Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘abuso’

Scuola: Abuso di precariato, la Commissione UE apre la procedura d’infrazione

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

La Commissione dell’Unione Europea, come si legge nel documento ufficiale, ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora all’Italia, “Paese in cui i lavoratori del settore pubblico non sono tutelati contro l’utilizzo abusivo della successione di contratti a tempo determinato e la discriminazione come previsto dalle norme dell’UE (direttiva 1999/70/CE del Consiglio)”. Attualmente la legislazione italiana, infatti, scrivono da Bruxelles, “esclude da questa protezione diverse categorie di lavoratori del settore pubblico”, tra cui gli insegnanti e il personale Ata. “L’Italia – spiega il presidente Pacifico – non ha predisposto garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato o in costanza di contratti a termine: i precari non hanno le progressioni di carriera; anche questa è una delle storiche battaglie portate avanti dal nostro sindacato e la Commissione ci ha dato ragione anche su questo punto”. La Commissione UE, quindi, “invita le autorità italiane a conformarsi pienamente alle pertinenti norme dell’UE. L’Italia dispone ora di due soli mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato”.

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Ancora una volta i professori in piazza a manifestare contro l’abuso dei contratti a termine

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Sui motivi siamo tutti d’accordo, dichiara Marcello Pacifico di Anief: l’ultima Legge di stabilità ha cancellato anche la speranza di entrare nei ruoli attraverso un concorso riservato per i tanti supplenti che insegnano nelle nostre scuole, per paura che sia anch’essa dichiarata incostituzionale. Ma è la soluzione proposta dalle altre forze sindacali che non condividiamo perché non può essere la riproposizione di una norma riservata analoga che non risolve il problema del precariato, né la partecipazione a un concorso nazionale. Nel primo caso, infatti, i posti a disposizione sarebbero esigui rispetto a quelli concessi ai concorsi ordinari e agli altri riservati al personale abilitato, ragion per cui abbiamo sempre criticato la Buona scuola fin da quando escluse dal piano straordinario di reclutamento tutto il personale non inserito nelle GaE. Nel secondo caso, rimarrebbe non sanzionato né evitato l’abuso dei contratti a termine per le supplenze, motivo di infrazione della norma comunitaria e di contenzioso presso i tribunali del lavoro per le misure risarcitorie. La strada maestra come ci ha insegnato la Cassazione rimane quella della riapertura delle GaE a tutto il personale reclutato e laddove esaurite con la qualificazione e il reclutamento di tutto il personale non abilitato con 36 mesi di servizio attraverso corsi annuali abilitanti e aggiornamento delle GaE, o ancora attraverso il reclutamento diretto dalle graduatorie d’istituto da trasformare in provinciali.
Anche noi siamo d’accordo con la senatrice Bianca Laura Granato (M5S) sulla necessità di farla finita coi ricorsi perché “li pagano i cittadini”. Infatti, abbiamo sempre detto che dovrebbero pagarli i dirigenti responsabili delle errate politiche di reclutamento italiano tanto che esiste un danno accertabile per la normativa europea e per la giustizia contabile. Tuttavia, vorremmo ricordare che tutti i cittadini hanno diritto a ricorrere contro atti della PA che ritengono illegittimi in uno Stato democratico e la Politica con la P maiuscola dovrebbe evitare il più possibile il contenzioso con scelte ragionevoli.
“Il problema non è bandire nuovi concorsi, ma evitare l’abuso dei contratti a termine e quindi la precarietà della scuola italiana. Lo strumento esiste: il doppio canale di reclutamento. E la diagnosi pure, cioè la falsificazione degli organici specie di sostegno. Il Governo riapra le GaE a tutto il personale abilitato, metta il personale non abilitato nelle condizioni di essere assunto a tempo indeterminato e non sempre come supplente, e finalmente adegui l’organico di fatto a quello di diritto, specie sui posti in deroga. E allora qualcuno non farà più ricorso né avrà ragione di manifestare e magari gli studenti avranno la continuità didattica che cercano”, conclude il leader del sindacato autonomo.
Questo è il commento alle parole della senatrice Bianca Laura Granato (M5S), in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook alla vigilia della manifestazione di alcuni sindacati contro la precarietà, dopo l’adesione di Anief agli scioperi del 27 febbraio e dell’8 marzo 2019. A questo proposito, il Parlamento dell’Unione Europea in una recente risoluzione (262/18) ha espresso la necessità che gli Stati membri provvedano a distanza di vent’anni dall’approvazione della direttiva 70/99 alla “conversione automatica del contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato se il rapporto di lavoro perdura oltre una data precisa”, ovvero 36 mesi anche non continuativi qualora stiano operando su posto vacante e disponibile.

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Antibiotici: uso e abuso

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Siamo abituati alla loro esistenza, sappiamo che quando abbiamo un’infezione batterica dobbiamo prenderli. Gli antibiotici sono diventati talmente diffusi che non riusciamo neanche a immaginare un mondo senza penicillina, come meno di un secolo fa. E sono così comuni che li usiamo anche quando non dovremmo, ovvero per curare infezioni virali, contro le quali sono del tutto inefficaci, come raffreddori e influenze, per accelerare la guarigione o prevenire un peggioramento dei sintomi. Solo la Grecia e Cipro fanno peggio di noi.
L’Italia è il paese europeo con il più alto consumo di antibiotici e anche il più alto tasso di antibioticoresistenza, un problema che sta diventando sempre più preoccupante.
L’antibioticoresistenza è un problema che coinvolge la comunità e le strutture sanitarie, ma in ospedale la possibilità di trasmissione è amplificata. “Le infezioni nosocomiali – ci viene spiegato dagli esperti – sono spesso causate da microrganismi resistenti agli antibiotici e ciò può costituire un fattore di fallimento del trattamento delle infezioni, causando aumento della morbilità, allungamento delle degenze ospedaliere e incrementando la mortalità legata a queste malattie”. Secondo i dati del rapporto Osmed di qualche anno fa curato dall’Istituto Superiore di Sanità, gli antibiotici sono tra i farmaci più usati dagli italiani: otto bambini su dieci ricevono nel corso dell’anno almeno una prescrizione di antibiotici. “Sono un salvavita, però si assiste a un uso improprio, proprio perché non è stato fatto capire a sufficienza cosa comporti l’uso inappropriato. L’antibiotico ha un’azione battericida o batteriostatica: uccide direttamente i batteri o li blocca nella crescita, è il sistema immunitario poi a eliminarli definitivamente.” Inoltre non sono tutti uguali. “Quelli ad ampio spettro agiscono su molte specie di batteri, quindi su molte infezioni, quelli a spettro limitato esercitano un’azione più selettiva, mirata ad alcune infezioni”. “Gli antibiotici, quindi, servono a combattere le infezioni batteriche, come per esempio tonsilliti, polmoniti e meningiti ma non l’influenza e il raffreddore, causati da virus”. In questi casi la somministrazione di antibiotici è inutile, anzi può essere dannosa. “Per capire l’origine di un’infezione è necessario rivolgersi al medico che, solo dopo una visita e dopo aver opportunamente interpretato eventuali esami, sarà in grado di formulare una diagnosi”. Il mal di gola è uno dei mali di stagione più frequenti e il suo rapporto con gli antibiotici è per certi versi contrastante e fonte di dubbi. “Anche in questo caso occorre capirne l’origine.” “Si raccomandano gli antibiotici solo nel caso di un’infezione batterica e non di origine virale, che va trattata invece con farmaci che servono ad alleviare i sintomi, ridurre il dolore e disinfettare la gola”. Il ruolo del farmacista è dunque importante per una corretta informazione. “Poche e semplici le regole da seguire: ricorrere agli antibiotici solo quando è necessario e dietro prescrizione medica, mai auto-somministrarli, non interrompere la terapia prima dei tempi e non assumere antibiotici per curare infezioni virali.” “Inoltre il farmacista può consigliare l’uso del generico che fornisce le medesime garanzie di sicurezza, efficacia e qualità dei farmaci originali ma a un prezzo inferiore”. (Servizio Fidest)

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Psicofarmaci e oppioidi senza ricetta, cresce abuso. L’esperto: vendita illegale online

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

psicofarmaciPsicofarmaci e oppioidi senza ricetta, cresce abuso. L’esperto: vendita illegale online Cresce anche in Italia, come succede ormai da anni negli Usa, l’abuso di psicofarmaci fuori da prescrizione medica, nonché di “painkiller” cioè oppioidi, prescritti in genere ai malati oncologici e a chi patisce dolori cronici o post operatori severi, che vengono invece assunti da giovani a scopo ricreativo. A lanciare l’allarme è Alfio Lucchini, psichiatra e past president di Federserd (Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze) che, intervistato da Farmacista33, conferma i risultati della nuova indagine sul consumo di droga a Milano realizzata dall’Ats, l’Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana. Per la sua realizzazione sono stati raccolti tremila questionari anonimi, sottoposti ad altrettanti milanesi tra i 14 e i 65 anni nel 2015, che scattano una fotografia dell’uso e abuso di sostanze psicoattive, soprattutto tra i più giovani. I numeri parlano chiaro: secondo i dati raccolti, gli antidolorifici vengono assunti senza ricetta, dall’1,5% dei milanesi mentre gli antidepressivi dal 4,1%. Vale dire, scrive l’Agenzia, il 3,6% della popolazione assume questi farmaci fuori controllo medico, che a conti fatti significa almeno 30mila persone. «Questa ricerca conferma i dati a livello europeo e nazionale – continua Lucchini – che indicano un aumento, per diverse cause, della tendenza delle persone ad assumere psicofarmaci di varia natura fuori da un protocollo e una prescrizione medica diretta. È un aspetto da tenere sotto osservazione, anche perché un certo numero di psicofarmaci, come gli ansiolitici e gli ipnotici, possono indurre alla dipendenza». Per Lucchini è importante anche evidenziare come determinati fenomeni di abuso siano più massicci nelle aree metropolitane rispetto a quelle più rurali e periferiche. Resta però da capire come vengano reperiti questi farmaci che dovrebbero essere acquistati solo con ricetta medica. Scagionati, per Lucchini, i farmacisti che invece vengono chiamati in causa, nei commenti di Riccardo Gatti, direttore del dipartimento dipendenze dell’Ats: in alcuni casi si rendono “colpevoli” di dispensare questi farmaci anche in assenza di ricetta medica a pazienti abituali che avevano iniziato la terapia presentando regolarmente la prescrizione. «Credo che il canale più utilizzato per l’acquisto sia quello del mercato illegale online», precisa Lucchini. E conclude: «Si tratta di problema di sanità pubblica. L’Italia è un Paese già abbastanza attento alle modalità prescrittive dei farmaci, ma deve comunque intensificare l’attenzione verso queste sostanze da parte di medici e farmacisti non considerando banale l’utilizzo di alcuni psicofarmaci». (Rossella Gemma fonte doctor33) (foto: psicofarmaci)

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Valutazione psichiatrica preti cattolici accusati di abusi minori

Posted by fidest press agency su sabato, 25 febbraio 2012

Milano 27 febbraio 2012 dalle 14.00 alle 16.00 di lunedì 27 febbraio 2012 Edificio U6 – Saletta lauree Facoltà di psicologia, 3°piano Piazza dell’Ateneo Nuovo, 1 convegno studio su “La valutazione psichiatrica dei preti cattolici accusati di abusi di minori” tenuto da Friedemann Pfäfflin Ordinario di psicoterapia forense presso Universität Ulm Germania Past-president della International Association for the Treatment of Sex Offenders Consulente della Conferenza episcopale tedesca Membro del comitato del DSM V Coordina l’incontro il dott. Marco Casonato, docente di psicologia dinamica(Dott.ssa Chiara Baldioli)

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Antibiotici: uso e abuso

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2012

Roma, Istituto Superiore di Sanità: ingresso p...

Image via Wikipedia

Siamo abituati alla loro esistenza, sappiamo che quando abbiamo un’infezione batterica dobbiamo prenderli. Gli antibiotici sono diventati talmente diffusi che non riusciamo neanche a immaginare un mondo senza penicillina, come meno di un secolo fa. E sono così comuni che li usiamo anche quando non dovremmo, ovvero per curare infezioni virali, contro le quali sono del tutto inefficaci, come raffreddori e influenze, per accelerare la guarigione o prevenire un peggioramento dei sintomi. Solo la Grecia e Cipro fanno peggio di noi. L’Italia è il paese europeo con il più alto consumo di antibiotici e anche il più alto tasso di antibioticoresistenza, un problema che sta diventando sempre più preoccupante, come spiega la dottoressa Giusi Ferraro, direttrice della farmacia ospedaliera dell’Azienda ospedaliera Pia Fondazione di Culto e Religione Cardinale Panico di Tricase. “II consumo inappropriato ed eccessivo degli antibiotici porta allo sviluppo dell’antibioticoresistenza, ossia la capacità di un microrganismo di resistere all’azione di uno o più antibiotici che conseguentemente diventano, nei suoi confronti, inefficaci. L’antibioticoresistenza è un problema che coinvolge la comunità e le strutture sanitarie, ma in ospedale la possibilità di trasmissione è amplificata. Le infezioni nosocomiali sono spesso causate da microrganismi resistenti agli antibiotici e ciò può costituire un fattore di fallimento del trattamento delle infezioni, causando aumento della morbilità, allungamento delle degenze ospedaliere e incrementando la mortalità legata a queste malattie”.
Secondo i dati del rapporto Osmed 2010 curato dall’Istituto Superiore di Sanità gli antibiotici sono tra i farmaci più usati dagli italiani: 8 bambini su 10 ricevono nel corso dell’anno almeno una prescrizione di antibiotici. “Sono un salvavita però si assiste a un uso improprio, proprio perché non è stato fatto capire a sufficienza cosa comporti l’uso inappropriato” aggiunge la dott. Ferraro. “Oggi quando si diagnostica un’influenza, subito si ricorre all’uso di una terapia antibatterica e la stessa cosa accade con un comune raffreddore o una laringotracheite acuta. Insomma, si usano per curare anche infezioni virali contro le quali non servono”. “L’antibiotico ha un’azione battericida o batteriostatica: uccide direttamente i batteri o li blocca nella crescita, è il sistema immunitario poi a eliminarli definitivamente. Inoltre non sono tutti uguali. Quelli ad ampio spettro agiscono su molte specie di batteri, quindi su molte infezioni, quelli a spettro limitato esercitano un’azione più selettiva, mirata ad alcune infezioni” precisa la dott. Ferraro. “Quindi gli antibiotici servono a combattere le infezioni batteriche, come per esempio tonsilliti, polmoniti e meningiti ma non l’influenza e il raffreddore, causati da virus. In questi casi la somministrazione di antibiotici è inutile, anzi può essere dannosa. Per capire l’origine di un’infezione è necessario rivolgersi al medico che, solo dopo una visita e dopo aver opportunamente interpretato eventuali esami, sarà in grado di formulare una diagnosi”. Il mal di gola è uno dei mali di stagione più frequenti e il suo rapporto con gli antibiotici è per certi versi contrastante e fonte di dubbi. “Anche in questo caso occorre capirne l’origine. Si raccomandano gli antibiotici solo nel caso di un’infezione batterica e non di origine virale, che va trattata invece con farmaci che servono ad alleviare i sintomi, ridurre il dolore e disinfettare la gola”.Il ruolo del farmacista è dunque importante per una corretta informazione. “Poche e semplici le regole da seguire: ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione medica, mai autosomministrarli, non interrompere la terapia prima dei tempi e non assumere antibiotici per curare infezioni virali. Inoltre il farmacista può consigliare l’uso del generico che fornisce le medesime garanzie di sicurezza, efficacia e qualità dei farmaci originali ma a un prezzo inferiore”.

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Politici italiani e slogan razzisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2011

Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nell’ultimo rapporto sull’Italia, ha raccomandato di arginare l’uso di slogan razzisti da parte dei nostri politici. Si dovrebbe, secondo l’istituzione europea, sviluppare con vigore un’efficace normativa penale riguardo ai reati di matrice razzista. “Persiste un continuo abuso – fa notare Antonino Lo Verde, viceresponsabile per l’Immigrazione dell’Italia dei Diritti -, da parte di alcuni partiti, di slogan elettorali che strumentalizzano la figura dello straniero per accaparrarsi consensi di una parte d’elettorato”. Nel documento del Consiglio d’Europa, viene sottolineato inoltre il mancato impegno dell’Italia nel garantire il rispetto dei diritti umani di rom e immigrati. “In particolare verso i rom – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, che tra l’altro sono cittadini europei al pari degli italiani con eguali diritti e doveri, è in atto da tempo un evidente campagna denigratoria. Il Consiglio d’Europa ha dato un legittimo diktat ai politici italiani. Chiaramente la Lega Nord è il partito che dovrebbe sentirsi più richiamato, visti gli slogan esplicitamente razzisti utilizzati di frequente in comizi e dichiarazioni pubbliche. Si potrebbe innescare nei confronti degli stranieri – conclude Lo Verde -, da loro dipinti come occupanti abusivi del territorio italiano e sorgente di criminalità, quell’odio razziale sul quale la Storia ci insegna non bisogna scherzare. Si tornerebbe alle bande armate. Bene, quindi, il monito dall’Europa”.

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Informare giovani su abuso di sostanze

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni e i farmacisti daranno il via a un programma di formazione, comunicazione e informazione sui rischi connessi all’abuso di farmaci e di sostanze alcoliche da parte dei giovani, e sui comportamenti a rischio correlati a queste tematiche. Lo ha reso noto il Ministero che ieri ha incontrato una delegazione della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, guidata dal presidente Andrea Mandelli, per sottoscrivere un protocollo d’intesa per la pianificazione di azioni comuni volte all’educazione a corretti stili di vita, nonché al contrasto e al trattamento della devianza e del disagio giovanile. «Il protocollo d’intesa sigla una nuova e importante tappa di un lungo cammino di proficua collaborazione tra il ministero della Gioventù e la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani» ha commentato il ministro «sono convinta che, anche grazie al loro ruolo sociale di primo piano, i farmacisti diventeranno un punto di riferimento importantissimo per ragazze e ragazzi sul fronte della promozione di stili di vita sani e in un netto contrasto all’abuso di farmaci e alcol da parte dei giovani italiani». «Una professione che non pensa ai giovani è una professione senza futuro» ha dichiarato Mandelli «e siamo quindi grati al ministro Meloni di averci dato la possibilità di affiancare il suo dicastero in queste attività così centrali per il nostro Paese. Sono certo che i farmacisti, a cominciare dalle nuove leve, risponderanno a questo nuovo compito con l’impegno e la competenza che da sempre il cittadino riconosce loro».

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Rai privatizzata? Bene, ma senza canone

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Si è aperto un confronto sulla possibile privatizzazione del gestore dell’informazione e dell’intrattenimento di Stato. L’autorevole posizione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha fatto da ponte ad un’opzione che da anni una sparuta minoranza, tra cui annoveriamo anche la nostra associazione, ha cercato di valorizzare. La privatizzazione sarebbe anche un primo timido passo per incrinare l’abuso di posizione dominante che la Rai ha nei confronti delle altre emittenti. Ma ci sono tre aspetti determinanti che devono essere affrontati e risolti:
1 – l’imposta che si paga per il possesso di un apparecchio tv e che, chiamata ridicolmente canone o abbonamento, serve a finanziare la Rai;
2 – la gestione e spartizione partitica di gestione e conduzione;
3 – l’assenza di capitali pubblici.
Nel primo caso, pur essendo il canone/imposta largamente utilizzato da diversi Paesi europei, ci sono comunque realta’ che lo hanno abolito (Spagna, per esempio), risolvendo in questo modo gli eterni -e sempre in crescita- problemi di odio, disaffezione ed evasione che questa imposta genera nei contribuenti. In In teoria la privatizzazione dovrebbe/potrebbe comportare un’eliminazione di questa imposta ma, siccome la tassazione creativa e’ una delle pratiche piu’ diffuse dei nostri governanti, porre questa abrogazione come punto fermo per la vendita del servizio, crediamo sia piu’ che necessario. Anche nel secondo caso, in teoria una privatizzazione dovrebbe/potrebbe escludere il mercato di poltrone e di prebende partitiche con cui la Rai oggi vive. Una volta assegnata per gara la gestione all’azienda XY, il problema sarebbe solo di questa azienda e della qualita’ del servizio che dovrebbe rendere. Ma anche qui, siccome la fame degli attuali commensali della Rai e’ vorace e infinita, le norme sull’esclusione dei partiti dovrebbero essere esplicite e implacabili. Il terzo caso, infine, e’ meno esplicito dei primi due. Uno dei capisaldi delle privatizzazioni italiane sono le societa’ partecipate in cui Comuni, Province, Regioni, Stato, etc detengono, in maggioranza o meno, il capitale. Fenomeno che fa si’ che, per esempio, abbiamo aeroporti, societa’ idriche, energetiche e di igiene ambientale che sono gestite dagli stessi che hanno bandito le gare (quando ci sono). Cioe’ il contrario di quello che dovrebbe essere: procrastinando di fatto metodi e modi della gestione pubblica e scoraggiando investimenti e iniziative private negli specifici settori.  Un libro dei sogni?

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Perché ci preoccupiamo tanto dell’inflazione?

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 agosto 2010

In Italia, più che altrove, si è fatto uso ed abuso di questa leva per motivi di convenienza politica e per talune manovre di natura imprenditoriale. Ora essa non è più “vincente” ma sono ancora pochi coloro che se ne rendono pienamente conto. Ecco perché continuiamo a fare questo giochetto, che per taluni è diventato una sorta di “sport speculativo” di bassa lega, a ben considerare. In questo modo ci facciamo scavalcare nel prezzo non solo da quelli di produzione estera ma anche dalle nostre esportazioni che per essere competitive devono livellarsi a quelle praticate altrove, ma non per questo guadagniamo di meno. Tutt’altro. Vi sottraiamo solo quella parte speculativa che ci torna bene nel mercato interno. In questo modo finiamo con il buttarci la zappa sui piedi giacché il reddito per la maggioranza della gente continua ad essere eroso dall’inflazione senza ottenere soddisfacenti compensazioni perciò si rende necessario una selezione dei prodotti e la ricerca, per gli acquirenti, di quei beni a minor costo o, se possibile, farne a meno o trovare dei surrogati. In tal modo noi alteriamo l’intero sistema produttivo e facciamo la fortuna ma spesso la sfortuna di talune produzioni in luogo di altre e non è detto che la scelta del consumatore finale sia la migliore in termini qualitativi. Ciò potrebbe provocare dei danni “collaterali” in chiave di benessere e di salute e provocare spese indebite in voci di bilancio sociale che potrebbero, diversamente, essere impiegate per raggiungere finalità più legittime. E tutto questo è solo un aspetto dei tanti che potremmo evidenziare e che ci induce oggi come sempre a guardare l’inflazione come il male peggiore che ci corrode e che potrebbe portare danni irreversibili allo stesso sistema paese in termini non solo di competitività, domestica ed estera, ma anche di riequilibrio della nostra bilancia pubblica.

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Abuso di farmaci inutili nei bambini

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Troppi farmaci inutili, fra sedativi, sonniferi o sciroppi per la tosse dagli effetti calmanti. Ecco un’altra forma di abuso di cui sono vittime inconsapevoli i bambini: circa un milione di casi l’anno solo negli Stati Uniti. Tra i casi registrati c’è anche l’uso di farmaci, somministrati non per il benessere dei bambini, ma per aiutare gli adulti a raggiungere i propri scopi. A segnalarlo è uno studio pubblicato sul Journal of pediatrics da ricercatori dell’University of Colorado e del Rocky Mountain poison drug center. Secondo il team nessuna delle forme di abuso su minori classificate dalle autorità americane include chiaramente l’utilizzo criminale di farmaci di cui i piccoli non avrebbero affatto bisogno. Un problema che, secondo i ricercatori,sarebbe decisamente sottostimato. Il gruppo ha riesaminato i casi di abuso farmaceutico sui bambini segnalati al National poison data system tra il 2000 e il 2008. Il team di Yin ha incluso nell’analisi i documenti relativi alla somministrazione con secondi fini di alcol, antidolorifici, farmaci per la tosse e il raffreddore, sedativi, sonniferi e antipsicotici. Degli oltre 1.400 casi studiati, circa il 14% ha avuto conseguenze di qualche entità, anche importanti, sulle piccole vittime, incluso il decesso. A circa la metà dei piccoli abusati è stato somministrato almeno un sedativo. In media 160 casi di questo tipo, fra cui due decessi, sono stati segnalati ogni anno al Centro americano. Lo studio illustra chiaramente la gravità di questa forma farmacologica di abuso sui minori. Gli esperti invitano pediatri, personale di pronto soccorso e operatori sanitari a una maggior sorveglianza su eventuali casi sospetti di abuso e intervenire in tempo. (fonte farmacista33)

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Spettacoli di successo a Trecate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2010

Trecate (No) Si è  aperta con grande successo l’estate trecatese, che ha visto il suo esordio venerdì 9 in Piazza Cavour con un grande concerto dedicato ai più giovani. Sul palco i Cockoo live e poi a seguire alle i dARI, celebre gruppo rock emergente italiano, autore del singolo Wale e protagonista della 60esima edizione del festival di Sanremo. Quella trecatese era la sesta di undici tappe dell’Hi Life Tour, iniziativa di sensibilizzazione che ha visto il patrocinio del Settore Cultura del Comune di Trecate e la collaborazione dell’associazione culturale “Musica è Vita” e della Polizia di Stato. Il progetto, già presentato a Sanremo, ha l’obiettivo di diffondere tra i giovani una cultura del divertimento responsabile e di scoraggiare l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti.  Grande entusiasmo e coinvolgimento hanno caratterizzato la serata, che ha visto la centrale piazza Cavour gremita da giovani teenager letteralmente rapiti dalle vibrazioni dei loro “idoli”. Un divertimento sano, senza eccessi e all’insegna della buona musica.  Al termine del concerto i dARI hanno si sono concessi ai fans per le foto e gli autografi di rito. (dARI)

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Contro l’abuso di alcol

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2010

“Fare il pieno non porta lontano” è il titolo dell’iniziativa nata per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della guida in stato di ubriachezza e sui problemi derivanti dall’abuso di sostanze alcoliche per la salute dei cittadini. Nelle Farmacie Farmacuore dal 27 Giugno al 4 Luglio verrà omaggiato ai clienti un etilometro tascabile monouso (del tipo “soffia e sai”), personalizzato per l’occasione con il logo Farmacuore. Farmacuore ha acquistato 10.000 confezioni dell’articolo che, successivamente alla settimana della campagna, resterà in vendita al prezzo scontato di 1,99 ¬ in tutte le farmacie del network. Le farmacie del consorzio Farmacuore organizzano periodicamente campagne di tipo sociale o informativo per sensibilizzare i propri clienti sui temi più importanti per salvaguardare la propria salute e il proprio benessere.Le farmacie Farmacuore sono presenti a Torino e provincia, nella provincia di Cuneo, a Savona e Genova. L’elenco completo su http://www.farmacuore.it.

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Farmacisti: no all’abuso della professione

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2010

Per migliorare i livelli di assistenza e diminuire gli errori è necessario istituire la presenza di farmacisti anche nelle Residenze Sanitarie Assistite (RSA), nelle carceri, nelle case di cura, nei reparti d’ospedale e dove si preparano medicinali per terapie avanzate come quelle con cellule staminali. Ed è inoltre urgente prendere provvedimenti per arginare il fenomeno dell’abuso della professione che si compie quando, ad esempio, non sono i farmacisti ma altri operatori sanitari ad occuparsi direttamente della gestione di farmaci particolarmente importanti e delicati come i radiofarmaci o gli antitumorali. E’ quanto emerso nel corso dell’incontro promosso dal Segretario della Commissione Igiene e Sanità, Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, tra i presidenti nazionali della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) Andrea Mandelli, della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO), Laura Fabrizio, e del Sindacato Nazionale Farmacisti Dirigenti del SSN (SiNaFO) Giangiuseppe Console. Nell’incontro è stato  sottolineato il clima di piena collaborazione esistente tra le tre organizzazioni, che si è già concretizzato, sotto l’egida del Ministero della Salute, nella realizzazione di due importanti progetti: quello sul rischio clinico, giunto da poco a compimento, e quello, ancora in itinere, sulla creazione della figura del farmacista di dipartimento.  In questa occasione, inoltre, sono state affrontate altre importanti  tematiche  relative alla  professione ed in particolare quelle inerenti alle responsabilità del farmacista delle aziende sanitarie nel governo clinico e nella sicurezza del paziente, alla gestione ottimale dei dispositivi medici, alle attività rimaste orfane a seguito della decadenza del Decreto Legge 128/68, quali la chimica degli alimenti, alla legge di riordino dell’intero comparto farmaceutico. Inoltre, nel corso dell’incontro al Senato è stata attentamente valutata l’opportunità di attivare il confronto  SIFO, SiNaFO e FOFI, su tematiche specifiche quali ad esempio l’elaborazione di linee guida condivise per la conduzione delle ispezioni, da parte di apposite commissioni, presso le farmacie aperte al pubblico ed in generale su tutte le problematiche comuni alla professione. In questa ottica è stato deciso di istituire un Tavolo di lavoro permanente per  affrontare le  problematiche che investono i farmacisti delle Aziende Sanitarie e delle Farmacie di comunità, nella logica di una sinergia orientata ad attuare ogni possibile iniziativa finalizzata a migliorare la qualità dell’assistenza farmaceutica, a tutto vantaggio degli assistiti e dell’intera collettività.

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La manovra che mette in ginocchio i romani

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2010

Fabrizio Premuti, Adiconsum Lazio «Troppo pesante l’onere di questa manovra per l’economia del Lazio e in particolare della città di Roma. La manovra finaziaria affonda il coltello dei tagli ai consumi e alla capacità di spesa dei cittadini romani composti in larga percentuale da dipendenti pubblici e nuclei familiari da loro dipendenti. Abbiamo anche paura che la minore disponibilità economica spinga le famiglie a un utilizzo non ponderato delle carte revolving, il cui abuso porta poi al sovraindebitamento». Le ulteriori penalizzazione per i cittadini romani sono:
Pedaggi: si vogliono introdurre sul GRA, sulla Roma – Fiumicino e penetrazioni urbane delle autostrade. La misura, oltre ai riflessi economici, congestionerà il traffico della viabilità libera con ricadute anche sulla qualità dell’aria.
Enti locali: duramente colpiti dalla manovra, scaricheranno sui cittadini parte delle risorse sottratte. E’ già allo studio un aumento dell’ICI.
Turismo: la tassa di soggiorno negli alberghi romani di fatto renderà gli stessi meno competitivi rispetto ai comuni limitrofi, un sistema per diminuire il turismo stanziale ed aumentare il mordi e fuggi che pochissimi risorse lascia nel posto che visita. Inoltre, ogni euro di tassa si trasforma comunque in una minore capacità di spesa del turista. Di fatto la tassa alla fine la pagheranno gli esercenti romani con i minori incassi.
Una montagna di liquidità che non potrà essere immessa nel circuito economico della città, che innescherà un pericoloso circolo vizioso di cui è difficile vedere il fondo.  I danni di questa manovra sulla popolazione romana saranno comunque velocemente verificabili dal minor gettito IVA che sarà la prima conseguenza “visibile”. L’altra, meno visibile ma più preoccupante, sarà l’aumento dei cittadini sovraindebitati.

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Protestare contro l’abuso di baby-soldato

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Roma Città del Vaticano 19 maggio in udienza  da Papa Benedetto XVI i giovani di Repubblica Salentina, studenti dell’Istituto Costa di Lecce, per sostenere, tra l’altro, la campagna “More Fun No More War” contro l’uso e l’abuso di baby-soldato nei Paesi in conflitto e per sostenere l’organizzazione della 3° Giornata dei Giovani per la Pace che ha avuto luogo a Lecce lo scorso 8 maggio e per la quale i ragazzi hanno ricevuto una Medaglia di Merito da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Immediatamente dopo l’incontro con il Santo Padre, nel primo pomeriggio, alle 14, i ragazzi di GPace metteranno “in scena” la loro protesta nella Capitale, direttamente in Piazza San Pietro. I ragazzi si vestiranno da “poster viventi”, ossia rappresenteranno una serie di coppie di giovani, di cui uno di essi è vestito da militare e ha al collo un cartello con la scritta “NO” mentre l’altro veste i panni di uno sportivo o di un musicista con un cartello “YES” come a significare: i giovani devono poter studiare, fare sport, suonare, cantare e divertirsi …non spararsi addosso! Questa di Roma sarà la loro terza rappresentazione, dopo le due realizzate a Lecce.
In tutto il mondo ci sono oltre 300mila minori di diciotto anni che attualmente vengono impegnati in conflitti armati in 25 Paesi. La maggior parte di questi bambini ha un’età compresa tra i 15 ed i 18 anni, anche se molti altri vengono reclutati a partire dai 10 anni e la tendenza va verso un abbassamento dell’età. Decine di migliaia di ragazzi corrono ancora il rischio di essere arruolati. Per quanto riguarda l’utilizzo dei minori negli eserciti regolari, vi è stata negli ultimi anni una fortissima campagna di sensibilizzazione in tutto il mondo guidata da una coalizione internazionale. L’ONU ha varato un protocollo d’intesa per fermare l’uso di minori negli eserciti e porre rimedio alle conseguenze inevitabili di questo grave fenomeno, ma sono solo pochi tra i settantanove Paesi dell’organizzazione ad averlo ratificato.

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“Caso” Gugliotta: parole responsabili della famiglia

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2010

“Apprezziamo Stefano Gugliotta e la sua famiglia per la responsabilità delle parole espresse  durante la conferenza stampa di ieri mattina”. – Queste le parole di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – commentando le parole del ragazzo rimasto vittima degli incidenti nel dopo partita tra Inter e Roma. Gugliotta infatti nella conferenza stampa di ieri aveva detto “Colgo l’occasione per chiedere a tutti di abbassare i toni. Penso che la maggior parte degli uomini delle Forze dell’Ordine siano in buona fede e corrette. Sono pochi i casi di abuso di potere e violenza gratuita. Forse ora qualche poliziotto avrà il tempo per riflettere sul suo comportamento”. Gugliotta ha specificato che dopo le “emozioni” iniziali è il momento di pacificare gli animi visto che a suo parere la maggior parte delle Forze dell’Ordine fanno sempre il loro dovere. “Anche noi – dice Franco Maccari – pensiamo che sia il momento della riflessione affinché possano essere accertati serenamente i fatti, ma soprattutto delle assunzioni delle responsabilità, ove queste ci siano state. Il gesto di un alto Funzionario della Polizia che ha presentato le scuse alla madre di Gugliotta su quanto avvenuto al figlio – evidenzia ancor di più l’alta professionalità della Polizia di Stato. Ed è nel nostro interesse accertare la verità sull’accaduto e faremo di tutto per cercarla.” “Continueremo però – continua il Segretario Generale del Coisp – a respingere e condannare qualsiasi atteggiamento di strumentalizzazione, adottato da alcune frange politiche, volto a denigrare l’operato della Polizia di Stato e far passare per vittime sempre e comunque coloro i quali non hanno nessun rispetto delle più elementari regole del vivere civile e comune. Quella stessa politica – conclude Maccari – che, si ricorda della violenza negli stadi, solo quando a commettere un errore (e cioè raramente) sia un Poliziotto, dimenticando che la maggior parte delle volte le Forze dell’Ordine devono agire negli stadi come se fossero in delle arene per colpa dei soliti barbari che cercano l’assalto nei confronti dei Servitori dello Stato per sfogare le loro depressioni mentali e i loro istinti animaleschi.”

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L’alcol fa danni nel giovane e nell’anziano

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 maggio 2010

L’abuso di alcol non interessa solo le fasce giovanissime ma anche gli ultrasessantacinquenni: gli anziani preferiscono il vino, i giovani la birra e superalcolici e comunque, in media, 4 milioni di italiani di tutte le età si ubriacano nel corso dell’anno. Il dato emerge da un rapporto dell’Istituto superiore di sanità (ISS) in cui viene ancora una volta evidenziato la diffusione del binge drinking, consumo di alcol compulsivo concentrato in un’occasione, fino a sei bevande alcoliche. Nel 2008 si è registrata una prevalenza di binge drinking del 22,1% tra i maschi 18-24enni e del 6,5% tra le coetanee. La distribuzione territoriale dell’abuso di alcol fa rilevare nei maschi il valore più alto nell’Italia Nord-Orientale (15,5%), seguita dall’Italia Meridionale (12,3%) e Nord-Occidentale (12,5%). Oltre alle fasce giovanili, la massima frequenza di consumatori a rischio si registra tra gli ultra 65enni uomini e donne. Un dato che spiega perché tra gli anziani si registra la più elevata frequenza di consumatori a rischio, ma anche di complicanze alcol-correlate registrate in termini di carico di malattia (cirrosi epatica, tumori, malattie cardiovascolari, incidenti stradali e domestici). Nell’anziano viene meno la capacità di metabolizzazione dell’alcol per la riduzione dell’attività dell’alcol-deidrogenasi, l’alcol circola immodificato incrementando il rischio di conseguenze tossiche e cancerogene e la possibilità di interazioni con determinati farmaci. (fonte farmacista33)

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Abuso di droghe mediche e psichiatriche

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

L’abuso di droghe mediche e psichiatriche è oggi una delle cause maggiori della tossicodipendenza. Questo problema è cresciuto in modo considerevole negli ultimi dieci anni e solo negli Stati Uniti è responsabile di più della metà di tutte le chiamate ricevute dai siti internet che forniscono assistenza e indicazioni per il trattamento di alcool e altre droghe. Infatti, una delle organizzazioni che fornisce valutazioni e indicazioni per i centri di riabilitazione dalle droghe, ha osservato un graduale aumento del numero di persone comuni, appartenenti al ceto medio, che sono prese alla sprovvista dall’incapacità di porre fine alla forte dipendenza fisica causata dall’assunzione di antidolorifici a base oppiacea. La maggior parte di queste persone è diventata tossicodipendente senza davvero rendersi conto della gravità della loro dipendenza stessa né della difficoltà di affrontare i sintomi dell’astinenza associati a questi antidolorifici a base d’oppio. Questi pazienti rimangono sorpresi quando si rendono conto di essere diventati dei candidati per i servizi di riabilitazione dalla droga.  Come nel resto del mondo, in America l’abuso delle droghe mediche e psichiatriche è estremamente costoso sia per lo Stato che per le compagnie di assicurazione medica. Il Sondaggio Nazionale dell’uso della Droga e della Sanità ha stimato che dal venti al trenta percento dei tossicodipendenti della California fanno principalmente uso di droghe “legali”, ottenute tramite prescrizione medica. Nel 2008, l’ufficio del Procuratore Generale dello stato della California ha isolato cinquanta individui che più di tutti visitavano studi medici diversi raccogliendo ricette per procurarsi larghe quantità di farmaci.  Come risultato, sono stati effettuati decine di arresti, incluso un uomo di 53 anni che aveva visitato 183 medici diversi e 47 farmacie per ottenere una grande varietà di antidolorifici. Una percentuale molto bassa di medici è a conoscenza di metodi alternativi per alleviare i diversi livelli di dolore. In generale, i medici non educano il paziente su come questi antidolorifici siano tradizionalmente usati per alleviare dolori acuti post operatori o provocati da fratture ossee, né su come questi non siano da usare per trattare il mal di schiena, sia pure di tipo cronico, o il mal di testa. I medici generici e dei pronto soccorso usano la testimonianza soggettiva dei loro pazienti per documentare l’intensità del loro dolore chiedendogli di classificare il dolore associato al problema evidenziato con un valore da uno a dieci, dove dieci è il valore attribuito al dolore più intenso.  L’abuso di droghe mediche e psichiatriche è un grave problema di salute pubblica che deve essere affrontato in modo completo e non solo a livello di violazione della legge.  Questi pazienti hanno bisogno di educazione e di consapevolezza, tali da pingerli a trovare soluzioni alternative al semplice uso di droghe per alleviare il loro disagio.  L’uso di antidolorifici a base oppiacea limita l’abilità del corpo di comunicare con la fonte del dolore e quindi limita enormemente anche la naturale guarigione che può aver luogo nell’organismo.

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Coma etilico a tredici anni

Posted by fidest press agency su domenica, 25 ottobre 2009

La ragazzina è distesa a terra, il  vomito alle labbra, un’adolescente in rianimazione, tra la vita e la morte, la balbuzie esistenziale che non porta conforto né riparazione, solamente disperazione, coma etilico a tredici anni, rischio di morire per abuso di sostanze. Poco più  di una bambina, strangolata dall’alcol,  dalla cecità ottusa dell’età, dai desideri adulti improvvisamente insopportabili, sconosciuti e prepotenti. Quando un ragazzo rotola giù dall’amore che non arriva al cuore, la consuetudine sta nell’uso delle parole sempre più inutili, anche false, perché giustificano sempre e comunque, oppure  nel rifugiarsi nella riparazione della “deduzione logica “, negli editti delle buone intenzioni, le solite frasi a effetto. Una bambina o poco di più e la spirale del rischio estremo, come se tutto fosse nella norma, sono accadimenti di routine, una specie di ben nota abitudine all’evento critico,  non c’è altro da fare che raccogliere i cocci  e sperare di riuscire ancora a rimetterli insieme. Invece c’è qualcosa in più che deteriora gli anni più belli della gioventù, c’è qualcosa in meno a cui aggrapparsi  per non andare incontro a un coma etilico a dodici anni, c’è qualcosa che si sottrae confermando la sua presenza. Rammento qualche anno addietro in una scuola del trentino, anche lì, un ragazzo di quattordici anni, stramazzato al suolo, in coma etilico, alle nove del mattino. Fui invitato come tutor della Comunità Casa del Giovane di Pavia a raccontare per fare prevenzione, informare, comunicare, e  non dare scampo alle giustificazioni,  smetterla con la coerenza ipocrita, quando la richiesta di aiuto rimane appesa a mezz’aria, quando con amarezza ti accorgi che l’intero uditorio, ammutolito e scosso, è mancante di qualcosa, di qualcuno, c’è un’assenza che non è riconducibile solamente a quel giovane scivolato tra la vita e la morte. Ma ieri, e ieri l’altro ancora, quando quell’adolescente crollava a terra, dove erano gli adulti deputati a conoscere, a leggere, a decodificare? Chissà se c’è davvero coscienza della distrazione che ha aiutato a trasformare quel disagio in una tragedia. Diventa doveroso raccontare ai ragazzi la condanna insita nella droga e nella bottiglia, posta là, a portata di mano, di bocca, di occhio sempre più spento, sempre pronta a colmare le lacune, le ansie, i tormenti degli interrogativi,  le inquietudini delle risposte. La bottiglia se ne sta in silenzio, non spreca parole, convincimenti, rimproveri, è amica discreta, non ci mette il dito, né  il becco, non azzarda consigli, lezioni di vita, non comanda stili né comportamenti, non fa commenti, neppure di fronte alla paura di un cambiamento che non arriva, ma alimenta inadeguatezza che non fa prigionieri. Chissà  se quella ragazzina ce la farà, ma questo dolore ci obbliga a intervenire, a non restare indifferenti, a chiederci con chi abbiamo a che fare, a pensare finalmente che solo l’amore arriva dove la volontà ci guida, solo l’amore per il rispetto di quelli ancora a spasso con il cuore, può sbarrare la strada alla resa più devastante, solo l’amore può trasformare i luoghi più impensabili in dignità ritrovate. (Vincenzo Andraous)

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