Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for the ‘scuola/school’ Category

La questione educativa in Italia e nel mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In molti la considerano una vera e propria emergenza. È senza dubbio un grande problema politico e globale. È che i discorsi sui diritti e sui doveri rimangono nell’astratto se non riescono a mettere in moto un processo educativo sempre più urgente. Le difficoltà non mancano, ovviamente. Educare la persona umana è stato sempre molto arduo anche per colpa delle influenze subite e rilanciate dai pedagoghi di ogni età e stagione. Spesso si è esposti a rischi e fallimenti anche se si opera con tutta la buona volontà possibile. Ad aggravare la situazione vi sono gli abbandoni educativi o le guerre o le difficoltà legate al consumismo che allontanano i giovani dalla scuola. Ma si aggiungono vari altri fattori sui fini dell’educazione che vanno ad incidere sulla cristallizzazione del dibattito sui valori di un’etica pubblica delle norme costruite sul diritto positivo e morale procedurale.
E il dibattito è tale da far risultare sempre più marginale nella cultura la questione pedagogica. Non dimentichiamo, per altro, che viviamo in una società caratterizzata dal primato del contratto e dall’eclissi della solidarietà in cui la proiezione verso il domani è scarsa. Non a caso, possiamo dire, gli scrittori politici contemporanei destinano scarsissima attenzione al problema educativo: sono filosofi, esperti di etica, economisti, politici non pedagogisti. La stessa pedagogia liberale ritiene che l’essere umano non abbia bisogno di educazione, poiché è in grado di educare da solo se stesso. Vi fa il paio l’enorme abbondanza di sapere frammentario e dal torrente di notizie che si precipitano sul soggetto, disorientandolo. (Riccardo Alfonso)

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Didattica a distanza: le sue ricadute nel comparto scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

È stato il DPCM del 4.3.2020 a decretare la sospensione didattica, in presenza, in tutte le istituzioni scolastiche del territorio nazionale per attuare il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Da allora dirigenti scolastici, personale ATA, insegnanti e alunni sono stati catapultati in una realtà sconosciuta o quasi. Il Ministero dell’Istruzione ha avviato la procedura della didattica a distanza (DaD): il remote learning è così diventato la quotidianità.
AlmaDiploma, con la collaborazione del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea e degli Istituti associati al sistema AlmaDiploma nell’a.s. 2019/20, ha condotto una rilevazione ad hoc via web (CAWI-Computer Assisted Web Interviewing) per comprendere meglio l’esperienza di didattica a distanza vissuta dagli studenti delle classi quarte e quinte degli Istituti superiori. L’indagine è stata avviata durante le ultime settimane dell’a.s. 2019/20, precisamente a partire dal 29 maggio 2020. Ne emerge un quadro tutto sommato positivo per quanto riguarda la capacità di adattamento e di riorganizzazione, dimostrata sia dalla scuola sia dagli insegnanti nell’affrontare la crisi pandemica e nel garantire la continuità didattica con la modalità a distanza. Tuttavia si evidenziano criticità legate ai limiti dell’apprendimento a distanza e alle relazioni interpersonali, oltre alle preoccupazioni relative al futuro occupazionale.246 gli Istituti coinvolti, con 73.286 studenti di quarta e quinta, in prevalenza liceali (57,0%), seguiti dai tecnici (33,8%) e dai professionali (9,2%). A compilare il questionario relativo alla DaD, 23.305 alunni per un tasso di compilazione pari al 31,8%.I macro esiti più significativi, qui sintetizzati, riguardano vari aspetti (per gli approfondimenti si rimanda al Report allegato “Indagine sulla Didattica a Distanza”). Uno fra tutti la disponibilità delle attrezzature informatiche (pc, tablet, portatili o smartphone) e la connessione per seguire le lezioni: quasi la totalità dei rispondenti (93,6%) dichiara di non aver ricevuto alcun tipo di supporto da parte della scuola e ha, dunque, fatto affidamento sulle sole risorse disponibili in famiglia. Così come per gli effetti della DaD in termini di carico di studio, capacità di concentrazione e efficacia dello studio. Il 79,6% degli studenti dichiara che durante la didattica a distanza i compiti sono aumentati rispetto alle lezioni tradizionali: per il 24,7% il carico degli studi non è stato sostenibile, mentre per il 54,8%, sebbene aumentato, il carico è stato comunque sostenibile. Altro importante dato le opinioni degli studenti rispetto agli insegnanti. Circa i due terzi degli studenti (67,4%) sostengono che durante il periodo di didattica a distanza gli insegnanti abbiano valutato con equità le prove e i compiti svolti. Come ci si poteva attendere, durante il periodo di didattica a distanza si sono, invece, emotivamente intensificati i rapporti con i componenti della famiglia o i conviventi: lo dichiara il 73,3% degli studenti. Guardando al futuro poco meno di un terzo degli studenti (31,6%) ritiene che sarebbe utile continuare a usare la didattica a distanza, insieme alle lezioni in aula, anche dopo l’emergenza del Covid-19. Anche se poi il 72,1% degli studenti pensa che la preparazione raggiunta attraverso le lezioni a distanza sia inferiore a quella che avrebbero avuto andando a scuola; tant’è che il 42,8% degli studenti ritiene di non avere una preparazione adeguata per affrontare il prossimo anno scolastico o l’Esame di Stato per gli studenti di quinta. Timori che si riverberano anche sul futuro occupazionale di chi li circonda: infatti il 59,7% ritiene che molte persone vicine siano preoccupate di non trovare lavoro o diventare disoccupate a causa della difficile situazione economica dovuta al Covid-19.

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Didattica digitale integrata, arriva il regolamento fino alle medie

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2020

In corrispondenza dell’avvio dell’anno scolastico, il ministero dell’Istruzione ha prodotto il Regolamento della didattica digitale integrata Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado: nel richiamare integralmente, nel merito, quanto già espresso all’interno del Documento per la pianificazione di cui al DM39/2020, si evidenzia che tutte le scuole, a prescindere dal grado di istruzione, dovranno dotarsi del suddetto Piano. L’elaborazione del Piano, allegato o integrato nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, riveste dunque carattere prioritario poiché esso individua i criteri e le modalità per riprogettare l’attività 2 didattica in DDI, a livello di istituzione scolastica, tenendo in considerazione le esigenze di tutti gli alunni e gli studenti, in particolar modo degli alunni più fragili.
Ogni istituto, ottemperando ai principi del GDPR 679/2016, individuerà una Piattaforma che permetta un buon livello di servizio, ma al contempo presenti strumenti in grado di evitare il rischio di violazione del diritto alla privacy. Anche avvalendosi di personale tecnico e consulenti dell’area tecnica (amministratore di sistema), l’Istituto gestisce la sicurezza delle piattaforme e delle applicazioni DaD con settaggi opportuni nell’area riservata all’amministrazione e configurazione; tuttavia, la didattica svolta online, tramite la rete internet, rimane esposta a rischi di violazione della privacy dovuti al comportamento dei partecipanti.

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Scuola: I concorsi per 80 mila nuovi docenti partiranno ad ottobre

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Il record di insegnanti precari che si toccherà quest’anno – con 250 mila posti rimasti scoperti da assegnare con supplenza annuale – è dettato anche da una pessima gestione dei concorsi pubblici e riservati. L’Anief lo sostiene da quando è nata. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, lo ha confermato. “Di concorsi negli anni se ne sono fatti pochi – ha detto in queste ore -, si sono creati molti precari: ora abbiamo un Governo che vuole puntare sulla qualità della scuola. A ottobre i concorsi si faranno, sono tre in tutto. Si sarebbero dovuti fare questa estate, c’è stato un accordo di maggioranza”.
“Le parole della ministra dell’Istruzione – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci confortano, perché la scuola ha estremo bisogno di nuovi insegnanti, considerando l’alta percentuale di posti vacanti e disponibili. Allo stesso modo cogliamo l’occasione per chiedere di modificare le immotivate esclusioni da questi concorsi a priori di tanti candidati, oltre che valutazioni minime collocate su punteggi maggiori di quello che indicano le norme in vigore. Rimane necessario, inoltre, bandire il concorso riservato per il reclutamento di oltre 8 mila docenti di religione che da 15 anni si sono fatti carico del servizio senza alcuna opportunità di essere assunti in ruolo. C’è l’accordo di massima con la Conferenza episcopale italiana, seppure solo per una parte, ma non si vede luce. Come va organizzata una procedura diretta per stabilizzare tutti quelli che hanno insegnato su disciplina comune e su sostegno per almeno tre anni, anche non consecutivi: la Commissione Europea lo chiede agli Stati membri da più di 20 anni. Invece ci siamo ostinati a tenere chiuse le GaE e ad assumere solo da quelle di merito, arrivando a dilapidare il 60 per cento delle quasi 85 mila immissioni in ruolo che il Mef quest’anno aveva avallato e finanziato. E nemmeno si è provveduto ad avviare dei corsi abilitanti ordinari rivolti ai docenti della terza fascia d’istituto”. Uno dei mali cronici della scuola pubblica italiana sono le scelte sbagliate sul reclutamento del personale. Ad iniziare da quello del corpo insegnante: il rallentamento dei concorsi pubblici, che andrebbero banditi ogni biennio ed invece si materializzano ogni 4-5 anni, peraltro pure sbagliati nella forma e nei regolamenti, è uno dei motivi che ha prodotto il numero assurdo di supplenze annuali che gli Uffici scolastici hanno iniziato a conferire in questi giorni e che si protrarranno chissà per quante settimane.Sarebbe bene, quindi, che i tre concorsi in cantiere vengano svolti il prima possibile, ovviamente nelle condizioni di massima sicurezza. A partire da quello della secondaria per 32.000 posti, le cui domande di partecipazione sono state 64.000, con le cattedre già suddivise per regione. Poi, a seguire, prenderanno il via i concorsi ordinari, sia della scuola d’infanzia e primaria, sia ancora della secondaria. La ministra dell’Istruzione, parlando durante “Cartabianca” su RaiTre proprio sui concorsi per i docenti ha detto: “Noi abbiamo deciso di investire sulla qualità della scuola, dando in mano il futuro degli studenti agli insegnanti. Entro ottobre si faranno i concorsi”.

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Scuola e Disabilità: La Corte EDU condanna l’Italia per mancata adeguata assistenza a una minore

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver fornito una adeguata assistenza scolastica ad una minore, affetta da una forma di autismo, nei primi anni della scuola primaria. Sono state respinte le ragioni portate in giudizio dell’Avvocatura di Stato che motivava la mancata erogazione del trattamento differenziato sulla base delle restrizioni in termini di risorse previste in legge di stabilità 2011.La Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato la violazione dell’articolo 14 (Divieto di discriminazione), in combinato disposto con l’articolo 2 del Protocollo Addizionale n. 1 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Diritto all’istruzione), rilevando il carattere discriminatorio dell’omessa assistenza.In particolare, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sottolineato non soltanto che l’assistenza scolastica invocata dalla ricorrente le sarebbe spettata di diritto, in accordo con le disposizioni normative vigenti, ma anche le gravi conseguenze che in difetto di tale assistenza si producono ai danni di una minore nei primi e fondamentali anni di scuola primaria. Evidenzia Filomena Gallo, avvocato e Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, realtà attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla Salute e alla Scienza “Proprio nei giorni in cui in Italia è vivo il dibattito legato alle lacune del sistema scolastico alla riapertura post lockdown, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con una importante sentenza, ha quindi segnato una tappa decisiva verso il rafforzamento dei diritti delle persone con disabilità nello scenario europeo ed internazionale. Un grazie a questa famiglia che ha deciso di chiedere l’affermazione di diritti fondamentali per la propria figlia e all’avv. Marilisa D’Amico, che ha patrocinato la difesa del caso che ha portato a questa importante decisione”.Conclude Filomena Gallo: “La storia di G.L. ricorrente, è la storia di tante persone con disabilità che ogni giorno devono combattere per poter vedere erogato ciò che è un diritto. Sono anni che con l’Associazione Luca Coscioni siamo costretti ad agire in giudizio per ottenere la piena affermazione di diritti fondamentali delle persone con disabilità, agiamo anche contro ogni forma di discriminazione in virtù della legge 67/2006. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità risulta ancora non pienamente attuata nel nostro Paese come evidenziato ripetutamente dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità. Oggi la decisione della Corte EDU assume ancor più rilievo e con valenza diversa poichè in tempi di pandemia, l’assistenza, l’inclusione per le persone con disabilità rappresenta una questione di emergenza nell’emergenza. Occorrono politiche adeguate per eliminare ogni discriminazione oggi purtroppo ancora esistenti, come la decisione della Corte EDU evidenzia.”

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Professional Development e delle Summer School di EIT Food

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

L’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia (EIT) dell’Unione Europea ha attribuito il ruolo di coordinatori dei consorzi europei del settore Food a due docenti dell’Università di Torino: il Prof. Luca Cocolin, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentarie e il Prof. Dario Peirone, del Dipartimento di Giurisprudenza. UniTo sarà coordinatrice sia dei progetti di Professional Development che delle Summer School nei Paesi e le Regioni RIS.L’Università di Torino è partner molto attivo nell’ambito del progetto EIT Food sin dall’inizio della sua attività nel 2017. Il Sistema di Innovazione Regionale (RIS) dell’EIT è stato progettato per gli Stati membri dell’UE e per i Paesi associati al programma Horizon 2020 in Europa che sono, secondo lo European Innovation Scoreboard, innovatori moderati in cui è necessario potenziare la rete internazionale degli ecosistemi locali dell’innovazione. Tra questi anche il Centro-Sud Italia e la Valle d’Aosta.I due progetti presentati dall’Università di Torino sono stati giudicati i più solidi e innovativi, arrivando quindi a essere investiti del coordinamento generale delle linee progettuali nei Paesi RIS. Un ruolo di forte prestigio e responsabilità, visto che i programmi EIT Food coinvolgeranno centinaia di studenti e aziende in molti paesi d’Europa. La creazione e lo sviluppo di laboratori di didattica innovativa come lo Startup Creation Lab e il coordinamento e la partecipazione in progetti quali il Master in Food Systems e l’European food system education and training (EFSET) hanno permesso all’Università di Torino di acquisire competenze ed esperienze che sono state giudicate all’avanguardia nel contesto europeo. Ai consorzi partecipano, tra le altre, Università come Cambridge, Technion, Varsavia e Aarhus, oltre a importanti imprese nel settore del food.
Il programma delle RIS Summer School fornirà tre contesti esperienziali incentrati sull’imprenditorialità e la creazione di idee imprenditoriali e innovative sui temi della Nutrizione, dell’Economia Circolare e sul Tracciamento Digitale della catena di produzione degli alimenti. Il percorso è composto da una serie funzionale e progressiva di moduli, in cui gli studenti acquisiranno competenze attraverso un approccio pratico alla risoluzione dei problemi, lavorando in team e collegando la fase di Idea Generation con le Smart Specialization Strategies nazionali e regionali sull’industria alimentare. La formazione si concentrerà sulla creazione di mentalità imprenditoriali, sviluppando capacità di lavoro di gruppo tra studenti con background molto diversi.Il progetto Professional Development mira, con un approccio integrato e il coinvolgimento, oltre al mondo universitario, di agricoltori, imprenditori, start-up, professionisti del settore, a portare le tecnologie più innovative direttamente sui campi e negli allevamenti. Sarà pratico e utile ad abbattere le barriere e i pregiudizi legati all’innovazione, toccando anche temi caldi come i novel food e la produzione di proteine alternative, dagli insetti alle alghe.

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Alle radici della nostra cultura

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

È come trovarci al cospetto di un albero millenario, come lo è l’antico pino bristlecone con i suoi 4841 anni di età, vecchio ma non domo che continua a far crescere le sue foglie e i suoi rami attingendo la sua linfa dalle radici che sono ben piantate nel terreno sottostante. Il tratto vetusto è dentro la corteccia. È inserito come se fosse una sorta di filo d’Arianna che parte dall’estremo punto di una radice per fissarsi lungo la venatura delle foglie che, a loro volta, cadendo ritornano all’origine. È così che il ciclo si completa. E l’albero crescendo vedrà le stagioni scorrere impetuose come di un torrente in piena e l’essere umano, della cui cultura è precettore, che si abbevera a quelle acque turbolente ma capaci di acquetare la sua sete di sapere. È così che l’uomo moderno riscoprì la cultura romana e greca e l’arte attraverso l’intreccio dei rami di quest’albero millenario. Così fu che Copernico riscoprì l’astronomia “contro tutto quanto si crede e s’insegna nelle scuole”. E soggiunse: “lessi tutti i filosofi, dei quali potei procurarmi le opere, e appresi da Cicerone che il filosofo pitagorico Niceta conosceva la terra circolante intorno al sole e con lui Plutarco, Aristarco di Samo, Heraclide Pontico e Filolao di Croton. Ma costoro da chi lo seppero? Forse dagli egizi che precedettero la cultura Hellenica? E poi ancora andando a ritroso ci ritroviamo, in luogo del vetusto albero, al cospetto di un esile ramoscello tenace nel resistere alle intemperie del tempo e forte nel crescere per diventare un albero monumentale, che è poi una parola che deriva dal latino ‘monere’, ovvero ‘ricordare’.
E tutto questo preambolo oggi mi serve per salutare i discenti ed i loro pedagoghi che continuano la tradizione della conoscenza dalle aule scolastiche, dai loro nuovi banchi monoposto e alcuni ancora con il volto semi nascosto dalle mascherine per cercare di contrastare l’insidia di un virus diventato per l’umanità pandemico.
Per dire che bisogna tenere duro perché la forza dell’umanità oggi più che mai si ripone nella cultura che non solo ci fa apprezzare la bellezza e la grandezza di un albero antico ma ci rende consapevoli di essere gli eredi di un impegno corale che è riuscito ad attivare la nostra sensibilità artistica, poetica, letteraria e a farci comprendere il valore di una sapienza che è cresciuta con noi e che non va dispersa ma amata e rinforzata con le nuove sfide cognitive che ci attendono. (Riccardo Alfonso)

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Lettera aperta ai dirigenti, al personale scolastico, agli studenti del presidente Anief-Udir, Marcello Pacifico

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Cari/e colleghi, alunni/e, il 14 settembre 2020 rappresenta una data da ricordare per l’inizio delle lezioni in alcune delle nostre scuole dopo mesi di chiusura in cui il Paese finalmente si è interrogato sull’importanza del lavoro che ogni giorno svolge
più di un milione di insegnanti, educatori, amministrativi, presidi per garantire il diritto all’istruzione di 8 milioni
di studenti. La scuola deve ripartire, è responsabilità di ognuno di noi, ci ricorda papa Francesco oggi, e nel ripartire deve
avere chiaro un nuovo patto educativo tra le famiglie e tutta la comunità educante con una particolare attenzione
alla cura della salute, delle relazioni sociali, di chi è rimasto indietro, di chi è più debole, di chi è fragile, del
nostro ambiente. Il distanziamento sociale rimane uno degli strumenti più forti anche se più alieni all’uomo, che Aristotele ha
definito proprio animale sociale, per combattere la diffusione del Covid-19 dentro e fuori le aule, nonostante i
protocolli di sicurezza presi sulle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico e le Linee Guida dell’istituto
superiore della sanità. Sono consapevole che la paura è tanta, i dubbi maggiori, ma non dobbiamo uccidere la speranza, anzi
dobbiamo rafforzare la nostra prospettiva per una sfida che ci deve vedere tutti attenti e uniti nel culto della
tutela della salute ma anche del desiderio della cultura. Nei mesi duri della chiusura, moltissimi insegnanti hanno
cercato di restare in contatto con i propri studenti pur non essendo formati a una didattica a distanza che in
alcuni casi ha persino allargato le distanze sociali. Dobbiamo fare di tutto per non ritornare a quei mesi, perché la tecnologia ci deve aiutare a migliorare gli strumenti di diffusione del sapere ma non potrà mai sostituire la mediazione didattica in presenza e il suo ruolo nell’educazione delle nuove generazioni. Sono certo che tutti ci impegneremo perché la curiosità guidi ancora i nostri figli e con essi li porti alla ricerca di una società più giusta e migliore; in fondo, come a Federico II piaceva sempre ricordare al figlio Corrado, si gubernare populos in studium velle. Compito del Governo, del Parlamento, del Sindacato è alimentare questo sogno, sorreggere questo impegno, vincere questa sfida che dovrà dotare l’istruzione e la ricerca nei prossimi anni al centro degli investimenti contratti con l’Europa per la ripartenza questa volta del Paese. Dobbiamo stabilizzare i precari e assumere tutti i vincitori dei concorsi, dobbiamo abolire le classi pollaio, dobbiamo recuperare i diecimila plessi dismessi, utilizzare organici certi su tutti i posti vacanti specialmente su quelli di sostegno. Abbiamo il dovere, in poche parole, di dare un futuro all’Italia nella sua vocazione europea, terra di tolleranza, di creatività, di diritto, di cultura. Il nostro obiettivo è quello di ricostruire insieme una scuola più giusta che sia fondata sul rispetto del diritto nazionale e comunitario’. Buon inizio delle lezioni Marcello Pacifico (n.r. E noi ci associamo)

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La didattica? Meglio in presenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Il 57% degli studenti vuole tornare in classe: è il risultato emerso da un’indagine di Studenti.it che ha coinvolto 18.150 ragazzi delle scuole superiori di 1° e 2° grado, per mettere a fuoco cosa pensano, come vivono questo momento, se e come cambieranno le loro abitudini. Per gli intervistati manca il contatto con i compagni e con i professori, c’è voglia di normalità. Il 66% ritiene addirittura che la didattica online sia penalizzante perché i problemi di connessione e gli strumenti informatici non sempre adeguati hanno reso faticosa e non ottimale l’interazione tra studenti e prof. La conclusione dell’anno scolastico 2019-2020 è stata anomala: solo il 30% degli intervistati ha dichiarato a Studenti.it che nella propria classe ci sono stati bocciati o rimandati. Non sembrano esserci state grandi lacune o necessità di recuperare, dunque, visto che solo il 38% degli istituti ha organizzato corsi di recupero. Nell’anno scolastico 2018-2019, invece, sono stati organizzati in tutte le scuole, a fronte di un 21% di rimandati a settembre e di un 6,8% di bocciati. Sulla questione dei banchi a rotelle, per la maggioranza dei ragazzi che hanno risposto al sondaggio di Studenti.it (86%), questi potrebbero essere fonte di un uso improprio da parte degli studenti e quindi di ulteriori problemi. Per il restante 14%, invece, i banchi singoli rappresentano una buona soluzione a garanzia del distanziamento.La maggioranza dei ragazzi, infine, non cambierà le proprie abitudini per recarsi a scuola. Secondo la ricerca di Studenti.it, il 23% troverà un modo alternativo di spostarsi rispetto al periodo pre Covid, mentre il 77% continuerà a utilizzare gli stessi mezzi di trasporto: di questi il 40% userà i mezzi pubblici, il 32% si sposterà in automobile, il 18% andrà a scuola a piedi, il 4% con il motorino, il 6% con la bicicletta o il monopattino.
Studenti.it è rimasto sempre a fianco degli studenti durante tutte le fasi dell’anno scolastico del lockdown, incrementando l’offerta con migliaia di contenuti gratuiti, dalle videolezioni con i consigli per lo studio, alle dirette social di esperti e youtuber ai podcast “Te lo spiega Studenti”, un nuovo modo di fruire gli appunti online. Nei primi sei mesi dell’anno il brand del Gruppo Mondadori ha registrato un aumento del +30% di traffico sul sito rispetto allo scorso anno (fonte: Google Analytics, media marzo-aprile-maggio), raggiungendo ad aprile, mese del completo lockdown, 5 milioni di utenti unici, +34% rispetto ad aprile 2019 (fonte: Total Audience aprile 2020), e visualizzazioni sul canale YouTube in crescita del +50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Pronti a tornare a scuola?

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

Pigna, storico marchio di cancelleria per la scuola e l’ufficio, lancia per il prossimo “Back to school 2020” una linea di quaderni speciali con contenuti educativi e divertenti in collaborazione con Amuchina, simbolo di disinfezione e igiene profonda.
Massimo Fagioli, Presidente e CEO di Pigna, commenta: “Da sempre siamo vicini agli studenti italiani e alle loro famiglie, e fin dagli anni ’30 abbiamo proposto contenuti educativi nelle prime e ultime pagine delle copertine dei nostri quaderni per la scuola. Quest’anno non poteva mancare un riferimento all’igiene e siamo orgogliosi della collaborazione con Angelini Pharma che con i prodotti a marchio Amuchina ha rappresentato il simbolo della lotta alla pandemia nella quotidianità”.La tradizione di Pigna rivive oggi in chiave contemporanea per veicolare messaggi educativi attraverso il materiale scolastico e per sensibilizzare gli studenti alle corrette abitudini igieniche a casa e fuori, in un periodo così delicato come quello che stiamo vivendo. Una nuova, esclusiva, linea di quaderni pensata per gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori, che hanno al proprio interno simpatiche storie illustrate: più nel dettaglio, nei quaderni saranno presenti quattro brevi fumetti rivolti ai più piccoli sui corretti stili di vita e di igiene utili a ridurre il rischio di contrarre il virus al parco, alle feste di amici e sui mezzi pubblici scritti con un linguaggio semplice e chiaro. Per i ragazzi più grandi, sono state ideate delle vignette con una grafica accattivante e allo stesso tempo rassicurante, contenenti regole e consigli per “andare in giro” e “stare in mezzo agli altri” in tutta sicurezza.Tutti i materiali vogliono mettere in evidenza il ruolo dei bambini e ragazzi nella prevenzione del contagio.I quaderni sono in vendita nei principali supermercati italiani fino a fine anno.

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Covid-19: Basso rischio di diffusione da bambino a bambino e rara la trasmissione da bambino ad adulto

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

A tranquillizzare insegnanti e genitori in occasione della riapertura del nuovo anno scolastico è l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) che in un articolo pubblicato su JAMA Pediatrics1 mette in evidenza come nei bambini la suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 sia dimezzata rispetto agli adulti e come essi non ricoprano un ruolo di rilievo nella circolazione del nuovo coronavirus.
A fotografare l’impatto psicofisico che la chiusura della scuola ha avuto sui bambini e ragazzi è un’indagine tutta italiana condotta su un campione di 2.064 studenti tra gli 11 e 19 anni. Angoscia e tristezza sono stati causati da un sentimento di solitudine avvertito dal 42,5% degli intervistati di sesso femminile e dal 32,5% di sesso maschile, per un totale del 75% dei casi. Altro fattore che ha tinto di grigio le giornate di bambini e adolescenti è stata la mancanza di senso di comunità, tipicamente generato dalla scuola, emersa nel 42,5% dei casi (26,5% femmine; 16% maschi) e lo stop delle attività sportive svolte a scuola nel 20% dei casi (6,7% femmine; 13,4% maschi). L’abbassamento del tono dell’umore non pare, invece, essere legato al virus: solo il 4%, infatti, ha dichiarato di sentirsi triste per paura della malattia.Inoltre, il 48,7% delle femmine ha riferito di piangere durante il giorno (13,4% nei maschi). Non solo tristezza: ansia e agitazione hanno colpito quasi il 40% degli intervistati (24.6% femmine; 14,6% maschi) a causa della separazione dai propri compagni, mentre oltre il 27% ha sviluppato sintomi di ansia per timore di non riuscire a stare dietro allo studio. La chiusura delle scuole ha, inoltre, provocato disturbi del sonno: a dormire meno il 43% delle femmine, mentre la percentuale di maschi che ha fatto le ore piccole si attesta al 24%. Il senso di affaticamento era più significativamente frequente nelle femmine (49%) rispetto ai maschi (35,3%) e nel gruppo di 14-19 anni.Disturbi emotivi di rilievo, dunque, quelli causati dalla chiusura della scuola a bambini e adolescenti, ancor di più se di sesso femminile. Da ultimo, il 51,5% delle femmine e il 44,7% dei maschi desidererebbe parlare di COVID-19 con un medico, informazione importante anche per i programmi formativi scolastici su tematiche relative alla salute.Secondo l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive gli istituti scolastici possono e devono rimanere aperti in virtù dello scarso ruolo del bambino nella trasmissione della malattia, sebbene con il mantenimento di tutte le misure igieniche e di distanza fisica per la prevenzione delle infezioni respiratorie e un monitoraggio epidemiologico continuo della circolazione di SARS-CoV-2.
Quanto all’uso delle mascherine, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fornito alcune precise indicazioni: da zero a 5 anni non deve essere indossata e la motivazione è da ricercarsi nel ruolo minore del bambino piccolo nella diffusione della malattia e nella sua scarsa capacità di utilizzare in modo appropriato una mascherina; da 6 a 11 si valuta a seconda della situazione epidemiologica scolastica o cittadina e, quindi, se è presente una trasmissione diffusa di SARS-CoV-2 nell’area in cui risiede il bambino. Ai bambini di età pari o superiore a 12 anni è richiesto di indossare la mascherina come agli adulti, in particolare quando non possono garantire una distanza di almeno 1 metro dagli altri. In ogni caso, è importante assicurarsi che la mascherina sia della misura giusta per coprire naso e bocca, non toccarne la parte anteriore e non tirarla sotto il mento o nella bocca. Una volta sfilata dal volto, la mascherina deve essere riposta in una borsa o in un contenitore e non deve essere condivisa con altri o gettata per terra. È importante che insegnanti e genitori educhino il bambino che utilizza la mascherina e ne correggano comportamenti errati ogni qualvolta sia necessario.

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Scuola: Il premer Conte ammette le carenze strutturali che si trascinano e dice grazie ai docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

“La scuola sconta carenze strutturali che ci trasciniamo da anni aggravate dall’attuale pandemia”: è uno dei passaggi più importanti del messaggio inviato oggi dal premier Giuseppe Conte per l’inizio della scuola previsto domani nella maggior parte delle regioni italiane. Nel rivolgersi a studenti, famiglie e personale, assieme all’esigenza primaria di “rispettare le regole di cautela che” consentono di tutelare “la salute delle persone”, il premier si è quindi soffermato sui danni prodotti dall’indifferenza di governi passati e dallo sconcertante dimensionamento approvato da ormai 12 anni e mai contrastato dai governi successivi.“Come sindacato – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – giudichiamo l’intervento di Giuseppe Conte appropriato, perché ha colto i punti focali che caratterizzeranno questo difficile anno scolastico, a partire dalla necessità di rispettare le regole e il distanziamento sociale, a scuola ma anche in tutti gli altri luoghi. La scuola – prosegue il sindacalista – non poteva arrivare preparata al meglio a questo appuntamento, poiché i tagli di 4 mila istituti autonomi, di 200 mila e oltre docenti e Ata, di prezioso tempo scuola e di risorse ingenti al settore della Conoscenza, non potevano essere cancellati in pochi mesi. A questo punto, confidiamo più che mai nel fondi del Recovery fund e ci fanno bene sperare le affermazioni fatte nei giorni scorsi dallo stesso premier, assieme al suo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, di voler porre proprio la scuola al centro del progetto di riqualificazione del Paese, attraverso oltre 200 miliardi provenienti dall’UE”.Secondo il Presidente del Consiglio la ripartenza della scuola deve essere l’occasione per tornare ad investire nella Conoscenza e in chi vi opera. Giuseppe Conte si è rivolto infatti anche “agli insegnanti”, rimarcando che hanno “fatto uno sforzo straordinario in questi mesi di lockdown continuando a fare lezione con la didattica a distanza: non era affatto facile – ha detto il presidente del Consiglio – eppure avete svolto un grandissimo lavoro e per questo vi siamo grati. Ringrazio anche le famiglie, le mamme, i papà che hanno fatto molti sacrifici. Grazie anche ai dirigenti e tutto il personale della scuola: in questi mesi estivi non vi siete fermati un attimo, avete lavorato tantissimo per essere pronti per la riapertura. Saremo con tutti voi, saremo al vostro fianco e continueremo a esserlo nei prossimi giorni e mesi”.Le parole del presidente trovano l’apprezzamento del sindacato Anief. “Secondo il presidente del Consiglio – spiega il suo presidente Marcello Pacifico – è dunque giunta l’ora valorizzare sempre di più il ruolo dei docenti: è il suo è un impegno importante, da rimarcare, perché se attuato andrebbe a sovvertire anche in questo ambito la politica del risparmio scientificamente introdotto negli ultimi decenni contro la categoria degli insegnanti, fino ad impiegatizzarli e a burocratizzare oltremodo il loro operato quotidiano. Assieme ai limiti strutturali, sugli organici, sull’ammassamento di alunni, il lockdown ha messe in luce la rilevanza dell’azione formatrice dei docenti. Appena superati i problemi d’inizio anno, coperti i 250 mila posti senza titolare, avviata la macchina organizzativa dei concorsi, l’attenzione del Ministero e del Governo è fondamentale che si incentri proprio sulla valorizzazione, professionale ed economica, dei docenti e del personale Ata”.Anche questi punti sono stati toccati oggi nella lettera inviata dallo stesso presidente nazionale a tutto il personale scolastico e agli alunni. “Dobbiamo stabilizzare – scrive Pacifico – i precari e assumere tutti i vincitori dei concorsi, dobbiamo abolire le classi pollaio, dobbiamo recuperare i diecimila plessi dismessi, utilizzare organici certi su tutti i posti vacanti specialmente su quelli di sostegno. Abbiamo il dovere, in poche parole, di dare un futuro all’Italia nella sua vocazione europea, terra di tolleranza, di creatività, di diritto, di cultura. Il nostro obiettivo – conclude il sindacalista autonomo – è quello di ricostruire insieme una scuola più giusta che sia fondata sul rispetto del diritto nazionale e comunitario’.

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Scuola: ulteriori nuovi spazi per ripresa attività didattica grazie a Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e Vicariato di Roma

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Roma Nell’ambito del Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e Vicariato di Roma, sono stati reperiti ulteriori nuove sedi che consentiranno agli istituti scolastici di ampliare lo spazio a disposizione e rispettare con maggiore cura il distanziamento necessario. Nello specifico, il Vicariato di Roma ha messo a disposizione 13 parrocchie e 2 Istituti Religiosi che ospiteranno 68 classi di Istituti di diversi Municipi di Roma per un totale di 1.311 alunni.L’obiettivo è quello di garantire che le attività educative e didattiche “in presenza” possano svolgersi regolarmente nel corso dell’anno scolastico 2020-2021.

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Scuola: Rientro in sicurezza, Pacifico (Anief): il distanziamento va fatto

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Ci sono le condizioni per il rientro a scuola in sicurezza da lunedì? La domanda è stata posta dalla redazione di “RGS Giornale di Sicilia”, durante la trasmissione odierna Ditelo in diretta, a Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Bisogna partire fiduciosi – ha detto il sindacalista – ma sarebbe bene che i nostri insegnanti facciano un lavoro di rieducazione dei loro ragazzi. Perché se nelle nostre aule cerchiamo di mantenere il distanziamento sociale, ma poi si organizzano delle feste, dove si riuniscono in centinaia, allora tutto diventa una farsa. Allora è bene che la regola del distanziamento venga davvero e sempre rispettata. In Israele sta ripartendo il lockdown; in Inghilterra sono vietati assembramenti a casa per più di sei giorni. Dobbiamo cercare di evitare di nuovo questi estremi. Serve, allora, un buon comportamento, da tenere – ha sottolineato Pacifico – dentro e fuori le aule, da parte dei nostri studenti come dagli adulti”.La Sicilia è una delle regioni dove la ripartenza della scuola si sta dimostrando complicata. Lo conferma il presidente nazionale Anief. “Nell’Isola – ha detto a RGS – i banchi monoposto sono arrivati solo in una piccola parte: prima di tutto perché il commissario straordinario Domenico Arcuri aveva preannunciato come scadenza per le consegne la fine di ottobre e secondo poi perché la Sicilia non figura tra le regioni con maggiori contagi, dove la consegna avviene prima. E comunque i banchi non sono lo strumento principale per contenere il contagio”.La situazione che al momento preoccupa è quella degli spazi dovuti all’eccessivo numero di alunni: “purtroppo – ha detto Pacifico – i tagli e il dimensionamento attuato negli ultimi 12 anni hanno soprattutto colpito in modo consistente la Sicilia, dove sono state accorpate più classi rispetto ad altre parti d’Italia. Questo comporterà che in alcune scuole, tranne per le classi, si inizierà con entrate differenti degli alunni, a giorni alterni, scaglionati, un giorno sì e un giorno no, in parte con la didattica a distanza. E in altre ancora, per vie delle elezioni e del referendum del 20 e 21, si partirà direttamente il 24 settembre”. “I problemi permangono: sappiamo che” a livello nazionale “il 2,6%, in tutto 13 mila tra docenti e amministrativi, sono risultati positivi al test sierologici, su 500 mila che si sono sottoposti volontariamente” all’esame preventivo. “Ci sono problemi su problemi: ieri è stata pubblicata una circolare sul personale ‘fragile’, che fortunatamente sarà esteso anche al personale precario, come Anief aveva chiesto. La prima norma da eseguire però rimane quella del distanziamento sociale”.

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Scuola: Inizia la difficile caccia al docente

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Dopo le tante mancate immissioni in ruolo, con appena il 30% delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto alle quasi 85 mila autorizzate dal ministero dell’Economia e delle Finanze, gli Uffici Scolastici Regionali stanno velocemente provvedendo a verificare la quantità di posti ancora vacanti e comunque da coprire con supplenze. Tra questi, che nell’anno del Covid saranno probabilmente oltre 250 mila, è prevedibile che una percentuale crescente venga assegnata attraverso la Messa a disposizione. Il problema è che con le nuove disposizioni introdotte del ministero dell’Istruzione pochi giorni fa si riduce la platea di potenziali candidati che possono presentare domanda direttamente alle scuole: solo “i laureati e neolaureati e coloro non iscritti in graduatoria – come indica pure la stampa specializzata – potranno inviare la Mad, preferibilmente per una provincia, da indicare nell’istanza”.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “è un errore strategico rilevante quello di impedire ad un docente inserito nelle GaE o nelle nuove Graduatorie provinciali per le supplenze di presentare Messa a disposizione in altra provincia rispetto a quella di inserimento in Graduatoria: questo paletto gratuito creerà ancora più problemi ai dirigenti scolastici di trovare un docente per conferire incarichi di supplenza o di sostituzione di personale assente. Non solo: si potrebbe teoricamente anche arrivare a nominare come supplenti dei candidati senza titoli e alcuna esperienza, mentre parte di coloro che hanno già svolto supplenze, hanno titoli di accesso adeguati e addirittura abilitati all’insegnamento, costretti a non presentare Mad, potrebbero non essere assunti”.Nell’anno del record di supplenti il numero delle Mad è destinato a crescere ulteriormente. Era inevitabile, ma anche perché l’amministrazione ci sta mettendo del suo. Secondo il sindacato, ad incentivare questo fenomeno, che porta in cattedra spesso personale senza precedenti di insegnamento e a volte anche privo del titolo corrispondente alla disciplina d’insegnante, inciderà molto una decisione inedita del ministero dell’Istruzione: è quella inclusa nella Nota 26841 del 5 settembre 2020, con cui si dispone che “le domande di messa a disposizione devono essere presentate esclusivamente dai docenti che non risultino iscritti in alcuna graduatoria provinciale e di istituto e possono essere presentate per una provincia da dichiarare espressamente nell’istanza”.

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Scuola: Insicuri a scuola. Sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero!

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

13000 positivi tra docenti e ATA, questi i dati che emergono dai test effettuati sul personale della scuola a quattro giorni dalla riapertura. Tutti lavoratori che non potranno essere sostituiti, perché le immissioni in ruolo flop del ministro Azzolina (solo 25.000 sulle 80.000 previste) e il mancato incremento del personale Ata lasceranno centinaia di scuole scoperte.24 e 25 settembre sciopero di due giorni, per dire no ad un concorso selettivo che non si potrà svolgere, sì all’immissione in ruolo immediata per chi ha 36 mesi di servizio, 50000 unità di personale ATA in più e full time per i 4000 ex LSU assunti part time. Insicuri a scuola, sicuri nella lotta. Il 24 e 25 settembre sciopero scuola per investimenti veri nella scuola pubblica statale.

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ANCoDiS: il tema della sicurezza nella scuola covidiana

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

L’anno scolastico 2020-2021 è iniziato da pochi giorni per tutto il personale e per gli alunni impegnati nei PAI ma possiamo dire che per DS, Collaboratori/preposti, DSGA ed RSPP (se docenti) è stato senza soluzione di continuità con il precedente.
Già dai mesi scorsi siamo stati concentrati sul tema della possibile ripartenza in presenza ed in sicurezza ponendo – purtroppo per le diverse variabili – in secondo piano la progettualità didattica delle autonome Istituzioni scolastiche.
Dirigenti scolastici e loro collaboratori, preposti, DSGA, RSPP e medici competenti sono stati investiti dalle responsabilità indotte dall’emergenza pandemica e dalla conseguente sicurezza sanitaria in un luogo speciale noto per la complessità sia organizzativa che gestionale.Per questa ragione Ancodis propone alle ore 16,30 di lunedi 7 settembre il webinar “La sicurezza a scuola nel tempo del Covid 19: analisi dei fabbisogni e proposte risolutive. Protagonisti a confronto” per chi è impegnato a diverso titolo nella gestione e nel monitoraggio delle azioni previsti dai protocolli di sicurezza.La nuova figura del Referente scolastico Covid 19, la gestione degli alunni e del personale in condizioni di fragilità, le azioni organizzative e preventive previste dal protocollo, la conoscenza e l’utilizzo delle necessarie fonti di finanziamento, le tutele di chi si fa carico di vigilare e monitorare in ogni plesso il rispetto delle norme previste dai protocolli saranno oggetto di riflessione e di auspicate e sostenibili proposte. Si metteranno a confronto le figure professionali che si sono fatte carico in questa calda e difficile estate di progettare, organizzare e simulare misure di prevenzione e di contenimento con l’obiettivo di mitigare quanto più possibile i fattori di rischio per alunni e personale.Ascolteremo il punto di vista del DS Andrea Tommaselli nella qualità di datore di lavoro, del DSGA Domenico Mazzeo esperto in amministrazione scolastica, del Medico competente Paola Imburgia, del RSPP Alberto Cipolla, del Referente scolastico Covid 19 Alessandro Petrozzi e di Mario Tramontana esperto in tutele assicurative in ambito scolastico.Saranno protagonisti che proveranno a dare una visione unitaria che – a partire dalla responsabilità del DS e dal ruolo delle figure professionali coinvolte – si renderà tangibile nell’azione quotidiana nella quale i preposti, i docenti, i collaboratori scolastici, gli alunni e le famiglie dovranno fare sistema per tutelare la sicurezza di tutti.
Nel corso del dibattito interverrà un docente già formalmente nominato quale Referente scolastico Covid.
Allego locandina informativa. L’ANCoDiS è l’Associazione che sostiene il riconoscimento giuridico e contrattuale dei Collaboratori dei DS e delle Figure di sistema che lavorano nelle autonome Istituzioni scolastiche. Prof. Rosolino Cicero

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Medico scolastico, la proposta fa discutere ma in alcune Regioni è realtà

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Fino agli anni Ottanta si trovava ancora. Misurava peso altezza e pressione ai bambini, poi ricompariva per il controllo dei pidocchi (magari al suo posto c’era la vigilatrice d’infanzia) o per il test della vista. Nelle scuole, il medico era una rassicurante presenza. Di solito aveva la convenzione “dei servizi” e magari faceva anche il pediatra da un’altra parte. Poi – in realtà ben prima dell’introduzione dei bilanci di salute nella convenzione dei pediatri del territorio – molti suoi compiti divennero doppioni e lo stato ne consentì la soppressione. Oggi l’esigenza di identificare un caso di Covid a scuola e di mettere in pratica le norme per contenere i contagi ripropone il medico scolastico. E, se a livello nazionale c’è dibattito, le regioni fanno da sole.In particolare, la Toscana ha invitato le Asl entro questo mese ad arruolare sia medici attivi, sia specializzandi e pensionati con contratti libero professionali fino a giugno 2021. I compiti? Far rete con l’azienda sanitaria e con il referente Covid individuato dalla scuola per isolare i casi sospetti e gestirli. E ancora, valutare se le misure di prevenzione messe in campo dall’Istituto superiore di sanità tra i banchi funzionano, e se sono fatte rispettare, fare valutazioni epidemiologiche, effettuare interventi diagnostici in scenari infettivologici e non. L’ordinanza ha provocato la reazione dei pediatri del sindacato Fimp. «Abbiamo abbandonato la figura del medico scolastico con l’istituzione del Servizio sanitario nazionale, oltre 40 anni fa. Non torniamo indietro e soprattutto non creiamo confusione di ruoli a scapito di bambini e genitori. Dentro quelle classi ci sono i nostri pazienti ed è impensabile affidare ad altre figure professionali non specialistiche compiti che si collocano tra le nostre responsabilità. Non c’è bisogno di un altro medico», dice il presidente Fimp Paolo Biasci, che ha dato la disponibilità dei pediatri di famiglia a fare da interfaccia tra Ssn e Scuola e sistema educativo in generale. Da Biasci arriva poi l’appoggio all’infermiere di comunità come figura di raccordo tra Dipartimenti di Prevenzione Asl, Pediatra e Scuola. Il riferimento è alla proposta della Federazione Fnopi, che con la presidente Barbara Mangiacavalli chiede un infermiere di riferimento “con ruolo proattivo” nei 9 mila plessi scolastici italiani. Dunque, la scuola come “base” dell’infermiere di famiglia, il quale verifica la corretta applicazione delle misure anti-Covid, ma anche la salute e i bisogni assistenziali non-Covid di alunni e docenti, allertando in caso di necessità il medico del dipartimento di prevenzione dell’Asl di riferimento. Fnopi ricorda come l’infermiere scolastico sia figura chiave a scuola in Spagna negli Usa ed altri paesi europei, e come lo stesso Istituto superiore di sanità indichi per i compiti di sorveglianza Covid assistenti sanitari ed infermieri al pari dei medici dei dipartimenti di prevenzione.
Ma i medici sull’infermiere scolastico non sono tutti d’accordo. Il presidente Cisl Medici lombardo Danilo Mazzacane, specialista ambulatoriale, invoca la priorità del medico scolastico da prevedersi attingendo ai circa 15 mila “camici grigi” (non specializzati-non medici di famiglia) sia in funzione anti-Covid sia come anello della rete sanitaria territoriale. «Si richiedono competenze per insegnare norme igieniche, alimentari e di comportamento, ma anche come figure “amiche” in prima istanza per ogni necessità in supporto e collaborazione con gli altri medici del territorio». Per Mazzacane, «ad affiancare il medico -addetto in primis all’attività di screening a favore degli studenti-non dovrebbe essere necessariamente l’infermiere ma, a seconda dei compiti, un professionista sanitario diverso (ortottista per lo screening oculistico, igienista dentale per quello odontoiatrico)». La via toscana non è peraltro l’unica. L’Emilia Romagna ha assegnato il medico competente per la gestione del Covid in ogni scuola. Il Lazio sta organizzando in ogni Asl unità anti-Covid per le scuole coordinate dai referenti dei Servizi di igiene delle Asl e, dopo quello a docenti e non docenti, punta sullo screening agli studenti. Per l’inserimento comunque di un medico di supporto è comunque il segretario Sumai Antonio Magi. Quest’ultimo prevede un grosso lavoro per il medico scolastico, che va al di là dei compiti del referente Covid. «Gli istituti vanno messi in sicurezza, i ragazzi vanno screenati all’ingresso con la misurazione della febbre, e ove vi fossero problemi è necessario un intervento immediato del medico scolastico». Poi partirebbe la tracciatura sul territorio. Con lo screening non solo per tutti i compagni dell’alunno positivo, ma dei familiari, dei fratelli alunni di altre scuole, e via a cascata. (Fonte Doctor33)

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Scuola: come proteggere i dati nell’era del digital learning e del ransomware

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

A cura di Rick Vanover, Senior Director of Product Strategy di Veeam. Che voi siate un insegnante, un genitore, un professionista dell’IT o uno studente, avrete certamente assistito all’incredibile evoluzione che ha affrontato il settore dell’istruzione. Sebbene alcune scuole abbiano già da tempo favorito l’apprendimento digitale a distanza, non c’è dubbio che il recente periodo di lockdown abbia dato un’ulteriore spinta verso un altro rapido ed epocale cambiamento. I sistemi continuano a evolvere ed è dunque fondamentale che le strategie di protezione dei dati progrediscano di pari passo. Ciò significa garantire sicurezza dei dati scolastici rispetto a una delle forme di attacco più comuni, il ransomware.I dati raccolti sugli studenti, sul personale e sugli insegnanti sono strettamente personali o sensibili e potrebbero includere informazioni sulle prestazioni degli studenti, sull’anagrafica o risposte a sondaggi. Tali dati sono particolarmente affascinanti per un potenziale hacker perché il loro furto avrebbe un grande impatto sulla reputazione di un istituto scolastico e sono quindi un’ottima opportunità per ottenere un riscatto.L’adozione di misure proattive invece che reattive potrebbe evitare tutto ciò. I team IT delle scuole dovrebbero adottare sin da subito una strategia di protezione dei dati che comprenda formazione, attuazione e remediation.Il percorso di comprensione inizia dopo l’identificazione dei criminali informatici. Il protocollo RDP (remote desktop protocol) così come altri strumenti di accesso remoto, phishing e di aggiornamento software sono le tre principali “porte” di ingresso. Sapendo ciò, gli istituti scolastici possono allocare in modo strategico i propri investimenti, garantendo la massima sicurezza contro i ransomware dal punto di vista del vettore di attacco.Molti amministratori IT utilizzano lo standard RDP quotidianamente e molti server RDP sono ancora direttamente connessi a Internet. Di conseguenza, oltre la metà degli attacchi ransomware attualmente usano l’RDP come via di accesso. Chi non utilizza questo metodo, sceglie i messaggi di phishing. Per riconoscere una mail di phishing ci sono due strumenti molto conosciuti che potrebbero aiutarvi a valutare il rischio per la vostra scuola: Gophish e KnowBe4. È inoltre fondamentale aggiornare determinate categorie critiche di risorse IT come ad esempio i sistemi operativi, le applicazioni, i database e i firmware dei dispositivi. È bene estendere questo approccio anche ai data centre, poiché possono essere oggetto di attacchi tanto quanto i dati che ospitano.La resilienza di un attacco ransomware dipende da come viene implementata la soluzione di backup, dal comportamento della minaccia e dal processo di remediation. L’implementazione dell’infrastruttura di backup è dunque un aspetto importante.
Le repository dei backup sono una risorsa di storage essenziale quando si tratta di resilienza del ransomware, è bene dunque non consentire l’accesso a coloro che si trovano all’interno dell’organizzazione. Gli addetti ai lavori che hanno il permesso di accedere a questi dati potrebbero portare a potenziali fughe di notizie al di fuori dell’organizzazione, per cui si raccomanda che questa responsabilità sia gestita da terze parti, ove possibile.Anche nel caso in cui siate ben istruiti in fatto di ransomware e abbiate adottato le opportune tecniche per contrastare tale minaccia, è sempre bene essere preparati a porre rimedio a una minaccia quando necessario.

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Un figlio in quarantena con i genitori che lavorano

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

“Un figlio che deve rimanere a casa da scuola perché in quarantena e due genitori che lavorano. Uno scenario che, alla riapertura dell’anno scolastico, potrebbe realizzarsi. Per questo, nell’ultimo Consiglio dei ministri del 3 settembre è stato previsto un decreto che introduce lo smart working e il congedo per chi ha figli sotto i 14 anni in quarantena. ‘Sono previste – si legge nel comunicato stampa di Palazzo Chigi – misure in materia di smart working e congedi straordinari per i genitori di figli minori di quattordici anni nei casi di quarantena obbligatoria dei figli. Per il Commissario straordinario per l’Emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ‘se c’è una famiglia di due genitori che lavorano, se hanno un figlio contagiato e uno dei due deve restare in casa, non necessariamente, ma possibile che sia vero, quello che rimane a casa non ci deve rimettere neanche un euro”. A sua volta la ministro Bonetti ha spiegato che ‘su questo tema il governo è impegnato a dare risposte: stiamo lavorando per scrivere le norme che riattivino i congedi parentali che già in tempo Covid avevamo attivato e il diritto allo smart working”. Non c’è che dire, mi sembrano risposte giuste, e come dice il commissario Arcuri: il genitore che rimane a casa non ci deve rimettere un euro. E se entrambi i genitori o mamma single con attività commerciale si ritrovano in questa condizione che si fa? Ah già, si arrangiano. Loro e i loro figli. Mica il lavoro autonomo può essere considerato un lavoro, è un hobby. Tutto ciò indica che il provvedimento è stato varato senza che si sia avuta la possibilità di sollevare questo problema. Anzi il fatto stesso che non sia stato considerato tale problema, dimostra in pieno la sensibilità che il governo giallorosso ha nei confronti degli imprenditori e delle Partite Iva. Tutti ricchi che non necessitano di attenzione. In fondo hanno già dato 600 euro, non basta?”. Lo dichiara Lino Ricchiuti, viceresponsabile nazionale Imprese e mondi produttivi di Fratelli d’Italia.

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