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Posts Tagged ‘abbandoni’

Scuola: Alunni che lasciano prima della maturità, al Sud è dramma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

In generale è un fenomeno che ha alla base l’ancora troppo alto numero di abbandoni scolastici prematuri, con uno studente su quattro che lascia i banchi senza mai arrivare non solo alla laurea ma nemmeno al diploma di maturità. Secondo Tuttoscuola, a Nuoro la dispersione è del 42,7%, a Prato (dove è altissima la presenza della comunità cinese) quasi del 40%, a Napoli, Palermo, Cagliari e Oristano oltre il 30%. Anief torna a rivendicare maggiori investimenti per la Scuola e l’Università, che invece, secondo l’ultimo rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno risultano in ulteriore calo, soprattutto al Sud, dove guarda caso il tasso di assenteismo e di abbandono precoce dei banchi di scuola è anche triplo rispetto ad altre aree del Paese. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “combattere la dispersione scolastica è una prerogativa indispensabile per aumentare i diplomati e alzare l’asticella di competenze medie delle nuove generazioni. Per realizzare questo obiettivo, che l’UE pone come rilevante, avendo anche fissato al 10 per cento il tasso di abbandono consentito ai Paesi aderenti, da centrare entro la fine del prossimo anno, rimane indispensabile abbandonare la logica orientata al risparmio sul comparto Istruzione, che in Italia ha prevalso negli ultimi anni: bisogna cancellare il dimensionamento scolastico, con 4mila istituti autonomi tagliati su 12 mila, l’aumento progressivo di alunni per classe, artefice delle classi pollaio, gli incessanti tagli operati dagli ultimi governi, anche nei confronti degli enti locali; per non parlare dei sempre “magri” stipendi del personale. Inoltre, risulta sempre più impellente incrementare gli organici, anche del personale Ata, proprio in quelle zone dove il disagio è maggiore, il tasso di abbandono è alto, come la presenza di alunni stranieri, difficili e di disabili”. Arrivano nuovi dati sulla dispersione scolastica “esplicita”: li ha prodotti Tuttoscuola, che è andata a comparare il numero complessivo di studenti iscritti al 1° anno con quelli del 5° anno, cinque anni dopo: “la differenza – scrive la rivista specializzata – corrisponde al numero degli studenti che lungo il percorso quinquennale hanno abbandonato e consente il calcolo immediato del tasso percentuale di dispersione: un vulnus per il sistema, che resta tale anche se una parte peraltro limitata di quegli alunni si iscrive a percorsi alternativi”. È emblematico che “nell’ultimo quinquennio, iniziato nel 2014-15 e concluso nel 2018-19, dei 616.284 studenti iscritti al 1° anno del 14-15 sono risultati iscritti al 5° anno del 18-19 soltanto in 469.006. Mancavano all’appello 147.278 studenti, con un tasso di dispersione del 23,9%”.

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Scuola: Anche quest’anno si parte con 70 mila alunni in meno

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 agosto 2019

Sta prendendo corpo la riduzione di iscrizioni scolastiche conseguenti alla denatalità: annunciate mesi fa dal Miur, che stimò 43 mila alunni complessivi in meno in un solo anno, di cui 23 mila alla primaria e 20 mila alla secondaria, adesso si stanno traducendo un assenze che pesano anche sul fronte delle classi in meno e della riduzione di organici del personale. Considerando il maggior numero di uscite dal percorso scolastico, sia per la conclusione degli studi con la maturità, sia per il permanere dell’alto numero di abbandoni precoci dei banchi, con il ritorno a scuola si conteranno ben 70 mila allievi in meno rispetto al settembre 2018. E non è più una riduzione occasionale, ma una tendenza acclarata da alcuni anni, tanto che alcune regioni, come la Sardegna, fanno registrare il record minimo di iscritti. Solo che anziché cogliere l’occasione per migliorare la qualità della didattica e intraprendere un nuovo modello di formazione degli organici del personale, non si fa nulla, perché gli Usr continuano ad autorizzare classi con oltre 30 alunni e non sempre ci si ferma a 20 in presenza di disabili.
“Gli alunni calano, ma purtroppo – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non ci aspettiamo nulla di buono da chi amministra la scuola. Perché è vero la realtà degli ultimi lustri ci dice che il numero di docenti, Ata e dirigenti scolastici non ha seguito il numero delle iscrizioni, ma quella del risparmio pubblico. Tanto è vero che quando queste andavano bene, pur di tagliare, si è alzata l’asticella del numero di alunni per docente, preludio delle attuali classi sempre più numerose, oppure ci si è inventati un vergognoso dimensionamento dell’intero sistema che, con il DPR gelminiano 81/2009, ha tagliato in un colpo solo 4 mila scuole autonome, 67 mila docenti e 50 mila Ata. La stessa autonomia differenziata applicata avrebbe portato le scuole di certe regioni alla resa finale. Quello che va fatto, invece, è agire con organici differenziati, con l’anticipo e l’aumento totale dell’obbligo formativo, con il ritorno del tempo scuola che avevamo fino al 2008”

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Scuola: Alle superiori abbandoni da record

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Il sistema scolastico italiano continua a perdere troppi alunni per strada: 130 mila nuovi iscritti alle superiori non prenderanno mai il diploma; chi ci arriva è costretto spesso ad accontentarsi di un lavoro non attinente agli studi e appena il 18% consegue la laurea. La “fotografia” è della rivista specializzata Tuttoscuola, che attraverso un focus nazionale ha messo il dito nella piaga della dispersione scolastica italiana, aggravata dalla scarsa spendibilità di diversi corsi di studio e dal mancato collegamento con l’istruzione terziaria.Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “avere cercato di approvare l’autonomia regionale differenziata in questa situazione, che crea cittadini senza futuro e un danno alla società intera oltre che al Pil, è stato da irresponsabili. Per contrastare il fenomeno della dispersione, bisogna agire all’opposto: le scuole collocate in aree più a rischio, con alti tassi di abbandono e di scarso tessuto socio-culturale, vanno necessariamente pungolate con il coinvolgimento formale di esperti esterni, psicologi, assistenti sociali, di una rete territoriale pronta a subentrare nei momenti critici. È poi necessario supportare il sistema scolastico delle regioni più arretrate con finanziamenti ad hoc, anche europei, rinforzare gli organici di docenti e personale Ata, anticipare l’obbligo scolastico a 5 anni e posticiparlo sino alla maggiore età”.Le stime nazionali, aggiornate al 2018, ci dicono che un giovane su quattro che il prossimo mese si accinge a iniziare la scuola secondaria superiore, non arriverà mai a conseguire il diploma di maturità.

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Scuola – Molti alunni la lasciano troppo presto: fondi europei male utilizzati?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Utilizzare la mole non indifferente di fondi comunitari, i cosiddetti PON, per creare un programma di contrasto reale alla dispersione scolastica, ferma al 14,5% mentre la stessa UE ci chiede di portarla al 10% entro il prossimo anno: la richiesta è giunta in questi giorni dalla Corte dei Conti, attraverso la relazione su “La lotta alla dispersione scolastica: risorse e azioni intraprese per contrastare il fenomeno”. E la sottolineatura non è sfuggita alla rivista specializzata Orizzonte Scuola, che parla di invito, da parte della Corte, ad utilizzare al meglio i fondi UE. “Il rapporto della Corte dei Conti non ammette repliche – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – sulla necessità di supportare il sistema scolastico delle regioni più indietro a livello territoriale, attraverso adeguati supporti: quando si sostiene che occorre spendere meglio i finanziamenti, significa attuare una politica incentrata prima di tutto su un rinforzo degli organici. Anief lo sostiene da tempo: il numero degli alunni può essere solo una delle variabili che incide su questo aspetto. Perché gli alunni più a rischio vanno tenuti sotto controllo. Poi, occorre revisionare i percorsi formativi ed un supporto vero da esperti esterni e territorio”.
Contro la dispersione scolastica un “rilevante ausilio è giunto dai fondi comunitari”. Eppure i risultati non si vedono. “Nel periodo di programmazione PON 2007-2013 – scrive la Corte dei Conti – il totale complessivo delle risorse finanziarie utilizzate per la lotta alla dispersione è stato pari a 309.690.333,10 euro. L’importo programmato per il periodo 2014/2020 è di euro 345.945.951,00”. La Corte prospetta, quindi, l’utilità di un piano nazionale programmatico e di un monitoraggio legato a un costante aggiornamento dell’anagrafe degli studenti insieme a una funzionante “rete” tra tutte le istituzioni pubbliche (in particolare quelle delle scuole) con la possibile costituzione di un comitato di esperti con competenze elevate nelle politiche e nei dispositivi di contrasto alla dispersione.

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Scuola: Un ragazzo su sei abbandona

Posted by fidest press agency su sabato, 3 agosto 2019

L’Italia si conferma terz’ultima per il numero di alunni che lascia la scuola prima dei 16 anni: tra le motivazioni la povertà e la didattica rigida. Marcello Pacifico (Anief): Bisogna ripristinare l’obbligo scolastico a 18 anni, finanziare organici differenziati in base al tessuto economico e sociale del territorio, ma anche aumentare le borse di studio. Lo Stato non può abbandonare le Regioni del Paese più in difficoltà, come vorrebbero alcuni Governatori del Nord e dalla Lega con il nuovo progetto di autonomia differenziata sul quale il premier Giuseppe Conte e il M5S hanno posto il veto almeno sul fronte dell’istruzione pubblica. L’arretratezza culturale e strutturale influisce direttamente sul livello scolastico. Il fatto che povertà e competenze scolastiche acquisite siano due fattori direttamente proporzionali, ora lo dice anche la Corte dei Conti, attraverso la relazione su “La lotta alla dispersione scolastica: risorse e azioni intraprese per contrastare il fenomeno”, pubblicata in queste ore con deliberazione n. 14/2019/G.
Nella presentazione del rapporto si dice che l’abbandono precoce della scuola si deve ad una serie di fattori, tra cui vi è anche “la povertà di molte zone d’Italia, in particolare i quartieri delle città metropolitane e i luoghi a forte rischio migratorio”. È soprattutto in questi contesti che bisogna attuare la “ricostruzione delle molteplici modalità di intervento finanziario si accompagnano le raccomandazioni volte a rendere le scuole non solo luoghi di apprendimento ma anche occasioni di esperienza di comunità e solidarietà”. Si conferma, pertanto, tutto quello che Anief sostiene da tempo sul tema dell’abbandono scolastico, strettamente collegato al fenomeno dei Neet che in Italia si conferma con numeri da record internazionale: occorre una riforma generale del sistema scolastico, con l’anticipo almeno a 5 anni e l’obbligo formativo portato dagli attuali 16 anni fino alla maggiore età; servono finanziamenti straordinari per le province più a rischio, soprattutto in presenza di altri fattori, come l’alto tasso migratorio; occorrono organici maggiorati, finalmente sganciati dal binomio tante classi tanti docenti; occorre un potenziamento della rete sociale e territoriale a supporto dell’attività scolastica, con la presenza di esperti che vengono in continuo contatto con il personale e soprattutto con i discenti. Senza queste azioni, l’ordinario implemento di docenti non serve a nulla. Anzi, si allargherà sempre più la forbice Nord-Sud, come confermato dai recenti risultati Invalsi, dai quali risulta che il 50 per cento degli studenti delle regioni Campania, Calabria e Sicilia arriva alla maturità con l’insufficienza sia in italiano che in matematica. E non è un caso se poi in tutta la Sicilia più del 35% dei giovani non arriva a conseguire la maturità. Poi ci sono province, come Caltanissetta, dove la dispersione è il triplo rispetto alla media nazionale indicata dalla Corte di Conti. Quando questa indica che “in Italia il tasso di dispersione scolastica è pari al 14,5%. In termini numerici, nella scuola secondaria di II grado, gli abbandoni complessivi nell’anno 2016 e nel passaggio fra l’anno 2016/2017 sono stati 112.240”, va considerato che vi sono realtà molto distanti da quel numero. E occorrono sforzi straordinari per dare una svolta.

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Scuola: Abbandoni, è triste record

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

Uno studente su tre che inizia le superiori non prenderà mai il diploma di maturità. Così è fallito il diritto costituzionale all’istruzione e per questa ragione continuiamo ad avere poco laureati. Marcello Pacifico (Anief): Bisogna ripristinare l’obbligo a 18 anni già pensato vent’anni fa, differenziare gli organici in base ai problemi del territorio piuttosto che agevolare l’autonomia differenziata di alcune regioni, investire in risorse umane e finanziarie nel settore dell’istruzione, università e ricerca con una maggiore copertura delle borse di studio. Gli aggiornamenti sugli abbandoni scolastici non ci dicono nulla di buono. Secondo l’ultima “puntata” del dossier di Tuttoscuola sugli addii anticipati dai banchi, risulta infatti che dal 1995 a oggi 3 milioni e mezzo di studenti hanno abbandonato la scuola statale, su un totale di oltre 11 milioni iscritti alle superiori. Praticamente ha lasciato prima del tempo un giovane su tre. Il fenomeno ha per le casse dello Stato un costo enorme: 55 miliardi di euro. Quello che più preoccupa è il fatto che l’emorragia, così la definisce la rivista specializzata, è in calo ma nello stesso tempo risulta molto lontana dall’essere arrestata. Anzi, è diventata l’anticamera dei Neet (di cui l’Italia ha il record europeo), con picchi particolarmente alti al Sud. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “per invertire la tendenza sono diverse le azioni da attuare, ad iniziare dall’incremento del tempo scuola, passando per l’anticipo dell’obbligo formativo almeno a cinque anni di età, con contestuale obbligo formativo a 18 anni. Va poi incrementato e uniformato l’utilizzo delle nuove tecnologie applicate alla didattica, considerando che oggi tra Nord e Sud c’è un gap ancora considerevole. Infine, per migliorare il sistema è anche importante valorizzare la funzione dei docenti e di tutti i lavoratori che operano nella scuola, dando loro stipendi adeguati. È chiaro che si tratta di provvedimenti che necessitano di investimenti importanti, ma senza il loro stanziamento non è nemmeno pensabile raggiungere quel 10% massimo di dispersione indicato dall’Europa. Il Def 2019, invece, ci dice che le intenzioni del Governo, approfittando del calo di nascite, sono addirittura di ridurre la spesa nei prossimi 20 anni”.Sono numeri impietosi quelli sulla dispersione scolastica: “almeno 130 mila adolescenti che iniziano le superiori – dice Tuttoscuola – non arriveranno al diploma. Irrobustiranno la statistica dei 2 italiani su 5 che non hanno un titolo di studio superiore alla licenza media e di un giovane su 4 che non studia e non lavora. Come se non bastasse, tra chi si diploma e si iscrive all’università, uno su due non ce la fa. Complessivamente su 100 iscritti alle superiori solo 18 si laureano. E poi un quarto dei laureati va a lavorare all’estero. E tra i diplomati e laureati che restano, ben il 38% non trova un lavoro corrispondente al livello degli studi che hanno fatto. Un disastro”.
Di buono c’è che negli ultimi anni, il tasso di abbandono scolastico è diminuito: tra il 2013 e il 2018 hanno detto addio in anticipo ai professori 151mila ragazzi, il 24,7 per cento del totale, contro il 36,7 del 1996-2000. Sicuramente risultati incoraggianti, ma ancora insufficienti, che non fermano la dispersione scolastica. Perché, continua la rivista, spesso chi abbandona i libri così precocemente finisce nel buco nero dei Neet, quei giovani che non studiano e non lavorano di cui fa parte un ventenne su tre del Mezzogiorno. Su questa piaga, tutta italiana, Anief ricorda che pesa molto la riduzione del tempo scuola, avviata con la Legge 133 del 2008. E al decremento di ore settimanali si aggiunge la mancata adozione del tempo pieno, che nel 2017/18 riguardava solo 6.361 scuole primarie, il 42,3% delle 15.038 funzionanti, con un incremento di appena 47 nuovi istituti rispetto all’anno precedente. Con il Sud a preoccupare ulteriormente, visto che la percentuale media è al di sotto del 10%.
In generale, sempre il Def 2019 ci dice che l’investimento per la scuola passerà, a causa del tasso di denatalità, dal 3,9% del 2010 al 3,1% del 2040. Ma la riduzione non è generalizzata, perché, nello stesso periodo, la spesa socio-assistenziale e sanitaria si indica in crescita, passando rispettivamente dall’1,0% all’1,3% e dal 7,1% al 7,6%. Si prevede, quindi, una riduzione di spesa legata agli organici del personale, proprio a seguito della riduzione delle nascite e quindi del numero di alunni: dando però in questo caso per scontato che non andrà a cancellare le tanti classi “pollaio”, quelle che invece il M5S, con un apposito disegno di legge, ha detto di volere debellare.

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Randagismo e tutele

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

Quanto accaduto a quel bambino in quel paese della cintura catanese, è terribile, non è semplice farsene una ragione accettabile, non è facile essere sereni di fronte a uno scempio così devastante, gli occhi rimangono bassi, fanno fatica a risollevarsi, sfuggono la realtà della carne fatta a pezzi, degli anni giovani impattati alla fine scellerata. Cani randagi, cani inselvatichiti, cani senza collare, cani allevati per i combattimenti, cani senza padrone, almeno fino al prossimo tradimento che farà di nuovo male al cuore. Randagi alla mercè  della fame, della reazione istintuale, piccoli e grandi, di tanti incroci e una sola razza, quella degli abbandoni e dei bisogni presi a calci, buttati sulla strada, spesso su una autostrada di speranze giunte a termine.  Cani asserviti all’uomo, dipendenti persino nell’abbaiare, padroni ipnotizzati dall’amore melenso per se stessi prima ancora che del proprio amico animale, ridotto a sopravvivere dentro le gabbie delle parole, che autorizzano a disperderli sul territorio, dove  vengono meno le responsabilità di una intera società, che non prende in considerazione l’esplosione demografica degli animali, la trasformazione degli stessi in oggetti.  Gli stessi  luoghi di contenimento trasformati in salvadanai selvaggi, gli allevamenti sempre meno consoni al valore dell’accoglienza, sempre più prossimi alle cucciolate moltiplicate  e moltiplicanti la sordità dell’attenzione di chi si candida a salvatore o carnefice della propria creatura animale, dei bambini e delle persone che ne subiscono il prezzo da pagare, per l’incuria e per l’inganno dei  comportamenti  umani  che fanno dell’essere adulto, della persona matura, proprietari di cani altamente irresponsabili, individui maggiorenni sulla carta di identità, contraffatta dall’esistenza ininterrotta da adolescenti, un’età delle sciocchezze perennemente gravida. Ma quanti ricoveri veri o presunti ci sono sul nostro territorio? Quanti sono gli allevamenti certificati? Quante sono le agenzie di controllo e prevenzione? Quanti sono gli addetti operativi che monitorano, indagano, intervengono, affinchè il rischio dei morsi sia meno opprimente, e le certezze di più amore e attenzione per tanti animali amici risultino meglio distribuite? Questa ennesima tragedia, come le  precedenti che non sono servite di alcun monito, non eviterà di elargire giudizi, interpretazioni, condanne e pressanti richieste di galera per qualcuno, innocente o colpevole che sia, in fin dei conti quel che conta sta nel ripetere gli stessi errori, le identiche incaute menzogne, tralasciando di investire energie e risorse importanti, per informare correttamente sull’uso e abuso dei nostri amici a quattro zampe, soprattutto su una incultura prettamente italica, che non mostra mai di cosa è capace veramente di fare l’essere umano a un essere animale. (vincenzo.andraous)

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Cresce l’internet banking

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2009

Negli corso degli ultimi tre anni la soddisfazione dei clienti nei confronti delle banche è costantemente cresciuta in tutta Europa, tuttavia nel 2008 – e per la prima volta da quando viene condotto questo studio Efma-Finalta – la Customer Satisfaction complessiva sulle banche è invece diminuita dal 73% al 72%. Il fatto che questo calo possa apparire modesto e che la soddisfazione dei clienti sui singoli canali sia ancora in leggera crescita, non toglie che sia un chiaro segnale di deterioramento della fiducia nei confronti della banca nel suo complesso. Lo studio evidenzia che:•  nel corso del 2008 e per il terzo anno consecutivo, aumentano gli abbandoni dei clienti (customer attrition) che percentualmente passano dal 4,6% al 5,8%. Questo incremento è sicuramente da attribuire alle difficoltà inerenti alla crisi e alle perdite finanziarie dei clienti; nonostante il segnalato problema di fiducia, continua a crescere l’apprezzamento per i servizi che la banca fornisce.  Ad esempio, il gradimento per l’utilizzo della filiale e del contact center sale dal 75% al 76%; in particolare cresce la percentuale di clienti soddisfatti dei servizi di Internet Banking, che passa dal 78% all’81%. Questa apparente contraddizione dimostra che la clientela rimane legata al personale della filiale e all’utilizzo dei canali diretti, ma che esiste un “gap” tra la percezione della banca e quella dei suoi servizi. Finalta identifica nel proprio studio cinque principali azioni che ritiene che le banche dovrebbero intraprendere nel breve termine: Mantenere la focalizzazione e l’incentivazione per il personale “front-line”; Aiutare i clienti in difficoltà finanziarie; Gestire l’esperienza del cliente durante i momenti più critici di interazione con la banca (moments of truth); Migliorare il servizio nei confronti dei clienti più importanti; Rafforzare i canali diretti. “I risultati di questo studio dovrebbero essere fonte di preoccupazione per chiunque gestisca una banca in Europa” ha affermato Christine Wood, direttore di Finalta. “Sebbene la gestione della crisi sia stata al centro dell’attenzione dei vertici delle banche, è fondamentale che non venga perduta la focalizzazione sul cliente. Le banche che si riprenderanno più rapidamente saranno quelle che metteranno il cliente al centro di tutte le loro azioni di recupero”. A questo studio hanno partecipato oltre un centinaio di istituti bancari in tutta Europa: i risultati sono frutto delle loro considerazioni sull’impatto della crisi finanziaria e delle loro previsioni per i prossimi mesi.

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Culle per la vita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Secondo gli ultimi dati Istat disponibili in Italia sono circa 3000 ogni anno i neonati abbandonati e ritrovati (a volte anche morti). E non si tratta, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, di figli di stranieri o di minorenni. Il 73% risultano essere figli di italiani, il 27% di immigrati, mentre le madri avrebbero un’età compresa tra i 20 e i 40 anni, con solo il 6% di minorenni. Ancora stando ai dati dei Tribunali minorili sulle dichiarazioni di adottabilità, dei circa 550 mila bambini nati vivi in Italia, dai 300 ai 400 non vengono riconosciuti dalla madre. Sono proprio questi dati che hanno dato origine a un progetto, ribattezzato “ninna ho”, patrocinato dalla Società Italiana di Neonatologia, rivolto a tutte quelle madri che per difficoltà psicologica, sociale o economica non sono in grado di prendersi cura del neonato. L’idea è quella di riproporre le storiche “Ruote degli Esposti”, riadattate ai tempi attuali. Un modo per garantire alle madri il diritto al parto in anonimato presso strutture ospedaliere e di tutelare i neonati a rischio di abbandono e di infanticidio. L’iniziativa è sostenuta dalla Fondazione Francesca Rava e da KPMG Italia.

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