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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Archive for the ‘Spazio aperto/open space’ Category

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Ortaggi agli ormoni

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Gli ortaggi sono trattati con fitoregolatori cioè con ormoni vegetali: auxine, gibberelline e citochinine. Peperoni, melanzane e carciofi che paiono un trionfo dell’abbondanza: belli, colorati, enormi. Il consumatore non sa che questi prodotti sono trattati con ormoni, che possono esplicare la loro azione anche dopo l’acquisto. Non c’è da meravigliarsi dunque che un bel peperone, acquistato al mercato e portato a casa, continui a crescere.
Non è un miracolo ma l’attività dei fitormoni che, irrorati sugli ortaggi, ne stimolano l’accrescimento anche dopo la raccolta. Il consumatore che non vuole “gustare” verdure gonfiate agli ormoni, può adottare alcune semplici precauzioni che vogliamo suggerire.
Innanzi tutto consumare i prodotti di stagione. Che senso ha, infatti, mangiare i peperoni o le melanzane nella stagione invernale quando madre natura li fa maturare in estate? Consigliamo anche di acquistare frutta e verdura che abbiano il marchio “da agricoltura biologica”: la natura ringrazierà perché sarà liberata dalle sostanze chimiche di sintesi. Vi sono in commercio anche prodotti definiti “organici”, “biodinamici” e “da lotta integrata”, che non hanno una regolamentazione legislativa, come quelli da agricoltura, ma si rifanno a disciplinari che riguardano le tecniche di coltivazione, l’uso di concimi naturali e la riduzione dei trattamenti parassitari, integrati dall’uso di insetti predatori dei parassiti. Attenzione al termine “verde”, che si trova in molte confezioni: non ha alcun significato, è solo pubblicità. (fonte aduc)

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Necessario il censimento delle infrastrutture italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

«Come accaduto lo scorso anno a Como, Ancona e Palermo, anche il crollo del viadotto Morandi dell’autostrada A10, nel tratto che attraversa il torrente Polcevera a Genova, pone interrogativi stringenti sullo stato delle infrastrutture italiane. Ovviamente spetterà alla magistratura, con il supporto di esperti e tecnici, fare luce sulle cause che hanno portato al cedimento strutturale del ponte. Un fatto è certo: in questi casi risulterebbe preziosissima l’analisi ed il censimento delle infrastrutture, che come per un fascicolo di fabbricato, possa consentire di ricostruire la successione di tutti gli interventi, anche manutentivi, che sono stati realizzati sull’infrastruttura (ponte, viadotto, ecc) dalla sua costruzione ad oggi».
Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, strutturista, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA.
«Questo tipo di censimento – spiega Simoncini – si configura come una vera e propria carta d’identità approfondita di ogni infrastruttura, in cui compaiono le caratteristiche strutturali, manutentive e la proprietà dello stesso: un punto di riferimento fondamentale per quanti si trovano a intervenire su una determinata struttura. In Italia, purtroppo, si agisce quasi sempre sull’onda emotiva di una tragedia, per poi procedere a svilire i contenuti di un provvedimento deroga dopo deroga.
Trattiamo le nostre infrastrutture come trattiamo noi stessi, andiamo dal dentista quando il dente cariato si rompe invece di fare controlli programmati. Alla luce della complessiva fragilità delle infrastrutture italiane, molte obsolete e in pessimo stato manutentivo, non c’è dubbio che un intervento legislativo a livello nazionale dovrebbe obbligare tutti gli enti proprietari a dotarsi di quanti più strumenti possibili per una conoscenza approfondita di come e quando si è intervenuto su ogni infrastruttura. Il tutto, ovviamente, unito all’auspicio che tecnici e professionisti si muovano sempre nel solco del rispetto delle leggi e dei codici deontologici, senza avere il profitto come unico punto di riferimento».(Message sent from my webmail device Prof. Ing. Sandro Simoncini – Amministratore delegato Sogeea SpA)

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“300mila euro nel bilancio della Città metropolitana per la diagnostica e il monitoraggio di tutte le strutture del territorio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Torino “In questo momento di grande sgomento e dolore per la tragedia di Genova è importante rassicurare la popolazione e ribadire da parte nostra che è necessaria una nuova stagione di investimenti in merito alla diagnostica innovativa sui manufatti esistenti, in modo da programmare risorse certe per la loro manutenzione”. Il consigliere metropolitano con delega alle infrastrutture e ai lavori pubblici Antonino Iaria interviene per evitare che si creino falsi allarmi su strutture di proprietà della Città metropolitana, come ad esempio il viadotto noto come ponte Preti di Strambinello sulla strada provinciale 565. “Il ponte Preti è una struttura ben diversa dal ponte dell’autostrada A10 crollato oggi a Genova, perché è un ponte ad arco in cemento armato normale e non precompresso, ed è una struttura monitorata in continuo dal nostro servizio Viabilità”.
“La Città metropolitana di Torino” aggiunge Iaria “ha messo in bilancio nel 2018 circa 300mila euro a questo scopo e sta avviando la gara pubblica per l’affidamento dei servizi di diagnostica e monitoraggio non solo del ponte Preti, ma anche di tutte le altre strutture edilizie e viarie di sua competenza nel territorio metropolitano. Stiamo anche lavorando” conclude il consigliere “con la Commissione Bilancio e Lavori pubblici del Consiglio metropolitano per chiedere maggiori risorse per questi settori”.

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Glifosato: tuteliamo la salute degli italiani

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

Non serviva conoscere l’esito del processo intentato dal giardiniere americano Johnson Dewayne contro MONSANTO, per sapere dei rischi connessi all’uso del diserbante “Glifosato”, ma certo l’impatto mediatico del maxi-risarcimento di 289 milioni di dollari (il giardiniere si è ammalato di tumore) stabilito dal giudice ha fatto tornare di attualità la vicenda.Anche se in Italia il “Glifosato” è soggetto a diversi divieti (con un Decreto del 2016 il Ministero della Salute ne ha vietato l’uso nei parchi, giardini, campi sportivi ed in tutti gli altri luoghi frequentati da minori o “soggetti vulnerabili”, compresi ovviamente i complessi scolastici ed ospedalieri) questo “erbicida” è ancora usato in agricoltura e nel diserbo di aree non agricole, ma lo si ritrova molto più frequentemente nei prodotti di importazione essendo il diserbante più usato nel mondo.In Europa l’uso di “Glifosato” è più marcato rispetto al nostro Paese in quanto la Commissione Europea nel dicembre 2017 (non senza polemiche) ha rinnovato a MONSANTO l’autorizzazione alla vendita salvo poi (con una discutibile procedura: intanto lo usi, dopo guardiamo che succede) ha avviato i lavori di una speciale Commissione deputata a studiarne gli effetti rendendo una relazione trascorsi nove mesi.L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti DOC, DOCG, IGP E DOP, con una crescente percentuale di imprenditori agricoli che si convertono al biologico e con una straordinaria diversità agro-alimentare, che va difesa e valorizzata, ponendo il nostro Paese all’avanguardia nella sicurezza alimentare.Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati chiede al Governo di valutare, in nome del principio di precauzione, il blocco sanitario dei prodotti agro-alimentari di importazione trattati con “Glifosato”, con modalità proibite in Italia.

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Sicurezza stradale: Le parole del ministro

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Le parole del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, sul tema della sicurezza stradale fanno presupporre un’assunzione di consapevolezza di cui non possiamo che rallegrarci. Forse, finalmente, anche questo tragico problema potrà avviarsi verso una soluzione”. Lo afferma Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, promossa anche da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani, commentando le parole del Ministro Toninelli.“Sono contento – aggiunge Lentino – che le Istituzioni, finalmente, si siano rese conto dell’importanza di intervenire con un programma di sensibilizzazione culturale, cosa che noi chiediamo da anni, senza mai aver avuto risposte positive. Maggiori controlli ed educazione stradale devono rappresentare il focus dell’intervento per raggiungere l’obiettivo europeo di azzeramento dei morti nel 2050”.
“Il Ministro – conclude il Portavoce di BastaUnAttino – rifletta sull’importanza di istituire un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Stradale, utile a favorire maggiori sinergie tra tutte le Istituzioni, al fine di mettere in atto le azioni necessarie”.

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Leva obbligatoria o mini naja?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“All’amico Salvini ricordo che esiste già, per una legge voluta da me da ministro della Difesa del governo Berlusconi, la possibilità di far vivere ai giovani che lo desiderano, la vita militare per tre settimane. Prima di discutere di leva obbligatoria il governo potrebbe tornare a finanziare questa legge che la sinistra ha smesso di utilizzare e far partire subito con poca spesa qualche migliaio di giovani entusiasti di quella che fu definita la “mini naja”. Avrò poi modo di illustrare a lui e a Giorgetti le eventuali future modifiche da me proposte per allungare a 40 giorni (magari da svolgere durante le vacanze estive) e rendere, con crediti e incentivi, la partecipazione molto appetibile ai giovani. Mai però in forma obbligatoria che sappiamo crea in molti solo disamore se non peggio”. Lo dichiara Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato.

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Il centro-destra esiste ancora?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Chiedo a Salvini di dimostrare, proprio partendo dell’Abruzzo, che esiste ancora il centrodestra ma soprattutto che sappia assumersi la responsabilità di guidarlo e tutelarlo. La grande differenza tra i leader ed i molti vincitori del momento è stata, ed è, la capacità di andare oltre la loro forza politica, di saper avere un orizzonte maggiore, più ampio, di lungo termine e meno egoista. Berlusconi, quello vero di 20 anni fa, sapeva far crescere Forza Italia ma contestualmente aiutare gli alleati, anche quando lo meritavano poco. Salvini sembra invece trattare male, senza memoria e senza riconoscenza, anche chi, come Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, gli hanno riservato sempre correttezza e rispetto. Noi abbiamo sempre testardamente creduto nel centrodestra e continuiamo a farlo. A lui chiediamo di essere leale e giusto a sua volta. Dobbiamo avere il coraggio di rilanciare una proposta di crescita e rinascita di cui il paese ha necessità e che è alternativa all’idea di ‘declino programmato’ che rappresenta il M5S”.E’ quanto dichiara Guido Crosetto, deputato e coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia.

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Caporalato: Un appello contro l’indifferenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“In pochi giorni ha raccolto centinaia di adesioni l’appello “Il caporalato uccide, l’indifferenza pure” lanciato dal sociologo e ricercatore Marco Omizzolo e da Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione, che hanno invitato tutti i cittadini a non voltarsi dall’altra parte e a guardare in faccia il fenomeno del caporalato contribuendo a superarlo perché ci riguarda tutti. Un invito che Articolo 21 ha raccolto subito e rilanciato con convinzione. Il caporalato e le condizioni del lavoro in agricoltura sono temi che l’associazione segue da anni anche in collaborazione con Marco Omizzolo e su cui ha sempre tenuto acceso i riflettori raccontando le storie di questi lavoratori e le minacce ricevute da chi le denuncia”.
È quanto annuncia in una nota Articolo 21, che ha raccolto e rilanciato l’appello del sociologo e ricercatore Marco Omizzolo e da Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione, per rompere il fronte dell’indifferenza sul caporalato.

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Sky Calcio: il pasticcio delle partite di serie A

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Fioccano le proteste e le segnalazioni degli abbonati a Sky calcio, impossibilitati a vedere tutte le partite della propria squadra del cuore, se non al prezzo di disagi e di costi aggiuntivi, ossia accedendo ai contenuti di Dazn, con un sovraccarico pari a 7,99 euro al mese o con altri pacchetti a 3 mesi o 9 mesi.”Stiamo raccogliendo le segnalazioni per valutare un esposto all’Antitrust” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Gli abbonati a Sky calcio, che lo scorso anno vedevano tutte le partite del campionato, ora nel pacchetto vedranno solo 7 partite su 10 di serie A. Peccato che non potranno sapere quali. Dipenderà dall’orario e dal giorno. Una situazione assurda: ti abboni, paghi e poi bisogna incrociare le dita sperando che la propria squadra giochi nel giorno e nell’orario giusto” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumator “Dubitiamo che la pratica commerciale possa considerarsi corretta dal momento che può indurre in errore il consumatore medio, falsandone il processo decisionale, considerato che il prodotto venduto è indefinito, non sono definite le caratteristiche principali del prodotto, visto che nessun tifoso sa in partenza quali partite potrà vedere e se ci sarà la sua squadra del cuore” aggiunge Dona. “Anche se la colpa non è di Sky e dipende dall’avidità della Lega di serie A, che per incassare più milioni, ben 973, ha avuto la bella pensata di dividere in 3 pacchetti le partite di calcio, impendendo ad un unico operatore di poterli acquistare tutti e 3, si tratta comunque di un pasticcio” prosegue Dona.”L’oggetto di un contratto qualunque deve essere determinato o determinabile, ossia vanno fissati i criteri per la sua determinazione. Ma in questo caso non bastano 7 partite su 10 per fissarlo, visto che non si sa quali partite si potranno vedere, che è il vero motivo per cui un tifoso si abbona” conclude Dona.

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Ferrovie, sindacati: SNCF-Svi non si sottragga a sue responsabilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“Sncf Voyages Italia non si sottragga alle sue responsabilità sulla mancata applicazione del contratto collettivo nazionale della mobilità/attività ferroviarie, invece di accusare i sindacati di violazione delle regole per indire gli scioperi e di valutare azioni legali a tutela della propria immagine”, così dichiarano Filt-Cgil, Fit-Cisl e FastConfsal. “Il tema vero è uno solo – proseguono le organizzazioni sindacali – ovvero che Svi è un’azienda di trasporto ferroviario passeggeri operante in Italia che non applica il ccnl italiano: questo vuol dire non giocare ad armi pari con le concorrenti a scapito dei lavoratori. Da tempo chiediamo un incontro per affrontare il problema e Svi ci ha sempre ignorati. Ora invece che abbiamo indetto uno sciopero nel rispetto della legge italiana, l’azienda si decide a riceverci il 22 agosto ma accusandoci di aver usato come arma pressoria uno sciopero indetto, a suo dire, in violazione delle regole italiane e di aver danneggiato la sua immagine e valutando conseguenti azioni legali. Per noi sono accuse non solo inaccettabili e velatamente intimidatorie, ma chiaramente mirate a sollevare un polverone per nascondere le inadempienze di Svi sul contratto”. Concludono Filt-Cgil, Fit-Cisl e Fast-Confsal: “Tutto questo avviene, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, nel silenzio delle istituzioni e delle autorità competenti, in primis la Commissione di garanzia sugli scioperi e l’Autorità di regolazione dei trasporti, le quali sono sempre pronte a richiamare i sindacati alle loro responsabilità, talvolta a sproposito, ma non sono altrettanto sollecite con le aziende quando non rispettano le regole comuni del settore, come ad esempio quelle contrattuali”.

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Ma chi vuole la pace in Medio Oriente?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

Scrive Ugo Volli: “Si potrebbe fare la storia del conflitto arabo-israeliano usando solo i rifiuti arabi (o meglio della sua parte “militante” islamista o vicina alle dittature fasciste e comuniste) di fare la pace. Si potrebbe incominciare con l’accordo firmato il 3 gennaio 1919 fra Chaim Weizmann, leader dell’organizzazione sionista mondiale e l’emiro Faysal re della Siria e fratello del re di Giordania, in cui gli arabi accettavano la dichiarazione Balfour in cambio del riconoscimento della loro indipendenza. L’accordo non ebbe seguito, per l’opposizione britannica e della parte araba intransigente. In effetti Faysal fu probabilmente avvelenato qualche anno dopo, nel mandato gli inglesi dettero potere al nemico suo e degli ebrei Amin Huseini, nominandolo Muftì di Gerusalemme. Anche suo figlio Abdallah, re di Giordania, che trattava con il neonato stato di Israele, fu ucciso sulla spianata del tempio di Gerusalemme da un cugino del Muftì: due occasione d’accordo perse.
Nel 1936, su istigazione del Muftì, il Mandato di Palestina fu agitato da una grande rivolta araba contro gli inglesi e soprattutto contro gli ebrei. Gli inglesi crearono la Commissione Peel, per trovare una soluzioneal conflitto La Commissione Peel, propose di creare due stati indipendenti: uno per gli ebrei e uno per gli arabi: la prima “soluzione a due stati”. La spartizione proposta da Peel era fortemente sbilanciata a favore degli arabi, che avrebbero avuto l’80% del territorio conteso mentre agli ebrei sarebbe dovuto bastare il restante 20%. Nonostante le dimensioni minuscole dello stato che veniva loro proposto, Il comitato sionista votò a favore dell’offerta. Gli arabi invece rifiutarono, e ricominciarono i pogrom.
Subito dopo la guerra mondiale ci fu un’altro rifiuto arabo, il più noto: di fronte al fallimento del mandato britannico, l’assemblea generale dell’Onu aveva votato nel ‘47 (col voto contrario degli stati arabi e l’astensione inglese) una spartizione anch’essa assai favorevole agli arabi. Ma anche questa volta essi rifiutarono e iniziarono una “guerra di sterminio” contro il neonato stato ebraico. Nel ‘49, avendo perso la guerra, rifiutarono di fare la pace e accettarono al massimo degli accordi armistiziali. Lo stesso avvenne di nuovo del ‘67, dopo la guerra dei sei giorni con la risoluzione dei “tre no” presa nel vertice dei paesi arabi a Khartoum il 1 settembre, tre mesi dopo la fine della guerra: “no peace with Israel, no recognition of Israel, no negotiations with it”. (n.r. Che dire se non che per fare la pace bisogna essere in due e che i problemi non si risolvono rinviandoli poiché si corre il rischio di renderli irrisolvibili alzando il livello della contesa? Il dubbio atroce che ci attraversa è che possiamo essere già arrivati a questo livello di rapporti) (fonte: https://www.facebook.com/FocusOnIsrael)

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Asta 5G falsata a vantaggio dei francesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“La delibera con cui l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni fissa le regole per l’asta sul 5G prevede che a nuovi entranti o “remedy taker” venga riservato un terzo della cosiddetta “banda 700 MHz”, la più pregiata.Lo spettro elettromagnetico è risorsa scarsa di proprietà esclusiva dello Stato che la assegna a fronte del pagamento di una somma che varia a seconda del pregio della frequenza stessa. L’unico beneficiario della riserva è Iliad, l’operatore francese entrato sul mercato italiano a maggio 2018. Quindi mentre sei operatori competeranno per i due terzi della banda in un’asta al rialzo che si annuncia infuocata, ad Iliad basterà presentare la base d’asta per aggiudicarsi senza patemi d’animo e con una spesa facilmente preventivabile un terzo della porzione di banda più pregiata mai messa all’asta per la telefonia mobile negli ultimi 20 anni.Ritengo che il Governo debba intervenire con urgenza per impedire la svendita di preziose risorse radio: lo spettro elettromagnetico è un bene pubblico e come tale va impiegato massimizzando il beneficio per lo Stato e per i cittadini.Occorre, inoltre, evitare che un mercato pienamente concorrenziale come la telefonia mobile, in cui i prezzi si sono più che dimezzati negli ultimi tre anni, sia del tutto distorto da una ulteriore asimmetria legata al prezzo di aggiudicazione delle frequenze, rischiando di penalizzare gli investimenti e rallentare la realizzazione di una infrastruttura come il 5G cruciale per il futuro della nazione”. È quanto dichiara in una nota il Capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera, Carlo Fidanza.

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Frattura zigomo a poliziotto: 10 mesi di reclusione con pena sospesa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Taranto. Antonio Novellino, il ventottenne di Taranto che lo scorso 24 luglio aggredì con un pugno in pieno volto un poliziotto, presso il pronto soccorso dell’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria (TA), fratturandogli uno zigomo, ha patteggiato questa mattina. Per lui 10 mesi di reclusione, pena sospesa.
«E’ una vergogna – commenta Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) – chi aggredisce un poliziotto in quel modo non va in galera. Episodi del genere e i conseguenti risvolti giudiziari ‘premio’ per gli aggressori, legittimano condotte del genere perché nutrono la consapevolezza di restare impuniti. Ricordiamo – prosegue Paoloni – che colpire un poliziotto a calci e pugni, non significa colpire soltanto l’uomo in quanto tale, ma l’Istituzione dello Stato che in quel momento rappresenta. Servono pene più severe in modo tale che possano già di per sé svolgere una funzione deterrente. Ricordiamo che il fatto è stato ripreso dalle telecamere interne e dal filmato si evince che l’aggressione è avvenuta in modo quasi improvviso, di fronte a testimoni, nell’evidente consapevolezza della probabile impunità. Servono inoltre strumenti e deterrenti che disincentivino comportamenti violenti come ad esempio la pistola taser con la quale quel tizio sarebbe stato opportunamente immobilizzato.»

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DL sulla sicurezza degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

“L’obiettivo è condivisibile ma gli strumenti sono da verificare”. Così Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, commenta il disegno di legge presentato dal ministro della Salute, Giulia Grillo, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, approvato dal Consiglio dei ministri, sulla sicurezza degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni.“Nell’osservatorio nazionale sulla sicurezza di tutto il personale della Sanità annunciato dai ministri Grillo e Bonafede – prosegue – non si fa alcun riferimento alla presenza di rappresentanti del personale del Sistema sanitario. Riteniamo non corretto escludere chi rappresenta i lavoratori, quanto al codice penale occorrerà invece leggere le norme”.
Quanto alle notizie che circolano sulla volontà di inviare l’esercito negli ospedali, osserva Sorrentino, “ribadiamo quanto sempre sostenuto: ci vuole sicurezza per gli operatori ma la vigilanza deve essere specializzata, formata e attenta alla tipologia di utenza con la quale interagisce. In questi anni abbiamo fatto tanti accordi che andavano nella direzione di garantire sicurezza agli operatori, dignità per gli utenti. La vera emergenza rimane l’occupazione e gli investimenti nelle strutture. Con più personale, meno attese, strutture sanitarie adeguate che hanno i mezzi migliori per prendersi cura dei cittadini si risolve il problema. Oggi il personale fa miracoli, supplisce a carenze strutturali con la propria professionalità. Il ministro grillo è un medico, quindi per deontologia ed esperienza sa che nella cura la priorità è l’appropriatezza, oltre che prevenzione e riabilitazione. Si inizi dal rifinanziamento del fondo sanitario nazionale e un piano triennale di assunzioni”.
Infine, ricorda Sorrentino, “il ministro Grillo ad oggi non ha ancora risposto alla nostra richiesta di incontro. Noi siamo pronti a confrontarci, il personale sanitario ha bisogno di risposte concrete”, conclude. (fonte: Ufficio Stampa Fp Cgil Nazionale)

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Occorre incentivare il rinnovo dei mezzi circolanti

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Federauto Trucks esprime – attraverso la voce del proprio Vice Presidente e Coordinatore, Gianandrea Ferrajoli – un profondo cordoglio per la tragedia accaduta sulla tangenziale di Bologna e manifesta il massimo rispetto e ringraziamento per il lavoro della polizia stradale e dei carabinieri intervenuti tempestivamente sul luogo dell’incidente. “In attesa che la magistratura faccia chiarezza su quanto avvenuto e possa appurarne le cause, credo sia necessario evidenziare la massima preoccupazione per lo stato del trasporto pesante in Italia. Come più volte dichiarato da Federauto Trucks, l’Italia ha il parco mezzi più vecchio in Europa con un’età media di oltre 11 anni” afferma Gianandrea Ferrajoli. “È evidente il pericolo quotidiano per la sicurezza stradale, soprattutto considerando che nel nostro Paese l’86,5 per cento della merce viaggia su gomma, rispetto al 76,4 per cento dell’Europa. Le case costruttrici hanno investito ingenti somme nello sviluppo tecnologico dei veicoli industriali e commerciali, tanto da essere oggi in grado di offrire sul mercato veicoli che rispondono alle più avanzate norme sull’inquinamento e sulla sicurezza, ma questo sforzo tecnologico non è sfruttato a dovere, visto che il parco circolante italiano risulta essere ancora tra i più datati d’Europa. Sono troppo pochi i mezzi pesanti in circolazione dotati dei più avanzati sistemi di sicurezza obbligatori, come il dispositivo avanzato di frenata di emergenza e il sistema di avviso di deviazione dalla corsia”. “Inoltre – continua Gianandrea Ferrajoli – c’è un reale problema di formazione degli autisti di mezzi pesanti, dobbiamo creare programmi che investano soprattutto sul capitale umano e sull’aggiornamento professionale, l’elemento centrale per la sicurezza dei trasporti. Le competenze e le infrastrutture sono i due temi più urgenti da affrontare. Il precedente Governo, nello scorso biennio, ci ha messo in condizione di utilizzare degli strumenti fondamentali per rinnovare il nostro parco circolante. Auspichiamo quindi che il nuovo Governo, al quale rivolgeremo le nostre istanze a settembre, si concentri e si focalizzi su una politica di incentivi strutturali che permettano al settore di rinnovarsi nel segno della tecnologia, della sicurezza e della eco-sostenibilità. È necessario agire subito, da parte del Governo, per far accelerare un ricambio dei mezzi più vecchi e pericolosi che, senza iniziative adeguate, potrebbe portare a nuove tragedie e ad una situazione di costante pericolo” ha concluso il Vice Presidente e Coordinatore di Federauto Trucks.

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“Prospettive globali sui Mercati Emergenti”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

A cura di Krishan Selva, Client portfolio manager, Mercati Emergenti di Columbia Threadneedle Investments. Per le azioni dei mercati emergenti sono stati sei mesi ricchi di avvenimenti. Nel 2017 questa classe di attivi ha messo a segno una performance annua tra le migliori del decennio. Gli investitori hanno pertanto inaugurato il 2018 con un atteggiamento positivo, sostenuto dall’apparente solidità dei mercati globali. L’iniziale euforia è però lentamente andata scemando alla luce della prospettiva di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha penalizzato tutti i mercati globali. Di conseguenza, gli investitori mettono ora in discussione le stime di crescita in molte economie. Ne consegue che difficilmente l’eccellente performance dello scorso anno potrà ripetersi anche nel 2018. I primi sei mesi dell’anno sono stati contraddistinti dalla volatilità, che ha interessato sia l’economia globale nel suo insieme sia i mercati emergenti nello specifico. Tuttavia, c’è più di un elemento che fa ben sperare. Tradizionalmente, i mercati emergenti sono stati contagiati molto facilmente dalla volatilità dei mercati sviluppati. Si ritiene pertanto che, in caso di rallentamento dei mercati sviluppati, li seguirebbero a ruota anche quelli emergenti. Inoltre, in passato era opinione diffusa credere che se il dollaro USA si rafforza, i mercati emergenti subiscono un deflusso di capitali. A fronte di un incremento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, generalmente il denaro degli investitori tornava ad affluire nell’economia a stelle e strisce.
Tuttavia, i mercati emergenti hanno dato prova di una tenuta molto maggiore rispetto a quella che avrebbero esibito in condizioni analoghe 10 anni fa. In passato, le economie delle piazze emergenti facevano affidamento sul capitale di investitori esteri, mentre oggi sono autosufficienti. Ciò appare evidente dalla robustezza e profondità dei mercati obbligazionari locali, dai flussi di fondi nazionali, dal miglioramento dei saldi delle partite correnti e dagli ottimi dati sugli utili societari. L’aumento dei tassi d’interesse – e il conseguente apprezzamento del dollaro USA – non hanno innescato un esodo dai mercati emergenti. Ciò dimostra che le economie in via di sviluppo sono ora molto più solide.I mercati emergenti sono sostenuti anche dalle tendenze di lungo periodo. La massiccia produttività e la crescita della popolazione continueranno a tradursi in un rafforzamento dell’espansione economica. Le società beneficiano dell’incremento dei consumi interni. Per esempio, Alibaba, il colosso dell’e-commerce, vanta utili straordinariamente robusti. Se 10 anni fa i mercati fossero stati alle prese con timori di inflazione su scala globale, rallentamento della crescita mondiale, preoccupazioni relative al settore tecnologico (per quanto riguarda la riservatezza dei dati), una potenziale guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve statunitense, sarebbe stato logico attendersi correzioni anche violente dei mercati emergenti. È invece rassicurante notare che, alla luce del rafforzamento delle nostre economie in questo stesso contesto, la correzione che ha interessato i mercati emergenti non è stata più marcata di quella verificatasi, ad esempio, in Europa. Eliminare i pregiudizi comportamentali ricopre un ruolo importante per noi investitori, che ci prefiggiamo inoltre di aiutare i nostri clienti a superare i loro preconcetti. A titolo esemplificativo, un’altra percezione comune è che le tecnologie siano più avanzate nei mercati sviluppati rispetto agli omologhi emergenti. Tutt’altro: in molte aree geografiche i mercati emergenti procedono a un ritmo molto più rapido.
WeChat, l’equivalente cinese di WhatsApp, ad esempio, vanta molte più funzioni dell’applicazione americana. WeChat Shake consente agli utenti che si sentono annoiati o soli di scuotere il cellulare e rilevare altre persone che stanno facendo lo stesso gesto nelle vicinanze per iniziare una chat con loro. WeChat Moments è invece una combinazione fra Twitter e Facebook, che permette agli utenti di condividere fotografie e aggiornamenti con gli amici. WeChat Pay, la funzione di pagamento dell’app, semplifica molti aspetti dei pagamenti online, dalla divisione fra amici di un conto al ristorante al pagamento di una bolletta.Se guardiamo al prosieguo del 2018, la volatilità macroeconomica appare destinata a perdurare. Qualora Donald Trump dovesse continuare ad applicare rigidi dazi doganali sulle importazioni nel tentativo di ridurre il disavanzo commerciale del paese, ciò avrà ripercussioni di enorme portata sui mercati globali. Il presidente statunitense ha inoltre minacciato di imporre tariffe anche all’industria automobilistica europea. Sono in corso discussioni dall’esito tuttora incerto con il Messico e altri paesi in merito alla rinegoziazione dell’Accordo nordamericano di libero scambio (North American Free Trade Agreement, NAFTA).Anche il settore lattiero-caseario del Canada è ora nel mirino di Trump. Se si continuerà a proseguire sulla strada del protezionismo commerciale, ciò sarà fonte di preoccupazione non soltanto per i mercati emergenti ma anche per quelli sviluppati.L’impatto della rinegoziazione dei trattati commerciali causerà un aumento della volatilità di mercato a breve termine. Su un orizzonte di più lungo periodo si prospettano cambiamenti di natura strutturale. Gli Stati Uniti perseguono una politica di protezionismo, rinunciando di conseguenza alla posizione di leader e arbitro del mondo libero che da tempo detenevano. Ciò sortirà effetti a più lungo termine sull’economia americana e su quella globale nel suo insieme.
Se, da un lato, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi, dall’altro lato la Cina si sta dimostrando più attenta all’ambiente. Infrastrutture, trasporti ed energia sono tutti settori che stanno beneficiando dell’iniziativa cinese ad ampio spettro “One Belt One Road”. Altre nazioni reagiscono ricalibrando i propri rapporti con Cina e Stati Uniti, come ad esempio le Filippine: mentre in passato erano strettamente allineate agli Stati Uniti, ora il paese appare maggiormente orientato verso la Cina.Per quanto concerne l’America Latina, man mano che avanzerà il ciclo elettorale si avrà anche maggiore chiarezza a livello politico. Tra i paesi dove di recente si sono svolte elezioni figurano Messico e Colombia, mentre in Brasile l’appuntamento alle urne è fissato per ottobre 2018. Nell’attuale fase di incertezza, per avere successo è fondamentale che gli investitori sappiano individuare società solide in fase di crescita e in grado di rimanere flessibili. Se gli Stati Uniti proseguiranno sulla strada del protezionismo, Europa e Asia potrebbero intensificare la collaborazione reciproca e promuovere una più libera circolazione delle merci tra i due continenti.Quali saranno le principali opportunità e sfide per gli investitori nella seconda metà del 2018?
Nella seconda metà dell’anno, la sfida primaria per gli investitori consisterà nel mantenere i nervi ben saldi dopo la volatilità del primo semestre. Sebbene i mercati emergenti abbiano accusato una flessione, i timori di conflitti commerciali risultano però ormai in gran parte scontati dal mercato. Anziché investire in un mercato ai massimi, adesso è invece il momento di mettersi alla ricerca di opportunità. In questo caso la via più difficile è allo stesso tempo quella potenzialmente più remunerativa.Come strategia per contrastare l’incertezza, abbiamo scelto per il nostro portafoglio di allontanarci dalle società cicliche e stiamo investendo in aziende meno esposte al tema del protezionismo commerciale che siano al contempo ben posizionate per trarre vantaggio dai consumi interni. Ricerchiamo, ad esempio, aziende che producono latticini e bevande.In termini fondamentali, la dinamica dei mercati emergenti resta intatta, con buoni risultati sul fronte delle aziende e degli utili. L’arretramento osservato è imputabile a timori di ordine macroeconomico, il che significa a nostro avviso che ci sono opportunità d’acquisto. Come sempre resterà essenziale selezionare gli investimenti in modo estremamente attivo.

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V “Meeting nazionale giornalisti cattolici e non”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

Roma 12 settembre 2018 Il programma della giornata prevede: Ore 8.30 – Ritrovo in Piazza San Pietro ed incontro con Papa Francesco alle ore 9.
Ore 12.00 – Tempo libero per visitare la Città Eterna. Ore 15.00 – Università della Santa Croce (Piazza di Sant’Apollinare 49 – accanto a Piazza Navona), momento formativo Ore 19.00 – Conclusione.

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Il MoVimento 5 Stelle vuole abolire l’ordine dei giornalisti

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

di Vito Crimi Non l’avevo detto a nessuno, ma avete scoperto il nostro grande segreto. Dunque confesso: il MoVimento 5 Stelle vuole abolire l’Ordine dei Giornalisti. Ero certo che le 300.000 persone scese il piazza nel 2008 per invocare l’abolizione dell’Ordine fossero passate inosservate… e pensavo che nessuno si fosse accorto, l’anno seguente, della nascita di un Movimento sancita proprio su questo tema così complesso e delicato… speravo poi che nessuno ricordasse i miei primi disegni di legge presentati nel 2013, che prevedevano proprio l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, e che il dibattito in Aula nel 2014 durante la legge di riforma delle modalità di sostegno all’editoria fosse caduto nel dimenticatoio.
Ma ieri, finalmente, il mistero è stato svelato. E dopo 10 anni alcuni “giornalisti” (le virgolette non sono casuali) hanno scoperto che sì, forse potrei avere questa idea in testa. Al di là dell’ironia, sono vent’anni che si dibatte della reale utilità dell’Ordine e non si riesce a trovare unanime consenso neanche tra chi ne sostiene il ruolo.Come ho tenuto a precisare nell’audizione di ieri nella Commissione Cultura della Camera dei Deputati, avrei potuto fare come nel 2013: presentare subito, senza pensarci due volte, una proposta di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Invece, pensate un po’, ho preferito incontrare prima i nuovi vertici dell’Ordine, ascoltarli e accogliere con favore il loro percorso di autoriforma, in attesa di valutarne la proposta.Ho comunicato direttamente al Presidente dell’Ordine la mia disponibilità ad aspettare la loro proposta di autoriforma, per comprendere se sarà in grado di rispondere alle tante criticità sollevate sulla necessità che esista un albo dei giornalisti, un organo che possa decidere chi può scrivere notizie e chi no.Addirittura, si parla di “minacce” da parte mia. Ora manca solo che qualcuno scomodi Putin o qualche troll russo su Twitter, e allora il segretissimo piano di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti sarà definitivamente svelato.
Vi svelo un altro segreto: dal primo giorno in cui ho ricevuto le deleghe all’Informazione e all’Editoria, il mio ufficio ha visto una raffica di appuntamenti e incontri con i giornalisti, piuttosto che con gli editori. Contrariamente a quanto si possa pensare, non sono barricato in un fortino: anzi, la mia porta è sempre aperta per ascoltare rilievi e preoccupazioni, condividere problemi, cercare soluzioni e camminare insieme verso le necessarie riforme che l’editoria attende da tempo, oramai non più procrastinabili. Il mio lavoro è questo: ascoltare, confrontarmi e prendere di conseguenza decisioni politiche. E non posso far altro che ringraziare tutti i giornalisti che mi hanno sempre parlato con franchezza, offrendomi consigli, suggerimenti e rivolgendomi anche critiche serrate.È curioso: Crimi, quello che viene indicato come “nemico” dell’informazione, in realtà è sempre al fianco della libertà di stampa per avviare quelle riforme che non sono mai state realizzate. Crimi, quello che viene indicato come “nemico” dei giornalisti, si batte per riconoscere loro compensi degni e dignità alla professione, per la tutela delle fonti, per la difesa dalle diffamazioni temerarie e tanto altro.Cari “giornalisti”, spero vi rendiate conto che è proprio questo vostro atteggiamento ad essere corresponsabile della profonda crisi dell’informazione tradizionale, a beneficio di un’informazione libera e condivisa, senza filtri e senza “ordini” di scuderia che impongono chi può e chi non può scrivere o fare informazione.Come affermava ieri in Aula il collega Alberto Bagnai, il pluralismo dell’informazione si realizza quando chi fa informazione garantisce la pluralità delle opinioni, e non è sufficiente che ci sia una pluralità di soggetti se questi poi danno voce ad un pensiero unico perché si possa definire pluralismo.A chi ancora difende l’attuale Ordine dei Giornalisti, definendolo l’unico presidio a tutela della loro libertà, ricordo solo che l’Ordine esiste dal 1925 e che con l’Ordine vigente ci ritroviamo oppressi dal precariato nel giornalismo e senza alcuna tutela per chi svolge il lavoro di giornalista.
Non servono proclami: difenderò sempre i giornalisti, la libertà di raccontare le notizie e la verità, il diritto ad avere un lavoro dignitosamente retribuito, il riconoscimento delle dovute tutele. Difenderò tutto questo con atti legislativi e provvedimenti concreti. Ma, per favore, non chiedetemi di difendere l’Ordine dei Giornalisti. (fonte: blog delle stelle)

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Incentivare l’adozione degli ADAS sulle auto

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

ACI plaude con piacere all’intervento del Ministro Danilo Toninelli che, con riferimento al tragico incidente di Bologna, segnala la necessità di incentivare l’adozione degli ADAS – sistemi avanzati di assistenza alla guida – sui veicoli. L’aumento della sicurezza stradale passa, infatti, anche attraverso la diffusione delle tecnologie di sicurezza attiva quali, ad esempio, la frenata automatica d’emergenza, il cruise control adattivo o l’avviso del cambio di corsia.
Per questa ragione ACI si batte da tempo, non solo affinché ne siano dotate di serie le nuove autovetture, ma perché tali sistemi di sicurezza siano installati “after market” anche su auto, camion e autobus che non li possiedono. Non dobbiamo dimenticare, a questo proposito, che il parco automezzi italiano è purtroppo tra i più vetusti d’Europa.Ben venga, quindi, un sostegno da parte del Governo per la diffusione degli ADAS, con incentivi diretti o con qualsiasi altra modalità che aiuti i guidatori a incrementare la sicurezza dei propri mezzi.Attenzione però, che questo da solo non basta! Occorre al contempo far crescere la preparazione degli automobilisti, in particolare quelli professionali che trascorrono ogni giorno diverse ore alla guida.Avere sempre nuove tecnologie per la sicurezza richiede che si conosca come funzionano e come meglio utilizzarle, evitando che si trasformino da concreti aiuti per la sicurezza a false tranquillità.È sempre l’uomo il responsabile ultimo chiamato a decidere, diamogli più strumenti come più formazione per una guida sicura.

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Bologna, USB: serve un ente regolatore che controlli i movimenti di merci e persone

Posted by fidest press agency su sabato, 11 agosto 2018

Ancora gas che esplode. Per noi ferrovieri il gas che si sversa da una cisterna, che si spande ovunque e poi prende violentemente fuoco vuol dire solo una cosa: Viareggio. L’altro giorno è successo in Emilia Romagna anziché in Toscana, sull’asfalto di una autostrada invece che sui binari ma l’effetto è stato simile.Così come la domanda che ci ponemmo allora e che si riaffaccia oggi: come è potuto accadere? Norme, controlli, regolamenti: non sono serviti a nulla? Indagini e accertamenti faranno luce sulle dinamiche ma oggi resta lo sbigottimento. Se per la strage di Viareggio, e solo grazie alla fermezza e alla volontà dei cittadini e dei familiari delle vittime, uno spiraglio di luce si è aperto sull’accaduto, non è difficile immaginare che domani venga tutto dimenticato o scavalcato da altre notizie mentre altre situazioni di rischio si ripeteranno senza sosta.Per questo, e non solamente, i ferrovieri di USB sono da anni impegnati nella richiesta di istituzione di un ente regolatore che controlli dove, come e quando si debbano muovere persone e merci; nel rispetto della sicurezza, della salute, della sostenibilità e dell’economia del Paese. Questo mentre chi intende solo il profitto e la rendita sopra ogni altra opzione ci vuole ingannare con teorie come quelle della ‘sicurezza sostenibile’ . Ancora una volta parole per nascondere la realtà.

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