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Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

Energia: Basta con gli allarmismi, occorrono misure concrete

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

Un rilancio al rialzo dei prezzi dell’energia che, oltre a creare panico e preoccupazione, è stato alimentato da notizie imprecise e false, fino ad arrivare a decretare come certi gli aumenti stratosferici delle bollette di luce e gas. Ecco perché riteniamo fondamentale fare un po’ di chiarezza e ristabilire la verità in tale vicenda.In molti, attraverso un processo di eccessiva sintesi e semplificazione, hanno addossato le colpe dei rincari alla transizione energetica. FALSO! Come sottolinea Timmermans parlando del pacchetto per la transizione energetica Fit for 55 “solo un quinto dell’attuale incremento può essere attribuito alla crescita del prezzo della CO2, il resto dipende dalle carenze del mercato. E se avessimo fatto il Green Deal 5 anni fa non saremmo in questa situazione” – ha poi ammonito, aggiungendo infine che “dovremmo accelerare le cose nella transizione alle energie rinnovabili in modo che l’energia rinnovabile a prezzi accessibili diventi disponibile a tutti.” Altra notizia falsa circolata in questi giorni riguarda la certezza, addirittura l’ipotesi che tali aumenti siano già avvenuti. FALSO! Come è noto, le tariffe del mercato tutelato sono regolate da ARERA, che le aggiornerà il 28 settembre prossimo. Ci auguriamo che nel frattempo Governo e Autorità intervengano mettendo in atto ogni misura disponibile per calmierare tali tensioni. Forse non è il caso, in questa situazione di incertezza, programmare come si sta facendo l’abolizione del mercato tutelato. Alla stangata si aggiunge il peso ormai insostenibile della tassazione: oneri di sistema e IVA applicata anche sulle tasse. VERO! La vera ingiustizia è che tutti i cittadini, chi ha meno possibilità economiche e chi invece appartiene alla fascia più ricca, pagano in maniera uguale gli oneri in bolletta, molti dei quali desueti e non più giustificabili. È vero, inoltre, che in casi come quello dei carburanti e del gas, l’IVA viene calcolata anche su tasse e accise, applicando di fatto una tassa su altre tasse. Di fronte ad una situazione di tensione e di possibili aumenti che avrebbero un effetto deleterio per le famiglie e per l’intero sistema economico (secondo le stime dell’O.N.F.- Osservatorio Nazionale Federconsumatori +110 Euro annui per l’elettricità e +281 Euro per il gas) è fondamentale ed urgente che il Governo: Operi una urgente riforma della tassazione sull’energia, rimodulando oneri di sistema, accise e applicando l’IVA solo sui costi della materia prima e non su importi già comprensivi di altre tasse. Istituisca l’albo dei venditori autorizzati ad operare nel settore dell’energia in base a parametri che prendano in considerazione non solo la solidità e la correttezza e soprattutto il loro impegno nel campo dell’energia sostenibile. Utilizzare, come già proposte recentemente dal Presidente Arera, i proventi delle aste dei permessi di emissione CO2 per calmierare i prezzi. (Per tali voci, solo nel secondo trimestre, l’Italia ha ricavato 719 milioni di Euro.) Avviare delle politiche di sistema che puntino ad affermare la transizione nel nostro Paese senza creare inutili contrapposizioni tra chi promuove la sostenibilità e chi denuncia la grave emergenza sociale e l’avanzare della povertà energetica.

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Turismo: Tracollo devastante per l’economia italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

“Trentacinque miliardi di euro in meno a causa del tracollo del turismo straniero in Italia dimostrano che quella turistica non è una risorsa settoriale erroneamente definita come economia turistica. Ma è l’asse portante del sistema Italia sul quale da decenni i governi che si sono susseguiti hanno investito poco, hanno legiferato peggio. Nessun settore produttivo italiano è in grado di generare così tanto flusso in così tanti segmenti produttivi e di servizi. L’Italia è cultura, enogastronomia, moda, paesaggio. La pandemia, causa del tracollo, dev’essere anche l’occasione di ripensare le politiche turistiche e consentire all’Italia di recuperare le posizioni perdute nella graduatoria delle rotte internazionali. La parola d’ordine dev’essere: infrastrutture materiali e immateriali- quanto peserà la mancanza di una compagnia di bandiera come Alitalia le cui rotte saranno cannibalizzati dalle low cost); difesa del nostro patrimonio ricettivo contro lo strapotere delle Ota (Booking.com per esempio) , destagionalizzare, rinnovare attraverso incentivi fiscali il sistema ricettivo italiano che dev’essere difeso contro gli appetiti di fondi stranieri che cercano di scalarlo, estensione il bonus 110 anche alle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere, tutela delle preziose professionalità”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia commentando i dati della Banca d’Italia sul turismo.

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Unsic: “Energia più cara: necessario un intervento del governo”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 settembre 2021

“Dal prossimo primo ottobre la spesa per le bollette elettriche potrebbe aumentare del 40 per cento ‘per congiunture internazionali’, come ha annunciato il ministro della Transizione ecologica, Stefano Cingolani nel corso di un convegno a Genova.È bene innanzitutto evidenziare che questa notizia, colpendo individualmente tutti gli italiani, nessuno escluso, surclassa ogni altro tema, anche polemico, che tiene banco nell’agone politico. Secondo stime attendibili, infatti, la spesa media maggiore in un anno si aggirerebbe intorno ai 500 euro.Se da un lato ci si compiace per i nuovi potenziali investimenti generati dal Recovery Fund, dall’altro un salasso del genere è l’unico elemento concreto che gli italiani rilevano direttamente nei propri bilanci individuali.Crediamo sia opportuno, specie in questa fase emergenziale non ancora terminata, che il governo si adoperi per mitigare questi aumenti, ad esempio dando una sforbiciata agli oneri di sistema che incidono fortemente sulla bolletta elettrica o tagliando l’Iva”. È quanto esprime in una nota Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic con oltre tremila uffici in tutta Italia, che preannuncia il proprio sostegno ad iniziative per richiedere la mitigazione delle bollette.

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Deutsche Bank: nasce in Italia la Bank for Entrepreneurs

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2021

Deutsche Bank annuncia la creazione in Italia della Bank for Entrepreneurs (BfE), l’area di business che, in linea con l’obiettivo globale della International Private Bank (IPB) di essere banca di riferimento per gli imprenditori e le loro famiglie, riunisce in un’unica struttura il Private Banking & Wealth Management (PB&WM) e il Business Banking (BB). La BfE si rivolge agli imprenditori e alle imprese, da sempre target di riferimento per Deutsche Bank e cuore pulsante del tessuto produttivo italiano, mettendo a loro disposizione una piattaforma di servizi integrati in grado di soddisfare a 360° le esigenze private, dell’azienda o delle holding. La neo-costituita Banca per gli Imprenditori si affianca alle altre due aree di business già esistenti, la Consumer House e la Premium Bank, a completare l’offerta della divisione IPB in Italia. La responsabilità della nuova area è affidata a Roberto Coletta, che manterrà anche la guida del PB&WM, mentre a coordinare il team BB di specialisti nelle relazioni con le PMI e le aziende familiari italiane sarà Mirko Cecchetto, che si è unito a Deutsche Bank di recente dopo una lunga esperienza nel settore.

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Cingolani: prossimo trimestre bolletta elettrica aumenta 40%

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

Secondo il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, il prossimo trimestre la bolletta elettrica aumenterà del 40%.”Un aumento di tale portata, se fosse davvero confermato, sarebbe letale per famiglie e imprese. Per una famiglia tipo sarebbe equivalente a 247 euro su base annua” afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori.”Un rincaro così astronomico sarebbe un serio freno alla ripresa economica, innalzando i costi delle imprese e gravando pesantemente sulle tasche delle famiglie, con effetti deleteri sulla ripartenza dei consumi” prosegue Vignola. “Governo e il Parlamento devono comunque porre subito rimedio, decidendo di destinare i proventi delle aste di mercato dei permessi di emissione di CO2 all’abbassamento delle bollette, eliminando gli oneri di sistema oramai superati, come quelli per la messa in sicurezza del nucleare o le agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario, spostando sulla fiscalità generale gli altri, come gli incentivi alle fonti rinnovabili, che ora invece finiscono in fattura” conclude Vignola.

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USA e Cina: uguali nella disuguaglianza?

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Guardando il coefficiente di Gini (indicatore della disuguaglianza nella distribuzione del reddito) di Cina e Stati Uniti, a qualcuno potrebbe venire da sorridere: i due Paesi, agli antipodi per sistema politico ed economico nonché contrapposti nella lotta per la leadership mondiale, presentano un livello di disuguaglianza estremamente simile e, peraltro, prossimo a quello di molti Paesi in via di sviluppo nonostante si tratti delle prime due economie al mondo. Le diverse forme di capitalismo dei due colossi hanno prodotto, quindi, risultati assimilabili dal punto di vista della (scarsa) distribuzione della ricchezza. Andando con ordine, a Pechino la nuova direzione da percorrere è stata indicata con il termine “common prosperity”, che non significa egualitarismo, ma una ricchezza condivisa tra tutti i cittadini, sia a livello economico che culturale. Dopo essere uscita dalla povertà , quindi, la Cina ora mira a raggiungere un benessere materiale e culturale diffuso. Prima di tutto, attraverso una rigida vigilanza anti-monopolistica che impedisca un’eccessiva concentrazione di potere economico-finanziario nelle mani di poche aziende e dei relativi manager, quindi con una lotta senza frontiera alle forme di guadagno illegali e, infine, incoraggiando le donazioni di beneficenza (emblematica, da questo punto di vista, è stata la donazione di oltre 15 miliardi di dollari effettuata dal colosso tech Alibaba in favore del progetto governativo della common prosperity). La nuova linea non sorprende, viste le avvisaglie nei discorsi di Xi Jinping nei mesi precedenti. Sorprende semmai la (voluta?) incapacità di dialogare con i mercati finanziari. La brutalità con cui il Partito ha preso e comunicato le decisioni ha spaventato non poco i mercati, che hanno visto per esempio trasformare in modo coatto le redditizie aziende di tutoring doposcuola in società no-profit, una mossa volta a ridurre il costo dell’istruzione per le famiglie, ma con cui di fatto un intero settore è stato spazzato via dall’universo investibile degli investitori internazionali. Ancora una volta, quindi, il governo cinese ha dimostrato l’incapacità – e probabilmente lo scarso interesse – di interagire in modo morbido con i mercati finanziari. Anche perché l’intervento di Pechino è destinato ad essere molto ampio: nel tentativo di bilanciare la crescita economica con maggiore uguaglianza sociale, sicurezza e sostenibilità, le incursioni normative impatteranno tanto sui colossi tecnologici che su settori quali l’immobiliare, la sanità e il sistema finanziario. Sull’altro lato dell’Oceano Pacifico, negli Stati Uniti, la problematica delle disuguaglianze, acuite dalla pandemia anche a causa della mancanza di adeguati ammortizzatori sociali, è stata più volte sottolineata sia dai vertici della Federal Reserve che da rappresentanti dell’amministrazione Biden. Ad oggi, tuttavia, le principali misure dirette a ridurre il gap tra le diverse classi di reddito paiono delegate a parte del piano fiscale al varo in autunno. Come detto, però, l’obiettivo di supportare le fasce di popolazione meno abbienti è condiviso anche delle istituzioni monetarie, che guardano attentamente all’evoluzione del mercato del lavoro. Su questo fronte, l’impegno di Fed e governo sta dando i suoi frutti, con il tasso di disoccupazione ormai prossimo al 5% dopo il picco del 20% toccato l’anno passato nel momento peggiore della crisi. Affinché l’obiettivo della piena occupazione (al quale si affianca quello di ampliare il tasso di partecipazione e riguadagnare forza lavoro) possa essere raggiunto, è necessario recuperare ancora almeno 2/3 dei 10 milioni di posti di lavoro persi dallo scoppio della pandemia. In tal senso, sarà fondamentale favorire l’incrocio tra domanda (datori di lavoro) e offerta (lavoratori) che al momento fanno fatica a incontrarsi: negli Stati Uniti, è infatti disponibile più di un posto di lavoro libero per ogni lavoratore disoccupato, un disallineamento probabilmente frutto della paura che molte persone hanno di contrarre il COVID e della difficoltà di reperire le nuove competenze richieste da un’economia che ha subito una rapida e brusca trasformazione. Questa inusuale circostanza sta, tuttavia, contribuendo al recupero di potere di acquisto da parte dei lavoratori (che hanno conservato il lavoro), visto che da qualche mese la crescita dei salari risulta superiore a quella dei prezzi, una dinamica sicuramente virtuosa per i consumi americani. Il rischio in questo caso è che, una volta esauritosi l’effetto base che ha portato l’inflazione headline USA a superare il livello del 5% su base annua, si possa assistere a una nuova risalita dei prezzi dettata invece dall’inflazione salariale, certamente capace di innescare una tendenza più persistente. Da valutare, quindi, se la Fed manterrà il suo atteggiamento attendista e tollerante nei confronti dell’inflazione, continuando a giudicarla come un fenomeno transitorio. Ad oggi, a supporto della linea morbida della banca centrale va ascritto anche il fatto che, se depurata dalla componente più sensibile al COVID (come la spesa per computer, televisori o noleggio di auto) e dall’effetto base, l’inflazione core statunitense pare a dire il vero su livelli sostenibili, inferiori al 2% . Verosimilmente, quando con la ripartenza definitiva dell’economia a guidare l’inflazione sarà il settore dei servizi, più duramente colpito dalla pandemia, l’inflazione sui beni sarà già in fase discendente. In ogni caso, la Fed pare propensa ad accettare un surriscaldamento temporaneo dei prezzi in quanto necessario per realizzare gli obiettivi sul mercato del lavoro. Nel contesto delineato, come spesso accade, tra i due litiganti il terzo gode. Come detto, infatti, le preoccupazioni al momento si concentrano su Stati Uniti e Cina (o in modo più ampio sulla regione asiatica, dove anche il Giappone mostra segni di rallentamento), mentre i dati europei risultano più robusti. Il Vecchio Continente pare ciclicamente avvantaggiato, anche in virtù di un leggero ritardo accumulato nell’implementazione delle politiche fiscali, che iniziano solamente ora a produrre i primi effetti (il Recovery Plan si sta sostanziando nei singoli programmi di riforma nazionali proprio in queste settimane). Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/09/usa-e-cina-uguali-nella-disuguaglianza#PAM_Section_5

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Emerging market fixed income: ecco dove trovare opportunità di rendimento

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021

A cura di Kristin Ceva, responsabile strategie paesi emergenti di Payden & Rygel. La performance del reddito fisso dei mercati emergenti è stata ampiamente positiva nell’ultimo periodo. Sebbene le preoccupazioni per il rallentamento della crescita globale abbiano pesato sulle asset class più rischiose all’inizio di agosto, il debito emergente ha retto e ha registrato profitti, in quanto il mercato ha beneficiato dei toni misurati della view della Fed a Jackson Hole.I rendimenti complessivi del credito sovrano e societario in valuta forte sono stati positivi, con l’high yield che ha sovraperformato ed i differenziali di rendimento hanno subito un’inversione di rotta rispetto all’espansione registrata a luglio.Anche i mercati delle valute locali hanno retto; le valute dei paesi emergenti hanno dimostrato di essere il motore del rendimento, mentre i rendimenti locali sono saliti marginalmente. I mercati primari hanno subito un rallentamento con la tipica stagionalità di agosto. Il contesto dei flussi è stato moderato, con modesti afflussi nei fondi in valuta locale compensati dai deflussi dai fondi in valuta forte. L’aumento dei rendimenti ed i segnali di inasprimento della politica monetaria sui mercati sviluppati dovrebbero rimanere i principali ostacoli per i rendimenti del debito dei Paesi emergenti nel 2021. Riteniamo che i tassi più elevati siano tuttavia gestibili per l’asset class, in quanto si inseriscono nel contesto di una maggiore crescita, di prezzi elevati delle materie prime e di conti pubblici ben bilanciati.L’aumento dell’inflazione, guidato da fattori ciclici ha portato alcune banche centrali dei Paesi emergenti ad inasprire la politica monetaria. Tuttavia, molte banche centrali ritengono che le recenti pressioni sui prezzi potrebbero rivelarsi transitorie.Sebbene le ondate pandemiche rappresentino ancora un problema per alcune regioni, nel complesso, i Paesi emergenti stanno evitando pesanti restrizioni, la ripresa delle attività non ha subito battute d’arresto significative e riteniamo che la diffusione del vaccino, nonostante il lento rilascio iniziale, continuerà a migliorare nel corso dell’anno. Il 2022 sarà anno di elezioni per diversi Paesi emergenti e questa sarà un’occasione per fare luce sull’evoluzione delle loro dinamiche sociali e politiche.Mentre i Paesi dimostrano la capacità di navigare tra i persistenti rischi della pandemia, riteniamo che la crescita dei mercati emergenti sia destinata a mantenersi stabile. In un contesto in cui i rendimenti dei mercati sviluppati sono ancora molto bassi e il valore in molti settori appaia limitato, riteniamo che le valutazioni del debito emergente in valuta forte e locale rimangano attraenti e che un indebolimento del dollaro statunitense potrebbe fornire un’ulteriore spinta per queste asset.

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Columbia Threadneedle: la variante Delta rallenta la ripresa economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2021


A cura di Paul DiGiacomo, Head of Equity Research di Columbia Threadneedle Investments.La variante delta del coronavirus ha ritardato la normalizzazione della vita sociale, secondo la società di gestione Columbia Threadneedle Investments. Questo si riflette nell’ indice del ritorno alla “normalità” di Columbia Threadneedle, che è sceso all’84% all’inizio di settembre dall’86% dell’inizio di agosto. Un valore di 100% segna il livello normale prima della pandemia.Il team di ricerca azionaria globale di Columbia Threadneedle pubblica l’indice ogni mese come indicatore economico principale. Include quattro dimensioni: ritorno a scuola, ritorno ai viaggi e al tempo libero, ritorno sul luogo di lavoro e ritorno agli acquisti nei negozi fisici. Si tratta di consumatori statunitensi, poiché il consumo privato negli Stati Uniti, la più grande economia del mondo, ha un’importanza globale. Gli esperti utilizzano grandi quantità di dati pubblicamente disponibili (Big Data) per analizzare il tempo e il denaro che le persone spendono per le quattro dimensioni menzionate.”L’indice è scambiato leggermente al di sotto del suo picco, principalmente a causa della componente di ritorno agli acquisti nei negozi”, scrive Paul DiGiacomo, responsabile della ricerca azionaria alla Columbia Threadneedle, in un recente commento. “Mentre la gente continua a frequentare i negozi, l’attività è diminuita. Questo ha frenato l’avanzamento costante dell’indice dalla primavera del 2021. Il barometro era al 58% all’inizio di febbraio, al 66% in aprile e al 76% in giugno. In vista della ripresa forte e sostenuta durante l’estate, Columbia Threadneedle aveva presentato a fine luglio come scenario di base la prospettiva di un “ritorno alla normalità” dell’indice entro la fine di settembre. Questo è diventato discutibile alla luce dei recenti sviluppi, ha detto. “Se dovessimo vedere un forte aumento dei ricoveri o nuovi dati negativi sull’efficacia dei vaccini, questo potrebbe rendere più difficile il ritorno a livelli normali”, ha scritto DiGiacomo.

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Capital Group: I mercati emergenti sono prossimi a un boom dei dividendi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Commento a cura di Valeria Vine, Investment Director di Capital Group Uno dei principali sviluppi avvenuti durante la pandemia di COVID-19 è stato l’impegno delle banche centrali a mantenere politiche monetarie accomodanti e a sostenere le rispettive economie. Dato il contesto caratterizzato da tassi di interesse continuamente bassi, crescono le discussioni sulla necessità per chi investe in reddito di ampliare le proprie opzioni rivolgendosi ai titoli che corrispondono dividendi. L’esperienza del 2020 ha però evidenziato l’importanza della diversificazione. I classici terreni fertili come l’Europa e il Regno Unito hanno infatti registrato un crollo nella distribuzione dei dividendi nel 2020, mentre i ME si sono dimostrati molto più resilienti, con un calo dei dividendi limitato all’8,8%.Ciò è dovuto principalmente al fatto che l’Asia settentrionale, che costituisce circa il 65% dell’indice MSCI EM, si è ripresa dalla crisi dettata dal COVID-19 molto più velocemente del resto del mondo. Gran parte dell’Europa e del Nord America ha iniziato ad allentare le misure di restrizione solo negli ultimi mesi, mentre le attività commerciali e produttive in Cina, ad esempio, erano già prossime ai livelli pre-pandemia più di un anno fa. Le statistiche ufficiali del governo cinese indicano che il tasso nazionale di ripresa del lavoro delle piccole e medie imprese era dell’84% al 15 aprile 2020 (poco più di un mese dopo lo scoppio della pandemia in Europa e Nord America), mentre per le grandi imprese industriali il dato si attestava al 99%.Altro fattore alla base della resilienza dei dividendi dei ME è la netta solidità dei bilanci di molte delle loro società. Tali società tendono ad avere riserve di liquidità maggiori in considerazione dell’ambiente commerciale, sociale e politico più volatile in cui operano. Devono inoltre far fronte a mercati di finanziamento a breve termine meno sviluppati e alle fluttuazioni dei tassi di cambio. Il grafico sottostante mostra che dal 2006 le società dell’indice MSCI EM hanno costantemente detenuto un livello più elevato di liquidità in percentuale dei loro asset rispetto alle controparti globali (indice MSCI World). Infatti, secondo i dati di Capital Group, negli ultimi 15 anni le società dell’MSCI World non hanno mai registrato alla fine dell’anno solare più liquidità (in percentuale degli asset totali) rispetto alle società dell’MSCI EM. Questo impiego più conservativo della liquidità ha favorito le società dei ME nel contesto estremamente volatile dettato dalla pandemia.Le prospettive dei dividendi appaiono interessanti nel lungo termine, sostenute da rapporti di distribuzione relativamente bassi, in crescita rispetto a una base storicamente bassa. Ma la cultura dei dividendi sta acquisendo slancio, in particolare negli ultimi cinque anni, poiché il ritmo di crescita ha superato notevolmente le medie globali, statunitensi ed europee.Eppure, osservando solo gli indici si rischia di non capire appieno il potenziale d’investimento dei ME. I tradizionali benchmark, come l’indice MSCI EM, possono fornire agli investitori internazionali un quadro approssimativo delle opportunità offerte dai ME, ma non quello effettivo poiché circa il 23% dell’indice (in termini di capitalizzazione di mercato) è composto da imprese controllate dallo Stato. Queste ultime tendono a operare in settori più ciclici come il petrolio e il gas, gli industriali e i materiali, ma i maggiori successi negli ultimi anni si riscontrano tra le società private, in grado di sfruttare l’interessante profilo demografico della regione (popolazione giovane e vivace) e la rapida crescita del ceto medio.Nelle imprese di Stato, poi, gli interessi aziendali e quelli degli azionisti possono divergere, in particolare quelli degli azionisti di minoranza. Se a questo si aggiunge un contesto di scarso attivismo degli azionisti sul fronte interno e di limitato potere degli amministratori indipendenti e dei comitati di supervisione, gli azionisti di minoranza esteri possono essere esposti a ulteriori rischi. Questa incapacità di essere ascoltati può essere particolarmente dannosa per gli investitori in caso di decisioni strategiche o di asset allocation. La gestione di alcune imprese controllate dallo Stato è in parte dettata da obiettivi di politiche pubbliche; pertanto, il valore degli azionisti di minoranza può talvolta passare in secondo piano. Il grafico sottostante evidenzia tale situazione, poiché mostra l’enorme divario in termini di distribuzioni di dividendi effettuate dalle imprese statali e da quelle private nei ME. http://www.verinieassociati.com

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Entrata in vigore della nuova Pac

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Ora occorre affrontare non solo le questioni di merito, ma anche le procedure per l’accesso ai fondi ed evitare che un eccesso di burocrazia ricada nuovamente sulle spalle delle aziende agricole – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Gli obiettivi della nuova architettura verde vanno nella giusta direzione, ma la loro applicazione pratica necessita di regole il più possibile chiare e semplici per scongiurare ulteriori complicazioni che metterebbero in difficoltà sia gli enti erogatori che le aziende.Da una prima raccolta di pareri presso gli operatori del nostro Centro di Assistenza Agricola (CAA), emerge in modo chiaro la preoccupazione che le nuove regole per la presentazione delle domande Pac possano risultare troppo complicate e aggravare ulteriormente il carico di lavoro sia per i consulenti fiscali che per gli imprenditori – spiega Tiso. In questi casi è bene agire d’anticipo e fare di tutto affinché l’iter amministrativo sia il più semplice e rapido possibile.CI impegneremo pertanto per promuovere una semplificazione burocratica nelle sedi opportune, a partire dal Tavolo di partenariato sulla nuova Pac, condividendo la nostra esperienza al fianco delle aziende agricole. Non bisogna inoltre dimenticare che l’esigenza di procedure semplificate va oltre la nuova Pac per estendersi alle risorse in arrivo attraverso il Recovery Fund e i Programmi di sviluppo regionale. Il pericolo di una sovrapposizione dei diversi strumenti è infatti concreto. La nostra agricoltura potrà esprimere appieno le sue potenzialità di crescita solo se saranno ridotti al minimo gli adempimenti e le procedure per l’erogazione dei finanziamenti.

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Il gruppo Fassa Bortolo continua ad espandere la propria attività

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Treviso. Fassa Bortolo, tra le aziende leader, a livello nazionale e non solo, nel settore dell’edilizia, continua ad espandere la propria capacità produttiva all’estero sbarcando in Brasile. Belo Horizonte, capitale dello stato del Minas Gerais, ospiterà la prima unità extra UE della storica impresa trevigiana che vanta 19 stabilimenti produttivi e diverse filiali commerciali distribuite in 7 paesi. Gli investimenti per lo stabilimento brasiliano, per cui si stima una capacità produttiva di oltre 300mila tonnellate all’anno, ammontano a 30 milioni di euro. Spiega Paolo Fassa, Presidente dell’omonimo gruppo: “La nostra azienda ha come strategia lo sviluppo su due fronti: l’estensione sia della gamma di prodotti, che quella su Paesi diversi. Credo molto in questo progetto – aggiunge Paolo Fassa – perché il comparto delle costruzioni e la potenzialità del mercato brasiliano ci offrono l’opportunità di una buona crescita. Ritengo inoltre che il settore edile possa essere il driver per la ripresa del made in Italy e dell’economia del nostro Paese. Anche in Brasile scenderemo in campo con la nostra esperienza sperimentando soluzioni tecniche e tecnologiche per i cantieri già collaudate con successo in altre parti del mondo grazie ad un ampio ventaglio di prodotti e soluzioni”. La gamma di prodotti che inizialmente verranno proposti includerà malte da costruzione, colle per ceramiche, una linea di impermeabilizzazione e una linea di stuccatura per le fughe. Prodotti in grado di soddisfare le esigenze di ogni tipo di lavoro, dai piccoli restauri alle grandi nuove costruzioni. Lo stabilimento di Belo Horizonte, la cui costruzione è iniziata nel dicembre 2019, occupa un’area di 50mila metri quadri, ed è stato progettato e realizzato nel pieno rispetto delle normative più restrittive in termini di emissioni in atmosfera.Il gruppo Fassa Bortolo ad oggi conta 1.600 dipendenti. Il fatturato consolidato del gruppo nel primo semestre dell’anno ha raggiunto i 259,6 milioni di euro con un EBITDA stimato di oltre il 20%.

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Transizione digitale per le PMI lombarde

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

La transizione digitale, in particolar modo quella legata alle tecnologie di Industria 4.0, potrebbe essere nei prossimi 7 anni a costo zero per molte PMI lombarde. È quanto emerge dalla stima effettuata dal Centro Studi CNA Lombardia, che ha valutato il combinato disposto di PNRR e dei fondi strutturali di Next Generation EU, che copriranno in maniera sinergica sia investimenti in ricerca, tecnologia e macchinari grazie al FESR, sia gli investimenti in capitale umano grazie al FSE plus.In sintesi, nei prossimi 7 anni le imprese lombarde potranno contare su aiuti e sostegni nell’ambito 4.0 e crescita digitale pari a 9,8 miliardi di euro, pari a 5 volte il totale dei fondi strutturali spesi negli ultimi 7 anni da Regione Lombardia tramite il FESR e il FSE ovvero per ricerca, innovazione, sviluppo, formazione, istruzione e politiche sociali e politiche attive per il lavoro.Queste risorse, secondo le stime CNA, genereranno due mercati paralleli. Da una parte infatti crescerà il bisogno di esperti e consulenti esterni muovendo un volume d’affari nella sola Lombardia pari al 20% delle risorse, ovvero 1,98 miliardi di euro. Dall’altra si prevede che le imprese investano nel capitale umano ed in particolare nella formazione continua, creando un volume d’affari che tipicamente è pari al 10% dell’investimento, ovvero 0.98 miliardi di euro. In questo caso le risorse del POR FSE regionale non saranno sufficienti a coprire i fabbisogni di formazione continua del personale, ma le PMI potranno giocare due carte di assoluto rilievo: da una parte il rifinanziamento del Fondo Nuove Competenze (il MISE ha assicurato un miliardo di euro su base nazionale), dall’altra l’accesso alle risorse dei fondi interprofessionali.In questa direzione si muove l’intesa siglata tra CNA Lombardia, l’ente di formazione Ecipa Lombardia e il MADE, Competence Center per l’Industria 4.0 per la definizione e la costruzione di percorsi formativi a favore della digitalizzazione delle micro e piccole imprese del territorio.L’iniziativa punta a finanziare i percorsi formativi con le risorse di Regione Lombardia a valere sul Programma Operativo Regionale FSE. Le imprese troveranno inoltre risposte formative incardinate a 5 filoni tematici: prodotto 4.0 e processo 4.0; manutenzione 4.0; big data 4 small business; automazione, robot, cobot ed ottimizzazione di processo; transizione sostenibile ed economia circolare.

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“Alla fine del 2020 si prevedeva il 26% in più di aziende in insolvenza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Un dato spaventoso che ci ha, da subito, fatto introdurre norme a sostegno delle imprese, ma anche disposizioni che dessero più tempo, a quelle in crisi, di riorganizzarsi. Così è nato il grande lavoro sul decreto “Crisi d’Impresa”, che mette al centro l’interesse del Paese consentendo alle imprese di mantenere la continuità aziendale e permette loro di accordarsi coi creditori, ricorrendo a strumenti più facili e snelli, il più possibile fuori dai Tribunali. È un chiaro segnale di fiducia nei confronti di questi imprenditori.A Benevento ho partecipato ad un’importante occasione di confronto, con professionisti ed operatori del settore, anche in previsione della fase parlamentare di conversione del Decreto. Quanto fatto, fino ad oggi, rappresenta il primo tassello di un progetto molto più ambizioso. La piccola e media impresa, il mondo dell’artigianato, hanno fatto grande il nostro Paese ed oggi possono dare una spinta decisiva alla ripartenza.Serviranno altre misure da introdurre velocemente, come quelle di re-shoring o ulteriori iniziative per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese. Ma siamo sulla buona strada. L’Italia riparte anche da qui”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, dopo essere intervenuta al convegno “Prevenzione e gestione della crisi: una nuova cultura d’impresa”, organizzata, tra gli altri, dall’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e dalle locali Sezioni dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dell’Unione dei Giovani Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

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Energia. Ricchiuti (FdI): governo in legge Bilancio affronti nodo tariffe PMI

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“Il ministro Cingolani conferma che da ottobre, le bollette elettriche aumenteranno del 40 per cento che si somma al +20 per cento del trimestre precedente, dovuto al rincaro delle materie prime sul mercato internazionale, aggiungendo che ‘queste cose vanno dette’. Più che dette andrebbero evitate. Questa cosa è inaccettabile. Il governo deve intervenire immediatamente su IVA, accise e oneri di sistema e convocare Enel e gli altri operatori per ridurre tariffe e profitti. Famiglie e imprese hanno già dato. Mi auguro, inoltre, che già dalla prossima legge di Bilancio si affronti il nodo delle tariffe energetiche totalmente a sfavore delle PMI che pagano mediamente, rispetto alle grandi industrie, il doppio sull’energia elettrica e quasi il triplo per quella del gas. In nessun altro paese dell’Unione Europea, c’è un disallineamento delle tariffe energetiche così elevato tra queste due classi”. Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile del Dipartimento Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

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Energia prezzi alle stelle. Lo Stato potrebbe intervenire, ma…. rivoluzionare politica ed economia?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Il ministro della Transizione ecologica ha fatto sapere quello che tutti già sapevano ma che facevano finta di ignorare: le bollette energetiche schizzeranno molto in alto (+40% luce e +31% gas). E già sono al lavoro i vari giustificatori che, addirittura, ci spiegano che è un’emergenza che finirà a metà 2022 *. Nessuno è in grado di sapere cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato energetico, legato ad umori geopolitici che, al momento, è quasi impossibile prevenire e gestire (rapporti Paesi arabi e Russia), motivo per cui crediamo sia necessario, oltre che “sperare” nel futuro, intervenire subito… facendo tesoro che il generale movimento dei prezzi verso l’alto, dato generalmente assodato per una economia che si dice sia in ripartenza, non è detto che debba essere parte di questa ripartenza. A fine giugno il Governo, a fronte di un aumento del 9,9% per la luce e del 15,3% del gas, ha spalmato 1,3 miliardi come compensazione sulle bollette. Ora non si sa se il presunto intervento sarà simile oppure verranno riviste le voci in bolletta come gli 11 miliardi annui di incentivi alle rinnovabili da spalmare in alternativa sulla fiscalità generale (e quindi sempre a carico del consumatore/contribuente). Per le decisioni da prendere, alcune cose sono certe: degli incentivi stanziati a luglio nessuno se n’è accorto e stiamo entrando nelle stagioni più fredde con consumi in crescita. Contesto in cui, anche se le previsioni geopolitiche dovessero azzeccarci, i consumatori di energia arriverebbero sfiniti alla ipotizzata ripresa… e quindi nuovi incentivi per rimediarvi? Sarebbe l’abituale politica di “mettere pezze”, senza incastonarne una che dia certezza, stabilità e futuro. Ci vorrebbe lungimiranza e dinamismo. Invece di continuare con interventi/sussidi a pioggia che rimandano problemi e scadenze, ci vorrebbe un intervento “pesante”, anzi “pesantissimo”. Lo Stato si dovrebbe far carico non solo di tutti gli aumenti distraendoli da quelli a pioggia, ma diminuire anche i prezzi correnti energetici con – perché no – inclusi i carburanti (su cui grava quasi il 70% di imposte). Non è una novità che i mercati energetici trainano tutte le economie, di produzione e di consumo. Sarebbe un’inversione di tendenza, dove lo Stato aiuta i consumi e non le posizioni di rendita (contributi di vario tipo all’esistenza di aziende e singoli): defiscalizzazione di ciò che rende ricchi aziende e consumatori quando producono e consumano. Ma…. Occorrerebbe metter mano a tutti gli equilibri politici che si basano sul favorire questa o quell’altra categoria grazie alla forza di chi se ne fa portavoce (categorie/corporazioni e partiti più o meno opportunisti ché pronti a cavalcare qualunque cosa credono porti loro consenso). Vincenzo Donvito, Aduc URL: http://www.aduc.it

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Benzina: Unc, schizzano i prezzi carburanti

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Secondo i dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica, salgono i prezzi dei carburanti, che si attestano, in modalità self service, a 1,662 euro al litro per la benzina e a 1,510 euro per il gasolio.”Schizzano verso l’alto i prezzi dei carburanti. La benzina svetta a 1,662 euro al litro, un record dal 15 ottobre 2018, mentre il gasolio arrivando a 1,510 euro al litro tocca il valore massimo dal 3 giugno 2019, quando si attestò a 1.514 euro al litro” denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Dall’inizio dell’anno, dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 11 euro e 3 cent per la benzina e di 9 euro e 55 cent per il gasolio, con un rincaro, rispettivamente, del 15,3% e del 14,5%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 265 euro all’anno per la benzina e 229 euro per il gasolio” prosegue Dona. “In un anno, dalla rilevazione del 14 settembre 2020, quando la benzina era pari a 1.392 euro al litro e il gasolio a 1.274 euro al litro, un pieno da 50 litri costa 13 euro e 50 cent in più per la benzina e 11 euro e 79 cent in più per il gasolio, con un rialzo, rispettivamente, del 19,4% e del 18,5%. Un rincaro che equivale, su base annua, a una mazzata pari a 324 euro all’anno per la benzina e a 283 euro per il gasolio” conclude Dona.

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L’Europa affronta l’impennata dei prezzi dell’energia

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

I primi impatti sulla bolletta del consumatore si fanno sentire, sottolineano i quotidiano economici. Per una famiglia media, si registra un aumento di 133 euro all’anno rispetto al 2019. I prezzi sono in aumento da tempo, così come l’elettricità nei mercati all’ingrosso. Sui mercati a termine dell’energia elettrica è stata recentemente superata la soglia simbolica di 80 euro per MWh (contro i 30 euro al culmine del confinamento). Lato gas è stato superato il traguardo dei 50 euro al MWh, arrivando anche a 60 euro la scorsa settimana. La domanda è in aumento a causa della ripresa economica dalla crisi del coronavirus, mentre l’offerta da Russia e Norvegia non tiene il passo. Jef Currie, analista della banca d’investimento di Goldman Sachs, avverte di un picco dei prezzi quest’inverno, poiché anche le azioni sono state schiacciate dalla crisi del coronavirus. Un inverno più freddo del normale, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, rischia di far salire i prezzi dell’energia, minacciando i settori ad alta intensità energetica.

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“Il cuore del potere – dal signoraggio bancario alla desovranizzazione degli stati” di Andrea Breschi

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

E’ uscito a settembre in tutte le librerie e nei web stores Il cuore del potere. Dal signoraggio bancario alla desovranizzazione degli stati, opera di Andrea Breschi edita da Terre Sommerse. L’opera propone una ricostruzione dei più significativi eventi del secolo scorso legati alla progressiva affermazione della moneta a debito nelle economie dei popoli, risale a documenti storici ufficiali, dichiarazioni di economisti, uomini illustri e premi Nobel che negli ultimi decenni hanno dato importanti contributi a questi temi. Propone inoltre dichiarazioni di rappresentanti della politica e delle istituzioni che hanno avuto un ruolo determinante nei cambiamenti politici ed economici, in chiave globalista, di molte nazioni.Questo lavoro fa finalmente luce sul signoraggio bancario, con una trattazione comprensibile e svincolata dai tecnicismi tipici delle materie economiche e finanziarie, aprendo uno squarcio su un argomento taciuto dai media generalisti e trattato con reticenza anche dalla contro informazione; chiarisce nel contempo quali sono le dinamiche legate alla creazione della moneta, quali relazioni ci sono tra la perdita di Sovranità monetaria ed il crescente debito pubblico delle nazioni e lascia intuire quale sia il reale peso dei governi nazionali nelle decisioni di natura economica globale.Le argomentazioni presentate dall’Autore, accompagnano il lettore in un percorso di analisi e di scoperta al termine del quale risulterà naturale interrogarsi se la moneta vada ancora vista solo come mero e semplice mezzo di pagamento, o debba piuttosto essere concepita come strumento di dominio, particolarmente efficace per ridurre popoli e nazioni alla sottomissione.

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Previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

“Il leggero calo produttivo del 9%, pari a 44,5 milioni di ettolitri, si tramuterà in una migliore qualità di vino che fa ben sperare per la ripresa economica post pandemia. Esprimo la mia vicinanza al settore vitivinicolo che ha saputo fronteggiare la chiusura del canale Ho.re.ca e proiettarsi già oltre, portando quasi a conclusione un percorso per la valorizzazione delle produzioni sostenibili avviato con il mio emendamento al decreto Rilancio”. Lo ha dichiarato il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura, intervenuto oggi alla conferenza stampa di presentazione delle previsioni vendemmiali 2021 dell’Unione Italiana Vini.“Il calo della produzione – prosegue -, che in alcune regioni si registra in maniera rilevante come nel caso di Toscana (-25%), Umbria (-18%) e Marche (-13%), è dovuto alle sempre più mutevoli condizioni climatiche. Ciò impone un attento monitoraggio da parte dei vignaioli e degli enologi, con particolare attenzione alla custodia e alla sostenibilità ambientale, elementi ormai necessari anche per un adeguato riconoscimento da parte dei consumatori. Accanto alla promozione della sostenibilità del vino, ritengo che sia opportuno cogliere l’occasione che ci fornisce la nuova Politica Agricola Comune (PAC) per la realizzazione di un fondo di mutualizzazione nazionale”. “Dinanzi al ripetersi di eccezionali eventi calamitosi, infatti – conclude Gallinella – dobbiamo mettere in campo strumenti di tutela delle produzioni e del reddito degli imprenditori agricoli, coprendo ciò che le assicurazioni oggi non riescono a garantire e raggiungendo quei territori, specie al Sud Italia, tuttora scettici verso queste soluzioni”.

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Il bio Made in Italy cresce del 5,1% come superfici coltivate

Posted by fidest press agency su martedì, 14 settembre 2021

Superfici, operatori e consumi bio ancora in crescita. È questo il dato principale che emerge dalle analisi presentate alla 33esima edizione di SANA – Rivoluzione Bio 2021.I numeri forniti da SINAB per il Mipaaf, confermano che la superficie biologica nel 2020 è aumentata rispetto all’anno precedente di +5,1 punti percentuali, evidenziando tuttavia un trend di sviluppo più modesto rispetto ai maggiori Paesi europei. I terreni coltivati a biologico hanno attualmente superato i 2,1 milioni di ettari.In crescita, inoltre, il numero degli operatori del settore che ha raggiunto le 81.731 unità, con un incremento dell’+1,3%.Anche gli andamenti del mercato confermano la rilevanza del biologico. Secondo i dati dell’Osservatorio SANA, promosso da Bologna Fiere e curato da Nomisma, nel 2021 (anno terminante a luglio) i consumi interni hanno registrato una crescita del 5%, rispetto all’anno precedente. La spesa delle famiglie italiane si è attestata a 4,6 miliardi di euro: 9 famiglie su 10 hanno acquistato almeno un prodotto biologico nell’anno in corso.Negli ultimi dieci anni i consumi interni hanno registrato un’impennata del 133%.Notevole l’incremento dell’export che, sempre nell’ultimo anno, è aumentato dell’11%, raggiungendo quota 2,9 miliardi di euro, con una crescita negli ultimi dieci anni del 156%.L’Italia si posiziona al secondo posto per export dopo gli Stati Uniti.

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