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KLM ricicla le bottiglie in PET

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Amsterdam. KLM Royal Dutch Airlines è la prima compagnia aerea al mondo a riciclare le bottiglie in PET per produrre strumenti per la riparazione e la manutenzione dei suoi aerei. Le bottiglie vuote vengono raccolte alla fine di ogni volo e trasformate in filamenti, materiale utilizzato nelle stampanti 3D. Questo processo significa che una bottiglia d’acqua vuota può finire come parte di un’apparecchiatura stampata in 3D ed utilizzata per la manutenzione degli aerei.
KLM Engineering & Maintenance utilizza da tempo le stampanti 3D per accelerare i processi di riparazione e manutenzione. Ad esempio, sono stati sviluppate speciali protezioni per garantire che i fori dei cerchioni non vengano verniciati durante la verniciatura delle ruote dei Boeing 737 e il nastro protettivo utilizzato durante la manutenzione delle pale della turbina è stato sostituito da una protezione stampata in 3D.
Attualmente KLM Engineering & Maintenance utilizza ogni giorno circa 1,5 kg di filamenti di alta qualità. Poiché KLM ora fornisce a bordo bottiglie in PET, il costo di questo filamento è sceso da 60 a soli 17 euro al chilo. Grazie alla collaborazione con l’azienda di riciclaggio Morssinkhof Rymoplast e il produttore di filamenti Reflow, KLM è ora in grado non solo di essere innovativa nell’uso della stampa 3D, ma di completare l`intero ciclo della plastica.
L’obiettivo di KLM è ridurre i rifiuti a bordo del 50% entro il 2030 rispetto al 2011 ed aumentare la percentuale di rifiuti riciclati. Nel 2018, il totale dei rifiuti è stato ridotto del 9%, ed è stato riciclato il 28% del totale dei rifiuti raccolti.

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Stampa 3D per l’industria: a Modena si incontrano 38 aziende da tutta Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Maggio 2018

Modena Giovedì 24 maggio a partire dalle 9.30 presso la sede di Campogalliano (MO) – il workshop “Additive manufacturing, qualità ed affidabilità a confronto”, rivolto in particolare ai responsabili del Quality Management e Ricerca a Sviluppo.
Si tratta di una giornata di confronto reciproco sul mondo Additive Manufacturing, dove i diversi attori, produttori di polveri, di macchinari e del prodotto finito si incontrano in tavole rotonde tematiche, dove possono condividere lo stato dell’arte e le prospettive di evoluzione futura. All’evento, moderato dall’esperto di sviluppo manageriale Phil Taylor, nonché Console Onorario Britannico per il Commercio, partecipano numerosi esperti: Paolo Veronesi, Professore associato del Dipartimento di Ingegneria dei Materiali dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Riccardo Toninato, Additive Manufacturing Manager di Lima Corporate, Enrico Annacondia, Coordinatore delle Attività Associazione Italiana Tecnologie Additive (AITA), Fabrizio Montagnoli, Engineering Manager & Responsible Level 3 Leonardo Elicopters, Pierluigi Tozzi, Lead Engineer Additive Manufacturing and Composites di Baker Hughes, Giacomo Rigoni, Additive Manufacturing Quality Specialist TEC Eurolab Srl.
Un mercato mondiale di 6 miliardi di dollari che supererà i 10 miliardi nel 2020. Sono i numeri dell’additive manufacturing e del 3D Printing, secondo le stime contenute nel Wohlers Report. La stampa additiva ha un ruolo chiave per la produzione di alto livello ed è uno degli aspetti più promettenti della trasformazione dei processi industriali in corso: dà la possibilità di progettare con un elevato grado di libertà e dunque di generare geometrie complesse facendo sì che si possano produrre componenti più efficienti. Ma consente anche di ottenere prodotti con prestazioni superiori rispetto alla manifattura tradizionale, con migliori proprietà del materiale, riduzione del peso e dunque dei consumi. Inoltre il processo additivo garantisce la progettazione e la realizzazione dei componenti come pezzi unici e non come frutto della fusione di più parti, garantisce costi di realizzazione inferiori, con tempi di sviluppo ridotti e resa del processo produttivo più elevata.

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ll cinema 3D nel XXI secolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2010

Cosa sta cambiando nel mercato e nel modo di raccontare in 3Dimensioni? di Jordan River. La conferma di ciò che si sosteneva in questi ultimi mesi è apparsa pochi giorni fa sulla rivista nazionale Ciak, mensile diretto da Piera Detassis, da cui emerge un’analisi molto interessante circa la crisi dei cinepanettoni e il trionfo del cinema 3D.  Ma cerchiamo di andare ancora più a fondo, per capire sia da un punto di vista sociologico che professionale le ragioni di tale sconfitta. La tecnica del 3D, o meglio cinema stereoscopico, che pur avendo radici ben più lontane, sta oggi ponendo l’intero settore cinematografico (ma prossimamente accadrà anche per l’audiovisivo in generale e per la televisione in particolare) in una situazione di complicata difficoltà a supportare l’ordinaria continuità produttiva e creativa, finora applicata negli ambienti professionali. Oggi dovrà essere nuovamente quasi tutto ridiscusso, azioni ed interventi dovranno necessariamente esser passati prima al vaglio di verifiche e prove sperimentali e, una volta ‘attestate’, solo allora potranno essere lanciati nel mercato e resi fruibili.  Ieri sembrava che il problema fosse per la mancanza di molte sale italiane attrezzate per la proiezione digitale e 3D, oggi ciò è stato quasi risolto. Poi, a sentire critici, registi e ‘grandi feudatari della cultura di settore’, sembrava fosse invece il pubblico a rigettare la visione stereoscopica, quasi fosse un extraterrestre, pericolosa più di certe scene agghiaccianti, preferendo i prodotti italiani anche in presenza di stupidaggini..e invece  è avvenuto il contrario di quello che loro prospettavano.  Ma cosa implica ora tutto ciò?  Sicuramente un settore, quello dell’arte, della cultura e dell’innovazione, che ha parecchio bisogno di crescere e sperimentare sia da un punto di vista tecnico-professionale che da quello morale e creativo, perché scienza e tecnologia non possono facilmente reggersi a supporto della coscienza umana, se l’uomo poi non regge virtuosamente tale processo evolutivo consapevolmente. Si, perché non basterà soltanto conoscere la tecnica e le tecnologie della stereoscopia, ma occorrerà raccontare idee, storie ed emozioni non più pensando come avveniva in passato in uno spazio a due dimensioni (in larghezza ‘X’ e in altezza ‘Y’), ma proiettare lo spettatore nello splendido scenario della profondità della terza dimensione (asse ‘Z’). Forse allora bisognerà essere ancor più profondi di quanto non lo si è stati finora? (in sintesi)

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