Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘aborto’

Aborto e contraccezione. Il grande deficit, molto scolastico e culturale

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2022

Il fatto che il 50% delle gravidanze ogni anno siano indesiderate, è un dramma. Anche perché si stima che circa il 60% di esse, finiscano con un aborto spesso pericoloso perché procurato non in sicurezza (1). Il punto centrale è la contraccezione, unico metodo per evitare di porre una donna di fronte alla drammatica scelta di aborto sì, aborto no. Una scelta che, anche se ci sono leggi che favoriscono l’interruzione di gravidanza e leggi che fanno il contrario, è sempre l’individuo donna a decidere sul proprio corpo. Lo stesso individuo che non è messa sempre in condizione di scegliere la contraccezione. Lo stesso individuo a cui sono affidate le sorti della demografia che esplode al pari dei drammi ecologici; a differenza di tanti “distratti” delle parti occidentali del Pianeta che, siccome nel loro orto hanno meno figli e nipotini “belli, bianchi e biondi”, blaterano di politiche di ripopolazione con anche incentivi economici per una maggiore natalità.L’aborto è solo estremo rimedio, marginalmente per scelte sbagliate, ma quasi sempre unico per violenze culturali, sociali ed economiche. Nel Sahel come nelle periferie di Calcutta, Palermo e Parigi.Se abbiamo chiari questi concetti e queste realtà, occorre non continuare a farsi male e continuare a lavorare, in modo molto più intenso di come si sia fatto fino ad oggi, sulla contraccezione. Essenzialmente femminile e senza sottovalutare quella maschile, anche nelle sue forme estreme di vasecotmia. E che sia chiaro, la contraccezione maschile è aspetto marginale del problema: la centralità è nell’individuo donna che si rapporta col proprio corpo.Nel nostro piccolo Paese dobbiamo farci una domanda: perché l’educazione/informazione sessuale non è materia della scuola dell’obbligo. Solo dalla risposta realistica e non ideologica a questa domanda si potrà misurare la volontà di rendere sempre minori queste terrificanti percentuali sugli aborti. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Includere il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

In una risoluzione sulla decisione della Corte suprema statunitense di abolire il diritto all’aborto negli Stati Uniti e la necessità di tutelare il diritto all’aborto e la salute delle donne nell’UE, i deputati chiedono di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Il testo, non legislativo, è stato approvato con 324 voti favorevoli, 155 contrari e 38 astensioni.I deputati affermano che occorre presentare al Consiglio una proposta intesa a modificare l’articolo 7 della Carta poiché “ogni persona ha diritto all’aborto sicuro e legale” e attendono che il Consiglio europeo si riunisca per convocare una Convenzione per la revisione dei trattati, come già ribadito nella risoluzione del 9 giugno.I deputati esprimono piena solidarietà e sostegno alle donne e alle ragazze negli Stati Uniti, nonché a coloro che sono coinvolti nella prestazione e nella promozione del diritto e dell’accesso all’assistenza legale e sicura all’aborto in circostanze così difficili, e chiedono al Congresso degli Stati Uniti di approvare un progetto di legge che tuteli l’aborto a livello federale.I deputati esprimono inoltre preoccupazione per un possibile aumento del flusso di denaro per finanziare gruppi anti-genere e anti-scelta nel mondo, anche in Europa ed esortano i Paesi UE a depenalizzare l’aborto, a eliminare e combattere le rimanenti restrizioni giuridiche, finanziarie, sociali e pratiche in alcuni Stati membri.I Paesi UE dovrebbero garantire l’accesso a servizi di aborto sicuri, legali e gratuiti, a servizi di assistenza sanitaria prenatale e materna, alla pianificazione familiare volontaria, a servizi adatti ai giovani, nonché alla prevenzione, al trattamento e al sostegno nella lotta all’HIV, senza discriminazione alcuna. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero intensificare il loro sostegno politico a favore dei difensori dei diritti umani e dei prestatori di assistenza sanitaria che lavorano per far progredire la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti (Sexual and reproductive health and rights – SRHR).

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Aborto. Il mondo si sta capovolgendo. Forse è meglio equilibrarlo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2022

Peluche, pieni di pillole abortive, che attraversano il confine tra Messico e Stati Uniti. Appartamenti, a New York o San Francisco, che fungono da depositi. Case che accolgono, da parte messicana, le donne americane che desiderano interrompere la gravidanza. Tanti i mezzi adoperati dai collettivi femministi, che si stanno mobilitando in reti transfrontaliere, per contrastare la recente cancellazione da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti del diritto costituzionale all’aborto.“Le richieste stanno esplodendo, rileva Vanessa Rubalcava, membro dell’organizzazione Necesito Abortar (“Ho bisogno di un aborto”), con sede a Monterrey, nel nord del Messico. Riceviamo più di 100 richieste a settimana dagli Stati Uniti, rispetto a una manciata prima del 24 giugno”.“Il 24 giugno abbiamo ricevuto più di 70 richieste da donne disperate”, ricorda la graphic designer quarantenne che gestisce l’ONG, creata nel 2016. La maggior parte dei suoi diciassette membri vive a Monterrey (Stato del Nuevo Leon), una città industriale situata a meno di di tre ore di macchina da Laredo e McAllen, Texas. Lo stato americano è stato uno dei primi a vietare, il 24 giugno, l’aborto dal concepimento del feto.Che succede a questo mondo? Si sta capovolgendo? Le culture e le giurisdizioni, come quella Usa, che hanno dato tanto alla libertà degli individui (della donna nel nostro caso) hanno cambiato idea e riescono a non soccombere agganciandosi al traino di quei Paesi che a suo tempo avevano imparato da loro? Certo, la sentenza della Corte Suprema non vieta il diritto d’aborto ma demanda ogni Stato a fare da sé, e alcuni, come New York, per esempio, stanno già rimediando… ma si tratta pur sempre di un cambiamento di rotta a livello federale, mettendo in luce completamente diversa gli Usa come modello. Qualcuno potrebbe leggere queste iniziative di collettivi femministi messicani come l’agognata rivalsa verso lo “yanke eterno oppressore”… ma la di là di questa colorata e antica interpretazione che va a braccetto, per stile, con chi non smette mai di fare lo yankee, il problema è più generale: abbiamo l’impressione che le politiche dei diritti individuali e umani si stiano affievolendo e, come nel caso Usa, regredendo.La domanda da porsi è se, essendo in crisi i modelli che ci hanno fatto diventare più liberi e felici, siamo in grado non solo di difendere le conquiste che già abbiamo, ma di impedire che alcune di esse ci vengano levate.Visto ciò che accade in Messico/Texas, abbiamo imparato a fare da noi e, soprattutto, siamo consapevoli che conquiste come l’aborto non vivono di diritto naturale ma civico, quindi soggette a cambiamenti del regime democratico che abbiamo scelto di usare? Ad un primo sguardo sembra che non ci sia tanto questa consapevolezza, in Usa e in Europa per esempio. Usa: aborto, e pensiamo anche a ciò che accade per le politiche di accoglienza dei migranti. Europa, Italia: la legge sull’aborto che a quarant’anni dall’emanazione è applicata solo in parte; gli artifizi politici e parlamentari che hanno bocciato il ddl Zan sui diritti lgbtqi; altrettanti artifizi, con complicità Ue, per i diritti dei migranti e il penoso confronto per lo ius scholae. Ben vengano le femministe messicane, ché ci siano di lezione ed indirizzo su come- Stati, confini, etnie, lingue, culture, continenti – non sono un limite ai diritti individuali ed umani. Necessitano di un equilibrio e di vigilanza.Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Diritto aborto. Firenze ingrata e senza memoria storica

Posted by fidest press agency su domenica, 26 giugno 2022

L’aborto clandestino era una tragica realtà negli anni 70 del secolo scorso, in mano a ginecologi (spesso dichiarati anti-abortisti) che si arricchivano (per le donne ricche) e mammane e fattucchiere varie per le altre. Conseguenze sanitarie e psicologiche di vario tipo. Correva l’anno 1975, Firenze, via Dante da Castiglione, un villino attrezzato in clinica clandestina preso in affitto da Giorgio Conciani e dal Partito Radicale. Da tutta Italia arrivavano donne che abortivano, l’appuntamento per tutte era al piazzale Michelangelo, segno distintivo il settimanale L’Espresso sotto il braccio, dopo che quasi tutte erano passate dai consultori del Cisa (essenzialmente Firenze e Milano) per le prime informazioni. Chi aveva, dava un contributo di 100mila lire, altrimenti era gratis, e con un pulmino 600 multipla si trasferivano alla clinica, attrezzata con materiale importato clandestinamente, essenzialmente dalla Francia. I primi di gennaio, su segnalazione di un settimanale di estrema destra, la polizia fece irruzione e lì scoppio mediaticamente e politicamente il caso aborto: arresti vari nel Partito radicale e Cisa, lungo carcere per il medico liberale/radicale Giorgio Conciani, clandestinità per altri. Il socialista/radicale Loris Fortuna aveva depositato una proposta di legge per cancellare l’aborto come reato contro la stirpe e legalizzarlo. Il Partito Radicale e il Cisa continuavano la loro attività organizzando voli charter per accompagnare le donne ad abortire a Londra o organizzavano “cliniche volanti”, attività sempre autodenunciate come disobbedienza civile. Così si arrivo all’approvazione della legge, che poi gli antiabortisti sottoposero a referendum e gli italiani respinsero l’abrogazione. Questa breve storia di come l’aborto sia diventato un diritto in Italia, ha una città simbolo, Firenze. La determinazione e disponibilità di diverse persone (radicali soprattutto, e poi liberali, socialisti, Lotta Continua, etc) che pagarono con galera e/o conseguenze giudiziali durate anche decenni. Oggi, dopo la sentenza Usa che ha cancellato il diritto federale ad abortire, i media, e le discussioni un po’ dovunque, sono sull’aborto. Tutte con un grande difetto: la considerazione che in Italia il diritto ci sia, mentre lo è sulla carta e non nella realtà .La gravità della situazione si esprime nella città simbolo, Firenze, pronta sempre a vantare (giustamente) se stessa per la propria storia, ma che non solo ha cancellato questa storia, ma dove nella regione Toscana di cui è capoluogo, non muove dito per una delle peggiori violenze che si sta consumando contro il diritto ad abortire: città e regione guidata da maggioranza abortista che in questi giorni si indigna per quanto accade in Usa, che fa gestire un’Asl in provincia di Pisa da una ginecologa antiabortista. Tra tutti i media locali (quattro cartacei) solo uno fa parlare alcuni fiorentini di aborto: due contrari che però vogliono mantenere la legge e una favorevole… ma niente sulla legge inapplicata, solo teoria disgiunta dalla realtà. Un mondo, una città, una regione che sembra dimenticarsi (vergognarsi?) di una storia che, al pari di quella del Rinascimento, ha marcato e marca l’umanità. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Stati Uniti, la Corte Suprema abolisce il diritto all’aborto dopo 50 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Stamattina la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade del 1973, revocando il diritto all’aborto. “L’aborto presenta una profonda questione morale. E la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto” si legge nella sentenza. Sei giudici, tre dei quali nominati dall’ex presidente Donald Trump, hanno votato a favore e tre – Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer – contro. “Tristemente, molte donne hanno perso oggi una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo” hanno dichiarato i tre giudici contrari alla decisione. Gli Stati potranno ora decidere autonomamente. E’ probabile che quasi la metà renderà l’aborto illegale. Davanti alla sede della Corte Suprema intanto cresce la protesta, con un numero di manifestanti che aumenta di minuto in minuto. (fonte Pressenza International press agency)

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Diritti civili e individuali. Unione europea punto di riferimento mondiale

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2022

Dopo il voto della Corte Suprema Usa che oggi ha abolito il diritto costituzionale all’aborto e il voto del Bundestag tedesco che ha abolito il divieto alla promozione dell’interruzione di gravidanza, il mondo dei diritti civili e dei diritti individuali ha fatto una svolta storica. Il mondo anglosassone – Usa e Uk in testa – sono sempre stati punti di riferimento per questi diritti. Dalle loro legislazioni le generazioni politiche della seconda metà del secolo scorso hanno tratto ispirazione per affermare altrettanti diritti nei singoli Paesi. Oggi non è più così. Il riferimento è diventata l’Unione europea… non ancora unanime in materia (vedi Polonia) ma l’istituzione sovranazionale che governa le nostre economie e i nostri diritti è il maggior punto di elaborazione e riferimento per i diritti individuali. Gli Usa, vedi anche quanto accade per le armi, hanno diversi problemi e cercano di risolverli solo guardando a se sessi, facendo mancare al mondo intero quel punto di riferimento che sono stati per anni sulle libertà individuai. L’Uk, dopo la Brexit, ha scelto di isolarsi e correre per conto proprio riferendosi al limitato mondo del Commonwealth che, tra l’altro, non è più quello che continuano a credere i brexiter che oggi governano quel Paese.Altri diritti individuali, come quello alla migrazione, pur con tutte le problematiche che ci sono in Ue, nell’Unione siamo molto più avanti e liberali rispetto alle restrittive e disumane politiche britanniche e statunitensi.Da oggi, anche per l’aborto, spetta all’Ue la promozione e la governance mondiale dei diritti dell’individuo, dei diritti civili e dei diritti umani. Vincenzo Donvito Maxia http://www.aduc.it

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Il diritto all’aborto sicuro e legale deve essere protetto

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 giugno 2022

Bruxelles. Il PE condanna il deterioramento dei diritti e della salute sessuale e riproduttiva delle donne nel mondo, compresi gli Stati Uniti e alcuni Paesi UE, e chiede un accesso sicuro all’aborto. Il Parlamento incoraggia il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e la sua amministrazione a garantire l’accesso all’aborto sicuro e legale. I deputati ribadiscono l’appello al governo del Texas di abrogare rapidamente la legge 8 del Senato e chiedono a diversi altri Stati americani con leggi analoghe di allineare la loro legislazione con i diritti umani delle donne tutelati a livello internazionale.I divieti e le altre restrizioni all’aborto colpiscono in modo sproporzionato le donne in condizioni di povertà, affermano i deputati, che sottolineano che le donne che, a causa di ostacoli finanziari o logistici, non possono permettersi di recarsi in cliniche per la salute riproduttiva di Stati o paesi limitrofi, corrono maggiori rischi di subire procedure non sicure e potenzialmente letali.Il Servizio europeo per l’azione esterna, la Commissione e tutti i Paesi UE dovrebbero compensare qualsiasi eventuale riduzione dei finanziamenti degli Stati Uniti a favore della salute sessuale e riproduttiva (Sexual and reproductive health and rights – SRHR) a livello mondiale, nonché sostenere con forza e conferire priorità all’accesso universale all’aborto sicuro e legale nelle loro relazioni esterne.Il Parlamento propone di offrire un rifugio sicuro a tutti i professionisti del settore medico che potrebbero essere a rischio di persecuzione giudiziaria o di altro tipo.I deputati esortano i Paesi UE a depenalizzare l’aborto, eliminare e combattere gli ostacoli all’aborto sicuro e legale, all’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi SRHR, senza discriminazione alcuna. Il personale medico non deve negare alle donne l’assistenza all’aborto per motivi religiosi o di coscienza, poiché ciò mette a repentaglio la vita della paziente.La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe votare la revoca della protezione garantita a livello federale sul diritto all’aborto. Ciò consentirebbe a ogni stato americano di decidere autonomamente se limitare o vietare l’aborto.Pressoché tutti i decessi derivanti da aborti non sicuri si verificano in paesi in cui l’aborto è gravemente limitato. Secondo le stime, il numero annuo di decessi materni negli Stati Uniti dovuti ad aborti non sicuri aumenterebbe del 21% entro il secondo anno successivo all’entrata in vigore di un divieto.

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Aborto da affermare e difendere. Diritto umano. Il pericolo dell’emulazione Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

Un vento conservatore (come qualcuno lo chiama) sta arrivando sul Pianeta, e anche in Italia. La potenza di questo vento è in atto alla Corte Suprema Usa dove, rovesciando una sentenza del 1973, verrebbe meno il diritto federale all’interruzione di gravidanza; diritto che già alcuni Stati di quella federazione hanno modificato, limitandolo o abolendolo.Cose d’America? Certo. E di quell’America che oggi alcuni ritengono ci condizioni meno e di cui abbiamo meno bisogno, salvo poi evocarla quando militarmente (vedi Ucraina) ne abbiamo grande necessità. L’Europa di oggi è diversa da quella degli anni ‘70 del secolo scorso, quando gli Usa in materia, insieme a Francia e Uk erano riferimento di buona legislazione, di diritto e libertà. L’Europa di oggi, oltre ai colossi francese e britannico, in materia ha anche il colosso tedesco e quasi tutti gli altri Paesi dell’Ue, scandinavi ed ex-Urss in testa (tranne Polonia). Quindi i fatti d’America li potremmo osservare a distanza senza timore di qualche condizionamento nella nostra legge che – per quanto imperfetta, male applicata e boicottata – riconosce il diritto? Soprattutto in un Paese dove due dei maggiori partiti (FdI all’opposizione, e Lega al governo), si distinguono per vari tentativi di modifica restrittiva dell’attuale legge, col corollario di iniziative locali di cimiteri per i feti abortiti. Non solo, ma l’Italia di questi due partiti anti-abortisti è quella – Donald Trump, presidente che ha modificato l’attuale Corte Suprema che si accinge alle modifiche di oggi – plaudeva al golpista di Capitol Hill e coglieva ogni occasione per elogiarlo e farsi vedere insieme a lui . L’America, quindi, continua ad essere polo d’attrazione (non ideologico ma opportunista e da spettacolo) per chi vuole cancellare il diritto d’aborto… e tutto ciò che possa servire per dimostrare di essere “bravi” come gli americani. E soprattutto non aspettiamo di vedere che questo “tutto” accada: non trascuriamo di impegnarci perché quando questi partiti avranno i numeri anche in Parlamento abbiano un Paese distratto ed assuefatto all’indifferenza che oggi prevale per il boicottaggio dell’applicazione dell’attuale legge, quella che impone ancora il turismo abortivo in Italia e verso l’estero, nonché l’interruzione di gravidanza clandestina. La recente iniziativa dell’associazione Coscioni, “Aborto al sicuro”, è un campanello d’allarme sullo stato pietoso con cui la legge viene applicata in Italia.Informare, pretendere il rispetto della legge, denunciare, confrontarsi sono necessità perché, quando gli emuli dell’anti-aborto Usa si sentiranno più forti per agire in modo più incisivo di quanto già facciano oggi, si trovino una opinione pubblica informata, consapevole e pronta a difendere e applicare il diritto delle donne a disporre del proprio corpo.E chi, sempre distratto, crede che questo diritto possa essere una questione di donne o marginale, è bene ricordare che, tra le altre cose, il nostro modo di vita libero e democratico, si fonda anche su questo diritto umano. François-Marie Arouet: http://www.aduc.it

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Il Parlamento europeo chiede l’abrogazione della nuova legge sull’aborto in Texas

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

I deputati chiedono ai Paesi dell’UE di sostenere finanziariamente le organizzazioni della società civile statunitense che promuovono i diritti sessuali e riproduttivi e offrire un rifugio sicuro ai professionisti del settore medico che rischiano molestie legali o di altro tipo. Il Parlamento chiede al governo statunitense di depenalizzare l’aborto per proteggere le donne e le organizzazioni che forniscono assistenza sanitaria e servizi di aborto. Nella risoluzione si chiede inoltre l’approvazione di una protezione federale per l’accesso universale all’aborto per salvaguardare i servizi abortivi da divieti e restrizioni a livello statale.Infine, i deputati condannano fermamente l’arretramento nella salute e nei diritti sessuali e riproduttivi delle donne (SRHR) che sta avvenendo non solo negli Stati Uniti, ma anche in altre parti del mondo. Chiedono quindi al Servizio europeo di azione esterna (SEAE), alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare le loro azioni per contrastare questo regresso dei diritti umani. La legge adottata dal Texas nota come Senate Bill 8 (SB8), entrata in vigore nel settembre 2021, è, de facto, un “divieto totale di aborto”, poiché non prevede alcuna eccezione in caso di stupro, incesto o per condizioni di salute del feto che mettano a rischio la vita della donna dopo la nascita. Questa legge è una delle 26 restrizioni all’aborto approvate in Texas nell’ultimo decennio e costituisce un ulteriore tentativo di minare i diritti delle donne e la libertà riproduttiva.

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Aborto farmacologico senza ricovero

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Le Società Scientifiche di Ginecologia e Ostetricia esprimono soddisfazione per le nuove linee guida, annunciate ieri dal Ministro della Salute Roberto Speranza, che regolano l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e senza obbligo di ricovero. Si tratta di un passo importante a tutela della salute e dei diritti delle donne, nel pieno rispetto della Legge 194/78.La nuova direttiva, auspicata dalle Società Scientifiche e già in uso in molte regioni italiane, oltre a promuovere una maggiore uniformità di comportamento clinico da parte dei ginecologi italiani, consente alle donne di “attenuare” il disagio di una scelta sempre difficile e dolorosa e l’opportunità di accedere subito a metodi di controllo delle gravidanze non desiderate.La Federazione Italiana di Ginecologia e Ostetricia riconosce il grande e importante successo che la direttiva – emanata a seguito del parere del Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche – traccia nel panorama nazionale, e coglie l’occasione per ribadire al Ministro della Salute la massima collaborazione sulle tematiche inerenti alla tutela della salute della donna.

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Fermo dissenso per il recente appello alla facilitazione dell’aborto farmacologico in tempi di epidemia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

E’ di qualche giorno fa la pubblicazione di un appello – a firma di alcune di alcune sigle associative – indirizzato al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute e al Direttore di AIFA, per sollecitare la modifica urgente delle procedure di effettuazione dell’aborto chimico, in senso “facilitativo” e semplificatorio. La ragione della richiesta risiederebbe in presunti rallentamenti e difficoltà registrati – durante l’epidemia in corso – presso alcune strutture sanitarie dove si effettuano interventi abortivi, che finirebbero di fatto per mettere a rischio l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Difficoltà che, però, sembrano solo “presunte”, data la netta smentita della loro esistenza da parte di molti ospedali, da Nord a Sud. Come dire: il fatto, con ogni probabilità, non sussiste.Entrando, poi, del merito delle richieste specifiche presentate per implementare le pratiche chimiche di aborto – in particolare, l’eliminazione del controllo ospedaliero fino all’espulsione dei resti abortiti e l’allungamento dei tempi da 7 a 9 settimane di gravidanza per somministrare il mifepristone – ci sembra doveroso esprimere un tanto doloroso quanto convinto dissenso.
Ancora una volta, infatti, assistiamo all’invocazione di uno stato di necessità per eliminare i già labili argini ad una ulteriore banalizzazione dell’aborto chimico. In spregio agli elementari doveri deontologici e umani di vicinanza e cura verso chi ha difficoltà e problemi, si suggerisce di sospingere ancor più nel privato e nella solitudine l’atto abortivo, quasi fosse un fastidio di cui liberarsi in fretta e nel segreto.Proprio in questo drammatico momento, nel quale la solitudine sembra la cifra caratteristica della pandemia in atto, reputiamo sia ingiusto affidare all’automatismo e alla telemedicina un rapporto medico-due pazienti così delicato e bisognoso di vicinanza umana. A meno che non si voglia proseguire nella vecchia prospettiva di invocare urgenze per scavalcare strumentalmente limiti che non si riescono ad abbattere nella ordinaria revisione scientifica ed etica.L’aborto, a nostro giudizio, è e resta un atto ingiusto e banalizzarlo non aiuta a comprenderne la profonda e dirompente azione disgregatrice del tessuto sociale e umano. Appare francamente crudele sottovalutare, in questo momento drammatico, le possibili conseguenze cliniche (quante complicazioni con mancata espulsione e necessità di revisione uterina saranno necessarie ?) e psicologiche, facilitando proprio quello stato di abbandono delle donne vittime di violenza che si nominano come più bisognose di questa “innovazione”. Così, non avranno neppure più la possibilità di raccontare a qualcuno la loro situazione e, magari, in un auspicabile clima di vero aiuto, ricevere sostegno a non abortire, come previsto da quella legge 194 tanto invocata solo strumentalmente, ma mai nelle parti più consone al suo sottotitolo (“Norme per la tutela sociale della maternità”).Finiamo esprimendo tutto la nostra solidale vicinanza e comprensione per chi si trova ad affrontare una gravidanza tra pesanti difficoltà e, magari, in angosciante solitudine, ancor più in questo difficile tempo di epidemia. Nella speranza che tanti gesti di aiuto concreto possano accompagnare e sostenere ogni vita nascente.

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Aborto. Peccato 3.0. Ma la legge e’ un’altra cosa. Opinioni e diritti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

vaticanoE’ notizia importante per il mondo religioso cattolico romano: chi ha praticato o aiutato ad abortire, potra’ ricevere sempre l’assoluzione, lo ha detto e spiegato il papa Francesco. Qualche tempo fa fu detto altrettanto per i divorziati. Comunque, in generale, c’e’ un filo conduttore logico: quello del pentimento che tutto lava. E’ uno degli elementi distintivi di questa religione. Come lo e’ la condanna della pratica dell’aborto. Che i religiosi cattolici ne facciano tesoro: la loro Chiesa affronta il peccato col sistema operativo 3.0, in grado di rispondere ai bisogni del 2016 mantenendo aggiornato ed alto, con altrettanta evangelizzazione 3.0, il vessillo vaticano.
Ma la legge e’ un’altra cosa: deve tutelare tutti. Grazie ad alcuni “matti” che nella seconda meta’ del secolo scorso si impegnarono per spiegare al Paese che la trasposizione religione/legge faceva solo male a tutti (il reato di aborto era tale perche’ contro la stirpe), e il Paese diede loro ragione, oggi aborto non e’ piu’ sinonimo di clandestinita’, orrore, ipocrisia e malaffare. In teoria, pero’. Perche’:
– da una parte proliferano coloro che si rivolgono alle singole donne non solo per convincerle che non e’ giusto abortire (sacralita’ della vita, etc.), ma che pretendono anche che i dettami della loro religione divengano (o tornino) legge;
– dall’altra parte abbiamo un servizio pubblico sanitario largamente incapace di far fronte ad una domanda di interruzione della gravidanza, provocando il turismo abortivo da un ospedale -o da una regione- all’altro. Fino ad essere responsabile della proliferazione di interventi clandestini (non e’ una novita’ -non solo per l’aborto- che quando c’e’ un’alta domanda di un servizio o di un prodotto e questo e’ difficilmente reperibile sul mercato, la criminalita’ si insinua, offre e prolifera): non esclusi alcuni medici che di giorno obiettano in coscienza per non praticare interventi, e di notte lo fanno nella clandestinita’… anche questa e’ una forma di criminalita’.
E oltre al peccato 3.0 della Chiesa di Bergoglio, per far capire che siamo tutti (pro e anti aborto) nel 2016, occorrerebbe che ci sia anche un servizio sanitario 3.0. Cioe’ che questo servizio sanitario sia garantito come, per esempio, quello dell’asportazione dell’appendicite. Altrimenti, se i contribuenti si arrabbiano hanno ragione. E che questo servizio 3.0 ci sia, e’ interesse di tutti, abortisti o meno: mettere le donne in condizione di decidere con serenita’ se praticare un’interruzione di gravidanza, potendo sentire con altrettanta serentia’ tutte le campane, e’ un alto livello di comunicazione e servizio civile. L’aborto e’ una cosa importante, come la gravidanza. Entrambi non sono un capriccio, ma una delle basi della nostra comunita’ umana. Poter affrontare con serenita’ entrambe queste scelte, e’ alla base del nostro equilibrio interiore e demografico: la consapevolezza della propria esistenza e del proprio partecipare all’esistenza del Pianeta, se vogliamo che sia esercitata a ragion veduta, necessita di conoscere per giudicare, dell’esser liberi per scegliere; e la liberta’ nasce dalla liberazione del bisogno, della contingenza e della forzatura.
Mi aspetto che i cattolici del peccato 3.0 siano in prima fila anche per una sanita’ 3.0, in una societa’ civile 3.0 dove la propria fede sia legge per se stessi ma non per tutti. Lo chiedo ai legislatori, ai governanti ed ai religiosi cattolici romani. Sono forse un illuso, magari perche’ a questo appello alla serenita’ ci aggiungo anche quello ad una informazione sessuale fin dalle prime scuole, si’ che la prevenzione non sia un optional? (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Papa Francesco e l’aborto in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

papa_woirLe parole di Papa Francesco sull’aborto, che ritiene comunque un grave peccato, sono molto significative, ma non devono far dimenticare che nel nostro paese la legge e i diritti delle donne e dei medici sono costantemente calpestati a causa dell’obiezione di coscienza dilagante.
L’Italia detiene il record in Europa con il 70 per cento di ginecologi obiettori che in alcune regioni, specialmente nel meridione, superano il 90 per cento. Numeri, in vertiginoso aumento da anni, che compromettono gravemente l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, violando la legge 194 secondo cui il servizio deve essere garantito in ogni caso. Una situazione non da stato di diritto ma da stato etico, che si ripercuote sulla salute delle donne e anche sui pochi medici non obiettori che in alcune regioni, come il Molise, arrivano a fare anche 4,7 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana.
Sono circa otto mesi che attendiamo che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin presenti la relazione annuale sull’attuazione della legge 194 al Parlamento, relazione che speriamo questa volta non sia la solita riproduzione di dati che conosciamo che non tengono conto del fatto che se diminuiscono i dati sull’aborto e aumenta il numero dei medici obiettori un problema evidente c’è e non può essere ignorato.
La legge 194/78 ha avuto il merito di cancellare gli aborti clandestini nel nostro Paese, ma l’impossibilità di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza in piena sicurezza nelle strutture autorizzate a causa della massiccia presenza di medici obiettori ci riporta indietro nel tempo in materia di tutele e diritti. Chiediamo alla ministra di impegnarsi a riportare legalità in tutte le regioni, a tutela delle donne e dei medici nel rispetto delle leggi italiane e delle decisioni in materia anche delle giurisdizioni internazionali che condannano l’Italia. Le soluzioni ci sono, l’Associazione Luca Coscioni con l’AIED, ad esempio, ha proposto di regolamentare l’obiezione di coscienza, istituire un albo pubblico dei medici obiettori, bandire concorsi pubblici con pari quota tra medici obiettori e non obiettori e utilizzare medici “a gettone” per sopperire con urgenza alle carenze di non obiettori.
Garantire la piena applicazione della legge 194, senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare.
E se, da parte sua, Papa Bergoglio ha scelto di dare sull’aborto una svolta all’insegna della misericordia, il ministro della Salute di certo non può sottrarsi al dovere di sanare questa grave violazione di diritto e dei diritti. (fonte: Radicali italiani e associazione luca Coscioni)

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Gravidanza e integrazione iodica

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2015

Garofalo“La maggior parte del nostro Paese è a carenza iodica e sono circa 6 milioni, più del 10%, gli italiani affetti da gozzo che rappresenta la manifestazione più visibile di questa carenza, introduce Piernicola Garofalo, Presidente Associazione Medici Endocrinologi (AME) Onlus. La carenza di questo microelemento è responsabile di disordini di impatto notevole, talora drammatici, dal punto di vista socio-sanitario: oltre al gozzo, l’ipotiroidismo congenito, un aumentato rischio di aborto, difficoltà nella procreazione, mortalità perinatale, malformazioni congenite e cretinismo endemico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha indicato la carenza iodica tra le prime dieci emergenze della salute pubblica ma, nonostante i programmi nazionali, siamo ben lontani dagli obiettivi indicati dall’OMS. I risultati fin ora raggiunti, per quanto nella corretta direzione, suggeriscono la necessità di strategie diverse e parallele. Ed è di questo che si parlerà domani a Bari al convegno “I disordini da carenza iodica e le sfide alimentari del terzo millennio” con il contributo di Vincenzo Russo, Membro del Comitato Scientifico delle Università per EXPO Milano 2015. “L’Expo sarà, infatti, l’occasione per discutere non solo dei temi più importanti dell’alimentazione ma anche per introdurre argomenti di cui poco si parla benché fortemente connessi con il benessere e la salute, chirisce Russo”.“I dati rilevati dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodioprofilassi in Italia (OSNAMI) afferma Mauro Cignarelli, Osservatorio Regionale Prevenzione Gozzo (Puglia), mostrano che il programma nazionale di iodioprofilassi necessita ancora di un’ampia azione di sensibilizzazione della popolazione: la vendita di sale iodato è salita dal 27% del 2003 al 53,5% del 2011, ma si è ancora ben lontani dal target del 90% indicato dall’OMS. Gli approcci tradizionali, basati esclusivamente sull’intervento legislativo, sembrano non essere efficaci nel garantire il raggiungimento degli obiettivi di controllo dei disordini da carenza iodica. L’impiego di integratori di solo iodio è raccomandato nei casi in cui la carenza sia importante e, ad esempio, in chi deve assumere una ridotta quantità di sale o in caso di particolari patologie, oltre che in gravidanza”.“Per sperimentare un approccio alternativo, spiega Daniela Agrimi, Ambulatorio di Endocrinologia, ASLBR, nel corso del 2013 e del 2014 è stato condotto un progetto pilota, sul territorio della ASL di Brindisi, finalizzato alla prevenzione attiva delle malattie tiroidee: è stato proposto un modello di rete denominato ‘Sportello Diffuso pro-tiroide IODOINFORMA’ basato sulla collaborazione dell’organizzazione di volontariato Gruppo Aiuto Tiroide (GAT) con la Croce Rossa Italiana (CRI) e il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) Poiesis di Brindisi ed è stata realizzata con il supporto logistico della rete ospedaliera e distrettuale dell’ASL. Sono state promosse attività individuali come counselling endocrinologico e attività di comunità come laboratori didattici sul tema della prevenzione come stile di vita con l’obiettivo principale di richiamare l’attenzione sull’importanza di utilizzare quotidianamente poco sale ma iodato. I risultati del progetto sono incoraggianti, infatti, chi ha partecipato al progetto ha dichiarato di fare uso di sale iodato nel 77,37% dei casi mentre la media della popolazione non coinvolta nel progetto mostrava un consumo del 44,67%”.“Ma la strategia vincente per combattere le malattie tiroidee da carenza iodica è rappresentato dal settore agroalimentare, spiega Gianluca Nardone, Presidente D.A.Re Puglia (Distretto Tecnologico Agroalimentare). Nel 2011 il consumo di sale iodato destinato all’industria alimentare era infatti meno del 7%, ma oggi si è compreso che aumentando questo dato si potrebbe avere una diminuzione significativa della carenza iodica. Alcuni nostri associati utilizzano già il sale iodato nella preparazione degli alimenti, anche grazie a nuovi processi che permettono di produrre sale iodato il cui contenuto di iodio non viene alterato dalla cottura. Ma la svolta potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di sale iodato per l’allevamento del bestiame. ll segreto per il raggiungimento di una buona iodioprofilassi è la moltiplicazione delle fonti di approvvigionamento”.“Il ruolo dello iodio diventa vitale in particolare nel periodo della gravidanza, chiarisce Roberto Negro, UO Endocrinologia, Presidio Ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce, poiché una normale concentrazione di ormone tiroideo materno, che si può ottenere grazie ad un adeguato apporto di iodio, è necessaria soprattutto nel primo trimestre al fine di assicurare un normale sviluppo del sistema nervoso del feto. In gravidanza la produzione di ormone tiroideo materno è aumentata di circa il 50% per sopperire alla mancanza di tiroide del feto, che la svilupperà solo intorno alla 12^ settimana; questo aumento deve essere sostenuto da un parallelo aumento dell’introito di iodio giornaliero da parte della gestante”. L’esistenza di integratori di solo iodio in dosaggi diversificati è un’evoluzione per andare incontro alle diverse necessità di mamma e bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di attuare una supplementazione iodica con integratori iniziando ben prima della gravidanza.

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I deputati europei chiedono maggior impegno per la parità di genere

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2015

parlamento europeoNella risoluzione non legislativa approvata martedì, il Parlamento chiede che siano migliorate le politiche per raggiungere la parità tra donne e uomini. Nonostante i progressi ottenuti per colmare la disuguaglianza di genere, molto resta ancora da fare per ridurre il divario retributivo, applicare le pari opportunità alle carriere professionali, rimediare alla mancanza di indipendenza economica delle donne, migliorare l’equilibrio lavoro/vita, compresi il congedo di maternità e paternità e proteggere i diritti alla contraccezione e all’aborto.

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Contraccezione e informazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 ottobre 2014

contraccettiviIn occasione del congresso della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia) sono stati diffusi i dati sulla contraccezione femminile ormonale e, per l’ennesima volta, appaiono molto limitati: solo il 16% delle donne si ritiene ben informato in materia. Siccome il contraltare all’informazione sulla contraccezione e’ spesso l’aborto (legale e clandestino), la questione non e’ di poco conto, sia per la salute della donna che per i costi della sanita’ pubblica… li’ dove medici non-obiettori impediscono che un semplice intervento non si trasformi in un dramma umano e sanitario.
Ma perche’ ci dobbiamo sempre ritrovare con questi numeri percentuali? Certo, l’Italia e’ un Paese dove vige il condizionamento della Chiesa romana cattolica, ma anche questa negli ultimi anni, a parte i discorsi più o meno ufficiali, non ha mai fatto ferro e fuoco contro l’informazione sui contraccettivi, salvo poi, la stessa Chiesa, ritrovarsi a combattere acerrimamente contro il ricorso all’aborto, come se questo non accadesse perché c’è carenza sul piano dell’informazione a monte. Inoltre, non e’ che abbiamo avuto negli ultimi anni ministri dell’Istruzione e Governi particolarmente -in modo ufficiale- bacchettoni in materia; ma, nonostante questo, qualcuno ha mai sentito parlare o legiferare per l’informazione e l’educazione sessuale nelle scuole? Niente di niente. Solo qualche fugace discorso in qualche dotto convegno accademico. Eppure non ci vuole chissà’ quale cultura libertina in materia di sesso per ritenere che certi comportamenti individuali -sul proprio corpo, nella fattispecie- sono frutto di una lenta e continua assunzione di consapevolezza e abitudine. E invece: nulla!! I bambini continuano ad apprendere le “cose del sesso” dal marasma della comunicazione globale, più attenta al lucro che non all’informazione/educazione dei propri utenti; i falsi miti -legati al sesso- di potenza, rispetto e primato continuano ad essere alimentati e restano sempre motivo di conflitti individuali. Non crediamo che una informazione/educazione possa radicalmente cambiare la situazione, ma sicuramente alimenterebbe meno danni, più’ serenità’ e più’ felicita’ che non come avviene oggi. Il problema, quindi, e’ tutto in quello striminzito 16%, a cui c’e’ da aggiungere le altre percentuali che riguardano i maschi. Chiediamo conforto in chi ha poteri legislativi ed esecutivi. Ci sembrava, per finire, che l’attuale ministro della Scuola, almeno ufficialmente, non sia proprio una bacchettona…. o non lo e’ solo a parole? O ci sbagliamo?

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Aborto e calo demografico

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2013

In tema di aborto, il mondo, piu’ o meno, si dilania poiche’ entrano in gioco elementi pratici e di fede. I primi vengono considerati prioritari da diversi individui (anche credenti in una fede religiosa), i secondi vengono considerati prioritari anche di fronte a situazioni “difficili”. A nostro avviso le polemiche dirette fra le due parti non hanno senso, mentre, ovviamente, ogni parte cerca di spiegare ai dubbiosi perche’ la propria posizione sia piu’ importante. Per questo, nei quotidiani interventi di esponenti di varie fedi religiose che, in virtu’ dei dettami delle stesse, si esprimono in modo contrario all’aborto, crediamo sia opportuno e utile che ognuno stia per se: sarebbe ridicolo, per esempio, per qualcuno che mette in dubbio l’Immacolata concezione della religione cattolica romana, mettersi a disquisire con gli evangelizzatori di quest’ultima. Alla fine contano le leggi dello Stato e l’unica confronto duro si puo’ avere solo se una parte o l’altra disattende o boicotta queste leggi. In materia ha senso scontrarsi, per il resto, che ognuno rispetti il diverso da se stesso.Oggi e’ accaduto, a nostro modesto avviso, un fatto increscioso in merito. La Conferenza Episcopale Italiana (Cei), il top della macchina evangelizzatrice della Chiesa romana, per ribadire la sua condanna dell’aborto, ha sostenuto che questa pratica e’ responsabile del calo demografico nel nostro Paese (1). A nostro avviso, parlare di calo demografico in Italia, non e’ vero, perche’ e’ vero proprio il contrario visto che i dati statistici ufficiali ci dicono che la popolazione residente e’ in crescita (2). Per cui, dove sarebbe questo calo demografico? Escludiamo che la Cei abbia preso in considerazione solo i parti da donne nate in Italia, escludendo quindi le sempre piu’ numerose non-native presenti sul nostro territorio; esclusione dovuta alla presa d’atto del loro ampio impegno per l’integrazione di queste persone. Inoltre, il trend di esplosione demografica mondiale e’ uno degli argomenti piu’ d’attualita’ che tutti gli organismi nazionali e internazionali (Onu) prendono in considerazione per analizzare il nostro Paese e il nostro Pianeta, e proporre le relative politiche di contenimento e scoraggiamento. Quindi, di quale calo demografico sta parlando la Cei? Certamente gli aborti danno il loro contributo al contenimento demografico, ma l’enorme proliferazione delle nascite a livello mondiale (soprattutto nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, e il fatto che sono sempre piu’ massicce le migrazioni da questi Paesi verso i cosiddetti Paesi sviluppati) e’ tale che rende insignificanti questi dati, ma solo importanti individuo per individuo, non certo per una demografia che -ripetiamo- e’ tutt’altro che in calo.
E allora, cosa e’ accaduto alla Cei? La prendiamo solo come una caduta di stile, in un contesto mediatico dove spesso conta chi la spara piu’ grossa (magari perche’ ufficialmente autorevole) che non quello che si dice in se’.

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Anniversario referendum aborto

Posted by fidest press agency su sabato, 21 Maggio 2011

Roma 22/5/2011, anniversario della promulgazione della legge, l’appuntamento è per le 10,30 in piazza Risorgimento da cui ci si sposterà in piazza San Pietro per il Regina Coeli ed infine verso il Senato dove la legge, 33 anni fa, è stata approvata definitivamente. Qui, in piazza Navona, si ascolteranno brani del magistero del beato Giovanni Paolo II. Si prevede che la manifestazione si concluda entro le ore 14.30. Nei giorni successivi verrà affidato alla politica ed alle istituzioni un appello che mira a superare le divisioni di un tempo «perché» come spiega Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita «siamo convinti che l’unità nazionale si costruisce solo intorno ai valori condivisi ed al rispetto dei diritti che spettano a tutti gli uomini senza alcuna eccezione. Nei giorni in cui si celebrano i 150 anni dell’unità di Italia vale la pena di ricordare che le Nazioni si costruiscono attorno ai diritti dell’uomo, alla giustizia, all’uguaglianza. Insomma: attorno alla vita…»

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Shock settico da aborto con ru48

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2011

“Una ragazza portoghese di sedici anni è morta dopo un aborto con la Ru486, per shock settico da Clostridium Sordellii, infezione finora diagnostica nei decessi da aborto medico solamente negli Stati Uniti. Ne hanno dato notizia studiosi portoghesi durante il 21° European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano”. Dalla dichiarazione del Sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, dopo un altro caso di shock settico per uso abortivo con Ru48. “E’ il primo caso europeo – continua Roccella – nel quale è stata accertata la presenza della rara ma letale infezione da Clostridium Sordellii. Le morti per aborto con Ru486 e prostaglandine salgono così a venti, a cui se ne sommano altre 12 per persone che avevano preso la Ru486 per “uso compassionevole”, cioè al di fuori di protocolli stabiliti: in tutto 32 morti accertate dopo l’assunzione di Ru486. Vanno anche ricordate altre due donne morte per aborto farmacologico solo con prostaglandine, cioè solo con il secondo farmaco associato alla pillola abortiva. Un recente studio australiano, pochi giorni fa, ha segnalato che le complicazioni dopo l’aborto medico sono molto più frequenti di quelle a seguito di aborto chirurgico, in base ai risultati di 7000 aborti effettuati con la Ru486 nel sud dell’Australia, confermando i dati già noti della letteratura scientifica. Raccomandiamo ancora una volta agli operatori del settore di seguire le linee guida ministeriali sull’aborto farmacologico, che prevedono che l’intera procedura venga eseguita in regime di ricovero ordinario, per salvaguardare al meglio la salute delle donne. Il Ministero della Salute – dichiara il Sottosegretario Roccella – segnalerà il caso portoghese di morte a seguito di aborto farmacologico all’EMA, l’agenzia di farmaco vigilanza europea, chiedendo un supplemento di indagine e un aggiornamento sulle segnalazioni di decessi e complicanze. Nelle prossime settimane saranno resi noti i dati sugli aborti effettuati con la Ru486 nel nostro paese nel suo primo anno di commercializzazione.” (Silvana Stazzone)

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Appoggio Agenda bioetica del governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 gennaio 2011

«Il Movimento per la vita sarà al fianco di Formigoni, così come sarà al fianco di Cota nel loro impegno a correggere l’applicazione della legge 194» afferma il presidente del Movimento, Carlo Casini,  a seguito della sentenza del Tar di Milano. «La decisione del Tar è irragionevole nella interpretazione dell’ordinamento giuridico vigente, ma rafforza la tesi proposta dal Mpv, da ultimo nella Conferenza nazionale della famiglia, che, cioè, la riforma del sistema di prevenzione dell’aborto è doverosa e possibile, già ora, ma esige un intervento statale, particolarmente per la riforma dei consultori e per le conseguenti modificazioni della legge 194. È apprezzabile che in varie regioni italiane, per esempio nel Lazio, vi siano proposte di correzione della attuale perversa gestione della legge 194, ma questi lodevoli tentativi produrranno effetto modesto se non vi sarà una riforma nazionale.  «Poiché il governo propone “l’agenda bioetica” come progetto che dovrebbe consentire all’Udc di assicurare la fine della legislatura, sarebbe colpevole da parte dell’Udc» conclude Casini «non assumere l’iniziativa di dare contenuto a quella agenda chiedendo la riforma dei consultori e delle parti della legge 194 fino ad ora interpretate in senso abortista e non promettere l’appoggio esterno se la risposta governativa fosse positiva».

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