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Achille Lauro torna a Roma, al Piper l’atteso concerto tra rap e urban pop

Posted by fidest press agency su martedì, 11 aprile 2017

achille lauroRoma Venerdì 14 aprile ore 21 Piper Club Via Tagliamento,9 Achille Lauro torna a Roma, al Piper con il suo show tra rap e urban pop con tanti ospiti e sorprese. Il tour che prende il nome dall’ultimo cd Ragazzi Madre, pubblicato lo scorso novembre con il suo nuovo collettivo No Face, sancisce la maturazione artistica e il consolidamento del suo stile. Ragazzi Madre rappresenta per l’artista un significato profondo, un concetto che rimanda alla sua storia personale, al di là del mero significato provocatorio della copertina. Lauro De Marinis, questo il vero nome di Achille Lauro che è originario del quartiere Val Melaina, sta portando nelle città italiane i brani del nuovo album assieme al suo produttore Boss Doms e a Dj Pitch8 (cofondatore di No Face). Da Maharaja a Coca Cola Light, da Ulalala a Teatro & Cinema, proponendo anche qualche brano dai precedenti lavori Achille Idol immortale del 2014 e Dio c’è del 2015. Ragazzi Madre è un disco che consegna al passato i cliché del rap italiano e racconta la vita attraverso gli occhi di uno dei giovani artisti più originali e chiacchierati del panorama nazionale. Ragazzi Madre racconta i quartieri e le strade di Achille Lauro senza filtro in cui riesce a catturare la realtà della periferia con lucidità disarmante, senza mettere accenti drammatici e senza enfatizzare gli aspetti più spettacolari o pittoreschi. Ragazzi Madre più che di vita di strada parla della solitudine come motore per l’arte, nella sua urgenza e nella sua ricerca del dettaglio. La sua scrittura innovativa e la sua immagine eccentrica hanno acceso su di lui numerosi riflettori, che l’hanno portato alla ribalta anche oltre la scena hip hop. Un look trasgressivo che strizza l’occhio alla moda, sonorità innovative e argomenti raccontati tra serietà e grottesco, rendono Achille un fuoriclasse del panorama musicale nazionale. (foto: achille lauro)

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7 Ottobre 1985: il dirottamento dell’Achille Lauro

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

achille-laurodi Emanuel Baroz. Il 7 ottobre 1985, mentre compiva una crociera nel Mediterraneo, al largo delle coste egiziane, venne dirottata da un commando del Fronte di Liberazione della Palestina. A bordo erano presenti 201 passeggeri e 344 uomini di equipaggio.
Dopo frenetiche trattative diplomatiche si giunse in un primo momento ad una felice conclusione della vicenda, grazie all’intercessione dell’Egitto, dell’OLP di Arafat (che in quel periodo aveva trasferito il quartier generale dal Libano a Tunisi a causa dell’invasione israeliana del Libano) e dello stesso Abu Abbas (uno dei due negoziatori, proposti da Arafat, insieme a Hani El Hassan, un consigliere dello stesso Arafat ), che convinse i terroristi alla resa in cambio della promessa dell’immunità.
Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico: l’episodio provocò la reazione degli Stati Uniti. L’11 ottobre dei caccia statunitensi intercettarono l’aereo egiziano (un Boeing 737), che, secondo gli accordi raggiunti (salvacondotto per i dirottatori e la possibilità di essere trasportati in un altro paese arabo), conduceva in Tunisia i membri del commando di dirottatori, lo stesso Abu Abbas, Hani El Hassan (l’altro mediatore dell’OLP) oltre ad degli agenti dei servizi e diplomatici egiziani, costringendolo a dirigersi verso la base NATO di Sigonella, in Italia, dove fu autorizzato ad atterrare poco dopo la mezzanotte.
L’allora presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppose tuttavia all’intervento americano, chiedendo il rispetto del diritto internazionale e sia i VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) che i carabinieri di stanza all’aeroporto si schierarono a difesa dell’aereo contro la Delta Force statunitense che nel frattempo era giunta su due C-141. A questa situazione si aggiunse un altro gruppo di carabinieri, fatti giungere da Catania dal comandante generale dei carabinieri (il generale Riccardo Bisogniero). Si trattò della più grave crisi diplomatica del dopoguerra tra l’Italia e gli Stati Uniti, che si risolse cinque ore dopo con la rinuncia degli USA ad un attacco all’aereo sul suolo italiano. I quattro membri del commando terrorista vennero presi in consegna dalla polizia e rinchiusi nel carcere di terroristaSiracusa e furono in seguito condannati, scontando la pena in Italia. Per il resto della giornata vi furono numerose trattavive diplomatiche tra i rappresentanti del governo italiano, di quello egiziano e dell’OLP. Alla ripartenza dell’aereo con destinazione Ciampino si unirono al veivolo egiziano un veivolo del SISMI (Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare) che era nel frattempo giunto con l’ammiraglio Fulvio Martini (che nelle prime ore della crisi era stato costretto a seguire le trattative solo per via telefonica) e a una piccola scorta di due F-104S decollati dalla base di Gioia del Colle e altri due decollati da Grazzanise, voluta dallo stesso Martini. Nel frattempo un F-14 statunitense decollò dalla base di Sigonella senza chiedere l’autorizzazione e senza comunicare il piano di volo e cercò di rompere la formazione del Boeing e dei velivoli italiani, sostenendo di voler prendere in consegna il veivolo con Abbas a bordo, venendo però respinto dagli F-104 di scorta. Una volta giunti a Ciampino, intorno alle 23:00, un secondo aereo statunitense, fingendo un guasto, ottenne l’autorizzazione per un atterraggio di emergenza e si posizionò sulla pista davanti al velivolo egiziano, impedendone un’eventuale ripartenza. Su ordine di Martini al caccia venne allora dato un ultimatum di cinque minuti per liberare la pista, in caso contrario sarebbe stato spinto fuori pista da un Bulldozer; dopo tre minuti il caccia statunitense ridecollò, liberando la pista. Gli Stati Uniti richiesero nuovamente la consegna di Abu Abbas, in base agli accordi di estradizione esistenti tra Italia e USA, senza tuttavia portare prove del reale coinvolgimento del negoziatore nel dirottamento. I legali del ministero di Ministero di Grazia e Giustizia e gli esperti in diritto internazionale consultati dal governo ritennero comunque non valide le richieste statunitensi.
Il Boeing egiziano venne quindi trasferito a Fiumicino, dove Abu Abbas e l’altro mediatore dell’OLP vennero fatti salire su un diverso velivolo, un volo di linea di nazionalità Jugoslava la cui partenza era stata appositamente ritardata. Solo il giorno successivo, grazie alle informazioni raccolte dai servizi segreti israeliani (che tuttavia non erano state consegnate al SISMI durante la crisi, pur essendo già disponibili), si ottennero alcuni stralci di intercettazioni che potevano legare Abu Abbas al dirottamento. La CIA consegnò solo alcuni giorni dopo (il 16 ottobre) i testi completi delle intercettazioni, effettuate da mezzi statunitensi, che provavano con certezza le responsabilità di Abu Abbas, il quale venne processato e condannato all’ergastolo in contumacia.
Secondo le dichiarazioni rese da Omar Ahmad, uno dei membri del commando terroristico, il piano originario dei dirottatori era quello di condurre la nave in un porto militare israeliano, di sparare ai soldati presenti, uccidendone il più possibile, e quindi di fuggire in Libia. La vicenda si svolse invece diversamente, secondo Omar Ahmad, per colpa di Abu Abbas.
Dopo aver lasciato Alessandria e aver effettuato uno scalo in Grecia, l’Achille Lauro si diresse verso Napoli, quando la CIA passò un’informazione, forse proveniente dai servizi egiziani, relativa alla possibile presenza di esplosivo su alcune casse caricate ad Alessandria. Pur non potendo verificare la veridicità dell’informazione il SISMI, in accordo con il comandante della nave, decise per precauzione di far gettare in mare alcune casse di cui non era stato possibile far controllare il cui contenuto.
Il ministro della difesa Giovanni Spadolini ed altri due ministri repubblicani presentarono le dimissioni in segno di protesta contro Craxi, provocando la caduta del governo. (foto achille lauro, terrorista)

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