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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘accusa’

Alloggio servizio all’ex-ministro: si sgonfia l’accusa

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Elisabetta Trenta a 24Mattino su Radio 24: “Lasceremo la casa nel tempo che ci sarà dato il trasloco”. Elisabetta Trenta annuncia che lascerà l’appartamento: “Mio marito, titolare dell’alloggio, sta presentando istanza di rinuncia della casa. Pur essendo tutto regolare lo fa per salvaguardare la serenità della famiglia”. Così l’ex ministra della Difesa a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24 e alla domanda: quando lascerà l’appartamento risponde: “nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco, per rimettere a posto la nostra vita da un’altra parte”.
Elisabetta Trenta a 24Mattino su Radio 24: “Non sono stata trattata bene, nessuno mi ha chiamata prima di giudicare”
“Non sono stata trattata bene ma credo nel Movimento e non voglio abbandonarlo. Quello che mi è dispiaciuto è che prima di parlare e giudicare nessuno mi ha chiamata. Ho parlato con Di Maio e credo abbia capito le mie ragioni ma prima di condannare bisogna parlarsi e un comandante deve difendere i propri uomini.” Lo afferma Elisabetta Trenta, ex ministra della Difesa a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24.
Elisabetta Trenta a 24Mattino su Radio 24: “Forse da ministro ho dato fastidio a qualcuno”
“Forse ho dato fastidio a qualcuno quando facevo il ministro, si è speculato sulla mia privacy dicendo che avevo fatto una domanda fatto all’Aise (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, ndr) ma se queste cose sono state messe insieme ci sarà qualche motivo…” Lo afferma Elisabetta Trenta, ex ministra della Difesa a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24.

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Papa Francesco e la “Mirabile eresia”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 Maggio 2019

L’accusa di eresia mossa a papa Francesco da un gruppo di scribi che ha ora ripreso e aggravato la denuncia, sfrontatamente denominata “Correctio filialis”, già presentata contro di lui il 16 luglio 2017, è una cosa meravigliosa.
Per sostenere infatti l’anatema e le conseguenti dimissioni o deposizione del papa, il pamphlet riunisce in un’unica sezione alcuni passaggi dell’Esortazione “Amoris laetitia” e la citazione di “atti, parole e omissioni” di papa Francesco che, letti tutti insieme, sono una straordinaria affermazione di libertà, verità e misericordia evangeliche; moniti che anzi dovrebbero essere affissi nelle sacrestie di tutte le chiese perché predicatori celebranti e confessori vi si ispirino per trasmettere ai fedeli in omelie e parole finalmente persuasive l’anelito a seguire le vie di Dio e ad assaporarne l’amore.
Del resto non si potrebbe fare una lode più grande a un cristiano e in modo più ficcante definirne l’identità che imputarlo di eresia. È il peccato rimproverato a Gesù, fin da quando nella sinagoga di Nazaret annunziò misericordia e non vendetta di Dio e perciò già allora volevano gettarlo dalla rupe, e per questo fu poi arrestato nel Sinedrio, per aver rivelato l’universale paternità di Dio: la sua religione ne era messa a rischio, Anna e Caifa avevano tutte le ragioni per metterlo a tacere. E dopo la resurrezione, quando ancora non c’era né Chiesa né religione cristiana, di certo erano eretici per la religione del tempio Pietro e Giovanni che proprio lì annunciavano Gesù e la resurrezione dei morti, meritandosi la prigione. Ed eretico è lo Spirito Santo, che pure invochiamo come guida e maestro, ma non si sa da dove viene e dove va, e la ragione di questo andare e venire è di condurci a tutta la verità, che appunto tutta ancora non conosciamo, sicché proprio lui è il latore nel mondo dell’eresia divina; e c’è un non capire oggi, che dovrà capire domani, che perfino Pietro ha ricevuto come compito.
Invece i lillipuziani che vogliono correggere il papa, e stanno tentando di sollevargli contro la Chiesa (perché quella lettera del 30 aprile altro non è che un appello alla sedizione) credono di sapere tutto, credono di avere in mano tutto, credono di avere in pugno Dio stesso che fin lì deve andare e non oltre, deve stare nei limiti che loro stessi gli hanno assegnato, che corrispondono al loro “deposito” di cui come fondamentalisti e integristi hanno la chiave (la naftalina è già dentro); e di tutte le ricchezze del cielo e della terra e di tutte le teologie delle Chiese e dei santi sanno solo il Concilio di Trento, che nelle pezze d’appoggio per l’accusa di eresia è citato a ogni piè sospinto, 13 volte (e il Concilio Vaticano Primo, 10 volte). A leggere il corredo dei testi canonici che essi hanno allegato per definire la vera fede, che sarebbe negata nella Chiesa di oggi, ci è tornata alla mente una facezia che si raccontavano i Padri al Concilio Vaticano II, quando negli intervalli si recavano ai due bar installati dietro alle tribune, scherzosamente chiamati l’uno “Bar Jona” e l’altro “Bar Abba”. Si diceva che una mattina il cardinale Ottaviani, il gran carabiniere dell’ortodossia, prefetto del Sant’Uffizio e come tale predecessore dei cardinali Ratzinger e Müller, svegliatosi tardi saltò su un tassì chiedendo di essere portato subito al Concilio. Nel tragitto si addormentò, e quando si svegliò si accorse che il tassì viaggiava fuori Roma, in aperta campagna; allarmatissimo disse all’autista: “ma dove andiamo, le ho detto di portarmi al Concilio”. E quello rispose: “Certo, Eminenza, la sto portando al Concilio di Trento”.
Il Concilio di Trento ha segnato tutta una stagione della vita della Chiesa, controriforma, divisione dei cristiani, lotta alla modernità. Bisogna leggere “Il paradigma tridentino” dello storico Paolo Prodi per sapere quanto l’aver ristretto il sacro nei bastioni di Trento sia costato alla Chiesa e alla stessa umanità contristata nella sua gioiosa fruizione di Dio; ad ogni modo, come nella sua autobiografia ha scritto quel grande storico del Tridentino che fu Hubert Jedin, “l’epoca tridentina della storia della Chiesa è tramontata” e proprio il Vaticano II ha fatto di ciò un “patrimonio comune” e ha elaborato il “commiato da Trento”, avvertito “come il maggior ostacolo alla riunificazione dei cristiani”.
Non a caso il papa è accusato dai restauratori di oggi di indulgere alle idee di Lutero, di essere andato a celebrarlo a Lund, di aver fatto dare la comunione in san Pietro a un gruppo di luterani e di aver perfino presieduto alla sala Nervi un incontro di cattolici e protestanti usando loro la cortesia di metterci una statua del riformatore tedesco.
Ma questo svela anche qual è la vera posta in gioco, che non è il caso specifico della disciplina del matrimonio indissolubile e della comunione ai divorziati risposati, materia delle sette eresie contestate al pontefice, ma è la questione della dignità umana, la “Dignitatis Humanae” dell’ultimo Concilio, cioè la questione suprema della libertà delle persone, del primato della coscienza, dei ritmi e dei modi propri di ciascuno di obbedire ai richiami morali e alla guida di Dio, di una Chiesa che non è la padrona dei comportamenti deputata a prescrivere il dover fare dei singoli e di ogni potere, ma è l’ospedale che fascia le ferite e il pastore che guida danzando i popoli ai pascoli lussureggianti di vita, non centrale mondana dell’etica ma veicolo universale di salvezza.
Ed è veramente consolante, dopo secoli di cultura finiti nell’ateismo globale, vedere che le accuse alla Chiesa di papa Francesco sono ora quelle di non condannare eternamente nessuno, di ritenere tutti raggiungibili dalla grazia santificante, di non rinchiudere nessuno nel peccato mortale per lo stato in cui è invece che per quello che fa, di riconoscere la gradualità con cui ciascuno progredisce nella risposta all’amore di Dio e al dettato morale, di far conto del giudizio della coscienza sulla bontà degli atti sessuali, di non usare il corpo del Signore nella comunione come scettro di divisione invece che di unità, di non voler trasformare i confessionali in sale di tortura, di proclamare, insieme ai musulmani (è l’ottava, suprema eresia del papa!) che Dio stesso ama e ha pensato nella sua Sapienza i molti modi e le diverse forme in cui gli uomini si rivolgono a lui, mentre è sempre Dio a prendere l’iniziativa di venirci incontro e di giustificarci.
Ed è proprio questo ciò di cui l’umanità ha bisogno: sentirsi amata, non selezionata tra giustificati e “dannati al fuoco eterno”, ha bisogno di Chiese che capiscano il faticoso viaggiare umano tra le stazioni della libertà, che sappiano che la libertà di coscienza è stata data agli esseri umani da Dio prima ancora della libertà della grazia (Bernardo da Chiaravalle).
Noi comprendiamo che a molti uomini di potere non piaccia la libertà traboccante dalla fede al posto di una libertà centellinata e vigilata dalla legge, e non piace nemmeno ai siti web della campagna anti-Bergoglio, agli ex vaticanisti “embedded” e svezzati in un Vaticano che non c’è più e, perduto quello, persuasi a retrocedere al Sinedrio. Ma questo inno alla gioia, alla libertà, alla misericordia e al perdono che rompe la tristezza dei tempi è così prezioso che nessuna “correctio” potrà soffocare.
Nel nostro sito, nella sezione “Dice Francesco”, pubblichiamo quello che dice Francesco, e con lui altri vescovi, nella sintesi che ne fanno i suoi accusatori, i quali, proprio in tal modo, senza saperlo, ne fanno a sua gloria la più grande apologia.
Dell’assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” del 6 aprile scorso pubblichiamo l’intervento di Luca Attanasio sui “minori migranti” e quello di Antonio De Lellis sul cappio del debito; dal “Foglio” di Torino pubblichiamo un commento sul papa che bacia piedi neri e musulmani. http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it

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L’ultima presa in giro

Posted by fidest press agency su domenica, 23 gennaio 2011

Portare la maggiore età da 18 anni a 17 o addirittura a 16 anni. Questa l’ipotesi che sta crescendo tra le file del Pdl per salvare il premier Silvio Berlusconi dall’accusa di prostituzione minorile nel caso Ruby: far diventare Ruby maggiorenne con una legge, ovviamente retroattiva. Una scandalosa mossa da scacco, ma non da scacco matto visto che sul tavolo rimarrebbe comunque l’accusa di concussione. L’idea porta la firma di Gaetano Pecorella, uno degli avvocati-deputati del Pdl. Oggi quella che era sembrata una bislacca boutade, prende peso visto che a rilanciarla è il capo dei deputati del Popolo della Libertà. L’ipotesi di abbassare la maggiore età “è fra le questione sul tavolo ma non è la questione più urgente” ha confermato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, si legge in un’agenzia Ansa, e trattandosi di un argomento molto delicato quella che può sembrare una fredda conferma, in realtà può essere letta come un mancigno, un imperativo assoluto e urgentissimo perchè i pm di Milano, sulla strada del rito immediato, vanno avanti molto velocemente. Troppo. (Rosario Amico Roxas)

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Nuova accusa per Silvio Berlusconi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2011

Riguardano le feste che si sono tenute nella villa del premier ad Arcore dove, tra le altre escort invitate – a detta della procura di Milano che ha indagato in proposito e sta continuando ad attingere altri riscontri, – vi era una certa Ruby, di origine marocchina, all’epoca minorenne. Stando a quanto si apprende gli inquirenti sarebbero riusciti a ricostruire i “soggiorni” dell’allora minorenne grazie ai tracciati del cellulare di Ruby e altri dati tecnici che non lascerebbero dubbi, circa la natura del reato. Da qui, da parte del procuratore capo, l’accusa al premier dell’utilizzo della prostituzione minorile e con l’aggiunta di concussione per la telefonata che fece alla questura di Milano e tramite un uomo della sua scorta, adducendo, a pretesto del suo interessamento, la circostanza che la ragazza fosse la nipote del capo di stato egiziano. In questo modo si voleva sottrarre alle indagini di polizia e alla curiosità dei cronisti la ragazza ed evitare che la giovane donna rilasciasse dichiarazioni compromettenti. Si pensò di affidarla alla consigliera Minetti del Pdl sottraendola in tal modo ad altre mani. Questo avviso di garanzia risulta  consegnato a Berlusconi sin dal 21 dicembre scorso. Nella circostanza anche  Emilio Fede e Lele Mora, sono accusati di induzione e favoreggiamento aggravato della prostituzione, in concorso con il consigliere regionale della Lombardia Nicole Minetti.  Gli avvocati del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini ritengono che la nuova indagine della procura di Milano è assurda e infondata e rappresenta una gravissima intromissione nella vita privata del presidente del Consiglio.
Anna Maria Fiorillo pm del Tribunale dei Minori, il magistrato che si occupò del caso Ruby la notte tra il 27 e il 28 maggio dello scorso anno, considera ”molto importante che si faccia chiarezza sul ruolo che l’autorità giudiziaria ha svolto nel corso degli eventi e, successivamente, alla ricostruzione dei fatti”. Di certo intende riferirsi alle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni in Parlamento dove descrisse una situazione di assoluta legalità sulla base di quanto emergeva dalle indagini milanesi. Circostanza che non sembra corrispondere alla realtà dei fatti. Pronta la reazione dei fedelissimi del Premier. Per Daniele Capezzone sono accuse inverosimili.
Per Fabrizio Cicchitto, ”è un film che si ripete per l’ennesima volta secondo un preciso disegno”. Per, Mariastella Gelmini: “La giustizia a orologeria è ormai una triste consuetudine a cui gli italiani sono abituati”, Giorgio Stracquadanio si spinge oltre e arriva a dare dei ”talebani” ai magistrati della Procura di Milano. Italo Bocchino afferma “Non abbiamo nulla da commentare, ci stiamo occupando di politica, queste non sono vicende politiche”. La musica cambia se si ascolta Antonio Di Pietro che si chiede polemicamente: “E’ la Procura che perseguita Berlusconi o è Berlusconi che perseguita se stesso?” Per Pierluigi Bersani è “un premier in fuga dal paese e da se stesso, perché non c’è più un governo e lui è costretto ogni giorno ad aggirare sue responsabilità vere o presunte, non possiamo permettercelo”.

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Terzo polo fa Ponzio Pilato

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

“Una decisione dal sapore pilatesco” così Massimo Donadi, presidente dei deputati di IDV, commenta la decisione del Terzo Polo di astenersi sulla mozione di sfiducia a Calderoli presentata da IDV. “La mozione in questione riguarda l’accusa mossa da Idv al ministro Calderoli di aver intenzionalmente e illecitamente abrogato un grave reato previsto dal nostro ordinamento al solo scopo di avvantaggiare 36 dirigenti leghisti che per quel reato erano stati rinviati a giudizio” spiega Donadi. “Queste accuse o sono vere o sono false. In entrambi i casi, chi si proclama difensore delle istituzioni dovrebbe sentire il dovere di votare a favore o contro ma non certo di astenersi. Questa decisione sa tanto di politichese e poco di quello spirito di novità di cui parla tanto il Terzo Polo” conclude il presidente dei deputati di IDV.

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Brunetta ci parla di Cossiga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2010

Non si comprende nulla della vita politica e dell’azione di Francesco Cossiga se non si parte da un sentimento che Egli ha vissuto con profonda convinzione e senza alcuna ipocrisia retorica: l’altissimo senso dello Stato. La stagione in cui fu definito “picconatore”, e fatto oggetto di attacchi concentrici, definito pazzo e pressato alle dimissioni, anche con una messa in stato d’accusa, coincise, in realtà, proprio con il congiungersi fra quel senso dello Stato e la consapevolezza che il vecchio mondo politico, che aveva vissuto nella realtà della guerra fredda, stava terminando i suoi giorni. Aveva ragione Francesco Cossiga. E credo si debbano dire parole chiare, anche relativamente alla vicenda che spinse l’opposizione di sinistra a considerarlo un traditore della Costituzione: egli non volle mai riconoscere al Consiglio Superiore della Magistratura un ruolo d’autonoma iniziativa politica e d’interdizione del legislatore, oltre che del governante. Anche in quel caso ebbe ragione. Anche in quell’occasione seppe vedere più lontano di altri.

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Paolo Grugni: Italian Sharia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 gennaio 2010

Uno spaccato sconvolgente sulla legge islamica nel nostro Paese  Nella provincia toscana,  a Prato, una ragazza marocchina viene uccisa dal padre. Il motivo? Non era una buona musulmana. Durante i giorni che succedono al decesso di Michael Jackson, un italiano scopre che anche la sorella della defunta è stata condannata a morte e per questo ricondotta a Marrakech. Sarà per lui inevitabile tentare di salvarla.  Negli ultimi anni l’opinione pubblica italiana è stata colpita dalle vicende di Hina e Sanaa, uccise dai familiari in provincia di Brescia e di Pordenone, con l’accusa di non aver rispettato le leggi dell’Islam. Eccezionalmente documentato, Italian Sharia racconta un’inedita quanto terribile verità: altre ragazze sono state ricondotte nei loro paesi d’origine per subire la stessa condanna sotto silenzio. La scoperta sconvolgente è il perno di un’indagine letteraria su un tema di straordinaria attualità. Nella critica a ogni estremismo, sia esso religioso, politico o ideologico, il confronto tra culture mostra di fatto quanto l’una non sia meno irragionevole dell’altra. L’Italia stessa affiora così in una nuova prospettiva, come un Paese retrogrado e paradossale, dove vige una laicità solo apparente.
Paolo Grugni vive a Milano, dove è nato nel 1962. Ha pubblicato i romanzi Let it be (Mondadori, 2004; Alacrán, 2006; Jackson Libri, 2008; Giallo Mondadori, 2009), Mondoserpente (Alacrán, 2006; Giallo Mondadori, 2011), Aiutami (Barbera,2008). Il suo racconto 12/9 è apparso nella raccolta Anime nere reloaded (Mondadori, 2008). Pagine 206//Prezzo euro 14,00  Isbn 978 88 8372 478 7

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Giornalista assolto da accusa di diffamazione

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2009

(QP) Era stato querelato per aver pubblicato un articolo affermando che un Sindaco era stato condannato per corruzione: in realtà, la condanna era per abuso d’ufficio.  La Cassazione con la sentenza del 10 dicembre 2008 n.2090 rileva che il fatto raccontato dal giornalista è vero, ma è sbagliata la definizione del fatto-reato, ovvero corruzione anziché abuso d’ufficio: entrambi però sono reati contro la pubblica amministrazione e il Sindaco, con la sua condotta punita penalmente, ha avuto comunque un comportamento lesivo della figura di funzionario pubblico.  Ricordiamo che nel diritto penale vige il divieto di analogia, a differenza del diritto civile, per cui non si può parlare di principio generale in base a questa sentenza: comunque la riteniamo interessante, anche perché riafferma il principio che il giornalista deve sempre attenersi alla verità sostanziale dei fatti, e pubblichiamo qui di seguito un commento in merito dell’avvocato Francesco Cilenti. Nel caso di specie un Sindaco aveva querelato un Direttore di giornale per diffamazione perché nel quotidiano da quest’ultimo diretto, era stato pubblicato un articolo, senza firma, in cui si attribuiva al Sindaco condannato per abuso d’ufficio, la condanna per il reato di corruzione. Meritevole di attenzione è la circostanza che il Sindaco è stato condannato per un fatto di evidente gravità, commesso contro la pubblica amministrazione e caratterizzato dalla strumentalizzazione della funzione pubblica. Se il Sindaco avesse commesso il reato di corruzione, impropriamente attribuitogli nell’articolo, infatti, avrebbe comunque commesso – come per il reato di abuso di ufficio – un delitto contro la pubblica amministrazione, caratterizzato dalla strumentalizzazione della funzione pubblica. In altre parole, il giornalista, attribuendo al Sindaco una condanna per corruzione, piuttosto che per abuso di ufficio, nulla ha fatto se non attribuire al medesimo soggetto una condanna per un delitto contro la pubblica amministrazione. La notizia, dunque, non poteva definirsi, nel caso di specie, scorretta. Concludendo la condotta del giornalista, ad avviso della Corte, non integra il reato di diffamazione. (Avvocato Francesco Cilenti, in sintesi)

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Mobbing subito legge

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2009

“Non possiamo far finta che il fenomeno mobbing non esista: dobbiamo farcene carico attraverso una legislazione ad hoc.” quanto dichiara Claudio Bucci, Consigliere dell’Italia dei Valori alla Regione Lazio, commentando l’arresto di oggi di un direttore d’hotel con l’accusa di violenza sessuale, perpetuata per 2 anni, su una dipendente dell’albergo. “Da anni ho presentato una proposta di legge che vuole tutelare i lavoratori da questa forma di vero e proprio terrore psicologico che il più delle volte diventa anche fisico: non è ammissibile continuare ad assistere ad episodi del genere e rimanere inermi, pur nella consapevolezza che esiste un testo già presentato da tempo sulla materia” aggiunge Bucci “Proprio per questo ritengo importate che il Consiglio regionale del Lazio discuta immediatamente la mia proposta contro il mobbing”. “Tra gli aspetti innovativi e di reale efficacia della proposta di legge” conclude il Consigliere IDV “vi è l’istituzione di sportelli anti-mobbing e un Osservatorio regionale che svolgerà funzioni di controllo, monitoraggio e prevenzione”.

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