Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 340

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Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “L’accordo con Bruxelles era ovvio, si scontravano due debolezze”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Sul deficit era chiaro che si sarebbe arrivati al 2 per cento”. Lo ha detto Romano Prodi, ex Presidente della Commissione europea, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. “Lo voleva Tria e l’Europa poteva accettarlo. Poi per motivi di politica interna comprensibili, ma dannosi, si è messa un’asticella più alta, l’Ue l’ha messa più bassa, e infine si è trovato una specie di compromesso intorno al 2 per cento”. “Perché – ha aggiunto Prodi – è debole l’Italia è debole l’Ue ed è debole la Commissione e il compromesso a questo punto diventa necessario”. Infine, Prodi, ha parlato anche del caso Brexit, spiegando che la situazione è molto simile: “si vuole evitare il danno maggiore: cioè la rottura violenta che ponga senza regole l’uscita della Gran Bretagna, per cui ci rimetterebbe moltissimo la Londra, ma un poco anche l’Europa”.
Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “Prima o poi anche Salvini nel Partito popolare europeo”.
“Se il Partito popolare europeo ha un suo candidato, Weber, si sposta a destra, quindi tiene dentro Orban, e prima o poi ci sarà anche Salvini, e il centro sinistra presenta un candidato unico, ci potrebbe essere una grande e bella battaglia alle elezioni europee”. Lo ha detto il presidente Romano Prodi a 24Mattino con Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Rispondendo a una domanda sulla debolezza dell’Europa al cospetto di Stati Uniti e Cina e sulla mancanza di un leader. “Le elezioni fanno i leader. Questo riporterebbe la politica in Europa, perché negli ultimi anni c’è stata solo tecnica e burocrazia – ha aggiunto l’ex presidente della Commissione europea a Radio 24 – E allora potremmo ancora parlare nel mondo.” Prodi ha aggiunto: “Molto molto difficile. Però c’è una strada per tornare a contare nel mondo, se non la percorriamo facciamo come gli Stati italiani dopo il Rinascimento: non hanno contato più nulla”.
Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “Mi arrabbiai molto quando Renzi tolse le bandiere europee da Palazzo Chigi”
“Solo una volta è stata tolta la bandiera europea con mia grandissima rabbia”. Lo ha detto il presidente Romano Prodi a 24Mattino con Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Rispondendo alla domanda di un ascoltatore che gli diceva di non avere intenzione di esporre la bandiera europea ma soltanto quella italiana, Prodi ha spiegato: “Le due bandiere non sono incompatibili, per le elezioni italiane si metta quella italiana, per le elezioni europee si metta quella europea. Sono queste le nostre due bandiere, soltanto una volta sono state tolte quelle europee con mia grandissima rabbia”. “Non ho chiamato Matteo Renzi dopo quell’episodio – ha continuato Prodi – un privato cittadino parla solo se interrogato, non interroga. Credo però che lui debba decidersi o sta fuori o dentro alla politica, non può stare in mezzo all’uscio.”
Romano Prodi a 24Mattino su Radio 24: “Non so ancora se andrò a votare alle primarie del Pd, mi facciano prima capire quali sono i programmi. Per ora manca la politica”
“Mi facciano capire qual è il programma allora posso anche giudicare, non è il numero dei candidati di cui abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di idee grandi, sul problema dei giovani, sulle diseguaglianze”. Lo ha detto il presidente Romano Prodi a 24Mattino con Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Andrà a votare ai gazebo? “Non lo so ancora – ha risposta Prodi a Radio 24- se andrò a votare a marzo, occorre far politica, occorre che la gente venga messa di fronte a degli obiettivi. Uno potrà essere contro Corbyn ma ha spiazzato tutti perché ha messo delle idee sul tavolo”

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L’Italia non c’è

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Quando la famigerata “casta” dei politici governava il Paese, l’Italia uscita a pezzi dalla guerra era completamente in mano alla NATO e agli Stati Uniti e vigilata dagli alleati europei più di quanto non lo sia oggi nell’Unione Europea. Eppure l’Italia grazie a uomini come De Gasperi, Mattei, Moro, Fanfani e perfino Andreotti, riuscì a fare una politica estera con alti margini di indipendenza e a modificare gli equilibri politici nel Mediterraneo; Mattei ruppe il monopolio delle “Sette Sorelle” petrolifere che si mangiavano tutti i profitti del petrolio arabo, restituì l’indipendenza all’Iran dello Scià e aprì la stagione del risveglio dei popoli arabi; Fanfani e La Pira (e Lercaro a Bologna) misero in crisi l’omertà nei confronti della guerra americana nel Vietnam e concorsero a liberare la coscienza dei giovani che approdarono al ’68 “antimperialista” e al pacifismo; Moro negoziò con i palestinesi l’immunità dell’Italia dalle operazioni violente irredentiste e terroriste della resistenza palestinese mentre l’Italia, restando in perfetta lealtà con Israele, riconosceva di fatto lo Stato di Palestina e gli faceva aprire un’ambasciata a Roma; Craxi affrontò gli americani a Sigonella in nome della sovranità italiana e del diritto internazionale; Andreotti fece una politica mediterranea di pace giungendo a proporre al collega francese, su sollecitazione di un Convegno internazionale svoltosi a Montecitorio, un ingresso simultaneo di Israele e della Palestina nell’Unione Europea, cosa che avrebbe posto termine a quel disperato e mai più risolto conflitto; e con Berlinguer l’intera cultura politica italiana concepì una conciliazione degli opposti che, con l’eurocomunismo e “il caso italiano”, avrebbe potuto aprire una stagione del tutto nuova nei rapporti mondiali alla caduta del muro di Berlino. Naturalmente l’Italia pagò dei costi, e se ne pagano ancora: le basi militari americane da nord a sud del Paese, i missili nucleari in Sicilia, Gladio, la scellerata partecipazione alla guerra del Golfo e poi a quella jugoslava, e ci fu chi pagò con la vita, Mattei, Moro, vittime sacrificali, e anche Berlinguer percosso (“ictus”) dalla sua passione morale e politica.
Adesso, proprio quando si pretende che sia “prima l’Italia”, l’Italia non c’è. Non c’è tra i firmatari del Trattato dell’ONU per la interdizione delle armi nucleari, non c’è più con l’operazione “Mare nostrum” e ormai neppure con le ONG per salvare i naufraghi nel Mediterraneo, non si è ricordata il 10 dicembre del settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non c’era a Marrakech quel giorno per la firma del patto mondiale contro la rottamazione e il bruciore della Terra,né si è ricordata dei genocidi in corso, quello dei Rohingya laggiù e dei migranti qui sulle vie di fuga dalla Libia e dagli altri inferni provocati da noi.
Né si dica che ciò è a causa del populismo che governa l’Italia. Non è il populismo, che è il modo spregiativo per dire “popolo”, ma l’irrealtà che oggi governa l’Italia e la rappresenta sui media, il popolo non vuole affatto la guerra nucleare né la distruzione della Terra, né lo straripamento delle acque, né i naufraghi ributtati in mare o nelle loro prigioni, né i genocidi comunque camuffati. Ma se il verbo rimesso in auge e veicolato nella cultura comune è di nuovo quello dei ghetti e del razzismo, è facile che dal popolo sgusci qualche mentecatto che svelle le “pietre d’inciampo” incastonate contro l’antisemitismo nelle strade di Roma.Intanto Amnesty International pubblica il suo rapporto 2017-2018 in cui si documentano tutte le violazioni dei diritti umani di cui la Repubblica italiana già nel 2017, governando Gentiloni, si era resa colpevole. La speranza è pertanto che l’Italia ritorni. (fonte: chiesa di tutti chiesa dei poveri)

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Nasce il “Blog di Stella”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, rinnova la sua presenza sulla rete e lancia un nuovo spazio digitale. Un luogo aperto, di incontro e confronto con le persone, con le mamme, con i giovani.Un luogo extraparlamentare, fuori dal Palazzo, per dialogare con il Paese, per raccogliere idee, consigli, proposte, per avere un filo diretto con i cittadini su tanti temi che spesso la politica dimentica o che tratta con troppa superficialità.“Prima che una politica sono una madre – sottolinea la Gelmini – e voglio fare qualcosa per aiutare i giovani e per dare un aiuto concreto ai meno fortunati. Nel blog voglio occuparmi di tante tematiche: il disagio giovanile; la scuola, che deve confermare il suo ruolo strategico di alleato della famiglia; la nuova educazione civica, da proporre con mezzi innovativi ai nostri ragazzi; la cittadinanza digitale, per affrontare in modo intelligente e responsabile l’invadenza dei social network.In questi giorni ho lanciato anche la ‘Carta dei diritti e dei doveri dell’adolescente digitale’. Un punto di partenza e non di arrivo, per aiutare i giovani e le loro famiglie. Una idea, quest’ultima, da costruire tramite il dibattito nel blog e che vedrà la luce, dopo una fase di studio e ascolto, nei prossimi mesi. La prima campagna? #SìAlFondoDisabili. Nei giorni scorsi si è chiusa alla Camera la prima lettura della legge di bilancio, adesso al Senato. Ecco, in questo primo passaggio il governo gialloverde ha completamente ignorato il tema della disabilità. Noi non ci stiamo e faremo di tutto per avere misure concrete a favore di chi è meno fortunato di noi. Perché un Paese civile – conclude Mariastella Gelmini – non può e non deve lasciare indietro nessuno”.

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Appartenenza all’UE positiva per il 64% degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

Due italiani su tre pensano che l’appartenenza all’UE sia una cosa positiva per l’Italia, in forte aumento rispetto a un anno fa, secondo l’ultimo Eurobarometro.Il 64% degli italiani intervistati nell’ultimo Eurobarometro Flash, che sarà pubblicato nei prossimi giorni, pensa che l’appartenenza dell’Italia all’Unione europea sia una cosa positiva. Si tratta di un aumento di 15 punti percentuali dal dicembre 2017 (49%). Solo il 15% pensa che sia una cosa negativa, in diminuzione dal 22% di dicembre 2017.In aumento anche gli italiani che hanno un’immagine positiva dell’UE, ora il 42%, rispetto al 31% di dicembre scorso, con le risposte negative in diminuzione dal 36% al 31%.La tendenza verso un maggior sostegno dei cittadini all’UE è evidente in Italia, ma anche, in misura diversa, in Repubblica Ceca, Grecia, Polonia e Ungheria.
A livello europeo, questi primi risultati mostrano un continuo aumento del sostegno all’Unione europea. Il 68% degli intervistati ha giudicato positivamente l’adesione all’UE. Il 47% degli intervistati ricorda di aver sentito parlare recentemente delle elezioni europee dai media, mentre il 52% non ricorda di aver sentito parlare delle elezioni europee nelle ultime notizie.
Quest’indagine Eurobarometro Flash, commissionata dal Parlamento europeo, è stata condotta per telefono con 26.071 intervistati nell’UE-27. Per l’Italia, sono state effettuate interviste telefoniche con 1000 italiani dai 15 anni in su, fra il 29 novembre e il 1 dicembre.

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Cambiare la risoluzione ONU che danneggia il Made in Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Un ‘no’ deciso verso una risoluzione che, se dovesse essere approvata, rappresenterebbe un duro colpo per il nostro Made in Italy”. Susanna Cenni, vicepresidente della Commissione agricoltura è intervenuta oggi presentando una mozione del gruppo Pd in riferimento alla proposta di risoluzione in discussione presso l’Assemblea generale dell’ONU in materia di nutrizione e salute.“Il punto – ha sottolineato Cenni – è l’errore nel meccanismo al centro della risoluzione Onu che vorrebbe applicare una generica etichettatura sui cibi considerati non salutari. Una sorta di ‘alert’ che colpirebbe indiscriminatamente alimenti contenenti grassi, sali, zuccheri e dunque una fetta importante della nostra produzione agroalimentare. Il grave e inaccettabile errore sta nel fatto che questo allarme divide in maniera meccanica i cibi buoni da quelli cattivi. Una classificazione erronea perché non tiene conto della qualità e della quantità del consumo dei medesimi alimenti. Uno studio sull’olio extravergine di oliva toscano IGP – continua la parlamentare Pd – realizzato alcuni anni fa dall’Università di Siena, che dimostra come, consumato in determinate quantità l’olio extravergine di oliva di qualità può dare importanti benefici sulla salute umana. È solo un esempio che dimostra, però, come siano sbagliati provvedimenti generici dal punto di vista della salute, dell’economia e del commercio internazionale”. “Quando parliamo di agroalimentare – ha aggiunto Cenni – parliamo di un settore con oltre 130 miliardi di euro di fatturato, oltre 40 miliardi di export, di imprese, lavoratori, lavoratrici. Parliamo tradizioni, di storia della produzione e della trasformazione agroalimentare, di agricoltura, di piccoli laboratori artigianali e di industria. Parliamo di immagine, costruita in tanti anni di impegno prima di tutto dei singoli agricoltori e trasformatori: quella del Made in Italy”.“Per questo – ha concluso Cenni – siamo a chiedere anche con la nostra mozione una forte iniziativa del Governo in campo diplomatico, per modificare la risoluzione, e un’iniziativa in tutte le sedi necessarie per impedire che un così approssimativo sistema di etichettatura e possibili aumento delle tasse colpiscano il nostro Made in Italy. Il presupposto per ottenere dei risultati in questo campo – ha detto Cenni rivolgendosi al Governo – è la costruzione di alleanze con competenze e con altri Paesi, attività che in questi mesi non mi pare sia stata perseguita con assiduità dal nostro Governo che rischia di portare il Paese in una situazione di forte isolamento. Usciamo da quell’isolamento, perché battaglie come questa, che tutti siamo disponibili a giocare assieme, per il nostro sistema Paese non le possiamo vincere da soli”. (fonte: Agenzia Robespierre)

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Vertenze e reati: Il confine tra legalità e necessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A seguito di un’indagine a campione rivolta alle famiglie che hanno dichiarato di aver subito un’ingiustizia dal proprio lavoratore, DOMINA ha riscontrato che oltre la metà dei rispondenti (56%) dichiara di aver subito furti da parte dei lavoratori domestici. Si tratta prevalentemente di generi alimentari (41,1%) o vestiario e biancheria (37,2%). Meno frequente invece il caso di furto di denaro o oggetti preziosi (21,7%). Per quanto riguarda i reati penali, solo il 14,5% del campione dice di aver subito episodi di questo tipo. Si tratta, per citarne alcuni, di violazione di domicilio da parte di terzi, stalking o minacce, truffa ai beni di famiglia (circonvenzione d’incapace – testamenti viziati – intestazione di beni di famiglia – depauperazione del patrimonio di famiglia), ricatti per segreti personali o di famiglia, prelievo non autorizzato con il bancomat o con la carta di credito. Di nuovo abbastanza frequente (48,9%), invece, il verificarsi di altri fatti gravi quali: abbandono dell’assistito, maltrattamenti fisici, segregazione della persona non autosufficiente, tentato omicidio, molestie. “La percentuale di denunce è molto bassa nel caso dei furti, pari al 6%, mentre sale per i reati e gli altri fatti gravi” commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. “Molte famiglie – continua Gasparrini – davanti a tali comportamenti, non sono intenzionate a procedere giudizialmente, poichè è diffusa anche la componente della paura (minacce o intimidazioni)”.

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Il futuro della moda: entro il 2020 il 25% delle vendite sarà in e-commerce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Oggi più che mai, i consumatori acquistano in rete. Per i 90 marchi internazionali di moda intervistati, il 20% del volume degli scambi commerciali è già online. Una quota destinata a crescere a 25% entro il 2020 e che spinge i budget del marketing a concentrarsi sempre di più sul web. Questa è una delle evidenze dello studio “Dressed For Digital – The Next Evolution In Fashion Marketing” di Boston Consulting Group (BCG) e Zalando Marketing Services (ZMS), l’unità di marketing della piattaforma Zalando.
“Tra le aziende intervistate, la vendita al dettaglio online sta crescendo tre volte più velocemente rispetto al business tradizionale. Una tendenza che non mostra segni di rallentamento” afferma Jessica Distler, Partner & Managing Director di BCG ed esperta del settore moda.
Al momento le vendite sui canali online di proprietà delle aziende e sulle piattaforme si rivelano equilibrate, ma entro il 2020 l’ago della bilancia si sposterà a favore delle piattaforme. Le vendite nei marketplace online stanno crescendo significativamente, con un tasso annuo del 12%, mentre i negozi online di proprietà dell’aziende crescono un terzo più lentamente. “In particolare, le aziende che sono già forti in e-commerce stanno sviluppando sempre più la loro presenza sulle piattaforme online, dove realizzano due terzi delle vendite online”, afferma il Dr. Andreas Antrup, Managing Director di Zalando Marketing Services.Molte delle aziende intervistate stanno affrontando la sfida dell’e-commerce riallineando le strategie di marketing e spostando la quota principale del loro budget di marketing sui canali online. Con il 43%, la voce più importante del budget del marketing è quella relativa ai media, e oltre il 60% di essa è in media già speso online. “Queste strategie di marketing consistono principalmente di attività di social media a pagamento, search machine optimization e retail media per attività promozionali”, spiega Antrup. “La maggior parte delle aziende investe già in digital marketing, ma molto è il potenziale inutilizzato”, aggiunge Distler. Il canale online offre ai marchi molte opportunità per la vendita al dettaglio: rispetto a quello tradizionale, infatti, offre un approccio al cliente ancora più personalizzato. Lo studio dimostra come strategie mature e personalizzate di marketing digitale possano aumentare le vendite del 15%. E nonostante il 76% delle aziende ne riconosca il potenziale, finora solo il 13% ha messo in atto strategie di personalizzazione attraverso e-mail, post sui social media e screen ad per i singoli clienti. “Per garantire la soddisfazione e la retention dei clienti, i brand devono personalizzare al massimo la loro comunicazione, sfruttando tutti i canali”, conclude Distler.

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Onda promuove il diritto e il valore dell’informazione al paziente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

“Quando un paziente è correttamente informato, si cura meglio e impiega al meglio le risorse sanitarie in termini di servizi e di spesa farmaceutica, innescando un processo virtuoso a vantaggio dell’intero sistema e della collettività”, sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Alla base di una corretta informazione del paziente però non ci sono dottor Google o i consigli dei seppur ben intenzionati amici, ma una buona comunicazione tra medico e paziente, essa stessa da considerarsi tempo dedicato alla cura”. Per promuovere una corretta informazione del paziente, intesa al tempo stesso come diritto giuridicamente sancito e come valore individuale e sociale, Onda ha pubblicato l’opuscolo “L’informazione al paziente, tra diritto e valore”, con il contributo incondizionato di Roche, disponibile on line sul sito http://www.ondaosservatorio.it. La corretta informazione attraverso la comunicazione medico-paziente ha da sempre rivestito un ruolo cruciale nell’attività clinica, ma oggi, nel vasto panorama di opzioni terapeutiche disponibili, che comprende anche farmaci generici e biosimilari, è ancor più importante al fine di promuovere la continuità delle cure e l’aderenza terapeutica. “Secondo i dati di recenti indagini condotte da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato solo la metà dei medici dichiara di accertarsi che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche; per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull’esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari”, prosegue Merzagora. “I pazienti d’altro canto hanno una conoscenza scarsa riguardo al farmaco biosimilare: solo il 9% sa la differenza tra biologici e biosimilari, mentre il 41% non ha la minima idea di cosa sia un biosimilare”.
La pubblicazione di Onda offre uno spazio di approfondimento sul tema farmaci biologici e biosimilari, prendendo spunto da tre documenti pubblicati, rispettivamente, da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dalle Società Scientifiche (AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, SIF – Società Italiana di Farmacologia, SIFO – Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, CIPOMO – Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) affiancate dai pazienti oncologici che fanno riferimento alla Fondazione AIOM e da Farmindustria, voce delle aziende farmaceutiche. I tre position paper condividono la necessità di affidare esclusivamente al giudizio clinico e dunque al medico prescrittore la scelta rispetto al tipo di farmaco (biologico di riferimento vs biosimilare), valorizzando il coinvolgimento attivo del paziente che deve essere sempre correttamente informato sulle motivazioni della decisione terapeutica.

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Donare il Natale ai poveri, agli anziani soli, ai senzatetto, alle famiglie in difficoltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Come da tradizione, in Italia, il Pranzo di Natale avrà un menù composto da antipasto, lasagne, polpettone e verdure, frutta fresca, panettone e spumante, caffè e cioccolatini. Inoltre tutti gli ospiti, che sono conosciuti dai volontari, riceveranno dei regali personalizzati: oggetti utili come coperte e sacchi a pelo, radio, indumenti vari, prodotti per l’igiene personale, zainetti, borsoni, ma anche alimenti e dolci, tutti doni “pensati” appositamente per ciascuno di loro.
Un Natale, dunque, straordinario quello che ogni anno raduna davanti alla tavola delle feste tutti i poveri che la Comunità sostiene ed aiuta durante il corso dell’anno, oltre alle tante persone – come anziani soli, famiglie in difficoltà, persone senza fissa dimora – che si aggiungono per festeggiare assieme quella che Francesco di Assisi chiamava “la festa delle feste”. Un modo per essere vicini a chi è in difficoltà nel giorno in cui tutti cercano una famiglia con cui fare festa, ma anche un forte messaggio di solidarietà rivolto all’Italia perché le nostre città siano più umane e vivibili per tutti, a partire da chi ha più bisogno, pensando anche che, oggi, in Italia – secondo i calcoli dell’Istat – vivono oltre 5 milioni sotto la soglia della povertà assoluta, un numero che è drammaticamente cresciuto negli ultimi anni. Molti di loro sono anziani in serie difficoltà economiche e abitative.
Era il 25 dicembre del 1982 quando, a Roma, un piccolo gruppo di 20 persone – tra cui anziani soli e persone senza fissa dimora – venne accolto attorno ad una tavola imbandita nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Sono passati più di 35 anni da quel primo pranzo: da allora la tavola di Natale si è “allargata” sempre più e, lo scorso anno, la Comunità di Sant’Egidio ha potuto invitare al pranzo di Natale oltre 55 mila persone in difficoltà nel nostro Paese e più di 230 mila nel mondo.Per poter continuare a finanziare, in Italia, questo importante evento di solidarietà, e accogliere un numero sempre maggiore di persone, la Comunità di Sant’Egidio ha rilanciato anche quest’anno la campagna “A Natale, aggiungi un posto a tavola” a cui si può contribuire con un sms o chiamata da rete fissa al 45586 fino al 25 dicembre.
“La campagna di raccolta fondi “A Natale aggiungi un posto a tavola” – spiega il portavoce della Comunità di Sant’Egidio Roberto Zuccolini – ci permetterà, grazie alla generosità gli italiani, di allargare l’amicizia con chi ha bisogno di aiuto, un impegno che Sant’Egidio vive non solo il giorno di Natale, ma anche durante il resto dell’anno: basterà inviare un sms o effettuare una chiamata da rete fissa al 45586”.
Quest’anno l’obiettivo è quello di mettere insieme a Natale oltre 60 mila persone in più di cento città italiane (oltre Roma, anche Genova, Messina, Bari, Milano, Firenze, Torino, Novara, Napoli, Padova, Catania, Cosenza, Palermo, Trieste, Reggio Calabria, solo per citarne alcune): insieme, alla stessa tavola, i volontari con chi è difficoltà, in un pranzo in cui chi serve si confonde con chi è servito. Lo stesso si farà in tutto il mondo, con oltre 230 mila persone in Europa, Africa, Asia e America.

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Il grano antico è più consigliato per i ciliaci?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

È proprio vero che i grani antichi sono meno tossici dei moderni per i celiaci? E che hanno livelli più alti di carboidrati potenzialmente prebiotici (amido resistente e fibre)? L’incremento dei casi di celiachia può essere, quindi, una conseguenza del miglioramento genetico condotto nel secolo scorso? Lo studio Per dare risposte scientificamente valide a queste domande, un team di ricercatori del CREA Cerealicoltura e Colture industriali (sede di Foggia), delle Università di Modena e Reggio Emilia e di Parma, all’interno del progetto “Antiche varietà di frumento duro e salute: valorizzazione della filiera pastaria, claim salutistici ed etichettatura nella cornice normativa interna e sovranazionale”, finanziato dal Fondo di Ateneo dell’Università di Modena e Reggio Emilia per la Ricerca 2015, ha confrontato 9 grani antichi, diffusi maggiormente nel Sud Italia e nelle Isole dagli inizi del 1900 fino al 1960 (e considerati ormai obsoleti), con 3 grani moderni, sia per quanto riguarda la celiachia sia per il contenuto di amido resistente. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Food Research International. La sperimentazione I campioni paragonati sono stati coltivati e raccolti presso il CREA nelle stesse condizioni sperimentali di campo, per poi essere macinati. Lo sfarinato integrale così ottenuto è stato sottoposto a digestione in vitro dall’Università di Modena e Reggio Emilia. I peptidi (ossia i frammenti di proteine) che ne sono derivati – in particolare quelli responsabili della risposta immunitaria che caratterizza la celiachia – sono stati analizzati, dall’Università di Parma, mediante cromatografia accoppiata alla massa (UPLC/ESI-MS), una tecnica che permette, appunto, di separare, identificare e quantificare i peptidi. Per quanto riguarda le componenti prebiotiche, in particolare per l’amido resistente, sulla base di uno screening iniziale effettuato su ciascun campione macinato, il CREA ha selezionato un grano antico ed uno moderno, caratterizzati da valori contrastanti per quantità di fibra e/o amido resistente, ed è stata prodotta la pasta da ciascuno di essi, a diverse condizioni di essiccamento. Su ogni tipologia di pasta così ottenuta è stato valutato dal gruppo dell’università di Reggio Emilia l’amido resistente, prima e dopo la cottura.I risultati Partendo dal presupposto che nessun celiaco possa assumere prodotti derivanti da grano, segale, farro, orzo e avena, dallo studio è emerso che i grani antichi sono caratterizzati da una maggiore componente proteica e rilasciano una maggiore quantità di peptidi scatenanti la celiachia rispetto ai moderni. Per cui, anch’essi devono essere esclusi dalla dieta dei celiaci. In aggiunta, nessuna differenza sostanziale è stata riscontrata per quanto riguarda il contenuto di amido resistente dopo la cottura della pasta, quindi non sembra esserci un potenziale prebiotico in più nei grani antichi. “Sebbene l’indagine sia stata condotta su un numero limitato di genotipi – afferma Donatella Ficco coordinatore del team CREA – rappresenta un importante contributo di conoscenza su un argomento molto dibattuto, su cui il consumatore fa fatica a distinguere la moda dalla scienza e in cui spesso, purtroppo, la disinformazione regna sovrana, a danno del portafoglio e della salute”.

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I detenuti che muoiono

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di Peppe, detenuto ergastolano da circa trent’anni. La sua storia non è unica ma piuttosto rappresentativa di tanti come lui, sparsi per le molteplici sezioni di “Alta Sicurezza” nelle patrie galere della nostra bella Italia.
Peppe è un sessantenne che ha trascorso metà della sua vita in carcere. Finito dentro per reati di criminalità organizzata per i quali i giudici, ritenutolo colpevole, lo hanno condannato al carcere a vita senza possibilità di benefici.
L’ho incontrato per la prima volta circa 15 anni fa nel carcere di Voghera. Ero stato trasferito qui perché giorni prima avevo ottenuto la revoca del 41bis, il cosiddetto “carcere duro”. Peppe era giunto a Voghera circa un paio di anni prima di me e si era ambientato ed adattato discretamente, come ebbi a notare fin da subito.
Cordialissimo, fu il primo detenuto ad accogliermi in sezione facendomi sentire a mio agio ed attenuando, non di poco, tutti i disagi dovuti al cambiamento sia del carcere che delle persone nuove che bisogna imparare a conoscere ma, soprattutto, rendendomi meno duro l’impatto drastico conseguente al passaggio da una situazione di totale isolamento ad una di maggiore apertura che, se non vissuta con moderata adesione si rischia il disorientamento.
La prima impressione che ebbi di Peppe fu quella di un uomo energico, atletico e per nulla abbattuto dai circa 15 anni di carcere fino ad allora scontati. Notai successivamente che frequentava regolarmente la palestra e quasi tutti i giorni faceva la corsetta ai passeggi del carcere. Si manteneva in forma per intenderci.
Ricordo il suo viso rubicondo, incorniciato da una barba nera spruzzata qua e la da qualche tonalità di grigio che cominciava ad incedere. Insomma, per farla breve, Peppe era allora un uomo che, come è solito dirsi, sprizzava salute da tutti i pori. Trascorso poco più di un anno dal mio arrivo a Voghera, fui trasferito in un altro carcere e questo determinò l’ovvia conseguenza di perdere di vista Giuseppe.
Passarono molti anni da allora e, per una strana coincidenza del destino, mi ritrovai di nuovo qua, nella stessa sezione da cui ero partito anni prima. E chi ritrovo? Peppe! Molte cose erano cambiate da allora però. Per prima cosa stentai parecchio a riconoscere nella figura che ora avevo davanti quella di Peppe: non era possibile, dissi fra me e me, che quella era la stessa persona conosciuta anni prima. Innanzi a me avevo, ormai, l’immagine di Peppe sbiadita. È stato come ritornare su un luogo dopo tempo e rivedere un vecchio manifesto affisso alla parete di cui a mala a pena si riesce a distinguere i contorni dell’immagine ritratta.
Il viso, ora pallido, portava i segni di un certo patimento che non sarebbero sfuggiti neanche ad un occhio poco esperto. La barba, ora bianchissima e non più curata come un tempo, conservava soltanto qualche residua ed impercettibile macchiolina di pepe. I pochi capelli rimasti, bianchi e radi, come radi erano ormai i denti, incorniciavano il corpo esile che un tempo fu energico e vitale.
Ma ciò che mi scosse profondamente fu notare il leggero e continuo tremolio delle sue braccia e il balbettio che accompagnava i suoi discorsi. Dapprima non ebbi il coraggio di chiedergli il perché sia per pudore che per discrezione. Lascia che fosse lui a parlarmene quando ne avrebbe avuto voglia di farlo. Lo fece quasi subito: gli avevano diagnosticato il morbo di Parkinson. Era ancora nella fase iniziale (così gli avevano detto i medici) e la buona cura che gli avevano prescritto avrebbe rallentato la degenerazione della patologia che, come sappiamo, è questa una delle sue caratteristiche. Oggi lo stadio della sua malattia è molto degenerato tanto che ha serie difficoltà nella deambulazione, nell’uso della parola e delle mani. Ormai al limite dell’autosufficienza al punto che gli è stato assegnato un “piantone”, ovvero un altro detenuto che con regolare mansione lavorativa, lo affianca per le quotidiane esigenze inerenti l’igiene e l’alimentazione.
Peppe, oltre alle cure mediche e del corpo, avrebbe bisogno di un’altra cura, altrettanto importante e fondamentale: la cura dell’anima e dello spirito che solo le persone a lui care sarebbero in grado di assicurargli. Ma, a causa delle disastrose condizioni economiche, non vede la moglie e i figli da diversi anni. L’unica fonte di reddito che fino a qualche anno fa assicurava una sopravvivenza accettabile alla sua famiglia era il lavoro della figlia, ora disoccupata. Riescono a malapena a vivere grazie alla pensione dell’anziana madre, provvidenziale ammortizzatore sociale, in questa società dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Peppe ha già scontato una congrua pena, non sarebbe il caso di valutare un graduale rilascio per consentirgli di curarsi meglio e circondato dall’affetto dei suoi familiari? Il diritto alla salute è garantito (dovrebbe) dalla nostra costituzione. Ma siamo certi che in questo caso, come in tanti altri, sia rispettato? O bisogna ancora perseverare nella cinica ed ipocrita linea, adottata da diverso tempo ormai, secondo la quale i detenuti malati, spesso terminali, vengono rilasciati pochi mesi, se non giorni, prima del decesso.
L’amara riflessione che ci suscita questa dolente storia è che, purtroppo, Peppe non si chiama Dell’Utri e non ha al suo fianco uno stuolo di valenti e combattivi avvocati pronti a battersi, giustamente, per il proprio assistito. Speriamo solo che Peppe non vada ad allungare la lunga lista dei decessi in carcere o quelli che avvengono a pochi giorni dal rilascio, sarebbe una ulteriore sconfitta dello stato di diritto ma, ancor di più del senso di Humanitas che, purtroppo, pare passare sempre più in secondo piano rispetto al continuo sventolio della bandiera dell’esigenza della sicurezza. A chi potrebbe nuocere un uomo affetto da morbo di Parkinson in stato avanzato? (Carmelo Musumeci)

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Roma: Incendio TMB Salario

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Roma: L’incendio divampato nella notte all’interno dell’impianto Ama di trattamento meccanico biologico dei rifiuti di Via Salaria non è altro che un disastro ambientale che si poteva evitare. Da anni l’Unione Sindacale di Base sta denunciano ad azienda, Comune e organi di controllo, una gestione pericolosa dell’impianto.Dopo la chiusura di Malagrotta, tutti gli impianti Ama si sono trasformati in veri e propri siti di stoccaggio dei rifiuti, da avviare alla trasferenza in altri siti fuori Roma. Questa attività, oltre a creare pericolose discariche in prossimità dei centri abitati, ha ridotto notevolmente la capacità e la qualità del trattamento dei rifiuti fino a trasformare gli impianti TMB in bombe ambientali per i residenti e per i lavoratori che operano all’interno.Ci domandiamo come mai, nonostante le continue segnalazioni di USB e dei cittadini, nessuno sia intervenuto tempestivamente per scongiurare questo disastro ambientale. Ci aspettiamo che ora le indagini vengano svolte con puntualità, soprattutto per quanto attiene ai rilievi della qualità dell’aria, e che la negligenza di tutti gli eventuali responsabili venga punita severamente.

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Roma: furto delle pietre di inciampo

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

La Comunità di Sant’Egidio esprime sdegno e ferma condanna per il grave atto razzista costituito del furto delle pietre di inciampo che, nel rione Monti, come in altre zone della Capitale, ricordano la persecuzione subita dagli ebrei durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista. Manifestando la sua vicinanza alle famiglie Di Castro e Di Consiglio – che hanno perso tanti dei loro cari sia nella deportazione del 16 ottobre 1943 che nella strage delle Fosse Ardeatine – e con loro a tutta la Comunità ebraica romana, Sant’Egidio continuerà a coltivare e a difendere una memoria che qualcuno vorrebbe cancellare, ma che oggi è ancora più preziosa di fronte al preoccupante insorgere di nuovi razzismi e discriminazioni.

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Nasce l’Osservatorio Mondiale della Famiglia

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Murcia. “L’obiettivo di questo Osservatorio è fornire un servizio importante di formazione e assistenza alle famiglie, in particolare le più destrutturate, in tutto paesi del mondo”, ha detto il Presidente dell’UCAM, José Luis Mendoza, riferendosi al nuovo Osservatorio Internazionale della Famiglia che è stato presentato nella Sala Stampa del Vaticano giorni fa.
In questo progetto, che ha come germe la richiesta di Papa Francesco di indagare sulla situazione attuale della famiglia, sarà effettuata una ricerca a livello mondiale, che si concentrerà sulla famiglia e sulla povertà con due linee principali: la povertà relazionale e la povertà economica.Nell’atto di presentazione dell’Osservatorio sono intervenuti con José Luis Mendoza, Presidente della UCAM; l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II e Francesco Belletti, Direttore del Centro internazionale di studi familiari (CISF) con sede a Milano.José Luis Mendoza ha dichiarato che in questo Osservatorio “mettiamo a disposizione del progetto le risorse umane, logistiche ed economiche necessarie per creare una rete di contatti locali nei cinque continenti: istituzioni specializzate nella ricerca scientifica della famiglia o che lavorano quotidianamente con o per le famiglie, per essere in grado di raccogliere dati affidabili”.Il Presidente dell’UCAM ha anche aggiunto che questo progetto inizierà a svilupparsi in Africa, a Nairobi, in Mozambico, ma anche a Nuova Delhi e in Cina e nei paesi dell’America Latina, seguendo un processo evolutivo. Il Presidente dell’UCAM ha ricordato che la sede centrale di questo osservatorio internazionale della famiglia sarà a Murcia, nella sede dell’Università.José Luis Mendoza ha indicato, inoltre, che “il contributo che l’UCAM offre all’attività dell’Osservatorio, come corpo co-fondatore, è in perfetta armonia con la sua natura, cioè l’aumento della cultura superiore e la piena promozione della persona umana, la diffusione della conoscenza scientifica e lo sviluppo integrale dei membri della comunità accademica”.La UCAM copre la maggior parte del budget di questo progetto che conta di una squadra di traduttori che si scambiano informazioni in tempo reale in cinque lingue.Nel suo intervento, Monsignor Vincenzo Paglia ha ringraziato l’UCAM per fornire la logistica e il centro di collegamento internazionale che riunisce le istituzioni accademiche di 15 paesi in tutto il mondo già in questa fase di presentazione, al quale si aggiungeranno centinaia di università e istituzioni specializzate.Da parte sua, il Direttore del CISF, Francesco Belletti, ha sottolineato “l’interesse nel confrontare sia le vulnerabilità della famiglia sia l’efficacia pratica dei diversi tipi di aiuti, nonché le modalità nelle quali i paesi investono per affrontare l’implosione demografica e il rapido invecchiamento della popolazione in Europa, America e Asia”. (Ursula Vagnozzi)

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Proposta per la reintroduzione nelle scuole dell’insegnamento dell’educazione civica

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

“Tra le priorità del Parlamento, quanto prima, va sicuramente posto il dibattito sulla formulazione di una proposta di legge unitaria o largamente condivisa da tutte le forze parlamentari per la reintroduzione nelle scuole dell’insegnamento dell’educazione civica e all’uso degli strumenti informatici.Rendere i nostri ragazzi dei cittadini consapevoli, mettendoli nelle condizioni di avere un approccio più cosciente con il mondo che ci circonda, non deve essere un obiettivo di parte, ma il naturale approdo di tutte le forze politiche.Forza Italia, con il ministro Gelmini, nel 2009 ha introdotto lo studio obbligatorio della Costituzione con il provvedimento ‘Cittadinanza e Costituzione’, e già nei primi mesi di questa legislatura proprio la capogruppo azzurra alla Camera ha presentato una proposta di legge per rafforzare nuovamente l’attenzione nei piani di studio all’educazione civica.A questa proposta se ne sono aggiunte altre, l’ultima in ordine temporale del deputato della Lega Massimiliano Capitanio. Senza poi dimenticare l’iniziativa dell’Anci, lanciata dal sindaco Dario Nardella, per la raccolta di 50mila firme necessarie per depositare una legge di iniziativa popolare.Il tema è molto rilevante ed è bene che si faccia una sintesi in grado di offrire una proposta legislativa condivisa e coerente con l’obiettivo che tutti ci siamo prefissati. L’educazione alla cittadinanza non sia una battaglia di parte, ma un momento di unità”.Lo affermano, in una nota congiunta, Valentina Aprea (capogruppo), Luigi Casciello, Marco Marin, Patrizia Marrocco, Antonio Palmeri e Gloria Saccani Jotti, deputati di Forza Italia in Commissione Cultura a Montecitorio.

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High-Level Dialogue on Diagnosis and Treatment of Paediatric HIV

Posted by fidest press agency su martedì, 11 dicembre 2018

Cardinal Peter Turkson, Prefect of the Dicastery for the Promotion of Integral Human Development, will convene a dialogue on Diagnosis and Treatment of Paediatric HIV at the Pontifical Academy of Sciences in the Vatican on 6-7 December 2018. He will address CEOs of pharmaceutical and diagnostic companies as part of the Holy See’s drive to assure optimal drugs formulations and testing tools for infants, children and adolescents living with HIV.
Building on consultations in April and May 2016 and November 2017, the meeting, fully titled High-Level Dialogue to Assess Progress on and Intensify Commitment to Scaling Up Diagnosis and Treatment of Paediatric HIV, will be organised by the co-chairs of the AIDS Free Working Group of the Start Free, Stay Free and AIDS Free Framework, PEPFAR, UNAIDS, in collaboration with partners of the AIDS Free Working Group, including Caritas Internationalis and the World Council of Churches-Ecumenical Advocacy Alliance.As well as leaders of major diagnostic and pharmaceutical companies, multilateral organisations, governments, regulators, faith-based and other organizations directly engaged in services to children living with HIV, and other key stakeholders, will participate in the consultation.The main aim of the meeting is to address bottlenecks that limit access to Early Infant Diagnostic products and programs and to scale up strategies that can help quickly identify HIV-exposed children and link them to testing and treatment services. In addition, the Dialogue will be an opportunity to assess progress on achieving the commitments made by participants in 2017.As the global community continues to make significant progress on scaling up access to adult HIV and AIDS testing and treatment services, more than 120,000 children continue to die each year from AIDS-related causes, and over 13,000 children are newly infected each month.
Participants in the Dialogue will agree to a plan of action to introduce and scale-up optimized diagnostics and case-finding strategies for HIV. Also, to intensify commitments in key challenging areas, including formulations development, and regulatory approval of optimal formulations and diagnostic products.Caritas Internationalis has taken strong responsibilities and commitments over mobilizing our network. We work with communities to help build treatment literacy and expand access to antitretroviral drugs among children. We also raise awareness in global fora about the unmet diagnostic and treatment needs of children with HIV.
Caritas members confirmed recently the need to continue to work at a global and national level for the wellbeing of children living with HIV. At the Dialogue, we will reaffirm our commitment and pledge to expand our efforts to help diagnose and treat those children.

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Confeuro: Siamo al fianco dell’Italia che guarda avanti

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Siamo con gli artigiani, i commercianti, le cooperative e gli industriali che rappresentano quasi l’80% del Pil italiano e che sono stanchi di sentire esclusivamente dei No.
La nostra confederazione – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – continua a mantenere il suo spirito collaborativo; ma non può e non vuole restare inerme dinanzi all’ulteriore stagnazione che si sta generando nell’economia del Paese anche a causa dei tanti divieti sulla realizzazione delle infrastrutture.Nel corso della nostra conferenza nazionale – continua Tiso – abbiamo rimarcato più volte l’esigenza di una maggiore innovazione e crediamo fortemente nell’urgenza, soprattutto in periodi difficili e complessi come questi, di aprire il proprio ventaglio di opportunità invece che di lavorare per ridurlo.La vocazione della Confeuro – prosegue Tiso – è quella di battersi con coloro che vogliono impegnarsi per far progredire il Paese e il benessere dei suoi cittadini; ed è per queste ragioni che siamo e saremo al fianco di chi intende cambiare uno status quo che racconta un’Italia al 21° posto per le strutture portuali e aeroportuali, al 19° per quelle ferroviarie, al 18° per le reti stradali e con una copertura internet che riguarda solo i 77% del territorio. In questo quadro, con medie decisamente peggiori di quelle europee, a farsi pressante è l’esigenza di guardare in avanti e non quella di voltarsi indietro.

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Presentazione del progetto Synbiose

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Martedì 11 dicembre, alle ore 16.30 al Centro Congressi Sant’Elisabetta dell’Università di Parma (Campus Scienze e Tecnologie), si terrà la presentazione del progetto Synbiose. Synbiose è un progetto di ricerca cofinanziato dalla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali-CSEA che vede coinvolti l’Università di Parma con il Centro Interdipartimentale per l’Energia e l’Ambiente-CIDEA, il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara e Siram by Veolia.Obiettivo del progetto è portare a maturazione la tecnologia della cogenerazione di piccola taglia alimentata da syngas da gassificazione di biomassa legnosa in modo che possa rappresentare per il settore del terziario una alternativa rinnovabile e affidabile all’utilizzo di fonti fossili per il soddisfacimento dei propri fabbisogni di energia elettrica e termica per il condizionamento ambienti.
Questo obiettivo è perseguito attraverso la combinazione della simulazione numerica del processo, dell’impianto e dei suoi componenti e della sperimentazione sull’impianto installato presso la centrale termica del Campus consistente in un motore a combustione interna della potenza elettrica di 125 kW alimentato dal syngas proveniente dalla gassificazione di cippato di legno.Dopo i saluti di apertura, a cui sarà presente il Pro Rettore Vicario Paolo Martelli, i partner del progetto illustreranno le finalità dello stesso e le attività previste, il funzionamento dell’impianto e la natura e le modalità di approvvigionamento del cippato di legno. Parteciperanno ai lavori, per l’Università di Parma, il prof. Mirko Morini, responsabile scientifico del progetto, e il prof. Agostino Gambarotta, Direttore del CIDEA. Al termine delle relazioni è prevista la visita all’impianto.
Il syngas è un gas composto principalmente da azoto, monossido di carbonio, idrogeno, acqua e anidride carbonica che si forma a seguito della combustione del legno con una ridotta quantità di aria. La cogenerazione è la produzione di energia elettrica e termica mediante un unico impianto. Permette il soddisfacimento di due fabbisogni mediante un’unica combustione e di conseguenza un utilizzo più efficiente del combustibile. Nel gassificatore vengono immessi il cippato di legno e l’aria e avviene una combustione parziale. Il syngas prodotto viene prelevato, filtrato, raffreddato e inviato al motore a combustione interna che attraverso la sua combustione produce energia elettrica che viene immessa in rete ed energia termica che viene immessa sulla rete di teleriscaldamento del Campus.

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UNC: non basta più il reddito di cittadinanza

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

L’Istat stima che, nel 2017 il 28,9% dei residenti, ossia oltre una persona su quattro, è a rischio di povertà o esclusione sociale.”Anche se la percentuale è in leggerissimo miglioramento rispetto al 2016, si tratta di un dato non degno di un Paese civile, comunque peggiore rispetto al 2015, quando era il 28,7%” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, non basta che il Governo con il reddito di cittadinanza si occupi delle persone povere, che sono l’8,4%, pari a 5 mln e 58 mila. C’è più di un italiano su quattro che andrebbe aiutato. Per questo serve anche una riforma fiscale che rimuova le cause della povertà” prosegue Dona.”Per troppi anni si sono alzate le tasse che non rispettavano il criterio della capacità contributiva fissato dall’art. 53 della Costituzione: dall’Iva alle accise sui carburanti, dagli oneri di sistema della luce a quelli del gas. Dobbiamo smetterla, insomma, di chiedere soldi a chi li ha finiti!” conclude Dona.

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Ecotassa. Ciriani (FdI): FdI al Senato presenterà emendamento per abolizione

Posted by fidest press agency su sabato, 8 dicembre 2018

“Fratelli d’Italia non accetterà che gli italiani siano gravati da nuove tasse. Al Senato presenteremo subito un emendamento per abolire l’ecotassa. Dopo le imprese e i professionisti tartassati e spremuti con la fatturazione elettronica per pagare il reddito di cittadinanza, non consentiremo che, in nome di un falso ambientalismo, si mettano le mani nelle tasche degli italiani che, per necessità, decidono di acquistare un’utilitaria. Rispetteremo il mandato che gli elettori di centrodestra ci hanno dato votando il nostro programma, che prevedeva di ridurre la pressione fiscale e di far ripartire i consumi. E già mercoledì 12 saremo con Giorgia Meloni in piazza a Roma, davanti al Parlamento, per dire ‘no’ alla fatturazione elettronica”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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