Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Archive for the ‘Medicina/Medicine/Health/Science’ Category

Medicine – Health – Science

I benefici dello sport sul sonno: meno insonnia e ansia da pre-addormentamento

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Secondo l’esperta di Emma esiste una forte relazione bidirezionale positiva tra sonno ed esercizio fisico. Nello specifico, fare sport regolarmente stimola il corpo a secernere il cortisolo, l’ormone dello stress, che attiva il meccanismo di allerta nel cervello. In base al livello di allenamento personale, raccomanda da 30 minuti fino a oltre un’ora di esercizio quotidiano, da effettuare almeno 2-3 ore prima di dormire, affinché si possano registrare effetti positivi sul sonno. Ma quali sono questi benefici? In primis, un aumento della durata del sonno, ma anche della sua fase profonda, oltre a una migliore qualità. L’attività fisica aiuta anche chi soffre di insonnia o disturbi del sonno, agendo sulla riduzione dei tempi di addormentamento e del tempo totale di veglia. Secondo degli studi internazionali[1], chi ha effettuato circuiti di resistenza o aerobici con intensità moderata ha registrato un aumento del tempo totale di sonno e della sua qualità e una riduzione significativa dell’ansia da pre-addormentamento.I benefici del sonno sullo sport: combatte le infiammazioni, perfeziona i movimenti e migliora le performance. Al tempo stesso, fare sport brucia energia e può esaurirne le riserve, quindi è necessario un sonno rigenerante per recuperarle e ripristinare i tessuti. Per questo dormire un po’ dopo aver effettuato un allenamento è importante, sia per gli atleti sia per gli sportivi amatoriali, perché è così che il corpo si rifocilla, combatte infiammazioni, ripara i muscoli, ripristina l’energia cellulare e si prepara a prestazioni ancora migliori. Inoltre, a livello neuronale il sonno è fondamentale per elaborare correttamente le sequenze di movimento, memorizzare con cura ogni piccola azione e trasformare il tutto in abitudini istintive che permettono di svolgere l’attività automaticamente in maniera impeccabile e quasi inconsapevole. Ad esempio, prima di un torneo sportivo sarebbe preferibile dormire di più invece di aggiungere un allenamento magari 2 ore al mattino presto, poiché le fasi di sonno leggero sono benefiche. Per i professionisti come per chi pratica sport per hobby, un sonno non adeguato può determinare problematiche. Infatti, chi dorme meno di 8 ore a notte (o peggio ancora, meno di 6 ore) si stanca più velocemente degli altri del 10-30%, la sua forza muscolare diminuisce, i livelli di ossigeno si riducono e rischia di ferirsi più facilmente.

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Congresso nazionale della Società Italiana di Traumatologia e Ortopedia Pediatrica

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Dal 30 settembre al 1 ottobre si terrà a Napoli il Congresso nazionale della Società Italiana di Traumatologia e Ortopedia Pediatrica (SITOP), momento in cui gli studiosi della specialità trasmettono al mondo scientifico lo stato delle conoscenze. Tra gli argomenti più suggestivi le possibilità applicative in Ortopedia pediatrica della tecnologia della stampa in 3D con la costruzione di modelli anatomici perfettamente identici alla realtà. Questa metodica entra in sala operatoria e fornisce un supporto fondamentale al chirurgo ortopedico.L’ospedale Pediatrico Santobono è stato il primo Centro a pubblicare un lavoro scientifico sul Journal Pediatric Orthopedic inglese sull’utilizzo di questa tecnologia nei bambini. “Dopo avere ottenuto l’autorizzazione dal Comitato etico, grazie alla collaborazione con il CNR, siamo partiti con l’allestimento all’interno del nostro Ospedale di un laboratorio con stampanti tridimensionali, scanner e con un’attiva collaborazione con ingegneri biomedici. La prima esperienza ha visto la realizzazione di un tutore in materiale plastico bivalva in alternativa all’apparecchio gessato per fratture di radio su di una popolazione di circa 40 bambini”. I risultati sono stati incoraggianti: “Il ricorso alla stampante 3D per creare ortesi e modellini delle ossa da trattare risulta utile nella vasta gamma delle patologie congenite e acquisite- fa sapere Guida- come in quelle tumorali, anche questo sarà un tema del congresso, per le quali, fino a qualche tempo fa, era previsto il sacrificio dell’arto (con l’amputazione o la disarticolazione), mentre oggi si tende a salvare l’arto pur rimanendo ampia la resezione della massa tumorale maligna. Al proposito si ricorda che i dati dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) sottolineano che gli osteosarcomi sono il 2% di tutti i tumori osservati tra 0 e 19 anni. In età pediatrica (0-14 anni) la malattia ha un’incidenza simile tra maschi e femmine- ricorda l’esperto- mentre nell’adolescenza, ovvero tra i 15 e i 19 anni, è più frequente nei maschi (10,4 casi per milione ogni anno) che nelle femmine (1,7 casi per milione ogni anno). Questi modellini consentono di stabilire il taglio delle protesi, utilizzate soprattutto nel caso dell’osteosarcoma, che è il tumore osseo maligno più diffuso e che prevede la chemioterapia in fase pre-operatoria. Anche per questa patologia specifica- tiene a ricordare il presidente incoming SITOP- il Santobono, in collaborazione con il professore Flavio Fazioli dell’IRCCS del Istituto Oncologico del Pascale e con il polo oncoematologico del Pausilipon, è riuscito a creare un centro nel quale vengono trattati con la tecnica del salvataggio dell’arto osteosarcomi e sarcomi di Ewing. Grazie alla stampa 3D, possiamo stabilire con precisione la quantità di osso da resecare e la tipologia di tagli, per poi impiantare l’osso proveniente da banca con trapianto biologico oppure, dopo esserci confrontati con il laboratorio di biomeccanica, una protesi totalmente artificiale che, oltre a tutto il resto, ha un enorme beneficio economico”. Un altro focus della due giorni sarà dedicato al piede torto congenito. “Si tratta di una delle deformità congenite più frequenti, che ha un’incidenza di uno ogni mille nuovi nati e un rapporto maschi-femmine di 4 a 1- illustra l’ortopedico- Il piede torto raggiunge ormai la guarigione in una altissima percentuale di casi, perché il metodo Ponseti ha avuto uno sviluppo planetario. Resta però un 20/25% di casi che arriva tardivamente alla diagnosi o tende a recidivare. E anche lì, per stabilire il tipo di trattamento da fare, la stampante 3D è di grandissimo aiuto”.Tanti quindi gli argomenti affrontati nel corso della due giorni partenopea promossa dalla SITOP. ‘Le epifisiolisi dell’anca: insidie e opzioni. Lo stato dell’arte’ e ‘Innovazioni in Ortopedia Pediatrica: scoliosi, piede torto congenito, tumori ossei, tecnologie con stampa 3D’ saranno, come anticipato, i due argomenti principali del Congresso autunnale, ai quali verranno affiancati altri temi collaterali, come la responsabilità professionale degli ortopedici e l’attività dei centri italiani che si interessano delle patologie ortopediche. “In occasione del Congresso- chiarisce Guida- assolviamo alla mission della nostra Società super specialistica, che è quella di trasmettere, sulla base delle prove di evidenza scientifica, i trattamenti più efficaci e appropriati messi in campo dai Centri ortopedici pediatrici di eccellenza italiani. Ciò acquista particolare valore perché l’Ortopedia generale ha molte iperspecialità ed è importante la trasversalità delle competenze. Poiché noi ci occupiamo specificamente della fascia 0-14 anni, abbiamo in essere una grande collaborazione con la Società italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Pediatria Preventiva e sociale (Sipps), che infatti- annuncia in conclusione- avranno ampio spazio nel nostro Congresso”.

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Partire dall’alimentazione per la prevenzione delle malattie del sistema nervoso

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2021

Nutrizione e prevenzione in un’ottica di ricerca applicata e immediatamente disponibile per le persone. Sono queste le basi dell’accordo quadriennale siglato oggi dal Presidente del CREA, Carlo Gaudio, e dal Direttore Generale del Santa Lucia IRCCS, Edoardo Alesse. Si partirà dallo studio del microbiota intestinale, il complesso di microrganismi che secondo le ultime evidenze scientifiche svolge un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo.L’obiettivo ultimo è creare un modello virtuoso di scambio tra ricerca, sperimentazione e formazione, per applicare la One Health, l’approccio, promosso dall’OMS, che mira a raggiungere una salute globale, che integri quella delle persone con quella dell’ambiente e degli altri esseri viventi.«Sono molto lieto – dichiara Carlo Gaudio Presidente del CREA – che il CREA possa affiancare il Santa Lucia IRCCS su tematiche così importanti e delicate non solo per il futuro della nostra alimentazione, ma anche della nostra agricoltura come il microbioma, la sicurezza degli alimenti e la nutraceutica».Secondo recenti studi, raccolti dal Santa Lucia IRCCS in una review del 2020 pubblicata dalla rivista scientifica Neuroscientist, una cattiva alimentazione e la conseguente disfunzione del microbiota possono avere impatti severi nello sviluppo di malattie neurodegenerative e neuroinfiammatorie. Attualmente sono già attivi presso l’ospedale di neuroriabilitazione romano numerosi progetti di ricerca volti a determinare l’efficacia della dieta per la prevenzione e il supporto al percorso di neuroriabilitazione in pazienti con, ad esempio, Sclerosi Multipla, Malattia di Parkinson e Alzheimer.«La ricerca traslazionale, missione primaria di ogni Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, come il Santa Lucia – afferma Edoardo Alesse, Direttore Generale del Santa Lucia IRCCS – è quell’attività che immediatamente porta i suoi effetti nella vita delle persone e dei pazienti. Sviluppare il tema dell’alimentazione rientra negli obiettivi che ci poniamo ed è particolarmente efficace poiché affronta il tema della prevenzione e della riduzione dei fattori ambientali che contribuiscono allo sviluppo di malattie del sistema nervoso».

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La liquirizia: un alleato per la salute della cavità orale

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2021

By Eugenia Gallo. Recentemente i benefici della liquirizia nelle malattie orali sono stati di grande interesse. Considerando l’emergere di agenti patogeni resistenti a più farmaci c’è un urgente bisogno di sviluppare nuovi composti antimicrobici che siano sicuri ed efficaci. Gli estratti di liquirizia e gli ingredienti bioattivi della liquirizia come la glabridina, la licoricidina, il licorisoflavano A, il licochalcone A e la glicirrizina hanno mostrato effetti benefici nella prevenzione e nel trattamento delle malattie orali. Questo articolo mira a rivedere, riassumere ed evidenziare i risultati degli studi clinici, case reports e revisioni della letteratura che hanno studiato i potenziali effetti benefici della liquirizia e dei suoi componenti come modalità di prevenzione e trattamento delle malattie orali come la carie dentale, la parodontite, la gengivite, la candidosi, l’ulcera aftosa ricorrente e il cancro orale e il suo uso come medicinale canalare. Recentemente, la liquirizia è stata ampiamente studiata per le sue proprietà anticarie. C’è una quantità considerevole di dati che affermano che la liquirizia è efficace come agente anticarie, per le sue proprietà antinfiammatorie, antiadesive e antimicrobiche. Sulla candidosi orale, gli studi suggeriscono che la liquirizia può essere un’utile alternativa terapeutica. I suoi componenti isoflavani, licoricidin e licoriso-flavan A, hanno dimostrato di avere un effetto inibitorio sulla crescita, la produzione di composti volatili solforati (VSC) e l’attività proteasica di P. gingivalis, controllando così l’alitosi. Nella paradontite è stato suggerito che la glabridina può essere usata per prevenire l’osteoclastogenesi inibendo l’attivazione indotta dal ligando del fattore nuceare kappa-B che è un fattore importante nel riassorbimento osseo in quanto è coinvolto nella differenziazione degli osteoclasti. Inoltre, la liquirizia è stata anche studiata come medicinale canalare che può prevenire il fallimento delle terapie canalari e portare ad un più alto tasso di successo del trattamento. L’efficacia della liquirizia come irrigante canalare e medicinale per l’eliminazione completa dei microrganismi in particolare contro E. faecalis. sono obiettivi di un trattamento endodontico efficace. Anche i dati ottenuti dagli studi su ulcera aftosa ricorrente e liquirizia ne evidenziano l’effetto curativo. La liquirizia è stata studiata anche come agente chemioterapico per il suo ruolo benefico nella gestione del carcinoma orale a cellule squamose. L’isoliquiritigenina (ISL), un flavonoide isolato dalla liquirizia è un nuovo inibitore dell’angiogenesi tumorale e possiede un grande potenziale terapeutico per il carcinoma adenoidocistico e può essere un potenziale agente chemioterapico. Le utili sostanze fitochimiche della liquirizia hanno dimostrato di avere un immenso potenziale nel trattamento delle malattie orali. Ulteriori studi in vivo dovrebbero essere diretti a esplorare e valutare i benefici terapeutici della liquirizia in odontoiatria.Preena Sidhu el al. Therapeutic benefits of liquorice in dentistry. J Ayurveda Integr Med 2020;11(1):82-88. Doi: 10.1016/j.jaim.2017.12.004 (fonte: Fitoterapia33)

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La terza dose di vaccino fa discutere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

Gli operatori sanitari, specie quelli più a contatto con i pazienti come gli infermieri, tra i primi ad essere vaccinati contro il Covid, temono che la copertura vaccinale si stia avvicinando alla scadenza e chiedono con forza la terza dose. Ma gli enti regolatori e gli scienziati frenano: è troppo presto per dire con certezza che gli anticorpi sviluppati con la malattia o in seguito alla somministrazione dell’immunizzante e la memoria immunitaria a livello cellulare scompaiano dopo solo un anno. Le autorità sanitarie statunitensi, i Centers for Disease Control and Prevention e la Food and Drug Administration, hanno risposto ufficialmente ai dubbi: gli americani che hanno già ricevuto due dosi non devono sottoporsi ad una terza somministrazione, nonostante il diffondersi delle nuove varianti. Stessa posizione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) secondo la quale al momento “è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di immunizzazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini”. E anche dall’Oms arriva una precisazione sullo stesso tenore: “Non sappiamo se saranno necessari vaccini di richiamo per mantenere la protezione contro Covid-19 fino a quando non verranno raccolti ulteriori dati”. In ogni caso, le aziende farmaceutiche sono andate avanti con la sperimentazione clinica. Pfizer e BioNtech hanno annunciato che nelle prossime settimane chiederanno alle autorità regolatorie di Usa e Ue l’autorizzazione per la terza dose. Se dovesse rendersi necessaria, sarà a disposizione dei Paesi che l’autorizzeranno. Per il momento, la reale necessità non è per nulla sicura. “La terza dose è nelle cose ma non sappiamo ancora quando”, ha detto il direttore della prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza durante la conferenza stampa sul monitoraggio settimanale dei dati Covid, spiegando che servono più dati.Intanto buone notizie arrivano dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla cosiddetta vaccinazione eterologa: anche se ancora i numeri a disposizione sull’utilizzo di un vaccino per il richiamo diverso da quello fatto con la prima dose non sono altissimi e sono stati raccolti solo da poche settimane, risulta che gli eventi avversi con l’eterologa sono minori rispetto a quella omologa. (fonte Doctor33)

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Innovazione in sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Gli investimenti del pharma in R&S, nel mondo, sono in costante aumento, con una crescita del 25% tra 2020-2026. L’Italia, che ricopre una leadership con Francia e Germania nel campo della produzione farmaceutica, può concorrere ad attrarre una quota importante di questi investimenti nella ricerca e sviluppo, incrementando gli 1,62 miliardi di € investiti nel 2020, che già rappresentano ben il 13% del totale dell’industria manifatturiera italiana. Gli investimenti nel pharma generano importanti ricadute: infatti il rapporto tra risorse investite dalle aziende e valore economico totale generato è di 1 a 3.Questi alcuni dei dati e delle riflessioni condivise oggi durante il secondo incontro organizzato da The European House – Ambrosetti, con il sostegno dell’Italian American Pharmaceutical Group (IAPG) e del Gruppo Europeo e Nipponico di Farmindustria (EUNIpharma). Si è discusso di come promuovere l’innovazione e di quali politiche economiche, industriali e sanitarie possono aumentare l’attrattività del nostro Paese per gli investimenti esteri nel settore farmaceutico.La pandemia ha accresciuto notevolmente la consapevolezza delle istituzioni italiane sull’importanza strategica del settore farmaceutico per il nostro Paese. Per cogliere queste opportunità di crescita occorre tradurre questa consapevolezza in misure in grado di migliorare l’attuale governance della farmaceutica.Nel dibattito sono state, infatti, ricordate le criticità connesse all’equivalenza terapeutica, con le sue ricadute negative sulla tutela brevettuale. Ma il vero problema rimane il sottofinanziamento cronico della spesa farmaceutica per acquisti diretti, che accresce inoltre le difficoltà di accesso per i pazienti alle terapie innovative. L’innovazione e la tutela brevettuale sono inoltre penalizzate dall’attuale sistema di governance della spesa farmaceutica. Infatti, il sistema del payback impatta fortemente la spesa per acquisti diretti in cui sono presenti la quasi totalità dei farmaci innovativi e quelli coperti da brevetto.Esiste un sottofinanziamento strutturale della spesa per acquisti diretti, solo in parte ridotto, dalla creazione dei fondi per i farmaci innovativi e dalla revisione dei tetti di spesa introdotta con la Legge di Bilancio 2021.Un altro esempio di limiti strutturali è rappresentato dal processo di approvazione di nuovi farmaci, questi quando approvati a livello EMA vengono messi a disposizione dei pazienti italiani moltissimi mesi dopo perché soggetti ad un doppio passaggio approvativo, una valutazione da parte di Aifa (418 giorni in media) e passaggi burocratici a livello delle regioni. L’effetto prodotto da tali lungaggini è un -19% di consumi pro-capite in Italia verso la media dei grandi paesi europei.

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Coronavirus. Siamo nella quarta ondata

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Anche se in tanti, istituzione comprese, cercano di nasconderlo, siamo entrati nella quarta ondata. E prima dell’anno scorso e anche se ora ci sono i vaccini. Proprio un anno fa, nel 2020, in Italia c’erano meno ricoveri, meno terapie intensive e meno casi giornalieri. E mentre l’anno scorso eravamo molto timorosi e premurosi perché avevamo sulle spalle i pesanti lockdown primaverili, quest’anno – diffusa sensazione di uscita dalla pandemia – ci sentiamo tutti più leggeri e disponibili a comportamenti a rischio. Il caso recente più lampante sono stati i festeggiamenti per la coppa Uefa dove, chi direttamente o chi indotto dalle immagini mediatiche, ha partecipato ad un abbraccio con chiunque… in periodo in cui vige ancora il metro e mezzo di distanza e dove ci si saluta col tocco del gomito. In questo contesto aggiungiamo che le vaccinazioni stanno rallentando perché è sempre più vicino lo zoccolo duro dei no-vax (20-30%) e che i vaccinandi sono i più giovani, finora convinti che erano praticamente fuori dalla pandemia e che per il rientro a scuola ancora non si è provveduto a decidere come dovrebbe essere (i dati giornalieri sulle infezioni vedono sempre di più la presenza di giovani). Una situazione in cui è diventato molto difficile far capire che ci siamo rovinati anche questa estate (notizie di focolai in zone di villeggiatura sono frequenti), ma che ha visto diverse amministrazioni dare il proprio contributo pandemico consentendo e foraggiando i festeggiamenti per la Uefa. E’ evidente che occorre una più forte iniziativa delle istituzioni, anche se i pericoli maggiori sono rappresentati dalle varianti tipo Delta che (esperienza Uk e Israele) sono considerate meno forti. A cui aggiungere la necessaria consapevolezza e disponibilità di ognuno, soprattutto a considerare questa estate come più pericolosa di quella del 2020. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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«Il futuro degli infermieri passa attraverso la riforma della sanità territoriale»

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

«Lo abbiamo detto, e lo ribadiamo con forza ancora una volta: il futuro della sanità italiana passa inevitabilmente attraverso un concreto piano di rilancio della sanità territoriale, con la costruzione, passo dopo passo, di una concreta progettualità all’interno della quale l’infermiere, a tutti i livelli, possa e debba essere protagonista assoluto, alla luce della sua indiscutibile professionalità.Ma tutto questo certo non basta, se la crescita contrattuale e con essa le legittime aspirazioni economiche degli infermieri italiani restano inesorabilmente ferme al palo. Così come il fin qui disatteso piano di valorizzazione della nostra categoria.Lo confermano i dati della Ragioneria dello Stato, con gli infermieri che vedono aumentare la disparità retributiva con i medici, che invece “veleggiano” verso ben altri traguardi.Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.«Abbiamo letto e abbiamo avuto modo di riflettere sulle recenti dichiarazioni della Presidente della FNOPI Barbara Mangiacavalli, che fa riferimento al ruolo chiave che l’infermiere del presente e del futuro deve ricoprire, nell’ambito della riforma della sanità territoriale, anche nell’ambito del nuovo Piano di Resilienza. Non c’è dubbio alcuno che noi infermieri siamo pronti. Abbiamo le qualità necessarie, nonostante le carenze strutturali con cui siamo alle prese da tempo, per assumere la responsabilità degli Ospedali di Comunità e delle altre strutture a gestione infermieristica, ed è chiaro che tutto questo non può prescindere da un tempestivo e sistematico inserimento degli infermieri di famiglia. Certo non bastano 9600 assunzioni, per di più promesse e rimaste quasi utopia, nell’ambito di un piano che doveva portare i suoi effetti sperati già in tempo di Covid. E invece il Governo ha come al solito lanciato la palla della responsabilità alle Regioni, che fin qui hanno utilizzato solo il 20% delle risorse a disposizione, quindi parliamo di un progetto che non è mai decollato.Ma come si fronteggiano le carenze di personale e come si rimedia in modo radicale agli errori fin qui commessi? Quale è il ruolo chiave, noi ci chiediamo, che deve rivestire chi, sulla base delle proprie funzioni di Ente sussidiario dello Stato, si confronta quotidianamente con le istituzioni ai vari livelli? Certo non quello di limitarsi alle belle parole e alle riflessioni, che senza il pragmatismo dei fatti, seppur veritiere e sacrosante, finirebbero con il diventare mero fumo, se non seguite da una concreta politica dei fatti.Adesso gli infermieri si aspettano che la loro Federazione punti i piedi, ed usi tutti gli strumenti che ha per sensibilizzare Governo e Regioni ad abbandonare una volta per tutte la politica del pressapochismo.Il nuovo PNRR del Governo Draghi, l’atteso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbe prevedere, la nostra speranza è questa, una concreta riforma della sanità territoriale, un salto di qualità indispensabile da mettere in atto, alla luce di un aumento consistente delle risorse, con la dote per l’assistenza domiciliare che sale ufficialmente fino a 4 miliardi di euro. Siamo di fronte ad una occasione da non perdere per il futuro del nostro Sistema Sanitario, ora che finalmente ci sono maggiori risorse economiche. Governo e Regioni incedano di pari passo, e pianifichino sin da subito un piano strategico che si traduca, finalmente, in quell’ambita e tanto decantata missione di rilancio che non può e non deve conoscere tentennamenti di alcun genere».

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Sperimentazione di un sistema avanzato di soccorso sanitario in emergenza

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

Federconsumatori aderisce al progetto SEAM (Sanitary Emergency Air Mobility) della Società Italiana 118 siglando un importante protocollo di intesa finalizzato a promuovere la sperimentazione di un sistema avanzato di soccorso sanitario in emergenza, quindi a beneficio di persone in imminente pericolo di perdere la vita, effettuato e coordinato dalle Centrali Operative 118 mediante l’invio su scenari critici di droni in grado di veicolare defibrillatori automatici, in caso di arresto cardiaco improvviso, emoderivati, in caso di politraumi con shock emorragico, antidoti, potenzialmente salvavita, in caso di intossicazioni acute che ne richiedano la somministrazione più precoce possibile. In Italia si documentano ogni anno almeno 60.000 decessi per arresto cardiaco improvviso, numero ad oggi ancora così elevato in quanto determinato della mancata conoscenza della rianimazione cardiopolmonare e dalla scarsa diffusione di defibrillatori semiautomatici sul territorio, in particolar modo nelle aree più disagiate. Ancora eccessivamente lunghe, inoltre, per cari motivi, le tempistiche di arrivo dei mezzi e degli equipaggi del Sistema 118, sia in area urbana, sia in area extraurbana, sui pazienti in condizioni cliniche severe. Per questo è divenuto sempre più urgente e necessario assicurare alle città e ai luoghi di difficile copertura logistica un modello di cardioprotezione all’avanguardia, con l’utilizzo di strumenti e di mezzi innovativi di air mobility con la formula “Move to the place of risk”: trasportando, cioè, il servizio sanitario dove serve, accelerando i tempi di intervento e portando sul luogo di soccorso un drone ambulanza dotato di defibrillatore e di una telecamera attraverso cui il personale medico della Centrale Operativa del 118 può fornire istruzioni di primo soccorso potenzialmente salvavita alle persone che si trovano vicino alla vittima oppure supportare in tempo reale l’azione di soccorso e la strategia terapeutica degli operatori 118 giunti sul luogo. Un progetto “vitale”, e “salvavita”, che vedrà una attiva collaborazione tra Federconsumatori e SIS 118 per garantire il carattere universale della sanità pubblica e l’innovazione del nostro sistema sociale e sanitario.“Mettere a disposizione dei cittadini un sistema efficiente e tempestivo per il primo soccorso è un passo importante, che consentirà di salvare molte vite. – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. – Per questo riteniamo fondamentale e strategico, in questa fase di rinnovamento e di rilancio, porre l’innovazione e l’intelligenza artificiale al servizio dei cittadini, per proteggere la loro salute ed aumentare la sicurezza.” “In emergenza il tempo è il fattore chiave – dichiara Mario Balzanelli, Presidente Nazionale della SIS118, e con la nuova, rivoluzionaria visione di Sistema del progetto SEAM, che vede il soccorso salvavita, in alcune situazioni specifiche, giungere anche dal cielo, in pochi minuti, proprio assicurando al paziente critico di ricevere in tempo utile terapie salvavita ridurremo, in modo assai significativo, numerose morti evitabili nel nostro Paese. Ringrazio il Presidente Nazionale di Federconsumatori, Emilio Viafora, per l’autorevole, importante adesione, che apre alla consapevolezza della società civile nazionale l’importanza insostituibile ed irrinunciabile del primo soccorso in caso di emergenza sanitaria effettuato con formula integrata sinergica, complementare e soprattutto tempo dipendente dagli astanti e dal Sistema 118.

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Ipotiroidismo subclinico, terapia sostitutiva riduce mortalità solo nei giovani

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

L’ipotiroidismo subclinico (SH) è molto diffuso nella popolazione generale e la sua frequenza aumenta con l’invecchiamento. «SH si associa a una serie di marcatori di rischio cardio-vascolare (CV) e alcuni studi osservazionali riportano un aumento di mortalità per tutte le cause o CV; pochi studi, tuttavia, esaminano I possibili effetti del trattamento con ormone tiroideo (TH) sulla mortalità» afferma Nicola Argese, UOC Medicina Interna, Ospedale SS Annunziata, Taranto, il quale segnala la recente pubblicazione di una revisione sistematica e meta-analisi degli studi che hanno valutato gli effetti sulla mortalità del trattamento con TH. «Gli autori» riferisce Argese «hanno preso in considerazione solo studi che includevano soggetti adulti con SH documentato, trattati con qualsiasi tipo di terapia con TH, documentando la mortalità per tutte le cause e/o CV». Tra le 3645 pubblicazioni identificate – specifica – solo sette studi sono stati considerati eleggibili per l’analisi, cinque osservazionali (4 retrospettivi di coorte e 1 caso-controllo) e due RCT, con dimensioni del campione comprese tra 97 e 12.212 soggetti, per un totale di 21.055 soggetti inclusi. Gli studi sono stati condotti prevalentemente nel Regno Unito, Danimarca, Israele e da un consorzio multinazionale. Il 91% dei dati derivavano da 4 studi (e il 71% da 3). Circa i criteri di inclusione, riporta Argese, il valore massimo di TSH per i soggetti SH non era sempre uguale nei vari studi: in cinque di essi il valore arrivava a 10 o 20 mU/L, mentre in due non c’era alcun limite superiore a condizione che l’FT4 fosse normale. «In tutti i sette studi la levotiroxina (L-T4) era il trattamento prescritto per SH» riferisce lo specialista. «C’era un alto livello di eterogeneità tra gli studi per i risultati di mortalità globale, senza però evidenza di bias di pubblicazione e con buoni valori di sensibilità». In riferimento alla mortalità per tutte le cause, quest’ultima «nel complesso, non è stata modificata dal trattamento con L-T4: rischio relativo aggregato (RR) 0.95, intervallo di confidenza al 95% (IC95%) 0.75-1.22 (P = 0.70). «Numerosi lavori hanno valutato le associazioni tra SH e fattori di rischio CV, riportando risultati spesso discordanti» commenta Argese «e anche questa recente meta-analisi presenta alcuni limiti: a) solo 7 studi soddisfacevano criteri di inclusione, tuttavia con dimensioni campionarie molto eterogenee, e solo due studi includevano dati sufficienti per le sotto-analisi basate sull’età e sul cut-off TSH di 10 mU/L; b) nella maggior parte dei casi, la diagnosi di SH era basata su una singola misurazione di TSH; c) i pazienti più anziani che avevano iniziato terapia con TH non erano stati esposti abbastanza a lungo al trattamento per trarne beneficio quanto i più giovani. Bisogna considerare poi che i rischi CV di un trattamento eccessivo con TH possono essere maggiori nei pazienti più anziani, inficiando quindi eventuali effetti benefici del trattamento. Infine, il limite superiore del range di riferimento del TSH aumenta con l’invecchiamento e un numero significativo di pazienti più anziani può essere trattato in modo inappropriato con TH per livelli di TSH leggermente “elevati”, che in realtà sono normali per la loro età» conclude lo specialista. (fonte endocrinologia33)

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L’assistenza medica di base è già a rischio

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

“Da Palermo ad Agrigento, passando per Trapani, si assiste ad uno scenario surreale. Quasi la metà delle guardie mediche ordinarie sono senza medici titolari e quelle turistiche senza medici, mettendo a serio rischio l’assistenza sanitaria di base. E’ uno degli effetti della mancata rimodulazione e smantellamento delle Unità speciali di continuità assistenziale del territorio (Usca) deciso in solitudine dall’assessorato regionale della Salute e dal commissario per l’emergenza Costa. Personale Usca peraltro in esubero rispetto alle percentuali ministeriali stabilite per numero di abitanti”. Lo hanno detto il segretario regionale generale Fimmg Sicilia Luigi Galvano e il segretario Ca Luigi Tramonte, ascoltato ieri pomeriggio in Commissione Sanità dell’Ars sulle criticità della riorganizzazione delle Usca. “Pensare di tracciare i positivi – hanno spiegato i rappresentanti regionali della Federazione italiana dei medici di famiglia – concentrando all’hub alla Fiera del Mediterraneo tutti i medici, sanitari e amministrativi dei distretti di un’area metropolitana così grande come quella della provincia di Palermo, significa spogliare la medicina del territorio e costringere le persone a percorrere anche più di 150 chilometri di strada per arrivare ad un hub, oggi semivuoto e dove già operano circa 1200 operatori contrattualizzati”.“Una rimodulazione delle Usca così centralizzata – secondo la Fimmg – sconfessa ancora una volta il tracciamento di prossimità dei positivi e dei contatti stretti stabilito dal Commissario Figliuolo. Il risultato è che ad oggi la Sicilia resta inchiodata all’ultimo posto per copertura vaccinale e, al di là delle piccole oscillazioni giornaliere, quasi sempre resta la prima regione del Paese per nuovi casi di contagio. Tutto questo, in un momento in cui cresce e preoccupa, soprattutto nelle zone turistiche, la variante Delta, già diffusa in Italia per oltre il 25%, e l’aumento dei contagi per la crescita dei contatti sociali, viaggi e l’allentamento delle restrizioni sociali”.

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Covid-19, quanto ci vorrà per raggiungere l’immunità di gregge?

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Bisognerà aspettare il 2023 perché tutto il mondo sia vaccinato contro il Covid. Al momento sono state somministrate 3,23 miliardi di dosi globalmente, di cui solo l’1% agli abitanti dei paesi poveri. All’attuale ritmo di vaccinazione si arriverà a 6 miliardi di dosi entro la fine dell’anno. Troppo poche secondo gli esperti: per vaccinare con due dosi circa il 70% della popolazione mondiale servono 11 miliardi di dosi, come indicano i dati pubblicati sui siti della rivista Nature e Our World in data (banca dati internazionale sulla vaccinazione Covid). Finora il 24,4% della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino, ma la sfida ora è rendere disponibili i vaccini in tutto il mondo, non solo in quelli ricchi, che hanno ricevuto oltre l’80% delle dosi. Lo scorso mese i leader del G7 si sono impegnati a donare dosi extra ai paesi più poveri entro la fine del 2022, ma secondo la ricercatrice della Duke University, Andrea Taylor, è improbabile che con questi impegni arrivino più vaccini ai paesi poveri più velocemente, perché a frenarne l’arrivo saranno i vincoli di esportazione di Usa e Unione Europea e secondo le sue stime la popolazione mondiale sarà vaccinata interamente solo nel 2023. Anche il programma Covax, che si era impegnato a vaccinare 1/5 della popolazione di ciascun paese aderente, consegnando 2 miliardi di dosi entro la fine del 2021, ha visto rallentare pesantemente la sua tabella di marcia. Ha comprato 2,4 miliardi di dosi, ma allo scorso 2 luglio ne aveva spedite solo 95 milioni. AstraZeneca, uno dei principali fornitori di Covax, non ha potuto contare sul miliardo di dosi che avrebbe dovuto produrre il Serum Institute indiano, per via dell’ondata di casi che ha colpito il paese asiatico a marzo, costringendo l’istituto a distribuirle all’interno e non esportarle. Nel frattempo i casi di Covid hanno ripreso ad aumentare in Africa, che ha ricevuto solo 18,2 milioni di dosi dei 66 milioni promessi da Covax.L’Unione Africana, con l’aiuto della Banca mondiale, si è assicurata 400 milioni di dosi del vaccino mono-dose Johnson & Johnson, e i singoli stati africani stanno negoziando con le aziende farmaceutiche altre dosi. Ma come rileva Taylor, “sono in fondo alla lista, perché non hanno lo stesso potere d’acquisto dei paesi ricchi”. Come afferma Soumya Swaminathan dell’Organizzazione mondiale della sanità” (Oms), “abbiamo bisogno che i paesi donino 250 milioni di dosi per settembre”. L’invito dell’Oms ai suoi stati membri è a sostenere lo sforzo di vaccinare almeno il 10% della popolazione di ogni paese per settembre, e almeno il 30% per dicembre. “Ma ciò accadrà solo se i paesi condividono immediatamente le loro dosi con Covax e le aziende danno la priorità agli ordini per Covax – conclude Swaminathan – Le dosi date ora possono avere molto più impatto che se date tra 6 mesi”. (fonte: Doctor33)

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Il futuro della professione infermieristica

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche incontra le Organizzazioni Sindacali.Proseguendo nell’impegno preso nel programma quadriennale della FNOPI di promuovere con i sindacati, nel rispetto delle rispettive prerogative, una sinergia funzionale allo sviluppo e riconoscimento della professione infermieristica all’interno dei contratti pubblici e privati e all’interno dell’organizzazione del lavoro.Nell’incontro con Cgil, Cisl, Uil e negli incontri con FSI Usae e Nursind, la Federazione ha analizzato e condiviso con i sindacati sulla necessità di una sinergia al confronto e al fatto che gli infermieri meritano nel ridisegno della professione e nelle politiche contrattuali un riconoscimento maggiore di quello attuale.Obiettivo: una collaborazione e un supporto proattivo alla crescita della professione anche dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, del trattamento economico e della carriera.FNOPI ha ricordato a questo proposito l’erogazione delle indennità di specificità, il tema del vincolo di esclusività, , lo sviluppo contrattuale delle specializzazioni, la salvaguardia degli incarichi delle funzioni di organizzazione.A questi argomenti si aggiunge anche l’opportunità la necessità del superamento dei limiti di legge alla costituzione dei fondi contrattuali adeguati a per dare risposte adeguate alla professionalità infermieristica.E non è mancata l’attenzione a standard per staffing – l’organizzazione del personale – adeguati, ma anche al ruolo centrale nel PNRR. In questo senso di attualità il decreto-legge 80/2021 sulle misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni, funzionale all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) nel quale gli infermieri riaffermano un ruolo di primissimo piano per quanto attiene al nuovo modello di assistenza sanitaria. Sul tavolo anche i temi della carenza infermieristica (programmazione universitaria, rischi svalutazione, mancate cure ai cittadini, confronto con livelli Europei);; lo sviluppo di dirigenza e management; la gestione e il governo dei processi assistenziali, autonomi, responsabili e proattivi, nei vari contesti di esercizio professionale; particolare attenzione è stata riservata al tema delle strutture socio sanitarie del mondo privato e convenzionato. FNOPI continuerà a programmare incontri con i Sindacati al fine di sviluppare, in un dialogo comune e rispettoso delle reciproche prerogative e priorità, i tempi per trasformare i vari temi sia per inserirli non solo nelle leggi in discussione in Parlamento, che per valorizzarli ai tavoli negoziali per il rinnovo del ccnl 2019-2021

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Come funzionano le ecografie?

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

Nella vita sarà capitato o potrebbe capitare di essere sottoposti ad un’ecografia. Un’indagine diagnostica in grado di visualizzare vasi sanguigni, organi, ghiandole, strutture muscolari e tendinee etc.Ma come è possibile “fotografare” in questo modo il corpo umano? Come funzionano le ecografie? Immaginiamo di essere di fronte ad una montagna e di gridare forte il nostro nome. La nostra voce infrangerà la parete e si rifletterà all’indietro. Il fenomeno fisico dell’eco ci aiuta a comprendere il funzionamento alla base delle ecografie. Il test diagnostico produce ultrasuoni, quindi onde sonore con una frequenza molto alta. Le onde sonore si dirigono verso l’area del corpo da analizzare, colpiscono il corpo e si riflettono all’indietro tornando alla sonda, lo strumento utilizzato dal medico specialista durante l’esame. Nel frattempo, i dati raccolti sono inviati al computer e convertiti in immagini anatomiche, capaci di riprodurre la realtà in modo straordinario. Per questa ragione le ecografie sono le tecniche diagnostiche tra le più rilevanti per lo studio del corpo umano. L’esame non è invasivo, non provoca dolori o fastidi, nessuna controindicazione o effetto collaterale. L’aspetto centrale è l’attendibilità dell’esame, in grado di raccontare lo stato di salute del nostro corpo, di prevenire malattie e arrivare a diagnosi. (fonte: iDoctors)

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La sindrome di Richter

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

E’ un linfoma altamente aggressivo e rapidamente fatale per il quale al momento non vi sono terapie efficaci. Questa neoplasia, come le altre malattie, si può curare o per lo meno controllare se si conoscono i meccanismi biologici che la governano e se si tiene in considerazione il fatto che non tutti i pazienti presentano le stesse caratteristiche molecolari. Il 10-15% dei pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, la più diffusa leucemia nei paesi occidentali, può andare incontro ad una evoluzione della malattia trasformando a Sindrome di Richter, con una aspettativa di vita di pochi mesi. Avere a disposizione delle terapie mirate in grado di colpire i meccanismi chiave di queste cellule tumorali è quindi una necessità clinica.Due studi realizzati dall’Unità di Genomica Funzionale del Dipartimento di Scienze Medichedell’Università di Torino e appena pubblicati su Blood, la più prestigiosa rivista internazionale di ematologia, dimostrano come sia possibile colpire farmacologicamente le cellule di Richter, sfruttando sia anticorpi monoclonali che inibitori molecolari altamente selettivi. I risultati indicano che questi trattamenti sono in grado di bloccare la crescita tumorale, con conseguente morte cellulare e riduzione, e in alcuni casi anche remissione, della malattia.I risultati di queste due ricerche indicano che il trattamento mirato delle cellule di Richter con un anticorpo anti-ROR1 coniugato con una tossina in grado di uccidere le cellule bersaglio o con farmaci selettivi già impiegati per il trattamento di altre neoplasie, Duvelisib e Venetoclax, determina un blocco della proliferazione a cui segue la regressione del tumore fino ad arrivare, in alcuni casi, alla remissione completa. Inoltre, disporre di un profilo molecolare delle cellule tumorali permette di stratificare meglio i pazienti, individuando coloro che sicuramente beneficeranno di un determinato trattamento farmacologico, rispetto a quelli che invece non sarebbero responsivi in quanto mancanti dei bersagli di questi farmaci. Questi risultati sono stati il punto di partenza per il reclutamento di pazienti affetti da sindrome di Richter in studi clinici che hanno l’obiettivo di validare nell’uomo l’efficacia di queste nuove terapie.“Per sviluppare delle terapie anti-tumorali efficaci è necessario conoscere la malattia. Questo è possibile attraverso l’impiego di modelli sperimentali che ricapitolano le dinamiche molecolari e patologiche della neoplasia. Studiare come queste cellule si comportano è fondamentale per poter identificare i loro punti deboli e disegnare di conseguenza degli approcci farmacologici che vadano a colpire specificamente questi punti”spiega la Prof.ssa Tiziana Vaisitti, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino. “Il primo passo che abbiamo fatto è stato quello di sviluppare dei modelli murini detti PDX, acronimo inglese che indica gli xenotrapianti derivati da cellule di pazienti. In altre parole, si tratta di topi nei quali vengono impiantate cellule di tumori umani, mimando in questo modo la malattia umana. Questo approccio ci ha permesso di derivare il profilo molecolare delle cellule di Richter e di identificare dei possibili bersagli o perché espressi unicamente sulle cellule tumorali o perché molecole chiave nella regolazione di processi biologici attivi in queste cellule”.

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Cosa non funziona nel ‘nuovo mondo’ del post-covid

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2021

Chi più, e molti meno, hanno ricevuto sussidi dallo Stato per far fronte alla crisi economica che è derivata dalla pandemia. Ma siamo sicuri che gli aiuti così come vengono dati siano quelli che possano servire a questa rinascita, a questo “nuovo mondo”? Noi abbiamo criticato il metodo sussidi piuttosto che riduzione delle imposte. La logica dei sussidi è che la società economica così com’è vada bene, e lo Stato ti dà un aiutino per far fronte alla difficoltà temporanea. Il cittadino è suddito. La logica della riduzione delle imposte si basa su una nuova dinamicità degli individui che emerge grazie ad una fiscalità ridotta ed agile. La società economica pre-covid non andava bene, avendo alimentato il più grosso problema del nostro Stato, l’evasione fiscale. Dovendosi tutti in qualche reinventarsi per far fronte alle conseguenze economiche del covid, il metodo di creare maggiori opportunità piuttosto che “rinvangare” su quanto fino ad oggi ha funzionato male, avrebbe potuto essere quantomeno un tentativo. Il cittadino sarebbe stato dinamico. Il tentativo è stato deciso di non farlo ed ora i nodi vengono al pettine. I sussidi ricevuti dallo Stato sono serviti per sopravvivere a stento, ma tutti i doveri fiscali rimandati e non ridimensionati ora vanno onorati. Un titolo emblematico di un quotidiano nazionale di oggi martedì 6 luglio: “Ingorgo di scadenze fiscali”. Per metterla su “slogan”, ne riportiamo alcuni: Si chiedono sussidi, ma ci vorrebbe lavoro per tutti (e opportunità per creare nuovi lavori). Si chiede smartworking, ma ci vorrebbe la riduzione della giornata lavorativa. E in questa logica, ne deriverebbe: Si chiedono auto elettriche, ma sarebbe meglio maggior trasporto pubblico. Si chiedono bonus affitti, ma perché non si incrementa l’edilizia popolare? Si chiedono più asili nido, ma perché non si riduce la giornata lavorativa, per esempio, a sei ore e non si eleva il congedo a sei mesi sia per mamma che per babbo? Con più tempo libero i genitori potrebbero crescere i figli e non mollarli all’asilo e lavorare tutto il giorno con, alla fine, insegnanti che passano più tempo coi bimbi che non coi genitori. Solo alcuni “slogan”, a cui se ne possono aggiungere altri. L’impostazione è la crescita della responsabilità individuale e l’intervento dello Stato nel fornire servizi ad individui dinamici, che crescono meglio bimbi altrettanto dinamici. Una società in cui gli individui hanno i servizi base accessibili e uno Stato che li mette in condizione di amare se stessi e il mondo che li circonda. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Auxologico presenta il nuovo Rapporto sull’obesità in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

Un volume di oltre 400 pagine con oltre 40 autori, tra clinici e ricercatori, che non ha eguali in Italia sull’argomento: questo è la nona edizione del nuovo Rapporto sull’obesità in Italia presentato oggi a Milano dall’Auxologico, a testimonianza di un impegno che prosegue ininterrotto da decenni da parte dell’Irccs milanese e che presenta, oltre al problema, le molteplici soluzioni mediche, nutrizionali, riabilitative, psicologiche, farmacologiche e di chirurgia dell’obesità.La comunità medica e scientifica internazionale è ormai unanimemente concorde nel riconoscere l’obesità come una vera malattia cronica oltre a rappresentare un rilevante fattore di rischio rispetto ad altre severe patologie non trasmissibili. I numeri disegnano un quadro costituito da più fattori concomitanti tali da determinare un risultato preoccupante: certamente l’eccesso di peso, ma soprattutto quanto questo determina in termini di alterazioni metaboliche e funzionali, con le possibili conseguenze sull’intero organismo. La situazione è stata ulteriormente complicato dall’impatto che la pandemia da Covid-19 ha determinato sul territorio a seguito delle restrizioni sofferte per il lockdown, data anche l’impossibilità di svolgere attività fisica in strutture dedicate e la concomitante incidenza di una alimentazione scorretta e ipercalorica, tanto che dagli specialisti è stato stimato un incremento di almeno il 30% dei disturbi alimentari, tra cui l’obesità. E nel contesto della pandemia da Covid-19 l’obesità si è dimostrata è un fattore che aumenta il rischio di ospedalizzazione o anche di essere sottoposti a terapia intensiva, o in casi estremi di morte. La popolazione maggiormente esposta a rischio di obesità è quella maschile: 11,7% tra gli uomini e 10,3% tra le donne, sebbene nelle età più anziane, tra i 75enni, siano le donne ad essere significativamente più sfavorite (13,5% vs 14,1% tra le anziane). Quando si considera la grave obesità, individuata da un indice di massa corporea pari o superiore a 35, di cui in Italia soffre oltre un milione di persone pari al 2,3% degli adulti, le donne risultano maggiormente colpite: nelle classi di età più anziane presentano prevalenze quasi doppie rispetto agli uomini e tra le donne anziane del Mezzogiorno la quota supera addirittura il 5%. Non vanno infine ignorate le problematiche psicologiche e relazionali dell’obesità nei bambini e nei ragazzi, di cui le cronache spesso ci riferiscono anche le conseguenze drammatiche. L’obesità tra i bambini e i ragazzi è spesso anche correlata a problemi psico-sociali come scarsa autostima, bullismo a scuola, scarso rendimento scolastico, disordini alimentari e depressione, che non contribuiscono certamente ad una crescita sana e serena.

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Combattere e prevenire la cellulite

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 luglio 2021

La cellulite è uno degli inestetismi più diffusi e odiati nel mondo specialmente con l’arrivo del periodo estivo e della tanto temuta prova costume. Quest’infiammazione sottocutanea colpisce il tessuto adiposo, quello interstiziale (tra una cellula e l’altra) e il venoso-linfatico, dando vita a dei piccoli buchi sulla pelle di alcune zone del corpo, e creando così situazioni di disagio soprattutto nelle donne, maggiormente predisposte alla sua presentazione rispetto agli uomini, per via di una diversa composizione ormonale e dei tessuti adiposi, che ne favorisce la manifestazione. Il Professor Alessandro Zanasi dell’Università degli studi di Bologna ed esperto dell’Osservatorio San Pellegrino, spiega come la corretta idratazione, se affiancata ad una dieta equilibrata e a dell’attività motoria, possa contribuire efficacemente a sconfiggere questo fastidioso inestetismo.Una corretta e abbondante idratazione è fondamentale per combattere la cellulite, ma ciò che impatta davvero sull’organismo è la composizione dell’acqua che si beve. Quello che bisogna tenere in considerazione è l’equilibrio idro-salino e la quantità di magnesio contenuta al suo interno. “Sono particolarmente indicate – spiega il Professor Zanasi -le acque che, in base alle classificazioni internazionali, vengono definite “magnesiache, ovvero con una concentrazione di magnesio superiore a 50 mg/L. Questo elemento, infatti, migliora la combustione dei grassi, regola le funzionalità intestinali e contribuisce all’eliminazione dell’acido lattico responsabile della ritenzione idrica. Si consiglia di: consumare almeno 1.5/2L di acqua al giorno (anche sotto forma di thè o tisane) assumere molta frutta e verdura, alimenti naturalmente ricchi di acqua e fibre, che aiutano a depurare l’organismo; controllare l’apporto di sodio, limitando l’utilizzo sia di sale da cucina, sia di alimenti ricchi di sale (ad esempio formaggi stagionati, affettati, salumi, alimenti conservati in scatola e pietanze già pronte); consumare alimenti ricchi di antiossidanti, in particolare di antocianine, perché rinforzano le pareti dei capillari sanguigni migliorando la microcircolazione. Le antocianine sono contenute principalmente nei frutti rossi: mirtilli, uva rossa, lamponi, fragole, ribes nero, more e simili. Altro elemento fondamentale da affiancare a un corretto apporto di liquidi e a una dieta sana è l’attività fisica, anch’essa indicata al fine di favorire il miglioramento del microcircolo del sangue. In particolare si consiglia di fare lunghe camminate (da prediligere rispetto alla corsa) che aiutano in particolare a stimolare la circolazione venosa degli arti inferiori, in quanto i muscoli creano nelle vene un movimento che spinge il sangue dal basso verso l’alto contribuendo così a contrastare la ritenzione idrica.

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“AmyTour. Pazienti e medici dialogano sull’amiloidosi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

Si svolgerà online, dalle ore 16.00 di venerdì 16 luglio, il nuovo appuntamento “AmyTour. Pazienti e medici dialogano sull’amiloidosi” organizzato da OMaR-Osservatorio Malattie Rare in collaborazione con fAmy Onlus e con il contributo non condizionato di Alnylam, Pfizer e Sobi. Il progetto, giunto al suo quarto anno di vita, sarà l’occasione per comprendere come migliorare gli aspetti più critici nella gestione della patologia con lo strumento della telemedicina. L’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2 ha investito come uno tsunami l’intero sistema sanitario e ha messo a dura prova i malati cronici rari che hanno bisogno di terapie non rinviabili; alcune Regioni sono riuscite a supportare i pazienti riducendo al minimo i rischi e consentendo la continuità terapeutica, mentre in altre questo risultato è mancato o è stato molto scarso. La pandemia, che ha mostrato le fragilità del nostro sistema, deve portare allora a un’inversione di tendenza affinché non sia più il paziente a raggiungere il suo centro ma il contrario. Nel corso dell’incontro online i clinici saranno a disposizione per rispondere alle domande che gli verranno rivolte dai partecipanti.www.osservatoriomalattierare.it

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Covid-19, come gestire quarantena e isolamento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 luglio 2021

Il coronavirus spesso non finisce con la negativizzazione, con lo sfebbramento, con le dimissioni ma si prolunga nel tempo e crea quadri clinici nuovi. Ne ha preso atto anche il governo Draghi che ha stanziato fondi pubblici per coprire gli accertamenti dovuti ai sintomi legati alle ripercussioni del virus. Accanto al monitoraggio del long-covid, il medico di famiglia in questa fase può trarre vantaggi da un riepilogo delle normative su quarantena ed isolamento, alla luce delle nuove varianti, e di quelle sul massimo delle assenze consentito. Partiamo dal fondo.Poiché con le varianti potrebbero contagiarsi anche soggetti vaccinati, serve un supplemento di attenzione ai pazienti che non si negativizzano. Da una parte resta fermo da una parte per tutti i contagiati Covid, asintomatici (codice V07) o no (codice 480.3), e per tutte le varianti, il periodo di isolamento di minimo di 10 giorni più il tempo occorrente per effettuare il tampone e per ottenere l’attestato di negatività dello stesso (occhio, per rientrare al lavoro prima di fare il tampone bisogna contare 3 giorni senza sintomi). In caso di negatività si può rientrare al lavoro. Se però il tampone resta positivo, pur potendosi tornare alle attività ordinarie dopo il 21° giorno, nessuno può produrre certificato di avvenuta negativizzazione per il rientro al lavoro e serve un certificato di prolungamento della malattia redatto dal medico di famiglia. Di sicuro quel certificato di prolungamento fuori comporto servirà anche a chi ha la variante delta, che non solo non potrà tornare al lavoro ma in questo caso particolare dovrà anche restarsene a casa fino ad avvenuta negativizzazione.Esenzioni dal ticket- Nell’ultimo Decreto Sostegni Bis (73/2021) il Governo ha stanziato 58 milioni l’anno per gli anni 2021-2022 e 2023 per coprire le analisi e le visite specialistiche di cui avranno bisogno questi pazienti e ha esentato per 2 anni dal ticket le prestazioni di monitoraggio della patologia. Alcuni ospedali si sono organizzati per seguire i propri pazienti nel tempo, ma i soli malati gravi ospedalizzati sono stati 164 mila, in Italia (una volta e mezza i deceduti), e ci vorrebbe una risposta per tutti gli ospedalizzati e per chi ha avuto forme di malattia curate a casa ma ugualmente debilitanti. In questo contesto il medico di famiglia rivendica un ruolo determinante.Ruolo del medico di famiglia – Il sindacato Fimmg e la società scientifica Metis hanno elaborato un Documento sulla “gestione pazienti già Covid 19 positivi nel contesto del territorio”, che con un algoritmo consente di affrontare o prevenire i segni clinici del Covid Lungo. Molta attenzione è dedicata al processo di raccolta informazioni sulla malattia sofferta sia in ospedale, e al presente. Il questionario esteso presenta nove quesiti sull’attività respiratoria (hai tosse di qualsiasi tipo?ti manca il fiato se cammini? Sei in grado di svolgere le normali attività? Avverti dolori o fastidi nuovi) dolori toracici a riposo? Stanchezza inspiegabile? Rigidità muscolare? Perdita di sensibilità alle braccia? Pensiero rallentato?) e investe la qualità della vita con quattro item (mobilità, cura d sé, attività usuali, dolore/disagio) e 5 domande per ciascun punto. Infine, sono prospettati tre screening, uno neurologico (17 domande), uno psichiatrico (12 domande), uno cardiologico (5 domande). L’inquadramento finale dovrebbe portare a una gestione appropriata e coordinata con lo specialista. (fonte Doctor33)

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