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Archive for the ‘Economia/Economy/finance/business/technology’ Category

Economy – Finance – Business – Technology

3M si conferma nuovamente azienda leader in tema di sostenibilità

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Per il diciannovesimo anno consecutivo il Dow Jones Sustainability Index ha riconosciuto all’azienda di St. Paul l’eccellente livello del suo impegno, inserendola nel ristrettissimo numero di società costantemente presenti nell’Index (DJSI). 3M, società che traduce la scienza in soluzioni che migliorano la vita, vanta un impegno di lunga data nella sostenibilità. Tutto è iniziato negli anni ‘70 con il Programma 3P (Pollution Prevention Pays), una serie di impegni che si sono tradotti sia in azioni concrete nel rispetto dell’ambiente sia in centinaia di miglioramenti di prodotto e processo, formando così le basi di una la cultura permeata nell’organizzazione. Oggi l’azienda traguarda agli Obiettivi di Sostenibilità 2025 in un percorso che si concentra su acqua, clima ed energia, per continuare a dimostrare concretamente che le buone pratiche, oltre ad essere positive per il pianeta, sono anche positive per il business.La sostenibilità è oggi un approccio integrato nelle pratiche di business di 3M: nello sviluppo di nuove soluzioni per i clienti l’azienda mantiene il proprio impegno a ridurre l’impatto in termini ambientali attraverso prodotti e soluzioni, ma anche aiutando i clienti ad essere sostenibili a loro volta con vantaggi economici.Questo impegno ha permesso a 3M di raggiungere numerosi importanti obiettivi nel 2018:
· riduzione del 68,1% delle emissioni di gas serra rispetto al 2002
· energia elettrica ricavata per il 30% da fonti rinnovabili
· investimenti per la tutela dell’ambiente, programmi di formazione e programmi per le comunità di entità superiore a 70 milioni di dollari
· nuovo processo di valutazione dei fornitori che ne misura il livello di sostenibilità sociale e ambientale
· lancio di un prodotto innovativo – i granuli riducismog 3M™- che, applicato sulle tegole, sfrutta la luce del sole per ripulire l’aria dallo smog.
Il DJSI – creato da analisti e ricercatori che studiano in modo approfondito le strategie ambientali, sociali ed i risultati economici delle imprese – non è però l’unica classifica a premiare 3M.Per il 2018 l’azienda è stata infatti inserita da EcoVadis nella categoria «Gold», tra le primissime aziende al mondo (1% della classifica) in termini di responsabilità sociale (ambiente, sociale, etica e catena logistica) per tutte le categorie industriali. EcoVadis gestisce la prima piattaforma collaborativa che permette alle aziende di verificare la performance di sostenibilità dei fornitori, in 150 settori e 110 paesi, con l’obiettivo di migliorare le pratiche ambientali e sociali sfruttando l’influenza delle catene logistiche globali.

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Il futuro della moda: entro il 2020 il 25% delle vendite sarà in e-commerce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Oggi più che mai, i consumatori acquistano in rete. Per i 90 marchi internazionali di moda intervistati, il 20% del volume degli scambi commerciali è già online. Una quota destinata a crescere a 25% entro il 2020 e che spinge i budget del marketing a concentrarsi sempre di più sul web. Questa è una delle evidenze dello studio “Dressed For Digital – The Next Evolution In Fashion Marketing” di Boston Consulting Group (BCG) e Zalando Marketing Services (ZMS), l’unità di marketing della piattaforma Zalando.
“Tra le aziende intervistate, la vendita al dettaglio online sta crescendo tre volte più velocemente rispetto al business tradizionale. Una tendenza che non mostra segni di rallentamento” afferma Jessica Distler, Partner & Managing Director di BCG ed esperta del settore moda.
Al momento le vendite sui canali online di proprietà delle aziende e sulle piattaforme si rivelano equilibrate, ma entro il 2020 l’ago della bilancia si sposterà a favore delle piattaforme. Le vendite nei marketplace online stanno crescendo significativamente, con un tasso annuo del 12%, mentre i negozi online di proprietà dell’aziende crescono un terzo più lentamente. “In particolare, le aziende che sono già forti in e-commerce stanno sviluppando sempre più la loro presenza sulle piattaforme online, dove realizzano due terzi delle vendite online”, afferma il Dr. Andreas Antrup, Managing Director di Zalando Marketing Services.Molte delle aziende intervistate stanno affrontando la sfida dell’e-commerce riallineando le strategie di marketing e spostando la quota principale del loro budget di marketing sui canali online. Con il 43%, la voce più importante del budget del marketing è quella relativa ai media, e oltre il 60% di essa è in media già speso online. “Queste strategie di marketing consistono principalmente di attività di social media a pagamento, search machine optimization e retail media per attività promozionali”, spiega Antrup. “La maggior parte delle aziende investe già in digital marketing, ma molto è il potenziale inutilizzato”, aggiunge Distler. Il canale online offre ai marchi molte opportunità per la vendita al dettaglio: rispetto a quello tradizionale, infatti, offre un approccio al cliente ancora più personalizzato. Lo studio dimostra come strategie mature e personalizzate di marketing digitale possano aumentare le vendite del 15%. E nonostante il 76% delle aziende ne riconosca il potenziale, finora solo il 13% ha messo in atto strategie di personalizzazione attraverso e-mail, post sui social media e screen ad per i singoli clienti. “Per garantire la soddisfazione e la retention dei clienti, i brand devono personalizzare al massimo la loro comunicazione, sfruttando tutti i canali”, conclude Distler.

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“Crescita contro commercio: la battaglia continua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A cura di Anwiti Bahuguna, Gestore di portafoglio senior, Asset allocation globale di Columbia Threadneedle Investments. All’inizio dell’anno l’amministrazione Trump ha imboccato la strada dell’aumento dei dazi nei confronti della Cina con l’annuncio di tariffe doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio e dazi ex Section 301 su USD 50 miliardi di importazioni cinesi. Quindi, il 24 settembre, Washington ha introdotto ulteriori dazi su altri USD 200 miliardi di merci cinesi. Riteniamo probabile una continuazione di questo processo, che nei prossimi mesi potrebbe condurre all’imposizione di dazi su tutti i prodotti di provenienza cinese.Secondo le stime di consenso, le tariffe doganali rallenteranno la crescita statunitense dello 0,2% circa. Anche l’impatto sull’inflazione sarà verosimilmente gestibile, ma nell’eventualità di un continuo aumento dei dazi e di un’escalation delle tensioni ci sarebbero ben pochi motivi di ottimismo.I dazi sono essenzialmente imposte sulle importazioni che accrescono i prezzi delle merci importate negli Stati Uniti, tra cui quelli dei beni intermedi utilizzati per creare i prodotti e i servizi finali venduti ai consumatori e alle imprese. Se i produttori statunitensi decidono di trasferire sugli acquirenti l’aumento dei costi dei fattori di produzione, il probabile risultato sarà un aumento dell’inflazione.
Al contempo, i dati economici statunitensi continuano a segnalare una solida espansione:
La crescita dell’occupazione rimane sostenuta e favorisce una continua riduzione del tasso disoccupazione
Gli indicatori futuri di crescita, come l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) compilato dall’ISM, rimangono elevati, al pari della fiducia di consumatori e imprese
La crescita dei salari è aumentata, benché al 3% circa sia ancora moderata rispetto alla media storicaIl Presidente del Federal Reserve Board Jerome Powell ha recentemente dichiarato che il contesto economico non potrebbe essere migliore di quello attuale, caratterizzato da una crescita vigorosa e un’inflazione moderata. La Fed ritiene inoltre che, con il tasso di disoccupazione al 3,7%, il mercato del lavoro presenti una scarsa capacità inutilizzata. La banca centrale è dunque intenzionata ad innalzare gradualmente il tasso overnight, salvo uno shock esogeno all’economia. Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’acuirsi delle tensioni commerciali e il rallentamento della crescita globale, le condizioni finanziarie statunitensi hanno continuato a sostenere questa linea d’azione.
Il mercato sembra inoltre aver concluso che, sul fronte dei dazi, gli Stati Uniti si trovano in una posizione più forte rispetto al resto del mondo, in particolare alla Cina. Ciò si riflette nella diversa performance dei mercati azionari statunitensi e cinesi.
Gli Stati Uniti fanno registrare una crescita robusta, che dovrebbe continuare nel quarto trimestre per poi subire un probabile rallentamento nel 2019, al venir meno degli effetti positivi dei tagli alle imposte e dello stimolo fiscale. Riteniamo che le tensioni commerciali e gli aumenti del tasso sui federal fund siano ormai una realtà e che saranno una fonte di persistente volatilità sui mercati nel breve termine.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 418 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.www.columbiathreadneedle.com

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Chi meno ha più spende per curarsi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

“L’identikit di chi acquista servizi sanitari privati è presto fatto: agli anziani over 60 sono imputabili oltre 23 miliardi di euro spesi per acquistare beni e prestazioni sanitarie private rispetto ai 40 miliardi complessivi, dei quali solo 5,8 miliardi “gestiti” (poco meno del 14,5%) da Polizze Sanitarie e Fondi Integrativi – spiega Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute, intervenuto al convegno “Reddito di Salute: il servizio universale della sanità integrativa”, organizzato a Roma dalla Fondazione Farefuturo, presso la sala del Refettorio della Camera dei Deputati, presentando un approfondimento dell’VIII Rapporto RBM-Censis 2018 -. Il costo medio pro capite sostenuto dagli anziani (1.356,23 euro annui) penalizzati da situazioni reddituali mediamente meno favorevoli, è più che doppio rispetto a quello registrato per tutti i cittadini. Un’altra fascia che acquista prestazioni sanitarie private è quella delle persone che convivono con una patologia cronica, ovvero quasi 1 italiano su 2. Il 58% delle cure acquistate privatamente, infatti, riguarda i malati cronici, il 15% le persone con patologie acute, per oltre il 12% i non autosufficienti/inabili. E ancora, proseguendo nell’identikit di chi paga di tasca propria per curarsi, osserviamo come la Spesa Sanitaria Privata interessi in prevalenza i redditi meno elevati. Si tratta di un fenomeno caratterizzato da un’importante regressività: il 32% della Spesa Sanitaria Privata, infatti, ha riguardato i cittadini con reddito compreso tra 35.000 e 60.000 euro annui, il 17,58% i redditi compresi tra 15.000 e 35.000 euro annui ed il 6,43% i redditi inferiori a 15.000 euro annui”.
A livello territoriale, la spesa sanitaria privata non risparmia le aree economicamente meno agiate: pagano di tasca propria le cure sanitarie il 26% dei cittadini del Sud e Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, poco più del 24% dei cittadini del Nord Est ed oltre il 30% di quelli del Nord Ovest. Inoltre, per quanto riguarda le visite specialistiche il maggior ricorso alla Sanità Privata si osserva al Sud e nelle Isole con una frequenza del 69,6% (scostamento +7,6% rispetto alla media). Ulteriore paradosso è che un lavoratore del Sud versa un’aliquota Irpef superiore a quella di un collega del Nord, ma la sua aspettativa di vita in buona salute è inferiore (57,3 anni in Campania contro i 65,5 di Trento, oltre 9 anni di divario secondo i dati presentati al Convegno OASI2018). Attualmente, nel nostro Paese le forme sanitarie integrative intermediano una spesa sanitaria pro capite di circa 95 euro, 5 volte meno che in Francia e 2 volte in meno che in UK. Tutto ciò a causa del mancato avvio di un Secondo Pilastro Sanitario a favore di tutta la popolazione (al momento riguarda solamente alcune fasce di lavoratori)”. Se da un lato, dunque, si accentuano le disuguaglianze in Italia anche in campo sanitario, dall’altro va evidenziato come il Servizio Sanitario Nazionale e il Secondo Pilastro Sanitario siano sempre più simili a due gemelli diversi che in mancanza di dialogo finiscono per penalizzare una larghissima fascia di utenti.

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Istat: il 70,1% delle famiglie non riesce a risparmiare

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

L’Istat ha reso noto il dato delle persone che si trovano in condizioni di grave deprivazione materiale (il 10,1%, in calo rispetto al 12,1% del 2016), ma non ha diffuso quelli dei nove segnali di deprivazione che compongono l’indicatore.Ebbene, da questi dati emerge una situazione particolarmente grave: il 70,1% delle famiglie non riesce a risparmiare (erano il 69,7% nel 2016). Sono incapaci di far fronte ad una spesa imprevista di circa 800 euro il 39,5% delle famiglie ed il 43,6% non può permettersi una settimana di ferie all’anno (cfr tabella).”Anche se questi ultimi due valori sono in leggero miglioramento rispetto al 2016, i dati sono sconcertanti. Se il 40% degli italiani non può permettersi di spendere 800 euro vuol dire che, se gli si rompe l’auto, non può nemmeno acquistarne una usata. Altro che dare 6 mila euro di incentivi a chi acquista un’auto elettrica” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Non basta che il Governo con il reddito di cittadinanza si occupi delle persone povere, che sono l’8,4%. Serve un aiuto al 40% degli italiani. Nella legge di Bilancio, quindi, tutte le poche risorse vanno destinate ad aiutare chi è in difficoltà. Serve una riforma che rimuova le cause della povertà” conclude Dona.

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“Si profila all’orizzonte la fine del ciclo economico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

A cura di Adrian Hilton, Head of Global Rates and Currency (Responsabile Tassi Globali e Valute) di Columbia Threadneedle Investments. La maggiore sorpresa del 2018 è giunta dal ciclo economico, che si è rivelato più resistente e protratto di quanto prevedevamo. Gli sgravi fiscali del Presidente Trump hanno alimentato la fiducia dei consumatori e sostenuto i consumi, ma la spesa per investimenti delle aziende ha reagito in misura inferiore al previsto ai maggiori incentivi agli investimenti forniti dalla riforma fiscale.Per contro, gli sviluppi economici nel resto del mondo si sono rivelati deludenti. In Europa, le spiegazioni addotte per la crescita fiacca sono mutate nel corso dell’anno, ma sembra sempre più chiaro che la causa principale sia da ricercarsi nel calo della domanda esterna, non ultimo di quella cinese, dovuto all’esaurirsi dell’effetto di precedenti misure di stimolo.Si direbbe proprio che il ciclo stia per concludersi. Gli Stati Uniti beneficiano da qualche tempo di condizioni finanziarie favorevoli e, più di recente, di vantaggi fiscali, ma molti di questi fattori appaiono in procinto di cambiare. I mercati azionari continuano a scontare un certo ottimismo, anche se in misura inferiore dopo le turbolenze di ottobre e novembre 2018.Se ci troviamo davvero alla fine del ciclo, l’evolversi degli eventi appare diverso dal passato. Generalmente ci aspetteremmo la comparsa di pressioni inflazionistiche in risposta alla saturazione dei mercati del lavoro e alle limitazioni della capacità produttiva. In tale situazione, la Federal Reserve statunitense inasprirebbe la politica monetaria fino ad adottare un orientamento restrittivo per evitare il disancoraggio delle aspettative d’inflazione. Eppure, malgrado la crescita superiore alla media, l’inflazione non ha esibito una significativa accelerazione. Di conseguenza, la Fed non si è vista ancora veramente costretta ad alzare i tassi d’interesse, nemmeno per portarli ai livelli ritenuti ‘neutri’ dallo stesso istituto centrale.È possibile che il ciclo stia terminando, ma in maniera più graduale che in passato. Una possibile spiegazione di questa evoluzione anomala è che la risposta dell’inflazione al ridursi della capacità inutilizzata interna è inferiore alla media storica, per cui le autorità non hanno dovuto inasprire la politica monetaria in maniera particolarmente aggressiva. Ciò rappresenterebbe una buona notizia per gli attivi, in quanto le valutazioni potrebbero scendere lentamente senza che si abbia un inasprimento destabilizzante delle condizioni finanziarie.
Una potenziale fonte di volatilità nel 2019 potrebbe essere costituita da un rallentamento più sincronizzato e profondo della crescita globale. Se ciò avvenisse, i meccanismi di protezione contro una recessione potrebbero rivelarsi meno efficaci che in passato. Non arrivo a predire una crisi, ma se invece di una correzione graduale si avrà un atterraggio brusco, i rischi sono maggiori di quelli insiti in cicli più ‘normali’. Non è chiaro quali aree del globo dispongano ancora della flessibilità politica necessaria per contrastare una riduzione generalizzata dei livelli di indebitamento.Gli Stati Uniti potrebbero allentare nuovamente la propria politica monetaria, ma non è detto che dispongano ancora dello spazio di manovra necessario per una risposta fiscale significativa, data la natura prociclica del loro stimolo più recente. Inoltre, i livelli di debito cinese potrebbero non consentire alla Cina di adottare manovre di stimolo analoghe a quelle effettuate durante precedenti rallentamenti. L’altro cuscinetto potrebbe essere costituito dall’Europa che, a differenza degli Stati Uniti, gode di ampi avanzi delle partite correnti. È difficile tuttavia immaginare che ci sia la volontà politica per coordinare un’espansione fiscale; inoltre la BCE non dispone di ampia flessibilità in ambito di politica monetaria.
I fondamentali dell’area euro appaiono discretamente robusti. Le condizioni sui mercati del lavoro stanno migliorando, l’occupazione ha esibito buoni livelli di crescita e i salari sono finalmente in aumento. Le condizioni di finanziamento sono ancora relativamente rilassate nell’Eurozona e l’indebitamento dell’intera economia resta contenuto. Le limitazioni della capacità produttiva dovrebbero esercitare ulteriori pressioni al rialzo sui salari, facendo aumentare anche gli investimenti in conto capitale. La BCE intende iniziare a normalizzare la propria politica monetaria, ma l’Europa è esposta a rischi provenienti da fonti sia interne che esterne. L’accentuarsi del rallentamento cinese e l’ulteriore deteriorarsi del commercio internazionale potrebbero costituire una minaccia, data la crescente dipendenza dell’Eurozona dalle esportazioni negli ultimi anni. Lo scontro tra l’Italia e la Commissione europea innervosisce, a ragione, i mercati. La Brexit rappresenta un’ulteriore fonte di incertezza.Per il Regno Unito, molto dipenderà da come si configurerà la futura relazione commerciale con l’UE e quali saranno i rispettivi impatti sull’economia, sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta. È difficile che gli attivi a reddito fisso britannici imbocchino una direzione precisa fino a che non comprenderemo la natura dello shock.
Quali sono le implicazioni di queste incertezze per i rendimenti obbligazionari? Riteniamo che la crescita statunitense abbia raggiunto il picco, per cui ci attendiamo rendimenti più bassi durante il 2019, anche se non di molto, se si eviterà una recessione. In tale contesto, la normalizzazione del bilancio della Fed e l’evoluzione della politica monetaria altrove potrebbero incidere positivamente sui premi a termine, che sono stati molto ridotti su tutti i mercati dei titoli di Stato.Molto dipende da un’eventuale accelerazione o meno dell’inflazione. Se negli Stati Uniti il rapporto tra limitazioni della capacità produttiva e inflazione si normalizzerà, la Fed potrebbe dover inasprire la politica monetaria più del previsto. In tal caso, il ciclo economico potrebbe estendersi ulteriormente, ma potrebbe poi terminare in modo più brusco.

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Mercato italiano delle auto di seconda mano

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Segno più anche nel mese di novembre per il mercato italiano delle auto di seconda mano, che con 268.452 passaggi di proprietà al netto delle minivolture (i trasferimenti temporanei a nome del concessionario in attesa della rivendita al cliente finale) ha messo a segno un progresso del 2,5% rispetto all’analogo mese del 2017. Per ogni 100 vetture nuove nel mese di novembre ne sono state vendute 182 di seconda mano e 157 nei primi undici mesi dell’anno.Ancora una volta a fronte della contrazione a due cifre delle prime iscrizioni di auto diesel (-28,8% a novembre rispetto allo stesso mese del 2017, con un’incidenza rispetto alle vendite totali in calo dal 56,6% di novembre 2017 al 44,3% di novembre 2018), il mercato dell’usato registra nel mese di novembre un aumento dei passaggi di proprietà delle vetture a gasolio, che con un incremento mensile del 5,7% portano la crescita complessiva nei primi undici mesi del 2018 al 7,7%. La sostituzione dell’attuale parco circolante di circa 16.900.000 auto diesel, sempre più penalizzato dalle politiche ambientalistiche intraprese da numerose amministrazioni locali, si conferma dunque un problema da affrontare al più presto come ripetutamente evidenziato dall’ACI.Tornano invece in terreno negativo a novembre i passaggi di proprietà dei motocicli, con un bilancio mensile che evidenzia un calo del 4,8% rispetto a novembre 2017, sempre al netto delle minivolture.Complessivamente nel periodo gennaio-novembre 2018 si sono registrati incrementi del 5 % per le quattro ruote e del 3,3% per tutti i veicoli, mentre le due ruote hanno archiviato un calo del 2,2%.I dati sono riportati nell’ultimo bollettino mensile “Auto-Trend”, l’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA, consultabile sul sito http://www.aci.it

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Legal & General Investment Management avvia il proprio business retail in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Londra – Legal & General Investment Management (LGIM) avvia il proprio business retail sul mercato italiano e fornirà agli investitori l’accesso a un’ampia gamma di soluzioni di investimento che comprende ETF, SICAV e strumenti ICAV conformi ai Regolamenti OICVM.
Giancarlo Sandrin, analista finanziario certificato (CFA), è stato nominato Country Head Italia per i mercati Wholesale & Retail con il compito di sovrintendere alla costituzione del business wholesale, e sarà supportato da una funzione di vendita con sede a Londra dedicata ai clienti italiani di Legal & General IM. Sarà basato a Milano, in un ufficio di recente apertura, e riporterà a Simon Hynes, Head of Retail EMEA Distribution.Sandrin proviene da BlackRock, dove è stato responsabile dei clienti dell’asset management per il business italiano di iShares. In precedenza, ha ricoperto ruoli di responsabilità presso il ramo di asset management di HSBC Investments France e presso MTS, il mercato leader in Europa per l’attività di trading nel reddito fisso.Simon Hynes ha commentato: “Abbiamo registrato un crescente interesse da parte degli investitori di tutta Europa per la nostra gamma di soluzioni di investimento e l’apertura di un ufficio locale in Italia è stato il naturale passo successivo nei nostri piani di espansione. Giancarlo sarà una risorsa fondamentale, che va ad aggiungersi al team della società, grazie alla sua profonda conoscenza del mercato europeo degli investimenti retail e la sua vasta esperienza. Costruire il nostro business nel settore degli ETF in Italia è per noi una priorità e, dato il suo background, Giancarlo dispone di tutte le competenze per guidare questo percorso di crescita”.Honor Solomon, Head of Retail, EMEA di Legal & General IM, ha aggiunto: “La nomina di Giancarlo in Italia è un passo fondamentale nel nostro piano di lungo termine per ampliare la presenza della società in Europa. Negli ultimi tre anni abbiamo costantemente esteso la nostra offerta di prodotti per gli investitori europei e siamo entusiasti di avere Giancarlo alla guida del nostro ingresso nel mercato italiano wholesale”.Sandrin ha dichiarato: “Grazie alla sua solida reputazione, Legal & General Investment Management è perfettamente posizionata per espandersi nel settore wholesale italiano. La sua costante attenzione agli investimenti di lungo periodo, inoltre, avrà grande risonanza in questo mercato. Sono entusiasta di poter guidare l’impegno della società nel settore retail in Italia e non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con Simon e il team nel momento in cui la società inizia questa ulteriore fase di crescita”. La nomina di Sandrin è l’ultima di una serie di nomine senior per Legal & General IM in Europa, dopo quelle di Philipp Graf von Königsmarck come Head of Wholesale Sales, Germany a maggio 2018 e James Crossley come Head of UK Retail Sales ad agosto 2018.

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Arriva Education to Export

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

SACE SIMEST, Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, lancia Education to Export (E2E), il nuovo programma sviluppato con l’obiettivo di avvicinare le PMI ai mercati esteri e rafforzare la preparazione di quante già vi operano attraverso percorsi formativi digitali e in aula.Cuore di questo programma formativo, unico nel suo genere, è il portale e2e.sacesimest.it, piattaforma digitale dove le imprese possono accedere gratuitamente ad analisi, articoli, tutorial e testimonianze utili per muoversi nel mondo dell’export, attingendo a ben quattro percorsi online, pensati in funzione delle diverse esigenze e dei diversi gradi di proiezione internazionale delle aziende utenti – da chi deve muovere i primi passi a chi, già internazionalizzato, è pronto ad espandersi.“L’export è il grande motore di crescita dell’economia italiana e possiamo crescere ancora anche nell’export se riusciamo ad aiutare un numero sempre più importante soprattutto di PMI ad esportare in modo continuativo in un numero diversificato di mercati – ha dichiarato Alessandro Decio, Amministratore Delegato di SACE –. Education to Export è dedicato soprattutto a loro, con l’obiettivo di mettere a disposizione in modo semplice e accessibile l’esperienza maturata da SACE SIMEST in quarant’anni di attività per orientarsi tra rischi, opportunità e soluzioni e fare dell’export una strategia aziendale vincente e di lungo periodo”.Education to Export non è solo digitale. Il programma offre anche diverse iniziative di formazione in aula, organizzate in partnership con altre importanti realtà del Sistema Paese. Ne sono un esempio i recenti incontri “Generation to Generation”, realizzati con Ortygia Business School e ICE-Agenzia dedicati alle aziende familiari del Mezzogiorno, e gli incontri “Export 360°”, realizzati a Salerno e Bologna in partnership con ICE-Agenzia e le sedi territoriali di Confindustria. Gli incontri in aula hanno già visto la partecipazione di oltre 150 imprese.

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Dalla BEI 30 milioni di finanziamento per Ricerca e Sviluppo a Motork

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

MotorK, la scaleup italiana che sta innovando a livello europeo l’intero comparto digitale automotive, annuncia di aver ricevuto un finanziamento di 30 milioni di Euro dalla Bei, Banca europea per gli investimenti. Il finanziamento è rivolto in primis alle attività della sede italiana di MotorK e sarà destinato alle attività di Ricerca e Sviluppo: l’azienda, che attualmente tra gli uffici di Milano e Agrigento ha già sviluppato uno dei dipartimenti R&D più grandi in Italia, con circa 100 componenti, punta a rafforzare lo staff e ad accrescere l’offerta tecnologica per i suoi partner, tra i quali case produttrici, dealer e altri operatori del settore auto. Il contratto di finanziamento è legato a doppio filo al progetto di crescita tecnologica: la scaleup ha infatti programmato di investire quasi 75 milioni di euro nella sua divisione Ricerca & Sviluppo che produce innovazione per tutta l’Europa.

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I servizi immobiliari crescono più delle compravendite

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Il settore dei servizi immobiliari è cresciuto, nell’ultimo decennio, più del doppio dei mercati immobiliari. A fine anno l’industria immobiliare nei cinque principali Paesi europei dovrebbe toccare i 424 miliardi di euro con quasi due milioni di addetti.
Si tratta di una crescita del 10,9 per cento in dieci anni. Nello stesso periodo il fatturato dei mercati immobiliari (cioè il valore dei beni scambiati in tutti i comparti) è cresciuto del 4,8 per cento.“E’ una ulteriore dimostrazione – ha affermato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, presentando a Roma il quarto rapporto sui “I servizi immobiliari in Italia e in Europa” – del peso crescente della filiera immobiliare sul pil. Che in Italia tocca il 19 per cento. Preoccupano i dati dell’economia e una politica che appare penalizzante nei confronti di uno dei tradizionali “motori”, in tutti i Paesi, dell’occupazione e degli investimenti”. L’Italia, si legge nel Rapporto, è ancora arretrata rispetto agli altri Paesi europei con un fatturato dei servizi immobiliari di circa 43 miliardi di euro. Anche se negli ultimi dieci anni l’incremento è stato del 18,5 per cento (dietro la Spagna) ci sono ampi margini di incremento, se si ci rapporta a realtà più consolidate come Francia e Germania.

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UNC: non basta più il reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

L’Istat stima che, nel 2017 il 28,9% dei residenti, ossia oltre una persona su quattro, è a rischio di povertà o esclusione sociale.”Anche se la percentuale è in leggerissimo miglioramento rispetto al 2016, si tratta di un dato non degno di un Paese civile, comunque peggiore rispetto al 2015, quando era il 28,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, non basta che il Governo con il reddito di cittadinanza si occupi delle persone povere, che sono l’8,4%, pari a 5 mln e 58 mila. C’è più di un italiano su quattro che andrebbe aiutato. Per questo serve anche una riforma fiscale che rimuova le cause della povertà” prosegue Dona.”Per troppi anni si sono alzate le tasse che non rispettavano il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della Costituzione: dall’Iva alle accise sui carburanti, dagli oneri di sistema della luce a quelli del gas. Dobbiamo smetterla, insomma, di chiedere soldi a chi li ha finiti!” conclude Dona.

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Legge europea: de Bertoldi (FdI): no appiattimento qualitativo su agenti d’affari in mediazione

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

“Con questa Legge europea si appiattiscono le qualificazioni dei nostri professionisti. La categoria degli agenti d’affari in mediazione, che noi di Fratelli d’Italia stiamo cercando di aiutare perché già vessata da un punto di vista tributario, ora anche da un punto di vista normativo, verrà dequalificata. Infatti, già in sede di esame del decreto fiscale avevamo presentato un emendamento per tutelare la categoria. Ora togliendo i limiti che consentono l’accesso alla professione, verrà svilita la figura dell’agente mediatore che diventerà un lavoro di secondo piano. Non si tutelerà così neppure l’utente, che fino ad oggi vede nel mediatore una persona con una funzione super partes. Ancora una volta l’Italia deve subire l’ennesimo appiattimento qualitativo”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi nel corso del suo intervento in aula sull’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.

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Legge bilancio: via libera a incentivi auto elettriche

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

“Il via libera di un emendamento alla legge di Bilancio che prevede agevolazioni per chi acquisterà e immatricolerà in Italia un’autovettura nuova elettrica, ibrida o alimentata a metano, è un fatto positivo. Fratelli d’Italia aveva già presentato nel decreto fiscale un emendamento in tal senso, e quindi non possiamo che salutare favorevolmente una simile misura, che oltre a contribuire al rinnovamento del parco automobilistico, con riflessi positivi sull’ambiente, consentirà anche di incentivare un mercato in grossa difficoltà. Non siamo però d’accordo sulla previsione, sempre nello stesso emendamento, di tassare e punire chi invece acquisterà un’auto non ecologica. Una misura che rischia di colpire coloro che, non avendone le possibilità economiche, saranno costretti a comprare un’automobile meno performante. Una logica che noi, da sempre a sostegno della riduzione della pressione fiscale, non possiamo accettare. Così come non possiamo accettare un modo di lavorare quanto meno stravagante della maggioranza che, da un lato, tende a bocciare i nostri emendamenti e, dall’altro, si dimostra pronta a presentarne di simili, approvandoli. Come accaduto in questo ultimo caso. Peccato, però, perchè se in questo specifico caso la maggioranza ci avesse dato ascolto, appoggiando il nostro emendamento, gli incentivi sarebbero già in vigore, visto che il dl è stato approvato in via definitiva”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro.

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Finanziamenti online, la banca può guardare i vostri profili social

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Firenze. Meno burocrazia e lungaggini per coloro che nel richiedere un finanziamento si affidano ad Internet, effettuando la richiesta comodamente dal proprio pc o anche dallo smartphone, senza più necessità di recarsi in banca, e con il vantaggio di accorciare anche i tempi di risposta, che in certi casi può arrivare subito al termine della procedura.
Già diffusi oltreoceano, stanno infatti approdando anche in Europa dei sistemi basati su potenti algoritmi di machine learning che permettono all’utente non solo di espletare la pratica in pochi minuti, ma anche di sapere immediatamente se il prestito è concesso oppure no, con la possibilità di vedere accreditata sul proprio conto corrente la somma accordata in 48 ore o poco più.Anche se la possibilità di gestire la pratica con pochi click e ricevere poi i soldi in tempi rapidissimi è di per sé allettante, ci sono però delle incognite sulle metodologie utilizzate per concedere un prestito presentando una quantità esigua di documenti e senza neanche vedere fisicamente in faccia il cliente. E se certi istituti di credito decidono di erogare prestiti in modo così semplice, non è certo perché sono improvvisamente diventati enti di beneficienza. E’ invece attraverso moderne tecnologie di Big Data e Web Analytics che i profili dei social network e gli stessi dispositivi utilizzati dai richiedenti potrebbero essere setacciati per rastrellare una miriade di dati personali, (compresa la cronologia dei siti visitati e la posizione geografica dell’utente), per poi essere combinati ed elaborati con altre informazioni raccolte da fonti tradizionali come quelle delle centrali rischi o delle camere di commercio, per lasciare infine la sentenza ad un sofisticato algoritmo che decide automaticamente se il prestito viene concesso oppure no, e tutto ciò senza alcun intervento umano.
I colossi bancari puntano molto sullo sviluppo di questi innovativi sistemi tecnologici, e Credit Suisse nel 2015 ha infatti investito 200 milioni di dollari sulla Kabbage inc, una startup specializzata nel settore con sede negli Usa, seguita da Ing che di recente ha investito 300 milioni di dollari nella stessa società americana, con la quale è già operativa una partnership su finanziamenti online dedicati alle piccole e medie imprese, che possono così contare su un rapido accesso alle liquidità di cui hanno bisogno.
In attesa che le autorità facciano luce sui meccanismi dei prestiti online con risposta immediata ed automatica, il consiglio nel frattempo è quello di “leggere accuratamente tutte le informative e la documentazione disponibile, compresa quella di eventuali partner con sede oltreoceano, e dare il proprio consenso solo se sì é certi di aver compreso ‎tutte le condizioni e poterle così accettare consapevolmente.”

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L’eCommerce italiano fa il punto a 4eCom

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

Milano 24 gennaio 2019 Talent Garden di Milano Calabiana. La mattina sarà dedicata alla conferenza vera e propria mentre nel pomeriggio ci sarà la possibilità di effettuare incontri One-to-One tra i partecipanti all’evento per condividere le esperienze maturate nel proprio settore e di prendere parte a Tavole Rotonde di approfondimento.
Hanno già aderito all’evento: Qapla’ (www.qapla.it), sistema integrato che permette di gestire le spedizioni, dalla stampa dell’etichetta, fino alla notifica di consegna; Competitoor, il servizio B2B che permette di aumentare le vendite grazie a prezzi dinamici, controllo dei concorrenti e gestione dei feed adv senza necessità di installazioni IT; Feedaty, piattaforma di UGC marketing, partner di 1.200 shop online, che consente di far crescere traffico e vendite valorizzando le recensioni dei clienti finali; Transactionale, network di cross advertsing per gli eCommerce che sfrutta il momento dell’acquisto per permettere ai brand di interagire con il potenziale cliente; Adglow, specialista globale nel social e digital advertising, partner delle principali piattaforme tra cui Facebook, Instagram e Amazon; The Digital Box, ecosistema integrato che nasce dalla combinazione di ALGHO + ADA.In questa seconda edizione di 4eCom vogliamo dare ampio spazio alle case history – dichiara Roberto Fumarola, CEO di Qapla’ – perché vedere in pratica cosa hanno fatto, con successo, anche altre aziende non è solo fonte di ispirazione ma anche stimolo per interessanti spunti di miglioramento.Quest’anno la giornata si arricchirà di momenti di networking nel pomeriggio – aggiunge Marianna Chillau, CEO di Transactionale – dove poter partecipare a tavole rotonde di approfondimento condividendo l’esperienza con altri eCommerce, con gli incontri 1To1 per parlare e confrontarsi direttamente, ed anche durante i momenti di pausa, sfruttando l’accogliente cornice del Talent Garden.

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L’ultima frontiera dei ransomware: la cura di Dr. Shifro

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 dicembre 2018

Nel 2017 i ransomware sono stati i protagonisti del mondo della cybersecurity e non solo con gli attacchi WannaCry, NotPetya e Bad Rabbit. Anche durante l’anno che si sta per concludere i ransomware hanno continuato a rappresentare una grave minaccia: basti ricordare l’attacco che ha paralizzato Atlanta a gennaio 2018, impedendo ai servizi vitali della città di funzionare, oppure ai numerosi attacchi che colpiscono il settore sanitario. Il settore sanitario è, di fatto, quello più martoriato: le richieste in media girano intorno ai 10mila dollari, ma in alcuni casi si è arrivati anche a richieste di riscatto di quasi 3 milioni di dollari.Secondo i dati del “2018 Internet Organized Crime Threat Assessment” di Europol, il mercato ransomware vale intorno i 5 miliardi di dollari. Si tratta di uno strumento di attacco base per i criminali informatici di tutto il mondo che ha anche permesso la nascita di industrie parallele come offerte di ransomware-as-a-service (RaaS), che permettono a coloro che hanno un know-how tecnico molto basso di entrare in azione diffondendo il ransomware costruito dai più esperti. Inoltre, sono nati anche i programmi di affiliazione ransomware per consentire ai creatori di ransomware di richiedere una quota ai loro affiliati che diffondono questo malware.Il ransomware è, quindi, un settore in grande crescita e, come dimostra l’ultima scoperta targata Check Point Software Technologies, tiene in serbo numerose opportunità di sviluppo.Il team di ricerca della società israeliana ha individuato, infatti, un’azienda di consulenza IT russa, denominata ‘Dr. Shifro’, che in caso di attacco ransomware, dichiarava di sbloccare legalmente i file criptati, ma di fatto pagava direttamente l’autore dell’attacco compiendo un’azione davvero proficua e speculando sulla vittima.In caso di attacco, infatti, un’azienda può compiere una di queste tre azioni:
• ripristinare tutti i file bloccati, grazie a un piano di back-up presente;
• pagare il riscatto all’attore delle minacce e responsabile del blocco dei file;
• pagare un consulente IT che potrebbe essere in grado di sbloccare i file senza pagare il riscatto.
Per coloro che non dispongono di un piano di back-up o non vogliono pagare l’importo del riscatto, la terza opzione può risultare quella ideale. È, però, in questo scenario che si è mossa la società consulenza Dr. Shifro. L’azienda ha attirato i sospetti di Check Point, perché proponeva in rete solo un servizio, ossia aiutare le vittime dei ransomware a sbloccare i loro file.Inoltre, la società di consulenza prometteva azioni di cyber-magia in grado di sbloccare file prigionieri dal ransomware Dharma/Crisis per il quale non è disponibile alcuna chiave di decrittografia. Tutto ciò ha portato il team di ricerca a investigare e a scoprire che la società denominata Dr. Shifro aveva contattato il creatore del ransomware e stava stringendo un accordo che avrebbe permesso di sbloccare i file della vittima in cambio del pagamento di un riscatto pari a 1300 dollari. Questa stessa cifra sarebbe stata poi il costo che l’azienda avrebbe fatto pagare alla vittima con l’aggiunta di altri 1000 dollari.

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Paolo Paschetta nuovo Country Head per l’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

Pictet Asset Management (PAM) – la divisione di asset management del Gruppo Pictet – annuncia la nomina di Paolo Paschetta quale nuovo Country Head per l’Italia. Paolo Paschetta, attualmente Direttore Commerciale per Italia e Grecia, nel nuovo ruolo riporterà funzionalmente a Luca Di Patrizi – basato a Ginevra e Responsabile Globale per il canale distributivo Retail e Wholesale – e guiderà il team italiano, formato da 28 professionisti, per l’ulteriore sviluppo delle attività di PAM in Italia. Paolo, subentra a Manuel Noia, che ha deciso di lasciare il Gruppo per nuovi progetti professionali.Paschetta, entrato in PAM nel 2005 con il ruolo di Sales Manager, ha brillantemente contribuito al positivo sviluppo del business Retail e Wholsale in Italia, tanto da essere promosso nel 2015 a Direttore Commerciale. Grazie alle capacità dimostrate e ai risultati ottenuti, Paschetta è ritenuto la figura ideale, anche in ottica di naturale continuità interna, per assumere l’incarico di Country Head, coerentemente con gli importanti obiettivi del Gruppo.Pictet Asset Management, con uffici a Milano dal 1999, è ad oggi uno dei principali gestori esteri operanti in Italia con oltre 80 fondi autorizzati al collocamento, 26 Miliardi di Euro di masse in gestione ed una raccolta netta di circa 1,6 Miliardi di Euro[2] da inizio anno, risultati eccellenti ed in controtendenza, se si considera il difficile anno per l’industria del risparmio gestito nel suo complesso, che ha visto in Italia, per la prima volta dal 2012, questi ultimi mesi contraddistinti da importanti deflussi netti.
Laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi, Paolo Paschetta ha maturato in oltre venti anni di attività provate capacità volte allo sviluppo e gestione del business di primarie realtà dell’industria finanziaria internazionale. Dopo alcune iniziali esperienze in ambito di consulenza strategica prima presso Gorham & Partners a Londra e poi in Arthur Andersen Corporate Finance, entra, come Equity Sales, nel team di Investment Banking di UBS Warburg a Zurigo. Dal 2000 partecipa al lancio e successivo sviluppo della rete di distribuzione italiana di Clerical Medical Investment Group (parte del gruppo Halifax Bank of Scotland), fino poi ad arrivare nel 2005 in PAM.

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Calo di produzione di olio extravergine italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

“Per l’evo italiano il 2018 è stato un anno nero e l’incubo peggiore potrebbe finire sulle tavole degli italiani. Secondo i dati di Coldiretti, si registra un calo del 65%, dovuto alle avverse condizioni climatiche che hanno messo a repentaglio il raccolto. A farne le conseguenze sono anche i consumatori. La minaccia sarebbe rappresentata da olio extra-comunitario, venduto a prezzi troppo bassi, realizzati con olive non italiane e di qualità inferiore. Ciò di per sé rappresenta una minaccia al Made in Italy che è opportuno bloccare facendo attenzione alle etichette”.A parlare è Savino Muraglia, produttore di olio da cinque generazioni nel frantoio di famiglia, e presidente di Coldiretti Puglia, che a proposito del calo di produzione chiarisce: “L’anno scorso su 500.000 Tonnellate di evo prodotto, 200.000 erano prodotte in Puglia, seguita da Calabria e Sicilia. Si spera che l’anno prossimo sia migliore, ma il gelo di quest’anno ha causato gravi danni a diverse piante, soprattutto in Puglia, nel barese. Questo comporta che anche il raccolto dei prossimi tre anni potrebbe essere minacciato”.

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“Nel 2019, occhi puntati sugli scambi commerciali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

A cura di William Davies, Responsabile azionario globale, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. In quello che si è rivelato un 2018 deludente, i listini azionari hanno registrato un calo significativo. Nonostante la crescita degli utili abbia superato il 20% negli Stati Uniti (e circa il 10% nel resto del mondo sviluppato), il mercato azionario statunitense è rimasto essenzialmente piatto, mentre gli altri mercati sviluppati hanno perso il 10% circa in termini di dollari USA, annullando così la solida performance del 2017.Perché? Per il timore di diverse cose: una vera e propria guerra commerciale, l’aumento dei rendimenti, una decelerazione della Cina e l’acuirsi dei rischi geopolitici, comprese criticità locali quali la Brexit e il braccio di ferro sul bilancio italiano. La combinazione di tutti questi fattori ha destabilizzato i mercati e causato una flessione delle azioni.Se queste previsioni dovessero realizzarsi in tutto o in parte, le nostre aspettative di crescita per il 2019-20 sarebbero messe in discussione, e ciò a sua volta potrebbe suggerire che ci troviamo alla fine del ciclo, cosa che sarebbe confermata dalla correzione azionaria. Ma tutto questo fa sorgere una domanda fondamentale: precisamente cosa riteniamo che accadrà nel 2019?Gli scambi commerciali sono il principale dei nostri timori e sono il filo conduttore che lega tutti gli altri. Se l’attuale situazione di stallo dovesse risolversi, le prospettive più generali migliorerebbero, e viceversa. Nella peggiore delle ipotesi i dazi continueranno ad aumentare e a gravare su un numero crescente di merci. I mercati scontano certamente uno scenario alquanto sfavorevole.
Ma questo accadrà davvero? Con un personaggio talmente imprevedibile alla Casa Bianca, fare previsioni è una battaglia persa in partenza. Tuttavia, in passato il Presidente Trump ha affermato di preferire una situazione caratterizzata da dazi limitati o nulli, ma ha scelto la strada delle minacce al fine di ottenere accordi vantaggiosi per gli USA, e alla fine è stato di parola. Ciò nonostante, proprio com’è avvenuto per il North American Free Trade Agreement 2.0 (l’USMCA, siglato in extremis da USA, Messico e Canada in un momento in cui ogni accordo sembrava improbabile), una risoluzione analoga con la Cina e altre nazioni appare decisamente possibile.Siamo consapevoli che a fine 2020 si terranno le elezioni presidenziali statunitensi, e Trump non vorrà rischiare un brusco rallentamento dell’economia o una recessione con l’approssimarsi del ciclo elettorale. Ciò non significa che Trump debba appianare le tensioni commerciali immediatamente, ma dovrà probabilmente assicurarsi che la situazione non si deteriori nel corso del 2019.Nel nostro scenario di riferimento l’esito più sfavorevole dal punto di vista commerciale è poco probabile e una rapida via di risoluzione è possibile, benché sia difficile stabilire i tempi.
Quest’anno i rendimenti obbligazionari statunitensi hanno superato la soglia del 3% e il timore è che nel 2019 si registreranno ulteriori aumenti. Le misure di stimolo fiscale approvate negli Stati Uniti a fine 2017 e implementate quest’anno, in una fase del ciclo che non richiedeva impulsi ulteriori, suggerirebbero che i rendimenti potrebbero salire ancora.Ciò dovrebbe avere un effetto inflazionistico, soprattutto se abbinato a un tasso di disoccupazione statunitense ai minimi da 49 anni, che potrebbe causare richieste di aumenti salariali e maggiore inflazione (indicazioni di salari in aumento sono ben evidenti negli USA e in Giappone). Tutti gli altri timori concorrono tuttavia a causare un rallentamento, unitamente a problemi strutturali quali l’invecchiamento demografico, la tecnologia e l’innovazione dirompente, ragion per cui i rendimenti non sono andati nella direzione che ci aspettavamo.
Le frizioni commerciali hanno causato rallentamenti in alcune aree dei consumi cinesi, ma la crescita rimane ancora ragionevolmente vigorosa. Il governo cinese ha fornito un certo grado di stimolo fiscale, anche se più con l’obiettivo di sostenere l’economia che di darle un impulso significativo. Se la questione commerciale dovesse risolversi, potremmo aspettarci l’adozione di nuove misure restrittive in Cina o quantomeno una rimozione dello stimolo. Se invece il braccio di ferro dovesse protrarsi, possiamo aspettarci che le politiche accomodanti a sostegno dell’economia continueranno. Riteniamo tuttavia che, nonostante l’impatto esercitato, al momento le politiche protezionistiche non stiano destabilizzando in misura significativa l’economia globale.Ad averne risentito nel corso dell’anno sono stati soprattutto i mercati emergenti. La ragione risiede in parte nella forza del dollaro statunitense, che dovrebbe tuttavia diminuire una volta svanito l’effetto dello stimolo fiscale di Trump, con conseguenze favorevoli per le azioni dei mercati emergenti in futuro.
Al momento attuale diversi paesi sono guidati leader assertivi e carismatici: Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping e persino Shinzo Abe, che sembra mostrare tendenze più nazionaliste. Quando leader carismatici ricorrono alle minacce per raggiungere i propri obiettivi le tensioni inevitabilmente aumentano, ed è naturale che i premi al rischio azionario aumentino di conseguenza. In Europa continuano a ribollire due questioni in particolare che potrebbero destabilizzare i mercati, seppur in misura minore rispetto a una guerra commerciale globale. In Italia la battaglia sulla legge di bilancio potrebbe inasprirsi, seppur inutilmente, in quanto riteniamo che i margini rivendicati dal governo italiano e dalla Commissione Europea siano minimi. La questione Brexit invece è sempre più intricata: vi sono parecchi esiti possibili e altrettanti modi di ottenerli. In tutta onestà però non siamo in presenza di un problema globale, ma di un grattacapo per il Regno Unito e di un contrattempo per l’Europa. Tuttavia, le conseguenze a livello locale rischiano di essere deleterie.
Considerando tutti i fattori citati, il tema comune che terremo d’occhio più da vicino nel 2019 è il commercio. Riteniamo che un miglioramento in quest’ambito costituirebbe uno sviluppo estremamente favorevole per i mercati azionari; per contro, questi ultimi risentirebbero di un eventuale deterioramento dei rapporti commerciali, e lo scenario globale ne uscirebbe indebolito.Se le diatribe commerciali saranno gestite in modo da evitare lo scenario peggiore, cosa che i leader mondiali hanno il potere di fare, le prospettive per il 2019 potrebbero risultare più favorevoli, con conseguenti risultati positivi nei mercati azionari.

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