Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 55

Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Al via Bando Regione Lazio Internazionalizzazione PMI 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 febbraio 2018

A sostegno delle PMI, dei liberi professionisti e delle imprese, per rilanciare il Made in Italy nel mondo e aprire nuove connessioni con il mercato internazionale, Lazio Innova presenta il bando Regione Lazio Internazionalizzazione PMI 2018: 2,2 milioni per le piccole e medie imprese che vogliono rafforzare la competitività sui mercati esteri. Il nuovo bando è un contributo a fondo perduto per le singole PMI, i liberi professionisti e le aggregazioni d’impresa, con almeno una sede operativa nel Lazio, che intendono realizzare progetti imprenditoriali di internazionalizzazione. La dotazione complessiva è di 2,2 milioni di euro e offre alle imprese laziali il sostegno nella promozione dell’export, con l’obiettivo di avviare e/o consolidare le attività e i prodotti sui mercati esteri. Tra i diversi investimenti ammissibili, sono riconosciuti i costi per la partecipazione alle manifestazioni fieristiche, ai saloni internazionali e agli eventi commerciali di rilievo presso showroom e centri espositivi all’estero. Così come le spese per le attività connesse alla realizzazione della prima vendita in un paese estero e per l’acquisizione di altri servizi specialistici come i piani di penetrazione commerciale, il Temporary Export Manager e altre consulenze. Il bando sostiene inoltre tutte quelle attività rivolte al miglioramento della qualità della struttura aziendale o del sistema produttivo che abbiano per obiettivo l’esportazione o di stabilire accordi con clienti e partner esteri. Ma anche i costi d’acquisto delle certificazioni degli standard tecnici, di qualità, di tipicità dei prodotti e dei sistemi ambientali e per proteggere, nei paesi target, i marchi e gli altri diritti industriali.
Partecipare è semplice, basta accedere già da subito alla piattaforma telematica di Lazio Innova GeCoWEB e compilare il relativo formulario on-line. La domanda di partecipazione dovrà essere poi perfezionata e inviata a Lazio Innova tramite PEC a partire dalle ore 12.00 del 1 marzo e fino alle ore 12.00 del 24 maggio 2018. Per le PMI in forma singola il costo complessivo di ciascun progetto presentato non dovrà essere inferiore a 5 mila euro, mentre le spese ammissibili a contributo non potranno comunque superare i 30 mila euro. Per le aggregazioni temporanee invece gli stessi costi sono rispettivamente di 20 mila e 100 mila euro.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Gli esempi poco esaltanti della flat tax

Posted by fidest press agency su sabato, 17 febbraio 2018

La flat tax, di cui tanto si parla in questa campagna elettorale, non è la parola magica per la giustizia fiscale del nostro paese. Non è comunque la cattiva parola da demonizzare tout court. I limiti e gli obblighi costituzionali non si possono ignorare. Nel caso, quindi, di una sua eventuale e deprecabile introduzione, sarà necessario individuare meccanismi di deducibilità che rendano effettivo il principio della progressività. C’è da sapere comunque che, dopo il voto, l’indomani come si sol dire al cinema, è un nuovo giorno. E pertanto le promesse e le decisioni si possono cambiare.
E’ doveroso prima di ogni decisione valutare quanto è accaduto e accade nei paesi, in cui la flat tax è stata introdotta. Il caso emblematico ci sembra quello russo, dove le famiglie povere e quelle indigenti sono fortemente aumentate tanto da spingere le masse delle periferie urbane e i residenti nei territori rurali a chiedere di rivedere il sistema fiscale, introducendo forme di progressività nella tassazione.
In Russia, com’è noto, nel 2001 Putin, al suo primo mandato, introdusse la tassa fissa del 13% per tutti, ricchi e poveri, singoli e imprese, aziende produttive e società dubbie. Egli aveva raccolto un paese in ginocchio, devastato dalla corruzione del periodo di Eltsin, dalla penetrazione della finanza speculativa internazionale, dalla svendita delle ricchezze nazionali alle grandi corporation e dal sostanziale fallimento dello Stato del 1998.
E quel che era più grave, c’era una generale sfiducia. Nessuno aveva fiducia nel rublo, nessuno pagava le tasse, o per corruzione o per indigenza, I cosiddetti oligarchi “spostavano” centinaia di miliardi di dollari a Londra o nei paradisi fiscali.
Perciò la tassa del 13% servì anzitutto a riportare un certo ordine e un po’ di razionalità nel sistema economico. Fu il modo per garantire un minimo di stabilità politica e un minimo di entrate fiscali. Pertanto il vero motore della ripresa russa, più che la flat tax, è stato lo sfruttamento delle risorse energetiche, del petrolio e del gas, le cui riserve, insieme alle altre ricchezze naturali, sono enormi. Per anni la Russia ha incassato elevate fatture dalla vendita di crescenti quantità di risorse energetiche. Nel frattempo si è frenata in qualche modo sia la corruzione sia la fuga dei capitali. Si ricordi che in questi anni la differenza tra il costo di produzione e il prezzo di vendita di petrolio e gas ha garantito entrate davvero eccezionali. Tanto che nel 2008 il classico barile di petrolio ha toccato la vetta di 150 dollari!
Oggi, però, la Russia, come altri paesi, sta vivendo una crescente e pericolosa ineguaglianza economica e sociale. Soprattutto dopo le sanzioni economiche e il crollo del prezzo del petrolio. C’è un recente studio del Credit Suisse in cui si dimostra come la Russia sia uno dei più “disuguali”paesi del mondo: il 10% della popolazione detiene l’87% della ricchezza della nazione. L’1% della popolazione detiene il 46% dei depositi bancari. Anche la situazione della tanto decantata Ungheria merita un’attenta disamina. Il paese, si ricordi, è entrato nell’Unione europea nel 2004 mantenendo però la sua moneta nazionale, il fiorino. Con una popolazione di 10 milioni di persone, nel 2008 aveva un pil di 157 miliardi di dollari a prezzi correnti. A seguito della crisi globale, nel 2011 il prodotto interno scese a 140 miliardi e nel 2012 a 125. Nell’ultimo periodo ci sono stati dei miglioramenti nell’economia magiara, trainata dalla piccola ripresa europea e soprattutto dall’attivismo industriale della vicina Germania. Non sembra che l’introduzione della flat tax del 16%, avvenuta nell’anno 2001, abbia aiutato la ripresa e le crescita in Ungheria. Ciò che ha invece veramente aiutato Budapest a mantenere una certa stabilità sono stati gli aiuti rilevanti da parte dell’Unione europea e la sua partecipazione al mercato unico europeo. Gli aiuti sono stati riconfermati anche recentemente: dal 2004 al 2020 l’Ungheria riceverà da Bruxelles sovvenzioni per complessivi 22 miliardi di euro, cioè oltre 3,5 miliardi l’anno. Sono soldi che provengono anche dall’Italia, nonostante la forsennata propaganda magiara anti euro e anti Unione europea. Si ricordi che l’Italia contribuisce al bilancio dell’Ue con ben 20 miliardi di euro e ne riceve 12. Gli 8 miliardi rappresentano il contributo netto dell’Italia. Se fossimo trattati come l’Ungheria dovremmo ricevere, in proporzione alla popolazione italiana che è 6 volte quella magiara, aiuti da Bruxelles per 22 miliardi di euro ogni anno. Altro che flat tax!
La pressione fiscale nel nostro paese ha raggiunto livelli intollerabili. Deve essere ridotta e semplificata per dare ossigeno alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese, ma non si può pensare di eliminare il principio di progressività perché così si minerebbe il principio stesso di una società civile e democratica. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Finanze pubbliche e mercati. La speculazione finanziaria ha fatto esplodere il debito

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 febbraio 2018

Prevale nel mondo della politica e dell’economia l’opinione secondo la quale il debitore ha sempre torto in quanto, a prescindere dalle più differenti cause sottostanti, è stato lui a sottoscrivere il debito. Per il debito pubblico, inoltre, la responsabilità è ‘comodamente’ attribuita all’intera popolazione, anche se non ha avuto alcun ruolo nelle relative decisioni. Lo si fa anche quando la sua crescita è dovuta a evasioni fiscali, incompetenze amministrative, corruzione e ruberie. La giustificazione addotta di solito è: «Devono pagare perché hanno vissuto oltre le loro possibilità». Quando il debito s’impenna a seguito di attività speculative internazionali, tale odioso commento diventa ancora più frequente. Gli ultimi dati relativi al debito pubblico italiano indicano che il suo rapporto rispetto al Pil è di poco meno del 133%. È secondo solo alla devastata Grecia, tanto che in Europa si pongono interrogativi circa il ruolo dell’Italia nella Ue. È un solido elemento oppure è una minaccia d’instabilità? Di conseguenza tutti reclamano riforme strutturali, rientri veloci, tagli e austerità, fino a sollecitar forti sanzioni finanziarie per il mancato rispetto dei cosiddetti parametri di Maastricht. Non conta più il fatto che l’Italia sia stata tra i fondatori dell’Unione. La si vorrebbe relegare nel secondo o addirittura nel terzo ‘girone’, quello a velocità ridotta.
È vero che nei decenni passati l’andamento del debito è quasi sempre stato in crescita, tranne nel biennio 2006-8 del secondo governo Prodi. Ma spesso non si evidenzia che la speculazione finanziaria internazionale, esplosa in alcuni momenti della nostra storia, ha inferto delle tremende accelerazioni al debito pubblico. Non si dimentichi che il primo grande attacco avvenne contro la lira nel 1992. Era parte, come risaputo, del più vasto attacco contro il Sistema monetario europeo (Sme). In Italia, però, tale attacco speculativo si combinò con la pressione internazionale per la privatizzazione delle imprese a partecipazione statale. Il famoso ‘scandalo del Britannia’, lo yacht della regina Elisabetta, su cui finanzieri angloamericani e alti rappresentanti ministeriali e delle Partecipazioni statali si incontrarono per ‘progettare’ le privatizzazioni. La speculazione determinò la svalutazione di circa 30% della lira, trasformando così le privatizzazioni in vere e proprie svendite. Le conseguenze sul debito pubblico furono devastanti.
Il rapporto debito/Pil , che nel 1992 era di 105,4%, salì al 115,6% nel 1993 fino a raggiungere il 121,8% nel 1994. Andamento che, ovviamente, si aggravò ulteriormente sotto la pressione dei mercati che fecero lievitare notevolmente i tassi d’interesse sui titoli di Stato. Fu necessario uno sforzo enorme per tagliare la spesa pubblica e avviare la ripresa. Contrariamente alla vulgata populista, anche l’entrata nell’euro incise positivamente nel riequilibrare il rapporto debito/Pil che si assestò intorno al 103% nel 2004 e di nuovo nel 2007. Purtroppo, subito dopo vi fu la crisi finanziaria globale del 2007-8 che, partita dagli Usa, investì tutto il mondo, in primis l’Europa, colpendo tutti i settori economici, bancari e commerciali provocando crolli nelle produzioni ed enormi salvataggi pubblici delle banche a rischio bancarotta.
La crisi è stata il frutto velenoso della deregulation finanziaria che determinò il crollo dei mutui subprime e il collasso della montagna di derivati finanziari super speculativi a essi collegati. Si ricordi che secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, il valore nozionale globale dei derivati over the counter (otc), cioè contrattati fuori dei mercati regolamentati e tenuti fuori bilancio, era allora di circa 700 trilioni di dollari. Una cifra enorme che nonostante le tante proposte di riforma finanziaria, ancora oggi resta alta, circa 600 trilioni di dollari. I n Italia il rapporto debito/Pil schizzò dal 103,6% del 2007 al 116,0% del 2009. L’impennata più recente si è registrata nel 2011 a seguito dell’attacco speculativo contro l’Italia, che portò lo spread a oltre 500 punti (5%) sopra il tasso d’interesse del Bund decennale tedesco, con effetti pesanti per gli interessi sui titoli di Stato italiani. Ciò determinò la caduta del governo Berlusconi e l’arrivo del governo Monti. L’attacco speculativo si fermò quando Mario Draghi, presidente della Bce, dichiarò che avrebbe utilizzato tutti i mezzi necessari nella difesa dell’euro: il suo famoso «whatever it takes»! Ma il rapporto debito/Pil, che nel 2011 era del 120,7%, schizzò al 127,0% l’anno successivo. È troppo facile affermare, in Europa o in Italia, che la speculazione attacca chi se lo merita. Si dimentica che un’economia più debole deve fare degli sforzi maggiori per recuperare le perdite generate da una crisi a volte provocata da altri.
Ora il debito pubblico, con la sua enormità, ci dice che c’è ancora molto da fare. Nelle sedi europee non servono né l’ottimismo di maniera né la classica voce grossa. A nostro avviso, in quelle sedi bisogna evidenziare anzitutto che il nostro Paese, a causa dei citati ripetuti attacchi speculativi, ha subito un significativo aggravamento del rapporto debito/Pil non inferiore al 30%. Allo stesso tempo bisogna far comprendere la necessità di escludere gli investimenti dai vincoli delle politiche di austerità. Il rapporto debito/Pil si riduce soprattutto con la crescita e lo sviluppo economico sostenuti da una politica di investimenti nelle infrastrutture, nella modernizzazione tecnologica e digitale e nelle stesse politiche sociali. La riscoperta di una finanza rivolta agli investimenti, come i project bond, e non alla speculazione può essere è certamente di grande aiuto.
Crediamo che sia necessario, anche se non facile, definire un sistema di valutazioni e di interventi, anche di carattere giuridico, per evitare che gli effetti della deregulation selvaggia e della speculazione finanziaria siano scaricati, attraverso il crescente debito pubblico, sulle spalle dell’intera popolazione. Altrimenti, come ha ben evidenziato Francesco Gesualdi nell’articolo del 2 febbraio scorso con il quale lei, direttore, ha aperto il dibattuto su ‘Avvenire’, l’Italia rischia di rimanere nella trappola del debito, dove il pagamento di alti interessi è fatto attingendo a nuovi debiti pubblici. In merito a questo enorme problema le parole di papa Francesco, quando dice che «i mercati non possono godere di un’autonomia assoluta. Senza risolvere i problemi dei poveri non risolveremo quelli del mondo», ci sembrano le più appropriate ed efficaci.(Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista, editorialista di Italia Oggi)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Ecco le vere cifre Alitalia: 12,5 miliardi di soldi pubblici bruciati in 10 anni, mancate tassazioni per 10 mld/anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

alitaliaNel 2008 Berlusconi vinse le politiche sventolando la bandiera stracciona dei cosiddetti capitani coraggiosi di Cai, quelli che fattasi regalare la good company mollarono l’osso spolpato lasciando un buco di 5 miliardi. Dieci anni dopo su Alitalia, dopo la litania renziana di Calenda, regna invece il silenzio elettorale.L’Unione Sindacale di Base scrive ora una lettera aperta ai candidati premier e ai candidati governatore, per sottolineare che la necessità di svendere ai privati stranieri è una favola governativa sorretta da numeri taroccati e che nazionalizzare non solo si deve, ma si può.I dati Enac incrociati con gli studi del professor Ugo Arrigo dell’Università di Milano Bicocca, inchiodano tutti alla realtà.
Nei 10 anni dalla sciagurata privatizzazione del 2008 sono stati bruciati 12,5 miliardi di denaro pubblico tra ammortizzatori sociali per le migliaia di licenziamenti (3,5 miliardi) e mancati introiti fiscali (600 milioni l’anno per la sola Alitalia, 900 per l’insieme dei vettori italiani).Denaro pubblico dilapidato per finanziare piani privati che hanno distrutto un settore ancora oggi paradossalmente definito sul sito del Mit “di importanza strategica per lo sviluppo economico e sociale” del Paese.C’è poi il conto delle ingenti perdite derivanti dall’impatto degli sciagurati piani industriali di Alitalia sul fatturato del settore turismo: 10 miliardi l’anno di mancate tassazioni a causa del peggioramento dei collegamenti da e per l’Italia, soprattutto intercontinentali.Il raffronto con un paese molto vicino come la Spagna, dice che il fatturato nazionale aeroportuale italiano è inferiore di 45 miliardi (dato 2015) a quello iberico.Il danno totale in un decennio è dunque superiore ai 100 miliardi di euro.
Nello stesso periodo mentre il traffico passeggeri aumentava del 29%, a 175 milioni, le compagnie italiane perdevano 18 milioni di passeggeri crollando dal 35 al 17% del mercato. La parte del leone l’hanno fatta le low cost – tutte con sede estera, moltissime non pagano tasse e contributi in Italia – con 82 milioni di biglietti.Il mercato quindi è florido ma Alitalia è stata smantellata favorendo gli interessi stranieri. L’attuale commissariamento ha dimostrato, al contrario, che la compagnia sa fare il proprio mestiere più che bene.
Una sporca faccenda che ricorda il secondo dopoguerra, quando Enrico Mattei fu incaricato di liquidare l’Agip. La storia è nota: Mattei rilanciò le azioni italiane in campo energetico e fece prima di AGIP e poi di ENI un competitore di prima classe su scala mondiale.Oggi non c’è un Mattei a occuparsi di Alitalia, ma un Matteo che ha deciso, in sintonia con i governi precedenti e con quello uscente, di rinunciare a un volano economico e a migliaia di posti di lavoro.
Con la lettera aperta alla politica l’Unione Sindacale di Base ribadisce che Alitalia deve vivere e svilupparsi, e torna a chiedere:
• La nazionalizzazione di Alitalia, lo stop alla privatizzazione dell’Enav e l’avvio della riflessione su un’unica authority aeroportuale in mani pubbliche;
• Il rilancio del sistema di manutenzione aeronautico nazionale;
• Un sistema di regole unico valido e applicabile per tutti gli operatori presenti in Italia e il blocco della politica degli appalti e subappalti.
• Il riequilibrio della catena del valore tra chi detiene le royalties aeroportuali (quasi tutti privati) e chi gestisce la manodopera.
​Queste sono le nostre richieste che da tre anni giacciono inascoltate.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Boom di fatturato di Mectronic, azienda eccellenza del made in Italy

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 febbraio 2018

Ennio AloisiniNascono nella provincia bergamasca le terapie laser in grado di rimettere in piedi i migliori giocatori al mondo e un numero sempre maggiore di persone, dal Giappone agli Stati Uniti, passando per il Medio Oriente e il Sud-est asiatico. La Mectronic, azienda con sede a Grassobbio (BG) nata nel 1977 per volontà dell’ing. Gian Carlo Aloisini, infatti non smette di crescere registrando un aumento inarrestabile di fatturato: l’azienda è passata dai 3,1 milioni di euro del 2012 ai 5,4 del 2016, fino a toccare i 6 milioni con l’ultimo bilancio del 2017, con una crescita complessiva del fatturato del 94% circa in 5 anni e di poco oltre l’11% nel solo ultimo anno. Una crescita esponenziale che ha riguardato anche le assunzioni: se nel 2012 dipendenti e collaboratori erano 13, oggi sono ben 22. Un’azienda che punta molto sui giovani, con un’età media di 31 anni, guidata da Ennio Aloisini, figlio di Gian Carlo e ingegnere come il padre, che dallo scorso dicembre guida l’azienda come proprietario e CEO, a soli 35 anni, dopo essersi laureato in Ingegneria Informatica Industriale presso l’Università degli Studi di Bergamo: “La nostra realtà rappresenta una vera e propria eccellenza del made in Italy che a partire dal 2012 ha gradualmente conquistato il mercato mondiale puntando principalmente a Europa, Francia e Germania su tutti, Stati Uniti, Giappone, Sud-est asiatico e Medio Oriente, con un livello delle esportazioni che sta crescendo di anno in anno e che oggi vede la quota per il mercato estero vicina al 60% – spiega Ennio Aloisini, CEO di Mectronic – Con una produzione di circa 1500 pezzi all’anno per il mercato interno ed esterno, Mectronic sta diventando un vero e proprio polo internazionale della laser terapia, con un costante sviluppo delle proprie tecnologie e un rapporto sempre più stretto e proficuo con i luminari del settore e gli atenei”.
Nata come APS: Azionamenti Polivalenti Statici, l’azienda prese il nome Mectronic nel 1982, specializzandosi nella produzione di dispositivi medicali avanzati. La prima tappa di un’avventura che ha portato l’imprenditore bergamasco a costruire un’azienda simbolo del made in Italy che in 35 anni d’innovazione, ricerca e impegno è diventata l’impresa di riferimento nel settore del laser riabilitativo. Mectronic, prima azienda mondiale ad applicare il laser ad alta potenza nella riabilitazione e leader a livello internazionale nello sviluppo e nella produzione di laser medicali e sistemi per la fisioterapia, oggi è partner di importanti società sportive e svolge ricerche scientifiche con le più autorevoli università, oltre che con i centri di ricerca di tutto il Pianeta. Dall’Atalanta Bergamasca Calcio all’A.C. Milan, dal Trentino Volley alla Foppapedretti Volley Bergamo, fino alla Federazione Russa di pallavolo, Mectronic consolida la propria posizione nel campo sportivo come leader del settore. Negli ultimi anni la spinta innovatrice di Mectronic ha subìto un ulteriore impulso con la realizzazione di strumenti all’avanguardia nella tecnologia mondiale: da PulsWave, la nuova frontiera della terapia a onde d’urto dotata dell’innovativa modalità multifrequenza Swing, alla linea dedicata ai veterinari con Doctor Tecar Vet, iLux Light Vet e PulsWave Vet, fino al brevetto dell’innovativa testa laser a 5 lunghezze d’onda Star Light Pentax e all’applicatore Spheric XP per implementare la metodologia “High Energy Laser Soft Tissue Manipulation”. Infine, nel 2017, la più recente invenzione dell’azienda bergamasca viene presentata al mondo: la THEAL Therapy (Temperature controlled High Energy Adjustable multi-mode emission Laser) si pone come punto d’arrivo dopo anni di ricerca, tecnologia e innovazione, stabilendo un nuovo standard nella laserterapia. Dopo oltre 30 anni di sviluppo di tecnologie innovative frutto del know-how, della ricerca scientifica e dell’apporto critico di pazienti ed operatori sanitari, oggi alla base dell’evoluzione del laser terapeutico, della tecar, della terapia a onde d’urto e della crioterapia, Mectronic continua ad investire in innovazione e ricerca per ottimizzare, validare e scoprire nuove metodiche per il miglioramento del risultato terapeutico e della salute del paziente. (Matteo Gavioli) (foto: Aloisini)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

J.P. Morgan Private Bank: Commento sul mercato azionario

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

borsa-merci-telematica-italianaCommento di David Stubbs – Chief Client Investment Strategist di J.P. Morgan Private Bank: sul mercato azionario: “Le discese occasionali del mercato fanno parte del panorama degli investimenti azionari. In effetti, in un dato anno solare, la maggior parte dei mercati azionari subisce un pullback di almeno il 5% per tre volte. Con le banche centrali orientate a una graduale rimozione degli stimoli e il rialzo energico dei mercati azionari negli ultimi mesi, era probabile che a un certo punto la volatilità ritornasse sui mercati.Anche se la volatilità del mercato potrebbe rimanere elevata, siamo incoraggiati dalla solidità del contesto macroeconomico e dai buoni fondamentali economici nei principali mercati in cui investiamo. L’espansione dell’economia globale si basa sia sull’aumento della spesa in conto capitale da parte delle imprese sia sulla spesa dei consumatori alimentata da livelli di disoccupazione molto bassi. In una prospettiva globale, vediamo che tutte le principali regioni godono di buona salute. L’indice Eurozone Composite Purchasing Managers è il più alto degli ultimi 11 anni, in Cina i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono a livelli molto positivi e negli Stati Uniti l’economia sembra destinata a sperimentare un’ulteriore espansione senza grandi eccessi apparenti e a trarre vantaggio della riforma fiscale. Questa solidità economica suggerisce che vi saranno probabilmente ulteriori significativi aumenti degli utili societari in tutte le principali regioni.In effetti, sebbene tale solidità economica aiuti i fondamentali aziendali, potremmo ora entrare in un periodo in cui i mercati si adegueranno al quadro economico più luminoso e alle prospettive di tassi di interesse più elevati. Questo potrebbe indicare un ritorno alla normalità piuttosto che significare che il ciclo economico stia finendo in un modo che rappresenta una vera minaccia per i mercati azionari”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Farmalabor inaugura il 2018 con il segno positivo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 febbraio 2018

Il nuovo anno si apre nel segno dell’innovazione e della crescita per Farmalabor, azienda leader nella distribuzione di materie prime a uso farmaceutico, cosmetico e alimentare. Il 2018 infatti è iniziato con un dato promettente: il fatturato dell’azienda è passato dal +5% del 2017 al + 20% nel primo mese del 2018, confermando il trend positivo degli ultimi tre anni in Italia e all’estero e la volontà di investire sempre di più in Ricerca & Sviluppo.
Lo confermano i progetti innovativi realizzati nel Centro Studi e Ricerche Farmalabor, dove nasce la “galenica del futuro” e all’interno del quale è stata creata, tra le altre, la linea Farmalabor Fast, linea di basi pronte idonee all’uso orale (Fast Oral) e topico (Fast Topic), che rende più semplice e sicuro il lavoro del farmacista nel laboratorio.Le prospettive di crescita si dimostrano sempre più concrete anche grazie all’ampliamento dell’offerta di integratori alimentari: sono ben 40 le novità inserite nel catalogo Naturlabor, concepite con estratti vegetali di qualità, come NaturenG e NaturOx, e nate dalla concretizzazione di progetti di Ricerca & Sviluppo. Il primo progetto è “N.A.T.U.RE.”, ideato con l’obiettivo di sviluppare e validare a livello clinico un integratore alimentare innovativo per il trattamento della Malattia Renale Cronica (MRC); insieme ad “ALTIS”, che utilizza un alimento funzionale a base di Lenticchia di Altamura IGP indicato per gli anziani malnutriti, questo progetto ha contribuito all’assegnazione, a dicembre 2018, del “Premio dei Premi”, riconoscimento istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri su mandato del Presidente della Repubblica e conferito soltanto a 9 tra le aziende selezionate per il premio Confindustria “Imprese per l’Innovazione”, destinato alle realtà imprenditoriali italiane che hanno puntato su ricerca, crescita e sviluppo con risultati vincenti.
Per raggiungere nuovi obiettivi quest’anno si è ampliato anche l’organico della società. A supporto dell’organizzazione e della crescita della produzione, nel 2018 Farmalabor ha inserito nella sua squadra Antonio Pepe, coordinatore del Centro Studi e Ricerche “dott. Sergio Fontana”, Pierluigi Brillante, capo dell’Ufficio Estero, Antonio Trotta, ingegnere che si occupa di progettazione attrezzature e dispositivi all’interno della divisione Farmalabor Tech e Annalisa Detto, che porterà la sua esperienza internazionale nell’ufficio acquisti.
Farmalabor continua inoltre a guardare al futuro e alla formazione di tutti i farmacisti anche grazie a Farmalabor Campus, creato per sviluppare competenze pratiche in ambito galenico. Il percorso formativo per il secondo anno prevede che ogni farmacista possa costruire il proprio percorso “su misura” a partire da un ricco calendario di corsi che quest’anno si arricchiranno di nuove proposte, consultabili sul sito http://www.farmalabor.it/corsi.html.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Possibili scenari USA previsti da Candriam per il 2018-2019

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

A cura di Nadège Dufossé, CFA, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group. Dalla scorsa settimana, i mercati azionari hanno bruciato la maggior parte dei guadagni del 2018. La partenza a razzo delle borse a gennaio era stata troppo rapida e gli indicatori del sentiment erano diventati eccessivamente ottimistici. Tuttavia, il sell-off del mercato è più sistemico che basato sui fondamentali. Il crescente timore degli investitori che il cosiddetto scenario di Goldilocks stia per chiudersi è ingiustificato anzi, a nostro avviso, un contesto di fondamentali favorevoli finirà per prevalere.Dalla fine della scorsa settimana, gli investitori azionari hanno cominciato a monetizzare i loro guadagni del 2018, inizialmente perché preoccupati di una possibile fine dello scenario di Goldilocks, e in particolare, di un’improvvisa fiammata dell’inflazione statunitense. Tuttavia, il vero motivo alla base del crollo improvviso del mercato azionario americano di lunedì è stato un sell-off tecnico, non una paura legata all’inflazione, come dimostrato dal calo dei rendimenti obbligazionari durante il sell-off azionario. È stato il risultato di una vendita sistematica e del riacquisto di consistenti posizioni corte sull’indice di volatilità (Vix).Un’espansione molto più solida delle attese registrata qualche settimana fa, una rinnovata debolezza del dollaro statunitense e prezzi delle materie prime in crescita sono solo alcune delle molteplici ragioni che spingono a temere il ritorno dell’inflazione. Dopo quasi un decennio di sorprese deflazionistiche ininterrotte, la view generale di un prosieguo di un’inflazione al di sotto del trend sta vacillando. Noi concordiamo con la Fed sul fatto che quest’anno l’inflazione statunitense dovrebbe aumentare.Il ciclo statunitense è quello più avanzato a livello globale – come testimonia il tasso di disoccupazione – e ha ricevuto uno stimolo ulteriore dalla riforma fiscale. Ciò ha fatto sì che le percezioni cambiassero rapidamente. Da fine novembre, i rendimenti obbligazionari dei Treasury decennali, trainati da aspettative sull’inflazione in crescita, hanno registrato un netto rialzo. Tuttavia, i rendimenti reali statunitensi sono rimasti estremamente bassi, offrendo un forte supporto all’economia e alle azioni.Candriam prevede tre scenari per il 2018-2019 negli Stati Uniti:
Il mercato obbligazionario statunitense si rende finalmente conto che non è in arrivo alcuna recessione e si adatta rapidamente al percorso previsto dalla Fed di tre rialzi dei tassi per quest’anno e di altri tre nel 2019. In parte, i rendimenti obbligazionari in crescita sono maggiormente in sintonia con l’aumento del valore dei titoli azionari. Guardando al futuro, ci aspettiamo un’ulteriore normalizzazione, ma senza overshooting, con il rendimento dei titoli di Stato Usa a 10 anni che potrebbe raggiungere il 3% nel 2018, grazie alla forza dell’espansione.
La riforma fiscale induce le imprese a investire di più in modo stabile (+10% sia nel 2018 che nel 2019) con un forte aumento della produttività. In questo contesto, l’inflazione rimane contenuta e la Fed si attiene al suo piano. I mercati azionari continuano a crescere, sostenuti dagli incrementi degli utili. I tassi a lungo termine aumentano con l’incrementare del tasso di crescita potenziale e non provocano un rallentamento dell’economia.I mercati realizzano improvvisamente che la Fed sia dietro la curva e cominciano a temere un’impennata dell’inflazione: i tassi di interesse di lungo termine aumentano in maniera significativa, causando un calo nel mercato azionario. Questo timore si basa principalmente sulle aspettative inflazionistiche, piuttosto che su dati effettivi sull’inflazione.Al di fuori degli Stati Uniti, tuttavia, vi sono pochi segnali di pressioni inflazionistiche. In particolare, la situazione è molto diversa nell’Eurozona, dove è probabile che l’inflazione converga molto gradualmente verso l’obiettivo del 2% fissato dalla BCE. I dati pubblicati nel mese di gennaio, con l’indice annuale dei prezzi al consumo che è sceso all’1,3% (e quello core all’1%) hanno confermato un trend inflazionistico debole. Il movimento al rialzo della valuta negli ultimi 12 mesi sta allentando ulteriormente le tensioni.Per il momento, non c’è motivo di mettere in discussione il nostro scenario di base. Ci aspettiamo, infatti, che il contesto di Goldilocks prevarrà per tutto il 2018, grazie anche al perdurante sostegno dei fondamentali. Le azioni sono diventate ancora più interessanti dopo la recente correzione. I mercati azionari statunitensi scambiano, attualmente, a un multiplo di 17x gli utili per il 2018, mentre appena una settimana fa il P/E forward si attestava ancora al di sopra delle 20 volte. Infine, una forte crescita degli utili dovrebbe continuare a sostenere le performance dei mercati azionari. In questo contesto di mercato fondamentalmente solido, e sebbene potremmo assistere a una seconda ondata di vendite sistemiche, siamo in attesa di una stabilizzazione delle dinamiche di mercato e di un momento propizio per incrementare ulteriormente la nostra esposizione sull’azionario. (foto: Nadege_Dufosse)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Sanzioni economiche alla Russia: sono un boomerang?

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

moscaA marzo si vota anche in Russia, non solo in Italia. A Mosca le cose non sembrano così incerte come a Roma: la rielezione di Vladimir Putin a presidente della Federazione Russa sembra scontata.
Ma, dopo le mosse dei grandi attori mondiali a Davos sul commercio internazionale, sul protezionismo e sui futuri scenari finanziari internazionali, ciò che avviene in Russia merita una più attenta disamina che vada oltre i soliti argomenti ideologici e mediatici.
C’è l’ala cosiddetta liberale, o meglio dire liberista, guidata dall’ex ministro delle Finanze, Alexey Kudrin, che fa affidamento sulle sanzioni economiche votate dal Congresso americano lo scorso luglio per indebolire Putin. Si ricordi che il dato più rilevante delle sanzioni è quello finanziario che sarà reso operativo prima delle elezioni russe.
A seguito all’ordine presidenziale di Trump, il Tesoro americano ha stilato un “Rapporto sul Cremlino” mettendo nel “mirino” oltre 200 alti funzionari ed uomini d’affari russi.
Il Ministero del Tesoro ha il potere di blocco e di sequestro dei fondi detenuti all’estero dai grandi magnati russi. Fondi che si calcolano in circa mille miliardi di dollari. Le sanzioni americane sono molto mirate su ben determinati personaggi e su certi settori economici. L’idea è di intimorirli, con la minaccia del sequestro dei beni, per spingerli ad abbandonare Putin e la Russia. Questa strategia dovrebbe mettere in presidente russo in un angolo, isolarlo dai detentori del potere economico, per poi politicamente sconfiggerlo.
Come reazione alle sanzioni economiche, invece, è nato un movimento chiamato “Ryvok – Ripartenza” che si sta muovendo per far rimpatriare in vari modi i soldi russi portati o lasciati nelle banche internazionali o nei paradisi fiscali. Sembra che questo movimento abbia il sostegno di Putin e di molti potenti manager delle grandi corporation russe pubblico-private.
I leader politici di “Ripartenza” sono membri del partito “Russia Unita” (il partito di Putin), come il deputato della Duma, Denis Kravchenko. Tra gli ispiratori di questo movimento vi sono noti economisti e uomini di cultura, tra cui il prof. Yury Gromiko e il prof. Yury Krupnov, che sono stati gli ideatori del grande progetto di sviluppo infrastrutturale euroasiatico conosciuto come “Razvitie”. Si rammenti che tale progetto sarebbe il parallelo russo della “Belt and Road Initiative”, la nuova via della seta cinese relativa alle grandi infrastrutture continentali.
Le sanzioni contro la Russia, purtroppo, stanno mettendo in discussione la sicurezza economica e quindi la tolleranza verso gli evasori. Di ciò risente anche l’elite russa. Il manifesto di “Ripartenza” contiene un ultimatum: riportare i soldi offshore a casa per investimenti produttivi nell’economia oppure lasciare le posizioni di potere detenute in Russia. Il movimento popolare chiede anche il carcere per chi, illegalmente e contro gli interessi del paese, vuole continuare a mantenere o portare i soldi all’estero. Inoltre si punterebbe a correggere anche l’intero processo di privatizzazioni dell’industria di Stato fatto ai tempi di Yeltsin.
Per accelerare il rientro dei capitali, transitoriamente si permetterebbe che essi vengano depositati nelle banche svizzere con la condizione che siano trasformati in fondi di investimento e di sviluppo da destinare all’economia russa.
Tali fondi dovrebbero finanziare dei project bond per investimenti nei vari settori del sistema produttivo russo, con l’esclusione del petrolio e del gas perché ritenuti da “Ripartenza” una “droga” dell’economia.
In conclusione, le sanzioni finanziarie stanno provocando all’interno della Federazione Russa non un danno ma un effetto boomerang non previsto da coloro che le hanno volute. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

E’ iniziato il crollo dei mercati finanziari? Nessuno lo sa, ma…

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

borsaLunedi’ 5 febbraio Wall Street ha vissuto una giornata di volatilità eccezionale, se non di panico. In un solo giorno il mercato ha perso più del 4% dopo aver perso anche di più in giornata. Ecco la domanda che tutti si pongono: “è l’inizio del crollo?”
La verità è che nessuno può dirlo, ma possiamo fare una serie di considerazioni il cui punto di caduta potrà essere molto importante anche per il singolo investitore, il quale – lo diciamo subito – mediamente dovrebbe essere molto preoccupato, e magari… dopo essersi preoccupato, iniziare ad occupasi di più del suo portafoglio per preoccuparsene meno in futuro…
Non sappiamo se quella di ieri sarà la giornata di inizio del crollo dei mercati, ma è facile ipotizzare che il prossimo crollo, quando accadrà, sarà peggiore di quelli precedenti.
Qui non si tratta di “prevedere” l’andamento dei mercati.
Chi ci legge da tempo sa che noi ripetiamo fino alla nausea che i mercati finanziari sono imprevedibili. Intendiamo con questo dire che non possiamo sapere se, in un determinato arco di tempo, saliranno o scenderanno. Questo dipende da un numero enorme di fattori interni ed esterni ai mercati la cui interazione è sostanzialmente incalcolabile, anche perché un certo numero di questi fattori è sconosciuto.
Ciò che conosciamo bene, però, sono i meccanismi interni al mercato che funzionano da acceleratori della direzione (trend) di fondo. Questi fattori interni ai mercati sono diventati decisamente più potenti (e quindi peggiori) rispetto alle ultime crisi. Gli algoritmi che negoziano automaticamente i titoli, ad esempio, sono aumentati in modo decisamente preoccupante. La quantità di investimenti effettuati con denaro preso in prestito è molto superiore rispetto a quella delle precedenti crisi.
I livelli di eccesso delle valutazioni dei titoli, in particolare negli Stati Uniti è superiore rispetto alle due grandi discese della bolla delle dot-com e dei subprime.
Un elemento che potrebbe rendere la prossima grande crisi del mercato azionario decisamente peggiore delle precedenti, è il fatto che il mercato obbligazionario non potrà, ragionevolmente, fare da “ancora di salvezza”. Uno scenario nel quale crollano sia i prezzi delle azioni che quelle delle obbligazioni a causa dell’innalzamento dei tassi d’interesse (cosa che sta avvenendo negli USA in questi giorni) è un’ipotesi che non si può certo escludere. Quale strategia c’è alla base del proprio portafoglio finanziario? Il punto, quindi, non è pensare di prevedere oggi se questa di oggi sia o meno l’inizio di una grande correzione di medio termine. E’ impossibile prevederlo. Il punto è dotarsi di una strategia operativa che non sia quella classica di comporre un portafoglio diversificato e aspettare l’”orizzonte temporale” prefissato.
La quasi totalità dei prodotti finanziari venduti oggi si basa su modelli teorici assolutamente datati ed inadeguati. Le varie gestioni patrimoniali, fondi bilanciati, polizze unit-linked con pre-selezione dei fondi, ma anche qualche “modernissimo” robo-advisor si basano tutti sulla così detta “Moderna Teoria di Portafoglio” che nasce da lavori degli anni ‘50 di Harry Markowitz.
Sulla base di queste teorie, oggi decisamente obsolete, si ritiene che il rischio sistematico dei mercati si gestisca essenzialmente in due modi: 1) diversificando il portafoglio (in pratica: meno rischio = più obbligazioni) e 2) attendendo il giusto orizzonte temporale (più rischio = più anni nei quali bisogna rimanere investiti). La cosa drammatica è che anche tutta la legislazione, e la stessa vigilanza delle autorità di controllo, sono basate su queste teorie obsolete. L’analisi del profilo degli investitori e la verifica di adeguatezza delle operazioni proposte ai clienti rispetto al suo profilo, si basano su questi concetti obsoleti. La realtà è che nel momento in cui i mercati azionari dovessero attraversare una fase di correzione nell’ordine del 40-60% (magari in 18-24 mesi) e contemporaneamente i tassi dovessero salire dell’1-2% tutti i portafogli finanziari gestiti secondo i modelli tradizionali sarebbero massacrati e tutti i progetti d’investimento andrebbero a farsi benedire, anche attendendo i teorici orizzonti temporali prefissati. Questo non è uno scenario residuale, altamente improbabile, simile al timore di default dell’Italia che qualche anno fa serpeggiava fra molti investitori. E’ un’ipotesi concreta; ovviamente rimane un ipotesi e non una certezza, ma è un tipo di rischio contro il quale è molto sensato tentare di proteggersi, anche “pagando” in termini eventuali minori rendimenti.
Come ci si può proteggere contro questa ipotesi? Le strategie possono essere varie e non ne esiste una certamente migliore delle altre. L’importante è avere una strategia in proposito.
Le metodologie standard certamente non saranno sufficienti. Un investitore informato e consapevole, oggi dovrebbe domandare alle persone che si occupano dei propri investimenti: abbiamo un progetto per gestire l’eventuale crollo dei mercati azionari ed obbligazionari in contemporanea? Me la può mettere per scritto? Nel caso, altamente probabile, che ci si renda conto che “navighiamo a vista”, converrà smettere di “preoccuparci” ed iniziare ad occuparci del problema concretamente. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Previsioni per il 2018 relative all’America latina

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 febbraio 2018

by Ilan Furman, Gestore di portafoglio, Azioni dei mercati emergenti globali. Il 2018 sarà un anno ricco di eventi per l’America latina. La regione dovrà affrontare un fitto calendario di appuntamenti politici, tra cui le elezioni legislative in Messico, previste per luglio, e quelle presidenziali in Brasile, in programma per ottobre.
Nel 2017 il Brasile, la maggiore economia della regione, ha registrato una crescita del PIL dopo due anni consecutivi di recessione. Inoltre, le dinamiche economiche positive, compresi i bassi tassi d’interesse e l’inflazione contenuta, dovrebbero proseguire nei prossimi 12 mesi.L’Argentina, che nel 2017 ha evidenziato un’espansione dopo la contrazione del PIL nel 2016, dovrebbe continuare a beneficiare dell’impatto positivo del cambiamento politico. Il paese gode inoltre di un forte interesse da parte degli investitori, che favorisce l’afflusso di capitali a sostegno della crescita e degli investimenti.In Messico, frattanto, l’economia continua a espandersi a un tasso medio, supportata da una crescita del settore dei consumi persistentemente superiore a quella del PIL complessivo.La regione andina cresce ancora a tassi inferiori a quelli ottimali, in un contesto in cui prosegue l’adeguamento al ribasso dei prezzi delle principali materie prime prodotte in quest’area. Quanto al Cile, è probabile che la recente vittoria elettorale di Sebastián Pinera imprima slancio alla fiducia degli investitori e alle aspettative di espansione.Nel 2018 il Brasile dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa economica osservata nel 2017, dopo due anni di recessione. L’agenda politica rimane particolarmente fitta. Il governo del Presidente Michel Temer è riuscito ad attuare una serie di coraggiose riforme, come la proposta di legge relativa al tetto alla spesa pubblica e la riforma del mercato del lavoro, volte a stabilizzare la situazione fiscale del paese. Inoltre, dall’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, le aziende a controllo statale stanno apportando miglioramenti alle pratiche di corporate governance e di allocazione del capitale.È probabile che le elezioni in programma per ottobre generino volatilità nel breve periodo. La rosa finale dei candidati non è ancora chiara e sulla classe politica brasiliana pesa una serie di indagini per corruzione che per il momento rende difficile individuare un candidato favorito.
Considerando la forte incertezza politica da un lato e lo scenario economico positivo dall’altro, gli investitori dovrebbero concentrarsi sui driver operativi e sui fondamentali societari. Le prospettive appaiono favorevoli, alla luce di un contesto che combina la crescita del PIL con bassi tassi d’interesse e un’inflazione contenuta; le società brasiliane potranno quindi beneficiare di questo e di altri fattori, quali i minori costi di finanziamento e la ripresa della crescita dei volumi. Questo scenario economico è dunque favorevole per le aziende di diversi settori, compresi i beni di consumo, l’industria, le autostrade a pedaggio e i servizi di pubblica utilità.
L’Argentina continua a beneficiare del clima positivo generato dalla vittoria elettorale di Mauricio Macri e del suo partito Cambiemos nel dicembre 2015. Nel 2001, il paese ha vissuto una delle più gravi crisi economiche della sua storia: la produzione è crollata, l’inflazione è salita e il governo è risultato inadempiente sul debito, provocando la sua estromissione dai mercati obbligazionari mondiali. Nel 2009, la nazione è stata retrocessa da mercato emergente a mercato di frontiera in virtù dei rigidi controlli sui capitali imposti dal governo. Di conseguenza, per molti anni l’accesso ai mercati internazionali, sia obbligazionari che azionari, è stato precluso all’Argentina e al suo settore imprenditoriale.L’elezione di Macri ha segnato un punto di svolta. L’attuale presidente argentino e il suo partito hanno intrapreso un nuovo cammino, puntando a normalizzare l’economia, ridurre gli elevati livelli di inflazione e il deficit fiscale e aprire il paese agli investitori internazionali. L’azione del governo si è concentrata sulla rimozione dei controlli sui capitali e sulla scelta di far fluttuare liberamente il tasso di cambio del peso, sull’aumento delle tariffe dei servizi pubblici per consentire di ridurre i sussidi al settore elettrico e sul raggiungimento di un accordo con gli ex creditori per permettere al paese di accedere nuovamente ai mercati dei capitali internazionali.
Questi cambiamenti significativi hanno determinato una contrazione del PIL nel 2016. L’anno seguente l’economia è tornata a crescere, mentre sul fronte politico il risultato positivo delle elezioni di metà mandato ha rafforzato la posizione di Macri e del suo partito in seno al Congresso. Inoltre, i mercati dei capitali argentini hanno riaperto i battenti. Gli investitori sia azionari che obbligazionari stanno mostrando un forte interesse per le emissioni governative e del settore privato.Nonostante le sfide poste dalla necessità di tenere sotto controllo l’inflazione e il deficit fiscale rimangano significative, le prospettive per il 2018 dovrebbero restare positive. Nel 2016 e nel 2017 l’Argentina è riuscita ad attrarre capitali, consentendo ora al governo e alle società private di investire nell’economia locale. Lo slancio del mercato azionario dovrebbe proseguire nel 2018, alla luce dell’elevata probabilità che il paese possa rientrare nell’Indice MSCI Emerging Markets entro il 2019, dopo esserne stata esclusa nel 2009. Inoltre, nell’ultimo periodo vi sono state numerose introduzioni in borsa e operazioni già avviate (follow-on) di successo, fra cui quelle dei settori finanziario e cementizio, che stanno ampliando l’universo investibile argentino. Poiché il successo dipende dal programma di riforme di Macri, è importante monitorare sia la popolarità del presidente argentino sia gli obiettivi di medio periodo del suo governo.
Il principale fattore negativo che grava sulla performance della valuta e delle azioni messicane fin dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali del novembre 2016 è costituito dai negoziati sul NAFTA in corso con gli Stati Uniti e il Canada. Inoltre, a luglio si terranno nuove elezioni presidenziali in Messico: sebbene sia troppo presto per indicare un vincitore, esiste un rischio sostanziale che possa essere il candidato della sinistra, Lopez Obrador, ad aggiudicarsi il mandato. Una sua vittoria susciterebbe probabilmente una reazione sfavorevole nei mercati. Tuttavia, è importante sottolineare che il Messico mostra da diversi anni un’indipendenza della banca centrale e una politica fiscale prudente.
La valuta messicana ha registrato oscillazioni significative sia nel periodo precedente all’elezione di Trump che in quello successivo al voto. Considerando che il settore societario del paese è caratterizzato dalla presenza di società con posizioni di mercato dominanti e bilanci robusti, tale volatilità offre agli investitori con un orizzonte di lungo periodo l’opportunità di investire in aziende solide a livelli di valutazione ragionevoli.Inoltre, nonostante alcune dichiarazioni allarmiste, è improbabile che gli stretti legami commerciali fra Stati Uniti e Messico si indeboliscano in misura significativa. Dall’introduzione del NAFTA nel 1994, il livello di integrazione transfrontaliera è aumentato notevolmente. Consideriamo per esempio il settore dell’auto: negli ultimi 20 anni la quota delle importazioni statunitensi provenienti dal Messico è raddoppiata. In generale, molte di queste importazioni sono costituite da componenti intermedi usati per la fabbricazione di prodotti “Made in USA”. Numerose società statunitensi hanno rapporti di lunga data con i produttori messicani, e negli ultimi anni settori come l’aviazione e le automobili hanno effettuato investimenti significativi per rafforzare la propria capacità produttiva in Messico.L’economia nazionale cresce a un tasso ragionevole e i conti pubblici messicani sono solidi. Tuttavia, considerando che il 33% del PIL deriva dalle esportazioni e che, di queste, l’81% è destinato agli Stati Uniti, occorre una maggiore chiarezza sul fronte del NAFTA per ridurre la forte volatilità del peso e valutare correttamente gli investimenti in società direttamente esposte agli scambi con gli Stati Uniti. Di conseguenza, in termini di opportunità d’investimento, continuiamo a concentrarci su società esposte all’economia nazionale, come i supermercati, i minimarket e i ristoranti, che beneficiano della buona tenuta dei consumi messicani. Abbiamo inoltre una prospettiva positiva sul comparto bancario, date le solide tendenze in termini di qualità degli attivi e la modesta penetrazione finanziaria.I principali mercati della regione latino-americana ispirano un tema duplice: da un lato, gli eventi politici possono generare volatilità nel breve periodo, dall’altro i volani economici appaiono solidi e i trend di crescita dovrebbero perdurare. In tale contesto, sarà importante guardare non soltanto alle tendenze settoriali ma anche alle società ben gestite ed esposte ai solidi trend nazionali. Queste aziende appaiono ottimamente posizionate per superare l’incertezza politica di breve periodo che porterà il 2018. La gestione attiva, in particolare la selezione dei titoli, svolgerà un ruolo cruciale per poter beneficiare con successo di questo duplice tema.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Leasys cresce ancora in Europa e apre nei Paesi Bassi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

LEA - ADV internazionalizzazioneTorino. Leasys SpA, società di mobilità e noleggio a lungo termine di FCA Bank, aggiunge un nuovo tassello al suo programma di internazionalizzazione e da oggi è presente nei Paesi Bassi con Leasys Nederland, che rileva le attività di noleggio a lungo termine di FCA Capital Nederland.
Diventano così sette i paesi Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio e, appunto, Paesi Bassi in cui Leasys è in grado di offrire direttamente i suoi servizi andando ad aggredire, in particolare, il target di quello che nel mercato olandese viene chiamato private lease, il noleggio a lungo termine per i privati e le piccole e medie imprese. È un segmento che mostra importanti segnali di crescita: secondo la VNA, l’associazione olandese delle società di noleggio automotive, il private lease negli ultimi due anni è quasi triplicato, superando i 100.000 contratti.
Leasys, che aveva già esportato Be Free – il suo prodotto di punta per i privati – tramite FCA Capital Nederland, lancerà in occasione dell’apertura del mercato olandese, Be Free Pro – la versione del prodotto dedicata a pmi e professionisti -. L’innovativa soluzione di mobilità creata da Leasys insieme a FCA è in grado di avvicinare i clienti più piccoli grazie alla semplicità e alla convenienza dell’offerta, che include tutti i servizi e non prevede anticipi né penali in caso di restituzione anticipata.
In generale, Be Free si conferma protagonista dell’espansione europea di Leasys, facendo registrare volumi in crescita di oltre il 20% nei paesi in cui è stato “esportato” nel corso nel 2017.
Leasys tiene dunque fede all’annunciato programma di espansione all’estero e conferma l’obiettivo di diventare uno dei primi cinque player europei del noleggio entro i prossimi tre anni. L’internazionalizzazione rientra nella più ampia strategia di crescita e diversificazione del Gruppo FCA Bank, che punta ad aumentare la propria quota di mercato proponendo con più efficacia a livello europeo i modelli FCA al mercato delle flotte e dei privati. A guidare Leasys nella sede di Lijnden sarà Luc Griffioen, sotto il coordinamento di Antonio Elia, General Manager di FCA Bank Group nei Paesi Bassi. In Italia, Leasys ha chiuso il 2017 in crescita sull’anno precedente, in particolare per ciò che riguarda il segmento dei liberi professionisti e dei privati, a dimostrazione di come il privato sia disponibile a valutare il noleggio quando la proposta è chiara, conveniente e facilmente accessibile.Complessivamente, Leasys gestisce oggi una flotta di circa 200.000 unità (auto e veicoli commerciali). (foto: LEA – ADV internazionalizzazione)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Eugenio Periti è il nuovo responsabile del Private Banking di Deutsche Bank in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

Eugenio PeritiDeutsche Bank SpA annuncia la nomina di Eugenio Periti come nuovo Responsabile del Private Banking, il Canale dedicato alla gestione dei grandi patrimoni. Nel suo nuovo incarico Periti riporterà a Silvio Ruggiu, Head of Advisory Clients, la nuova business proposition che, all’interno della Divisione Private & Commercial Clients dell’Istituto, guidata da Mario Cincotto, offre servizi di banca “Premium” e consulenza evoluta al segmento Private e PMI. Eugenio Periti, 46 anni, proviene da Monte dei Paschi di Siena dove dal gennaio 2017 ricopriva il ruolo di Head of Private Banking, Family Office and Wealth Management e dove era già stato Responsabile dell’Area Private Banking.
Periti vanta una lunga esperienza nel Private di diverse primarie realtà bancarie. Entrato nel Gruppo Credem nel 1990, dove negli anni ha ricoperto vari ruoli di responsabilità, nel 2001 ha assunto l’incarico di Direttore Marketing, con delega al commerciale, di Banca C. Steinhauslin & C, realtà specializzata nel comparto Private Banking del Gruppo Montepaschi. Nel 2004, con la fusione di Banca Steinhauslin in Banca MPS, ha assunto la responsabilità della struttura di Marketing Private e successivamente del Mercato Private Banking del Gruppo bancario MPS. In Deutsche Bank Periti avrà l’obiettivo di sviluppare ulteriormente il Canale Private in Italia, puntando su un modello di servizio che, grazie alle sinergie con gli altri Canali e la diffusa expertise dell’Istituto, permette ai Private Banker una gestione attiva dei bisogni di clienti sempre più sofisticati, consapevoli delle proprie scelte d’investimento e della necessità di tutelare e far crescere il proprio patrimonio, personale e aziendale. Ed è proprio per rispondere al meglio alle nuove esigenze di questi clienti che è nata la proposition “Advisory Clients”, che unisce in un’unica piattaforma la competenza dei Consulenti Finanziari di Finanza & Futuro a quella dei Private Banker e dei Business Banker e che nei primi mesi di attività ha già raggiunto risultati molto positivi, chiudendo il 2017 con circa 600 milioni di crescita netta di nuove attività.
Eugenio Periti subentra a Sandro Daga, responsabile della divisone dal 2012 che nel corso di questi anni ha contribuito alla ridefinizione del modello di business, allo sviluppo della consulenza avanzata, alla progettazione di percorsi formativi all’avanguardia per l’aggiornamento professionale dei Private Banker, all’implementazione di novità e strumenti digitali per migliorare la gestione della clientela Private. Sandro Daga assume a pieno titolo la responsabilità della Regione Advisory ‘Milano’, un’area territoriale tra le più grandi d’Italia e cruciali nella strategia della Banca. (foto: eugenio periti)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

ASUS è tra le aziende Fortune World’s Most Admired Companies

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

Piazza della RepubblicaCernusco sul Naviglio. ASUS annuncia di essere stata inserita nel prestigioso elenco Fortune World’s Most Admired Companies come una delle principali aziende nella categoria Computers, riaffermando la sua posizione di leader nel settore come solida realtà costantemente impegnata nella creazione di prodotti all’avanguardia per migliorare la qualità della vita, odierna e futura.
Per questo sondaggio sulla reputazione delle aziende, Fortune ha collaborato con il suo partner Korn Ferry. A partire da un catalogo di circa 1500 candidati, le 1.000 società statunitensi di più grandi dimensioni sono state classificate in base al fatturato, insieme a società non statunitensi presenti nel database Global 500 di Fortune con ricavi pari o superiori a 10 miliardi di dollari. Sono poi state selezionate le aziende con il fatturato più elevato in ogni settore, per un totale di 680 in 29 paesi. Le aziende più votate sono state selezionate dalle 680 di cui sopra; i dirigenti che hanno espresso le loro preferenze lavorano all’interno delle aziende incluse in tale gruppo.
Per stabilire le aziende che godono della più elevata considerazione in 52 settori diversi, Korn Ferry ha chiesto a dirigenti, direttori e analisti di classificare le aziende all’interno del loro settore di appartenenza sulla base di nove criteri, dal valore degli investimenti alla qualità del management e dei prodotti fino alla responsabilità sociale e alla capacità di attirare nuovi talenti. Per essere inclusa nell’elenco, un’azienda deve classificarsi nella metà superiore dei risultati del sondaggio relativo al proprio settore.È possibile consultare i risultati completi del posizionamento di ASUS full all’indirizzo: http://fortune.com/worlds-most-admired-companies/asustek-computer/

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

CFA Italy Radiocor Financial Business Survey febbraio 2018

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

borsaIl sondaggio svolto da CFA Society Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor presso i suoi Soci tra il 19 ed il 31 gennaio 2018, ha visto la partecipazione di 49 intervistati. Circa l’88% del totale ritiene positiva o stabile la situazione attuale dell’economia italiana. Mirko Porciatti, CFA Strategist dell’Ufficio Market Strategy – MPS Capital Services dichiara: “Il 2018 è iniziato con un lieve rialzo del CFA Italy Sentiment Index, che sale leggermente rispetto al mese precedente, mantenendosi poco al di sopra del minimo degli ultimi sei mesi. Si tratta comunque di un valore assoluto positivo, segnalando che il numero di coloro che hanno aspettative di miglioramento dell’economia italiana nei prossimi mesi è molto superiore rispetto a quello dei pessimisti. In termini assoluti, la maggior parte degli intervistati propende per una situazione economica che resterà stabile nei prossimi mesi in Italia, Eurozona e negli USA. In tutte le aree oggetto del sondaggio, la condizione economica attuale viene valutata positiva a grande maggioranza, così come emerge ottimismo dalla recente revisione al rialzo delle stime di crescita globali da parte del Fondo Monetario Internazionale.
Sul fronte inflazione, la maggioranza degli intervistati continua a ritenere che l’inflazione salirà tra sei mesi. Qualora ciò si verificasse, potrebbero aumentare le pressioni sulla BCE da parte dei “falchi” del Nord-Europa per terminare il QE a settembre. A nostro avviso, l’Istituto difficilmente interromperà bruscamente il piano di acquisti di bond in tale mese, ma propenderà per un’ulteriore riduzione fino ad almeno fine anno. Da menzionare che, per un mero effetto confronto, se il petrolio resterà su livelli elevati, intorno a metà anno si potrebbe assistere ad un rialzo dell’inflazione in Eurozona che potrebbe portarsi in prossimità del target del 2%. Anche negli USA, gli investitori si aspettano un rialzo dell’inflazione. Tale consenso è piuttosto forte (79%).
Sul fronte tassi, la maggioranza degli intervistati si aspetta un rialzo dei tassi a lungo termine in tutte le aree (Italia, Eurozona e USA), probabilmente grazie a: 1) aspettative d’inflazione crescenti; 2) congiuntura economica positiva; 3) Banche Centrali meno accomodanti; 4) superamento di alcuni livelli tecnici di resistenza superati sui tassi decennali USA. Sui tassi a breve termine, l’attesa di un rialzo deciso è solamente presente negli USA (la Fed potrebbe alzare i tassi tre volte nel corso del 2018), mentre in Italia ed in Eurozona oltre il 50% degli intervistati si attende tassi stabili. Di recente Draghi ha dichiarato che le probabilità di un rialzo tassi nel 2018 da parte della BCE sono molto basse.
L’azionario globale in questo inizio 2018 è stato particolarmente brillante (ad eccezione degli ultimi giorni) con nuovi record registrati da numerosi indici. Sebbene la maggior parte degli intervistati sia fiduciosa sull’Italia e sull’Euro Stoxx 50, aspettandosi un rialzo a sei mesi, la fiducia è minore rispetto al mese precedente. Probabilmente questo dato segnala un ottimismo di fondo sull’azionario europeo, alla luce dei buoni fondamentali, ma anche del timore di prese di profitto di breve periodo a causa delle forti performance di inizio anno e della forza dell’euro. Come settori italiani, gli intervistati vedono a grande maggioranza un miglioramento della redditività, in particolare sui titoli bancari, petroliferi ed assicurativi. Non è presente nessun settore dove la maggioranza degli intervistati si aspetti un peggioramento.Sull’azionario USA le prospettive sono peggiori, con oltre il 50% degli intervistati che si aspetta un indice S&P500 invariato tra sei mesi. Alcuni indicatori di sentiment segnalano il rischio di prese di profitto sull’azionario americano nei prossimi mesi, sebbene il quadro di fondo resti positivo.Sul fronte cambi, sullo Yen giapponese la maggior parte degli operatori propende per una valuta nipponica invariata a sei mesi. Sul Dollaro USA aumenta il numero di coloro che prevedono un apprezzamento del biglietto verde nei prossimi mesi (anche se non c’è una view netta). Da segnalare che, secondo la CFTC statunitense, le posizioni nette lunghe sull’euro/dollaro sono a livelli record. Storicamente, quando in passato si è verificata una situazione di posizionamento speculativo estremo a favore dell’euro, nei mesi successivi si è assistito ad un apprezzamento del dollaro. Il nostro ufficio Market Strategy sposa tale aspettativa con la possibilità di ritornare sotto 1,20.
Sul petrolio la maggioranza degli investitori (48%) è a favore di un prezzo invariato a sei mesi, con però anche una percentuale elevata di intervistati (39%) che propende per un rialzo. E’ possibile che la maggior parte degli intervistati possa ritenere che il piano di tagli alla produzione implementato dall’OPEC+ (Russia ed altri produttori inclusi) crei un “floor” al ribasso sul greggio. Anche questa aspettativa è condivisa dal nostro ufficio per il primo semestre del 2018.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Dibattito con Draghi su investimenti, sostegno post-crisi alle banche e minacce informatiche

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

mario-draghi2Strasburgo 5-8 febbraio 2018, sessione plenaria parlamento europeo. Il sostegno della BCE alle banche ancora non si riflette pienamente nella concessione di prestiti all’economia reale. Lo affermeranno i deputati in un dibattito con il Presidente della BCE, Mario Draghi, che si terrà lunedì sera. Nel corso del dibattito, dovrebbero inoltre essere discusse le minacce informatiche e le conseguenze della Brexit. I deputati esprimeranno preoccupazione riguardo al prolungamento del programma di acquisto di attività finanziarie della BCE dopo la crisi, che potrebbe incidere sui singoli risparmiatori e sull’equilibrio finanziario dei regimi pensionistici e assicurativi. Chiederanno poi alla BCE di valutare i benefici e gli effetti collaterali di tale politica e di comunicarla chiaramente ai mercati finanziari.Esorteranno inoltre la BCE a continuare a segnalare le minacce informatiche al settore finanziario e ad adottare una politica chiara e pubblica in materia di denuncia delle irregolarità.I deputati dovrebbero chiedere una politica più organica in materia di crediti in sofferenza e il completamento dell’Unione bancaria dell’UE, al fine di garantire la sicurezza dei depositi dei risparmiatori. Dovrebbero infine invitare la BCE a condurre una valutazione di tutte le conseguenze del ritiro del Regno Unito dall’UE e a preparare in tempo utile l’architettura finanziaria europea post-Brexit.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Estero/world news, Politica/Politics | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

A Roma nel mese di maggio una grande conferenza internazionale sulla finanza islamica

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

roma10Un ulteriore passo per promuovere all’estero le attività dei professionisti e delle imprese di CONFASSOCIAZIONI”. Lo ha dichiarato in una nota Annamaria TIOZZO, Presidente di CONFASSOCIAZIONI International. “Dopo i primi passi mossi da CONFASSOCIAZIONI International lo scorso anno nel settore dell’attrazione degli investimenti dall’estero, a novembre 2017 ho assunto l’incarico di Presidente di questa branch di CONFASSOCIAZIONI – ha proseguito Annamaria TIOZZO – non solo per consolidare le importanti relazioni instaurate con UNIONCAMERE e Italian Trade Agency, ma soprattutto per sviluppare una capillare azione di accreditamento nei confronti dei rappresentanti di Stati esteri presso le Ambasciate in Italia, i Consolati e le Camere di Commercio Miste”.“Lo scopo di tale azione, che partirà dai Paesi Europei per allargarsi ai Paesi Arabi, all’America, all’Asia e, a seguire, a tutti gli altri – ha proseguito la Presidente TIOZZO – è quello di creare opportunità di business e di relazioni economiche, culturali e sociali senza limiti di confini, di lingua, di tradizione. Allargare ulteriormente la nostra grande community di business a livello internazionale e attivare sinergie strategiche con le tante branch della Confederazione (ad esempio, Banca e Finanza, Giovani e Start Up, Immobiliare, Digital) per progettare interventi e opportunità internazionali specifiche come missioni di incoming e di outcoming dei nostri professionisti e delle nostre imprese”.“Ma c’è di più. Nel mese di maggio abbiamo programmato una grande conferenza a Roma sulla finanza islamica. Si tratta di un tema che – ha affermato il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo DEIANA – stante le ultime news sugli insediamenti di grandi investitori e intermediari nel nostro Paese, deve vedere a confronto istituzioni finanziarie di governo e di mercato per accogliere nel modo migliore questo fenomeno in crescita che può dare alle nostre imprese e ai nostri professionisti grandi opportunità sui mercati finanziari”.“Una grande iniziativa che coinvolgerà molti top player finanziari – ha concluso la Presidente di CONFASSOCIAZIONI International – alla quale affiancheremo, a supporto, la creazione degli strumenti di comunicazione della Confederazione nelle principali lingue del business internazionale con lo scopo di rendere CONFASSOCIAZIONI e tutte le sue branch, un punto di riferimento e di condivisione tra i professionisti e imprese presenti in tutto il mondo”.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Roma/about Rome | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Buoni risultati 2017 per Roche

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

Roche Enter PartnershipNell’esercizio 2017, il fatturato di Gruppo è cresciuto del 5% attestandosi a 53,3 miliardi di franchi svizzeri. L’utile operativo core è cresciuto del 3% e l’Utile per Azione Core del 5%, riflettendo la buona performance del business. L’utile netto risultante dall’applicazione dei principi contabili internazionali IFRS mostra un calo del 9% a tassi di cambio costanti. Tale dato riflette tra l’altro le svalutazioni per perdite durevoli di valore dell’avviamento e delle immobilizzazioni immateriali oltre agli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali. Il fatturato della Divisione Farmaceutica è cresciuto del 5% attestandosi a 41,2 miliardi di franchi svizzeri. I recenti lanci dei farmaci Ocrevus, Tecentriq e Alecensa hanno contribuito nuovo fatturato per 1,4 miliardi di franchi svizzeri, pari al 65% della crescita di questa divisione. Inoltre Perjeta ha continuato a registrare un forte aumento delle vendite. Tale crescita è stata parzialmente compensata da minori vendite di Tarceva e Avastin. Negli Stati Uniti, il fatturato è cresciuto del 10%, trainato da Ocrevus, Tecentriq, Xolair, e MabThera/Rituxan. In Europa, il fatturato è calato del 2%, principalmente in ragione delle minori vendite di MabThera/Rituxan per la concorrenza di biosimilari. Nella regione International il fatturato è cresciuto del 4%, trainato dall’andamento in America Latina e nell’area Asia–Pacifico. In Giappone, il fatturato è cresciuto del 3%, con Alecensa che ha fatto la parte del leone. Per quanto riguarda la Divisione Diagnostica, il fatturato è cresciuto del 5% portandosi a 12,1 miliardi di franchi svizzeri. Alla crescita hanno contribuito soprattutto le Soluzioni Centralizzate e al Punto di Assistenza (Centralized e Point of Care) con +7%, trainate dall’immunodiagnostica (+13%). L’analisi dell’andamento regionale indica la forza trainante dell’area Asia–Pacifico (+15%) con il protrarsi di una crescita robusta in Cina (+21%). La crescita del fatturato è stata del 2% nell’area EMEA, del 10% in America Latina e stabile in Nord America.
Per l’esercizio 2018 si prevede una crescita del fatturato stabile o nella fascia bassa a cifra singola (a tassi di cambio costanti). L’obiettivo di crescita dell’utile per azione core è nella fascia alta a cifra singola (a tassi di cambio costanti). Escludendo gli effetti della riforma fiscale negli Stati Uniti, l’utile per azione core è previsto crescere in linea con il fatturato. Roche prevede un ulteriore aumento del dividendo in franchi svizzeri.
Roche è un gruppo internazionale pionieristico nella farmaceutica e nella diagnostica dedicato al progresso della scienza per migliorare la vita delle persone. L’unione degli elementi di forza della farmaceutica e della diagnostica all’interno della stessa organizzazione ha portato Roche a essere leader nella medicina personalizzata, una strategia che mira a fornire il trattamento più appropriato per lo specifico paziente nel miglior modo possibile.Roche è la più grande azienda biotech al mondo con un portafoglio davvero diversificato di medicinali in oncologia, immunologia, malattie infettive e sistema nervoso centrale. Roche è anche leader mondiale nella diagnostica in vitro, nella diagnostica oncologica su tessuti ed è all’avanguardia nella gestione del diabete.Il Gruppo Roche ha sede centrale a Basilea, in Svizzera, ed è attivo in oltre 100 paesi.
Fondata nel 1896, Roche continua a ricercare migliori soluzioni per prevenire, diagnosticare e trattare le malattie e dare un contributo sostenibile alla società. Roche punta a migliorare l’accesso alle innovazioni mediche da parte dei pazienti attraverso la collaborazione con tutti gli stakeholder rilevanti. Trenta farmaci sviluppati da Roche compaiono negli elenchi dei medicinali essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità tra cui farmaci oncologici, antimalarici e antibiotici salvavita. Roche è riconosciuto Gruppo Leader per la sostenibilità nel settore Farmaceutica, Biotecnologie & Scienze della Vita secondo gli Indici di Sostenibilità Dow Jones (DJSI) da nove anni consecutivi. Nel 2017 il Gruppo Roche contava circa 94.000 addetti nel mondo, ha investito 10,4 miliardi di franchi svizzeri in R&S e registrato un fatturato pari a 53,3 miliardi di franchi svizzeri. Genentech, negli Stati Uniti, è una società interamente controllata del Gruppo Roche.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Cambia il paniere dell’Istat per l’inflazione ed esce il canone Rai

Posted by fidest press agency su sabato, 3 febbraio 2018

istat“Al di là dei nuovi ingressi e delle uscite dal paniere, che quest’anno non presentano particolari novità, salvo la condivisibile uscita del canone Rai, considerato che si tratta di un’imposta sulla detenzione di un apparecchio televisivo, apprezziamo l’introduzione degli scanner data per la grande distribuzione, purché non vada a scapito della rilevazione sul territorio dei negozi tradizionali. Finalmente, poi, avremo anche una misurazione dell’inflazione per il Molise, che mancava ancora all’appello” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Inspiegabili, invece, il calo di alcuni pesi, come “Altri servizi finanziari”, che include le spese bancarie e che crolla del 7,29%, o dell’rc auto, il cui peso registra una diminuzione del 3,91% o della fornitura acqua che scende del 3,6 per cento. Bene, invece, il rialzo del peso dell’energia elettrica, del gas e della raccolta rifiuti” prosegue Dona.L’associazione ricorda che secondo l’Arera, l’aumento medio della tariffa acqua è stato del 4,34% nel 2014, del 4,55% nel 2015 e del 4,6% nel 2016. Ci si domanda, quindi, come sia possibile che con questi rialzi, decisamente superiori a quelli medi delle altre voci, possa essere diminuito il peso della fornitura acqua.”Bene, invece, la nuova struttura di ponderazione, che vede salire il peso delle divisioni di spesa che più rappresentano spese obbligate, come i prodotti alimentari, l’abitazione ed i trasporti, e scendere spese non necessarie come Mobili e Abbigliamento. Per la stessa ragione, però, esprimiamo perplessità sul calo dei servizi sanitari e sul rialzo dei servizi ricettivi e di ristorazione” conclude Dona.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Treni: i macchinisti USA parleranno italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

claudio_borrelloLa tecnologia friulana conquista gli Stati Uniti. Ermetris, azienda di Gorizia specializzata nelle soluzioni innovative per il settore ferroviario, ha ricevuto da Amtrak, leader del trasporto ferroviario oltreoceano, una commessa per la fornitura di speciali “cornette intelligenti” con pulsantiera esterna per 150 treni. Gli strumenti, appositamente sviluppati per rispondere a specifiche richieste di manutenzione, garantiranno la comunicazione tra il macchinista e i passeggeri e tra il macchinista e il personale ferroviario.«Parliamo di un particolare telefono ferroviario che viene connesso all’architettura di bordo e che funziona senza l’ausilio di altri dispositivi», spiega Claudio Borrello amministratore e fondatore di Ermetris. «È uno strumento che viene integrato nel banco del macchinista per fare le comunicazioni con i passeggeri – comunicazioni di servizio, ma anche di sicurezza – e che permette anche di comunicare con i capitreno e con l’altro macchinista che si trova sul fronte opposto del convoglio. Una dotazione che abbiamo sviluppato custom, sia per quanto riguarda la pulsantiera sia per la cornetta, e che sarà montata su 30 treni della linea ad alta velocità Boston – New York e su 120 treni in sevizio in California. Il valore complessivo è di oltre 500mila euro».
Non è la prima volta che Ermetris arriva al mercato americano. «Abbiamo in passato fatto delle forniture per un general contractor destinate agli Stati Uniti», ricorda l’ingegnere. «È la prima volta però che arriviamo al mercato statunitense in modo diretto. E lo abbiamo fatto con un prodotto definito come “standard” che, in quanto destinato ai macchinisti, viene sottoposto anche alla valutazione e approvazione da parte dei sindacati». Alla prima pre-serie di apparecchi che sono già stati consegnati, nei prossimi due anni seguirà la completa fornitura al colosso ferroviario americano. Amtrak opera infatti su 33.800 km di ferrovie connettendo 500 località di 46 Stati. Conclude Borrello: «Per un’azienda che è partita come start-up solamente cinque anni fa questo è un grande risultato che conferma il trend di crescita di Ermetris e la bontà delle soluzioni a forte tasso di innovazione proposte».
Ermetris – Fondata nel 2011, Ermetris è una giovane e dinamica azienda che opera nel settore ferroviario per la fornitura di prodotti ad elevata tecnologia al fine di migliorare il confort di bordo, la sicurezza e la comunicazione. Avviata da Claudio Borrello come start up nel settore del “passenger information system”, ha iniziato come distributore di prodotti di terzi, per arrivare a progettare, assemblare e commercializzare prodotti innovativi per il settore ferroviario. Questo permette ad Ermetris di essere “main contracting”. La sede di Ermetris è a Gorizia. http://www.ermetris.com (foto: claudio borrello)

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »