Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Archive for the ‘Spazio aperto/open space’ Category

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Un rapporto per raccontare l’Italia attraverso le connessioni

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

Tra fragilità e risorse, sociali e ambientali e illustrare esperienze innovative che rispondono coniugando i due ambiti. Per leggere il mondo e la pandemia, la chiave è l’ecologia integrale. Ne sono convinte Caritas Italiana e Legambiente, che hanno presentato oggi online Territori Civili. Indicatori, mappe e buone pratiche verso l’ecologia integrale, un rapporto nato per contribuire alla definizione di una visione del futuro da costruire insieme, alla luce delle forti connessioni tra dimensione ambientale, economica e sociale. Vengono utilizzati 70 indicatori, basati non solo sui principali dati statistici disponibili ma anche sulle attività di ricerca svolte da Caritas italiana grazie ai suoi centri di ascolto e da Legambiente, con i suoi rapporti, da quello sull’ecomafia ai comuni ricicloni; mentre dall’analisi condotta in 12 Comuni emergono 36 nuove progettualità in cui i valori sociali e ambientali s’intrecciano, generando nuova economia, circolare e civile.Il rapporto Territori Civili intende cogliere e raccontare la dimensione sociale e quella ambientale in modo integrato, mettendo in luce, al contempo, anche le esperienze innovative nate sul territorio in grado di rispondere e coniugare i due ambiti. Un tema, quello dell’interconnessione tra degrado dell’ecosistema e degrado sociale, già nitidamente sottolineato da Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Si’, pubblicata cinque anni fa. “Non esistono due crisi separate, sociale e ambientale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale, per rispondere alla quale serve un approccio integrale, al fine di combattere la povertà e al tempo stesso prendersi cura della natura” (n.139) scriveva Papa Francesco. Parole che fecero indubbiamente da spartiacque nella consapevolezza delle forti relazioni che esistono tra povertà e questioni ambientali. Secondo l’approccio dell’ecologia integrale, che percepisce come fortemente interconnessi società, economia e ambiente (condividendo in tal senso molti punti con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite) “l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa, che genera un determinato modo di relazionarsi con gli altri e con l’ambiente” (n.141).Il volume Territori Civili si divide in due parti. La prima, di taglio quantitativo, approfondisce connessioni e sovrapposizioni tra la dimensione sociale e quella ambientale, analizzando per ciascuna, fragilità e risorse presenti in ogni regione italiana, grazie a 40 indicatori sociali e 30 parametri ambientali. La seconda presenta un’indagine qualitativa realizzata su 12 comuni d’Italia e racconta 36 esperienze, che combinano l’ambito ambientale e quello sociale, valutate in base a 22 parametri. Un patrimonio importante, che racconta, in maniera significativa, la spinta culturale e la visione strategica che attraversa l’Italia da Nord a Sud. La prima parte del volume vuole fornire tracce utili per contribuire alla costruzione di possibili risposte nel solco dell’ecologia integrale, con la messa a fuoco delle risorse e del potenziale di ciascun territorio, nella consapevolezza di alcune evidenti vulnerabilità. Nella seconda parte del volume, Cagliari, Campi Bisenzio (Firenze), Lecco, Lucca, Marcianise (Caserta), Padova, Palermo, Pontecagnano (Salerno), Reggio Calabria, Taranto, Terni sono i 12 comuni di cui viene presentata l’indagine qualitativa. Grandi metropoli, città capoluogo di provincia e Comuni di medio-piccole dimensioni, individuati congiuntamente da Caritas Italiana e Legambiente, tra le tante opzioni possibili, partendo da esperienze maturate o in corso, grazie all’impegno delle stesse Caritas diocesane e dei circoli di Legambiente, ma anche tenendo conto di loro alcune peculiari fragilità sociali e ambientali. L’indagine è stata condotta sul campo, attraverso interviste grazie alle quali sono stati messi a fuoco punti di forza e di debolezza socio-ambientali delle dodici città casi-studio e, al tempo stesso, messi in risalto i percorsi progettuali attivi o in via di definizione con cui raccontare il percorso di innovazione sociale e ambientale del territorio osservato. Sono 36 le esperienze raccontate, che rappresentano solo alcune delle tante progettualità intercettate nei dodici casi-studio. Tra queste, ad esempio: “WOWNature” di Padova, i-Rexfo di Terni, “DACCAPO centro del riuso” di Lucca, “Impresa sociale Lavoro insieme s.r.l.” di Cagliari, “CRAMS” e l’Ostello “Parco Monte Barro” a Lecco, i progetti di reinserimento socio-lavorativo di Taranto, la “Green station” di Pontecagnano, i “Cantieri Culturali della Zisa” e il progetto “ECCO” – Economie Circolari di comunità a Palermo, il progetto “Con-tatto” della Caritas Diocesana di Caserta, le numerose iniziative nate nell’ambito del Distretto dell’Economia civile di Campi Bisenzio.

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La zona rossa in Lombardia contestata dal governatore Fontana

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2020

«Il Governo per fortuna ferma Fontana e la zona rossa prosegue fino al 3 dicembre. Sono settimane che il presidente Fontana dà i numeri e parla di dati secondo i quali in Lombardia si potrebbero allentare le misure di prevenzione alla pandemia. Peccato che questi numeri e questi dati non li abbia mai mostrati a nessuno. Convochi noi consiglieri e illustri i dati, le tabelle di rischio e il loro impatto sui ventuno parametri. Lavoriamo tutti per lasciarci al più presto l’emergenza alle spalle, qui però non si tratta di opinioni o dichiarazioni, qui si tratta di parametri e evidenze scientifiche, sulla base dei quali prendere decisioni con serietà. I dati di cui parla Fontana non li ha visti nessuno. Per questo riteniamo sia un bene che a prendere le decisioni sia il governo e non chi, dall’inizio dell’emergenza ad oggi ha commesso un errore dietro l’altro e ancora oggi rilascia dichiarazioni ad uso e consumo della polemica politica» così il capogruppo del Movimento Cinque Stelle, Massimo De Rosa risponde alle parole del governatore Attilio Fontana il quale, in seguito alla decisione del governo di mantenere fino al 3 dicembre la zona rossa in Lombardia, aveva dichiarato: «Nonostante la mia opposizione, il Governo intende mantenere in vigore fino al 3 dicembre le attuali misure restrittive e, quindi, lasciare la Lombardia in zona rossa».

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Digital Library globale in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Roma. L’iniziativa fa parte dell’impegno del British Council, in questo periodo ancora più sentito, a favorire e promuovere un accesso libero all’informazione e alla cultura, ovunque ci si trovi e in qualunque momento della giornata. Già in primavera il British Council aveva messo a disposizione centinaia di risorse online completamente gratuite per approfondire l’apprendimento della lingua inglese, attraverso l’iniziativa “Studio a casa con il British Council”.La Digital Library del British Council amplia ulteriormente l’offerta gratuita. Si tratta, infatti, di una piattaforma digitale con contenuti continuamente aggiornati. Al suo interno è possibile trovare da tutto il mondo i libri e gli audiolibri più venduti, le riviste più popolari, le risorse accademiche premium e molto altro ancora.È sufficiente una sola registrazione iniziale per accedere gratuitamente per un anno (fino a novembre 2021) a una molteplicità di risorse quali quotidiani e riviste, e-book, audiolibri, riviste accademiche, concerti, spettacoli teatrali, fumetti, giochi per bambini e ragazzi e, a partire da gennaio 2021, anche una ricca selezione di film. Il login alla piattaforma Digital Library e alla sua App MyLOFT da mobile dà infatti ai membri accesso a oltre 100.000 e-book, a oltre 1.200 risorse di apprendimento online e a più di 7.000 testate giornalistiche e riviste da tutto il mondo, con la possibilità di scaricarle e di consultarle quando è più comodo.Tra i titoli editoriali italiani che vi si possono trovare, i principali quotidiani nazionali e locali, i loro inserti settimanali, riviste lifestyle, di attualità e di cucina. Per gli appassionati di arte e spettacolo, la Digital Library mette a disposizione inoltre più di 200 produzioni live di teatro, opera, spettacoli di danza e musica della BBC o della Royal Shakespeare Company con un aggiornamento continuo. Tra i concerti live: Katy Perry dal vivo a Rio, Sam Smith al V Festival, Amy Winehouse, The Rolling Stones ed Ellie Goulding, per citarne alcuni. Tantissime risorse, quindi, provenienti da tutto il mondo, per approfondire la conoscenza della lingua inglese e non solo.Il British Council ha pensato in questo imponente progetto digitale – che arriva oggi in Italia dopo essere stato lanciato in estate in Spagna e a Cipro –anche alle esigenze degli studenti, dei laureandi e dei professionisti, consentendo loro di accedere a risorse formative di varia natura – dai tutorial utili a creare un curriculum vitae o una lettera di presentazione, a interviste con professionisti di vari settori, a guide e workshop e altro ancora. La Library digitale del British Council fornisce anche accesso a numerosi contenuti di preparazione IELTS a supporto dei partecipanti ai test linguistici.Non ultimi i bambini e i ragazzi a cui l’ente culturale riserva una collezione di fumetti di casa Marvel e Disney e un’area fun&games.. https://www.britishcouncil.it/progetti/digital-library

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Recovery Plan, Recovery Fund e Next Generation EU. Facciamo chiarezza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Potrebbe essere una brutta notizia, ma il Recovery Fund, di cui tutti parlano, non esiste.Questo nome fu dato a una proposta fatta dalla Francia e dalla Germania e non dall’Italia, come rivendica il ministro Di Maio, sempre pronto a dichiarazioni fantasiose, cui crede l’allocco di turno. La proposta fu sospesa a maggio scorso, ma tutti continuano a parlarne come se esistesse. L’iniziativa franco-tedesca fu sostituita da un piano, il Recovery Plan (in seguito Piano), che fu chiamato Next Generation EU, con una dotazione di 750 miliardi, tra prestiti e sussidi, da utilizzare secondo priorità economiche. I 750 miliardi non sono già nelle casse comunitarie ma si ottengono attraverso l’emissione di titoli di debito pubblico europeo, una sorta di Buoni comunitari, facilmente collocabili sul mercato, legati, però, al bilancio europeo che deve essere aumentato.Il Piano è approvato a maggioranza degli Stati membri della Ue, ma è collegato all’aumento del bilancio europeo il quale, invece, deve essere approvato alla unanimità e, qui si pone il problema della opposizione di Ungheria e Polonia perché, se non si approva l’aumento del bilancio europeo, non si può attivare il Piano con i suoi 750 miliardi, dei quali 209 per l’Italia.Il Parlamento europeo, votato dai cittadini comunitari, ha posto come condizione, per usufruire dei fondi del Piano e di altri finanziamenti, il rispetto dello Stato di diritto, cioè libertà di pensiero, di parola, di stampa, di informazione, di istruzione, di associazione, ecc.Ungheria e Polona si oppongono alla clausola del rispetto dello stato di diritto necessario per ottenere i finanziamenti. Ricordiamo che i due Paesi sono stati condannati dalla Corte di Giustizia europea, proprio per il mancato rispetto delle libertà garantite in uno Stato di diritto.Ungheria e Polonia bloccano, così, i 209 miliardi destinati all’Italia (con buona pace dell’antitaliana Meloni) e accusano la Ue di essere come l’Unione sovietica.C’è un piccolo particolare: dalla Unione sovietica non ci si poteva separare, dalla Ue si, basta fare fagotto, nessuno glielo impedisce. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Pandemia e precauzioni. Come reagiamo e come le rispettiamo. Siamo in alto mare?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

Fanno riflettere alcune reazioni delle persone alle disposizioni per non infettarsi. La maggior parte della popolazione sembra che sia ligia ai consigli, ma c’è sempre una minoranza che, per il suo comportamento, rischia di compromettere i buoni risultati della maggioranza. Certamente ci sono anche problemi di norme non chiare, talvolta assurde o applicate in modo discutibile, ma qui ora parliamo dei singoli e del loro rapporto con queste norme. La pandemia è diffusa ma colpisce, sanitariamente, intorno all’1% della popolazione. Mentre per le ricadute economiche e sociali non c’è scampo per nessuno. La distanza tra questo 1% e 100% fa assumere importanza alla percezione rispetto alla realtà. Quest’ultima per quasi tutti è sanitariamente esterna, al contrario per l’aspetto economico. E quest’ultimo, in una popolazione dove il senso di comunità è superficiale, prevale anche a discapito delle indicazioni perché non ci sia l’1%. Una percezione bassa che, per esempio, se i colpiti sanitariamente fossero il 50% della popolazione, sarebbe tutt’altro che bassa. Non auspichiamo che dall’1 si passi al 50% perché finalmente tutti capiscano, per cui cerchiamo di comprendere come gestire la situazione in essere.Da questo iato tra percezione e realtà, emergono alcuni comportamenti tipo il consumo davanti ai locali dove si sono acquistati prodotti per l’asporto: mascherine abbassate, tazzine o bicchierini di plastica in mano e conversazioni con le altre persone .Io che scrivo abito in una zona rossa ed oggi sono andato a fare la spesa in un supermercato che, in genere, è sempre molto attento a queste problematiche e si è mostrato ampiamente collaborativo con le autorità. All’ingresso del negozio c’è un cartello con scritto “possono entrare max 117 persone”. Per entrare non c‘era fila o attesa e dentro ci saranno state almeno 250/300 persone (le abbiamo contate, inclusi i dipendenti del negozio), molto “attaccate” dentro i corridoi e con un addetto del supermercato che girava ripetendo nel vuoto “mantenete la distanza di almeno 1 metro”, che si aggiungeva agli altoparlanti che ogni tanto dicevano la stessa cosa più altre raccomandazioni del caso. Questo negozio, lo ripetiamo, è abitualmente attento agli aspetti sicurezza, ma crediamo che si sia fatto prendere da quel rapporto 1/100 che dicevamo su percezione e realtà.E’ dei giorni scorsi, altro esempio, la denuncia di un quotidiano fiorentino su tram strapieni che non rispettavano la capienza massima del 50%.Inoltre vedendo il traffico e le strade di una città zona rossa come Firenze, è evidente che questo rapporto 1/100 è interpretato dai più come nel nostro supermercato, nel nostro tram e davanti ai bar da asporto. C’è da considerare che tutti siano più bravi rispetto al confinamento della scorsa primavera, per cui riusciamo a muoverci meglio e siamo più informati rispetto a prima su come agire per la prevenzione… e questo potrebbe giustificare questo “rilassamento” dell’attenzione rispetto al clima da coprifuoco diffuso della scorsa primavera…. Ma i numeri di infezioni, ricoverati e morti non sono meno della scorsa primavera, per cui sembra che questa maggiore attenzione non serva alla bisogna. Quindi, solo perché ci siamo abituati “al morto”, non significa che questo morto sia meno presente rispetto a prima. Anzi: sembra il contrario.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Coronavirus e vita da carcerati

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

In questi mesi, forse anche a causa della paura del coronavirus, sto continuando a ricevere molte lettere dai miei ex compagni e le loro parole mi fanno stare male. A volte non mi fanno neppure godere la libertà, perché è difficile essere liberi e felici quando molti tuoi compagni, nel tempo del coronavirus, sono murati vivi senza nessuna pietà.Ho pensato di rendere pubbliche alcuni brani di queste lettere per tentare di fare stare male anche quelle persone che pensano: “Se la sono cercata.” “Devono marcire in carcere.” “Chi ci pensa alle vittime?” “Chi è mafioso, lo sarà tutta la vita, niente pietà e niente benefici.” Lo so! Sarà difficile che le persone che pensano in questo modo rimangano colpite nel leggere queste parole, ma ci voglio provare, perché penso che anche dentro di loro ci sia dell’umanità. Comunque sia, spero di mettere il dubbio che non basta non fare del male (o reati) per essere buoni. Caro Carmelo, le tue parole mi trasmettono sempre energia e coraggio. Purtroppo alcuni detenuti per la paura del coronavirus si sono chiusi ancora di più in sé stessi. E alcuni di loro si dicono: “Non possiamo fare nulla”. In una delle tue lettere mi hai scritto: “Si può fare sempre qualcosa. Se vogliamo che le cose cambino non dobbiamo rassegnarci, ma dovremmo impegnarci di più. Un prigioniero non ha futuro se non lotta con la mente e con il cuore per averlo. E inganna sé stesso quando pensa che forse lui sarà uno dei pochi che uscirà senza fare nulla”. Ma qui è difficile ragionare in questo modo perché è sempre notte e non capisco perché continuano a tenerci ancora in vita: dopo ventidue anni (vado per i ventitré) di carcere dentro di me non c’è neppure più posto per la disperazione. Nonostante la sentenza della Corte europea e della Corte Costituzionale sull’ergastolo, nessuno è uscito in permesso. A sentire la televisione sembra che dovevamo uscire tutti. Che altro dirti? L’odio dei buoni cittadini mi ha avvelenato il corpo e la mente e mi ha tolto qualsiasi speranza di resuscitare, almeno su questa vita. Ormai per me vivere in carcere è come essere morti con gli occhi aperti. (…). Caro Carmelo, (…) ormai io vivo in uno stato eterno di dormiveglia in attesa di addormentarmi per sempre. E spero che non ci sia mai nessun Dio a svegliarmi perché ne ho già abbastanza di questo mondo e di quello dell’aldilà. (…) Carmelo Musumeci.

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Italiani più attenti alla sostenibilità

Posted by fidest press agency su martedì, 24 novembre 2020

Lo studio Euromedia evidenzia una maggiore presa di coscienza rispetto alla sostenibilità da parte di cittadini: ben il 68% ha infatti dichiarato di aver modificato i propri comportamenti, cercando di ridurre le proprie emissioni inquinanti, dopo l’arrivo della pandemia. Un incremento del +12,4% rispetto ai riscontri ricevuti un anno fa, prima del Covid. Il 40% delle aziende (soprattutto nel manifatturiero), nonostante l’impatto economico dovuto all’emergenza, ha continuato nei propri programmi finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica, dato rilevato su un campione (43%) che aveva intrapreso una green roadmap pre pandemia. Il 48% delle Aziende, inoltre, è consapevole che i cambiamenti climatici influenzeranno significativamente la propria attività e il proprio settore nei prossimi 5 anni.Dalle risposte emergono, quindi, le azioni concrete adottate dai cittadini e aziende per ridurre l’impatto sul pianeta. Le più diffuse: per il 30% degli intervistati la scelta di prodotti ecosostenibili (km zero, marchi che garantiscono il rispetto dell’ambiente), per il 29% interventi in casa volti a una maggiore efficienza energetica (infissi, cappotto termico, sostituzione caldaia, termostato intelligente) e infine la scelta di mezzi di trasporto non inquinanti (come bici, mezzi elettrici o pubblici) per il 24% degli intervistati. Vi è anche un 9% che ha installato pannelli fotovoltaici e un 7% che sceglie un fornitore di energia che garantisca la produzione da fonti rinnovabili.Segnali positivi anche sul fronte delle imprese: oltre la metà (52%) ha messo in campo iniziative per una maggiore sostenibilità (es. lavoro a distanza per ridurre gli spostamenti, attività informativa sul tema delle CO2) e, per il 60,4%, queste misure hanno prodotto effetti positivi dal punto di vista sia ambientale che di maggiore benessere lavorativo, tant’è che il 91,7% ritiene che saranno mantenute anche dopo la fine dell’emergenza Covid-19.La leva principale, però, nonostante il maggiore interesse per la sostenibilità sia lato cittadini che aziende, rimane l’aspetto economico. Le aziende chiedono infatti in maggioranza contributi a fondo perduto (33,5%) e sgravi fiscali (22%), seguiti (19%) da incentivi statali e un quadro normativo più chiaro.Un altro aspetto che la pandemia ha reso evidente e sul quale ha portato una forte accelerazione è certamente l’adozione di tecnologie digitali, divenute in molti casi improvvisamente indispensabili per permettere la continuità aziendale. Del ruolo fondamentale delle tecnologie digitali per una maggiore sostenibilità sono convinte il 69,2% delle aziende (con una quota maggiore, al 72,2% se guardiamo al solo settore dei servizi). Il digitale è considerato ancora più importante per il monitoraggio delle attività in ottica di rispetto dell’ambiente (79%, che raggiunge l’81,3% nei servizi).Governo, pubblica amministrazione e aziende devono guidare il cambiamento attraverso infrastrutture, digitalizzazione e tecnologia

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Pandemia e maggiori poteri all’Unione europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già proposto la istituzione dell’Unione sanitaria europea, attraverso la quale attivare maggiore coordinamento e misure per lo sviluppo, lo stoccaggio e gli appalti di prodotti medici necessari a affrontare le crisi sanitarie (1). Ma gli Stati comunitari sono riluttanti a cedere le proprie competenze. Risultato: risposta negativa alla richiesta della Commissione di sottoporre a verifica, nel periodo estivo, i sistemi sanitari nazionali, in vista della seconda ondata pandemica, che ora è in corso.E’ di oggi un sondaggio comunitario che ci dice che 4 italiani su 5 (il 78%) vorrebbero maggiori poteri dell’Ue per affrontare la crisi pandemica. Percentuale che scende al 66 nel complesso del territorio dell’Unione (2). Viste le percentuali (in Italia in modo particolare) dei voti/consensi degli italiani nei confronti di tutti coloro (maggioranza di governo inclusa) che non ne vogliono sentire di aiuti comunitari (Next Generation Eu in primis)… è evidente che la situazione è molto cambiata da quando la pandemia dilaga. In termini popolari si potrebbe dire che “la paura fa 90”. E, come spesso accade, quando le persone sono chiamate ad esprimere il proprio pensiero senza doversi schierare dietro una bandiera o un filtro ideologico, vengono fuori delle sorprese. Nel secolo scorso fu così per importanti conquiste di civiltà come divorzio e aborto, che hanno cambiato il nostro Paese. In questo secolo lo sperimentiamo oggi in un momento fondamentale per il futuro della nostra economia, della nostra società, della nostra salute, della nostra vita. Certo, è “solo” un sondaggio, ma non abbiamo altri strumenti per capirlo e, siccome sarebbero impensabili alcuni strumenti di consultazione popolare per saperlo in modo insindacabile, è a questo sondaggio che occorre riferirsi. Di conseguenza, spetta a chi ci governa e ci amministra di farne tesoro. Soprattutto per coloro che hanno fin ad oggi tentennato stando dietro agli equilibri dei vari schieramenti politici. Il messaggio che ci arriva è chiaro e, per tutti coloro che hanno sempre paura di diventare impopolari nel decidere, oggi non si corre il rischio di diventare impopolari: Più poteri all’Unione Europea, lo chiede il 78% degli italiani e il 66% degli europei (inclusi quelli di paesi come Polonia e Ungheria che boicottano dalla mattina alla sera ogni decisione che possa in qualche modo compromettere la loro sovranità).Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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C’è ancora tempo per una riforma della Pac

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

E’ il tempo per mettere al primo posto la sostenibilità e l’agroecologia, ma occorrono più coraggio e ambizione – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. All’indomani del secondo confronto tra Commissione, Europarlamento e Consiglio Agrifish sul testo finale, il cosiddetto Trilogo, la partita non sembra ancora chiusa. Gli obiettivi delle strategie ‘Farm to Fork’ e ‘Biodiversità 2030’, che stabiliscono traguardi concreti e misurabili, devono essere un punto fermo del negoziato. Qualsiasi cedimento metterebbe infatti a rischio l’intera architettura del Green Deal.Il voto del Parlamento europeo di fine ottobre ha segnato un passo indietro sulla strada che conduce alla transizione ecologica – continua Tiso. A sollevare critiche non sono state solo le associazioni ambientaliste, ma le stesse istituzioni europee. Un segnale forte in questo senso è giunto dal vice presidente della Commissione Frans Timmermans, che non ha escluso la possibilità di bloccare il processo di riforma se il testo finale non sarà convincente e, soprattutto, in linea con gli obiettivi delle nuove strategie di Bruxelles.Per comprendere l’importanza della posta in gioco, basti pensare che la Pac post 2020 costituirà quasi il 32% del bilancio dell’UE nel periodo 2021-2027. A questa dotazione bisogna aggiungere gli oltre 58 miliardi di euro di risorse straordinarie del Next Generation e 8,2 miliardi di finanziamenti per lo sviluppo rurale. Si tratta, insomma, di una riforma destinata cambiare a fondo il volto dell’intera Unione e a pesare sul futuro di tutti i cittadini del Vecchio continente.

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“Next Generation Health: le priorità degli Italiani per la sanità del futuro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

In programma giovedì 26 novembre alle ore 10:00.L’incontro prevede un dibattito sui risultati dell’indagine Doxapharma sulle priorità degli italiani per la sanità del futuro. Integrazione ospedale-territorio, digitalizzazione e uniformità nell’accesso alle cure sono i tre grandi miglioramenti irrinunciabili. Di questo e degli altri significativi dati emersi nell’indagine parleranno: · Paola Parenti, Vice President di Doxapharma · Walter Ricciardi, Consigliere scientifico del Ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, Chairman del Mission Board for Cancer, Commissione Europea, Direttore Scientifico centrale di ICS Maugeri · Stefano Bonaccini*, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Presidente della Regione Emilia-Romagna · Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore delegato Janssen Italia

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Il peso del voto latino: Trump migliora, ma Biden vince

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

By Domenico Maceri, PhD. Da anni si parla del voto latino come un gigante addormentato poiché nonostante i numeri crescenti di ispanici la loro partecipazione alle urne rimaneva sempre sotto le aspettative. Juan Gonzalez, condirettore di Democracy Now, ha centrato però il bersaglio rilevando che nell’elezione del 2020 il gigante si è finalmente svegliato. I media, però, continua giustamente Gonzalez, hanno sottolineato di più il fatto che Trump ha vinto lo Stato della Florida a causa del voto latino e i successi del presidente uscente con gli ispanici nella zona del Texas confinante col Messico. I fatti ci dicono però che al di là del voto latino che ha preferito Joe Biden invece di Trump a livello nazionale il loro flusso alle urne è aumentato del 64% in confronto all’elezione del 2016. Il voto degli afro-americani è aumentato anche del 20%, quello degli asiatici-americani del 16% e quello degli elettori bianchi di un po’ più del 5%. In termini di dati precisi, dei 32 milioni di latinos eleggibili, 26 milioni hanno esercitato il loro diritto al voto.Al livello nazionale, come si aspettava, i latinos hanno preferito il candidato democratico (Biden 66%, Trump 32%). L’attuale inquilino della Casa Bianca ha migliorato con i latinos dal 2016 quando ricevette il 28%, cifra simile a quella di Mitt Romney nel 2008, ma notevolmente inferiore a quella ricevuta da George W. Bush (44%) nel 2004. Il voto latino non è però monolitico. Questo gruppo è una costruzione degli analisti per cercare di capire come votano gli elettori le cui radici affondano nella lingua e cultura ispanica. Si tratta di un gruppo variegato per quando riguarda la razza, Paesi di origine, e persino religione, dato che la tradizionale maggioranza cattolica ha perso terreno e gli evangelici hanno aumentato i loro numeri.Esaminando dunque i “successi” di Trump con il voto latino si nota che in Florida, dove il presidente uscente ha vinto, una buona fetta di questo elettorato affonda le radici a Cuba e consiste di ideologia di destra anti-Castro. Questo era da aspettarsi. Inoltre, la crescente immigrazione in Florida di ispanici provenienti da Paesi sudamericani tende a destra perché anche loro sfuggono a regimi autoritari di sinistra. Il successo di Trump con gli elettori ispanici al confine col Messico diventa chiaro in confronto all’elezione del 2016. Nella contea di Hidalgo, per esempio, il candidato Trump nel 2016 ricevette il 27% del voto latino ma nel 2020 è aumentato al 40%. Questo successo va spiegato con l’ideologia sociale conservatrice dei residenti ma anche con il beneficio arrecato all’economia dalla dura politica sull’immigrazione. La costruzione del muro, anche se lungi da essere completa e ovviamente non pagata dal Messico come aveva promesso Trump in campagna elettorale, ha creato posti di lavoro generati dagli sforzi del governo per bloccare l’ingresso di immigrati non autorizzati. Ma ciò che più ha contribuito al “sorriso” di questi elettori ispanici a Trump è stata la costante campagna mediatica, specialmente in Florida, condotta principalmente mediante annunci televisivi. Biden, da parte sua, si è svegliato tardi in Florida e ha speso una cifra inferiore a quella del suo avversario per ingraziarsi con gli elettori latinos del Sunshine State. La forza di Biden con gli elettori ispanici si è vista invece in zone dove la provenienza e le radici affondano nel Messico. Da non dimenticare che Trump iniziò la sua campagna elettorale accusando il Messico di mandare “stupratori e criminali” in America. L’accusa si rifaceva a tutti gli immigrati ma i più colpiti sono stati specificamente quelli provenienti dal Paese confinante al Sud degli Stati Uniti. Gli elettori di origine messicana, specialmente quelli residenti nelle grandi metropoli americane e negli Stati liberal, hanno preferito Biden. In California il presidente eletto ha ricevuto il 77% del voto latino e nello Stato di New York la cifra è vicina (72%). Cifre simili oltre il 70% per Biden si sono viste nelle metropoli come Philadelphia, Milwaukee, ed altre.Il supporto dei latinos si è rivelato critico per Biden in parecchi Stati ma specialmente in Arizona dove il candidato democratico è riuscito a ribaltare l’esito del 2016. In parte ciò si deve al fatto che i latinos in questo Stato sono di origine messicana, motivati anche dalle aspre leggi sull’immigrazione. Inoltre la condotta razzista dello sceriffo Joe Arpaio di alcuni anni fa ha galvanizzato i latinos a votare contro Trump, visto anche lui come fautore di un’ideologia anti-immigratoria ma anche anti-messicana.Il voto latino, importante nell’elezione del 2020, lo diventerà ancor di più nel futuro. Al momento i 60 milioni di latinos rappresentano il 18,3 percento della popolazione statunitense, cifra che secondo alcune proiezioni, diventerà 119 milioni nel 2060, ossia il 28% del totale. In dieci Stati americani gli ispanici includono un milione di residenti. Nonostante alcuni “successi” geografici di Trump con il voto latino la maggioranza degli ispanici rimangono nel campo democratico. Sarebbe però uno sbaglio dare per scontata la fedeltà dei latinos al partito di Biden. In futuro ci sarà molto da fare per continuare a ridurre l’erosione di questi elettori verso il Partito Repubblicano. Il fatto che il “gigante addormentato” si sia svegliato in questa elezione ci farebbe credere che ambedue partiti dovranno sudare sette camicie per il loro consenso. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Ma il Covid è di destra o di sinistra?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Lezione fiorentina, e non solo. Immaginiamo masse di persone che si stanno ponendo questa domanda come fosse l’amletico “essere o non essere”: il covid è di destra o di sinistra? Prendiamo un caso fiorentino. Secondo Palazzo Vecchio sarebbero in tanti che, fatto il loro acquisto da asporto da ristoratori al dettaglio, si fermano davanti agli stessi locali e consumano anche conversando con altre persone. Il Sindaco della città gigliata ha fatto un’ordinanza: vietata ogni forma di consumo entro 50 metri da dove si è fatto l’acquisto. Confesercenti (area sinistra), Confommercio (area destra) e Fratelli d’Italia (destra) si fanno sentire: così ci danno la mazzata finale dicono le associazioni di categoria; non è vero che ci sono gli assembramenti dicono da Fdi (che sono all’opposzione in Comune e in Regione).Quello che il governo e il Parlamento non sono riusciti a fare per la gestione nazionale della crisi (qualcosa tipo un governo di unità nazionale), è invece riuscito a chi non è al governo nazionale: destra e sinistra unite nella lotta contro le ordinanze.Siamo andati a farci un giretto per la città ed abbiamo constatato che, mediamente, davanti ad ogni bar ci sono persone ferme che, ovviamente con la mascherina abbassata, sorbiscono il caffè e conversano tra di loro. E quindi hanno ragione alcuni contestarori dell’ordinanza che sostengono che il “ristretto” e non solo, se te lo bevi dopo 50 metri – d’inverno poi – è una ciofeca? E’ vero, confermiamo che è una ciofeca. Ma non è questo il punto. Che l’espresso da asporto, senza le labbra che toccano la calda (al punto giusto) tazzina, sia sempre stato una ciofeca, non è una novità. Quindi il punto è che se qualcuno vuole farsi male prendendo un espresso da asporto, che se lo beva senza creare pericoli per sé e per gli altri, e non ci rompa. Al bar si possono prendere paste e salati che, anche se portati a casa o in ufficio, sono sempre buoni. Occorre ficcarsi in testa che espresso, succo di frutta, spuma e tutto quello che siamo abituati a prendere al banco, ora non si può fare. E se non lo facciamo non stiamo male noi e il danno economico del bar fa parte del gioco che stiamo giocando per cercare di farci meno male tutti, baristi inclusi. “Eh, allora è vero che ce l’hanno con noi baristi…”, dirà sicuramente qualche barista e le sue associazioni di destra e di sinistra. E gli rispondiamo: “non ce l’hanno coi baristi, ma sta di fatto che gli assembramenti (pericolosi per il covid) si registrano davanti ai bar e non davanti alle gioiellerie… o no?”. Da qualche parte bisogna bloccare l’epidemia che, se è dovuta ai contatti umani, non è che ci sono tante altre strade, o no? Chiarito questo, possiamo asserire con certezza che il covid non né di destra né di sinistra, ma è “solo” covid. Mentre destra e sinistra continuano ad esistere per ipotizzare e realizzare due diverse società ed economie. E in questi schieramenti ci sono gli emuli di uno e dell’altro che, talvolta, pur di farsi notare e cercare consensi (non importa se razionali o meno) dicono quel che gli sembra più opportuno per procacciarseli.Per questo non possiamo non esclamare: grazie covid, ci stai facendo capire tante cose della vita e della politica. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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2024: ci sarà un terremoto di magnitudo 6 a Parkfield in California?

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

La collaborazione scientifica tra l’Istituto per le applicazioni del calcolo “Mauro Picone” del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iac) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), tramite rispettivamente i ricercatori Giovanni Sebastiani e Luca Malagnini, ha permesso di realizzare uno studio, pubblicato su Journal of Ecology & Natural Resources, che prevede nel 2024 un terremoto di magnitudo circa 6 presso la cittadina di Parkfield, situata lungo la faglia di San Andreas in California. In questo luogo, dal 1857 al 1966, sono avvenuti sei terremoti di magnitudo 6, ad intervalli di tempo quasi regolari, da 12 a 32 anni, con una media di circa 22 anni. Dal 1985 i geologi americani hanno installato nella zona una rete di strumenti molto avanzata, allo scopo di rilevare cosa accade prima di un evento sismico, al fine di prevedere futuri terremoti. La curva descritta mostra un andamento oscillante, con ampiezza dapprima crescente e poi decrescente, verso lo zero. “Ciclicamente, l’attività sismica sul segmento di faglia analizzato si disperde e si concentra, con un periodo di circa 3 anni, probabilmente legato al ciclo climatico siccità/piovosità”, chiarisce Malagnini dell’Ingv. “L’ampiezza spaziale entro la quale è possibile la dispersione della sismicità, inoltre, dapprima cresce in modo lineare, raggiunge un valore massimo e quindi decresce linearmente verso un valore minimo. Dal nostro studio si evince che il ciclo sismico è interamente contenuto entro il ciclo di crescita e decrescita appena descritto.Analizzando i dati come se fossero raccolti in tempo reale, e fermandosi a cento giorni prima dell’ultimo terremoto del 2004, la metodologia ha permesso una esatta previsione retrospettiva del giorno del terremoto: 28 settembre 2004. Inoltre, l’analisi ha permesso di capire come l’ultimo evento importante di Parkfield, previsto erroneamente dagli scienziati dell’università di Berkeley nel periodo 1985-1993, sia invece avvenuto nel 2004: la causa del ritardo è una perturbazione meccanica subita dalla faglia di San Andreas, dovuta a un altro terremoto di magnitudo superiore a 6 accaduto su una faglia vicina, a Coalinga, nel 1983”. La metodologia sviluppata da Sebastiani e Malagnini prevede che il prossimo terremoto di magnitudo 6 avverrà nel 2024 entro il segmento di Parkfield della faglia di San Andreas. I due ricercatori hanno mostrato che l’accuratezza predittiva del loro metodo diventa sempre maggiore mano a mano che ci si avvicina al momento in cui accadrà il terremoto di cui si sta tentando di prevedere il tempo di occorrenza. È quindi importante procedere a un periodico aggiornamento della previsione, con cadenza almeno annuale o semestrale, fino al prossimo evento. Gli sviluppi prossimi di questa ricerca comprendono l’applicazione ampia del metodo ad altri siti lungo faglie simili a quella di San Andreas, dove sono avvenuti terremoti ripetitivi di magnitudo significativa, prima di applicarlo con eventuali modifiche a situazioni più complesse come ad esempio le faglie dell’Appennino.

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Difendere la biodiversità di produzione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

Hanno nomi impossibili – rocuronio, cisatracurio, midazolam, propofol – e una sorte in comune: a marzo 2020 hanno registrato un aumento della domanda tra il 128% e il 782% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Farmaci e principi attivi “dimenticati”, per lo più iniettivi, funzionali alle prestazioni erogate nelle terapie intensive, sono venuti improvvisamente alla ribalta dei fabbisogni farmaceutici regionali mettendo a dura prova la capacità di risposta delle imprese degli equivalenti e accendendo i riflettori su un’esigenza vitale per il settore sanitario: mantenere in vita una “biodiversità di produzione” indispensabile alla sostenibilità del SSN, non solo in casi straordinari come quello della pandemia. Sotto la lente – in una survey che ha coinvolto direttamente le imprese associate a Egualia – le strategie utilizzate per gestire l’alto grado di complessità e l’urgenza produttiva registrata tra febbraio e aprile. Nella prima fase emergenziale, nel periodo di massima criticità, il 58% delle imprese ha visto aumentare la domanda di farmaci e di queste ben il 93% è riuscita a soddisfare completamente o parzialmente l’aumento della domanda; inoltre, il 58% del totale ha riorientato la produzione verso le categorie di prodotti a maggior rischio di carenza. Riguardo al grado di intensità con cui le aziende hanno messo in atto diverse strategie per incrementare la produzione il 71% ha indicato di aver fatto ricorso alle scorte di magazzino, il 57% di aver usufruito di deroghe emergenziali da parte delle autorità per velocizzare la disponibilità di prodotto sul mercato, il 57% di aver aumentato i turni di lavoro e previsto straordinari per il personale, il 21% di aver impegnato nuovo personale per la produzione, il 50% di aver utilizzato la leva dell’importazione, e il 14%, infine, di aver acquistato nuovi macchinari. La survey mette anche chiaramente in evidenza i colli di bottiglia che hanno aggiunto criticità al percorso: oltre il 57% delle imprese ha indicato di essere stata ostacolata dalla penuria o assenza di elementi necessari alla produzione; il 73% di aver avuto problemi ad approvvigionarsi di principi attivi; il 54% ha avuto la stessa difficoltà con gli intermedi di sintesi; il 43% ha lamentato interruzioni anomale della supply chain. Le attese degli operatori per l’immediato futuro si concentrano sul rendere la catena di approvvigionamento più sicura e meno soggetta a fluttuazioni (96%) cui si aggiunge il desiderio di moltiplicare il numero delle fonti di approvvigionamento lungo ogni fase produttiva diversificando il rischio (88%).Rispetto ai farmaci di vecchia generazione, per il 38% delle aziende intervistate sarebbe necessaria una revisione dei criteri di prezzo per questi prodotti da parte degli ospedali. Altri – 27%- sono favorevoli all’introduzione di meccanismi per l’abbattimento dei costi di produzione (attraverso sgravi fiscali) e infine una parte ridotta indica la possibile soluzione nella destinazione di sovvenzioni statali per le imprese.

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Vendite natalizie e posizioni dominanti

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2020

GAFA, quando lo si enuncia, è un acronimo che ha un preciso significato: no al monopolio dei big della new-economy, rappresentati in questo caso da Google, Apple, Facebook e Amazon… ma che ne include tanti altri. Multinazionali che godono dei più svariati e creativi grimaldelli per entrare nelle economie nazionali, primo fra tutti quello fiscale, quasi sempre ridotto all’osso. E le battaglie fiscali, economiche e politiche contro lo strapotere del GAFA sono importanti per cercare di avere un futuro libero, dove tutti possano comprare e vendere facendosi concorrenza leale.In questi giorni, alfieri alcuni politici francesi con in testa la Sindaca di Parigi, è partita una campagna massiccia contro Amazon. Che, col fatto di essere online, sta facendo il pieno di business: gli acquisti di fine anno sono sempre massicci e, con il confinamento diffuso un po’ ovunque e quasi tutti i negozi chiusi… cosa di meglio che acquistare online con a disposizione una gamma di scelta mondiale, a prezzi talvolta interessanti e con consegne anche di sabato e domenica? In salsa italiana abbiamo registrato anche interventi di alcune associazioni dei commercianti che hanno detto qualcosa tipo “facciamo delle zone rosse anche per le vendite online”, ciè impediamo con la legge di far vendere online.La politica italiana, e non solo, è “buffa” di fronte alle scelte che significano libertà per tutti. Spesso gli alfieri di questa libertà la intendono tale solo quando riguarda loro direttamente, altrimenti la vivono e la condannano come sopruso, abuso, etc. C’è qualcuno che vuole impedire ad Amazon di vendere online in questo periodo? Ovviamente chi sta all’opposizione dell’attuale Governo, pur di aver un po’ di spazio mediatico si è fatto avanti. Ma al di là del folklore, cosa c’è dietro questo tipo di avance statalista, monopolista e, sostanzialmente, troglodita? Opportunismo, furbizia e ignoranza? Può darsi. Ma a questo giudizio tranchant che diamo aggiungiamo una emozione: tristezza! Crediamo sia superfluo metterci a spiegare perché limitare in qualche modo il commercio online sarebbe come darsi la mitica zappa sui piedi. Ognuno è in grado di comprendere che, per esempio, senza l’online oggi ci ritroveremo tutti come quando, durante la seconda guerra mondiale, eravamo nei rifugi aerei durante i bombardamenti. La pandemia c’è e non ha proprio senso (politico ed economico) far sì che tutti si debba essere poveri. Non tutti i settori economici sono colpiti allo stesso modo. E quelli che non lo sono è bene che prosperino, perché la loro prosperità è anche la nostra opportunità di consumatori e di imprenditori.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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I criminali informatici sfruttano gli attacchi criptati durante la pandemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Zscaler, Inc, leader nella cloud security, ha diffuso il suo report “State of Encrypted Attacks 2020”, pubblicato da ThreatLabZ, il team dei ricercatori Zscaler. La ricerca rivela le tecniche emergenti e i settori industriali coinvolti dietro al picco del 260% degli attacchi che utilizzano canali crittografati per aggirare i controlli di sicurezza legacy. Il report fornisce una guida su come i responsabili IT e quelli della sicurezza possono proteggere le loro aziende dalla tendenza in aumento delle minacce crittografate, sulla base delle informazioni che provengono da oltre 6,6 miliardi di minacce crittografate rilevate nel cloud Zscaler™ da gennaio a settembre 2020 su canali crittografati. Il report può essere letto e scaricato qui State of Encrypted Attacks 2020. Il report evidenzia che i criminali informatici non si lasceranno dissuadere dalla crisi sanitaria globale, anzi hanno preso di mira soprattutto il settore sanitario. La verifica del traffico criptato è fondamentale per tutte le aziende per proteggersi da questi attacchi. Una strategia di difesa a più livelli che supporta pienamente l’ispezione SSL assicura che le imprese siano protette dall’escalation di minacce che si nascondono nel loro traffico crittografato. Elaborando oltre 130 miliardi di transazioni al giorno, Zscaler esegue l’ispezione SSL su larga scala, aiutando le aziende a connettere in modo sicuro i loro utenti in qualsiasi parte del mondo si trovino a lavorare. Per saperne di più: il report completo State of Encrypted Attacks 2020.

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“L’incapacità di Zingaretti nella gestione della crisi Covid-19 è ormai manifesta”

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Così i parlamentari di Fratelli d’Italia eletti a Roma Federico Mollicone e Maria Teresa Bellucci, nel corso della conferenza stampa con il coordinatore regionale Trancassini, il capogruppo Fabrizio Ghera e il gruppo regionale del Lazio di FDI – Nel 2011 il Lazio aveva 46 ospedali a gestione diretta, nel 2017 erano 33. A Roma il Forlanini, il Santa Maria della Pietà, il San Giacomo hanno chiuso; il San Filippo Neri, il Sant’Eugenio e il San Camillo sono stati ridimensionati. Zingaretti ha fallito sotto ogni fronte della politica sulla sanità della Regione Lazio e scandali come quello sulle mascherine. Presenteremo un question time in commissione Affari Sociali, con i colleghi Rampelli e Frassinetti fra i firmatari, per chiedere, come proposto da FareVerde, che i milioni di mascherine ogni giorno in distribuzione nelle scuole e nella pubblica amministrazione siano riciclabili e che vengano incentivati i sistemi di smaltimento rifiuti adatti per i dispositivi come le mascherine. Rischiamo la dispersione nell’ambiente di materiali dannosi, specialmente per i nostri mari.”

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Solar ultraviolet radiation and COVID-19: is there a relationship?

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

This question was answered by an Italian study, in press on the “Science of the Total Environment” (Link), supervised by Giancarlo Isaia, geriatrician of the Turin University and chairman of the Academy of Medicine, and by Henri Diémoz, researcher of the Regional Environmental Protection Agency (ARPA) of Aosta Valley. Moreover, other researchers from the University of Bologna, the Sapienza University of Rome, the Italian Agency for New Technologies, the Energy and Sustainable Economic Development (ENEA), the Città della Salute e della Scienza of Turin and the Environmental Protection Agencies of South Tyrol, Veneto, Piedmont and Apulia contributed to this analysis. The study explored how some environmental factors contributed to the evolution of the ongoing COVID-19 epidemic, in addition to the well-known transmission mechanisms. The researchers have therefore examined the spatial distribution of the outbreak in Italy during the first-wave period (February-May 2020), characterised by a greater impact in northern Italy. The investigation proved that the regional death rates and COVID-19 infections had a very significant correlation with the intensity of solar ultraviolet radiation (UV) at the Earth’s surface measured in each region by satellite and soil detection. Less significant correlations were also found with other environmental (air temperature), social (the number of residents in Nursing Home Residences) and clinical (cardiovascular and diabetes mortality) variables. The results of this statistical study are consistent with recently published findings, highlighting possible effects of the solar radiation on SARS-CoV-2 virus and its clinical manifestations: it is known that ultraviolet radiation can both directly inactivate the virus and increase the vitamin D levels. This latter effect could play an important role in the containment of the disease and in the lessening of its complications, thanks to the vitamin D immunomodulatory properties. Hence, the authors suggest further investigation on the topic by means of clinical studies and they highlight the importance of having a coordinated network of UV radiation measurements in Italy. The authors also suggest organizing campaigns to raise awareness of both the positive and the negative effects of the solar radiation. They also foster active measures to increase the vitamin D levels, either through the pharmacological supplementation, under medical supervision, or through the consumption of vitamin D rich food. Compensating vitamin D deficiency in countries like Italy, where hypovitaminosis D is widespread, could help containing the pandemic, especially in frail elderlies, as was already suggested (Link) by Giancarlo Isaia and Enzo Medico, on behalf of the University and the Academy of Medicine of Turin.

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Legge di bilancio scelga l’educazione fra le priorità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

La situazione pandemica si presenta con tutta la sua virulenza e mette in discussione quelle sicurezze che avevamo acquisito qualche mese fa. Le responsabilità, a qualunque livello istituzionale, diventano sempre più rilevanti ed esigono chiarezza e lungimiranza perché non si generi uno stato sociale inquieto, un diritto alla salute che rischia di dover scegliere chi garantire, un diritto all’istruzione che penalizza gli ultimi e i più disagiati. La realtà del nostro Paese è ancora una volta poco chiara ma, come cittadini di uno Stato di diritto, esigiamo risposte certe, almeno su lavoro, istruzione e salute. Quest’anno, rispetto al precedente c’è –secondo il seppur parziale Rapporto annuale del Centro Studi Scuola Cattolica- una perdita di ben 143 scuole pubbliche paritarie, che hanno finora pagato il prezzo più elevato per il Paese, con la sottrazione di più di 2.000 posti di lavoro e di iscritti (-27.896). I portoni di tutte scuole italiane che hanno riaperto, lo scorso settembre 2020 sono stati spalancati in sicurezza e con efficienza, sono state attuate scrupolosamente strategie di ridistribuzione degli spazi, protocolli, investimenti, piani di ripartenza, scaglionamenti ma, purtroppo, in alcune Regioni, dinanzi ad una inadeguatezza sanitaria che richiama responsabilità soggettive, si sceglie di chiudere nuovamente le scuole e di mettere gli allievi al riparo con la didattica a distanza. L’impatto del COVID19 sull’istruzione ha confermato che lo scenario del sistema scolastico europeo è differente rispetto a quello italiano; la differenza si gioca soprattutto sull’integrazione e la collaborazione tra Scuole Pubbliche Statali e Scuole Pubbliche Paritarie, sulla mobilitazione dell’intera società nell’assicurare il servizio scolastico ai minori, sulla visione globale della “casa comune” come bene di tutti, come bene da tutelare.Chiediamo: 1. l’intervento congiunto del Governo e del Parlamento perché approvino, con voto trasversale agli schieramenti politici, una mozione che abbia questi orientamenti: 2 a) la priorità assoluta al dovere costituzionale di assicurare sempre e in ogni luogo i diritti alla salute, al lavoro e all’istruzione, mobilitando tutte le “componenti della Repubblica” atte allo scopo; b) la stipula di convenzioni tra enti pubblici e privati per far viaggiare ragazzi e cittadini in sicurezza; c) l’opzione di patti educativi di Comunità che coinvolgano Ministero, Regioni e Comuni generando un’alleanza tra fra le 40 mila scuole statali e le 12 mila paritarie, al fine di reperire locali e trasporti che permettano a tutti gli allievi di frequentare in pari condizioni una scuola statale o una scuola paritaria prescelta, con particolare attenzione alle famiglie che vivono una difficoltà a causa della pandemia Covid19 o che condividono l’esperienza della disabilità. 2. La legge di BILANCIO sta per approdare alle Camere: il Parlamento intervenga: a) sulla qualità e continuità del servizio scolastico ed educativo offerto dalle scuole paritarie, di cui alla legge 10 marzo 2000, n. 62, incrementando le risorse per il pluralismo scolastico e prevedendo, a partire dell’esercizio fiscale 2021, la deducibilità della retta versata per alunno o per studente alle scuole pubbliche paritarie dei cicli primario e secondario, per un importo non superiore a 5.500,00 euro ad alunno; b) eliminando, comunque, ogni inaccettabile discriminazione fra la scuola pubblica statale e le scuole pubbliche paritarie che non vogliono incrementare le rette, pena un grave peggioramento di una già impari accessibilità, in tema di erogazione di fondi, dotazioni e risorse specie se legate alle criticità e agli oneri determinati dalla pandemia, per garantire la migliore funzionalità dell’apprendimento e la sicurezza sanitaria negli edifici; c) incrementando il fondo, di cui all’art. 1 comma 616 della legge 232/2016, destinato alle scuole paritarie che accolgono alunni con disabilità allo scopo di riconoscere a ciascuno allievo disabile la copertura del docente di sostegno. E’ una grave discriminazione, infatti, negare il docente di sostegno ad allievi svantaggiati imponendo il costo alla famiglia o alle scuole paritarie che, chiaramente, non possono sostenerlo. Le scuole pubbliche paritarie, inoltre, ricordano la più assoluta disponibilità alla rendicontazione dei contributi; d) accogliendo gli annunciati finanziamenti europei (attraverso Sure, Bei, Mes, e Recovery Fund), che possono diventare la risorsa preziosa per realizzare e qualificare anche il sistema scolastico integrato: “Autonomia, Parità scolastica e Libertà di scelta educativa”; e) rivedendo le linee di finanziamento del sistema scolastico italiano attraverso l’introduzione dei costi standard di sostenibilità da declinare in convenzioni, voucher, buono scuola, deduzione. La fase 2 del Covid19 ha reso evidente che la scuola statale, che costa 8.500,00 euro, non è riuscita a ripartire per tutti, mentre le scuole paritarie sopravvissute alla pandemia, con rette da 3.800 per l’infanzia ai 5.000 per il liceo, sono ripartite. Tutto questo a conferma che una sana collaborazione fra scuole pubbliche statali e paritaria innalza il livello di qualità, rende il sistema scolastico più equo e, a fronte di un servizio migliore, si risparmiano tanti danari pubblici. Ci appelliamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla seconda carica dello Stato, la Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte affinché si rendano registi della più ampia trasversalità politica e porti a compimento questa riforma ventennale della scuola. La Nazione può uscire da questa tragedia se non vanifichiamo il lavoro eroico dei medici e degli infermieri, se non deprezziamo il lavoro degli insegnanti, di tutti quei docenti che sono disponibili a fare gli straordinari per recuperare una situazione culturale che rischia di divenire la prima fonte della povertà del nostro Paese.

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“M5s, siamo quasi un partito”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

“Inutile negare che ci stiamo avvicinando più a una struttura di partito rispetto a quella più fluida che avevamo prima”. Così Alessio Villarosa, deputato del M5S, sottosegretario all’Economia a 24Mattino di Simone Spetia su Radio 24. “Abbiamo deciso di darci una struttura, fino a ieri non si è parlato di sedi regionali o segreterie di partito, non è venuta fuori nemmeno la richiesta di un nuovo capo politico ma piuttosto di un doppio organo collegiale per la gestione del movimento”. Il sottosegretario prosegue a Radio 24: “Conosciamo tutti i toni di Di Battista, ma è giusto siano rappresentate le sue idee che vogliono il movimento in un altro modo, non credo abbia volontà di distruggere il movimento, l’importante è rimanere dentro la correttezza politica e umana. Se stiamo agli Stati generali vuol dire che c’è qualcosa da sistemare nel movimento se c’è qualcuno che urla e si lamenta non ci vedo nulla di trascendentale”.

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