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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 299

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Droni armati anche in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 settembre 2017

droniMilano 25 settembre Università degli Studi di Milano (Sala di Rappresentanza della Facoltà di Giurisprudenza) a partire dalle 9 si terrà la conferenza internazionale “Droni armati in Italia e in Europa: problemi e prospettive” inizierà un dibattito fino ad ora assente sulle implicazioni di tale tecnologia dal punto di vista del diritto internazionale, tenendo in considerazione anche la prospettiva politica e militare.L’evento è promosso da CILD, Rete Italiana per il Disarmo e European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), che ha sede a Berlino.
La conferenza, che porta speaker internazionali da USA, Regno Unito, Yemen, Olanda e Belgio, analizza tre aree fondamentali: quella giuridica, sia italiana che internazionale, quella dei diritti e della trasparenza e quella della strategia militare.“L’Europa è in prima fila nell’adozione di questa tecnologia e nell’avallare pratiche alquanto dubbie dal punto di vista del diritto internazionale. E l’Italia gioca un ruolo fondamentale in questa nuova “guerra” per la sua posizione strategica e per le infrastrutture militari messe a disposizione degli Stati Uniti” spiega Chantal Meloni, docente di International Criminal Law presso l’Università degli Studi di Milano e advisor dello European Center for Constitutional and Human Rights.La base militare di Sigonella ospita infatti da anni diversi velivoli statunitensi, impiegati non solo a scopo di sorveglianza, ma anche di difesa armata. Inoltre, pur non disponendo ancora di droni armati, il nostro Paese nel 2015 ha ottenuto dagli USA l’autorizzazione ad armare i propri velivoli senza pilota.
E proprio dagli Stati Uniti viene uno degli speaker principali, Cian Westmoreland, un ex operatore di droni che ha lasciato l’esercito ed è diventato un whistleblower, rivelando (anche in audizioni a Bruxelles) numerosi elementi sul funzionamento del programma e sul devastante impatto sulle vittime dronicivili: moltissime sono infatti le vittime innocenti degli attacchi coi droni rivolti contro presunti terroristi (i cosiddetti “targeted killings”) anche al di fuori del campo di battaglia.“Dopo che, nel febbraio 2016, il Wall Street Journal ha diffuso la notizia di un non meglio precisato accordo tra Roma e Washington sulla presenza di droni armati statunitensi nella base di Sigonella, alcuni esponenti dell’Esecutivo hanno dichiarato che l’Italia avrebbe autorizzato, di volta in volta, l’impiego dei droni armati a scopi esclusivamente difensivi. Ad oggi non è dato tuttavia sapere se e quali autorizzazioni siano state rilasciate dal nostro Governo” dichiara Antonella Napolitano per la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili.La conferenza affronterà inoltre le ripercussioni politico-strategiche della tecnologia “a pilotaggio remoto” sugli attuali scenari geopolitici globali: “in particolare, si discuterà dell’idoneità di tale forma di “guerra” a contrastare la minaccia terroristica, oltre che dei suoi possibili effetti distorsivi: per questo coinvolgeremo esponenti del Governo, del Parlamento e delle Forze Armate oltre che rappresentanti di organizzazioni non governative che si occupano da anni di contrastare la proliferazione degli armamenti e gli effetti nocivi sulla popolazione civile” conclude Francesco Vignarca portavoce della Rete Italiana per il disarmo. L’ingresso è gratuito.

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Low cost. Ryanair e non solo: E’ finita la pacchia?

Posted by fidest press agency su domenica, 24 settembre 2017

ryanairAndare e tornare da Londra per 30 euro. Prendere una specie di taxi che costa meno della meta’ di quelli ufficiali. Comprare in un supermercato discount un’insalata a meta’ prezzo di quanto la pagheremmo in un mercato rionale. Tutti ad andare in bici o in auto col metodo dello sharing. Tariffe telefoniche bassissime per il proprio cellulare. Capi di abbigliamento quasi regalati. Questo e’ stato, e in parte continua ad essere, un aspetto del nuovo mercato che nasce dalla rivoluzione tecnologica, la cosiddetta googlolizzazione della societa’, con in cima le idee, le azioni e il business delle app piu’ o meno californiane.Tutti a viaggiare, tutti a vivere sull’indotto, tutti a mangiare e bere le cose esotiche a quattro centesimi che si trovano nei discount, tutti a prendere proto-taxi e riscio’ per andare da un posto ad un altro, e tutti ad andare in bici o in auto con percorsi che prima si facevano tranquillamente a piedi o in bus urbani.Tutto a posto? Di Ryanair se ne parla a chili in queste settimane. Ufficialmente hanno problemi di organizzazione interna, ma intanto lasciano a terra centinaia di migliaia di passeggeri che, anche se a cifre ridicole per i tipi di tratte aeree, avevano dato loro fiducia. Dei discount alimentari se ne parla meno, a parte alcuni recenti scandali finanziari dei “padri” tedeschi. Dei taxi di Uber, per ora, ha cominciato l’amministrazione della citta’ di Londra a levar loro la licenza; mentre in Italia, i governanti che a febbraio avevano preso l’impegno di fare entro un mese un nuovo piano dei trasporti che includesse anche queste aspettative del trasporto privato pubblico, sono ancora li’ a darsi addosso su “fai tu, no fa quell’altro”… e intanto sono passati sette mesi e la uberizzazione fa quotidianamente a cazzotti con amministrazioni pubbliche e taxisti. Le promesse dei gestori telefonici che alla prima bolletta si mostrano fregature, per prezzi e qualita’ delservizio.Qualcosa si e’ rotto (Ryanair) e sta cominciando a rompersi? Intanto, considerando utenti e consumatori, consigliamo:
– di prenotare voli esistenti se si intende partire, o accettare, senza tanto poi illudersi nel rivendicare diritti violati, la iper-precarieta’ di alcuni “avventurosi” del cielo.
– di comprare cibi che hanno il sapore di quel che dicono di essere (avete provato ad acquistare, per esempio e in genere, un avocado, un mango o delle carote o delle patate in un discount? Come mangiare acqua mescolata a terra e legno.
– di usare il piu’ possibile i mezzi pubblici non-privati, che’ talvolta non sai che proto-taxi stai utilizzando.
– di usare il bike e car sharing, ma di non stupirsi che il giorno dopo puo’ darsi che non ci siano piu’… come si fa a mantenersi un’azienda con prezzi del genere, non essendo una super multinazionale del settore, ma comparendo come funghi piccole aziende locvali a cui vengono dat concessioni da parte delle amministrazioni?
– di firmare contratti tlc solo cartacei dopo attenta disanima dei precedenti anche attraverso la Rete.
– di comprasi la magliettina dopo aver attentamente analizzato la composizione dei tessuti, che’ quelli super economici sono quasi sempre fatti con prodotti che fanno solo male alla pelle e alla vivibilita’.
Quindi, e’ finita la pacchia? Ammesso che sia mai iniziata, la pacchia per i consumatori deve secondo noi rispondere ad un trinomio inscindibile: qualita’, sicurezza, prezzo. Lo diciamo in virtu’ del fatto che ai consumatori noi non abbiamo nulla da vendere, per cui non li usiamo per il nostro business (magari spacciandoci per loro paladini). Occhio! Sono in corso grandi trasformazioni che spesso sfuggono ai singoli consumatori, e le vittime ne potranno soffrire molto solo se avranno fatto finta di ignorare l‘esistente e si saranno solo buttati nell’attuale illusione. Noi intanto svolgiamo questa funzione di grippi parlanti, ma non del malaugurio. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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European Day of Languages

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

istituto italiano cultura torontoToronto (Canada). Friday, September 29, 2017; 5:00pm – 8:30 pm Goethe-Institut Toronto – 100 University Avenue, North Tower, 2nd floor. The European Day of Languages has been celebrated in Europe on September 26th since 2001 as an initiative of the Council of Europe. Promoting lifelong language learning and stressing the importance of intercultural understanding are the main objectives of the events associated with the European Day of Languages.Acting as promoters of plurilingualism in the GTA, Alliance Française de Toronto, Goethe-Institut Toronto, Instituto Camões Toronto, Istituto Italiano di Cultura Toronto and Spanish Centre Toronto will be hosting their 8th European Day of Languages in Toronto on Friday, September 29, 2017.
Free language activities will be offered to general public: Sample classes in 13 languages – Estonian, Finnish, French, German, Greek, Hungarian, Italian, Lithuanian, Polish, Portuguese, Romanian, Spanish, Swedish and interactive language learning quizzes and games. To top off the evening, Pocket Concerts will present an intimate string quartet concert to enjoy music of European composers.

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La “grande moderazione” dell’Asia promette bene per le azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

Soo NamNella regione asiatica (Giappone escluso), il dinamismo degli imprenditori, la rapida urbanizzazione e la popolazione giovane costituiscono da tempo motivi di invidia per molte economie sviluppate. Guidata dalla Cina, per molti anni la regione ha beneficiato di una vigorosa crescita economica, ma negli ultimi 10 anni il mercato azionario asiatico ha sottoperformato i listini statunitensi. Ciò è da imputarsi soprattutto al fatto che la rapida crescita macroeconomica non si è necessariamente tradotta in una brillante crescita degli utili, anche perché la decelerazione economica in Cina ha colto alla sprovvista parecchie società.
Potrebbe tuttavia essere in atto un cambiamento. Da quando Xi Jinping ha assunto la presidenza nel 2012, la mentalità è profondamente cambiata e l’enfasi è stata posta sulla crescita sostenibile piuttosto che rapida. La rifocalizzazione delle politiche si è tradotta in una stabilizzazione della crescita negli ultimi 4-5 anni, da oltre il 10% nel 2010 al 6,7-7,0% negli ultimi 10 trimestri. Sembra anche che le società stiano cominciando a fare leva sul contesto più prevedibile e stabile per concentrarsi sulla redditività piuttosto che sulla quota di mercato, dato l’aumento delle sorprese positive sul fronte degli utili osservato negli ultimi 12 mesi.La Cina sta entrando in un periodo di bassa volatilità macroeconomica, che gli economisti negli Stati Uniti hanno definito la “Grande moderazione”? Fin dagli anni Ottanta, gli Stati Uniti hanno esibito lunghi periodi di crescita lenta ma sostenuta, intervallati tuttavia da alcune crisi. Questi periodi sono stati caratterizzati da lunghe fasi di rialzo delle azioni, come quella attuale inauguratasi dopo la crisi finanziaria globale (CFG).Se analoghe dinamiche di “grande moderazione” si stanno affermando anche in Cina (e in Asia), ritengo che stia per cominciare un rally pluriennale delle azioni dell’Asia (Giappone escluso). La nuova mentalità che pone l’enfasi sulla sostenibilità piuttosto che sulla velocità della crescita dovrebbe infatti tradursi in un periodo duraturo di creazione di valore da parte del settore societario, soprattutto nell’attuale contesto di miglioramento della corporate governance.L’ex governatore della Federal Reserve statunitense, Ben Bernanke, in una dichiarazione del 2004, ha sottolineato che, per spiegare la crescita della “grande moderazione” negli Stati Uniti sono state avanzate tre motivazioni: cambiamento strutturale, miglioramento delle politiche macroeconomiche e fortuna.1 I cambiamenti strutturali hanno riguardato istituzioni economiche, tecnologia, pratiche aziendali e altre caratteristiche strutturali dell’economia che ne hanno migliorato la capacità di assorbire shock. La maggiore profondità e sofisticazione dei mercati finanziari, la deregolamentazione di molti settori, la transizione dalla produzione ai servizi e la crescente apertura al commercio e ai flussi internazionali di capitali sono altri esempi di mutamenti strutturali che hanno incrementato la flessibilità e la stabilità macroeconomiche. Si tratta senza dubbio degli stessi tipi di cambiamenti in atto in Cina; in particolare, l’impiego della tecnologia e la modernizzazione delle pratiche gestionali, la maggiore importanza dei servizi nella struttura economica, il miglioramento delle politiche e la maggiore complessità normativa negli scorsi 4-5 anni sotto l’amministrazione Xi. Per quanto riguarda il contributo delle politiche macroeconomiche, Bernanke ha osservato che “pochi contestano che la politica monetaria abbia svolto un importante ruolo nello stabilizzare l’inflazione; quindi il fatto che la volatilità della produzione sia calata parallelamente alla volatilità dell’inflazione, sia negli Stati Uniti che all’estero, suggerisce che la politica monetaria potrebbe aver contribuito anche a moderare la variabilità della produzione”. Per quanto riguarda la Cina, direi che anche le politiche fiscali saranno molto importanti, soprattutto con riferimento alla capacità del Partito comunista di far accettare lo stimolo all’intero apparato amministrativo.Per comprendere i cambiamenti in atto e capire se hanno preso piede, è necessario comprendere la psiche delle autorità cinesi e la sua recente evoluzione. Per decenni, le autorità cinesi sono vissute nella paura che un rallentamento della crescita avrebbe potuto provocare una massiccia disoccupazione e di conseguenza tensioni sociali. Questo può spiegare perché l’amministrazione di Hu Jintao decise di lanciare un massiccio stimolo fiscale all’indomani della CFG. Tale stimolo si rivelò disastroso, in quanto creò eccessi di capacità in diversi settori e fu eseguito male, perché non ci si assicurò che il denaro si indirizzasse verso progetti commercialmente validi; per non parlare poi dei fondi andati perduti a causa della corruzione. La mancata sostenibilità di tali forme di provvedimenti fiscali ha in ultima istanza causato la rapida decelerazione della crescita osservata nel 2010-2012.
Mi sembra che Xi Jinping e Li Keqiang (l’attuale Primo Ministro cinese) concepiscano il ruolo della politica fiscale in maniera diversa. Essi hanno continuamente sottolineato come la sostenibilità della crescita sia più importante della sua velocità, forse proprio in virtù delle dolorose lezioni del 2010-2012. Si sono inoltre assunti il compito arduo ma importante di sradicare la corruzione, assolutamente cruciale per porre fine all’evasione fiscale e assicurare che la spesa abbia ricadute future positive per l’economia. Infine, i progressi da loro compiuti nell’ambito delle riforme sul lato dell’offerta e la transizione riuscita verso un’economia più equilibrata fanno ben sperare per il futuro e rendono il paese meno esposto a shock economici.Non attribuirei troppa importanza alla fortuna, ma a questo riguardo vanno menzionati due elementi. In primo luogo, la popolazione cinese ha abbracciato con entusiasmo la e-economy (ovvero, per così dire, la “nuova” economia). Il decollo dell’e-Commerce in Cina ha contribuito a ridare slancio ai consumi e all’imprenditorialità, sebbene l’intero sistema si trovasse a fare i conti con il rallentamento della crescita. È importante sottolineare che la creazione di nuove opportunità di impiego non ha riguardato solo la manodopera qualificata, ma anche ambiti meno qualificati come le consegne logistiche. Al momento la disoccupazione in Cina resta su livelli favorevoli sebbene la crescita economica tendenziale sia inferiore al 7%. Questo consente alle autorità di Pechino di evitare di cadere nella paranoia di una crescita “insufficiente”, incapace di creare occupazione, e mantiene l’enfasi sull’obiettivo della sostenibilità. In secondo luogo, il giro di vite sulla corruzione non era privo di rischi, ma Xi era disposto ad affrontare le “tigri” e ne è uscito vincente. Le ricadute positive di tale disciplina non vanno sottovalutate, compreso il loro impatto sulla corporate governance delle società a controllo statale quotate in borsa. Inoltre Xi può ora continuare a perseguire il suo programma economico partendo decisamente da una posizione di maggiore forza.L’intenzione della Cina di assumere un ruolo di leader nell’integrazione economica regionale tramite l’iniziativa One Belt One Road e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) avrebbe due implicazioni. In primo luogo, date le dimensioni del paese, le dinamiche della “grande moderazione” cinese eserciterebbero un influsso sull’intera regione. In secondo luogo, la crescita della regione diverrebbe probabilmente più sostenibile, data la complementarietà dei punti di forza dei diversi paesi, che potrebbero sfruttare reciprocamente i rispettivi vantaggi competitivi.
Sono trascorsi cinque anni dall’inizio del mandato dell’attuale leadership, che tradizionalmente dura 10 anni, e Xi è politicamente più forte che mai. I prossimi cinque anni dovrebbero rimanere molto stabili, mentre Xi sfrutterà l’impatto positivo delle policy per consolidare la dinamica crescente della “grande moderazione”. In quest’ottica, ci attendiamo un rally pluriennale per le azioni della regione Asia-Pacifico (Giappone escluso), che poggerà su un contesto operativo più stabile per le società, le quali potranno pianificare e operare con maggiore efficacia, creando valore per gli azionisti. I rischi percepiti dovrebbero migliorare, favorendo un rialzo del mercato. (a cura di Soo Nam Ng, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments) (foto: Soo Nam)

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“Giornate Europee del Patrimonio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

Casa MartelliTransfer 070314 0025Firenze sabato 23 e domenica 24 settembre i Musei del Bargello Via del Proconsolo 4 resteranno aperti fuori orario per offrire a turisti e fiorentini visite speciali, presentazioni e conferenze. Sabato alle ore 10, al Museo di Orsanmichele (che resterà aperto fino alle 12.30) ci sarà la presentazione del nuovo apparato didattico comunicativo e annuncio dei prossimi restauri. Alle ore 11, invece, appuntamento al Museo di Palazzo Davanzati con una conferenza-incontro dal titolo: Natura dipinta: piante e uccelli nelle pitture murali di Palazzo Davanzati a cura di Maria Adele Signorini (Università degli Studi di Firenze) e Alessandro Canci (Università degli Studi di Padova e Udine).
Alle ore 16, nel Museo di Casa Martelli si terrà la visita guidata: Verzure dipinte: il giardino d’inverno e la sala da bagno con figure in boschereccio di Casa Martelli.
Domenica 24 settembre al Museo di Palazzo Davanzati, alle ore 17, ci sarà la visita guidata: Natura dipinta a Palazzo Davanzati.
Sabato i Musei del Bargello consentiranno anche la visita prolungando, straordinariamente, la loro apertura pomeridiana. Il Museo Nazionale del Bargello e il Museo delle Cappelle Medicee, saranno aperti dalle ore 8,15 fino alle 19,50 e dalle ore 17, alla simbolica cifra di 1 euro. Il Museo di Palazzo Davanzati resterà aperto dalle 8,15 alle ore 17,50 (l’orario ordinario dal lunedì alla domenica va dalle ore 8,15 alle 13,50); il Museo di Casa Martelli sarà visitabile dalle ore 9 alle 17,50 (tutti gli altri sabati la chiusura è prevista per le 13,50). Sabato sarà aperto straordinariamente anche il Museo di Orsanmichele e seguirà il seguente orario: 10 – 12,20.
Domenica, il Museo Nazionale del Bargello sarà aperto straordinariamente dalle ore 9 alle 13,50, ultimo ingresso alle 13,20; saranno aperti dalle ore 15 alle 18,50 anche il Museo di Palazzo Davanzati e il Museo di Casa Martelli. (foto: casa martelli, Palazzo Davanzati)

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Roma Capitale e Fastweb hanno siglato un Protocollo di Intesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

campidoglioLo hanno fatto per l’avvio della sperimentazione basata su tecnologie 5G e Wi Fi per lo sviluppo di servizi di ultima generazione da realizzare entro la fine del 2020 in alcune aree del territorio comunale.Con la sottoscrizione del Protocollo Roma Capitale e Fastweb coopereranno per la definizione di progetti di sperimentazione a partire dal 2018, in particolare, nell’ambito delle applicazioni digitali per la Smart City e dell’IoT, Internet delle cose. L’obiettivo della sperimentazione è la costruzione di una piattaforma in grado di supportare servizi e applicazioni nei settori della mobilità intelligente, della sensoristica, dell’industria 4.0, del turismo, della videosorveglianza con l’obiettivo di arricchire l’ecosistema digitale della città, cogliendone le priorità strategiche di sviluppo e trasformandola in un laboratorio di innovazione digitale.Le reti mobili di 5° generazione, le cosiddette reti 5G, sono reti convergenti, in cui la differenza tradizionale tra rete fissa e mobile tende a sfumarsi: le antenne radio-mobili utilizzate in una rete 5G raggiungono una densità molto superiore a quella delle reti attuali e sono interamente collegate con fibra. In questo modo le prestazioni della rete raggiungono livelli di gran lunga superiori a quelle del 3G e del 4G e assimilabili a quelle delle reti fisse. La quinta generazione di reti aumenterà enormemente la velocità di connessione mobile, con abbattimento a pochi secondi del tempo necessario per il download di file di grandi dimensioni.Grazie all’intesa raggiunta la città di Roma si candida a diventare una delle prime città in Europa a disporre di collegamenti in 5G e a ricoprire un ruolo di punta nel panorama nazionale dei servizi ad altissima connettività che trasformeranno il modo di vivere lo spazio urbano e domestico.Con la sottoscrizione dell’accordo Fastweb si impegna a progettare e a realizzare le infrastrutture di rete necessarie per lo sviluppo dei nuovi servizi digitali implementando così anche nuovi collegamenti alla rete Internet a banda ultralarga. A tal fine Roma Capitale si rende disponibile a fornire tutte le informazioni in suo possesso riguardanti le infrastrutture civili che rientrano nella propria disponibilità. L’avvio della sperimentazione 5G prevede inoltre l’integrazione con il Wi Fi sul territorio.L’annuncio dell’accordo giunge all’indomani del lancio di Fastweb a Roma della connettività a 1 Gigabit in download, 10 volte superiore a quella attuale, e fino a 200 Megabit in upload, e dell’accordo tra Fastweb e il Comune, nell’ambito della Convenzione Sistema Pubblico di Connettività, che prevede il potenziamento della rete a banda ultralarga a disposizione della Pubblica Amministrazione.Un rapporto, quello tra Fastweb e il Campidoglio che va quindi sempre più consolidandosi nell’ambito di un più vasto piano di investimenti che mira a migliorare i servizi in rete per gli abitanti di Roma e per l’Amministrazione capitolina che sarà sempre più connessa così da supportare in modo adeguato la crescente offerta di servizi online per i cittadini, innescando e alimentando un circolo virtuoso di digitalizzazione diffusa.”Sono particolarmente orgogliosa di annunciare che Roma sperimenterà la rete 5G e che lo farà avvalendosi delle tecnologie e degli standard più evoluti sotto il profilo della riduzione dell’impatto ambientale e dell’ottimizzazione dell’efficienza energetica. L’accordo che sigliamo oggi manifesta la nostra volontà di facilitare gli investimenti in infrastrutture e innovazione per creare un ecosistema fertile all’insediamento di nuove imprese sul territorio. La nostra è una città che, consapevole della sua storia e delle sue tradizioni, abbraccia con entusiasmo il futuro”, dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi.“Siamo orgogliosi di poter essere al fianco di Roma Capitale nel percorso che porta verso nuovi orizzonti di connettività. Fastweb è un’azienda innovativa, sempre alla ricerca di nuove soluzioni tecnologiche e servizi disruptive, in linea con l’evoluzione dei bisogni dei cittadini e delle necessità di aziende e grandi organizzazioni. Oggi, al fianco e in piena sintonia con l’Amministrazione Capitolina siamo pronti a fornire le soluzioni più efficaci ai cittadini romani e a delineare i migliori scenari per la sperimentazione di nuove”, commenta il Direttore Relazioni Esterne e Istituzionali di Fastweb Sergio Scalpelli.

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Femminicidi: la Regione Piemonte intende potenziare la rete dei centri antiviolenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

regione piemonteTorino, «Non basta. Il grande lavoro che tutti insieme stiamo svolgendo per contrastare la violenza di genere, diffondere la cultura delle Pari Opportunità e sostenere le donne che subiscono maltrattamenti non basta. Evidentemente non facciamo ancora abbastanza, soprattutto nell’accompagnamento a una cultura del rispetto fra i sessi» – una riflessione di Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, in seguito al drammatico femminicidio di Casale Monferrato in cui è stata uccisa dal marito Elena Seprodi.«La costernazione che ho provato in questi giorni deve essere lo stimolo per fare ancora di più. La Regione Piemonte apprende con interesse della volontà di Me.Dea, Onlus Contro La Violenza Alle Donne dell’alessandrino, insieme all’amministrazione comunale di Casale Monferrato, di attivare un nuovo centro antiviolenza sul suolo comunale. L’impegno della Regione a sostegno della rete dei Centri Antiviolenza è costante, ed essendo Me.Dea il CAV per la provincia di Alessandria, l’associazione è destinataria dei fondi della legge regionale 4 del 2016 contro la violenza di genere. Proprio sabato 23 settembre parteciperò al corso organizzato dalla stessa Me.Dea per le operatrici dei centri e sarà l’occasione per fare il punto delle nostre azioni nell’alessandrino» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte.«Proprio in questi giorni stiamo mettendo a punto i nuovi finanziamenti per la rete dei Centri Antiviolenza e ultimando la programmazione triennale di attuazione della legge quadro regionale di prevenzione e contrasto alla violenza di genere. In questo ambito, la Regione Piemonte ha stanziato più di 300.000 euro per l’apertura di nuovi centri antiviolenza perché la nostra intenzione è quella di potenziare su tutto il territorio regionale la rete regionale. Per questo motivo abbiamo deciso di finanziare progetti per l’apertura di nuovi centri antiviolenza e case rifugio prioritariamente nelle province che al momento presentano un rapporto tra numero di centri e popolazione femminile residente oltre i 14 anni più elevato rispetto alla media regionale. Tra queste province c’è anche quella di Alessandria che avrà priorità per l’apertura di un nuovo centro antiviolenza, e dunque auspichiamo di poter sostenere un nuovo progetto a Casale Monferrato» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte. «Infine ci stiamo dedicando anche alla promozione della cultura del rispetto fra i sessi e della sensibilizzazione al contrasto alla violenza sulle donne. Per questo motivo stiamo elaborando un progetto regionale di comunicazione ai quali hanno potuto aderire tutti i centri antiviolenza regionali che hanno deciso di rispondere alla manifestazione di partenariato. Possibilità aperta fino a oggi. Speriamo che il nostro progetto possa ricevere il sostegno del Dipartimento delle Pari Opportunità. Per riuscire a raggiungere il nostro obiettivo, tutti noi che facciamo parte del sistema di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, dobbiamo andare nella stessa direzione e fare squadra» – ha concluso Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte.

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La “grande moderazione” dell’Asia promette bene per le azioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 settembre 2017

Nella regione asiatica (Giappone escluso), il dinamismo degli imprenditori, la rapida urbanizzazione e la popolazione giovane costituiscono da tempo motivi di invidia per molte economie sviluppate. Guidata dalla Cina, per molti anni la regione ha beneficiato di una vigorosa crescita economica, ma negli ultimi 10 anni il mercato azionario asiatico ha sottoperformato i listini statunitensi. Ciò è da imputarsi soprattutto al fatto che la rapida crescita macroeconomica non si è necessariamente tradotta in una brillante crescita degli utili, anche perché la decelerazione economica in Cina ha colto alla sprovvista parecchie società.
Potrebbe tuttavia essere in atto un cambiamento. Da quando Xi Jinping ha assunto la presidenza nel 2012, la mentalità è profondamente cambiata e l’enfasi è stata posta sulla crescita sostenibile piuttosto che rapida. La rifocalizzazione delle politiche si è tradotta in una stabilizzazione della crescita negli ultimi 4-5 anni, da oltre il 10% nel 2010 al 6,7-7,0% negli ultimi 10 trimestri. Sembra anche che le società stiano cominciando a fare leva sul contesto più prevedibile e stabile per concentrarsi sulla redditività piuttosto che sulla quota di mercato, dato l’aumento delle sorprese positive sul fronte degli utili osservato negli ultimi 12 mesi.La Cina sta entrando in un periodo di bassa volatilità macroeconomica, che gli economisti negli Stati Uniti hanno definito la “Grande moderazione”? Fin dagli anni Ottanta, gli Stati Uniti hanno esibito lunghi periodi di crescita lenta ma sostenuta, intervallati tuttavia da alcune crisi. Questi periodi sono stati caratterizzati da lunghe fasi di rialzo delle azioni, come quella attuale inauguratasi dopo la crisi finanziaria globale (CFG).Se analoghe dinamiche di “grande moderazione” si stanno affermando anche in Cina (e in Asia), ritengo che stia per cominciare un rally pluriennale delle azioni dell’Asia (Giappone escluso). La nuova mentalità che pone l’enfasi sulla sostenibilità piuttosto che sulla velocità della crescita dovrebbe infatti tradursi in un periodo duraturo di creazione di valore da parte del settore societario, soprattutto nell’attuale contesto di miglioramento della corporate governance.L’ex governatore della Federal Reserve statunitense, Ben Bernanke, in una dichiarazione del 2004, ha sottolineato che, per spiegare la crescita della “grande moderazione” negli Stati Uniti sono state avanzate tre motivazioni: cambiamento strutturale, miglioramento delle politiche macroeconomiche e fortuna.1 I cambiamenti strutturali hanno riguardato istituzioni economiche, tecnologia, pratiche aziendali e altre caratteristiche strutturali dell’economia che ne hanno migliorato la capacità di assorbire shock. La maggiore profondità e sofisticazione dei mercati finanziari, la deregolamentazione di molti settori, la transizione dalla produzione ai servizi e la crescente apertura al commercio e ai flussi internazionali di capitali sono altri esempi di mutamenti strutturali che hanno incrementato la flessibilità e la stabilità macroeconomiche. Si tratta senza dubbio degli stessi tipi di cambiamenti in atto in Cina; in particolare, l’impiego della tecnologia e la modernizzazione delle pratiche gestionali, la maggiore importanza dei servizi nella struttura economica, il miglioramento delle politiche e la maggiore complessità normativa negli scorsi 4-5 anni sotto l’amministrazione Xi. Per quanto riguarda il contributo delle politiche macroeconomiche, Bernanke ha osservato che “pochi contestano che la politica monetaria abbia svolto un importante ruolo nello stabilizzare l’inflazione; quindi il fatto che la volatilità della produzione sia calata parallelamente alla volatilità dell’inflazione, sia negli Stati Uniti che all’estero, suggerisce che la politica monetaria potrebbe aver contribuito anche a moderare la variabilità della produzione”. Per quanto riguarda la Cina, direi che anche le politiche fiscali saranno molto importanti, soprattutto con riferimento alla capacità del Partito comunista di far accettare lo stimolo all’intero apparato amministrativo.Per comprendere i cambiamenti in atto e capire se hanno preso piede, è necessario comprendere la psiche delle autorità cinesi e la sua recente evoluzione. Per decenni, le autorità cinesi sono vissute nella paura che un rallentamento della crescita avrebbe potuto provocare una massiccia disoccupazione e di conseguenza tensioni sociali. Questo può spiegare perché l’amministrazione di Hu Jintao decise di lanciare un massiccio stimolo fiscale all’indomani della CFG. Tale stimolo si rivelò disastroso, in quanto creò eccessi di capacità in diversi settori e fu eseguito male, perché non ci si assicurò che il denaro si indirizzasse verso progetti commercialmente validi; per non parlare poi dei fondi andati perduti a causa della corruzione. La mancata sostenibilità di tali forme di provvedimenti fiscali ha in ultima istanza causato la rapida decelerazione della crescita osservata nel 2010-2012.
Mi sembra che Xi Jinping e Li Keqiang (l’attuale Primo Ministro cinese) concepiscano il ruolo della politica fiscale in maniera diversa. Essi hanno continuamente sottolineato come la sostenibilità della crescita sia più importante della sua velocità, forse proprio in virtù delle dolorose lezioni del 2010-2012. Si sono inoltre assunti il compito arduo ma importante di sradicare la corruzione, assolutamente cruciale per porre fine all’evasione fiscale e assicurare che la spesa abbia ricadute future positive per l’economia. Infine, i progressi da loro compiuti nell’ambito delle riforme sul lato dell’offerta e la transizione riuscita verso un’economia più equilibrata fanno ben sperare per il futuro e rendono il paese meno esposto a shock economici.Non attribuirei troppa importanza alla fortuna, ma a questo riguardo vanno menzionati due elementi. In primo luogo, la popolazione cinese ha abbracciato con entusiasmo la e-economy (ovvero, per così dire, la “nuova” economia). Il decollo dell’e-Commerce in Cina ha contribuito a ridare slancio ai consumi e all’imprenditorialità, sebbene l’intero sistema si trovasse a fare i conti con il rallentamento della crescita. È importante sottolineare che la creazione di nuove opportunità di impiego non ha riguardato solo la manodopera qualificata, ma anche ambiti meno qualificati come le consegne logistiche. Al momento la disoccupazione in Cina resta su livelli favorevoli sebbene la crescita economica tendenziale sia inferiore al 7%. Questo consente alle autorità di Pechino di evitare di cadere nella paranoia di una crescita “insufficiente”, incapace di creare occupazione, e mantiene l’enfasi sull’obiettivo della sostenibilità. In secondo luogo, il giro di vite sulla corruzione non era privo di rischi, ma Xi era disposto ad affrontare le “tigri” e ne è uscito vincente. Le ricadute positive di tale disciplina non vanno sottovalutate, compreso il loro impatto sulla corporate governance delle società a controllo statale quotate in borsa. Inoltre Xi può ora continuare a perseguire il suo programma economico partendo decisamente da una posizione di maggiore forza.L’intenzione della Cina di assumere un ruolo di leader nell’integrazione economica regionale tramite l’iniziativa One Belt One Road e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) avrebbe due implicazioni. In primo luogo, date le dimensioni del paese, le dinamiche della “grande moderazione” cinese eserciterebbero un influsso sull’intera regione. In secondo luogo, la crescita della regione diverrebbe probabilmente più sostenibile, data la complementarietà dei punti di forza dei diversi paesi, che potrebbero sfruttare reciprocamente i rispettivi vantaggi competitivi.
Sono trascorsi cinque anni dall’inizio del mandato dell’attuale leadership, che tradizionalmente dura 10 anni, e Xi è politicamente più forte che mai. I prossimi cinque anni dovrebbero rimanere molto stabili, mentre Xi sfrutterà l’impatto positivo delle policy per consolidare la dinamica crescente della “grande moderazione”. In quest’ottica, ci attendiamo un rally pluriennale per le azioni della regione Asia-Pacifico (Giappone escluso), che poggerà su un contesto operativo più stabile per le società, le quali potranno pianificare e operare con maggiore efficacia, creando valore per gli azionisti. I rischi percepiti dovrebbero migliorare, favorendo un rialzo del mercato. (a cura di Soo Nam Ng, responsabile azionario asiatico di Columbia Threadneedle Investments) (foto: Soo Nam)

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Anno europeo del patrimonio culturale 2018

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

European UnionNel quadro del programma Europa creativa per le industrie culturali e creative, la Commissione pubblica un invito a presentare proposte per finanziare progetti di cooperazione transnazionale connessi all’Anno europeo del patrimonio culturale che si celebrerà nel 2018. Gli operatori culturali, come sale da concerto, teatri lirici e gruppi teatrali in tutta l’UE, sono invitati a partecipare alle attività dell’Anno europeo del patrimonio culturale volte a rafforzare il senso di appartenenza a uno spazio comune europeo.Il Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, Tibor Navracsics, ha dichiarato: “Oggi facciamo un altro passo verso la concretizzazione del 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale. Il nostro ricco patrimonio culturale è una risorsa importante, che non ci lega soltanto al passato, ma ha un ruolo fondamentale nella costruzione del nostro futuro. Cerchiamo progetti che pongano l’accento sulla dimensione europea di questo ricco patrimonio culturale in tutte le sue forme. Come ha dichiarato il Presidente Juncker nel suo Discorso sullo stato dell’Unione, il 2018 dev’essere una celebrazione della diversità culturale”.Si stima che per i progetti di valorizzazione del patrimonio culturale saranno messi a disposizione 5 milioni di euro complessivi. La Commissione darà la preferenza ai progetti con un impatto a lungo termine focalizzati sulla sensibilizzazione e sulle attività di comunicazione. Le proposte devono essere presentate entro il 22 novembre 2017. I progetti, della durata massima di 24 mesi, dovranno iniziare tra gennaio e settembre 2018.

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Rifiuti e acque reflue

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

rifiuti lazioI rigidi standard governativi per gli effluenti, il boom della popolazione, la crescente industrializzazione in luoghi isolati e gli eccessivi volumi di rifiuti e acque reflue prodotti hanno evidenziato la necessità di tecnologie sostenibili, affidabili e convenienti per il trattamento dei rifiuti e delle acque reflue. Le tecnologie di trattamento decentralizzato di rifiuti e acque reflue si stanno prendendo in considerazione a causa della bassa manutenzione associata, dei vantaggi economici e ambientali, nonché della capacità di consentire la riduzione delle emissioni di gas serra, ridurre il carico delle discariche, produrre ammendanti del suolo e preservare gli ecosistemi acquatici.La ricerca di Frost & Sullivan, intitolata “Decentralized Wastewater and Solid Waste Treatment Technologies”, identifica le tecnologie chiave, i fattori trainanti e le sfide del mercato, le tendenze globali e regionali, gli innovatori e le innovazioni nell’ambito delle tecnologie di trattamento dei rifiuti che consentono pratiche sostenibili, tra cui: impianti di recupero dei materiali, sistemi aerobici, anaerobici, rapidi e di vermicompostaggio; reattori batch sequenziali, sistemi UASB (Upflow Anaerobic Sludge Blanket) per il trattamento anaerobico delle acque reflue, filtri a gocciolamento e impianti di biometanazione.Alcune delle aziende innovative attive nell’ambito del trattamento decentralizzato dei rifiuti compostabili e delle acque reflue sono:
Ecoganix – Un’azienda di compostaggio aerobico che attualmente gestisce circa 30.000 tonnellate di rifiuti verdi e alimentari all’anno, attraverso il compostaggio all’aperto o in vaso.
Ecobin – Un fornitore di soluzioni di gestione dei rifiuti che fornisce soluzioni per la separazione dei rifiuti, compostiere anaerobiche Bokashi su misura e soluzioni di compostaggio comunitario che possono essere implementate in appartamenti, scuole e ristoranti.
The Urbanworm – Un’azienda specializzata nella fornitura di vermi tigre, che sono efficaci nei sistemi di vermicompostaggio e sono ottimi per la scomposizione della materia organica. Il vermicast ottenuto dalla degradazione è un ammendante del suolo di qualità superiore e ricco di nutrienti che può migliorare la fertilità dei terreni e aumentare la resa delle colture.
Ecoteam’s Constructed Wetland– Ecosistemi intensivi a bassa energia progettati per trattare i liquami, l’acqua piovana e gli scarichi agricoli. Ecoteam è specializzato nella progettazione, costruzione e manutenzione delle aree umide.
Worms Downunder – Azienda che produce sistemi di vermicoltura e vermicompostaggio conosciuti con il nome di Worm Habitat Junior. Worms Downunder opera estensivamente in tutto il territorio australiano e ha distributori in diversi stati dell’Australia. L’azienda produce inoltre una gamma di apparecchiature di compostaggio chiamate OSCA (On-Site Composting Apparatus).
“L’adozione di tecnologie decentralizzate per le acque reflue e i rifiuti solidi è limitata dalla mancanza di sostegno finanziario e incentivi”, osserva Thirumalai. “Inoltre, i governi dei paesi in via di sviluppo non stanno collaborando attivamente con le organizzazioni non governative per formare partenariati pubblico-privato né stanno educando le persone nelle aree rurali e semi-urbane riguardo all’importanza dei sistemi di trattamento decentralizzati.” Lo studio “Decentralized Wastewater and Solid Waste Treatment Technologies” fa parte del programma in abbonamento TechVision (Clean and Green Environment) di Frost & Sullivan.

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Vaccinazioni: Distinguere i fatti dai pregiudizi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

vaccino bambino

In Italia la poliomielite è praticamente scomparsa. La poliomielite paralizzava 28.500 bambini ogni anno in Europa. Dal 2002 l’Europa è libera dalla poliomielite. Non esistono cure decisive per la poliomielite se non la vaccinazione. Questi i fatti. La soglia minima di copertura vaccinale è del 95%, vale a dire che, per garantire “l’immunità di gregge” è necessario che 95 individui siano vaccinati per garantire i rimanenti 5. In Italia solo alcune Regioni offrono la copertura del 95% per la poliomielite e questo potrebbe mettere a rischio la popolazione a causa della importazione del virus da zone dove la poliomielite è presente (Africa, Asia). Nonostante i risultati ottenuti con le vaccinazioni, permangono i pregiudizi, le dicerie, la superstizione. Non si creda che questi aspetti siano da collocare solo nelle menti degli sprovveduti, considerato che, per esempio, il Comune di Napoli voleva istallare un gigantesco corno sul lungomare partenopeo. Un corno antijella contro la probabile eruzione del Vesuvio. Non sarebbe meglio prevenire, cioè vaccinarsi contro la superstizione? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Informazione di Stato: O l’informazione non funziona oppure è lo Stato che non funziona

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

Rai: sede di romaTGUno delle 13,30 di domenica 17 settembre. Premessa: e’ breve perchè c’è la Formula Uno da Singapore che preme (prima di questo tg mandavano…. Formula Uno). Sentiamo le notizie:
– Prime, italiane: Gentiloni dice a Milano, Berlusconi dice a Fiuggi e Salvini dice a Pontida.
– A seguire, estero: Al Fatah riconosce l’Autorità palestinese, cronache della bomba alla metropolitana di Londra, l’aereo della British che per falso allarme ha scaricato i passeggeri ad un aeroporto di Parigi.
– E poi: cronache a margine dell’assassinio di Noemi (donne vittime “rigidamente” chiamate per nome proprio, succede altrettanto per i maschi?)
– A finire: sport e pubblicità per alcuni programmi della serata
Sono rimasto a bocca aperta, proprio perchè sono un cittadino contribuente che paga le imposte per avere anche questi servizi di informazione dallo Stato. Nella fattispecie e’ un servizio su cui non e’ consentito di metter bocca in nessun modo se non, attraverso le massime istituzioni rappresentative, a cui poi, chi di dovere, risponde che lui ha sempre ragione.Lo stupore nasce dal fatto che, per mia fortuna e costanza, mi informo essenzialmente attraverso altri canali e media. Quello che mi ha colpito e’ l’assenza di notizie di primo piano di un certo rilievo così come, seguendo in giornata altri media non dello Stato italiano, mi ero fatto idea fossero importanti (tipo: crisi Rohingya ormai ai confini tra Myanmar e Bangladesh, referendum kurdo in Iraq e quello in Catalogna).
Mi sono chiesto: a cosa serve un tg del genere? A parte le banali considerazioni sui soldi, i giornalisti piu’ o meno espressione dei partiti in Parlamento, l’equilibrio di un servizio pubblico (con tanto di pubblicità) che fa concorrenza ai media privati… mi chiedo come ci si senta a fare tg del genere (includendo tutti i soggetti che vi contribuiscono) e, soprattutto, come ci si sente a subirli.
Sul primo aspetto, in questo contesto, abbiamo poco da aggiungere alle considerazioni gia’ accennate. Siamo invece preoccupati per il secondo aspetto: come ci si sente a subire. Domanda poco frequente in una societa’ in cui l’impegno e il riscontro civico o e’ estremo, sloganistico e spesso finto e montato ad arte da macchine del consenso, o non c’è. Cioè, c’è la rassegnazione che le cose sono in certo modo (non gradito) e nulla è possibile fare perchè non sia tale. E quindi ognuno fa per sè, anche -per fortuna- in considerazione del fatto che per l’informazione, la funzione e la nicchia di quella elargita dallo Stato e’ insignificante per i piu in termini culturali, antropologici, sociali ed economici; ma lo e’ per chi dirige il nostro Stato e la nostra amministrazione. Se poi proiettiamo questa situazione a livello europeo ed internazionale, l’insignificante diventa anche ridicolo, inutile e dannoso. Noi italiani siamo famosi nel mondo non certo per i media e l’informazione, ma solo per l’abbigliamento, il cibo e i bei posti da visitare (tutte eredita’ della storia passata a meno che qualcuno non voglia credere che un turista va a Roma, per esempio, per visitare anche la Nuvola di Fuksas così come si va a Parigi a visitare la torre Eiffel o a New York l’Empire State Building.)
Eppure i soldi non ci mancano. Così come non ci mancano alcune professionalità (non necessariamente quelle che sono andate all’estero). Cosa c’è che non funziona, l’informazione o lo Stato? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sinistri stradali e nuova riforma della Legge sulla Concorrenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

incidenti stradali-2Il 29 agosto scorso è entrata in vigore la legge “annuale sulla Concorrenza” (legge 4 agosto 2017, n.124) che ha introdotto delle novità nel Codice delle Assicurazioni Private (Decreto Legislativo 7 settembre 2005, n. 209) e che lo “Sportello dei Diritti” ritiene utile segnalare agli automobilisti ed utenti della strada, perché le nuove norme rischiano di pregiudicare completamente il diritto al risarcimento dei danni subìti in alcuni casi se il danneggiato non presta la dovuta attenzione. Oggi ci soffermeremo sull’importanza di raccogliere immediatamente le generalità dei testimoni nei sinistri che vedono solo danni alle cose e quindi senza lesioni o conseguenze fisiche, che costituiscono la stragrande maggioranza degli incidenti stradali in Italia. Sono molti, purtroppo, coloro che non conoscendo la mini riforma, e che incappati in un sinistro hanno fatto richiesta risarcitoria nei confronti della società assicuratrice senza preoccuparsi minimamente della raccolta dei dati e dell’indicazione in denuncia dei testimoni presenti al momento dell’evento, con ciò rischiando seriamente di vedersi respinta la richiesta risarcitoria anche in un eventuale giudizio. L’articolo 135 comma nei commi 3 bis, 3 ter e 3 quater del Codice delle Assicurazioni per come introdotti dall’articolo 1, comma 15, della citata legge annuale sulla Concorrenza, al netto di eventuali problemi di costituzionalità per un’evidente lesione del diritto di difesa dei danneggiati, sono oggi assai chiari nel definire la necessità della pronta indicazione in sede di denuncia o di prima richiesta risarcitoria formale, delle generalità dei testimoni ai fini dell’ammissibilità della prova testimoniale che costituisce – quasi sempre, in assenza di intervento dell’autorità di polizia stradale o di “scatola nera” e quando vi è contrasto nelle versioni delle parti in causa – l’elemento imprescindibile e quindi, necessario e sufficiente, per procedere alla liquidazione dei danni ed ottenere quindi il giusto e pronto ristoro. In tal senso, è vero che nell’iter legislativo che ha portato alle modifiche in vigore è stata introdotta, in caso di mancata comunicazione in denuncia, l’obbligatoria necessità da parte della compagnia dell’invito a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento dell’indicazione dei nominativi dei testi oculari entro sessanta giorni, ma ciò comporta un sicuro slittamento della procedura liquidativa anche perché è stato previsto un analogo termine in capo all’assicurazione per «l’individuazione e comunicazione di ulteriori testimoni». Se, dunque, il danneggiato non procederà in questi termini, in caso di rigetto o ritardo da parte della compagnia della domanda di risarcimento, non potrà indicare in un’eventuale causa il nominativo di alcun testimone se non quelli già comunicati, nelle modalità e nei tempi di legge o quelli risultanti nei rapporti delle forze di polizia stradale (nei casi in cui le stesse siano intervenute), nella fase “amministrativa” di gestione del sinistro. Con la conseguenza che avrà serie difficoltà a provare in giudizio la responsabilità di controparte e, quindi, anche la concreta possibilità di perdere la causa e di subire anche la beffa della condanna alle spese di lite. Insomma, c’è davvero da preoccuparsi, perché è giusto combattere i cosiddetti “testimoni di comodo” che all’occorrenza spuntavano in corso di giudizio e che è bene ricordare erano già sottoposti alle conseguenze penali del reato di “falsa testimonianza”, ma non è neanche corretto ledere il diritto costituzionalmente ad una compiuta difesa giurisdizionale del cittadino-danneggiato il quale nella generalità di tutti gli altri tipi di controversie diverse dai sinistri stradali con solo danni a cose, ha a disposizione i termini processuali per indicare le prove che vorrà utilizzare nel corso del giudizio, compreso quella testimoniale. In ultimo, si porrà certamente il problema che molti cittadini si sottrarranno sempre più al dovere civico e giuridico di testimoniare in caso di loro presenza sul luogo di sinistro e preferiranno, purtroppo, “chiudere un occhio”. Infatti, se per propria sventura ci si dovesse trovare ad essere chiamati a testimoniare per più di tre sinistri nell’arco di cinque anni, ci si vedrebbe deferiti obbligatoriamente innanzi alla Procura della Repubblica e si dovrebbe affrontare un’indagine solo per dimostrare che si era realmente teste oculare negli eventi in cui ci si era trovati ad assistere. Un’altra assurdità che appare abnorme ed un altro favore legislativo in capo alla lobby delle compagnie assicurative che avranno gioco facile in molti sinistri nei quali l’automobilista danneggiato si troverà, senza sua colpa, scoperto dalla prova testimoniale anche di coloro che hanno realmente assistito e si sottrarranno al loro dovere solo per paura di finire indagati. (D’Agada Giovanni)

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With New Eyes: Architecture for Toronto by Francesco and Aldo Piccaluga Architects

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

piccaluga_brothersToronto (Canada) From Tuesday, September 26, 2017 To Thursday, November 30, 2017 From 6:30 pm To 8:30 pm Organized by: Istituto Italiano di Cultura 496 Huron St. Entrance: Free.
The Istituto Italiano di Cultura is pleased to present With New Eyes: Architecture for Toronto by Francesco and Aldo Piccaluga Architects, an exhibition dedicated to the work of Italian-Canadian architects Francesco and Aldo Piccaluga.In the postwar era, Toronto’s exchange with European countries such as Italy helped inform a new wave of modern architecture that brought international attention to the growing Canadian city. Spanning three decades, the architecture and interior design of Francesco and Aldo Piccaluga played a significant role in crafting new, visionary spatial experiences as symbols of modern Toronto.
Fascinated by the success of the Liberal Party under Pierre Elliott Trudeau, the Piccaluga brothers moved to Toronto in 1968 after completing architectural studies in Italy. Known for their ability to work across scales, their practice included furniture design, commercial interiors, private residences, and urban infill social housing projects in Toronto’s East End. Combining an interest in vernacular architecture and craftsmanship with the international perspective of modern architecture, their designs promoted a sense of progress and cultural belonging through experimentation with colour, material, and innovative building layouts. The original interiors for the CN Tower exemplify the brothers’ unique ability to create visually engaging spaces while also providing occupants with a feeling of comfort. Examining the impact and legacy of the Piccalugas’ designs on the city of Toronto, the exhibition will present original materials from the Piccaluga archive together with interviews and present-day photographs of the buildings. (photo: piccaluga brothers)

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Prostituzione a Firenze

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

firenzeFirenze. Dopo il primo giorno di applicazione della nuova ordinanza del Comune di Firenze -cosiddetta contro la tratta degli esseri umani – se ne raccolgono i primi frutti. Un tizio di Siena cuccato mentre consumava in macchina il servizio acquistato. Punto. E basta. E questo mentre le persone che si prostituivano erano sempre in strada, dopo aver dato fiato ad esercizi di narrazione para-romanzata da parte dei media, e col costo di una mini-mobilitazione (pare cinque pattuglie) dei tutori dell’ordine. E allora? Allora, niente! Nei prossimi giorni sara’ cosi’ e anche meno. Forse cuccheranno due o tre puttanieri, ma niente di particolare. Il fenomeno della prostituzione per strada continuera’ in modo indisturbato. Perche’ i problemi (e la prostituzione per strada e’ un problema, sanitario e di ordine pubblico) dovrebbero essere affrontati per risolverli, non per dare immagine ad uso e consumo dei desideri e delle esigenze di chi ci governa. Che sembra proprio quello che e’ accaduto e che continuera’ ad accadere.
Certo, un Sindaco non può legalizzare la contrattazione delle prestazioni sessuali, spetta al legislatore nazionale. Ma potrebbe ridurre il danno. Per esempio: mettendo zone specifiche a disposizione. Non ci sarebbe da aspettarsi la migrazione in massa dei venditori di sesso in queste zone (le posizioni urbane e geografiche giocano un ruolo non secondario anche in questo mercato di domanda e offerta), ma lavorandoci con sistematicità e continuità, qualche risultato si dovrebbe ottenere. Certo, se si dice -come fa l’ordinanza del Comune di Firenze- che non si puo’ comprare sesso per strada, andando contro logiche e abitudini di quasi tutti gli esseri umani e dei loro desideri, ci si predispone solo al fallimento di ogni iniziativa. Queste zone potrebbero essere foriere di provvedimenti contro l’amministrazione che le istituisce? Probabile, con lo stesso livello di probabilita’ che un qualunque ricorso al Tribunale Amministrativo regionale (TAR) mandi in soffitta l’ordinanza entrata in vigore ieri 16 settembre. Quindi, se volessimo essere onesti con noi stessi, coi cittadini e col futuro di entrambi, tanto varrebbe fare qualcosa che potesse servire a questo futuro. E non usare il meccanismo ordinanza come fosse un preservativo che si butta dopo l’uso e si fa mente locale e pratica del vantaggio che si e’ avuto nell’usarlo. Difficile? Non crediamo, basta volerlo. E soprattutto, come purtroppo è e sarà il risultato dell’attuale ordinanza, bisognerebbe muoversi non solo per costruirsi un’immagine (a chi piace questo tipo di immagine) a spese della pubblica collettività. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Sfida alle democrazie occidentali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

verona-city-gateVerona, 23 settembre 2017 Teatro Filarmonico – Piazza Bra i cambiamenti imposti dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione, la loro velocità e intensità hanno alterato in maniera strutturale il baricentro del potere politico, economico e industriale nel mondo. E hanno accresciuto in maniera esponenziale la complessità delle questioni fondamentali con cui dobbiamo fare i conti: la gestione sostenibile delle risorse naturali, la lotta alla fame e la ricerca di una pace duratura.
Questo il tema centrale del convegno della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, presieduta da Antonio D’Amato. Il dibattito viene introdotto, dopo l’intervento del Presidente del Gruppo Triveneto dei Cavalieri del Lavoro, Giudo Finato Martinati, dalle relazioni di scenario di David Held, Ordinario di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Durham, e di Carlo Cottarelli, Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale.Seguono poi due tavole rotonde. La prima, animata da Sebastiano Maffettone, Ordinario di Filosofia Politica presso la Luiss Guido Carli, Paolo Mieli, storico e saggista, Angelo Panebianco, Ordinario di Scienza Politica presso l’Università di Bologna, e Antonio Patuelli, Presidente dell’Abi, sarà centrata su come le grandi democrazie occidentali, di fronte alla forte recessione degli ultimi anni, condizionate sempre più da tensioni nazionaliste, rigurgiti protezionistici e spinte, non hanno saputo fare le riforme necessarie per rendersi competitive e garantire così la propria tenuta economica e sociale.In questo contesto, ed è il tema della seconda tavola rotonda, un’Europa che continua ad essere paralizzata sul suo percorso di integrazione politico istituzionale, arenata nel dibattito sul falso dilemma tra crescita e rigore, rappresenta un ulteriore elemento di accentuazione della crisi e dell’instabilità internazionale. Al contrario, un’Europa che recuperi la sua centralità, la sua visione e i suoi valori fondativi, può e deve svolgere un ruolo fondamentale per garantire governabilità, pace e prosperità e per dare una risposta responsabile ai grandi problemi di sostenibilità del mondo. Questa tavola rotonda vede la partecipazione di Giampaolo Galli, Camera dei Deputati – Commissione Bilancio, Stefano Possati, Presidente Marposs, Alberto Quadrio Curzio, Presidente Accademia Nazionale dei Lincei, e di Lucrezia Reichlin, Ordinario di Economia presso la London Business School.Al termine del secondo panel, seguirà l’intervento di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo. I lavori saranno chiusi dalla relazione di Antonio D’Amato, Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, sul tema “Il ruolo dell’Italia: recuperare centralità nello sviluppo e in Europa”.

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Gli italiani ala guida del governo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

Palazzo chigi1Tra i tanti sondaggi inutili che quotidianamente ci inondano, ce n’è uno, realizzato dalla Ipsos, sui risultati del quale è invece opportuno soffermarsi. La domanda più interessante riguarda il tipo di leader che servirebbe in questo momento. La risposta divide a metà il campione interpellato: il 51% dice soprattutto “moderato”, il 46% “dirompente”. Vince dunque il desiderio di una guida del Paese che sia inclusiva, felpata, capace di mediare, che pratichi l’understatement tanto sulla scena politica come nella vita privata. Nello stesso tempo, però, è molto alta la richiesta di qualcuno che sia innovativo, portatore di nuove idee, capace di rompere vecchie incrostazioni e fare scelte controcorrente. Un profilo, quest’ultimo, che fa scopa con i risultati di un’altra domanda sempre del sondaggio di Nando Pagnoncelli – “dopo le elezioni chi vorresti come presidente del Consiglio?” – alla quale ben il 63% degli interpellati ha risposto “una figura nuova”, cui si somma il 39% che vorrebbe anche un partito del tutto nuovo (solo il 40% voterebbe le forze politiche già esistenti).Non vi sfuggirà che al primo profilo di leadership sia facilmente sovrapponibile la figura di Paolo Gentiloni, le cui caratteristiche anche genetiche “opposte” a quelle di Matteo Renzi sono da qualche tempo oggetto di una strana esaltazione mediatica. Nello stesso tempo occorre evitare di cadere nell’errore di considerare Renzi corrispondente al secondo profilo. O meglio, se si scrive “leader dirompente” ma si legge “leader dividente”, allora sì, Renzi è uno spaccatutto. Ma se invece s’intende un uomo capace di un riformismo impetuoso e trascinante, quasi rivoluzionario sul piano programmatico per la capacità di andare in profondità, allora non solo non stiamo parlando di Renzi ma – ahinoi – di nessun uomo politico oggi sulla scena.Tuttavia, la riflessione più importante da fare è un’altra. A nostro avviso nella testa della stragrande maggioranza degli italiani, a cominciare dalla nostra, non c’è alcuna contrapposizione tra i due profili, nel senso che oggi all’Italia serve un “moderato dirompente” o un “dirompente moderato” – dipende se si preferisce l’un titolo come sostantivo e l’altro come aggettivo, o viceversa – che finiscono per essere grosso modo la stessa cosa. Sempre di decisionismo temperato parliamo. Ora, calando questo discorso teorico nella realtà, e andando pragmaticamente per approssimazioni, se ne ricava che degli attuali protagonisti della vita politica chi più si avvicina a questo identikit, o se si vuole ne è meno lontano, è proprio Gentiloni. Anche considerando che – come andiamo ripetendo da tempo – l’unico sbocco accettabile al prevedibile (a oggi) esito del voto non potrà che essere un’alleanza tra moderati del centro-destra e riformisti del centro-sinistra. E per un’operazione di quel tipo non è certo pensabile che possa andar bene un uomo dividente. D’altra parte, non diciamo niente di nuovo: sono settimane, ormai, che viene indicato l’attuale presidente del Consiglio (ecco, per esempio, lui non si definisce né ama essere chiamato premier, al contrario del suo predecessore) come la figura ideale per cucire quella difficile alleanza di governo. Da questo punto di vista, ci uniamo al (crescente) coro. Ciò che però si omette di dire, e su cui noi invece vorremmo insistere, è che Gentiloni così come lo conosciamo non basta. Certo soddisfa quella metà abbondante di italiani che chiede “dateci un moderato”, ma non quell’altra quasi metà che invoca il “dirompente”. E siccome abbiamo detto che quelle due parti del Paese in realtà sono una sola, divisa solo per le diverse aggettivazioni, ecco che il moderato Gentiloni se vuole farcela e se intende rendere un servizio vero al Paese, deve diventare anche dirompente. Non è tanto sul lato temperamentale – Paolo il freddo che deve diventare più caldo – quanto sul terreno delle scelte politiche e programmatiche. Vediamo come.Sul piano politico sono due le scelte che Gentiloni dovrebbe fare: accentuare la sua autonomia da Renzi e predisporre le condizioni, a cominciare dalla legge elettorale, per l’incontro post elettorale con Silvio Berlusconi. Sappiamo che ha fatto e sta facendo passi significativi in entrambe le direzioni. E non ci sfugge che il suo primo pensiero debba essere rivolto al mantenimento in vita di questo governo – fragile sotto il profilo dei numeri parlamentari – la cui continuità è la più importante risposta alle pretese (mai sopite) di Renzi di andare al voto anticipato. Tuttavia, occorre che queste posizioni, fin qui tenute solo nelle segrete stanze, trovino un minimo di eco nel Paese. In particolare, occorre che Gentiloni lavori a creare le condizioni perché il Pd si predisponga al dialogo con il centro-destra moderato. Il rischio, infatti, è che tanto i nemici giurati di Renzi quanto i suoi oppositori poco o per niente dichiarati commettano l’errore di mettere sotto accusa il segretario – ci aspettiamo che la cosa accada dopo le elezioni siciliane del prossimo 5 novembre – anche e soprattutto perché notoriamente ben disposto verso Berlusconi e Forza Italia. Con ciò costringendo il Cavaliere, che pure ha spento l’iniziale ardore verso il segretario del Pd, a trovare solo in Renzi un interlocutore possibile. Sappiamo che Gentiloni, auspice Mattarella, il filo del dialogo lo sta tessendo, ma occorre che tutto questo si trasformi in una linea politica dentro i Democratici. Agli italiani va detto con trasparenza e coraggio che chi definisce un inciucio quella che invece sarebbe l’unica soluzione capace di tenere il populismo di Grillo e Salvini lontano da palazzo Chigi, finisce per assumersi responsabilità gravi.Quanto alla dimensione programmatica, ci sono due passaggi a breve in cui il moderato Gentiloni dovrebbe diventare un pochino dirompente. Il primo è quello della prossima manovra di bilancio. Se sarà di tipo redistributivo – e magari anche di stampo elettoralistico – come lo sono state quelle dei bonus degli ultimi anni, più che moderato il presidente del Consiglio apparirà conservatore, e per di più di cattive abitudini. Se, al contrario, la manovra sarà di sviluppo, e quindi incentrata sugli investimenti, ricavati da un intervento “dirompente” sulla spesa pubblica corrente e da una prima iniziativa ad hoc sul debito, allora Gentiloni apparirà davvero come l’uomo che ci vuole, nuovo anche se non lo è per storia. Se poi farà una seconda mossa, e cioè stroncare tutti i movimenti subacquei intorno alla Banca d’Italia, nominando subito, senza aspettare la scadenza di fine ottobre, il Governatore, allora avrà fatto centro pieno. Renzi ha aperto il fuoco, dichiarando che l’unico errore che ha commesso sulle banche è stato di non prendere a schiaffi Bankitalia e facendo dire dai suoi che il primo che dovrà essere ascoltato dalla neo commissione d’inchiesta (sic) sul sistema bancario dovrà essere Ignazio Visco. Inoltre è noto che stia facendo il “cacciatore di teste”, selezionando numerosi possibili (ai suoi occhi) candidati. Nel passato abbiamo già visto dove portano queste incursioni della politica sulla banca centrale. Non sta a noi dire se vada confermato Visco o individuato un altro nome, interno o esterno a via Nazionale. Ma quel che è certo è che la legge e la prassi sono chiare: spetta al governo di concerto con il Capo dello Stato, e sondando il Consiglio Superiore di Bankitalia, individuare il nome giusto. Insomma, questa è materia che spetta a Gentiloni e Mattarella trattare. Lo facciano senza indugio e non guardando in faccia nessuno.Chiediamo troppo ad un uomo che volgarmente viene chiamato “er moviola” per accusarlo di muoversi al rallentatore? Speriamo di no. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Il “Grande Progetto Pompei” diventa una best practice di livello europeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

fiumicino1Aeroporto di Fiumicino (Roma) Nella curva Schengen, tra il molo C e il molo D dello scalo romano, è stato installato il pannello informativo “L’Unione europea sostiene il Grande Progetto Pompei”. Continua in questo modo il racconto dell’Europa delle cose concrete, con l’investimento nella tutela e nella valorizzazione dell’area archeologica di Pompei, patrimonio mondiale dell’umanità.
La campagna di comunicazione è stata lanciata in concomitanza con il Dialogo con i cittadini e la visita a Norcia e Spoleto il 4 e 5 settembre del Commissario europeo alla Cultura Tibor Navracsics, che in compagnia di Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, si è soffermato nei pressi dell’installazione.
Oltre a rappresentare un’occasione di impulso per il territorio circostante in termini di occupazione e indotto, il Grande Progetto Pompei delinea uno degli elementi caratterizzanti il rilancio della Campania e del Mezzogiorno.
Il Grande Progetto Pompei punta a valorizzare e riqualificare il sito archeologico attraverso la messa in sicurezza dei monumenti, il consolidamento e restauro delle murature e delle superficie decorate, la protezione degli edifici dalle intemperie e il potenziamento del sistema di videosorveglianza.
Il Progetto ha ottenuto dalla Commissione europea il finanziamento su fondi FESR (Fondo europeo per lo sviluppo regionale) nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Attrattori culturali Naturali e Turismo 2007-2013 per un ammontare complessivo di 105 milioni e un ulteriore appostamento di 34 milioni per il recupero delle economie di garaIl Grande Progetto Pompei è uno dei 60 progetti per 60 anni della campagna di comunicazione realizzata nell’ambito delle celebrazioni per il 60esimo anniversario della firma dei Trattati di Roma dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea in Italia e dall’Agenzia per la Coesione Territoriale con la collaborazione di tutte le Autorità di Gestione dei Programmi Operativi Nazionali e Regionali.

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XXIV anniversario del martirio padre Puglisi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 settembre 2017

padre puglisi“La vita di don Pino è stata quella di un pastore che si prende cura degli altri e che ha tanto amato da donare la sua vita. Una storia di riscatto dal male, che incarna la sua pastorale nella vita concreta delle gente, da Godrano a Brancaccio, attraverso tutta la sua poliedrica attività”. Ad affermarlo questa sera l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, in Cattedrale in occasione della celebrazione Eucaristica nel XXIV anniversario del martirio del Beato Pino Puglisi, parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993 nel giorno del suo 56 compleanno. Alla funzione religiosa hanno preso parte anche il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, il questore Renato Cortese, il prefetto Antonella De Miro, il sindaco Leoluca Orlando e diverse altre autorità civili e militari.
“È una grande gioia essere qui, sapere che lo Spirito continua a suscitare testimoni gioiosi del Vangelo, come il nostro beato don Pino Puglisi – ha aggiunto Lorefice – Abbiamo bisogno di una conversione profonda, chiediamo che il suo esempio ci guidi nel nostro territorio”.
Nell’occasione l’Arcivescovo ha consegnato al cardinale Bassetti “in segno di condivisione”, ai vicari episcopali, al presbitero più giovane di ordinazione, al sindaco, a un disabile, a una famiglia, a una religiosa, ad un bambino e a un giovane, la sua prima lettera pastorale “Scrivo a voi padri, scrivo a voi giovani”. (1Gv 2,13) La parola di Dio genera gioia piena e vita in abbondanza.
Per il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, “Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto nè alcun deprecabile inchino. Don Pino ci lascia anche una preziosa eredità civile. Il beato Pino Puglisi è stato un padre e lo è ancora adesso per la sua testimonianza limpida e coraggiosa del Signore risorto e per il suo esempio di prete e di uomo che ha dato la vita perché si affermasse la giustizia oltre ogni forma di sopruso e ricatto. Sono certo che sarebbe piaciuto a Papa Francesco”.
Al termine della celebrazione l’Arcivescovo ha annunciato che sarà messo in scena un Musical ispirato alla figura del Beato Pino Puglisi. L’opera, che affronterà le tematiche esistenziali e vocazionali che hanno caratterizzato il cammino sacerdotale e le opere di don Puglisi, è stata ideata da don Giuseppe Calderone, che ne ha curato anche il soggetto, ovvero la trama, l’ambientazione e le sfumature con le quali sarà rappresentato il personaggio di Padre Pino Puglisi e quelli della sua comunità parrocchiale. Prodotto da We Can Hope, sarà il maestro Michele Paulicelli a comporne le musiche, mentre i testi in prosa e di recitazione saranno del regista Piero Castellacci. (Lettera Pastorale 2017.pdf) (foto: padre puglisi)

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Assemblea Generale dell’ONU: Realtà ed aspettative

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

Onu palaceUn centinaio di capi di Stato e di governo sono attesi questa settimana a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il mega-incontro diplomatico e’ dominato quest’anno dalle tensioni con la Corea del Nord, la Siria e la spada di Damocle sull’accordo nucleare iraniano. Nel contempo dovra’ essere affrontata anche la questione della riforma della “macchina dell’ONU”.
Fatto rilevante: e’ il primo incontro del genere a cui partecipano il presidente Usa Donald Trump, il suo omologo francese Emmanuel Macron, e il segretario generale dell’ONU stessa, Antonio Guterres, tutti e tre entrati in funzione quest’anno.Oltre ai numerosi incontri bilaterali che caratterizzeranno queste Assemblee, saranno di un certo rilievo le questioni relative agli esperimenti nucleari della Corea del Nord; l’accordo sul programma nucleare iraniano concluso tra Teheran e le potenze del gruppo P5 + 1 (Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina) nel 2015; i sei anni del conflitto siriano che ha gia’ prodotto piu’ di 300mila morti e milioni di rifugiati; la riforma dell’ONU che deve rendersi piu’ efficace e performante (la sua burocrazia e’ uno dei punti deboli della praticita’ di questo organismo); nonche’ il patto mondiale per l’ambiente che sara’ presentato dal presidente francese e che, proprio da oggi, dovra’ prendere in considerazione le nuove aperture dell’amministrazione Trump rispetto alle precedenti chiusure sugli accordi di Parigi. Quest’ultimo, redatto da 80 esperti internazionali, potrebbe diventare il primo accordo internazionale di un certo peso giuridico,mettendo insieme ed armonizzando l’insieme dei diritti ambientali in un solo documento.Per questo, e non solo, sara’ interessante verificare il comportamento dell’Unione Europea, se sara’ in grado di avere una sua originalita’ positiva e utile, o essere semplicemente motore di trasmissione delle volonta’ nazionali dei suoi membri (l’iniziativa francese sull’ambiente fa onu assembleapensare che probabilmente sara’ proprio cosi’).Ogni volta che c’e’ un’Assemblea del genere, viene spontanea una domanda: serve? La risposta e’ semplice e banale: Si’! Serve in se’ e come messaggio:
– In se’. Gli accordi che verranno raggiunti saranno un punto di riferimento per le politiche dei vari Stati, oltre che un grimaldello verso i riluttanti e i finti tonti. Saranno importanti per questo, rispettivamente, le volonta’ nazionali di fare il bene dei propri amministrati in armonia e senza conflitti a partire dal proprio vicino, nonche’ le iniziative di controllo e persuasive che l’ONU mettera’ in campo nei vari scenari dei conflitti.
– Come messaggio. Sara’ la politica in grado di porsi come strumento utile e valido per armonizzare un’economia che e’ gia’ transnazionale, e spesso senza regole se non quelle del profitto ad ogni costo, anche il piu’ brutale? E’ la scommessa base di una istituzione del genere, creata quando la transnazionalita’ dell’economia era uno degli aspetti, mentre oggi questa transnazionalita’ e’ dominante e spesso molto pesante. Si pensi, per esempio, alle comunicazioni e agli enormi ed incontrollati poteri che le aziende del settore (Internet e non solo) esercitano con scarse regole e, quando ci sono, spesso eluse (censura, diritto d’autore, evasione fiscale,…).
Non ci aspettiamo niente di avveniristico da questa Assemblea. E non potrebbe essere altrimenti. Ma una base di lavoro e di iniziativa e’ importante, anche solo per rapportarsi coi piu’ riottosi e violenti negatori dei diritti dei cittadini e degli esseri umani.
Purtroppo, l’Unione europea e’ un nano in questo contesto. Ma e’ stata e puo’ continuare ad essere una buona esecutrice, foss’anche per le consistenti disponibilita’ finanziare che ha. Gli Stati nazionali membri dell’Unione avranno il compito di stimolarla maggiormente, usandola anche come ponte per le proprie iniziative. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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