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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°32

Archive for the ‘Spazio aperto/open space’ Category

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Italia hub energetico? Se ne parlò 42 anni fa

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2023

By Agostino Spataro. In questi giorni di visite, un po’affrettate in verità, del presidente del Consiglio on. Meloni prima ad Algeri e poi in Libia si è riparlato, dopo 42 anni, di Hub energetico italiano da creare in cooperazione con alcuni Paesi africani produttori di gas naturale (Algeria, Libia e altri) per rifornire, diversificando le fonti, oltre che il mercato italiano anche di quelli di alcuni Paesi europei, Specie in campo energetico una cosa è il dire, l’annunciare, ben altra cosa é il fare. A partire dalla realtà attuale che evidenzia una seria riduzione della fornitura ricontrattata (in aumento) dal governo Draghi con l’Algeria e dalla estrema precarietà della situazione interna, politica e militare, in cui si dibatte la Libia del dopo Gheddafi. Il futuro della Libia è tutto da progettare e realizzare. E l’Italia, che in passato seppe costruire (a partire dagli anni ’70, con Aldo Moro ministro degli esteri) un sistema di relazioni assai proficuo di pace e di cooperazione economica e d’altro tipo, nella contingenza attuale, caratterizzata da nuovi, importanti attori internazionale (Turchia, Russia, Egitto, ecc), che spazio, che ruolo potrà avere? Non sappiamo quanta preparazione, studi, ipotesi operative, finanziamenti siano stati preventivati, accantonati per realizzare un obiettivo così ambizioso, annunciato a ripetizione. Staremo a vedere. In ogni caso, sarebbe opportuno che Parlamento e opinione pubblica venissero adeguatamente informati e magare potessero esprimere la loro opinione in merito, nelle forme possibili. Se ho scritto “dopo 42 anni” è perché solo nel 1981 si parlò, in sede politica e parlamentare, di un ruolo dell’Italia, a partire dal metanodotto italo-algerino, per un piano di forniture multinazionali provenienti da diversi Paesi africani produttori e/o titolari di grandi risorse metanifere. In primo luogo, allora, si si pensava a una cooperazione triangolare Italia, Algeria, Nigeria. In tal senso, quello che oggi si chiama Hub lo proponemmo noi parlamentari del Pci, sulla base di diverse iniziative e contatti politici e diplomatici che trovarono espressione in una interpellanza, del 20 febbraio 1981, di cui fu primo firmatario l’on. Fernando di Giulio, presidente del Gruppo Pci alla Camera dei Deputati, seguito da un gruppo di deputati comunisti, fra cui il sottoscritto che già mi ero occupato, con successo e per conto del Pci, unitamente ad altri parlamentari Dc e Psi, della realizzazione del gasdotto Algeria, Tunisia, Italia. Dal testo dell’interpellanza si possono rilevare (ai punti D e 3), le nostre richieste e proposte al governo dell’epoca per avviare i necessari contatti al fine di giungere ad una intesa con i sopracitati Paesi africani per incrementare l’importazione gasiera e candidare l’Italia a centro di raccolta e di distribuzione verso i paesi europei. Insomma l’hub di cui oggi si parla. L’iniziativa non ebbe seguito per la pavidità del governo che subì le pressioni di alcuni Paesi amici quali gli Usa (per motivi geostrategici) e la Francia che era fortemente interessata a sviluppare una propria politica di approvvigionamento, per rifornire il mercato nazionale e, addirittura, alcune aree del nord ovest italiano. A proposito degli annunci di oggi, come siamo messi con questi Paesi amici? Con questa nota non si vuole rivendicare alcunché, solo ricordare al governo e anche alle forze di opposizione (specie a quelle che si considerano eredi del Pci) che esiste un patrimonio di buone relazioni fra Italia, Algeria e Libia, sia in campo energetico che in altri, costruite, passo dopo passo, con l’azione (anche bilaterale) del Pci che- come si può rilevare da documenti politici e parlamentari- diede un notevole contributo alla politica di buon vicinato con i Paesi del Maghreb arabo e più in generale alla politica mediterranea dell’Italia. Oggi il contesto geopolitico ed economico è mutato (in peggio). Soprattutto la Libia e diversi altri Paesi africani sono in preda a crisi interne assai gravi e complesse. Tuttavia c’è ancora spazio per sviluppare grandi progetti di cooperazione reciprocamente vantaggiosa, nei quali si deve accordare una reciprocità di vantaggio a favore dei partner africani. Anche per favorire lo sviluppo socio-economico di questi Paesi e così ridimensionare i processi migratori irregolari che continuano a puntare sull’Italia, come punto di approdo verso l’Europa. L’immigrazione, infatti, non si contiene soltanto con misure restrittive, ma principalmente con politiche, nazionali e soprattutto europee, mirate allo sviluppo economico e dei servizi dei Paesi d’origine. Per far valere, sul serio, il diritto a non emigrare! Oggi si parla di “piano Mattei”. Ma che cosa è in concreto? In conclusione. Il problema che oggi si pone non solo quello di richiamare il governo ad un’azione meglio coordinata e armonizzata (in primis con l’Europa e naturalmente con i Paesi africani interessati), ma anche l’attenzione delle opposizioni che dovrebbero agire per correggere le incongruenze governative e proporre- se ne hanno- più valide ipotesi alternative. Peccato che la “sinistra “attuale non rivendica (forse la sconosce!) questa importante eredità proveniente dal Pci il quale, oltre a intrattenere ottimi rapporti con Algeria e Libia e in generale con il mondo arabo, fu protagonista dall’opposizione, insieme alle principali forze di governo (buona parte della Dc e una certa parte del Psi) della elaborazione e attuazione di una politica mediterranea dell’Italia che diede frutti notevoli sul piano delle relazioni economiche e commerciali e della stabilità e della pace in tutto il Mediterraneo centro-occidentale. (Agostino Spataro)

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Si può sopravvivere disconnessi?

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2023

Roma giovedì 2 febbraio dalle ore 18.30 alle 20.30, nell’Aula Magna Regina della John Cabot University, in via della Lungara 233, Trastevere. La spinta alla digitalizzazione in ogni settore si ripercuote non sempre positivamente sul quotidiano delle persone. Può creare, ad esempio, difficoltà ai più anziani e ai meno abbienti. Domanda: si può sopravvivere disconnessi? E ancora. Le tecnologie digitali, l’aumento esponenziale dei processi automatizzati, oltre a generare problematiche di giustizia sociale, di possesso dei dati, impattano pesantemente sulla salute del nostro pianeta. Più dati vengono prodotti e commercializzati, più cresce, infatti, il bisogno di server per il loro stoccaggio e di risorse energetiche per assicurarne il buon mantenimento. Di tutto ciò si dibatterà nel corso della conferenza di Adi Kuntsman, ricercatrice, scrittrice, reader in Digital Politics alla Manchester Metropolitan University, dal titolo “Digital Politics & Politics of Disengagement: Social, Data, and Environmental Justice”. Il lavoro recente di Adi Kuntsman si concentra sulla politica di opting out della comunicazione digitale e sull’impatto ambientale delle nuove tecnologie. Il libro “Paradoxes of Digital Disengagement: in search of the Opt-Out Button” (Westminster University Press), scritto da Adi Kuntsman assieme a Esperanza Miyake, darà il la alla conferenza. L’evento è organizzato dal Dipartimento di Comunicazione della JCU, e costituisce il primo appuntamento 2023 del ciclo “Digital Delights and Disturbances”, incentrato su una serie di incontri con ospiti internazionali per una lettura critica delle tecnologie digitali.

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Le criticità delle migrazioni

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2023

Si è svolta, giorni fa, presso la Camera dei Deputati la presentazione del #Libro_Bianco sul “Governo delle migrazioni economiche” da parte della Fondazione ISMU e alla quale abbiamo partecipato con i nostri contributi e interventi e statistiche di Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia)e il Movimento internazionale transculturale interprofessionale UNITI PER UNIRE(UN@UN) e le associazioni e comunità aderenti. La presentazione è stata moderata da Goffredo Buccini (corriere della Sera ed introdotto dalla professoressa Laura Zanfrini Responsabile settore Economia e Lavoro della Fondazione ISMU che ha illustrato le riflessioni più importati emersi da libro bianco .Successivamente per commentare l’importanza dell’iniziativa e rispondere alle domande del moderatore sono intervenuti il Maria Teresa Bellucci, Viceministro – Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali insieme ai rappresentanti e responsabili dei partiti per l’immigrazione insieme al Dr.Patrick Doelle in rappresentanza della Commissione Europea in Italia che hanno apprezzato l’iniziativa della Fondazione ISMU. Hanno partecipato alla presentazione numerosi esperti nelle politiche dell’immigrazione compreso i sindacati nazionali e gli esperti che sono stati consultati nella stesura del Libro Bianco e tra di loro il presidente Amsi e Uniti per Unire ,Prof.Foad Aodi, nonché membro commissione Salute Globale Fnomceo. Il Libro Bianco https://www.ismu.org/libro-bianco-sul-governo-delle-migrazioni-economiche/

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L’Orologio dell’Apocalisse spostato a 90 secondi

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2023

Quest’anno, il Comitato per la Scienza e la Sicurezza del Bulletin of the Atomic Scientists ha spostato in avanti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse, soprattutto (anche se non esclusivamente) a causa dei crescenti pericoli della guerra in Ucraina.L’orologio è ora a 90 secondi dalla mezzanotte, il momento più vicino alla catastrofe globale che sia mai stato. La guerra in Ucraina potrebbe entrare in un secondo orribile anno, con entrambe le parti convinte di poter vincere. Sono in gioco la sovranità dell’Ucraina e i più ampi accordi di sicurezza europei che hanno retto in gran parte dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, la guerra della Russia contro l’Ucraina ha sollevato profondi interrogativi sulle modalità di interazione tra gli Stati, erodendo le regole di condotta internazionale che sono alla base di risposte efficaci a una serie di rischi globali.E soprattutto, le minacce poco velate della Russia di usare armi nucleari ricordano al mondo che l’escalation del conflitto, per incidente, intenzione o errore di calcolo, è un rischio terribile. La possibilità che il conflitto sfugga al controllo di chiunque rimane alta.Le recenti azioni della Russia sono in contrasto con decenni di impegni assunti da Mosca. Nel 1994, la Russia si è unita agli Stati Uniti e al Regno Unito a Budapest, in Ungheria, per dichiarare solennemente che avrebbe “rispettato l’indipendenza e la sovranità e i confini esistenti dell’Ucraina” e “si sarebbe astenuta dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina…”. Queste assicurazioni sono state fatte esplicitamente a condizione che l’Ucraina rinunciasse alle armi nucleari sul suo territorio e firmasse il Trattato di Non Proliferazione nucleare, cosa che l’Ucraina ha fatto.La Russia ha anche portato la guerra ai siti dei reattori nucleari di Chernobyl e Zaporizhzhia, violando i protocolli internazionali e rischiando un diffuso rilascio di materiali radioattivi. Gli sforzi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per mettere in sicurezza questi impianti sono stati finora respinti.Mentre la guerra della Russia contro l’Ucraina continua, l’ultimo trattato sulle armi nucleari tra Russia e Stati Uniti, il New START, è in pericolo. Se le due parti non riprenderanno i negoziati e non troveranno una base per ulteriori riduzioni, il trattato scadrà a febbraio 2026. Ciò eliminerebbe le ispezioni reciproche, aggraverebbe la sfiducia, stimolerebbe una corsa agli armamenti nucleari e aumenterebbe la possibilità di uno scontro nucleare.Come ha avvertito ad agosto il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, il mondo è entrato in “un periodo di pericolo nucleare che non si vedeva dall’apice della Guerra Fredda”.Gli effetti della guerra non si limitano a un aumento del pericolo nucleare, ma minano anche gli sforzi globali per combattere il cambiamento climatico. I Paesi che dipendono dal petrolio e dal gas russo hanno cercato di diversificare le loro forniture e i loro fornitori, portando a un aumento degli investimenti nel gas naturale proprio quando questi avrebbero dovuto ridursi.Nel contesto di una guerra calda e sullo sfondo delle minacce nucleari, anche le false accuse della Russia, secondo cui l’Ucraina avrebbe pianificato l’uso di dispositivi di dispersione radiologica, armi chimiche e armi biologiche, assumono un nuovo significato. Il continuo flusso di disinformazione sui laboratori di armi biologiche in Ucraina solleva il timore che la Russia stessa possa pensare di dispiegare tali armi che, secondo molti esperti, continua a sviluppare.L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha aumentato il rischio di uso di armi nucleari, ha sollevato lo spettro dell’uso di armi biologiche e chimiche, ha ostacolato la risposta del mondo al cambiamento climatico e ha ostacolato gli sforzi internazionali per affrontare altri problemi globali. L’invasione e l’annessione del territorio ucraino hanno inoltre violato le norme internazionali in modi che potrebbero incoraggiare altri a intraprendere azioni che sfidano le precedenti intese e minacciano la stabilità.Non esiste un percorso chiaro per forgiare una pace giusta che scoraggi future aggressioni all’ombra delle armi nucleari. Ma come minimo gli Stati Uniti devono tenere aperta la porta a un impegno di principio con Mosca che riduca il pericoloso aumento del rischio nucleare che la guerra ha favorito. Un elemento di riduzione del rischio potrebbe essere rappresentato da contatti militari statunitensi di alto livello con la Russia per ridurre la probabilità di errori di calcolo. Il governo degli Stati Uniti, i suoi alleati della NATO e l’Ucraina dispongono di una moltitudine di canali di dialogo che dovrebbero essere esplorati. Trovare una strada per seri negoziati di pace potrebbe contribuire a ridurre il rischio di escalation. In questo momento di pericolo globale senza precedenti, è necessaria un’azione concertata e ogni secondo è importante.By Comitato per la Scienza e la Sicurezza del Bulletin of the Atomic Scientists (fonte Pressenza press agency)

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Spiagge demaniali. Privilegi e non opportunità

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 gennaio 2023

Una sentenza del Consiglio di Stato aveva fissato a fine 2023 l’avvio delle procedure per gare d’appalto con prezzi di mercato per la gestione delle spiagge. Il governo aveva previsto nel disegno di legge concorrenza una mappatura in cinque anni per poi fissare i termini per le gare. A febbraio avrebbe dovuto esser fatto un decreto legislativo, ma ora ha deciso di posporre il tutto a primavera, dopo che si saranno tenute le elezioni regionali e quindi non turbare i propri elettori lasciandoli speranzosi per una soluzione di rinnovo delle attuali concessioni.Questa storia va avanti dal 2006 ed è evidente che chi dovrebbe decidere non ha intenzione di farlo, tira e molla. non ci sarà da stupirsi che dall’Ue ci arrivi un multone; con, quindi, oltre al danno di chi occupa (senza gare) queste spiagge non affitti irrisori, anche la beffa della multa che pagano tutti i contribuenti. Per capire il clima e le ipotesi in cui si sta muovendo la presunta definizione della questione, oltre alle dichiarazioni dei politici che per un pugno di voti sono anche più realisti del re, fa testo la posizione di Assobalneari (Confindustria) che, in sostanza, plaudendo alle iniziative del governo, dice: i 30 mila balneari hanno scritto la storia e con voi non arretreremo di un millimetro contro l’esproprio UE che consentirebbe a stranieri di gestire le nostre coste… manca solo “li fermeremo sul bagnasciuga!” Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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48° “Concorso Nazionale della Bontà Sant’Antonio di Padova”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 gennaio 2023

La Gentilezza è il tema del 48 esimo CONCORSO NAZIONALE DELLA BONTÀ SANT’ANTONIO DI PADOVA, bandito proprio in questi primi giorni del nuovo anno. Un sentimento che, come recita il tema “conquista il mondo e sorprende il Prossimo” e che non poteva non incantare il Consiglio Direttivo dell’Arciconfraternita del Santo, che si è riunito nei mesi scorsi per proporre agli allievi delle Scuole italiane di ogni ordine e grado la oramai attesa e tradizionale manifestazione organizzata dall’Arciconfraternita stessa le cui cerimonie di premiazione si svolgeranno in Basilica di Sant’Antonio sabato 10 e domenica 11 giugno 2023. Anche quest’anno la Rivista «Messaggero dei Ragazzi» che lo scorso anno ha festeggiato il suo Centenario, sarà accanto al Concorso della Bontà come Media Partner e tra i premi che riceveranno i vincitori, anche l’abbonamento e la pubblicazione del proprio elaborato sul giornale.Tra i significati del termine “Gentilezza” si legge: Nobiltà, sia ereditaria sia acquisita con l’esercizio della virtù e con l’elevatezza dei sentimenti. La Gentilezza è una disposizione d’animo in taluni innata, ma è anche una virtù che si insegna e che si apprende guardando agli esempi di chi, o per le vicende della propria vita o per una vocazione abbia imparato a padroneggiarla. La Gentilezza è una ricchezza fatta di gesti, parole, atteggiamenti che non costano nulla ma che sono preziosissimi per chi li riceve. Bando/Regolamento integrale: scaricabile dal sito associativo http://www.arciconfraternitasantantonio.org

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Una rete di luoghi della memoria per non dimenticare la Shoah

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2023

Come tramandare la memoria della Shoah in un’epoca in cui sono rimasti pochi testimoni e si rischia che ne resti solo qualche riga sui libri di storia? I viaggi della Memoria non sono solo quelli che tradizionalmente ci portano ad Auschwitz o a Dachau. Anche in Italia sono molti i luoghi che parlano dell’Olocausto, della violenza e della discriminazione. Per questo motivo è nata una Rete italiana che li collega tutti e che intende promuovere le visite delle scuole: il Memoriale della Shoah e il Binario 21 a Milano, il civico Museo della Risiera di San Sabba a Trieste, il Museo Nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara, la Fondazione Museo della Shoah di Roma, la Fondazione Fossoli a Carpi e il Museo internazionale della memoria Ferramonti di Tarsia (Cosenza). Il Centro di ricerca sulle relazioni interculturali dell’Università Cattolica, in occasione della Giornata per la Memoria del 27 gennaio, promuove l’incontro “I luoghi della memoria per insegnare la Shoah” mercoledì 18 gennaio alle ore 16 presso la sede del P.I.M.E. (aula P011) in via Pagliano 10 a Milano.Durante il convegno con Sira Fatucci (Unione delle comunità ebraiche italiane) si parlerà dei viaggi della memoria che consentono di avvicinarsi alla Shoah attraverso la raccolta di oggetti ritrovati nei campi di sterminio, ma anche dei luoghi di persecuzione a Milano come il carcere di San Vittore o l’hotel Regina di cui racconterà Patrizia Baldi (Centro di documentazione ebraica contemporanea). E ancora Daniela Tedeschi (Associazione Figli della Shoah) dirà delle pietre d’inciampo con nomi e date dei deportati, mentre Saverio Colacicco introdurrà alla Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. Accanto ai luoghi della disperazione ci sono, però, anche quelli della speranza e della salvezza, come i Giardini dei Giusti di cui parlerà Annamaria Samuelli (Fondazione Gariwo) e la Sciesopoli ebraica di Selvino che sarà presentata da Marco Cavallarin.Sito: http://www.cattolicanews.it

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Il futuro delle inserzioni pubblicitarie secondo Google

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2023

La marketing automation analizzata da Mapp, il content marketing raccontato da Semrush e persino le strategie di seo localizzate sul territorio con Local Strategy. Si è tenuto qualche giorno fa nella sede di Wmr Group, a Campolongo, nel Veneziano, il primo “WMR Digital Summit”, evento formativo dedicato alla digital transformation e alle strategie omnichannel. Di fatto, un happening ritmato da tavole rotonde e speech molto verticali, di settore, che ha portato sotto lo stesso tetto i migliori cervelli che oggi stanno operando a tutti i livelli sul web per realizzare il sogno di ogni imprenditore: trovare clienti nuovi grazie alla comunicazione digital. La giornata si è aperta con una tavola rotonda dedicata al marketing omnichannel moderata da Vittorio Tessari, e-business strategist di Studio Cappello, che ha parlato dei comportamenti di acquisto online. L’evento è proseguito con la “formazione diffusa” che caratterizza il format WMR Digital Summit: speech paralleli nei diversi ambienti dell’headquarter, tra i relatori alcuni sono arrivati persino dalla Spagna. I temi trattati sono stati i più svariati: le buyer personas con Target Research, i chatbot con Oct8ne, la seo local con Local Strategy, Search360 con Making Science, il price watching con NetRivals, i processi di pagamento online con Scalapay e Nexi, la commerce growth con Criteo, le performance e-commerce con PrestaShop, la log analysis con Oncrawl, le recensioni con Trustpilot, la data privacy con DGRS Legal e l’innovation technology con Intergic. L’occasione del summit è stata perfetta anche per presentare agli ospiti la nuova sede di Wmr Group, creata nell’ottica di valorizzare chi lavora al suo interno: 1300 metri quadri su due piani, grandi open space, sale riunioni, uno spazio mensa e varie zone relax al chiuso e all’aperto, una location dedicata agli eventi e un food & drink space. A tal proposito, durante il digital summit si è anche parlato di valori etici e cultura dell’individuo in un contesto win win con l’azienda, che deve saper crescere in modo armonioso sia nel mercato che coi suoi collaboratori. A relazionare, l’azienda Peoplerise. Subito dopo, Gianna Casarin, People & Culture Manager Wmr, ha spiegato le novità relative all’ecosistema relazionale di Wmr Group, all’interno del quale operano professionisti nella gestione dei dati e del web marketing. L’approccio data-driven, l’utilizzo di tecnologie avanzate e di metodologie di lavoro innovative garantiscono la massimizzazione del ritorno sugli investimenti su obiettivi quali lead, nuovi clienti, vendite. Del gruppo fanno parte la digital marketing agency Studio Cappello, la web agency Adviva e la hospitality agency WMRH.

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Introduzione dell’italiano in costituzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2023

“Apprezzo l’iniziativa dell’Accademia della Crusca che intende proporre un glossario per l’appropriata traduzione in italiano delle parole straniere, in particolare l’inglese, entrate nel nostro dizionario, nel parlato e addirittura nei testi amministrativi e normativi. Concordo soprattutto sullo spirito con il quale l’Accademia affronta la questione: la lingua dev’essere accessibile, a scuola, come sul lavoro, al mercato, negli uffici della pubblica amministrazione. Comunicare attraverso una lingua straniera significa diminuire i diritti democratici delle persone meno istruite. La lingua è prima di tutto democrazia oltre che identità. Se come conservatore mi preoccupo della nostra identità come politico eletto dal popolo italiano mi devo battere per l’accessibilità alla legge, e quindi la democrazia. E questo spirito dovrebbe animare tutti coloro che rappresentano in un modo o in un altro la Repubblica italiana, che sia parlamentare, ministro o ad (e non ceo) di un’azienda partecipata dello Stato”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, primo firmatario della Pdlc sull’introduzione dell’italiano in Costituzione.

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Le placche tettoniche penetrano nel mantello seguendo talvolta percorsi non lineari

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2023

L’articolo dal titolo “Extreme redox variations in a superdeep diamond from a subducted slab”, che ha come prima firma Fabrizio Nestola del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova con il contributo di Luca Bindi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e pubblicato su «Nature» dal team di ricerca internazionale – a cui hanno partecipato anche l’Università canadese di Alberta, la tedesca di Bayreuth, l’americana Northwestern University e l’inglese University of Glasgow – descrive la composizione di un diamante davvero unico e sensazionale. Il diamante studiato incorpora particolari inclusioni che testimoniano una sequenza complessa di reazioni chimiche che avvengono su una placca tettonica in subduzione – cioè quella placca che scorre al di sotto di un’altra placca e che può sprofondare verso l’interno del mantello terrestre – al “confine” tra la zona di transizione, tra i 410 e i 660 km di profondità, e il mantello inferiore, settore che si estende da 660 km fino al nucleo terrestre esterno a 2900 km di profondità. Il processo di subduzione è uno dei principali fenomeni geologici che stanno alla base della tettonica delle placche sul nostro pianeta, la teoria che indica come la litosfera, l’involucro solido più esterno della Terra dello spessore di 70-100 km, sia divisa in circa venti porzioni rigide, dette appunto placche. La tipologia di inclusioni analizzate (Foto b) come il ritrovamento di forsterite pura, un caso unico, che è un minerale del mantello terrestre con composizione Mg2SiO4 e le reazioni chimiche che sono avvenute all’interno del diamante studiato indicano e confermano la presenza di acqua a grandissime profondità (circa 660 km), in concomitanza a metano (CH4), idrogeno molecolare H2 e la presenza di settori, sempre a queste profondità, costituiti da ferro metallico ritenuto – fino allo studio pubblicato su «Nature» – essere presente solo nel nucleo terrestre. Allo stesso tempo, la scoperta conferma empiricamente per la prima volta ciò che era stato solo simulato in geofisica da calcoli molto complessi: le placche tettoniche penetrano nel mantello talvolta seguendo percorsi non lineari. «L’effettiva presenza di acqua a grandissime profondità nella Terra era stata già scoperta nel 2014 grazie ad un altro diamante super profondo, tuttavia – afferma Luca Bindi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze – con questo nuovo studio non solo confermiamo che l’acqua deve essere assolutamente presente tra la zona di transizione e il mantello inferiore, ma che a quelle profondità dobbiamo anche avere altri fluidi come il metano e l’idrogeno molecolare».

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Apriamo un dibattito sul nostro futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

Da anni, oramai, siamo portati a concentrare la nostra attenzione più sul presente e molto meno sul futuro. Siamo preoccupati per il clima ma nel momento in cui dovremmo prendere delle importanti decisioni ci dilunghiamo in noiosi e lunghi dibattiti che la-sciano il tempo che trovano. Lo stesso accade se pensiamo al sociale, alla povertà nel mondo, alla salute, all’istruzione e all’evoluzione tecnologica in atto. Ci rendiamo “fumosamente” conto che dobbiamo mettere mano a un progetto d’ampio respiro se vogliamo che l’umanità non imbocchi il tunnel del non ritorno, ma anche in questo caso ci accontentiamo di qualche accenno come se quanto accade intorno a noi non ci riguarda direttamente eppure si riverberano in noi momenti di consapevolezza dei gravi errori che stiamo commettendo nel rendere le condizioni di vita sempre più precarie. Ma spesso queste riflessioni si rivelano un attimo fuggente prima di rituffarci nei problemi che ci legano al contingente: lo studio, il lavoro, la mobilità, il modo di tenere in piedi il nostro budget che inesorabilmente si assottiglia, l’assistenza sanitaria e via di questo passo. Una donna, che a giorni partorirà, mi confessava i suoi ti-mori sul futuro del nascituro e si chiedeva se avesse fatto bene a volerlo e se non fosse stato solo il frutto del suo egoismo. Tutto questo dovrebbe indurci ad agire, a ricercare un cambiamento, a lavorare con impegno per realizzarlo all’istante. Si tratta, ovviamente, di un aspetto che va a monte del problema. Dovremmo da subito instillare nei nostri figli una visione della vita più votata ai valori e molto meno ai suoi aspetti edonistici nel senso del piacere immediato a prescindere. Se partiamo, infatti, dal concetto che l’umanità debba farsi carico di due diritti fondamentali quali il diritto alla vita e a vivere dovremmo comprendere sino in fondo il modulo di vita che si richiede. Come possiamo, infatti, garantire la vita per chi nasce nella povertà? Per chi è generato in una terra inospitale e gli è impedito di cercare luoghi diversi e spesso per via del colore della sua pelle? E allora ci chiediamo perché il diritto a vivere non garantisce a tutti, indistintamente, un’infanzia affrancata dalla miseria, un’istruzione e un’assistenza sanitaria adeguate? Un tetto sotto cui ripararsi e da adulto un lavoro sicuro e una vecchiaia serena? Perché anche nelle città dell’opulenza vi sono migliaia di persone che non hanno una casa e dormono sotto i ponti o nei rifugi d’emergenza? Perché un giovane deve tenderti la mano per chiederti un obolo per la sua sopravvivenza? E poi ci meravigliamo se una tale condizione su-scita in alcune vittime uno stimolo alla rivolta, a riscattare la sua dignità umiliata con la violenza? Questo è un presente che non può avere un futuro senza suscitare la ribellione, senza generare instabilità e conflitti regionali cruenti. Dobbiamo proporci un avvenire diverso prima che sia troppo tardi per arrivarci. È la sola strada se vogliamo guardare i nostri figli e sorridere alla loro vita e al come cerchiamo di costruirla facendo ammenda dei nostri errori. (Riccardo Alfonso)

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L’Europa messa alle corde

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

Non stiamo a rivangare il passato, quello remoto per intenderci. Partiamo invece dall’inizio di questo nuovo secolo e sino ai giorni nostri. Lo facciamo prendendo buona nota dai lanci della Fidest che da allora si sono infittiti sul tema europeo sino a permetterci di raccoglierli in due volumi e oggi di comparare questi spunti con l’attualità. La prima riflessione che ci giunge spontanea è l’insoddisfazione di molti europei per una comunità che sembra di più assumere una logica “imperiale” con un potere centrale che accentra e non riesce a comprendere lo spirito dei tempi e se lo fa vi giunge in ritardo. Fa poi da corollario un supporto umano nella leadership europea alquanto mediocre che non è in grado di riscattarsi con più centri di comando: Consiglio europeo, Commissione Europea, Parlamento Europeo, proprio perché diventano, in pratica, dispersivi e si trasformano spesso in una tribuna dove dar sfogo alle proprie pretese nazionalistiche e al più realizzando alleanze bipolari: franco-tedesche, paesi dell’Est europeo, ecc. Una cosa, tuttavia, è certa: l’attuale leadership ci conduce verso un futuro incerto e al rischio concreto di uno sfaldamento dell’intero sistema. E la mediocrità non ci consente d’affrontare il futuro con la necessaria determinazione nel fare scelte coraggiose facendo perdere alcuni tabù legati alla “sovranità nazionale” per renderla collettiva. Pensiamo, ad esempio, alle politiche industriali, monetarie, fiscali a quelle del lavoro e dei prezzi. Ma anche la capacità d’avere una politica estera comune che sappia parlare al mondo con una sola voce perché, ad esempio, avremmo fatto volentieri a meno, a suo tempo, dell’intraprendenza del presidente Macron per la questione libica. Avremmo dovuto costruirla con quella europea. Che senso, infatti, ha mostrare una pluralità di politiche internazionali se vogliamo essere rappresentativi di una volontà collettiva di taglio europeo? L’Europa, per intenderci, ha perso la consapevolezza che il nostro tempo richiede decisioni immediate e, soprattutto, che i destinatari debbano essere certi d’avere a che fare con una forza unitaria e non spezzettata in più tronconi e persino l’un contro l’altro armata. E in politica estera, in particolare, avremmo molte ragioni per restare uniti e fermi nelle nostre scelte. Pensiamo ai rapporti con la Federazione russa di Putin e al vicino Oriente. E forse se l’avessimo fatto non ci saremmo trovati oggi con l’invasione Russa in Ucraina. La Russia, dopo tutto, al di qua degli Urali, è l’Europa e il Mediterraneo ci offre l’opportunità di tessere buoni rapporti con tutta l’area dei paesi nord africani e asiatici che si affacciano sulle sue sponde. Ci siamo mai chiesti quali politiche autonome e originali avremmo potuto imbastire con questi paesi? Siamo solo riusciti a creare un gran “pasticcio”, per usare una parola educata, con le politiche migratorie. Abbiamo trasformato, in particolare, l’Italia in un grande capo profughi con migliaia arrivi da vari anni a questa parte, ed ora ci ritroviamo a non sapere come gestirli perché non si tratta solo di rifocillarli ma di trovare loro un lavoro. Non sanno forse i grandi saputelli di Bruxelles che esiste una forte evoluzione tecnologica che tende a ridurre il lavoro degli “umili” e ad esaltare quello delle “intelligenze”? (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi sociali e politici della Fidest)

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L’Europa che vorremmo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

Se tralasciamo il discorso su ciò che i nostri padri pensavano sull’Europa da europei e ci limitiamo a considerare i fatti odierni dobbiamo renderci conto che dopo tanti sforzi unitari e le relative accelerazioni annettendo senza farci molti scrupoli paesi che non avevano ancora maturato l’idea dello stare insieme e le regole che avrebbero dovuto condividere e alla possibile perdita di parte della loro sovranità in tema di politica estera, di economia, di finanza, di giustizia, di certo la loro vocazione unitaria avrebbe mostrato non poche crepe. È questo a mio avviso il tallone di Achille di una comunità che pensa ai propri confini in termini nazionali e non di certo sovranazionali. L’Europa sembra oggi insofferente al conto che la storia le presenta dopo decenni di colonialismo, post colonialismo e di governi fantoccio in paesi dove l’ordine di scuderia era quello di sfruttare, impoverire, immiserire in nome del profitto fine a sé stesso. Abbiamo fatto scempio degli stessi diritti che enunciavamo con orgoglio in nome della “realpolitik” per dedicarci animo e corpo alla ricerca e il mantenimento del potere, indipendentemente da questioni religiose o morali. Eravamo tanto invasati alla ricerca diplomatica di un primato fra gli Imperi Europei che abbiamo saputo dar seguito naturale alle feluche dei propri ministri, diplomatici, accademici sostituendole con gli elmi del guerriero e scatenare guerre sanguinose e immani distruzioni per affermare un predominio che la diplomazia delle feluche non era riuscita ad assicurare. Ora che i tempi del guerreggiare in armi sono passati di moda un’altra cultura si è affermata affinando l’ingegno degli europei verso un modo di pensare più ricercato. Così l’Europa comunitaria si è trasformata in uno scudo protettivo e in un terreno di lauti profitti per chi avendo perso la guerra sul terreno di battaglia ritrova la sua revanche in senso storico politico nel campo dell’economia e della finanza. Questo doppio binario di politica interna ed internazionale messo in piedi da chi continua a sentirsi storicamente erede di un passato imperiale è destinato a far pagare un prezzo molto elevato a quelle nazioni in Europa e altrove che hanno subito il fascino del più forte e non compreso l’insidia che nascondeva. Se questa è l’Europa che vogliamo abbiamo sbagliato alla grande perché non vi è dignità per i sudditi. E qui mi fermo. Come dire? Ai posteri l’ovvia sentenza. (Riccardo Alfonso direttore centri studi sociali e politici della Fidest)

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Appello a Papa Francesco

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

In questi giorni ci siamo commossi sulla bontà e il carisma di questo Papa. Ma a ben considerare si tratta di un discorso che va avanti da secoli nel quale la Chiesa ha sempre voluto dimostrare la sua vicinanza alla povera gente per consolarla, per affidarla alla felicità che non è di questo mondo. Ciò che oggi chiediamo alla Chiesa di Roma e a tutte le professioni di Fede è di essere conseguenti ai loro insegnamenti. Quando si afferma che esiste un altro diritto che è quella di vivere perché le religioni tentenna-no limitandosi a pregare sui cadaveri di milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e per mancanza di medicine e non escono dalle loro ridotte per ribellarsi alla logica imperante di chi considera aberrante l’equa ripartizione delle risorse, vivendo del superfluo, mentre manca il necessario a miliardi di esseri umani? Se incontrassi il papa gli direi: Santo padre oggi non è più il tempo della sola preghiera. Occorre essere conseguenti poiché diventa sempre più stridente quel diritto a metà che dona la vita per riprendersela imponendo la miseria e l’abbandono a miliardi di suoi figli. Oggi la sofferenza non è il frutto del sacrificio individuale ma la conseguenza degli egoismi di una minoranza di satrapi che fa delle proprie ricchezze il risultato di uno sfruttamento indecoroso dei propri fratelli sino a condurli alla morte. (Riccardo Alfonso)

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Esistono delle certezze matematiche dalle quali non si può prescindere

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa. Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche. Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della precedente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.” Ma ora anche la scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia. Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni. Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte. Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.” Da allora fu un crescendo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Michelet alla Germania di Wegel e di Marx. Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza della cultura europea, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.” Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espressa dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tempo. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” È questo un altro aspetto che ci richiama alla cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore. Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da esso germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dalla vita. (Riccardo Alfonso)

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La lezione che ci viene dal passato e le ideologie che si trasformano

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2023

Leggo sempre con interesse la pubblicistica che mi perviene da “La voce” del “nuovo” Partito comunista italiano per riprendere il discorso sul valore e la portata di un movimento che ha fatto la storia di gran parte del XX secolo ma che con l’entrata del XXI mostra segni di cedimento nel consenso delle “masse popolari”. Già ebbi modo di osservare, sommessamente, che vi sono due aspetti che i comunisti o più in generale coloro che culturalmente si collocano in quell’area con varie sfumature, dovrebbero oggi considerare nell’esporre le loro tesi. Il primo è che il linguaggio va modernizzato e il secondo che le ideologie hanno perso il loro carisma e al loro posto esiste una semplificazione di fatto che vede solo due culture: quella dell’avere e quella dell’essere. Se analizziamo tali aspetti noi dovremmo convenire che esiste una stragrande maggioranza nella popolazione mondiale che ha bisogno di una guida per riscattarsi dalle violenze e dagli abusi di cui costantemente e quotidianamente è sottoposta. Pensiamo alla ricchezza di pochi, alla loro arroganza e al modo come fanno scempio delle libertà, della democrazia e dei diritti di quelli che ritengono i loro sottoposti, alias schiavi. Come si può, ad esempio, tollerare che un paese ricco come il Venezuela debba avere gente che muore di fame e di malattie, altrimenti curabili, perché la ricchezza è concentrata in poche mani? Quanti di questi esempi esistono nel mondo? Troppi. Odiosamente tanti e li troviamo persino in quella che è ritenuta la patria della democrazia come gli Usa dove solo se si hanno i soldi ci si può curare e che persino una mezza riforma assistenziale è messa in discussione dall’attuale capo di governo ritenendola troppo onerosa per le casse dello stato mentre è di tutt’altra natura spendere miliardi di dollari per gli armamenti e armare i paesi terzi per ricavarvi enormi profitti. Sulla base di queste considerazioni, e di molte altre analoghe, ci chiediamo il perché non vi sia un movimento trasversale che vada oltre i confini nazionali per risvegliare le coscienze di tutti e farci capire che non si possono avere miliardi di emarginati a fronte di poche decine di milioni di approfittatori. Non solo. Si permettono persino di scatenare guerre tra poveri nella logica del divide et impera. A questo punto possiamo anche non chiamarci “comunisti” e i nostri competitors definirli “imperialisti” perché come accadeva agli albori del XX secolo dove si insisteva per una classe operaia culturalmente evoluta oggi abbiamo bisogno di persone che riflettono e sanno distinguere la validità e la correttezza dei messaggi che recepiamo attraverso i media e la loro capacità disinformativa. È questa la vera lotta proletaria che distingue il chi è, e i loro lacchè, dal chi ha. (Riccardo Alfonso direttore del Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Entrevista inédita: George Gänswein trató de evitar la dimisión de Benedicto XVI

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2023

Madrid. El Secretario personal del Papa Benedicto trató de persuadirle de que no renunciara al pontificado. Antes de que anunciara esta histórica decisión, Georg Gänswein argumentó al todavía Papa Benedicto que debía proseguir al frente de la Iglesia católica a un ritmo más llevadero. Esta es una de las revelaciones de la entrevista, parcialmente inédita, que publica hoy Goya Producciones.La entrevista fue realizada por Andrés Garrigó, como parte del documental “Benedicto XVI, el Papa Emérito”, que ahora está disponible en la plataforma Famiplay.com. La película aborda también los sufrimientos de Benedicto por la situación de la Iglesia y las calumnias de las que fue objeto.“Cuando el Papa Benedicto me dijo que estaba pensando en renunciar –afirma Gänswein–, mi primera reacción instintiva fue: ‘¡Pero eso no es posible, Santo Padre! No es posible. No es posible porque, si el servicio petrino es demasiado exigente, demasiado pesado, hay que reducirlo un poco, hay que dar pasos más pequeños, pero no abandonarlo’. Intenté -explica Gänswein- incluso con argumentos, pero me dijo: ‘¡No! ¡No! Lo he pensado bien. He rezado. En resumen… ya no tengo fuerzas. Por el bien de la Iglesia y por el amor de Cristo tengo que irme, tengo que renunciar’”.Gänswein, que estuvo 25 años al lado de Ratzinger, primero como cardenal y luego como Papa, explica en la entrevista el valor y firmeza con que abordó los primeros casos de pedofilia entre miembros del clero, así como los complejos problemas que fueron surgiendo en la Curia Romana, y fuera de ella en el IOR y sus entramados financieros.Especial interés tiene el análisis de Gänswein sobre el legado de Benedicto, como teólogo, escritor y hombre de gobierno, y el respeto con el que se le escuchó entre intelectuales y gentes de diversos orígenes, credos y países.Ver documental completo BENEDICTO XVI: EL PAPA EMÉRITO en: http://www.famiplay.com

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In ricordo di David Sassoli e il suo impegno per la liberazione di Leonard Peltier

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2023

L’11 gennaio 2023 sara’ il primo anniversario della scomparsa del compianto Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Nel ricordarne la luminosa testimonianza di persona buona, mite e generosa, vorremmo una volta ancora invitare chi ne ha apprezzato l’impegno morale e civile a dare seguito ad una delle sue iniziative di pace, di solidarieta’, per i diritti umani di tutti gli esseri umani: l’impegno per la liberazione di Leonard Peltier, l’illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente, da 47 anni detenuto innocente. Da Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli il 23 agosto 2021 espresse pubblicamente – con una conferenza stampa, un video e un tweet – la richiesta al Presidente degli Stati Uniti d’America di concedere la grazia a Leonard Peltier. Nel suo tweet del 23 agosto 2021 il Presidente Sassoli scrisse, in italiano e in inglese: “Inviero’ una lettera alle autorita’ statunitensi chiedendo clemenza per Leonard Peltier, attivista per i diritti umani dell’American Indian Movement, in carcere da 45 anni. Spero che le autorita’ accolgano il mio invito. I diritti umani vanno difesi sempre, ovunque”. “I will send a letter to the US authorities asking for clemency for Leonard Peltier. A human rights activist of the American Indian Movement, he has been imprisoned for 45 years. I hope the authorities will take up my invitation. Human rights must be defended always, everywhere”.

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Une concurrence libre mais trop faussée

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2023

Il y a bientôt un an, la guerre en Ukraine a bouleversé ce pays et, avec lui, l’Europe entière. En 2023, ce conflit à nos portes et toutes ses conséquences continueront de façonner l’agenda européen. Le prochain hiver, sans gaz russe aucun, se prépare dès maintenant. Les effets inflationnistes du surcoût de l’énergie sont à juguler. Programmés à cette fin, les sérieux tours de vis successifs des taux d’intérêt annoncés par la Banque centrale européenne exigeront de revoir l’articulation de la politique monétaire avec les politiques budgétaires.Celles-ci sont à débattre au regard d’une autre secousse appréhendée dans l’Union européenne au début de la nouvelle année : le risque d’une fragmentation du marché intérieur. Ce qu’on appelait au départ le « Marché Commun » a toujours été au cœur de la construction européenne. Il est le cadre de la politique de concurrence et des aides d’Etat. L’étendue de son accès commande notre politique commerciale. Au moment où l’intégration de ce marché, qu’impulsa Jacques Delors pour en faire aujourd’hui le plus profond au monde, marque ses 30 ans, des forces internes et externes le tiraillent.A l’extérieur, les subsides américains prévus par l’Inflation Reduction Act (IRA), qui font fi des règles de l’Organisation mondiale du commerce, aiguillonnent les choix d’investissements industriels au risque de délaisser le marché européen. Le découplage technologique qu’opèrent les Etats-Unis dans leur rivalité avec la Chine et le besoin de sortir de nos dépendances économiques envers Pékin (comme actuellement sur le paracétamol) obligent les entreprises européennes à réordonner leurs chaines de valeur et d’assortir le marché intérieur d’une politique industrielle. Les Projets importants d’intérêt européen commun (IPCEI, en anglais) sont un instrument prometteur pour se doter de moyens de fabriquer nos batteries pour véhicules électriques, nos semi-conducteurs de pointe et autres produits d’avenir.A l’intérieur de l’Union, entre les Vingt-Sept, chaque gouvernement observe comment les autres soutiennent leur propre économie, à l’instar du soutien domestique allemand de 200 milliards d’euros pour ses ménages et entreprises en réponse à la crise énergétique. Des distorsions de concurrence sont redoutées entre les Etats capables de voler au secours de leurs industries et ceux dont les finances publiques n’autorisent pas de telles largesses. Garantir un cadre équitable de concurrence tant entre acteurs du marché européen qu’entre ce marché intégré et le reste du monde est le double défi économique sur lequel s’ouvre 2023. Il devra être au centre de l’attention de la présidence suédoise du Conseil de l’UE attachée à la compétitivité européenne. La Commission proposera un train de mesures en vue du Conseil européen des 9 et 10 février prochains, avec la riposte européenne à l’IRA à l’ordre du jour pour prévenir une guerre froide commerciale entre Alliés. Sur cette question pressante, le franco-allemand entend retrouver son rôle moteur ensablé l’an dernier. En amont du sommet des Vingt-Sept, un conseil des ministres bilatéral fixé au 22 janvier, pour le 60e anniversaire du traité de l’Elysée, entend lancer le mouvement en faveur d’une plus grande flexibilité des aides publiques, l’accès aux Etats à de nouveaux prêts garantis (sur l’exemple du programme SURE pendant le Covid) et l’appui à des initiatives industrielles communes. Bref, un soutien européen en miroir à celui des Etats-Unis.Ces discussions géoéconomiques sont inséparables de celles à venir sur les marges d’investissement des Etats, sur leurs capacités d’endettement et celle désormais soutenable par l’UE en tant que telle. La gouvernance économique est l’autre chantier européen qu’ouvre ce premier semestre 2023. Les récentes idées communiquées par la Commission pour faire évoluer le Pacte de stabilité et de croissance servent de base stimulante à la discussion. Face aux colossaux et collectifs besoins d’investissements pour accomplir, et accompagner socialement, les transitions énergétique et numérique, pour assurer notre défense et pour répondre aux défis sanitaires et du vieillissement démographique, l’Europe est en quête d’argent frais, public (endettement) et privé (union des marchés de capitaux).Autant de sujets que notre think tank analysera dans leurs dimensions budgétaire, commerciale, géopolitique, sociale. Il en va de la crédibilité européenne à anticiper, réguler et riposter dans un monde de rapports de force décomplexés. Le scandale de corruption du ‘Qatargate’ qui se poursuit a entaché cette crédibilité, creusant la défiance envers la démocratie représentative en particulier et envers les institutions européennes en général. Rétablir la confiance citoyenne, autre défi plus que jamais à relever, se fera aussi dans la preuve politique que l’Europe peut changer la donne, comme dans sa réponse au Covid. De l’ampleur de notre aide continue à l’Ukraine à la fabrique de batteries électriques, de la production d’énergie aux chaînes d’approvisionnement et du filtrage des investissements étrangers à la production de médicaments et de semi-conducteurs, donner corps au concept de souveraineté européenne est devenu une bataille de tous les fronts et de chaque jour. En avant en 2023 ! Sébastien Maillard, Directeur de l’Institut Jacques Delors

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Giovani siciliani: Noi, la politica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2023

Cinque gennaio 2023 Catania/ I colori della libertà Ore 10/ Giardino di Scidà (bene confiscato, via Randazzo 27): ASSEMBLEA DEI SICILIANI GIOVANI Premio Siciliani giovani a Salvatore Resca Ore 16/ da piazza Roma a via Fava: CORTEO POPOLARE ore 18.30/ Centro Zoo: Premio FavaOrmai non c’è più la politica ma una specie di buffo film di Pierino, però ci siamo ancora noi cittadini. Siamo meno di prima – quelli che vanno a votare, che credono nella repubblica e la legge – però siamo sempre la minoranza più forte, decisiva.Non è la prima volta, in Italia: da noi la distanza fra “duce duce” e “piazzale Loreto” non è mai stata troppa e un istinto stranissimo evita a questo buffo popolo, all’ultimo momento o anche dopo, di finire male. Ciò da duemila anni: il nostro è davvero un film da batticuore. E come va a finire, stavolta? Boh. Mafia, fascio, inflazione, denari in fuga, fabbriche sparite: non fossimo italiani, saremmo proprio nei guai. Cioè, siamo nei guai, guai seri e vicini: l’autista è ubriaco e quanto al controllore ha altri pensieri.Se fossero affari nostri, dovremmo pensarci noi: abolire la mafia, riprenderci i soldi nostri, piantarla con questi duci ridicoli e rifare uno stato. Noi italiani semplici, noi gente di strada. La società civile, si diceva una volta, il sessantotto, il popolo, non gli spettatori. Ma siamo ancora abbastanza, siamo abbastanza giovani, abbastanza cittadini? Tu, sono affari tuoi o sulla corriera pazza, tranquillo a occhi chiusi, vuoi restarci anche tu?

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