Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Archive for the ‘Spazio aperto/open space’ Category

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Pensioni e finte riforme

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

Lunedì 27 gennaio Cgil Cisl Uil e il governo, nella persona del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, si esibiranno nella solita sceneggiata della riforma delle pensioni. Produrranno un ritocco estetico di aspetti marginali, senza arrivare all’essenza del problema.Il governo del doppio cambiamento punta tutto sul collateralismo di Cgil Cisl Uil, rifiutando il confronto con organizzazioni come l’Unione Sindacale di Base. Una chiusura propedeutica a una legge sulla rappresentanza e sulle relazioni sindacali che legittimi il monopolio di Cgil Cisl Uil, impedendo forme di organizzazione sindacale indipendente. È questo che vogliono imporci in nome di una presunta e inverosimile lotta alla destra.Per questo motivo il 27 gennaio anche USB sarà davanti al Ministero del Lavoro, con le sue proposte e le sue richieste: non siamo sardine ma non saremo neanche tonni, al contrario di Cgil Cisl Uil che continuano a subordinare gli interessi dei lavoratori alle politiche governative direttamente ispirate da Ue, Ocse, Bce ecc. Dopo aver taciuto, in evidente connivenza, sulla riforma Monti-Fornero, ora fingono di scoprire a parole la necessità del suo superamento, mantenendo nei fatti l’essenza della riforma, vale a dire sistema contributivo, allungamento dell’età pensionabile, negazione del diritto alla pensione per i giovani.Quando si parla di pensioni bisogna ricordare che stiamo parlando, oltre che di lavoratori, di una parte consistente della ricchezza sociale a disposizione delle famiglie. Perché il 21,9% delle famiglie ha come unica fonte di reddito il pensionato. Non solo ma con il prelievo fiscale di ben 56 miliardi ogni anno, 3,73 punti percentuali del loro Pil, i pensionati danno vita a una manovra con i contributi espropriati dallo Stato, senza sapere che fine fanno. Stiamo parlando del più grande ammortizzatore sociale della storia la cui consistenza monetaria fa gola a fondi pensione, assicurazioni, banche, governo e così via.Ma quali sono le vere priorità del sistema previdenziale? Premesso che riproduce le disuguaglianze presenti nel modo del lavoro, è sicuramente possibile correggerne gli effetti sulle pensioni e sulla vita dei lavoratori in quiescenza. In che modo?Separando previdenza e assistenza, utilizzata per alzare i presunti costi delle pensioni sul Pil, ma senza trasformare quest’ultima in merce da abbandonare sul mercato privato e senza privare i cittadini dei loro diritti, vedi reversibilità, invalidità ecc.Aumentando le pensioni minime che sono spesso al di sotto della soglia di povertà.Stabilendo un’età pensionabile certa e modulata sui lavori usuranti senza trasformare questa opportunità in farsa che si traduce o in assalto alla diligenza, o individuando professioni e lavori vicini all’estinzione.Decidendo che il calcolo della pensione non può essere contributivo a fronte di una strutturale discontinuità del lavoro, e per lo stesso motivo non può più essere retributivo a fronte di retribuzioni frammentarie e inadeguate, vedi il lavoro povero.Abolendo la vergogna dell’assenza di futuro per i giovani, ai quali si promette di andare in pensione a 70 e più anni senza però garantire loro un lavoro stabile.È evidente che di materie da riformare ce ne sono a iosa, ma parliamo di un sistema autofinanziato che ha al suo interno le risorse per potersi riformare. Stiamo parlando dei 56 miliardi di contributi sottratti ogni anno sotto forma di Irpef.
Altro che ritocchetti: lunedì 27 gennaio ricorderemo a governo, Cgil Cisl e Uil che si può costruire un sistema previdenziale di grande impatto sociale e in linea con il dettato costituzionale.

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Pelosi rallenta l’impeachment: guai per McConnell e Trump?

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 gennaio 2020

By Domenico Maceri. “Non c’è nessuna possibilità che il presidente sarà rimosso dalla sua carica”. Queste le parole di Mitch McConnell, senatore del Kentucky e presidente della Camera Alta. McConnell si riferiva agli articoli di impeachment approvati dalla Camera che alla fine sono stati consegnati al Senato come richiede la Costituzione.Non è la prima volta che McConnell esprime una simile posizione esplicitamente di parte. In precedenza aveva addirittura dichiarato che stava preparando il processo con la “piena coordinazione” dei legali della Casa Bianca. McConnell, da senatore e adesso giurato nel processo, ha già deciso che il presidente Donald Trump è innocente e per questo stava programmando un processo sbrigativo per mettere la spinosissima questione da parte.Avendo sentito le dichiarazioni di McConnell, Nancy Pelosi, speaker della Camera, si era rifiutata inizialmente di mandare immediatamente gli articoli di abuso di ufficio e ostruzione approvati dalla Camera. Si credeva che la speaker avesse deciso di non mandare gli articoli al Senato per togliere a Trump la possibilità di assoluzione, mantenendo la macchia dell’impeachment sulle spalle del 45esimo presidente. Alla fine, però, sotto pressione di senatori democratici, la Pelosi ha ceduto e ha mandato gli articoli al Senato, includendo, come si richiede, i cosiddetti “manager” dell’impeachment, ossia gli avvocati che presenteranno il caso al Senato. Come si prevedeva, il ruolo di leadership in questo processo per la Camera sarà coperto da Adam Schiff, parlamentare della California, e Jeff Nadler, parlamentare di New York, presidenti rispettivamente della Commissione Intelligence e Giudiziaria. Altri cinque parlamentari democratici li assisteranno. Dall’altro lato per la difesa di Trump ci saranno Pat Cipollone, legale alla Casa Bianca, Jay Sekulow, avvocato personale del presidente, Ken Starr, già procuratore nell’impeachment di Bill Clinton, e Alan Dershowitz, ex avvocato di Jeffrey Epstein. Il presidente della Corte Suprema John Roberts, ha preso il ruolo di leader al Senato nel processo, prestando il proprio giuramento e facendolo fare anche ai 100 senatori, come richiede la costituzione.Il processo sarebbe dovuto iniziare tre settimane fa, pochi giorni dopo il voto di impeachment alla Camera, ma la Pelosi ha tentato di capire il modo in cui McConnell avrebbe organizzato le regole delle procedure che fanno parte del Senato. La speaker temeva giustamente un processo sbrigativo e quindi ha temporeggiato, ottenendo buoni risultati. Le tre settimane di ritardo hanno fatto venire a galla alcuni senatori moderati che non sono d’accordo con un processo lampo per assolvere Trump. Alcuni di questi senatori non volevano dare l’impressione di confermare quanto suggerito da McConnell, ossia un processo fasullo che equivale a un insabbiamento. Il senatore Mitt Romney, repubblicano dell’Utah, ha persino dichiarato che “le accuse fatte sono serie e meritano la considerazione con tutte le argomentazioni a favore e contrarie”. La senatrice Susan Collins, del Maine, ha anche lei espresso preoccupazioni sul processo lampo di assoluzione. Alcuni altri senatori si sono uniti a questi due togliendo la maggioranza a McConnell di un processo sbrigativo di assoluzione immediata. Vi sarà dunque con processo regolare anche se i legali di Trump continueranno ad insistere su una procedura brevissima, sperando che non oltrepassi due settimane. Va ricordato che il processo di impeachment di Andrew Johnson nel 1868 durò 11 settimane e quello di Bill Clinton nel 1999 durò più di un mese..
McConnell però ha già fissato procedure che non richiedono testimoni anche se durante il processo la richiesta di testimoni potrà essere fatta e approvata dalla semplice maggioranza dei senatori. Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, ha già indicato che vuole richiedere le testimonianze di Mick Mulvaney, chief of staff pro tempore di Trump, John Bolton, ex consigliere di sicurezza nazionale alla Casa Bianca, Michael Duffey e Robert Blair, ambedue funzionari del presidente. Le testimonianze di Bolton potrebbero essere esplosive poiché nel caso di Ucrainagate l’ex consigliere avrebbe dichiarato di non volere nulla a che fare con il quid pro quo di Trump con il presidente ucraino Volodimir Zelensky etichettandolo di “spaccio di droga”. Trump, da parte sua, in un’intervista televisiva ha affermato che invocherebbe il privilegio presidenziale per impedire a Bolton di offrire testimonianze.A mettere legna al fuoco nell’imminente processo le ultimissime notizie dovrebbero causare ulteriori grattacapi ai legali difensori di Trump. Il Washington Post ci informa che messaggi telefonici fra Rudy Giuliani, ex legale di Trump, e due dei suoi collaboratori avevano scambiato informazioni che parlano di sorveglianza e possibili minacce a Marie Yovanovitch, ex ambasciatrice in Ucraina. Lev Parnas, uno di questi due, ha concesso interviste ai media in cui dichiara che Trump sapeva tutto sugli imbrogli del quid pro quo con Zelensky. Il New York Times da parte sua riporta che il servizio segreto russo ha hackerato il sito della compagnia ucraina di gas Burisma per la quale Hunter Biden aveva servito nel consiglio di amministrazione. Sembra che i russi stessero cercando informazioni negative sul figlio dell’ex presidente americano Joe Biden, continuando la loro interferenza nelle elezioni americane per aiutare Trump.Il ritardo di Pelosi di inviare gli articoli di impeachment al Senato ha legato le mani a McConnell, costringendolo a mettere in atto un vero processo. Il mancato insabbiamento progettato dal Presidente del Senato potrebbe però produrre frutti politici a quei senatori repubblicani in situazioni difficili di rielezioni questo novembre. Non toglie però una piccola vittoria a Pelosi che ha orchestrato l’impeachment alla Camera e ha influenzato dall’esterno la condotta di McConnell al Senato. Trump da parte sua è rimasto praticamente silenzioso sul processo delegando a McConnell l’iniziativa. Quanto tempo rimarranno silenziosi i suoi tweet velenosi contro quei senatori repubblicani che gli hanno tolto l’assoluzione in tempi rapidissimi? Lo sapremo fra breve. (Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California)

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Governo: I 23 miliardi trovati dal premier Conte

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Sorseggiando il caffè di mezza mattinata, mi imbatto con un avventore, Tizio, che, con aria soddisfatta, dice: il Governo ha trovato 23 miliardi, così non pagheremo le tasse. Il tempo di degustare la nera bevanda è troppo breve perché mi avventuri in approfondimenti fra tasse e imposte, ma, con fare interessato, chiedo a Tizio dove il Governo ha trovato i 23 miliardi. Al che, Tizio, rimane perplesso, si riprende e afferma “lo ha detto il presidente Conte al telegiornale”, e se ne va.Conversazione chiusa che vorrei riprendere.Il premier Conte non ha trovato un bel niente, perché i 23 miliardi sono debito. Non esiste la pignatta colma di monete d’oro alla fine dell’arcobaleno, ma c’è un debito pubblico che ha raggiunto la ragguardevole cifra di 2.444 miliardi, che divisi per 60 milioni di italiani, neonati e centenari compresi, fanno circa 41 mila euro a testa di debito.Il bello, ovvero il brutto, è che nessun giornalista contesti le affermazione del premier Conte.Siamo sempre più convinti che i telegiornali servono a vedere le previsioni meteo. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc) (n.r. pubblichiamo come titolo di testa di oggi quanto ci è pervenuto da Aduc perché come giornalisti, sia pure in sedicesimo, ci siamo sentiti toccati sul vivo. La verità è che stiamo “affogando” nella disinformazione e con il rischio che alla fine dopo aver denudato la verità per ricoprirla solo con le vesti della falsità continuiamo ad osannarla. Dovremmo anche stimolare i lettori e quanti per la loro professione sono in contatto con la gente a considerare con più attenzione le notizie che pervengono e a stimolarne il senso critico e non a lasciare agli altri le conclusioni di comodo per ammannirci le loro castronerie e compiacercene. Bravo Aduc e noi siamo contenti che abbiamo scelto da anni, oramai, di pubblicare i suoi comunicati e ad apprezzarne la competenza e la serietà degli interventi.)

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Grand Egyptian Museum di Giza

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Nel cuore di Tokyo apre i battenti il nuovo Artizon Museum, incarnazione dell’ex Bridgeston Museum of Art, fondato nel 1952 da Ishibashi Shojiro, proprietario della società Bridgestone e allo stesso tempo uno dei maggiori collezionisti d’arte del Sol Levante.
Il Museo era ospitato nell’headquarter dell’azienda, dove gli spazi espositivi erano però insufficienti e le opere d’arte di grandi dimensioni non potevano essere esposte a causa dei soffitti bassi, tipici degli uffici. Poi nel 2012, la decisione di ricostruire interamente l’edificio Bridgeston nello stesso luogo di origine e riprogettare così il museo da zero. Nikken Sekkei è stato incaricato della progettazione della nuova struttura, mentre a Tonerico INC è stata affidata quella del Museo, collocato ai piani inferiori. I lavori sono terminati a luglio 2019 e da sabato 18 gennaio il Museo riapre le porte al pubblico in una veste totalmente rinnovata.Grazie alla Fondazione Ishibashi, fondata nel 1956 da Shojiro per portare avanti il sogno di una vita, ovvero condividere l’arte da lui collezionata nel corso degli anni e proseguire in tale intento anche negli anni a venire, in 65 anni la collezione si è allargata fino a comprendere 2.800 opere d’arte antica, moderna e in particolare capolavori di impressionisti, arte del 20° secolo e contemporanea: una collezione permanente che sarà esposta a rotazione con esposizioni temporanee.Il nuovo Museo Artizon simboleggia ora un senso di rinascita, incarna il desiderio di rinnovarsi sia nel nome sia nella sostanza, un luogo dove il pubblico può non solo apprezzare l’arte, ma sperimentare il concetto di creatività del passato, del presente e del futuro.Lo spazio espositivo occupa attualmente un’area di circa 2100 m2, il doppio di quella del vecchio Museo. L’Artizon Museum è stato progettato e costruito tenendo conto dei più alti standard di sicurezza dal punto di vista antisismico e in un’ottica di totale isolamento delle opere in caso di possibili tsunami e inondazioni. Per soddisfare le particolari esigenze curatoriali di questo nuovo museo in stile urbano, Goppion, impresa italiana leader nella progettazione di sistemi espositivi di ultima generazione, è stata chiamata a realizzare sei vetrine. Una delle principali sfide incontrate dall’azienda milanese è stata la complessità dei sistemi di apertura motorizzati e telecomandati la cui operatività è gestita da sistemi elettronici. Delle sei vetrine infatti, tre sono dotate di apertura motorizzata che, in caso di mancata alimentazione elettrica, per esempio a seguito di terremoti, possono comunque essere aperte manualmente per la gestione e messa in sicurezza delle opere.Terminato il lavoro di Tokyo, Goppion si appresta a terminare un’altra prestigiosa collaborazione: quella con il Grand Egyptian Museum di Giza in Egitto, il museo archeologico più grande di tutti i tempi (apertura prevista per l’autunno 2020) che custodirà manufatti egizi mai esposti prima.L’edificio sorge proprio nei pressi della Necropoli di Giza ed è stato progettato dalla Heneghan Pengun di Dublino. In esposizione: la collezione completa di reperti rinvenuti nella tomba del Faraone Tutankhamon, manufatti provenienti da altri grandi complessi espositivi d’Egitto e 5000 reperti che saranno movimentati dal Museo Egizio del Cairo per approdare al GEM. In totale oltre 50.000 manufatti saranno esposti al pubblico e circa la metà di questi saranno custoditi proprio all’interno di sistemi espositivi Goppion capaci di coniugare le più avanzate prestazioni di conservazione preventiva ad un design raffinato ed essenziale. Fondata nel 1952, Goppion è leader mondiale nella produzione di sistemi espositivi e conservativi in ambito museale.

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“Ricerca sulla musica del futuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Roma 25 gennaio 2020, ore 18 Galleria MICRO viale Mazzini 1 Quattro musicisti, quattro compositori, quattro mondi diversi che dialogano tra loro, stabilendo correlazioni uniche e originali. Questo è lo spirito da cui ha preso vita Entanglement, collettivo di artisti, musicisti e compositori, che debutterà a Roma.Giordano De Nisi, pianista e compositore, Cristina Colaneri, pianista e compositore, Massimo Massimi, compositore, inventore di strumenti musicali e diffusori acustici, esperto di musica elettronica e Alessandro De Santis, compositore, coltivatore di suoni e di progetti musicali. Questi sono i nomi del progetto Entanglement, che intrecceranno i propri lavori, in “Ricerca sulla musica del futuro”.Mezzi e strumenti della musica di oggi e di ieri si fondono con l’innovazione e la tecnologia sperimentando un nuovo concetto e un nuovo linguaggio musicale attraverso tecniche esecutive non convenzionali e l’esplorazione di nuovi timbri e spazi sonori. La musica acustica, strumentale e vocale si fonde con l’elettronica proiettando l’ascoltatore in un mondo “altro” dove gli schemi tradizionali sembrano diluiti o dissolti.I brani saranno interpretati da Mary Rosada, soprano, Elena Nefedova, pianoforte, Gloria Elgamal, chitarra.“Il titolo della serata – spiega il M°Alessandro De Santis – mette a confronto nuovi linguaggi musicali diversi tra loro ma accomunati dallo stesso intento per la ricerca di nuove dimensioni musicali, di nuovi modelli espressivi. Proprio come nell’Entanglement, lo stato quantico di un sistema fisico non può essere descritto singolarmente, ma come sovrapposizione di più sistemi”. Il concerto proporrà composizioni da camera, passando dalle liriche poetiche per pianoforte e voce a brani per strumenti solisti – pianoforte, chitarra – a lavori costruiti con l’elettronica, avvalendosi anche della partecipazione di strumenti dal vivo (Live Electronics).

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Libia. Urso (FdI): serve missione europea navale e terrestre

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

“Sì, in politica estera bisogna essere assolutamente uniti ma anche avere con chiarezza una strategia condivisa che persegua con convinzione l’interesse nazionale, tanto più in aree vitali per il nostro Paese, come la Libia, il Mediterraneo Orientale, il Golfo Persico”: a dirlo il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso dell’informativa del ministro degli Esteri sulla situazione in Iran, Iraq e Libia.
Per il senatore di FdI il nostro Paese “ha manifestato purtroppo in questi ultimi anni un atteggiamento ambiguo, spesso contraddittorio, che talvolta è apparso inaffidabile ai nostri tradizionali alleati, ciò ha probabilmente determinato il disimpegno degli Stati Uniti, che ha fatto precipitare la situazione in Libia. Non è sufficiente realizzare una girandola di incontri per aver peso, se non si ha anche una precisa strategia su come tornare in campo. Ci colpisce l’ondeggiare di posizioni, gli stop and go, che anche oggi si sono riproposti per esempio sulla possibilità di un intervento condiviso e multilaterale in Libia”.”Noi lo diciamo con coerenza e senza infingimenti: è assolutamente necessario che l’Italia in modo chiaro e coeso chieda all’UE di realizzare una missione militare di interposizione terreste, navale ed aerea, per evitare le interferenze esterne e porre le promesse di pace e stabilità nell’area. Se questa diventa la posizione del governo espressa con chiarezza nelle sedi internazionali, noi ci siamo e ci saremo sempre, a tutela della Nazione, dei suoi interessi, del suo futuro” conclude il senatore Urso.

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Grazie FdI eletti senatori a 25 anni

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

“Grazie a Fratelli d’Italia si potrà (forse) essere eletti senatori a 25 anni invece che agli attuali 40. E’ stato approvato in Commissione Affari Costituzionale al Senato l’emendamento a firma Fazzolari-La Russa al testo di riforma costituzionale dell’articolo 58 per abbassare l’elettorato passivo al Senato. Si tratta di una storica battaglia di Fratelli d’Italia e ancora prima di Giorgia Meloni, che aveva presentato una proposta di legge a sua firma in tal senso addirittura nel 2010 quando era ministro della Gioventù. Una proposta che per anni ha visto l’opposizione praticamente di tutte le forze politiche e che è stata respinta di nuovo, pochi mesi fa, alla Camera dei Deputati con la bocciatura dell’emendamento Meloni alla modifica costituzionale riguardo l’elezione dei membri del Senato. Il testo dovrà seguire ancora un lungo iter, ma si tratta di una svolta importante che dimostra ancora una volta la capacità di Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia di saper proporre battaglie di buon senso molto prima che queste diventino ‘di moda’ e siano sposate dalle altre forze politiche”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Giovanbattista Fazzolari, responsabile nazionale del programma di FdI.

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Comunicare con cittadini e imprese attraverso messaggi più semplici ed efficaci

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

Ciò permette di stabilire un nuovo rapporto di fiducia con la comunità, favorire il raggiungimento di un miglior livello di servizi a vantaggio di tutti e sensibilizzare i cittadini ad adottare comportamenti utili per il bene comune.Con questi obiettivi il Campidoglio ha istituito l’Ufficio di scopo “Innovazione per le Politiche Comportamentali – R²”. Si tratta della prima struttura operativa in Italia dedicata all’applicazione delle Scienze comportamentali all’interno della Pubblica Amministrazione. Un approccio basato sul metodo scientifico e sull’oggettività dei dati per invitare il cittadino a compiere scelte migliori per la collettività, ideato da Richard Thaler che ha vinto il Nobel per l’Economia nel 2017.L’Ufficio – che gode anche di collaborazioni internazionali a costo zero per l’Amministrazione – supporterà le strutture interne a Roma Capitale e le società partecipate nella realizzazione di progetti volti alla semplificazione dei processi e al miglioramento dei servizi pubblici, in diversi ambiti: ambiente, trasporti, partecipazione cittadina, tax compliance. In questa prima fase, i target oggetto di intervento sono stati suddivisi in gruppi il più possibile omogenei, ai quali somministrare un particolare intervento, come l’invio di un messaggio personalizzato o l’offerta di un incentivo economico. I risultati di questo “trattamento” sono stati messi a confronto con quelli ottenuti da analoghi gruppi di utenti, definiti di “controllo”, che non hanno ricevuto gli stessi stimoli. L’Ufficio R² è quindi pioniere in Italia nell’effettuare interventi sociali basandosi su questo “metodo controfattuale”.Le prime iniziative hanno semplificato i rapporti con Roma Capitale informando cittadini e imprese della possibilità di chiudere eventuali contenziosi in essere e regolarizzare le proprie situazioni debitorie riducendone sanzioni e spese legali. Inoltre, è stato incentivato un corretto utilizzo dei servizi di trasporto pubblico ed è cresciuto il coinvolgimento dei cittadini nei processi partecipativi.

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L’Iran non può fare la guerra, ma è ancora molto pericoloso. Anche per gli appoggi di cui gode

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

By Ugo Volli. La crisi iraniana è ben lungi dall’essere conclusa, ma una cosa è chiara, che l’eliminazione di Soleimani non ha affatto aperto quella crisi mondiale che i nemici di Trump hanno previsto questa volta come per ogni suo atto in Medio Oriente. Ma bisogna fare attenzione a capire le ragioni per cui l’Iran non ha potuto reagire come ha dichiarato e (forse) avrebbe voluto, ma si è dovuto limitare a un’azione poco più che simbolica, senza provocare vittime americane. Ho scritto “forse avrebbe voluto” per tener conto delle voci che sono girate per cui numerosi alti papaveri del regime degli ayatollah non sono rimasti troppo insoddisfatti dell’eliminazione del generale, che dava loro ombra grazie all’appoggio della “guida suprema” Khamenei e all’instancabile campagna di propaganda per se stesso che conduceva, appropriandosi dei “meriti” di tutte le azioni imperialistiche e terroristiche dell’Iran, tanto da essere candidato a prossimo presidente della Repubblica. Le dittature, come si sa, alimentano faide sanguinose nei loro vertici e forse qualche informazione sui movimenti del generale è venuta anche dai suoi avversari politici interni.Al di là di questo problema, l’Iran non ha reagito per la sua estrema debolezza. Sul piano economico non solo pesano le sanzioni americane, ma vi sono tutti i disagi di un’economia di guerra, che sostiene eserciti in cinque o sei paesi (Yemen, Iraq, Libano, Siria, territori governati da Hamas e dall’Autorità Palestinese), interviene attivamente e costosamente in altri, come Sudan, Baherin, Somalia ecc., alimenta la produzione di missili, armi atomiche, aerei e navi militari ben oltre il ragionevole. E inoltre, come capita di frequente nelle dittature, soprattutto islamiche, vi è un grado di controllo politico sull’economia, e dunque di corruzione, di vera e propria cleptocrazia, che pesa sulla vita di tutti i suoi sudditi in maniera intollerabile. Del resto problemi economici analoghi colpiscono il grande protettore dell’Iran, cioè la Russia di Putin, e la potenza islamica che condivide molti dei suoi atteggiamenti ed è spesso complice delle sue iniziative, anche se strategicamente in concorrenza, cioè la Turchia.Aggiungeteci un esercito impreparato, nervoso, bugiardo e incapace di assumersi le proprie responsabilità, come è emerso nel criminale abbattimento dell’aereo ucraino e un’opposizione che non si stanca di rifiutare le politiche e l’islamismo degli ayatollah, anche se rischia grande. Le proteste delle donne, dei giovani, delle persone impoverite dalla crisi, di coloro che vogliono la libertà di vivere normalmente senza sottoporsi all’oppressione delle milizie e delle “polizie della virtù” si succedono ininterrottamente, anche se sono represse con estrema violenza, al costo di migliaia di vittime. Se ci fosse una guerra, tutto questo rischierebbe di esplodere, travolgendo il dominio dei preti islamici, che è fragile, anche se ormai quarantennale. Infine è evidente che una guerra con l’America si svolgerebbe sotto forma di bombardamenti sul suolo dell’Iran, e avrebbe l’effetto di distruggere le sue forze armate e il suo regime, per quanto gravi fossero le rappresaglie che gli ayatollah fossero in grado di infliggere ai loro nemici. Solo il possesso della bomba atomica potrebbe permettere agli iraniani di scatenare una guerra con qualche speranza di non uscirne travolti e distrutti. E questa è una delle ragioni per cui è imperativo impedire che l’atomica iraniana sia costruita, come Israele ripete ormai da molti anni.E però bisogna fare attenzione: questi fatti non annullano affatto la minaccia iraniana, non trasformano la dittatura sciita in una tigre di carta, come qualcuno ha scritto. La minaccia resta in piedi ed è grave, per due ragioni militari e una politica. La prima è che l’Iran può continuare ad agire col terrorismo e soprattutto grazie alla rete di mercenari e fantocci che soprattutto Soleimani ha contribuito a creare in tutto il Medio Oriente: Hamas, Hezbollah, Houthi, l’esercito siriano, le milizie sciite in Siria e Iraq, le opposizioni in Bahrein e altri paesi del Golfo e infine le sue stesse “guardie rivoluzionarie”che agiscono con tecniche da guerriglia, per esempio contro le petroliere negli stretti. Non c’è dubbio che gli ayatollah continueranno a foraggiarle e a dirigerle ed esse continueranno a sfidare la legalità internazionale.La seconda ragione emerge dalle immagini del bombardamento delle basi americane, che alcuni hanno definito “telefonato”, perché sembra sia stato anticipato alcune ore prima agli iracheni che hanno avvertito gli americani. Sia stato così o meno, dalle immagini satellitari emerge che i missili iraniani hanno penetrato la difesa antimissile americana e hanno colpito con notevole precisioni, provocando gravi danni a strutture che, per fortuna o per calcolo, erano state evacuate. Insomma, le basi americane si sono mostrate altrettanto vulnerabile della grande raffineria saudita che era stata colpita alcune settimane fa da un attacco analogo. E’ probabile, come qualcuno ha sostenuto, che queste basi non fossero difese bene come il quartier generale americano nel Golfo, che ha sede in Qatar, me ci sono ragioni sufficienti per allarmare i militari Usa e soprattutto Israele, che essendo un paese e non una base ha moltissimi obiettivi sensibili, quante sono le città, gli impianti industriali, gli aeroporti, le infrastrutture energetiche e dell’acqua ecc. Non è detto che i sistemi antimissile come Iron Dome e David’s Sling siano in grado di neutralizzare completamente un attacco anche piuttosto limitato come quello che ha colpito gli americani. Insomma gli iraniani non possono vincere una guerra, ma possono fare danni gravi, se non sono neutralizzati in tempo. Il che suggerisce l’opportunità, di fronte a una crisi, di una guerra preventiva; ma non è detto che Israele possa reggerla da solo e certamente Trump non ha la minima voglia di una guerra vera e propria in un anno elettorale.E qui viene la ragione politica che sostiene in questo momento la minaccia iraniana. Come si è visto la settimana scorsa, i democratici americani hanno rinunciato al tradizionale atteggiamento patriottico, per cui l’opposizione negli Stati Uniti tradizionalmente evita accuratamente di indebolire il presidente quando egli si prende la responsabilità di difendere il paese sul piano militare. Chiamatela come volete, tradimento o spirito di parte o prudenza, ma è evidente che i democratici e la stampa che essi controllano, compresi gli “autorevolissimi” New York Times, Washington Post e CNN, sull’eliminazione di Soleimani si sono schierati più dalla parte dell’Iran che del loro paese, come del resto ha fatto un bel pezzo di Unione Europea. Questa volta, come in genere nella sua politica estera, Trump si è mostrato un abilissimo tattico, ben diverso dal pasticcione che i media tentano di accreditare. Ed è evidente che ha vinto lui questa partita. Ma senza la solidarietà nazionale che è tradizione dell’America è chiaro che le sue mosse debbano essere calcolate con grande prudenza, il che rafforza notevolmente la posizione politica e militare dei nemici degli Usa e in particolare dell’Iran. Insomma, la partita è aperta ed è delicatissima, soprattutto per Israele. Dove esiste anche un’opposizione che indebolisce la capacità di reazione del paese, con l’aggravante che non si tratta di un partito del Parlamento, ma di un apparato dello stato, quello della giustizia incentrato del procuratore generale Mandelblit, che a quanto pare negli ultimi mesi ha già bloccato operazioni militari sia a Gaza che in Siria, per il sospetto che avrebbero influito sulla campagna elettorale. Possiamo solo sperare che sia Trump che Netanyahu riescano a svolgere il loro lavoro e a impedire l’armamento atomico dell’Iran, raggiungibile a quento pare in un paio di mesi di lavoro, anche in queste difficili condizioni.

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Manovra Green New Deal

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 gennaio 2020

Roma – “La nostra economia sulla green economy è forte, il problema è che forse lo raccontiamo troppo poco e pensiamo sempre alla tragedia. Dobbiamo raccontare quali sono le occasione e le opportunità di un sistema produttivo, che forse ha bisogno di avere nuovi stimoli. 100 miliardi europei, più i 4,5 miliardi che abbiamo messo come Italia sono un grosso stimolo. Un Governo che intraprende questa strada e la segue insieme all’Europa, attraverso la pianificazione di riconversione delle aziende, questo significa se fatto bene, nuovi posti di lavoro e far sviluppare i territori”. Lo ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, intervenendo a Radio Anch’io su Radio 1 RAI.

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Ilva e il ruolo dello Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

La crisi e l’irrisolta questione della franco-indiana ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto pongono al centro il futuro della politica industriale in Italia e in Europa. Oltre alle molto dolorose conseguenze occupazionali, sociali, politiche e legali. L’Unione europea è la prima produttrice al mondo di beni strumentari e di prodotti industriali. In molti settori è anche all’avanguardia dell’innovazione tecnologica. Una forza che si basa principalmente sull’iniziativa privata delle imprese di media dimensione, che rappresentano l’asse portante dell’economia. Una componente che finora ha potuto dialogare in modo produttivo con le restanti imprese di grandi dimensioni nei settori storici delle attività industriali che si sono grandemente sviluppate dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante tutte le difficoltà, l’Italia è ancora il secondo paese manifatturiero d’Europa. Da noi, però, l’onda lunga partita nel 1992 con le discutibili privatizzazioni delle Partecipazioni Statali sta “travolgendo” le grandi imprese industriali italiane. Si è assistito, quindi, alla progressiva perdita di controllo di Ilva, Fiat, Pirelli, Magneti-Marelli, ma anche di molte aziende simbolo del Made in Italy, come quelle dell’alimentare, della meccanica e della moda. Lo stesso è successo anche nel sistema bancario italiano, già di per sé fragile in mezzo ai giganti bancari internazionali too big to fail.In quest’ottica, l’industria dell’acciaio è emblematica. Per un lungo periodo ha avuto un’importanza strategica nell’economia europea e italiana e ha promosso innovazione, crescita e occupazione. La crisi economica, figlia dello sconquasso finanziario globale del 2008, ha determinato un crollo nelle produzioni e nei commerci mondiali che hanno colpito tutti i settori economici, in primis quello dell’acciaio. Come è noto, esso è strutturalmente legato ai settori dell’auto, delle costruzioni, dell’elettronica e delle industrie rinnovabili. In questo periodo la siderurgia europea ha perso il 27% della produzione e oltre 40.000 posti di lavoro. Tanto che persino la Commissione europea ha dovuto impegnarsi con specifici programmi di rilancio.Oggi l’Europa, con 168 milioni di tonnellate annue, è ancora la seconda produttrice di acciaio, pari al 10% del totale mondiale.
La Cina, però, produce più della metà di tutto l’acciaio! In Europa il settore rappresenta l’1,3% del pil. Nell’insieme dà lavoro a quasi 2,5 milioni di persone. Direttamente a circa 330.000. E’ un settore ad alta intensità di capitale che investe ogni anno circa 4 miliardi di euro in macchinari più moderni. Nei costi di produzione dell’acciaio la parte relativa all’energia rappresenta il 40%. E l’industria europea, purtroppo, paga prezzi per l’energia più alti dei suoi concorrenti. E’ un problema che il governo dovrebbe affrontare perché riguarda l’intero comparto industriale nazionale.In Italia l’industria siderurgica, con circa 33.000 occupati, rappresenta il 2% dell’occupazione manifatturiera. L’80% della produzione avviene già con il sistema a forno elettrico, che è molto meno inquinante rispetto a quello a ciclo continuo con altoforno.L’ex Ilva di Taranto è il più grande impianto a ciclo continuo d’Europa, produce 4,5 milioni di tonnellate annue e occupa 8.200 persone, con un indotto molto vasto. Il nuovo piano industriale deve essere una transizione verso la de carbonizzazione. La grande sfida è di mettere in campo riconversioni verso forni a idrogeno. La sostenibilità ambientale e la difesa della salute non possono in nessun modo essere messe in secondo piano. La crisi del settore a livello mondiale sarebbe dovuta a una sovrapproduzione rispetto alla situazione di stagnazione economica generalizzata. Detto ciò, però, la Cina, aumentando costantemente la sua produzione a prezzi più bassi, inevitabilmente mette in difficoltà i produttori europei. L’Europa, quindi, rischia di diventare dipendente dalle forniture estere di un materiale fondamentale per la sua economia. Senza considerare le garanzie e la qualità del prodotto importato. Di conseguenza, i produttori europei sono in crisi e molti hanno deciso di tagliare produzione e occupazione. Anche le loro azioni sono in caduta nelle borse. Secondo noi, l’Organizzazione Mondiale del Commercio non può essere indifferente nel gestire la qualità dei prodotti commerciati. Per esempio, la British Steel, in bancarotta, è stata acquistata da un’impresa cinese. Altre acciaierie, se dovessero chiudere, rischiano di essere smantellate e trasportate in Cina, in India o in altri paesi, dove i controlli di qualità, il rispetto della salute e dell’ambiente e i diritti sindacali e civili sono spesso lacunosi. Questa è stata anche la “strada dissestata” delle localizzazioni, già sperimentata dagli stessi Stati Uniti alla ricerca di costi più bassi. Il risultato per Washington sono stati dei deficit nei commerci di beni (senza i servizi) per centinaia di miliardi di dollari. Nel 2018 il deficit è stato di quasi 900 miliardi! Se alcuni settori industriali e altre infrastrutture sono considerati strategici, allora è necessario che restino attivi e sotto il controllo nazionale ed europeo. Non si tratta di ritornare a un passato in cui si producevano i “panettoni di Stato” ma, se fosse necessario, e non vi fossero imprenditori all’altezza, la partecipazione pubblica non solo è auspicabile ma inevitabile. Non scordiamoci mai che l’Italia e l’Europa dovranno confrontarsi con la potenza economica cinese la cui gestione è notevolmente politica e statale. Per non parlare degli Stati Uniti che, al di là della retorica neoliberista, ha una fortissima presenza statale nei settori considerati di interesse nazionale. Basti pensare che il solo bilancio militare del 2019 è di oltre 700 miliardi di dollari. In Europa, la Francia e la Germania non sono mai “arrossite” quando lo Stato è intervenuto come azionista stabile nei settori privati. Anche noi, come fanno le loro banche d’investimento,dovremmo mettere in campo la Cassa Depositi e Prestiti ogni qualvolta si reputi indispensabile difendere i livelli di produzione e di occupazione. Intanto il nostro paese, la partita Ilva non la può perdere. (Mario Lettieri già sottosegretario all’economia e Paolo Raimondi economista)

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“Ancora una volta Leonardo rappresenta una eccellenza italiana”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

Il Dipartimento della Difesa USA ha assegnato a Leonardo un contratto per l’anno 2020 del valore di 176 milioni di dollari per la produzione e consegna di 32 elicotteri per la US Navy, più un pacchetto per la manutenzione e l’addestramento piloti con completamento consegna entro ottobre 2021. Leonardo è il volto dell’Italia che corre, cresce, scommette sull’innovazione e sul merito. È un grande segnale per una Nazione che ha straordinarie risorse industriali e che non può banalmente arrendersi al declino. Complimenti Leonardo. Complimenti Italia». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Ordini professionali ed equo compenso

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

“La legge sull’equo compenso va integrata, estendendola a tutti i potenziali clienti dei professionisti ed introducendo delle sanzioni, compresa la nullità delle nomine, per chiunque non ne rispetti le prescrizioni, e prevedere anche un ripristino dei minimi tariffari, come de facto stabilito recentemente dal Tar delle Marche, onde tutelare la qualità delle prestazioni professionali e proteggere soprattutto i più deboli e giovani Professionisti che sono stati duramente colpiti dalle liberalizzazioni selvagge conseguenti alle cosiddette lenzuolate di Bersani e del Pd”. Lo ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro e coordinatore della Consulta Parlamentari Commercialisti, nel corso di un incontro a Milano con alcuni dei più importanti presidenti degli Ordini Professionali organizzato dal quotidiano economico Italia Oggi.”Provvederemo poi ad elaborare – ha sottolineato De Bertoldi – un disegno di legge per garantire la assicurabilità delle sanzioni dirette in capo ai professionisti, e per eliminare quelle storture sulla responsabilità dolosa dei Revisori nella crisi di impresa, che impedisce di fatto alle società di ottenere la disponibilità di revisori; nella sola Milano ne mancano circa diecimila proprio per la sproporzione nelle misure sanzionatorie”.”Infine – ha concluso De Bertoldi – la Consulta si occuperà della tenuta domestica del Registro Revisori, oggi gestito con mille complicazioni dal Mef, e cercherà di favorire un dialogo più stretto tra i commercialisti e le Istituzioni ai fini di migliorare l’efficienza e l’efficacia delle disposizioni di carattere economico e finanziario”.

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Legge elettorale e le “barricate” di Fratelli d’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

“Fratelli d’Italia è pronta alle barricate per contrastare la proposta di legge elettorale presentata dalla maggioranza che è un ritorno al proporzionale, non accoglie le istanze della minoranza e non garantisce la governabilità e la rappresentabilità del popolo italiano. Pd e M5S continuano a cercare una legge elettorale che dia loro potere senza avere i voti. Ma essendo impossibile questo in democrazia cercano allora di rendere ingovernabile l’Italia. Giorgia Meloni nell’intervista al Corriere della Sera ha lanciato un importante appello agli alleati di centrodestra per presentare una proposta alternativa unitaria. Sicuramente la maggioranza dovrà cercare una mediazione con le opposizioni e per questo scopo il Mattarellum può essere un buon punto di partenza”. Lo dichiara Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d’Italia.

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Stati Uniti d’Europa: La Scozia dopo la Brexit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

Braveheart (Cuore impavido) è un film che narra, in forma di storia romanzata, le vicende del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace (1270-1305), in lotta contro gli inglesi e per l’indipendenza della Scozia.Ci è venuta in mente la storia di Wallace a proposito della Brexit, cioè dell’uscita del Regno Unito dalla Unione europea. Con la vittoria elettorale di Boris Johnson, la procedura per il distacco è ormai avviata ma c’è il problema della Scozia, dove il Partito nazionalista scozzese è fortemente contrario alla Brexit e, se del caso, a favore della indipendenza dal Regno Unito.I risultati del referendum consultivo del 2016, che sanzionò la Brexit, hanno, però, confermato la contrarietà degli scozzesi alla separazione dalla Ue.Il premier britannico Boris Johnson non vuole che si svolga un referendum in Scozia, che sancisca la volontà del popolo scozzese di rimanere nella Ue, mentre il premier scozzese, Nicola Sturgeon, spinge affinchè gli scozzesi si esprimano.Non ci sarà una ribellione armata, come ai tempi di Wallace, ma la determinazione degli scozzesi di rimanere nella Ue è fortemente maggioritaria. Hanno capito che è l’unione che fa la forza e stare dentro la Ue porta vantaggi enormemente maggiori di quelli di rimanere nel piccolo Regno Unito. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La tenacia guida i pentastellati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 gennaio 2020

“La caratteristica che accomuna tutti noi del MoVimento 5 Stelle è la tenacia, quella voglia di non mollare mai, di non fermarsi di fronte a nulla e di porsi degli obiettivi che gli altri spesso definiscono “irrealizzabili”. È già successo con il reddito di cittadinanza. Ve lo ricordate quando ci dicevano che non si poteva fare? Che era qualcosa di irrealizzabile e che non avrebbe funzionato? Invece oggi è realtà e ha migliorato le condizioni di molti cittadini dando loro una seconda opportunità. Il MoVimento è proprio questo, gente ostinata, che porta avanti le istanze del popolo all’interno delle istituzioni, scegliendo di volta in volta la strategia più adatta alla situazione. Lo facciamo passo dopo passo, con la passione che da sempre ci contraddistingue e la voglia di andare avanti, con costanza e determinazione”. Lo scrive, su Facebook, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, postando un articolo.

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Un caos diffuso e una flebile prospettiva

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

di Vincenzo Olita. Iran, Libia, Afganistan, Yemen, Somalia, ONU, Nato, Europa, Vaticano, Sciiti, Sunniti, Informazione e si potrebbe continuare con altri Paesi, Istituzioni, Religioni e Classi dirigenti, ma anche così si comprende che il ragionamento che andiamo sviluppando attiene alle crisi di estese aree geopolitiche. Già, la geopolitica, espressione utilizzata spesso a sproposito, indica compiutamente il rapporto tra geografia, quindi occorre conoscere almeno i confini, e situazione e condizioni politiche che insistono su quell’area. Va da sé che se il primo elemento è immutabile, il secondo, per sua stessa definizione, è una variabile dipendente. L’appropriata conoscenza di entrambi consente analisi corrette e valutazioni strutturate al di là di storiche e romantiche affezioni e di coazioni a ripetere. Credere, ad esempio, che l’Italia possa avere peso e ruolo nella crisi libica significa non aver compreso gli avvenimenti in quell’area dell’ultimo decennio, le nostre omissioni ed assenze, anche militari, su quel terreno, pensando di poter svolgere un’influenza diplomatica caratterizzata da prediche ed inviti a buoni propositi. Il silenzio sulle crisi iraniane e libiche dei vertici Nato, dei suoi Paesi membri e dell’ONU certifica le profonde difficoltà di quest’ultima e il tramonto dell’Alleanza Atlantica che, perso il ruolo di contrapposizione al Patto di Varsavia, stenta a rimodellare la sua missione. Nello stesso tempo appelli ed invocazioni all’Europa affinché “parli con una sola voce”, senza definire per dire cosa e quali posizioni sostenere sui vari teatri conflittuali, paradossalmente, rafforza la certificazione di uno stallo depressivo, frutto di divaricazioni strategiche tra i ventisette e un elevato tasso di nanismo politico della Commissione. Lo stato di tensione permanente tra i tre grandi imperi – USA, Russia e Cina; le turbolenze, un tempo classificate come regionali, innescate da potenze di secondo e terzo livello; la sanguinosa dicotomia nel mondo islamico; l’inefficacia delle grandi istituzioni/organizzazioni internazionali; la decadenza, in occidente, delle Chiese cristiane, ed in particolare di quella cattolica, che non assolvono più neppure ruolo e funzione di autorità morale; l’evidenza, come non mai nella sua storia, dell’equivoca funzione dell’informazione, che si caratterizza sempre più come sottoprodotto di riferimento delle parti politiche, determinano nelle genti occidentali uno stato di insicurezza, di incertezza e di anomia che influenza la visione prospettica del domani. Se a questo scenario sommiamo gli affanni per l’economia, per il lavoro e per la pochezza della classe dirigente europea, pena un penoso tramonto, s’impone di ridisegnare il futuro. Agli abitanti di questo continente storia e modelli su cui riflettere non mancano, l’Europa è stata la nostra storia, l’Europa potrà essere la nostra Utopia, il nostro futuro. L’abbiamo già conosciuta un’Europa con pochi confini, con un autorevole potere centrale, con una grande attenzione alla cultura con i monasteri e le abbazie cluniacensi, profondamente cristiana e nel contempo progenitrice delle libertà rinascimentali. Un’Europa con una visione e un’anima che tengano al centro la persona e le libertà individuali, i diritti umani, la libertà economica, in sintesi un liberalismo europeo in cui la sfera della politica abbia la sua nobile supremazia. Questa l’Europa da costruire, purtroppo la presidente Ursula von der Leyen, i commissari Borrell e Gentiloni non ne saranno i costruttori, quindi il nostro ragionamento è meno, molto meno, che flebile. (fonte: http://www.societalibera.org)

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Comunicazione e movimento cinque stelle

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

La mia convinzione è stata quella che il fallimento dell’Uomo qualunque, nato nel lontano 1945, fosse derivato dal camaleontico atteggiamento del suo autore nello sposare la causa dei partiti e dimentico del fatto che era nato e votato per l’antipolitica che esprimeva. Sulla stessa lunghezza d’onda ho associato il Movimento cinque stelle di Grillo e la sua idea dell’antipolitica che, questa volta, a differenza dell’Uomo qualunque, non intende confondersi con i partiti per cavalcare una protesta che è trasversale e antagonista all’attuale sistema dei partiti. Non mi sono reso conto che esiste una variabile molto importante che fa la differenza tra i due movimenti. Allora sapevamo attendere ora non più. Il nostro malessere per la politica è anche, se non soprattutto, temporale. In altre parole il parlamento discute, approva e riapprova e nel frattempo trascorrono dei mesi mentre i problemi che si dibattono sono percepiti dall’opinione pubblica come un tentativo per rinviare sine die una decisione pur importante e soprattutto urgente. Quanti anni sono passati da quando abbiamo parlato di riforma della giustizia, della scuola, del welfare ecc.? Tanti, troppi e chi ha votato per il Movimento cinque stelle lo ha fatto sperando in una accelerazione dei tempi d’attesa diventati oramai intollerabili. Non è stato così e la ricaduta in termini di consensi è stata inevitabile. Di certo si può puntare a un recupero della fiducia dopo la stagione delle promesse non mantenute e per poi passare a quelle fatte nella logica del tutto cambiare per nulla cambiare se non ci convinciamo che la forza e il sostegno sta nel consenso che riusciamo a coagulare intorno a un movimento che ha dato prova di voler percorrere la strada che gli italiani intendono imboccare ma non sarà possibile realizzarla se non la supportiamo con i numeri. (Riccardo Alfonso)

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Politica: la logica di appartenenza

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Un altro tema caro ai politici che militano nei partiti è di voler riconoscere nei parlamentari del M5S qualcosa di “familiare”. Taluni dicono, infatti, che hanno una mentalità di “centro destra” e altri no essendo per lo più di “centro sinistra” e così dicendo si consolano pensando di poterli asservire, prima o poi, alla loro causa. A questo punto è forse noioso ripetere le stesse cose ma, a volte, è necessario, anche se potrebbe diventare un atto disperato se pensiamo che non ci sia peggiore sordo di chi non vuol sentire. Per anni Grillo ha cavalcato la protesta di quanti sono stati bellamente presi in giro dal nuovo che si prospettava e che diventava regolarmente il vecchio che si perpetuava con le mummie che li rappresentavano. Il cambiamento a questo riguardo non s’identifica più con la logica delle alleanze tra partiti, ma sulle cose da fare, e fare non significa solo dire, ovviamente. Ecco perché in casa leghista e suoi alleati dovrebbe prevalere il convincimento che se il programma del M5S è affine al loro ciò che quest’ultimi possono garantire al Paese è un qualcosa che non possono più dare: la fiducia. E allora la governabilità esiste e con essa le maggioranze parlamentari qualificate. Si tratta solo di capire il nuovo che si presenta e di saper cogliere il diverso che non significa avere un partito padronale, da una parte, e le confuse anime sull’altra sponda, ma una cultura del cambiamento. Punto e basta. (Riccardo Alfonso)

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Giustizia: Perseguitati e persecutori

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

La giustizia in Italia ha toccato il fondo. I suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti. E’ una giustizia che può essere imbrigliata come si vuole se si hanno gli ingredienti giusti e si adottano i suoi difetti per giustificare i propri. La mancanza è dei processi lunghi. L’anomalia è nei suoi tre gradi di giudizio. Il difetto sta nel legislatore che può cambiare a comando le leggi mentre si celebrano i processi depenalizzando il falso in bilancio, riducendo la prescrizione trasformando il legittimo impedimento in una farsa. Così questa giustizia ante litteram trasforma l’imputato in inquisitore e gli consente di prendersi beffa delle istituzioni trasformando le aule dei tribunali in tribune elettorali e per fare in modo che si proclami vittima e perseguitato. Ora che i processi “rischiano” di arrivare al loro naturale epilogo si trovano mille stratagemmi per umiliare non i giudici e i pubblici ministeri ma il sistema nel suo complesso. E questa farsa è destinata perpetuarsi perché la vittima-imputato ha da guadagnarci in termini elettorali riscuotendo negli ingenui elettori simpatie e complicità. Siamo noi come cittadini di questo paese che si chiama Italia a doverci vergognare che questa melina continui a rubare le prime pagine della carta stampata e dei media, più in generale, invece di parlare dei problemi reali del paese tra disoccupazione e miseria, ricchezza e povertà. Smettiamola una volta per sempre, diventiamo adulti. (Riccardo Alfonso)

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