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L’accordo sul decreto salva-precari non piace solo all’Anief

Posted by fidest press agency su domenica, 6 ottobre 2019

Non piace anche ad altre organizzazioni del settore scolastico. Come quelle che difendono gli operatori e i discenti delle scuole paritarie, ora uscite allo scoperto: “A non fare esattamente i salti di gioia – riporta Tuttoscuola – sono la FIDAE, la CdO Opere Educative, la CNOS Scuola, la CIOFS scuola, la FAES che fanno presente in un comunicato unitario che “a differenza di quanto previsto nell’analoga intesa stipulata l’11 giugno scorso, il nuovo accordo esclude i docenti ‘precari’ che insegnano nelle paritarie dalla partecipazione alle procedure riservate di abilitazione”. “È una esclusione particolarmente grave – commentano congiuntamente -, dato che l’esigenza è stata esplicitamente posta più volte e non se ne comprendono le ragioni. Siccome il sistema ordinario (“concorso pubblico” con valore anche abilitante previsto dalla legge 145/2018) non viene avviato, perché le OOSS vogliono che parta prima la procedura riservata ai precari, chiediamo che a tale procedura possano partecipare anche i docenti non abilitati che insegnano nelle paritarie”. Eppure, fanno notare le associazioni, “la norma vigente (legge 62/2000) obbliga le scuole paritarie ad utilizzare docenti abilitati, ma lo Stato, cui spetta il dovere/diritto di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria”. “Chiediamo pertanto che il Miur attivi al più presto i percorsi abilitanti ordinari e che Governo e Parlamento, nell’approvare le regole dei percorsi riservati (visto che occorre un Decreto Legge e che per la Costituzione lo stesso deve essere approvato dal Consiglio dei Ministri e convertito dal Parlamento), prevedano l’accesso alle medesime anche ai docenti che lavorano nelle 2.200 scuole secondarie paritarie”, concludono le associazioni. Anief ritiene legittime le richieste delle associazioni che difendono i diritti di chi opera nel settore scolastico. Prima di tutto perché se per legge, dal 2000, il sistema nazionale pubblico statale comprende anche la scuola paritaria, il servizio svolto all’interno di questi istituti non può essere da meno rispetto a quello portato avanti nelle scuole di Stato. Il riferimento normativo è la Legge n. 26, del 10 marzo 2000, dalla quale si evince che il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, comma 2 della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. Ma anche i percorsi IEPF previsti dalle Regioni e finanziati dallo Stato sono inseriti nel sistema integrato nazionale di istruzione, come ricorda l’ultimo decreto legislativo sugli istituti professionali. In secondo luogo, continua il sindacato, i docenti delle scuole paritarie svolgono lo stesso lavoro dei colleghi che operano negli istituti statali: producendo anche titoli di studio analoghi, qual è la logica che nega l’equiparazione in toto dell’insegnamento svolto nelle due tipologie di scuole? Inoltre, vale la pena ricordare che il servizio svolto dalle scuole paritarie, a partire dalla scuola dell’infanzia, permette allo Stato di “alleggerirsi” di un carico formativo importante: poiché i docenti che vi operano, pur non accedendo da concorso, devono comunque essere in possesso di titoli di studio adeguati e necessariamente portare avanti l’insegnamento come avviene nelle statali, quale giudice potrebbe rimanere indifferente alla decisione di considerare diverso il servizio lavorativo svolto in quegli istituti e quindi di impedire ai docenti precari di partecipare ai corsi abilitanti e ai concorsi riservati? “Ai tavoli del Ministero dell’Istruzione – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – sembra che nessuno si curi di questo problema. Ma sarebbe bene tornare sui propri passi. Perché se quanto trapela dall’accordo siglato il 1° ottobre al Miur con i sindacati maggiori dovesse corrispondere al vero, con eliminazione dai corsi e dai concorsi straordinari dei docenti delle paritarie e dei percorsi IePF, è chiaro che si innescherà un contenzioso non poco indifferente. Speriamo che il Governo ci ascolti per non dare sempre l’ultima parola alla magistratura”.

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Scuola, su precari e concorso accordo mortificante tra Cgil, Cisl, Uil e Miur

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 ottobre 2019

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno sbraitato per mesi che la soluzione al problema del precariato era vicina e sicura: come dimenticare le dirette video su Facebook, stile guerra del Golfo, per raccontarci minuto per minuto l’andamento delle trattative? Abbiamo ancora negli occhi le assemblee organizzate in tutta Italia dai sindacati collaborazionisti, in cui si promettevano azioni forti per difendere i diritti dei precari, si gridava all’affronto e allo scandalo, veniva indetto uno sciopero per poi ritirarlo. Questo lo spettacolo, una vera farsa, che si è chiuso ieri con un accordo vergognoso tra sindacati gialli e Miur, che possiamo sintetizzare in pochi semplici punti:
1) niente PAS e, quindi, niente abilitazione per accedere alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto nel 2020;
2) concorso riservato selettivo in ingresso ed uscita per un numero di posti ridicolo (24000) ed altrettante briciole (24000) per il concorso ordinario quando le nostre scuole hanno bisogno di almeno 200.000 “precari fissi” ogni anno;
3) nessuna soluzione per i docenti vincitori di concorso ed idonei di infanzia, primaria, secondaria, che potranno solo scegliere nel 2020 di andarsene in una provincia del Nord, con un meccanismo simile a quello della 107, per non tornare mai più a casa e andare a rimpolpare le fila degli esiliati.
Ancora una volta i lavoratori possono vedere con i propri occhi a cosa porta la tanto decantata concertazione: un accordo a perdere che umilia i lavoratori precari – che da anni consentono il funzionamento della scuola pubblica statale – e prevede miseri 24000 posti per un concorso ordinario che vedrà la partecipazione di migliaia di aspiranti, mentre 200.000 supplenti stanno entrando anche quest’anno nelle scuole.
Nessun riferimento nell’accordo alla trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto, che da solo libererebbe più di 100.000 posti comuni e almeno 50.000 di sostegno, utilizzabili per le immissioni in ruolo dal 1 settembre 2020, garantendo anche i precari GaE infanzia e primaria, men che meno ci sono passaggi sull’aumento del tempo pieno al Sud ed interventi strutturali per garantire la continuità didattica e il ritorno dei docenti esiliati al Nord.Una Caporetto del sindacalismo giallo spacciato per grande accordo sindacale, il solito risultato che rivela l’assenza di un cambio di passo vero da parte del nuovo Ministro.Crediamo che per chi lavora nella scuola sia arrivato il momento di ritornare ad un vero protagonismo. Bisogna aprire una stagione di lotte per ottenere investimenti nella scuola e finalmente cambiare passo rispetto ai governi e alle politiche di smantellamento della scuola pubblica statale degli ultimi vent’anni.

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Malattie rare: nasce l’accordo OMaR – CompuGroup Medical

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 settembre 2019

Fornire contenuti scientifici di valore al medico attraverso i nuovi software che già potenziano e semplificano il suo lavoro quotidiano, intercettando la domanda di un’informazione accurata, immediata e mirata non solo alla sua professionalità, ma anche alle esigenze dei pazienti. Questo è quanto si realizza con l’alleanza avviata in questi giorni sull’esteso e complesso terreno delle patologie rare: protagonisti, l’Osservatorio Malattie Rare (OMaR), la prima agenzia giornalistica italiana in materia, e Fablab, business unit di CGM, leader globale della Medical Information Technology.
Il potenziale, per il professionista della salute, si realizza nell’odierno cambio epocale del suo modo di documentarsi, che tra l’altro esorta tutti gli attori dell’Healthcare, inclusi i produttori di farmaci, a rivedere i loro paradigmi e canali prioritari di comunicazione. Secondo un’indagine della rete europea Accross Health, oggi il medico dedica mediamente tre minuti al giorno a ricevere informatori farmaceutici e a partecipare a convegni scientifici; riserva invece un tempo dieci volte maggiore ad aggiornarsi sul web. Un canale, quest’ultimo, che offre grandi opportunità ma che può anche nascondere insidie e disagi per lo studioso, che rischia di perdersi nel mare magnum della rete, zeppa anche di inesattezze, inaccuratezze e fake news.
L’Osservatorio Malattie Rare (OMaR) Sede Legale: Via Varese, 46 Roma Direttore Responsabile: Ilaria Ciancaleoni Bartoli è la prima e unica agenzia giornalistica italiana ed europea specificamente dedicata alle malattie rare e ai tumori rari. Fondata nel 2010, la testata mira ad “aumentare la sensibilità dell’opinione pubblica”, in forza di una “comunicazione chiara e scientificamente corretta su ricerca, sperimentazioni, legislazione, progresso medico-diagnostico”. Al contempo l’agenzia è divenuta l’interlocutore-chiave di tutti i soggetti coinvolti, dal mondo medico-scientifico ai produttori farmaceutici, dai decisori istituzionali nazionali e comunitari a, naturalmente, i pazienti.

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Scuola: In alto mare l’accordo di Palazzo Chigi

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2019

Svelato il grande inganno che fece fallire lo sciopero generale proclamato a ridosso delle elezioni europee. Ora alcuni sindacati maggiori corrono ai ripari e propongono una inutile detassazione dei futuri aumenti, in assenza di risorse aggiuntive inserite nel DEF e nella manovra di assestamento all’esame del Parlamento. Sono passati 100 giorni dall’accordo del 24 aprile siglato dal premier Conte, dal ministro Bussetti e dai segretari dei sindacati rappresentativi della scuola immortalati in una storica foto, quando si brindava ad aumenti a tre cifre, si apriva ai concorsi riservati per i precari, si rassicurava sulla regionalizzazione e ci si volgeva a stipendi europei. Anief, peraltro non invitata perché non chiamata rappresentativa, denunciò subito l’inganno. Ora dopo tre mesi la verità: non ci sono soldi, né aumenti e i concorsi sono bloccati. Marcello Pacifico (Anief): Lunedì chiederemo al Presidente del Consiglio di onorare i suoi impegni. Bisogna stabilizzare tutti i precari con 36 mesi, riaprire le GaE, assumere tutti gli idonei dei concorsi, utilizzare i fondi dei tagli per dare 200 euro di aumento mensili e chiudere ogni ipotesi di passaggio del personale dallo Stato alle Regioni per salvare l’autonomia delle scuole. In questo lasso di tempo, nessun punto dell’accordo primaverile sembra rispettato. Il bando dell’ennesimo concorso straordinario è bloccato dal Mef, la Commissione Ue ci ha inviato una lettera di reclamo che si trasformerà in pochi mesi in una procedura d’infrazione, di aumenti non c’è traccia nei documenti di finanza, per l’autonomia i Governatori della Lega sono sulle barricate con il loro leader Salvini in prima fila. E ora i sindacati maggiori fanno nuove proposte difficili da praticare. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Anziché percorrere strade impervie e soggette a vincoli, nella scuola basterebbe introdurre nella voce tabellare degli stipendi tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti. In questo modo, si potrebbero garantire almeno 200 euro di aumento. Allora sì che si valorizzerebbe al massimo il ruolo professionale del docente, predisponendo pure il passaggio di livello funzionale degli Ata, previsto per legge ma mai adottato. Sono tutte questioni che presto porremmo all’attenzione dell’amministrazione scolastica, nel corso della contrattazione nazionale dopo che finalmente l’Aran, qualche giorno fa, ha stabilito che il nostro sindacato ha pieno diritto a sedersi a quei tavoli”.

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Farmaci: l’accordo Roche – Novartis per le vendite di Avastin e Lucentis

Posted by fidest press agency su martedì, 23 luglio 2019

Riceviamo e pubblichiamo: “Nel 2014 come Federconsumatori abbiamo seguito da vicino la vicenda dei farmaci per la maculopatia Avastin e Lucentis, invocando il reinserimento di Avastin nell’elenco dei farmaci rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale per permettere a tutti i pazienti di accedere alle cure per una grave malattia. E’ stata una battaglia che ha dato i suoi frutti e dopo la nostra richiesta il medicinale è stato appunto incluso tra quelli a carico del SSN. L’argomento è tornato alla ribalta in questi giorni, poiché il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza confermando la multa Antitrust alle case farmaceutiche produttrici, Roche e Novartis, per aver sostanzialmente “fatto cartello” al fine di indurre l’Agenzia italiana del farmaco a scegliere il costosissimo Lucentis (oltre 500 euro a puntura!) a scapito appunto di Avastin, in cui prezzo è compreso tra i 20 e i 30 euro. Si tratta, è evidente, di una condotta che non solo ha provocato enormi conseguenze economiche per la sanità pubblica ma che ha anche impedito a molti pazienti di accedere alle terapie di cui avevano bisogno: esprimiamo quindi soddisfazione per il pronunciamento del Consiglio di Stato.Vale la pena inoltre sottolineare come proprio Novartis abbia recentemente ottenuto l’autorizzazione a commercializzare negli USA (non ancora in Europa) il farmaco più caro al mondo: oltre 2 milioni di euro per il medicinale Zolgensma, necessario per curare l’atrofia muscolare spinale.La vicenda ci offre lo spunto per richiamare di nuovo l’attenzione su annose e gravi problematiche che affliggono il settore farmaceutico nel nostro Paese, in primis il costo di molte tipologie di farmaci, la scarsa concorrenza sul mercato e gli accordi “di cartello” tra le case farmaceutiche, che di fatto finiscono per ledere l’inviolabile diritto alla salute e alle cure dei cittadini.

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Maticmind con Trivoli & Associati sigla l’accordo sul Patent box

Posted by fidest press agency su domenica, 14 luglio 2019

Maticmind S.p.A., system integrator italiano operante nel settore ICT e leader nella progettazione, integrazione e gestione di soluzioni tecnologiche innovative, annuncia di aver sottoscritto con l’Agenzia delle Entrate l’accordo di Patent box per la definizione dei metodi e dei criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito di impresa dei beni immateriali aziendali. L’accordo, che riguarda i periodi di imposta dal 2016 al 2020, ha ad oggetto le competenze tecnologiche specialistiche di cui la Società dispone e che le consentono di presentarsi sul mercato come uno dei principali player a livello nazionale.La disciplina del patent box, introdotta in Italia con la Legge di Stabilità 2015, prevede l’esclusione dalla formazione della base imponibile IRES e IRAP di una quota del reddito derivante dall’utilizzo di software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli nonché da processi, formule e informazioni relative ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili. L’entità dell’agevolazione è quantificata escludendo dal reddito imponibile di ogni periodo di imposta una quota di reddito attribuibile all’utilizzo dei beni immateriali moltiplicata per uno specifico rapporto (c.d. nexus ratio) che tiene conto dell’entità e natura delle spese di ricerca sostenute in relazione ai beni immateriali. L’ammontare così ottenuto è escluso dalla formazione della base imponibile IRES/IRAP per il 40% per l’esercizio 2016 e per il 50% per gli anni successivi.La Società è stata assistita dallo studio di consulenza fiscale e legale Trivoli & Associati (www.studiotrivoli.it) ed in particolare dal socio Alessandro Trivoli e dall’associato Marco Botti. L’assistenza dello Studio ha riguardato l’intera procedura di patent box, dall’esercizio dell’opzione e la predisposizione della relativa istanza, passando per la predisposizione dello studio di transfer pricing, fino al contraddittorio con la Direzione Regionale della Lombardia.

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Editoria: firmato l’accordo per l’Italia ospite d’onore al Salone del Libro di Parigi 2021

Posted by fidest press agency su martedì, 9 luglio 2019

È stato firmato l’accordo tra l’Associazione Italiana Editori (AIE) e Reed Expositions France alla presenza dell’Associazione degli editori francesi (Syndicat national de l’édition – SNE) per la partecipazione dell’Italia come Paese Ospite d’Onore nel 2021 al Salone del Libro di Parigi, una fiera dello SNE e realizzata da Reed.La cerimonia della firma si è svolta a Palazzo Farnese, sede dell’ambasciata di Francia a Roma, alla presenza dell’ambasciatore francese, Christian Masset, e dei rappresentanti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il consigliere diplomatico del ministro Bonisoli, Marco Ricci, e la direttrice generale per le Biblioteche e gli Istituti Centrali, Paola Passarelli, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il direttore Roberto Vellano dell’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il direttore Roberto Luongo.“È un grande risultato per il libro italiano di cui siamo molto fieri”, ha detto il presidente AIE Ricardo Franco Levi. “Torniamo a Parigi dopo quasi 20 anni”. “L’appuntamento francese – ha aggiunto Levi – insieme alla quello che ci aspetta alla Buchmesse di Francoforte nel 2023 dimostrano il prestigio e la crescente diffusione del libro e della cultura italiana sul piano internazionale”.La presenza italiana a Parigi dal 19 al 22 marzo 2021 occuperà un padiglione di circa 600 mq con un’area b2b, un’area libreria per la vendita di titoli italiani, sia in italiano sia in francese, e un programma culturale con una forte delegazione di autori italiani.“Siamo molto felici di dare il benvenuto all’Italia a Livre Paris nel 2021 per il 40esimo anniversario del Salone e rafforzare così i già forti legami tra autori italiani e lettori francesi”, hanno detto Antoine Gallimard, vice presidente dello SNE (Syndicat national de l’édition) e Sebastien Fresneau, direttore di Livre Paris.
“Gli scambi editoriali tra Francia e Italia sono molto dinamici”, ha detto l’ambasciatore Masset. “L’Italia è il secondo mercato per la traduzione di libri francesi e l’italiano è sempre più tradotto in Francia, segno di una grandissima curiosità per la lingua e la cultura italiana. Salutiamo pertanto quest’invito dell’Italia come una splendida iniziativa che rafforzerà ancora il dialogo culturale tra Italia e Francia.”

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Scuola – Personale Ata: disatteso l’accordo del 24 aprile con il premier Conte

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2019

Negando quanto sottoscritto meno di due mesi fa a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, l’amministrazione scolastica continua a negare l’introduzione dei profili AS e C, ovvero il coordinatore dei collaboratori scolastici e il coordinatore degli assistenti tecnici e amministrativi, previsti peraltro dal contratto collettivo nazionale da ben 25 anni. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ciò significa avere preso in giro due volte i tanti collaboratori scolastici, amministrativi e tecnici che speravano nella ratifica del ruolo superiore, che tra l’altro in molti casi già ricoprono andando a svolgere, in cambio di compensi minimi e variabili ogni anni, delle mansioni organizzative e di pianificazione della categoria. La scuola è il comparto pubblico con più difficoltà per passare su un profilo professionale superiore. Ma è solo un problema di volontà, che manca nel momento in cui all’amministrazione conviene lasciare il personale su posti che garantiscono stipendi più bassi. Eppure, quello stesso personale assume ruoli e si prende responsabilità superiori a quelle per cui viene pagato. In questi giorni, è diventato pubblico il problema dei tanti assistenti amministrativi facenti funzione come Dsga a cui il Miur ha chiuso la porta in faccia, negando loro una sessione concorsuale riservata per l’immissione in ruolo diretta come ci chiede l’Ue da tempo, dopo che per vent’anni si sono presi l’incarico superiore in cambio di cifre ridicole (decisione contro la quale Anief ha deciso di ricorrere in tribunale). Quell’accordo, sul quale Anief ha sempre espresso molte perplessità, ha illuso però anche altre categorie di personale: sempre tra gli Ata, ad esempio, non si comprende come mai l’amministrazione scolastica continui a fare finta di nulla nell’introdurre i profili AS e C, ovvero il coordinatore dei collaboratori scolastici e il coordinatore degli assistenti tecnici e amministrativi, prevista dal contratto collettivo nazionale. Secondo Anief è ora di dire basta.

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Scuola: Accordo sul precariato, una farsa all’italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2019

A poche ore dalla sottoscrizione dell’intesa raggiunta dall’amministrazione con gli altri sindacati, che ha avviato i Pas abilitanti per chi ha almeno tre annualità d’insegnamento e il concorso riservato per chi ha fatto supplenze negli istituti statali, emergono i tanti lati negativi: la lunga tempistica di attuazione, la mancanza di soluzioni per limitare il record nazionale di supplenze della prossima estate e forse di quella successiva; l’ostinazione del Miur a far cassa sulla pelle dei supplenti; l’inevitabile incremento del contenzioso, dovuto all’approvazione di norme tutt’altro che risolutive e discriminanti.Marcello Pacifico (Anief): “Invece di riaprire le GaE e affidarsi al doppio canale di reclutamento, attingendo per le stabilizzazioni in ultima istanza anche alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto, individuando così tutti i docenti abilitati per abbattere quello scomodo record dei 200 mila supplenti della scuola che il ministro Marco Bussetti si appresta a conseguire, si è preferito puntare su una macchina lenta e selettiva. Come se la scuola si trovasse nelle condizioni oggettive per permettersi di attendere la conclusione di procedure concorsuali lunghe e per tradizione italica costellate da stop and go. Senza dimenticare, infine, che l’impianto normativo sottoscritto l’11 giugno dovrà passare sotto la lente del Parlamento”.È durata pochissime ore l’euforia per l’accordo raggiunto tra Miur e sindacati maggiori sul tema del reclutamento e del precariato nella scuola, con l’avvio dei Pas abiitanti e dell’ennesimo concorso riservato, le cui linee generali erano state fissate nell’Intesa siglata lo scorso 24 aprile a Palazzo Chigi: “i primi vincitori dei due concorsi non saliranno in cattedra prima di settembre 2020, mentre dopo l’estate ci sarà un nuovo record di supplenti”, sintetizza con estrema lucidità Il Corriera della Sera. Il primo quotidiano nazionale, inoltre, pubblica un’ipotesi tutt’altro che peregrina, ovvero “che l’accordo siglato ieri con grande soddisfazione dai sindacati in realtà non faccia ancor più comodo al Governo che invece di coprire i posti che si svuoteranno con dei docenti assunti a tempo indeterminato, in questo modo ancora per qualche anno potrà evitare di pagare le ferie estive a decine di migliaia di supplenti”.

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Brexit senza accordo

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 giugno 2019

Data l’incertezza che nel Regno Unito continua a circondare la ratifica dell’accordo di recesso concordato con il governo del paese a novembre 2018 e in considerazione della situazione politica generale in cui versa il paese sul piano nazionale, l’ipotesi di uscita senza accordo il 1º novembre 2019 resta indubbiamente un esito possibile, seppur non auspicabile.Dal dicembre 2017 la Commissione europea si prepara ad un’uscita senza accordo. Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 18 sono state adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, mentre un accordo politico è stato raggiunto sulla diciannovesima (il regolamento di emergenza sul bilancio dell’UE per il 2019) la cui adozione formale è attesa nel corso di questo mese. La Commissione ha inoltre adottato 63 atti non legislativi e pubblicato 93 avvisi sui preparativi alla Brexit. Data la proroga del termine di cui all’articolo 50, la Commissione ha esaminato tutte queste misure per verificare che continuassero a raggiungere gli scopi voluti, giungendo alla conclusione che restano idonee, e che quindi non serve modificarle nella sostanza né prevedere nuove misure prima della nuova data di recesso.La Commissione ricorda che spetta ai singoli portatori di interessi prepararsi ad ogni evenienza. Poiché l’uscita senza accordo resta uno degli esiti possibili, la Commissione raccomanda vivamente a tutti loro di approfittare dei tempi della proroga per fare il necessario per prepararsi al recesso del Regno Unito dall’UE. La comunicazione odierna passa in rassegna gli ampi preparativi effettuati nell’UE a 27 in settori quali i diritti dei cittadini in materia di soggiorno e di sicurezza sociale, le dogane e la fiscalità, i trasporti, la pesca, i servizi finanziari e i medicinali, dispositivi medici e sostanze chimiche.In caso di uscita senza accordo il Regno Unito diventerà un paese terzo senza che intervenga un regime transitorio. Dal momento dell’uscita tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso: le perturbazioni per cittadini e imprese sarebbero ovviamente considerevoli e le conseguenze economiche gravi, con un impatto – fatte le debite proporzioni – di gran lunga superiore nel Regno Unito che negli Stati membri dell’UE a 27.Come indicato dal Presidente Juncker dinanzi al Parlamento europeo il 3 aprile 2019, in caso di uscita senza accordo il Regno Unito dovrebbe obbligatoriamente affrontare le tre questioni principali riguardanti la separazione prima che l’UE prenda in considerazione l’avvio di discussioni sulle future relazioni. Le questioni vertono sulla necessità di: 1) tutelare e difendere i diritti dei cittadini che hanno esercitato il diritto alla libera circolazione prima della Brexit, 2) onorare gli obblighi finanziari assunti dal Regno Unito in qualità di Stato membro, 3) mantenere la lettera e lo spirito dell’accordo del Venerdì santo e la pace nell’isola d’Irlanda, nonché l’integrità del mercato interno.Preparativi e misure di emergenza dell’UE per un’uscita senza accordo: mantenere alta l’attenzione in determinati settoriPrepararsi al recesso del Regno Unito è un impegno comune delle amministrazioni pubbliche e degli operatori economici. La Commissione ha tenuto approfondite discussioni tecniche con gli Stati membri dell’UE a 27 sia su questioni generali per quanto concerne i preparativi e le misure di emergenza che su specifiche questioni settoriali, giuridiche e amministrative. Ha anche visitato tutte le capitali degli Stati membri dell’UE a 27, constatando ovunque un elevato grado di preparazione degli Stati membri a tutti gli scenari possibili.

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Accordo tra Fondazione Italia Cina e Host Consulting

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 Mag 2019

Dopo la proficua collaborazione con la Scuola di Formazione Permanente dello scorso anno, Host Consulting e Fondazione Italia Cina hanno siglato nel mese di marzo un accordo di durata annuale per rilanciare la presenza online della Fondazione e migliorare le performance della stessa.HOST CONSULTING, società di consulenza nel campo del marketing e della comunicazione, specializzata in Education Marketing, è ora socio sostenitore della Fondazione, in un’ottica di condivisione massima degli obiettivi. La Società si occuperà di intraprendere attività di marketing, di formulare strategie di comunicazione online orientate agli stakeholder della Fondazione e della formazione del personale interno su argomenti afferenti ai canali digitali di comunicazione.“L’ampiezza delle competenze e l’esperienza maturata sul campo negli anni permettono a Host Consulting di fornire consulenza strategica a realtà formative di qualsiasi dimensione, private o pubbliche, istituzioni con una lunga storia alle spalle o start-up in fase di lancio” – si legge nel comunicato diffuso dalla Fondazione.Host Consulting è felice di lavorare ancora una volta al fianco di una realtà di tale rilevanza e di poter collaborare con i Responsabili di ciascuna delle Unit che compongono la Fondazione: per i servizi alle imprese, Marco Bettin; per la formazione e la Scuola Permanente, Francesco Boggio Ferraris; per il Centro Studi e la divulgazione scientifica, Filippo Fasulo; per la Comunicazione, Silvia Cravotta. Porge, inoltre, un ringraziamento speciale a Vincenzo Petrone, Direttore Generale della Fondazione.Nell’ambito della collaborazione, Host Consulting avrà l’opportunità di interfacciarsi, inoltre, con aziende del calibro di Alibaba, Huawei e WeChat.

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Presentazione al Senato dell’accordo Italia-Cina sulla Via della Seta senza dimenticare il bombardamento di Belgrado e le sanzioni all’Iran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 Mag 2019

Riceviamo e pubblichiamo da Vincenzo Brandi (fonte: jure LT) Mittente: brandienzo via ComitatoNoNato. Venerdì 10 maggio presso un’aula del Senato è stato presentato l’accordo Italia-Cina che dovrebbe portare al potenziamento di alcuni porti italiani quali terminali europei del grande asse commerciale ed economico tra Cina-Asia Meridionale- Medio Oriente- Africa Settentrionale ed Europa. Il progetto, cui hanno già aderito numerosi paesi delle aree interessate, dovrebbe apportare grandi vantaggi economici e favorire il commercio tra i paesi aderenti.L’ambasciatore cinese ed un professore della più famosa università cinese hanno sottolineato gli aspetti anche culturali dell’accordo che crea legami più stretti tra paesi di antichissima civiltà in relazione tra loro già ai tempi dell’Impero Romano, per non parlare di Marco Polo e del gesuita Ricci, italiani alla corte di Pechino. Hanno detto che l’accordo è un esempio di un sistema internazionale di relazioni multilaterali su un piano di parità in assenza di tentazioni egemoniche, e che segnerà un nuovo “Rinascimento” per i paesi aderenti, sull’esempio del Rinascimento italiano di 500 anni fa.La Ministra per il Mezzogiorno Barbara Lezzi (5Stelle) ha dichiarato che l’accordo porterà al rilancio non solo dei porti di Trieste, Genova e Vado Ligure, ma anche dei porti dell’Italia Meridionale (Taranto, Gioia Tauro, Palermo ….), ricordando la visita a Palermo del Presidente cinese Xi Jin Ping. Ha ricordato che alcuni tipici prodotti italiani, come le arance siciliane, sono molto richiesti in Cina e che l’accordo favorirà l’esportazione di questi prodotti.La moderatrice Maria Novella Rossi (giornalista RAI che si è dimostrata ben informata su argomenti di storia e politica internazionale) ha ricordato che la Cina non è mai stata un paese con pulsioni colonialiste e che sta solo riprendendo il ruolo che le compete sul piano internazionale in collaborazione paritaria con i paesi che accettano di sfruttare un’enorme occasione di rilancio dell’economia internazionale dopo la grande stagnazione degli ultimi 10 anni, la più grave dalla fina della Seconda Guerra Mondiale.L’economista Vladimiro Giacchè ha mostrato con una puntuale analisi economica come i miglioramenti infrastrutturali previsti assicureranno vantaggi economici consistenti a tutti i paesi che aderiranno all’accordo.Il dirigente italiano Donati della terza compagnia di trasporti marittimi del mondo, la cinese COSCO, ha ricordato che i porti italiani non sono attrezzati per ricevere le grandi navi di trasporto di ultima generazione e che i miglioramenti che saranno apportati nel settore favoriranno il commercio nei due sensi ( cioè non solo per l’importazione di prodotti cinesi, ma anche per l’esportazione verso la Cina e paesi terzi).
Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (5Stelle) ha sottolineato – con un intervento moderato nella forma, ma incisivo nella sostanza – come questo accordo, criticato ed osteggiato dagli USA, da vari paesi europei e dall’opposizione interna italiana, è una manifestazione di indipendenza e spirito di iniziativa da parte del Governo italiano. Ha ironizzato sul fatto che vari paesi hanno criticato l’Italia per aver preso questa iniziativa, mentre in realtà stavano studiando in segreto il modo per aderire all’accordo, rimanendo indispettiti per essere stati preceduti dall’Itala.
Particolarmente incisivo, fino ad assumere toni polemici difficili da registrare in una sede così paludata, è stato l’intervento del giornalista Alberto Negri. Ha affermato che per capire ciò che succede, e l’importanza dello scontro in atto, è necessario partire da 20 anni fa quando l’aviazione americana bombardò l’ambasciata cinese di Belgrado. A questo sanguinoso “avvertimento” nei confronti della Cina (rea di sostenere il Governo di Belgrado diretto da Milosevic) seguì la beffa delle spudorate dichiarazioni del capo della CIA Tenet secondo cui i morti cinesi sotto le bombe erano dovuti al fatto che i servizi di informazione USA “non avevano mappe aggiornate”. Negri ha ricordato anche il servilismo dimostrato da vari Governi italiani, non solo nel caso del bombardamento della Jugoslavia, cui l’Italia ha attivamente partecipato, ma anche in molti altri casi successivi. Secondo Negri il caso più grave è stata la partecipazione dell’Italia nel 2011 all’attacco della NATO contro la Libia, che ha comportato il tradimento aperto verso il Governo alleato di Gheddafi ed alla fine è risultato il più grave scacco di politica internazionale subita dall’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, viste le attuali condizioni della Libia. Il giornalista ha anche denunciato il servilismo dimostrato dall’Italia aderendo, contro i suoi interessi, alle sanzioni contro l’Iran. Ha ricordato che l’ENI non ha nemmeno sfruttato la moratoria di 6 mesi concessa dagli USA per per permettere all’Italia l’acquisto di petrolio iraniano, tagliando subito le relazioni economiche con l’Iran. Ha concluso affermando che le sanzioni all’Iran, che potrebbero a breve trasformarsi in un’aggressione militare condotta di comune accordo dagli alleati Stati Uniti – Israele – Arabia Saudita, sono anche e soprattutto un attacco alla Cina mediante il blocco della Belt&Road di cui l’iran è un nodo essenziale (insieme alla Siria).
Infine il Senatore Vito Petrocelli (5Stelle), concludendo i lavori, ha ribadito, con toni moderati, ma con chiarezza, concetti già espressi dal sotto-segretario Di Stefano. In definitiva una manifestazione dai contenuti più positivi di quanto ci si potesse aspettare.
(a cura di Vincenzo Brandi)

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Scuola: 17 maggio uno sciopero contro un accordo che non risolve i problemi della scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 Mag 2019

Il giovane sindacato risponde all’appello dei Cobas Scuola per una mobilitazione unitaria. Troppi annunci e poca concretezza nell’intesa fra governo e sindacati. Appuntamento davanti a Montecitorio. Pacifico, presidente Anief: “Chi crede nel nostro lavoro, non vuole la regionalizzazione, chiede stipendi adeguati e risposte diverse su carriera, reclutamento, mobilità stia al nostro fianco giorno 17”Scioperare contro un accordo inutile. Scioperare per riaprire il tavolo a soluzioni diverse da quelle prospettate dal governo e accettate dai sindacati. Scioperare per una scuola giusta. Anief risponde all’appello dei Cobas Scuola sulla necessità di una manifestazione unitaria e invita tutte le RSU di scuola e università a non sospendere lo stato di agitazione per rispondere all’intesa per nulla concreta tra governo e parti sociali.
Molteplice il senso della mobilitazione e della protesta in programma a Roma, davanti a Montecitorio, del prossimo 17 maggio, perché non c’è chiarezza e non c’è spazio per novità migliorative nei propositi emersi dall’incontro tra Governo e sindacati svoltosi a Palazzo Chigi nella notte tra il 23 e il 24 aprile; un appuntamento da cui Anief, ormai sindacato rappresentativo, è stato ingiustamente escluso.
I passi indietro annunciati sulla regionalizzazione, ad esempio, confliggono su quanto portato avanti dal governo, specie dalla sua componente leghista, sull’autonomia differenziata. E non si specifica da chi dipenderà il personale docente e Ata assunto, si accenna vagamente a un sistema nazionale di reclutamento e di un unico stato giuridico.
Il giovane sindacato autonomo esprime anche perplessità sugli annunciati aumenti degli stipendi (a tre cifre, cioè di almeno 100 euro), un provvedimento che andrebbe in rotta di collisione con il Documento di economia e finanza, in cui si indica chiaramente una riduzione, uniforme e durevole nel tempo, della spesa per il comparto Scuola di circa 8 punti percentuali, addirittura fino al 2045, e di incrementi stipendiali legati alla sola indennità di vacanza contrattuale, comunque non applicata in modo completo.
Nell’accordo governo-sindacati, prima di tutto, non ci sono riferimenti sulla parità di trattamento tra personale di ruolo e precario. Poi il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, continua a indicare il concorso come unica via per il reclutamento, ma serve ben altro. Resta sotto accusa, per Anief, il blocco del doppio canale di reclutamento e dei corsi abilitanti che lascia migliaia di insegnanti abilitati fuori dalle graduatorie ad esaurimento e altrettanti precari storici sempre come supplenti. Per loro tante parole e pochi fatti, come pure per i diplomati magistrale, pari ad oltre 50 mila estromessi incredibilmente dal Consiglio di Stato. Non va meglio agli Ata, per i cui diritti ci sono solo impegni generici.

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Scuola: Accordo sul precariato inutile se non si riaprono le GaE

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 aprile 2019

Nel corso della trasmissione radiofonica di stamani Radio 1 “Tutti in classe”, è intervenuto il presidente del giovane sindacato Marcello Pacifico, che si è espresso su stipendi e Graduatorie a esaurimento. Tra gli ospiti anche il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano. Marcello Pacifico (Anief): Intanto ci piacerebbe partecipare ai tavoli, visto che siamo stati dichiarati rappresentativi dall’Aran, in seguito alle elezioni Rsu svoltisi un anno fa. Noi continuiamo a portare avanti le nostre proteste.Il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, ai microfoni di Radio 1, si è espresso sulla riapertura delle Graduatorie a esaurimento affermando la necessità che ciò avvenga. “Siccome lo Stato italiano chiama ogni anno più di 100mila supplenti per insegnare ai nostri ragazzi, bisogna adeguare l’organico di fatto a quello di diritto. È necessario far in modo che ogni volta che si chiama un supplente, e per più di un anno, il posto che ricopre sia dato in ruolo. Il Miur purtroppo continua a ignorare questa necessità, anche per questioni economiche, poiché, come è noto, un insegnate precario costa meno di uno di ruolo”. “Certamente i concorsi non bastano: verranno chiamati sempre dei supplenti, lo stesso. Ecco il paradosso tutto italiano: migliaia di cattedre andate deserte, come è accaduto l’estate scorsa, e migliaia di supplenti che rimangono precari”, ha concluso il presidente Pacifico.

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Brexit: Il Regno Unito uscità senza accordo?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

A seguito della richiesta del primo ministro Theresa May, giovedì 21 marzo il Consiglio europeo (articolo 50) ha concordato di prorogare la data dell’uscita del Regno Unito al 22 maggio 2019, a condizione che l’accordo di recesso sia approvato dalla Camera dei comuni entro il 29 marzo 2019. In caso di mancata approvazione entro questa data, il Consiglio europeo ha accettato una proroga fino al 12 aprile 2019. In questo scenario, il Regno Unito dovrebbe indicare la via da seguire prima di tale data.
In caso di uscita senza accordo, il Regno Unito diventerà un paese terzo senza regime transitorio. Da quel momento tutto il diritto primario e derivato dell’UE cesserà di applicarsi al Regno Unito e non vi sarà il periodo di transizione previsto dall’accordo di recesso, il che ovviamente causerà notevoli disagi ai cittadini e alle imprese.
In questo scenario, le relazioni del Regno Unito con l’UE saranno disciplinate dal diritto pubblico internazionale generale, che comprende le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. L’UE sarà tenuta ad applicare immediatamente la propria normativa e le proprie tariffe alle frontiere con il Regno Unito, inclusi i controlli e le verifiche del rispetto delle norme doganali, sanitarie e fitosanitarie e la verifica di conformità alle norme dell’UE. Nonostante i notevoli preparativi delle autorità doganali degli Stati membri, i controlli potrebbero causare importanti ritardi alla frontiera. Inoltre, i soggetti del Regno Unito non potranno più essere ammessi a beneficiare delle sovvenzioni dell’UE e a partecipare alle procedure di aggiudicazione degli appalti dell’UE secondo le attuali modalità. Analogamente, i cittadini britannici non saranno più cittadini dell’Unione europea, e saranno sottoposti a controlli supplementari quando attraversano le frontiere nell’UE. Anche in questo ambito gli Stati membri hanno effettuato importanti preparativi nei porti e negli aeroporti per garantire la maggiore efficienza possibile dei controlli, ma potranno comunque verificarsi dei ritardi.
Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 17 proposte sono state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È attualmente in corso l’adozione formale di tutti gli atti da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Due proposte saranno finalizzate dai due colegislatori a tempo debito.

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Siglato accordo di collaborazione tra INGV e ENAC

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Il Presidente dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC), Nicola Zaccheo, e il Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Carlo Doglioni, hanno sottoscritto un Accordo quadro tra i due Enti.Al fine di definire le modalità di gestione dell’intesa e le attività di comune interesse, tale Accordo prevede l’istituzione di un Comitato di Cooperazione cui parteciperanno il Direttore Generale INGV Maria Siclari e tre rappresentanti dell’Istituto e, per ENAC, altrettanti rappresentanti con il Vice Direttore Generale Alessandro Cardi. Oggetto dell’Accordo, lo scambio di conoscenze tecniche e scientifiche e la collaborazione nei settori strategici delle ceneri vulcaniche dello Space Weather e dell’utilizzo sperimentale di droni per gli scopi di ricerca e monitoraggio sismico, vulcanico e ambientale.
Viene così formalizzata la collaborazione istituzionale tra i due Enti già posta in essere fin dal 2006, finalizzata al mantenimento e al miglioramento degli standard di sicurezza della navigazione aerea nazionale ed internazionale attraverso il costante monitoraggio dell’attività dei vulcani italiani, la puntuale informazione per gli stakeholders aeronautici e l’applicazione delle procedure di contingenza per l’erogazione dei servizi di navigazione aerea sugli aeroporti italiani prossimali ai vulcani attivi, in aderenza a quanto previsto dagli standard normativi nazionali ed internazionali.In particolare sarà assicurato il supporto dell’INGV, con i suoi due Osservatori vulcanologici nazionali accreditati presso l’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale (ICAO – International Civil Aviation Organization), per le attività di competenza dell’ENAC relative alle esercitazioni ICAO VOLCEX. Tali esercitazioni riguardano l’osservazione e la previsione della dispersione delle nubi di cenere vulcanica, per l’applicazione delle procedure previste dall’EUR NAT Volcanic Ash Contingency Plan.Inoltre, in linea con le recenti determinazioni ICAO sull’obbligo di fornire i prodotti e i servizi di Space Weather per l’assistenza alla navigazione aerea internazionale, l’Accordo comprende le attività svolte dall’INGV, anche nell’ambito del Consorzio Europeo PECASUS, per l’osservazione dei fenomeni che avvengono nella ionosfera e nella magnetosfera e la previsione dei fenomeni di Space Weather.

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Latte: trovato l’accordo, per 74 centesimi al litro

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

Sul prezzo del latte si è trovato l’accordo a 74 centesimi al litro.”Ottima notizia. Siamo sempre favorevoli ad un libero accordo tra le controparti, in questo caso tra rappresentanti dei pastori e aziende di trasformazione, così come è un bene che il Governo ed il Prefetto abbiano svolto un ruolo di mediazione tra le parti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Sarebbe stato invece inaccettabile l’imposizione di un prezzo politico ad 1 euro come si voleva fare inizialmente. Un ricarico del 66,6% che sarebbe stato traslato sui consumatori finali” prosegue Dona.”Resta da capire come mai il libero mercato non funzionasse e per questo attendiamo un pronunciamento dell’Antitrust” conclude Dona.

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Libia. Urso (FdI): aprire riflessione dopo accordo al Serraj-Haftar

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2019

“Sulla situazione libica e sul ruolo dell’Italia al riguardo, in particolar modo dopo l’accordo raggiunto ad Abu Dhabi tra il presidente del Governo di accordo nazionale Fayez al Serraj e il maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico, è necessario aprire una riflessione. Questo perchè l’accordo riscrive l’architettura internazionale libica e pone una data, se verrà rispettata, per potenziali elezioni generali. La nostra politica nazionale dovrebbe utilizzare un solo linguaggio, volto a tutelare i nostri interessi, ma purtroppo finora tutto ciò non c’è stato. Lo conferma l’incontro di queste ore a Roma del vicepremier Salvini con il suo omologo libico, per cercare disperatamente di rimediare ad una difficile situazione di isolamento determinata proprio dal Governo con le sue posizioni arroganti. A questo si aggiunge una carenza complessiva di considerazione di quello che è l’interesse nazionale e dei prioritari interessi strategici di politica estera, militare ed economica su cui dislocare le forze che noi abbiamo. E purtroppo, giorno dopo giorno, questa maggioranza non ha idea di quelli che sono gli interessi della nostra Nazione e come essi vadano declinati”. Così il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, nel corso del convegno “Francia vs Italia: addio Libia”.

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Scuola: Accordo Bussetti-Grillo per promuovere la salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 marzo 2019

Anief lo ritiene un bene certamente per gli studenti, ma bisogna affrontare anche il tema per gli insegnanti, il cui lavoro ancora non è stato definito come usurante, nonostante i dati certificati dall’ISTAT. Marcello Pacifico: Speriamo che l’intesa raggiunta dal Ministro dell’Istruzione e dal Ministro della Salute che impegna i due dicasteri a diffondere sani stili di vita tra gli studenti e a inserire nel loro percorso di studi la promozione della salute non rimanga lettera morta. Sempre sul tema della salute, Anief ribadisce il suo sì all’approvazione del ddl AS 770 che abroga gli obblighi vaccinali introdotti dalla Legge Lorenzin e rimodula tutto in un’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni, nel rispetto della Cedu. Il caso di questi giorni del bambino vittima della leucemia che non potrà frequentare la scuola a Roma è assurdo. Occorre poi collocare la professione dell’insegnante tra quelle usuranti, in modo da prevenire tante malattie che insorgono a seguito del burnout, che nella scuola continua a non essere riconosciuto
Costruiamo i presupposti che ci portino “verso una Scuola che promuove salute”: è questo il titolo e l’intento da perseguire a seguito della sottoscrizione del documento presentato nei giorni scorsi dal Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, e dal Ministro della Salute, Giulia Grillo, che impegna i due dicasteri a diffondere l’educazione a corretti e sani stili di vita tra gli studenti e a inserire nel loro percorso di studi la promozione della salute come proposta educativa continuativa e integrata, a partire dalla scuola dell’infanzia e fino alla secondaria di secondo grado. L’obiettivo è rendere la promozione della salute trasversale nel percorso formativo dei giovani. Nel rispetto dell’autonomia, ogni scuola potrà strutturare percorsi per il benessere psicofisico dei bambini e dei ragazzi, lavorare al miglioramento della qualità dei luoghi di studio, promuovere corretti stili di vita come, ad esempio, mangiare sano e fare attività fisica. Aprendosi anche al territorio e rafforzando la collaborazione con il servizio sanitario e le comunità locali.
Anief ribadisce il suo sì all’iniziativa come all’approvazione del disegno di legge AS 770 che abroga gli obblighi vaccinali rigidamente introdotti dalla Legge Lorenzin e rimodula tutto nella promozione di un’adesione volontaria e consapevole alle vaccinazioni, nel rispetto della Cedu”.

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Accordo sulle nuove regole UE sul copyright nell’era digitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Creativi e editori avranno più forza per negoziare con i giganti del web la giusta remunerazione del diritto d’autore, grazie a un accordo raggiunto mercoledì notte.
L’accordo raggiunto tra i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio mira a garantire che i diritti e gli obblighi derivati dal copyright si applichino anche a Internet. YouTube, Facebook e Google News sono tra le aziende più direttamente interessate da questa legislazione.I co-legislatori si sono inoltre impegnati a garantire che Internet rimanga uno spazio di libera espressione. I frammenti degli articoli di cronaca potranno così continuare ad essere condivisi senza violare il diritto d’autore, così come le GIF e i meme.I giganti del web dovranno condividere i ricavi con artisti e giornalisti. L’accordo mira a rafforzare la posizione dei titolari dei diritti d’autore, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché gli editori di notizie, al fine di negoziare accordi migliori per la retribuzione per l’uso delle loro opere sulle piattaforme online.
Come regola generale, la condivisione di frammenti di articoli non sarà soggetta al diritto d’autore. Tuttavia, l’accordo contiene anche misure per evitare che gli aggregatori di notizie abusino di questa concessione. Il cosiddetto “snippet” potrà quindi continuare ad apparire nel newsfeed di Google News, ad esempio, o ad essere condiviso su Facebook, a condizione che il testo sia “molto breve”.Il caricamento di opere protette a scopo di citazione, critica, recensione, caricatura o parodia è protetto, assicurando che meme e GIF continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.
Il testo specifica inoltre che il caricamento di opere su enciclopedie online a scopi non commerciali, come Wikipedia, o piattaforme software open source, come GitHub, sarà automaticamente escluso dalle nuove regole. Le piattaforme start-up saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quelle più consolidate.
Gli autori e gli artisti, interpreti o esecutori, potranno chiedere al distributore una remunerazione aggiuntiva per lo sfruttamento dei loro diritti, quando la remunerazione originariamente concordata è sproporzionatamente bassa rispetto ai benefici che ne deriva per il distributore.
Attualmente, le società di internet sono poco incentivate a firmare accordi di licenza equi con i titolari dei diritti, in quanto non sono considerate responsabili dei contenuti che i loro utenti caricano. Sono soltanto obbligate a rimuovere i contenuti che violano i diritti su richiesta degli autori. Tuttavia, ciò è oneroso per gli autori e non garantisce loro un reddito equo. L’introduzione della responsabilità per le società online aumenterà le possibilità dei titolari dei diritti (in particolare musicisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori di notizie e giornalisti) di ottenere accordi di licenza equi, con una remunerazione più giusta per l’uso delle loro opere sfruttate in forma digitale.
L’accordo deve ora essere approvato dai rappresentanti del Consiglio, dalla commissione parlamentare per gli affari giuridici e dalla plenaria del Parlamento.

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