Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Archive for the ‘Spazio aperto/open space’ Category

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Over 70 a casa, ma il Paese riparta presto e si occupi di carceri con immediati provvedimenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

So bene che qualsiasi ricetta si voglia proporre per la fase storica che stiamo vivendo rischia di tramutarsi e velocemente in chiacchiere da bar, travolte da dati, da smentite, da evidenze ancora ignote. Ma tre notizie di questa settimana mi spingono a buttar giù le riflessioni che vi propongo con annessa proposta, con umiltà e con le dovute dosi di dubbio del caso. Le tre notizie sono: 1) il (raccapricciante) nuovo lock down cinese, 2) la decisione svedese – controtendenza – di mantenere la popolazione a contatto con il virus nell’attesa di una sua progressiva immunizzazione, 3) l’avvio della sperimentazione sull’uomo di un vaccino testato felicemente sugli animali. A queste novelle, si aggiungono, poi, le ulteriori tre certezze: 1) il virus colpisce fatalmente in prevalenza anziani, ed in particolare anziani con pregresse patologie e altri soggetti di altra età che per loro condizioni rischiano maggiormente; 2) i ricoveri in terapia intensiva, sebbene possano coinvolgere anche soggetti di età inferiore, riguardano molti anziani che, dopo il ricovero, non superano la malattia; 3) l’impatto sul sistema sanitario italiano, oltre che inadeguatezze ed impreparazioni all’evento pandemico, è aggravato dall’età della popolazione italiana che come noto è avanzata.
Pare, infine, e la notizia cinese lo palesa con cruda evidenza, che il virus non se ne andrà, e che, bene che vada, si nasconderà per poi tornare nella popolazione ignara che, proprio perché asintomatica (o con gatti e cani infetti senza saperlo!), lo diffonderà di nuovo, tale e quale. E’ quindi urgente passare al piano B e ritornare, spaventati, e con lo stato d’animo che inevitabilmente si accompagnerà al ritorno ad una pseudo normalità. Primo perché nessuno ci pagherà gli stipendi, le notule, gli affitti e i mutui per i mesi e mesi necessari al vaccino di massa (speriamo pochi). Secondo perché potremmo far si che si possa ripartire con l’obiettivo della tutela delle fasce più a rischio contagio, che sono le stesse che impattano sul sistema sanitario, e le stesse che rischiano maggiormente la vita.
Per questo, è dall’inizio di marzo che chiedo e mi chiedo: perché non aver previsto da subito una quarantena per gli over 70? Almeno nella misura in cui l’isolamento è praticabile? Sono consapevole che molti anziani vivono con le famiglie, ma forse si sarebbe potuto concentrare gli sforzi per favorire una quarantena altrove? Molti anziani non lavorano più, godono, per quanto esigua, di una pensione, e possono contare sull’aiuto di un congiunto per procurarsi i beni di prima necessità. E per chi, invece, non ha la fortuna di avere chi porta la spesa a casa, si sarebbe potuto concentrare su di loro gli sforzi, del pubblico e del volontariato, per organizzare meglio e con più efficienza da subito, la distribuzione a casa.
Non la faccio facile, so che non lo è. Ma le immani attività di questo mese (costruzioni di ospedali da campo, esercito per le strade, buoni spesa, assunzione personale sanitario ecc…), dimostrano che sarebbe ben potuta esser una linea percorsa e, tanto più lo è adesso. E invece chi si affaccia alle banche, agli uffici postali, nelle farmacie e nei supermercati, potrà constatare che sono pieni di persone anziane.Ovviamente la crisi non rientrerebbe del tutto (penso a tutte le attività ricreative, pub, discoteche e forse ristoranti, che chissà per quanto ancora saranno parte di una vecchia vita), ma forse si può ricominciare ad arginare il baratro che ci si è aperto davanti. E se avessero ragione gli svedesi, potremmo gradualmente esporci allo stramaledetto virus limitandone gli effetti e proteggendo i più fragili.Ciò almeno nell’attesa di terapie efficaci, di vaccino, o di qualche altra luce che non può che provenire dalla ricerca scientifica (sempre sia lodata). Nel frattempo, come si sta facendo per le RSA, occorrerà subito che ogni istituto penitenziario si occupi di riferire pubblicamente i dati delle carceri (quanto tamponi sono effettuati? Chi è risultato positivo) e indichi le attività di contenimento del virus in un luogo dove è strutturalmente impossibile mantenere le distanze. E ciò perché, mentre si rincorrono i trasgressori dei provvedimenti del Governo, il Governo stesso rischia di aggravare la già conclamata illegalità verso la popolazione carceraria. Pena il risarcimento legittimo di tutti i danni di chi sarà stata imposto il Covid-19 come pena accessoria. (Claudia Moretti, legale, consulente Aduc)

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Aggiornamento sulle strutture ecclesiali per la Protezione Civile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Prosegue l’impegno delle Diocesi italiane nel far fronte all’emergenza Covid-19 mettendo a disposizione strutture edilizie, proprie o altrui, destinate principalmente a tre categorie di soggetti: medici e/o infermieri, persone in quarantena, senza dimora. È una scelta solidale incoraggiata e sostenuta dalla Presidenza della Cei.Ad oggi sono 33 – ma l’elenco è in continuo aggiornamento – le Diocesi (in 13 Regioni Ecclesiastiche) ad aver comunicato di aver messo a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale 46 strutture per oltre 1.200 posti. Sono poi 23 le Diocesi (in 9 Regioni Ecclesiastiche) ad aver fatto sapere di aver impegnato oltre 28 strutture per più di 500 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali. Infine 27 Diocesi (in 12 Regioni Ecclesiastiche) hanno informato di aver messo a disposizione più di 32 strutture per oltre 600 posti per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria che tiene conto delle misure di sicurezza indicate dai Decreti del Governo.“Questa varietà d’interventi, iniziative e strutture messe in campo dalla Chiesa che è in Italia in questa emergenza – dichiara don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana -, oltre ad essere segno visibile di quella ‘fantasia della carità’ a cui Papa Francesco c’invita continuamente, è testimonianza tangibile di un servizio alle persone, ai più poveri in particolare e a chi è in prima linea nella cura dei malati, e quindi al Paese intero”.

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Da Lega emendamento vergogna su operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

“Una vergogna. Da un lato il senatore Salvini fa tanta retorica sul valore degli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Coronavirus mentre dall’altra in Senato lavora per scaricare sulle loro spalle le responsabilità civili e penali. Salvini ritiri l’emendamento vergogna che lascia scoperti medici, infermieri e operatori sanitari”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in merito all’emendamento presentato dalla Lega, con primo firmatario il senatore Salvini, al ddl di conversione del decreto Cura Italia e che scaricherebbe sugli operatori sanitari le responsabilità civili e penali.”Salvini smentisce Salvini – spiegano i sindacati -. Il senatore della Lega, che in Aula a Palazzo Madama invocava maggiori tutele e protezioni per i medici e per il personale sanitario tutto impegnato nella gestione di questa emergenza, ora è lo stesso che presenta un emendamento che tutela solo i datori di lavoro nei confronti della responsabilità civile e penale, scaricando tutto sulle spalle degli operatori sanitari”. Con questo emendamento, affermano i sindacati, “gli operatori sanitari pagherebbero questa emergenza tre volte: perché sono senza Dpi e mettono a rischio la propria salute, perché non hanno alcuna valorizzazione professionale ed economica e, adesso, con la responsabilità civile e penale che gli verrà scaricata sulle spalle, nonostante il contesto in cui operano e l’alta soglia di rischio alla quale sono sottoposti”. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl precisano che “non è assolutamente ciò che abbiamo chiesto al Parlamento in queste ore. Abbiamo, al contrario, chiesto una valorizzazione economica, riconoscendo una indennità al personale impegnato nell’emergenza; così come, anche attraverso il protocollo sottoscritto col Ministero della Salute, abbiamo chiesto che in via prioritaria il personale avesse dispositivi di protezione individuale adeguati e che fossero sottoposti al test coloro che sono stati esposti al rischio. Il tutto insieme ad un potenziamento in termini di risorse umane per dare ristoro a tutti quegli operatori che da giorni, e per molte ore, sono alle prese con la gestione di questa emergenza. Questo emendamento della Lega è una vergogna, ci aspettiamo che venga ritirato subito”, concludono.

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Coronavirus e politici incoscienti: Il caso dell’ex-ministro dell’Interno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’ex-ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è tornato su uno degli argomenti suo cavallo di battaglia nella comunicazione: riaprire le chiese perché – secondo lui – la scienza da sola non basta e “occorre anche la protezione del Cuore Immacolato di Maria”.
Sarà bene ricordare al nostro ex-ministro che alcuni dei più importanti focolai di coronavirus nel mondo si sono sviluppati proprio grazie alla non-tempestiva chiusura dei luoghi di culto. Ecco alcune di queste vicende:
– In Francia è stato un incontro evangelico di tre giorni che si è tenuto nella parte orientale del Paese, con forti abbracci, il”Christian Open Door”, che si è rivelato il propagatore più efficace della malattia sul resto del territorio, quando i pellegrini illuminati dalla grazia sono tornati alle loro parrocchie portando, oltre alla buona parola, grandi dosi di coronavirus con cui hanno riempito i loro parenti e i loro vicini.
– Negli Stati Uniti, altri settari dello stesso culto, pensando ai pastori, oggi rifiutano ancora di sottomettersi alla disciplina comune e continuano a riunirsi nelle loro chiese sfidando le precauzioni più elementari.
– A Singapore, il Ministero della salute indica che più di trenta dei primi casi rilevati sull’isola provengono da due chiese evangeliche: “Life Church and Missions” e “Grace Assembly of God”. Due fedeli venivano direttamente da Wuhan, in Cina, ma, nel loro pio fervore, trascuravano di isolarsi.
– In Corea del Sud, sono la Chiesa Shincheonji di Gesù, una setta apocalittica con metodi muscolari, e il suo guru Lee Man-hee, che sono coinvolti. Si ritiene che gli uffici della sua filiale di Daegu all’inizio di febbraio siano responsabili della diffusione del virus. A metà marzo, il 60% dei 7.500 casi della Covid-19 sudcoreana erano collegati alla setta Shincheonji.
– In Iran, le riunioni a Qom, la città santa, sono la fonte di gran parte della contaminazione. I primi casi sono stati rilevati a metà febbraio ma le cerimonie collettive sono continuate fino alla fine del mese. L’Ayatollah incaricato del mausoleo si è rifiutato di interrompere il culto, dicendo che il santuario era una “casa di guarigione”. Un altro dignitario iraniano ha detto alle brave persone che il virus non poteva colpire i musulmani fino a quando lui stesso non è stato infettato dalla malattia.
– In Israele, il governo ha tutti i problemi al mondo per imporre misure di confinamento nei quartieri in cui vivono ebrei ortodossi, che continuano ad andare in sinagoghe in violazione delle regole civili. Una cifra ha scosso l’opinione pubblica: la metà delle persone ricoverate in ospedale in Israele proviene da una delle comunità ultra-ortodosse, mentre queste rappresentano solo il 10% della popolazione totale.
– Gli ebrei ortodossi sono presenti anche negli Stati Uniti. Il primo scoppio virulento sulla costa orientale è stato rilevato a New Rochelle, una città vicino a New York. La maggior parte delle persone infette in questa città erano collegate a una comunità ebraica ortodossa.
In India, è colpa di un altro raduno religioso, in questo caso musulmano, che ha contaminato gran parte della popolazione. A metà marzo, a Nuova Delhi, oltre 3.000 persone hanno partecipato a un servizio della Tabligh Jamaat, un’organizzazione di missionari fondamentalisti. Sono quindi tornati a casa, diffondendo il virus in tutto il Paese. Alcuni giorni dopo, le autorità hanno proibito qualsiasi riunione, ma le autorità del gruppo hanno continuato le loro attività, sostenendo che Allah li stava proteggendo. Oggi, oltre il 10% dei casi di infezione e un terzo dei decessi legati al coronavirus sono dei partecipanti a questa congregazione o dei loro parenti. A questi esempi aggiungiamo uno scritto del filosofo Bertand Russel che ricordava come, nelle varie pesti del Medioevo, erano proprio i raduni religiosi, convocati per scongiurare il male, a diffondere e incrementare i contagi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il piano Marshall della Presidente della Commissione europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

«Lunga lettera della Presidente von der Leyen che scrive ad Avvenire per promettere un piano Marshall per l’Europa attraverso un nuovo e forte bilancio comunitario. Speriamo che, differentemente da quanto accaduto nelle ultime settimane, quelle della Presidente della Commissione non siano solo belle parole per imbonire una opinione pubblica basita dall’assenza e dall’egoismo di certa Europa. Perché l’Italia e le altre Nazioni che lottano contro questo mostro senza volto chiamato coronavirus hanno bisogno di fatti concreti. Non ne abbiamo visti finora. Persino “Sure”, lo strumento che si vorrebbe attuare per pagare la cassa integrazione negli Stati colpiti a un primo sguardo sembrerebbe l’ennesimo bluff a danno degli Stati più in difficoltà.
Decisamente fin qui non ci siamo, cara Presidente von der Leyen. Servirà un impegno concreto, sincero e leale per impedire che l’Unione Europea sia un’altra vittima del coronavirus». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Stati Uniti d’Europa e Churchill

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Winston Churchill (1894-1965), è stato primo ministro del Regno Unito, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, dal 1940 al 1945.Celebre fu il suo discorso alla Camera dei Comuni, il 4 giugno 1940, dopo la sconfitta delle truppe anglo-francesi, assediate a Dunkerque (Francia). “Combatteremo sui mari e gli oceani, combatteremo sulle spiagge, combatteremo nei campi e nelle strade. Non ci arrenderemo mai”. Non si arresero e la guerra fu vinta.Meno noto è il discorso che tenne a Zurigo, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ne riportiamo alcuni passi.”Vorrei parlarvi del dramma dell’Europa. Questo nobile continente, che comprende nel suo insieme le regioni più ricche e più favorite della Terra, gode di un clima temperato ed uniforme ed è culla di tutte le grandi etnie del mondo occidentale. Qui è l’origine di gran parte delle culture, delle arti, della filosofia e della scienza, nell’antichità come nei tempi moderni. Se un giorno l’Europa si unisse per condividere questa eredità comune, allora tre o quattrocento milioni di persone godrebbero di felicità, prosperità e gloria in misura illimitata.”Di fronte alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, appena trascorsa, Churchill proponeva il “rimedio” per evitare di ripetere gli errori del passato.”Qual è questo rimedio sovrano?” Si chiedeva. “Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei, o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d’Europa.”Oggi con una crisi sanitaria in atto e una economica imminente, occorre che i Capi di Stato e di Governo, che si riuniranno la prossima settimana, abbiano a mente il discorso di Churchill fatto più di tre quarti di secolo fa.
Occorre non arrendersi, occorrono gli Stati Uniti d’Europa. Solo così vinceremo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Covid-19: la classifica degli esperti scientifici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

La fotografia della squadra dei 13 esperti e scienziati ritenuti più conosciuti e credibili dagli italiani, è uno degli aspetti positivi del racconto mediatico che in queste settimane sta mettendo a dura prova il nostro Paese. Il tema è l’argomento più dibattuto ed è oramai entrato a far parte di quasi tutti i palinsesti radio televisivi, è in primo piano su tutti i principali quotidiani ed è trend topic sui social media e sulla rete.I dati del Monitor Expert Track TM, elaborati dalle società Noto Sondaggi e MY PR, agenzia di comunicazione, evidenziano come il livello di conoscenza degli esperti scientifici, da parte degli italiani, sia all’interno di una forchetta che va dal 94% di Angelo Borrelli, Capo della Protezione civile e Commissario per l’emergenza fino al 58% di Giovanni Di Perri, Responsabile Malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Percentuali da far invidia a molti politici che, nonostante le apparizioni in TV, non godono di livelli di conoscenza così alti. Sul fronte della credibilità, invece, il podio vede quattro scienziati raggiungere un rating elevato: al primo posto con il 78% troviamo Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Ospedale Spallanzani di Roma; segue, con il 75%, Ilaria Capua, Virologa, Direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida; in terza posizione ex aequo tra Roberto Burioni, Virologo dell’Università Vita e Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Walter Ricciardi, Membro dell’esecutivo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), entrambi su un livello del 74%. I dati sono da considerare come ottime performance sul fronte dei livelli di credibilità e reputazione raggiunte, tenendo in considerazione fattori come il tempo di esposizione, i livelli di attenzione e la difficoltà delle tematiche affrontate, il contesto fortemente negativo del racconto mediatico, dettato da immagini che segnano sentimenti di paura e sconforto, come quelle di eroici medici e infermieri segnati dall’intensità del lavoro svolto, pazienti intubati e sofferenti.“In questo momento – commenta Antonio Noto, Sociologo e studioso dei comportamenti – una delle dinamiche sociali più importanti che abbiamo rilevato è la domanda di conoscenza e soprattutto di competenza, per cui l’inserimento degli esperti nel palinsesto mediatico degli italiani copre un’esigenza precisa che cresce con l’espansione anche in altri Paesi dell’emergenza dell’epidemia da coronavirus e andrà avanti anche dopo la fase strettamente emergenziale. I dati di conoscenza e di credibilità di questi esperti sono molto alti e questa tendenza, oltre ad essere un indicatore della fiducia conquistata, è anche un aspetto che sottolinea l’importanza del loro ruolo. Stiamo analizzando i dati dei comportamenti, le attese e i bisogni degli italiani con più strumenti di rilevazione e abbiamo livelli di preoccupazione crescenti dal 27 febbraio su vari aspetti: dalla salute al lavoro, alla situazione economica fino a dinamiche a forte impatto sociale come la mancanza degli affetti e la vicinanza.” (by fabio.micali)

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Riflettendo brevemente sui criteri dei triages clinici al tempo dell’epidemia da COVID-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo difficilissimo momento – in piena pandemia da COVID-19 – la restrizione delle risorse mediche, la cui disponibilità negli ultimi anni è stata progressivamente erosa in termini di strumentazione e personale, fa sentire il suo peso. E in alcune località si arriva a discutere anche di come e con quali criteri si dovrà scegliere un domani, qualora ciò divenisse inevitabile, se fornire terapia intensiva, con la necessità di mezzi e personale relativi, quando i malati saranno tanti e le risorse poche.
A questo ci spronano, ad esempio, le recenti linee guida statunitensi. Negli Stati Uniti, dove si sta affrontando la prima ondata della terribile e drammatica epidemia legata alla diffusione di Covid-19, si è già deciso chi avrà accesso alle cure intensive e chi no. Nel paese in cui coloro che non hanno un’assicurazione privata sono lasciati al loro destino, si è ora deciso chi scegliere di salvare dalle complicazioni del nuovo coronavirus. La prima potenza globale offre al mondo questa immagine di sé agghiacciante, passando in pochi giorni dalla negazione dell’emergenza globale, alla selezione della specie. Come racconta Elena Molinari su Avvenire, più di 10 Stati, infatti, hanno fornito ai medici criteri-guida per prendere la decisione più difficile, ovvero chi attaccare al respiratore e chi no, a chi dare un’aspettativa di vita e a chi negarla. Elenchi che si basano, nella maggior parte dei casi, su inquietanti discriminazioni. I criteri includono considerazioni intellettuali o discriminatorie nei confronti delle persone con disabilità. L’Alabama, senza alcuna esitazione o vergogna, dichiara che “le persone con disabilità mentali sono candidati improbabili per il supporto respiratorio”, mentre il Maryland o la Pennsylvania sostengono che coloro che soffrono di “gravi disturbi neurologici” hanno diritto solo dopo gli altri ad accedere al trattamento salvavita. In Tennessee le persone con SMA (Atrofia Muscolare Spinale) devono essere “escluse” dalla terapia intensiva. Ma l’elenco è lungo e spaventoso perché, in realtà, esclude le persone con disabilità dall’accesso al trattamento, considerandole meno importante delle altre. Vite minori. Vite sacrificabili in caso di emergenza e risorse scarse.Ma criteri analoghi sono applicati anche in Stati in cui l’assistenza sanitaria è erogata secondo altri modelli. Ad esempio in Inghilterra vengono inclusi nell’elenco delle persone da rianimare solo in seconda battuta, cioè preferendo ad essi altri pazienti, i soggetti con disabilità cognitiva e i pazienti con autismo. Mentre il Comitato Nazionale di Etica francese solleva il problema, senza però dare indicazioni per la scelta della rianimazione in casi di penose scelte dovute a carenza di mezzi rianimatori. Il Comitato di Bioetica spagnolo invece è più garantista: “Si bien en un contexto de recursos escasos se puede justificar la adopción de un criterio de asignación basado en la capacidad de recuperación del paciente, en todo caso se debe prevenir la extensión de una mentalidad utilitarista o, peor aún, de prejuicios contrarios hacia las personas mayores o con discapacidad. El término “utilidad social” que aparece en alguna de las recomendaciones publicadas recientemente nos parece extremadamente ambiguo y éticamente discutible, porque todo ser humano por el mero hecho de serlo es socialmente útil, en atención al propio valor ontológico de la dignidad humana”. In Olanda, invece, i medici di famiglia chiedono ai loro pazienti anziani di firmare preventivamente un documento che illustri cosa vorrebbero in caso fossero colpiti da coronavirus: una lunga intubazione o l’astensione dalle cure.Da noi, in Italia, la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) ha pubblicato un documento intitolato “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili” in cui si spiega che “come estensione del principio di proporzionalità delle cure, l’allocazione in un contesto di grave carenza (shortage) delle risorse sanitarie deve puntare a garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la “maggior speranza di vita”. Il bisogno di cure intensive deve pertanto essere integrato con altri elementi di “idoneità clinica” alle cure intensive, comprendendo quindi: il tipo e la gravità della malattia, la presenza di comorbidità, la compromissione di altri organi e apparati e la loro reversibilità. Questo comporta di non dover necessariamente seguire un criterio di accesso alle cure intensive di tipo “first come, first served””. Tuttavia, aggiunge: “È implicito che l’applicazione di criteri di razionamento è giustificabile soltanto dopo che da parte di tutti i soggetti coinvolti (in particolare le “Unità di Crisi” e gli organi direttivi dei presidi ospedalieri) sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare la disponibilità di risorse erogabili (nella fattispecie, letti di terapia intensiva) e dopo che è stata valutata ogni possibilità di trasferimento dei pazienti verso centri con maggiore disponibilità di risorse”.Proprio da questo ultimo punto vogliamo partire per fare alcune osservazioni. Non siamo ingenui e sappiamo bene che ci sono momenti tragici della vita, come carestie, guerre, epidemie e attentati, in cui non si può pensare di salvare tutti, e questo è un cruccio generale. Tuttavia ci sono alcuni aspetti che riteniamo debbano essere tenuti saldi.Non si può far vivere o morire o dare differente trattamento intensivo sulla base della presenza di disabilità mentale o disabilità fisica. Certamente, in caso di emergenza – ad es. nel caso estremo di avere un solo ventilatore per due pazienti -, il medico sarà tenuto a operare una scelta. Ritornando all’esempio citato, la prima responsabilità del medico e dello staff dirigente sarà di verificare alcune cose: se è possibile reperire un altro ventilatore in tempi ragionevoli, se è possibile trasferire in sicurezza il paziente ad altro ospedale e se è possibile fornire uno dei due di un presidio ventilatorio diverso anche se meno efficace dal ventilatore standard. Questo primo approccio è fondamentale, perché sarebbe controproducente affidarsi ad un protocollo rigido oppure prendere decisioni senza aver cercato tutte le alternative. Nel caso di dover obbligatoriamente operare una scelta – cosa peraltro assai rara -, si dovrà agire preferendo fornire l’unico ventilatore disponibile a chi non ne risente svantaggio, o a chi è più ragionevole che ne riporterà un vantaggio in termini di sopravvivenza. In tutti gli altri casi, non si può valutare a priori che una vita umana sia più degna di essere vissuta di un’altra. Si potrà dire che è istintivamente più facile preferire un giovane ad un vecchio o un sano ad un malato cronico, ma l’istinto in questi casi è fuorviante. Dovrà essere il medico e lo staff dirigenziale a prendere la decisione ultima sulla base del colloquio col paziente o con i suoi tutori e del suo reale stato clinico. Anche in questo caso l’alleanza terapeutica sarà la strategia vincente. Ma la base della scelta che si può e si deve protocollare è unicamente quella che si riferisce a due punti inevitabili: evitare svantaggi al paziente (ovvero prolungare sofferenze non evitabili) e dare vantaggi (preferire chi è più verosimile che possa sopravvivere). Per essere chiari, con il primo punto (evitare sofferenze non evitabili) si intende che, se per qualche motivo l’intubazione e il sostegno ventilatorio dovessero aggravare lo stato di sofferenza del paziente, essi sarebbero da proscrivere. La cosa massimamente contraria all’esercizio della medicina è affidare tutta la gestione di un paziente o di un ospedale a dei protocolli rigidi; è vero che uno può sentirsi più garantito, ma è anche vero che si rischia di perdere di vista la peculiarità del singolo paziente, e – infine – di rendere “pigro” il curante che, di fronte a scelte già confezionate, può trovare semplice saltare il primo passaggio, quello fondamentale, cioè cercare le alternative per salvare la vita del paziente, di ciascun paziente.La scelta dunque dovrà passare non per freddi e rigidi protocolli scelti aprioristicamente, ma essere elaborata al letto di ciascun malato, ognuno diverso e unico, dove si dovranno realizzare scelte condivise. La drammaticità della situazione non può giustificare soluzioni semplificatorie, che possano far pensare, o aprire la strada, a comportamenti di selezione a priori tra categorie di malati. La vicenda del coronavirus non deve davvero essere utilizzata per dare una parvenza di eticità, anche per il futuro, a prospettive di questo genere. Del resto, i medici in prima linea hanno continuato a ripetere, in questi giorni, che le valutazioni di futilità o comunque di proporzionalità circa l’utilizzo delle risorse sanitarie disponibili sono riferite, caso per caso, all’insieme delle condizioni di salute di una data persona, e non ad un solo fattore (per esempio l’età) discriminante.Scienza & Vita, condividendo queste brevi riflessioni, intende ancora una volta contribuire ad un più approfondito dibattito pubblico su un tema così delicato e complesso, nell’auspicio che si possano sviluppare ampie convergenze etiche ed operative, incentrate sul riconoscimento e la tutela della dignità di ciascuna persona umana.

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Tempo di riflessione e di scelte…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

In questo tempo tragico di pandemia, vengono alla mente e al cuore le parole straordinarie e profetiche di San Giovanni Paolo II. Le potete sentire nell’allegato. Se desiderate, inviatele a chi conoscete insieme al seguente messaggio, è un dono poter riflettere in queste circostanze così preoccupanti e dolorose.Era l’Anno della Redenzione, Domenica 25 marzo 1984 nel Giubileo delle Famiglie quando egli pronunciò questa preghiera e questo accorato appello nell’Atto di Affidamento e di Consacrazione del Mondo Al Cuore Immacolato di Maria per la salvezza dell’umanità.Con lo sforzo, l’impegno da parte di ciascuno e non pochi sacrifici, riusciremo a combattere anche questo terribile male. Ma ci chiediamo quale sia il senso di quanto sta accadendo.Possiamo avere una risposta nelle parole del Cardinale Angelo Comastri con cui iniziava il Rosario il 31 marzo scorso su TV2000: “La Madonna ci ottenga il dono della luce per capire la lezione che ci viene da questa epidemia. Prima di tutto è un invito a fare un bagno di umiltà, per capire che siamo piccoli e fragili, e tutti abbiamo bisogno di aggrapparci ad una roccia, e La Roccia è soltanto Dio! Non dimentichiamolo!Poi, è un invito ad uno stile di vita più sobrio, più rispettoso nei confronti della creazione, che ha delle leggi ben precise, che vanno rispettate, altrimenti ci facciamo del male con le nostre stesse mani. Se mettiamo la mano sul fuoco, il fuoco non è cattivo; stolti siamo noi che mettiamo la mano sul fuoco! Ed infine, è un invito a riscoprire il vero senso, il vero significato della vita. La vita non è un gioco ma è un impegno per preparare il biglietto per entrare nella vera Festa che è al di là di questa vita! E nella festa si entra soltanto con il biglietto della bontà, il biglietto della Carità, che va preparato quaggiù, con una vita buona, subito, ora. Se vivessimo così la vita, saremmo felici fin da quaggiù”. È tempo di ritrovare la strada per Dio che i più hanno perso, ciò che è essenziale e il bene vero. Proviamo a metterci “dalla parte di Dio”: cosa ne abbiamo fatto dei Suoi Comandamenti? E delle vite che dovevano nascere e non essere abortite? Cosa ne abbiamo fatto del Matrimonio e i Suoi doni straordinari come il Battesimo, l’Eucarestia e la vita Eterna? Il Signore vuole salvarci e cerca il nostro cuore! Ma tocca a noi. Chiediamo perdono, preghiamo per tutti e aiutiamoci gli uni gli altri. Dio ci aiuterà a trovare un valido rimedio. (by Don Stefano Tardani)

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L’Europa che stiamo perdendo: Il caso dell’Ungheria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Riprendiamo sia pure in “formato ridotto” l’articolo, che ci ha inviato il giornalista Agostino Spataro, in merito ai recenti accadimenti europei e una sua riflessione sull’argomento partendo dall’Ungheria. Per chi vorrà conoscerlo meglio e seguirlo potrà collegarsi a https://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Spataro. “La decisione del Parlamento ungherese di conferire al premier Orban poteri eccezionali per affrontare l’emergenza Covid 19 é gravissima e inaccettabile. Per capire e informare su ciò che- da tempo- accade in Ungheria non basta scrivere frettolosi articoli pre-confezionati come fanno alcuni inviati dall’Italia, ma fermarsi e cercare di capire le ragioni più profonde del successo elettorale di Orban e della sconfitta della sinistra cui per ben 4 volte (dopo l’89) gli elettori ungheresi affidarono la responsabilità di guidare il governo.Orban mira a collocarsi nel mezzo, a candidarsi come mediatore fra le due entità. Anche per recuperare appieno la fiducia del PP. La forza dei numeri e l’investitura di Donald Trump (ricevuta il 13 maggio scorso a Washington) potrebbero fare di Victor Orban l’ago della bilancia del centro- destra europeo e, sicuramente, il leader dell’area populista. Ruolo cui aspirano in tanti: dalla Le Pen a Matteo Salvini. L’assenza dei rappresentanti di Fidesz a Milano conferma l’esistenza all’interno dell’area populista di questa sorda contesa. Ma i sostenitori di Orban non hanno dubbi: a lui spetta la leadership. Secondo il quotidiano magiaro (https://magyarnemzet.hu/…/diplomaciai-nagyuzem-az-unios-va…/ ), filo governativo, l’Ungheria è oggi una “grande fabbrica” della diplomazia europea e internazionale. E qualche ragione l’hanno. Certo, in ciò c’è l’enfasi della compiacenza mediatica verso il potente di turno (cosa che accade dovunque nel mondo), tuttavia la pretesa non è da sottovalutare. Negli ultimi tempi, Orban si è reso protagonista di una vera offensiva diplomatica. Un turbinio d‘incontri al massimo livello con i principali leader internazionali: da Putin a Ching-Ping, dal premier israeliano Netanyau, costruttore di muri e tenace persecutore delle popolazioni palestinesi, al reazionario presidente brasiliano Bolsonaro, al recentissimo ricevimento di Trump, a Washington, di cui si è detto. Con queste solide relazioni internazionali e con il PIL in crescita del 4,9 %, un saldo positivo della bilancia commerciale di circa 6 miliardi di euro e una disoccupazione (dichiarata) al 3%, (fonte: dati 2018, da Infomercati- Min. Esteri/Italia, 2019), Orban naviga piuttosto tranquillo (come qui molti prevedono) verso la riconferma del 50% nel voto di domenica prossima. Bloccarlo è difficile, tanto più se si continua a combatterlo soltanto con gli insulti, con i luoghi comuni. Senza sforzarsi d’indagare le ragioni del suo successo, le motivazioni di questa massa di elettori che, puntualmente, votano Fidesz.
Perché il successo di Orban, creatura politica di Soros, oggi suo acerrimo nemico? Anche qui: che cosa hanno visto l’uno dell’altro che noi non sappiamo? L’equivoco sul “sovranismo”: la sovranità è un valore non una colpa da emendare. Ma torniamo al populismo che consiglio di non chiamare “sovranismo” perché si fa un altro favore ai populisti. Sovranismo? Che cosa vuol dire?
Si tratta, infatti, di una specie di “parola d’ordine” ripetuta ossessivamente sulla stampa. Impartita da chi? Il risultato potrebbe essere controproducente. Infatti, non basta un “ismo” per dileggiare la sovranità popolare ossia una delle più grandi conquiste della Storia, a base della nostra vigente Costituzione. La sovranità nazionale è un valore fondante e condiviso e non una colpa da emendare, da espiare. In realtà, non si vuole la corresponsabilità, la condivisione dei progetti, ma solo fiaccare, indebolire la sovranità nazionale dei popoli europei destinati ad accodarsi ai disegni egemonici delle superpotenze economiche e militari.
A mio parere, i populismi sono anche conseguenza del grande vuoto, sociale e politico, lasciato dalla sinistra riformista e/o socialdemocratica, inopinatamente, passate dal campo del mondo del lavoro a quello del capitalismo neoliberista e globalista. Mai come oggi il conflitto capitale/lavoro è stato così acuto e asimmetrico, a favore del primo.In questo spazio, animato da masse di cittadini senza un lavoro certo, con meno diritti, abbandonati al loro destino, si sono inseriti, con discorsi ingannevoli, i movimenti, i partiti populisti, i gruppi della destra neofascista, mietendo insperate adesioni e disperati consensi elettorali. E ora siamo qui, in attesa del voto, sperando che l’elettorato non rafforzi loro e indebolisca l’Europa.
Aggiungo, da giornalista”senza giornale”, che non è vero che, dopo l’89, il popolo ungherese ha compiuto una sorta di opzione nazionalista, sciovinista perfino.In sostanza, quegli stessi ungheresi che oggi votano Orban (48,9%), taluni anche il Jobbik (un partito reazionario, al 19,6%) non ebbero pregiudizio verso la sinistra, anzi la preferirono.Il ripensamento nacque quando irruppe sulla scena Victor Orban il quale abbracciò, in modo spregiudicato, le bandiera del populismo, del vittimismo e dell’anticomunismo.
Al centro del suo discorso pose le paure di perdere l’identità nazionale, dopo avere perso gran parte del territorio nazionale (Trianon). Il Fidesz, sospinto dal partito ultradestra Jobbik, divenne il campione della riscossa magiara contro i “torti” storici, contro le ingiustizie provocate dalla vecchia Europa del primo dopoguerra e da quella attuale, unitaria, con capitale Bruxelles.Per contro abbiamo una “sinistra” ungherese debole e divisa e carica di errori.Tuttavia, la sua fortuna politica fu agevolata dagli errori della sinistra nella gestione governativa e, soprattutto, dall’attuazione del programma di privatizzazioni dei settori portanti dell’economia ( dalle industrie alle catene commerciali, dall’immobiliare alle strutture alberghiere, ecc,) a favore di capitali provenienti dalle multinazionali europee e d’oltreoceano, ma anche da Russia e Cina. E da altre fonti. Come dire, se ai propri meriti si aggiungono i demeriti altrui il trionfo è assicurato.
In questi giorni, a piazza degli Eroi, il luogo più patriottico e visitato di Budapest, è possibile ammirare 72 bandierine di altrettante città (perdute o sottratte) che vanno dalla Transilvania (oggi rumena) alla Slovacchia, dalla Croazia alla Serbia. A questi ungheresi irredenti Orban ha concesso la doppia cittadinanza, una serie di agevolazioni commerciali e il diritto di voto per le consultazioni magiare. Oltre mezzo milione di elettori che fanno la differenza. Anche questo è un aspetto serio del problema. E inutile dire che su tali “ingiustizie” continuano a soffiare i demagoghi di tutte le risme, gli irredentisti nostalgici, la destra di Jobbik e ancor di più il Fidesz di Orban il quale, per non farsi scavalcare, alza la posta, con il consenso dei vertici della chiesa cattolica.Nonostante le gravi difficoltà attuali, questo percorso può essere ripreso e concluso con successo. L’Europa può ridiventare una bandiera, una speranza per le nuove generazioni, per tutti i popoli europei per un futuro di pace e di solidarietà.
Se si vogliono battere il populismo e isolare le destre fascisteggianti, la sinistra (quella autentica), insieme a tante altre forze sinceramente europeiste devono rioccupare gli spazi perduti e intraprendere, dopo il voto, uno sforzo congiunto per un serio processo di riforma delle politiche e delle istituzioni europee. E’ assurdo che voteremo per un Parlamento che non ha poteri legislativi ampi e vincolanti; così com’è incomprensibile che i vertici, il governo della U.E., siano nominati e non eletti. Così come sono, dette istituzioni non servono granché, tranne che agli addetti ai lavori. La regola aurea della democrazia recita: senza controllo democratico ogni potere può trasformarsi in abuso.
E’ inutile girarci intorno. L’Europa è assediata non tanto dai migranti (che vanno accolti nella solidarietà e nella legalità), quanto da mire e disegni d’influenza di potenze e superpotenze vecchie e nuove. Così come è stata progettata, costruita e diretta, l’U. E. non ha un futuro certo. Continuerà a oscillare, a districarsi fra una decadenza che sembra ineluttabile e una sorta di servitù volontaria dei suoi ceti dirigenti, subalterni ai disegni delle oligarchie finanziarie e delle super potenze. Resterà impigliata fra tentazioni nazionalistiche autoritarie (la nuova destra eterodiretta) e malcelate dipendenze di forze europeiste importanti che sembrano aver rinunciato a battersi per un ruolo autonomo della nuova Europa. Talune fonti ci dicono che la fatale caduta avvenne perché quella mattina apparve sotto le possenti mura un supercannone che riuscì a sfondare i contrafforti e ad aprire diverse brecce che consentirono alle armate ottomane di dilagare dentro la città.Si dice anche che l’inventore di questo supercannone fu un ungherese di nome Orban.Ovviamente, ogni riferimento a fatti e a persone realmente esistenti è puramente casuale.” by Agostino Spataro

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Appello per la solidarietà europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Di 100 intellettuali, filosofi, economisti, giuristi, storici, politologi europeisti di diversi Paesi dell’UE: Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Portogallo.L’Unione Europea non è solo un mercato comune dotato di un’unica moneta. E’ soprattutto una comunità politica definita dalla condivisione di valori politici basilari: l’uguaglianza, la dignità della persona, la pace, la solidarietà, i diritti di libertà e i diritti sociali attribuiti a tutti i cittadini europei. Oggi, di fronte alla più grave emergenza della sua storia, questo miracolo di civiltà giuridica rischia di precipitare nella tragedia degli egoismi economici e dei conflitti politici. Sappiamo bene che la cecità nazionalistica può avere effetti più devastanti di una pandemia. L’esperienza del secolo passato ce lo ha insegnato. Per questo, noi popoli europei abbiamo pattuito che, “per lottare contro i grandi flagelli che si propagano oltre frontiera”, gli Stati membri della nostra Unione “coordinano tra loro, in collegamento con la Commissione, le rispettive politiche” e “agiscono congiuntamente in uno spirito di solidarietà” (Trattato sul funzionamento dell’Unione, artt. 168 e 222).L’Europa può ancora prendere in mano la gestione della crisi, la quale richiede una risposta omogenea e unitaria, e perciò comunitaria, onde evitare che misure inadeguate, frammentarie e intempestive mettano a repentaglio il futuro di milioni di persone e le stesse prospettive dell’Unione.L’Unione europea, superando il penoso conflitto tra opposti sovranisti, deve agire immediatamente a sostegno dei Paesi in cui più violento è stato l’impatto del virus e meno sostenibili sono le conseguenze sociali del blocco delle attività produttive. Il futuro dell’Unione è legato alla tempestività e all’efficacia di questa azione a beneficio della vita dei suoi cittadini. Il benessere e la pace di domani dipendono dalle decisioni di oggi.

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Ursula Von der Leyen si scusa con l’Italia per i ritardi dell’Unione europea

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Meglio tardi che mai ma ora ci aspettiamo risposte immediate dall’Europa: bene l’utilizzo senza vincoli dei fondi strutturali non ancora spesi, e che Fratelli d’Italia aveva proposto 20 giorni fa, e l’annuncio sulle risorse per l’occupazione. SURE è una proposta che verificheremo e studieremo nel dettaglio. La vera partita rimane il Fondo Salva Stati e su questo la nostra posizione rimane sempre la stessa: riprendiamoci i nostri soldi e usiamoli per aiutare famiglie e imprese». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Roma e le briciole del governatore Fontana

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“Fermo restando l’eccezionale lavoro che sta svolgendo la Regione Lombardia per fronteggiare un’emergenza sanitaria ed economica senza eguali, con tutta la nostra amicizia dimostrata sia dalla donazione delle indennità dei parlamentari e degli amministratori di Fdi all’Ospedale di Bergamo sia dalla presenza di molti nostri volontari nelle regioni del nord, ci sfugge la ragione che spinge il presidente Fontana a tirare spesso in ballo la Capitale. Certo è più il riflesso condizionato che vede citata impropriamente Roma più che una reminiscenza dell’istinto ‘longobardo’, ma tant’è che anche oggi, rispondendo a domande sull’emergenza Covid 19, Fontana continua a sostenere ‘che da Roma sono arrivate solo briciole’. Roma e i romani non rappresentano Palazzo Chigi, né tantomeno questo Governo, ne sono semmai le prime vittime.Roma è stata più volte umiliata da questo governo, non vedendo riconosciuti né i poteri speciali né risorse proporzionate a quelle delle altre capitali europee. Le sono state concesse, e di rado, solo ‘briciole’…per dirla alla Fontana”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Farmacap, Guerrini (M5S): “Legittima l’erogazione del servizio a battenti aperti dei presidi cittadini”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“Durante la seduta odierna della Commissione per le Pari Opportunità abbiamo audito il commissario straordinario di Farmacap, dottor Marco Susanna, in relazione alla nota con cui alcune sigle sindacali hanno contestato il ripristino dell’erogazione dei servizi a ‘battenti aperti’ delle 45 farmacie comunali e la contestuale riapertura degli sportelli sociali.
Il commissario Susanna ha dichiarato che Farmacap, sin dalle fasi iniziali dell’emergenza Covid-19, ha attivato non solo tutte le misure precauzionali previste dalle disposizioni vigenti ma, in attesa dei necessari dispositivi di sicurezza personale, ha altresí disposto l’erogazione del servizio a ‘battenti chiusi’ dei propri presidi, ossia nella modalità usata in orario notturno, e l’attività da remoto degli sportelli sociali, istituendo un numero telefonico e una e-mail dedicata con cui offrire consulenza psicologica costante ai cittadini. Un’opzione, è opportuno ricordarlo, percorsa soltanto dal 4% delle 338 farmacie comunali presenti sul territorio italiano, a dimostrazione di quanto Farmacap sia stata attenta alla salute dei propri dipendenti. Il dottor Susanna ha quindi spiegato che la decisione dell’attuale Direttore Generale ad interim Emiliamo Mancini, di riaprire al pubblico i 45 presidi è pienamente giustificata dal fatto di aver rifornito tutti i dipendenti e l’intera rete di farmacie, di adeguati dispositivi di protezione personale e di aver mantenuto ogni misura a salvaguardia dell’incolumità dei dipendenti, compresa la dotazione di schermi in plexigas per evitare contatti fisici con la clientela.
Nel corso della seduta, in qualità di Presidente della Commissione, ho nuovamente chiesto a dotare Farmacap di un Comitato delle Pari opportunità e di porre in essere ogni misura utile al contrasto della acclarata, becera e squallida speculazione inerente alle forniture dei dispositivi di protezione individuale, di gel disinfettanti e di spray per la disinfezione degli ambienti. Il commissario Susanna ha assicurato che Farmacap, tramite Assofarm, si sta attivando per sporgere denuncia alle autorità competenti, fermamente determinata a verificare ogni sorta di speculazione a danno dell’azienda e dei cittadini-utenti.
La Commissione per le Pari Opportunità continuerà a monitorare con estrema attenzione la situazione in oggetto, al fine di favorire la piena conciliazione tra la tutela dei lavoratori e le esigenze legate all’erogazione di un indispensabile servizio pubblico come quello offerto da Farmacap”.Lo dichiara, in una nota stampa, la presidente della Commissione per le Pari Opportunità di Roma Capitale Gemma Guerrini.

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Commerzbank: Pericoloso attacco all’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“Mentre l’Italia si trova costretta a fronteggiare la più grave crisi dal dopoguerra, secondo quanto diffuso dall’agenza Bloomberg, la Commerzbank, istituto di credito detenuto al 15% dallo Stato tedesco invita a disfarsi dei BTP ritenendoli destinati a divenire “spazzatura”. Una indicazione che se confermata rischia di determinare un effetto valanga con esiti gravissimi per l’economia italiana. Qualora si innescasse una significativa dismissione dei titoli del debito pubblico italiano da parte degli attuali detentori ci esporremmo ad una pericolosa spirale speculativa dentro cui l’Italia, già costretta a finanziare i prossimi provvedimenti con emissione di debito, non può permettersi in alcun modo di finire. E’ indispensabile che il Governo italiano si attivi immediatamente con il Governo tedesco e la BCE affinché si smentisca categoricamente questo notizia. A questo punto riteniamo sempre più necessario che il Copasir, di cui Fratelli d’Italia ha già chiesto l’interessamento a seguito delle infelici e tristemente note dichiarazioni di Christine Lagarde, conduca le dovute verifiche anche in ordine alle manovre speculative che si stanno compiendo ai danni della nostra Nazione”.Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami e Marco Osnato, componenti della Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

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Per velocizzare i buoni spesa covid usate la rete degli emettitori dei buoni pasto

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

“La rete degli emettitori buoni pasto vuole dare il proprio contributo diventando un veicolo per distribuire nel più breve tempo possibile le risorse messe a disposizione dal Governo con l’operazione solidarietà alimentare alle famiglie che ne hanno bisogno. In questa fase, la rapidità di intervento può fare la differenza e dunque è opportuno utilizzare infrastrutture già esistenti e collaudate. In molte città si stanno sperimentando soluzioni che coinvolgono gli emettitori di buoni pasto, ma è necessario rendere questa soluzione strutturale e valida per tutti i Comuni. Si creino dei buoni spesa da distribuire ai Comuni e da spendere negli esercizi convenzionati con commissioni calmierate. Siamo certi che gli emettitori siano pronti a fare la loro parte contribuendo al valore acquistato e mettendo la loro rete a disposizione dell’emergenza”.È questa la proposta lanciata da Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi.Un’ipotesi che trova già il favore degli emettitori aderenti ad Anseb, fra cui il leader di mercato Edenred e anche dello storico emettitore italiano Pellegrini.

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“Non bastano le scuse tardive, quasi goffe, di Ursula Von der Leyen”

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

Forse l’Ue non ha capito che la nostra indignazione è alle stelle, e non si placherà certo con le petizioni di principio. È bene ricordare a lei e ai leader dei paesi nordeuropei che il primo decesso di Covid-19 in Italia risale al 21 febbraio. A oggi contiamo 14mila morti, cui se ne devono aggiungere ogni giorno altri 800. A causa della carenza di dispositivi individuali di protezione, il cui approvvigionamento è stato negato anche dai paesi dell’Unione, si è infettato il 20% circa del personale sanitario. Sono morti 70 medici, 25 infermieri, decine di operatori del 118, della Protezione civile, delle Forze dell’Ordine. E a tutt’oggi l’Italia non ha ricevuto un solo centesimo dall’organismo sovranazionale di cui è cofondatrice.Dall’ultima riunione dell’Eurogruppo è emersa la decisione “irresistibile” di aggiornarsi a due settimane più avanti…Di fronte a questo niente il Coronavirus ha continuato ad aggredire persone innocenti. Questi 14 giorni corrisponderanno ad altri 11200 morti. C’è un momento in cui si può discutere e un altro in cui occorre agire.L’ecatombe che si sta verificando in Italia, lo ricordo, ci vede vittime e non untori. Il Coronavirus nasce in Cina e il ‘paziente zero’ europeo è stato probabilmente tedesco.Tuttavia qualunque organismo internazionale avrebbe agito con tempestività, ma non è quello che hanno fatto il Commissario europeo e la presidente della Bce, responsabile del crollo di 17 punti della Borsa Milano, autori di laboriosi calcoli egoistici e responsabili di uno stallo vergognoso o, per dirla con Macron, vomitevole, che ci ha procurato lutti, sospensione di libertà individuali e blocco delle attività economiche. Fossimo stati nemici dell’Ue saremmo stati trattati meglio.Oggi la Von der Leyen non ci deve chiedere solo scusa, deve varare gli Eurobond e far immettere immediata liquidità nel portafoglio degli italiani impossibilitati a lavorare. Il resto sono chiacchiere, nauseanti, offensive, inutili.Se la risposta è no agli eurobond, significa che l’Ue vuole aiutare i paesi ricchi ad approfittare della tragedia per sottomettere quelli in difficoltà, salvo poi – come ha dichiarato Conte – condannare derive nazionaliste. Senza ritegno…”.E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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La cultura non si ferma! Nuovi inventari on-line

Posted by fidest press agency su martedì, 7 aprile 2020

La Fondazione Basso è ovviamente chiusa al pubblico, ma il personale sta lavorando da casa per offrire agli utenti nuovi strumenti di ricerca.Intanto, dopo revisione, si pubblicano gli inventari dei fondi sulla base dati Lazio’900 e sul sito:
Marianella García Villas (Raccolta documentaria) : documentazione relativa all’avvocatessa de El Salvador, fondatrice della Commissione per i diritti umani de El Salvador e collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Le carte coincidono con il periodo della permanenza di García Villas in Italia (1981-1982), quando entrò in contatto con Linda Bimbi e la Fondazione internazionale Lelio Basso, e con le iniziative della FILB a seguito del suo assassinio.
Bruno Misefari : anarchico e antimilitarista dei primi del ‘900. Anarchici (Raccolta documentaria) : circolari ministeriali (in particolare del Ministero grazia e giustizia e dei culti) sugli internazionalisti, sui partiti di opposizione, sulla libertà di stampa, sulla propaganda; da testi di legge e provvedimenti contro socialisti e anarchici (1869-1910).
La Fondazione inoltre segnala:L’ufficio immigrazione Arci Nazionale, in collaborazione con l’UNHCR , ha deciso di creare nell’ambito di JUMAMAP una piattaforma specifica con l’obiettivo di aiutare le persone straniere a comprendere la normativa e le disposizioni relative al COVID-19. Piattaforma che ad oggi è sponsorizzata anche dal Ministero della Salute come fonte attendibile di informazione per gli stranieri in italia. È disponibile in 15 lingue con documenti, video e podcast in cui vengono trasmesse le disposizioni di contenimento suddivise in 3 categorie: Salute, Regole e Comportamenti, Asilo e Immigrazione.
Crediamo possa essere uno strumento utile sia per le persone straniere che per gli operatori, anche per affrontare il proliferare di iniziative, decreti, controlli, comunicati, discorsi alla nazione.

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Stati Uniti d’Europa. Coronavirus. Quanto tempo ancora? Proposte

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Quando finisce questa emergenza Coronavirus, si chiedono e ci chiedono? La risposta non c’è, almeno che non ci si voglia affidare a un astrologo o a un cartomante.Per affrontare la pandemia ci sono due strade da percorrere: la prima è quella di lasciar correre l’infezione, tesi proposta del premier britannico Boris Johnson, il che provoca un numero elevato di morti, la seconda è quella della ricerca del vaccino e della adozione di misure di contenimento.Le misure di contenimento sono più o meno efficaci in relazione alla predisposizione di piani sanitari, da attuare coerentemente ed efficacemente.E’ sotto gli occhi di tutti che nel nostro Paese le indicazioni sanitarie nazionali sono state parzialmente ignorate e le Regioni hanno fatto da sé. I risultati sono evidenti: circa 129 mila contagiati e 16 mila morti con un indice di letalità, cioè il rapporto tra infettati e i morti, del 12%.
In Germania l’indice di letalità è dell’1,4%. Ci sono circa 110 mila contagiati e 1600 morti.Da rilevare che la Germania ha 83 milioni di abitanti e l’Italia 60 milioni. Il perché lo abbiamo spiegato in un precedente intervento (1), che riassumiamo: la Germania ha predisposto un piano emergenziale in caso di pandemia, fin dal 2005, che è stato eseguito in tutto il territorio. Un esempio per tutti: in Germania si fanno 350 mila tamponi a settimana. Insomma, organizzazione e disciplina.Che fare dunque, per il futuro? Un Piano pandemico europeo, è la risposta, con il trasferimento di poteri sanitari in sede comunitaria.Domani si riunirà il Consiglio europeo, formato dai capi di Stato e di Governo. Potrebbe essere l’occasione buona per approvare iniziative sanitarie, oltre a quelle economico-finanziarie. Occorre muoversi insieme. Occorrono gli Stati Uniti d’Europa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Assistenza alimentare. Istanza per ottimizzare le risorse, ridurre l’inquinamento e individuare i truffatori

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 aprile 2020

Lettera aperta ai rappresentanti delle istituzioni da parte di Luigi Ciolli PEC ANCC Coordinamentocamperisti. “Si chiede a ciascuno per la propria competenza, l’attivazione una procedura informatizzata per evitare che tali preziose risorse siano disperse o saccheggiate dai truffatori, lasciando in una drammatica condizione milioni di cittadini indigenti.Una procedura che deleghi la gestione ai 7.914 sindaci obbligandoli a fornire un quotidiano flusso di dati a chi indicherete e che provvederà giornalmente a elaborarli consentendovi di verificare e programmare con successo il proseguimento dell’assistenza alimentare.Contestualmente, si chiede alle SS.LL. in indirizzo di far distribuire gli alimenti prossimi alla scadenza prima che siano smaltiti nei rifiuti, recuperando così tonnellate di alimenti. Per constatare tale dispersione alimentare è sufficiente ispezionare a sorpresa un supermercato oppure chiedere a chi si occupa dei rifiuti al suo interno. Basta pensare che sono anni che i supermercati non tengono fuori i cassonetti perché, finché erano presenti, venivano letteralmente “saccheggiati” dai cittadini indigenti. Visto che sui prodotti è indicata la data entro cui consumare “preferibilmente” e non necessariamente entro una certa data, non si tratta di “lasciare ai poveri la roba scaduta” e nemmeno si tratta di un’azione svilente per le persone in difficoltà, ma si tratta di attivare un’iniziativa volta a superare un momento di crisi economica e sociale. Tanto più che anche noi in frigorifero abbiamo spesso prodotti scaduti da qualche giorno e li mangiamo tranquillamente.Per quanto sopra, riteniamo vostro compito emanare un provvedimento diretto ai supermercati e ai sindaci, precisando che gli euro erogati dal settore pubblico, qualunque esso sia, per l’assistenza alimentare devono essere utilizzati UNICAMENTE nei supermercati che aderiscono alla distribuzione degli alimenti prossimi alla scadenza e attivando la seguente procedura:
il comune invia tramite mail a ogni supermercato resosi disponibile un certo numero di famiglie rientranti negli aventi diritto e, in detto elenco, saranno presenti i dati completi di ogni componente il nucleo famigliare convivente (cognome, nome, indirizzo, codice fiscale, eventuale telefono, eventuale mail);
il supermercato prepara le scatole da consegnare con il servizio GUIDA&RITIRA inviando tramite mail al comune e alla Guardia di Finanza lo scontrino comprensivo dei dati del beneficiario, come sopra descritti, e/o ritira per suo conto;
il comune, quale compensazione per il supermercato, acquista, facendoli inserire nei pacchi, prodotti utili a formare un pasto completo e non deperibili quali: sale, zucchero, pasta, riso, olio, pomodori pelati eccetera.
Una procedura facile grazie all’informatizzazione e, inoltre, lo scontrino emesso consentirà:
al supermercato il registrare lo smaltimento merce senza corrispettivo;
al destinatario dei viveri per verificare di ricevere tutti i prodotti descritti;
al comune per registrate il rifornimento e programmare ulteriori consegne;
alla Guardia di Finanza per incrociare i dati ed individuare i truffatori.
Inoltre, questo sistema permetterà anche un notevole risparmio, per il Comune e i cittadini, nello smaltimento e trasporto dei rifiuti con conseguente minor traffico e inquinamento sulle strade. Il risparmio conseguito potrà così essere dedicato alla sicurezza sanitaria, carente delle dotazioni essenziali alla loro salvaguardia (qui uno degli ultimi reportage sulla scarsità dei DPI nella Sanità http://www.rai.it/programmi/report/inchieste/Il-paziente-zero-25806a1c-093b-4124-a7ff-1a2844ff493a.html).
Come Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti, portatrice di un interesse collettivo, proseguiamo ogni giorno a fornire analisi e soluzioni tattiche e strategiche, inserendolo su http://www.coordinamentocamperisti.it. Un quotidiano lavoro da espletare, grazie a coloro che inviano notizie e i loro studi.È un diritto/dovere di ogni cittadino per partecipare in modo attivo alla vita e sicurezza della nazione, ricordando sempre:che ogni azione, piccola o grande, è determinante per non farsi rubare la speranza di cambiare, migliorando la qualità della vita; di essere sobri, pazienti, non disperarsi dinanzi a un disinteresse diffuso e non esaltarsi a ogni sciocchezza o piccolo traguardo. Sempre il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà” (by Pier Luigi Ciolli – Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti)

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