Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for the ‘scuola/school’ Category

Nasce Startup Your Life

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Quanti talenti possono emergere dalla Generazione Z? isapiens, società che opera nel settore della Digital Learning, grazie alla partnership con Unicredit, gruppo bancario paneuropeo, ha dato vita al progetto Startup Your Life per coinvolgere, insegnare e avvicinare gli studenti al panorama bancario e finanziario attuale.
Più di 15.000 studenti coinvolti e 2.000.000 di ore certificate all’interno di 860 classi aderenti nei soli primi due anni, hanno portato i due partner a salire sul podio degli Excellence Awards promossi dal Gruppo Brandon Hall e ad essere premiati con la medaglia d’oro per “The Best Unique or Innovative Learning and Development Program”. Inoltre, il programma triennale di alternanza scuola-lavoro è stato riconosciuto da un protocollo d’intesa tra Unicredit e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR).
L’obiettivo di tale percorso didattico è quello di creare un social impact banking, ossia supportare i giovani studenti (16-19 anni) nel loro orientamento post maturità, sensibilizzarli su tematiche economiche e finanziarie e cercare di far emergere una loro propensione all’imprenditorialità. Tutto questo è reso possibile grazie all’innovativa piattaforma online creata e gestita da isapiens. L’agenzia di formazione digitale, conosciuta con il marchio esclusivo AliveLearning, ha infatti messo a disposizione un team di oltre 40 consulenti.Impegnati in differenti ambiti, dal design all’implementazione, gestione, monitoraggio e rendicontazione dell’offerta di educazione finanziaria, i coach isapiens hanno supportato in modo costante gli studenti e i più di 600 educatori Unicredit. L’85% degli studenti che ha compilato il questionario di gradimento ha dichiarato di essere soddisfatto del progetto promosso da isapiens e Unicredit e delle competenze apprese.

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Scuola. Fioramonti insiste: basta precari, già chiesti due miliardi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Per il nuovo ministro dell’Istruzione i precari sono in cima ai problemi da risolvere nella scuola. “Bisogna tornare ai livelli del periodo precrisi e trovare una soluzione al precariato dilagante, su cui l’Ue ci ha già minacciato di una procedura d’infrazione”, ha detto Lorenzo Fioramonti, intervenuto a Il mattino di Radio 1, sottolineando anche l’importanza di aumentare gli investimenti al più presto sulla scuola. “Su scuola, università e ricerca non si scherza, sono la priorità del Paese. Ho già chiesto di inserire nella Manovra un miliardo per l’università e due per la scuola” afferma il ministro. Poi ci sono, a parte, “11 miliardi di euro di finanziamenti” per la sicurezza degli edifici scolastici.
Anief ritiene importante il cambio di linea che il nuovo ministro dell’Istruzione vuole dare alla scuola. In particolare, è fondamentale portare avanti una politica di totale assorbimento del precariato storico. È una prerogativa che, assieme alla riduzione del numero di alunni per classe e all’ampliamento del tempo pieno, ha anche espresso il premier Giuseppe Conte. Ed è una delle priorità indicate dall’Anief, come esposto nel decreto salva scuola.“Sapere che il Miur ha chiesto 2 miliardi nella scuola e 1 per l’università, anche per risolvere questo annoso problema, ci rincuora – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –. Adesso c’è da capire come il ministro Fioramonti voglia andare a mettere mano al decreto salva precari approvato dal Consiglio dei ministri a inizio agosto con la formula anomala del ‘salvo-intese’ ma poi bloccato e mai approdato in Gazzetta Ufficiale”. Quel decreto prevedeva l’indizione dei concorsi straordinari per i precari della scuola di primo e secondo grado, più quello ordinario per medie e superiori, dopo che per il primo ciclo si era arrivati al decreto in Gazzetta Ufficiale. Per la secondaria si sarebbero riorganizzati, inoltre, i percorsi abilitanti attraverso l’attivazione dei Pas.Tra le altre richieste di Anief per un giusto utilizzo dei fondi delle legge di Bilancio, c’è il ripristino della figura del ricercatore a tempo indeterminato, la cancellazione dalla riforma Gelmini, senza trascurare di stabilizzare il personale Ata, gli educatori, gli assistenti all’autonomia al pari dei lavoratori delle cooperative dei servizi esternalizzati, oltre che prevedere la totale parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, anche ai fini della ricostruzione di carriera. Come pure bisogna recuperare da subito le risorse risparmiate nella scuola e destinarle al rinnovo del contratto e favorire la mobilità del personale per conciliare diritto al lavoro e alla famiglia. In questo modo si potrebbe garantire da subito incrementi medi di 200 euro mensili.

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Scuola: Sostegno, 70 mila docenti da nominare

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Quello del mancato sostegno sta diventando uno scandalo nazionale. “Sto verificando con l’Ufficio scolastico regionale la portata del problema che pure avevo evidenziato già da qualche mese”, ha detto l’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan. Ma il fatto più grave, oltre all’assenza di insegnanti nell’organico di diritto, ha aggiunto, “è la soluzione prospettata: indurre le famiglie a tenere i loro figli a casa. Trovo grave che il Ministero non comprenda l’importanza di avere un organico ottimale sin del primo giorno di avvio dell’anno scolastico. Suggerirei al ministero di partire in ogni caso dagli insegnanti di sostegno, perché se la scuola deve essere inclusiva e un diritto costituzionalmente sancito, e se il nostro grado di civiltà ci impone di pensare innanzitutto ai più fragile, allora questa scelta e questa cattiva programmazione denotano una vera e propria incapacità da parte dello Stato di ottemperare ai propri doveri”. “Da parte mia, ho coinvolto il presidente del Veneto – ha annunciato Donazzan – perché ritengo che questo sia un problema da affrontare ai massimi livelli istituzionali. E chiedo alle famiglie e a tutte le realtà interessate di segnalare al mio assessorato ulteriori casi di mancato accoglimento nelle scuole del Veneto di alunni certificati – ha concluso – al fine di poter rappresentare agli organi competenti la portata del problema, in tutta la sua drammatica consistenza”. Allo Stato, evidentemente, conviene troppo mantenere un insegnante nello status di precario. Magari a vita. Perché risparmia almeno un paio di stipendi l’anno, evita di adeguargli lo stipendio dopo l’immissione in ruolo, non deve assegnargli arretrati. E a nessuno sembra importare se in un lustro solo in Sicilia abbiamo assistito ad un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. Dopo che, leggendo i rapporti Istat, l’incremento complessivo nazionale supera, costantemente, i 10 mila alunni l’anno e con quello corrente si è arrivati alla quota mai raggiunta di 300 mila allievi disabili iscritti. Anziché potenziare il personale, si sta agendo al contrario. Ed ecco perché negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’impennata dei ricorsi in tribunale. Anief, di fronte a questo scempio, non può rimanere indifferente. Continua a chiedere al Parlamento di cancellare la Legge Carrozza 128/2013, che ha introdotto l’assurdità dell’assegnazione del 40 per cento dei posti in deroga, con supplenze decretate fino al 30 giugno, non utili per le immissioni in ruolo né per i trasferimenti: ricorda che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2010, ha dichiarato inammissibile fissare un limite numerico ai docenti di sostegno e che le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 25011 del 2014, hanno definitivamente chiarito come “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Il giovane sindacato, infine, si sofferma sulla recente sentenza del Tar Sicilia 140/19, la quale impone di rivedere la consistenza dell’organico di sostegno dell’isola, e di conseguenza di tutte le altre regioni. Sulla base di questa chiara espressione del tribunale, ancora inapplicata, Anief ha presentato un ricorso conto lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili.

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Istruzione: Il M5S dice no alla Scuola-Azienda. Anief: avanti così

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

“Per quanto riguarda la Scuola e l’Università, il nuovo Governo dovrà assolutamente operare in discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi venti anni e da quando qualche sedicente “progressista” ha deciso che la scuola potesse essere gestita più efficientemente come un’azienda”: a dirlo è stata la senatrice del Movimento 5 Stelle Bianca Laura Granato, durante il suo intervento sulla fiducia al Governo Conte. Le speranze della senatrice del M5S sono anche quelle dell’Anief. Confondere la scuola con i contesti aziendali ed industriali, infatti, rappresenta un errore storico introdotto a metà degli anni Novanta, dall’allora ministro dell’Istruzione Giancarlo Lombardi, guarda caso un industriale, che introdusse la “Carta dei servizi”: una sorta di patto con discenti e famiglie, che trasformava gli studenti in utenti. Il processo è continuato negli anni, anche quelli più recenti, con delle riforme asservite alle lobby lavorative e ai conti pubblici. Marcello Pacifico, presidente Anief: È l’ora della svolta, per questo il nostro sindacato autonomo ha predisposto un decreto salva scuola ad hoc. Fuori le logiche industriali dalla scuola. Lo dice apertamente la senatrice del M5S Bianca Laura Granato: “Abbiamo il dovere di salvare la scuola pubblica italiana con interventi di buonsenso: processi di reclutamento selettivi e trasparenti, garanzia della continuità didattica, assegnazione ai ruoli tutte le cattedre vacanti e disponibili, mobilità sostenibile del personale, ruolo centrale della didattica; governance agli organi collegiali. E ancora: retribuzione adeguata per tutto il personale scolastico”. La senatrice Granato, scrive Orizzonte Scuola, ha anche auspicato una maggiore attenzione al settore formativo cosiddetto ‘terzario’: “per l’Università e per la ricerca e per l’AFAM c’è tanto da fare a cominciare dal reclutamento, passando dall’estensione del diritto di accesso alle università a numero chiuso, all’abbassamento delle tasse universitarie, per finire con investimenti nella ricerca e per il personale che vi opera”, ha concluso Granato.

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Scuola: Maxi turn over nei prossimi dieci anni

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

La scuola italiana ha la possibilità di procedere nel prossimo decennio con un profondo ricambio dei prof: secondo le proiezioni dell’Ocse, entro il 2029 più della metà degli attuali insegnanti italiani lasceranno il servizio per la pensione. Perché il 59% dell’odierno corpo docente ha già soffiato le 50 candeline, la percentuale più alta dell’area. Nei prossimi dieci anni, avverte l’organizzazione, almeno metà del «parco» docenti andrà rinnovata, ma si tratta di un obiettivo difficile, visto che l’Italia detiene la quota più bassa di insegnanti nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Come bassa rimane la spesa italiana per l’istruzione: il nostro Paese investe solo il 3,9% del prodotto interno lordo nel sistema d’istruzione, dalla scuola primaria fino all’università. Mentre nell’Ocse la media d’investimento è del 5% rispetto al Pil. Una differenza che si materializza, nei Paesi che danno più soldi all’Istruzione, con più tempo pieno, classi con pochi alunni, didattica con attrezzature moderne a supporto, compensi dei docenti e Ata più alti e scuole sicure. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: L’attuale Governo e i prossimi esecutivi dovranno avere la lungimiranza di sostituire tutti i colleghi in uscita, senza guardare alle iscrizioni in calo, a seguito del tasso di denatalità che nello stesso periodo farà perdere un milione di alunni iscritti. Sostituendo tutto il personale docente in uscita, abbiamo la possibilità concreta di ritrovarsi finalmente con quell’organico maggiorato utile a tornare al tempo scuola e ai moduli pre-Gelmni, assorbire tutto il precariato applicando le norme Ue sulla stabilizzazione di tutti coloro che superano 36 mesi di supplenze, cancellare le classi numerose, introdurre la didattica per sottogruppi, assegnare degli stipendi all’altezza di un Paese all’avanguardia nella formazione dei propri giovani.

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Scuola: Immissioni in ruolo a vuoto, posti vacanti andranno ai supplenti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Sono dati paradossali e sconfortanti quelli raccolti da Anief, giovane sindacato rappresentativo, nel corso delle immissioni in ruolo – da concorso e da GaE – dell’Usp Palermo, per quanto riguarda gli istituti scolastici del capoluogo siciliano e della sua provincia. In particolare, come raccontato dall’edizione palermitana del quotidiano La Repubblica, «in alcune materie non è stato possibile completare le assunzioni per carenza di aspiranti. Una situazione che ha dell’assurdo in una regione che deve fare i conti col più alto tasso di disoccupazione giovanile del Paese». Alla fine delle operazioni, secondo quanto risulta ad Anief, sono ad esempio senza titolare almeno una decina di posti sia per le classe di concorso Flauto (AG-56, secondaria di primo grado) che per quella Percussioni (AI-56, secondaria di primo grado). Per quanto riguarda poi la secondaria di secondo grado da GaE, per esempio, risulta un notevole residuo delle immissioni in ruolo per la classe di concorso A-41, Scienze e tecnologie informatiche. Le cause di questa situazione assurda sono endemiche, legate alla mancanza di graduatorie da cui attingere i docenti di ruolo: una condizione tipica delle regioni settentrionali, ma che negli ultimi anni si è diffusa anche al sud. Il concorso 2016 è pressoché esaurito in tutte le classi di concorso e quello straordinario per abilitati del 2018, voluto dal Miur, non ha di certo risolto le problematiche, soprattutto di alcune specifiche classi di concorso. L’aggiornamento delle GaE e la relativa possibilità di reinserimento non hanno fatto altro che aumentare le fila delle graduatorie di Infanzia e Primaria, lasciando invariate quelle della secondaria. “La questione è sempre la stessa: lo Stato preferisce assumere a tempo determinato un supplente, piuttosto che immettere in ruolo un docente specializzato e pronto per ricoprire la cattedra per la quale si è preparato per anni. Noi non ci stiamo e ci batteremo sempre per porre fine al triste fenomeno della supplentite”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola: Educazione civica, il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Oggi il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha detto no, all’unanimità, alla sperimentazione nazionale nell’anno scolastico in corso dello studio obbligatorio dell’Educazione civica voluta a tutti i costi dal ministro dell’Istruzione uscente Marco Bussetti e presentata pubblicamente nei giorni scorsi dal Miur: il parere negativo del Cspi, obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali, costituisce un elemento ulteriore di dissenso nei riguardi di un progetto forzato che solo la Lega voleva portare a termine e contro cui l’Anief aveva detto di volere andare a costituirsi in tribunale. Marcello Pacifico, presidente Anief: Il giudizio contrario del Cspi, organo scolastico istituzionale super partes, conferma la nostra linea contraria ad una sperimentazione forzata e ad un ritorno dell’educazione civica arraffato, pieno di contraddizioni e a costo zero. Ancora una bocciatura del Consiglio superiore della pubblica istruzione nei riguardi del ritorno immediato dell’educazione civica a scuola: l’organo di garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione, con compiti di supporto tecnico-scientifico, si è riunito questa mattina spiegando che si tratta di una forzatura assolutamente impraticabile.
Anche l’Apidge, l’Associazione professionale degli insegnanti di discipline giuridiche ed economiche, aveva espresso la sua contrarietà, sostenendo che, per come è stata impostata la materia, si sarebbe attuato “un appesantimento dei lavori di tutti i consigli di classe e soprattutto la figura di un coordinatore, che a oggi non è ancora formata, se non è un professore di diritto”.

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Visibile su NOIPA l’importo per le attività aggiuntive A.S. 2018-2019

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

E’ da oggi visibile seppur con un ritardo che a memoria di molti non si è mai avuto. Il lavoro delle Collaboratrici e dei Collaboratori del DS che hanno contribuito nello scorso anno scolastico al funzionamento (programmazione, organizzazione, gestione) di ciascuna autonoma istituzione scolastica ha avuto finalmente il riconoscimento economico che è stato oggetto di contrattazione con le RSU di istituto. Si tratta di un riconoscimento economico – fondato sul vigente Fondo MOF – commisurato alle responsabilità, alle mansioni, alle deleghe, al tempo impiegato? Abbiamo la ragionevole certezza di poter affermare che si tratta di una competenza accessoria inadeguata al valore ed alla qualità del lavoro che i docenti Collaboratori espletano nelle scuole al fianco del DS e del DSGA con l’unico obiettivo di migliorare la qualità dell’organizzazione e della gestione di un servizio scolastico in favore degli alunni di tutte le età unitamente a servizi efficienti per le famiglie.
Comprendiamo bene che oggi sono tante le attese di tutte le componenti della scuola ma non possiamo non affermare che quella rappresentata dai Collaboratori del DS è stata – a partire dall’istituzione dell’autonomia scolastica – particolarmente “ferita” sul piano giuridico (dalla finanziaria 2004 alla legge 107/2015) e “mortificata” sul piano contrattuale (nessuna evoluzione rispetto all’art. 31 del CCNL 2003!). Lo denunciamo senza incertezze: parlare di riconoscimento economico oggi per il lavoro delle cosiddette “figure di sistema o middle management” significa affermare che un’ora di attività nella collaborazione per MIUR ed OO.SS. vale meno di 10 Euro/ora!!! Semplicemente IMMORALE per un lavoro di alto profilo qualitativo, di responsabilità, di impegno quotidiano. Non è più possibile accettare questo INIQUO trattamento di uno Stato che sa bene l’importanza del lavoro che svolgiamo a diverso titolo nelle nostre scuole e ci ripaga con una “discriminazione” contrattuale (non esistiamo!) unitamente ad una retribuzione economica che non è affatto commisurata al lavoro che svolgiamo. Tutti devono conoscere la condizione lavorativa dei Collaboratori del DS che quotidianamente e per le diverse ragioni incontrano nelle scuole! Continuiamo ad affermare la necessità di cambiare il paradigma di una scuola fondata su docenti che insegnano e su non docenti che operano nei diversi ruoli: la scuola moderna ha bisogno anche delle figure di sistema o quadri intermedi – il terzo anello oltre i docenti ed in non docenti – che contribuiscono con la quotidiana attività professionale, con un grande spirito di servizio e di appartenenza alla realizzazione dell’offerta formativa e dell’azione pedagogica che restano le uniche finalità della scuola. Dallo Stato italiano, dalle OO.SS., dalle Associazioni dei DS ci aspettiamo la necessaria attenzione. Ancodis non si stancherà mai di affermarlo perché nessuno riuscirà mettere a tacere la nostra “immeritata discriminazione”. (Rosolino Cicero, Presidente ANCODIS Palermo)

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Governo: Povera scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Quelli di noi che hanno un po’ di capelli bianchi, ricorderanno la trasmissione televisiva della RAI, “Non è mai troppo tardi”, del maestro Alberto Manzi (1924-1997).La trasmissione, in onda tra il 1960 e il 1968, dedicata alla lotta all’analfabetismo, ebbe grande successo e riuscì a far prendere la licenza elementare a un milione e mezzo di italiani. L’iniziativa fu riprodotta in ben 72 Paesi.
Al contempo ricordiamo quando sosteneva Tullio De Mauro (1932-2017), linguista e accademico, per il quale il 70% degli italiani non capisce, o ha difficoltà di comprensione per un testo semplice.Torniamo ai giorni nostri, ricordando le prove di quest’anno effettuate dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi), sugli esiti di apprendimento degli studenti relative all’italiano, alla matematica e all’inglese.Emerge una differenza netta tra Nord e Sud Italia. In particolare, in Sicilia, Calabria e Campania il 50% degli studenti arriva alla maturità con l’insufficienza in italiano e in inglese.Capiamo, così, le difficoltà di un attuale ministro.
Due anni fa, 600 docenti universitari scrissero una lettera, al ministro dell’Istruzione e al Parlamento, sollecitando interventi scolastici, poichè gli studenti universitari avevano lacune grammaticali da terza elementare.Il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S) ha dichiarato che se non arriveranno soldi entro Natale si dimetterà. Vedremo.Sarebbe opportuno che l’ottica con la quale si guarda alla scuola cambiasse: l’istruzione non è una spesa ma un investimento. Così, forse, potremmo risalire dal fondo della graduatoria europea. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Scuola: Decreto salva-precari da modificare

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Modificare il decreto salva-precari è uno degli obiettivi immediati che si è posto pubblicamente il nuovo il ministro gillino dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: il testo non approvato nel precedente Governo non era infatti risolutivo, perché andava a sanare solo un decimo del precariato. Adesso, i sindacati maggiori fanno sapere che “attendono la convocazione da parte del Ministro”, in modo da “riprendere il discorso bruscamente interrotto dopo il 6 agosto”, giorno “in cui il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Scuola con la formula Salvo intese, decreto non arrivato in Gazzetta Ufficiale perché l’intesa tra M5S e Lega non è arrivato”. In quell’occasione, incontrando il neo ministro dell’Istruzione, Anief potrà finalmente presentare il vero #decretosalvascuola, il quale, dopo avere cancellato le riduzioni progressive di spesa pubblica previste per la Scuola fino al 2040 nell’ultimo Def, prevede l’adeguamento degli organici di fatto a quelli di diritto; l’adozione di organici differenziati, a seconda delle difficoltà del territorio; il reclutamento dalle attuali graduatorie (GaE, graduatorie di merito e d’istituto) con assorbimento nei ruolo dei supplenti storici con oltre 36 mesi di servizio, come chiede l’UE, anche attraverso lettere della Commissione europea; l’immissione in ruolo anche di Ata, educatori ed assistenti alla comunicazione, lsu. Tra i provvedimenti da attuare con urgenza, ci sono, quindi, la conferma a tempo indeterminato dei docenti assunti con riserva dopo il superamento dell’anno di prova; la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con rivisitazione della ricostruzione di carriera; l’utilizzo delle risorse risparmiate nella scuola per rinnovare i contratti con incrementi medi di 200 euro mensili e mobilità ordinaria insieme a corsi abilitanti ordinari con cadenza annuale. Il sindacato è pronto, il nuovo ministro se lo ricordi.

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Scuola “a prova di disabilità”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Si torna sui banchi, ma il rientro a scuola purtroppo non è uguale per tutti. Secondo gli ultimi dati MIUR, in Italia gli alunni con disabilità sono oltre 268 mila, il 3,1% della popolazione studentesca. In particolare, gli studenti che soffrono di patologie visive sono circa 4 mila (l’1,4%).Nel corso degli anni il sistema scolastico italiano ha accolto sempre più disabili – più del doppio rispetto a vent’anni fa – ma non sempre questo implica una piena inclusione.Nel caso della disabilità visiva, uno dei maggiori problemi è l’istruzione sempre più “indifferenziata” e “generalista”, che riduce a sole poche ore gli insegnamenti riservati ai ragazzi non vedenti e ipovedenti.In questo scenario, le nuove tecnologie giocano un ruolo fondamentale per migliorare la qualità dello studio dei bambini e ragazzi che soffrono di disabilità di vario genere, permettendo loro di svolgere attività altrimenti precluse e favorendo così l’integrazione sociale.Tra le novità tecnologiche per non vedenti, ipovedenti e dislessici gravi ci possono essere delle soluzioni molto intuitive, che funzionano grazie alla gesture technology, una tecnologia futuristica che si attiva ed esegue operazioni interpretando i gesti, un esempio è OrCam MyEye da poco arrivata in Italia; si tratta di una piccola smart camera, delle dimensioni di un dito, che si attacca con un magnete all’asticella degli occhiali (finti) e permette di leggere in tempo reale testi stampati e in formato elettronico. Un grande aiuto per la lettura e lo studio, ma anche per la socializzazione di bambini e ragazzi non vedenti: OrCam MyEye infatti è anche in grado di riconoscere istantaneamente i volti captati nel campo visivo e memorizzarli, i colori, i prodotti e le valute.Qualche dato in più:
La percentuale di studenti che soffrono di patologie visive è maggiore nelle scuole di secondo grado (2%);
Meno del 50% degli insegnanti di sostegno conosce il braille, ed il 77% di essi non ha competenze tiflologiche;
Il numero medio di ore settimanali di sostegno in favore dei ragazzi minorati della vista – tra insegnanti specializzati ed “assistenti” – si aggira intorno a 27,7;
Il 13% degli allievi disabili visivi segue singolarmente la lezione nell’aula di sostegno
(Fonte dati: MIUR: “I principali dati relativi agli alunni con disabilità” – Maggio 2019)
By Tatiana Marchisio – Ufficio stampa OrCam Technologies.

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II edizione del Corso su “Il Galateo Istituzionale”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Roma Lunedì 7 ottobre, dalle ore 9.00 alle ore 16.00, si terrà la II edizione del Corso su “Il Galateo Istituzionale” a cura del Cons. Massimo Sgrelli, presso la sede della SIOI a Palazzetto di Venezia – (Piazza San Marco, 51, Roma)
Il Corso traccia un percorso volto a fornire istruzioni semplici ma indispensabili per una condotta istituzionale efficace sia nel settore pubblico che nel privato.L’iniziativa è rivolta ai dirigenti, ai funzionari della Pubblica Amministrazione, delle Ambasciate estere in Italia, ai giornalisti e a coloro che svolgono funzioni pubbliche o offrono servizi pubblici, che pertanto devono maturare una coscienza istituzionale.Programma:
• IL COMPORTAMENTO ISTITUZIONALE – Confini, fonti e contenuti. Un po’ di storia delle forme nazionali. Gli odierni fattori di crisi.
• I SIMBOLI – Primo atto di un comportamento istituzionale è il rispetto dei simboli: quali e come.
• SOLENNITÀ’ – Come celebrare valori.
• DIGNITÀ’ – La “pari dignità sociale” dell’articolo 3 della Costituzione e le dignità pubbliche riconosciute.
• REGOLE DI FORMA NAZIONALI ED INTERNAZIONALI – Non ci facciamo riconoscere!
• RELAZIONI INTERPERSONALI PUBBLICHE – Come attivare, mantenere e favorire le relazioni.
• FORME DELLA CORRISPONDENZA – Verba volant sed scripta manent.
• LA GLOBALIZZAZIONE DELLE FORME – Noi occidentali non siamo più egemoni neppure nelle forme.
La quota di partecipazione è di euro 350,00.

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Conte su nidi: 1 milione bimbi esclusi

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

“È importante aver posto il tema degli asili nido come priorità del nuovo governo. Come abbiamo denunciato è intollerabile che oltre un milione di bambine e bambini non abbiano accesso al nido, per effetto di una scarsa offerta pubblica e di una esosa offerta privata. Al governo suggeriamo di partire dall’ampliamento dell’offerta pubblica e dall’assunzione di nuovo personale”. Ad affermarlo è la Funzione Pubblica Cgil in merito alle parole del premier Conte, rilanciando il suo report ‘ChiedoAsilo: perché l’asilo nido sia un diritto e non più un servizio a domanda individuale’. Come riportato dalla categoria dei Servizi Pubblici della Cgil, infatti, “sul territorio nazionale si contano 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia, tra pubblici e privati, di cui 11.017 sono asili nido. Una mole tale da coprire nel complesso circa 354 mila bambine e bambini, in poco più della metà dei casi allocati in posti pubblici, e di cui 320 mila nei nidi. Numeri che corrispondono al 24% del potenziale bacino di utenza, ovvero 24 posti ogni 100 bambini, ancora ben al di sotto da quel 33% fissato dall’Unione Europea nella (passata) strategia di Lisbona che prevedeva entro il 2010 una copertura pari al 33%”.La stima di oltre 1 milione di bambine e bambini senza ‘diritto d’asilo’, come riporta il report della Fp Cgil, “si rileva dal totale dei bambini tra 0 e 3 anni presenti sul territorio nazionale nel 2016, ovvero 1.492.020. Nel dettaglio tra 0 e 1 anno erano 479.611; tra 1 e 2 anni 500.649; infine tra 2 e 3 anni 511.760. Essendo i posti disponibili tra nidi pubblici e privati 320.286, le bambine e i bambini senza un posto, fuori dal circuito nidi, sono oltre un milione, per la precisione 1.171.724”. Per la Fp Cgil si tratta di “numeri che rappresentano una vera e propria emergenza nazionale, come le stesse parole del presidente Conte confermano. Aumentare il numero di bambini all’asilo rappresenta un investimento strategico fondamentale per il Paese. Per queste ragioni è necessario invertire la rotta sugli investimenti sul personale che opera nel settore, attraverso nuove assunzioni, percorsi di riqualificazione e rinnovo del contratto nazionale”, conclude la Fp Cgil.

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La sicurezza informatica in aula

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Il back to school arriva dopo un’estate di preparativi da parte di insegnanti, personale amministrativo e IT all’interno delle scuole. Le strutture scolastiche stanno iniziando a investire in tecnologie didattiche come lavagne interattive, software didattici e altre innovazioni. Allo stesso modo, molti insegnanti hanno trascorso un periodo estivo all’insegna della formazione, per lanciare nuove iniziative di apprendimento digitale. In questo contesto, mesi prima che vengano implementati strumenti innovativi, i team IT si trovano a pensare a come massimizzarne l’utilizzo e garantire che i nuovi sistemi di gestione e controllo possano tenere il passo nonostante le limitazioni di budget e di personale. Gli studenti torneranno presto nelle loro classi ed è tempo che i team IT guardino alle esigenze digitali del prossimo anno; adottare un approccio integrato e basato su security fabric può creare l’efficienza necessaria per proteggere gli alunni e aiutarli ad apprendere utilizzando gli strumenti digitali.

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Scuola: Gli stipendi dei docenti siano adeguati, lo dice anche il Papa

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

Il Pontefice invoca compensi per chi insegna a scuola commisurati al costo della vita. “I docenti, e ancora peggio i dipendenti Ata della scuola, possono contare su stipendi che non rispettano minimamente quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché nei fatti non possono godere di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro, così come non si tratta di compensi sufficienti ad assicurare a loro e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. Come fa a vivere senza patemi, magari anche lontano da casa e dagli affetti, un collaboratore scolastico che prende mille euro al mese o un insegnante che ne percepisce 1.300 per tutto il periodo di precariato e i primi otto anni di servizio?”. Quello del Papa va considerato un monito assoluto, non limitato alla difficile realtà lavorativa della grande isola dell’Oceano Indiano. Gli stipendi di chi insegna vanno infatti rapportati al costo della vita del contesto territoriale: quello che in Italia, per intenderci, negli ultimi dieci anni si è incrementato di oltre il 14%, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015. Sopperire a questo ritardi, come è stato fatto con l’ultimo contratto collettivo nazionale del lavoro, con degli aumenti ridicoli pari al 3,48% e poi aggiungervi, dall’aprile scorso, l’indennità di vacanza contrattuale, non molto superiore allo 0,5%, la dice lunga sul livello dei compensi mensili assegnati ai docenti della scuola pubblica italiana.
Anief ha di recente ricordato che il compenso dei dipendenti della scuola italiana diventa ancora più impietoso e insufficiente se si rapporta, come ha fatto l’Aran, agli comparti pubblici, il cui salario medio è pari al 34.491 euro, mentre quello dei docenti e Ata non arriva a 30 mila euro: basta dire che alla presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui raggiungono i 64.611 euro, oppure le Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. Per non parlare dei magistrati che vanno oltre i 137 mila euro. Gli stessi ministeriali (con 30.140) superano gli insegnanti. E se il confronto si fa con l’estero la storia non cambia, perché un docente della Germania o dell’Olanda può contare su compensi praticamente doppi rispetto ai nostri.

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Il cerchio infernale delle cinque graduatorie vigenti e le pene dei precari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2019

La prima graduatoria è quella di merito del concorso ordinario, voluta dal ministro Letizia Moratti in vigore dal 2001 al 2012 (chi era in questa prima graduatoria poteva inserirsi anche nelle ex graduatorie permanenti), poi sostituita da una nuova lista voluta dal ministro Francesco Profumo dal 2012 al 2017 (senza idonei, rectius con idonei grazie al Tar su ricorso Anief), quindi da un’altra nuova attuata dal ministro Stefania Giannini dal 2017 al 2018, prorogata al 2019 (prima con il solo 10% degli idonei, poi aperta a tutti gli idonei dopo un ricorso al Tar presentato da Anief e un ripensamento del legislatore). C’è chi ha vinto un concorso e non ha trovato il posto e chi è stato riconosciuto idoneo ma non può insegnare dalle graduatorie ad esaurimento, né da quelle di istituto se non si era già inserito.
La seconda graduatoria è quella regionale di merito ad esaurimento per la scuola secondaria, pensata dal ministro Valeria Fedeli, in vigore dal 2018, con fasce progressive decrescenti di riserva di posti annuali per l’immissione in ruolo, che nel suo primo anno inserisce i candidati al terzo anno del FIT, nel suo secondo anno vede cancellato il FIT dal ministro uscente Marco Bussetti. In migliaia non entreranno di ruolo prima di trent’anni, per alcune graduatorie e classi di concorso. Anch’essi non si possono inserire nelle graduatorie ad esaurimento né in quelle di istituto se non erano già inseriti.
La terza graduatoria, in risposta a una sentenza dell’Adunanza Plenaria, pensata dal ministro Bussetti è quella del concorso riservato al personale della scuola dell’infanzia e della primaria con due anni di servizio in possesso del diploma magistrale o della laurea in scienze della formazione primaria. In alcune regioni del Sud, qualcuno morirà prima di avere il ruolo. Molti di essi erano nelle graduatorie ad esaurimento; da qui, pian piano, vengono depennati, altri sono licenziati dai ruoli ottenuti con riserva, altri ancora sono inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto.
La quarta graduatoria è ad esaurimento, ex permanente tra il 2002 e il 2006, articolata in tre fasce, aperta dapprima annualmente al personale abilitato, poi ogni due anni, quindi dal 2011 ogni tre e poi dal 2014 dopo cinque anni; serviva nello spirito originario a bilanciare con un doppio canale di reclutamento l’abuso dei contratti a termini e a conferire gli incarichi annuali. Riaperte ai precari nel 2008 e nel 2012, grazie a un intervento normativo richiesto dall’Anief, sono chiuse dal 2012 a tutto il nuovo personale abilitato a eccezione di 2 mila maestre dell’infanzia e della primaria che grazie alle sentenze del Consiglio di Stato su ricorsi patrocinati dall’Anief entrano nei ruoli.
La quinta graduatoria è quella d’istituto, anch’essa articolata in altre tre fasce, da cui i dirigenti attingono soltanto per le supplenze, ma non sono provinciali; i precari indicano una decina di scuole per la primaria e venti per la secondaria e se sono fortunati sono chiamati per scorrimento, in caso contrario devono sperare nelle singole ‘messe a disposizione’, le cosiddette MaD, che hanno inviato in tutto il territorio nazionale senza limite e senza graduatoria.

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Scuola: Supplenze, i presidi costretti ad assumere gli studenti universitari

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Il reclutamento dei docenti precari è così male organizzato che pur in presenza di una mole altissima di precari storici, non tutti sotto contratto, i dirigenti scolastici per coprire le tante cattedre vuote si stanno rivolgendo agli studenti non ancora laureati che hanno prodotto una semplice domandina alle scuole con il sistema, nemmeno previsto dalla legge, della “messa a disposizione”.La modalità, denunciata prima di tutti dall’Anief, sta prendendo largo, dopo che si è allungata la lista delle regioni, come Veneto, Lombardia e Piemonte, ma anche del Sud, come Sardegna, Abruzzo e la Sicilia, con sempre più graduatorie ad esaurimento e di merito prive di candidati: a mancare all’appello, sono soprattutto docenti di sostegno, italiano, matematica e discipline tecniche alle superiori.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Se la politica avesse dato retta all’Anief e all’Unione europea, non saremmo ridotti in questo stato. Sarebbe bastato prevedere dei canali di accesso ai ruoli attraverso graduatorie di istituto provinciali per tutti i docenti e laureati ivi inseriti, scorrendo, le graduatorie di merito esistenti, senza licenziare il personale assunto con riserva. È un paradosso, nel Paese del mondo col più grande numero di aspiranti insegnanti, nelle scuole si deve tamponare con la chiamata diretta dei laureandi: peggio di così non si poteva fare. Speriamo che il ministro Fioramonti ci ascolti” Se in un Paese moderno, come l’Italia, decine e decine di migliaia di supplenze della scuola pubblica vengono affidate ai presidi, c’è qualcosa che non quadra: perché i poveri dirigenti scolastici, prima tentano di reperire i supplenti con le graduatorie d’istituto di seconda e terza fascia. Sempre più spesso, però, si rendono conto che queste liste non bastano.

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Scuola: Diplomati magistrale, per Azzolina lo storia è chiusa

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Improvvida dichiarazione del deputato pentastellato Lucia Azzolina sulla drammatica vicenda che riguarda tantissimi diplomati magistrale. Azzolina liquida la vicenda con poche parole, in un’intervista ripresa dal giornale specializzato Orizzonte Scuola: “La questione ha ricevuto già indicazioni stringenti dai pronunciamenti, definitivi, del Consiglio di Stato, della Corte di Cassazione e da un intervento politico contingente, quasi un anno fa”. Passo e chiudo, ma con molti però. Parole che vanno decisamente stigmatizzate, visto che non tengono conto di una vasta platea di docenti, cuore pulsante della scuola italiana. “Per Anief invece – ribadisce il presidente nazionale del giovane sindacato, Marcello Pacifico – la storia deve ancora cominciare. È una vergogna e chi sta nella scuola o è avvocato lo sa. C’erano state diverse sentenze passate in giudicato. Chi non sa capire la scuola, chieda giustizia o almeno taccia per buon senso. La Plenaria che ha confermato l’esclusione dei diplomati magistrale dalle Graduatorie a Esaurimento? La vergogna di uno Stato di diritto, chi li difende dovrebbe ripassare un po’ di giurisprudenza elementare”.

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Scuola: Fioramonti sposa la linea Udir

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

«Chiederò di abrogare la legge che impone le impronte digitali all’ingresso per i presidi». È uno dei primi obiettivi dichiarati del nuovo ministro dell’Istruzione. Pacifico (Udir): «Voltiamo pagina, quel provvedimento è inutile e pesa sulle casse statali. Ma ci sono anche altre priorità»No alle impronte digitali, si cambia direzione rispetto a quella che era un’assurdità, un provvedimento offensivo per la professionalità dei ds. Un’ottima dichiarazione di intenti da parte di Lorenzio Fioramonti, titolare del Miur nel nuovo governo guidato da Giuseppe Conte. Il quarantaduenne ministro pentastellato, oltre ad aver sottolineato come priorità a cui pensare «l’insicurezza di troppi edifici scolastici», intervistato dal quotidiano La Repubblica, ha dichiarato la sua totale contrarietà alla legge che impone le impronte digitali per i presidi. «Chiederò di abrogarla al secondo Consiglio dei ministri», ha dichiarato Fioramonti.Udir, giovane sindacato dei dirigenti scolastici, plaude al nuovo corso, avendo combattuto a lungo l’introduzione di una legge, che inizialmente era un emendamento inserito nel ddl Concretrezza sui controlli biometrici dei dipendenti pubblici, e aveva tra i più convinti promotori l’ex ministro della P.A., la leghista Giulia Bongiorno. Il provvedimento, colmo di limiti evidenti, non teneva per nulla conto della peculiarità del lavoro dei presidi, tanto più quando svolgono le proprie attività su più sedi, o all’esterno dell’edificio, o nei rapporti con il territorio.Udir plaude alla svolta annunciata dal neo ministro. Tanto più che il provvedimento in vigore era stato criticato dall’Aran, l’agenzia che agisce a tutela dell’amministrazione e bocciato dal Garante della Privacy, Antonello Soro. «La legge è inutile, costosa – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir – e oltretutto, colpendo la loro sfera personale, fa passare i lavoratori del comparto Istruzione, a partire dai ds, come delinquenti. Colpire nel mucchio una categoria, in un comparto dove l’assenteismo non esiste, è soltanto offensivo. Con la scuola dell’autonomia, i dirigenti hanno anche visto triplicare gli incarichi e aumentare le competenze. I soldi che si risparmieranno potranno essere investiti meglio, magari per la formazione del personale o per la stabilizzazione dei precari».

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Sul Sole 24 ORE di oggi: focus sulle emergenze del sistema scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 settembre 2019

L’anno scolastico 2019/2020 ricomincia. Dopo l’antipasto di Bolzano della settimana scorsa lunedì tocca il 9 settembre al Piemonte e poi via via a tutte le altre Regioni. Fino alla Puglia dove la prima campanella suonerà il 18 settembre. Alla riapertura gli 8,5 milioni di studenti attesi tra i banchi troveranno ad accoglierli i problemi di sempre. A cominciare dal tradizionale carosello degli insegnanti. Nonostante le 180mila assunzioni degli ultimi 5 anni all’appello mancano almeno 120mila cattedre. Che anche quest’anno resteranno scoperte e saranno destinate ad aumentare come viene spiegato sul Sole 24 Ore di lunedì 9 settembre. Complice il cambio di governo che ha rallentato l’avvio dei nuovi concorsi e la soluzione per decreto all’emergenza precari. Due temi che il neoministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti si troverà sul tavolo nelle prossime settimane quando cominceranno le trattative in vista della prossima legge di bilancio. Insieme alle altre emergenze del sistema scuola: classi affollate, stipendi basse e digitalizzazione a rilento. A tutto questo il Sole 24 Ore dedica due pagine sull’edizione di lunedì 9 settembre e un ampio dossier sul sito http://www.ilsole24ore.com.

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