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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

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Un compito per il sinodo: abolire il nemico

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Paulo maiora canamus, intoniamo un canto più alto. Nell’aspro dibattito innescato in Italia dalla contestata riforma della ministra Cartabia, si discute di procedure e tempi del processo penale, mentre non si ricorda la natura drammatica della giustizia penale. Il potere giudiziario è “un potere terribile”, diceva Montesquieu: l’ha ricordato Luigi Ferrajoli nel recente congresso di Magistratura Democratica proponendo un ripensamento profondo della giurisdizione penale: perché sia conforme ai due principi imprescindibili dell’indipendenza e dell’imparzialità, ci sono due riforme da fare. La prima è quella di sottrarla al condizionamento della carriera, che secondo la proposta radicale di Ferrajoli va addirittura soppressa, rendendo tutti i giudici eguali nella diversità delle funzioni, come vuole la Costituzione. La seconda è di liberarla dall’idea del Nemico. Oggi prevale la concezione della giustizia penale come lotta contro il crimine, e di fatto contro i loro autori. Al contrario, ha detto Ferrajoli, la giurisdizione non conosce – non deve conoscere – nemici, neppure se terroristi o mafiosi o corrotti, ma solo cittadini. Per andare alle fonti della nostra cultura penalistica, si può citare Cesare Beccaria che chiamò “processo of­fensivo” quello nel quale “il giudi­ce diviene ne­mico del reo” e “non cerca la veri­tà del fatto, ma cerca nel pri­gioniero il delitto, e lo insi­dia, e crede di perdere se non vi riesce, e di far torto a quel­l’in­fal­libilità che l’uomo s’arroga in tutte le cose”. Secondo Beccaria, il processo deve consistere invece nell’“indifferente ricerca del vero”. Perciò si deve escludere ogni atteggiamento partigiano o settario, non solo da parte dei giudici ma anche dei pubblici ministeri. E’ chiaro che questa concezione del processo, ha aggiunto Ferrajoli, esclude anche l’idea, frequente nei pubblici ministeri, che il processo sia un’arena nella quale si vince o si perde. Il Pubblico Ministero non è un avvocato, e il processo non è una partita nella quale, l’inquirente perde se non riesce a far prevalere le proprie tesi. Qui siamo oltre il tema dell’efficienza. Rifiutare l’idea del Nemico significa infatti anche escludere il carattere vendicativo della giustizia penale, che intende la pena come un risarcimento del male compiuto mediante l’inflizione di una sofferenza al colpevole. In effetti nella percezione comune giustizia non è fatta se il reo non soffre; nel patimento la società troverebbe il suo compenso e l’offeso si appaga: la sofferenza diventa in tal modo un fine dell’ordinamento. Male per male: è una morale da divina commedia, anche se Dio non è così, la Commedia non doveva chiamarsi divina e la Costituzione ha tutt’altra idea della pena come rieducazione del condannato, anche se si tratta di un’idea spesso illusoria. Ma ciò riguarda solo la giustizia penale? Ben oltre questa, l’abbandono della logica del Nemico avrebbe una portata epocale, Fin dal principio la società si è conformata a una lotta degli uni contro gli altri, un antico frammento di Eraclito faceva della guerra l’origine di tutte le cose, di tutti re, e nella modernità è stato Carl Schmitt a sostenere che il confronto amico-nemico è il criterio e la sostanza stessa del politico. La competizione selvaggia dell’età della globalizzazione e il precipizio della politica nelle spire del bipolarismo, del maggioritario, della lotta al proporzionale, del populismo carismatico e dell’esclusione dei perdenti ne sono il prezzo. Gli sconfitti sono scartati, papa Francesco la chiama società dello scarto, perché i soccombenti, i poveri, non solo vi sono sfruttati ma sono esclusi, non possono lottare, di fatto non ci sono: ai naufraghi e ai migranti sono negati i porti e la terra della loro salvezza, sono restituiti al mare o alle torture dei lager libici.Il problema è però che l’ideologia del Nemico non è più compatibile con la conservazione della società umana. Nella condizione della lotta degli uni contro gli altri né la pandemia può essere fermata nelle sue estrose varianti, né il clima può essere governato in modo da preservare la vita sulla terra, né la guerra può essere ripudiata nella sua inesauribile proliferazione; e a questo punto l’uscita dalla sindrome del Nemico non è solo una questione di etica pubblica, è una questione di sopravvivenza e ci sfida a passare a un’altra antropologia. Mai nella storia si era dato quest’obbligo. Ma questo è il tempo che ci è toccato in sorte. Sta a noi prenderne atto.Una tale conversione chiama in causa la Chiesa italiana e il suo prossimo Sinodo, di cui finalmente si è avviato il cammino. il cui Manifesto recita: “Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita”. “Koinonia”, la rivista di padre Alberto Simoni, lo interpreta come l’atteso kairós o momento di grazia, nel quale il Vangelo sia riproposto come vino nuovo in otri nuovi. La vera novità starebbe proprio nell’annuncio dell’amore dei nemici. Il Vangelo è l’unico codice che lo prescrive. Non potrebbe esserci oggi, per la vita delle persone e per la società tutta, un carisma più grande di questo. Se questa rivoluzione avvenisse, sarebbe stabilita la condizione dell’unità umana per salvare la terra, i populismi cadrebbero, nessuno sarebbe scartato. Sarebbe il dono fatto al mondo dalla Chiesa di papa Francesco.

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Abolire i prefetti? Un caso: Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il Prefetto, importante istituzione del Governo per il controllo del territorio. Donne e uomini d’ordine chiamati a coordinare e promuovere la presenza dello Stato lì dove le singole amministrazioni locali, per statuto, sembra che non siano sufficienti. La storia del nostro Pese ci ha regalato miti, leggende e realtà (il prefetto di ferro, per esempio) di questa istituzione. Una presenza connaturata, organica, funzionale, armonizzata per difendere i nostri diritti di cittadini. Ma siamo sicuri? Nel 2019, con le città metropolitane, quindi col super-Sindaco che è anche responsabile dell’ordine pubblico, che il prefetto sia una figura necessaria? Certo, ci sono gli uffici delle prefetture che svolgono una serie di servizi al cittadino, con impiegati, strutture, ordinamenti, etc… ma siamo sicuri che, come è stato per le funzioni delle province quando sono state “abolite” e sono passate alle regioni, che queste funzioni non potrebbero essere svolte
altrimenti? E la figura del Prefetto che coordina, siamo sicuri che non sia un orpello, un doppione, un surplus visto che la stessa autorevole funzione potrebbe essere svolta, oltre al Sindaco metropolitano (lì dove le città metropolitane esistono), da svariate altre figure già a servizio dello Stato e della Pubblica amministrazione?
Domande a cui, alcuni fa, anche col supporto di partiti oggi al governo e all’epoca all’opposizione, si cercava di rispondere con l’abolizione. Ma poi, siccome è noto che l’esercizio del potere di governo tutto appiana anche nei cervelli, la proposta di questa abolizione è rimasta pura accademia appannaggio dei soliti (come noi) razionalizzatori dell’esercizio dei poteri democratici.
Prendiamo il caso di un Prefetto, quello di Firenze, che da pochi mesi svolge il suo servizio nella provincia gigliata e che, per le sue capacità professionali, per le sue esperienze e per il fatto di essere donna, riesce ad “attenzionare” i media. Una funzionaria dello Stato che sicuramente svolge il suo servizio… ma il problema è “quale servizio”? Controllo del territorio, in primis, contro la degenerazione di problemi come delinquenza, droghe illegali, corruzione, mafie, etc… che – non ce ne voglia – nonostante tutto il suo valido impegno, non risolverà mai. La sua – da prefetto – è una funzione di coordinamento di repressione e prevenzione ma, viste le voragini legislative in materia, ci sono cose, come per esempio le droghe illegali, che anche se moltiplichi per cento le operazioni di sequestro e arresto di tutti gli annessi e connessi del bosco e sottobosco delinquenziali che ruota intorno a questo mercato illegale, il problema rimane lì; il nostro Prefetto dice di voler agire anche sulla domanda di droghe oltre che sull’offerta ma – sempre non ce ne voglia – crede proprio che quello che da più di un secolo fanno le istituzioni di ogni livello abbia portato a dei risultati… che non siano l’aumento di domanda e offerta? Il desiderio del nostro Prefetto sono parole al vento, perché la domanda di droga, come quella di credito (da cui l’usura) o le si combattono alla radice (legalizzazione e accesso al credito) levandoli dalle mani delle delinquenze organizzate, o continuano ad essere un alibi parlandosi addosso. E tutto questo il Prefetto lo deve fare avendo a che fare con un numero svariato di corpi con funzioni di polizia, caratteristica del nostro Paese: si pensi, solo a Polizia e Carabinieri; si pensi alla Guardia di Finanza, che non si capisce perché non dovrebbero essere solo civili…
Insomma una funzione – quella del Prefetto, di Firenze e non solo – di coordinamento del difficile e dell’irrazionale, in un ambito di impossibile venato di inutilità, con conseguente dispendio di energie umane ed economiche… che ipotizzarne altri usi ci sembra buon senso.
Ma la nostra comunità civica si nutre di queste cose. La sensazione di insicurezza dei cittadini (sempre più alta della realtà, grazie anche a demagoghi che ci marciano per trarne i propri utili) trova risposte in provvedimenti di sicurezza che non sembrano e non sono mai sufficienti. E’ il famoso gatto che si morde la coda. Dove il Prefetto, invece di aiutare a star meglio, fa la sua parte in una giostra di massacro civile ed economico.
Abolire i Prefetti non è una cosa campata in aria. Sarebbe uno dei punti di semplificazione, razionalizzazione e utilità svolta a favore di cittadini, comunità e amministrazioni che ne sarebbero più direttamente coinvolti. Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Musei: Fp Cgil, sbagliato abolire domeniche gratis

Posted by fidest press agency su domenica, 5 agosto 2018

“Troviamo incomprensibile ed errata la scelta del Ministro dei Beni Culturali di abolire l’accesso gratuito ai musei nelle prime domeniche del mese”. Così la Fp Cgil Nazionale in merito all’annuncio del ministro Bonisoli, aggiungendo che: “Certo questa possibilità per tutti i cittadini italiani e stranieri fu ideata e presentata come uno spot. Ma come è sbagliato governare con spot, pensiamo sia altrettanto sbagliata la scelta di tornare indietro anche perché, comunque, si è data a moltissime persone una possibilità in più di accedere e usufruire dei beni culturali del Paese”. La cultura, prosegue la Funzione Pubblica Cgil, “è un bene pubblico; la sua fruibilità va garantita a tutti, a partire dai giovani, dalle famiglie e dai ceti sociali più deboli; le domeniche gratuite sono un’opportunità in più per tutto il mondo di accedere ad un patrimonio che concentra nel nostro paese l’85% dei beni culturali mondiali. Pensiamo che si debba rendere ancor più accessibili e fruibili i nostri beni culturali, anche per avvicinare i cittadini e accrescere la loro consapevolezza del loro valore e dell’importanza di tutelarli, conservarli, valorizzarli”.Al Ministro Bonisoli e al Governo, continua la categoria della Cgil, “chiediamo quindi più assunzioni per proteggere e gestire i nostri musei, le nostre aree archeologiche, le nostre biblioteche storiche. Perché non utilizzare il modello britannico che prevede l’accesso gratuito per tutti, tutti i giorni? Il Governo investa e renda realmente pubblici e godibili tutti i beni pubblici perché altrimenti si riafferma l’idea che l’arte è un lusso e che la cultura non potrà mai essere popolare. Non sarebbe un bel cambiamento”, conclude la Fp Cgil.

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Gue/Ngl: “Intendono abolire la Convenzione di Ginevra?”

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

strasburgo-parlamento-europeo. I deputati del Gue/Ngl hanno ripetutamente chiesto al Consiglio dell’UE di far fronte alle proprie responsabilità individuando una risposta umanitaria all’arrivo di uomini, donne e bambini in cerca di protezione in Europa, e smettendo di consolidare la Fortezza Europa.Il progetto di conclusioni del Consiglio, fatto trapelare da Statewatch, mostra che il Consiglio sta pianificando una serie di iniziative che violano chiaramente i diritti e gli obblighi europei e internazionali, facendo applicare le decisioni di rimpatrio con ogni mezzo, compreso un diffuso ricorso alla detenzione per chiunque non venga considerato qualificato per la protezione internazionale, e un rafforzamento dei poteri dati a FRONTEX.Il Consiglio minaccia di ritirare aiuti, accordi commerciali e accordi sui visti a quei paesi che dovessero rifiutarsi di riprendere i propri cittadini, e dà alla Commissione sei mesi di tempo per individuare soluzioni su misura per giungere a riammissioni più efficaci con i paesi terzi.Infine, il Consiglio promuove lo sviluppo di centri di detenzione nei paesi terzi colpiti dalla pressione migratoria “fino a quando non sia possibile il ritorno nel paese di origine”. La prospettiva è utilizzare questi centri come luoghi di rapido rimpatrio per chi non sia qualificato per la protezione internazionale, o sia inammissibile in paesi terzi sicuri. La Commissione si è già mossa in questa direzione, decidendo di utilizzare i fondi dell’Unione per aprire sei centri di accoglienza per rifugiati in Turchia, che attualmente fronteggia forti tensioni nella regione circostante.Marie-Christine Vergiat ha espresso grave preoccupazione per la richiesta del Consiglio di implementare l’articolo 13 dell’accordo di Cotonou relativo all’obbligo di riammettere i cittadini di paesi aderenti all’accordo, quando sappiamo che molti di questi paesi sono aree di guerra e di crisi dalle quali i rifugiati sono attualmente in fuga. Eritrea, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo sono tra questi paesi.”Queste conclusioni, se adottate così come sono, costituirebbero una violazione dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, poiché produrrebbero effetti giuridici nei confronti di paesi terzi”, ha commentato Barbara Spinelli. “Il Parlamento potrebbe portarle alla Corte per violazione di un requisito procedurale essenziale e dei Trattati”, ha aggiunto, “in quanto il Parlamento non verrebbe coinvolto, in ambito di sua competenza, in decisioni vincolanti per terzi”. A proposito degli hotspot menzionati nel progetto di conclusioni del Consiglio, ha detto che “rischiano di intrappolare chi chiede protezione e di trasformarsi in centri di detenzione per i richiedenti asilo”.”Se adottato, questo progetto di conclusioni equivarrebbe all’abolizione della Convenzione di Ginevra e, di fatto, alla fine del sistema di protezione internazionale per i rifugiati, come stabilito dopo la Seconda guerra mondiale”, ha aggiunto Cornelia Ernst.

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Abolire le Province che costano 16 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2011

Costano 16 miliardi di lire, dovevano essere abolite dal 1970 (51 anni fa) in concomitanza con l’istituzione delle Regioni, poi dovevano essere accorpate e sostituite, almeno 14, dalle Aree Metropolitane previste da una legge del 1990 (21 anni fa), poi con la manovra economica-finanziaria dello scorso anno dovevano sparire quelle che avevano meno di 220mila abitanti. Nel programma elettorale del 2008 del PDL-Lega e del PD ne era prevista la abolizione o l’accorpamento. Con il voto di ieri si e’ rinviato tutto in attesa del Codice delle Autonomie e delle proposte parlamentari. Il motivo e’ evidente: 40 poltrone di presidente al PD, 36 al PDL e 13 alla Lega(!). Le competenze delle Province sono praticamente nulle e possono essere tranquillamente assorbite dalle Regioni e dai Comuni. Ovvio che non si risparmiano da subito 16 miliardi ma entro il 2014 si possono risparmiare ben 7 miliardi di euro (non milioni) che e’ l’equivalente dei tagli alla sanita’ previsti con l’attuale manovra economica. E questo l’arrosto dei costi della politica, altroche’ il fumo degli stipendi dei parlamentari. Insomma, abolire le Province e’ dura, perciò lunga vita ai Bostikiani (dalla nota colla superadesiva) che resteranno incollati alle loro poltrone provinciali. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Ministeri inutili

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2011

Invece di trasferire le sedi ministeriali da Roma a Milano o Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, sarebbe opportuno abolirli. Da abolire sono proprio, in primis, quelli con a capo esponenti leghisti. Da abolire, perche’ inutili:
quello della Semplificazione Normativa, che fa capo al ministro Roberto Calderoli, perchè è un doppione del ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione del ministro Renato Brunetta;
quello per le Riforme per il Federalismo, del ministro Umberto Bossi, perche’ e’ una sezione del ministero dell’Economia e della Finanze del ministro Giulio Tremonti.
Come si vede sono proprio coloro che vogliono trasferire i ministeri a Milano i primi a sedere sulle poltrone di un ministero inutile. Insomma, uffici, segreterie, auto e scorte fanno comodo. E il contribuente paga! (Mastrantoni, segretario Aduc)

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Abolire la tassa di possesso dell’auto

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2009

E’ un tributo iniquo, perché colpisce indiscriminatamente tutti i possessori di automobili, in base alla cilindrata ed indipendentemente dal loro effettivo valore (un’auto nuova fiammante paga lo stesso tributo di un vecchio catorcio, anche se la capacità economica di un proprietario non è la stessa dell’altro); E’ iniquo perché viene pagato in egual misura sia da chi con un tipo di auto percorre centinaia di migliaia di chilometri l’anno che da chi ne percorre poche centinaia. E’ facile dimenticarsene, perché cade una volta l’anno ed in periodi diversi, a seconda dell’immatricolazione dell’auto, con conseguente rischio di ritardi nei pagamenti e quindi mora. E’ oneroso per i contribuenti conservare le ricevute, che a volte vengono richieste anche a distanza di anni. Tutto ciò, per un tributo che ben potrebbe essere sostituito con un piccolo incremento sul prezzo della benzina, il che consentirebbe di raggiungere una vera equità fiscale (ciascuno pagherebbe in proporzione con la quantità di carburante consumato) senza nessun problema burocratico di scadenze, calcoli, pagamenti e ricevute.  Il Componente del Dipartimento nazionale Tutela del Consumatore dell’Italia dei valori, Giovanni D’agata, propone pertanto che, a partire dalla Regione Puglia, il tributo costituito dalla tassa di possesso delle automobili sia abolito, e sostituito da un piccolo incremento del prezzo della benzina, e propone che tale modifica sia inserita dai candidati Presidenti e dalle loro coalizioni nel programma elettorale per le prossime elezioni regionali. La nostra Costituzione prevede che tutti i cittadini paghino le tasse, concorrendo alla spesa pubblica, in ragione della capacità  contributiva di ciascuno. Tutta la normativa ed i principi generali hanno indirizzato l’azione degli Enti, dallo Stato ai Comuni, che devono curare il pagamento della tasse, nel senso di un sempre maggiore favore verso il contribuente: le tasse devono essere giuste, il loro pagamento deve essere agevole anche sotto il profilo delle procedure, in poche parole il pagamento delle tasse deve esser quanto più possibile sentito dal cittadino come un dovere civico e di solidarietà, e non come una condanna o una tortura. In realtà, molto spesso di troviamo dinanzi a situazioni diametralmente opposte, e perciò illegittime, in cui l’esazione dei tributi è operata in maniera farraginosa, complicata, tale da indurre facilmente il contribuente in errore, o da fargli dimenticare le scadenze, con conseguenti sanzioni. Una di queste tasse, in particolare, è la tassa di possesso dell’automobile, un tributo che in Italia ancora resiste ma che in molti altri Paesi civili è stato abolito senza che i rispettivi governi abbiano perso un centesimo.

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