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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

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Un pellegrinaggio della memoria

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

Roma Domenica 21 ottobre 2018, alle ore 18.30 dopo l’intervento di don Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere, una marcia silenziosa si snoderà a ritroso da Piazza S. Maria in Trastevere lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal quartiere ebraico furono condotti al Collegio militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz-Birkenau, fino al Portico di Ottavia. Interverranno alla fine della marcia: Angelo De Donatis, cardinale vicario per la diocesi di Roma
Riccardo Di Segni, rabbino Capo di Roma
Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma
Virginia Raggi, Sindaca di Roma
Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio
Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio
Quest’anno si celebra il 75° anniversario del 16 ottobre 1943, quando, durante l’occupazione nazista di Roma, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. La Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, ricordano questo tragico momento della vita della città con un “pellegrinaggio della memoria”. In un messaggio per il settantacinquesimo della deportazione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è così espresso: “Il sacrificio, la tribolazione, il martirio di tanti innocenti, è un monito permanente alla nostra civiltà, che si è ricostruita promettendo solennemente “mai più” e, tuttavia, ogni giorno è chiamata a operare per svuotare i depositi di intolleranza, per frenare le tentazioni di sopraffazione, per affermare il principio dell’eguaglianza delle persone e del rispetto delle convinzioni di ciascuno».
Il ricordo del 16 ottobre 1943 è un fatto decisivo per rafforzare la coesione sociale di Roma e dell’Italia in un momento segnato da risorgenti episodi di razzismo, ed è significativa la presenza, crescente lungo gli anni, di giovani – studenti delle scuole e università romane – e di immigrati “nuovi italiani”, insieme a cittadini di ogni età e credo religioso.

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“Performance di mercato: due fattori in primo piano”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

columbia threadneedle investmentsA cura di Toby Nangle, Responsabile asset allocation globale e Responsabile multi-asset, EMEA, e Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. La performance dei mercati finanziari può essere interpretata in larga misura alla luce di due fattori: il livello potenziale dei flussi di cassa futuri derivanti dalla detenzione di un attivo e il tasso di sconto a essi applicato. Gli sviluppi dell’economia mondiale influiscono sia sui livelli dei flussi di cassa (come i dividendi azionari, i riacquisti di azioni proprie o la probabilità di pagamento delle cedole delle obbligazioni societarie) sia sulle condizioni finanziarie. Nel 2018 questi fattori si sono mossi in direzioni opposte.
Guardando ai mercati, l’ottimo andamento dell’economia è stato accompagnato da una sovraperformance delle azioni statunitensi. Tuttavia, una più attenta analisi rivela che, sebbene nel complesso le società quotate negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone abbiano beneficiato per tutto l’anno di revisioni al rialzo dei ricavi e degli utili, questa dinamica è stata particolarmente pronunciata per le aziende statunitensi operanti nei settori tecnologico e della salute. Ciò è stato osservato parallelamente all’attuazione di politiche commerciali protezionistiche unilaterali. Il dinamismo dell’economia europea rispetto ad altre regioni è all’origine del nostro giudizio stabilmente positivo nei confronti delle azioni del Vecchio Continente (Regno Unito escluso). Tuttavia, dopo un andamento sostenuto per tutto il 2017, quest’anno l’economia ha fatto un passo indietro sulla scia degli sviluppi in Italia e dell’incertezza sul fronte del commercio globale. Nelle ultime settimane, però, i dati sugli utili sono stati favorevoli e le revisioni al rialzo degli analisti hanno interessato tutti i settori del mercato europeo (Regno Unito escluso), e principalmente l’energia. I salari hanno iniziato ad aumentare, ma è probabile che ciò dia impulso a un circolo virtuoso di risanamento economico ancora alle fasi iniziali dopo la crisi del debito sovrano dell’Eurozona, che ha destabilizzato la ripresa dell’Europa dalla crisi finanziaria globale di 10 anni fa.Le imprese europee lamentano una carenza di manodopera, ma anche di capitali e di beni strumentali, il che preannuncia un contesto più favorevole per la spesa per investimenti e l’attività di investimento. Scorgiamo inoltre segnali positivi in Germania, dove i dati sulla produzione manifatturiera hanno raggiunto il punto di minimo e si registra un’accelerazione della domanda interna.I nostri portafogli azionari europei sono nel complesso neutrali sull’Italia, ma nutriamo seri timori sul modo in cui sarà gestita la prossima recessione, alla luce del maggiore indebitamento del paese. Tra l’altro, i portafogli europei sottopesano il valore rispetto alla crescita di qualità, seppur in misura minore rispetto agli ultimi anni. La posizione settoriale più ampia è il sovrappeso sui titoli industriali rispetto a quelli finanziari, per trarre beneficio dall’espansione ciclica. Nel contesto di crescita economica da noi previsto gli utili bancari potrebbero aumentare rapidamente, ma non è chiaro se ogni impulso al reddito dovrà fare i conti con rinnovate pressioni regolamentari verso il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali o la distribuzione di capitale ad altri soggetti coinvolti.
Nel frattempo, in Giappone prosegue la ripresa di lungo periodo e finora le insidie politiche sono state evitate, mentre i cambiamenti strutturali continuano a pieno ritmo. Più che un fattore di stimolo, l’esposizione alla crescita della domanda cinese è divenuta fonte di preoccupazione, e il Giappone è stato tutt’altro che immune dal deprezzamento che ha colpito altri mercati asiatici. Il nostro scenario di riferimento per l’Asia (Giappone escluso) prevede fondamentali persistentemente solidi che giustificano prospettive favorevoli per le azioni, ma questa analisi ha risentito notevolmente degli interventi protezionistici di Washington. Riteniamo che la netta flessione delle valutazioni osservata quest’anno rappresenti un deprezzamento del mercato più che una misura del crollo che potrebbero subire gli utili futuri.Soffermandoci più specificamente sulle condizioni finanziarie, abbiamo assistito a un calo delle valutazioni piuttosto pronunciato in tutti i mercati azionari. Questa dinamica ha coinciso con un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e con il progressivo innalzamento dei tassi d’interesse USA a opera della Federal Reserve. Nonostante l’incremento dei rendimenti, continuiamo a diffidare dei titoli di Stato. Secondo le nostre stime, la capacità inutilizzata nell’economia statunitense è ridotta, di conseguenza è improbabile che la Fed rallenti il suo processo di inasprimento nel prossimo futuro. Inoltre, i tentativi di invertire la globalizzazione reintrodurranno strozzature dal lato dell’offerta di beni e servizi che non promettono nulla di buono per il trade off tra crescita e inflazione.
Al di fuori degli Stati Uniti, i rendimenti delle obbligazioni europee sono troppo bassi rispetto alle stime del tasso neutrale e attualmente nei portafogli obbligazionari ciò si traduce in una maggiore presenza dei titoli di Stato USA rispetto a quelli europei. Le prospettive dei Gilt dipendono dall’esito della Brexit e non vi sono certezze sull’andamento dei loro rendimenti nei diversi scenari potenziali dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. I premi al rischio di credito appaiono ragionevoli e in linea con le medie di lungo periodo. Sebbene il volume del debito corporate sia molto elevato in termini storici, attualmente anche il parametro creditizio più importante, ossia la copertura degli oneri finanziari, è nettamente maggiore.
Quest’anno abbiamo assistito a continue revisioni al rialzo delle stime relative agli utili e ai ricavi in tutti i mercati sviluppati, dal momento che le prospettive economiche non hanno risentito del protezionismo. Abbiamo osservato gli interventi della Cina sul fronte della politica monetaria e fiscale finalizzati a compensare l’impatto negativo dei dazi doganali statunitensi. Inoltre, l’aumento dei tassi di sconto nei mercati azionari, dei titoli di Stato e delle obbligazioni societarie ha penalizzato gli investitori che cercavano rifugio negli attivi “sicuri” con i rendimenti più contenuti, ma esposti all’incremento sincronizzato dei tassi di sconto.I mercati finanziari appaiono fragili, ma la protezione offerta dagli attivi “sicuri” sembra destinata a rimanere illusoria. Continuiamo quindi a privilegiare le azioni, gli immobili e le materie prime, tenendo gli occhi bene aperti. In ambito azionario privilegiamo i mercati che evidenziano un’espansione degli utili sottovalutata in aree geografiche che dovrebbero beneficiare della crescita economica globale persistentemente sostenuta. (immagine: columbia threadneedle investments)

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La microplastica nel sale da cucina

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

Ben 36 dei 39 campioni di sale da cucina analizzati, provenienti da diverse nazioni inclusa l’Italia, contenevano frammenti di plastica inferiori ai 5 millimetri, meglio noti come microplastiche. Lo rivela una recente ricerca scientifica, pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Science & Technology nata dalla collaborazione tra Greenpeace e l’Università di Incheon in Corea del Sud. Dall’indagine, che ha preso in esame campioni di sale marino, di miniera e di lago, risulta che 36 campioni erano contaminati da microplastica costituita da Polietilene, Polipropilene e Polietilene Tereftalato (PET), ovvero le tipologie di plastica più comunemente utilizzate per produrre imballaggi usa e getta. «Numerosi studi hanno già dimostrato la presenza di plastica in pesci e frutti di mare, acqua di rubinetto e adesso anche nel sale da cucina. Questa ricerca conferma la gravità dell’inquinamento da plastica e come per noi sia ormai impossibile sfuggire a tale contaminazione» dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. «È necessario fermare l’inquinamento alla radice ed è fondamentale che le grandi aziende facciano la loro parte riducendo drasticamente l’impiego della plastica usa e getta per confezionare i loro prodotti», conclude. Questa ricerca, la prima condotta su vasta scala e tale da permettere un’analisi comparata della presenza di microplastiche in campioni di sale da cucina provenienti da numerose aree geografiche, ha consentito anche di correlare i livelli di inquinamento riscontrati nel sale con l’immissione e il rilascio di plastica nell’ambiente. Infatti, di tutti i campioni analizzati quelli provenienti dall’Asia hanno registrato i livelli medi di contaminazione più elevati con picchi fino a 13 mila microplastiche in un campione proveniente dall’Indonesia che, secondo studi recenti, è seconda per l’apporto globale di plastica nei mari.In generale nei campioni di sale marino è stata osservata una maggiore presenza di microplastiche (compresi tra 0 e 1674 microplastiche per chilo, escludendo il campione indonesiano), seguiti dai campioni provenienti da laghi salati (compresi tra 28 e 462 microplastiche per chilo) e dalle miniere (compresi tra 0 e 148 microplastiche per chilo). Anche i tre campioni di sale provenienti dall’Italia, due di tipo marino e uno di miniera, sono risultati contaminati dalle microplastiche con un numero di particelle compreso tra 4 e 30 unità per chilogrammo. Inoltre, in base ai risultati della ricerca e, considerando l’assunzione media giornaliera di 10 grammi, un adulto potrebbe ingerire, solo attraverso il consumo di sale da cucina, circa 2 mila pezzi di microplastiche all’anno considerando la concentrazione media di microplastiche in tutti i sali analizzati e fino a 110 sulla base del dato italiano peggiore. (fonte: greenpeace)

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Legittima difesa, Maullu(FI): “Ddl positivo, ma restano punti da chiarire”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

“Il testo del ddl sulla legittima difesa, a prima vista, sembrerebbe abbastanza soddisfacente. Penso all’inasprimento delle pene per i ladri, portate a un massimo di 7 anni, o al fatto che le spese legali per chi si difende saranno pagate direttamente dallo Stato, e non più da chi ha esercitato la legittima difesa. Positivo, dal mio punto di vista, è anche il fatto che la legittima difesa verrà riconosciuta anche a chi dovesse trovarsi in uno stato di “grave turbamento” a causa di un furto o di un’effrazione. Non si tratta di Far West, come ha provato a sostenere qualche esponente di sinistra, ma del sacrosanto diritto di esercitare la difesa, che per quanto mi riguarda è da considerare sempre legittima. Per quanto rimangano alcuni punti da chiarire, come l’imputabilità delle vittime dei reati, ritengo che il progetto di riforma, nel complesso, vada nella giusta direzione”.
Perr quanto riguarda, invece, “Fratelli d’Italia si giudica il testo licenziato dalla Commissione giustizia sulla legittima difesa non soddisfacente e ben lontano dallo spirito del disegno di legge che avevamo presentato. In sede di discussione degli emendamenti avevamo cercato di apportare correzioni al testo, soprattutto sul tema della discrezionalità del giudice nel valutare la legittima difesa dell’aggredito, che a nostro avviso nel testo approvato è troppo ampia. Fratelli d’Italia ritiene che la difesa da parte di chi vede la propria incolumità in abitazione o luogo di lavoro a rischio sia sempre legittima ed in Aula continueremo a lavorare in tal senso. A tal proposito ci appelliamo a Forza Italia ed alla Lega, che come noi avevano sottoscritto in campagna elettorale un programma per rafforzare la legittima difesa, affinchè si tenga fede a quanto promesso agli elettori. Si eviti di approvare un testo di legge che, anzichè aumentare la sicurezza renda la difesa personale più incerta e soggetta alle valutazioni di un magistrato”. Lo dichiarano i senatori di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, capogruppo in Commissione Giustizia e Raffaele Stancanelli, vicepresidente della Commissione Giustizia.

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Antisemitismo, Israele, pregiudizio antisraeliano

Posted by fidest press agency su sabato, 20 ottobre 2018

By Ugo Volli. In questo periodo si rievoca l’anniversario del più vasto crimine della Shoah in Italia, la terribile retata nazifascista che decimò la comunità ebraica di Roma il 16 ottobre del 1943. Fra i ricordi meglio riusciti c’è stata la bella e commovente trasmissione di Alberto Angela, egli stesso nipote del medico Carlo Angela Giusto delle Nazioni che nella sua clinica salvò molti ebrei perseguitati dai nazisti.
Queste rievocazioni sono giuste e necessarie per preservare la memoria di un crimine che deve interpellare ancora oggi la coscienza di tutti. Ed è giusto, doveroso, l’impegno a non dimenticare e a impedire che l’orrore si ripeta in futuro. Ma qual è la lezione che bisogna trarre dai crimini nazisti, che cosa bisogna combattere oggi per impedire che l’orrore rinasca? Condannare i resti del neonazismo e il negazionismo che vi si accompagna è un ovvio dovere, ma non basta. Le accuse polemiche di fascismo e anche di nazismo in un mondo politico molto polarizzato come il nostro fioccano di frequente, ma se si va a vedere chi si identifica davvero con i nazisti, chi difende Hitler e le SS, chi nega che la Shoah sia accaduta o abbia avuto le dimensioni epocali che sappiamo, è chiaro che sono pochissimi e squalificati, almeno se guardiamo all’Europa. Nel mondo islamico, dove i “Protocolli del Savi di Sion” e “Mein Kampf” sono best seller e molti sui media pubblicamente rimpiangono che il nazismo non abbia finito il suo lavoro, è un altro discorso.
Utilizzare la Shoah per la polemica politica contemporanea, compiere quella che qualcuno ha chiamato la “redutio ad hitlerum” dei propri avversari, è un errore grave. Perché dire che quel che succede oggi è come quel che accadde durante il nazismo implica anche che gli eventi di allora sono come quelli di oggi: chiaramente non troppo gravi, tanto che ne parliamo tranquillamente. E dunque farlo, anche con le migliori intenzioni, significa mancare di rispetto alle vittime della Shoah e a chi ne ricorda personalmente la perdita. Dunque banalizzare, sottovalutare gravemente il genocidio.E allora da dove viene il pericolo e quale può essere la difesa contro una ripetizione? Bisogna prendere atto che la maggior parte del mondo ebraico e di quello occidentale – almeno quello degli intellettuali e dei politici più accreditati dai media in Europa e in Nord America- hanno preso su questo punto due strade molto diverse. In Europa è politicamente corretto pensare che i crimini del nazismo derivino dal nazionalismo, ne siano lo sviluppo estremo e quasi inevitabile. Inoltre si pensa che l’antisemitismo sia una delle forme del razzismo. Nazionalismo e razzismo si identificherebbero e produrrebbero odio per gli stranieri, e di qui verrebbero i crimini del nazismo.Dunque per combattere il ritorno del male bisognerebbe lottare contro la xenofobia eliminando il nazionalismo e, e cioè cercare di dissolvere le nazioni europee in un contenitore pochissimo definito culturalmente e anzi programmaticamente vago come l’Unione Europea, rinunciare alle tradizioni culturali, politiche e religiose “accogliendo” abbastanza stranieri che non le condividono affatto per renderle obsolete e minoritarie, favorire politiche e insegnamenti “interculturali” che assorbano e possibilmente cancellino le specificità delle nazioni europee. Che la diagnosi di partenza sia sbagliata, è facilissimo mostrarlo. Gli ebrei non erano affatto dei nuovi immigranti in Europa: quelli di Roma, i più antichi di tutti, erano arrivati almeno dai tempi di Giulio Cesare, ma in tutt’Europa erano presenti da un millennio e più. Dunque non è corretto né il paragone con l’immigrazione, né la diagnosi di xenofobia. La persecuzione degli ebrei risale a tempi in cui non solo le teorie del razzismo non erano state formulate, ma la parola “razza” non esisteva. L’antisemitismo non nasce col razzismo, al contrario il razzismo è solo un pretesto per un odio assai più antico. Ma soprattutto il nazismo non è stato un movimento legato all’idea di nazione, (sempre spazialmente limitata da altre nazioni), ma al contrario il tentativo di un impero universale degli esseri umani “superiori”. Esso non a caso si chiamava proprio “III Reich”, terzo impero, riecheggiando gli esempi romani e medievali e nell’ideologia nazista doveva abbracciare tutta la terra per un tempo lunghissimo, portando naturalmente pace e felicità. In molti stati davvero nazionali, dall’Inghilterra alla Danimarca, fino alla piccola Bulgaria, la Shoà trovò ostacoli proprio nella fierezza nazionale di governanti che volevano difendere l’intero loro popolo, ebrei inclusi.L’alternativa, come propone il filosofo israeliano Yoram Hazony nel suo bellissimo libro recente “The virtue of Nationalism”, è quella che era stata vista già in anticipo da Theodor Herzl, e poi realizzata da David Ben Gurion. Gli israeliani (e buona parte degli ebrei in generale) pensano che il modo per prevenire la persecuzione di piccole minoranze non convenzionali come gli ebrei sono da sempre, è la loro autodeterminazione nazionale, la fondazione di uno stato, la tutela delle tradizioni linguistiche, culturali e religiose, l’autodifesa contro i genocidi. L’essere insomma una libera nazione fra libere nazioni, non farsi riassorbire né in un impero del male com’è stato quello nazista, né in imperi che pretendono di essere del bene come è stata l’Urss e oggi tende a essere l’Unione Europea. Naturalmente perché le nazioni continuino a esistere invece di dissolversi nel calderone universalista dell’Europa e del mondo, bisogna che si impegnino a mantener viva la propria cultura, a soccorrere sì coloro che ne hanno bisogno ma senza perdere la propria specificità. E’ la politica di Israele, che ha caratterizzato l’impresa sionista dalle origini fino a oggi.L’Unione Europea detesta gli ebrei per la stessa ragione per cui l’ha fatto per due millenni la cristianità, poi l’Islam e il comunismo: per il suo rifiuto di farsi riassorbire, per l’ostinato attaccamento alla propria identità, per il suo essere il prototipo delle nazioni. Gli europei illuminati, che considerano le nazioni fonte di ogni male, arrivano a vedere nella difesa dello stato nazionale ebraico gli stessi sintomi che, sbagliando, leggono nella loro storia: nazionalismo, xenofobia. Per questo spesso hanno la faccia tosta di dire che Israele “è razzista” o “si comporta come i nazisti”. Non perché vi siano officine di morte o perché i palestinesi siano vittime di stermini – bastano i numeri della demografia a mostrarlo. Ma perché pensano che voler continuare a essere ebrei e ad avere uno stato ebraico sia un crimine. Purtroppo per loro, gli ebrei sono ben decisi a deluderli. Non vogliono farsi cancellare con nuove stragi; ma neppure sono disposti a suicidarsi culturalmente e ad aprire le porte a chi li vorrebbe eliminare. La loro risposta ai rischi di una nuova Shoah si chiama Stato di Israele.

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Difesa del patrimonio culturale italiano

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

“Fratelli d’Italia da sempre si è schierata a difesa del patrimonio culturale nazionale, simbolo dell’identità e della millenaria civiltà italiana. Tuttavia ha mostrato perplessità sulla scelta di recuperare la pdl Orlando-Franceschini già superata dalla Convenzione di Nicosia la cui ratifica costringerà il Parlamento a tornare sulla questione. In commissione e in aula abbiamo offerto diverse proposte emendative che sono state recepite dalla maggioranza ed inserite nel testo. Sono stati inoltre approvati tre odg di FDI che impegnano il governo ad istituire un Fondo nazionale per la tutela e la conservazione dei beni culturali, per dotare di maggiori risorse il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e per valutare interventi che riconoscano autonoma tutela ai centri storici al di là della politica meramente vincolistica. Da parte di Fratelli d’Italia dunque c’è una parziale soddisfazione per l’approvazione del testo ma siamo convinti che si sarebbe potuto fare di meglio”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati di fratelli d’Italia Carolina Varchi e Ciro Maschio.

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Banche: Riforma penalizza soci

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

“Con la riforma delle banche di credito cooperativo, pronta a partire dall’inizio del nuovo anno, sembrerebbe che i soci cooperatori non potranno né cedere le loro quote, né esercitare il diritto di recesso diventando di fatto ostaggi delle nuove banche”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi commentando la nuova norma “ritenuta da giuristi autorevoli incostituzionale”.
“Un’assurdità è diventata possibile – continua il senatore de Bertoldi – e i cittadini italiani, soci delle banche di credito cooperativo, stanno perdendo il loro diritto di vendere le quote rappresentative in qualità di proprietari delle banche. Sono circa 1,3 milioni di italiani che stanno per essere espropriati, per legge e senza indennizzo, della quota capitale che hanno deciso di affidare alla propria banca”.”Il governo sta sottovalutando le conseguenze di questa riforma ed è per questo che ho presentato apposita interrogazione parlamentare chiedendo al ministro dell’economia e delle finanze di esaminare attentamente le criticità e gli effetti derivanti dall’articolo 2 comma 1 della legge 49/2016 che genera questo problema arrecando gravi danni ai soci delle bcc. È necessario trovare una soluzione alternativa e rivedere l’intero impianto normativo della riforma delle bcc altrimenti da fine anno, quando la norma sarà in vigore, si rischia di stravolgere le finalità storiche del sistema del credito cooperativo” conclude il senatore FdI.

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Progetto nazionale di educazione ambientale di Marevivo “Nauticinblu”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 ottobre 2018

Quest’anno, rispetto al precedente, raddoppia il coinvolgimento degli istituti passando da 8 a 14 nautici in tutta Italia. Scopo del percorso eco didattico è far acquisire ai futuri professionisti del mare nuove competenze sulla tutela dell’ambiente e del mare in modo da integrare la loro formazione tecnica.
Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno di MSC Cargo, MSC Crociere, Caronte&Tourist, Grimaldi Lines, Castalia, e la collaborazione delle Capitanerie di Porto.
Nauticinblu porterà la salvaguardia del mare tra i banchi di scuola raggiungendo circa 1.500 studenti. Al Sud gli istituti nautici di Palermo, Messina, Catania, Sorrento, Ischia, Bagnoli e Bari; al Centro Roma, Civitavecchia, Ancona ed Ortona; a Nord troviamo invece Genova, La Spezia, e Venezia.L’attività di educazione ambientale punta a creare nuovi profili professionali, utili non solo al mondo della nautica, della portualità, della logistica e della blue economy ma in grado di investire su un’economia del mare che valorizzi e protegga l’ecosistema e l’ambiente. I ragazzi parteciperanno a un laboratorio condiviso, sia dentro che fuori dall’aula, che gli permetterà di confrontarsi e sviluppare una maggiore sensibilità sulla salvaguardia del mare. Novità di quest’anno è l’introduzione, in tutti gli istituti coinvolti, di un’attività di citizen science (termine utilizzato per indicare una ricerca scientifica cui partecipano semplici cittadini). Gli studenti contribuiranno al progetto Seacleaner a cura del CNR-ISMAR e dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia). Guidati dai ricercatori, saranno impegnati nel monitoraggio delle spiagge, nella catalogazione della beached marine litter (la spazzatura marina spiaggiata), nell’analisi dei dati raccolti e nel calcolo del tasso di accumulo mensile. Questo approccio consentirà di raccogliere una grande quantità di dati, e allo stesso tempo permetterà ai ragazzi di partecipare attivamente ad una ricerca scientifica e vivere così un’esperienza diretta sul campo. «L’aumento del capitale economico – commenta Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo – non deve avere ripercussioni sul capitale naturale. È fondamentale quindi educare i futuri professionisti del mare alla sostenibilità. Siamo felici che per questa edizione abbiamo la possibilità di lavorare su più istituti, a dimostrazione dell’interesse delle scuole e dei ragazzi d questo progetto e ci auguriamo ben presto di riuscire a coprire tutti i 47 istituti nautici italiani».

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Ricerca di soluzioni alle morti nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

In vista dell’incontro di questa settimana dei Capi di stato e di governo dell’Unione Europea, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’OIM, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni, lanciano un appello congiunto ai leader europei affinché adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel Mar Mediterraneo, che quest’anno hanno raggiunto un tasso record.I leader delle due organizzazioni richiamano l’attenzione sul fatto che in alcuni Paesi il dibattito politico su rifugiati e migranti, in particolare coloro che arrivano via mare, ha raggiunto livelli di tensione pericolosamente alti, nonostante gli arrivi in Europa siano diminuiti. Lo scontro politico alimenta timori inutili, rendendo più difficile la collaborazione tra i Paesi e impedendo di compiere progressi nella ricerca di soluzioni.
“L’attuale tenore del dibattito politico – che ci dipinge un’Europa sotto assedio – non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.“I pericolosi flussi migratori illegali non sono nell’interesse di nessuno. Insieme dobbiamo investire di più per promuovere una migrazione regolare, potenziare la mobilità e l’integrazione per favorire la crescita e lo sviluppo a vantaggio delle due sponde del Mediterraneo”, ha dichiarato Antonio Vitorino, Direttore Generale dell’OIM.Dall’inizio dell’anno i decessi sono stati oltre 1.700: questo significa che il tasso di morti e dispersi durante le traversate nel Mar Mediterraneo è drasticamente aumentato. Solo nel mese di settembre, una persona su otto è morta o scomparsa nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, in gran parte a causa di una riduzione nella capacità di ricerca e soccorso.Oltre alla necessità di migliorare la capacità di ricerca e soccorso, l’UNHCR e l’OIM hanno proposto un accordo regionale attuabile che renderebbe le operazioni di sbarco e accoglienza prevedibili e rapide.L’UNHCR e l’OIM sollecitano i leader europei a orientare le discussioni di questa settimana sulle soluzioni pratiche che vanno adottate con estrema urgenza e sulla necessità di garantire che le responsabilità siano debitamente condivise tra gli Stati europei. Allo stesso tempo, accogliamo con favore i progressi compiuti finora da alcuni Stati membri dell’UE per arrivare a una condivisione delle responsabilità nell’attuare soluzioni per la ricerca, il salvataggio e le operazioni successive allo sbarco di rifugiati e migranti.
L’UNHCR e l’IOM rammentano inoltre ai leader europei di rimanere concentrati sull’attuazione delle priorità già concordate in precedenza nella Dichiarazione politica e nel Piano d’azione di La Valletta, in cui gli Stati esprimevano profonda solidarietà nell’affrontare le cause primarie alla base dei flussi migratori forzati e irregolari, sostenendo al tempo stesso i Paesi che accolgono un gran numero di rifugiati e migranti.È inoltre necessario un sostegno maggiore e più efficace da parte dei leader dell’UE per lo sviluppo di soluzioni strutturali a lungo termine che possano migliorare le condizioni nei Paesi di origine e di transito, affinché le persone abbiano la possibilità di condurre una vita dignitosa.

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Disegno di legge sulle isole minori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

E’ stato approvato in aula rappresenta una buona base perché contiene disposizioni volte alla valorizzazione e allo sviluppo delle isole minori, tuttavia alcuni temi non hanno avuto risposte”. Così il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra che precisa come “Nonostante le criticità, si apra un percorso virtuoso per gli abitanti delle isole. Anche se, ai buoni propositi della legge, purtroppo non sono state assegnate le risorse adeguate e per questo la zona Franca, che avevamo proposto, sarebbe stato l’unico elemento per dare gambe immediate allo sviluppo”.”Per Fratelli d’Italia l’economia turistica costituisce il motore trainante della crescita e dello sviluppo economico del nostro Paese. Con l’emendamento che avevamo presentato, e ci dispiace che sia stato respinto, chiedevamo appunto l’istituzione di una zona franca. Permettere a questi territori di usufruire di agevolazioni fiscali, come l’esenzione dall’applicazione dell’IVA anche sui servizi turistici – continua il senatore La Pietra – avrebbe consentito di aumentare la competitività delle attività economiche allungando la stagione turistica e favorendo l’attrazione di importanti investimenti nel territorio, compensando così le difficoltà di quei territori dove i costi di produzione sono molto più alti rispetto al resto d’Italia a causa dell’assenza di infrastrutture e dell’alto costo dei trasporti e dell’energia”. “Se si vuole che le isole minori, che hanno una propria identità storica, amministrativa e culturale, non restino animate solo dai turisti durante il periodo estivo, allora sarà necessario introdurre altre misure, anche di natura fiscale. Per questo, continueremo il nostro impegno, con il DDL sulla costituzione di una zona Franca nelle isole minore, che avrà il suo iter parlamentare indipendente da questa legge quadro oggi approvata”, conclude il senatore La Pietra.

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Editoria: Riffeser, pronti al confronto ma nel rispetto reciproco

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

“I governi sono assolutamente liberi di assumere le decisioni che ritengono necessarie ed opportune, ma non possiamo accettare denigrazioni e minacce al lavoro di editori e giornalisti che ogni giorno si impegnano per stampare quotidiani a periodici che informano oltre 40 milioni di lettori.”Così il Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, in una lettera inviata al sottosegretario Vito Crimi per avere risposte chiare “che permettano alle imprese di comprendere a pieno il contesto politico nel quale dovranno operare e definire obiettivi e piani industriali” (lettera allegata).
“L’attuale Governo – ha poi dichiarato Riffeser – sta intervenendo sull’informazione in maniera esattamente contraria a quanto stanno facendo gli altri Paesi europei, impegnati a sostenere le profonde trasformazioni di un settore strettamente connesso all’esercizio del diritto costituzionale di informare, di informarsi e di essere informati”.La Fieg è stata ed è sempre disponibile al confronto – scontrandosi a volte con pregiudizievoli dinieghi – nella consapevolezza di operare non esclusivamente in favore degli interessi degli editori, ma di quelli dell’intera filiera, giornalisti, poligrafici e edicolanti, 60.000 lavoratori che con la loro quotidiana attività costituiscono un baluardo della libertà di stampa e della democrazia.La Federazione degli editori negli ultimi mesi ha anche avviato importanti interventi ed iniziative con la collaborazione di enti, istituzioni e autorità che hanno a cuore la ricerca di soluzioni per i problemi del settore.Gli editori italiani ribadiscono la disponibilità ad incontrare il Governo, le Assemblee, le Commissioni e i Gruppi parlamentari per spiegare con pacatezza e senso di realtà la preoccupante situazione del settore e i rischi che sicuramente deriverebbero dall’assenza dei necessari interventi.

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Difesa e razionalizzazione spese militari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

(GRNET.IT) Nella nota stampa diffusa dal Consiglio dei Ministri sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019 – 2021 (disegno di legge)”, al punto 14 è prevista una “Riduzione delle spese militari pari ai fondi necessari per la riforma dei Centri per l’impiego”.
GrNet.it, il sito di news su Sicurezza e Difesa, interpellando fonti della Difesa, ha appreso che “Non si tratta nello specifico di tagli, bensì di razionalizzazione della spesa, perché andremo a sospendere l’implementazione di alcuni programmi, in particolare quello NH elicotteri, per un recupero di risorse pari a circa 370 milioni nel 2018/2019. Si tratta di programmi che la Difesa condivide col Mise”.
“Dopo di che – viene specificato – ci sarà sì un taglio, quello del “Pentagono italiano” per un valore di 1,2 miliardi di euro risparmiati sul pluriennale. Nello specifico, recupereremo circa 50 milioni di euro nel 2018/2019. Del famoso Pentagono lasceremo solo gli alloggi militari, che saranno realizzati. Infine la sospensione del programma CAMM ER. Il risparmio complessivo sarà appunto di circa 500miloni”.I missili CAMM ER (Common Anti-air Modular Missile Extended Range) appartengono alla famiglia dei sistemi missilistici CAMM, la prossima generazione di missili per la difesa aerea.
Il Pentagono italiano fu progettato dal precedente ministro della Difesa Roberta Pinotti, e prevedeva la costruzione a Centocelle di infrastrutture dove ospitare i vertici di tutte le forze armate, ipotizzando di conseguenza un risparmio nella gestione, oltre alla possibilità di immettere sul mercato immobili di pregio. “Né oggi né mai sarà toccato un solo euro degli stipendi dei militari e tutto ciò che riteniamo strategico per il paese” viene infine sottolineato dalla Difesa. (GRNET.IT)

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Com’è cambiato il mestiere del giornalista in mezzo secolo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Il Sessantotto e la Legge Basaglia. Due eventi storici che, a distanza rispettivamente di 50 e 40 anni, Glocal vuole ricordare con un occhio particolare: quello di chi li ha vissuti dall’interno delle redazioni. La settima edizione del Festival del giornalismo digitale, in programma a Varese dall’8 all’11 novembre, fa un salto nel passato con l’intenzione di guardare a due momenti che hanno cambiato la società per trarne spunti per il futuro. «In mezzo secolo sono cambiati gli strumenti, ma è cambiato anche il modo di raccontare gli eventi», ricorda Marco Giovannelli, ideatore di Glocal e direttore di Varesenews. «Dal passato però possiamo trarre importanti spunti per capire come si è evoluto il mestiere del giornalista; come è cambiato il giornalismo di inchiesta e come alcuni fenomeni hanno modificato il nostro modo di guardare e raccontare i fatti e la società».Tra i 60 eventi in programma nei quattro giorni di festival, due sono dedicati in particolare a questi momenti storici. Con “Liberi tutti: giornalismo d’inchiesta, letteratura e ricerca a 40 anni dalla Legge Basaglia”, il 9 novembre nella Sala Varesevive Glocal affronta la prima ricorrenza. Come è stata raccontata la vita nei “manicomi”? Quanto è stato importante il lavoro dei giornalisti per arrivare alla fine di una legislazione speciale e alla restituzione di diritti ai malati? Le risposte sono affidate ad Alberto Gaino, esperto di cronaca giudiziaria e autore del libro “Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione” nel quale ricostruisce le storie di alcuni giovanissimi internati a “Villa Azzurra” nella provincia di Torino. Grazie alla cartelle cliniche, Gaino ripercorre la vita di alcuni dei bambini reclusi non perché realmente malati ma perché avevano problemi a scuola o solamente facevano parte di una famiglia troppo numerosa. L’ospedale psichiatrico di Torino è stato nei suoi centocinquant’anni di vita un’immensa “discarica” umana in cui sono state rovesciate, come rifiuti organici, generazioni di uomini e donne, e bambini, tutti vulnerabili. Accanto a Gaino, Isidoro Cioffi, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze negli ospedali dell’Asst Sette Laghi, nonché strenuo sostenitore della lotta allo stigma e della rivoluzione culturale introdotta dalla Legge Basaglia. Una legge che «fu scritta per scopi economici, un allegato della legge di bilancio», osserva il medico. «Era legata al contenimento della spesa, troppo elevata. Gli sviluppi, però, sono stati rivoluzionari, hanno sgretolato un muro che ha garantito a tutti pari diritti e dignità».
Nel corso dell’incontro prevista la proiezione di video con le immagini raccolte nell’ex ospedale di Bizzozero poco prima che fosse chiuso e smantellato.Un’intera serata è invece dedicata al “Sessantotto in redazione”. L’8 novembre al teatrino Santuccio, Michele Mezza, Michele Brambilla e Raffaele Fiengo presentano una performance multimediale per incontrare i personaggi e le idee che hanno costruito la società dell’informazione. Attraverso filmati e drammatizzazioni è possibile rivivere il percorso avviato nel 1968 che ha determinato la transizione dai giornali alla rete così come la conosciamo oggi. Come ha detto Mezza in una recente intervista pubblicata sulla rivista Pandora: «Il ‘68, o meglio il ‘64 americano, è il momento in cui la palla di neve del digitale diventa una vera valanga. Il momento che io considero topico è proprio alla fine del ‘64, quando Mario Savio, a Berkeley lancia il movimento del free speech. In pochi mesi, negli stessi posti, le stesse persone, con gli stessi valori, e gli stessi obiettivi, passano dalla mobilitazione anti autoritaria al free software, aprendo una nuova era in cui appunto l’informatica diventa tecnologia di libertà».

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Elettricità: come essere preparati alla “rivoluzione” del settore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 ottobre 2018

Quando l’elettricità si chiamava “luce” e i consumatori erano “utenti”, la base del sistema energetico era assicurato dalle grandi centrali termoelettriche. Oggi non esiste più quel mondo e la transizione energetica sta portando un cambiamento radicale nel modo di produrre, di consumare e di pensare l’energia. Gli impianti da fonti rinnovabili sono sempre più economici ma discontinui; le tecnologie stanno cambiando in via irreversibile lo scenario. Il chilowattora non sarà più un semplice prodotto ma un vettore di servizi quali riscaldamento, sicurezza, illuminazione, climatizzazione, trasporti e così via. Intanto, dopo anni di prezzi calanti, le quotazioni sul mercato elettrico sono risalite bruscamente in poco tempo: perché questo rialzo, e quanto durerà?
Per Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys “il nuovo mercato necessita di una visione nuova, poiché sono cambiati i modelli e la struttura che lo facevano funzionare, così come l’avevamo conosciuto fino a ieri. Bisognerà capire, a questo punto, quale impatto potranno avere sia la riduzione dei costi derivanti dalle tecnologie rinnovabili, sia gli investimenti necessari per infrastrutture, accumuli e servizi innovativi per gestire la maggiore complessità sul sistema che ne deriverà”.

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Dubai: Esposizione Universale del 2020

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Inizia la settimana che segna i due anni dall’apertura di Expo 2020 Dubai, la prima esposizione universale che si svolge in un Paese arabo, cinque anni dopo l’Expo di Milano del 2015. Nei prossimi giorni numerosi sono gli eventi e le iniziative che in tutta Italia saranno dedicate a promuovere e a valorizzare i temi della partecipazione italiana all’Expo del 2020.Si comincia oggi all’Università’ degli Studi di Milano-Bicocca con il lancio della collaborazione con il Commissariato italiano del progetto scientifico e formativo sui temi dell’acqua, della sostenibilità, della biodiversità e della tutela delle specie marine per poi proseguire in Regione Lombardia con l’annuncio di un grande concorso indetto in collaborazione con Politecnico di Milano e Camera di Commercio di Milano per i giovani designer italiani che vogliono confrontarsi e competere per portare a Dubai le loro idee e le loro opere d’ingegno.
Mercoledì 17, la Joint Italian Arab Chamber of Commerce (JIACC) ospita a Roma, nella sede di Confindustria, il secondo Italian Arab Business Forum, a cui parteciperà, tra gli altri, oltre al Commissario Generale dell’Italia per Expo 2020 Dubai, Paolo Glisenti, un’importante delegazione economica proveniente dagli Emirati Arabi Uniti e guidata da Ministro dell’Economia degli EAU, H.E.Sultan bin Saeed Al Mansoori. Si tratta della seconda edizione di una manifestazione il cui obiettivo è rafforzare le relazioni tra l’Italia, gli Emirati Arabi Uniti e tutto il mondo Arabo, attraverso l’incremento dei flussi commerciali e degli investimenti bilaterali, anche in vista della prossima Esposizione Universale che si svolgerà a Dubai nel 2020.
Venerdì 19, il Milan Center for Food, Law and Policy, nato con Expo Milano 2015 e presieduto da Livia Pomodoro, organizza la conferenza stampa di presentazione del Forum Internazionale “Nuovo Artico, Vecchio Mediterraneo” che si svolgerà il 13 e il 14 novembre a Genova. Nella giornata di presentazione si darà inizio al grande dibattito internazionale sui temi oggetto della collaborazione con Expo Dubai 2020 che, dall’Artico al Mediterraneo, affronterà le complesse questioni legate alla regolamentazione internazionale e alla tutela dei diritti, alla sostenibilità e al climate change, alla presenza di importanti ospiti nazionali e internazionali.Lo stesso giorno in collaborazione con l’Acquario di Genova, l’Acquario di Milano e il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, l’Università di Milano-Bicocca presenta la mostra: “Meduse, universo trasparente” e la composizione del nuovo brano musicale “Dialogo con il mare” scritto appositamente per l’Esposizione Universale che si terrà a Dubai.
A Matera, sabato 20 in occasione dell’ECoC family meeting delle Capitali europee della Cultura ci sarà la presentazione da parte del Commissario Paolo Glisenti del progetto di collaborazione con Matera 2019 e di come l’Expo di Dubai 2020 rappresenti la piattaforma ideale per la promozione internazionale delle produzioni culturali originali e per il consolidamento e la nascita di partnership europee e internazionali.
Il 22 a Roma a Palazzo Venezia si svolgerà l’incontro organizzato dal MIUR-Futura Italia “La Scuola italiana verso Expo 2020 Dubai, connettere e promuovere innovazione. Cultura digitale e formazione esperienziale”, alla presenza del Commissario Generale di Expo 2020 Dubai, gli Ambasciatori di alcuni dei Paesi partecipanti ad Expo 2020, del direttore del World Water Assessment Programme (WWAP) dell’UNESCO e di altri importanti ospiti internazionali. Si parlerà dei numerosi progetti della scuola italiana in occasione del grande appuntamento internazionale di Dubai 2020, della scuola italiana protagonista dal G7 al G20 delle simulazioni (hackathon) internazionali, del punto di vista della scuola italiana sulle risorse idriche con i ragazzi vincitori dei world water- hack, di design e di architettura del futuro con il primo hack della scuola sull’edilizia scolastica, dello sport del futuro al tempo dei big data, della parità di genere, della partecipazione della scuola italiana al Global Education and Skills Forum di Dubai e di molto altro.Parte così un percorso il cui sviluppo si intensificherà nei prossimi mesi e che coinvolgerà tutti i territori italiani e le nostre eccellenze per creare un progetto complessivo che porterà l’Italia ad uno degli eventi più attesi del prossimo decennio, occasione unica per la promozione e l’internazionalizzazione del nostro sistema Paese.
Per l’Esposizione, che cadrà nel 50° anniversario della fondazione degli Emirati Arabi Uniti sono previsti 25 milioni di visitatori, in larga parte provenienti dall’area ME.NA.SA (Middle East, North Africa, South Asia).

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16 ottobre 1943: la deportazione degli ebrei di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

La “soluzione finale” per gli ebrei romani arriva il 24 settembre 1943 con l’ordine da Berlino di “trasferire in Germania” e “liquidare” tutti gli ebrei “mediante un’azione di sorpresa”. Il telegramma riservatissimo è indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma. Nonostante il colpo delle leggi razziali, gli ebrei a Roma non si aspettano quello che sta per accadere: Roma è “città aperta”, e poi c’è il Papa, sotto l’ombra della cupola di San Pietro i tedeschi non oserebbero ricorrere alla violenza. Le notizie sul destino degli ebrei in Germania e nell’Europa dell’Est sono ancora scarse e imprecise. Inoltre, la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d’oro, pena la deportazione di 200 persone, illude gli ebrei romani che tutto quello che i tedeschi vogliono sia un riscatto in oro. Oro che con enormi difficoltà la comunità riesce a mettere insieme e consegnare due giorni dopo in Via Tasso, nella certezza che i tedeschi saranno di parola e che nessun atto di violenza verrà compiuto. Nelle stesse ore le SS, con l’ausilio degli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall’Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell’Interno, stanno già organizzando il blitz del 16 ottobre. C’è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Via del Portico d’Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che “qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei”. Qui, in un’alba di 56 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla “Judenoperation” nell’area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. «Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeriao», così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha ricordato quella mattina del 16 ottobre 1943.Alle 5,30 del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziano in contemporanea la caccia per i quartieri di Roma. L’azione è capillare: nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati: tutti vengono caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le SS registrano la cattura di 1024 ebrei romani. Due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, i prigionieri vengono caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame in partenza dalla Stazione Tiburtina. Il 22 ottobre il treno arriva ad Auschwitz. Dei 1024 ebrei catturati il 16 ottobre ne sono tornati solo 16, di cui una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno degli oltre 200 bambini è sopravvissuto. Dopo il 16 ottobre 1943, la polizia tedesca catturò altri ebrei: alla fine scomparvero da Roma 2091 ebrei. Roma fu liberata il 4 giugno 1944 e la capitolazione finale di tedeschi e fascisti si ebbe il 2 maggio 1945. Nel 1946, le vittime accertate per deportazioni da tutta Italia furono settemilacinquecento e quelle per massacri mille; gli abbandoni per emigrazione, cinquemila. Dalla comunità di Roma, oltre ai 2091 deportati e morti, mancavano alla fine della guerra anche molti emigrati. Nel biennio 1943-1945 le perdite della popolazione ebraica in tutta Italia furono all’incirca 7750, pari al 22% del totale della popolazione ebraica nel nostro Paese. (n.r. E’ una ricorrenza che che non si può dimenticare e noi in questa come in altre analoghe circostanze la segnaliamo per una doverosa riflessione e una preghiera)

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San Paolo VI

Posted by fidest press agency su martedì, 16 ottobre 2018

Papa Francesco ha reso ufficiale il riconoscimento della Santità che Papa Montini praticò in vita, dando inizio alla sociologia del Nuovo Umanesimo, che si svilupperà fino ai nostri giorni.Leggeremo fiumi di inchiostro scritti da vaticanisti veri o, anche, occasionali
In questa mia nota desidero ricordare alcun tratti della Sua Storia Personale dei quali ben pochi si occuperanno.Non potrei non cominciare da quella baracca trasformata in Chiesa dove l’Arcivescovo di Milano, mons. Montini, celebrò la Messa di Natale il 25 dicembre del 1955; quel giorno documentò al mondo che la Chiesa è nata tra i poveri ed è destinata ai poveri, ed è la sola voce che può e deve levarsi forte per sostenere i diritti dei più deboli e dei più fragili, di quelli che non hanno voce per farsi sentire.
Come Arcivescovo mons. Montini visitò l’America Latina e l’Africa, ma non si fermò ad ammirare i superbi reperti archeologici dei conquistadores, ma guardò la realtà dell’indio e del negro, come realtà di uomini sofferenti in mezzo ad altri uomini opulenti ed egoisti; lì dovette maturare la convinzione del nuovo peccato commesso ogni giorno da quanti non vedono nel prossimo bisognoso la presenza di quell’Uomo che porta una Croce non Sua in giro per il mondo, appesantita dall’egoismo di tanti uomini, in una nuova Via Crucis dove si rinnova, stazione dopo stazione, il peccato sociale.
Ricordando la pastorale del Natale 1955, in quel gelido tugurio dove il Cristo era presente nei derelitti di una Milano occupatissima a celebrare non il rinnovarsi del mistero della Natività, ma il rito del cenone, e la lettera Enciclica PP, ritroviamo tutto l’itinerario dell’uomo Montini e la dilatazione degli orizzonti operata dall’assunzione della paternità universale L’esigenza di toccare con mano la miseria che affligge una grande parte del mondo, condusse Paolo VI, , eletto al Pontificato, a visitare la Chiesa dei poveri in un pellegrinaggio che lo portò, innanzitutto, in Palestina nel 1964, in quella terra travagliata e contesa; era solo il 1964, ancora l’esercito israeliano non aveva scatenato quella che la storia ricorderà come ‘la guerra dei sei giorni’, quando con un’azione aggressiva quanto fulminea occupò i territori che l’ONU aveva assegnato ai palestinesi, dalla striscia di Gaza a Sud, alla Cisgiordania a Nord, alle alture del Golan, insediando i coloni e schierando l’esercito a difesa dei territori occupati. Furono oltre 2 milioni i palestinesi costretti a fuggire dalle loro case, dai loro villaggi, dalle loro cittadine, riparando nelle nazioni arabe vicine, come profughi non sempre ben tollerati. Un ulteriore viaggio fra i poveri portò Paolo VI fra gli orgogliosi grattacieli di New York, illuminati quotidianamente a festa, simboli tangibili di un’opulenza che mortifica tutta quella larga parte del mondo dei vinti, utilizzando la illusorietà del benessere, destinato, però, solo a pochi privilegiati. A New York il Santo Padre non si soffermò a compiacersi della esibizione di ricchezza, andò a cercare i più deboli in quei ghetti dove il colore della pelle marchia, ancora oggi, escludendoli dal consorzio del benessere, gli emarginati di Harlem. Queste esperienze ci indicano le profonde motivazioni che portarono Paolo VI a inserire nella Sua Enciclica Populorum Progressio gli esempi di uomini che nel silenzio della propria coscienza si erano adoperati con gli altri e per gli altri, come Charles de Foucauld, il martire della donazione al Terzo Mondo, padre Chenu, il grande teologo sostenitore dei preti-operai, che si ‘fracassarono le reni’ nei miserabili sobborghi fra algerini e italiani sfruttati dalla grande industria, e ancora padre Lebret, che consacrò il suo genio al servizio dei popoli del Vietnam, del Senegal e del Nord-Est del Brasile.
Venne citato più volte il profetico e terribile documento del Concilio ‘Gaudium et Spes’, Gioia e Speranza, lì dove assicura gioia e speranza a chi riconosce nel povero l’immagine di Cristo, escludendo coloro i quali, nazioni, popoli o singole persone, hanno privilegiato l’accaparramento delle ricchezze in contrapposizione alla distribuzione della solidarietà; fu una citazione profetica e apocalittica, con una promessa e una condanna. (Rosario Amico Roxas)

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L’UNHCR esorta l’Australia ad evacuare i centri di detenzione offshore

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sollecita il governo australiano ad affrontare con un’azione immediata la situazione sanitaria ormai al collasso nelle strutture di detenzione offshore per rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru. Ai sensi del diritto internazionale, l’Australia continua a essere responsabile di coloro che hanno chiesto la sua protezione. A fronte del deterioramento delle condizioni sanitarie e di una riduzione dell’assistenza medica, l’Australia deve agire adesso per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di coloro che sono stati trasferiti forzatamente, come conseguenza della cosiddetta politica di “detenzione offshore” adottata dal Paese. L’UNHCR rinnova la richiesta di procedere all’immediato trasferimento di rifugiati e richiedenti asilo in Australia, dove possono ricevere supporto e cure adeguati.Nel mese di settembre, un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo è stato evacuato per motivi medici da Nauru in Australia rispetto al biennio precedente. Ciò evidenzia sia il perdurare della gravosa situazione sanitaria causata dalla pratica di “detenzione offshore”, sia un recente peggioramento delle condizioni, piuttosto che una situazione in via di definizione. Alcuni di questi ri-trasferimenti hanno avuto luogo a seguito di ordinanze giudiziarie o azioni legali in senso più ampio. Con circa 1.420 persone ancora detenute a Papua Nuova Guinea e Nauru, circa 500 sono state trasferite in Australia per motivi di salute, pari a più di un quarto del totale.Dal monitoraggio dell’UNHCR si evince che questo dato è nettamente inferiore rispetto al totale delle persone con serie esigenze di salute, in particolare per quanto riguarda la salute mentale. Tra i vari casi portati all’attenzione dell’UNHCR a settembre, vi è il caso di una ragazza in fase pre-adolescenziale con tendenze suicide. La ragazza è rimasta a Nauru nonostante il parere contrario dei medici. Dai documenti medici visionati dall’UNHCR è emerso come la ragazza si sia cosparsa di benzina prima di tentare di darsi fuoco e di strapparsi ciocche di capelli dalla testa.Nel corso di quest’anno, in Papua Nuova Guinea non si sono registrati ri-trasferimenti verso l’Australia, nonostante una chiara e urgente necessità di evacuazione medica; il mese scorso si sono verificati diversi casi di autolesionismo o tentato suicidio. Molte persone che hanno urgente necessità di cure mediche, sia dal punto di vista fisico che mentale, tra cui anche soggetti che l’UNHCR ha portato all’attenzione del governo australiano nel 2017, continuano a non ricevere assistenza sanitaria.Dei 12 decessi avvenuti ad oggi in conseguenza della pratica di “detenzione offshore”, metà dei quali sono casi di suicidio confermati o sospetti, molti riguardano rifugiati e richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti in Australia.Un giovane iraniano, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita adulta in regime di “detenzione offshore”, già nel 2014 aveva scritto ai servizi sanitari australiani con sede a Nauru, informandoli delle proprie tendenze suicide e chiedendo di vedere un medico. Nelle lettere, ora pubblicate secondo i desideri della famiglia, la madre del giovane chiedeva con insistenza che a suo figlio fossero garantite le cure mediche di cui aveva bisogno. Tragicamente, il ragazzo si è tolto la vita nel mese di giugno.Dal 2016, l’UNHCR ha sistematicamente e ripetutamente richiamato l’attenzione sui gravi effetti negativi che la “detenzione offshore” ha sulla salute, effetti che sono tanto gravi quanto prevedibili. Le stesse preoccupazioni sono state riportate anche da altri organismi indipendenti, tra cui l’Australian Medical Association. L’UNHCR ha spesso sottolineato la necessità di trovare soluzioni immediate a lungo termine al di fuori della Papua Nuova Guinea e di Nauru, che dovrebbero garantire, tra le altre cose, assistenza medica completa e consulenza in caso di tortura e traumi. Le autorità australiane hanno un preciso obbligo di garantire il benessere delle persone trasferite in questi luoghi. È una responsabilità fondamentale a cui tuttavia il Paese continua a non far fronte.L’UNHCR non condivide l’affermazione del governo australiano secondo cui tali casi sono esclusivamente “questioni di competenza della Papua Nuova Guinea e di Nauru”, mentre l’Australia ha contemporaneamente ideato, finanziato e gestito il sistema in cui sono coinvolte queste due nazioni in via di sviluppo e con risorse insufficienti.Dal 2013, l’Australia ha ridotto di circa la metà il budget disponibile per la cura dei rifugiati e dei richiedenti asilo “offshore”, nonostante il fatto che durante lo stesso periodo tale popolazione sia diminuita solo del 7% e che le esigenze mediche continuino ad aumentare.
Se da un lato circa 1.250 rifugiati dovrebbero essere trasferiti negli Stati Uniti in base a un accordo bilaterale con il governo australiano, d’altro canto manca ancora una soluzione definitiva per molti uomini, donne e bambini che non possono più aspettare.L’UNHCR ha ripetutamente sollecitato l’Australia ad accettare la gradita e costante offerta della Nuova Zelanda di accogliere i rifugiati provenienti sia dalla Papua Nuova Guinea che da Nauru. In assenza di altre alternative, l’UNHCR chiede che tutti i rifugiati e richiedenti asilo siano immediatamente trasferiti dalla Papua Nuova Guinea e Nauru in Australia, per evitare altri gravi danni e perdite di vite umane.

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La ricetta Di Maio su Alitalia

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

(Fonte: Sole 24 Ore del 12 ottobre edizione cartacea) “Una Newco con Ferrovie dello Stato, un partner tecnico strategico, la partecipazione di Cassa depositi e prestiti e del ministero dell’Economia con una quota del 15%. Questo il progetto a cui sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio per il rilancio di Alitalia, che sarà spiegato oggi all’incontro con i sindacati della compagnia di bandiera. Le linee guida del progetto sono anticipate dal Sole 24 Ore”. “Arriveremo alla scadenza del 31 ottobre – spiega il ministro Di Maio nell’intervista al quotidiano diretto da Fabio Tamburini – con una manifestazione di interessi con offerta vincolante per Alitalia”. Nessuna proroga è prevista, aggiunge Di Maio, per il prestito ponte da 900 milioni concesso dal precedente Governo e che dovrebbe essere restituito da Alitalia entro il prossimo 10 dicembre. Importante il tema del prestito, perché “il ministero dell’Economia convertirà in equity parte del prestito con cui coprirà la quota del 15% di partecipazione nella Newco”. La nuova società, secondo il progetto del ministro Di Maio, avrà una dotazione iniziale di due miliardi “che consente ad Alitalia di tornare competitiva e di avere nuovo slancio. Una dotazione che le consente di emergere dalla linea di galleggiamento”.

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Reddito di cittadinanza: sostegno per nove milioni di persone

Posted by fidest press agency su sabato, 13 ottobre 2018

INCHIESTA del Sole 24 Ore del 12/10/2018. Circa nove milioni di persone, pari al 15,6% della popolazione: è il numero dei potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza promesso dai Cinquestelle. Il dato emerge da un’inchiesta, pubblicata oggi dal Sole 24 Ore, su uno dei temi più dibattuti del momento e tra i più critici della prossima manovra. In Italia ci sono 5 milioni di persone che vivono nella condizione di povertà assoluta, vale a dire del tutto privi di mezzi di sostentamento. In questo esercito di ultimi oltre 1,6 milioni sono cittadini stranieri. Se all’area di povertà assoluta si aggiunge l’area di povertà relativa o potenziale, come sembra essere l’intenzione del Governo, la platea si amplia fino a circa nove milioni di persone, inclusi i senza lavoro di lunga durata e le fasce deboli del mercato o i disoccupati. In questo caso, i 9 miliardi messo in campo dal Governo potrebbero non ottenere gli effetti sperati. Inoltre l’inchiesta del Sole 24 Ore evidenzia come restino numerosi gli aspetti da chiarire per l’attuazione pratica di questa misura: la tecnologia impiegata per le carte prepagate da inviare alla platea prescelta; il rebus dei Centri per l’impiego; le difficoltà dei controlli. Senza trascurare la variabile tempo, perché il reddito di cittadinanza è una delle armi più formidabili da usare nella campagna elettorale delle prossime europee.

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