Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Archive for the ‘Spazio aperto/open space’ Category

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Parlamento europeo condanna Anp per istigazione all’odio nei libri di testo

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 Maggio 2022

La Commissione del Parlamento europeo per il controllo di bilancio ha approvato in sessione plenaria una mozione, che congela i finanziamenti per le scuole sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, causa l’istigazione all’odio contenuta nei suoi testi scolastici finanziati dall’Unione Europea.La Commissione ha sottolineato il proprio dissenso per la mancata rimozione del “materiale problematico e carico di odio nei libri di testo delle scuole palestinesi”, esprimendo preoccupazione “per la perdurante incapacità di agire efficacemente contro l’incitamento all’odio e alla violenza nei libri di testo”.È il terzo anno consecutivo che il Parlamento europeo ammonisce l’Autorità Palestinese, che almeno fino a quest’anno ha fatto orecchie da mercante.La mozione si basa sull’ennesimo rapporto dell’Institute for Monitoring Peace and Cultural Tolerance in School Education (IMPACT-SE, Istituto per il monitoraggio della pace e della tolleranza culturale nell’educazione scolastica), che a gennaio aveva portato all’attenzione il problema.Marcus Sheff, CEO di IMPACT-se ha affermato al Jerusalem Post:“La mozione ha ricevuto sostegno bipartisan. I parlamentari europei di sinistra sono preoccupati quanto i loro colleghi di destra per il fatto che l’Autorità Palestinese insegni l’odio. Ora la questione passa ai ministri dei paesi UE e alla presidenza della Commissione. Ma la dirigenza dell’Autorità Palestinese rimane della incrollabile convinzione che valga la pena subire un blocco degli aiuti per centinaia di milioni di euro pur di proporre come modello agli scolari una terrorista come Dalal al-Mughrabi”.La mozione del Parlamento europeo ha insistito sul fatto che i finanziamenti dell’Autorità Palestinese “devono essere subordinati” all’insegnamento della pace e della tolleranza nel “rispetto degli standard dell’Unesco”.Cosa farà ora l’Autorità Palestinese?Cambierà i testi scolastici finanziati dall’Unione europea oppure si ostinerà nel proprio programma di istigazione all’odio?

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Rampelli: “La pace si conquista solo attraverso il sostegno concreto al popolo ucraino”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2022

Se cede all’invasore non ci sarà la pace ma un’annessione, una resa incondizionata, e la vittoria di chi ha riportato in Europa le infauste modalità della Seconda Guerra Mondiale, chi ha preso e ha scaraventato i propri armamenti, i propri cingolati, i propri missili, contro una nazione libera – così il Vicepresidente della Camera dei Deputati, deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli nel corso di Rainews24 – Lo dobbiamo tenere ben impresso nella nostra mente, a beneficio dei nostri figli. Ciò che hanno conquistato i nostri padri nel corso dei decenni in Europa deve essere difeso, questa la posta in gioco, oltre alla difesa degli interessi vivi del continente e della nostra nazione. Non possiamo permettere alla Russia di riaprire quel capitolo sanguinoso per tornare a essere alter ego geopolitico dell’Occidente. Gli ucraini stanno difendendo disperatamente le proprie città, i propri teatri, i propri centri culturali e commerciali, il proprio diritto all’esistenza. Stanno combattendo una guerra asimmetrica sostenuti dall’Occidente in chiave solo difensiva, non piovono missili su Mosca e San Pietroburgo, non muoiono civili russi… Chi vuole davvero pace, democrazia e libertà, non può essere ambiguo e deve ammettere che Putin ha tirato giù la maschera, la Russia è tornata a far sventolare le bandiere dell’Unione Sovietica, con la falce e martello su campo rosso, sui pennoni delle città conquistate. Il mondo libero non può consentire il ritorno in Europa di un regime totalitario con obiettivi imperialisti.” By Carlo Prosperi

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I giganti russi degli idrocarburi Gazprom e Lukoil hanno influenzato la definizione della “Tassonomia verde”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

Un’indagine di Greenpeace Francia svela come i giganti russi degli idrocarburi Gazprom e Lukoil e l’azienda nucleare di stato russa Rosatom abbiano influenzato la definizione della cosiddetta “Tassonomia verde”, un elenco delle attività definite come eco-compatibili – e dunque finanziabili – dall’Unione Europea. La ricerca di Greenpeace Francia rivela che le aziende energetiche russe hanno incontrato commissari europei e alti dirigenti della Commissione, sia direttamente che tramite aziende controllate o lobbisti ad esse collegate. Si contano almeno diciotto incontri dalla pubblicazione, nel marzo 2018, del Piano d’Azione della Commissione sulla finanza sostenibile.Secondo quanto raccolto da Greenpeace Francia, la Russia sarebbe il maggior beneficiario dell’inclusione del gas e del nucleare nell’elenco degli investimenti sostenibili dell’Unione Europea. Con il conseguente aumento del peso negoziale della Russia nei confronti dell’UE, si prospetta infatti un aumento del flusso di denaro che, tra l’altro, alimenta la guerra in Ucraina. L’indagine mostra come, grazie all’aumento di quantitativi di gas in Europa, che potrebbe essere favorito proprio dalla Tassonomia verde, la Russia potrebbe guadagnare quattro miliardi di euro in più all’anno, con un saldo positivo di 32 miliardi di euro al 2030. Inoltre, l’inclusione del nucleare nella Tassonomia permetterebbe a Rosatom di assicurarsi una fetta dei 500 miliardi di euro previsti per l’espansione del nucleare nell’Unione Europea.«Gazprom, Rosatom e Lukoil hanno organizzato una campagna per far sì che il gas e il nucleare ottenessero l’etichetta di sostenibilità dell’UE, rafforzando il potere geopolitico di Putin e rendendo l’Europa più dipendente dall’energia russa per i decenni a venire», dichiara Ariadna Rodrigo di Greenpeace UE. «I crimini commessi dall’esercito di Putin in Ucraina sono un crudele promemoria di come la dipendenza dell’Europa dal gas fossile e dall’energia nucleare contribuisca attivamente alla guerra e alle violazioni dei diritti umani».La Commissione europea si prepara a svelare il suo piano RePowerEU per liberarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia, ma la situazione attuale potrà essere cambiata solo eliminando gas e nucleare dalla Tassonomia.

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Energia/Russia. Perché fidarsi solo dell’Europa, ed è tutto dire…

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Maggio 2022

Dopo tante dichiarazioni di “isolamento” e “boicottaggio” del gas e del petrolio russo qualcuno in Commissione europea deciderà qualcosa? Impossibile rispondere, soprattutto perché la Commissione non rappresenta e agisce in nome di noi europei, ma in nome e per conto di Stati nazionali che rispondono a chi li ha eletti per una politica nazionale. Pur con le dovute differenze con altri Paesi, il caso Ungheria sul petrolio è sintomatico: contraria a vari provvedimenti contro la Russia, ha lasciato uno spiraglio di sua disponibilità in cambio di 700-750 milioni di euro, oltre a una proroga più lunga per l’entrata in vigore del divieto di importazione di greggio. Questa è lo scenario politico ed economico con cui ha a che fare la Commissione per indicarci e darci le alternative all’energia russa. Ma non ci sono molte alternative. Vedremo come procederanno a Bruxelles. La Commissione – intanto e da tempo – per l’immediatezza ha detto ad ogni Paese di fare molto da sé. L’Ungheria dice che lo fa se gli danno tot milioni…. e se andiamo a guardare al di qua delle Alpi? Alla faccia del “Green Deal” europeo, c’è la ripartenza di centrali in disuso per niente ecologiche o i discorsi su estrazioni marine rinnegate già alcuni fa sempre per motivi ecologici, tutto con tempi jurassici rispetto a togliere proventi economici il più presto possibile ad una Russia che continua i massacri – oggi – in Ucraina… domani, se non la fermiamo, in … Il nostro Paese in teoria non dovrebbe essere messo male con le cosiddette energie alternative, quelle per le quali da anni paghiamo balzelli in bolletta… ma con quali risultati e prospettive? L’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, dice (2) “Per una minore dipendenza dal gas, si può e si deve accelerare sulle rinnovabili perché è conveniente e genera occupazione: ma c’è un ‘ingorgo’ per una straordinaria quantità di progetti in attesa di autorizzazione. …. quantità che supera la possibilità di lavoro delle Amministrazioni Pubbliche: un nostro studio evidenzia che servirebbero 2mila persone qualificate per processare i documenti e scegliere i progetti da autorizzare”. A parlare è Enel, gestore energetico nazionale per eccellenza, la cui politica ci ha portato in questo “cul de sac” di oggi. Credibilità limitata. Enel che rimbalza sulla Pubblica Amministrazione lo stallo sulle rinnovabili. Ma, supponendo che questa volta abbia studiato azzeccandoci… quando, dove e come si rendono operative queste 2mila persone qualificate? Immaginiamo già le baruffe politiche e le avance di ogni partito – di governo e opposizione – per i propri fedeli da sistemare… tempi a go-go, ché sono più importanti i sistemandi che non i risultati. Ovviamente non siamo in grado di predire cosa e come accadrà, ma abbiamo abbastanza conoscenza per individuare questi scenari (europeo e nazionale) e ribadire che possiamo fidarci solo dell’Europa, foss’anche solo perché l’Europa è poco responsabile, rispetto agli Stati nazionali, delle politiche che ci hanno portato a dipendere dall’energia russa. Intanto, i consumatori, per non trovarsi spiazzati nei periodi peggiori che stanno arrivando, è bene che comincino, per quanto possibile, a pensare e organizzare metodi “fai da te” per la propria energia. François-Marie Arouet http://www.aduc.it

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Gli scienziati riescono a coltivare piante sulla Terra con terreno lunare

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2022

È un piccolo vaso di terra, ma un grande passo avanti per l’agricoltura spaziale: per la prima volta, gli scienziati hanno coltivato piante in pochi grammi di terreno lunare raccolte decenni fa dagli astronauti dell’Apollo. Questo successo alimenta la speranza che un giorno le piante possano essere coltivate direttamente sulla Luna, risparmiando ai futuri esploratori numerosi e costosi carichi a bordo dei loro razzi per missioni più lunghe e lontane. C’è ancora molto lavoro da fare prima di raggiungerlo, tuttavia, mostra il lavoro dei ricercatori dell’Università della Florida, pubblicato giovedì sulla rivista Communications Biology. “Questa ricerca è cruciale per gli obiettivi di esplorazione umana a lungo termine della NASA”, ha affermato il capo della NASA Bill Nelson in una dichiarazione. “Dovremo utilizzare le risorse sulla Luna e su Marte per sviluppare fonti di cibo per i futuri astronauti che vivranno nello spazio profondo”.Per il loro esperimento, i ricercatori hanno utilizzato solo 12 grammi di suolo lunare (pochi cucchiaini), raccolto da diverse posizioni sulla Luna durante le missioni Apollo 11, 12 e 17. In piccoli vasi delle dimensioni di un ditale, hanno messo circa un grammo di terreno (noto come regolite), hanno aggiunto acqua e poi i semi. La pianta utilizzata è stata l’Arabidopsis thaliana, scelta perché cresce facilmente e, soprattutto, perché il suo codice genetico e il suo comportamento in ambienti ostili – anche nello spazio – sono già noti. I semi sono stati piantati simultaneamente nel suolo della nostra Terra e i campioni hanno ricreato il suolo lunare e marziano per il confronto. Dopo due giorni, i semi dei campioni lunari germinarono. E “tutte le piante, sia nel suolo lunare che nei campioni di controllo, si assomigliavano entro il sesto giorno”, ha detto in una nota Anna-Lisa Paul, autrice principale dello studio. Successivamente si è scoperto che le piante lunari crescono più lentamente e hanno radici rachitiche. Dopo 20 giorni, gli scienziati hanno raccolto i campioni e hanno studiato il loro DNA. Hanno scoperto che le piante lunari avevano risposto allo stesso modo di un ambiente ostile, come quando un terreno ha troppo sale o metalli pesanti. In futuro, gli scienziati vogliono capire come questo ambiente possa offrire una maggiore ospitalità. La NASA, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si prepara a tornare sulla Luna come parte del programma Artemis, con l’obiettivo di stabilire una presenza umana duratura.

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Prendersi cura di un territorio, ecco la mission della Pro Loco Prossenicco APS

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Maggio 2022

Valorizzare e promuovere il proprio territorio di appartenenza è la missione della Pro Loco Prossenicco APS (UD). Il gruppo di lavoro, infatti, attraverso molteplici iniziative, cerca di porre sotto i riflettori la storia del paese, i suoi valori e le sue peculiarità naturalistiche. La Pro Loco nasce nel 2019 da un gruppo di amici ed amanti della zona di Prossenicco, questi si danno come obiettivo l'”incoming tourism” e per questo motivo cercando di riportare alla luce vecchie tradizioni del luogo, di promuovere gli aspetti naturalistici e di dare voce a tutto quello che di curioso e particolare nel paese e nei suoi dintorni. I volontari dell’associazione, quindi, si dedicano alla pulizia dei sentieri per poter agevolare la scoperta del territorio naturalistico ed incontaminato delle zone limitrofe a Prossenicco: importante l’opera di valorizzazione dei percorsi che permettono, con camminate per prati e boschi, di conoscere i Fiumi Namlen e Natisone. Lungo i sentieri, oltre alle meraviglie naturali, si cerca anche di ridare un ruolo culturale a stalle, vecchi mulini e fornaci. All’interno del centro abitato, poi, i volontari mantengono l’ambiente curato e abbelliscono le vie del paese con numerosi fiori tanto da meritarsi sulla stampa locale l’aggettivo di “Borgo fiorito”. L’associazione gestisce anche l’ostello Onair, luogo di passaggio per camminatori, bikers e turisti che soggiornano per spostarsi nelle zone limitrofe; la località si trova nelle zone del Cammino Celeste, della Via Alpina e del Sentiero Italia. L’impatto ambientale e il conseguente rispetto verso tutto quello che ci circonda porta la Pro Loco Prossenicco APS ad usare, durante le proprie manifestazioni, prodotti a basso impatto come, per esempio, stoviglie biodegradabili e di effettuare una corretta raccolta differenziata dei rifiuti.

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Castelli: Un piano europeo per sostenere la natalità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 Maggio 2022

Roma – “Con gli ultimi Governi, in questa legislatura, abbiamo cominciato a scrivere provvedimenti importanti come l’Assegno unico universale, compiendo una vera e propria rivoluzione nel riconoscere strumenti di sostegno anche ai lavoratori autonomi. Ma anche il grande lavoro fatto per gli Asili Nido, con misure che cancellano il divario tra nord e sud ed interventi strutturali che, oltre a garantire le risorse per la costruzione, assicurano agli enti locali quelle per il loro funzionamento. E poi c’è il Family act, un altro obiettivo raggiunto in modo trasversale. Ogni giorno che passa, da neo mamma prima ancora che da Vice Ministro dell’Economia, sono sempre più convinta che serve fare molto di più per garantire un effettivo sostegno alla genitorialità. Il PNRR ha delle direttrici molto importanti su donne e giovani, ma dobbiamo fare di tutto per raggiungere il livello di quei Paesi europei che riescono ad avere i tassi di natalità più alti. Si può partire con misure concrete, ad esempio dall’Iva agevolata sui prodotti dell’infanzia, una cosa molto fattibile. Entro luglio dobbiamo indicare le nostre priorità a Bruxelles, per delineare la riforma europea dell’IVA. Dobbiamo lavorarci, tutti insieme, perché questa rientri tra le nostra priorità. E poi credo che sia necessario chiedere all’Europa di implementare e rimodulare un piano come SURE, che durante la pandemia ha funzionato molto bene. Uno SURE 2.0 che investa, per i prossimi 10 anni, con l’obiettivo natalità. Ci consentirebbe di realizzare, a livello europeo, un piano concreto da proiettare nel tempo”. Così, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, al termine degli Stati Generali della Natalità.

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Glocal, l’edizione 2022 del festival del giornalismo parlerà di limiti

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

Varese News e V2Media annunciano il tema di Glocal che si terrà dal 10 al 12 novembre a Varese. Aperta la call for ideas per proporre panel e ospiti. «Quest’anno abbiamo deciso di dedicare il festival del giornalismoGlocal al tema dei limiti. Si tratta di un argomento che ha molte declinazioni nella nostra professione: il primo riguarda il tempo e l’attenzione del lettore, che sono risorse limitate. Poi c’è un limite che riguarda il tempo dei giornalisti, quella dialettica tra attendibilità e velocità che non sempre si riesce a risolvere. E infine c’è il limite della sostenibilità economica delle testate giornalistiche».Così Marco Giovannelli, direttore di VareseNews e ideatore del festival, presenta il tema cui sarà dedicata l’undicesima edizione di Glocal, in cartellone dal 10 al 12 novembre. Appunto, i limiti: quei confini all’interno dei quali si dispiega lo spazio di ogni possibilità. È questo il tema cui saranno dedicati i panel del festival del giornalismo digitale che per tre giorni animerà la città di Varese. Sono più di 1.000 i relatori che nel corso degli anni si sono avvicendati sul palco di Glocal: giornalisti di testate internazionali e nazionali, oltre a colleghi delle testate locali diffuse su tutto il territorio italiano. A loro, ma più in generale a tutti i colleghi e a quanti fossero interessati a confrontarsi sul futuro della professione giornalistica, è rivolto l’invito a farsi avanti con idee e proposte per costruire il cartellone del festival.Si apre infatti una call for ideas per raccogliere idee e suggerimenti, ma anche proposte concrete di panel, che rimarrà aperta fino al 31 luglio. Chiunque avesse proposte, può avanzarle al link: https://bit.ly/IdeeGlocal22

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Un pianeta armato e agguerrito

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2022

By Vincenzo Olita Direttore Società Libera. Già, il nostro, e lo è come non mai. Caduto il muro di Berlino, disciolta l’Unione Sovietica con la conseguente scomparsa del Patto di Varsavia, come propugnatori di liberalismo, di società aperte e di un ordine spontaneo, ci aspettavamo, almeno in Europa, un’era di ordinata coesistenza, invece ci ritroviamo nel bel mezzo di una guerra, evitabile solo se gli europei avessero potuto disporre di un’avveduta e accorta classe politica. Il generale Karl von Clausewitz amava ricordare che “Vi sono pochissimi uomini, e sono le eccezioni, capaci di pensare e sentire al di là del momento presente”. E non è certamente il caso della dirigenza europea: al di là della propaganda e della retorica in pochi, purtroppo, ci si rende conto della modestia del pensiero politico della tedesca von der Leyen, del belga Charles Michel, dello spagnolo Josep Borrell, della maltese Helena Dalli o degli italiani Gentiloni e Tajani. Molti buoni sentimenti, profondi proponimenti, ma la capacità politica diplomatica è altra cosa, a meno che non ci si accontenti del semplice mantra sugli aggressori russi e gli aggrediti ucraini che occorre sostenere indipendentemente da qualsiasi altro ragionamento. Quando durerà il conflitto? Quali i costi umani? Quali i possibili risultati finali della guerra? Quali le ripercussioni sul continente? Interrogativi del tutto irrilevanti; per ora basta sapere, alla Mussolini, che occorre Vincere e Vinceremo. Tralasciando le ragioni e le cause all’origine del conflitto ucraino, occorre ragionare sul futuro del pianeta, possibilmente lontani da coinvolgimenti emotivi e sentimentali, dando spazio a ragionamenti veicolati da conoscenze storiche politiche. Intanto in Europa, meno negli USA, si sragiona su tutte le vere e presunte difficoltà russe, ma non vi è traccia, nella comunicazione occidentale, di contraddizioni e fallimenti della grande alleanza, ad esempio: Il 3 gennaio il cambio rublo/euro era 84,12, occorrevano 84 rubli per ricevere un euro; il 23 febbraio il rapporto era 94,90; il 28/2 era 122, tra l’entusiasmo degli alleati; il 7 marzo il cambio raggiunge 148, euforia occidentale: il crollo del rublo, questione di ore, Putin travolto dalla sua stessa moneta. Il 6 maggio il rapporto rublo/euro è a 70. Il silenzio è tombale! Una parte delle sanzioni ha prodotto un effetto inverso: il rublo è più vigoroso rispetto all’inizio del conflitto. Stessa tendenza per dollaro/euro, che passa da un cambio di 1,13 il 24 febbraio a 1,05 il 6 maggio. Ambedue, i veri duellanti, rafforzano le proprie valute rispetto alla distratta Europa. Così come non è di dominio pubblico che centinaia di aziende europee continuano a operare in Russia a fronte degli svariati pacchetti di sanzioni annunciati dall’Ue, la cui coerenza e dignità politica sono salvaguardate da un interessato silenzio. Ritornando al pianeta, in questi mesi si contano 59 conflitti, con un incremento della militarizzazione: a parte i missili nordcoreani, siamo alla spartizione delle isole del Pacifico in zone d’influenza tra cinesi e americani. Le Figi e le Samoa, dopo aver interrotto le relazioni con Taiwan, hanno raggiunto intese per accordi di sicurezza con Pechino. Impensabile, solo qualche tempo addietro, considerare aree strategiche isole del Pacifico meridionale. Il mondo, insomma, si divide, si schiera e si arma a ogni latitudine. Pensiamo, ancora, alla presenza cinese in Africa, iniziata da decenni essenzialmente come penetrazione commerciale: oggi la ritroviamo nel realizzato grande porto militare di Gibuti, punto focale della sua presenza nell’oceano Indiano. Così come gli ottimi rapporti con la Guinea Equatoriale hanno permesso alla Cina l’utilizzo del porto di Bata nel golfo di Guinea, assicurandole così anche una base sull’Atlantico. Non a caso, varie fonti, compresa la statunitense, segnalano ormai la grande potenzialità della marina cinese.Allora, se siamo innanzi a un’accelerata intensificazione dell’impegno militare, siamo in grado di chiederci l’origine, la ragione e gli sviluppi? Alle prime due è agevole rispondere. Finita la contrapposizione est-ovest con lo scioglimento dell’Unione Sovietica, superato un periodo di disordine in vari teatri, si è andata concretizzando una forte e accesa dicotomia tra le due sponde del Pacifico per la leadership mondiale. È questo lo scontro, per ora non militare, che ormai determina schieramenti e riposizionamenti diplomatici, politici e militari in ogni quadrante del globo. È una pericolosità affatto avvertita dalla pubblica opinione, anche distratta da vari diversivi tra cui la guerra in Ucraina, presentata come necessaria difesa di quel Paese. Certamente, lodevole impegno e lo sarebbe ancor più se fosse stato chiaro che agli USA interessa poco della libertà a Kiev, essendo il suo obiettivo solo l’indebolimento e l’isolamento della Russia. Illuminanti le dichiarazioni dell’improvvido Stoltenberg, Segretario Generale della Nato: “Per la prima volta “il concetto strategico” della Nato riguarderà la “minaccia” dalla Cina e la stretta collaborazione tra Pechino e la Russia. La Nato pensa a un esercito permanente ai confini dell’Europa”. Sulla stessa linea le affermazioni del capo delle Forze armate statunitensi, Mark Milley: “quello che la Russia ha avviato è un conflitto molto esteso e penso che la Nato, gli Stati Uniti, l’Ucraina e tutti gli alleati e i partner che stanno sostenendo l’Ucraina vi saranno coinvolti per un po’ di tempo. Occorre creare basi stabili individuate come ciclo di forze di spedizione attraverso basi permanenti avanzate”. Indipendentemente, quindi, da quando e come finirà la guerra in Ucraina, la Nato non contempla una fine del contrasto con la Russia; anzi lavorerà per uno stato di tensione permanente, in linea del resto con quanto si va delineando in vari parti del pianeta, a riprova della necessità per gli USA di comprimere quanto più il maggior alleato della Cina in vista della risoluzione del nodo Taiwan e dell’affermazione di una leadership planetaria. Qualcosa di questo scenario è stato compreso in Europa? Crediamo di no. A parte la Merkel che aveva una buona visione geopolitica, e i piccoli calcoli contingenti di Macron, “NATO in stato di morte cerebrale” (2019), oggi ricreduto, in quanto proteso verso la leadership Ue, nessuno sembra aver compreso che tipo di partita stanno giocando gli atleti europei, con allenatori e staff tecnico statunitensi. L’Italia, poi, con l’eclissi dal palcoscenico internazionale, a parte la visita di cortesia alla Casa Bianca, del presidente Draghi, che solo pochi mesi addietro era stato individuato dall’informazione domestica come uno statista europeo e oltre, oggi, silenziosamente, è tra i più allineati alle volontà nord atlantiche. Insomma, un Pianeta super armato e ancor più super agguerrito, inquietante per il suo futuro con un riarmo generalizzato che, purtroppo, è una corsa con pochi ostacoli. Chi potrebbe frapporsi e frenare questa irresponsabilità collettiva? Credo nessuno, non certamente l’ONU, di cui la comunità internazionale da tempo avrebbe dovuto proclamare l’estinzione, né il Pacifismo militante non in grado, non è il suo mestiere, di leggere e interpretare scenari. La guerra in Ucraina, tra l’altro, ha comportato anche una profonda crisi dell’Ecumenismo: i capi religiosi non sono riusciti neppure a pregare unitariamente; anzi tra il Papa di Roma e l’Ortodosso di Mosca Kirill sono corse pesanti espressioni, frutto del loro abbeveramento agli inquinati pozzi della politica politicante. Anche le confessioni religiose sono armi spuntate come agenti di coesistenza, vittime della contrapposizione globale e non più in grado di veicolare alti richiami di fede per il rispetto della vita. Convinti che tra le maggiori criticità vi sia quella di mentire a se stessi e, per non incorrere nell’errore, evidenziamo preoccupazione e timore per il prossimo futuro in un mondo in cui pochi sono i manovratori, a fronte di una moltitudine di tifosi. Tra i primi, statunitensi, cinesi, russi, banchieri, finanza internazionale, amici del World Economic Forum di Davos; gli altri, purtroppo, politici, esperti, improvvisati reporter di guerra, operatori della comunicazione, che a ogni crisi internazionale spiegano che questa sarà occasione per il rilancio dell’Unione europea, in linguaggio contemporaneo l’aspirazione è definibile come resilienza europea. Ci sono speranze per un futuro diverso? Lo auguriamo. Agli europeisti in servizio permanente suggeriamo, che, con la fine della guerra, si potrebbe iniziare ad avanzare un progetto per la denuclearizzazione dei territori aderenti all’Unione. Forse l’Europa potrebbe avviarsi verso la ripresa di un ruolo di autorevolezza e guida. Ci ritorneremo. Qualcuno interpreterà queste note come filo putiniane; noi continuiamo a essere, a credere e a muoverci nel solco del liberalismo, avendo come stella polare la realizzazione di società libere e con Julien Freund riteniamo di dover essere intolleranti nella difesa delle nostre idee in un mondo in cui primeggiano demagogia e feticci d’incomprensibili valori.

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Nella Chiesa di Sant’Antonio Abate a Ferentino, nel Lazio portato alla luce un Labirinto di epoca medievale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2022

“Continuano ad arrivare sorprese importanti da Ferentino, città del Lazio. Nella Chiesa di Sant’Antonio Abate a Colle del Fico di Ferentino, in provincia di Frosinone, è stato scoperto un Labirinto Medievale di notevole importanza. La scoperta è ad opera del ricercatore irpino, Marco Di Donato, che ha condotto importanti studi sulle simbologie medievali presenti nell’Abbazia del Goleto. La Chiesa di Sant’Antonio Abate è ricca di storia e affreschi. Si tratta di una chiesa importante, edificata nella metà del XIII secolo da Pietro del Morrone che sarebbe poi diventato Papa con il nome di Celestino V. E fu proprio tale edificio ad ospitare per ben 30 anni le spoglie del Pontefice ricordato da Dante nella Divina Commedia come colui che fece per viltade il gran rifiuto. Il Labirinto Medievale è inciso all’interno della chiesa ed è un ritrovamento importante in quanto rappresenta il percorso gerosolomitano o cammino di espiazione che veniva compiuto, nell’immaginario, dal pellegrino che non poteva intraprendere il viaggio verso i luoghi di pellegrinaggio in Terra Santa. Si tratta dunque di un labirinto inciso sulle pareti interne di questa chiesa che rappresenta un unicum in Italia. Infatti nel nostro Paese si contano pochi labirinti incisi ed esattamente solo 7: Pontremoli (MS), Lucca (LU), Tossicia (TE), Sonnino (LT), Colli al Volturno (IS), Petrella Tifernina (CB) e Conversano (BA). Forse, ma ci sono studi in corso, non sarebbe da escludere il fatto che l’incisione di questo labirinto sarebbe stata commissionata dai Cavalieri Templari. Infatti una chiara testimonianza templare è stata trovata anche nella Chiesa di Sant’Antonio Abate. Durante i lavori di restauro è venuto alla luce un rarissimo “Valcento” cioè l’unico scudo utilizzato dai Cavalieri Templari in 200 anni di storia. Ora lo scenario aperto dal ricercatore Marco Di Donato sono davvero innovativi e rappresentano le basi per nuove ricerche sul territorio”. Lo ha affermato Antonio Ribezzo, Presidente Archeoclub D’Italia sede di Ferentino.

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Ucraina: discorsi che non quadrano

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Roma. Per “obbligo di legge” mi tocca seguire i cosiddetti talk show; non sempre, ovvio, ma quando fisso il canale di turno mi convinco di aver perso tempo perché, del caso, le motivazioni a sostegno del disimpegno italiano nella fornitura di armi all’Ucraina, invasa dalla Russia putiniana, appaiono prive di logica. Dunque, sostengono alcuni partecipanti, continuare a fornire armi all’Ucraina equivale a prolungare la guerra con tutte le tragiche conseguenze immaginabili. Interrompere i rifornimenti dell’Italia e degli altri Paesi, porterebbe alla pace. Si potrebbe fare il ragionamento inverso: la Russia smetta di invadere l’Ucraina e, così, si giungerebbe alla pace, ma questa proposta non trova udienza. Interrompendo i rifornimenti occidentali, l’Ucraina non potrebbe resistere e sarebbe invasa dalle truppe russe. Si chiama resa, e alle condizioni russe (ricordiamoci di Bucha). Un esempio domestico può servire: se l’Austria invadesse l’Italia rivendicando il Lombardo-Veneto, cosa dovremmo fare? Accettare le condizioni austriache, secondo i noti partecipanti ai talk show. Un esempio più vicino serve ancora di più: se nostra figlia fosse aggredita, lasceremmo fare al violentatore o interverremmo? La Russia sta violentando l’Ucraina. Interveniamo o lasciamo fare a Putin che ha decorato il reparto russo responsabile delle violenze a Bucha? Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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“Nel mare magnun del terrorismo, c’è una specificità tutta italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Quella del terrorismo politico, indirizzato cioè a condizionare la politica interna attraverso una sempre maggiore radicalizzazione. Gambizzazioni, rapimenti, ricatti, processi sommari, attentati a sezioni di partito, uccisioni di giovani militanti, stragismo con interferenza dei servizi deviati, e infine esecuzioni capitali, culminate con l’uccisione del presidente della Dc, Aldo Moro di cui proprio oggi si ricorda il tragico ritrovamento in via Caetanei. Da quella data, sono passati 44 anni, ma c’è ancora chi inneggia alle BR, una per tutte il gruppo musicale P38. Tra processi inquinati, quelli da rifare e quelli neppure aperti, quella stagione getta le sue ombre nel presente con l’eterno ritorno dei suoi fantasmi, morti che aspettano giustizia. Non bastano targhe e corone d’alloro per stare tranquilli con la coscienza. Serve la verità. Ma quanti sono coloro che la vogliono davvero? Da anni giace nei cassetti della camera la proposta di istituzione di una commissione d’inchiesta sulla lotta armata negli anni ‘70. Ma qualcuno preferisce fare dichiarazioni piuttosto che portarla avanti per conquistare il diritto alla verità. E questo è tutto”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Youtuber può diventare una professione? Quando costa l’attrezzatura?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 Maggio 2022

Tra le nuove professioni, nate nel corso degli ultimi anni, si annovera anche quella dello youtuber. Per molti una passione, ma per tanti un vero e proprio business, che nel 2021 ha fruttato alle 10 principali star di Youtube 304 milioni di dollari, facendo registrare un +40% rispetto all’anno precedente. Certamente, i guadagni degli youtuber italiani si attestano su altre cifre, eppure secondo TimGate i content creator nostrani più influenti riescono a guadagnare fino a 800 mila euro l’anno, rendendo decisamente ambita l’attività anche nel Bel Paese. Ma a fronte di un ipotetico guadagno così attrattivo, quanto costa essere uno youtuber in Italia? Uno youtuber deve disporre delle necessarie attrezzature per girare i video e curarne la lavorazione, dunque non potrà prescindere da una fotocamera digitale mirrorless, un treppiede per stabilizzare foto e video, un microfono esterno per registrare audio di qualità che integri il video, una action cam per i video on-the-go, uno smartphone per i video selfie, luci e flash da studio per regolare l’illuminazione ed un fondale per studio fotografico, per poter poi modificare con facilità i propri sfondi. Chiudono il cerchio, un notebook dalle prestazioni elevate per supportare l’attività di montaggio e che includa un software di editing video. Un “pacchetto di fascia media” così composto, nel corso dell’ultimo anno, è costato in media più di 4.700 euro, facendo registrare un +5% rispetto al 2020, quando lo stesso set avrebbe avuto un costo di circa 4.400 euro.I costi salgono ulteriormente se si selezionano esclusivamente prodotti di fascia alta: uno smartphone di fascia medio-bassa può costare circa 270 euro, ma uno di fascia alta per la registrazione dei video 4K supera i 900 euro. Allo stesso modo, una fotocamera di fascia alta può arrivare a costare oltre i 5.000 euro, un notebook professionale più di 3.700 euro ed un set di luci e flash da studio oltre i 1.000. Per tale ragione, chi necessita di un set da vero professionista, scegliendo solo tecnologia top di gamma, si troverà a spendere all’incirca 15.500 euro.Ciononostante, la comparazione prezzi rappresenta sempre un ottimo canale per risparmiare: l’acquisto di un “set da youtuber”, nel corso del 2021, ha avuto un costo inferiore di circa il -7% per chi abbia comperato la sua attrezzatura online monitorando i prezzi nel corso dell’anno, con risparmi fino al -18% sulle action cam, fino al -14% per i set di luci e fino al -10% per gli smartphone. Ma qual è l’identikit degli youtuber italiani? Si tratta principalmente di un uomo in oltre il 78% dei casi. In media, infatti, le ricerche di set da content creator per il web coinvolgono meno del 22% della fascia femminile. Inoltre, abbiamo a che fare per lo più con un utente giovane: 1 su 4 è in media una persona tra i 25 e i 34 anni, con un ampio seguito anche tra i giovanissimi sopra i 18 anni. Curioso notare come l’età media si abbassi ulteriormente quando si parla di Youtube Gamer, basti pensare che il 40% delle ricerche relative alle cuffie per il gaming è appannaggio dei neomaggiorenni tra i 18 e i 24 anni.I più interessati a diventare content creator su Youtube vivono nel Lazio, seguiti a stretto giro dagli abitanti della Lombardia, mentre il sorprendente terzo posto del podio spetta al Trentino-Alto Adige. Seguono Emilia-Romagna, Toscana, Liguria, Puglia, Abruzzo, Veneto e Campania.

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L’Australia e gli italiani: lontani o vicini?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2022

Quella dall’Italia verso l’Australia è un’emigrazione di lunga data, che parte dall’inizio dell’Ottocento: a emigrare per primi furono, infatti, i missionari per la predicazione agli aborigeni. Tuttavia, tra chi sbarcava in Australia, in pochi sceglievano di radicarsi, scoraggiati dalla fredda accoglienza riservata a chi non era un wasp, cioè bianco, anglosassone e protestante (fatta eccezione per gli irlandesi, la collettività più numerosa dopo quella inglese). Subito dopo il secondo dopoguerra quest’isola-continente si è aperta maggiormente agli italiani, che vi si recarono numerosi nell’ambito di un accordo bilaterale di emigrazione: da allora e sino alla fine del secolo scorso, vi si sono trasferite 400mila persone. Negli ultimi anni a stabilirsi in Australia sono all’incirca un migliaio di italiani l’anno, soprattutto giovani, spesso attratti da un periodo stagionale di “vacanza lavoro”. Nella seconda metà del secolo scorso, prima che venissero aperte le porte anche all’immigrazione asiatica, gli italiani sono arrivati ad essere la terza collettività estera più numerosa. Solo una parte dei nostri connazionali preferì rimpatriare, mentre la maggioranza, superando le difficoltà linguistiche e i problemi sociali, si insediò stabilmente e diede inizio alla collettività italo-australiana che, tra cittadini e oriundi (la componente più numerosa), conta un milione di persone su un totale di 25 milioni di residenti. Gli italiani famosi in Australia, di cui l’indagine presenta una carrellata, riuscirono ad affermarsi nel contesto di una diaspora che è continuata a crescere soprattutto grazie all’apporto delle seconde generazioni, come illustrato dalla significativa testimonianza di Giuseppe Lastella. Nell’attuale contesto geopolitico, dopo il bipolarismo del dopoguerra, l’Europa, persa la centralità politica, appare debole non solo demograficamente ma anche sul piano economico, per la carenza di materie prime. Il Vecchio Continente va pertanto interrogandosi sulla possibilità di una ricollocazione che consenta di valorizzare in pieno la sua capacità tecnologica e industriale attraverso un rinnovato sistema di rapporti internazionali. In quest’ottica, sia la collettività italiana in Australia, che – qui come altrove – può essere considerata un’efficace incubatrice di rapporti transnazionali, quanto l’Australia stessa, con le sue enormi risorse e il suo ininterrotto sviluppo, rappresentano due realtà strategicamente preziose. In particolare, l’Australia merita di essere valorizzata, nel dibattito pubblico italiano, per i suoi positivi indirizzi di governance, come ad esempio la scelta del multiculturalismo, già a partire dagli anni Settanta, e l’introduzione di elementi di flessibilità nella normativa migratoria (fatta salva la cosiddetta “Pacific solution” adottata, non senza problemi, nei confronti degli immigrati irregolari). Gli italiani all’estero continuano a rappresentare un’incredibile miniera di risorse umane, costituite dagli oltre 5 milioni di cittadini residenti e dalle decine di milioni di loro discendenti. Se un tempo le leve di collegamento principali con la patria erano la cittadinanza e la lingua, ora gli italiani, seppure non dimentichi della loro origine, sono inseriti stabilmente in altri Paesi di cui per lo più hanno acquisito la cittadinanza.La ricerca auspica l’introduzione di politiche innovative che consentano di dinamizzare i rapporti tra il nostro capitale sociale all’estero e gli Stati ospitanti, spianando la via a benefici economici, culturali e sociali.

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Marina militare: Pubblicato lo speciale “Allievi oggi, professionisti domani”

Posted by fidest press agency su martedì, 10 Maggio 2022

Il Notiziario della Marina, testata giornalistica ufficiale della Marina Militare ha pubblicato lo speciale “Allievi oggi, professionisti domani – 60 anni della Scuola Navale Militare Francesco Morosini raccontato dai protagonisti”.“Un istituto secondario di secondo grado, dipendente la Comando delle Scuole della Marina Militare, dove si svolgono gli ultimi tre anni del liceo classico e scientifico tradizionali. L’obiettivo è quello di istruire i giovani e suscitare in loro interesse per la vita sul mare, orientandoli alle attività connesse, con una formazione pre-universitaria d’eccellenza che consenta ai frequentatori sbocchi professionali di prestigio anche nel mondo civile e non esclusivamente nelle Forze Armate. Il Morosini fornisce un bagaglio culturale e esperienziale, con un’azione educativa improntata allo sviluppo della personalità e all’elevazione morale degli allievi attraverso l’apprendimento dei valori propri della Marina Militare. Obiettivo formare dei cittadini modello”. Quanto afferma il comandante della scuola, capitano di vascello Marcello Ortiz Neri.“Ad oggi sono 2779 gli allievi che hanno conseguito la maturità classica o scientifica a partire dal 1961: ognuno di loro rappresenta una preziosa tessera di un grande mosaico che costituisce il vero patrimonio lasciato al Paese dalla Scuola Navale Militare Francesco Morosini”. Così termina il suo intervento nell’introduzione dello speciale il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Enrico Credendino.Disponibile sul sito http://www.marina.difesa.it– Notiziario della Marina

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Esseri umani e scelta del partner: come avviene? Esistono dei criteri?

Posted by fidest press agency su martedì, 10 Maggio 2022

L’argomento è spesso oggetto di disaccordo tra i ricercatori che si occupano di relazioni interpersonali. Sono poche le ricerche che hanno analizzato su scala mondiale come avviene la scelta del partner e ancora meno quelle che hanno preso in considerazione i dati dei servizi di dating online.Nella ricerca dal titolo Being More Educated and Earning More Increases Romantic Interest: Data from 1.8 M Online Daters from 24 Nations, il prof. Peter Jonason dell’Università di Padova ha esaminato alcune caratteristiche riguardanti quanto interesse – inteso come numero di emoticon, e-mail, “mi piace”, interazioni di apprezzamento – ricevevano le persone su servizi di dating online usando i dati di 1,8 milioni di utenti appartenenti a 24 Paesi diversi, con un campione maggiore proveniente da Stati Uniti, Germania e Francia composto da adulti single, prevalentemente eterosessuali (96%) e alla ricerca di una relazione seria e a lungo termine.«Nel nostro studio – commenta Jonason – ci siamo concentrati sulle differenze tra uomo e donna nella quantità di interesse ricevuto dai frequentatori di siti online e sul ruolo di istruzione e reddito nelle manifestazioni di apprezzamento verso una persona. Abbiamo inoltre esaminato le differenze da Paese a Paese in base a quattro diversi fattori: i livelli di reddito nazionale lordo pro capite, la parità di genere, il rapporto operativo tra i sessi – l’operational sex ratio (OSR), ossia il numero di individui (maschi e femmine) sessualmente attivi in uno Stato – e il livello di disoccupazione. Questa ricerca costituisce una previsione su larga scala dei modelli socioculturali ed evolutivi nella scelta del partner».Se da un lato un’istruzione maggiore e un reddito più elevato sono elementi predittivi di maggiore interesse da parte di entrambi i sessi, dall’altro l’interesse dimostrato da parte degli uomini nei confronti delle donne era quasi 2,5 volte superiore: indipendentemente dal reddito o dal grado di istruzione, una donna con un diploma di scuola superiore risulta più attraente di un uomo con la laurea.In tutti gli Stati la capacità di acquisizione di risorse – indicata dal livello di istruzione e di reddito – è stata positivamente associata alla quantità di apprezzamenti ricevuti dagli altri membri del sito di dating.I risultati suggeriscono che la capacità di acquisire risorse influenzi notevolmente la scelta del partner, e che tale influenza trascenda i confini internazionali e sia più marcata per gli uomini che per le donne; nonostante questa differenza di genere, la variazione da Paese a Paese dell’importanza di acquisire risorse nel prevedere l’interesse che le persone ricevono nelle piattaforme di incontri online è correlata più ai livelli di concorrenza di un Paese che al livello di uguaglianza di genere presente nello stesso. Nonostante i limiti dello studio – come il numero ristretto di fattori presi in considerazione per predire l’interesse, ad esempio i livelli di istruzione e reddito, il campione ridotto di Paesi analizzati (essenzialmente quelli più ricchi), l’orientamento sessuale del campione esaminato (prevalentemente persone eterosessuali), per non parlare dell’aspetto fisico, fattore che non è stato considerato e che solitamente funge da “filtro” nella scelta del partner –, questo pone le basi per ricerche future basate su un numero considerevole di dati “reali” allo scopo di indagare le caratteristiche più ricercate nella scelta del partner.Titolo: Being More Educated and Earning More Increases Romantic Interest: Data from 1.8 M Online Daters from 24 Nations – «Human Nature» – 2022 Autori: Peter K. Jonason, Andrew G. Thomas

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“GAM: Come sarà la Generazione Alpha?”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Maggio 2022

A cura di Swetha Ramachandran, Investment Manager e Responsabile del fondo GAM Luxury Brands Equity di GAM Investments. Dopo Gen X (i nati nel periodo 1965-1980), Gen Y (ovvero i Millennial, nati tra il 1980 e il 1995) e Gen Z (1995-2010), la prima generazione di nati interamente nel 21° secolo, ovvero dal 2010 al 2024, sarà identificata con la lettera alpha. Mark McCrindle, il demografo che ha dato il nome a questa generazione, stima che entro la metà del decennio saranno oltre 2 miliardi i giovani consumatori “Generation Alpha”. Saranno la prima generazione di nati esclusivamente nel 21° secolo, figli dei Millennial, e avranno le seguenti caratteristiche.Dovrebbero essere la più ampia generazione in assoluto, in un mondo che sta vivendo l’ascesa strutturale dell’Asia (che coincide anche con la regione dove si trova la maggior parte di loro), in particolare Cina e India, tra la classe media in espansione in questi Paesi.Si tratta (ovviamente) di una generazione digitale. Per la Generazione Alpha, TikTok, Roblox e Instagram non sono più tecnologie rivoluzionarie, ma la norma. I videogiochi sono una componente essenziale delle loro vite, dall’educazione agli hobby. La piattaforma di gaming Roblox ha riferito che i bambini al di sotto dei 12 anni sono circa la metà degli utenti attivi ogni giorno sulla piattaforma.Sono sostenibili. La sostenibilità è importante per i Millennial e per i consumatori della Generazione Z, ma sarà ancora più rilevante per quelli della Generazione Alpha, cresciuti con l’emergenza clima. L’81% dei genitori della Generazione Alpha ha dichiarato di essere stato incoraggiato dai propri figli ad adottare comportamenti di consumo più sostenibili.Oltre ad essere la più vasta generazione finora, l’Alpha sarà anche quella con il maggiore potere di acquisto. Uno studio di Deloitte del 2021 cita una ricerca accademica secondo la quale i bambini iniziano a riconoscere i marchi e a esprimere delle preferenze già a tre anni. Non sorprende dunque che i marchi di beni di consumo stiano cercando il modo di coinvolgere i consumatori futuri, di fidelizzarli attraverso i canali in cui sono più attivi, per esempio i videogiochi, un settore che nel 2021 aveva già dimensioni pari al 66% circa dell’industria dei beni di lusso personali su scala globale. I giochi offrono interessanti opportunità ai marchi di interagire coi consumatori più giovani, di lanciare le mode attraverso iniziative difficili da replicare nella vita reale. Nel dicembre 2020 Balenciaga ha lanciato la collezione autunno/inverno interamente nel formato di un videogioco (Afterworld). I giocatori viaggiano in un mondo futuristico, una specie di paese delle meraviglie, e incontrano avatar che indossano jeans strappati e stivali che sembrano armature.Più recentemente, Moncler è entrata nel mercato del merchandising all’interno dei videogiochi e ha venduto accessori e skin su Fortnite con prezzi tra 8 e 18 dollari. Nel principale mercato del lusso al mondo, la Cina, Burberry ha disegnato l’abbigliamento dei personaggi di Honor of Kings, uno dei videogiochi più popolari nel Paese. Le nuove skin studiate per il gioco, disponibili esclusivamente per i giocatori cinesi, sono ispirate ai trench e al tartan tipici del marchio.Il rapporto della moda e del lusso con i videogiochi fa affidamento proprio sul fatto che l’abbigliamento virtuale è una componente importante della cultura del gaming, consente di vestire di tutto punto gli avatar nel mondo virtuale. I giocatori della Generazione Alpha, già da giovanissimi, associano questi due mondi. I marchi del lusso hanno l’opportunità di instaurare un rapporto con una generazione futura di consumatori che può scegliere di esprimersi in modo sempre più virtuale, per esempio attraverso la moda virtuale e gli NFT. I marchi in grado di cogliere tali opportunità con flessibilità e oculatezza potranno assicurarsi la longevità in un mondo in rapido cambiamento. I videogiochi possono inoltre avere un ruolo importante nella spinta verso la sostenibilità dei marchi del lusso in quanto offrono numerose opportunità agli utenti di provare e indossare i capi di abbigliamento in modo “virtuale”. Potrebbero inoltre offrire alle aziende l’opportunità di prevendita ai giocatori di prodotti che verrebbero creati dopo che sono stati venduti, riducendo così gli scarti di produzione e creando per i marchi un meccanismo di feedback in tempo reale su ciò che desiderano i consumatori. Riteniamo che non tutti i marchi saranno in grado di sfruttare allo stesso modo tali opportunità: Kering, Moncler, adidas e LVMH in questo momento sono all’avanguardia in questo mondo connesso coi videogiochi. È dunque importante identificare i potenziali beneficiari, ma anche i perdenti, a fronte delle tendenze in evoluzione e dei nuovi comportamenti di consumo, allo scopo di ottimizzare il potenziale di investimento del settore.

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La prossima frontiera tecnologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Maggio 2022

La Russia ha perso il ruolo di competitore primario con gli Usa, riducendosi a Stato canaglia dopo l’invasione della Ucraina. Condannata dall’Onu, espulsa dal Consiglio dei diritti umani, esclusa dal Consiglio d’Europa e dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e soggetta a indagine dalla Corte penale internazionale per i crimini commessi nel corso della invasione, la Russia putiniana ha provocato una crisi economica e alimentare che peserà sui Paesi più poveri. La Russia è politicamente ed economicamente messa all’angolo e il suo ruolo futuro consisterà nell’essere fornitore vassallo di prodotti energetici alla Cina. La competizione tra Usa e Cina, in quella che potremmo definire una nuova guerra fredda, comporterà un aumento delle spese militari, che già oggi ha raggiunto il suo massimo dalla fine della Seconda guerra mondiale, con entrambi questi Paesi in testa alla classifica. Gli investimenti riguarderanno prevalentemente le nuove tecnologie militari che, a loro volta, avranno riflesso su quelle civili. E’ già successo. Il progenitore della rete internet è considerato il progetto Arpanet, finanziato dal Dipartimento della Difesa americano, le fotocamere digitali hanno origine nei satelliti spia, i droni, sempre più diffusi, sono nati per controllare e intervenire sui campi di battaglia, le banche del sangue sono state organizzate per soccorrere i feriti di guerra, il cibo in scatola, che serviva a vettovagliare le truppe nei lunghi spostamenti terrestri, si impone nell’ottocento napoleonico, la navigazione satellitare ha origine dai razzi V2 utilizzati per trasportare cariche esplosive, i forni a microonde derivano dalla tecnologia dei radar usata per fini di difesa, infine, i computer, ormai indispensabili, sono generati da sistemi che servivano a decifrare le comunicazioni del nemico. In una guerra, governare il flusso di informazioni è fondamentale. I dati, i microprocessori, i software, le reti, sono i settori chiave dove si concentreranno gli investimenti nei prossimi anni. L’obiettivo è quello di avvicinare il funzionamento di una macchina ai processi mentali dell’uomo: si chiama Intelligenza artificiale.Un esempio è utile per comprenderne l’importanza: in caso di attacco di missili ipersonici, i tempi umani e tecnici di reazione sono troppo lunghi, invece, un sistema difensivo dotato di Intelligenza artificiale può reagire in una frazione di tempo estremamente breve. Nello specifico, i missili russi, collocati nella enclave di Kaliningrad, possono raggiungere le capitali europee in pochi minuti, sicchè, i tempi di reazione umana non sarebbero sufficienti ad evitare l’impatto. Occorre, appunto, un apparato che utilizzi l’Intelligenza artificiale, la quale trova, però, anche applicazione in campo civile. Si pensi, ad esempio, alla bioingegneria, ai sistemi di interpretazione dei dati clinici e al supporto nelle diagnosi. Potremmo definire questa tecnologia come duale, sperando che quella militare sia tenuta nel cassetto. Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 03.05.2022 Da Primo Mastrantoni, http://www.aduc.it

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Osservazioni delle Associazioni ambientaliste sul Piano Nazionale di Gestione dei Rifiuti

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 Maggio 2022

Sul PNGR (Piano Nazionale di Gestione dei Rifiuti), attualmente in fase di VAS, le Associazioni Greenpeace, ZeroWaste Italy, Kyoto Club, Legambiente e WWF hanno inviato le proprie valutazioni. Le Associazioni valutano positiva la proposta di PNGR, ma evidenziano le forti criticità nelle previsioni sulla gestione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR), sottolineando come la scelta di prevedere l’incenerimento del RUR sia in contraddizione con gli obiettivi generali dell’agenda ambientale UE. Dalle Associazioni Greenpeace, ZeroWaste Italy, Kyoto Club, Legambiente e WWF le valutazioni sulla proposta di PNGR, attualmente in fase di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) che giudicano – nel suo insieme – positiva: nel merito, perché mette in evidenza le determinanti principali della ulteriore evoluzione del sistema delle raccolte differenziate e del recupero di materia, nel metodo, in quanto intende essere un Piano “di indirizzo” alle pianificazioni regionali, e non di “imposizione di scelte e dimensionamenti” (il che era il principale vulnus dello Sblocca Italia).Le Associazioni rilevano però che il Piano si inserisce temporalmente in successione ai bandi previsti dal PNRR sull’impiantistica e questo rischia di depotenziare la sua funzione di indirizzo. Riguardo alle azioni come riduzione, riuso e riciclo (incluso quello organico) sarebbe stata opportuna una maggiore concretezza nelle indicazioni operative con un confronto con le Regioni.Ma la critica maggiore nella presa di posizione comune delle Associazioni riguarda le criticità nelle previsioni di gestione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR): nella Proposta di Piano troppo spazio viene lasciato all’incenerimento e in tale senso, si arriva addirittura a raccomandare l’incenerimento del RUR senza pretrattamenti, “allo scopo di massimizzarne il recupero energetico”. Queste scelte, insieme alle relative indicazioni operative, sono disallineate dall’evoluzione in corso delle politiche ambientali UE e rischiano di fuorviare le scelte strategiche alla base dei Piani di settore per i prossimi anni e lustri, facendole divergere rispetto alle politiche UE sulla Economia Circolare e ad altre politiche ambientali. Il documento sottoposto dalle Associazioni elenca in forma precisa, puntuale e dettagliata tali contraddizioni, fornendo evidenze scientifiche ed operative.Tale rischio è ben rappresentato dalla recente proposta di un mega-inceneritore proposto dal Comune di Roma che sembra ignorare le scelte europee di escludere l’incenerimento dei rifiuti dalla tassonomia e l’imminente (al più tardi dal 2028) eliminazione dell’esenzione degli inceneritori dallo schema ETS che renderanno ancona meno conveniente dal punto di vista economico la scelta di bruciarli.Il PNGR deve essere invece un’occasione per ridefinire le strategie nazionali, individuando le azioni necessarie di riduzione e di minimizzazione del RUR, con un confronto con i territori, con le Regioni, affinché si possa puntare a obiettivi più ambiziosi di quelli minimi definiti nelle Direttive, perseguendoli nella operatività locale e nella definizione degli strumenti di supporto.

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Da oltre due mesi le immagini della guerra in Ucraina ci inseguono incessantemente

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2022

By Tom Corradini. Sparito il virus è arrivata la guerra nel continente europeo. Questa riflessione non vuole essere un’analisi prettamente politica su quanto sta succedendo, piuttosto un taglio di lettura ‘drammaturgico’ e ‘narrativo’ su come sono stati presentati finora gli eventi.Da sempre le arti accompagnano i fatti politici, e militari. Sia come denuncia, per esempio il famoso ‘Guernica’ di Pablo Picasso, sia come propaganda. Schiere di artisti vengono arruolati per la loro destrezza con note, penna o pennello. Si compongono marce e canzoni militari; si disegnano poster, loghi e simboli; si scrivono discorsi iperbolici dal forte contenuto emotivo. Il tutto a favore della cosiddetta ‘giusta causa’ che in uno scontro bellico, occorre ricordare, è semplicemente quella di chi vince.Soprattutto, in questo ventunesimo secolo niente conta di più che le immagini. È il secolo dei videomaker, dei giornalisti embedded, dei reporter improvvisati. Le immagini impressionano, emozionano, scandalizzano ed arrivano immediate, senza filtri direttamente sui nostri smart-phone. E qui possiamo già notare che in questa guerra in Ucraina prevalgono due cose. Innanzitutto una censura totale della parte avversaria per non permettere di inquinare menti e cuori. In secondo luogo un bombardamento continuo a livello narrativo ed emotivo del fatto che la propria parte è ‘moralmente’ dalla parte giusta della storia. Dovendo fare un crudo riassunto, in Occidente il ventunesimo secolo è quello dove la morale prevale sul diritto. Questa confusione tra morale e diritto sembra essere un male quasi sconosciuto nelle altre grandi civiltà: cinese, indiana, araba, turca, persiana e anche russa, occorre ricordare che anche quella russa è una grande civiltà. Il risultato finale di questa confusione è la mancanza di utilizzo della logica e della razionalità, sostituita da un semplice sentimentalismo che chiama all’azione senza valutarne le conseguenze. L’invasione dell’Iraq? Un atto di giustizia di fronte al male assoluto. La Libia? Un imperativo morale per salvare un paese da un pericoloso dittatore. La Siria? Un giusto intervento per contrastare un governo autoritario e malvagio. Si badi bene, non sono giudizi, sto solo cercando di dire che la politica occidentale del ventunesimo secolo è diventata prigioniera di una mentalità ‘moralista’ che impone qualunque azione al di fuori di ogni fredda analisi della realtà. Con la guerra in Ucraina Vladimir Putin ci ha brutalmente teletrasportato nel diciannovesimo secolo. Un secolo dove predominava un ordine mondiale multipolare i cui protagonisti erano principalmente paesi Europei (Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia) e dove prevaleva la cosiddetta politica di ‘equilibrio di potenze’. La maggior parte dei commentatori italiani nei primi giorni di scontro ha sottolineato che Putin è un pazzo (Enrico Letta), un maiale (Luigi Di Maio), Adolf Hitler (Mario Draghi). Sono uomini del ventunesimo secolo. Non riescono a pensare che al di sopra delle grandi potenze regna solo l’anarchia e che, come diceva Kant nel suo libro ‘Per La Pace Perpetua’ se le relazioni tra le nazioni non sono animate dalla razionalità queste vengono attratte naturalmente verso la guerra così come la gravità attira i corpi verso terra. Prendiamo per esempio la seguente frase: “Restaurare il Regno di Polonia in qualsiasi forma equivale a creare un alleato per qualunque nemico ci voglia attaccare… dobbiamo distruggere i Polacchi fino a quando, una volta persa ogni speranza, si accascino e muoiano; ho una gran simpatia per la loro situazione, ma se dobbiamo sopravvivere non abbiamo nessun altra scelta se non spazzarli via.” Si tratta di una dichiarazione pronunciata dal cancelliere prussiano Otto Von Bismarck. Per gli uomini del diciannovesimo secolo un grande statista. Per quelli occidentali del ventunesimo secolo un semplice malato di mente bisognoso di cure immediate.Oppure questa “La somma delle flotte delle due potenze più grandi in Europa non deve mai superare le dimensioni di quella britannica. Non possiamo permettere che nessuna potenza diventi egemone nell’Europa continentale. Oggi questa potenza è la Germania ma se domani dovesse divenire la Francia dichiareremo guerra alla Francia” attribuita a Winston Churchill quando cercò di convincere il gabinetto di Lloyd George a dichiarare guerra alla Germania nel 1914 portandosi dietro Canada, Nuova Zelanda, Australia in un conflitto che fece 20 milioni di morti e dalle cui ceneri nacquero comunismo e nazismo. Vladimir Putin con ‘l’operazione militare speciale’ in Ucraina ci ha portato tutti su una macchina del tempo indietro di due secoli. Vi è da dubitare che affrontare questa sfida in modo puramente emotivo e sentimentale perché pensiamo di essere dalla parte ‘moralmente’ giusta risolverà alcunché. Anche perché il resto del mondo non vede la realtà come la vedono gli occidentali. Per le élite e le popolazioni di questi paesi la nostra mentalità moralista appare fuori dalla razionalità e spesso fa orrore. Visto dal loro punto di vista l’Occidente appare come narcisista, individualista, edonista, nichilista e in ultima analisi anche pericoloso; più portatore di caos che di equilibrio. Stiamo parlando della maggior parte dell’umanità e di potenze economiche emergenti o affermate. Tra queste: India, Arabia Saudita, Iran, Brasile, Sud Africa, Indonesia, Vietnam e persino la Turchia che sta riscoprendo orgoglio nazionale e volontà di potenza. In cima vi è la Cina; il futuro avversario degli USA ‘alla pari’ e che prima o poi sarà tentato a sfidare lo status quo per affermarsi come potenza egemone mondiale. Un avversario che calcola ogni mossa con cautela, fredda logica e razionalità. Un’altra grande potenza retta da uomini del diciannovesimo secolo. Fonte: Società Libera

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