Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

L’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

garanzia giovaniL’attenzione o la disattenzione dei giovani verso la politica. Sono i due punti che delimitano un segmento e verso i quali si concentrano per lo più gli atteggiamenti dei giovani verso la politica. Tutto questo lo dobbiamo, forse, alla mancanza di un migliore assimilazione della storia. Diversamente si avrebbe più coscienza del fatto che la politica non è astrattezza. Vive nella nostra quotidianità e si alimenta di passioni e di conflitti che noi o altri generano nel bene e nel male. Il problema è semmai quello di riscoprire nel modo giusto la politica. Il disagio attuale proviene dalla incapacità di “rappresentare” un qualcosa agli occhi del cittadino senza dover, in pari tempo, reclinare il capo per aver esaurito la sua spinta innovativa. Da qui nascono le nuove espressioni, come quelle dei movimenti, che svolgono una funzione surrogatoria di un ruolo che gli altri non hanno saputo o voluto svolgere correttamente e coerentemente. Affermava, tra l’altro, padre Pintacuda, nel suo libro “Breve corso di politica” (Rizzoli): “La strada per sottrarre la politica alla condizione subalterna di strumento dei partiti è quella di renderla capace di governare le città e di farle diventare vivibili per i cittadini.” Diventa un agire pratico, una sorta di rivisitazione della politica in funzione del modello di città attraverso i millenni di storia dell’umanità: la città Stato dei greci, le due città di S. Paolo, la città dell’Umanesimo e del Rinascimento. Le città di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Moro. “La città del sole” di Tommaso Campanella, la città ideale di Félanon, la città perfetta di Leibnitz per il quale l’esercizio del potere e l’azione di governo devono essere conformi all’ordine etico. In Marx abbiamo l’utopia di una società ideale. Qui non si tratta, sia chiaro, di restituire lo scettro al principe ma di restituire il potere alla comunità coinvolgendola nelle decisioni e rendendola partecipe al governo. Se non vi è comprensione dei rispettivi ruoli e degli ideali che agitano le menti ed i popoli, nessun progresso può essere dato al primato della politica e al suo divenire nella storia dell’umanità. (fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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Contratto pubblico impiego: Beffato personale della scuola e PA

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

Marianna_MadiaIl ddl con maxi-emendamento del Governo porterà nel contratto appena 18 euro lordi per il biennio 2016-2017 e 85 euro nel 2018: persi 3.461 euro. La perdita media a lavoratore risulta al netto dell’indennità di vacanza contrattuale. La conferma arriva da un’analisi, realizzata dal sindacato Anief, del disegno di legge con maxi-emendamento del Governo appena approvato. Incrociando questi dati con quelli del disegno di legge n. 2960, risulta che le somme da destinare agli statali sono davvero esigue. Eppure la Costituzione insegna (art. 36) che un contratto si firma solo se si recupera almeno il costo della vita che, nella programmazione del MEF tra il 2008 e il 2015, è aumentato dell’8,50%, con + 0,02 nel 2016, + 0,80% nel 2017, e + 1,70% previsionale nel 2018. E se qualche sindacato si dice pronto a chiedere al nuovo Governo di mettere in contrattazione i 200 milioni di euro destinati al merito e i 300 milioni destinati alla formazione obbligatoria del personale di ruolo – idea di per sé non malsana ma comunque legata a un intervento legislativo sulla 107/15 – di fronte a un allargamento della platea al personale Ata di ruolo e al personale docente precario (da Anief reclamato al Tar Lazio), ovvero a 1,1 milioni di dipendenti, dovrebbe sapere che la suddivisione di tali risorse per 13 mensilità per il solo 2018 aumenterebbe di 36 euro la quota mensile pro capite. Quindi, l’incremento sarebbe appena superiore ai 100 euro.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Un contratto si firma se rispetta il diritto dei lavoratori, la loro dignità umana e professionale come avviene nel settore privato dove vi sono stati aumenti salariali del 20% negli ultimi dieci anni di blocco del pubblico impiego. A questo punto non possiamo che continuare la nostra battaglia in tribunale per far dichiarare incostituzionali le norme che bloccano l’indicizzazione dell’assegno di indennità di vacanza contrattuale dal settembre 2015, cioè dalla data di sblocco della contrattazione come ci dice la Consulta, al netto dei soldi che il Governo trova o concorda per la firma del contratto di cui diffidiamo, fin d’ora, le altre OO. SS. dalla firma, a queste condizioni. Se il Governo sarà disposto a cambiare la L. 107/15 e destinare alla contrattazione i 500 mln del merito e della card, si potrebbero recuperare altri 36 euro per il solo 2018, ma non 200 euro. Ecco perché Anief continua ad invitare il personale della scuola a inviare la diffida per sbloccare l’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale e ancorarla al 50% dell’inflazione programmata. Ogni lavoratore si gioca 135 euro in più dal nuovo anno e 2.817 euro di arretrati.

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Quel « quanto » che ci aspettiamo dalla scuola

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 novembre 2017

scuolaLa scuola è diventata per certi versi una sorta di fabbrica di “valori” anche se alla prova dei fatti essi sono più virtuali che reali. Ed è questo, a nostro avviso, il suo punto di debolezza più vistoso ed emblematico al tempo stesso. Una Patria, per ben intenderci, che viene dal “Cuore” di De Amicis o dalle prose del verismo francese dove autori emeriti sono stati lesti a rappresentare le miserie, a condannarle, ma non altrettanto spediti nell’indicare il modo come ovviarle. Siamo passati, ai giorni nostri, nel riempire le bocche dei discenti di giustizia, libertà, democrazia, uguaglianza e per poi trasformarli in età adulta in qualcosa d’altro che solo lontanamente si richiamavano a tali valori se non sfruttandoli ad uso e consumo per fini tutt’altro che onorevoli. Oggi la povertà ed ancor più la miseria non sono condizioni accettabili come accadeva nel passato alla stessa stregua di una malattia debilitante ma inevitabile. Non lo sono perché noi avvertiamo nelle nostre coscienze l’assurdità di doverci esprimere con toni aulici per rappresentare una condizione ideale mentre vi sono le condizioni per una migliore ridistribuzione delle risorse naturali. E’ lo stesso concetto di proprietà che è messo in discussione. Perché si hanno terre più dell’occorrente, perché si dispongono risorse finanziarie più del fabbisogno, perché si vuole vivere con il superfluo quanto agli altri manca il necessario? Abbiamo incominciato molti secoli addietro ad alterare il rapporto tra gli esseri umani concependo la proprietà come diritto di pochi e la schiavitù come primato di un potere oppressivo della libertà degli uni per la libertà di una élite. A questo punto se vogliamo una scuola espressione di un primato della civiltà sulla barbarie, dobbiamo cambiare i paradigmi di risposta culturale che vi abbiamo posto. Nessun ideale potrà dirsi tanto esaltante quanto quelle che trovi un riscontro reale nella vita di tutti i giorni.
(fonte: centro studi politici e sociali della Fidest)

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Nearly 350 kids participated in the UnitedHealthcare IRONKIDS Arizona Fun Run at Tempe Beach Park

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

IRONKIDS ArizonaUnitedHealthcare mascot Dr. Health E. Hound helped State Rep. Reginald Bolding, Tempe Councilmembers Kolby Granville and David Schapira, and Joseph Gaudio, CEO, UnitedHealthcare Community Plan of Arizona kick off the fun run.The UnitedHealthcare IRONKIDS Arizona Fun Run raced around Tempe Beach Park this morning. UnitedHeal …
The UnitedHealthcare IRONKIDS Arizona Fun Run raced around Tempe Beach Park this morning. UnitedHealthcare mascot Dr. Health E. Hound helped State Rep. Reginald Bolding, Tempe Councilmembers Kolby Granville and David Schapira and Joseph Gaudio, CEO, UnitedHealthcare Community Plan of Arizona distribute medals to nearly 350 kids as they crossed the finish line (Photo: Laura Segall).
Athletes ages 3 to 13 ran portions of the IRONMAN® Arizona. Each athlete received a race bib, T-shirt, gift bag and finisher medal. UnitedHealthcare provided 100 complimentary registrations to Boys & Girls Clubs of Greater Scottsdale to encourage participation.This is the sixth year UnitedHealthcare is supporting IRONKIDS in the United States as part of the company’s commitment to help stem the rising tide of childhood obesity through healthy lifestyles. UnitedHealthcare is sponsoring seven IRONKIDS one-mile fun runs in 2017.
UnitedHealthcare is dedicated to helping people nationwide live healthier lives by simplifying the health care experience, meeting consumer health and wellness needs, and sustaining trusted relationships with care providers. The company offers the full spectrum of health benefit programs for individuals, employers, military service members, retirees and their families, and Medicare and Medicaid beneficiaries, and contracts directly with 1 million physicians and care professionals, and 6,000 hospitals and other care facilities nationwide. UnitedHealthcare is one of the businesses of UnitedHealth Group (NYSE: UNH), a diversified Fortune 50 health and well-being company. For more information, visit UnitedHealthcare at http://www.uhc.com or follow @UHC on Twitter.

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Climate Action Tracker warming estimate update

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

climateBonn While US climate policy has been rolled back under President Trump, India and China have moved ahead, making significant progress in climate action over the past year, the Climate Action Tracker (CAT) said. Actions in China and India have made a difference to the CAT’s greenhouse gas (GHG) emissions projections based on government policies currently in place, leading to a 0.2°C decrease in projected warming—to 3.4˚C by 2100, compared with 3.6˚C in November 2016.
This is the first time since the CAT began tracking action in 2009 that policies at a national level have visibly reduced its end of century temperature estimate and reduced the 2030 emissions gap between policies and what is needed to meet the Paris Agreement 1.5°C temperature limit.China’s emissions growth has slowed dramatically: in the first decade of this century, its emissions grew by 110%, but between 2010–2015, growth had slowed to only 16%. China is set to far overachieve its climate commitment or Nationally Determined Contribution (NDC). The CAT’s estimate of emissions from China in 2030 is 13 GtCO2e—0.7 GtCO2e lower than its 2016 estimate. If China continues with its coal abatement, this could drop by another 0.7 GtCO2e. Equally, India has increased its climate action. If India fully implemented its Draft Electricity Plan, its emissions in 2030 would be 4.5 GtCO2e—almost 1 GtCO2e lower than the CAT predicted last year. If it were to strengthen its NDC to match the ambition level of its Draft Electricity Plan, India’s targeted emissions level would be moving much closer to the “1.5˚C Paris Agreement compatible” range.
The Climate Action Tracker now projects global emissions under current policies in 2030 to be 1.7 GtCO2e per year lower than last year’s projection. An optimistic case assuming implementation of planned, but not yet implemented, policies is even lower—at 4.1 GtCO2 a year, which would lead to a warming estimate of 3.1˚C.Due mostly to the USA’s announced withdrawal from the Paris Agreement, there has been a significant deterioration in progress to limit expected warming. If all governments fully implemented their commitments made under the Paris Agreement (NDCs) the projected global temperature increase in 2100 would be 3.2˚C above pre-industrial levels, up from last year’s 2.8˚C, and largely due to the fact that the US is walking away from its 2030 target and long-term 2050 goal.

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L’Italia rischia il commissariamento europeo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

europa-comunitariaMentre la campagna elettorale è ormai in pieno svolgimento, il bollettino della congiuntura economica offre armi alle diverse fazioni per continuare la stupida guerra della delegittimazione reciproca. Da un lato, l’aggiungersi di qualche decimale alla previsione di incremento del pil, che potrebbe chiudere l’anno a +1,6% (sicuramente +1,5%), consente alla maggioranza di governo, e in particolare al Pd, di affermare che in questa legislatura è stato tolto il Paese dalla recessione e portato ad un tasso di crescita che, come ha detto Gentiloni, ci toglie dalla scomoda posizione di fanalino di coda dell’Europa. Per la verità siamo solo passati dal penultimo al quintultimo posto, e rimane fissato al 2021, buoni ultimi, il pieno recupero della ricchezza perduta dal 2007 in poi. Comunque, sarà pure una piccola corsa, quella del pil, ma tanto basta per far dire che sono state le politiche di questi anni, specie quelle renziane, a spingere l’economia ad una progressione inattesa. Sull’altro fronte, quello dell’opposizione, sono i dati non ancora confortanti dell’occupazione (è scesa un pochino la disoccupazione, ma il livello degli occupati sul totale della popolazione attiva rimane di una decina di punti più basso della media Ue e addirittura di una ventina rispetto alla Germania) a fornire munizioni per sparare contro il governo, con la solita tiritera sul jobs act come legge liberticida e affamatrice del popolo.
Come sempre, si tratta di puro populismo, alimentato da un ragguardevole livello di ignoranza. La situazione reale è assai più complessa, e va letta con ben altri occhiali che non quelli della propaganda. Il dato da cui partire, infatti, è un altro: quanto ha inciso la politica monetaria espansiva della Bce (di concerto con la Federal Reserve e le altre banche centrali del mondo) sulle dinamiche del pil. Un lavoro di Economia Reale, il centro studi diretto dall’ex viceministro Mario Baldassarri, ci offre uno spunto importante: senza Quantitative Easing, quest’anno così come nei due anni precedenti, l’Italia sarebbe stata e sarebbe rimasta in recessione. Nel 2017 dello 0,3%, l’anno scorso dello 0,9% (contro +1%) e nel 2015 dell’1,8% (contro +0,7%). Esagerato? Può anche darsi che lo scarto sia eccessivo, ma certo senza Draghi avremmo avuto un percorso ben diverso. E dunque a ben poco sono servite le scelte (poche) e le chiacchiere (tante) in cui si sono tradotte le politiche economiche interne.
Lo dimostrano due cose. La prima è rappresentata dalla differenza tra l’andamento congiunturale (il pil) e quello strutturale dell’economia. Un esempio, per capirci. Una variabile fondamentale per misurare lo stato di salute non momentaneo di un paese è la produttività. Ora, l’Istat ci ha appena fatto sapere che tra il 1995 ed il 2016 la produttività del lavoro è salita di appena 0,3 punti percentuali, il più basso incremento in Europa. Grave, molto grave. La seconda spia rossa accesa è data dallo scarto abissale che separa l’economia formale da quella percepita. Oggi la ripresa c’è, sta migliorando e supera le attese. Ma nel paese non la si vede, non la si tocca. Non incide sulla psicologia collettiva: gli italiani rimangono depressi come quando incombeva la recessione. E infatti i consumi rimangono tirati e gli investimenti centellinati, mentre è dall’export, dalla domanda di beni durevoli e dal mercato immobiliare che vengono i segnali confortanti.
Ma sapete qual è il vero elemento di discrimine, la cosa che fa la reale differenza? La politica. Da un lato, come abbiamo visto, non è servita a far crescere l’economia, anzi, e dall’altro è percepita dagli imprenditori e dagli investitori nazionali e internazionali come un fattore di freno ma soprattutto di rischio. Pensate solo all’attacco che qualcuno ha creduto bene di sferrare al presidente (italiano) della Bce circa la crisi delle banche e il suo precedente ruolo di governatore di Bankitalia. Materiale organico nel ventilatore, che rischia di sporcare chi, in un contesto complesso come quello del governo dei tassi d’interesse che divide i paesi ricchi e relativamente poco indebitati (Germania e nordici) da quelli peggio messi (Italia e mediterranei), ha scelto di tenere il rate a zero e ha comprato a piene mani titoli di Stato spegnendo il fuoco dello spread. Un autolesionismo che certo non aiuta ad accrescere la già bassa credibilità italiana.
Non stupisce, quindi, che in un quadro così contraddittorio – l’economia che, seppur grazie a fattori esogeni, va meglio, e la politica che, invece, si muove sull’orlo del baratro – il mondo produttivo e degli affari sostenga, seppure sottovoce, che bisogna organizzarsi come se la politica non ci fosse, che bisogna farne a meno. Così come non stupisce che tante persone comuni, in numero crescente, non facciano mistero di auspicare l’arrivo dell’uomo forte capace di “sistemare le cose”. Naturalmente la prima è una pia illusione, la seconda una china pericolosa. Ma sono realtà, che non vanno sottovalutate. Anche il fascismo, che veniva da sinistra vista l’origine nazional-socialista di Mussolini, è nato così. Il clima era lo stesso. Uguali le parole d’ordine: “qui bisogna fare la rivoluzione, se si vogliono rimettere le cose a posto”. Come sia andata a finire, e come andrebbe a finire se la storia si ripetesse, lo sappiamo. Meglio fermarsi per tempo.
Rimane il fatto che cambiare, anzi cambiare radicalmente – il sistema istituzionale, il sistema politico, la classe dirigente – sia indispensabile. Qualcuno ha pensato di farlo con la “rottamazione generazionale”. Ma ha clamorosamente fallito. Per questo crediamo che adesso occorra una “contro-rottamazione”. Che consiste, da un lato, nel rottamare i rottamatori senza idee e con troppa presunzione, e dall’altro, nel convincere le migliori intelligenze, le esperienze più consolidate e credibili del Paese, a rendersi disponibili all’impegno politico. La nostra, sia chiaro, non è nostalgia del passato – anche se, ad essere sinceri, ne abbiamo – ma è sincero desiderio di guardare al futuro, nella speranza che i padri della patria e le riserve della Repubblica si facciano avanti. Siamo sicuri che gli italiani che non vanno più a votare, o quelli che si sfogano premiando i professionisti del “vaffa”, di fronte a gente seria che ha progetti seri, non farebbero mancare il necessario consenso. L’alternativa è il commissariamento da parte dell’Europa.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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“Tout est partout pareil”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

La Confrérie de VicÈ appena uscito il video del brano “Tout est partout pareil”, (Autore: Sara Cicognani realizzazione musicale Djiko Perez, Claire Gillet, Nicolas Derolin) il singolo che anticipa il lancio del nuovo album “Une italienne à Paris” di Sara Cicognani in arte La Confrèrie de Vic. Il video è stato girato nella pialassa di Marina Romea non lontano dai luoghi immortalati da Michelangelo Antonioni in “Deserto rosso”. Qui Sara è nata e ha lasciato il suo cuore.La canzone è un omaggio alle sue radici ma sopratutto, come afferma la cantautrice, “è un omaggio alle persone comuni che fanno girare il mondo tutti i giorni”. La Confrérie de Vic è infatti una cantautrice d’origine romagnola trasferitasi a Parigi quattro anni fa, che lavora con un collettivo artistico di musicisti. Il risultato è una La Confrérie de Vic1musica che s’ispira a stili differenti.Dopo l’uscita del suo primo singolo “La vie est belle”, realizzato in collaborazione con il produttore parigino Angelo Di Napoli, e un secondo nel 2015 “Le poète de la rose”, frutto della collaborazione con l’agenzia di promozione artistica Frimousse Prod, la cantautrice ha appena terminato il suo nuovo lavoro, in cui spazia tra l’italiano e il francese. L’uscita è prevista per la fine di novembre. L’album è composto da 12 canzoni ed è caratterizzato dalla voglia di sperimentare la fusione tra i generi musicali e tra le lingue. Un album dalle sonorità “old school”, anche grazie alla magia di vecchi microfoni come il Melodium 42 B o Le Neumann M7 capsule U47 e “Blue bell”. L’album raccoglie anche i pezzi “Lentamente muore”, “La vie est belle” e “Le poète de la rose”.
“Volevo ritrovare un suono autentico, registrare l’album alla vecchia suonando tutti insieme come fosse un live”. (foto: La Confrérie de Vic)

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Storia dell’Italia mafiosa

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

MAFIAE’ il titolo di un interessante libro scritto da Isaia Sales ed edito da Rubbettino ma con un sottotitolo a mio avviso ancora più emblematico: “Perché le mafie hanno avuto successo”. E’ un argomento diventato d’attualità in questi giorni per la morte di un mafioso considerato nel suo ambiente “il capo dei capi”. Vi è stata anche una fiction televisiva in più puntate che ha ripercorso la vita e le “imprese” di Riina sino alla sua cattura. Oggi per merito del tam tam mediatico, che nelle ultime 48 ore dalla sua morte è stato martellante, abbiamo avuto l’opportunità di rinfrescarci la memoria sui tanti fattacci del passato e gli eccellenti delitti che hanno avuto la sua firma e che lo hanno trasformato un un supereroe del male. Si è voluto soprattutto insistere sul fatto che i tanti misteri sulle connivenze dei politici fossero stati sepolti con il personaggio. Niente di più falso, ovviamente. Dobbiamo convincerci che nessuna organizzazione criminale avrebbe potuto sopravvivere e prosperare così a lungo, come lo è la mafia, se non fosse stata essa stessa uno Stato con il suo teritorio, il suo esercito e le sue regole. Riina, quindi, come tutti i suoi precessori e quelli che lo seguiranno, pur essendo il capo di una simile congrega, è stato il collegamento naturale e il braccio armato per quella risma di politici e di uomini d’affari che sguazzavano nel marcio e nutrivano gli stessi interessi mafiosi nel mondo degli affari. Tutte persone che non si facevano scrupolo di disporre omicidi eccellenti e spedizioni punitive pur di liberarsi di avversari scomodi e che minacciavano i loro interessi criminali e la loro sete di potere. Per loro Riina era un uomo prezioso e che meritava la massima considerazione perché sapeva ben interpretare il ruolo omertoso del mafioso di “razza” e a tenere sotto il suo rigido controllo i suoi collaboratori e se sgarravano non si faceva scrupolo di eliminarli. Ora c’è chi si preoccupa sul nome del suo successore. E’ anche questo un non senso. Chiunque lo sarà avrà bisogno dello Stato per governare e prosperare e saprà ricambiare con i soliti mandanti i favori di sempre.

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Dichiarazioni a Radio 24 di Teresi, Procuratore Aggiunto di Palermo, e di Rosy Bindi in merito alla morte di Riina

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

porto palermo“Credo che, per quanto conosco l’organizzazione, avesse già cercato di pensare ad una successione. Perché è vero che Riina rappresentava il capo assoluto di Cosa Nostra, però è anche vero che ormai le sue condizioni facevano facilmente prevedere che di lì breve sarebbe scomparso. Sono abbastanza certo che l’organizzazione si sia mossa per prendere le decisioni necessarie: o una gestione collegiale dei vertici o un tentativo di qualcuno di forzare la mano. Nel primo caso avremmo una stagione di politica silente di Cosa Nostra, di sommersione come è stata quella inaugurata da Provenzano o uno scontro, che non è mai da augurarsi. Sicuramente una consultazione c’è stata”. Così Vittorio Teresi, procuratore aggiunto di Palermo parla della successione al vertice di Cosa Nostra dopo la morte di Totò Riina durante il suo intervento a Storiacce di Raffaella Calandra su Radio 24 e sull’ipotesi che la morte di Riina possa accelerare la cattura di Messina Denaro il procuratore aggiunto di Palermo sottolinea: “non credo che abbia una influenza diretta” e alla giornalista che ribatte chiedendo se non si riducano le coperture per il superlatitante, il procuratore risponde sicuro: “Non credo proprio, anzi credo che la morte di Riina abbia fatto tirare un sospiro di sollievo a molti, dentro e fuori Cosa Nostra” facendo riferimento alle inchieste tuttora aperte a Caltanissetta, Palermo e Firenze. No comment invece del procuratore sulle intercettazioni recenti del boss Giuseppe Graviano- che hanno portato ad una nuova iscrizione nel registro degli indagati per Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri dalla Procura di Firenze.
A sua volta Rosy Bindi Presidente della Commissione Antimafia dichiara a Storiacce di Raffella Calandra su Radio 24: “Finché Riina è stato in vita era lui il capo, non si sa cosa accadrà adesso se non, presumibilmente, che sceglieranno di darsi un altro capo.” E aggiunge: “Io credo che oltre che catturare Matteo Messina Denaro sia necessario seguire il processo che succederà dentro cosa nostra dopo la morte di Riina. Non bisogna sottovalutare affatto il fine pena di altri mafiosi e anche il comportamento degli stessi figli di Riina e di tutti gli altri capi mafia. E’ un momento delicato, io credo sia necessario riflettere sulle tante verità che Riina ha portato con sè, per quello che la mafia delle stragi ha rappresentato, per le responsabilità che ci sono state da parte, non solo della mafia, ma di chi, fuori dalla mafia, ha in qualche modo usato o si è fatto usare dalla stessa.” Alla domanda della giornalista se la morte di Riina potrebbe avere un effetto anche sulle coperture della lunga latitanza di Messina Denaro, Rosy Bindi risponde: “Assicurarlo alla giustizia vorrà dire anche capire cosa è accaduto in questi anni e magari potrebbe essere un risultato dopo la morte di Totò Riina.”
(fonte: Nicol Ramella http://emaildisclaimer.ilsole24ore.com)

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I misteri d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

toto-riinaGiornali, TG., talk e organi di informazione di varia estrazione riempiono le loro prima pagine con quella che viene presentata come la notizia del giorno: la morte di Totò Riina, il noto “capo dei capi” che stava scontando i 26 ergastoli che gli sono stati comminati, con sentenze passate in giudicato.
Un leit motif accomuna i più svariati organi di stampa, ed è l’errore nel quale cadono tutti, quando affermano che con la morte Riina avrebbe portato con se i misteri e i segreti d’Italia.
Errore gravissimo, che suona come una assoluzione “urbi et orbi” per tutti i fiancheggiatori del criminale che erano, sono e saranno ancora al corrente di quei segreti e quei misteri che sono, ma solo in parte, dentro la bara; e non mi riferisco alla manovalanza criminale di killer a pagamento, piccoli spaccciatori, picchiatori che sollecitano il pagamento del “pizzo”. Mi riferisco a quei tanti “signori” in doppio petto che frequentano i salotti buoni della politica, dell’economia, dell’imprenditoria e dell’alta finanza.
Le sedi istituzionali del sistema democratico, dai consigli comunali a quelli regionali, per arrivare, a piè pari, al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati, sono pieni di personaggi legati o collegati alle varie mafie, e sono i principali divulgatori dell’affermazione secondo la quale “Riina avrebbe portato con le i misteri d’Italia”. Questi figuri sono in prima linea a sostenere tale erronea impostazione, come se una cappa di piombo coprisse parecchi decenni di malefatte restituendo loro la verginità perduta, accollando al solo Riina le stragi perpetrate, la gestione mafiosa del potere, le connivenze assurde tra malaffare e politica, mafia e alta finanza.Le istituzioni, secondo questi fiancheggiatori più o meno occulti, dovrebbero tirare un sospiro di sollievo e rallentare l’azione di controllo e di indagine, perché i misteri italiani giacciono in una bara, assolvendo i complici che “nulla sapevano”. Questo è il momento di intensificare le indagini perché la mafia indotta si sentirà al disopra dei sospetti, e allenterà il controllo, fornendo elementi in grado di sferrare un attacco decisivo e definitivo a questo fenomeno che mortifica la Sicilia e l’Italia. (Rosario Amico Roxas)

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Democrazia? ma mi faccia il piacere…

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

democraziavinceDa alcuni anni, oramai, avvertiamo degli scricchiolii nei sistemi istituzionali delle cosiddette “democrazie avanzate” e ora ci stiamo rendendo conto che di recente è stata impressa, al riguardo, una forte accelerazione. Da che cosa l’avvertiamo? Ci scrive Fausto Carratù partendo dalla crisi sistemica della fidelizzazione al voto: “Nel paese democratico per eccellenza, vota il 50-60% degli statunitensi. In Europa primeggia la Germania col 70%, seguita da Gran Bretagna (65%) e Russia (60%). Poi troviamo la Francia, col non esaltante 55% e, l’ormai deprimente Italia, dove, dagli anni Settanta, quando si moltiplicarono i partitini, l’affluenza è scesa dal 93% al 72% del 2013. Nelle amministrative del 2017 lo spettacolo scivola nell’allarmante: eccetto Padova e Rieti, con un 50-55% appena decente. Nel resto d’Italia tutti sono ben al di sotto del 50% (46% complessivo), con Taranto e Como sotto il 35% e Trapani addirittura sotto il 27%!!!”
“Se al voto – soggiunge – ormai va la metà del demos o ancora meno, che fine fa la tanto decantata democrazia? dal demos al demi-demos? e poi? mini-demos? nanodemos? picodemos? oligocrazia e uomini soli al comando?”
Conveniamo altresì con Fausto Carratù che “l’aspetto più preoccupante della diserzione civica è costituito dal fatto che i voti di chi diserta le urne sarebbero probabilmente i voti più significativi e utili, perché meno interessati, mentre i voti che fuoriescono dalle urne sono quelli delle immense clientele politiche, degli amici non solo dei 945 parlamentari che verranno eletti, ma della sterminata massa di candidati che trovate scritti nelle pletoriche liste elettorali. In questo senso è significativo che in Italia, nonostante che la Costituzione definisca la partecipazione al voto come un dovere; poi non esistano leggi che diano concretezza ad un simile obbligo”.
Il dubbio a questo punto si fa atroce. Se la conclusione di Carratù è che non vanno a votare soprattutto quelli che potrebbero garantire meglio dei votanti la tenuta della democrazia vuol dire che esiste una volontà politica a demonizzare l’intero sistema, a partire dal discredito continuo delle istituzioni, attraverso i loro rappresentanti, tanto da creare il convincimento che tutto è marcio e non ci sia più nulla da fare e bastano pochi esempi di malaffare per mettere una perversa ipoteca su tutto e su tutti. (Riccardo Alfonso)

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Codici: il nuovo piano del Comune di Roma per far cassa con i parcheggi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

campidoglioIl Comune di Roma si sa, un modo per fare cassa lo deve trovare, ci ha provato con le multe per la preferenziale di Via di Portonaccio, e vedremo, ovviamente ci auspichiamo fortemente di no, se gli riuscirà.Ed ecco che però, nel dubbio, in Campidoglio hanno pensato: con queste strisce blu si potrà sicuramente fare qualcosa, pensiamoci! All’orizzonte è spuntata la delibera che la Mobilità capitolina sta studiando da portare in Aula già per la prossima primavera: strisce blu in tutta Roma, via la riserva del 20% di parcheggi gratuiti, cancellazione dei mini-abbonamenti da 4 euro/8 ore di sosta; tariffazione anche vicino agli ospedali, riduzione da 2 a una targa per nucleo familiare esentata dal pagamento dei parcometri e, dulcis in fundo, aumento fino a 3 euro del costo di ogni ora di parcheggio su strada.Il nodo mobilità a Roma è oramai diventato un’emergenza: come ti muovi ti muovi sbagli.
Se prendi i mezzi pubblici forse sai quando parti ma sicuramente non ti è dato sapere quando arrivi. Se ci si muove con un mezzo proprio: non si trova parcheggio, e con queste “volponate” sulle strisce blu, fioccheranno copiose le multe sui cittadini romani. Su cosa basano queste scelte al Dipartimento mobilità di Roma Capitale? Ci sono degli studi analitici che le sottendono? Bisogna mettere fine a questa pratica di utilizzare i cittadini come bancomat.(n.r. La circolazione a Roma come del resto  lo è soprattutto nelle città più popolose è senza dubbio un problema serio. Come ridurre il disagio per i romani, e non solo, non è facile e ogni misura per quanto possa essere drastica non sembra sortire il suo effetto. A nostro avviso l’obiettivo dovrebbe essere quello di contrarre fortemente la circolazione dei mezzi privati e di intensificare quella dei mezzi pubblici. E proprio a questo punto che il “serpente si morde la coda”. Dovremmo aumentare di un buon 30% il parco degli autobus dell’Atac, per ridurre i tempi di attesa alle fermate, offrire agli automobilisti pendolari più parcheggi di scambio dislocati strategicamente in periferia e via di questo passo. Per un’operazione del genere immaginiamo che non ce la caveremmo  con non meno di 10 miliardi di euo. La verità è che Roma è stata depredata per anni, pur avendo avuto sostanziosi contributi pubblici, e ora non possiamo che raccoglierne i cocci e non dovremmo meravigliarci  più di tanto se per cavarcela ricorriamo a qualche espediente sebbene “poco onorevole”).

 

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Esotericarte: I misteri dell’arte italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

ELIO CRIFOSGARBI2Roma Dal 27 al 29 novembre 2017 ore 21 Teatro Vittoria Piazza S. Maria Liberatrice 10, (Testaccio) il nuovo spettacolo che vede come protagonisti VITTORIO SGARBI e l’autore attore ELIO CRIFO’, prodotto e organizzato da Stefano Baldrini. Uno spettacolo “sveglio”, “veloce” nel quale l’arte viene vista da due punti di vista differenti, quello più misterioso di crifò, e quello più artistico di Sgarbi. L’Arte, la Cultura e il Pensiero sono le vere droghe dell’uomo, quelle sostanze stupefacenti che ci fanno approdare in mondi sconosciuti, in emozioni psichedeliche, in “sballi” che non finiscono mai! E invece, la Storia dell’Arte viene spesso proposta in modo noioso ed estranea alle nostre vite, tanto che molti si chiedono: ma a che serve studiarla? Se non sono un’ architetto o uno storico… ma che mi interessa delle Cattedrali, di Giotto e di Cimabue? Questo è uno spettacolo che risponde proprio a queste domande, attraverso un percorso non convenzionale ed emozionante, all’interno dei mille anni del Medioevo. Che senso ha creare un’opera d’Arte? Perché abbiamo edifici costruiti con il senso dell’otto? Perché abbiamo Cattedrali con la filosofia del tre? O palazzi con giochi geometrici, proporzione auree e disposizioni astrali e cosmologiche? Che cosa unisce Stonehenge con Picasso, e Bach con i Deep Purple e i Genesis? Perché abbiamo una grande quantità di mosaici, affreschi, edifici e sculture, ricoperti di simboli alchemici, gnostici, cabalistici che ancor oggi risultano incomprensibili e misteriosi? Eppure è strano! In un Paese come il nostro, ricco di logge massoniche e di studiosi di esoterismo, simbolismo, numerologia… e nessuno che riesca a decifrare quasi nulla?
sgarbi4E’ strano! Come nelle stragi, esistono depistaggi anche nella storia dell’Arte. Addirittura in certi luoghi archeologici è stata praticata la damnatio memoriae, ossia la cancellazione di qualsiasi traccia tramandabile ai posteri, in modo da non rendere più decifrabile la simbologia in essi contenuta.
Grazie alle proiezioni gli spettatori, entrano quasi fisicamente nell’Arte italiana medievale e, a volte, c’entrerà anche l’attore, che interagirà con le opere, ci scherzerà su, ci spiegherà i simboli, ci racconterà le storie e le vicende di alcuni Re, le vicende della “pornocrazia romana”, delle visioni di Jung, dell’esoterismo di Dante…
Nellaseconda parte dello spettacolo, il Prof. Sgarbi approfondirà l’argomento “medioevo” con una speciale lezione-spettacolo, nella quale analizzerà con piu attenzione alcune opere, e ricorderà quanto sia importante l’Arte, regina e custode della Bellezza, perché senza la Bellezza, l’esistenza umana non ha alcun senso!Il testo si avvale della supervisione della prof.sa Annamaria D’achille, docente di Storia dell’arte medievale presso “La Sapienza” di Roma.Questo spettacolo nasce da un’idea di Stefano Baldrini ed è scritto e diretto da Elio Crifò, prodotto da Ass. Cult. La Fenice, Organizzazione e Distribuzione: BALDRINI PRODUZIONI. Dopo Roma lo spettacolo andrà in tournée in tutta Italia.
Biglietti: intero platea 28, intero galleria 22 (compresi 3 euro di prevendita) ridotti in convenzione: platea 21 e galleria 18 (compresi i 3 euro di prevendita) Promozione gruppi: 1 biglietto cortesia ogni 10 spettatori paganti. (foto: sgarbi, elio grifo)

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Nuovi approcci per i tumori della pelle

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

melanoma-sulla-pelleBrescia. “Cheratosi attinica, carcinomi spinocellulari, carcinomi basocellulari (basaliomi) e melanomi sono in continua crescita. Nel 2016, in Italia, sono stati registrati quasi 180mila nuovi casi di carcinoma basocellulare – la forma di cancro della pelle più frequente e meno aggressiva – ma il numero è sottostimato perché la registrazione di nuovi casi spesso non viene fatta. Secondo le statistiche quindi, nel nostro Paese, una persona su cinque svilupperà nella vita un basalioma. Tra le cause di questo fenomeno, l’esposizione al sole non controllata, l’uso di prodotti solari non idonei, l’inquinamento ambientale e l’invecchiamento generale della popolazione.” È quanto afferma il prof. Piergiacomo Calzavara Pinton, Direttore del Dipartimento di Dermatologia all’Università di Brescia e Presidente SIDeMaST, (Società Italiana di Dermatologia medica e chirurgica, estetica e di Malattie Sessualmente Trasmesse) in occasione della seconda giornata del 3° Corso Europeo di Fotodermatologia interamente dedicata alla comprensione delle cause dei tumori della pelle, alla loro terapia e prevenzione con la fotoprotezione.
“A Brescia, uno dei pochi centri pubblici che applicano la fototerapia dinamica, almeno 200 casi di carcinoma basocellulare sono stati curati nell’ultimo anno con questa tecnologia contro i 1.600 casi trattati con la procedura chirurgica standard. Tuttavia questo approccio non è indicato per i circa 300 casi di melanoma, per i quali si prevedono altri percorsi di cura. Ciò vuol dire che in circa il 10% dei pazienti è stato evitato l’intervento e le relative conseguenze cicatriziali. In sintesi, la fototerapia dinamica – spiega il professore – consiste nell’utilizzo della normale luce visibile. Prima si applica un prodotto non tossico per rendere più sensibili le cellule tumorali, poi si illumina la parte interessata con luce rossa e il tumore ‘si suicida’ scomparendo senza cicatrici”.
“Dobbiamo educare i cittadini alla prevenzione per evitare che si manifestino così frequentemente i tumori della pelle – conclude il prof. Calzavara Pinton -. Negli ultimi anni, i basaliomi sono quadruplicati. Anche i melanomi continuano ad aumentare. È importante prevenire la loro comparsa ma, a differenza di quanto fatto finora, bisogna sapere quali prodotti usare e in che modo, altrimenti non riusciamo a prevenirli efficacemente e anzi, pensando erroneamente di essere protetti, ci esponiamo ancora di più al sole con il risultato paradossale di avere un aumento invece che una riduzione dei tumori della pelle”. Ovviamente tutto ciò rappresenta non solo un evidente problema per i pazienti colpiti da queste patologie, ma anche un aggravio e un ulteriore importante costo per il Sistema Sanitario Nazionale.

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Seconda Settimana della Cucina Italiana nel Mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

cucina italianaMadrid Istituto Italiano di Cultura Calle Mayor, 86 il 27 novembre alle ore 11.00 sarà proiettato il cortometraggio “Le visite” diretto da Elio Di Pace (15’), 2017. E sempre all’interno della Settimana, alle ore 11.30 si terrà “2017 Rivoluzione in cucina. Vite che cambiano intorno a un progetto”. Un incontro con giovani piccole e medie imprese del settore del food e dell’enogastronomia, con un accento sul significato di vero e proprio laboratorio di cambiamento individuale e sociale, quindi di cambiamento di vita, delle iniziative di impresa avviate oggi dalle giovani generazioni di nuovi lavoratori della conoscenza intorno a: sostenibilità, ambiente, creatività, innovazione, opportunità, valore del lavoro, cambiamento e benessere comune.Interverranno: Food on the road, Apicoltura Romagnoli, Misceliamo Coffee Emotion e Casa Editrice Zona/La Buona Spesa. Seguirà una degustazione dei prodotti delle aziende.Ingresso libero fino a esaurimento posti. (foto: cucina italiana)

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Greenpeace Italia ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

marcia per il climaLo ha fatto nel giorno di chiusura della COP23, la Conferenza sui cambiamenti climatici che si è tenuta a Bonn sotto la presidenza delle isole Fiji, per sottolineare l’urgenza della situazione e rimarcare il dovere dell’Italia, e dell’Unione europea, di passare subito dalle parole ai fatti.
«L’Italia sta facendo alcuni passi avanti. Tra questi l’annuncio dell’abbandono del carbone entro il 2025 o l’adesione all’alleanza “Powering Past Coal” avvenuta proprio durante la COP. Ma per ora si tratta solo di annunci a cui non seguono i fatti», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. «In Europa, dove è al momento in discussione un pacchetto di misure che definirà il futuro energetico dei prossimi dieci anni, l’Italia sta infatti mantenendo posizioni retrograde a favore delle energie più inquinanti».Secondo Greenpeace è incomprensibile ed inaccettabile che il nostro governo sia favorevole a finanziare con soldi pubblici carbone, gas e nucleare, e che non proponga una data chiara per l’abbandono del carbone in Europa. Dovrebbe poi promuovere obiettivi più ambiziosi per la produzione di energia da fonti rinnovabili.«Stiamo facendo gli interessi di Germania, Polonia, e altri Paesi estremamente legati ai combustibili fossili, e se continueremo così saremo responsabili del fallimento delle politiche climatiche», continua Iacoboni. Il 18 dicembre si terrà a Bruxelles un Consiglio Europeo sull’energia, durante il quale gli Stati Membri esprimeranno le proprie posizioni sul pacchetto di misure denominato “Clean Energy for all Europeans”. Ad oggi, rispetto a questo provvedimento, le posizioni dell’Italia sono poco chiare e per nulla ambiziose. Per l’Ue, inoltre, si tratterà del primo banco di prova dopo la COP, appena conclusasi con risultati non del tutto soddisfacenti «La buona notizia che arriva da Bonn è che Trump non è riuscito a bloccare le trattative sul clima, nonostante il suo annuncio di voler abbandonare gli accordi di Parigi», continua Iacoboni. «Ma ora c’è bisogno di azioni perché il tempo stringe. I veri leader devono tornare nei propri Paesi e dimostrare di aver compreso l’urgenza della situazione. Questa COP non è un punto di arrivo né un punto di partenza, ma un passo avanti lungo un percorso, iniziato due anni fa a Parigi, a cui ora occorre dare un’accelerazione importante», conclude.Greenpeace si attende ora più leadership, serietà e azioni concrete anche dall’Ue, e – oltre che dall’Italia – da Paesi come Francia e Germania che durante questi negoziati hanno mostrato pochissima ambizione

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Legge di stabilità: Assunzioni maestri scuola d’infanzia, poche e sofferte

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

ministero-pubblica-istruzioneSono gli unici insegnanti a non essere stati contemplati nel piano straordinario della riforma Renzi-Giannini e nemmeno nel “potenziamento” che ne è conseguito. Tanto è vero che oggi sono il raggruppamento di gran lunga più numeroso delle Graduatorie ad esaurimento. Ora, però, si potrebbe dare loro la possibilità di riscattarsi, attraverso l’ultima manovra del Governo Gentiloni. L’emendamento Pd prevede al massimo 2mila stabilizzazioni, peraltro pure in dubbio, ma ne servirebbero quindici volte di più. Le proposte Anief sono confluite nelle modifiche al ddl 2960, presentate da più raggruppamenti politici.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è possibile che quando si tratta di venire incontro alla stabilizzazione dei maestri che operano nei nostri asili si debba sempre arrivare ad un nulla di fatto. Non abbiamo mai smesso di credere nelle loro assunzioni e per questo abbiamo fatto pervenire alla Commissione Bilancio del Senato 40 emendamenti, alcuni dei quali specifici per risolvere l’annosa questione. Non vogliamo più sentire parlare di strada in salita, ma di assunzioni in gran numero e sicure: ne abbiamo sempre indicate 20mila per il potenziamento e almeno 8mila per il turn over degli ultimi anni. In caso contrario, se non se dovesse fare nulla, non ci vengano a dire che si fa un uso troppo disinvolto del giudice per dirimere i problemi: noi pure stavolta ce l’abbiamo messa tutta per centrare un’operazione sacrosanta tramite il legislatore. Chiediamo il blocco temporale delle supplenze brevi e che venga sciolta la riserva su inserimenti in graduatoria, a seguito del provvedimento amministrativo.

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Lo stato reale dei conti pubblici italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

Jyrki KatainenDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Ci sono volute le durissime parole del vice-presidente della Commissione Europea Jyrki Katainen rivolte al primo ministro Gentiloni e al suo ministro dell’economia Padoan per far scoprire alla stampa italiana che il re è nudo. Il vice-presidente Katainen ha esplicitamente accusato la coppia Gentiloni-Padoan di aver mentito agli italiani sullo stato reale dei conti pubblici italiani, in particolare sulle condizioni del deficit e del debito pubblico, decisamente peggiori di quanto i due abbiano sempre detto. Katainen ha, inoltre, fatto capire che è in arrivo a Roma una durissima lettera da Bruxelles, nella quale la Commissione chiederà conto al Tesoro italiano delle mancate promesse fatte sulle misure di aggiustamento della finanza pubblica italiana.Tanto è bastato per scoperchiare il vaso di Pandora della finanza pubblica e scaldare gli animi della stampa nazionale, che sembra finalmente essersi accorta della pesante eredità che il governo Gentiloni lascerà al futuro Esecutivo. Così, sulle pagine dei principali quotidiani, si dà oggi quasi per scontata una manovra correttiva per la prossima primavera da 3-4 miliardi, che la Commissione ancora non chiede ufficialmente a Padoan per paura di scatenare le reazioni dei mercati finanziari prima delle elezioni nazionali. Su questo tema, fanno rabbrividire le parole pronunciate dall’ambasciatore finlandese a Roma che, interrogato ieri sulle frasi del suo connazionale Katainen, ha chiesto ai giornalisti italiani: “Come farete a piazzare i vostri titoli di stato sui mercati internazionali quando la Bce smetterà di acquistare i BTP?”. Una domanda lasciata volutamente aperta, pensando alla cessazione del programma di acquisti dei titoli di Stato che il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha appena annunciato e che avrà luogo a partire dal prossimo gennaio 2018. Il rischio dell’aumento degli interessi sul debito e del conseguente peggioramento del deficit è uno degli argomenti che più preoccupano gli investitori istituzionali, che ritengono l’Italia non abbia sfruttato le condizioni monetarie favorevoli create dalla BCE per fare le riforme strutturali necessarie per far ripartire il paese. Il think-tank Economia Reale ha addirittura calcolato che, in assenza dell’aiuto della BCE, l’Italia sarebbe in recessione, con una riduzione del Pil pari al -0,3%. Non c’è solo il rischio di una manovra correttiva a rendere inappellabile il pesante giudizio della stampa sull’eredità che lascia il ministro Padoan in dote al prossimo governo: totale assenza di privatizzazioni, 12,4 miliardi di clausole di salvaguardia sull’IVA da disinnescare prima del 2019 e un debito pubblico in costante aumento. Il bilancio di fine mandato è davvero da brividi. In più, il ministro Padoan lascia in eredità anche la cattiva reputazione di un Tesoro che racconta una bugia dietro l’altra, agli italiani e all’Europa, atteggiamento che ha incrinato i buoni rapporti con Bruxelles. Non contento della bufera che si sta scatenando su di lui, il ministro Padoan, invece di chiedere scusa e calmare le acque, prendendo atto della situazione, accusa addirittura i suoi avversari politici e la stampa di fare confusione tra fatti e illazioni e che tale confusione “sta diventando insopportabile”. Se c’è una cosa che sta diventando davvero insopportabile, vogliamo dire all’illustre ministro Padoan, è proprio la sua perseveranza a dire una bugia dietro l’altra, senza ravvedimento alcuno, come le più recenti sulla riduzione del debito pubblico in tempi brevi e i miliardi di euro previsti dalle privatizzazioni, dalle quali il suo Tesoro non ha ricavato nemmeno un euro. Fortunatamente per gli italiani, la loro sopportazione nei suoi confronti durerà ancora molto poco”.

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Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

violenza sulle donne“Aderendo alle celebrazioni della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, vogliamo ribadire il nostro disprezzo verso qualsiasi forma di maltrattamento, perpetrato non solo nei confronti delle donne, ma anche di qualunque altro soggetto che sia Vittima di abusi di potere, soprusi e forme di controllo o coercizione tali da condizionarne la normale vita di relazione e le libertà psico-fisiche, sessuali, economiche e religiose. Non facciamo alcuna distinzione tra le Vittime, per noi la violenza non ha genere, proprio come recita lo slogan che abbiamo scelto per la campagna nazionale che è „Prima le Persone“.Anche le donne uccidono, e sempre perchè la storia d’amore è finita, per vendetta o per un sentimento non più ricambiato; le statistiche su questo fronte sono approssimative, poco aggiornate, e il fenomeno emerge solo grazie all’iniziativa di pochi giornalisti d‘inchiesta e a fatti di cronaca atroci che fanno rimbalzare una specifica notizia sui giornali.Il concetto della cosiddetta “violenza di genere” è diventato un sinonimo che va sempre ad identificare una prevaricazione esclusivamente maschile, come se l’uomo fosse destinato a ricoprire solo il ruolo di carnefice e la donna quello di Vittima.Esiste, invece, anche una violenza della donna sull’uomo che si manifesta con caratteristiche, motivazioni e azioni considerate tipicamente proprie del ‚femminicidio‘, ma fa meno clamore, innanzitutto perchè non viene denunciata, in secondo luogo perchè il più delle volte gli stessi uomini faticano a riconoscersi nel ruolo di Vittima.Si debbono perciò investire tempo e risorse per incoraggiarli a far emergere il fenomeno, almeno tanto quante energie si sono spese per la donna, senza pregiudizi e senza eccezioni.Per questo, sebbene i dati siano sicuramente più sfavorevoli per le Vittime di genere femminile, è sbagliato parlare di ‚femmicidio‘.Riteniamo, dunque, che il 25 novembre sia una ricorrenza dove mettere al centro il valore dell’identità di ogni persona, la relazione tra uomini e donne, il rispetto della dignità umana.Abbiamo pertanto voluto estendere il concetto da “donna” a “persona”, perchè i cittadini e la politica devono prestare attenzione a tutte le possibili Vittime di tutte le forme di violenza, uomini compresi, certi che la risposta deve trovarsi in un concetto armonico di società, di coppia e di famiglia – vero fulcro della comunità umana – che dalla nostra locandina emerge come punto di forza (in blu) contro legami pericolosi (nastro nero) ai quali bisogna „dare un taglio“ (forbice).“Queste le dichiarazioni di Cinzia Pellegrino – Coordinatore nazionale del Dipartimento tutela Vittime di FdI AN – nell’avviare la campagna nazionale che aderisce alle manifestazioni del 25 novembre. (foto: violenza sulle donne)

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38esimo Congresso della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (Sifo)

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

Hotel Rome CavalieriSi terrà a Roma dal 23 al 26 novembre (Hotel Rome Cavalieri). Metterà al centro della sua riflessione proprio ‘Il farmacista nel futuro del Sistema Salute’. Un titolo specifico capace di coinvolgere l’interesse di un ambito molto vasto di professionisti, di specialisti e di osservatori del nostro sistema sanitario perché vuole interrogare e approfondire il ‘domani’ del nostro Ssn alla luce di ciò che già oggi si può definire e intuire come strada del cambiamento e dell’innovazione.
“Il messaggio che Sifo intende lanciare durante il Congresso di Roma, sarà in continuità con il percorso già sviluppato negli ultimi anni”, dichiara Simona Creazzola, presidente nazionale Sifo, “I farmacisti sanno, di fronte alle importanti emergenze di crisi e cambiamento del SSN, di dover ‘fare quadrato’ con tutti gli attori coinvolti, per la salvaguardia della salute e a difesa del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Oggi ci sentiamo più che mai pronti ad assumerci le responsabilità connesse alla rilevanza del nostro profilo professionale, lavorando in sinergia con gli altri stakeholders in una logica funzionale di integrazione delle competenze. E’ ormai chiaro che gli stessi decision makers sono certi che valorizzare e consolidare la figura del farmacista del SSN sia un elemento strategico per il successo delle azioni di politica sanitaria e per garantire la sostenibilità del sistema; dal canto nostro siamo consapevoli delle responsabilità che ne derivano e siamo pronti ad attivare ulteriori azioni per ottimizzare l’apporto offerto dalla nostra professione. Al farmacista del Ssn, infatti, si chiedono sempre più conoscenze e competenze, versatilità nel recepimento dei cambiamenti, acquisizione di responsabilità maggiori”.
“Come professionisti- conclude il presidente Creazzola- siamo pronti a giocare la nostra parte, ma occorre riconoscimento istituzionale in tutti gli ambiti di nuova attività e competenza e investimenti conseguenti da parte delle istituzioni”. Per seguire questa impostazione di alto profilo nazionale, l’assise della Sifo vedrà nella sua giornata inaugurale (il 23 novembre) i rappresentanti politici, del Governo, delle Istituzioni, del Ministero, delle Regioni, dell’Aifa e di Farmindustria dialogare per cercare di delineare quale sarà la vision futura per il Ssn e per la professione del Farmacista Ospedaliero. Per l’evento di apertura Congressuale sono stati invitati il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Insieme a loro anche il Sottosegretario al Miur, Vito de Filippo, il Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il Direttore Generale di Aifa, Mario Melazzini, il Segretario Generale di Cittadinanza Attiva, Antonio Gaudioso.
Il congresso avrà anche l’onore di proporre la lettura magistrale del presidente dell’AIFA, Stefano Vella, su ‘Dall’Aids alla Salute Globale: un modello per l’accesso universale ai Farmaci’, evento centrale di un simposio che già si preannuncia come strategico per il dibattito sul futuro del ‘sistema salute’. Nelle giornate congressuali si susseguiranno sessioni sui temi nevralgici dell’innovazione, della ricerca e della gestione, iniziando dall’analisi del nuovo Decreto Gelli sulla responsabilità professionale all’innovazione terapeutica, dai dispositivi medici innovativi ai vaccini, dalla cannabis per uso terapeutico alle nuove frontiere della medicina di precisione in oncologia, dal ruolo del farmacista nei processi di acquisizione dei beni sanitari alla gestione dei dati in campo sanitario, dando in quest’ultimo evento ampio spazio a un tema particolarmente delicato come la real world evidence e l’integrazione dei database nazionali.
Nell’epoca delle comunicazioni condivise anche lo stile con cui Sifo avvia il suo Congresso sarà particolarmente collaborativo e dinamico: “Lo stile che ci contraddistingue per i nostri lavori è quello della condivisione di idee e di obiettivi messi a sistema con il contributo di figure professionali multidisciplinari”, è la precisazione di Arturo Cavaliere, Presidente del Comitato Organizzatore del Congresso di Roma. “Nel nostro Comitato abbiamo voluto la presenza qualificata di professionisti di alto valore provenienti da altri ambiti professionali ed a questi abbiamo aggiunto anche la forte rappresentanza dei cittadini che sono i veri attori centrali del sistema sanitario. Credo che l’apporto di idee e competenze e di nuovi modelli di interscambio professionale abbia sortito un programma di alto contenuto scientifico tutto da seguire”.
Così nel Comitato Scientifico – presieduto da Piera Polidori, farmacista dell’Ismett di Palermo – ci sono i nomi di Marcella Marletta (Ministero Salute), Walter Ricciardi (Iss), Giovanna Scroccaro (Servizio del Farmaco, Regione Veneto), Tonino Aceti (Cittadinanzattiva), Marina Cerbo (Agenas), Lorella Lombardozzi (Regione Lazio), Roberta Di Turi (Sinafo), Annarosa Marra (AIFA), solo per citare alcuni degli esperti che hanno contribuito a sviluppare il programma congressuale. Particolare attenzione è stata poi data nel programma alle best practice, “un argomento”, precisa il Presidente del Comitato Organizzatore, “su cui Sifo è impegnato da tempo con le numerose aree scientifiche che sono abitualmente concentrate durante l’anno e che durante il Congresso giungono così a sintetizzare il lavoro svolto”.
E Cavaliere aggiunge: “Voglio inoltre ricordare che il Congresso si chiuderà con il confronto con i colleghi europei per cercare di identificare insieme percorsi comuni per tutti quei giovani che desiderano percorrere la bellissima strada della nostra professione”. L’ultima plenaria Sifo darà vita infatti al Confronto europeo sugli Statement della farmacia ospedaliera, simposio che ha l’obiettivo di identificare il futuro dei giovani farmacisti a cui parteciperanno anche rappresentanti delle associazioni europee di farmacisti. A conferma dell’attenzione verso i giovani professionisti, il Congresso Sifo si concluderà domenica 26 novembre con la consegna dei premi per i migliori e più innovativi Poster in Farmacia ospedaliera.

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