, dalla primavera dell’anno scorso abbiamo assistito a un calo costante dei posti di lavoro. La BoE è stata criticata per il ritardo nell’affrontare l’impennata dell’inflazione. Non vorrà che si pensi possa essere ricaduta nell’errore contrario, ovvero essere costretta a tagliare rapidamente i tassi in un contesto di inflazione in calo e di indebolimento dell’economia. I timidi segnali a indicazione del fatto che l’inflazione headline avrebbe raggiunto il picco verso la fine dello scorso anno suggeriscono che la BoE potrebbe essere vicina alla fine dell’attuale ciclo di rialzi, con un picco dei tassi appena superiore al 4%.

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“La Fed non è ancora pronta per una pausa”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 febbraio 2023

A cura di Thomas Costerg, Senior US Economist di Pictet Wealth Management. La nostra view è che la Fed continuerà ad aumentare i tassi di interesse con incrementi di 25 punti base e che il tasso sui Fed funds si assesterà leggermente al di sopra del 5% entro maggio 2023; da qui, poi, la Fed farà una pausa e manterrà i tassi stabili fino alla fine dell’anno. È probabile che la Fed si opponga alle attuali previsioni di mercato di tagli dei tassi a partire da luglio. A nostro avviso, l’asticella per tagliare i tassi è alta e probabilmente richiederebbe diversi mesi di perdita netta di posti di lavoro, cosa che sembra improbabile prima dell’inizio del 2024. In questa fase, la Fed è più preoccupata per una ri-accelerazione dell’inflazione che per una forte disinflazione dovuta a una recessione economica. Il rischio principale, tuttavia, è che la Fed possa aver sottovalutato i ritardi delle politiche e che la crescita del 2023 possa essere frenata più del previsto dalla forte stretta monetaria del 2022. Il rischio di un errore di politica monetaria resta quindi elevato. È probabile che, mercoledì, la Federal Reserve aumenti i tassi di 25 punti base, che rappresenterebbe una riduzione del ritmo dei rialzi, dopo i 50 punti base di dicembre e i 75 punti base di novembre. La principale, e probabile, spiegazione di questa flessione dovrebbe essere il rallentamento delle recenti letture dell’inflazione, che potrebbe rendere la Fed meno preoccupata. Ci sono anche segnali di rallentamento dei consumi privati, soprattutto a ridosso del periodo natalizio, che suggeriscono che la domanda stia tornando ad allinearsi maggiormente con l’offerta. È probabile, inoltre, che la Fed indichi di tenere conto dei lunghi ritardi della politica monetaria, dopo i forti rialzi dei tassi del 2022. È importante notare che la Fed è concentrata sul mercato del lavoro statunitense, continuando a temere che rimanga troppo rigido, con la conseguenza che i salari potenzialmente resilienti alimentino l’inflazione dei servizi. In particolare, le aperture di posti di lavoro JOLTS (Job Openings and Labour Turnover Survey) sono ancora troppo elevate, soprattutto rispetto al numero di disoccupati. Questo è il motivo per cui riteniamo molto improbabile che la Fed si appresti a breve a sospendere i rialzi dei tassi. È probabile che la Fed intenda continuare a spingere i tassi oltre il 5% nel breve, in linea con il dot plot di dicembre (che indicava un tasso terminale del 5,1% quest’anno). Una delle incertezze principali della riunione di mercoledì sarà il modo in cui Powell valuterà l’evoluzione delle condizioni finanziarie. Il rischio primario è che Powell esprima, da “falco”, il suo disappunto per il recente allentamento delle condizioni finanziarie e per il forte aumento dei prezzi azionari registrato in questo primo mese dell’anno. Nella riunione di dicembre, Powell aveva insistito sulla trasmissione della politica monetaria statunitense attraverso i mercati finanziari.

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Agricoltura: Decreto sostegno alle imprese molisane danneggiate da siccità

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

“Ringraziamo il ministro Francesco Lollobrigida per la tempestività del decreto che consentirà alle imprese agricole aventi sede nei Comuni delle province di Campobasso e Isernia, nei quali è stato riconosciuto lo stato di calamità, di poter essere ristorate dei danni subiti”. Lo dichiarano i parlamentari molisani di Fratelli d’Italia, senatore Costanzo Della Porta e l’onorevole Elisabetta Lancellotta. “Sin dall’insediamento del Ministro Lollobrigida ci siamo preoccupati della questione – hanno proseguito Della Porta e Lancellotta – l’intervento del Ministro e della struttura è stato davvero veloce e le imprese agricole dei Comuni in cui è stato riconosciuto lo stato di calamità per la siccità del periodo maggio – agosto 2022 possono oggi tornare a guardare al futuro con maggiore ottimismo. Quattro mesi di siccità sono un periodo lungo in agricoltura e i danni economici sono stati di vasta entità. Il Governo Meloni sta dimostrando di dare risposte in maniera celere e non possiamo che essere soddisfatti per questo decreto, indispensabile per dare serenità alle tante imprese agricole preoccupate per le ingenti perdite del 2022”. Il Decreto ha fatto seguito la proposta della Regione Molise per l’applicazione nei territori danneggiati delle provvidenze del Fondo di solidarietà nazionale. Si tratta dei seguenti Comuni della provincia di Campobasso: Baranello, Bojano, Bonefro, Busso, Campobasso, Campodipietra, Casacalenda, Cercemaggiore, Cercepiccola, Colle d’Anchise, Colletorto, Duronia, Ferrazzano, Gambatesa, Gildone, Jelsi, Macchia Valfortore, Mirabello Sannitico, Molise, Monacilioni, Montagano, Montorio Nei Frentani, Morrone Del Sannio, Pietracatella, Riccia, Ripabottoni, Ripalimosani, Rotello, San Giuliano Di Puglia, Sant’Elia a Pianisi, San Martino i Pensilis, Santa Croce di Magliano, Sepino, Torella del Sannio, Toro, Ururi, Vinchiaturo. E dei seguenti Comuni della provincia di Isernia: Agnone, Bagnoli del Trigno, Belmonte del Sannio, Carpinone, Civitanova Del Sannio, Capracotta, Carovilli, Castelverrino, Frosolone, Isernia, Longano, Macchiagodena, Montenero Val Cocchiara, Monteroduni, Pescolanciano, Pescopennataro, Pietrabbondante, Pizzone, Poggio Sannita, Roccamandolfi, Roccasicura, Vastogirardi. Il Decreto Ministeriale ha accertato l’esistenza del carattere di eccezionalità degli eventi calamitosi e, dunque, in riferimento ai danni causati alle produzioni dei territori agricoli dei sopraelencati Comuni, nei quali trovano applicazione le specifiche misure di intervento previste del Decreto Legislativo 29 marzo 2004, n. 102, ovvero interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole.

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Robeco: Cosa aspettarsi dal meeting della BCE

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

A cura di Martin van Vliet, Strategist Global Macro Team di Robeco.Come la Fed, anche la BCE ha deciso di rallentare il ritmo di inasprimento dei tassi di riferimento nella riunione di dicembre, aumentando il tasso di interesse sui depositi di 50 punti base (pb) (invece di 75 pb), portandolo al 2,0. Questo valore si colloca all’estremo superiore delle aspettative della BCE sul tasso nominale “neutrale” a lungo termine, in cui la politica dei tassi d’interesse non è né restrittiva né accomodante. Tuttavia, la banca centrale ha riservato una sorpresa di carattere tutt’altro che accomodante ai mercati finanziari. Dopo la precedente riunione di ottobre, il Presidente Lagarde aveva sottolineato che “sono stati compiuti progressi sostanziali nel ritiro di una politica monetaria accomodante” e aveva lasciato intendere che la BCE si sarebbe semplicemente limitata a definire i principi del quantitative tightening (QT) a dicembre. Lagarde ha invece annunciato l’inizio vero e proprio del QT: a partire dall’inizio di marzo 2023, il portafoglio relativo ai programmi di acquisto di titoli pubblici e privati (APP) si ridurrà in media di 15 miliardi di euro al mese fino alla fine del secondo trimestre.Inoltre, Lagarde ha dichiarato che “sulla base di una sostanziale revisione al rialzo delle prospettive inflazionistiche” – lo Staff prevede che l’inflazione core dell’Eurozona rimanga al di sopra del 2% fino al 2025 – un’ampia maggioranza del Consiglio Direttivo si attende che i tassi di riferimento vengano aumentati “significativamente” e questo comporterebbe probabilmente altri rialzi da 50 pb.In prospettiva, il nostro scenario principale prevede che la BCE aumenti il tasso sui depositi di almeno altri 100 pb con le prossime tre riunioni. Temiamo, tuttavia, che un contesto economico e di mercato peggiore del previsto impedisca alla BCE di andare molto oltre il 3%. Inoltre, siamo scettici sulle aspettative dei mercati secondo cui il tasso di interesse sui depositi si manterrà (ben) al di sopra del 2,5% nei prossimi anni, poiché non riteniamo che tutte le economie dell’Eurozona siano in grado di gestire strutturalmente condizioni di finanziamento più rigide associate a questo scenario di tassi.

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PIMCO: Prospettive sulla riunione del FOMC

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

A cura di Tiffany Wilding, North American Economist e Allison Boxer, Economist di PIMCO. Settimana importante con il Federal Open Market Committee (FOMC) e la pubblicazione del rapporto sul lavoro degli Stati Uniti. Ci aspettiamo di osservare alcuni fattori transitori a sostegno di un altro solido rapporto sul lavoro, mentre i dati sull’inflazione salariale saranno tenuti sotto stretta osservazione per valutare le prospettive sull’operato della Fed. Nell’ambito della riunione del FOMC di mercoledì ci aspettiamo che la Fed rallenti l’andamento dei rialzi dei tassi a 25 punti base (pb), mentre Powell utilizzerà la conferenza stampa per lasciare intendere che la lotta all’inflazione non è ancora finita. – La Fed rilascerà una nuova dichiarazione del FOMC alle 20:00 di mercoledì. In questa riunione non sono previsti dot plot o proiezioni economiche. Ci aspettiamo che la Fed rallenterà l’andamento dei rialzi dei tassi a 25 punti base, una dichiarazione modestamente accomodante e una conferenza stampa del presidente Powell relativamente aggressiva. – L’Employment Cost Index (ECI), l’indice del costo del lavoro, sarà al centro dell’attenzione in vista del FOMC. Vediamo rischi di ribasso rispetto alle aspettative di consenso (0,9% contro l’1,1% del consenso), il che sarebbe una notizia molto gradita ai funzionari della Fed preoccupati per le pressioni inflazionistiche sottostanti. Riteniamo che la Fed osserverà con attenzione questo rapporto alla ricerca di ulteriori segnali di un possibile picco dell’inflazione salariale. – Ci sono ragioni transitorie a sostegno di un altro solido rapporto sull’occupazione: prevediamo un aumento dei salari di 225.000 unità, leggermente superiore al consenso, in linea con l’andamento del mese scorso. Ci aspettiamo tasso di disoccupazione (3,5%) e salario orario medio (0,3% m/m) entrambi invariati.

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I prodotti italiani sono tra i più contraffatti al mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

L’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) hanno pubblicato oggi uno studio sull’impatto della violazione della proprietà intellettuale sulle piccole e medie imprese (PMI). Questo tipo di ricerca, che per la prima volta si concentra sulle piccole imprese, offre nuovi spunti di riflessione sull’impatto della contraffazione e di altri tipi di violazione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) sulle PMI.I brevetti sono i diritti di PI che proteggono più direttamente le innovazioni. Gli attacchi ai brevetti sono quindi particolarmente pericolosi per l’economia in generale e per le PMI in particolare.Secondo l’ultimo quadro di valutazione delle PMI, il 15 % delle PMI titolari di un diritto di PI registrato ha subito violazioni dei DPI. Questa percentuale è più elevata tra le PMI che hanno introdotto innovazioni (19,4 % nel caso delle PMI che hanno introdotto innovazioni inedite). La violazione dei DPI è quindi un problema particolare per le piccole imprese che innovano e creano occupazione e crescita. I contraffattori si interessano a tutti i tipi di prodotti realizzati dalle PMI. Quelli più frequentemente presi di mira sono macchinari elettrici ed elettronica (30 % dei sequestri), abbigliamento (18 %), profumeria e cosmetici (10 %) e giocattoli e giochi (anche in questo caso 10 %). Inoltre, molti di questi prodotti contraffatti sono di scarsa qualità e spesso rappresentano una minaccia per la salute e la sicurezza dei consumatori. Secondo l’ultimo quadro di valutazione delle PMI dell’EUIPO, pubblicato nel settembre 2022, le PMI che hanno subito violazioni dei DPI ritengono che ciò abbia avuto un impatto negativo sulla loro attività, con perdita di fatturato, di reputazione, di immagine e di vantaggio competitivo. Tuttavia, il 40 % delle piccole e medie imprese riconosce di non monitorare i propri mercati per individuare eventuali violazioni dei propri diritti di PI o di affidarsi solo a informazioni ricevute occasionalmente sulle violazioni, come i riscontri dei clienti o le informazioni fornite dai partner commerciali.Le PMI costituiscono la maggior parte delle imprese dell’UE (99 %) e rappresentano circa due terzi dei posti di lavoro. Al fine di sostenerle, l’EUIPO, insieme alla Commissione europea e agli uffici di PI nazionali e regionali dell’UE, ha avviato una serie di iniziative nel campo della proprietà intellettuale, tra cui un Fondo per le PMI che fornisce sostegno finanziario alle piccole imprese per la registrazione dei loro diritti di PI. Più di 32 000 PMI nell’UE hanno già beneficiato del Fondo.Queste iniziative fanno parte del più ampio piano d’azione sulla proprietà intellettuale della Commissione europea, che si concentra anche sulla lotta alla contraffazione e sul rafforzamento dell’applicazione dei diritti di PI. In questo settore l’EUIPO sostiene lo sviluppo di un pacchetto di strumenti dell’UE per la lotta alla contraffazione al fine di migliorare la cooperazione e la condivisione dei dati tra i titolari dei diritti, gli intermediari e le autorità pubbliche. Le imprese possono inoltre accedere gratuitamente all’IP Enforcement Portal. Questo strumento dell’EUIPO aiuta le imprese a tutelare i loro diritti di PI nei diversi Stati membri dell’UE, facilitando lo scambio di informazioni protette tra i titolari dei diritti e le autorità di contrasto al fine di sequestrare merci contraffatte. (abstract by EUIPO)

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Banche Centrali e mercato obbligazionario: i tassi non hanno ancora raggiunto il picco

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

A cura di Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. Nelle ultime settimane, i tassi d’interesse globali sono saliti, ma il picco potrebbe rivelarsi ancora una volta prematuro. Storicamente, i tassi – sia che si parli di buoni del Tesoro a 3 mesi, di Treasury a 2 anni o di Treasury a 10 anni – raggiungono il picco quando la Federal Reserve raggiunge il suo tasso terminale. La nostra view è che, a causa di un’inflazione “appiccicosa”, la Fed continuerà ad aumentare il tasso sui Fed Funds fino al secondo trimestre 2023, portandolo al 5,5%.A ragione di ciò, il picco dei tassi potrebbe verificarsi verso il secondo trimestre. Tuttavia, se ci saranno indizi da parte dei policymakers della Fed che un una pausa del ciclo di rialzo sia più imminente di quanto anticipato, allora potremmo cambiare il nostro scenario di base.È opinione diffusa che il tasso dei fondi federali non tenda a rimanere al picco del ciclo per lungo tempo. La realtà, però, è che la Fed ha iniziato a pubblicare il target solo nel 1994. Nei quattro cicli di rialzo susseguitisi da allora, la Banca Centrale americana ha atteso in media 9 mesi tra il raggiungimento del tasso finale e il suo primo taglio dei tassi. Tuttavia, durante il ciclo di metà anni Duemila, la Fed si è fermata per 14 mesi.Ancora più importante è il fatto che i cicli precedenti rappresentano gli scenari che la Fed sta espressamente cercando di evitare. La Banca Centrale americana, infatti, ha dichiarato vittoria contro l’inflazione troppo prematuramente nel 1980 tagliando i tassi, per poi riprendere i rialzi nel 1981 a causa di una risalita della pressione inflattiva. Inoltre, nessuno dei cicli successivi al 1994 è stato caratterizzato da alta inflazione: questo elemento potrebbe infatti ritardare il taglio dei tassi da parte della Fed. Non scommetteremmo sulla narrazione popolare per cui “i tagli dei tassi seguiranno presto il picco della Fed”, a meno che l’inflazione non crolli velocemente. Infine, l’inflazione non è stata più un problema a partire dagli anni ’80. Nei cicli passati, la Fed poteva tagliare rapidamente perché il PCE core si aggirava intorno al 2%. Con l’inflazione core PCE ben tre volte superiore al target Fed, il rischio è che i tagli dei tassi siano più lenti anche in una recessione, semmai si verificheranno. Anche in questo caso, monitoriamo attentamente un elemento chiave che potrebbe cambiare il nostro scenario di base: se il PCE core tornasse rapidamente al 2% in tempi brevi, la Banca Centrale americana, allora, potrebbe allentare la politica monetaria.

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Banche Centrali: questa settimana grandi riunioni, cosa aspettarci? – l’analisi LGIM

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

Commento a cura di Hetal Mehta, Senior European Economist di LGIM. Quella che ci apprestiamo ad affrontare sarà una settimana molto importante per i principali istituti di credito centrali, con la Banca del Canada che ha annunciato l’interruzione dei rialzi dei tassi d’interesse – muovendosi verosimilmente verso dei tagli – e la Reserve Bank of Australia sembra essere in procinto di prendere provvedimenti molto simili. La Banca Centrale Europea, invece, si è legata le mani da sola quando, poco prima di Natale, ha indicato ai mercati – anche in modo abbastanza esplicito – che ad inizio 2023 si sarebbero dovuti attendere ulteriori rialzi per almeno 100 punti base. Sebbene in passato le direttive della Bce sia state spesso soggette a bruschi capovolgimenti, riteniamo che l’inflazione elevata e la forte pressione salariale faranno sì che si realizzi quanto è stato annunciato. Inoltre, se l’inflazione core dovesse mantenersi su livelli ritenuti insostenibili, i rialzi potrebbero perdurare per tutto l’anno e anche oltre.La Bank of England, infine, si ritrova ad affrontare lo scenario peggiore, in quanto alla bassa crescita economica si affiancano un’inflazione e una pressione salariale ancora più alte di quelle osservate sul continente. In un contesto del genere, non sorprende riscontrare un disaccordo molto elevato all’interno della Monetary Policy Committee, dove recentemente si sono venute a creare tre diverse spaccature; un evento a cui verosimilmente assisteremo di nuovo in futuro. Sebbene non ci troviamo in disaccordo con il mercato che sta prezzando il percorso che dovrebbero seguire i tassi d’interesse, bisogna tenere in considerazione l’offerta totale di Gilt, influenzata dal quantitative tightening della stessa BoE. Infatti, la nostra posizione verso i Gilt è ottimistica, in quanto rappresentano una questione ormai ben nota e il Debt management Office dovrebbe essere flessibile su come rispettare le scadenze.

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Le esigenze di prestito degli italiani nel 2022

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2023

In cima alla lista delle motivazioni che spingono gli italiani a chiedere un prestito in questo periodo di incertezza globale vi è la necessità di liquidità, indicata come motivazione per oltre il 45% dei prestiti, seguita dall’esigenza di sostenere spese per lavori di ristrutturazione (12%) e, in percentuale pressoché identica, dalla necessità di far fronte a dei debiti contratti e di acquistare un’auto usata (11%).I prestiti erogati per poter disporre di liquidità, in particolare, sono aumentati del 41% rispetto al 2021, quelli per le spese di ristrutturazione del 48% e quelli per i debiti di oltre il 60%.Aumentano anche i finanziamenti per sostenere le spese mediche, che crescono del 45%, e per affrontare la nascita di un figlio (+36%), momento di grande gioia che va però di pari passo con un incremento dei costi familiari. Crescono considerevolmente anche quelli per acquistare un’auto nuova (+30%). Dopo due anni di restrizioni legate all’emergenza sanitaria gli italiani sono inoltre tornati a viaggiare e a celebrare le occasioni importanti: i prestiti erogati per le vacanze sono aumentati del 95% e quelli per i matrimoni del 61%.

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Benzina: i prezzi raggiungono livelli record

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2023

Non si arresta, in questi giorni, la corsa dei prezzi dei carburanti: oggi la benzina ha raggiunto picchi di 1,90 euro al litro e il diesel di 1,96 presso alcuni distributori. Livelli ben al di sopra del dato medio di 1,88 per la benzina e 1,92 per il diesel riportati da Quotidiano Energia e del “Prezzo Medio Italia” settimanale pubblicato dal Ministero delle Imprese e del M.I. sulla base delle comunicazioni ricevute dalla rete distributiva e dalle compagnie petrolifere, che si attesta a 1,829 euro al litro per la benzina e 1,875 per il gasolio.Alla luce di questi evidenti discostamenti troviamo poco condivisibile la posizione dell’Antitrust, il cui presidente ha ieri affermato che non c’è “necessità di introdurre un meccanismo di calcolo e di diffusione di valori di riferimento medi, atteso che appaiono incerti i benefici per i consumatori a fronte invece di un possibile rischio di riduzione degli stimoli competitivi”.La trasparenza nell’informazione ai consumatori è, a nostro avviso, la base fondamentale sulla quale possono effettuare le loro scelte. Una maggiore trasparenza e l’esposizione di un prezzo medio a livello territoriale, distinto tra self e servito, nonché tra rete autostradale e rete urbana e interurbana, come da noi richiesto, non rappresenta, a nostro avviso, un limite alla competitività. Anzi, in un mercato sano potrebbe incoraggiarla, incentivando i distributori ad applicare prezzi convenienti per attrarre più clienti. Tale operazione, ovviamente, deve avvenire di pari passo con l’attività di vigilanza e controllo dei comitati territoriali introdotti con il decreto sui carburanti; proprio a tal proposito venerdì, in audizione alla Camera, ne abbiamo chiesto un ampliamento dei poteri, una maggiore partecipazione delle Associazioni dei Consumatori ed una più stretta collaborazione con l’attività dell’Agcm. Sarà compito di quest’ultima intervenire, soprattutto in caso di ipotesi di cartello o allineamento al rialzo dei prezzi paventato dal suo Presidente. È semmai opportuno che sia precisata per legge la fattispecie di reato di eccesso speculativo sui prezzi dei beni di consumo.Per tali ragioni continuiamo a sostenere la necessità di andare avanti sulla strada intrapresa all’indomani del grave errore commesso dal Governo eliminando del tutto lo sconto sulle accise, che resta comunque un’opzione da riadottare. Sarebbe sbagliato eliminare i nuovi cartelli indicatori dei prezzi e ridurre all’irrilevanza le sanzioni contro chi viola le regole, ma soprattutto chiediamo che, almeno in via transitoria, sia ridotta fortemente l’IVA sui carburanti (applicata anche sull’importo dell’accisa): portandola al 4%, secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il risparmio per ogni famiglia sarebbe di oltre 200 euro annui.

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Prezzi gas in calo. Realtà e politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2023

“I ventuno miliardi di euro messi in campo dal governo Meloni sul contenimento dei costi energetici e il price cap cui il nostro governo ha fortemente contribuito hanno portato a una riduzione enorme del costo delle bollette che scenderanno del 40% a febbraio. Qualcuno dovrebbe chiederci scusa per le critiche mosse”. Lo afferma Alfredo Antoniozzi vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Con questa dichiarazione si è ufficialmente aperta la corsa a chi meglio si attribuisce il calo del costo del gas. Ma le cose stanno in modo diverso. Con il calo del prezzo nel TTF (Title Transfer Facility), il mercato virtuale di Amsterdam di riferimento per lo scambio del gas in Europa, si dovrebbe avere un taglio del 33% (e non del 40) delle bollette, dopo l’aumento del 23% di dicembre, L’Autorità per l’energia (Arera) dovrebbe comunicare il prossimo 2 febbraio le ricadute sulle bollette di gennaio con un risparmio, per la famiglia tipo (1.400 metri cubi annui) di 712 euro. Altro che virtù del governo che, coi 21 miliardi messi in campo, non ha dato nessun contributo al calo del prezzo del gas, ma solo aiutato le famiglie a farsi meno male quando il prezzo è stato alto.Purtroppo qualcuno non riesce a darsi ragione che le politiche nazionali in materia sono totalmente ininfluenti se non per riduzione del danno. Il mercato del gas, per un Paese come il nostro, dipende solo da quanto avviene oltre le Alpi dove – ed è questo l’unico aspetto importante – anche l’Italia partecipa. Altro che Europa maligna. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Finanza: La prossima settimana si preannuncia ricca di occasioni per i mercati

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2023

By Mark Dowding, BlueBay CIO, RBC BlueBay Asset Management. I rendimenti governativi sono rimasti praticamente invariati nel corso della settimana, ma i credit spread sono stati sostenuti da una sana domanda di nuove emissioni e dai dati sui flussi, che hanno confermato le voci di un aumento dell’allocazione degli investitori nel fixed income, all’inizio del 2023. In generale, le prospettive sembrano indicare un certo rallentamento dell’attività economica, ma sono venuti meno i timori di recessione e aleggia una certa speranza che l’inflazione si riduca nei prossimi mesi. Nell’ultimo decennio ci sono state alcune forti tendenze che hanno spinto l’inflazione verso il basso, che ora potrebbero essersi attenuate o addirittura aver iniziato a invertirsi. Tuttavia, sulla scia della pandemia, oggi operiamo in un mondo in cui è necessario mantenere delle scorte “per ogni evenienza”, visto che negli ultimi anni le aziende sono state danneggiate da problemi alle catene di approvvigionamento. A livello societario si nota una maggiore attenzione al raggiungimento degli obiettivi climatici e ESG. Tuttavia, questi cambiamenti non sono privi di costi. Questa tendenza ha compromesso la crescita del reddito reale mediano, a vantaggio dei proprietari di asset. Considerando l’insieme di questi fattori, riteniamo che vi sia una reale possibilità che l’inflazione si normalizzi a un livello compreso tra il 2 e il 4% nel decennio a venire, a differenza dei livelli dello 0-2% visti in precedenza.Queste ipotesi di trend dell’inflazione a lungo termine sono chiaramente molto importanti, in quanto definiscono le aspettative per il livello naturale dei tassi di interesse nel corso del ciclo economico. Il tasso R* potrebbe essere stato intorno all’1,5% in un mondo con un’inflazione dello 0-2%, ma se ora è del 2-4%, questa cifra potrebbe essere più vicina al 3,5% sui tassi di liquidità. Si tratta chiaramente di una discussione teorica.Tuttavia, la rilevanza a breve termine di questo dato è che notiamo che la maggior parte degli investitori inquadrerà ciò che percepisce come “normale”, in base all’esperienza del recente passato. Ciò può spiegare l’opinione di molti che ritengono che sia una questione di quando, e non di se, i Treasury statunitensi a 10 anni torneranno a livelli di rendimento più vicini al 2,5%. Questo desiderio del mercato di ignorare le parole della Fed e delle altre Banche Centrali potrebbe, a tempo debito, portare queste ultime a dover seguire il mercato. All’avvicinarsi del meeting della Fed, ci colpisce il fatto che per gran parte dell’anno passato abbiamo visto una grande attenzione alle condizioni finanziarie, come indicatore dell’operato della politica. In quest’ottica, da settembre questi indici si sono attenuati, anche se la Fed ha alzato i tassi di interesse. Di conseguenza, percepiamo un certo grado di preoccupazione all’interno del FOMC per il fatto che il rallentamento del ritmo dei rialzi dei tassi equivale a un allentamento della politica agli occhi del mercato.Tuttavia, notiamo che il mercato si aspetta che i tassi raggiungano il picco appena sotto il 5% e che la Federal Reserve allenti due volte prima della fine dell’anno in corso – ma ci sono ampi margini per deludere queste proiezioni, a meno che non si verifichi un rallentamento molto più significativo dell’attività economica, che sarebbe comunque una cattiva notizia per gli utili societari e la qualità del credito.Nel breve periodo, il fatto che l’economia continui a reggere piuttosto bene potrebbe dare alle banche centrali, come l’Eurotower, una maggiore copertura per essere più aggressive nel breve periodo, in modo da poter fare una pausa prima del tempo. In questo contesto, ci aspettiamo che i Fed Fund raggiungano un picco appena sopra il 5% e che il tasso di deposito della BCE raggiunga il 3,5% in primavera, prima che la policy si fermi per i sei mesi successivi.Abbiamo anche ridotto l’esposizione ai mercati emergenti, in particolare alle posizioni in real nel mercato del forex brasiliano e ai tassi messicani, che hanno registrato buone performance, consentendo al contempo di spostare il profilo di duration complessivo della strategia verso una posizione corta più sostanziale. In questo contesto, abbiamo adottato un atteggiamento relativamente conservativo, poiché riteniamo che il rally di gennaio stia perdendo slancio e siamo molto scettici sul fatto che le banche centrali faranno qualcosa per dare alle valutazioni un’ulteriore spinta verso l’alto.La Bank of England sembra invece essere la Banca Centrale più incline a sorprendere in termini di policy. In questo caso, gli operatori di mercato si aspettano un rialzo di 50 punti base che porti i tassi al 4%. Anche se ciò sarebbe certamente giustificato dai dati sull’inflazione e sui salari, siamo preoccupati per la diffusione di segnali di debolezza economica.Nel frattempo, i prezzi delle case appaiono molto vulnerabili e riteniamo che sarà molto difficile che i tassi britannici superino il tetto del 4% senza rischiare di far crollare il mercato immobiliare del Regno Unito e con esso l’economia britannica. Su questa base, continuiamo a mantenere una visione ribassista sulla sterlina e siamo strutturalmente propensi ad adottare una posizione più ribassista sui Gilt, anche se per il momento non abbiamo una posizione sui tassi britannici.La prossima settimana si preannuncia ricca di spunti per i mercati. Nel frattempo, anche la guerra in Ucraina sembra essere sparita dalle prime pagine nelle ultime settimane, con una situazione di stallo durante l’inverno. Tuttavia, la decisione di Stati Uniti, Germania e Polonia di seguire l’esempio del Regno Unito nel fornire carri armati all’alleato potrebbe contribuire a spostare l’equilibrio di potere nelle prossime settimane e continuiamo a sperare che la guerra finisca nei prossimi mesi. L’ultima settimana è stata tranquilla, ma è possibile che fosse la calma prima della tempesta. (abstract by verinieassociati.com)

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